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mercoledì 4 luglio 2012

"Non siate frettolosi del fare la genuflessione". Dagli insegnamenti di San Josemaria Escrivá de Balaguer


Vorrei che, solo per il fatto di veder fare una genuflessione,
i fedeli dicessero, questo è un sacerdote che ama Gesù Cristo.
Non siate frettolosi nel fare la genuflessione,
non siate come i soldati che erano a casa di Pilato,
che prendevano in giro quel Re, di burla,
che era Cristo Gesù, Re dei Re e Signore dei dominatori.
Non siate frettolosi nel preparare la Messa,
non siate frettolosi nel dire la Messa,
non siate frettolosi nel ringraziare dopo la Messa .
So che non potete fermarvi molto tempo,
ma almeno quei dieci minuti dopo aver terminato..., quelli si.
Inoltre conviene che vi sediate nel confessionale,
nella chiesa dove lavorate,
nelle chiese dove lavorate,
se è nel capoluogo lo stesso,
non ci va nessuno, non importa,
con la luce accesa e il libro di lettura spirituale, e poi il breviario,
il rosario e poi..., quando siete lì già da tre ore, ve ne andate.
Smetterete, perché non potrete pregare il rosario, il breviario, né fare la lettura spirituale.
La gente ricorrerà a voi, verrà e farete un lavoro di teologia pastorale meraviglioso.


San Josemaria Escrivá de Balaguer

Video :  http://www.youtube.com/watch?v=NPzSRaZl114&feature=relmfu

giovedì 7 giugno 2012

BENEDETTO XVI : OMELIA ( MONUMENTALE) NELLA FESTA DEL CORPUS DOMINI 2012. AD PERPETUAM REI MEMORIAM !



OMELIA DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
Basilica di San Giovanni in Laterano
Giovedì, 7 giugno 2012

Cari fratelli e sorelle!
Questa sera vorrei meditare con voi su due aspetti, tra loro connessi, del Mistero eucaristico: il culto dell’Eucaristia e la sua sacralità.
E’ importante riprenderli in considerazione per preservarli da visioni non complete del Mistero stesso, come quelle che si sono riscontrate nel recente passato.
Anzitutto, una riflessione sul valore del culto eucaristico, in particolare dell’adorazione del Santissimo Sacramento.
E’ l’esperienza che anche questa sera noi vivremo dopo la Messa, prima della processione, durante il suo svolgimento e al suo termine.
Una interpretazione unilaterale del Concilio Vaticano II aveva penalizzato questa dimensione, restringendo in pratica l’Eucaristia al momento celebrativo. In effetti, è stato molto importante riconoscere la centralità della celebrazione, in cui il Signore convoca il suo popolo, lo raduna intorno alla duplice mensa della Parola e del Pane di vita, lo nutre e lo unisce a Sé nell’offerta del Sacrificio.
Questa valorizzazione dell’assemblea liturgica, in cui il Signore opera e realizza il suo mistero di comunione, rimane ovviamente valida, ma essa va ricollocata nel giusto equilibrio. In effetti – come spesso avviene – per sottolineare un aspetto si finisce per sacrificarne un altro. In questo caso, l’accentuazione giusta posta sulla celebrazione dell’Eucaristia è andata a scapito dell’adorazione, come atto di fede e di preghiera rivolto al Signore Gesù, realmente presente nel Sacramento dell’altare.
Questo sbilanciamento ha avuto ripercussioni anche sulla vita spirituale dei fedeli.
Infatti, concentrando tutto il rapporto con Gesù Eucaristia nel solo momento della Santa Messa, si rischia di svuotare della sua presenza il resto del tempo e dello spazio esistenziali.
E così si percepisce meno il senso della presenza costante di Gesù in mezzo a noi e con noi, una presenza concreta, vicina, tra le nostre case, come «Cuore pulsante» della città, del paese, del territorio con le sue varie espressioni e attività. Il Sacramento della Carità di Cristo deve permeare tutta la vita quotidiana. In realtà, è sbagliato contrapporre la celebrazione e l’adorazione, come se fossero in concorrenza l’una con l’altra.
E’ proprio il contrario: il culto del Santissimo Sacramento costituisce come l’«ambiente» spirituale entro il quale la comunità può celebrare bene e in verità l’Eucaristia. Solo se è preceduta, accompagnata e seguita da questo atteggiamento interiore di fede e di adorazione, l’azione liturgica può esprimere il suo pieno significato e valore.
L’incontro con Gesù nella Santa Messa si attua veramente e pienamente quando la comunità è in grado di riconoscere che Egli, nel Sacramento, abita la sua casa, ci attende, ci invita alla sua mensa, e poi, dopo che l’assemblea si è sciolta, rimane con noi, con la sua presenza discreta e silenziosa, e ci accompagna con la sua intercessione, continuando a raccogliere i nostri sacrifici spirituali e ad offrirli al Padre.
A questo proposito, mi piace sottolineare l’esperienza che vivremo anche stasera insieme.
Nel momento dell’adorazione, noi siamo tutti sullo stesso piano, in ginocchio davanti al Sacramento dell’Amore.
Il sacerdozio comune e quello ministeriale si trovano accomunati nel culto eucaristico.
E’ un’esperienza molto bella e significativa, che abbiamo vissuto diverse volte nella Basilica di San Pietro, e anche nelle indimenticabili veglie con i giovani – ricordo ad esempio quelle di Colonia, Londra, Zagabria, Madrid.
E’ evidente a tutti che questi momenti di veglia eucaristica preparano la celebrazione della Santa Messa, preparano i cuori all’incontro, così che questo risulta anche più fruttuoso.
Stare tutti in silenzio prolungato davanti al Signore presente nel suo Sacramento, è una delle esperienze più autentiche del nostro essere Chiesa, che si accompagna in modo complementare con quella di celebrare l’Eucaristia, ascoltando la Parola di Dio, cantando, accostandosi insieme alla mensa del Pane di vita. Comunione e contemplazione non si possono separare, vanno insieme.
Per comunicare veramente con un’altra persona devo conoscerla, saper stare in silenzio vicino a lei, ascoltarla, guardarla con amore. Il vero amore e la vera amicizia vivono sempre di questa reciprocità di sguardi, di silenzi intensi, eloquenti, pieni di rispetto e di venerazione, così che l’incontro sia vissuto profondamente, in modo personale e non superficiale.
E purtroppo, se manca questa dimensione, anche la stessa comunione sacramentale può diventare, da parte nostra, un gesto superficiale. Invece, nella vera comunione, preparata dal colloquio della preghiera e della vita, noi possiamo dire al Signore parole di confidenza, come quelle risuonate poco fa nel Salmo responsoriale: «Io sono tuo servo, figlio della tua schiava: / tu hai spezzato le mie catene. / A te offrirò un sacrificio di ringraziamento / e invocherò il nome del Signore» (Sal 115,16-17). Ora vorrei passare brevemente al secondo aspetto: la sacralità dell’Eucaristia.
Anche qui abbiamo risentito nel passato recente di un certo fraintendimento del messaggio autentico della Sacra Scrittura.
La novità cristiana riguardo al culto è stata influenzata da una certa mentalità secolaristica degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. E’ vero, e rimane sempre valido, che il centro del culto ormai non sta più nei riti e nei sacrifici antichi, ma in Cristo stesso, nella sua persona, nella sua vita, nel suo mistero pasquale. E tuttavia da questa novità fondamentale non si deve concludere che il sacro non esista più, ma che esso ha trovato il suo compimento in Gesù Cristo, Amore divino incarnato.
La Lettera agli Ebrei, che abbiamo ascoltato questa sera nella seconda Lettura, ci parla proprio della novità del sacerdozio di Cristo, «sommo sacerdote dei beni futuri» (Eb 9,11), ma non dice che il sacerdozio sia finito.
Cristo «è mediatore di un’alleanza nuova» (Eb 9,15), stabilita nel suo sangue, che purifica «la nostra coscienza dalle opere di morte» (Eb 9,14). Egli non ha abolito il sacro, ma lo ha portato a compimento, inaugurando un nuovo culto, che è sì pienamente spirituale, ma che tuttavia, finché siamo in cammino nel tempo, si serve ancora di segni e di riti, che verranno meno solo alla fine, nella Gerusalemme celeste, dove non ci sarà più alcun tempio (cfr Ap 21,22).
Grazie a Cristo, la sacralità è più vera, più intensa, e, come avviene per i comandamenti, anche più esigente!
Non basta l’osservanza rituale, ma si richiede la purificazione del cuore e il coinvolgimento della vita.
Mi piace anche sottolineare che il sacro ha una funzione educativa, e la sua scomparsa inevitabilmente impoverisce la cultura, in particolare la formazione delle nuove generazioni.
Se, per esempio, in nome di una fede secolarizzata e non più bisognosa di segni sacri, venisse abolita questa processione cittadina del Corpus Domini, il profilo spirituale di Roma risulterebbe «appiattito», e la nostra coscienza personale e comunitaria ne resterebbe indebolita.
Oppure pensiamo a una mamma e a un papà che, in nome di una fede desacralizzata, privassero i loro figli di ogni ritualità religiosa: in realtà finirebbero per lasciare campo libero ai tanti surrogati presenti nella società dei consumi, ad altri riti e altri segni, che più facilmente potrebbero diventare idoli. Dio, nostro Padre, non ha fatto così con l’umanità: ha mandato il suo Figlio nel mondo non per abolire, ma per dare il compimento anche al sacro.
Al culmine di questa missione, nell’Ultima Cena, Gesù istituì il Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue, il Memoriale del suo Sacrificio pasquale. Così facendo Egli pose se stesso al posto dei sacrifici antichi, ma lo fece all’interno di un rito, che comandò agli Apostoli di perpetuare, quale segno supremo del vero Sacro, che è Lui stesso.
Con questa fede, cari fratelli e sorelle, noi celebriamo oggi e ogni giorno il Mistero eucaristico e lo adoriamo quale centro della nostra vita e cuore del mondo. Amen.

mercoledì 6 giugno 2012

LA FUNZIONE “MEDICINALE” DELLA CHIESA



Se si ama davvero il Papa e si riconosce la Sede Apostolica come il luogo da cui Pietro esercita il suo primato universale sulla Chiesa Cattolica , non si può non prendere le distanze dalle idee, dai comportamenti e da quel tipo di articoli estremisti e distruttivi che di fatto cercano di frantumare  il Magistero della Chiesa e l'unità dei credenti.
Benedetto XVI è sempre benignamente paterno.
Il Papa parla di “comunione spirituale “ anche a chi ha sofferto a causa di una promessa mancata e non ha la forza di vivere il resto della vita in solitudine .
Un dolore che può offrire in comunione al sacrificio di Gesù in croce, per la salvezza propria e dei fratelli. 
Anche questa è comunione.
Piena, senza rivendicazioni sindacali.
E con un gusto che se possibile sarà ancora più bello: anelare a Cristo, comunicandosi spiritualmente a Lui, adorandoLo, servendoLo, rendendogli grazie per il dono della vita.
L’ intervento del Santo Padre, ispirato dallo Spirito Santo, ci conferma nella dottrina di N.S. Gesù Cristo!
Il nesso tra il sacramento del matrimonio che i due sposi si conferiscono e il dono definitivo del Cristo al Suo Corpo, la Chiesa, è talmente intimo che il primo è icona del secondo che lo garantisce e che si realizza pienamente nel Sacrificio della Croce e dell’Altare.
La pastorale suggerita dal Santo Padre è delicata e realistica: i nostri fratelli, separati e tal volta civilmente risposati, fanno parte della Chiesa che soffre ma per i quali Cristo stesso è venuto: anche se, rimanendo in quello stato, non possono più ricevere l’assoluzione e la Santa Comunione ad essi vanno applicati i meriti del Cristo e quelli, di nessun valore, nostri in unione ai Suoi.
«I Vescovi sono ben consapevoli del dolore, della sofferenza e delle lacerazioni che tanti vivono», ha affermato il cardinale Scola. «E il Papa l’ha rimarcato e ripreso con grande forza. Sono una parte viva delle nostre comunità e possono partecipare alla vita della Chiesa con diverse modalità, anche se non possono accostarsi al sacramento».
Benedetto XVI si riferiva al valore della comunione spirituale, di cui già parlava San Tommaso e che S. Alfonso Maria de Liguori ha espresso bene in una preghiera.
Il cardinale Scola spera che «nelle nostre comunità e parrocchie cerchiamo tutti insieme di favorire la comprensione, con S. Alfonso de’ Liguori ha lasciato questa formula, insegnata a generazioni di cristiani: “Gesù mio, credo che voi siete nel SS. Sacramento. Vi amo sopra ogni cosa. Vi desidero nell’anima mia. Giacché ora non posso ricevervi sacramentalmente, venite almeno spiritualmente nel mio cuore… Come già venuto, Vi abbraccio e tutto mi unisco a Voi. Non permettete che io mi abbia mai a separare da voi”.
E’ un’unione di spirito, ma VERA, come è reale una lettera o una telefonata tra innamorati che non possono vedersi.
Viene da pensare, nello struggente ricordo, alle famiglie allora tragicamente separate dal muro di Berlino, ai Sacerdoti incarcerati una vita dai regimi, alla gente così povera da non potersi pagare un viaggio e che alimenta legami sensibilissimi con chi non può essere lì, “perché la anima vive più dove ama che dove vive” (S. Giovanni della Croce).
Il desiderio di fare una comunione spirituale si fonda sulla fede nella Presenza Reale di Gesù nel pane e nel vino consacrati.
Ma non opera quell’avanzare verso le specie eucaristiche, nel mezzo dei fratelli, alla luce del Vangelo e nella consapevolezza delle prescrizioni della Chiesa, che configurerebbe una disobbedienza comunitaria, che svaluta innanzitutto il valore del sacramento del matrimonio (sacramento contratto pubblicamente e non privatamente) e poi quello dell’Eucaristia come comunione pubblica (perchè nel segreto del cuore il Signore sa del nostro amore e ve lo contraccambia con abbondanza).
Ecco perchè la Comunione spirituale è particolarmente indicata durante la Santa Messa, essendo la Messa un’offerta della nostra vita, così come è, tanto da impedire di accostarsi fisicamente al Santissimo Sacramento (e quanti abusiamo della facoltà di farlo, in assenza di una adeguata frequenza alla Confessione, pur disponendone)
Una riflessione simile sul sito dei “piccoli figli della luce” che cita anche S. Caterina.
La Santa temeva che la Comunione spirituale non avesse nessun valore rispetto alla Comunione sacramentale. Gesù in visione le apparve con due calici in mano, e le disse: “In questo calice d’oro metto le tue Comunioni sacramentali; in questo calice d’argento metto le tue Comunioni spirituali. Questi due calici mi sono tanto graditi”.
E a S. Margherita Maria Alacoque, molto assidua a chiamare Gesù nel Tabernacolo, una volta Gesù disse: “Mi è talmente caro il desiderio di un’anima di ricevermi, che lo mi precipito in essa ogni volta che mi chiama con i suoi desideri”.
La Comunione spirituale soddisfa almeno in parte a quell’ansia di essere sempre “uno” con chi si ama. Gesù stesso ha detto: “Rimanete in Me e io rimarrò in voi” (Giov. 15, 4). E la Comunione spirituale aiuta a restare uniti a Gesù, sebbene lontani dalla sua dimora.
C’è da augurarsi che tanti santi confessori, educatori e catechisti la insegnino.
Confermando così la funzione “medicinale” della Chiesa».

Libera rielaborazione di scritti vari dal blog : Sacri Palazzi, di Andrea Tornielli

Inno alla Chiesa di Cristo

I tuoi servi portano vesti che non invecchiano
e il tuo linguaggio è come il metallo delle tue campane.
Le tue preghiere sono come querce millenarie
e i tuoi salmi hanno il respiro dei mari.
La tua dottrina è come fortezza su monti invincibili.
Quando tu accogli voti, essi risuonano fino alla fine dei tempi
e quando benedici costruisci dimore in cielo.
Le tue consacrazioni sono come grandi segni di fuoco sulla fronte,
nessuno può rimuoverle.
Perché la misura della tua fedeltà non è la fedeltà umana
e la misura dei tuoi anni non comprende autunno.
Tu sei come una fiamma costante sopra ceneri vorticose.
Tu sei come una torre in mezzo ad acque che scorrono.
Perciò tu taci così profondamente quando i giorni rumoreggiano,
perché alla sera essi cadono sempre sotto la tua misericordia.
Tu sei colei che prega sulle tombe!
Dove oggi fiorisce un giardino,
domani c'è una selva e dove prima abita un popolo,
in una notte dimora la rovina.
Tu sei l'unico segno dell'eterno su questa terra:
quello che tu non trasformi,
lo cambia la morte.
(G. von Le Fort, Inni alla Chiesa).

martedì 5 giugno 2012

Benedetto XVI : le lezioni di bella Liturgia. I Vescovi che voto meritano?



L'effetto del Gregoriano, un esempio dalla Messa del Papa a Milano
Una folla enorme assiepata attorno al "palco" allestito come un gigantesco abside basilicale e il canto dell'introito gregoriano accarezza le menti di tutti. 
Non esalta una "massa" a ritmare canzoni con battimani, non spinge a seguire il "beat", eppure unisce veramente le anime in una sola assemblea orante, radunata dalla Trinità, che viene invocata attraverso le voci della Schola. 
Fulvio Rampi e i suoi magnifici Cantori Gregoriani fanno ciò che devono: offrire il proprio ministero dell'intepretazione canora alla Parola ispirata che, per mezzo di loro, viene donata come preghiera e riverbera in tutti i presenti, segnando un'atmosfera sacra, costruendo una cattedrale spirituale lì dove poco prima c'era solo un prato formicolante di persone. 
La melodia e le parole, fuse nel canto gregoriano, pongono quiete nella folla elettrizzata e festante per la presenza del Papa, le bandiere sventolanti si fermano, gli striscioni si ripiegano, si apre una porta sul Mistero. Il Canto gregoriano, come suo principale effetto - e lo si vede bene nella celebrazione milanese di domenica scorsa - ha il merito di impedire che i sentimenti soggettivi abbiano il sopravvento, che si crei intorno alla persona del Pontefice la tensione tipica da concerto di una pop-star. 
No, il centro è il Signore: e il canto Gregoriano - che estranea dalla situazione presente, per trasportarti al cospetto della maestà divina - è lì per fare il suo dovere. 
Papa Benedetto lo sa, e per questo insiste per averlo: anche all'aperto, in mezzo al prato, anche con un milione di fedeli venuti apposta per lui.
 E lui cerca di portarli a Gesù. Anche con la musica.

Testo preso da: L'effetto del Gregoriano, un esempio dalla Messa del Papa a Milano http://www.cantualeantonianum.com/2012/06/leffetto-del-gregoriano-un-esempio.html#ixzz1wvHoHnp2
http://www.cantualeantonianum.com

mercoledì 23 maggio 2012

Le norme del Vaticano sulle apparizioni, aggiornato al 29 maggio 2012 ( VIS)


Un documento molto importante sul tema elaborato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede
Andrés Beltramo Alvarez
Città del Vaticano

Visioni, rivelazioni e messaggi divini. La storia della Chiesa è piena di eventi mistici. Dalle apparizioni di Fatima e Lourdes, cioè delle manifestazioni terrene della Madonna riconosciute dall’autorità del Papa, vescovi e teologi di tutto il mondo hanno dovuto affrontare molteplici fenomeni soprannaturali. E la domanda è sempre la stessa: come giudicare se sono veri? La risposta ce l’ha il Vaticano e si prepara a metterla a disposizione di tutti.

Il documento che contiene le chiavi per l’analisi di questi casi s’intitola “Norme sopra il modo di procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni”. Approvato nel 1978 da Papa Paolo VI, il suo contenuto è rimasto riservato solo per prelati e specialisti. Tra l’altro perché l’unica versione ufficiale disponibile era in latino.

Tra pochi giorni, invece, la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicherà le traduzioni dei testi in italiano, spagnolo, tedesco, inglese e francese. Saranno le versioni ufficiali e definitive. 
La Libreria Editrice Vaticana ha già stampato diverse copie e la notizia sarà riportata nel giornale pontificio “L’Osservatore Romano”.

Si tratta di un vademecum sui passi da seguire quando si è in presenza di una possibile apparizione. Diversamente dalla credenza popolare, è sempre il vescovo di ogni luogo che deve studiare, in prima persona, il presunto fenomeno soprannaturale e non il Vaticano. La Sede Apostolica non ha dei periti specializzati o dei ricercatori scientifici, anche se può intervenire in certi casi particolari ed estremi.

Questo nonostante la Curia Romana riceva, ogni anno, diversi faldoni di presunte rivelazioni. Episodi della natura più composita sono inviati alle diocesi. Nei tempi di internet, le notizie di queste visioni si diffondono con velocità tra i fedeli e la facilità di viaggiare favorisce pellegrinaggi spontanei. Questo rappresenta una sfida per le autorità ecclesiastiche.

Una preoccupazione che condivide anche Benedetto XVI, il quale nella sua esortazione apostolica post-sinodale “Verbum Domini” ha riconosciuto la necessità di «aiutare i fedeli nel distinguere bene la parola di Dio delle rivelazioni private», la cui funzione non è quella di completare la rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in un certo periodo storico.

Per identificare la credibilità di un fenomeno straordinario, le norme offrono criteri «positivi» e «negativi». Lo scopo principale è difendere la fede del popolo ed evitare la proliferazione di avocazioni che smentiscono l’insegnamento della Chiesa o che, direttamente, a esso si oppongano.

Una ricerca rigorosa sul presunto fatto è indispensabile per garantire la certezza morale della sua manifestazione. L’equilibrio psichico del «veggente» è una condizione necessaria, così come le sue onestà, rettitudine di vita, sincerità, mansuetudine all’autorità ecclesiastica e capacità per ritornare a una normale vita di fede. Inoltre gli episodi di psicosi o isteria collettiva devono essere esclusi.

Le conversioni da sole non bastano per riconoscere una manifestazione divina, anche se «i frutti spirituali abbondanti e costanti» hanno un loro peso. I messaggi ricevuti dai veggenti devono corrispondere con una dottrina senza errori. Gli elementi di sfiducia costituiscono, ad esempio, un evidente affanno di lucro vincolato con il fatto in questione o degli atti immorali commessi dal soggetto o i suoi seguaci durante o in occasione dello stesso.

Ogni vescovo deve vigilare, informarsi e agire per correggere o prevenire abusi nell’esercizio del culto, per condannare dottrine sbagliate e per evitare il pericolo del falso misticismo. Se si arriva alla certezza di trovarsi di fronte a un episodio divino, il vescovo ha le facoltà di permettere manifestazioni pubbliche di devozione.

La decisione dì pubblicare le norme è stata presa indipendentemente dagli episodi particolari e le sue direttive si applicano in tutti i casi. Ma è anche importante il fatto che saranno pubblicate proprio quando una commissione internazionale creata dal Vaticano studia le presunte apparizioni mariane nel piccolo paesino bosniaco di Medjugorje; un fenomeno di fama mondiale con migliaia di seguaci e accaniti detrattori, sul quale la Santa Sede è disposta a pronunciarsi, secondo dei criteri obiettivi che ora saranno disponibili per tutti i casi di apparizioni.

Tratto da :  http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/apparizioni-mariane-apariciones-mariane-apparition-marians-medjugorje-15293/

AGGIORNAMENTO DEL 29 MAGGIO 2012 (VIS)
 
NORME PER PROCEDERE NEL DISCERNIMENTO DI PRESUNTE APPARIZIONI E RIVELAZIONI
Città del Vaticano, 29 maggio 2012 (VIS)
Di seguito riportiamo estratti del Documento "Norme per procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni" recentemente pubblicato dalla Congregazione per la Dottrina della Sede. Il Documento, approvato da Papa Paolo VI nel 1978, fu emanato nello stesso anno dalla Congregazione. A quel tempo le Norme furono inviate a tutti i Vescovi del mondo senza che si procedesse ad una pubblicazione ufficiale, giacché esse sono indirizzate principalmente ai Presuli.
ORIGINE E CARATTERE DELLE NORME
(...) "1. Oggi, più che in passato, la notizia di apparizioni si diffonde rapidamente tra i fedeli grazie ai mezzi di informazione. Inoltre, la facilità degli spostamenti favorisce e moltiplica i pellegrinaggi. L’Autorità ecclesiastica è perciò chiamata a pronunciarsi in merito senza ritardi.
2. D’altra parte, la mentalità odierna e le esigenze scientifiche e quelle proprie dell’indagine critica rendono più difficile, se non quasi impossibile, emettere con la debita celerità i giudizi che concludevano in passato le inchieste in materia (constat de supernaturalitate, non constat de supernaturalitate). (...)
Quando l’Autorità ecclesiastica venga informata di qualche presunta apparizione o rivelazione, sarà suo compito:
a) in primo luogo, giudicare del fatto secondo criteri positivi e negativi
b) in seguito, se questo esame giunge ad una conclusione favorevole, permettere alcune manifestazioni pubbliche di culto o di devozione, proseguendo nel vigilare su di esse con grande prudenza (ciò equivale alla formula: «pro nunc nihil obstare»);
c) infine, alla luce del tempo trascorso e dell’esperienza, con speciale riguardo alla fecondità dei frutti spirituali generati dalla nuova devozione, esprimere un giudizio de veritate et supernaturalitate, se il caso lo richiede. (in particolare in considerazione dell'abbondanza di frutti spirituali derivanti dalla nuova devozione).
I. CRITERI PER GIUDICARE, ALMENO CON UNA CERTA PROBABILITÀ, DEL CARATTERE DELLE PRESUNTE APPARIZIONI O RIVELAZIONI
"A) Criteri positivi:
a) Certezza morale, o almeno grande probabilità dell’esistenza del fatto, acquisita per mezzo di una seria indagine.
b) Circostanze particolari relative all’esistenza e alla natura del fatto, vale a dire:
1. qualità personali del soggetto o dei soggetti (in particolare, l’equilibrio psichico, l’onestà e la rettitudine della vita morale, la sincerità e la docilità abituale verso l’autorità ecclesiastica, l’attitudine a riprendere un regime normale di vita di fede, ecc.);
2. per quanto riguarda la rivelazione, dottrina teologica e spirituale vera ed esente da errore;
3. sana devozione e frutti spirituali abbondanti e costanti (per esempio, spirito di preghiera, conversioni, testimonianze di carità, ecc.).
B) Criteri negativi:
a) Errore manifesto circa il fatto.
b) Errori dottrinali attribuiti a Dio stesso, o alla Beata Vergine Maria, o a qualche santo nelle loro manifestazioni, tenuto conto tuttavia della possibilità che il soggetto abbia aggiunto – anche inconsciamente –, ad un’autentica rivelazione soprannaturale, elementi puramente umani oppure qualche errore d’ordine naturale.
c) Una ricerca evidente di lucro collegata strettamente al fatto.
d) Atti gravemente immorali compiuti nel momento o in occasione del fatto dal soggetto o dai suoi seguaci.
e) Malattie psichiche o tendenze psicopatiche nel soggetto, che con certezza abbiano esercitato una influenza sul presunto fatto soprannaturale, oppure psicosi, isteria collettiva o altri elementi del genere.
Va notato che questi criteri positivi e negativi sono indicativi e non tassativi e vanno applicati in modo cumulativo ovvero con una qualche loro reciproca convergenza.
II. INTERVENTO DELL'AUTORITÀ ECCLESIASTICA COMPETENTE
1. Se, in occasione del presunto fatto soprannaturale, nascono in modo quasi spontaneo tra i fedeli un culto o una qualche devozione, l’Autorità ecclesiastica competente ha il grave dovere di informarsi con tempestività e di procedere con cura ad un’indagine.
2. L’Autorità ecclesiastica competente può intervenire in base a una legittima richiesta dei fedeli (in comunione con i Pastori e non spinti da spirito settario) per autorizzare e promuovere alcune forme di culto o di devozione se, dopo l’applicazione dei criteri predetti, niente vi si oppone. Si presterà però attenzione a che i fedeli non ritengano questo modo di agire come un’approvazione del carattere soprannaturale del fatto da parte della Chiesa.
3. In ragione del suo compito dottrinale e pastorale, l’Autorità competente può intervenire motu proprio; deve anzi farlo in circostanze gravi, per esempio per correggere o prevenire abusi nell’esercizio del culto e della devozione, per condannare dottrine erronee, per evitare pericoli di un misticismo falso o sconveniente, ecc.
4. Nei casi dubbi, che non presentano alcun rischio per il bene della Chiesa, l’Autorità ecclesiastica competente si asterrà da ogni giudizio e da ogni azione diretta (perché può anche succedere che, dopo un certo periodo di tempo, il presunto fatto soprannaturale cada nell’oblio); non deve però cessare di essere vigile per intervenire, se necessario, con celerità e prudenza.
III. AUTORITÀ COMPETENTI PER INTERVENIRE
1. Spetta innanzitutto all’Ordinario del luogo il compito di vigilare e intervenire.
2. La Conferenza Episcopale regionale o nazionale può intervenire in certi casi.
3. La Sede Apostolica può intervenire, sia su domanda dell’Ordinario stesso, sia di un gruppo qualificato di fedeli, sia anche direttamente in ragione della giurisdizione universale del Sommo Pontefice.
IV. INTERVENTO DELLA SACRA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE
1. a) L’intervento della Sacra Congregazione può essere richiesto sia dall’Ordinario, fatta la propria parte, sia da un gruppo qualificato di fedeli. In questo secondo caso, si presterà attenzione a che il ricorso alla Sacra Congregazione non sia motivato da ragioni sospette (come, per esempio, la volontà di costringere l’Ordinario a modificare le proprie legittime decisioni, a ratificare qualche gruppo settario, ecc.).
b) Spetta alla Sacra Congregazione intervenire motu proprio nei casi più gravi, in particolare quando il fatto coinvolge una consistente parte della Chiesa (...)
2. Spetta alla Sacra Congregazione giudicare e approvare il modo di procedere dell’Ordinario o, se lo ritiene possibile e conveniente, procedere ad un nuovo esame del fatto (...)".


QUI il documento Vaticano del 1978

sabato 19 maggio 2012

LA NASCITA DI UNA FIGLIA DELLA CHIESA : GIOIA E SPERANZA PER TUTTA LA CHIESA

Poco fa mi è arrivato un sms di gioiosa speranza : la nascita di Veronica, Margherita Maria, Mafalda.
Nata in una Famiglia profondamente Cattolica la bimba , che sarà battezzata il prossimo 7 giugno, ha una sorellina ed un fratellino più grandi.
I Genitori sono i promotori della rinascita Cattolica in terra marchigiana : il primo gruppo di fedeli, ecclesiasticamente riconosciuto dalla Diocesi, sbocciato molti anni prima dell’atteso Motu Proprio Summorum Pontificum di Papa Benedetto XVI .
Coerente agli insegnamenti immutabili di Santa Madre Chiesa il gruppo si ciba della Liturgia Tradizionale, traendone  la forza necessaria per il quotidiano “combattimento” contro lo spirito del mondo .
Come vorremmo essere tutti come quella Famiglia e come i componenti di quel gruppo : fioriti  in mezzo ad un arido deserto !
Come vorremmo tutti ricevere il sorriso che Dio e la Madonna Santissima hanno certamente riservato a quei figli : puri , devoti e pii !
Quando verrà il tempo essi diverranno il “sale” che darà sapore al nuovo pane con cui la Divina Provvidenza salverà gli uomini affamati e bloccati nella melma dell’autoesaltazione e del rifiuto di Dio.
Si ! Sono sicuro che quando verrà il tempo quei figli devoti e fedeli saranno coloro che, cresciuti alla luce del Vangelo e del Magistero e rinvigoriti dalla continua azione dello Spirito Santo, riusciranno a sopravvivere alle prove che il Signore riserverà all’umanità per purificarla come oro nel crogiolo.
Per questo meditiamo quanto  Sant'Agostino ha scritto  nel Discorso 15 : “Ma, si dirà, che ci sta a fare la gente cattiva in questo mondo?". Rispondimi tu: nella fornace dell'orefice la paglia che ci sta a fare?
Penso che lì, dove viene purificato l'oro, non senza motivo ci sia la paglia.
Vediamo un po' tutto quel che c'è: c'è la fornace, c'è la paglia, c'è l'oro, c'è il fuoco, c'è l'artista.
Ma quelle tre cose, cioè l'oro, la paglia, e il fuoco son dentro la fornace, l'artista attorno alla fornace.
E ora guarda questo mondo.
Il mondo è la fornace, la paglia sono gli uomini cattivi, l'oro gli uomini buoni, il fuoco le tribolazioni, l'artista Dio.
Guarda bene e vedi: l'oro non si purifica se la paglia non brucia. Anche in questo medesimo salmo, in cui diciamo di amare la bellezza della casa di Dio e il luogo dell'abitazione della sua gloria ,osserva l'oro osserva la voce dell'oro. Esso brama di essere purificato: Scrutami, Signore, e mettimi alla prova, brucia nel crogiolo i miei reni . Scrutami, Signore, e mettimi alla prova. Dice: Scrutami, Signore, e mettimi alla prova. Avrebbe dovuto temere la prova e invece chiede proprio la prova. Scrutami, Signore, e mettimi alla prova. E guarda bene che chiede proprio il fuoco. Scrutami e mettimi alla prova, brucia nel crogiolo i miei reni e il mio cuore.
Non hai paura di venir meno nel fuoco? "No" risponde. E come mai? Perché la tua misericordia è dinanzi agli occhi miei . Come dire: Ecco perché chiedo con sicurezza: Scrutami, Signore e mettimi alla prova, brucia nel crogiolo i miei reni e il mio cuore, non perché io sia capace con le mie forze di sostenere il fuoco della prova, ma perché la tua misericordia è dinanzi agli occhi miei.
In altre parole: Tu che mi hai donato di essere come oro provato, come potrai permettere che io perisca nel crogiolo? Anzi mi ci metti proprio per purificarmi, e me ne tiri fuori purificato. Il Signore custodisca il tuo entrare e il tuo uscire . Ecco perciò l'uscire, ecco l'entrare nella fornace. Considerate perfetta letizia, fratelli miei, quando subite ogni sorta di prove .
Ecco, hai sentito l'entrare, ora cerca l'uscire.
Perché l'entrare è facile, l'uscire è cosa grande. Però non aver paura. Dio è fedele (appunto perché vi eri entrato, ma eri in pensiero per l'uscire) Dio è fedele e non permette che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione darà anche l'uscita. In che modo l'uscita? Perché possiate sopportare .
Ecco, dunque, ci sei capitato, sei entrato, hai sostenuto, ne sei uscito”.
Coloro che hanno resistito alle seduzioni del mondo  e sono stati purificati, come oro nel crogiolo, diventeranno gli splendenti gioielli della Chiesa mistica Sposa di Cristo Signore .
Non  sarà però, ne siamo certi, la sfigurata e stanca Chiesa dei nostri giorni , azzannata continuamente da quelle bestie che da cinquanta anni, con un infernale“pactum sceleris”, sono state fatte entare nel Tempio Santo di Dio !
La mistica Sposa di Cristo sembrerà, agli occhi degli stolti , a cui non sarà tolto il velo della presunzione,  una  stracciona perchè sarà tornata ad essere fieramente  povera, come tutti i Santi di ogni tempo.
Ma allo Sposo essa piacerà così perché Egli, che scruta dal profondo ogni cosa, vede che la Sua Chiesa è in realtà ricca e splendente : adatta per entrare al palazzo del Re.
Buttiamo nella asfissiante cloaca tutte le sterili e secche abitudini che da cinquanta anni hanno offuscato la bellezza della mistica Sposa di Cristo e , abbracciando coerentemente “Santa Povertà” abbeveriamoci alla fresca e rigenerante Sorgente della Vita e dell’Amore di Gesù !
Grazie diletti e ricchissimi fratelli del primo gruppo tradizionalista marchigiano per averci donato oggi motivo di gioiosa speranza, quando stavamo già piangendo .
Cari amici  pregate anche per noi e per la salvezza della Chiesa nostra Madre e Maestra !
Andrea Carradori
19 maggio 2012




martedì 15 maggio 2012

PAPA BENEDETTO XVI AD AREZZO: “SI VEDE CHE SIAMO NELLA PATRIA DI GUIDO D’AREZZO” COMMENTANDO LA BELLA ESECUZIONE DEI CORI DIRETTI DAL M° LORENZO DONATI

Stavo cercando in rete alcune foto della bella Messa di Papa Benedetto XVI  ad Arezzo quando mi sono imbattuto in articolo che inizia così : 
"Papa-Flop ad Arezzo. In una città spettrale, blindata e vuota, meno di un terzo delle 30.000 persone annunciate hanno partecipato alla Santa Messa di Papa Ratzinger ad Arezzo.
Indipendentemente da qualsiasi considerazione di carattere religioso, nelle speranze di tutti la visita del Papa nella nostra città sarebbe dovuta essere un grande biglietto da visita per un rilancio turistico.  …”
Non mi interessa sapere quanti fossero stati in realtà i fedeli presenti alla Messa del Papa ad Arezzo anche perchè non ho motivo di diffidare delle stime ufficiali fornite dalla stampa e dalle forze dell'ordine.
Mi dispiace   che l'articolo  di Angelo Rossi parla solo della Città di Arezzo transennata e vuota dimenticando di elogiare quanti han reso possibile l'allestimento della bella liturgia celebrata al campo sportivo di Arezzo.
Da un sito informativo locale mi sarei aspettato almeno  una lode particolare per il servizio musicale che, come va di moda oggi, ha confermato un'eccellenza nazionale, troppo spesso ignorata : la coralità, professionale o dilettantistica, che sopperisce alla cronica diseducazione musicale di cui soffre, dal secondo dopoguerra, il nostro bel Paese.
Tutti coloro che posseggono senso di obiettività hanno dato il  giusto riconoscimento, professionale ed umano, alle migliaia di professionisti e di volontari che hanno reso possibile quell'impegnativo evento.
Per fortuna ci ha pensato il Papa in primis a ringraziare i tanti angeli custodi che hanno preparato con ogni cura la Messa al campo sportivo. 
Ma il Papa ha fatto di più !
Da attento musicista e  cultore della buona musica ha esclamato : “SI VEDE CHE SIAMO NELLA PATRIA DI GUIDO D’AREZZO”.
Dalla ripresa televisiva ufficiale  abbiamo notato  che gli occhi del Papa brillavano di gioia nell'ascolto delle belle esecuzioni corali dirette dal Maestro Lorenzo Donati.
Ci viene quasi da supporre che il Papa sia informato preventivamente delle "belle sorprese", soprattutto musicali, che lo attendono durante i suoi viaggi pastorali e che la fonte proviene proprio da ambienti musicali ...
Diversi indizi ce lo fanno pensare ...
La particolarità dell’evento di domenica 13 maggio ci fa ammirare ancora una volta l'opera del Maestro delle Celebrazioni Liturgiche del Santo Padre Mons. Guido Marini, fedele interprete e traduttore del pensiero del Papa per la Liturgia che  ha voluto valorizzare le risorse corali locali a cui è stato affidato il compito di arricchire in modo preciso e stupendo la celebrazione papale.
Vorrei anche a queste mie parole seguisse un clik QUI per godere del video della Santa Messa di Papa Benedetto XVI ad Arezzo con le musiche dirette dal sullodato Maestro Donati.
Vi consiglio anche di leggere il breve articolo che accompagna il video che Cantuale Antonianum ha scelto per commentare un momento davvero commovente quando il Papa, finalmente libero dall'invadente Arcivescovo Riccardo Fontana, che lo ha pure afferrato per il braccio per mostrargli il  altare nuovo del Duomo,  quello, per intenderci, con l'orribile  sagoma della zanzara deforme ( come lo lo hanno appellato gli aretini),  ha potuto sostare in preghiera nella Cappella della Madonna del Conforto, ascoltando estasiato il soavissimo canto di  laude mariana, con parole del Petrarca, stupendamente eseguita da due cantori di 13 e 12 anni. 
Conoscendo l'indole dei chierici ci vien da pensare ad un antico adagio popolare : passata la festa , gabbato lo santo ...” 
Chissà se in quelle belle e storiche terre potranno avere trovare ancora ospitalità delle liturgie così curate ed arricchite da musiche corali  di alto livello ...
Mi auguro di poter postare a breve il programma musicale eseguito alla Messa Papale  che ha confermato ancora una volta la ricchezza artistica  del popolo toscano che ha effuso in tutto il mondo la cultura umanistica nata proprio in quelle belle e benedette terre.
Andrea Carradori









sabato 28 aprile 2012

L’ARCIVESCOVO RICCARDO FONTANA : IL CROLLO DI UN ( MIO ) MITO. LA DISTRUZIONE DEL PRESBITERIO DELLA CATTEDRALE GOTICA DI AREZZO. L'ASSORDANTE SILENZIO DI CHI DOVREBBE GRIDARE E NON LO PUO' FARE !


Ci sono dei Chierici che dopo il primo impatto del “timor reverentialis” , riservato  ai Consacrati  e agli uomini di Chiesa, emanano  simpatia e suscitano ammirazione.
Lo confesso : Mons. Riccardo Fontana era fra i Prelati che più  mi ispiravano fiducia.
La prima volta che vidi Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Riccardo Fontana, allora Arcivescovo di Spoleto-Norcia, ne fui positivamente colpito.
Era venuto a celebrare il Pontificale della IV domenica di Quaresima in terra marchigiana portandosi la dalmatica vescovile viola, da mettere sotto la pianeta, come prescrive il Coerimoniale Episcoporum e come fanno finta di ignorare quasi tutti i Vescovi.
Fui anche ammirato, oltre che per la vibrante omelia, per l’incedere liturgico, il modo di incensare e per cantare, con voce sicura, le parti riservate al Celebrante.
Anche in occasione di alcune serate del Festival dei Due Mondi a Spoleto, sponsorizzate da cari amici, ho rivisto l’Arcivescovo Fontana ammirandone la nobiltà dei movimenti e dell'ars oratoria  che sapeva riservare anche alle  manifestazioni culturali.
L’ultima volta che baciai l’anello episcopale di Sua Eccellenza Mons.Riccardo Fontana è stato in occasione della festa estiva di San Benedetto a Norcia.
Ero stato invitato dal Sindaco di quella meravigliosa Città ed ebbi il piacere di scambiare alcune parole con l’Arcivescovo che raccontò di aver fatto restaurare alcuni preziosi oggetti sacri destinati al Museo di Norcia.
Per la festa estiva di San Benedetto Mons.Fontana aveva invitato a celebrare l’allora Nunzio Apostolico in Italia Mons.Paolo Romeo, attualmente Cardinale Arcivescovo di Palermo.
Passarono gli anni. 
Nell'estate del  2007   ebbi un contatto telefonico con la segreteria dell’Arcivescovo  quando, per somma prudenza organizzativa, stavamo cercando un Prelato per un’eventuale sostituzione ( di cui non avemmo, grazie a Dio, bisogno) del Cardinale Dario Castrillon Hoyos, allora Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, che il  14 settembre  doveva "inaugurare" l'entrata in vigore del Motu Proprio "Summorum Pontificum" di Papa Benedetto XVI con un Pontificale nella Basilica della Santa Casa di Loreto ( fatto celebrare poi nella chiesa inferiore ).
Il primo Prelato a cui pensai per quell'occasione fu proprio Mons.Riccardo Fontana.
Memore delle impressioni liturgiche, sopra evidenziate, mi stupii per la risposta negativa  che mi fu tempestivamente comunicata da parte dell'Arcivescovo Fontana.
Ne compresi poi le ragioni : a Spoleto si teneva proprio nel mese di agosto del 2007 la  LVIII Settimana Liturgica Nazionale, con la partecipazione di uno dei più fieri ( e potenti) oppositori alle direttive liturgiche di Benedetto XVI : Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Piero Marini , allora Maestro delle cerimonie pontificie.
Tutti i "bei nomi" di coloro che non volevano neppur sentir parlare dell'ermeneutica della continuità nella Liturgia si dettero appuntamento a Spoleto attorno a Mons. Luca Brandolini che, versando le lacrime quando è stato pubblicato il Motu Proprio Summorum Pontificum, aveva dimostrato   di essere almeno un sincero " idealista" , al contrario di coloro che , per amore della carriera , riescono solo ad avere  spirito ruffiano ed opportunista.
Gli anni passarono e giunse alfin la notizia, del tutto inaspettata, del trasferimento dell’Arcivescovo Fontana alla Diocesi di Arezzo-Cortona –Sansepolcro.
Me ne rammaricai sinceramente pensando  quanto il sullodato Prelato avrebbe potuto fare ancora a favore dell'arte  e della musica sacra nell’Arcidiocesi di Spoleto-Norcia a cui i marchigiani sono storicamente legati.
Ora, nel mese di Aprile dell’anno del Signore 2012 anche uno dei miei pochi “miti”episcopali è miseramente crollato perchè lo stesso Arcivescovo Mons.Riccardo Fontana, pure benemerito in terra spoletina e nursina, al pari di altri sui Confratelli nell'Episcopato ha rozzamente alterato lo splendido presbiterio gotico della sua Cattedrale di Arezzo togliendo persino l'antico coro ligneo, disegnato da Giorgio Vasari e il  Trono episcopale  !
Le foto del cosiddetto “adeguamento liturgico” dello spazio presbiteriale del Duomo di Arezzo parlano da sole.
Si percepisce però la strana sensazione di un "piano" orchestrato che sta distruggendo quanto rimane ancora delle monumentali cattedrali italiane così ricche di storia e di arte.
Le analisi architettoniche ed estetiche su Fides et forma , ( articolo 1 ) e ( articolo 2) , da parte dell’ottimo Dott. Colafemmina sono esaustive e condivisibili in toto.
Mi chiedo però : come e perchè un Arcivescovo ha dovuto cambiare, nel giro di pochi anni, impostazione mentale infierendo contro la sua più importante chiesa che ha ricevuto solo in custodia ?
Qual' è la “mens” che sta suggerendo agli italici vescovi , non più giovani, di manomettere, in maniera irreparabile, l'interno  delle loro cattedrali spendendo soldi, soldi e soldi in questo particolare momento di crisi economica disastrosa per milioni di famiglie italiane ?
I Vescovi che obbediscono a questa “mens”, piuttosto che al Magistero e alle leggi della Chiesa, si rendono colpevoli della stessa violenza che anziano parroco inflisse alla sua parrocchia marchigiana il giorno dopo l’elezione di Papa Benedetto XVI il 19 aprile 2005 .
Senza difatti aspettare l’autorizzazione della Soprintendenza il Parroco distrusse l’antico altare nella sua chiesa parrocchiale conoscendo bene le idee che l'allora Card.Ratzinger aveva per la liturgia, l’arte e l’architettura sacra.
Terrorizzato dall'idea che il nuovo Papa potesse ripristinare l’uso, mai decaduto, degli antichi altari,  preferì sfidare la Soprintendenza piuttosto che pensare, sia pur per un attimo, che egli avrebbe dovuto celebrare “di spalle” al popolo come negli primi anni del suo ministero sacerdotale.
L'ingenuo parroco di provincia aveva sopravvalutato il ruolo del Romano Pontefice perchè, memore dell'antica disciplina della sua giovinezza, pensava che, anche nella condizione attuale, il Papa fosse in grado di "imporre" qualcosa anche ad un semplice prete ...
Osservando con orrore e incredulità la distruzione delle opere d'arte nelle antiche chiese, gli  analizzatori delle cose ecclesiali parlano di “colpo di coda” del modernismo/progressismo europeo e italiano che sta cadendo sotto i colpi della Tradizione portata soprattutto dai giovani chierici.
Ne ho parlato ieri con un Vescovo straniero commentando una  celebrazione che ho ammirato  in San Pietro :  quindici vescovi nord-americani che hanno celebrato con molta dignità la Santa Messa cantando assai bene anche in Gregoriano. 
Un'ulteriore conferma che nel loro Paese ( come anche in Inghilterra) si  sta recuperando velocemente la Tradizione a beneficio della fede delle nuove generazioni.
Avrò modo di scrivere anche su questo.
Tornando all’’esecranda distruzione del presbiterio della Cattedrale di Arezzo debbo registrare anche l’irrisione di un comunicato diffuso nel “Volantino del nuovo presbiterio della Cattedrale pag.1”
"Alcuni donatori in vista della visita del Santo Padre hanno finanziato il ripristino del presbiterio della cattedrale aretina, in modo da lasciare a disposizione della diocesi una cospicua somma di danaro per i poveri del nostro territorio, in questo tempo di crisi."
Or comprendo perchè gli illustri architetti, le stimate maestranze e gli addetti all’arte e alla tutela dell’arte sacra della Diocesi d’Arezzo-Cortona-San Sepolcro sono trincerati nel più totale imbarazzante silenzio che sembra gridare: “ho da magna’ anch’io … i preti fanno comodo in questo tempo di crisi nera … e se vogliono sfasciare tutto facciamoglielo fare … tanto dal Concilio se so’ venduti tutto … altro che Napoleone e i Savoia …”
No !
La Chiesa Cattolica è , e sarà sempre, “faro” di Verità !
Nella Chiesa esiste una "forza di Legge" ed un Diritto che si fonda sul Magistero immutabile nei secoli !
Noi, che non ne possiamo davvero più, imiteremo quei coraggiosi Canonici che, in silenzio, han denunciato al Tribunale Ecclesiastico il loro progressista Arcivescovo, che aveva impacchettato "pro tempore" il vetusto altare seicentesco della Cattedrale, ricevendo  la soddisfazione morale che il loro venerato altare doveva essere ricomposto com'era e dov' era.
Un credente nutre sempre nel cuore la certezza che Divina Provvidenza interviene sempre per  sanare le ferite provocate dall'improvvidi uomini di chiesa !
Mentre  le timide Soprintendenze non hanno saputo scandalosamente esprimersi neppure altrove, Roma, che ci legge , comprende il grado di dolore del popolo fedele : "Anche il profeta e il sacerdote si aggirano per il paese e non sanno che cosa fare. Hai forse rigettato completamente Giuda, oppure ti sei disgustato di Sion?
 Il giorno 29 aprile dell'Anno del Signore 2012 : ad perpetuam rei memoriam dell'ennesima violenza contro la Fede, la Devozione e l'Arte dei nostri padri .
Andrea Carradori

AGGIORNAMENTO
Ricevo e pubblico quanto  mi ha scritto un giovane fedele , attento studioso di Liturgia e di Arte Sacra :
"L'Arcivescovo ha dimostrato una mancanza totale di buon gusto, come confermano alcune sue celebrazioni.  C'è poi la volontà di distruggere l'interno di  una Cattedrale gotica solamente per avere il piacere di poter consacrare una tavola di marmo che non oso chiamare Altare. Vogliamo poi parlare dell'arte del maestro Giuliano Vangi che, non certo per volere divino, riesce a piazzare le sue opere in tutte le più importanti chiese italiane ?"

AGGIORNAMENTO II
Lo spirito ruffiano dello stipendiato speaker televisivo ... e delle "veline-comparse" ... e poi criticano le tv commerciali... in questo spot che suscita sentimenti di genuina pietas :

Uno studente universitario commentando lo spot televisivo ha scritto :
 " Dopo questo video comprendo che ignoranza c'è in giro in fatto di arte...e la signora che dice "il coro ligneo sopprimeva l'arca" spero abbia visto male, il coro ligneo esaltava l'arca ed era anche di inestimabile valore....non ho parole!!!"

AGGIORNAMENTO III
Un commento apparso su Fides et forma ( Articolo 1°)
 " Caro Carradori... veramente non capisco come lei faccia a dire che Fontana nella sede spoletina (o spoletana, come diceva lui)si sia dimostrato difensore dell'arte sacra! Innanzitutto ha fatto "adeguamenti liturgici" in giro per le chiese della città e della diocesi di Spoleto, degni di quelli appena fatti ad Arezzo (esempi? La chiesa di San Pietro sulla Flaminia presbiterio e pavimento sventrato, San Gregorio Maggiore, con il presbiterio ulteriormente adeguato, ma con marmi di un colore e di fattura orrenda!); secondo: ospitò la settimana liturgica nel 2007, con i campioni Brandolini e De Felice...;tre: musica sacra? Saranno stati gusti, ma per Fontana il repertorio ceciliano era da rigettare(unPalestrina lo poteva concedere,come mottettino all'offertorio!) e da non eseguire, tanto da esasperare i Laudesi Umbri e mandarli definitvamente via dal servizio in cattedrale. Di cosa meravigliarsi, dunque, caro Andrea? A conoscerlo meglio da prima, non le sarebbe caduto nessun mito!
Con amicizia,
chi ne sa un po'
."

AGGIORNAMENTO DEL 13 MAGGIO (solo foto)




Ecco il mio commento alla stupenda musica sacra eseguita magistralmente durante la visita del Papa ad Arezzo il 13 maggio 2012.

sabato 21 aprile 2012

AI FUNERALI DEL GIOVANE CALCIATORE MOROSINI È AVVENUTA UN'ALTRA PAGLIACCIATA LITURGICA! FAR CANTARE CANZONI PROFANE (QUESTA VOLTA DI LIGABUE!) È STATO UN GRAVISSIMO ATTO CONTRARIO ALL’INSEGNAMENTO DELLA CHIESA !


Rev.ma Curia Vescovile di Bergamo
p.c. Congregazione per il Culto Divino
p.c. Ufficio Liturgico Conferenza Episcopale Italiana
p.c. Stampa e Informazione Cattolica Nazionale

Giovedì 19 aprile scorso l’intera Nazione ha seguito i funerali del giovane calciatore Piermario Morosini , celebrati nella chiesa di San Gregorio Barbarigo di Bergamo, attraverso i mass media  presenti in chiesa.
I servizi, anche quelli su Internet, han fatto vedere che persino durante la Santa Comunione, sono stati eseguiti alcuni canti di Luciano Ligabue, noto cantante rock , di cui sono stati citati i titoli delle canzoni eseguite e i cui testi allego (All. 1).
Le parole del Magistero condannano da sole il grave abuso liturgico  reso ancor più esecrando perché è stato fatto conoscere a tutta la Nazione dai mass media con l’ausilio dei mezzi televisivi, della cui presenza si sapeva, considerato anche l’interesse mediatico  per la tragica morte “in campo” del giovane.
Non mi aspetto alcun tipo di risposta da parte degli Ecclesiastici destinatari di questa lettera ma chiedo che questa missiva venga regolarmente protocollata ed archiviata a ricordo di una delle più gravi violazioni delle norme liturgiche vigenti compiute in Italia di recente.
Unendomi volentieri alle preghiere di riparazione per quanto avvenuto, cordialmente saluto.
( Firma )

ALLEGATO : I CANTI DI COMUNIONE DEL FUNERALE DEL GIOVANE NELLA PARROCCHIA SAN GREGORIO BARBARIGO DI BERGAMO

a) IL GIORNO DEL DOLORE CHE UNO HA
Quando tutte le parole
sai che non ti servon più
quando sudi il tuo coraggio
per non startene laggiù
quando tiri in mezzo Dio
o il destino, o chissà che
che nessuno se lo spiega
perché sia successo a te

quando tira un po' di vento che ci si rialza un po'
e la vita è un po' più forte del tuo dirle "grazie no"
quando sembra tutto fermo la tua ruota girerà.
Sopra il giorno di dolore che uno ha.
Tu ru ru...

Quando indietro non si torna
quando l'hai capito che
che la vita non è giusta
come la vorresti te
quando farsi una ragione
vorrà dire vivere
te l'han detto tutti quanti
che per loro è facile

quando batte un po' di sole dove ci contavi un po'
e la vita è un po' più forte del tuo dirle "ancora no"
quando la ferita brucia la tua pelle si farà.
Sopra il giorno di dolore che uno ha.
Tu ru ru...

Quando il cuore senza un pezzo
il suo ritmo prenderà
quando l'aria che fa il giro
i tuoi polmoni beccherà
quando questa merda intorno
sempre merda resterà
riconoscerai l'odore
perché questa è la realtà

quando la tua sveglia suona e tu ti chiederai "che or'è?"
che la vita è sempre forte molto più che facile
quando sposti appena il piede, lì il tuo tempo crescerà
Soprail giorno di dolore che uno ha
Tu ru ru...

b ) NON E’ TEMPO PER NOI
Ci han concesso solo una vita
Soddisfatti o no qua non rimborsano mai
E calendari a chiederci se
stiamo prendendo abbastanza abbastanza
Se per ogni sbaglio avessi mille lire
Che vecchiaia che passerei
Strade troppo strette e diritte
Per chi vuol cambiar rotta oppure sdraiarsi un po'
Che andare va bene pero'
A volte serve un motivo, un motivo
Certi giorni ci chiediamo e' tutto qui?
E la risposta e' sempre si'
Non e' tempo per noi che non ci svegliamo mai
Abbiam sogni pero' troppo grandi e belli sai
Belli o brutti abbiam facce che pero' non cambian mai
Non e' tempo per noi e forse non lo sara' mai
Se un bel giorno passi di qua
lasciati amare e poi scordati svelta di me
che quel giorno e' gia' buono per amare qualche dun'altro
qualche altro dicono che noi ci stiamo buttando via
ma siam bravi a raccoglierci.
Non e' tempo per noi che non ci adeguiamo mai
Fuorimoda, fuoriposto, insomma sempre fuori dai
Abbiam donne pazienti rassegnate ai nostri guai
Non e' tempo per noi e forse non lo sara' mai
Non e' tempo per noi che non vestiamo come voi
Non ridiamo, non piangiamo, non amiamo come voi
Forse ingenui o testardi
Poco furbi casomai
Non e' tempo per noi e forse non lo sara' mai