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sabato 29 febbraio 2020

I fedeli non cantano? La "soluzione" dei "carismatici": "anche se non conoscono quei canti ascoltarli apre il cuore!"

In una chat parrocchiale è stato contestato , a suon di citazioni CEI riguardanti il repertorio musicale, la "scelta" di alcuni canti che hanno origine dai movimenti carismatici che, inseriti in una situazione eterogenea di fedeli inter parrocchiali, di fatto zittisce la maggior parte dei fedeli
Insomma il datato "cantiamo insieme"

martedì 15 gennaio 2019

Lo sviluppo organico della Liturgia: oggi non ci sono certo le condizioni per fare altro che una mera conservazione

Da un social abbiamo preso un commento pervaso da sano e saggio amore per la Chiesa e per la Liturgia.
AC


"È chiaro che oggi come oggi la situazione è anomala. 
Da una parte abbiamo l'ultima edizione dei messali tradizionali inchiodati lì senza alcuna possibilità di implementazione nemmeno calendariale, dall'altra un messale nuovo che si è dimostrato ampiamente

sabato 15 dicembre 2018

Senza la fede e la cultura è impossibile che nelle parrocchie si insegnino la musica e il canto sacro

MiL , che domani - domenica Gaudete - festeggia i suoi primi 10 anni di volontariato a servizio della buona liturgia, ha proposto un articolo sull'efficacia dell'educazione alla musica e particolarmente al canto sacro per i più giovani. 
Ne  abbiamo preso una parte corredandolo con uno stupendo commento che vogliamo "incorniciare" per la sua esattezza e la sua completezza.
"... Siamo stati alcuni giorni fa ad una messa esequiale nella chiesa di un paese che vantava un singolare guinness dei primati: il più alto numero di musicisti professionisti di quella provincia.
Artefici e complici di quel "contagio musicale" sono stati per più di un secolo il Coro liturgico, l'Organo e la Banda paesana .
I fedeli del paese che prima cantavano bene persino la Messa degli Angeli ora sono diventati completamente muti, costretti a sentire i ragli di quattro-cinque ragazze che accompagnate dalle chitarre cantano a voce spiegata delle ridicole canzonette avulse dal contesto liturgico!
Nel giro di pochi anni un'intero paese super-musicale ha perduto tutta la sua identità per colpa degli "aggiornamenti" imposti alla parrocchia considerata liturgicamente "troppo tradizionale" dai giacobini dell'ACR .
Risultato: il coro si è completamente "laicizzato" perchè il parroco schitarrante non lo voleva fra i piedi e l'Organo Callido - restaurato- (vanto del paese) è coperto di polvere perchè non lo suona più nessuno...
Si direbbe che in un sol colpo di "aggiornamento" sono stati distrutti Coro liturgico, Organo e canto popolare (che pure costituiva un vanto).
Non parliamo poi delle tante e buone vocazioni sacerdotali formatisi al servizio dell'altare ( abbattuto in forza dell'adeguamento liturgico) del canto e del suono dell'Organo.
L'armamentario costosissimo di amplificatori, mixer, microfoni panoramici, chitarre elettriche, bonghetti ecc ecc pare che non riesce a calamitare i giovani che sono in uscita libera".
Ecco lo stupendo commento di cui sopra:

venerdì 10 febbraio 2017

Il mutuo arricchimento liturgico. Un interessante articolo di Padre Peter M. J. Stravinskas

Sull'ottimo sito Querculanus abbiamo trovato un interessante Articolo, tradotto in italiano, del liturgista Padre Peter M. J. Stravinskas   .
Lo postiamo per intero pur non condividendone appieno alcuni passi.
Piace, nell'ottica dell'ermeneutica della continuità liturgica ed ecclesiale,  il concetto del mutuo arricchimento  delle due forme del rito latino.
Ha affermato un Monaco Benedettino, che dopo il Motu Proprio Summorum Pontificum riprese a celebrare secondo la forma del ritus antiquior: " La celebrazione della Messa nella forma antica ha fatto migliorare anche il modo con cui celebro la nuova Messa".
Ripetiamo che non tutte le parti dell'Articolo sono condivisibili in toto ma  il concetto è interessante perchè interpreta appieno la "pax liturgica" che il Motu Proprio Summorum Pontificum dal 2007 cerca di innestare nel giardino liturgico della Chiesa.

Se vogliamo essere veramente "missionari" della buona Liturgia, insostituibile veicolo di santità personale e comunitaria, dobbiamo riflettere sul concetto basilare di questo Articolo non soffermandoci inutilmente sui particolari, che risulterebbero fuorvianti, ma rimanendo bene ancorati al concetto della preghiera "ad Deum".

Per il bene nostro e di tutta la Sua Santa Chiesa !
AC

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Nota introduttiva del Redattore di Querculanus

Ieri mi sono imbattuto in questo articolo, che ho trovato estremamente interessante. 
È stato scritto dal Padre Peter M. J. Stravinskas, fondatore e superiore della Società sacerdotale del Beato John Henry Newman, fondatore e presidente della “St. Gregory Foundation for Latin Liturgy”, fondatore e direttore della rivista The Catholic Response
Mi sembra un articolo pieno di buon senso e immune da ogni sorta di prevenzioni ideologiche. 

Ritengo che le considerazioni in esso contenute dimostrino, se ce ne fosse bisogno, che:
a) se è vero che il Novus Ordo (la “forma ordinaria” del rito romano) può avere dei limiti, certamente anche il Vetus Ordo (la “forma straordinaria”) non ne è esente;
b) che il Vaticano II vide giusto quando individuò tali limiti e ne indicò la soluzione;
c) che i Padri conciliari non avevano intenzione di creare un nuovo rito della Messa, né da sostituire all’antico né da giustapporre ad esso, ma solo di restaurare l’antico rito (e forse bisogna ammettere che la successiva riforma andò, in qualche misura, oltre le indicazioni dei Padri);
d) che la Sacrosanctum Concilium dovrebbe essere il punto di riferimento per la ricostituzione di un unico rito romano (obiettivo a cui dovrebbe tendere la cosiddetta “riforma della riforma”).

Alcuni dei punti qui trattati (specialmente le questioni del lezionario e del calendario), li avevo già presi in considerazione in un post del 6 marzo 2009

Ovviamente qui ci troviamo di fronte a uno studio molto piú ampio e completo, fatto da uno che conosce bene, per esperienza diretta, la forma straordinaria. 

Su altri punti ritengo che si possa tranquillamente discutere (p. es., alcuni aspetti della forma ordinaria, come la preghiera dei fedeli, prima di essere fatti propri dalla forma straordinaria, andrebbero radicalmente ripensati nella stessa forma ordinaria). 
In ogni caso, si tratta di un testo utile dal mio punto di vista per avviare una approfondita riflessione in materia.

Per tutti questi motivi, ho pensato che l’articolo meritasse una grande diffusione e perciò ne metto a disposizione dei lettori la traduzione italiana.
Q

COME LA FORMA ORDINARIA DELLA MESSA PUÒ “ARRICCHIRE” LA FORMA STRAORDINARIA

Padre Peter M. J. Stravinskas, The Catholic World Report, 31 gennaio 2017
Nel 2007, Papa Benedetto XVI emanò il motu proprio Summorum Pontificum (SP), col quale egli ampliò il precedente indulto di Papa Giovanni Paolo II riguardante la celebrazione della Santa Messa secondo il Missale Romanum del 1962. 
Nella lettera accompagnatoria del Papa ai vescovi della Chiesa cattolica, egli espresse la convinzione che la disponibilità dell’antico rito (da chiamare ora la “forma straordinaria”) avrebbe permesso che la forma straordinaria e la forma “ordinaria” della Messa si “arricchissero a vicenda”. 
Sembrerebbe che il Pontefice avesse in mente un processo organico, dal quale sarebbe scaturita una “nuova e migliorata” forma della Messa romana. 
Molti sacerdoti e liturgisti hanno individuato vari elementi della forma straordinaria (FS) che sarebbero utili per sostenere la “sacralità” della forma ordinaria (FO). 

mercoledì 11 maggio 2016

Santa Messa tradizionale "per un'élite europea"??? La realtà dice ben altro

Ben lungi dal rallegrarci per questi dati statici, l'Europa ne esce maluccio... ribadiamo a TUTTI i nostri Pastori che l'approfondimento liturgico mediante ll'attuazione del Motu Proprio Summorum Pontificum è un bene per TUTTA la Chiesa e per la spiritualità di TUTTI i suoi figli!
La tabella"... tratta delle 10 città più rappresentate.
Fra aprile 2015 e aprile 2016, Roma rimane in prima posizione ma vede Rio de Janeiro effettuare un fortissimo balzo in avanti.

sabato 28 settembre 2013

Con Benedetto XVI rimaniamo inchiodati alla Croce della Liturgia !

Assistiamo ogni giorno ad una sorta di opposizione dialettica tra i difensori del culto liturgico e i promotori dell’apertura verso il mondo che puntualmente hanno finito per ridurre la vita cristiana ai soli sforzi sociali.
Il combattimento contro il “ senso del sacro ” ( Beato Giovanni Paolo II ) , che ha antiche radici, ha provocato due feriti gravissimi : la Chiesa e il Sacerdote.
Il beato Giovanni Paolo II riferendosi alle sistematiche desacralizzazioni della liturgia le definì : pratiche non accettabili (Ecclesia de Eucharistia, n. 10) .
Benedetto XVI ha denunciato come “deformazioni al limite del sopportabile” (Lettera ai vescovi in occasione della pubblicazione del Motu proprio ‘Summorum Pontificum’) i continui attentati contro la Liturgia, sempre più intrisi di cultura secolarizzata del mondo circostante .
Ai Vescovi della Francia riuniti a Lourdes in Assemblea Plenaria straordinaria il 14 settembre 2008 Papa Benedetto XVI ha ricordato che : “Il culto liturgico è l’espressione suprema dell’esistenza sacerdotale ed episcopale … è tale da ricollocare l’adorazione al centro della vita del sacerdote e dei fedeli. Invece e al posto del “cristianesimo secolare” .
L’Esortazione Apostolica ‘Sacramentum Caritatis’ di Papa Benedetto XVI ha insegnato ai fedeli che l’azione liturgica deve riconciliare fede e vita consacrando “l’impegno dei cristiani nel mondo che il mondo stesso, sono chiamati a consacrarsi a Dio mediante la liturgia… fino a venire attirati nel dinamismo dell’offerta dell’amore di Cristo che ivi si rende presente”.
La liturgia è il luogo privilegiato per approfondire l’identità del Sacerdote, che è chiamato a “combattere la secolarizzazione” poiché, come il Signore Gesù dice nella sua preghiera sacerdotale: “Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. 
Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità” (Gv. 17, 15-17).
Per secoli la saggezza della Chiesa ha preservato attraverso le rubriche e la postura celebrativa il Sacerdote dal desiderio, anche inconscio, di attirare l’attenzione dei fedeli sulla sua persona.
Quando i fedeli sono lasciati all’arbitrarietà del celebrante, alle sue stranezze, alle sue idee personali od opinioni, alle sue stesse ferite la Liturgia è violentata !
L’obbedienza del sacerdote alle rubriche è infatti segno eloquente e silenzioso del suo amore per la Chiesa, della quale egli è ministro e servitore.
Se la “ partecipazione attiva “ – il principio più eclatante della pastoralità liturgica del Concilio Vaticano II – non si ammanta del naturale “senso soprannaturale della fede” la liturgia non è più l’opera di Cristo, ma degli uomini.
Ecco perché non ci rallegriamo per la formazione liturgica dei sacerdoti ormai ridotta ad una formazione puramente intellettuale dopo esser stata strappata dalla sua dimensione verticale che trascende la vita di ciascuno per fonderla con la vita di Cristo( Benedetto XVI ).
Non c’è bisogno di umanesimo, non c’è bisogno di promozione umana :   la stessa Liturgia  è capace di : “ rendere Dio presente in questo mondo e aprire agli uomini l’accesso a Dio ” ! ( Benedetto XVI )
Il venerando teologo passionista Padre Zoffoli diceva:” istruiamo come vuole il Concilio i fedeli alla partecipazione alla Messa, diamogli insegnamenti seri di dottrina e liturgia. Ma poi non vi lamentate se vedendo una liturgia neocatecumenale vanno a protestare dal Vescovo!
Un putiferio santo a motivo della corretta istruzione dei fedeli, della serie :  … hanno voluto, grazie al Concilio, istruire il popolo, ecco che contro il clero infedele si è scatenato il putiferio quando non celebra bene
E meditiamo anche, senza preconcetti, quanto,
riferendosi alla Liturgia, scrisse  Don Dolindo Ruotolo, morto in concetto di santità ( un santo prete che giustamente è  considerato  come una delle ultime dighe contro il modernismo e le manie post conciliari intrise di novità ) :  "Quanti tesori di esortazioni vive e rifulgenti di grazia e di Spirito Santo si perdono nella Chiesa perché il popolo non le intende!" ( Dal commento di Don Dolindo Ruotolo alla Prima  Lettera ai Corinzi, assai prima del Concilio Vaticano II).
Meravigliosamente grande è l’affermazione di Benedetto XVI : “ Quando il mondo nel suo insieme sarà diventato liturgia di Dio, quando nella sua realtà sarà diventato adorazione, allora avrà raggiunto la sua meta, allora sarà sano e salvo ”!
Il nostro martirio deve essere gloriosamente infisso nella Croce della Liturgia : la mano destra conficcata dai cosiddetti “ tradizionalisti” che ci rimproverano di occuparci solo dell’aspetto cultuale , quella sinistra inchiodata dai “ modernisti-novatori” che ci accusano di giocare ai pizzi e merletti non guardando al mondo che cambia e che ha bisogno di nuovi simboli e di nuovi segni liturgici e i nostri piedi saranno fissati dai nemici di Cristo per impedirci di piegare le ginocchia nell’atto di adorazione a Colui che è il Signore del tempo e della storia !


Andrea Carradori

giovedì 19 settembre 2013

L'orgoglio e il pregiudizio ... ( preti e fedeli piangono per la“ Passio Ecclesiae ”)

"Non per i segni ma per quello che viene buttato in pasto ai fans ".

L’immagine allegata è tratta dalla consacrazione episcopale del nuovo elemosiniere Konrad Krajewski, svoltasi il 17 settembre scorso all'altare della Cattedra nella Basilica Papale di San Pietro. 
Il Papa non ha concelebrato. 
Si è limitato a prendere parte, come un semplice vescovo in mezzo agli altri vescovi …
La semplicità e la sobrietà sono indubbiamente dei pregi per un ecclesiastico .
Il semplicistico "pauperismo" pontificale ( quotidianamente offerto ai compiaciuti mass media ) desta invece preoccupate perplessità perché viene mortificata l’estetica sublime del Sacro, che rimanda e allude all’identità metafisica del Vero, del Bello e del Buono.
Rifiutare l’estetica, in nome di un’intellettualistica e, come è stato giustamente osservato, orgogliosa e compiaciuta “semplicità”, significa rifiutare il portato ontologico e metafisico, e non solo didattico e anagogico, della Bellezza e dei simboli, il che porta a una desacralizzante banalizzazione, alla sciatteria liturgica e al semplicismo dottrinario tipicamente protestante e dei gruppi “ carismatici “ .
L’estetica non è orpello, ma attributo del Vero, e il rifiuto del Bello è rifiuto della Verità.
Molti santi vivevano personalmente in sobria povertà, ma curavano che le chiese, gli arredi liturgici, i riti fossero ricchi e fastosi, perché a maggior gloria di Dio.

“Povertà non è pauperismo, semplicità non è sciatteria, vicinanza al popolo non è populismo demagogico!
Tener conto dell`influenza dei media non implica, consapevolmente, metterseli in tasca facendo e dicendo quel che li fa partire in estasi ! 

Dal momento che parliamo di "abiti", che non sono semplici abiti ma altrettanti simboli, non lo sottolineo più perchè è ormai inutile ma c`è un`immagine che ogni qualvolta la vedo mi disturba: sono i pantaloni neri del Papa ampiamente visibili, anche da lontano, sotto la veste bianca.
Non è solo la trascuratezza a colpirmi in quel bianco-nero ma è l`evidente volontà del Papa, anche in quello che non è un dettaglio (il bianco è un segno distintivo dell'autorità pontificia), di non adattarsi a ciò che non gli aggrada, di imporre la sua volontà e di far di testa sua ” - ha scritto una fedele - Benedetto XVI nell’omelia della Messa Crismale del 2007 ricordava ai sacerdoti il simbolismo delle vesti liturgiche: “ … entrare sempre di nuovo nel "sì" del nostro incarico – in quel "non più io" del battesimo …( per ) domandarci se portiamo questo abito dell’amore. Chiediamo al Signore di allontanare ogni ostilità dal nostro intimo, di toglierci ogni senso di autosufficienza e di rivestirci veramente con la veste dell’amore, affinché siamo persone luminose ". 
Questo è il tempo glorioso della “ Passio Ecclesiae “ inutile nascondercelo.
Fra le icone di questa “ passione “ si può ascrivere anche la foto che abbiamo allegato : l’orgogliosa, ostentata e auto-compiaciuta “ semplicità ” è gradita  a Dio ed è pastoralmente efficace per i fedeli ?
Noi dobbiamo offrire, proprio per amore del Signore e della Sua Chiesa, alla quale apparteniamo e nella quale siamo "Suoi", le nostre sofferenze per gli atti che sono in disunione con la Tradizione della Chiesa prendendo anche le distanze in coscienza, dagli scostamenti dalla verità, " in attesa del ripareggiamento ", per dirla con Amerio, che di certo verrà: lo crediamo de fide.
Possiamo e dobbiamo farlo custodendo, difendendo e diffondendo ciò che abbiamo ricevuto, andando avanti con fiducia.
Gli scoramenti arrivano. 
Ma, nel Signore possiamo superarli, non permettendo che qualcuno o qualcosa ci tolga la gioia della Resurrezione”. ( Cfr Una Teologa fedele alla Tradizione )

Come contrapposizione all’immagine dell'ordinazione episcopale, che stiamo rispettosamente criticando, citiamo le apprezzabili le parole che il Papa  ha rivolto oggi ad un gruppo di Vescovi : “ Il nostro è un tempo in cui si può viaggiare, muoversi da un punto all’altro con facilità, un tempo in cui i rapporti sono veloci, l’epoca di internet. 
Ma l’antica legge della residenza non è passata di moda! 
E’ necessaria per il buon governo pastorale…
Vedete, la residenza non è richiesta solo per una buona organizzazione, non è un elemento funzionale; ha una radice teologica!
Siete sposi della vostra comunità, legati profondamente ad essa!
Vi chiedo, per favore, di rimanere in mezzo al vostro popolo. Rimanere, rimanere…
Evitate lo scandalo di essere “Vescovi di aeroporto”!
Siate Pastori accoglienti, in cammino con il vostro popolo, con affetto, con misericordia, con dolcezza del tratto e fermezza paterna, con umiltà e discrezione, capaci di guardare anche ai vostri limiti e di avere una dose di buon umorismo. E rimanete con il vostro gregge!
Papa Francesco contro Papa Francesco : l'altro ieri ( stando assieme agli altri Vescovi senza alcun segno particolare della Sua suprema giuristizione pontificale ) ha mortificato una tradizione più che millenaria mentre oggi ne ha esaltato una  che risale al Concilio di Trento.

Un intellettuale ci ha scritto : “ … non ho mai visto una sola parola, un solo aggettivo, una sola umana partecipazione per le sorti enormi e per il carico difficilissimo che il Santo Padre ha sulle sue spalle a trarre la barca di Pietro dal pantano nel quale si era arenata non tanto per quel sant'uomo di Benedetto XVI ma per i circoli dei quali si era circondato … ( E’ sempre colpa nostra : dei tradizionalisti, dei tridentini… gli "untori" di questo momento storico N.d.R.)
Quella foto, sottovalutata ma magnifica nella sua tragica testimonianza, nella quale i due Pontefici ( Benedetto XVI e Papa Francesco I N.d.R.) si scambiano i saluti a Castel Gandolfo e quella scatola bianca sul tavolo... monito e pregnante presenza del maligno nei documenti in essa contenuti la dicono lunga sulla consapevolezza dei due uomini ( santi ambedue) dei tragici destini in cui era caduta la Chiesa di Roma. 
Non riflettiamo abbastanza sulla tragedia che ha rischiato la Santa Sede e ringraziamo il Santo Padre che, da buon gesuita colto ed antico, sfrutta la modernità per riportare la navigazione in acque tranquille. ( Ma c’è mai stato in 2000 anni di storia del cristianesimo un periodo “tranquillo” per la Chiesa ? Ci potrà mai essere la " tranquillità " per la Chiesa impegnata nella quotidiana lotta contro le tenebre che opprimono l'uomo ? N.d.R.) ”.
 
Un altro fervente “papalino” che durante il Pontificato-Via Crucis di Benedetto XVI si era addormentato, un sonno durato quasi 8 anni … ha scritto : “ Tutti parlano del Papa. Parlano da ricette e formule che danno quello che deve o dovrebbe fare.
Mi chiedo se quelli che parlano hanno  usato  la stessa carità che Francesco ha sempre fatto. (Visita i poveri, i malati, che sono in carcere... i preferiti di Dio...)
Il nostro (*) Papa è ben consapevole del fatto che ci sono troppi teologi e sacerdoti che sono insegnanti che amano insegnare, ma non vogliono lasciare la loro comodità, perché significa andare al particolare servizio di quest'ultimi.
Qui viene mostrato che la conoscenza degli altoparlanti è una conoscenza piena di orgoglio, di vanità ..... ma la Sapienza del Papa è pratica e concreta, la predicazione di un Cristo crocifisso, scandalo per coloro che sono perso, ma la potenza di Dio e sapienza di Dio. 1 Corinzi 1:18-24 ”.

Questi interventi così affettuosi nei confronti del nuovo Papa mi ricordano anche un'elegante frase, riferita a Francesco I,  che sta circolando in alcuni circoli “ illuminati ”: “ NOI ( notare il plurale maiestatis ) AMIAMO QUESTO PAPA PERCHE’ E’ IL PAPA DI TUTTI GLI UOMINI E NON SOLO DEI CRISTIANI ”.

Andrea Carradori



(*) In un certo linguaggio cifrato ( ma neppure  troppo ) negli ambienti illuministi - e attigui - si adopera l'aggettivo possessivo della prima persona plurale per mettere in risalto  la perfetta aderenza  dei membri del Club con un personaggio di cui si condivide l'operato. Diciamo che il Personaggio indicato con " nostro " viene considerato come una specie di membro onorifico del Club .

venerdì 16 agosto 2013

" Esageriamo" solo nell’impegno e nella devozione per la Liturgia !

Abbiamo confidato nel Signore ed Egli ci ha aiutato !
Stiamo ( per me nuovamente, a motivo della mia età anagrafica ) attraversando un periodo " di gloria " : i provvedimenti repressivi scagliati contro i bravi Francescani dell’Immacolata hanno fatto cessare momentaneamente l’unica messa stabile domenicale che dal 2008 viene celebrata nel Santuario di Campolitcavallo ( Domenica 25 agosto per disposizione del Commissario P. Fidenzio Volpi la Santa Messa nell'antico rito è ripresa alle ore 12 , come avevamo facilmente profetizzato n.d.r. ).
Grazie a Dio nonostante questa difficile prova il nostro gruppo, formato anche da ministranti, cantori e musici, è rimasto coeso .
Per ispirazione dello Spirito Santo è del tutto permeabile ai richiami delle poche e sterili sirene che inutilmente stanno cercando di dividerci per farci approdare su lidi lontani dal nostro comune “sentire cum Ecclesia”.
In virtù della nostra " normale " fratellanza con il resto della chiesa locale, dove siamo incardinati nel supremo vincolo dell'obbedienza e dell'affetto ai nostri Pastori, possiamo esprimere adeguatamente la nostra devozione liturgica.
Quando non sarà più così lo diremo a voce alta !
Dopo aver  ricevuto la solidarietà della Diocesi Anconetana - Osimana , dove si trova il Santuario di Campocavallo,  abbiamo  partecipato al dolore di un nostro amico del gruppo liturgico a cui è mancata la Mamma.
Senza problema alcuno abbiamo potuto organizzare il funerale " tridentino " in una Chiesa del centro storico di Osimo in piena armonia con la Parrocchia locale rispettando i " desiderata " spirituali della Defunta e della Famiglia. 
Nella solennità dell'Assunta, tuttavia, si è potuta ammirare  l’impronta  di Dio che ha sugellato la riuscita piena e sorprendente della Messa dell’Assunta del 15 agosto celebrata alle 5,30 del mattino !
Come non leggere nella chiesa piena di fedeli e nella massiccia presenza di tutte le componenti del gruppo liturgico, di cui si auspica a breve il giusto riconoscimento canonico, il sorriso materno di Maria, Colei che era festeggiata ?
Investiamo nella Liturgia e abbandoniamo le sterili polemiche che hanno sempre alla base l’unico grande peccato : la mancanza di carità fraterna e di devozione nell'insano desiderio di esaltare il proprio represso "ego".
L'ombrello protettivo che Benedetto XVI aveva aperto per salvaguardare la Santa Liturgia da ogni forma di volgarizzazione , di spettacolarizzazione e di mondanizzazione è stato violentemente chiuso :  sta ora a noi prendere a otto mani il baldacchino  che si usa per le liturgie e con esso circondare le cose sante ai santi !
E' tempo di dare spazio all'azione creativa dello Spirito affidandoci completamente a Lui per far sbocciare nelle nostre parrocchie il Motu Proprio " Summorum Pontificum " : come può il nostro Parroco, che ci deve amare in quanto noi siamo suoi figli d'adozione, rifiutarci preventivamente la sua collaborazione in sacris ?
Tuttosommato noi ci siamo affidati comodamente ai bravi frati FI ... noi ce ne stavamo comodamente in poltrona mentre abbiamo loro demandato, in tanti posti, l'attuazione del MP ...
La Chiesa, attraverso il discutibilissimo atto del Commissario P.Volpi ci ha scosso dall'ozio, dal torpore e dalla comodità.

Copiamo le parole che abbiamo scritto nel 2007 poco dopo la pubblicazione del Motu Proprio " Summorum Pontificum " sul sito Missale Romanum :


( Il nostro impegno n.d,r.) " vuole essere anche altro: occasione per vivere la liturgia secondo tutte le sue forme (ordinaria e straordinaria) in obbedienza al Papa ed in seno alla Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana, mezzo per conoscere ed incontrare amici che vivono con il desiderio di seguire il Vangelo, strumento per collegare quanti desiderano partecipare ad una liturgia che sia orientata verso l’alto e rivolta al trascendente, dunque scevra da un ritualismo connotato di uguaglianza socialmente utile e pura aggregazione di carattere religioso.

Ma va anche detto cosa non vuole essere "Missale Romanum": strumento di ribellione verso la Chiesa o qualche suo rappresentante, occasione di rievocazione di riti e cerimonie puramente estetiche, refugium peccatorum di nostalgici il cui anelito è ecclesiologicamente non chiaro e politicamente marchiato, mezzo di esclusiva per le celebrazioni liturgiche che sono della Chiesa tutta e non di un gruppo particolare.

Chiarito questo non resta che fare proprio l’invito fatto da Cristo ai suoi discepoli "
Duc in altum"!
 

Noi siamo e vogliamo rimanere sempre e solo al fianco dei nostri Pastori e con tutta la forza di cui possiamo disporre attuare in casa nostra, nelle nostre Diocesi e delle nostre Parrocchie, la realizzazione del Motu Proprio " Summorum Pontificum "
Dobbiamo far capire a tutti che è possibile celebrare la Santa Messa antica  anche nelle nostre piccole parrocchie !
Perchè impiegare le nostre risorse solo nelle " riserve indiane "
I nostri fratelli delle nostre parrocchie non sono forse meritevoli della nostra caritatevole attenzione liturgica ?
La Madonna Santissima, Stella del Mare e della Nuova Evangelizzazione ci aiuti a perseverare nella strada che Lei stessa ci ha indicato nella mattina della festa dell’Assunta !
La cronaca 

Grottammare ( AP ) Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista Giovedì 15 agosto 2013 è stata celebrata alle 5,30 del mattino la Santa Messa della festa dell'Assunzione della Beata Vergine Maria nell'antico rito arricchita dal canto Gregoriano, dalla musica organistica e dai canti devozionali dei fedeli.
Un pellegrinaggio, data l'ora che è stata scelta, unico nel suo genere che nessuno prevedeva che avesse avuto un così grande successo !
I tanti fedeli sono giunti persino dalla Romagna e dal Molise ed hanno riempito la chiesa quando era ancora notte !
Ha celebrato il Rev.do don Andrea Leonesi, parroco a Tolentino.
All’Organo il M° Gianluigi Spaziani che ha offerto un programma di musiche settecentesche.
Hanno servito il sacro rito i Ministranti di Osimo, Pescara-Montesilvano e Perugia.
Al termine della Santa Messa quando è stata scattata la foto-ricordo nella piazza dedicata al grande Papa Sisto V ... era ormai giorno...
Un grazie di cuore al Parroco della Parrocchia di San Giovanni Battista Don Giorgio Carini , al sagrestano che tanto gentilmente ha aperto la chiesa alle cinque di mattino , all'instancabile don Andrea Leonesi, che ha celebrato la Santa Messa, al Maestro Organista , ai cantori ed ai meravigliosi ministranti che si sono alzati alle 3,30 per affrontare il lungo viaggio ... ma ne valeva la pena !
L’ospitale città natìa di Sisto V  ha entusiasmato con la sua bellezza tutti coloro che per la prima volta l’hanno potuta visitare !
Questo evento suggerisce di “investire” maggiormente nel turismo religioso legato alla bellezza dei luoghi di culto della nostra terra, e soprattutto alla Liturgia che racchiude i tesori del canto gregoriano e della musica organistica : antidoti per la necessaria rinascita culturale indispensabile per colmare l’emergenza educativa dei giovani .

La Croce salvifica di Cristo Signore fotografata quando ormai è giorno !
All'aurora Ti cerco !
Sotto la Madonna ci rifugiamo in questo momento difficile per la celebrazione della Messa antica domenicale stabile nella nostra Regione !
L'offerta dell'incenso
La lettura del S.Vangelo in lingua italiana
Il Maestro Gianluigi Staziani, Organista
La volta della Chiesa irrorata dall'incenso
La statua del grande Pontefice Sisto V

mercoledì 10 luglio 2013

A San Michele Arcangelo gli chiediamo che ci difenda dal Maligno e che lo getti fuori ( Papa Francesco)

«Nel consacrare lo Stato Città del Vaticano a San Michele Arcangelo, gli chiediamo che ci difenda dal Maligno e che lo getti fuori». Papa Francesco 5 luglio 2013.
Come non pensare alla famosa omelia in cui esplicitamente il Servo di Dio Papa Paolo VI parlò che « da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio » ?
Con il Santo Battesimo la Chiesa ci ha chiesto di rinunciare a Satana (Abrenúntias sátanæ? ) e a tutte le sue opere e vanità (Et ómnibus opéribus ejus? Et ómnibus pompis ejus? ).
Subito dopo l’atto di rinuncia al peccato c’è l’unzione con l’Olio dei Catecumeni e il Sacerdote, rivestita la stola bianca, ci chiede l'adesione nella fede della Chiesa Cattolica :
Credis in Deum Patrem omnipoténtem, Creatórem cæli et terræ? Credis in Jesum Christum, Fílium ejus únicum, Dóminum nostrum, natum, et passum? Credis et in Spíritum Sanctum, sanctam Ecclésiam cathólicam, Sanctórum communiónem, remissiónem peccatórum, carnis resurrectiónem, et vitam ætérnam?
Diversi Amici, i cui suggerimenti teniamo sempre nel cuore e della mente, ci hanno biasimato perché nel precedente post abbiamo criticato la foggia  di alcuni "arredi" liturgici presenti  nell’ormai “famosa” Messa che il Santo Padre Francesco ha celebrato nell’Isola di Lampedusa.
Ecco il testo sotto accusa : “Con le parole di Papa Francesco cerchiamo - di resistere alle pressioni del mondo o si rende «ridicolo» - esattamente come è stato fatto oggi introducendo nella Liturgia Papale alcuni elementi che fanno parte della vuota demagogia del mondo”.
Confermiamo quanto abbiamo scritto a sola lode di Dio, senza ruffianerie o ridicole pseudo giustificazioni, che aggravano ancor più la risibilità di alcune scelte più demagogiche-propagandische che liturgiche. 

“Guai a voi quando tutti gli uomini diranno bene di voi, perché in tal modo agivano i vostri padri verso i falsi profeti” (Lc. 6, 26).
 
Alleghiamo la Professione di Fede nella Chiesa Cattolica composta e messa in rete da un giovane , che ringraziamo scusandoci per un piccolo taglio… dovuto a motivi di spazio .
A.C.


« Ci insegnarono che la Chiesa è Una, Santa, Cattolica e di origini ApostolicheCi elargirono con rigore pratico che il reggitore di questa divina ecclesia terrestre, è il Papa. Su questa enorme quanto eloquente immagine visibile, ci imposero massima e devota obbedienza, poichè le tante assise cattoliche adunate, le tante filosofiche e teologiche ricerche, ci plasmarono l'intelletto che Lui è il re dei re, il principe degli apostoli, Vicario di Cristo e reggitore dell'orbe terrestre. Ci insegnarono che la Santa Messa è l'incruento sacrificio della vittima redentrice, e quasi ci imposero il timore, la devozione verso la sacralità del rito. Sì, ci insegnarono che Dio è bellezza, e che lo sfarzo del bello, doveva essere dedicata a Lui, separarono l'Altare di Dio, rendendolo inaccessibile, non per tenerci lontani, ma perchè ci fecero capire che il sacro, aveva un altro linguaggio, opposto al mondo e che la separazione nella sacralità, evidendenziava l'avvicinamento del cuore e dello spirito e non perchè "il popolo" era escluso dalla vita liturgica della Chiesa. Ci insegnarono il catechismo e ci rivelarono che la verità della cristiana religione sussisteva nella Chiesa Cattolica e fuori da essa salvezza non esisteva, ma eterna dannazione sussisteva. Ci fecero pure intimorire i Papi della storia, poichè fortemente a loro volta, credenti come noi ci dissero che l'evangelo doveva essere trasmesso, poichè la divina religione non è statica, ma dinamica, affichè tutte le genti conoscessero la verità. Ci imposero, la conversione dei diversi, facendoci comprendere che abbracciavano religioni false e opprimenti, suggerendoci che la verità, rendeva liberi e apriva gli orizzonti spirituali alla salvezza. La Chiesa, per mezzo del suo terreno ma prescelto successore di Lui, condannò come male pure l'ecumenismo dialogo, giustificandone pure le ragioni. Ci resero cattolici in tutto :  amanti del Sacro e della Tradizione, devoti del Papa e sottomessi al Vescovo. … 
Come potete ora pretendere che il Cattolico, possa conformarsi a Voi, nell'incresciosa babele di una chiesa che loda i non cristiani e butta fuori i cristiani, accusandoli, poichè devoti al papa, al sacro , al sacrificio e alla bellezza del sacro? Siete stati Voi, mediante l'esperienza plurisecolare a renderci cosi come siamo, "d'inciampo" oserei dire, e cosi rimarremo.  
Voi stessi con tristezza da parte nostra, ci considerate una "razza retrograta" perchè crediamo in ciò che per secoli ci avete trasmesso e che coincide con la fede dei padri. Si, lo dico con triste rammarico, rimarremo d'inciampo anche per Voi, si per Voi, che ci delutete ogni giorno con le vostre bruttezze e sociologie laiche, con le vostre aperture al mondo, "voltando le spalle" agli Altari, e alla Chiesa militante, disprezzata e umiliata non dal nemico, ma dai voi stessi, che pur siete stati da Lei nutriti e allattati, rammentantovi, che avete dimenticato la ragione stessa della vostra esistenza. Siete stati voi a renderci così mediante il “deposito della fede” e così rimarremo »

domenica 9 giugno 2013

Non servono le parole. Ci vogliono i Riti !


"Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti...
Il rito è quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. 
Il piccolo principe ritornò l'indomani.
«Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora», disse la volpe. «Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti».
«Che cos'è un rito?» disse il piccolo principe.
«Anche questa, è una cosa da tempo dimenticata», disse la volpe. «È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza».
Così il piccolo principe addomesticò la volpe
.". (Antoine de Saint Exupery, Il Piccolo Principe)

Attraverso i Sacri Riti Dio addomestica la sua Chiesa. 
Attraverso i Sacri Riti la Chiesa prepara il suo Cuore a incontrare l'Amato. 
Sì, non servono le parole. Ci vogliono i Riti ".
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Il caro amico Emanuele Fiocchi, instancabile “ lavoratore liturgico” nella Vigna del Signore ci ha donato oggi su facebook questa semplice riflessione avvalorata dalla foto che ho allegato .
Le parole di Emanuele mi fanno pensare ad una frase che un teologo pronuncia spesso riguardo la Liturgia “rinnovellata” dopo il Concilio Vaticano II : “ Nella Chiesa Cattolica non esiste più il rito. Come fa una comunità a progredire nella fede senza rito ?
Si potrà rispondere, legittimamente, che la Comunità dei credenti può continuare a crescere grazie al nutrimento che riceve dalla “mensa della Parola di Dio” e dai Sacramenti che il Signore Gesù ha donato alla Sua Chiesa per la salvezza delle anime.
Ma, aimè, ci siamo accorti, a spese nostre  che la castrazione del rito ha portato alla conseguente infecondità della Liturgia !
Per ovviare all’impressionante vuoto rituale post conciliare i nostri fratelli Neocatecumenali come primo atto del loro cammino hanno creato, purtroppo con preoccupanti devianze, un  rito che si propone di rafforzare la loro concezione comunitaria.
Essi poi si sono talmente affezionati al "loro" rito tanto da chiedere con forza ( e con qualche lusingante escamotage) un “salvacondotto” per quella artificiale "liturgia" . 
Senza rendersene conto sono stati essi stessi i cantori  di uno dei tanti " requiem" per la controversa riforma liturgica post conciliare ( giudicata negativamente  anche dalle Chiese di Oriente). 
L'antico monumentale Rito romano è stato smantellato, pezzetto per pezzetto, quando, con l'ausilio dei potentati mass mediatici,  la retorica populista-marxista aveva ormai schiacciato l'  esperienza del Movimento Liturgico.
I cattolici per la tradizione dovuto farsi sentire  quando fu deciso di  abolire nella Messa il Salmo Judica me Deus e l'ultimo Vangelo ...
Ora  i cattolici che sono legati all’antica tradizione liturgica lamentandosi che non esiste più la sacra ritualità cattolica attraverso il quale “ Dio addomestica la sua Chiesa perché mediante i Sacri Riti la Chiesa prepara il suo Cuore a incontrare l'Amato si appellano  alla Costituzione Conciliare sulla Sacra Liturgia Sacrosantum Concilium  per chiedere finalmente che dopo 50 anni venga attuata a beneficio della spiritualità .
La guerra contro la ritualità cattolica è stata sempre nei piani degli eresiarchi di ogni epoca. 
Lo spergiuro Arcivescovo di Canterbury Thomas Cranmer , ad esempio,  riuscì nel suo intento  di imporre in Inghilterra l'eresia protestante soltanto grazie all’astuta e subdola modifica del rituale cattolico tanto che “... ad un certo momento della sua storia, l’lnghilterra si trovò con una nuova religione al posto di quella tradizionale” ( Cifr. Hugh Ross Williamson - convertito nel 1955 dall’Anglicanesimo al Cattolicesimo - La Riforma anglicana di Cranmer ).
Vale la pena di riflettere che : «L’ultima pietra da aggiungere al tumulo sotto cui giaceva l’antica credenza nell’Eucarestia - scrive testualmente Philip Hughes - fu l’attacco contro l’uso di ricevere la Comunione in ginocchio. Che cos’era codesto inginocchiarsi, se non idolatria? Venne quindi inserita una rubrica nel nuovo Prayer Book 24, la quale spiegava che «ciò non significava fare o dover fare un atto di adorazione, sia del pane o del vino sacramentali ricevuti corporalmente, sia di una qualche presenza reale o essenziale della Carne e del Sangue di Cristo». 
Col passare del tempo, la tavola divenne sempre più una semplice tavola che veniva spostata a seconda delle necessità pratiche. Esplicite istruzioni prescrivevano che, in ogni chiesa, la santa tavola dovesse essere messa dove prima si trovava l’altare, eccetto al momento in cui si distribuiva la comunione: «Allora la si metta all'interno del coro, di modo che sia la preghiera, che il servizio del pastore possano essere seguiti più comodamente dai comunicandi e il ministro possa farsi meglio udire da questi, ed essi possano più agevolmente e in maggior numero comunicarsi insieme al pastore. Dopo la comunione, la santa tavola sia rimessa dov'era prima». Un secolo dopo toccò ai puritani di portare l’opera di Cranmer fino alla logica conclusione, non solo ricevendo la comunione seduti, ma anche utilizzando la tavola come il posto più indicato per deporre il cappello”. ( H.R. Williamson, op. cit. )

Nel Motu Proprio Summorum Pontificum di Papa Benedetto XVI la Chiesa ricorda che : “Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto
Attraverso i Sacri Riti Dio addomestica la sua Chiesa. 
Attraverso i Sacri Riti la Chiesa prepara il suo Cuore a incontrare l'Amato.
Sì, non servono le parole. 
Ci vogliono i Riti !!!”

Andrea Carradori







mercoledì 4 luglio 2012

"Non siate frettolosi del fare la genuflessione". Dagli insegnamenti di San Josemaria Escrivá de Balaguer


Vorrei che, solo per il fatto di veder fare una genuflessione,
i fedeli dicessero, questo è un sacerdote che ama Gesù Cristo.
Non siate frettolosi nel fare la genuflessione,
non siate come i soldati che erano a casa di Pilato,
che prendevano in giro quel Re, di burla,
che era Cristo Gesù, Re dei Re e Signore dei dominatori.
Non siate frettolosi nel preparare la Messa,
non siate frettolosi nel dire la Messa,
non siate frettolosi nel ringraziare dopo la Messa .
So che non potete fermarvi molto tempo,
ma almeno quei dieci minuti dopo aver terminato..., quelli si.
Inoltre conviene che vi sediate nel confessionale,
nella chiesa dove lavorate,
nelle chiese dove lavorate,
se è nel capoluogo lo stesso,
non ci va nessuno, non importa,
con la luce accesa e il libro di lettura spirituale, e poi il breviario,
il rosario e poi..., quando siete lì già da tre ore, ve ne andate.
Smetterete, perché non potrete pregare il rosario, il breviario, né fare la lettura spirituale.
La gente ricorrerà a voi, verrà e farete un lavoro di teologia pastorale meraviglioso.


San Josemaria Escrivá de Balaguer

Video :  http://www.youtube.com/watch?v=NPzSRaZl114&feature=relmfu

martedì 26 giugno 2012

VATICANO : LA SAGGEZZA DI UNA NOMINA



NOTA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE
Città del Vaticano, 26 giugno 2012 (VIS). 
Di seguito riportiamo la Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede relativa alla nomina dell'Arcivescovo Augustine Di Noia, O.P., a Vice-Presidente della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei":
"Papa Benedetto XVI ha nominato l’Arcivescovo Augustine Di Noia, O.P., Vice Presidente della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”. La nomina di un Presule di alto rango a tale incarico è segno della sollecitudine pastorale del Santo Padre per i cattolici tradizionalisti in comunione con la Santa Sede e del suo grande desiderio di riconciliazione con le comunità tradizionaliste non in unione con la Sede di Pietro. Presidente della Commissione è il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Cardinale William J. Levada".
"La Pontificia Commissione “Ecclesai Dei” è stata istituita nel 1988 dal Beato Papa Giovanni Paolo II per facilitare la 'piena comunione ecclesiale di sacerdoti, seminaristi, comunità religiose o singoli finora legati in vari modi alla Fraternità fondata dall’Arcivescovo Lefebvre', e per promuovere la cura pastorale dei fedeli che seguono l’antica tradizione liturgica latina della Chiesa cattolica. 
Nel 2009, la Pontificia Commissione era strutturalmente connessa alla Congregazione per la Dottrina della Fede per esaminare le questioni dottrinali del corrente dialogo fra la Santa Sede e la Fraternità sacerdotale di San Pio X".
"In qualità di eminente teologo domenicano, l’Arcivescovo Di Noia ha dedicato molta attenzione a queste questioni dottrinali e alla priorità dell’ermeneutica di continuità e di riforma nella giusta interpretazione del Concilio Vaticano II – una area di cruciale importanza nel dialogo fra la Santa Sede e la Fraternità sacerdotale. 
Sotto la guida del Cardinale Levada, con l’assistenza di Monsignor Guido Pozzo, Segretario della Pontificia Commissione, negli ultimi tre anni il dialogo è andato avanti".
"In precedenza, l’Arcivescovo Di Noia è stato Segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti dove, insieme con il Prefetto, Cardinale Antonio Canizares, ha curato la riorganizzazione del Dicastero e la preparazione di un nuovo Regolamento seguendo le direttive del “motu proprio” di Benedetto XVI (30 agosto 2011) “Quaerit Semper”. 
L’esperienza dell’Arcivescovo Di Noia e la continua associazione con la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti faciliterà lo sviluppo di alcune condizioni liturgiche nella celebrazione del “Missale Romanum” del 1962".
"Inoltre, il grande rispetto che l’Arcivescovo Di Noia gode nella Comunità ebraica sarà di aiuto nell’affrontare alcune questioni sorte nelle relazioni Cattolico-Ebraiche, mentre ha fatto progressi il cammino verso la riconciliazione delle comunità tradizionaliste".

giovedì 7 giugno 2012

BENEDETTO XVI : OMELIA ( MONUMENTALE) NELLA FESTA DEL CORPUS DOMINI 2012. AD PERPETUAM REI MEMORIAM !



OMELIA DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
Basilica di San Giovanni in Laterano
Giovedì, 7 giugno 2012

Cari fratelli e sorelle!
Questa sera vorrei meditare con voi su due aspetti, tra loro connessi, del Mistero eucaristico: il culto dell’Eucaristia e la sua sacralità.
E’ importante riprenderli in considerazione per preservarli da visioni non complete del Mistero stesso, come quelle che si sono riscontrate nel recente passato.
Anzitutto, una riflessione sul valore del culto eucaristico, in particolare dell’adorazione del Santissimo Sacramento.
E’ l’esperienza che anche questa sera noi vivremo dopo la Messa, prima della processione, durante il suo svolgimento e al suo termine.
Una interpretazione unilaterale del Concilio Vaticano II aveva penalizzato questa dimensione, restringendo in pratica l’Eucaristia al momento celebrativo. In effetti, è stato molto importante riconoscere la centralità della celebrazione, in cui il Signore convoca il suo popolo, lo raduna intorno alla duplice mensa della Parola e del Pane di vita, lo nutre e lo unisce a Sé nell’offerta del Sacrificio.
Questa valorizzazione dell’assemblea liturgica, in cui il Signore opera e realizza il suo mistero di comunione, rimane ovviamente valida, ma essa va ricollocata nel giusto equilibrio. In effetti – come spesso avviene – per sottolineare un aspetto si finisce per sacrificarne un altro. In questo caso, l’accentuazione giusta posta sulla celebrazione dell’Eucaristia è andata a scapito dell’adorazione, come atto di fede e di preghiera rivolto al Signore Gesù, realmente presente nel Sacramento dell’altare.
Questo sbilanciamento ha avuto ripercussioni anche sulla vita spirituale dei fedeli.
Infatti, concentrando tutto il rapporto con Gesù Eucaristia nel solo momento della Santa Messa, si rischia di svuotare della sua presenza il resto del tempo e dello spazio esistenziali.
E così si percepisce meno il senso della presenza costante di Gesù in mezzo a noi e con noi, una presenza concreta, vicina, tra le nostre case, come «Cuore pulsante» della città, del paese, del territorio con le sue varie espressioni e attività. Il Sacramento della Carità di Cristo deve permeare tutta la vita quotidiana. In realtà, è sbagliato contrapporre la celebrazione e l’adorazione, come se fossero in concorrenza l’una con l’altra.
E’ proprio il contrario: il culto del Santissimo Sacramento costituisce come l’«ambiente» spirituale entro il quale la comunità può celebrare bene e in verità l’Eucaristia. Solo se è preceduta, accompagnata e seguita da questo atteggiamento interiore di fede e di adorazione, l’azione liturgica può esprimere il suo pieno significato e valore.
L’incontro con Gesù nella Santa Messa si attua veramente e pienamente quando la comunità è in grado di riconoscere che Egli, nel Sacramento, abita la sua casa, ci attende, ci invita alla sua mensa, e poi, dopo che l’assemblea si è sciolta, rimane con noi, con la sua presenza discreta e silenziosa, e ci accompagna con la sua intercessione, continuando a raccogliere i nostri sacrifici spirituali e ad offrirli al Padre.
A questo proposito, mi piace sottolineare l’esperienza che vivremo anche stasera insieme.
Nel momento dell’adorazione, noi siamo tutti sullo stesso piano, in ginocchio davanti al Sacramento dell’Amore.
Il sacerdozio comune e quello ministeriale si trovano accomunati nel culto eucaristico.
E’ un’esperienza molto bella e significativa, che abbiamo vissuto diverse volte nella Basilica di San Pietro, e anche nelle indimenticabili veglie con i giovani – ricordo ad esempio quelle di Colonia, Londra, Zagabria, Madrid.
E’ evidente a tutti che questi momenti di veglia eucaristica preparano la celebrazione della Santa Messa, preparano i cuori all’incontro, così che questo risulta anche più fruttuoso.
Stare tutti in silenzio prolungato davanti al Signore presente nel suo Sacramento, è una delle esperienze più autentiche del nostro essere Chiesa, che si accompagna in modo complementare con quella di celebrare l’Eucaristia, ascoltando la Parola di Dio, cantando, accostandosi insieme alla mensa del Pane di vita. Comunione e contemplazione non si possono separare, vanno insieme.
Per comunicare veramente con un’altra persona devo conoscerla, saper stare in silenzio vicino a lei, ascoltarla, guardarla con amore. Il vero amore e la vera amicizia vivono sempre di questa reciprocità di sguardi, di silenzi intensi, eloquenti, pieni di rispetto e di venerazione, così che l’incontro sia vissuto profondamente, in modo personale e non superficiale.
E purtroppo, se manca questa dimensione, anche la stessa comunione sacramentale può diventare, da parte nostra, un gesto superficiale. Invece, nella vera comunione, preparata dal colloquio della preghiera e della vita, noi possiamo dire al Signore parole di confidenza, come quelle risuonate poco fa nel Salmo responsoriale: «Io sono tuo servo, figlio della tua schiava: / tu hai spezzato le mie catene. / A te offrirò un sacrificio di ringraziamento / e invocherò il nome del Signore» (Sal 115,16-17). Ora vorrei passare brevemente al secondo aspetto: la sacralità dell’Eucaristia.
Anche qui abbiamo risentito nel passato recente di un certo fraintendimento del messaggio autentico della Sacra Scrittura.
La novità cristiana riguardo al culto è stata influenzata da una certa mentalità secolaristica degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. E’ vero, e rimane sempre valido, che il centro del culto ormai non sta più nei riti e nei sacrifici antichi, ma in Cristo stesso, nella sua persona, nella sua vita, nel suo mistero pasquale. E tuttavia da questa novità fondamentale non si deve concludere che il sacro non esista più, ma che esso ha trovato il suo compimento in Gesù Cristo, Amore divino incarnato.
La Lettera agli Ebrei, che abbiamo ascoltato questa sera nella seconda Lettura, ci parla proprio della novità del sacerdozio di Cristo, «sommo sacerdote dei beni futuri» (Eb 9,11), ma non dice che il sacerdozio sia finito.
Cristo «è mediatore di un’alleanza nuova» (Eb 9,15), stabilita nel suo sangue, che purifica «la nostra coscienza dalle opere di morte» (Eb 9,14). Egli non ha abolito il sacro, ma lo ha portato a compimento, inaugurando un nuovo culto, che è sì pienamente spirituale, ma che tuttavia, finché siamo in cammino nel tempo, si serve ancora di segni e di riti, che verranno meno solo alla fine, nella Gerusalemme celeste, dove non ci sarà più alcun tempio (cfr Ap 21,22).
Grazie a Cristo, la sacralità è più vera, più intensa, e, come avviene per i comandamenti, anche più esigente!
Non basta l’osservanza rituale, ma si richiede la purificazione del cuore e il coinvolgimento della vita.
Mi piace anche sottolineare che il sacro ha una funzione educativa, e la sua scomparsa inevitabilmente impoverisce la cultura, in particolare la formazione delle nuove generazioni.
Se, per esempio, in nome di una fede secolarizzata e non più bisognosa di segni sacri, venisse abolita questa processione cittadina del Corpus Domini, il profilo spirituale di Roma risulterebbe «appiattito», e la nostra coscienza personale e comunitaria ne resterebbe indebolita.
Oppure pensiamo a una mamma e a un papà che, in nome di una fede desacralizzata, privassero i loro figli di ogni ritualità religiosa: in realtà finirebbero per lasciare campo libero ai tanti surrogati presenti nella società dei consumi, ad altri riti e altri segni, che più facilmente potrebbero diventare idoli. Dio, nostro Padre, non ha fatto così con l’umanità: ha mandato il suo Figlio nel mondo non per abolire, ma per dare il compimento anche al sacro.
Al culmine di questa missione, nell’Ultima Cena, Gesù istituì il Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue, il Memoriale del suo Sacrificio pasquale. Così facendo Egli pose se stesso al posto dei sacrifici antichi, ma lo fece all’interno di un rito, che comandò agli Apostoli di perpetuare, quale segno supremo del vero Sacro, che è Lui stesso.
Con questa fede, cari fratelli e sorelle, noi celebriamo oggi e ogni giorno il Mistero eucaristico e lo adoriamo quale centro della nostra vita e cuore del mondo. Amen.

mercoledì 6 giugno 2012

LA FUNZIONE “MEDICINALE” DELLA CHIESA



Se si ama davvero il Papa e si riconosce la Sede Apostolica come il luogo da cui Pietro esercita il suo primato universale sulla Chiesa Cattolica , non si può non prendere le distanze dalle idee, dai comportamenti e da quel tipo di articoli estremisti e distruttivi che di fatto cercano di frantumare  il Magistero della Chiesa e l'unità dei credenti.
Benedetto XVI è sempre benignamente paterno.
Il Papa parla di “comunione spirituale “ anche a chi ha sofferto a causa di una promessa mancata e non ha la forza di vivere il resto della vita in solitudine .
Un dolore che può offrire in comunione al sacrificio di Gesù in croce, per la salvezza propria e dei fratelli. 
Anche questa è comunione.
Piena, senza rivendicazioni sindacali.
E con un gusto che se possibile sarà ancora più bello: anelare a Cristo, comunicandosi spiritualmente a Lui, adorandoLo, servendoLo, rendendogli grazie per il dono della vita.
L’ intervento del Santo Padre, ispirato dallo Spirito Santo, ci conferma nella dottrina di N.S. Gesù Cristo!
Il nesso tra il sacramento del matrimonio che i due sposi si conferiscono e il dono definitivo del Cristo al Suo Corpo, la Chiesa, è talmente intimo che il primo è icona del secondo che lo garantisce e che si realizza pienamente nel Sacrificio della Croce e dell’Altare.
La pastorale suggerita dal Santo Padre è delicata e realistica: i nostri fratelli, separati e tal volta civilmente risposati, fanno parte della Chiesa che soffre ma per i quali Cristo stesso è venuto: anche se, rimanendo in quello stato, non possono più ricevere l’assoluzione e la Santa Comunione ad essi vanno applicati i meriti del Cristo e quelli, di nessun valore, nostri in unione ai Suoi.
«I Vescovi sono ben consapevoli del dolore, della sofferenza e delle lacerazioni che tanti vivono», ha affermato il cardinale Scola. «E il Papa l’ha rimarcato e ripreso con grande forza. Sono una parte viva delle nostre comunità e possono partecipare alla vita della Chiesa con diverse modalità, anche se non possono accostarsi al sacramento».
Benedetto XVI si riferiva al valore della comunione spirituale, di cui già parlava San Tommaso e che S. Alfonso Maria de Liguori ha espresso bene in una preghiera.
Il cardinale Scola spera che «nelle nostre comunità e parrocchie cerchiamo tutti insieme di favorire la comprensione, con S. Alfonso de’ Liguori ha lasciato questa formula, insegnata a generazioni di cristiani: “Gesù mio, credo che voi siete nel SS. Sacramento. Vi amo sopra ogni cosa. Vi desidero nell’anima mia. Giacché ora non posso ricevervi sacramentalmente, venite almeno spiritualmente nel mio cuore… Come già venuto, Vi abbraccio e tutto mi unisco a Voi. Non permettete che io mi abbia mai a separare da voi”.
E’ un’unione di spirito, ma VERA, come è reale una lettera o una telefonata tra innamorati che non possono vedersi.
Viene da pensare, nello struggente ricordo, alle famiglie allora tragicamente separate dal muro di Berlino, ai Sacerdoti incarcerati una vita dai regimi, alla gente così povera da non potersi pagare un viaggio e che alimenta legami sensibilissimi con chi non può essere lì, “perché la anima vive più dove ama che dove vive” (S. Giovanni della Croce).
Il desiderio di fare una comunione spirituale si fonda sulla fede nella Presenza Reale di Gesù nel pane e nel vino consacrati.
Ma non opera quell’avanzare verso le specie eucaristiche, nel mezzo dei fratelli, alla luce del Vangelo e nella consapevolezza delle prescrizioni della Chiesa, che configurerebbe una disobbedienza comunitaria, che svaluta innanzitutto il valore del sacramento del matrimonio (sacramento contratto pubblicamente e non privatamente) e poi quello dell’Eucaristia come comunione pubblica (perchè nel segreto del cuore il Signore sa del nostro amore e ve lo contraccambia con abbondanza).
Ecco perchè la Comunione spirituale è particolarmente indicata durante la Santa Messa, essendo la Messa un’offerta della nostra vita, così come è, tanto da impedire di accostarsi fisicamente al Santissimo Sacramento (e quanti abusiamo della facoltà di farlo, in assenza di una adeguata frequenza alla Confessione, pur disponendone)
Una riflessione simile sul sito dei “piccoli figli della luce” che cita anche S. Caterina.
La Santa temeva che la Comunione spirituale non avesse nessun valore rispetto alla Comunione sacramentale. Gesù in visione le apparve con due calici in mano, e le disse: “In questo calice d’oro metto le tue Comunioni sacramentali; in questo calice d’argento metto le tue Comunioni spirituali. Questi due calici mi sono tanto graditi”.
E a S. Margherita Maria Alacoque, molto assidua a chiamare Gesù nel Tabernacolo, una volta Gesù disse: “Mi è talmente caro il desiderio di un’anima di ricevermi, che lo mi precipito in essa ogni volta che mi chiama con i suoi desideri”.
La Comunione spirituale soddisfa almeno in parte a quell’ansia di essere sempre “uno” con chi si ama. Gesù stesso ha detto: “Rimanete in Me e io rimarrò in voi” (Giov. 15, 4). E la Comunione spirituale aiuta a restare uniti a Gesù, sebbene lontani dalla sua dimora.
C’è da augurarsi che tanti santi confessori, educatori e catechisti la insegnino.
Confermando così la funzione “medicinale” della Chiesa».

Libera rielaborazione di scritti vari dal blog : Sacri Palazzi, di Andrea Tornielli

Inno alla Chiesa di Cristo

I tuoi servi portano vesti che non invecchiano
e il tuo linguaggio è come il metallo delle tue campane.
Le tue preghiere sono come querce millenarie
e i tuoi salmi hanno il respiro dei mari.
La tua dottrina è come fortezza su monti invincibili.
Quando tu accogli voti, essi risuonano fino alla fine dei tempi
e quando benedici costruisci dimore in cielo.
Le tue consacrazioni sono come grandi segni di fuoco sulla fronte,
nessuno può rimuoverle.
Perché la misura della tua fedeltà non è la fedeltà umana
e la misura dei tuoi anni non comprende autunno.
Tu sei come una fiamma costante sopra ceneri vorticose.
Tu sei come una torre in mezzo ad acque che scorrono.
Perciò tu taci così profondamente quando i giorni rumoreggiano,
perché alla sera essi cadono sempre sotto la tua misericordia.
Tu sei colei che prega sulle tombe!
Dove oggi fiorisce un giardino,
domani c'è una selva e dove prima abita un popolo,
in una notte dimora la rovina.
Tu sei l'unico segno dell'eterno su questa terra:
quello che tu non trasformi,
lo cambia la morte.
(G. von Le Fort, Inni alla Chiesa).