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giovedì 7 giugno 2012

BENEDETTO XVI : OMELIA ( MONUMENTALE) NELLA FESTA DEL CORPUS DOMINI 2012. AD PERPETUAM REI MEMORIAM !



OMELIA DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
Basilica di San Giovanni in Laterano
Giovedì, 7 giugno 2012

Cari fratelli e sorelle!
Questa sera vorrei meditare con voi su due aspetti, tra loro connessi, del Mistero eucaristico: il culto dell’Eucaristia e la sua sacralità.
E’ importante riprenderli in considerazione per preservarli da visioni non complete del Mistero stesso, come quelle che si sono riscontrate nel recente passato.
Anzitutto, una riflessione sul valore del culto eucaristico, in particolare dell’adorazione del Santissimo Sacramento.
E’ l’esperienza che anche questa sera noi vivremo dopo la Messa, prima della processione, durante il suo svolgimento e al suo termine.
Una interpretazione unilaterale del Concilio Vaticano II aveva penalizzato questa dimensione, restringendo in pratica l’Eucaristia al momento celebrativo. In effetti, è stato molto importante riconoscere la centralità della celebrazione, in cui il Signore convoca il suo popolo, lo raduna intorno alla duplice mensa della Parola e del Pane di vita, lo nutre e lo unisce a Sé nell’offerta del Sacrificio.
Questa valorizzazione dell’assemblea liturgica, in cui il Signore opera e realizza il suo mistero di comunione, rimane ovviamente valida, ma essa va ricollocata nel giusto equilibrio. In effetti – come spesso avviene – per sottolineare un aspetto si finisce per sacrificarne un altro. In questo caso, l’accentuazione giusta posta sulla celebrazione dell’Eucaristia è andata a scapito dell’adorazione, come atto di fede e di preghiera rivolto al Signore Gesù, realmente presente nel Sacramento dell’altare.
Questo sbilanciamento ha avuto ripercussioni anche sulla vita spirituale dei fedeli.
Infatti, concentrando tutto il rapporto con Gesù Eucaristia nel solo momento della Santa Messa, si rischia di svuotare della sua presenza il resto del tempo e dello spazio esistenziali.
E così si percepisce meno il senso della presenza costante di Gesù in mezzo a noi e con noi, una presenza concreta, vicina, tra le nostre case, come «Cuore pulsante» della città, del paese, del territorio con le sue varie espressioni e attività. Il Sacramento della Carità di Cristo deve permeare tutta la vita quotidiana. In realtà, è sbagliato contrapporre la celebrazione e l’adorazione, come se fossero in concorrenza l’una con l’altra.
E’ proprio il contrario: il culto del Santissimo Sacramento costituisce come l’«ambiente» spirituale entro il quale la comunità può celebrare bene e in verità l’Eucaristia. Solo se è preceduta, accompagnata e seguita da questo atteggiamento interiore di fede e di adorazione, l’azione liturgica può esprimere il suo pieno significato e valore.
L’incontro con Gesù nella Santa Messa si attua veramente e pienamente quando la comunità è in grado di riconoscere che Egli, nel Sacramento, abita la sua casa, ci attende, ci invita alla sua mensa, e poi, dopo che l’assemblea si è sciolta, rimane con noi, con la sua presenza discreta e silenziosa, e ci accompagna con la sua intercessione, continuando a raccogliere i nostri sacrifici spirituali e ad offrirli al Padre.
A questo proposito, mi piace sottolineare l’esperienza che vivremo anche stasera insieme.
Nel momento dell’adorazione, noi siamo tutti sullo stesso piano, in ginocchio davanti al Sacramento dell’Amore.
Il sacerdozio comune e quello ministeriale si trovano accomunati nel culto eucaristico.
E’ un’esperienza molto bella e significativa, che abbiamo vissuto diverse volte nella Basilica di San Pietro, e anche nelle indimenticabili veglie con i giovani – ricordo ad esempio quelle di Colonia, Londra, Zagabria, Madrid.
E’ evidente a tutti che questi momenti di veglia eucaristica preparano la celebrazione della Santa Messa, preparano i cuori all’incontro, così che questo risulta anche più fruttuoso.
Stare tutti in silenzio prolungato davanti al Signore presente nel suo Sacramento, è una delle esperienze più autentiche del nostro essere Chiesa, che si accompagna in modo complementare con quella di celebrare l’Eucaristia, ascoltando la Parola di Dio, cantando, accostandosi insieme alla mensa del Pane di vita. Comunione e contemplazione non si possono separare, vanno insieme.
Per comunicare veramente con un’altra persona devo conoscerla, saper stare in silenzio vicino a lei, ascoltarla, guardarla con amore. Il vero amore e la vera amicizia vivono sempre di questa reciprocità di sguardi, di silenzi intensi, eloquenti, pieni di rispetto e di venerazione, così che l’incontro sia vissuto profondamente, in modo personale e non superficiale.
E purtroppo, se manca questa dimensione, anche la stessa comunione sacramentale può diventare, da parte nostra, un gesto superficiale. Invece, nella vera comunione, preparata dal colloquio della preghiera e della vita, noi possiamo dire al Signore parole di confidenza, come quelle risuonate poco fa nel Salmo responsoriale: «Io sono tuo servo, figlio della tua schiava: / tu hai spezzato le mie catene. / A te offrirò un sacrificio di ringraziamento / e invocherò il nome del Signore» (Sal 115,16-17). Ora vorrei passare brevemente al secondo aspetto: la sacralità dell’Eucaristia.
Anche qui abbiamo risentito nel passato recente di un certo fraintendimento del messaggio autentico della Sacra Scrittura.
La novità cristiana riguardo al culto è stata influenzata da una certa mentalità secolaristica degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. E’ vero, e rimane sempre valido, che il centro del culto ormai non sta più nei riti e nei sacrifici antichi, ma in Cristo stesso, nella sua persona, nella sua vita, nel suo mistero pasquale. E tuttavia da questa novità fondamentale non si deve concludere che il sacro non esista più, ma che esso ha trovato il suo compimento in Gesù Cristo, Amore divino incarnato.
La Lettera agli Ebrei, che abbiamo ascoltato questa sera nella seconda Lettura, ci parla proprio della novità del sacerdozio di Cristo, «sommo sacerdote dei beni futuri» (Eb 9,11), ma non dice che il sacerdozio sia finito.
Cristo «è mediatore di un’alleanza nuova» (Eb 9,15), stabilita nel suo sangue, che purifica «la nostra coscienza dalle opere di morte» (Eb 9,14). Egli non ha abolito il sacro, ma lo ha portato a compimento, inaugurando un nuovo culto, che è sì pienamente spirituale, ma che tuttavia, finché siamo in cammino nel tempo, si serve ancora di segni e di riti, che verranno meno solo alla fine, nella Gerusalemme celeste, dove non ci sarà più alcun tempio (cfr Ap 21,22).
Grazie a Cristo, la sacralità è più vera, più intensa, e, come avviene per i comandamenti, anche più esigente!
Non basta l’osservanza rituale, ma si richiede la purificazione del cuore e il coinvolgimento della vita.
Mi piace anche sottolineare che il sacro ha una funzione educativa, e la sua scomparsa inevitabilmente impoverisce la cultura, in particolare la formazione delle nuove generazioni.
Se, per esempio, in nome di una fede secolarizzata e non più bisognosa di segni sacri, venisse abolita questa processione cittadina del Corpus Domini, il profilo spirituale di Roma risulterebbe «appiattito», e la nostra coscienza personale e comunitaria ne resterebbe indebolita.
Oppure pensiamo a una mamma e a un papà che, in nome di una fede desacralizzata, privassero i loro figli di ogni ritualità religiosa: in realtà finirebbero per lasciare campo libero ai tanti surrogati presenti nella società dei consumi, ad altri riti e altri segni, che più facilmente potrebbero diventare idoli. Dio, nostro Padre, non ha fatto così con l’umanità: ha mandato il suo Figlio nel mondo non per abolire, ma per dare il compimento anche al sacro.
Al culmine di questa missione, nell’Ultima Cena, Gesù istituì il Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue, il Memoriale del suo Sacrificio pasquale. Così facendo Egli pose se stesso al posto dei sacrifici antichi, ma lo fece all’interno di un rito, che comandò agli Apostoli di perpetuare, quale segno supremo del vero Sacro, che è Lui stesso.
Con questa fede, cari fratelli e sorelle, noi celebriamo oggi e ogni giorno il Mistero eucaristico e lo adoriamo quale centro della nostra vita e cuore del mondo. Amen.

martedì 5 giugno 2012

Benedetto XVI : le lezioni di bella Liturgia. I Vescovi che voto meritano?



L'effetto del Gregoriano, un esempio dalla Messa del Papa a Milano
Una folla enorme assiepata attorno al "palco" allestito come un gigantesco abside basilicale e il canto dell'introito gregoriano accarezza le menti di tutti. 
Non esalta una "massa" a ritmare canzoni con battimani, non spinge a seguire il "beat", eppure unisce veramente le anime in una sola assemblea orante, radunata dalla Trinità, che viene invocata attraverso le voci della Schola. 
Fulvio Rampi e i suoi magnifici Cantori Gregoriani fanno ciò che devono: offrire il proprio ministero dell'intepretazione canora alla Parola ispirata che, per mezzo di loro, viene donata come preghiera e riverbera in tutti i presenti, segnando un'atmosfera sacra, costruendo una cattedrale spirituale lì dove poco prima c'era solo un prato formicolante di persone. 
La melodia e le parole, fuse nel canto gregoriano, pongono quiete nella folla elettrizzata e festante per la presenza del Papa, le bandiere sventolanti si fermano, gli striscioni si ripiegano, si apre una porta sul Mistero. Il Canto gregoriano, come suo principale effetto - e lo si vede bene nella celebrazione milanese di domenica scorsa - ha il merito di impedire che i sentimenti soggettivi abbiano il sopravvento, che si crei intorno alla persona del Pontefice la tensione tipica da concerto di una pop-star. 
No, il centro è il Signore: e il canto Gregoriano - che estranea dalla situazione presente, per trasportarti al cospetto della maestà divina - è lì per fare il suo dovere. 
Papa Benedetto lo sa, e per questo insiste per averlo: anche all'aperto, in mezzo al prato, anche con un milione di fedeli venuti apposta per lui.
 E lui cerca di portarli a Gesù. Anche con la musica.

Testo preso da: L'effetto del Gregoriano, un esempio dalla Messa del Papa a Milano http://www.cantualeantonianum.com/2012/06/leffetto-del-gregoriano-un-esempio.html#ixzz1wvHoHnp2
http://www.cantualeantonianum.com

mercoledì 23 maggio 2012

Le norme del Vaticano sulle apparizioni, aggiornato al 29 maggio 2012 ( VIS)


Un documento molto importante sul tema elaborato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede
Andrés Beltramo Alvarez
Città del Vaticano

Visioni, rivelazioni e messaggi divini. La storia della Chiesa è piena di eventi mistici. Dalle apparizioni di Fatima e Lourdes, cioè delle manifestazioni terrene della Madonna riconosciute dall’autorità del Papa, vescovi e teologi di tutto il mondo hanno dovuto affrontare molteplici fenomeni soprannaturali. E la domanda è sempre la stessa: come giudicare se sono veri? La risposta ce l’ha il Vaticano e si prepara a metterla a disposizione di tutti.

Il documento che contiene le chiavi per l’analisi di questi casi s’intitola “Norme sopra il modo di procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni”. Approvato nel 1978 da Papa Paolo VI, il suo contenuto è rimasto riservato solo per prelati e specialisti. Tra l’altro perché l’unica versione ufficiale disponibile era in latino.

Tra pochi giorni, invece, la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicherà le traduzioni dei testi in italiano, spagnolo, tedesco, inglese e francese. Saranno le versioni ufficiali e definitive. 
La Libreria Editrice Vaticana ha già stampato diverse copie e la notizia sarà riportata nel giornale pontificio “L’Osservatore Romano”.

Si tratta di un vademecum sui passi da seguire quando si è in presenza di una possibile apparizione. Diversamente dalla credenza popolare, è sempre il vescovo di ogni luogo che deve studiare, in prima persona, il presunto fenomeno soprannaturale e non il Vaticano. La Sede Apostolica non ha dei periti specializzati o dei ricercatori scientifici, anche se può intervenire in certi casi particolari ed estremi.

Questo nonostante la Curia Romana riceva, ogni anno, diversi faldoni di presunte rivelazioni. Episodi della natura più composita sono inviati alle diocesi. Nei tempi di internet, le notizie di queste visioni si diffondono con velocità tra i fedeli e la facilità di viaggiare favorisce pellegrinaggi spontanei. Questo rappresenta una sfida per le autorità ecclesiastiche.

Una preoccupazione che condivide anche Benedetto XVI, il quale nella sua esortazione apostolica post-sinodale “Verbum Domini” ha riconosciuto la necessità di «aiutare i fedeli nel distinguere bene la parola di Dio delle rivelazioni private», la cui funzione non è quella di completare la rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in un certo periodo storico.

Per identificare la credibilità di un fenomeno straordinario, le norme offrono criteri «positivi» e «negativi». Lo scopo principale è difendere la fede del popolo ed evitare la proliferazione di avocazioni che smentiscono l’insegnamento della Chiesa o che, direttamente, a esso si oppongano.

Una ricerca rigorosa sul presunto fatto è indispensabile per garantire la certezza morale della sua manifestazione. L’equilibrio psichico del «veggente» è una condizione necessaria, così come le sue onestà, rettitudine di vita, sincerità, mansuetudine all’autorità ecclesiastica e capacità per ritornare a una normale vita di fede. Inoltre gli episodi di psicosi o isteria collettiva devono essere esclusi.

Le conversioni da sole non bastano per riconoscere una manifestazione divina, anche se «i frutti spirituali abbondanti e costanti» hanno un loro peso. I messaggi ricevuti dai veggenti devono corrispondere con una dottrina senza errori. Gli elementi di sfiducia costituiscono, ad esempio, un evidente affanno di lucro vincolato con il fatto in questione o degli atti immorali commessi dal soggetto o i suoi seguaci durante o in occasione dello stesso.

Ogni vescovo deve vigilare, informarsi e agire per correggere o prevenire abusi nell’esercizio del culto, per condannare dottrine sbagliate e per evitare il pericolo del falso misticismo. Se si arriva alla certezza di trovarsi di fronte a un episodio divino, il vescovo ha le facoltà di permettere manifestazioni pubbliche di devozione.

La decisione dì pubblicare le norme è stata presa indipendentemente dagli episodi particolari e le sue direttive si applicano in tutti i casi. Ma è anche importante il fatto che saranno pubblicate proprio quando una commissione internazionale creata dal Vaticano studia le presunte apparizioni mariane nel piccolo paesino bosniaco di Medjugorje; un fenomeno di fama mondiale con migliaia di seguaci e accaniti detrattori, sul quale la Santa Sede è disposta a pronunciarsi, secondo dei criteri obiettivi che ora saranno disponibili per tutti i casi di apparizioni.

Tratto da :  http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/apparizioni-mariane-apariciones-mariane-apparition-marians-medjugorje-15293/

AGGIORNAMENTO DEL 29 MAGGIO 2012 (VIS)
 
NORME PER PROCEDERE NEL DISCERNIMENTO DI PRESUNTE APPARIZIONI E RIVELAZIONI
Città del Vaticano, 29 maggio 2012 (VIS)
Di seguito riportiamo estratti del Documento "Norme per procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni" recentemente pubblicato dalla Congregazione per la Dottrina della Sede. Il Documento, approvato da Papa Paolo VI nel 1978, fu emanato nello stesso anno dalla Congregazione. A quel tempo le Norme furono inviate a tutti i Vescovi del mondo senza che si procedesse ad una pubblicazione ufficiale, giacché esse sono indirizzate principalmente ai Presuli.
ORIGINE E CARATTERE DELLE NORME
(...) "1. Oggi, più che in passato, la notizia di apparizioni si diffonde rapidamente tra i fedeli grazie ai mezzi di informazione. Inoltre, la facilità degli spostamenti favorisce e moltiplica i pellegrinaggi. L’Autorità ecclesiastica è perciò chiamata a pronunciarsi in merito senza ritardi.
2. D’altra parte, la mentalità odierna e le esigenze scientifiche e quelle proprie dell’indagine critica rendono più difficile, se non quasi impossibile, emettere con la debita celerità i giudizi che concludevano in passato le inchieste in materia (constat de supernaturalitate, non constat de supernaturalitate). (...)
Quando l’Autorità ecclesiastica venga informata di qualche presunta apparizione o rivelazione, sarà suo compito:
a) in primo luogo, giudicare del fatto secondo criteri positivi e negativi
b) in seguito, se questo esame giunge ad una conclusione favorevole, permettere alcune manifestazioni pubbliche di culto o di devozione, proseguendo nel vigilare su di esse con grande prudenza (ciò equivale alla formula: «pro nunc nihil obstare»);
c) infine, alla luce del tempo trascorso e dell’esperienza, con speciale riguardo alla fecondità dei frutti spirituali generati dalla nuova devozione, esprimere un giudizio de veritate et supernaturalitate, se il caso lo richiede. (in particolare in considerazione dell'abbondanza di frutti spirituali derivanti dalla nuova devozione).
I. CRITERI PER GIUDICARE, ALMENO CON UNA CERTA PROBABILITÀ, DEL CARATTERE DELLE PRESUNTE APPARIZIONI O RIVELAZIONI
"A) Criteri positivi:
a) Certezza morale, o almeno grande probabilità dell’esistenza del fatto, acquisita per mezzo di una seria indagine.
b) Circostanze particolari relative all’esistenza e alla natura del fatto, vale a dire:
1. qualità personali del soggetto o dei soggetti (in particolare, l’equilibrio psichico, l’onestà e la rettitudine della vita morale, la sincerità e la docilità abituale verso l’autorità ecclesiastica, l’attitudine a riprendere un regime normale di vita di fede, ecc.);
2. per quanto riguarda la rivelazione, dottrina teologica e spirituale vera ed esente da errore;
3. sana devozione e frutti spirituali abbondanti e costanti (per esempio, spirito di preghiera, conversioni, testimonianze di carità, ecc.).
B) Criteri negativi:
a) Errore manifesto circa il fatto.
b) Errori dottrinali attribuiti a Dio stesso, o alla Beata Vergine Maria, o a qualche santo nelle loro manifestazioni, tenuto conto tuttavia della possibilità che il soggetto abbia aggiunto – anche inconsciamente –, ad un’autentica rivelazione soprannaturale, elementi puramente umani oppure qualche errore d’ordine naturale.
c) Una ricerca evidente di lucro collegata strettamente al fatto.
d) Atti gravemente immorali compiuti nel momento o in occasione del fatto dal soggetto o dai suoi seguaci.
e) Malattie psichiche o tendenze psicopatiche nel soggetto, che con certezza abbiano esercitato una influenza sul presunto fatto soprannaturale, oppure psicosi, isteria collettiva o altri elementi del genere.
Va notato che questi criteri positivi e negativi sono indicativi e non tassativi e vanno applicati in modo cumulativo ovvero con una qualche loro reciproca convergenza.
II. INTERVENTO DELL'AUTORITÀ ECCLESIASTICA COMPETENTE
1. Se, in occasione del presunto fatto soprannaturale, nascono in modo quasi spontaneo tra i fedeli un culto o una qualche devozione, l’Autorità ecclesiastica competente ha il grave dovere di informarsi con tempestività e di procedere con cura ad un’indagine.
2. L’Autorità ecclesiastica competente può intervenire in base a una legittima richiesta dei fedeli (in comunione con i Pastori e non spinti da spirito settario) per autorizzare e promuovere alcune forme di culto o di devozione se, dopo l’applicazione dei criteri predetti, niente vi si oppone. Si presterà però attenzione a che i fedeli non ritengano questo modo di agire come un’approvazione del carattere soprannaturale del fatto da parte della Chiesa.
3. In ragione del suo compito dottrinale e pastorale, l’Autorità competente può intervenire motu proprio; deve anzi farlo in circostanze gravi, per esempio per correggere o prevenire abusi nell’esercizio del culto e della devozione, per condannare dottrine erronee, per evitare pericoli di un misticismo falso o sconveniente, ecc.
4. Nei casi dubbi, che non presentano alcun rischio per il bene della Chiesa, l’Autorità ecclesiastica competente si asterrà da ogni giudizio e da ogni azione diretta (perché può anche succedere che, dopo un certo periodo di tempo, il presunto fatto soprannaturale cada nell’oblio); non deve però cessare di essere vigile per intervenire, se necessario, con celerità e prudenza.
III. AUTORITÀ COMPETENTI PER INTERVENIRE
1. Spetta innanzitutto all’Ordinario del luogo il compito di vigilare e intervenire.
2. La Conferenza Episcopale regionale o nazionale può intervenire in certi casi.
3. La Sede Apostolica può intervenire, sia su domanda dell’Ordinario stesso, sia di un gruppo qualificato di fedeli, sia anche direttamente in ragione della giurisdizione universale del Sommo Pontefice.
IV. INTERVENTO DELLA SACRA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE
1. a) L’intervento della Sacra Congregazione può essere richiesto sia dall’Ordinario, fatta la propria parte, sia da un gruppo qualificato di fedeli. In questo secondo caso, si presterà attenzione a che il ricorso alla Sacra Congregazione non sia motivato da ragioni sospette (come, per esempio, la volontà di costringere l’Ordinario a modificare le proprie legittime decisioni, a ratificare qualche gruppo settario, ecc.).
b) Spetta alla Sacra Congregazione intervenire motu proprio nei casi più gravi, in particolare quando il fatto coinvolge una consistente parte della Chiesa (...)
2. Spetta alla Sacra Congregazione giudicare e approvare il modo di procedere dell’Ordinario o, se lo ritiene possibile e conveniente, procedere ad un nuovo esame del fatto (...)".


QUI il documento Vaticano del 1978

sabato 19 maggio 2012

LA NASCITA DI UNA FIGLIA DELLA CHIESA : GIOIA E SPERANZA PER TUTTA LA CHIESA

Poco fa mi è arrivato un sms di gioiosa speranza : la nascita di Veronica, Margherita Maria, Mafalda.
Nata in una Famiglia profondamente Cattolica la bimba , che sarà battezzata il prossimo 7 giugno, ha una sorellina ed un fratellino più grandi.
I Genitori sono i promotori della rinascita Cattolica in terra marchigiana : il primo gruppo di fedeli, ecclesiasticamente riconosciuto dalla Diocesi, sbocciato molti anni prima dell’atteso Motu Proprio Summorum Pontificum di Papa Benedetto XVI .
Coerente agli insegnamenti immutabili di Santa Madre Chiesa il gruppo si ciba della Liturgia Tradizionale, traendone  la forza necessaria per il quotidiano “combattimento” contro lo spirito del mondo .
Come vorremmo essere tutti come quella Famiglia e come i componenti di quel gruppo : fioriti  in mezzo ad un arido deserto !
Come vorremmo tutti ricevere il sorriso che Dio e la Madonna Santissima hanno certamente riservato a quei figli : puri , devoti e pii !
Quando verrà il tempo essi diverranno il “sale” che darà sapore al nuovo pane con cui la Divina Provvidenza salverà gli uomini affamati e bloccati nella melma dell’autoesaltazione e del rifiuto di Dio.
Si ! Sono sicuro che quando verrà il tempo quei figli devoti e fedeli saranno coloro che, cresciuti alla luce del Vangelo e del Magistero e rinvigoriti dalla continua azione dello Spirito Santo, riusciranno a sopravvivere alle prove che il Signore riserverà all’umanità per purificarla come oro nel crogiolo.
Per questo meditiamo quanto  Sant'Agostino ha scritto  nel Discorso 15 : “Ma, si dirà, che ci sta a fare la gente cattiva in questo mondo?". Rispondimi tu: nella fornace dell'orefice la paglia che ci sta a fare?
Penso che lì, dove viene purificato l'oro, non senza motivo ci sia la paglia.
Vediamo un po' tutto quel che c'è: c'è la fornace, c'è la paglia, c'è l'oro, c'è il fuoco, c'è l'artista.
Ma quelle tre cose, cioè l'oro, la paglia, e il fuoco son dentro la fornace, l'artista attorno alla fornace.
E ora guarda questo mondo.
Il mondo è la fornace, la paglia sono gli uomini cattivi, l'oro gli uomini buoni, il fuoco le tribolazioni, l'artista Dio.
Guarda bene e vedi: l'oro non si purifica se la paglia non brucia. Anche in questo medesimo salmo, in cui diciamo di amare la bellezza della casa di Dio e il luogo dell'abitazione della sua gloria ,osserva l'oro osserva la voce dell'oro. Esso brama di essere purificato: Scrutami, Signore, e mettimi alla prova, brucia nel crogiolo i miei reni . Scrutami, Signore, e mettimi alla prova. Dice: Scrutami, Signore, e mettimi alla prova. Avrebbe dovuto temere la prova e invece chiede proprio la prova. Scrutami, Signore, e mettimi alla prova. E guarda bene che chiede proprio il fuoco. Scrutami e mettimi alla prova, brucia nel crogiolo i miei reni e il mio cuore.
Non hai paura di venir meno nel fuoco? "No" risponde. E come mai? Perché la tua misericordia è dinanzi agli occhi miei . Come dire: Ecco perché chiedo con sicurezza: Scrutami, Signore e mettimi alla prova, brucia nel crogiolo i miei reni e il mio cuore, non perché io sia capace con le mie forze di sostenere il fuoco della prova, ma perché la tua misericordia è dinanzi agli occhi miei.
In altre parole: Tu che mi hai donato di essere come oro provato, come potrai permettere che io perisca nel crogiolo? Anzi mi ci metti proprio per purificarmi, e me ne tiri fuori purificato. Il Signore custodisca il tuo entrare e il tuo uscire . Ecco perciò l'uscire, ecco l'entrare nella fornace. Considerate perfetta letizia, fratelli miei, quando subite ogni sorta di prove .
Ecco, hai sentito l'entrare, ora cerca l'uscire.
Perché l'entrare è facile, l'uscire è cosa grande. Però non aver paura. Dio è fedele (appunto perché vi eri entrato, ma eri in pensiero per l'uscire) Dio è fedele e non permette che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione darà anche l'uscita. In che modo l'uscita? Perché possiate sopportare .
Ecco, dunque, ci sei capitato, sei entrato, hai sostenuto, ne sei uscito”.
Coloro che hanno resistito alle seduzioni del mondo  e sono stati purificati, come oro nel crogiolo, diventeranno gli splendenti gioielli della Chiesa mistica Sposa di Cristo Signore .
Non  sarà però, ne siamo certi, la sfigurata e stanca Chiesa dei nostri giorni , azzannata continuamente da quelle bestie che da cinquanta anni, con un infernale“pactum sceleris”, sono state fatte entare nel Tempio Santo di Dio !
La mistica Sposa di Cristo sembrerà, agli occhi degli stolti , a cui non sarà tolto il velo della presunzione,  una  stracciona perchè sarà tornata ad essere fieramente  povera, come tutti i Santi di ogni tempo.
Ma allo Sposo essa piacerà così perché Egli, che scruta dal profondo ogni cosa, vede che la Sua Chiesa è in realtà ricca e splendente : adatta per entrare al palazzo del Re.
Buttiamo nella asfissiante cloaca tutte le sterili e secche abitudini che da cinquanta anni hanno offuscato la bellezza della mistica Sposa di Cristo e , abbracciando coerentemente “Santa Povertà” abbeveriamoci alla fresca e rigenerante Sorgente della Vita e dell’Amore di Gesù !
Grazie diletti e ricchissimi fratelli del primo gruppo tradizionalista marchigiano per averci donato oggi motivo di gioiosa speranza, quando stavamo già piangendo .
Cari amici  pregate anche per noi e per la salvezza della Chiesa nostra Madre e Maestra !
Andrea Carradori
19 maggio 2012




mercoledì 11 aprile 2012

TOLENTINO, ALCUNE FOTO DEL TRIDUO PASQUALE "SUMMORUM PONTIFICUM" NELLA CHIESA DEL SACRO CUORE

DOMENICA DELLE PALME, CHIESA DEL SANTISSIMO CROCIFISSO
DOMENICA DELLE PALME CHIESA DEL SACRO CUORE MESSA IN TERZO


LA CONFRATERNITA








LA MERAVIGLIOSA TOVAGLIA CON I SIMBOLI DELLA PASSIONE DI NOSTRO SIGNORE, SEC.XIX, CON SCRITTA DEVOZIONALE : "FELICE CHI T’ADORA O DIO D’AMORE NEL TUO ALTARE A TE D’INTORNO CHINI GLI ANGELI".



L'ALTARE DENUDATO DEL VENERDI' SANTO

L'ALTARE DELLA REPOSIZIONE DEL GIOVEDI' SANTO







L'ADORAZIONE DELLA CROCE






LA BENEDIZIONE DEL FUOCO E DEL CERO PASQUALE ( CORTILE MAESTRE PIE VENERINI)







EXULTET


 IL CANTO DELLE LITANIE ( I e II parte )

RINNOVAZIONE DELLE PROMESSE BATTESIMALI ( sopra)

L'ALTARE PREPARATO PER LA SANTA MESSA MA CON LE IMMAGINI VELATE-FINO AL GLORIA - ( sotto)
OFFERTORIO


CONSACRAZIONE

ALTARE INONDATO DI INCENSO
                   IL CERO PASQUALE

QUESTE POVERE FOTO LE HO SCATTATE DAL PRESBITERIO, MI SCUSO PER L'INESPERIENZA

RINGRAZIAMENTI 

Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile la realizione del  "sogno" che da oltre un secolo i Confratelli della Confraternita del Sacro Cuore nutrivano in cuore.
- La Divina Provvidenza che regola tutto "alla  maggior gloria di Dio";
- Il Santo Padre Benedetto XVI che ha donato alla Chiesa Universale il Motu Proprio "Summorum Pontificum"che valorizza l'antica liturgia come un bene prezioso per la Chiesa;
- Il Vescovo Diocesano S.E.R.Mons. Claudio Giuliodori;
- Il Parroco don Andrea Leonesi;
- I Francescani dell'Immacolata di Campocavallo di Osimo;
- I Confratelli della Confraternita del Sacratissimo Cuore di Gesù che hanno realizzato l'Altare della Reposizione e tutti gli altri addobbi;
- i fratelli del Cammino Neocatecumenale che hanno donato il Cero Pasquale, in pura cera d'ape, dipinto a mano;
- le sorelle del Cammino Neocatecumenale che hanno lavato e stirato tutta la biancheria;
- i Confratelli di una Confraternita vicina che ci hanno prestato artistici manufatti di cui eravamo sprovvisti;
- i devoti fedeli , tolentinati e non, che ci hanno donato tutto quanto era necessario per il sacro Triduo
- i fedeli che ci hanno sostenuto con la preghiera;
- i fratelli del gruppo liturgico dei Ministranti "extraordinaria forma" che hanno sostenuto il"tour de force" per preparare e per servire, con il canto e con il servizio liturgico, le varie impegnative funzioni.
Che il Signore ricompensi tutti coloro che, rinunciando ai propri "desiderata", hanno saputo "sentire cum Ecclesia" nel rispetto delle volontà del Santo Padre Benedetto XVI espresse nel Motu Proprio "Summorum Pontificum".
Sia lodato il Sacratissimo Cuore di Gesù.
Andrea Carradori
Santa Pasqua 2012.


martedì 27 marzo 2012

TOLENTINO, LA SETTIMANA SANTA "SUMMORUM PONTIFICUM"

PER ALCUNE POVERE FOTO CHE HO VELOCEMENTE SCATTATO SI VEDA :
http://traditiocatholica.blogspot.it/2012/04/tolentino-alcune-foto-del-triduo.html

Aggiornamenti  :
Domenica delle Palme
La benedizione delle Palme e la Processione avranno inizio alle ore 16,30 nella Chiesa Parrocchiale del Santissimo Crocifisso ( Cappuccini) per potarsi alla Chiesa del Sacro Cuore ( sacconi) per la Messa Solenne , in terzo.
Il Sabato Santo la benedizione del fuoco avrà luogo nel giardino del Convento delle Maestre Pie Venerine, davanti la Chiesa del Sacro Cuore.


Con la Domenica delle palme i fedeli entrano nella grande Settimana, che siamo soliti chiamare la « Setti­mana santa ».
Il Servo di Dio Papa  Pio XII nell' Enciclica « Mediator Dei », ha sottolineato che " in ogni azione liturgica è presente Gesù Cristo" .
 Ciò vale specialmente per i riti solenni di questi giorni, nei quali si celebrano i san­tissimi misteri della passione e morte del Salvatore.
A quel grande Papa, come del resto a tutti i cattolici a cui stava a cuore la crescita spirituale dei fedeli, era di grande sofferenza constatare che quelle solennissime funzioni  venivano  cele­brate  in chiese quasi deserte.
 Una delle prin­cipali cause dell'assenza dei fedeli  è da ricercarsi nel fatto, che, mentre durante tutto il medioevo i giorni solenni del giovedì, venerdì e sabato santo, erano riconosciuti come giorni festivi anche dall'autorità civile, purtroppo diventarono dei semplici  giorni feriali.
Attese infatti le mutate con­dizioni della vita moderna, gli stessi Romani Ponte­fici si videro costretti a ridurre sempre più i giorni festivi, limitandoli alle domeniche e alle maggiori so­lennità religiose. 
Così Urbano VIII, nel 1642, fu in­dotto a togliere dall'elenco dei giorni festivi anche i tre giorni del triduo sacro: giovedì, venerdì, sabato santo.
Da quel momento però la maggior dei fedeli, an­che volendo, non poteva più intervenire a questi sacri riti celebrati al mattino, quando, nei giorni fe­riali, tutti sono occupati nel loro lavoro professionale.
Vorrei ricordare, soprattutto ai giovani amici, che tutte le Funzioni della Settimana Santa, prima della riforma di Pio XII, si celebravano nel mattino, anchè perchè la disciplina del digiuno eucaristico era fermamente ancorata dalla mezzanotte. 
Si trattava dunque di lunghe cerimonie esclusivamene riservate al Clero.
Il popolo, privato de facto delle liturgie della settimana santa, trovava rifugio delle azioni devozionali (le  processioni, le visite ai cosiddetti "sepolcri" e le famose "Tre  Ore" del Venerdì Santo).
Il Servo di Dio Padre Pio XII, mosso e preoccupato soprat­tutto da queste ragioni di carattere pastorale, già nel 1951 aveva concesso il ripristinarsi della solenne Ve­glia pasquale del Sabato Santo; due anni dopo, il 6 gennaio 1953,  con la Costituzione « Christus Dominus » concesse che in determinati casi si potesse cele­brare la santa Messa vespertina.
Dopo diversi felici "esperimenti", molti dei quali furono fatti soprattutto in antichi monasteri benedettini europei , a seguito alle rei­terate istanze di molti Vescovi di tutto il mondo, la Sacra Congregazione dei Reti emanò il Decreto « Maxima Redemptionis nostrae Mysteria »  in data 16 novem­bre 1955.
Con questo decreto le grandi funzioni del giovedì venerdì e sabato santo vennero riportate alle ore pomeridiane, come  da princìpio e per molti secoli.
 Contemporaneamente fu riveduto e riformato tutto l'insieme dei riti della Settimana Santa .
Furono soprattutto tolte numerose ripetizioni rendendo  più snella  la Liturgia.
Nella formulazione del rito restaurato i legislatori ebbero in cuore una grande preoccupazione pastorale della Chiesa : che i cristiani, cioè, figli di Dio e membri del Corpo Mistico di Cristo, potessero partecipare attivamente ai riti sublimi della grande settimana liturgica.
Quei sacri Riti, dice, infatti, il Decreto citato, « non hanno soltanto una speciale dignità, ma possiedono anche una singolare forza ed efficacia sacramentale per alimentare la vita cristiana; né possono certo avere un compenso adeguato in quei pii esercizi di devozione, chiamati comunemente « extraliturgici », e si svolgono nelle ore pomeridiane del triduo sacro » .
Il Magistero di Papa Benedetto XVI  ha voluto confermare, nello spirito dell'ermeneutica della continuità, quanto il Suo venerabile Predecessore aveva operato .
In virtù quindi del Motu Proprio "Summorum Pontificum" e dell'Istruzione "Universae Ecclesiae" ci è dato di nutrirci della Liturgia antica romana emendata da Papa Pio XII da quelle ripetizioni che, nel corso dei secoli, ne avevano intaccato la bellezza e la soavità.
Fa piacere apprendere che, senza distinzione di sorta, tutti i gruppi che attingono la propria spiritualità dal  Motu Proprio "Summorum Pontificum" celebranno con i loro Parroci i Riti della Settimana Santa. Una bella notizia che conferma, ancora una volta, l'avanzata della Tradizione nonostante le tante difficoltà che ancora ci sono.
I "messalini" del 1956 così presentarono ai fedeli  i riti  della Domenica delle Palme dopo il "restauro" di Pio XII .
Notate l'insistenza alla preghiera per conseguire un traguardo : la  partecipazione attiva dei fedeli, secondo quanto aveva auspicato Papa Pio XI e, dopo di Lui, tutti i Suoi successori.
(Andrea Carradori)
 Messalino per i fedeli ( 1956 ) dell'Opera della Regalità di N.S.Gesù Cristo
Benedizione e distribuzione dei rami d’ulivo.
Il sacerdote e i « ministri » indossano paramenti color rosso durante le prime tre parti, in omaggio a Re Martire divino; color violaceo per la santa Messa.
La benedizione dei rami è stata notevolmente sem­plificata e liberata dalle soprastrutture venutesi ad ag­giungere nel medioevo: ad esempio sono stati tolti moli “oremus”.
 Molto significativi dal lato pasto­rale ci sembrano i seguenti particolari: i rami, chi saranno benedetti, sono collocati su una mensa in presbiterio « in modo però che siano bene in viste dei fedeli» (oppure possono essere già portati in chiesa e tenuti in mano dagli stessi fedeli duranti la benedizione).
In tal caso , l'aspersione e l'incen­sazione di essi potrà essere fatta dal sacerdote, dal­la balaustra o « percorrendo la navata del tempio »
Similmente hanno un manifesto significato pasto­rale, nella benedizione dei rami, il fatto che il celebrante è « volto verso il popolo », e la notazione ru­bricale dopo il saluto Dominus vobiscum: « e tutti ri­spondono Et cum spiritu tuo ».
La Chiesa desidera vivamente una partecipazione attiva di tutti i fedeli.
Processione in omaggio a Cristo Re
Particolarissima importanza, come si è detto, è stata data alla solenne processione in onore di Cristo Re: dove è possibile, è opportuno che essa si snodi per un buon tratto di strada e che sia una vera processione, un reale omaggio pubblico al Cristo nostra unica sal­vezza.
Le nuove rubriche, per dare importanza a questa processione, consigliano anche di fare, dove è possi­bile, la benedizione dei rami in una chiesa secondaria: e da quella recarsi processionalmente alla chiesa prin­cipale, dove sarà celebrata la S. Messa.
La croce durante la processione non è velata, anche se siamo nel tempo di passione; il popolo deve seguire attivamente, con i rami benedetti in mano, e cantando a modo di ritornello i due versetti di quello che ora le rubriche chiamano « inno a Cristo Re »; « gloria, laus et honor tibi sit, ecc. ».
Piuttosto che tacere « come muti e passivi spetta­tori », come diceva Pio XI, qualora non sia stato pos­sibile ai sacerdoti far ripetere dai fedeli i due detti versetti, le rubriche consigliano di far cantare ai fe­deli qualche canto in onore di Cristo Re, come ad es. il « Christus vincit ».
Giunti alla chiesa il sacerdote, volto verso il popolo, dice un « oremus » per invocare la benedizione e la protezione di Dio su tutti coloro che porteranno nelle loro case, nelle scuole, negli uffici e nei luoghi del loro lavoro i rami benedetti. 
E' un gesto materno della Chiesa, che vuol far comprendere al popolo cristiano,
 profondamente legato alla tradizione del ra­mo benedetto, che sarà esposto per tutto l'anno, il va­lore spirituale di questo « sacramentale ».
Segue la S. Messa: paramenti colore violaceo. 
Ha inizio la grande Settimana, in cui rivivremo i misteri più alti della nostra fede: la Passione e la Morte di Gesù.
Nella messa di questa domenica si legge il passio, cioè la narrazione dolorosa della Passione di Gestì fatta dall'evangelista Matteo. 
Essa però, secondo il nuovo rito, incomincia con il racconto dell'agonìa nel Getsemani, cioè con il suo vero inizio: similmente anche il Passio degli altri giorni della settimana santa: martedì, mercoledì e venerdì.
Durante la lettura o il canto del Passio i fedeli, com­posti e raccolti, restano in piedi e seguono sui loro messalini la commovente narrazione dei patimenti sofferti da Gesù per nostro amore. 
Sono le pagine più toccanti del vangelo, che ci fan capire a qual duro prezzo il Redentore ci ha voluto salvare.
L'immagine del Crocifisso, che vediamo spesso e nei tanti luoghi nella vita quotidiana, ci deve richiamare alla mente questo Amore infinito: la settimana santa, che abbiamo iniziata con la Domenica delle Palme, dovrà essere un periodo di tempo speciale in cui sen­tiamo in modo più intenso questi sublimi misteri: e facciamo il proposito di non esserne indegni!




 L'Inno a Cristo Re