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mercoledì 9 maggio 2012

MONUMENTI NEGATI ( A PADRE MATTEO RICCI S.J.), MONUMENTI ( MASSONICI) CONTESTATI. TUTTO A MACERATA : CITTA' DI MARIA.


Il 30 aprile 1895 fu inaugurato il monumento a Giuseppe Garibaldi nella piazza omonima di Macerata.( v.foto 2)
Per l’occasione venne coniata una Medaglia d'argento .
12 anni prima, il 30 aprile 1883, a Macerata sempre in onore di Giuseppe Garibaldi si svolsero “sontuose cerimonie commemorative che coinvolsero l'intera Provincia. Alla grande solennità partecipò naturalmente la Loggia Massonica e tutte quelle Società ad essa collegate o collegabili quelle operaie e filodrammatiche. Di seguito si riporta quasi per intero, il resoconto che ne fece il giornale Vessillo delle Marche nel supplemento n° 16 del 3 maggio 1883.
“Scrivo coll''animo esaltato, commosso. Qui nella mente, ci ò tutta quanta la giornata di Lunedì, e nel cuore è restato un sentimento vago ed indefinibile di lutto, di entusiasmo. - Io intendo di scrivere per chi non potè essere il giorno 30 fra noi; che ghi altri non ne anno bisogno. La memoria e il cuore parlano ad essi assai più eloquentemente, di quello che non saprei far io con languide e disadorne parole. Fu una festa patriottica in sommo grado. Dinanzi all'Eroe che s'onorava, era sparita ogni differenza sociale, ogni dissidio, ogni malumore di partito, e i cuori che migliaia di persone che un Uomo solo ri avvicinava, battevano all'unisono nel ricordare la memoria di quest'Uomo; e in mezzo al dolore di averlo perduto, provarono ancora una volta i dolci entusiasmi dei giorni del nostro risorgimento.  Ad eccezione di quello in cui Lo potè aver tra le sue mura, Macerata non vide e non vedrà più un altro giorno sì bello; giacché Lui è morto, e d'uomini come Lui non ne verranno più. Lunedì Macerata era superba d'essere italiana, superba de' suoi cittadini, di sé, - ma più superba di Lui, che le aveva dato motivo di festeggiare un giorno, quale ben poche altre città d'Italia possono avere il vanto di ricordare. E s'era vestita a festa, e s'era coperta di corone, di trofei, di bandiere; ma agli allori aveva intrecciato i cipressi, ma ai lieti colori del vessillo italiano s'univa il nero - il color della morte! ... Intanto la gente affluiva dalla Provincia e da fuori; fin dal mattino si poteva notare un insolito movimento per le vie-, c'era una folla gaia e commossa ad \un tempo, che riguardava con compiacenza il maestoso apparato della città, e da esso si riprometteva una festa imponente, magnifica. Macerata ave preso un aspetto affatto nuovo; non era più la città quieta, monotona; i caffè e i negozi erano usciti dalla loro gelida atonia, e per le vie continuava sempre il rumore delle vetture che portavano nuovi forestieri. Era sembrato per un momento che la buona riuscita della festa potesse porsi in dubbio: Giove pluvio pareva adirato fin dal giorno innanzi, ed avea formato di sopra un padiglione di nuvolosi neri e gonfi, che faceva un brutto contrasto coli'apparato della città, e dava speranze niente affatto lusinghiere. Ma poi, o sia che quel burbero temesse qualche trascendenza da parte della popolazione provocata, o - come è più probabile - mosso da un riguardo per un Immortale come lui, seppe contenersi, e lasciò che la festa avesse il suo corso. E la festa riuscì come meglio non si sarebbe potuto desiderare.
Già fin dalle ore 9 si stavano riunendo in Via Crescimbeni le associazioni e rappresentanze che avrebbero preso parte al corteo cominciò a sfilare pel Corso Vittorio Emanuele, lento, grave, imponente.
Venivano prima alcune delle bande musicali della provincia; ad esse tenevano dietro circa 150 garibaldini in divisa - e dopo questi i reduci delle patrie battaglie chiudevano il primo gruppo.Venivano poi altre bande musicali, e dietro di esse tutte le autorità civili e militari della città e provincia, - le rappresentanze degli uffici amministrativi e della stampa. Aprivano il terzo gruppo altre bande, - poi i professori ad gli alunni di tutti gli istituti scolastici della città, non che una rappresentanza dei Studenti dell'Università di Camerino, - e le rappresentanze di altre istituzioni della città e provincia. - Nel quarto gruppo, ad altre bande musicali facevano seguito le Associazioni politiche; e cioè la Consociazione Democratica Provinciale - la Società 20 Settembre di Camerino - i nuclei democratici di Mogliano, Monte Cosaro, Tolentino, Recanati, S. Severino Marche Urbisaglia - il Circolo Giuseppe Garibaldi di Macerata - il Circolo anticlericale di Macerata e la Società atea di Venezia - il Circolo Nicolò Montenegro - il Circolo Cipriani - la Loggia Massonica: seguivano le associazioni di beneficenza - le rappresentanze delle Società operaie di Appianano, Apiro, Belforte, Caldarola, Civitanova, Colmurano, Cingoli, Camerino, Esanatoia, Ficano, Loro Piceno, Mogliano, M.S. Martino, M. Cassiano, M. Cosaro M. S. Giusto, Morrovalle, Muccia, Penna S. Giovanni, Pausala, Pollenza, Petriolo, Porto Recanati, Sarnano, S. Severino, Tolentino, Treia, Urbisaglia, Macerata, - le Società Artigiane di M. Cassiano, Recanati, Porto Recanati, la Società dei Tipografi e dei Bollettari di Macerata - la Società del buon umore di Pausala - la Società del viaggio di Tolentino - la Società dei buoni amici di Tolentino _ la Società Margherita di Tolentino - la Società filarmonica di Muccia e di Porto Recanati - la società del Casino di Macerata - la Società filarmonica di Macerata e la Società della Rondine pure di Macerata.
Si potevano contare ben quindici bande musicali, quasi tutte nelle rispettive divise, e che si diportarono tutte egregiamente, alternando l'inno dell'EROE variate e sceltissime marce funebri. Dal Corso Vittorio Emanuele il corteo fece sosta in piazza; ed ivi fu scoperta la lapide ove era incisa la lettera con cui il Generale dedicava nel 1849 a Macerata il primo fatto d'armi vittorioso della sua legione.
Ecco la lettera:
Ai Maceratesi !
Addio Maceratesi! Voi avete meritato che ci Dividiamo da' voi, commossi riconoscenti. Contristata l'anima nell'allontanarsi da Cittadini carissimi, noi vi dirigiamo la parola d'amore, di fratellanza - partiamo confortati dall'affetto vostro - da quello immenso, sublime, che voi nutrite per la sacra nostra redenzione; e noi vi contraccambiamo con la dedica del primo fatto d'armi, in cui potrà dirsi della Legione, che ha ben meritato della Patria. Addio.
Macerata 23 Gennaio 1848
G. Garibaldi
Una salva di applausi lunghi, fragorosi salutò quel marmo, che dovea tramandare e far rivivere nei più tardi nepoti la riconoscenza e l'affetto che noi Maceratesi dobbiamo a Lui, che di affetto e di benevolenza ci diede una prova sì grande. Le bande musicali intuonarono tutte ad un tempo l'Inno sacro all'EROE; e allora gli applausi si accrebbero, crebbe l'entusiasmo, la commozione.
Cessato l'Inno; il nostro egregio Sindaco ff. Cav. Ferdinando Giorgini, lesse un eloquente e forbito discorso… “ Simonetta Torresi : Un contributo al progresso
La Massoneria a Macerata e nel suo territorio (v.sotto)
1730-1918, pagine 390/393.
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Dopo un'arrogante campagna, condita da inusuali toni anti- clericali e anti- religiosi, contro la realizzazione del già finanziato monumento al grande Missionario ed Umanista Maceratese Padre Matteo Ricci, a cui il Vescovo Mons. Giuliodori era riuscito a ri-collocare il titolo ecclesiastico  persosi  nei corridoi universitari, a coronamento del 150 dell'unità d'Italia come d'incanto è approdata al Consiglio Comunale di Macerata la proposta di un monumento di chiara connotazione massonica.
Svegliatisi dal devastante torpore  post-conciliare il Clero ed i gruppi laicali Maceratesi, rivelatisi  SANI e EVANGELICAMENTE MOTIVATI, hanno affidato, ad perpetuam rei memoriam, un Comunicato che va meditato in tutta la sua interezza.
Memori di altri coraggiosi gesti analoghi compiuti per la salvezza delle anime dei proprio gregge dall'indimenticabile buon pastore Mons.Tarcisio Carboni siamo sicuri che, essendo mutati i rapporti di forza intra moenia,  i firmatari del comunicato non riceveranno gli umilianti  reprimenda che dovette sopportare il  defunto Vescovo. Ha perfettamente ragione quando sostiene che la simbologia conta. Infatti al primo piano di Palazzo Marefoschi dal 1980 c’era la sede della loggia “Helvia Recina”. Probabilmente in quella stanza di settanta metri quadrati, le cui finestre davano proprio sul busto di Mazzini, realizzarono una sorta di Tempio di Salomone, visto che c’erano due meravigliose colonne (Jachin e Boaz ?). Poi nel giugno del 1988 scoppiò un misterioso incendio e la loggia, come l’Araba Fenice, risorse dalle proprie ceneri in via Lauro Rossi. ) 
Il coraggioso  zelo pastorale dei Parroci  e dei rappresentanti dei gruppi ecclesiali maceratesi sarà scritto, con caratteri aurei, nella fulgida storia della fedelissima Diocesi di Macerata, Tolentino, Recanati, Cingoli, Treia.
Ecco l'audace intervento del Clero e delle associazioni laicali cattoliche di Macerata riguardo l'erezione del monumento massonico ai 150 anni dell'unità d'Italia :
" 150 ANNI DI UNITA' D'ITALIA - 
Comunicato dei Parroci e dei Responsabili delle principali aggregazioni laicali cattoliche presenti nel Comune di Macerata.

Molte persone ci hanno chiesto quale sia il punto di vista della comunità ecclesiale maceratese in relazione alla proposta inoltrata da unComitato per realizzare nella nostra Città un monumento in occasionedelle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.


Ritenendo doveroso e importante rispondere ad una tale richiesta, in comunione con il nostro Vescovo e per amore della verità, ci sentiamo di esprimere alcune considerazioni che ci auguriamo possano essere utili per aiutare i fedeli, i cittadini e gli amministratori ad un attento discernimento.

La ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia è un evento che merita la più ampia valorizzazione e un monumento può essere un segno importante se davvero esprime l’insieme dei valori del Popolo italiano e la sensibilità di tutti i maceratesi. Non sembra avere queste caratteristiche la proposta del monumento avanzata dal Comitato “Stringiamoci a coorte” che per la sua origine, i suoi contenuti e le sue finalità sembra avere piuttosto una chiara e inequivocabile matrice massonica.

Ovviamente ciascuno è libero di avere il suo punto di vista, ma non è accettabile che si proponga come monumento all’Unità d’Italia una rappresentazione che in realtà appare come un’esaltazione della massoneria e dei suoi principi, a meno che non si voglia far passare l’idea che l’Unità d’Italia sia sotto l’egida della massoneria e che i maceratesi si identificano con questa visione delle cose. 
Di fronte ad una tale proposta, pertanto, sentiamo di dover esprimere il nostro disagio perché non potremo mai sentirci rappresentati come cattolici, cittadini italiani e maceratesi, da un monumento ispirato ai principi della massoneria.

Pur nel rispetto di opinioni diverse e aperti al confronto con tutti, vadetto con chiarezza e libertà che la visione proposta dalla massoneria circa l’uomo e la società è inconciliabile con la visione cristiana della persona e della storia. 
Mentre nel pensiero propugnato dalla massoneria l’uomo fa di se stesso un assoluto avendo come obbiettivo il perseguimento degli
interessi condivisi dagli affiliati, nella visione cristiana l’uomo è creatura di Dio ed è chiamato a vivere nell’amore vicendevole avendo come ideale il dono sincero di sé e il fare ogni cosa a maggior gloria di Dio.

Appare inoltre forzato e fuori luogo ogni raffronto con la vicenda del monumento a P. Matteo Ricci. In quel caso l’iniziativa apparteneva al programma ufficiale del Comitato per le Celebrazioni del IV Centenario ed era stata condivisa, almeno fino alle note vicende, da tutte le istituzioni chene avevano affidato al Vescovo il coordinamento. Resta pertanto il rammarico che la Città non sia riuscita ancora ad onorare il suo più grande e illustre cittadino con un monumento di grande valore artistico e culturale.

Seguono le firme dei parroci delle parrocchie del Comune di Macerata:

(Mons. Enzo Bruschi, Don Egidio Tittarelli, Don Alberto Forconi, DonFranco Pranzetti, Don Gianluca Merlini, Don Giovanni Ilari, Don Adriano Dariozzi, Don Pietro Carnevali, Don Euro Giustozzi, Don Gennaro De Filippi, P. Aldo Marinelli, Don Franco Palmieri, Don Francesco Cocilova, Don Pietro Parisse, P. Arcangelo Colandrea, P. Dino Mascioni, Don Silvano Ilari).
e dei Responsabili delle aggregazioni laicali cattoliche:
Federico Canullo (Azione Cattolica); Ermanno Calzolaio (Comunione e Liberazione); Mauro Marconi (Cammino Neocatecumenale); Carla Domenella (Movimento dei Focolari); Luca Vitali (Rinnovamento nelloSpirito); Renato Lapponi (Acli); Enrico Leli (Corsi Cristianità); DebhoraDi Carlo (F.U.C.I.); Renato Sopranzetti (M.A.S.C.I.) Anna Maria Foresi (A.I.M.C.); Sergio Fattorillo (A.M.C.I.); Franco Moneta (Ass. Centrodi Ascolto e Accoglienza); Maria Chiaramoni (Ass. Mariana Reginadell’Amore); Graziella Cardinali (Movimento per la Vita); PierpaoloCampolungo (Centro di Aiuto alla Vita); Cristina Morbiducci (C.I.F.);Maurizio Montedoro (G.R.I.S.); Franco e M. Rosaria Berardi  (IstitutoSanta Famiglia)".

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Infine dal citato libro di Simonetta Torresi : Un contributo al progresso
La Massoneria a Macerata e nel suo territorio
1730-1918, pagine 304/312)
Il Programma Massonico adottato nel 1861 dal G.O.I. trascritto per le Logge Maceratesi

Da carte presenti nella Biblioteca Comunale di Macerata, tra i diversi documenti emanati a livello nazionale, di particolare interesse il programma massonico adottatto nel 1861 e riprodotto per le Logge maceratesi probabilmente dal fratello Lavinio Spinetti. In tale pro¬gramma si evidenziano i fondamenti della Massoneria Italiana ricostituitasi con l'unità d'Italia; il documento rappresenta la pietra d'angolo sulla quale si è costruita tutta la storia massonica successiva:
Programma Massonico
adottato
Dalla Mass.-. Ital.\ ricostituita presentato
al G.\ O.-. nella seduta dell'anno della V.-. L.\ 5861
dal G.-. Segr.-. D.-. L:.
La rivoluzione politica e nazionale, che sta per compiersi in Italia non potrà assicurare il suo trionfo, né completarsi, se al passo con essa non si promuoverà la riforma morale del popolo italiano. Questa riforma, o meglio diremo, la dire-zione morale, fisica, intellettuale dell'individuo e della Società è lo scopo che si propone con i suoi lavori la. Massoneria Italiana ricostituita.
A raggiungere questo intento è mestieri che il G.\ 0.\ sin d'ora stabilisca, i principi che esser devono di norma ai suoi lavori, i vari fini a cui esso mira, i mezzi da adoprarsi per raggiungerli.
Principi della nuova Massoneria. La Massoneria, non deve consistere in un simbolismo misterioso, in vane cerimonie, o aspirazioni indeterminate. Questo simbolismo già necessario quando i principii da lei idoleggiati suonavano un pericolo all'Ordine, o minaccia alla Società, è divenuto inutile ora che molti di essi divennero ormai fondamento al diritto pubblico, e furono adottati dalle Società civili e moderne.
Dirò che il G.\0.\I.\ dichiarando di adottare la grande formula che per in ogni tempo la divisa immortale scritta sopra la bandiera Massoneria, cioè Libertà, Uguaglianza e Fraternità, procurerà dare a questi principi, vaghi e spesso fraintesi, un significato concreto per tradurre ciascuno dei termini nel terreno politico e applicarlo alla ricetta della vita attraverso la triplice sfera della attività sociale, alle questioni politiche, alle economiche, alle morali. Egli è in questi tre punti che il G.\0.\L. deve fissare il suo programma.
Quistione politica Il G.\ 0.\ fedele alle vere tradizioni massoniche non si preoccupa della forma del Governo, ma tenderà soprattutto a promuovere il trionfo delle idee e dei principi. Però sotto qualsiasi reggimento che accetti o subisca la Nazione, esso promuoverà in ogni tempo:
All'interno. La causa della nazionalità, Indipendenza e Unità Italiana.
All'estero. La fratellanza dei popoli tra di loro, e il trionfo della libertà e della giustizia, credendo tutte le libertà, tutti i popoli solidarii fra di essi. Nell'ordinamento dello Stato prendendo per norma la formola Massoneria. Libertà, Uguaglianza e Fraternità, ne procaccerà lo svolgimento progressivo applicandola alla vita pratica, e presentandone a mano a mano i quesiti che le circostanze vanno suggerendo allo studio ed al libero esame delle loggie. Tuttavia credendo opportuno di dichiarare sin d'ora i principii che devono essere di norma alle Riforme che la Massoneria, tenterà promuovere nell'ordine sociale e politico il G.\ O.-. dichiara;
1° Che suo principale scopo è quello di promuovere il benessere delle varie classi sociali, mediante l'educazione morale, fisica, intellettuale del popolo; 2° Che mal si volle raggiungere tale scopo col fantasticare sistemi astratti di socialismo e vaghe teorie, le quali, ispirate da mistiche aspirazioni, o da passioni inferme, e tumultuose, non produssero per lo più che errori, delusioni e miserie più profonde;
3° Che lasciando le teorie astratte, esso procaccierà d'arrestarsi sulle questioni speciali e pratiche; facendo oggetto di discussione e di studio le quistioni che riguardano il lavoro, i rapporti degli operai coi padroni, i salari, le industrie da promuoversi e le riforme sociali che saranno reclamate dalle eterne norme della giustizia, come dal bisogno dei tempi;
4° Che sarà soggetto speciale di studio l'agricoltura, quale fondamento dell'industrie per migliorare le condizioni dei coloni nei campi, e dar lavoro agli operai nelle città, e aumentare la produzione degli oggetti di prima necessità; 5° Avversando ogni sorta di monopolio, e credendo le banche nazionali, quali sono al presente costituite, monopolio di pochi privilegiati, promuoverà lo stabilimento di sistemi di credito fondiario e industriale per mettere il capitale alla portata delle classi operaie e più numerose. 6° Promuoverà le associazioni operaie, così in uno scopo economico e industriale, come di amore, di moralità e solidarietà tra le moltitudini.

7° Come il lavoro è fondamentale alla Massoneria/, così procaccierà che divenga base e domma fondamentale della nuova Società Italiana; combattendo l'ozio con ogni mezzo e sotto qualsiasi manto esso si mostri, o sotto il blasone del patrizio, o sotto i cenci del lazzarone e del lemosinante. Principio cotesto che proclamavano le antiche repubbliche italiane quando imponevano il lavoro obbligatorio per tutti, e che ogni cittadino dovesse farsi iscrivere in alcune corporazioni delle arti.
Tali principi che saranno norma al G.\ O.-. nelle questioni che riguardano l'economia sociale, o l'esser collettivo, cioè la Nazione. Ma la Massoneria, intendendo a migliorare la Società per mezzo dell'educazione dell'individuo, deve pure fissare i principi che devono rischiarare l'uomo e guidarlo nella vita privata.
Ora l'uomo, come individuo, può essere considerato ne' suoi rapporti con Dio, coll'Universo, e co' suoi simili. Considerare l'individuo ne' suoi rapporti con Dio, implica la Questione Religiosa. La questione religiosa è quasi eliminata dalla Massoneria. Il sacrario della coscienza umana è per lei inviolabile; essa non si preoccupa di veruna delle religioni positive, le quali sogliono dividere la razza umana, ma rappresenta la religione stessa nella sua essenza. Fedele al suo principio di fraternità, predica la tolleranza di tutti i culti, nel suo rituale accoglie molti dei simboli sparsi nelle diverse religioni che popolano l'Oriente e l'Occidente, mentre nel suo ideale abbraccia e riassume i dommi principali su cui queste religioni stesse sono basate. E il suo domma li riassume nei tre articoli seguenti: 1° Esistenza di Dio, considerato siccome principio dell'Ordine Universale, e dell'armonia cosmica, ossia grande architetto dell'Universo;
2° Immortalità dell'anima, ossia indistruttibilità dell'essere umano dopo la morte; 3° Fraternità di tutti gli Uomini;
Ciò quanto all'ideale religioso, o al domma: Quanto al culto, ossia alla manifestazione esteriore dell'idea religiosa, che forma pure parte integrante delle religioni positive, la Massoneria, proclama la coscienza dell'individuo inviolabile, e dichiara libero l'uomo di seguitare circa la espressione estrinseca della religione, il culto, o le norme che meglio corrispondono ai suoi pensieri, le sue aspirazioni, ai suoi bisogni, purché nessuno di esso contraddica ai grandi principii della moralità e fraternità.
Se l'uomo considerato nei suoi rapporti con Dio, implica la quistione religiosa, se egli si considera nei rapporti con l'universo implica la Scienza. La scienza è il vero, l'antichissimo culto della Massoneria, essa non solo mette l'uomo in rapporto coll'Universo, ma lo conduce a studiarlo, a penetrare i segreti della natura per volgerne le forze a profitto dell'Umanità: È questo lo studio e lo intento dell'alta Massoneria, ossia della ermetica e cabalistica.
Nel fissare i rapporti dell'individuo co' suoi simili la Massoneria. non si limita a predicare la massima di non fare agli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi; ma impone di fare il bene, di opporsi al male, di non tollerare l'ingiustizia sotto qualsiasi manto essa si copra, impone la solidarietà sociale, per cui il male commesso verso il prossimo vuoisi riguardare come fatto a noi stessi; perocché tutto è legato nell'ordine morale, del pari che nell'ordine fisico, e, per quanto l'individuo moralmente sia libero, l'Umanità tuttavia è Una.
Fine della Massoneria. Il fine che la Massoneria, si propone è determinato dai principi che abbiamo esposti di sopra. Tuttavia avvisiamo sia conveniente riassumerli nell'ordine stesso in cui furono i prin-cipii esposti.
In Politica lo scopo che si propone si è: All'Interno costituire l'Italia libera ed una, All'Estero agevolare per mezzo delle L.\ e delle
Associazioni M.\ sparse nel mondo, i rapporti internazionali, facilitare i commerci, abbattere i pregiudizi che dividono popolo da popolo, razza da razza, preparare la vera fratellanza degli Uomini per mezzo di una grande Confederazione dei popoli civili uniti tra di loro.
Fine Sociale. - Santificare il lavoro, nobilitarlo, farlo amare, svellere il pauperismo, non per mezzo di vane teorie di socialismo, ma col condannare l'ozio, col avvezzare ogni classe al lavoro, rendere turpe, biasimevole l'elemosina umiliante e servile, agevolare gli istituti di credito, per fornire istrumenti e mezzi di lavoro ad ogni classe, fondare case di ricovero per vecchi, asili d'educazione per l'infanzia, scuole serali e tecniche per gli Operai; poderi modelli per contadini, e per tal modo spargere il benessere, l'amor della legge, del viver civile e sociale nelle classi sinora neglette ed oppresse, e rivendicare pacificamente i torti e le ingiustizie di cui fu segno per lunghi secoli l'operaio, scopo che si propone mai sempre la vera Mas/, come accenna la leggenda su cui riposano i suoi simboli e le sue cerimonie
Fine religioso. - Ricondurre la quistione religiosa, profanata dai preti delle varie religioni, ai suoi veri e più semplici termini, ai suoi principii più elevati, morali e Universali. Acciocché l'uomo creda meno alle diverse sette, che si dividono i popoli, più ai grandi, eterni principii della giustizia e dell'umanità, meno alle religioni, più a Dio, meno ai preti, più all'intimo della sua coscienza.
Fine morale. - La morale è il vero culto religioso Massonico. Uguaglianza Sociale in faccia alla legge e a Dio; lavoro, educazione intellettuale, fisica, morale; solidarietà degli individui come dei popoli; tolleranza e amore tra gli Uomini, tali i grandi principii su cui si fonda la morale, tali le fondamenta su cui si deve elevare il vasto tempio massonico. Ma quali sono i mezzi, di cui può disporre la Mas/, per rag-giungere tale intento, e preparare nel seno della Nazione una profonda riforma nell'educazione e nei costumi?
Mezzi È massima vetusta della Massoneria, che le grandi riforme sono tanto più durevoli quanto più lente a compiersi, e quando sono il prodotto, anziché della violenza e della forza, del¬l'educazione individuale, e d'un intimo convincimento. Egli è perciò che il G.\ 0.\ ripudia e condanna, come fune¬sti e perniciosi quei mezzi che vogliono suscitare violenti convulsioni tra i popoli, non riconosce per suoi adetti che uomini pacifici ed amanti della legge, non ammette al suo scopo che mezzi legali, aperti e leali. Questi mezzi si riducono a tre principali 1° Ordinamento Massoneria, e delle sue GEI 2° La stampa 3° L'educazione
La Massoneria, possiede una gerarchia, la quale senza sacrificare la libertà individuale, è pur mirabile di organizzazione e di forze. Il G.\ 0.\ procurerà quindi di stringere le diverse L.\ sparse intorno ad un centro, dare a questo organismo estensione, forza e unità. Per tal modo potrà stringere in una falange compatta gli amici del progresso e della luce, i fratelli dell'operaio e del popolano, per opporli alle antiche congreghe dell'oscurantismo e della reazione, che furono intenti sempre a immolare l'operaio dell'intelligenza e del lavoro, simboleggiato in Hiram, ai loro privilegi e alla loro libidine di potere.
Il G.\ 0.\ nominerà una commissione speciale composta dei membri dei vari capitoli per determinare il nuovo organi¬smo della Massoneria. L, fissarne le cerimonie, semplificarne il simbolismo.
La stampa è il secondo mezzo di cui il G.\ Ov. si servirà per diffondere le sue idee. Quindi si terrà a giorno delle migliori pubblicazioni che vedranno la luce in ogni parte del mondo, per farle tradurre e diffondere. Procaccierà di stabilire biblioteche, e fondare un giornale per propagare le sue idee.
Educazione. - La Massoneria, nei diversi gradi della sua gerarchia non è che una scuola morale dell'individuo. Ciascuno a qualsiasi classe appartenga, è appellato a percorrere i vari gradi della scienza M.\ per elevarsi alla luce. Però il suo lavoro non deve limitarsi all'interno della Loggia ma stendersi nella Società. A tal uopo il G.\ 0.\ e ciascun Massoneria, è in obbligo di promuovere istituti di educazione, scuole infantili, scuole serali per l'operaio, procacciare di mettere i suoi adetti alla direzione di queste scuole rimuovendone ogni spirito di casta, o di setta, senz'altro intento che della diffu¬sione della scienza nelle popolazioni. Educazione d'ambo i sessi per mezzo d'istituti, di riunioni, di scuole, onde arrivare colla scienza ad emancipare le menti dalla fede cieca, dalle credenze imposte, e secolarizzare la Società, tal che ogni individuo nel sacrario della sua coscienza trovi il suo sacerdote, nelle grandi leggi di giustizia e virtù la propria morale, e nel suo Dio la felicità e la propria salute.
Per tal modo la patria nostra unificata dalla vasta catena Massonica, formerà un solo tutto, avrà trovato il suo primo e più compatto nucleo d'unità. Liberata dallo straniero essa ormai ottenne l'indipendenza nazionale, ma solo mercè l'educazione potrà assicurare il trionfo della libertà, promuovere la riforma morale del popolo; acciocché possa creare i nuovi destini a cui per la terza volta nel mondo delle Nazioni sembrerà chiamata la patria Ital.-. dal G.\ A.-. D.\ U.\
Pel G.-.O.-.I.-.
Il G.-. Segr.-. D.-.1

Un affettuoso ringraziamento all'infaticabile ricercatrice Prof.ssa Simonetta Torresi e un  grato ricordo al caro, indimenticabile Giovanni Battistelli che ha promosso la pubblicazione del citato libro.

SIMONETTA TORRESI, laureata e specializzata in materie scientifiche è docente delle
stesse nelle Scuole Secondarie Statali. Dal 1994 si occupa di ricerca storica ed ha partecipato
come relatrice a numerosi congressi e convegni in diverse città come Macerata, Jesi, Ascoli
Piceno ecc.
Nella sua attività di ricercatrice storica ha pubblicato i propri lavori su diversi giornali e riviste
ed ha curato l'organizzazione di alcune Biblioteche private.
Insieme ad altri autori ha scritto un libro dal titolo "Santa Maria delle Vergini" e, come unica
autrice, i volumi di studi storici "La valle degli Imperatori", "Il tempio di Santa Maria delle
Vergini", "Castelsantangelo sul Nera" e "Società Filarmonico Drammatica".
Ha partecipato altresì, in qualità di esperto, a diverse trasmissioni televisive di carattere
storico artistico divulgativo, oltre ad una puntata maceratese di "Viaggio in Italia" trasmessa
da RAI 3 sulla rete nazionale.

sabato 17 marzo 2012

IL DEBITO E L'ANTICRISTO


Forse qualcuno sarà rimasto sconcertato dal mio ultimo articolo su questo sito quando ho affermato che all'Italia converrebbe ripudiare il debito sovrano per quanto riguarda la parte estera. 
Si sarà chiesto: come può un cattolico osservante come lo scrivente suggerire un atto cosi poco morale ? sarebbe una giustissima osservazione a cui però va risposto semplicemente con un'altra domanda: sarebbe un atto morale gettare nella miseria un intero popolo per pagare un debito che in gran parte (quello vecchio) è già stato pagato 4/5 volte per soddisfare alcuni strozzini mondiali ?
Quest’ultimi hanno una grande paura che i debitori smettano di onorare il debito pubblico e cioè che i governi arrivino a capire che non ha senso imporre sacrifici estremi per decenni al loro popolo, unicamente per pagare i creditori, tanto più che questo frena la crescita del nostro Paese e di mezza Europa.
Si tratta di prendere coscienza che una riduzione massiccia dei debiti sovrani è inevitabile, che non c’è altra soluzione, dati i livelli d’indebitamento raggiunti e i veti della Germania alla BCE di stampare moneta (se lo si fosse permesso alla BCE la speculazione si sarebbe fermata di colpo) . E che nessuna austerità e rigore otterrà mai il risultato di onorare il debito. Non solo per la Grecia, ma anche per Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda ed anche Francia.
Oggi però non solo Monti, ma anche la nostra comunità politica, sottomessa com'è al potere della finanza globale , non è neanche sfiorata dalla tentazione di ripudiare il debito sovrano. Anzi il Sistema abolisce la democrazia (Monti in Italia, Papademos in Grecia).
Per ovviare a questi pericoli i grandi creditori stanno obbligando i governi ad aderire al "Meccanismo di Stabilità Europea", il famigerato ESM, (che teoricamente sarebbe un fondo salva-stati) dove per Statuto gli Stati indebitati devono sottoporsi al super-governo sacrificandogli la sovranità, dandogli il diritto di ingerirsi del loro bilancio, di tagliare le spese, di svendere i loro patrimoni e naturalmente non essere più in grado di rifiutarsi di pagare.
Sarebbe oltremodo consigliabile non entrare nell'ESM, non ultimo perchè all'Italia spetterebbe il 18% delle azioni con un esborso di 130 miliardi di Euro che non ha (conterebbe poco dal momento che la maggioranza di fatto l'avrebbe la Germania e la Francia con il 47%) e poi perchè il taglio delle spese e la vendita delle proprietà statali può farla benissimo da sola, conservarvando soprattutto la propria indipendenza. Ma come ho detto l'ultima volta di tutto parla Monti meno che di tagliare la spesa pubblica e di vendere il patrimonio statale.
A differenza della Grecia che ha versato lacrime e sangue nei tagli alla spesa (raccolgono erbe selvatiche sui monti, segano di notte gli alberi nei parchi per riscaldarsi, la disoccupazione dilaga, i suicidi aumentati del 22% ecc) al contrario in Italia ci sarebbe solamente da tagliare il "grasso che cola": la corruzione dell'amministrazione pubblica che ci costa 60 miliardi di euro l'anno.
La Spesa Pubblica in Italia nel 1970 era il 29% del Pil, oggi è al 54%, quando tutti gli economisti sono concordi nel dire che il livello fisiologico di spesa per un paese dovrebbe essere il 40%. Infatti la Francia è al 40%, la Svizzera al 30%.
Monti dovrebbe occuparsi, tanto per fare alcuni esempi, oltre che delle liberalizzazioni dei privati (tassisti, notai, farmacisti,avvocati ecc.), della competitività della Sicilia dove un deputato regionale percepisce 22 mila euro mensili netti, la pensione di tre mila euro sempre mensili a 50 anni dopo una legislatura e se non viene rieletto, udite, udite, si concede al "povero trombato" 90 mila euro per il "reinserimento nella vita civile" come se fosse un carcerato.
Si dovrebbe occupare del mezzo milione di euro l'anno per le auto-blù a Brindisi o a Potenza dove per due auto-blù sono stati assunti 95 addetti o per i 500 mila che in Italia campano di politica, ossia di parassitismo pubblico, senza poi contare i milioni di dipendenti pubblici, un certo numero dei quali sono sicuramente parassiti.
Perchè non stroncare con le cattive questo costo sicuramente non competitivo ? Su più di 800 miliardi di spesa pubblica attuale si potrebbe benissimo, senza che l'efficienza ne risenta, tagliare 150/200 miliardi che servirebbero a diminuire le tasse, oramai insostenibili, a finanziare la ripresa, ed anche a diminuire il debito.
Nel medesimo tempo Monti dovrebbe cominciare a vendere le proprietà statali. In uno studio molto recente fatto dal prof. Edoardo Reviglio (presentato in 19 slides in un seminario tenutosi al Tesoro il 30 settembre 2011) le proprietà dello Stato italiano sono quantificate in 1.815 miliardi di euro, quasi quanto il nostro debito.
Sarebbe sufficiente dismettere parte delle proprietà immobiliari (420 miliardi), delle partecipazioni (132), della cassa disponibile (276), dei crediti e delle anticipazioni attive (240), delle concessioni (78), delle infrastrutture (386), delle risorse naturali (176), dei beni culturali (37), dei beni mobili (70). La somma di quanto sopra è 1.815 miliardi di euro.
Basterebbe venderne un quarto e il nostro debito si attesterebbe intorno al 90% (oggi siamo al 120%). Perchè Monti non procede per questa via invece di taglieggiare gli italiani facendo dell’Italia uno Stato di polizia fiscale ?
Perché non vende invece i beni dello Stato che sono pessimamente amministrati (costi altissimi per la loro manutenzione) ?
Questo di vendere è stato un invito fatto pervenire pure dal Fmi (Fondo monetario internazionale) al governo italiano, per cui lo Stato non deve fare l'indiano, non può far finta di non aver capito in un momento cosi cruciale: deve vendere !!!
Sembra assurdo che tutto ciò non avvenga, ma l'assurdità scompare quando si prende atto della seguente verità: col governo Monti oltre che il Bilderberg e la Goldman Sachs hanno preso il potere le Caste pubbliche, i parassiti pubblici come corpo sociale, per mantenere i loro innumerevoli privilegi.
Il governo dei "tecnici" è stato voluto dal primo membro della Casta: il presidente Napolitano la cui corte costa 12 volte di più della monarchia britannica. I nuovi ministri sono quasi tutti prof. universitari, dipendenti pubblici che in tutta la loro vita non si sono mai cimentati col "mercato".
Questo governo è sostenuto dalla casta dei parlamentari destra e sinistra uniti, i quali sono preoccupati se dovesse esserci il voto a breve, di non essere rieletti e quindi perdere lo stipendio da parassiti di 15 mila euro al mese.
Non parliamo poi dei sindacati, che per lo più difendono i dipendenti pubblici (negli ultimi anni aumenti del 15% sugli stipendi) avendo abbandonato gli operai (negli stessi anni aumento del salario del 4%). Una spiegazione c'è: i dipendenti pubblici sono un blocco che con le loro famiglie, rappresenta 10 milioni di elettori.
Gente per lo più questa che i soldi dallo Stato li prende (e tanti) e che per questo è contraria alla popolazione che allo Stato i soldi li dà, perchè a suo giudizio non ne dà mai abbastanza.
Qui non si tratta di destra o sinistra, qui in realtà, detta in modo esemplificatorio, c'è una lotta sui generis - sfruttatori contro sfruttati - di cui però la popolazione generale, i produttori, quelli che aumentano la ricchezza del paese non si rendono conto, essendo divisi su falsi problemi intenti a combattere in ordine sparso, mentre gli sfruttatori agiscono come blocco sociale unitario per mantenere i loro privilegi.
Questo è il motivo per cui abbiamo il governo tecnico: hanno preso il potere per scongiurare la loro epurazione e lo si vede dai provvedimenti che prendono: l'ipertassazione invece del taglio agli sprechi. La fantomatica lotta all'evasione fiscale (che più di tanto non dà e non è sufficiente certo a fare una politica di riduzione delle tasse) anzichè alla corruzione e allo spreco pubblico. Oggi invece si pone l'accento sulla lotta all'evasione (anno 2011 recuperati 12 miliardi) che è diventato un mantra, ma non si fa niente sugli sprechi (150/200 milardi).
La mano pesante contro i tassisti, i notai, i pensionati, i commercianti, i coltivatori e la mano molto leggera contro il Senato che si è tagliato 3.6 milioni di euro su 700 milioni all'anno che ci costa (- 0.5% della spesa. Per le famiglie, i pensionati e i privati i tagli sono del 10/15%.
Per mantenere l'articolo 18 sono scesi in sciopero non i lavoratori del privato, ma i dipendenti pubblici, (anzitutto di bus e metropolitane) ossia coloro che hanno il privilegio del posto fisso e i salari del 15% superiori ai pari grado dei privati: l'articolo 18 garantisce l'illicenziabilità dei fancazzisti, e alla peggio l'obbligo di reintegro del fancazzista licenziato per ordine della Casta giudiziaria.
L'austerità e l'ipertassazione mostruosa del settore privato provoca recessione e impossibilità di servire il debito pubblico, ma alla Casta non importa. Non è possibile che questa verità sfugga ai piani alti dell’ESM e della BCE. Lo sanno benissimo. Per questo è più chiaro che il loro scopo non è il risanamento delle economie, la competitività da aumentare, bensi la presa del potere da parte dei poteri forti.
Essi approfittano della ricorrente crisi della democrazia, del discredito in cui sono caduti i governi e i parlamenti per loro colpa, per apparire come salvatori tecnici, per il loro colpo di Stato.
Sta avvenendo quello che avvenne nel 1929-1933 in Germania: grande disoccupazione e una immane inflazione e lo sbocco fu che prese il potere Hitler. Probabilmente sanno che siamo giunti di nuovo allo stesso punto. Sanno che con la crisi della democrazia è propizio l’emergere dell’uomo forte che li sbatte fuori dai profitti, imponendo il controllo di Stato sui mercati.
Allora hanno anticipato i tempi: va bene abolire la democrazia purchè siamo “noi” a farlo.
Questo non è altro che un sogno ricorrente dei grandi poteri finanziari mondiali che oggi si sta realizzando con l’aiuto della globalizzazione: fare un governo mondiale con loro al potere.
E’ da tempo che è noto che si vuole instaurare un nuovo ordine mondiale da parte di una controchiesa massonica che ricalca in tutto e per tutto, nel segreto, le liturgie cattoliche, in quantochè la cattolica è l'ultimo ostacolo da abbattere per la totale conquista del potere.
Più di due secoli fa, nel 1773, Amschel Mayer Rothschild convocò a Francoforte dodici grandi esponenti del mondo finanziario, economico e scientifico per coinvolgerli in un piano di dominio mondiale.
L’anno seguente forniva i supporti per la fondazione degli “Illuminati di Baviera” per cui è lecito pensare che Rothschild desse un autentico impulso alla fondazione della moderna controchiesa.
Il numero tredici rappresenta i dodoci Apostoli riuniti con Gesù, a cui si oppongono i dodici apostoli diabolici riuniti intorno all’anticristo (la logica e la tradizione designano la famiglia Rothschild quale stirpe dell’anticristo).
I dodici sodali oggi sarebbero: gli Astor, i Bundy, i Collins, i Du Pont, i Freeman, i Kennedy (che poi tradirono), i Li, gli Onassis, i Reynold, i Rockefeller, i Russel, i Van Duyns.
Si può concludere che tutte le massonerie (comprese quelle orientali come i Fratelli musulmani) obbediscano direttamente o indirettamente, agli "illuminati" e quindi consapevolmente o inconsapevolmente sataniste.
Come i fedeli cristiani che hanno costituito opere caritative, assistenziali e culturali, per servire i fratelli e il bene comune, anche nel campo avverso non sono da meno. Infatti si sono prodigati, tramite analoghi organismi, a promuovere per il "nostro bene" la cultura malthusiana che prevede l'eliminazione del 90% della popolazione mondiale, l'eliminazione della famiglia tradizionale, rimpiazzandola con quella omosessuale e con i ritrovati dell'eugenetica, a concentrare in pochissime mani fidate un sistema di controllo totalitario e poliziesco.
Tutto questo è da tempo portato avanti dalla Commissione Trilaterale, dal Club di Roma, dalla fondazione Planned Parenthood, dal club Bilderberg.
Questa rivoluzione antropolica attualmente in evoluzione ci porterà da una cultura cristiana basata sulla compassione e aiuto agli ultimi ad una dittatura tecnocratica disumanizzante.
Per lorsignori è imperativo distruggere la chiesa cattolica per assoggettare il mondo alla nuova religione diabolica e per realizzare i primi propositi satanici: adorazione per sé e odio per Dio.
Esiste un documento intitolato il “Programma della massoneria per la distruzione della Chiesa in 33 punti”, venuto alla luce in concomitanza con il Concilio Vaticano II, che è dedicato ai massoni infiltrati nella gerarchia ecclesiastica. Il documento è incentrato sull’odio verso Dio e la sua Chiesa che si vuol demolire passo per passo fino ad inneggiare alla guida di Satana sulla Chiesa riformata.
Sappiamo cosa sia successo dopo l’ultimo Concilio: per la prima volta nella storia i nemici della Chiesa si annidano pure al suo interno. Molto di quello che è stato introdotto nella chiesa del post-concilio (dottrine moderniste, fantasiosi aggiornamenti, innovazioni liturgiche) è opera del demonio.
In effetti abbiamo un chiesa riformata che non riconosce più la Tradizione e non ubbidisce più al Magistero, cioè al Papa.
A questo punto allora una domanda si impone: stiamo veramente vivendo gli ultimi tempi ? quelli dell’Anticristo ? Non lo so, certo che gli indizi sono molti, ne cito alcuni. Paolo VI, di fronte alle eresie dei teologi cattolici che mettevano in discussione le verità di fede e all’abbandono dell’abito talare di oltre duecentomila religiosi negli anni '70, chiedeva al suo amico Jean Guitton: "Siamo prossimi alla fine ?...Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico è che all'interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico e può avvenire che questo pensiero non cattolico all'interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia”.
Benedetto XVI parlando dell’anticristo cita il filosofo Kant: "se il Cristianesimo un giorno dovesse arrivare a non essere più degno di amore (...) allora il pensiero dominante degli uomini dovrebbe diventare quello di un rifiuto e di una opposizione contro di esso; e l'anticristo (...) inaugurerebbe il suo, pur breve, regime (fondato presumibilmente sulla paura e sull'egoismo). In seguito, però, poichè il Cristianesimo, pur essendo stato destinato ad essere la religione universale, di fatto non sarebbe stato aiutato dal destino a diventarlo, potrebbe verificarsi, sotto l'aspetto morale, la fine (perversa) di tutte le cose".
Oggi infatti l'anticristianesimo è diventato la nuova fede dell' Occidente. Può darsi pure che tra non tanto tempo questa nuova fede avrà anche il suo messia: l'anticristo...
Di non poco conto (argomento che pochi citano) il ritorno degli Ebrei sulla terra degli antichi padri, la Palestina.
Un grande studioso di profezie certo Padre Gulleton, nel 1941 (sette anni prima del ritorno) scriveva testualmente:
"E' stato predetto in maniera molto chiara che gli Ebrei sono destinati a ritornare in Palestina verso la fine del mondo. Secondo la scrittura Dio non ha ripudiato gli Ebrei per sempre e nemmeno, nelle sue intenzioni, che la loro dispersione doveva essere definitiva. Egli promise loro che negli ultimi tempi della storia del mondo i figli di Israele, sparsi in tutto il mondo sarebbero ritornati in Palestina".
Per convincersi di ciò basterebbe leggere tutti i profeti dell'A.T. (tutti ne parlano) a cui non è stata data molta importanza, pensando come disse l'allora cardinale Ratzinger (a proposito del ritorno degli Ebrei sulla terra dei padri), che "molte profezie dell Antico Testamento che erano dirette al popolo ebraico sono state interpretate da noi cristiani in senso spirituale, essendo noi cristiani tendenti ad impadronirci della Bibbia, rendendola estranea al popolo ebraico".
Per concludere diamo la parola all'apostolo delle genti, S.Paolo:
“devi sapere che negli ultimi tempi verranno momenti difficili. Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, senza religione, senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene, traditori, sfrontati, accecati dall’orgoglio, attaccati più ai piaceri che a Dio, con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore” (S.Paolo, 2Timoteo 3,1-5).
Non possiamo certo dire di non essere stati avvertiti in anticipo.
F.V.