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domenica 2 settembre 2012

LA MORTE DEL CARDINALE CARLO MARIA MARTINI. PREGHIAMO PER LA SUA ANIMA E PER LA CHIESA CATTOLICA. «...LA TRADIZIONE DELLA CHIESA A PARTIRE DALLA SACRA SCRITTURA HA SEMPRE ESORTATO A NON CONFIDARE NÉ NEL POTERE NÉ NELLE STRUTTURE MA NELLA POVERTÀ E NELLA LIBERTÀ DEL CUORE». ( Dall'intervista con A.Tornielli )


«La mia malattia non mi dà dolori ma solo limitazioni. È bello accettarle come unione ai patimenti di Cristo. 
Durante la giornata ciò che mi da più gioia è visitare il Santissimo Sacramento».

( Intervista con Andrea Tornielli )

Sulla morte del Cardinale Arcivescovo emerito di Milano riportiamo
quanto ha scritto ieri, 1 settembre 2012, la Redazione  di Chiesaepostconcilio 

" Milano darà l'ultimo saluto al cardinal Martini oggi dalle 12 nel Duomo, dove il feretro è stato accolto da tutti i vescovi della Lombardia, mentre i funerali saranno concelebrati dall'arcivescovo Scola in cattedrale lunedì pomeriggio. Il cardinale ha concluso i suoi giorni terreni all'Aloisianum, l'istituto filosofico dei gesuiti di Gallarate, sua casa da quando era rientrato dalla Terra Santa per curare il Parkinson.

Di lui ho un ricordo personale. Mi sono nutrita sui testi degli esercizi spirituali ai suoi sacerdoti, puntualmente pubblicati ogni anno. Ad essi dedicava, infatti, ogni anno, un itinerario di approfondimento attraverso un tema biblico ripercorso e sviscerato svelandone i tesori nascosti, parola per parola, direttamente sui testi originali, con grande valore esegetico ma anche di fede viva. Ho persino avuto il dono di fruttuosi scambi epistolari con lui proprio a questo riguardo.

Questo è il Pastore che conosco e ricordo. Il resto lo affido al Signore e alla sua misericordia ".

martedì 28 agosto 2012

« PURIFICAZIONE DELLA MEMORIA E CONFESSIONE DELLE COLPE » DAGLI ERRORI DEL POST CONCILIO VATICANO II . « RICHIESTA DI PERDONO » PER LA CATTIVA INTERPRETAZIONE DEI TESTI CONCILIARI E PER I DANNI RECATI ALLA FEDE DA QUELLE MEFISTOFELICHE INTEPRETAZIONI.


Avendo, purtroppo, il ricordo di ciò che era la Chiesa prima del Sacrosanto Concilio Ecumenico Vaticano II :
- non posso festeggiare il Giubileo conciliare senza aver celebrato prima il “giorno della memoria e della purificazione della Chiesa dagli errori commessi contro il Magistero ed in primis contro il  Sacrosanto Concilio Vaticano II".
Non posso festeggiare perchè ogni cellula del mio corpo si rifiuterebbe !
Non posso festeggiare perchè ho vivissimo nella memoria il ricordo dei preti che hanno preferito morire piuttosto che continuare a vivere in una chiesa che non riconoscevano più come quella per la quale avevano dedicato tutta la loro vita e tutto se stessi !
Non posso festeggiare perchè per colpa dell'innocente Concilio è stata umiliata la cosa più bella che possediamo : la fede cattolica, unico mezzo di redenzione per l'umanità errante, al di fuori della quale non esiste salvezza
.
Prima dei festeggiamenti ci sia il "giorno della richiesta di perdono" il giorno della "purificazione della memoria" per chiedere perdono a Dio per i danni procurati alla Divina Maestà dall'innocente Concilio Vaticano II. .
In assenza di questa "purificazione della memoria " ci  penserà la Divina Provvidenza, mi auguro a breve, a saggiare come oro nel crogiuolo la Mistica Sposa di Cristo dalle zozzure immonde e dal fumo di Satana entrato nella Santa Chiesa di Cristo !
Quel giorno ci sarà pianto e stridore di denti ... ma la Chiesa sarà salva !

CONFESSIONE DELLE COLPE DEL POST CONCILIO VATICANO II E RICHIESTA DI PERDONO

Il Signore Gesù, nostro Divino Redentore ha insegnato : 
« Andate per tutto il mondo, predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo; chi invece non crederà sarà condannato» (Mr 16, 15-16)
Andate dunque, ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto quanto v'ho comandato. Ed ecco io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo» (Mt 28, 19-20) ammonendoci che viviamo nel mondo, ma non siamo del mondo (Gv 17, 14).
Considerando con umiltà le colpe che gli uomini di Chiesa hanno fatto dopo l'evento conciliare, in un'autentica «purificazione della memoria» nel Cinquantesimo dell’apertura del Sacrosanto Concilio Vaticano II ci impegniamo in un cammino di vera conversione :
O Padre misericordioso,
nella vigilia della Sua gloriosa Passione
Tuo Figlio ha pregato per l'unità dei credenti in Lui.
Essi però, contraddicendo alla sua volontà, a causa del peccato e dell’orgoglio si sono opposti e divisi anche
a causa della temeraria e perniciosa interpretazione del Sacrosanto Concilio Vaticano II fatta con spirito di ribellione e di rottura con la Tradizione.
Invochiamo con forza il Tuo perdono
e Ti chiediamo il dono di un cuore penitente,
perché tutti i fedeli del Corpo Mistico di Cristo, la Santa Chiesa Cattolica, riconciliati con Te e tra di loro
in un solo corpo e in un solo spirito,
possano rivivere l'esperienza gioiosa della piena comunione.

Signore Dio,
la tua Chiesa pellegrina,
sempre da Te santificata nel sangue del tuo Figlio,
in ogni tempo annovera nel suo seno
membri che rifulgono per santità
ed altri che nella disobbedienza a Te
contraddicono la Fede professata e il Santo Vangelo.
Guarda con occhio misericordioso la Tua Chiesa sfigurata e umiliata dagli uomini di Chiesa che dopo il Concilio Vaticano II hanno cercato di offuscare la Verità dialogando con il mondo, senza convertire e mettendo in pericolo la possibilità di salvezza alle anime che anelano a Te, somma ed eterna felicità .
"Dio, nostro rifugio e nostra forza, guarda propizio al popolo che Ti invoca: e, per l’intercessione della gloriosa e immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, di san Giuseppe, suo Sposo, dei tuoi santi Apostoli Pietro e Paolo e di tutti i Santi, esaudisci, misericordioso e benigno, le preghiere che Ti presentiamo per la con-versione dei peccatori, per la libertà e l’esaltazione della santa Madre Chiesa. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen".

Dopo il Concilio Vaticano II «Attraverso qualche fessura il fumo di Satana è entrato nella Chiesa» disse il Servo di Dio Papa Paolo VI .
Concedici o Dio la grazia del Tuo perdono e il ravvedimento così che meritevoli della Tua Grazia potremo riprendere il cammino ed essere Tuoi autentici testimoni.
"O Glorioso Arcangelo Michele, sentinella della Santa Chiesa difendici nella lotta;
sii nostro aiuto contro la cattiveria e le insidie del demonio.
Gli comandi Iddio,
supplichevoli ti preghiamo:
tu, che sei il Principe della milizia celeste,
con la forza divina rinchiudi nell'inferno Satana
e gli altri spiriti maligni
che girano il mondo
per portare le anime alla dannazione. Amen".

Dopo il Concilio Vaticano II
abbiamo riconosciuto che anche gli uomini di Chiesa,
hanno talora fatto ricorso a metodi non evangelici
per affermare le “loro convinzioni” , frutto delle opere principe di questo mondo , per offuscare l’immagine del Sacrosanto Concilio Vaticano II e deviare le anime dalla ricerca della salvezza, ottenuto il Tuo perdono
sappiano imitare il Signore Gesù,
mite e umile di cuore.
Preghiamo il Glorioso Patriarca San Giuseppe, Patrono della Chiesa , perché protegga i Consacrati liberandoli dalla schiavitù delle ideologie di questo mondo : 
“A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione, ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio dopo quello della tua santissima sposa. Per quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all'immacolata Vergine Madre di Dio, e per l'amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo sangue, e con il tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni. Proteggi, o provvido custode della divina Famiglia, l'eletta prole di Gesù Cristo; allontana da noi, o padre amantissimo, la peste di errori e di vizi che ammorba il mondo, assistici propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore, e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del bambino Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità, e stendi su ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché col tuo esempio e con il tuo soccorso possiamo virtuosamente vivere, piamente morire e conseguire l'eterna beatitudine in cielo”.

Signore, Dio
dopo il Sacrosanto Concilio Vaticano II
gli uomini di Chiesa, a cui Tu hai rivolto la Tua particolare benevolenza, hanno talvolta accondisceso a metodi di intolleranza e non hanno seguito il grande comandamento del Tuo amore, deturpando così il volto della Chiesa, tua Sposa e dello stesso Sacrosanto Concilio.
Abbi misericordia dei tuoi figli peccatori
e accogli il proposito
di cercare e promuovere la Verità nella dolcezza della carità, ben sapendo che il Sacrosanto Concilio Vaticano II è frutto della potenza dello Spirito Santo , atto del Magistero della Chiesa che è stato donato per salvare l’uomo dei tempi moderni dalla corruzione del peccato.


I peccati hanno lacerato l'unità del Corpo di Cristo
e ferito la carità fraterna : “col Concilio Vaticano II ci aspettavamo la primavera e invece è venuto l'inverno” ,  ebbe a pronunciare il Servo di Dio Papa Paolo VI.
Preghiamo perchè il  Signore misericordioso ci appiani la strada verso la riconciliazione con Lui, verità e vita e ci doni di vivere in santa comunione in attesa di contemplare il Suo Volto glorioso nella nuova Gerusalemme.

IL SACROSANTO CONCILIO ECUMENICO VATICANO II

“ Noi termineremo questa sessione del Concilio Ecumenico, che ha delineato la dottrina della Chiesa, nella gioia di riconoscere alla Madonna il titolo che ben le compete di Madre della Chiesa «Mater Ecclesiae».
Sarà questo un titolo che ci aiuterà a celebrare Maria Santissima amorosa regina del mondo, centro materno dell’unità, pia speranza della nostra salvezza”. ( Servo di Dio Paolo VI )
Maria , Mater Ecclesiae, ora pro nobis !

Testi ispirati alla   PREGHIERA UNIVERSALE
CONFESSIONE DELLE COLPE E RICHIESTA DI PERDONO , Anno Santo 2000 Beato Giovanni Paolo II.

http://www.30giorni.it/articoli_id_2564_l1.htm ( per le citazioni del Servo di Dio Paolo VI )





martedì 31 luglio 2012

DECRETO DI SCOMUNICA PER I PROFANATORI DEL SANTISSIMO SACRAMENTO A SERVIGLIANO ( FERMO ). INDIZIONE DELLA PUBBLICA RIPARAZIONE CITTADINA IN OCCASIONE DELLA FESTA DEL PERDONO DI ASSISI ( 2 AGOSTO)



L’ ARCIDIOCESI DI FERMO
CURIA ARCIVESCOVILE
Il Vicario Generale
PROT. N.    550/VI.GE./12
Il Codice di Diritto Canonico (CIC) sintetizzando l'abbondante insegnamento conciliare in merito e il perenne ammaestramento della Chiesa, sancisce: «Augustissimo Sacramento è la Santissima Eucaristia nella quale lo stesso Cristo Signore è presente, viene offerto ed è assunto, e mediante la quale continuamente vive e cresce la Chiesa» (can. 897 del CIC); pertanto «i fedeli abbiano in sommo onore la Santissima Eucaristia (...) ricevendo con frequenza e massima devozione questo sacramento e venerandolo con somma adorazione» (can. 898 del CIC).
Si comprende perciò la cura e l'impegno dei Pastori della Chiesa perché questo inestimabile Dono sia profondamente e religiosamente amato, tutelato e circondato di quel culto che esprima nel miglior modo possibile alla limitatezza umana la fede nella reale Presenza di Cristo - corpo, sangue, anima e divinità - sotto le Specie eucaristiche, anche dopo la celebrazione del Santo Sacrificio.
Il can. 1367 del CIC afferma che: "Chi profana le specie eucaristiche consacrate, oppure le asporta o le conserva a scopo sacrilego, incorre nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica". La pena latae sententiae significa che vi si incorre ipso facto, cioè per il fatto stesso di aver commesso il delitto. Inoltre, è riservata alla Sede Apostolica, nello specifico alla Congregazione per la Dottrina della Fede, quindi, in caso di ravvedimento del reo (o dei rei), la censura non può essere rimessa dal Vescovo, tranne nell'eccezione dell'’articulo mortis, ma solo dalla Santa Sede.
A motivo dei gravissimi fatti delittuosi accaduti nel pomeriggio di ieri nella Chiesa parrocchiale di S. Marco Evangelista in Servigliano (FM), ovvero la profanazione delle specie eucaristiche mediante asportazione e furto delle stesse dal tabernacolo;
Visti i cann. 1367,1376 del Codice di Diritto Canonico,
                                                    SI DICHIARA
che il reo (o i rei) è incorso (sono incorsi) nella scomunica latae sententiae e tale pena comporta di conseguenza:
-  il divieto di ricevere i sacramenti (cann. 1331 § 1, 2°; 915 del CIC);
-  l'esclusione dall'incarico di padrino per il Battesimo e la Confermazione (cann. 874 § 1; 893 § 1 del CIC);
-  la privazione delle esequie ecclesiastiche in mancanza di segni di pentimento (can. 1184 § 1,1° del CIC);
-   la necessità della licenza dell'Ordinario del luogo per l'ammissione al matrimonio
canonico (cann. 1071 § 1, 5°; 1124 del CIC).

Altresì, a norma del can. 1211 del Codice di Diritto Canonico,
                                                            SI DISPONE
che tale oltraggio venga riparato il 2 Agosto p.v., (Perdono d'Assisi) nel seguente modo:
-  si propone un digiuno penitenziale astenendosi dalla cena;
-  ore 19,30 celebrazione eucaristica con numeroso concorso di popolo;
-  a seguire Adorazione Eucaristica fino alle ore 24,00;
-  alle ore 21,30 celebrazione penitenziale con confessione individuale.
Inoltre,   anche   il  pellegrinaggio   Mariano   "Servigliano   -   Santuario  Madonna dell'Ambro" del 1/2 Settembre p.v., avrà carattere di riparazione.
Nonostante qualsiasi disposizione contraria.  
Fermo, 27 Luglio 2012

                                                                                         mons. Pietro Orazi
                                                                   Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Fermo

sabato 14 luglio 2012

LA RELIGIONE "ESPERTA DI UMANITA'" IL CANCRO CHE HA DIVORATO IL SACERDOZIO CATTOLICO, UN TEMPO MODELLO DI SANTITA' E DI PERFEZIONE, ANCHE PER I NON CATTOLICI. I VESCOVI CHE PREDICANO L'IMPEGNO CRISTIANO A SCAPITO DELLA DEVOZIONE E DELLE PIE PRATICHE SONO OBBLIGATI DALLA PROVVIDENZA A GUARDARE L'OPERA DELLA LORO INSENSIBILITA' VERSO IL SACRO !


Sono troppo peccatore per poter esprimere un minimo commento di un fatto che sta scolvolgendo in questi caldi giorni una diocesi della mia amata regione.
Le notizie di stampa che ho dovuto leggere   hanno provocato nel mio animo un disgusto fisico che mi ha impedito anche di pranzare.
Alla nausea e lo sconforto deve però subentrare la fede !
La Divina Provvidenza, che governa ogni cosa al fine di salvare le anime ( questo è l'unico scopo della Chiesa e del Sacerdozio cattolico ) tramuterà sicurissimamente ogni cosa a maggior gloria di Dio : “dove abbondò il peccato sovrabbondò la grazia”.
Proprio perché sono peccatore e conosco l’infinita misericordia di Dio riesco a gridare a chi impugna il bastone pastorale le parole della Sacra Scrittura : “ « Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore … Suonate il corno in Sion, proclamate un solenne digiuno, convocate una riunione sacra. Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli… I sacerdoti, ministri del Signore, dicano: “Perdona, Signore, al tuo popolo e non esporre la tua eredità al ludibrio e alla derisione delle genti”»
Un tempo anche nelle più minuscole parrocchie più volte durante l'anno liturgico si cantava, battendosi il petto : “Parce, Domine, parce populo tuo: ne in aeternum irascaris nobis”.
E si facevano processioni penitenziali non certo per allontare dall'ira di Dio soltanto quelle buone e povere popolazioni  quanto per pregare per l'intera Chiesa sempre bisognosa di grazia !
E la bilancia, bene-male, preghiera-indifferenza religiosa, colpa-grazia si equilibrava grazie alle incessanti preghiere della povera gente !
Poi sopraggiunse la nuova religione “esperta di umanità” che sta distruggendo velocemente , come un terribile cancro, il Sacerdozio Cattolico , l' alter Christus,  l'unto del Signore, colui che mediante il santo sacramento dell'Ordine ricongiunge a Dio l’uomo povero e peccatore.
Non abbandoniamo nel nome di una presunta “modernità” il Consacrato alle insidie del diavolo e alle sue nefaste tentazioni !
Le parole della Sacra Scrittura ci fanno ricordare che " Anche il profeta e il sacerdote si aggirano per il paese e non sanno che cosa fare. Hai forse rigettato completamente Giuda, oppure ti sei disgustato di Sion?"
Si ritorni con la massima urgenza all'insegnamento soprattutto nei seminari dei "novissimi", si ritorni  soprattutto nei seminari all'insegnamento del "giudizio di Dio" si ritorni soprattutto nei seminari alla pratica della penitenza per combattere le tentazioni ! 
Prima che sia troppo tardi  si cambi modo di insegnare e di gestire i Seminari !
Riprendiamo le armi del Santo Rosario, delle sante devozioni , della penitenza e della preghiera per aiutare i nostri Sacerdoti in questa difficile lotta quotidiana contro le tentazioni !
La religione “esperta di umanità” e l’orizzontalismo liturgico e dottrinale producono solo disgrazie e peccato !
Chi semina vento raccoglie tempesta : si convertano in primis coloro che sono stati posti dalla Provvidenza a pascere il popolo santo di Dio !
Essi risponderanno delle loro azioni, delle loro omissioni e delle loro testardaggini ideologiche ( e liturgiche) davanti al tribunale di Dio !
Nessuno vorrebbe stare al posto dell’Episcopus, tanto più ora … ma ho la speranza che quanto sta accadendo nella sua Diocesi forse riuscirà  ad aprire un varco nel cuore dell'Episcopus, puro e sacerdotale, per innestarvi  la vera e salutare devozione  alla Santissima Eucaristia, ai primi venerdì del mese, alle pie pratiche mariane dissolvendo le niree nubi di una falsa religione basata solo sull'effimero, sul sociale e sull'impegno... ( in che ???)
Meno interventi sindacali sul "sociale" e più dottrina di cui l'Episcopus è maestro !
La Santissima Vergine Maria, Madre di tutti i Sacerdoti, la beata Madre Teresa di Calcutta, che non ha mai tralasciato la preghiera prima di dedicarsi ai poveri e agli abbandonati e tutti i Santi di quella Diocesi così duramente piagata intercedano per le anime Consacrate e tutti i membri della comunità cristiana !
Andrea Carradori

Foto : San Paterniano che protegge la Città di Fano.


martedì 26 giugno 2012

VATICANO : LA SAGGEZZA DI UNA NOMINA



NOTA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE
Città del Vaticano, 26 giugno 2012 (VIS). 
Di seguito riportiamo la Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede relativa alla nomina dell'Arcivescovo Augustine Di Noia, O.P., a Vice-Presidente della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei":
"Papa Benedetto XVI ha nominato l’Arcivescovo Augustine Di Noia, O.P., Vice Presidente della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”. La nomina di un Presule di alto rango a tale incarico è segno della sollecitudine pastorale del Santo Padre per i cattolici tradizionalisti in comunione con la Santa Sede e del suo grande desiderio di riconciliazione con le comunità tradizionaliste non in unione con la Sede di Pietro. Presidente della Commissione è il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Cardinale William J. Levada".
"La Pontificia Commissione “Ecclesai Dei” è stata istituita nel 1988 dal Beato Papa Giovanni Paolo II per facilitare la 'piena comunione ecclesiale di sacerdoti, seminaristi, comunità religiose o singoli finora legati in vari modi alla Fraternità fondata dall’Arcivescovo Lefebvre', e per promuovere la cura pastorale dei fedeli che seguono l’antica tradizione liturgica latina della Chiesa cattolica. 
Nel 2009, la Pontificia Commissione era strutturalmente connessa alla Congregazione per la Dottrina della Fede per esaminare le questioni dottrinali del corrente dialogo fra la Santa Sede e la Fraternità sacerdotale di San Pio X".
"In qualità di eminente teologo domenicano, l’Arcivescovo Di Noia ha dedicato molta attenzione a queste questioni dottrinali e alla priorità dell’ermeneutica di continuità e di riforma nella giusta interpretazione del Concilio Vaticano II – una area di cruciale importanza nel dialogo fra la Santa Sede e la Fraternità sacerdotale. 
Sotto la guida del Cardinale Levada, con l’assistenza di Monsignor Guido Pozzo, Segretario della Pontificia Commissione, negli ultimi tre anni il dialogo è andato avanti".
"In precedenza, l’Arcivescovo Di Noia è stato Segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti dove, insieme con il Prefetto, Cardinale Antonio Canizares, ha curato la riorganizzazione del Dicastero e la preparazione di un nuovo Regolamento seguendo le direttive del “motu proprio” di Benedetto XVI (30 agosto 2011) “Quaerit Semper”. 
L’esperienza dell’Arcivescovo Di Noia e la continua associazione con la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti faciliterà lo sviluppo di alcune condizioni liturgiche nella celebrazione del “Missale Romanum” del 1962".
"Inoltre, il grande rispetto che l’Arcivescovo Di Noia gode nella Comunità ebraica sarà di aiuto nell’affrontare alcune questioni sorte nelle relazioni Cattolico-Ebraiche, mentre ha fatto progressi il cammino verso la riconciliazione delle comunità tradizionaliste".

venerdì 22 giugno 2012

CREDO





SOLENNE CONCELEBRAZIONE A CONCLUSIONE DELL'«ANNO DELLA FEDE»
NEL CENTENARIO DEL MARTIRIO DEGLI APOSTOLI PIETRO E PAOLO

OMELIA DI SUA SANTITÀ PAOLO VI*

Piazza San Pietro - Domenica, 30 giugno 1968



Venerati Fratelli e diletti Figli.

Con questa solenne Liturgia Noi concludiamo la celebrazione del XIX centenario del martirio dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, e diamo così all’«Anno della Fede» il suo coronamento: l’avevamo dedicato alla commemorazione dei Santi Apostoli per attestare il nostro incrollabile proposito di fedeltà al Deposito della fede (Cfr. 1 Tim. 6, 20) che essi ci hanno trasmesso, e per rafforzare il nostro desiderio di farne sostanza di vita nella situazione storica, in cui si trova la Chiesa pellegrina nel mondo.

Noi sentiamo pertanto il dovere di ringraziare pubblicamente tutti coloro che hanno risposto al Nostro invito, conferendo all’ «Anno della Fede» una splendida pienezza, con l’approfondimento della loro personale adesione alla Parola di Dio, con la rinnovazione della professione di fede nelle varie comunità, e con la testimonianza di una vita veramente cristiana. Ai Nostri Fratelli nell’Episcopato, in modo particolare, e a tutti i fedeli della santa Chiesa cattolica, Noi esprimiamo la Nostra riconoscenza e impartiamo la Nostra Benedizione.

Al tempo stesso, Ci sembra che a Noi incomba il dovere di adempiere il mandato, affidato da Cristo a Pietro, di cui siamo il successore, sebbene l’ultimo per merito, di confermare cioè nella fede i nostri fratelli (Cfr. Luc. 22, 32). Consapevoli, senza dubbio, della Nostra umana debolezza, ma pure con tutta la forza che un tale mandato imprime nel Nostro spirito, Noi Ci accingiamo pertanto a fare una professione di fede, a pronunciare un Credo, che, senza essere una definizione dogmatica propriamente detta, e pur con qualche sviluppo, richiesto dalle condizioni spirituali del nostro tempo, riprende sostanzialmente il Credo di Nicea, il Credo dell’immortale Tradizione della santa Chiesa di Dio.

Nel far questo, Noi siamo coscienti dell’inquietudine, che agita alcuni ambienti moderni in relazione alla fede. Essi non si sottraggono all’influsso di un mondo in profonda trasformazione, nel quale un così gran numero di certezze sono messe in contestazione o in discussione. Vediamo anche dei cattolici che si lasciano prendere da una specie di passione per i cambiamenti e le novità. Senza dubbio la Chiesa ha costantemente il dovere di proseguire nello sforzo di approfondire e presentare, in modo sempre più confacente alle generazioni che si succedono, gli imperscrutabili misteri di Dio, fecondi per tutti di frutti di salvezza. Ma al tempo stesso, pur nell’adempimento dell’indispensabile dovere di indagine, è necessario avere la massima cura di non intaccare gli insegnamenti della dottrina cristiana. Perché ciò vorrebbe dire - come purtroppo oggi spesso avviene - un generale turbamento e perplessità in molte anime fedeli.

A tale proposito occorre ricordare che al di là del dato osservabile, scientificamente verificato, l’intelligenza dataci da Dio raggiunge la realtà (ciò che è), e non soltanto l’espressione soggettiva delle strutture e dell’evoluzione della coscienza; e che, d’altra parte, il compito dell’interpretazione - dell’ermeneutica - è di cercare di comprendere e di enucleare, nel rispetto della parola pronunciata, il significato di cui un testo è espressione, e non di ricreare in qualche modo questo stesso significato secondo l’estro di ipotesi arbitrarie.

Ma, soprattutto, Noi mettiamo la Nostra incrollabile fiducia nello Spirito Santo, anima della Chiesa, e nella fede teologale su cui si fonda la vita del Corpo mistico. Noi sappiamo che le anime attendono la parola del Vicario di Cristo, e Noi veniamo incontro a questa attesa con le istruzioni che normalmente amiamo dare. Ma oggi Ci si offre l’occasione di pronunciare una parola più solenne.

In questo giorno, scelto per la conclusione dell’«Anno della Fede», in questa Festa dei beati Apostoli Pietro e Paolo, Noi abbiamo voluto offrire al Dio vivente l’omaggio di una professione di fede. E come una volta a Cesarea di Filippo l’Apostolo Pietro prese la parola a nome dei Dodici per confessare veramente, al di là delle umane opinioni, Cristo Figlio di Dio, vivente, così oggi il suo umile Successore, Pastore della Chiesa universale, eleva la sua voce per rendere, in nome di tutto il popolo di Dio, una ferma testimonianza alla Verità divina, affidata alla Chiesa perché essa ne dia l’annunzio a tutte le genti.

Noi abbiamo voluto che la Nostra professione di fede fosse sufficientemente completa ed esplicita, per rispondere in misura appropriata al bisogno di luce, sentito da così gran numero di anime fedeli come da tutti coloro che nel mondo, a qualunque famiglia spirituale appartengano, sono in cerca della Verità.

A gloria di Dio Beatissimo e di Nostro Signore Gesù Cristo, fiduciosi nell’aiuto della Beata Vergine Maria e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, per il bene e l’edificazione della Chiesa, a nome di tutti i Pastori e di tutti i fedeli, Noi ora pronunciamo questa professione di fede, in piena comunione spirituale con tutti voi, Fratelli e Figli carissimi.



PROFESSIONE DI FEDE

Noi crediamo in un solo Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, creatore delle cose visibili, come questo mondo ove trascorre la nostra vita fuggevole, delle cose invisibili quali sono i puri spiriti, chiamati altresì angeli (Cfr. Dz.-Sch. 3002), e Creatore in ciascun uomo dell’anima spirituale e immortale.

Noi crediamo che questo unico Dio è assolutamente uno nella sua essenza infinitamente santa come in tutte le sue perfezioni, nella sua onnipotenza, nella sua scienza infinita, nella sua provvidenza, nella sua volontà e nel suo amore. Egli è Colui che è, come Egli stesso lo ha rivelato a Mosè (Cfr. Ex. 3, 14); ed Egli è Amore, come ce lo insegna l’Apostolo Giovanni (Cfr. 1 Io. 4, 8): cosicché questi due nomi, Essere e Amore, esprimono ineffabilmente la stessa Realtà divina di Colui, che ha voluto darsi a conoscere a noi, e che «abitando in una luce inaccessibile» (Cfr. 1 Tim. 6, 16) è in Se stesso al di sopra di ogni nome, di tutte le cose e di ogni intelligenza creata. Dio solo può darci la conoscenza giusta e piena di Se stesso, rivelandosi come Padre, Figlio e Spirito Santo, alla cui eterna vita noi siamo chiamati per grazia di Lui a partecipare, quaggiù nell’oscurità della fede e, oltre la morte, nella luce perpetua, l’eterna vita. I mutui vincoli, che costituiscono eternamente le tre Persone, le quali sono ciascuna l’unico e identico Essere divino, sono le beata vita intima di Dio tre volte santo, infinitamente al di là di tutto ciò che noi possiamo concepire secondo l’umana misura (Cfr. Dz-Sch. 804). Intanto rendiamo grazie alla Bontà divina per il fatto che moltissimi credenti possono attestare con noi, davanti agli uomini, l’Unità di Dio, pur non conoscendo il mistero della Santissima Trinità.

Noi dunque crediamo al Padre che genera eternamente il Figlio; al Figlio, Verbo di Dio, che è eternamente generato; allo Spirito Santo, Persona increata che procede dal Padre e dal Figlio come loro eterno Amore. In tal modo, nelle tre Persone divine, coaeternae sibi et coaequales (Dz-Sch. 75), sovrabbondano e si consumano, nella sovreccellenza e nella gloria proprie dell’Essere increato, la vita e la beatitudine di Dio perfettamente uno; e sempre «deve essere venerata l’Unità nella Trinità e la Trinità nell’Unità» (Dz-Sch. 75).

Noi crediamo in Nostro Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio. Egli è il Verbo eterno, nato dal Padre prima di tutti i secoli, e al Padre consustanziale, homoousios to Patri (Dz-Sch. 150); e per mezzo di Lui tutto è stato fatto. Egli si è incarnato per opera dello Spirito nel seno della Vergine Maria, e si è fatto uomo: eguale pertanto al Padre secondo la divinità, e inferiore al Padre secondo l’umanità (Cfr. Dz.-Sch. 76), ed Egli stesso uno, non per una qualche impossibile confusione delle nature ma per l’unità della persona Cfr. Ibid.).

Egli ha dimorato in mezzo a noi, pieno di grazia e di verità. Egli ha annunciato e instaurato il Regno di Dio, e in Sé ci ha fatto conoscere il Padre. Egli ci ha dato il suo Comandamento nuovo, di amarci gli uni gli altri com’Egli ci ha amato. Ci ha insegnato la via delle Beatitudini del Vangelo: povertà in spirito, mitezza, dolore sopportato nella pazienza, sete della giustizia, misericordia, purezza di cuore, volontà di pace, persecuzione sofferta per la giustizia. Egli ha patito sotto Ponzio Pilato, Agnello di Dio che porta sopra di sé i peccati del mondo, ed è morto per noi sulla Croce, salvandoci col suo Sangue Redentore. Egli è stato sepolto e, per suo proprio potere, è risolto nel terzo giorno, elevandoci con la sua Resurrezione alla partecipazione della vita divina, che è la vita della grazia. Egli è salito al Cielo, e verrà nuovamente, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, ciascuno secondo i propri meriti; sicché andranno alla vita eterna coloro che hanno risposto all’Amore e alla Misericordia di Dio, e andranno nel fuoco inestinguibile coloro che fino all’ultimo vi hanno opposto il loro rifiuto.

E il suo Regno non avrà fine.

Noi crediamo nello Spirito Santo, che è Signore e dona la vita; che è adorato e glorificato col Padre e col Figlio. Egli ci ha parlato per mezzo dei profeti, ci è stato inviato da Cristo dopo la sua Resurrezione e la sua Ascensione al Padre; Egli illumina, vivifica, protegge e guida la Chiesa, ne purifica i membri, purché non si sottraggano alla sua grazia. La sua azione, che penetra nell’intimo dell’anima, rende l’uomo capace di rispondere all’invito di Gesù: «Siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro celeste» (Matth. 5, 48).

Noi crediamo che Maria è la Madre, rimasta sempre Vergine, del Verbo Incarnato, nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo (Cfr. Dz.-Sch. 251-252) e che, a motivo di questa singolare elezione, Ella, in considerazione dei meriti di suo Figlio, è stata redenta in modo più eminente (Cfr. Lumen gentium, 53), preservata da ogni macchia del peccato originale (Cfr. Dz.-Sch. 2803) e colmata del dono della grazia più che tutte le altre creature (Cfr. Lumen gentium, 53).

Associata ai Misteri della Incarnazione e della Redenzione con un vincolo stretto e indissolubile (Cfr. Lumen gentium, 53, 58, 61), la Vergine Santissima, l’Immacolata, al termine della sua vita terrena è stata elevata in corpo e anima alla gloria celeste (Cfr. Dz.-Sch. 3903) e configurata a suo Figlio risorto, anticipando la sorte futura di tutti i giusti; e noi crediamo che la Madre Santissima di Dio, Nuova Eva, Madre della Chiesa (Cfr. Lumen gentium, 53, 56, 61, 63; cfr. Pauli VI, Alloc. in conclusione III Sessionis Concilii Vat. II: A.A.S. 56, 1964, p. 1016; Exhort. Apost. Signum Magnum, Introd.), continua in Cielo il suo ufficio materno riguardo ai membri di Cristo, cooperando alla nascita e allo sviluppo della vita divina nelle anime dei redenti (Cfr. Lumen gentium, 62; Pauli VI, Exhort. Apost. Signum Magnum, p. 1, n. 1).

Noi crediamo che in Adamo tutti hanno peccato: il che significa che la colpa originale da lui commessa ha fatto cadere la natura umana, comune a tutti gli uomini, in uno stato in cui essa porta le conseguenze di quella colpa, e che non è più lo stato in cui si trovava all’inizio nei nostri progenitori, costituiti nella santità e nella giustizia, e in cui l’uomo non conosceva né il male né la morte. È la natura umana così decaduta, spogliata della grazia che la rivestiva, ferita nelle sue proprie forze naturali e sottomessa al dominio della morte, che viene trasmessa a tutti gli uomini; ed è in tal senso che ciascun uomo nasce nel peccato. Noi dunque professiamo, col Concilio di Trento, che il peccato originale viene trasmesso con la natura umana, «non per imitazione, ma per propagazione», e che esso pertanto è «proprio a ciascuno» (Dz-Sch. 1513).

Noi crediamo che nostro Signor Gesù Cristo mediante il Sacrificio della Croce ci ha riscattati dal peccato originale e da tutti i peccati personali commessi da ciascuno di noi, in maniera tale che - secondo la parola dell’Apostolo - «là dove aveva abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia» (Rom. 5, 20).

Noi crediamo in un sol Battesimo istituito da Nostro Signor Gesù Cristo per la remissione dei peccati. Il battesimo deve essere amministrato anche ai bambini che non hanno ancor potuto rendersi colpevoli di alcun peccato personale, affinché essi, nati privi della grazia soprannaturale, rinascano «dall’acqua c dallo Spirito Santo» alla vita divina in Gesù Cristo (Cfr. Dz-Sch. 1514).

Noi crediamo nella Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica, edificata da Gesù Cristo sopra questa pietra, che è Pietro. Essa è il Corpo mistico di Cristo, insieme società visibile, costituita di organi gerarchici, e comunità spirituale; essa è la Chiesa terrestre, Popolo di Dio pellegrinante quaggiù, e la Chiesa ricolma dei beni celesti; essa è il germe e la primizia del Regno di Dio, per mezzo del quale continuano, nella trama della storia umana, l’opera e i dolori della Redenzione, e che aspira al suo compimento perfetto al di là del tempo, nella gloria (Cfr. Lumen gentium, 8 e 5). Nel corso del tempo, il Signore Gesù forma la sua Chiesa mediante i Sacramenti, che emanano dalla sua pienezza (Cfr. Lumen gentium, 7, 11). È con essi che la Chiesa rende i propri membri partecipi del Mistero della Morte e della Resurrezione di Cristo, nella grazia dello Spirito Santo, che le dona vita e azione (Cfr. Sacrosanctum Concilium, 5, 6; Lumen gentium, 7, 12, 50). Essa è dunque santa, pur comprendendo nel suo seno dei peccatori, giacché essa non possiede altra vita se non quella della grazia: appunto vivendo della sua vita, i suoi membri si santificano, come, sottraendosi alla sua vita, cadono nei peccati e nei disordini, che impediscono l’irradiazione della sua santità. Perciò la Chiesa soffre e fa penitenza per tali peccati, da cui peraltro ha il potere di guarire i suoi figli con il Sangue di Cristo ed il dono dello Spirito Santo.

Erede delle promesse divine e figlia di Abramo secondo lo spirito, per mezzo di quell’Israele di cui custodisce con amore le Scritture e venera i Patriarchi e i Profeti; fondata sugli Apostoli e trasmettitrice, di secolo in secolo, della loro parola sempre viva e dei loro poteri di Pastori nel Successore di Pietro e nei Vescovi in comunione con lui; costantemente assistita dallo Spirito Santo, la Chiesa ha la missione di custodire, insegnare, spiegare e diffondere la verità, che Dio ha manifestato in una maniera ancora velata per mezzo dei Profeti e pienamente per mezzo del Signore Gesù. Noi crediamo tutto ciò che è contenuto nella Parola di Dio, scritta o tramandata, e che la Chiesa propone a credere come divinamente rivelata sia con un giudizio solenne, sia con il magistero ordinario e universale (Cfr. Dz-Sch. 3011). Noi crediamo nell’infallibilità, di cui fruisce il Successore di Pietro, quando insegna ex cathedra come Pastore e Dottore di tutti i fedeli (Cfr. Dz.-Sch. 3074), e di cui è dotato altresì il Collegio dei vescovi, quando esercita con lui il magistero supremo (Cfr. Lumen gentium, 25).

Noi crediamo che la Chiesa, che Gesù ha fondato e per la quale ha pregato, è indefettibilmente una nella fede, nel culto e nel vincolo della comunione gerarchica. Nel seno di questa Chiesa, sia la ricca varietà dei riti liturgici, sia la legittima diversità dei patrimoni teologici e spirituali e delle discipline particolari lungi dal nuocere alla sua unità, la mettono in maggiore evidenza (Cfr. Lumen gentium, 23; cfr. Orientalium Ecclesiarum, 2, 3, 5, 6).

Riconoscendo poi, al di fuori dell’organismo della Chiesa di Cristo, l’esistenza di numerosi elementi di verità e di santificazione che le appartengono in proprio e tendono all’unità cattolica (Cfr. Lumen gentium, 8), e credendo alla azione dello Spirito Santo che nel cuore dei discepoli di Cristo suscita l’amore per tale unità (Cfr. Lumen gentium, 15), Noi nutriamo speranza che i cristiani, i quali non sono ancora nella piena comunione con l’unica Chiesa, si riuniranno un giorno in un solo gregge con un solo Pastore.

Noi crediamo che la Chiesa è necessaria alla salvezza, perché Cristo, che è il solo Mediatore e la sola via di salvezza, si rende presente per noi nel suo Corpo, che è la Chiesa (Cfr. Lumen gentium, 14). Ma il disegno divino della salvezza abbraccia tutti gli uomini: e coloro che, senza propria colpa, ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, ma cercano sinceramente Dio e sotto l’influsso della sua grazia si sforzano di compiere la sua volontà riconosciuta nei dettami della loro coscienza, anch’essi, in un numero che Dio solo conosce, possono conseguire la salvezza (Cfr. Lumen gentium, 16).

Noi crediamo che la Messa, celebrata dal Sacerdote che rappresenta la persona di Cristo in virtù del potere ricevuto nel sacramento dell’Ordine, e da lui offerta nel nome di Cristo e dei membri del suo Corpo mistico, è il Sacrificio del Calvario reso sacramentalmente presente sui nostri altari. Noi crediamo che, come il pane e il vino consacrati dal Signore nell’ultima Cena sono stati convertiti nel suo Corpo e nel suo Sangue che di lì a poco sarebbero stati offerti per noi sulla Croce, allo stesso modo il pane e il vino consacrati dal sacerdote sono convertiti nel Corpo e nel Sangue di Cristo gloriosamente regnante nel Cielo; e crediamo che la misteriosa presenza del Signore, sotto quello che continua ad apparire come prima ai nostri sensi, è una presenza vera, reale e sostanziale (Cfr. Dz.-Sch. 1651).

Pertanto Cristo non può essere presente in questo Sacramento se non mediante la conversione nel suo Corpo della realtà stessa del pane e mediante la conversione nel suo Sangue della realtà stessa del vino, mentre rimangono immutate soltanto le proprietà del pane e del vino percepite dai nostri sensi. Tale conversione misteriosa è chiamata dalla Chiesa, in maniera assai appropriata, transustanziazione. Ogni spiegazione teologica, che tenti di penetrare in qualche modo questo mistero, per essere in accordo con la fede cattolica deve mantenere fermo che nella realtà obiettiva, indipendentemente dal nostro spirito, il pane e il vino han cessato di esistere dopo la consacrazione, sicché da quel momento sono il Corpo e il Sangue adorabili del Signore Gesù ad esser realmente dinanzi a noi sotto le specie sacramentali del pane e del vino (Cfr. Dz-Sch. 1642, 1651-1654; Pauli VI, Litt. Enc. Mysterium Fidei), proprio come il Signore ha voluto, per donarsi a noi in nutrimento e per associarci all’unità del suo Corpo Mistico (Cfr. S. Th. III, 73, 3).

L’unica ed indivisibile esistenza del Signore glorioso nel Cielo non è moltiplicata, ma è resa presente dal Sacramento nei numerosi luoghi della terra dove si celebra la Messa. Dopo il Sacrificio, tale esistenza rimane presente nel Santo Sacramento, che è, nel tabernacolo, il cuore vivente di ciascuna delle nostre chiese. Ed è per noi un dovere dolcissimo onorare e adorare nell’Ostia santa, che vedono i nostri occhi, il Verbo Incarnato, che essi non possono vedere e che, senza lasciare il Cielo, si è reso presente dinanzi a noi.

Noi confessiamo che il Regno di Dio, cominciato quaggiù nella Chiesa di Cristo, non è di questo mondo, la cui figura passa; e che la sua vera crescita non può esser confusa con il progresso della civiltà, della scienza e della tecnica umane, ma consiste nel conoscere sempre più profondamente le imperscrutabili ricchezze di Cristo, nello sperare sempre più fortemente i beni eterni, nel rispondere sempre più ardentemente all’amore di Dio, e nel dispensare sempre più abbondantemente la grazia e la santità tra gli uomini. Ma è questo stesso amore che porta la Chiesa a preoccuparsi costantemente del vero bene temporale degli uomini. Mentre non cessa di ricordare ai suoi figli che essi non hanno quaggiù stabile dimora, essa li spinge anche a contribuire - ciascuno secondo la propria vocazione ed i propri mezzi - al bene della loro città terrena, a promuovere la giustizia, la pace e la fratellanza tra gli uomini, a prodigare il loro aiuto ai propri fratelli, soprattutto ai più poveri e ai più bisognosi. L’intensa sollecitudine della Chiesa, Sposa di Cristo, per le necessità degli uomini, per le loro gioie e le loro speranze, i loro sforzi e i loro travagli, non è quindi altra cosa che il suo grande desiderio di esser loro presente per illuminarli con la luce di Cristo e adunarli tutti in Lui, unico loro Salvatore. Tale sollecitudine non può mai significare che la Chiesa conformi se stessa alle cose di questo mondo, o che diminuisca l’ardore dell’attesa del suo Signore e del Regno eterno.

Noi crediamo nella vita eterna. Noi crediamo che le anime di tutti coloro che muoiono nella grazia di Cristo, sia che debbano ancora esser purificate nel Purgatorio, sia che dal momento in cui lasciano il proprio corpo siano accolte da Gesù in Paradiso, come Egli fece per il Buon Ladrone, costituiscono il Popolo di Dio nell’aldilà della morte, la quale sarà definitivamente sconfitta nel giorno della Resurrezione, quando queste anime saranno riunite ai propri corpi.

Noi crediamo che la moltitudine delle anime, che sono riunite intorno a Gesù ed a Maria in Paradiso, forma la Chiesa del Cielo, dove esse nella beatitudine eterna vedono Dio così com’è (Cfr. 1 Io. 3, 2; Dz.-Sch. 1000) e dove sono anche associate, in diversi gradi, con i santi Angeli al governo divino esercitato da Cristo glorioso, intercedendo per noi ed aiutando la nostra debolezza con la loro fraterna sollecitudine (Cfr. Lumen gentium, 49).

Noi crediamo alla comunione tra tutti i fedeli di Cristo, di coloro che sono pellegrini su questa terra, dei defunti che compiono la propria purificazione e dei beati del Cielo, i quali tutti insieme formano una sola Chiesa; noi crediamo che in questa comunione l’amore misericordioso di Dio e dei suoi Santi ascolta costantemente le nostre preghiere, secondo- la parola di Gesù: Chiedete e riceverete (Cfr. Luc. 10, 9-10; Io. 16, 24). E con la fede e nella speranza, noi attendiamo la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.

Sia benedetto Dio Santo, Santo, Santo. Amen.

*Insegnamenti di Paolo VI, vol. VI, 1968, pp. 300-310.

lunedì 18 giugno 2012

Il Cardinale Tarcisio Bertone : la Chiesa è una roccia che resiste alle burrasche



BERTONE: SI CERCA DI DESTABILIZZARE LA CHIESA. MA E' UNA ROCCIA CHE RESISTE ALLE BURRASCHE

18 giugno 2012
Contro la Chiesa è in atto un tentativo di destabilizzazione, messo in atto da giornalisti che giocano a "fare l'imitazione di Dan Brown". Lo ha detto, in un'intervista a Famiglia Cristiana, il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano.
"È evidente quanto la Chiesa sia una roccia che resiste alle burrasche. E un punto di riferimento inequivocabile per innumerevoli persone e istituzioni in tutto il mondo. Per questo si cerca di destabilizzarla", ha detto Bertone, dopo l'arresto del maggiordomo del Papa Paolo Gabriele -- accusato del possesso di documenti privati di Benedetto XVI -- e la pubblicazione del libro di Gianluigi Nuzzi "Sua Santità" che raccoglie molti documenti privati sottratti dall'appartamento papale.

"In effetti molti giornalisti giocano a fare l'imitazione di Dan Brown (l'autore del "Codice da Vinci"). Si continua a inventare favole o a riproporre leggende", ha aggiunto Bertone, negando lotte interne al Vaticano. "Il Santo Padre ha provato dolore non soltanto per il tradimento di una persona di famiglia e perché sono stati trafugati dei documenti, ma anche perché la normale e legittima dialettica che deve esistere nella Chiesa assume il volto di una contrapposizione che sembra voler dividere fra amici e nemici. Il Papa stesso ci ha chiesto più volte, in maniera accorata, una spiegazione sulle motivazioni del gesto di Paolo Gabriele, da lui amato come un figlio".

"Ho vissuto un clima totalmente diverso dalle meschinità e dalle menzogne propalate in questi mesi" dalla stampa dopo l'esplodere del caso Vatileaks, ha continuato il cardinale Tarcisio Bertone nell'intervista.

"Personalmente - spiega il porporato -, non ho alcun segnale di coinvolgimento di cardinali o di lotte fra
personalità ecclesiastiche per la conquista di un fantomatico potere. Come ha detto anche il cardinale Sodano, nell'intervista all'Osservatore Romano, è logico che, discutendo nelle varie riunioni, ci possa essere diversità di opinioni. Lo documentano i verbali, dove si indicano le ipotesi proposte e i numeri di quanti concordano sulle singole opzioni. Il tutto, poi, viene inviato al Papa affinché, dopo matura riflessione e preghiera con l'assistenza dello Spirito Santo, possa trarre le conclusioni e stabilire il da farsi. La dialettica del confronto è una tradizione della Chiesa sin dal tempo degli apostoli, che certamente non si tiravano indietro nel sostenere le proprie idee. Senza, tuttavia, sbranarsi a vicenda, ma riconoscendo sempre il primato di Pietro".

Il segretario di Stato vaticano ammette che "ci troviamo in un momento faticoso. Nessuno di noi intende nascondere le ombre e i difetti della Chiesa. Il Santo Padre continua a invitarci tutti, a cominciare da quanti rivestono ruoli di responsabilità, alla conversione della vita. Non solo purificando i nostri comportamenti, ma anche aumentando la nostra dedizione alla causa del bene".

Per il porporato, è necessario "recuperare il senso della ricerca della verità. E anche il senso della proporzione dei fatti, soppesandone la reale consistenza". Bertone sottolinea che "la Chiesa, nel frattempo, continua ad andare avanti nel proprio luminoso cammino. Da una parte, annuncia la verità e i princìpi che hanno trasformato la storia di tanti Paesi e di tante popolazioni. Dall'altra, promuove un volume immenso di attività caritative, a sfondo socio-assistenziale ed educativo.


( Foto : Il Card.Bertone in visita a Macerata )

AGGIORNAMENTO DEL 2 LUGLIO 2012
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/letters/2012/documents/hf_ben-xvi_let_20120702_cardinale-bertone_it.html

LETTERA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
ALL’EM.MO CARD. TARCISIO BERTONE, SEGRETARIO DI STATO

Al Venerato e Caro Fratello
il Signor Cardinale Tarcisio Bertone
Alla vigilia della partenza per il soggiorno estivo a Castel Gandolfo, desidero esprimerLe profonda riconoscenza per la Sua discreta vicinanza e per il Suo illuminato consiglio, che ho trovato di particolare aiuto in questi ultimi mesi.
Avendo notato con rammarico le ingiuste critiche levatesi verso la Sua persona, intendo rinnovarLe l’attestazione della mia personale fiducia, che già ebbi modo di manifestarLe con la Lettera del 15 gennaio 2010, il cui contenuto rimane per me immutato.
Nell’affidare il Suo ministero alla materna intercessione della Beata Vergine Maria, Aiuto dei Cristiani, e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, mi è gradito inviarLe, insieme con il fraterno saluto, la Benedizione Apostolica, in pegno di ogni desiderato bene.
Dal Vaticano, 2 luglio 2012.

BENEDICTUS PP. XVI
        

martedì 12 giugno 2012

MITICO " SI, SI, NO, NO " ! UNA BELLISSIMA RIFLESSIONE DA INCORNICIARE !



“Mitico” Si, si, no, no ! Frequentavo il Ginnasio quando un pio, giovane e coraggioso Sacerdote di Macerata mi regalò una copia  di Si, si,no, no dicendomi di meditarlo attentamente.
Fece la stessa cosa con altri uno dei quali il quale, lo seppi poi, da allora non smise, fino alla morte, di assistere devotissimamente alla Santa Messa nell’antico rito tridentino.
Il Sacerdote fece anche un’offerta ( a nome mio) alla rivista perché io potessi ricevere il Quindicinale Cattolico, fondato dal teologo Don Francesco Maria Putti.
Da allora, pensate quanti anni fa … non ho mai smesso di leggere Si,si,no,no che puntualmente mi arriva anche se, a causa della mia sbadataggine, da diversi anni non invio l’offerta alle Reverende Suore che ne curano la pubblicazione.
Mitica pubblicazione !
Attento solo agli avvenimenti ecclesiali e all'analisi delle malefatte teologiche e/o ecclesiali il Quindicinale non è mai sceso a fare pettegolezzi  nei confronti dei Consacrati e delle loro debolezze umane. 
Si,si,no.no , secondo fonti ben informate dentro le Sacre Mura, è regolarmente letto  da Alti Prelati vaticani che, in diverse occasioni,  hanno tremato leggendo gli articoli sempre scritti con assoluta e intransigente lealtà.
Il Quindicinale ha riservato le sue attenzioni editoriali alle più assurde scelleratezze con cui gli uomini di Chiesa dopo il Sacrosanto Concilio Vaticano II hanno flagellato e offeso la Mistica Sposa di Cristo.
Io conservo la serie, dagli anni del mio ginnasio, di Si,si,no,no fatta eccezione di diversi numeri che mi furono richiesti, in gran segreto, da alcuni Vescovi, a ridosso di alcuni grandi avvenimenti ecclesiali, e non mi sono stati più restituiti, come costume degli ecclesiastici.
Si debbono tessere grandi e riconoscenti elogi a questo validissimo sussidio spirituale per la nostra vacillante fede che vien resa ancor più traballante dall’evidente mancanza di fede e di devozione di tanti Consacrati.
Su Internet possiamo leggere , nella versione
on line, questo stimato foglio “antimodernista” che raccomando soprattutto alle nuove generazioni di cattolici.
Andrea Carradori


DA SI , SI , NO, NO, ( nella forma cartacea ) ANNO XXVIII, n.9 HO SCANNERIZZATO QUESTA RIFLESSIONE (pagine 2 e 3) :

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Caro sì sì no no,
ascolta questa che è stata raccontata a me.
Un venerdì di quest'ultima quaresima, un buon parroco che crede ancora in Dio e nel Figlio Suo Gesù Cristo e nello Spirito Santo, qui ab utroque procedit, dopo la S. Messa delle nove in parrocchia, aveva iniziato la via Crucis con i suoi fedeli, un gruppo di donne, qualche bravo ometto e il sacrista. Giunti alla 3a stazione - la prima caduta di Gesù sotto la croce - arrivò trafelata la perpetua a dire al parroco che il tal dei tali era in fin di vita e che voleva subito il prete al suo capezzale. Il parroco interruppe la funzione, spiegando il perché, ma disse al sacrista: "Continua tu a dirigere la via Crucis; fa' quello che puoi, farò presto".
Ma il parroco rimase fuori molto tempo e, quando tornò, pensava che i suoi buoni fedeli, guidati dal sacrista nel pio esercizio della meditazione della passione del Signore, avessero finito da tempo e se ne fossero andati a casa. Invece, giunto sulla porta della Chiesa, sentì il suo sacrista che annunziava "la 27ma stazione: Gesù perseguitato a morte nei cristiani martiri dell'Unione sovietica". Esterrefatto, rimase ad ascoltare, prima di farsi vedere. Ebbene, il sacrista spiegava la "stazione" e poi cantava: "Adoramus Te, Christe, et benedicimus tibi, con quel che segue e poi "Santa Madre, deh voi fate..." e tutto il resto.
"Ohibò! - esclamò da solo - come ha fatto il mio sacrista ad avere un'idea così per prolungare la pre-ghiera?". Poi si infuriò: "Ma questo è contro il dialogo, anzi contro 1' ecumenismo, contro la bontà che dobbiamo avere con tutti. Vado ad interrompere subito questo abuso!". Ma ecco che già il sacrista annunciava: "La 28" stazione: Gesù dimenticato, oscurato e rinnegato da troppi preti dopo il concilio vaticano secondo".
Per poco il "don" stava per avere un infarto: era il colmo; che il suo sacrista osasse dire un'enormità simile mai l'avrebbe immaginato.
E poi che scandalo aveva provocato tra i suoi fedeli!
Stava per piombargli addosso, quando sentì il buon uomo che spiegava alla sua gente:
«Ma non abbiate paura, amici, perché neppure i preti riusciranno a eliminare Nostro Signore.
Lui è sempre il Vincitore che dice l'ultima parola su tutto. Ora noi lo preghiamo Gesù buono, e preghiamo la Madonna, e nostra Madre, così: "E mostraci, dopo questo concilio, Gesù il frutto benedetto del tuo seno, o Clemente, O dolce Vergine Maria"». parroco entrò in chiesa come fulmine:
"Ma cosa dici, disgraziato? Ti rendi conto della bestialità hai detto?".
"Signor Prevosto, lei mi ha detto di continuare la Via Crucis finché fosse di ritorno... e io obbedito.
Le 14 stazioni non bastavano e io che conosco un po' la storia della Chiesa - che è Gesù prolungato nei secoli - ne ho individuato altre 14, tutte vere e reali... e abbiamo pregato pregato per la Chiesa, il corpo mistico di Gesù... e abbiamo riparato".
Il "don" rimase senza parole.
"Già, lei lo sa - continuò il sacrista -che quel che ho detto è vero.
Non può sempre fare il tonto e raccontarci che questa del concilio è del postconcilio è una primavera.
Lei lo sa che avendo persino troppi preti tolto Gesù, il buio più fìtto è sceso sulla terra.
Apra gli occhi, Prevosto, e lo riconosca, che dopo quasi 50 anni è proprio ora di cambiare musica!”.
Non sappiamo come sia finita la giornata.
Il gruppo tornò a casa sua.
A chi mi ha raccontato questa storia, ho risposto che purtroppo la 28a stazione della via Crucis è la più dura, la più difficile da superare, ma, niente paura: i reverendi del si¬nedrio riuscirono a chiudere Gesù crocifisso in una tomba, ma il terzo giorno Lui era più vivo che mai.
Se i preti di oggi, alla scuola di Rahner e soci di eresia e di apostasia, oscurarono
Gesù Cristo per inventarsi una "religione dell'uomo", sappiano che non ci riusciranno.
Conosco dei ragazzi d'oggi, 15, 18, 20 anni, della razza di S. Luigi Gonzaga che vengono a dirmi: "Ma dove lo trovi un Dio come il nostro?
Gesù, l'incarnazione della. Verità e dell'Amore, Gesù morto in croce per nostro amore, Gesù vivo nella SS.ma Eucaristia, suo sacrifìcio perenne e nostro Pane di vita!". 
Certamente, è Lui, che, appeso al patibolo più infame, continua ad attrarre a Sé la gioventù e l'amore.
Comunque, è stato bravissimo quel sacrista, più di un "teologo" e di molti sedicenti teologi messi insieme.
I "modernacci" non sono riusciti a contarla a tutti! Evviva!

Lettera firmata

mercoledì 6 giugno 2012

LA FUNZIONE “MEDICINALE” DELLA CHIESA



Se si ama davvero il Papa e si riconosce la Sede Apostolica come il luogo da cui Pietro esercita il suo primato universale sulla Chiesa Cattolica , non si può non prendere le distanze dalle idee, dai comportamenti e da quel tipo di articoli estremisti e distruttivi che di fatto cercano di frantumare  il Magistero della Chiesa e l'unità dei credenti.
Benedetto XVI è sempre benignamente paterno.
Il Papa parla di “comunione spirituale “ anche a chi ha sofferto a causa di una promessa mancata e non ha la forza di vivere il resto della vita in solitudine .
Un dolore che può offrire in comunione al sacrificio di Gesù in croce, per la salvezza propria e dei fratelli. 
Anche questa è comunione.
Piena, senza rivendicazioni sindacali.
E con un gusto che se possibile sarà ancora più bello: anelare a Cristo, comunicandosi spiritualmente a Lui, adorandoLo, servendoLo, rendendogli grazie per il dono della vita.
L’ intervento del Santo Padre, ispirato dallo Spirito Santo, ci conferma nella dottrina di N.S. Gesù Cristo!
Il nesso tra il sacramento del matrimonio che i due sposi si conferiscono e il dono definitivo del Cristo al Suo Corpo, la Chiesa, è talmente intimo che il primo è icona del secondo che lo garantisce e che si realizza pienamente nel Sacrificio della Croce e dell’Altare.
La pastorale suggerita dal Santo Padre è delicata e realistica: i nostri fratelli, separati e tal volta civilmente risposati, fanno parte della Chiesa che soffre ma per i quali Cristo stesso è venuto: anche se, rimanendo in quello stato, non possono più ricevere l’assoluzione e la Santa Comunione ad essi vanno applicati i meriti del Cristo e quelli, di nessun valore, nostri in unione ai Suoi.
«I Vescovi sono ben consapevoli del dolore, della sofferenza e delle lacerazioni che tanti vivono», ha affermato il cardinale Scola. «E il Papa l’ha rimarcato e ripreso con grande forza. Sono una parte viva delle nostre comunità e possono partecipare alla vita della Chiesa con diverse modalità, anche se non possono accostarsi al sacramento».
Benedetto XVI si riferiva al valore della comunione spirituale, di cui già parlava San Tommaso e che S. Alfonso Maria de Liguori ha espresso bene in una preghiera.
Il cardinale Scola spera che «nelle nostre comunità e parrocchie cerchiamo tutti insieme di favorire la comprensione, con S. Alfonso de’ Liguori ha lasciato questa formula, insegnata a generazioni di cristiani: “Gesù mio, credo che voi siete nel SS. Sacramento. Vi amo sopra ogni cosa. Vi desidero nell’anima mia. Giacché ora non posso ricevervi sacramentalmente, venite almeno spiritualmente nel mio cuore… Come già venuto, Vi abbraccio e tutto mi unisco a Voi. Non permettete che io mi abbia mai a separare da voi”.
E’ un’unione di spirito, ma VERA, come è reale una lettera o una telefonata tra innamorati che non possono vedersi.
Viene da pensare, nello struggente ricordo, alle famiglie allora tragicamente separate dal muro di Berlino, ai Sacerdoti incarcerati una vita dai regimi, alla gente così povera da non potersi pagare un viaggio e che alimenta legami sensibilissimi con chi non può essere lì, “perché la anima vive più dove ama che dove vive” (S. Giovanni della Croce).
Il desiderio di fare una comunione spirituale si fonda sulla fede nella Presenza Reale di Gesù nel pane e nel vino consacrati.
Ma non opera quell’avanzare verso le specie eucaristiche, nel mezzo dei fratelli, alla luce del Vangelo e nella consapevolezza delle prescrizioni della Chiesa, che configurerebbe una disobbedienza comunitaria, che svaluta innanzitutto il valore del sacramento del matrimonio (sacramento contratto pubblicamente e non privatamente) e poi quello dell’Eucaristia come comunione pubblica (perchè nel segreto del cuore il Signore sa del nostro amore e ve lo contraccambia con abbondanza).
Ecco perchè la Comunione spirituale è particolarmente indicata durante la Santa Messa, essendo la Messa un’offerta della nostra vita, così come è, tanto da impedire di accostarsi fisicamente al Santissimo Sacramento (e quanti abusiamo della facoltà di farlo, in assenza di una adeguata frequenza alla Confessione, pur disponendone)
Una riflessione simile sul sito dei “piccoli figli della luce” che cita anche S. Caterina.
La Santa temeva che la Comunione spirituale non avesse nessun valore rispetto alla Comunione sacramentale. Gesù in visione le apparve con due calici in mano, e le disse: “In questo calice d’oro metto le tue Comunioni sacramentali; in questo calice d’argento metto le tue Comunioni spirituali. Questi due calici mi sono tanto graditi”.
E a S. Margherita Maria Alacoque, molto assidua a chiamare Gesù nel Tabernacolo, una volta Gesù disse: “Mi è talmente caro il desiderio di un’anima di ricevermi, che lo mi precipito in essa ogni volta che mi chiama con i suoi desideri”.
La Comunione spirituale soddisfa almeno in parte a quell’ansia di essere sempre “uno” con chi si ama. Gesù stesso ha detto: “Rimanete in Me e io rimarrò in voi” (Giov. 15, 4). E la Comunione spirituale aiuta a restare uniti a Gesù, sebbene lontani dalla sua dimora.
C’è da augurarsi che tanti santi confessori, educatori e catechisti la insegnino.
Confermando così la funzione “medicinale” della Chiesa».

Libera rielaborazione di scritti vari dal blog : Sacri Palazzi, di Andrea Tornielli

Inno alla Chiesa di Cristo

I tuoi servi portano vesti che non invecchiano
e il tuo linguaggio è come il metallo delle tue campane.
Le tue preghiere sono come querce millenarie
e i tuoi salmi hanno il respiro dei mari.
La tua dottrina è come fortezza su monti invincibili.
Quando tu accogli voti, essi risuonano fino alla fine dei tempi
e quando benedici costruisci dimore in cielo.
Le tue consacrazioni sono come grandi segni di fuoco sulla fronte,
nessuno può rimuoverle.
Perché la misura della tua fedeltà non è la fedeltà umana
e la misura dei tuoi anni non comprende autunno.
Tu sei come una fiamma costante sopra ceneri vorticose.
Tu sei come una torre in mezzo ad acque che scorrono.
Perciò tu taci così profondamente quando i giorni rumoreggiano,
perché alla sera essi cadono sempre sotto la tua misericordia.
Tu sei colei che prega sulle tombe!
Dove oggi fiorisce un giardino,
domani c'è una selva e dove prima abita un popolo,
in una notte dimora la rovina.
Tu sei l'unico segno dell'eterno su questa terra:
quello che tu non trasformi,
lo cambia la morte.
(G. von Le Fort, Inni alla Chiesa).