Visualizzazione post con etichetta latino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta latino. Mostra tutti i post

mercoledì 11 maggio 2016

Santa Messa tradizionale "per un'élite europea"??? La realtà dice ben altro

Ben lungi dal rallegrarci per questi dati statici, l'Europa ne esce maluccio... ribadiamo a TUTTI i nostri Pastori che l'approfondimento liturgico mediante ll'attuazione del Motu Proprio Summorum Pontificum è un bene per TUTTA la Chiesa e per la spiritualità di TUTTI i suoi figli!
La tabella"... tratta delle 10 città più rappresentate.
Fra aprile 2015 e aprile 2016, Roma rimane in prima posizione ma vede Rio de Janeiro effettuare un fortissimo balzo in avanti.

domenica 20 gennaio 2013

Accoglienza della Fraternità San Pio X : le parole di un Sacerdote e la replica di un suo confratello


Don Bernardo : " L'unica vera soluzione è accogliere la Fraternità San Pio X senza alcuna condizione perché chi ha la vera fede cattolica non ha da firmare alcunchè. Comunque ammesso e non concesso che in Vaticano continuino a far finta di niente ormai le idee (giuste e sacrosante) di Mons. Lefebvre non le hanno solo quelli della Fraternità, ma moltissimi sacerdoti e forse pure vescovi e qualche cardinale che dall'interno cercano di smontare pezzo per pezzo l'ideologia conciliare che ha svuotato i seminari, distrutto la cristianità in occidente e svuotato le chiese. 
In Vaticano dovranno prima o poi capire che la Chiesa Cattolica non è fatta di politichese e burocrazia, ma è fatta di Martiri, Confessori e Sante Vergini".

Un altro Sacerdote ha replicato a don Bernardo.
Ecco la replica :

"Purtroppo Don Bernardo questo non è possibile perchè c'è stato un atto di natura scismatico (sacro di vescovo contro la volontà esplicita del Sommo Pontefice), degli insulti pubblici verso la persona del Vicario di Cristo nell' esercizio del suo magistero ( "super modernsta", etc) e un discorso molto ambiguo sull'ultimo concilio (sembra che la Fraternità benché dica il contrario in tanti interventi dei suoi diversi superiori -penso soprattutto a quello del distretto francese- afferma che il suo insegnamento è eretico che "Roma ha perso le fede" e che la Chiesa Cattolica continui non sul fondamento di Pietro ma nella comunità lebfevriana) Lei capisce che con queste premesse il Vicario di Cristo debba chiedere un atto di fede espllcito nella Chiesa una , santa, cattolica e romana che ha celebrato 50 anni fa l'ultimo concilio ecumenico. 
Di tutto cuore spero il ritorno dei lefebvriani per il bene stesso della chiesa ( contrarre l'influsso deleterio dei modernisti che invade tutti i campi soprattutto quello dell'insegnamento teologico nei seminari) e per il bene stesso della Fraternità che rischia davvero lo scisma ossia la seperaziione del Corpo della Santa Chiesa come tante altre sette....ma la storia insegna e quando ha imboccato questa via il ritorno è quasi impossibile (anche a causa dell'ambiguità di Monsignore Lefebvre sull' argomento stesso). Ma chi sa? Nulla è impossiblile a Dio".

Da MiL

giovedì 10 gennaio 2013

Quando i pastori se ne infischiano !

Recentemente in un sito di una Diocesi all’avanguardia era comparso un articolo che riecheggiava uno slogan del 1977 attribuito al Card. Jean Marie Villot: “ meno messe più messa ”.
Poi il titolo è stato cambiato ma la sostanza è rimasta purtroppo immutata : la riduzione delle Sante Messe in quel territorio diocesano.
Nelle attuali “ assemblee eucaristiche” è pressocchè scomparso ogni riferimento al Sacrificio del Golgota che si rinnova sull’Altare,  il cui immenso fiume di grazia si applica per i vivi e per i Defunti si è frantumata quella preziosa devozione che, partendo dall’Altare, ha edificato la civitas christiana.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica  spiega e delinea chi è il Sacerdote del Sacrificio, chi è la Vittima Perfetta del Sacrificio Eucaristico, il carattere Soddisfatorio-Espiatorio (Gesù soffre al nostro posto per i nostri peccati ed Propiziatorio e chi è il Ministro che presta la voce a Gesù).
Com’è possibile allora che molti sacerdoti e conseguentemente i fedeli abbiano perso la corretta impostazione cattolica in questi aspetti essenziali della Messa ?
Buona  parte del clero nel tentativo - anche in buona fede - di essere maggiormente vicini ai propri fedeli ed al "cuore della preghiera" ha smarrito, anche per effetto dei sempre più numerosi gruppi carismatici, la pienezza della Verità rivelata delle pratiche liturgiche  tramandate dalla tradizione dei padri senza le quali, lo abbiamo aimè constatato, non possiamo vivere pienamente la nostra fede.

Ma cosa sono diventate oggi le Messe? ( prendo dal nuovo blog anticlericali-cattolici)
" Se va bene sono diventate delle riunioni nelle quali ogni gruppo esprime se stesso, limitando gli abusi a forme di sentimentalismo, più o meno, variopinte e nelle quali ci si sforza di esprimere una forma affettiva superficiale, legata all'attivismo.
Se va male, oltre a quanto appena descritto, ci ritroviamo in talune Messe nelle quali il sacerdote non solo esprime se stesso, ma usa il presbiterio (laddove non sia stato divelto e abusivamente cancellato) come teatro, come palcoscenico, delle volte anche come palco elettorale e politico, di protesta, spesso obbligando i fedeli ad una partecipazione attiva forzata con canti danzanti, battimani e quant'altro.
La Messa così non è più quel vivere il mistero del sacro, ma in molti casi è diventata strumento per esprimere se stessi, o per imporre il proprio potere comunitario.
E questo non riguarda solo il sacerdote quando compie abusi liturgici e non accetta correzioni, ma si riflette anche nei Movimenti, nei vari Cammini, gruppi interni alle Parrocchie che usano l'ambiente per imporre il proprio cammino modificando la Messa fatta a propria immagine e somiglianza di se stessi e del gruppo che si vuole pubblicizzare ".

Altro che ridurre il numero delle Messe !!!
In quella Diocesi,  recentemente flagellata dai più esasperati personalismi dei chierici, dagli scandali e dalle rinunce al Sacerdozio, dovrebbero aumentare le celebrazioni digne, attente ad devote soprattutto  di riparazione e per devozione  al Sacro Cuore di Gesù, alla Madonna Santissima ed ai Santi Protettori !
Basta con lo spirito da manager e da direttore d'azienda di certi chierici  !
Occorre  ritornare in tutta fretta al sacrificio, alla povertà e alla devozione che caratterizzarono i "successi" pastorali del Santo Curato d'Ars in tempi ed in situazioni difficili come gli attuali !
Purtroppo alcune Diocesi sono tutt’ altro che “in unione col nostro papa Benedetto” e gli abusi liturgici ancora perdurano  nonostante siano in aumento le lamentele e la richiesta di correzione da parte dei fedeli.
Siamo all’assurdo : sono i laici, uomini e donne, che chiedono al Vescovo e ai parroci di imitare nella Liturgia ( lex orandi statuat legem credendi ) il Papa  e di celebrare la Messa in modo corretto e devoto !!!
E’ il clero infatti che non  è fedele al Papa ed ignora i Suoi paterni ma chiarissimi esempi ... 
Vogliamo parlare delle sempre maggiori responsabilità delle Conferenze Episcopali e dei loro uffici liturgici ?   “.. non cade foglia che..conferenza Episcopale non voglia…” altro che primato di Pietro !
Avviene così che i cultori dello spirito del post-concilio, spirito di rottura, spirito di disprezzo e rigetto per tutto ciò che nutriva la Fede dei cattolici ante Vaticano II,  usano e abusano del  potere che ancora detengono .
È una situazione drammatica, ma tacerla è cosa giusta e buona?
Per spirito di carità tacciamo i nomi di questi dittatori, questi Pastori che sembrano aver dimenticato che sono al servizio della salvezza delle anime e che senza cuore combattono contemporaneamente sia il Motu Proprio Summorum Pontificum che la Santa Messa nel modo come viene celebrata devotamente dal Papa ! 
Quando si dice zelo ...

Lucrezia, Parrocchia di Sant'Apollinare ( Diocesi di Fano, Fossombrone, Cagli, Pergola )  le "animatrici liturgiche" e i bambini nella tribuna sopraelevata - realizzata di recente dopo i radicali lavori di ristrutturazione della chiesa - durante la Messa per la Dedicazione dell'Altare rinnovellato . Dal sito parrocchiale.



Lucrezia ( Diocesi di Fano, Fossombrone, Cagli, Pergola ) Settimana biblica nella Parrocchia di Sant'Apollinare - prima della ristrutturazione totale della chiesa e del presbiterio. C'è un "Don" ( ormai un ex don ...) indovinate qual'è ? C'è un lume rosso che indica la Parola ...ma ne è sprovvisto il Tabernacolo davanti al quale nella mensola sono appoggiati i giubbetti e i borselli. Tutto alla luce di una romantica abat-jour ... Dal sito parrocchiale.

giovedì 20 settembre 2012

IL CARDINALE COMASTRI POSSIEDE UN’AGENDA ? IL CAMBIAMENTO IMPROVVISO D’ ORARIO DELLA MESSA NELLA BASILICA DI SAN PIETRO IN OCCASIONE DEL PELLEGRINAGGIO DEL 3 NOVEMBRE PROSSIMO. DALL’AREA “TRADIZIONALISTA” HANNO SCRITTO : “IN OGNI CASO QUESTO CAMBIO DOPO LA CONFERENZA STAMPA STABILITA ED AUTORIZZATA DALLA BASILICA LA DICE LUNGA SUL RISPETTO CHE PORTANO NON SOLO VERSO I PELLEGRINI MA SOPRATTUTTO VERSO GLI "ORGANIZZATORI".


La notizia del cambiamento di orario della Messa nella Basilica di San Pietro il 3 novembre traslata alle ore 15,00 ha provocato un improvviso affievolimento della mia salute tanto che il virus del raffreddore si è impadronito nel mio già indebolito organismo.
Dalla mutazione d'orario, già concordato "in scriptis" dagli inizi del mese di luglio, deduco che il Cardinale Arciprete  della Papale Basilica di San Pietro non dispone di un’agenda su cui annotare gli appuntamenti internazionali  …
Motivo per noi marchigiani, che lo veneriamo affettuosamente  con riconoscenza per quanto ha fatto quando era Prelato-Arcivescovo di Loreto , di portargli in dono un'agenda artigianale in cuoio prodotta nella mia Regione ( una delle "eccellenze" artigianali nazionali). 
In molti ci aspettavamo una " sorpresa " finale ... si pensava, ad esempio, che all'ultimo momento   avrebbero potuto anticipare la celebrazione alle 7 del mattino ...
Tuttosommato è andata bene e la levataccia del sabato mattino è scongiurata.
Mi dispiace per i fedeli che avevano già prenotato, assieme al loro Parroco, biglietti e albergo ... per la sera precedente ...
Ovviamente l'operazione "Messa alle ore 15" produrrà l'assenza della stampa, dei fotografi e dei cineoperatori ...
Come farò ora a difendermi dall'amico che mi aveva scritto : 
Abbiamo poi difficoltà a comprendere, come avrai voglia di dire ancora sì ai burattinai romani: i quali se ne stanno più o meno dietro le quinte e ti mandano avanti a prendere i boccadò.
Negandosi poi, defilandosi poi, nel momento del bisogno.
Ancora non l’hai capita?!
Caro Andrea, tu sei un … (OMISSIS, alcune  considerazioni di stima verso la mia insignificante persona) ma trascuri un pò troppo un proverbio troppo vero, troppo saggio, troppo importante: errare humanum est, perseverare diabolicum.
Quanto male si può fare illudendo le persone su una falsa prospettiva! ” ???

Purtroppo l’unilaterale cambiamento  dell' orario sta a confermare l'osservazione che un Sacerdote romano ha scritto in un blog  tradizionalista : “ In ogni caso questo cambio dopo la conferenza - stampa, stabilita ed autorizzata dalla Basilica, la dice lunga sul rispetto che portano non solo verso i pellegrini ma soprattutto verso gli organizzatori ".
Io rimando alle soavi e crescenti cattiverie che i VIP del mondo tradizionalista italiano hanno riservato al pellegrinaggio del 3 novembre : vere e proprie “gufate” contro l’iniziativa dei poveracci fedeli legati alla forma liturgica disciplinata dal Motu Proprio "Summorum Pontificum" di Benedetto XVI .
I VIP che ci hanno regalato un cliclè  stantìo di celebrazioni  ora saranno certamente  contenti...
Il Santo Vangelo ci insegna che : “Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi…, ma sta per finire” (Mc 3, 23-26)
Accettiamo anche tutto questo con vero spirito cristiano affinchè la nostra sofferenza possa divenire, in virtù della grazia divina, seme fecondo per il bene nostro e di tutta la Sua Santa Chiesa.

Andrea Carradori, nel  giorno del 20 settembre, triste anniversario della "presa" di Porta Pia.





mercoledì 8 agosto 2012

Fraternità Sacerdotale San Pio X ( FSSPX ) : un'iniziativa vocazionale


L'Italia, culla del Cattolicesimo e sede del Papato, ha sempre dato molte vocazioni alla Chiesa ed anche il mondo della Tradizione, rispetto al numero relativamente piccolo di fedeli, ha potuto contare, nei difficili anni del post-concilio, su parecchie vocazioni italiane.
Non sono pochi, ancor oggi, i giovani che si rivolgono alla Fraternità San Pio X allo scopo di ricevere un aiuto in vista di una possibile scelta di vita sacerdotale o religiosa. 
La prospettiva però di dover subito partire per la Francia o la Svizzera, dove hanno sede i seminari più vicini, con i problemi linguistici che ne conseguono, può scoraggiare o spaventare alcuni candidati.
Allo scopo dunque di alleviare questi inconvenienti e, soprattutto, di aiutare i giovani a comprendere meglio quale sia la chiamata di Dio nella loro vita, il Superiore del Distretto Italiano della FSSPX, don Pier Paolo Petrucci, ha deciso di aprire, presso il Priorato di Albano Laziale, un pre-seminario che ospiterà, da ottobre a giugno, giovani in ricerca vocazionale.
Costoro potranno vivere l'esperienza di un "anno sabbatico", con i ritmi e le occupazioni di un seminario: al mattino preghiera e lezioni di spiritualità, Sacra Scrittura, filosofia, Liturgia, latino e lingua straniera. 
Al pomeriggio studio individuale, attività fisiche e visite spirituali alla città di Roma.
I ragazzi potranno inoltre partecipare alla vita religiosa del Priorato e recitare, con gli altri Sacerdoti e Fratelli, una parte del Breviario.
Chissà che, in futuro, se questa iniziativa dovesse dare buoni frutti, non si possa giungere fino alla fondazione di un vero e proprio seminario italiano della FSSPX!

Alleghiamo al presente comunicato il volantino predisposto dal Priorato di Albano Laziale, dove sono indicate tutte le informazioni pratiche e le modalità per saperne di più.
E' stato creato anche un indirizzo e-mail dedicato:

preseminario@sanpiox.it

( Marco Bongi )

Foto : Macerata, Santuario della Madonna della Misericordia, piazza Strambi. La Visitazione (1737) del "celebre pittore" di S. Angelo in Vado (PU) raffiguranti le scene della vita di Maria , navata centrale.

venerdì 29 giugno 2012

"...siete stati costituiti nel e per il grande mistero di comunione che è la Chiesa, edificio spirituale costruito su Cristo pietra angolare e, nella sua dimensione terrena e storica, sulla roccia di Pietro. Animati da questa certezza, sentiamoci tutti insieme cooperatori della verità, la quale – sappiamo – è una e «sinfonica», e richiede da ciascuno di noi e dalle nostre comunità l’impegno costante della conversione all’unico Signore nella grazia dell’unico Spirito. Ci guidi e ci accompagni sempre nel cammino della fede e della carità la Santa Madre di Dio. Regina degli Apostoli, prega per noi! " Omelia del Successore di Pietro e Vicario di Nostro Signore Gesù Cristo Benedetto XVI nella festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo


OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Basilica Vaticana
Venerdì, 29 giugno 2012






Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!

Siamo riuniti attorno all’altare per celebrare solennemente i santi Apostoli Pietro e Paolo, principali Patroni della Chiesa di Roma. Sono presenti, ed hanno appena ricevuto il Pallio, gli Arcivescovi Metropoliti nominati durante l’ultimo anno, ai quali va il mio speciale e affettuoso saluto. E’ presente anche, inviata da Sua Santità Bartolomeo I, una eminente Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, che accolgo con fraterna e cordiale riconoscenza. In spirito ecumenico sono lieto di salutare e ringraziare “The Choir of Westminster Abbey”, che anima la Liturgia assieme alla Cappella Sistina. Saluto anche i Signori Ambasciatori e le Autorità civili: tutti ringrazio per la presenza e per la preghiera.

Davanti alla Basilica di San Pietro, come tutti sanno bene, sono collocate due imponenti statue degli Apostoli Pietro e Paolo, facilmente riconoscibili dalle loro prerogative: le chiavi nella mano di Pietro e la spada tra le mani di Paolo. Anche sul portale maggiore della Basilica di San Paolo fuori le mura sono raffigurate insieme scene della vita e del martirio di queste due colonne della Chiesa. La tradizione cristiana da sempre considera san Pietro e san Paolo inseparabili: in effetti, insieme, essi rappresentano tutto il Vangelo di Cristo. A Roma, poi, il loro legame come fratelli nella fede ha acquistato un significato particolare. Infatti, la comunità cristiana di questa Città li considerò come una specie di contraltare dei mitici Romolo e Remo, la coppia di fratelli a cui si faceva risalire la fondazione di Roma. Si potrebbe pensare anche a un altro parallelismo oppositivo, sempre sul tema della fratellanza: mentre, cioè, la prima coppia biblica di fratelli ci mostra l’effetto del peccato, per cui Caino uccide Abele, Pietro e Paolo, benché assai differenti umanamente l’uno dall’altro e malgrado nel loro rapporto non siano mancati conflitti, hanno realizzato un modo nuovo di essere fratelli, vissuto secondo il Vangelo, un modo autentico reso possibile proprio dalla grazia del Vangelo di Cristo operante in loro. Solo la sequela di Gesù conduce alla nuova fraternità: ecco il primo fondamentale messaggio che la solennità odierna consegna a ciascuno di noi, e la cui importanza si riflette anche sulla ricerca di quella piena comunione, cui anelano il Patriarca Ecumenico e il Vescovo di Roma, come pure tutti i cristiani.

Nel brano del Vangelo di san Matteo che abbiamo ascoltato poco fa, Pietro rende la propria confessione di fede a Gesù riconoscendolo come Messia e Figlio di Dio; lo fa anche a nome degli altri Apostoli. In risposta, il Signore gli rivela la missione che intende affidargli, quella cioè di essere la «pietra», la «roccia», il fondamento visibile su cui è costruito l’intero edificio spirituale della Chiesa (cfr Mt 16,16-19). Ma in che modo Pietro è la roccia? Come egli deve attuare questa prerogativa, che naturalmente non ha ricevuto per se stesso? Il racconto dell’evangelista Matteo ci dice anzitutto che il riconoscimento dell’identità di Gesù pronunciato da Simone a nome dei Dodici non proviene «dalla carne e dal sangue», cioè dalle sue capacità umane, ma da una particolare rivelazione di Dio Padre. Invece subito dopo, quando Gesù preannuncia la sua passione, morte e risurrezione, Simon Pietro reagisce proprio a partire da «carne e sangue»: egli «si mise a rimproverare il Signore: … questo non ti accadrà mai» (16,22). E Gesù a sua volta replicò: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo...» (v. 23). Il discepolo che, per dono di Dio, può diventare solida roccia, si manifesta anche per quello che è, nella sua debolezza umana: una pietra sulla strada, una pietra in cui si può inciampare – in greco skandalon. Appare qui evidente la tensione che esiste tra il dono che proviene dal Signore e le capacità umane; e in questa scena tra Gesù e Simon Pietro vediamo in qualche modo anticipato il dramma della storia dello stesso papato, caratterizzata proprio dalla compresenza di questi due elementi: da una parte, grazie alla luce e alla forza che vengono dall’alto, il papato costituisce il fondamento della Chiesa pellegrina nel tempo; dall’altra, lungo i secoli emerge anche la debolezza degli uomini, che solo l’apertura all’azione di Dio può trasformare.

E nel Vangelo di oggi emerge con forza la chiara promessa di Gesù: «le porte degli inferi», cioè le forze del male, non potranno avere il sopravvento, «non praevalebunt». Viene alla mente il racconto della vocazione del profeta Geremia, al quale il Signore, affidando la missione, disse: «Ecco, oggi io faccio di te come una città fortificata, una colonna di ferro e un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese. Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno - non praevalebunt -, perché io sono con te per salvarti» (Ger 1,18-19). In realtà, la promessa che Gesù fa a Pietro è ancora più grande di quelle fatte agli antichi profeti: questi, infatti, erano minacciati solo dai nemici umani, mentre Pietro dovrà essere difeso dalle «porte degli inferi», dal potere distruttivo del male. Geremia riceve una promessa che riguarda lui come persona e il suo ministero profetico; Pietro viene rassicurato riguardo al futuro della Chiesa, della nuova comunità fondata da Gesù Cristo e che si estende a tutti i tempi, al di là dell’esistenza personale di Pietro stesso.

Passiamo ora al simbolo delle chiavi, che abbiamo ascoltato nel Vangelo. Esso rimanda all’oracolo del profeta Isaia sul funzionario Eliakìm, del quale è detto: «Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide: se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire» (Is 22,22). La chiave rappresenta l’autorità sulla casa di Davide. E nel Vangelo c’è un’altra parola di Gesù rivolta agli scribi e ai farisei, ai quali il Signore rimprovera di chiudere il regno dei cieli davanti agli uomini (cfr Mt 23,13). Anche questo detto ci aiuta a comprendere la promessa fatta a Pietro: a lui, in quanto fedele amministratore del messaggio di Cristo, spetta di aprire la porta del Regno dei Cieli, e di giudicare se accogliere o respingere (cfr Ap 3,7). Le due immagini – quella delle chiavi e quella del legare e sciogliere – esprimono pertanto significati simili e si rafforzano a vicenda. L’espressione «legare e sciogliere» fa parte del linguaggio rabbinico e allude da un lato alle decisioni dottrinali, dall’altro al potere disciplinare, cioè alla facoltà di infliggere e di togliere la scomunica. Il parallelismo «sulla terra … nei cieli» garantisce che le decisioni di Pietro nell’esercizio di questa sua funzione ecclesiale hanno valore anche davanti a Dio.

Nel capitolo 18 del Vangelo secondo Matteo, dedicato alla vita della comunità ecclesiale, troviamo un altro detto di Gesù rivolto ai discepoli: «In verità vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo» (Mt 18,18). E san Giovanni, nel racconto dell’apparizione di Cristo risorto in mezzo agli Apostoli alla sera di Pasqua, riporta questa parola del Signore: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati» (Gv 20,22-23). Alla luce di questi parallelismi, appare chiaramente che l’autorità di sciogliere e di legare consiste nel potere di rimettere i peccati. E questa grazia, che toglie energia alle forze del caos e del male, è nel cuore del mistero e del ministero della Chiesa. La Chiesa non è una comunità di perfetti, ma di peccatori che si debbono riconoscere bisognosi dell’amore di Dio, bisognosi di essere purificati attraverso la Croce di Gesù Cristo. I detti di Gesù sull’autorità di Pietro e degli Apostoli lasciano trasparire proprio che il potere di Dio è l’amore, l’amore che irradia la sua luce dal Calvario. Così possiamo anche comprendere perché, nel racconto evangelico, alla confessione di fede di Pietro fa seguito immediatamente il primo annuncio della passione: in effetti, Gesù con la sua morte ha vinto le potenze degli inferi, nel suo sangue ha riversato sul mondo un fiume immenso di misericordia, che irriga con le sue acque risanatrici l’umanità intera.

Cari fratelli, come ricordavo all’inizio, la tradizione iconografica raffigura san Paolo con la spada, e noi sappiamo che questa rappresenta lo strumento con cui egli fu ucciso. Leggendo, però, gli scritti dell’Apostolo delle genti, scopriamo che l’immagine della spada si riferisce a tutta la sua missione di evangelizzatore. Egli, ad esempio, sentendo avvicinarsi la morte, scrive a Timoteo: «Ho combattuto la buona battaglia» (2 Tm 4,7). Non certo la battaglia di un condottiero, ma quella di un annunciatore della Parola di Dio, fedele a Cristo e alla sua Chiesa, a cui ha dato tutto se stesso. E proprio per questo il Signore gli ha donato la corona di gloria e lo ha posto, insieme con Pietro, quale colonna nell’edificio spirituale della Chiesa.

Cari Metropoliti: il Pallio che vi ho conferito vi ricorderà sempre che siete stati costituiti nel e per il grande mistero di comunione che è la Chiesa, edificio spirituale costruito su Cristo pietra angolare e, nella sua dimensione terrena e storica, sulla roccia di Pietro. Animati da questa certezza, sentiamoci tutti insieme cooperatori della verità, la quale – sappiamo – è una e «sinfonica», e richiede da ciascuno di noi e dalle nostre comunità l’impegno costante della conversione all’unico Signore nella grazia dell’unico Spirito. Ci guidi e ci accompagni sempre nel cammino della fede e della carità la Santa Madre di Dio. Regina degli Apostoli, prega per noi!
Amen.



Video vaticano dell'Omelia del Santo Padre : http://player.rv.va/vaticanplayer.asp?language=it&tic=VA_UMOTGE43

martedì 12 giugno 2012

MITICO " SI, SI, NO, NO " ! UNA BELLISSIMA RIFLESSIONE DA INCORNICIARE !



“Mitico” Si, si, no, no ! Frequentavo il Ginnasio quando un pio, giovane e coraggioso Sacerdote di Macerata mi regalò una copia  di Si, si,no, no dicendomi di meditarlo attentamente.
Fece la stessa cosa con altri uno dei quali il quale, lo seppi poi, da allora non smise, fino alla morte, di assistere devotissimamente alla Santa Messa nell’antico rito tridentino.
Il Sacerdote fece anche un’offerta ( a nome mio) alla rivista perché io potessi ricevere il Quindicinale Cattolico, fondato dal teologo Don Francesco Maria Putti.
Da allora, pensate quanti anni fa … non ho mai smesso di leggere Si,si,no,no che puntualmente mi arriva anche se, a causa della mia sbadataggine, da diversi anni non invio l’offerta alle Reverende Suore che ne curano la pubblicazione.
Mitica pubblicazione !
Attento solo agli avvenimenti ecclesiali e all'analisi delle malefatte teologiche e/o ecclesiali il Quindicinale non è mai sceso a fare pettegolezzi  nei confronti dei Consacrati e delle loro debolezze umane. 
Si,si,no.no , secondo fonti ben informate dentro le Sacre Mura, è regolarmente letto  da Alti Prelati vaticani che, in diverse occasioni,  hanno tremato leggendo gli articoli sempre scritti con assoluta e intransigente lealtà.
Il Quindicinale ha riservato le sue attenzioni editoriali alle più assurde scelleratezze con cui gli uomini di Chiesa dopo il Sacrosanto Concilio Vaticano II hanno flagellato e offeso la Mistica Sposa di Cristo.
Io conservo la serie, dagli anni del mio ginnasio, di Si,si,no,no fatta eccezione di diversi numeri che mi furono richiesti, in gran segreto, da alcuni Vescovi, a ridosso di alcuni grandi avvenimenti ecclesiali, e non mi sono stati più restituiti, come costume degli ecclesiastici.
Si debbono tessere grandi e riconoscenti elogi a questo validissimo sussidio spirituale per la nostra vacillante fede che vien resa ancor più traballante dall’evidente mancanza di fede e di devozione di tanti Consacrati.
Su Internet possiamo leggere , nella versione
on line, questo stimato foglio “antimodernista” che raccomando soprattutto alle nuove generazioni di cattolici.
Andrea Carradori


DA SI , SI , NO, NO, ( nella forma cartacea ) ANNO XXVIII, n.9 HO SCANNERIZZATO QUESTA RIFLESSIONE (pagine 2 e 3) :

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Caro sì sì no no,
ascolta questa che è stata raccontata a me.
Un venerdì di quest'ultima quaresima, un buon parroco che crede ancora in Dio e nel Figlio Suo Gesù Cristo e nello Spirito Santo, qui ab utroque procedit, dopo la S. Messa delle nove in parrocchia, aveva iniziato la via Crucis con i suoi fedeli, un gruppo di donne, qualche bravo ometto e il sacrista. Giunti alla 3a stazione - la prima caduta di Gesù sotto la croce - arrivò trafelata la perpetua a dire al parroco che il tal dei tali era in fin di vita e che voleva subito il prete al suo capezzale. Il parroco interruppe la funzione, spiegando il perché, ma disse al sacrista: "Continua tu a dirigere la via Crucis; fa' quello che puoi, farò presto".
Ma il parroco rimase fuori molto tempo e, quando tornò, pensava che i suoi buoni fedeli, guidati dal sacrista nel pio esercizio della meditazione della passione del Signore, avessero finito da tempo e se ne fossero andati a casa. Invece, giunto sulla porta della Chiesa, sentì il suo sacrista che annunziava "la 27ma stazione: Gesù perseguitato a morte nei cristiani martiri dell'Unione sovietica". Esterrefatto, rimase ad ascoltare, prima di farsi vedere. Ebbene, il sacrista spiegava la "stazione" e poi cantava: "Adoramus Te, Christe, et benedicimus tibi, con quel che segue e poi "Santa Madre, deh voi fate..." e tutto il resto.
"Ohibò! - esclamò da solo - come ha fatto il mio sacrista ad avere un'idea così per prolungare la pre-ghiera?". Poi si infuriò: "Ma questo è contro il dialogo, anzi contro 1' ecumenismo, contro la bontà che dobbiamo avere con tutti. Vado ad interrompere subito questo abuso!". Ma ecco che già il sacrista annunciava: "La 28" stazione: Gesù dimenticato, oscurato e rinnegato da troppi preti dopo il concilio vaticano secondo".
Per poco il "don" stava per avere un infarto: era il colmo; che il suo sacrista osasse dire un'enormità simile mai l'avrebbe immaginato.
E poi che scandalo aveva provocato tra i suoi fedeli!
Stava per piombargli addosso, quando sentì il buon uomo che spiegava alla sua gente:
«Ma non abbiate paura, amici, perché neppure i preti riusciranno a eliminare Nostro Signore.
Lui è sempre il Vincitore che dice l'ultima parola su tutto. Ora noi lo preghiamo Gesù buono, e preghiamo la Madonna, e nostra Madre, così: "E mostraci, dopo questo concilio, Gesù il frutto benedetto del tuo seno, o Clemente, O dolce Vergine Maria"». parroco entrò in chiesa come fulmine:
"Ma cosa dici, disgraziato? Ti rendi conto della bestialità hai detto?".
"Signor Prevosto, lei mi ha detto di continuare la Via Crucis finché fosse di ritorno... e io obbedito.
Le 14 stazioni non bastavano e io che conosco un po' la storia della Chiesa - che è Gesù prolungato nei secoli - ne ho individuato altre 14, tutte vere e reali... e abbiamo pregato pregato per la Chiesa, il corpo mistico di Gesù... e abbiamo riparato".
Il "don" rimase senza parole.
"Già, lei lo sa - continuò il sacrista -che quel che ho detto è vero.
Non può sempre fare il tonto e raccontarci che questa del concilio è del postconcilio è una primavera.
Lei lo sa che avendo persino troppi preti tolto Gesù, il buio più fìtto è sceso sulla terra.
Apra gli occhi, Prevosto, e lo riconosca, che dopo quasi 50 anni è proprio ora di cambiare musica!”.
Non sappiamo come sia finita la giornata.
Il gruppo tornò a casa sua.
A chi mi ha raccontato questa storia, ho risposto che purtroppo la 28a stazione della via Crucis è la più dura, la più difficile da superare, ma, niente paura: i reverendi del si¬nedrio riuscirono a chiudere Gesù crocifisso in una tomba, ma il terzo giorno Lui era più vivo che mai.
Se i preti di oggi, alla scuola di Rahner e soci di eresia e di apostasia, oscurarono
Gesù Cristo per inventarsi una "religione dell'uomo", sappiano che non ci riusciranno.
Conosco dei ragazzi d'oggi, 15, 18, 20 anni, della razza di S. Luigi Gonzaga che vengono a dirmi: "Ma dove lo trovi un Dio come il nostro?
Gesù, l'incarnazione della. Verità e dell'Amore, Gesù morto in croce per nostro amore, Gesù vivo nella SS.ma Eucaristia, suo sacrifìcio perenne e nostro Pane di vita!". 
Certamente, è Lui, che, appeso al patibolo più infame, continua ad attrarre a Sé la gioventù e l'amore.
Comunque, è stato bravissimo quel sacrista, più di un "teologo" e di molti sedicenti teologi messi insieme.
I "modernacci" non sono riusciti a contarla a tutti! Evviva!

Lettera firmata

giovedì 7 giugno 2012

BENEDETTO XVI : OMELIA ( MONUMENTALE) NELLA FESTA DEL CORPUS DOMINI 2012. AD PERPETUAM REI MEMORIAM !



OMELIA DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
Basilica di San Giovanni in Laterano
Giovedì, 7 giugno 2012

Cari fratelli e sorelle!
Questa sera vorrei meditare con voi su due aspetti, tra loro connessi, del Mistero eucaristico: il culto dell’Eucaristia e la sua sacralità.
E’ importante riprenderli in considerazione per preservarli da visioni non complete del Mistero stesso, come quelle che si sono riscontrate nel recente passato.
Anzitutto, una riflessione sul valore del culto eucaristico, in particolare dell’adorazione del Santissimo Sacramento.
E’ l’esperienza che anche questa sera noi vivremo dopo la Messa, prima della processione, durante il suo svolgimento e al suo termine.
Una interpretazione unilaterale del Concilio Vaticano II aveva penalizzato questa dimensione, restringendo in pratica l’Eucaristia al momento celebrativo. In effetti, è stato molto importante riconoscere la centralità della celebrazione, in cui il Signore convoca il suo popolo, lo raduna intorno alla duplice mensa della Parola e del Pane di vita, lo nutre e lo unisce a Sé nell’offerta del Sacrificio.
Questa valorizzazione dell’assemblea liturgica, in cui il Signore opera e realizza il suo mistero di comunione, rimane ovviamente valida, ma essa va ricollocata nel giusto equilibrio. In effetti – come spesso avviene – per sottolineare un aspetto si finisce per sacrificarne un altro. In questo caso, l’accentuazione giusta posta sulla celebrazione dell’Eucaristia è andata a scapito dell’adorazione, come atto di fede e di preghiera rivolto al Signore Gesù, realmente presente nel Sacramento dell’altare.
Questo sbilanciamento ha avuto ripercussioni anche sulla vita spirituale dei fedeli.
Infatti, concentrando tutto il rapporto con Gesù Eucaristia nel solo momento della Santa Messa, si rischia di svuotare della sua presenza il resto del tempo e dello spazio esistenziali.
E così si percepisce meno il senso della presenza costante di Gesù in mezzo a noi e con noi, una presenza concreta, vicina, tra le nostre case, come «Cuore pulsante» della città, del paese, del territorio con le sue varie espressioni e attività. Il Sacramento della Carità di Cristo deve permeare tutta la vita quotidiana. In realtà, è sbagliato contrapporre la celebrazione e l’adorazione, come se fossero in concorrenza l’una con l’altra.
E’ proprio il contrario: il culto del Santissimo Sacramento costituisce come l’«ambiente» spirituale entro il quale la comunità può celebrare bene e in verità l’Eucaristia. Solo se è preceduta, accompagnata e seguita da questo atteggiamento interiore di fede e di adorazione, l’azione liturgica può esprimere il suo pieno significato e valore.
L’incontro con Gesù nella Santa Messa si attua veramente e pienamente quando la comunità è in grado di riconoscere che Egli, nel Sacramento, abita la sua casa, ci attende, ci invita alla sua mensa, e poi, dopo che l’assemblea si è sciolta, rimane con noi, con la sua presenza discreta e silenziosa, e ci accompagna con la sua intercessione, continuando a raccogliere i nostri sacrifici spirituali e ad offrirli al Padre.
A questo proposito, mi piace sottolineare l’esperienza che vivremo anche stasera insieme.
Nel momento dell’adorazione, noi siamo tutti sullo stesso piano, in ginocchio davanti al Sacramento dell’Amore.
Il sacerdozio comune e quello ministeriale si trovano accomunati nel culto eucaristico.
E’ un’esperienza molto bella e significativa, che abbiamo vissuto diverse volte nella Basilica di San Pietro, e anche nelle indimenticabili veglie con i giovani – ricordo ad esempio quelle di Colonia, Londra, Zagabria, Madrid.
E’ evidente a tutti che questi momenti di veglia eucaristica preparano la celebrazione della Santa Messa, preparano i cuori all’incontro, così che questo risulta anche più fruttuoso.
Stare tutti in silenzio prolungato davanti al Signore presente nel suo Sacramento, è una delle esperienze più autentiche del nostro essere Chiesa, che si accompagna in modo complementare con quella di celebrare l’Eucaristia, ascoltando la Parola di Dio, cantando, accostandosi insieme alla mensa del Pane di vita. Comunione e contemplazione non si possono separare, vanno insieme.
Per comunicare veramente con un’altra persona devo conoscerla, saper stare in silenzio vicino a lei, ascoltarla, guardarla con amore. Il vero amore e la vera amicizia vivono sempre di questa reciprocità di sguardi, di silenzi intensi, eloquenti, pieni di rispetto e di venerazione, così che l’incontro sia vissuto profondamente, in modo personale e non superficiale.
E purtroppo, se manca questa dimensione, anche la stessa comunione sacramentale può diventare, da parte nostra, un gesto superficiale. Invece, nella vera comunione, preparata dal colloquio della preghiera e della vita, noi possiamo dire al Signore parole di confidenza, come quelle risuonate poco fa nel Salmo responsoriale: «Io sono tuo servo, figlio della tua schiava: / tu hai spezzato le mie catene. / A te offrirò un sacrificio di ringraziamento / e invocherò il nome del Signore» (Sal 115,16-17). Ora vorrei passare brevemente al secondo aspetto: la sacralità dell’Eucaristia.
Anche qui abbiamo risentito nel passato recente di un certo fraintendimento del messaggio autentico della Sacra Scrittura.
La novità cristiana riguardo al culto è stata influenzata da una certa mentalità secolaristica degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. E’ vero, e rimane sempre valido, che il centro del culto ormai non sta più nei riti e nei sacrifici antichi, ma in Cristo stesso, nella sua persona, nella sua vita, nel suo mistero pasquale. E tuttavia da questa novità fondamentale non si deve concludere che il sacro non esista più, ma che esso ha trovato il suo compimento in Gesù Cristo, Amore divino incarnato.
La Lettera agli Ebrei, che abbiamo ascoltato questa sera nella seconda Lettura, ci parla proprio della novità del sacerdozio di Cristo, «sommo sacerdote dei beni futuri» (Eb 9,11), ma non dice che il sacerdozio sia finito.
Cristo «è mediatore di un’alleanza nuova» (Eb 9,15), stabilita nel suo sangue, che purifica «la nostra coscienza dalle opere di morte» (Eb 9,14). Egli non ha abolito il sacro, ma lo ha portato a compimento, inaugurando un nuovo culto, che è sì pienamente spirituale, ma che tuttavia, finché siamo in cammino nel tempo, si serve ancora di segni e di riti, che verranno meno solo alla fine, nella Gerusalemme celeste, dove non ci sarà più alcun tempio (cfr Ap 21,22).
Grazie a Cristo, la sacralità è più vera, più intensa, e, come avviene per i comandamenti, anche più esigente!
Non basta l’osservanza rituale, ma si richiede la purificazione del cuore e il coinvolgimento della vita.
Mi piace anche sottolineare che il sacro ha una funzione educativa, e la sua scomparsa inevitabilmente impoverisce la cultura, in particolare la formazione delle nuove generazioni.
Se, per esempio, in nome di una fede secolarizzata e non più bisognosa di segni sacri, venisse abolita questa processione cittadina del Corpus Domini, il profilo spirituale di Roma risulterebbe «appiattito», e la nostra coscienza personale e comunitaria ne resterebbe indebolita.
Oppure pensiamo a una mamma e a un papà che, in nome di una fede desacralizzata, privassero i loro figli di ogni ritualità religiosa: in realtà finirebbero per lasciare campo libero ai tanti surrogati presenti nella società dei consumi, ad altri riti e altri segni, che più facilmente potrebbero diventare idoli. Dio, nostro Padre, non ha fatto così con l’umanità: ha mandato il suo Figlio nel mondo non per abolire, ma per dare il compimento anche al sacro.
Al culmine di questa missione, nell’Ultima Cena, Gesù istituì il Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue, il Memoriale del suo Sacrificio pasquale. Così facendo Egli pose se stesso al posto dei sacrifici antichi, ma lo fece all’interno di un rito, che comandò agli Apostoli di perpetuare, quale segno supremo del vero Sacro, che è Lui stesso.
Con questa fede, cari fratelli e sorelle, noi celebriamo oggi e ogni giorno il Mistero eucaristico e lo adoriamo quale centro della nostra vita e cuore del mondo. Amen.

sabato 19 maggio 2012

LA NASCITA DI UNA FIGLIA DELLA CHIESA : GIOIA E SPERANZA PER TUTTA LA CHIESA

Poco fa mi è arrivato un sms di gioiosa speranza : la nascita di Veronica, Margherita Maria, Mafalda.
Nata in una Famiglia profondamente Cattolica la bimba , che sarà battezzata il prossimo 7 giugno, ha una sorellina ed un fratellino più grandi.
I Genitori sono i promotori della rinascita Cattolica in terra marchigiana : il primo gruppo di fedeli, ecclesiasticamente riconosciuto dalla Diocesi, sbocciato molti anni prima dell’atteso Motu Proprio Summorum Pontificum di Papa Benedetto XVI .
Coerente agli insegnamenti immutabili di Santa Madre Chiesa il gruppo si ciba della Liturgia Tradizionale, traendone  la forza necessaria per il quotidiano “combattimento” contro lo spirito del mondo .
Come vorremmo essere tutti come quella Famiglia e come i componenti di quel gruppo : fioriti  in mezzo ad un arido deserto !
Come vorremmo tutti ricevere il sorriso che Dio e la Madonna Santissima hanno certamente riservato a quei figli : puri , devoti e pii !
Quando verrà il tempo essi diverranno il “sale” che darà sapore al nuovo pane con cui la Divina Provvidenza salverà gli uomini affamati e bloccati nella melma dell’autoesaltazione e del rifiuto di Dio.
Si ! Sono sicuro che quando verrà il tempo quei figli devoti e fedeli saranno coloro che, cresciuti alla luce del Vangelo e del Magistero e rinvigoriti dalla continua azione dello Spirito Santo, riusciranno a sopravvivere alle prove che il Signore riserverà all’umanità per purificarla come oro nel crogiolo.
Per questo meditiamo quanto  Sant'Agostino ha scritto  nel Discorso 15 : “Ma, si dirà, che ci sta a fare la gente cattiva in questo mondo?". Rispondimi tu: nella fornace dell'orefice la paglia che ci sta a fare?
Penso che lì, dove viene purificato l'oro, non senza motivo ci sia la paglia.
Vediamo un po' tutto quel che c'è: c'è la fornace, c'è la paglia, c'è l'oro, c'è il fuoco, c'è l'artista.
Ma quelle tre cose, cioè l'oro, la paglia, e il fuoco son dentro la fornace, l'artista attorno alla fornace.
E ora guarda questo mondo.
Il mondo è la fornace, la paglia sono gli uomini cattivi, l'oro gli uomini buoni, il fuoco le tribolazioni, l'artista Dio.
Guarda bene e vedi: l'oro non si purifica se la paglia non brucia. Anche in questo medesimo salmo, in cui diciamo di amare la bellezza della casa di Dio e il luogo dell'abitazione della sua gloria ,osserva l'oro osserva la voce dell'oro. Esso brama di essere purificato: Scrutami, Signore, e mettimi alla prova, brucia nel crogiolo i miei reni . Scrutami, Signore, e mettimi alla prova. Dice: Scrutami, Signore, e mettimi alla prova. Avrebbe dovuto temere la prova e invece chiede proprio la prova. Scrutami, Signore, e mettimi alla prova. E guarda bene che chiede proprio il fuoco. Scrutami e mettimi alla prova, brucia nel crogiolo i miei reni e il mio cuore.
Non hai paura di venir meno nel fuoco? "No" risponde. E come mai? Perché la tua misericordia è dinanzi agli occhi miei . Come dire: Ecco perché chiedo con sicurezza: Scrutami, Signore e mettimi alla prova, brucia nel crogiolo i miei reni e il mio cuore, non perché io sia capace con le mie forze di sostenere il fuoco della prova, ma perché la tua misericordia è dinanzi agli occhi miei.
In altre parole: Tu che mi hai donato di essere come oro provato, come potrai permettere che io perisca nel crogiolo? Anzi mi ci metti proprio per purificarmi, e me ne tiri fuori purificato. Il Signore custodisca il tuo entrare e il tuo uscire . Ecco perciò l'uscire, ecco l'entrare nella fornace. Considerate perfetta letizia, fratelli miei, quando subite ogni sorta di prove .
Ecco, hai sentito l'entrare, ora cerca l'uscire.
Perché l'entrare è facile, l'uscire è cosa grande. Però non aver paura. Dio è fedele (appunto perché vi eri entrato, ma eri in pensiero per l'uscire) Dio è fedele e non permette che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione darà anche l'uscita. In che modo l'uscita? Perché possiate sopportare .
Ecco, dunque, ci sei capitato, sei entrato, hai sostenuto, ne sei uscito”.
Coloro che hanno resistito alle seduzioni del mondo  e sono stati purificati, come oro nel crogiolo, diventeranno gli splendenti gioielli della Chiesa mistica Sposa di Cristo Signore .
Non  sarà però, ne siamo certi, la sfigurata e stanca Chiesa dei nostri giorni , azzannata continuamente da quelle bestie che da cinquanta anni, con un infernale“pactum sceleris”, sono state fatte entare nel Tempio Santo di Dio !
La mistica Sposa di Cristo sembrerà, agli occhi degli stolti , a cui non sarà tolto il velo della presunzione,  una  stracciona perchè sarà tornata ad essere fieramente  povera, come tutti i Santi di ogni tempo.
Ma allo Sposo essa piacerà così perché Egli, che scruta dal profondo ogni cosa, vede che la Sua Chiesa è in realtà ricca e splendente : adatta per entrare al palazzo del Re.
Buttiamo nella asfissiante cloaca tutte le sterili e secche abitudini che da cinquanta anni hanno offuscato la bellezza della mistica Sposa di Cristo e , abbracciando coerentemente “Santa Povertà” abbeveriamoci alla fresca e rigenerante Sorgente della Vita e dell’Amore di Gesù !
Grazie diletti e ricchissimi fratelli del primo gruppo tradizionalista marchigiano per averci donato oggi motivo di gioiosa speranza, quando stavamo già piangendo .
Cari amici  pregate anche per noi e per la salvezza della Chiesa nostra Madre e Maestra !
Andrea Carradori
19 maggio 2012




lunedì 7 maggio 2012

POTENZA PICENA : LA FESTA DELLE CROCETTE, UNA LEZIONE DI BUON GUSTO LITURGICO E DEVOZIONALE. LA FESTA DEI BAMBINI E DELLA FEDE DELLE FAMIGLIE CRISTIANE













Nel ricordo dell’antica festa dell’Invenzione della Santa Croce, che nel calendario tradizionale si commemora il 3 maggio, a Potenza Picena ( antica Montesanto) si svolge la tradizionale processione per l’appunto detta delle “crocette”resa ancor più toccante e suggestiva per la presenza dei bambini che recano in mano una piccola croce in legno , con fiori ed immagini sacre; è una delle più antiche della Città ed è stata organizzata, per secoli, dalle Monache Benedettine del Monastero di S.Caterina.
Anche ora, grazie allo zelo pastorale e liturgico del giovane Parroco don Andrea Bezzini, vi partecipano le Confraternite locali, quelle limitrofe e soprattutto tantissimi bambini accompagnati dai genitori e dei nonni.
Per questo viene chiamata "la processione dei bambini".
La festa è sopravvissuta alla soppressione del Monastero Benedettino, poi rifiorito  quando le Monache riuscirono a comperare, dopo molte difficoltà, un palazzo appartenente al Conte Prospero Compagnoni Marefoschi .
Per questo fino a qualche anno fa, la processione partiva dall’attuale chiesa del Monastero Benedettino dedicata a San Sisto.  
Il sacro corteo terminava nella Chiesa di San Sisto dove il Sacerdote faceva una breve omelia impartendo la Benedizione con la Reliquia della S.Croce, appartenente alla Comunità delle Monache Benedettine.
Da alcuni anni la processione è stata traslata, sempre con grande afflusso di fedeli e di bambini, nella più capiente Insigne Collegiata di Santo Stefano  e spostata al sabato successivo al 3 maggio avvalendosi della organizzazione della Confraternita detta della Buona Morte che con l'occasione  invita anche le Confraternite limitrofe.
Il Parroco porta in processione, sotto il baldacchino rosso,  la Reliquia della Santa Croce   e si ferma per qualche minuto nella Chiesa di San Sisto benedicendo le Monache.
Altre soste vengono fatte nel Centro Storico per impartire la Benedizione alle quattro porte cittadine, al mare ed alla campagna che circonda la bella Città di Potenza Picena.
Uno studioso locale, Don Giovanni Cotognini, riguardo alla S. Croce e alla processione ha scritto dell’originaria Chiesa di Santa Caterina Vergine e Martire, confiscata, assieme al Monastero dopo l’unità d’Italia.
“Nella Chiesa vi erano tre altari. Uno centrale (maggiore) e due laterali. (...)
Gli altari laterali erano uno in cornu Evangelii, dedicato all'Annunziata e uno in cornu Epistole, dedicato a S.Lucia.
Nell'altare dell'Annunziata si conservavano le Reliquie di S. Benedetto, S. Caterina, S. Filippo Neri e la Reliquia della S. Croce, della Spina e del Panno della Madonna (6).
Alla nota n. 6 c'è scritto: La Croce, esposta ad immemorabili, alla venerazione e portata in processione il 3 maggio, aveva negli angoli le reliquie della S. Croce, della S. Spina, …
Sempre nello stesso paragrafo ma qualche frase più avanti, si parla delle feste che venivano celebrate nella Chiesa e c'è anche quella del 3 Maggio, festa della S. Croce ...La festa di S. Croce è una festa secolare. La memoria di un tanto giorno è stata sempre solennizzata nella Chiesa delle Benedettine. Al mattino celebrazione di Messe. Al pomeriggio, Processione. Partecipano alla processione: il Capitolo ( della Collegiata N.d.R.) ; l'uno e l'altro clero; le confraternite; tanti bambini con croci di canna abbellite con verdura, con immagini sacre.
La festa è a carico delle Benedettine. Avvenuta la soppressione, la Badessa, il 17-4-1861, si rivolse al Commissario della Cassa Ecclesiastica delle Marche (Ancona) per dire che la Comunità non poteva sostenere la spesa che si aggirava circa a 70 lire, e d'altra parte se si sospendeva la festa, la devozione del popolo di Monte Santo ne sarebbe rimasta offesa. Chiedeva la Badessa, Donna Maria Teresa Cervini, il contributo dello Stato. La risposta fu negativa, perchè la festa non si trovava nell' inventario fatto dall' inviato del Governo. ( La festa era annotata nel libro di amministrazione sotto il titolo: Culto ) ".
Nella Chiesa c’era anche un Organo con 7 registri andato purtroppo perduto.
La Chiesa di Santa Caterina è stata recentemente restaurata ed è tornata al primitivo splendore anche se è stata destinata a scopi profani mentre nell’ex Monastero è ospitata la Casa di Riposo per gli Anziani.
La processione e la Santa Messa conclusiva in Collegiata si svolgono in un clima di particolare dignità liturgica e di convinta devozione che fanno onore alla città di Potenza Picena e alla sue radici cattoliche .

Andrea Carradori

mercoledì 11 aprile 2012

TOLENTINO, ALCUNE FOTO DEL TRIDUO PASQUALE "SUMMORUM PONTIFICUM" NELLA CHIESA DEL SACRO CUORE

DOMENICA DELLE PALME, CHIESA DEL SANTISSIMO CROCIFISSO
DOMENICA DELLE PALME CHIESA DEL SACRO CUORE MESSA IN TERZO


LA CONFRATERNITA








LA MERAVIGLIOSA TOVAGLIA CON I SIMBOLI DELLA PASSIONE DI NOSTRO SIGNORE, SEC.XIX, CON SCRITTA DEVOZIONALE : "FELICE CHI T’ADORA O DIO D’AMORE NEL TUO ALTARE A TE D’INTORNO CHINI GLI ANGELI".



L'ALTARE DENUDATO DEL VENERDI' SANTO

L'ALTARE DELLA REPOSIZIONE DEL GIOVEDI' SANTO







L'ADORAZIONE DELLA CROCE






LA BENEDIZIONE DEL FUOCO E DEL CERO PASQUALE ( CORTILE MAESTRE PIE VENERINI)







EXULTET


 IL CANTO DELLE LITANIE ( I e II parte )

RINNOVAZIONE DELLE PROMESSE BATTESIMALI ( sopra)

L'ALTARE PREPARATO PER LA SANTA MESSA MA CON LE IMMAGINI VELATE-FINO AL GLORIA - ( sotto)
OFFERTORIO


CONSACRAZIONE

ALTARE INONDATO DI INCENSO
                   IL CERO PASQUALE

QUESTE POVERE FOTO LE HO SCATTATE DAL PRESBITERIO, MI SCUSO PER L'INESPERIENZA

RINGRAZIAMENTI 

Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile la realizione del  "sogno" che da oltre un secolo i Confratelli della Confraternita del Sacro Cuore nutrivano in cuore.
- La Divina Provvidenza che regola tutto "alla  maggior gloria di Dio";
- Il Santo Padre Benedetto XVI che ha donato alla Chiesa Universale il Motu Proprio "Summorum Pontificum"che valorizza l'antica liturgia come un bene prezioso per la Chiesa;
- Il Vescovo Diocesano S.E.R.Mons. Claudio Giuliodori;
- Il Parroco don Andrea Leonesi;
- I Francescani dell'Immacolata di Campocavallo di Osimo;
- I Confratelli della Confraternita del Sacratissimo Cuore di Gesù che hanno realizzato l'Altare della Reposizione e tutti gli altri addobbi;
- i fratelli del Cammino Neocatecumenale che hanno donato il Cero Pasquale, in pura cera d'ape, dipinto a mano;
- le sorelle del Cammino Neocatecumenale che hanno lavato e stirato tutta la biancheria;
- i Confratelli di una Confraternita vicina che ci hanno prestato artistici manufatti di cui eravamo sprovvisti;
- i devoti fedeli , tolentinati e non, che ci hanno donato tutto quanto era necessario per il sacro Triduo
- i fedeli che ci hanno sostenuto con la preghiera;
- i fratelli del gruppo liturgico dei Ministranti "extraordinaria forma" che hanno sostenuto il"tour de force" per preparare e per servire, con il canto e con il servizio liturgico, le varie impegnative funzioni.
Che il Signore ricompensi tutti coloro che, rinunciando ai propri "desiderata", hanno saputo "sentire cum Ecclesia" nel rispetto delle volontà del Santo Padre Benedetto XVI espresse nel Motu Proprio "Summorum Pontificum".
Sia lodato il Sacratissimo Cuore di Gesù.
Andrea Carradori
Santa Pasqua 2012.