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sabato 12 gennaio 2013

Macerata. Dov'è la stella del Duomo ? L'hanno salvata i cittadini ( laici ) !


Cercando sul web la foto della tradizionale “stella” luminosa che fino ad alcuni anni fa veniva innalzata nella Cattedrale di Macerata prima della Messa vespertina del 6 gennaio mi sono imbattuto su questa notizia :
« venerdì 11 gennaio 2013
Macerata d’Inverno, la rassegna di eventi organizzata dal Comune di Macerata in collaborazione con la Regione Marche e l’Apm, propone per domenica (13 gennaio) gli ultimi appuntamenti in calendario.
Si ripete anche quest’anno, a cura del Cif Macerata, San Julia’ d’inverno, l’antichissima festa riproposta da diversi anni non solo come evento folkloristico, ma anche come ricordo della devozione verso il santo patrono della città, di cui si rivive in questa occasione il ritrovamento delle reliquie del 6 gennaio 1442”.
Proprio per illuminare questo giorno e omaggiare il santo, si usava innalzare una stella luminosa all’interno del Duomo. 
La tradizione è col tempo andata perduta, ma è stata riportata in vita di recente con l’unica differenza che la stella luminosa viene innalzata sul palazzo comunale dai vigili del fuoco. 
Per accompagnare il momento magico, l’appuntamento è a partire dalle 17 inpiazza della Libertà, con la partecipazione della Pro Loco Piediripa che si esibirà nel canto della Pasquella».

Cacciata dalla Cattedrale la "stella" ha trovato ospitalità in Municipio !
Alcuni anni fa dei chierici, preoccupati che in Diocesi ci fosse ancora troppo “spirito tridentino” avevano prepotentemente eliminato  l’innalzamento della "stella" luminosa che avveniva in Duomo nel pomeriggio dell'Epifania prima della Messa vespertina .
In quella sacrosanta festività nel ricordo dell'Inventio del Braccio di San Giuliano (6 gennaio 1442)  era esposta la preziosa reliquia del  Patrono di Macerata.
Dopo la Santa Messa, recitato l’Oremus del Santo, veniva impartita la benedizione  con il Santo Braccio concedendo poi ai fedeli di baciarlo devotamente.
Quando ero Maestro di Cappella del Duomo prima della messa vespertina dell'Epifania salivo  le scale che conducono alla cantoria, dove c’è lo splendido Organo del Callido a due manuali, e al suono della campana interna iniziavo a suonare alcune pastorali classiche utilizzando prevalentemente il registro dei “tromboncini”  fin quando la “stella” saliva lentamente .
Un secondo suono della campana interna indicava che la "stella" era posizionata.
Per rafforzare la bella tradizione maceratese della stella, che secondo i canonici del Duomo risaliva al secolo XVII, i bravi Cantori della Cappella Musicale della Cattedrale avevano preso l’abitudine di invitare a cantare alla Messa vespertina dell'Epifania  alcuni cori limitrofi avvalendosi anche  dell'ausilio di gruppi strumentali .
Alcuni Canonici, ormai morti, ricordavano pure la " stella " antica con i lumini ad olio !
Dicono che fosse assai pesante e che oscillava quando veniva innalzata  da un piccolo argano collocato ad hoc nelle stanze fra il tetto ed il soffitto.
Nel dopo-guerra la "stella" venne rifatta e dotata di  centinaia di lampadine colorate .
L'effetto era sempre molto suggestivo.
I miei ricordi di quella festa, che ha cambiato più volte la data a causa dei cambiamenti  post conciliari , sono molto belli  e si intrecciano con le melodiose campane del Duomo  ( I DO3 II MI3 III LAb3 IV DO4 ) che chiamavano i fedeli in Duomo .
Dopo la modifica ( discutibile) del presbiterio la "stella" veniva nascosta dietro la cattedra del vescovo e innalzata lentamente mentre l'Organo Callido suonava festosamente .
Altre stelle luminose della Natività si trovano attualmente in uso nella Basilica della Santa Casa di Loreto e in diverse chiese marchigiane.
Quella di Macerata, legata al culto del Santo Patrono, era una bella devozione continuamente riverdita  dalle attenzioni degli amici giornalisti che riservavano puntualmente all’evento i loro articoli informativi. Per questo la Cattedrale si riempiva puntualmente di fedeli aumentando la devozione nei confronti del Santo Protettore di Macerata .
Hanno certamente sofferto i tanti maceratesi che accorrevano al Duomo, assieme ai figli e ai nipoti, per far gustare la bellezza della “loro stella” che ondeggiando lievemente arrivava fino all'altezza del cornicione.
Difatti  dopo la revisione generale dell' impianto elettrico del Duomo, la tradizionale stella non è stata più innalzata !
Ufficialmente perchè le lampadine colorate erano di un voltaggio diverso ...
Evidentemente , non potendo e non volendo combattere contro l’integrismo , il fissismo e lo strapotere di certi cocciuti chierici - novatori desiderosi di imporre solo   le loro idee , i fedeli maceratesi sono stati costretti, al fine di salvare una bella tradizione cittadina, di  “laicizzare” la stella issandone una ( simile a quella del Capitolo ) sul Palazzo Comunale come riporta il comunicato stampa sopra citato.
Se ci fosse stato l’attuale Vescovo Mons. Claudio Giuliodori tutto questo non sarebbe accaduto e la bella e toccante tradizione della "stella" innalzata all’interno del Duomo non sarebbe mai stata interrotta !
Un consiglio ai bravi cittadini maceratesi che , con il loro impegno ed i loro sacrifici hanno perpetuato nei nostri grigi giorni la bella tradizione della "stella" luminosa in onore del Patrono San Giuliano : parlate di questa bella tradizione con il Vescovo Mons.Giuliodori e riportatela senza inducio  sotto le volte della Cattedrale nel pomeriggio dell’Epifania !
La Città ve ne sarà riconoscente !

Andrea Carradori

Da “Macerata Sacra” di Mons.Otello Gentili ( II Edizione del 1967 ) alle pagine 36-37 e 38) lo storico racconto del ritrovamento del Santo Braccio di San Giuliano Ospitaliere, Patrono di Macerata.

«Ma l'avvenimento più grande che riempì di gioia ì cuori dei Maceratesi devotissimi di San Giuliano, fu il prodigioso ritrovamento delle Reliquie del Santo Braccio, avvenuto il 6 gennaio 1442.
Ecco la succinta descrizione del fatto, desunta dall'Atto Notarile ancora conservato nell'Archivio Priorale, steso il 27 gennaio dello stesso anno dal Cancelliere Vescovile Bartolomeo di Rinalduccio.
Dopo la Messa Pontificale celebrata nella Chiesa Cattedrale dal grande Vescovo Nicolò dall'Aste, presenti il Podestà Mariotto di Antonio e i quattro Priori, Maso di Filippo, Francesco di Giovanni, Nicolò di Antonio e Antonio Simone di Giacomo, nonché il Vicario Generale, i Canonici, molti religiosi e una grande moltitudine di popolo, si presentò dinnanzi al trono del Vescovo un ragguardevole cittadino, vecchio di anni e ricco di virtù, chiamato Filippo di Nicola, il quale disse
di avere inteso da un illustre suo concittadino, morto da qualche tempo, che la Reliquia del Braccio di San Giuliano era nascosta fra le due colonne avanti l'altare maggiore della stessa Chiesa Cattedrale.
Senza indugio il Vescovo, dopo il canto del « Veni Creator Spiritus » e delle Litanie, ordinò che si scavasse nel luogo indicato e, dopo breve lavoro, si rinvenne un piccolo cofano che, preso con somma riverenza dal Vescovo, e aperto alla presenza dei Magistrati, del Clero e del popolo, conteneva un vasetto intorno al quale era una carta pergamena antichissima con le parole : « Hoc est residuum brachii Sancti Juliani »; dentro vi erano anche alcuni pezzi di carne e poche ossa. 
Si estrasse poi dallo stesso cofano il Braccio del Santo avvolto da un drappo di seta antichissima, con intorno un'altra pergamena con la scritta : « Hoc est brachium Sancti Juliani qui patrem et matrem interfecit ».
Fra il più grande giubilo di tutti, il Vescovo rimise ogni cosa nel cofano, che a sua volta fu collocato in una solida e ornata cassa chiusa da due chiavi, di cui una fu consegnata ai Priori della Città e l'altra al Capitolo.
Lo stesso Vescovo fece poi eseguire a sue spese la custodia d'argento, a forma di braccio, ove tuttora è conservata la Sacra Reliquia. Nella palma della mano e nell'avambraccio del reliquiario furono praticate due piccole aperture attraverso le quali sono visibili le Sacre Ossa.
Il polso è circondato da un braccialetto adorno di gemme e pietre preziose.
Il medesimo Vescovo Nicolò dall'Aste ordinò che, a ricordo del ritrovamento del S. Braccio, si celebrasse solennemente in Cattedrale, nel giorno dell'Epifania, la commemorazione di S. Giuliano.
Nel 1758 Benedetto Costa, Tesoriere della Marca, donò un'urna d'argento per conservarvi il Santo Braccio, che andò perduta nei movimenti politici napoleonici al principio del secolo XIX .
L'attuale urna d'argento, di finissimo cesello, sorretta da quattro cerbiatti e sormontata da una colomba che ha sul becco un ramo di olivo, è opera pregevole dell'artista maceratese Domenico Piani, eseguita nel 1859 coi fondi lasciati dal Canonico Ambrogio Capanna.
La festa del Santo, per antica tradizione, si celebrava il 13 gennaio .
Nel 1513 il Consigliere Giulio Ferri e il Capitolo della Cattedrale proposero di trasferire la festa al 31 agosto, per evitare le profanazioni e le baldorie che in quei tempi, purtroppo come oggi, erano frequenti nel mese di gennaio, a causa del Carnevale.
Ma la proposta incontrò forti opposizioni, per cui si decise di celebrare al 31 agosto la sola commemorazione di San Giuliano, rimanendo la celebrazione solenne della festa al 13 gennaio.
Nel 1613 il Vescovo Card. Centini trasferì la festa del Santo, per ragioni liturgiche, dal 13 gennaio al giorno successivo ; più tardi, nel 1627, il medesimo Vescovo ordinò che la festa solenne venisse celebrata al 31 agosto, rimanendo al 14 gennaio la sola commemorazione .
Le feste erano solennissime; ad esse prendevano parte tutti i cittadini nelle loro varie organizzazioni. In onore di San Giuliano fu istituita la Società dei Cacciatori, alla quale appartenevano i più distinti cittadini, e il cui capo, chiamato Signore della Caccia, doveva dirigere la festa del Santo, tenendo per quel giorno il governo della Città .
Alla processione prendevano parte, oltre alle Confraternite e alle Congregazioni religiose, tutte le "Arti" della Città, con le insegne e le immagini dei Santi Protettori.
Poiché durante la processione accadevano talora alcuni inconvenienti, il Consiglio di Credenza, con provvide risoluzioni, cercò di eliminarli.
Oltre alle solennità religiose, avevano luogo feste profane, quali la corsa dei "barbieri", la sfilata delle carrozze dei nobili, i fuochi artificiali, una grandiosa fiera con franchigia, e una solenne tornata dell'Accademia dei Catenati .
Ancor oggi, mentre al 14 gennaio si celebra con funzioni esclusivamente religiose e con l'innalzamento di una simbolica stella, il ritrovamento della Reliquia del Braccio di San Giuliano (commemorazione poi anticipata all’Ottava  dell’Epifania e - dopo l'eliminazione di questa - al pomeriggio dell’Epifania N.d.R.), al 31 agosto ha luogo la vera festa del Santo, con un ricco programma di festeggiamenti religiosi e civili e con una solenne processione.
Il popolo maceratese ha sempre avuto profonda venerazione per il suo Santo Patrono, e ad esso, nel corso dei secoli, è sempre ricorso con fiducia nelle pubbliche e private calacallmità ».

La  foto , tratta dal sito del Comune di Macerata, mostra una bella stella luminosa che NON è quella fatta costruire dal Capitolo della Cattedrale che , spero, sia ancora conservata negli scantinati del Duomo.
La foto sotto è di quest'anno (2013 ) : la stella issata sul balcone del Comune è assai somigliante alla stessa fatta costruire dai Canonici maceratesi : ha infatti le caratteristiche cinque stelle "satelliti".
Ci informeremo per sapere che fine abbia fatto la stella originale ...
Che tristezza però questo cambio di residenza della povera stella ...
 
   

lunedì 18 giugno 2012

Il Cardinale Tarcisio Bertone : la Chiesa è una roccia che resiste alle burrasche



BERTONE: SI CERCA DI DESTABILIZZARE LA CHIESA. MA E' UNA ROCCIA CHE RESISTE ALLE BURRASCHE

18 giugno 2012
Contro la Chiesa è in atto un tentativo di destabilizzazione, messo in atto da giornalisti che giocano a "fare l'imitazione di Dan Brown". Lo ha detto, in un'intervista a Famiglia Cristiana, il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano.
"È evidente quanto la Chiesa sia una roccia che resiste alle burrasche. E un punto di riferimento inequivocabile per innumerevoli persone e istituzioni in tutto il mondo. Per questo si cerca di destabilizzarla", ha detto Bertone, dopo l'arresto del maggiordomo del Papa Paolo Gabriele -- accusato del possesso di documenti privati di Benedetto XVI -- e la pubblicazione del libro di Gianluigi Nuzzi "Sua Santità" che raccoglie molti documenti privati sottratti dall'appartamento papale.

"In effetti molti giornalisti giocano a fare l'imitazione di Dan Brown (l'autore del "Codice da Vinci"). Si continua a inventare favole o a riproporre leggende", ha aggiunto Bertone, negando lotte interne al Vaticano. "Il Santo Padre ha provato dolore non soltanto per il tradimento di una persona di famiglia e perché sono stati trafugati dei documenti, ma anche perché la normale e legittima dialettica che deve esistere nella Chiesa assume il volto di una contrapposizione che sembra voler dividere fra amici e nemici. Il Papa stesso ci ha chiesto più volte, in maniera accorata, una spiegazione sulle motivazioni del gesto di Paolo Gabriele, da lui amato come un figlio".

"Ho vissuto un clima totalmente diverso dalle meschinità e dalle menzogne propalate in questi mesi" dalla stampa dopo l'esplodere del caso Vatileaks, ha continuato il cardinale Tarcisio Bertone nell'intervista.

"Personalmente - spiega il porporato -, non ho alcun segnale di coinvolgimento di cardinali o di lotte fra
personalità ecclesiastiche per la conquista di un fantomatico potere. Come ha detto anche il cardinale Sodano, nell'intervista all'Osservatore Romano, è logico che, discutendo nelle varie riunioni, ci possa essere diversità di opinioni. Lo documentano i verbali, dove si indicano le ipotesi proposte e i numeri di quanti concordano sulle singole opzioni. Il tutto, poi, viene inviato al Papa affinché, dopo matura riflessione e preghiera con l'assistenza dello Spirito Santo, possa trarre le conclusioni e stabilire il da farsi. La dialettica del confronto è una tradizione della Chiesa sin dal tempo degli apostoli, che certamente non si tiravano indietro nel sostenere le proprie idee. Senza, tuttavia, sbranarsi a vicenda, ma riconoscendo sempre il primato di Pietro".

Il segretario di Stato vaticano ammette che "ci troviamo in un momento faticoso. Nessuno di noi intende nascondere le ombre e i difetti della Chiesa. Il Santo Padre continua a invitarci tutti, a cominciare da quanti rivestono ruoli di responsabilità, alla conversione della vita. Non solo purificando i nostri comportamenti, ma anche aumentando la nostra dedizione alla causa del bene".

Per il porporato, è necessario "recuperare il senso della ricerca della verità. E anche il senso della proporzione dei fatti, soppesandone la reale consistenza". Bertone sottolinea che "la Chiesa, nel frattempo, continua ad andare avanti nel proprio luminoso cammino. Da una parte, annuncia la verità e i princìpi che hanno trasformato la storia di tanti Paesi e di tante popolazioni. Dall'altra, promuove un volume immenso di attività caritative, a sfondo socio-assistenziale ed educativo.


( Foto : Il Card.Bertone in visita a Macerata )

AGGIORNAMENTO DEL 2 LUGLIO 2012
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/letters/2012/documents/hf_ben-xvi_let_20120702_cardinale-bertone_it.html

LETTERA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
ALL’EM.MO CARD. TARCISIO BERTONE, SEGRETARIO DI STATO

Al Venerato e Caro Fratello
il Signor Cardinale Tarcisio Bertone
Alla vigilia della partenza per il soggiorno estivo a Castel Gandolfo, desidero esprimerLe profonda riconoscenza per la Sua discreta vicinanza e per il Suo illuminato consiglio, che ho trovato di particolare aiuto in questi ultimi mesi.
Avendo notato con rammarico le ingiuste critiche levatesi verso la Sua persona, intendo rinnovarLe l’attestazione della mia personale fiducia, che già ebbi modo di manifestarLe con la Lettera del 15 gennaio 2010, il cui contenuto rimane per me immutato.
Nell’affidare il Suo ministero alla materna intercessione della Beata Vergine Maria, Aiuto dei Cristiani, e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, mi è gradito inviarLe, insieme con il fraterno saluto, la Benedizione Apostolica, in pegno di ogni desiderato bene.
Dal Vaticano, 2 luglio 2012.

BENEDICTUS PP. XVI
        

mercoledì 9 maggio 2012

MONUMENTI NEGATI ( A PADRE MATTEO RICCI S.J.), MONUMENTI ( MASSONICI) CONTESTATI. TUTTO A MACERATA : CITTA' DI MARIA.


Il 30 aprile 1895 fu inaugurato il monumento a Giuseppe Garibaldi nella piazza omonima di Macerata.( v.foto 2)
Per l’occasione venne coniata una Medaglia d'argento .
12 anni prima, il 30 aprile 1883, a Macerata sempre in onore di Giuseppe Garibaldi si svolsero “sontuose cerimonie commemorative che coinvolsero l'intera Provincia. Alla grande solennità partecipò naturalmente la Loggia Massonica e tutte quelle Società ad essa collegate o collegabili quelle operaie e filodrammatiche. Di seguito si riporta quasi per intero, il resoconto che ne fece il giornale Vessillo delle Marche nel supplemento n° 16 del 3 maggio 1883.
“Scrivo coll''animo esaltato, commosso. Qui nella mente, ci ò tutta quanta la giornata di Lunedì, e nel cuore è restato un sentimento vago ed indefinibile di lutto, di entusiasmo. - Io intendo di scrivere per chi non potè essere il giorno 30 fra noi; che ghi altri non ne anno bisogno. La memoria e il cuore parlano ad essi assai più eloquentemente, di quello che non saprei far io con languide e disadorne parole. Fu una festa patriottica in sommo grado. Dinanzi all'Eroe che s'onorava, era sparita ogni differenza sociale, ogni dissidio, ogni malumore di partito, e i cuori che migliaia di persone che un Uomo solo ri avvicinava, battevano all'unisono nel ricordare la memoria di quest'Uomo; e in mezzo al dolore di averlo perduto, provarono ancora una volta i dolci entusiasmi dei giorni del nostro risorgimento.  Ad eccezione di quello in cui Lo potè aver tra le sue mura, Macerata non vide e non vedrà più un altro giorno sì bello; giacché Lui è morto, e d'uomini come Lui non ne verranno più. Lunedì Macerata era superba d'essere italiana, superba de' suoi cittadini, di sé, - ma più superba di Lui, che le aveva dato motivo di festeggiare un giorno, quale ben poche altre città d'Italia possono avere il vanto di ricordare. E s'era vestita a festa, e s'era coperta di corone, di trofei, di bandiere; ma agli allori aveva intrecciato i cipressi, ma ai lieti colori del vessillo italiano s'univa il nero - il color della morte! ... Intanto la gente affluiva dalla Provincia e da fuori; fin dal mattino si poteva notare un insolito movimento per le vie-, c'era una folla gaia e commossa ad \un tempo, che riguardava con compiacenza il maestoso apparato della città, e da esso si riprometteva una festa imponente, magnifica. Macerata ave preso un aspetto affatto nuovo; non era più la città quieta, monotona; i caffè e i negozi erano usciti dalla loro gelida atonia, e per le vie continuava sempre il rumore delle vetture che portavano nuovi forestieri. Era sembrato per un momento che la buona riuscita della festa potesse porsi in dubbio: Giove pluvio pareva adirato fin dal giorno innanzi, ed avea formato di sopra un padiglione di nuvolosi neri e gonfi, che faceva un brutto contrasto coli'apparato della città, e dava speranze niente affatto lusinghiere. Ma poi, o sia che quel burbero temesse qualche trascendenza da parte della popolazione provocata, o - come è più probabile - mosso da un riguardo per un Immortale come lui, seppe contenersi, e lasciò che la festa avesse il suo corso. E la festa riuscì come meglio non si sarebbe potuto desiderare.
Già fin dalle ore 9 si stavano riunendo in Via Crescimbeni le associazioni e rappresentanze che avrebbero preso parte al corteo cominciò a sfilare pel Corso Vittorio Emanuele, lento, grave, imponente.
Venivano prima alcune delle bande musicali della provincia; ad esse tenevano dietro circa 150 garibaldini in divisa - e dopo questi i reduci delle patrie battaglie chiudevano il primo gruppo.Venivano poi altre bande musicali, e dietro di esse tutte le autorità civili e militari della città e provincia, - le rappresentanze degli uffici amministrativi e della stampa. Aprivano il terzo gruppo altre bande, - poi i professori ad gli alunni di tutti gli istituti scolastici della città, non che una rappresentanza dei Studenti dell'Università di Camerino, - e le rappresentanze di altre istituzioni della città e provincia. - Nel quarto gruppo, ad altre bande musicali facevano seguito le Associazioni politiche; e cioè la Consociazione Democratica Provinciale - la Società 20 Settembre di Camerino - i nuclei democratici di Mogliano, Monte Cosaro, Tolentino, Recanati, S. Severino Marche Urbisaglia - il Circolo Giuseppe Garibaldi di Macerata - il Circolo anticlericale di Macerata e la Società atea di Venezia - il Circolo Nicolò Montenegro - il Circolo Cipriani - la Loggia Massonica: seguivano le associazioni di beneficenza - le rappresentanze delle Società operaie di Appianano, Apiro, Belforte, Caldarola, Civitanova, Colmurano, Cingoli, Camerino, Esanatoia, Ficano, Loro Piceno, Mogliano, M.S. Martino, M. Cassiano, M. Cosaro M. S. Giusto, Morrovalle, Muccia, Penna S. Giovanni, Pausala, Pollenza, Petriolo, Porto Recanati, Sarnano, S. Severino, Tolentino, Treia, Urbisaglia, Macerata, - le Società Artigiane di M. Cassiano, Recanati, Porto Recanati, la Società dei Tipografi e dei Bollettari di Macerata - la Società del buon umore di Pausala - la Società del viaggio di Tolentino - la Società dei buoni amici di Tolentino _ la Società Margherita di Tolentino - la Società filarmonica di Muccia e di Porto Recanati - la società del Casino di Macerata - la Società filarmonica di Macerata e la Società della Rondine pure di Macerata.
Si potevano contare ben quindici bande musicali, quasi tutte nelle rispettive divise, e che si diportarono tutte egregiamente, alternando l'inno dell'EROE variate e sceltissime marce funebri. Dal Corso Vittorio Emanuele il corteo fece sosta in piazza; ed ivi fu scoperta la lapide ove era incisa la lettera con cui il Generale dedicava nel 1849 a Macerata il primo fatto d'armi vittorioso della sua legione.
Ecco la lettera:
Ai Maceratesi !
Addio Maceratesi! Voi avete meritato che ci Dividiamo da' voi, commossi riconoscenti. Contristata l'anima nell'allontanarsi da Cittadini carissimi, noi vi dirigiamo la parola d'amore, di fratellanza - partiamo confortati dall'affetto vostro - da quello immenso, sublime, che voi nutrite per la sacra nostra redenzione; e noi vi contraccambiamo con la dedica del primo fatto d'armi, in cui potrà dirsi della Legione, che ha ben meritato della Patria. Addio.
Macerata 23 Gennaio 1848
G. Garibaldi
Una salva di applausi lunghi, fragorosi salutò quel marmo, che dovea tramandare e far rivivere nei più tardi nepoti la riconoscenza e l'affetto che noi Maceratesi dobbiamo a Lui, che di affetto e di benevolenza ci diede una prova sì grande. Le bande musicali intuonarono tutte ad un tempo l'Inno sacro all'EROE; e allora gli applausi si accrebbero, crebbe l'entusiasmo, la commozione.
Cessato l'Inno; il nostro egregio Sindaco ff. Cav. Ferdinando Giorgini, lesse un eloquente e forbito discorso… “ Simonetta Torresi : Un contributo al progresso
La Massoneria a Macerata e nel suo territorio (v.sotto)
1730-1918, pagine 390/393.
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Dopo un'arrogante campagna, condita da inusuali toni anti- clericali e anti- religiosi, contro la realizzazione del già finanziato monumento al grande Missionario ed Umanista Maceratese Padre Matteo Ricci, a cui il Vescovo Mons. Giuliodori era riuscito a ri-collocare il titolo ecclesiastico  persosi  nei corridoi universitari, a coronamento del 150 dell'unità d'Italia come d'incanto è approdata al Consiglio Comunale di Macerata la proposta di un monumento di chiara connotazione massonica.
Svegliatisi dal devastante torpore  post-conciliare il Clero ed i gruppi laicali Maceratesi, rivelatisi  SANI e EVANGELICAMENTE MOTIVATI, hanno affidato, ad perpetuam rei memoriam, un Comunicato che va meditato in tutta la sua interezza.
Memori di altri coraggiosi gesti analoghi compiuti per la salvezza delle anime dei proprio gregge dall'indimenticabile buon pastore Mons.Tarcisio Carboni siamo sicuri che, essendo mutati i rapporti di forza intra moenia,  i firmatari del comunicato non riceveranno gli umilianti  reprimenda che dovette sopportare il  defunto Vescovo. Ha perfettamente ragione quando sostiene che la simbologia conta. Infatti al primo piano di Palazzo Marefoschi dal 1980 c’era la sede della loggia “Helvia Recina”. Probabilmente in quella stanza di settanta metri quadrati, le cui finestre davano proprio sul busto di Mazzini, realizzarono una sorta di Tempio di Salomone, visto che c’erano due meravigliose colonne (Jachin e Boaz ?). Poi nel giugno del 1988 scoppiò un misterioso incendio e la loggia, come l’Araba Fenice, risorse dalle proprie ceneri in via Lauro Rossi. ) 
Il coraggioso  zelo pastorale dei Parroci  e dei rappresentanti dei gruppi ecclesiali maceratesi sarà scritto, con caratteri aurei, nella fulgida storia della fedelissima Diocesi di Macerata, Tolentino, Recanati, Cingoli, Treia.
Ecco l'audace intervento del Clero e delle associazioni laicali cattoliche di Macerata riguardo l'erezione del monumento massonico ai 150 anni dell'unità d'Italia :
" 150 ANNI DI UNITA' D'ITALIA - 
Comunicato dei Parroci e dei Responsabili delle principali aggregazioni laicali cattoliche presenti nel Comune di Macerata.

Molte persone ci hanno chiesto quale sia il punto di vista della comunità ecclesiale maceratese in relazione alla proposta inoltrata da unComitato per realizzare nella nostra Città un monumento in occasionedelle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.


Ritenendo doveroso e importante rispondere ad una tale richiesta, in comunione con il nostro Vescovo e per amore della verità, ci sentiamo di esprimere alcune considerazioni che ci auguriamo possano essere utili per aiutare i fedeli, i cittadini e gli amministratori ad un attento discernimento.

La ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia è un evento che merita la più ampia valorizzazione e un monumento può essere un segno importante se davvero esprime l’insieme dei valori del Popolo italiano e la sensibilità di tutti i maceratesi. Non sembra avere queste caratteristiche la proposta del monumento avanzata dal Comitato “Stringiamoci a coorte” che per la sua origine, i suoi contenuti e le sue finalità sembra avere piuttosto una chiara e inequivocabile matrice massonica.

Ovviamente ciascuno è libero di avere il suo punto di vista, ma non è accettabile che si proponga come monumento all’Unità d’Italia una rappresentazione che in realtà appare come un’esaltazione della massoneria e dei suoi principi, a meno che non si voglia far passare l’idea che l’Unità d’Italia sia sotto l’egida della massoneria e che i maceratesi si identificano con questa visione delle cose. 
Di fronte ad una tale proposta, pertanto, sentiamo di dover esprimere il nostro disagio perché non potremo mai sentirci rappresentati come cattolici, cittadini italiani e maceratesi, da un monumento ispirato ai principi della massoneria.

Pur nel rispetto di opinioni diverse e aperti al confronto con tutti, vadetto con chiarezza e libertà che la visione proposta dalla massoneria circa l’uomo e la società è inconciliabile con la visione cristiana della persona e della storia. 
Mentre nel pensiero propugnato dalla massoneria l’uomo fa di se stesso un assoluto avendo come obbiettivo il perseguimento degli
interessi condivisi dagli affiliati, nella visione cristiana l’uomo è creatura di Dio ed è chiamato a vivere nell’amore vicendevole avendo come ideale il dono sincero di sé e il fare ogni cosa a maggior gloria di Dio.

Appare inoltre forzato e fuori luogo ogni raffronto con la vicenda del monumento a P. Matteo Ricci. In quel caso l’iniziativa apparteneva al programma ufficiale del Comitato per le Celebrazioni del IV Centenario ed era stata condivisa, almeno fino alle note vicende, da tutte le istituzioni chene avevano affidato al Vescovo il coordinamento. Resta pertanto il rammarico che la Città non sia riuscita ancora ad onorare il suo più grande e illustre cittadino con un monumento di grande valore artistico e culturale.

Seguono le firme dei parroci delle parrocchie del Comune di Macerata:

(Mons. Enzo Bruschi, Don Egidio Tittarelli, Don Alberto Forconi, DonFranco Pranzetti, Don Gianluca Merlini, Don Giovanni Ilari, Don Adriano Dariozzi, Don Pietro Carnevali, Don Euro Giustozzi, Don Gennaro De Filippi, P. Aldo Marinelli, Don Franco Palmieri, Don Francesco Cocilova, Don Pietro Parisse, P. Arcangelo Colandrea, P. Dino Mascioni, Don Silvano Ilari).
e dei Responsabili delle aggregazioni laicali cattoliche:
Federico Canullo (Azione Cattolica); Ermanno Calzolaio (Comunione e Liberazione); Mauro Marconi (Cammino Neocatecumenale); Carla Domenella (Movimento dei Focolari); Luca Vitali (Rinnovamento nelloSpirito); Renato Lapponi (Acli); Enrico Leli (Corsi Cristianità); DebhoraDi Carlo (F.U.C.I.); Renato Sopranzetti (M.A.S.C.I.) Anna Maria Foresi (A.I.M.C.); Sergio Fattorillo (A.M.C.I.); Franco Moneta (Ass. Centrodi Ascolto e Accoglienza); Maria Chiaramoni (Ass. Mariana Reginadell’Amore); Graziella Cardinali (Movimento per la Vita); PierpaoloCampolungo (Centro di Aiuto alla Vita); Cristina Morbiducci (C.I.F.);Maurizio Montedoro (G.R.I.S.); Franco e M. Rosaria Berardi  (IstitutoSanta Famiglia)".

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Infine dal citato libro di Simonetta Torresi : Un contributo al progresso
La Massoneria a Macerata e nel suo territorio
1730-1918, pagine 304/312)
Il Programma Massonico adottato nel 1861 dal G.O.I. trascritto per le Logge Maceratesi

Da carte presenti nella Biblioteca Comunale di Macerata, tra i diversi documenti emanati a livello nazionale, di particolare interesse il programma massonico adottatto nel 1861 e riprodotto per le Logge maceratesi probabilmente dal fratello Lavinio Spinetti. In tale pro¬gramma si evidenziano i fondamenti della Massoneria Italiana ricostituitasi con l'unità d'Italia; il documento rappresenta la pietra d'angolo sulla quale si è costruita tutta la storia massonica successiva:
Programma Massonico
adottato
Dalla Mass.-. Ital.\ ricostituita presentato
al G.\ O.-. nella seduta dell'anno della V.-. L.\ 5861
dal G.-. Segr.-. D.-. L:.
La rivoluzione politica e nazionale, che sta per compiersi in Italia non potrà assicurare il suo trionfo, né completarsi, se al passo con essa non si promuoverà la riforma morale del popolo italiano. Questa riforma, o meglio diremo, la dire-zione morale, fisica, intellettuale dell'individuo e della Società è lo scopo che si propone con i suoi lavori la. Massoneria Italiana ricostituita.
A raggiungere questo intento è mestieri che il G.\ 0.\ sin d'ora stabilisca, i principi che esser devono di norma ai suoi lavori, i vari fini a cui esso mira, i mezzi da adoprarsi per raggiungerli.
Principi della nuova Massoneria. La Massoneria, non deve consistere in un simbolismo misterioso, in vane cerimonie, o aspirazioni indeterminate. Questo simbolismo già necessario quando i principii da lei idoleggiati suonavano un pericolo all'Ordine, o minaccia alla Società, è divenuto inutile ora che molti di essi divennero ormai fondamento al diritto pubblico, e furono adottati dalle Società civili e moderne.
Dirò che il G.\0.\I.\ dichiarando di adottare la grande formula che per in ogni tempo la divisa immortale scritta sopra la bandiera Massoneria, cioè Libertà, Uguaglianza e Fraternità, procurerà dare a questi principi, vaghi e spesso fraintesi, un significato concreto per tradurre ciascuno dei termini nel terreno politico e applicarlo alla ricetta della vita attraverso la triplice sfera della attività sociale, alle questioni politiche, alle economiche, alle morali. Egli è in questi tre punti che il G.\0.\L. deve fissare il suo programma.
Quistione politica Il G.\ 0.\ fedele alle vere tradizioni massoniche non si preoccupa della forma del Governo, ma tenderà soprattutto a promuovere il trionfo delle idee e dei principi. Però sotto qualsiasi reggimento che accetti o subisca la Nazione, esso promuoverà in ogni tempo:
All'interno. La causa della nazionalità, Indipendenza e Unità Italiana.
All'estero. La fratellanza dei popoli tra di loro, e il trionfo della libertà e della giustizia, credendo tutte le libertà, tutti i popoli solidarii fra di essi. Nell'ordinamento dello Stato prendendo per norma la formola Massoneria. Libertà, Uguaglianza e Fraternità, ne procaccerà lo svolgimento progressivo applicandola alla vita pratica, e presentandone a mano a mano i quesiti che le circostanze vanno suggerendo allo studio ed al libero esame delle loggie. Tuttavia credendo opportuno di dichiarare sin d'ora i principii che devono essere di norma alle Riforme che la Massoneria, tenterà promuovere nell'ordine sociale e politico il G.\ O.-. dichiara;
1° Che suo principale scopo è quello di promuovere il benessere delle varie classi sociali, mediante l'educazione morale, fisica, intellettuale del popolo; 2° Che mal si volle raggiungere tale scopo col fantasticare sistemi astratti di socialismo e vaghe teorie, le quali, ispirate da mistiche aspirazioni, o da passioni inferme, e tumultuose, non produssero per lo più che errori, delusioni e miserie più profonde;
3° Che lasciando le teorie astratte, esso procaccierà d'arrestarsi sulle questioni speciali e pratiche; facendo oggetto di discussione e di studio le quistioni che riguardano il lavoro, i rapporti degli operai coi padroni, i salari, le industrie da promuoversi e le riforme sociali che saranno reclamate dalle eterne norme della giustizia, come dal bisogno dei tempi;
4° Che sarà soggetto speciale di studio l'agricoltura, quale fondamento dell'industrie per migliorare le condizioni dei coloni nei campi, e dar lavoro agli operai nelle città, e aumentare la produzione degli oggetti di prima necessità; 5° Avversando ogni sorta di monopolio, e credendo le banche nazionali, quali sono al presente costituite, monopolio di pochi privilegiati, promuoverà lo stabilimento di sistemi di credito fondiario e industriale per mettere il capitale alla portata delle classi operaie e più numerose. 6° Promuoverà le associazioni operaie, così in uno scopo economico e industriale, come di amore, di moralità e solidarietà tra le moltitudini.

7° Come il lavoro è fondamentale alla Massoneria/, così procaccierà che divenga base e domma fondamentale della nuova Società Italiana; combattendo l'ozio con ogni mezzo e sotto qualsiasi manto esso si mostri, o sotto il blasone del patrizio, o sotto i cenci del lazzarone e del lemosinante. Principio cotesto che proclamavano le antiche repubbliche italiane quando imponevano il lavoro obbligatorio per tutti, e che ogni cittadino dovesse farsi iscrivere in alcune corporazioni delle arti.
Tali principi che saranno norma al G.\ O.-. nelle questioni che riguardano l'economia sociale, o l'esser collettivo, cioè la Nazione. Ma la Massoneria, intendendo a migliorare la Società per mezzo dell'educazione dell'individuo, deve pure fissare i principi che devono rischiarare l'uomo e guidarlo nella vita privata.
Ora l'uomo, come individuo, può essere considerato ne' suoi rapporti con Dio, coll'Universo, e co' suoi simili. Considerare l'individuo ne' suoi rapporti con Dio, implica la Questione Religiosa. La questione religiosa è quasi eliminata dalla Massoneria. Il sacrario della coscienza umana è per lei inviolabile; essa non si preoccupa di veruna delle religioni positive, le quali sogliono dividere la razza umana, ma rappresenta la religione stessa nella sua essenza. Fedele al suo principio di fraternità, predica la tolleranza di tutti i culti, nel suo rituale accoglie molti dei simboli sparsi nelle diverse religioni che popolano l'Oriente e l'Occidente, mentre nel suo ideale abbraccia e riassume i dommi principali su cui queste religioni stesse sono basate. E il suo domma li riassume nei tre articoli seguenti: 1° Esistenza di Dio, considerato siccome principio dell'Ordine Universale, e dell'armonia cosmica, ossia grande architetto dell'Universo;
2° Immortalità dell'anima, ossia indistruttibilità dell'essere umano dopo la morte; 3° Fraternità di tutti gli Uomini;
Ciò quanto all'ideale religioso, o al domma: Quanto al culto, ossia alla manifestazione esteriore dell'idea religiosa, che forma pure parte integrante delle religioni positive, la Massoneria, proclama la coscienza dell'individuo inviolabile, e dichiara libero l'uomo di seguitare circa la espressione estrinseca della religione, il culto, o le norme che meglio corrispondono ai suoi pensieri, le sue aspirazioni, ai suoi bisogni, purché nessuno di esso contraddica ai grandi principii della moralità e fraternità.
Se l'uomo considerato nei suoi rapporti con Dio, implica la quistione religiosa, se egli si considera nei rapporti con l'universo implica la Scienza. La scienza è il vero, l'antichissimo culto della Massoneria, essa non solo mette l'uomo in rapporto coll'Universo, ma lo conduce a studiarlo, a penetrare i segreti della natura per volgerne le forze a profitto dell'Umanità: È questo lo studio e lo intento dell'alta Massoneria, ossia della ermetica e cabalistica.
Nel fissare i rapporti dell'individuo co' suoi simili la Massoneria. non si limita a predicare la massima di non fare agli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi; ma impone di fare il bene, di opporsi al male, di non tollerare l'ingiustizia sotto qualsiasi manto essa si copra, impone la solidarietà sociale, per cui il male commesso verso il prossimo vuoisi riguardare come fatto a noi stessi; perocché tutto è legato nell'ordine morale, del pari che nell'ordine fisico, e, per quanto l'individuo moralmente sia libero, l'Umanità tuttavia è Una.
Fine della Massoneria. Il fine che la Massoneria, si propone è determinato dai principi che abbiamo esposti di sopra. Tuttavia avvisiamo sia conveniente riassumerli nell'ordine stesso in cui furono i prin-cipii esposti.
In Politica lo scopo che si propone si è: All'Interno costituire l'Italia libera ed una, All'Estero agevolare per mezzo delle L.\ e delle
Associazioni M.\ sparse nel mondo, i rapporti internazionali, facilitare i commerci, abbattere i pregiudizi che dividono popolo da popolo, razza da razza, preparare la vera fratellanza degli Uomini per mezzo di una grande Confederazione dei popoli civili uniti tra di loro.
Fine Sociale. - Santificare il lavoro, nobilitarlo, farlo amare, svellere il pauperismo, non per mezzo di vane teorie di socialismo, ma col condannare l'ozio, col avvezzare ogni classe al lavoro, rendere turpe, biasimevole l'elemosina umiliante e servile, agevolare gli istituti di credito, per fornire istrumenti e mezzi di lavoro ad ogni classe, fondare case di ricovero per vecchi, asili d'educazione per l'infanzia, scuole serali e tecniche per gli Operai; poderi modelli per contadini, e per tal modo spargere il benessere, l'amor della legge, del viver civile e sociale nelle classi sinora neglette ed oppresse, e rivendicare pacificamente i torti e le ingiustizie di cui fu segno per lunghi secoli l'operaio, scopo che si propone mai sempre la vera Mas/, come accenna la leggenda su cui riposano i suoi simboli e le sue cerimonie
Fine religioso. - Ricondurre la quistione religiosa, profanata dai preti delle varie religioni, ai suoi veri e più semplici termini, ai suoi principii più elevati, morali e Universali. Acciocché l'uomo creda meno alle diverse sette, che si dividono i popoli, più ai grandi, eterni principii della giustizia e dell'umanità, meno alle religioni, più a Dio, meno ai preti, più all'intimo della sua coscienza.
Fine morale. - La morale è il vero culto religioso Massonico. Uguaglianza Sociale in faccia alla legge e a Dio; lavoro, educazione intellettuale, fisica, morale; solidarietà degli individui come dei popoli; tolleranza e amore tra gli Uomini, tali i grandi principii su cui si fonda la morale, tali le fondamenta su cui si deve elevare il vasto tempio massonico. Ma quali sono i mezzi, di cui può disporre la Mas/, per rag-giungere tale intento, e preparare nel seno della Nazione una profonda riforma nell'educazione e nei costumi?
Mezzi È massima vetusta della Massoneria, che le grandi riforme sono tanto più durevoli quanto più lente a compiersi, e quando sono il prodotto, anziché della violenza e della forza, del¬l'educazione individuale, e d'un intimo convincimento. Egli è perciò che il G.\ 0.\ ripudia e condanna, come fune¬sti e perniciosi quei mezzi che vogliono suscitare violenti convulsioni tra i popoli, non riconosce per suoi adetti che uomini pacifici ed amanti della legge, non ammette al suo scopo che mezzi legali, aperti e leali. Questi mezzi si riducono a tre principali 1° Ordinamento Massoneria, e delle sue GEI 2° La stampa 3° L'educazione
La Massoneria, possiede una gerarchia, la quale senza sacrificare la libertà individuale, è pur mirabile di organizzazione e di forze. Il G.\ 0.\ procurerà quindi di stringere le diverse L.\ sparse intorno ad un centro, dare a questo organismo estensione, forza e unità. Per tal modo potrà stringere in una falange compatta gli amici del progresso e della luce, i fratelli dell'operaio e del popolano, per opporli alle antiche congreghe dell'oscurantismo e della reazione, che furono intenti sempre a immolare l'operaio dell'intelligenza e del lavoro, simboleggiato in Hiram, ai loro privilegi e alla loro libidine di potere.
Il G.\ 0.\ nominerà una commissione speciale composta dei membri dei vari capitoli per determinare il nuovo organi¬smo della Massoneria. L, fissarne le cerimonie, semplificarne il simbolismo.
La stampa è il secondo mezzo di cui il G.\ Ov. si servirà per diffondere le sue idee. Quindi si terrà a giorno delle migliori pubblicazioni che vedranno la luce in ogni parte del mondo, per farle tradurre e diffondere. Procaccierà di stabilire biblioteche, e fondare un giornale per propagare le sue idee.
Educazione. - La Massoneria, nei diversi gradi della sua gerarchia non è che una scuola morale dell'individuo. Ciascuno a qualsiasi classe appartenga, è appellato a percorrere i vari gradi della scienza M.\ per elevarsi alla luce. Però il suo lavoro non deve limitarsi all'interno della Loggia ma stendersi nella Società. A tal uopo il G.\ 0.\ e ciascun Massoneria, è in obbligo di promuovere istituti di educazione, scuole infantili, scuole serali per l'operaio, procacciare di mettere i suoi adetti alla direzione di queste scuole rimuovendone ogni spirito di casta, o di setta, senz'altro intento che della diffu¬sione della scienza nelle popolazioni. Educazione d'ambo i sessi per mezzo d'istituti, di riunioni, di scuole, onde arrivare colla scienza ad emancipare le menti dalla fede cieca, dalle credenze imposte, e secolarizzare la Società, tal che ogni individuo nel sacrario della sua coscienza trovi il suo sacerdote, nelle grandi leggi di giustizia e virtù la propria morale, e nel suo Dio la felicità e la propria salute.
Per tal modo la patria nostra unificata dalla vasta catena Massonica, formerà un solo tutto, avrà trovato il suo primo e più compatto nucleo d'unità. Liberata dallo straniero essa ormai ottenne l'indipendenza nazionale, ma solo mercè l'educazione potrà assicurare il trionfo della libertà, promuovere la riforma morale del popolo; acciocché possa creare i nuovi destini a cui per la terza volta nel mondo delle Nazioni sembrerà chiamata la patria Ital.-. dal G.\ A.-. D.\ U.\
Pel G.-.O.-.I.-.
Il G.-. Segr.-. D.-.1

Un affettuoso ringraziamento all'infaticabile ricercatrice Prof.ssa Simonetta Torresi e un  grato ricordo al caro, indimenticabile Giovanni Battistelli che ha promosso la pubblicazione del citato libro.

SIMONETTA TORRESI, laureata e specializzata in materie scientifiche è docente delle
stesse nelle Scuole Secondarie Statali. Dal 1994 si occupa di ricerca storica ed ha partecipato
come relatrice a numerosi congressi e convegni in diverse città come Macerata, Jesi, Ascoli
Piceno ecc.
Nella sua attività di ricercatrice storica ha pubblicato i propri lavori su diversi giornali e riviste
ed ha curato l'organizzazione di alcune Biblioteche private.
Insieme ad altri autori ha scritto un libro dal titolo "Santa Maria delle Vergini" e, come unica
autrice, i volumi di studi storici "La valle degli Imperatori", "Il tempio di Santa Maria delle
Vergini", "Castelsantangelo sul Nera" e "Società Filarmonico Drammatica".
Ha partecipato altresì, in qualità di esperto, a diverse trasmissioni televisive di carattere
storico artistico divulgativo, oltre ad una puntata maceratese di "Viaggio in Italia" trasmessa
da RAI 3 sulla rete nazionale.

venerdì 4 maggio 2012

TOLENTINO, MESE DI MAGGIO 2012 NELLA CHIESA DEL SACRO CUORE, DETTA DEI SACCONI


 Giaculatorie del mese Mariano


Lasciate, o Vergine, - che anch'io vi onori:
Voi siete l'unica - gioia dei cuori.

1. Un dono io voglio - da Voi o Maria:
Salvate, pregovi, - quest'alma mia.
2. Il pie scioglietemi - dai lacci rei:
E luce fatevi - degli occhi miei.
3. Questa, mia carne, - questo mio cuore:
Purgate al fuoco - del vostro amore.
4. O Madre, datemi - un'alma pura:
Del Ciel mostratemi - la via sicura.
5. Lungi tenete - da questo seno:
Dell'atra colpa - il rio veleno.
6. Voi, che di Dio, - la Madre siete:
Potenti suppliche - per noi porgete.
7. Per l'ultima ora - de la mia vita:
Imploro, o Madre, - la vostra aita.
8. Del tuo Rosario - sfogliam le rose:
Proteggi, o Vergine, - l'alme amorose!
9. Nel giorno estremo, - giorno di pianto:
Maria copritemi - col vostro manto.
10. Dal cupo, orribile, - eterno esilio:
Maria, salvatemi: - son vostro figlio.
11. Se fra l'eterne - fiamme non sono:
Vergine eccelsa, - fu vostro dono.
12. Vita dolcissima, - speranza mia:
Salve, purissima - Vergin Maria.
13. Vorrei perdono - dei falli miei:
Dei falli altrui - perdon vorrei.
14. Per tutti i rei - pregale Iddio:
Son reo purtroppo, - o Madre, anch io.
15. Per queste a Voi - alme fedeli:
Pregate, o lucida - Porta dei cieli.
16. Siatemi fulgida - propizia stella:
Con Voi traetemi, - Vergine bella.
17. O luce amabile - degli occhi nostri:
Porgete suppliche - pei figli vostri.
18. A noi volgete, - o Madre, quelle:
Vostre pietose - tenere stelle.
19. Son vostro schiavo, - caro mio Bene:
O fortunate, - dolci catene!
20. A Voi, Giuseppe, - Gesù e Maria:
Dono il mio cuore - e l'alma mia.
21. Per noi pregate, - o fonte immensa:
Di quelle grazie - che Dio dispensa.
22. Salve, santissimo - Corpo divino:
Di pura Vergine - nato Bambino.
23. Voi del mio cuore - l'arbitra siete:
Deh! dunque, ditemi - quel che volete.
24. D' ogni mondatemi - macchia più lieve:
Fatemi candido - come la neve.
25. Voi, che potente - in Cielo siete:
Ferventi suppliche - per noi porgete.
26. Il Frutto amabile - del vostro seno:
Nel Ciel mostrateci, - o Madre, almeno.
27. So che Voi siete - Madre di Dio:
Ma per mia Madre - Vi voglio anch'io.
28. La lingua, sordida - d'atro veleno:
Madre, cingetemi - di doppio freno.
29. Madre, stampatemi - sin dentro al core:
Le piaghe amabili - del mio Signore.
30. Con Voi sul Golgota, - del Figlio accanto:
Fate che struggami - questi occhi in pianto
31. Inestinguibile - fiamma nel core:
Madre, accendetemi - pel mio Signore.

mercoledì 11 aprile 2012

TOLENTINO, ALCUNE FOTO DEL TRIDUO PASQUALE "SUMMORUM PONTIFICUM" NELLA CHIESA DEL SACRO CUORE

DOMENICA DELLE PALME, CHIESA DEL SANTISSIMO CROCIFISSO
DOMENICA DELLE PALME CHIESA DEL SACRO CUORE MESSA IN TERZO


LA CONFRATERNITA








LA MERAVIGLIOSA TOVAGLIA CON I SIMBOLI DELLA PASSIONE DI NOSTRO SIGNORE, SEC.XIX, CON SCRITTA DEVOZIONALE : "FELICE CHI T’ADORA O DIO D’AMORE NEL TUO ALTARE A TE D’INTORNO CHINI GLI ANGELI".



L'ALTARE DENUDATO DEL VENERDI' SANTO

L'ALTARE DELLA REPOSIZIONE DEL GIOVEDI' SANTO







L'ADORAZIONE DELLA CROCE






LA BENEDIZIONE DEL FUOCO E DEL CERO PASQUALE ( CORTILE MAESTRE PIE VENERINI)







EXULTET


 IL CANTO DELLE LITANIE ( I e II parte )

RINNOVAZIONE DELLE PROMESSE BATTESIMALI ( sopra)

L'ALTARE PREPARATO PER LA SANTA MESSA MA CON LE IMMAGINI VELATE-FINO AL GLORIA - ( sotto)
OFFERTORIO


CONSACRAZIONE

ALTARE INONDATO DI INCENSO
                   IL CERO PASQUALE

QUESTE POVERE FOTO LE HO SCATTATE DAL PRESBITERIO, MI SCUSO PER L'INESPERIENZA

RINGRAZIAMENTI 

Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile la realizione del  "sogno" che da oltre un secolo i Confratelli della Confraternita del Sacro Cuore nutrivano in cuore.
- La Divina Provvidenza che regola tutto "alla  maggior gloria di Dio";
- Il Santo Padre Benedetto XVI che ha donato alla Chiesa Universale il Motu Proprio "Summorum Pontificum"che valorizza l'antica liturgia come un bene prezioso per la Chiesa;
- Il Vescovo Diocesano S.E.R.Mons. Claudio Giuliodori;
- Il Parroco don Andrea Leonesi;
- I Francescani dell'Immacolata di Campocavallo di Osimo;
- I Confratelli della Confraternita del Sacratissimo Cuore di Gesù che hanno realizzato l'Altare della Reposizione e tutti gli altri addobbi;
- i fratelli del Cammino Neocatecumenale che hanno donato il Cero Pasquale, in pura cera d'ape, dipinto a mano;
- le sorelle del Cammino Neocatecumenale che hanno lavato e stirato tutta la biancheria;
- i Confratelli di una Confraternita vicina che ci hanno prestato artistici manufatti di cui eravamo sprovvisti;
- i devoti fedeli , tolentinati e non, che ci hanno donato tutto quanto era necessario per il sacro Triduo
- i fedeli che ci hanno sostenuto con la preghiera;
- i fratelli del gruppo liturgico dei Ministranti "extraordinaria forma" che hanno sostenuto il"tour de force" per preparare e per servire, con il canto e con il servizio liturgico, le varie impegnative funzioni.
Che il Signore ricompensi tutti coloro che, rinunciando ai propri "desiderata", hanno saputo "sentire cum Ecclesia" nel rispetto delle volontà del Santo Padre Benedetto XVI espresse nel Motu Proprio "Summorum Pontificum".
Sia lodato il Sacratissimo Cuore di Gesù.
Andrea Carradori
Santa Pasqua 2012.