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sabato 29 febbraio 2020

I fedeli non cantano? La "soluzione" dei "carismatici": "anche se non conoscono quei canti ascoltarli apre il cuore!"

In una chat parrocchiale è stato contestato , a suon di citazioni CEI riguardanti il repertorio musicale, la "scelta" di alcuni canti che hanno origine dai movimenti carismatici che, inseriti in una situazione eterogenea di fedeli inter parrocchiali, di fatto zittisce la maggior parte dei fedeli
Insomma il datato "cantiamo insieme"

sabato 15 dicembre 2018

Senza la fede e la cultura è impossibile che nelle parrocchie si insegnino la musica e il canto sacro

MiL , che domani - domenica Gaudete - festeggia i suoi primi 10 anni di volontariato a servizio della buona liturgia, ha proposto un articolo sull'efficacia dell'educazione alla musica e particolarmente al canto sacro per i più giovani. 
Ne  abbiamo preso una parte corredandolo con uno stupendo commento che vogliamo "incorniciare" per la sua esattezza e la sua completezza.
"... Siamo stati alcuni giorni fa ad una messa esequiale nella chiesa di un paese che vantava un singolare guinness dei primati: il più alto numero di musicisti professionisti di quella provincia.
Artefici e complici di quel "contagio musicale" sono stati per più di un secolo il Coro liturgico, l'Organo e la Banda paesana .
I fedeli del paese che prima cantavano bene persino la Messa degli Angeli ora sono diventati completamente muti, costretti a sentire i ragli di quattro-cinque ragazze che accompagnate dalle chitarre cantano a voce spiegata delle ridicole canzonette avulse dal contesto liturgico!
Nel giro di pochi anni un'intero paese super-musicale ha perduto tutta la sua identità per colpa degli "aggiornamenti" imposti alla parrocchia considerata liturgicamente "troppo tradizionale" dai giacobini dell'ACR .
Risultato: il coro si è completamente "laicizzato" perchè il parroco schitarrante non lo voleva fra i piedi e l'Organo Callido - restaurato- (vanto del paese) è coperto di polvere perchè non lo suona più nessuno...
Si direbbe che in un sol colpo di "aggiornamento" sono stati distrutti Coro liturgico, Organo e canto popolare (che pure costituiva un vanto).
Non parliamo poi delle tante e buone vocazioni sacerdotali formatisi al servizio dell'altare ( abbattuto in forza dell'adeguamento liturgico) del canto e del suono dell'Organo.
L'armamentario costosissimo di amplificatori, mixer, microfoni panoramici, chitarre elettriche, bonghetti ecc ecc pare che non riesce a calamitare i giovani che sono in uscita libera".
Ecco lo stupendo commento di cui sopra:

domenica 5 marzo 2017

Il (solito) linguaggio "dire-non-dire" genera l'incomprensione liturgica e teologica. Ne fa le spese la (vera) Musica Sacra

Siamo purtroppo abituati  al linguaggio bivalente del "dire-non-dire" dell'attuale Pontefice .
La recente riflessione pontificia è stata riportata da Vatican Insider :  "Il Papa: “Rendere attuale la musica in chiesa, senza banalità”
Udienza ai partecipanti ad un convegno internazionale su “Musica e Chiesa” a 50 anni dalla Musicam sacram : «Promuovere la formazione musicale per i futuri sacerdoti»"
"Dice-non-dice"...
A tal riguardo il vaticanista Sandro Magister ha però osservato  che "Nel discorso rivolto il 4 marzo al convegno internazionale organizzato dal pontificio consiglio della cultura nel cinquantesimo di "Musicam Sacram", persino papa Francesco  ha riconosciuto che "talvolta è prevalsa una certa mediocrità, superficialità e banalità, a scapito della bellezza e intensità delle celebrazioni liturgiche".
Il Papa, sa benissimo che nella situazione attuale NESSUNO obbedisce più ad un richiamo o a un provvedimento  tantomeno se si tratta di Liturgia o di Musica Sacra.
Se poi l'esortazione pontificia esordisce con un "Rendere attuale la musica in chiesa" la santa battaglia dei buoni "apostoli, volontari della bellezza liturgica" è persa prima ancora di aver inizio!
Mi perdoni  Santo Padre, che più volte ha esortato a parlarGli con franchezza ma il Suo "dire-non-dire" non produce alcun buon frutto  tantomeno spirituale.
La Chiesa è sostanzialmente divisa in due parti: coloro che seguono la direttiva del Vangelo "nel mondo ma non del mondo" (Gv.17,14) e quelli che sono supinamente schiavi del mondo e dei poteri che imperversano nel mondo cercando di "interpretare" ( = adulterare) al modo corrente persino le parole di Gesù.
La musica chiesastica segue sostanzialmente queste due opposte linee: "nel mondo ma non del mondo" oppure "lo scimmiottamento ridicolo del mondo e delle sue seduzioni".
Gli oltre duecento Maestri e esperti di musica, firmatari dell'appello a favore della vera musica sacra, hanno scelto  la parte migliore:  il Vangelo di Gesù,  il Magistero, il Papa e , conseguentemente, le musiche che la tradizione della Chiesa ha donato al mondo portando molto frutto.
AC



SALVARE LA MUSICA SACRA. 
DICHIARAZIONE-DENUNCIA AL PAPA 
FIRMATA DA OLTRE DUECENTO MAESTRI 
ED ESPERTI MONDIALI.

di Marco Tosatti

Il 5 marzo ricorre il cinquantesimo anniversario di “Musicam Sacram”, l’ultimo grande documento dedicato in maniera totale alla musica che deve accompagnare la liturgia. 
Fu approvato da Paolo VI, e portava la firma di due cardinali: Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna e presidente del “Consilium” per l’attuazione della costituzione conciliare sulla liturgia, e Arcadio Larraona, Prefetto della sacra congregazione dei riti. 

A cinquanta anni di distanza più di duecento musicisti, musicologi ed esperti di musica sacra rendono pubblica una dichiarazione, rivolta ai responsabili della Chiesa, per cercare di riportare sui binari della correttezza una situazione che ai loro occhi è degenerate e sta degenerando.

lunedì 22 luglio 2013

All’estero speriamo che non ci leggano : vale quanto un "segno" !

Della “sedia vuota” al Concerto offerto dalla RAI per l’Anno della fede ci siamo occupati qui e qui .
Poiché le organizzatissime confraternite dei “ cattolici adulti ” ancora persistono nel voler considerare quella “sedia vuota” un “segno” proponiamo ai nostri Lettori la lettura di alcuni commenti che quelle teste “ emancipate “ hanno scritto.
Ad perpetuam rei memoriam” si direbbe : appiccichiamo quei commenti , intrisi, come avviene spesso negli ambienti di una certa sinistra,  di pauperismo ma soprattutto di autoreferenzialità da primi della classe ... sul blog, sperando che all’estero non leggano queste idiozie pseudo papaline made in Italy …che irridono persino l'umana genialità riassunta nel capolavoro beethoveniano della IX Sinfonia.
Speriamo invece che all’estero vedano la foto, fresca, fresca, che abbiamo all'uopo allegato.
Andrea Carradori
PS EVIDENZIAMO CON IL COLORE AZZURRO LE , POCHE, CONSIDERAZIONI CHE A NOI  SEMBRANO CONTENERE UNA MINIMA DOSE DI BUON SENSO. 

- Non so perché sia rimasta vuota quella sedia,
ma mi piace pensare che tu, Francesco,
ami stare più con gli "ultimi" che con i "primi".
E noi siamo con te.
Sei un grande Papa...soprattutto sei un uomo vero e LIBERO!

- che forza questo Papa, con pochi gesti sta cambiando tutto...
... e loro continuano a non capire...umh!!! o forse a fare finta di non capire!!!

- Peccato per la musica, che non c'entra niente
- E' un urlo !!!! Che non può essere e rimanere strozzato .... una voce più potente di quella di Abele !!!
- Forse sarò una "voce fuori coro", ma per me papa Francesco ha sbagliato col non presentarsi. Fa bene a non amare la mondanità, ma rifiutare un concerto, come musicista, mi ha un pò turbato.. Mi spiego: e se Gesù non avesse partecipato alle nozze di Cana? Niente "segno". E se Gesù si fosse rifiutato di fare il pellegrinaggio a Gerusalemme come ogni buon ebreo? Niente "purificazione" del tempio. Partecipare ad un evento del genere non significa essere mondani, apparire, ma scomparire nell'ascolto, che è uguale per tutti, tanto per chi è in prima fila, quanto per chi sta nel loggione. Partecipare significa riconosce lo sforzo e il lavoro che c'è dietro ore e ore di prove; il sudore, le ansie, le arrabbiatture, tutto questo scompare quando davanti al musicista c'è un ascoltatore, uno che "presta orecchio", presta attenzione a ciò che fai. Come musicista cristiano mi fa' sentire... trascurato... e il mio sforzo per trasmettere un messaggio vanificato... ovviamente senza nulla togliere all'importanza di altre cose...
- comunque Gesù non ha purificato nessun tempio e papa Francesco ha avuto i suoi buoni motivi a non partecipare, naturalmente senza nulla togliere al concerto
- Appunto il "purificazione" è tra virgolette... era per chi volesse cercare il contesto pur non conoscendo la vicenda...

- Il coraggio dei comportamenti, quelli che vanno contro corrente perchè ciò che è considerato "normale", va cambiato a favore di altro di maggior valore che quel "normale" non riconosce. Questo comportamento parla molto di più di una bolla o un discorso pontificio. Voi siete liberi di farvi tutti i concerti che volete, espressione della pompa che è parte integrante dello satus, ma lo spirito evangelico è altro, ben altro.

- Seguire papa Francesco in tutto quello che fa e che dice, mi dà la sensazione di essere finalmente arrivato a casa .... ( la nostra casa è il Cielo ... finalmente arrivato a casa significa che ha raggiunto il Paradiso ? n.d.r. )

- Questa foto sta facendo il giro del mondo... vale quanto un "segno"

- la forza di papa Francesco sta nel superare l'immagine ridicola di papa-re che in circa mille anni, nel nome delle "tradizioni degli uomini" avevamo cucito addosso al vescovo di Roma, ha ridonato al Vangelo di Cristo il suo primato per la vita dell'uomo e della chiesa: Francesco non era alla festa preparata per lui per occuparsi fattivamente dei drammatici problemi dell'uomo. Il cerimoniale di "corte", per bello che sia, viene dopo!

- ...mahhh....sembra che non abbia voluto abbandonare un'importante seduta sulla riforma clericale in corso ... Per me questa si chiama coerenza e determinazione!

- .......peccato non poter scrivere ....... MI PIACE......... A CARATTERI CUBITALI......

- Ma guarda, c'è Casini dietro la sedia vuota, affranto, a me dispiace per la piccolina

- ma Gesù ci andava come tutti gli altri invitati, non aveva un posto d'onore...io credo sia questo il messaggio che Papa Francesco vuole far capire; un papa "alla pari" che preferisce il pulman con gli altri cardinali e non la macchina privata, che alloggia in albergo e non in Vaticano, questo qualcosa lo vorrà dire no? e loro la sedia d'ordinanza....poi sono convinta che davvero avesse altro di più importante da fare e quindi...in ogni caso penso che la sedia sarebbe rimasta cmq vuota!!!
- ma un bel cd di musica classica a S.Marta con quattro intimi non sarebbe più rilassante?

- QUELLI la poltrona non lasciano per nessun motivo !!!!!!!

- Riunione sulla riforma clericale? Peccato Edda, per un attimo mi ero illuso che magari fosse.....al gay pride!

- Ma in Vaticano credono c''a fatto 'o supirchiuso.

- la sedia è parlante ma nessuno ascolta.......

- Supirchiuso, in italiano: Lo spocchioso.

--- magari ha rifiutato la poltrona e si è mescolato fra la gente! 

- Anna Maria, conoscendo gli ambienti, lo avrebbero notato subito a meno che non l'hanno snobbato.

- sii, è proprio la sua... e l'ha lasciata vuota per darci un segnale ben preciso!!!

- Secondo me s'è vestito, è uscito di soppiatto, eludendo i bodyguard, s'è infilato in qualche gruppo argentino e s'è goduto lo spettacolo ballando.

-...ma quelle facce di prelati rossovestiti non mi piacciono per niente... E molti che si tengono il mento.... Imbarazzo...no?!?

- Chissà cosa stanno tramando... Mi sa che pensino alla "loro" poltrona....in bilico....

- Non 'e schut for à 'vever nù caff....;

- gran bel messaggio !!!
-
- in via riservatissima mi è giunto il seguente messaggio: "caro Giuseppe, data la tua insistenza, sono andato a fare quattro chiacchiere con P. Livio..."

- Povero Beethoven ...

- Sì, siamo tutti con te papone!

- uno spirito libero!!!che sia da esempio e sprono per noi credenti 

- bellissimo messaggio...

- mi dispiace  ma, cercando di interpretare Papa Francesco : era importante lanciare il messaggio...; per ascolare della buona musica vi saranno altre occasioni, magari togliendo di mezzo quel "trono bianco " , che sa tanto di sedia gestatoria, non più di moda ...!

- Questo papa piace anche a me !!

- ho pensato la stessa cosa!

- Penso anch'io che Papa Francesco abbia pensato ciò, tnto più che non ama "gli amenicoli" che si aggirano intorno ai papabili.

- Grazie !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

- io spero solo che campi molto

- che piacevole sorpresa!

- mi fa tanto sperare..., ma ho ancora paura di delusioni
-
- Finalmente un Papa da amare....! ( perchè NON è andato al Concerto sinfonico-corale una delle eccellenze italiane ...  n.d.r.)

- ah Fracè, FAJié vete

lunedì 24 giugno 2013

Cupidigia di servilismo

La notizia dell’improvvisa defezione di Papa Francesco al Concerto Sinfonico-Corale ospitato nell’Aula Paolo VI per l’Anno della Fede sarebbe passata nel dimenticaio se non fossero intervenuti i soliti “ volontari pseudo-pontifici del soccorso mediatico a questo papa”.
Dalle laiche colonne di ( già) prestigiosi quotidiani italiani abbiamo appreso una nuova definizione appiccicata ai Concerti di Musica Classica : EVENTI DI MONDANITA’.
Pur di non danneggiare l’immagine del Papa ( ASSENTE PER MOTIVI CERTAMENTE COLLEGATI AL SUO ALTISSIMO MINISTERO PASTORALE) gli affamati di “cupidigia di servilismo” non hanno esitato a ridurre le altissime vette dell’arte musicale, la parte migliore dell’uomo, come espressioni di frivola vanità "peraltro non insolita fra i grandi personaggi della curia".
Offese direttamente scagliate contro gli   Organizzatori dell’Anno della Fede e contro il Direttore dell’Osservatore Romano che , nell’edizione on line, del giorno precedente all’evento aveva scritto “ La Nona di Beethoven in Vaticano. Come un inconsapevole Colombo
In occasione dell'Anno della fede il Pontificio Consiglio per la Promozione della nuova evangelizzazione organizza un concerto che si tiene, alla presenza di Papa Francesco, nel pomeriggio di sabato 22 giugno, nell'aula Paolo vi in Vaticano. L'Orchestra sinfonica nazionale della Rai diretta da Juraj Valčuha e il Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretto dal maestro Ciro Visco, eseguono il capolavoro sinfonico-corale di Ludwig van Beethoven: la Sinfonia n. 9 in re minore op. 125 per soli, coro e orchestra. « È sempre un'emozione dirigere la Nona di Beethoven - dice -Juraj Valcuha ( Direttore principale dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, che ha condotto il Concerto nell’aula Paolo VI N.D.R)  ma lo è ancora di più in un luogo come il Vaticano, alla presenza di Papa Francesco. Perché è una sinfonia che parla degli uomini come fratelli, e della gioia che questa fratellanza universale porta con sé ».
Si potrebbe ( per assurdo ) anche non condividere l’amore per la Musica Classica, un atteggiamento possibile in una società civile di cui i quotidiani sono espressione,  ma non è lecito in nessun modo stravolgere la verità infognando nella gogna mediatica con le espressioni di "eventi mondani e vanitosi"  l’altissimo valore etico ed artistico dei Concerti di musica sinfonica e corale ignorando che l'Orchestra Sinfonica della RAI ed il Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia sono delle vere "eccellenze" italiane e come tale meritano di  essere valorizzate soprattutto in questo periodo di crisi morale ed economica !
Questi eccessi di servilismo rendono ridicoli anche i Quotidiani che si prestano a continui  e quanto mai strani  “lecchinaggi” nei confronti del Papa .
Ancora una volta il signor Melloni ha perso l'occasione di tacere per dimostrare concretamente di amare il Papa, Successore di Pietro, a cui temerariamente  osa attribuire  atti  : " come sempre illuminanti e predittivi di un intero sviluppo pontificale...".

Andrea Carradori

* CUPIDIGIA DI SERVILISMO : " ... Locuzione divenuta famosa, questa, da quando ebbe a pronunciarla Vittorio Emanuele Orlando in una memorabile seduta della Camera dei Deputati, nel primo dopo-guerra. Chi scrive, ricorda l'illustre personaggio, assalito letteralmente dalle sinistre, (ma anche dal centro), non appena pronunciata la frase; preso a spintoni, difeso a stento dagli uscieri, cacciato fuori dell'aula. Con quelle parole, l'Orlando intendeva denunciare un atteggiamento che già allora appariva evidente nella massa dei parlamentari: la volontà, cioè, dì conformarsi a una sola idea, purché stabilita dall'ente più forte, o supposto tale; il desiderio di immettersi prontamente nella scia comune, il piacere dì correre al sostegno del potente.
Questi propositi (e il lettore ci metterà per conto proprio l'aggettivo che meritano), non appartengono soltanto ai politici di mestiere. E' storicamente accertato che essi fanno ressa nei reconditi sentimenti dei cosidetti « intellettuali »: mettersi in fila, al comando del Potente, quale esso sia. Porre il proprio ingengo al suo servizio. Emergere in questo zelo. Possiamo supporre che ciò sia un retaggio delle età medioevali e rinascimentali: l'ossequio dovuto dall'artista e dall'uomo colto, al Prence. Perché il Prence va in ogni modo servito. Quale esso sia". ( Carlo Belli, Notiziario di UNA VOCE ITALIA, Maggio-Luglio 1977, a proposito della celebre Conferenza di Mons.Marcel Lefebvre a Palazzo Pallavicini di Roma - giugno 1977 -)



POST SCRIPTUM di Sandro Magister – Esattamente allo scoccare del suo centesimo giorno da papa, il 22 giugno, Francesco ha compiuto un gesto che ha lasciato interdetti, questa volta, anche alcuni dei suoi più convinti estimatori.

Per un'imprecisata "incombenza urgente e improrogabile" – fatta annunciare solo all'ultimo minuto e dopo averne tenuto all'oscuro anche "L'Osservatore Romano" stampato nelle stesse ore – ha lasciata vuota la sua poltrona al centro dell'aula delle udienze, dove stava per essergli offerto, nell'occasione dell'Anno della fede, l'ascolto della Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven, poi effettivamente eseguita in sua assenza.

"Non sono un principe rinascimentale che ascolta musica invece di lavorare": questa è la frase che gli è stata messa in bocca da alcuni "papisti" di curia, inconsapevoli di recargli con ciò solo danno.

Per lo storico della Chiesa Alberto Melloni il gesto ha la grandezza di "un rintocco solenne, severo", che conferma lo stile innovativo di Francesco.

Ma in realtà, esso ha reso ancor più indecifrabile l'inizio di questo pontificato.

Lo slancio evangelizzatore di papa Francesco, il suo voler raggiungere le "periferie esistenziali" dell'umanità, avrebbe infatti un veicolo di straordinaria efficacia proprio nel grande linguaggio musicale.

Nella Nona di Beethoven questo linguaggio raggiunge vette sublimi, si fa comprensibile al di là di ogni confine di fede, diventa un "Cortile dei Gentili" di incomparabile suggestione.

All'ascolto pubblico di ogni concerto, Benedetto XVI faceva seguire sue riflessioni che toccavano nel profondo le menti e i cuori.

Un anno fa, dopo aver ascoltato nel teatro alla Scala di Milano proprio la Nona Sinfonia di Beethoven, papa Joseph Ratzinger aveva così concluso:

"Dopo questo concerto molti andranno all’adorazione eucaristica, al Dio che si è messo nelle nostre sofferenze e continua a farlo. Al Dio che soffre con noi e per noi e così ha reso gli uomini e le donne capaci di condividere la sofferenza dell’altro e di trasformarla in amore. Proprio a ciò ci sentiamo chiamati da questo concerto".


Da : http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350544

( HA COMMENTATO UN MUSICISTA SU FACEBOOK "Se si fosse trattato di un concerto pop o rock ( I PAPALINI DEL PIO SOCCORSO MEDIATICO ALLA MELLONI n.d.r. ) avrebbero detto lo stesso? Molto spesso i professori d'orchestra suonano gratis e vivono di stenti, i cantanti pop o rock invece... La musica colta non e' certo simbolo di mondanita', lusso e frivolezza. Un commento di questo tipo puo' demolire per sempre un settore gia' in crisi cronica. Basta populismo!!! " )

Anche  FAMIGLIA CRISTIANA , che non si può certamente accusare di " mondanità e di vanità" nel dare la notizia dell'evento concertistico aveva scritto : 
" Un regalo per il Papa: la "Nona" di Beethoven
È noto l'amore di Francesco per la grande musica. Oggi l'Orchestra della Rai gli renderà omaggio eseguendo il capolavoro di uno dei suoi autori preferiti ".

lunedì 26 novembre 2012

Mons. Guido Gallese, Vescovo di Alessandria : "Il benvenuto al Vescovo con le note della musica sacra"


" I cultori della musica sacra, dedicandosi con rinnovato slancio ad un settore di così vitale rilievo, contribuiranno alla maturazione della vita spirituale del Popolo di Dio. 
I fedeli, per parte loro, esprimendo in modo armonico e solenne la propria fede col canto, ne sperimenteranno sempre più a fondo la ricchezza e si conformeranno nell'impegno di tradurne gli impulsi nei comportamenti della vita quotidiana. 
Si potrà così raggiungere, grazie al concorde impegno di pastori d'anime, musicisti e fedeli, quello che la Costituzione Sacrosanctum Concilium qualifica come vero “fine della musica sacra”, cioè “la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli”.

Con queste parole, il 22 novembre 2003, il Santo Padre Giovanni Paolo II concludeva il suo Motu Proprio "Mosso dal vivo desiderio", dedicato alla musica sacra.

Proprio secondo queste indicazioni, la Diocesi di Alessandria ha dato il benvenuto al suo nuovo pastore, il vescovo Guido, anche attraverso il linguaggio del canto e della musica: linguaggio che è in grado di operare una esegesi del Mistero rivelato esplicando ciò che la sola parola non riesce ad esprimere.

In particolare, è da ritenersi fortemente significativa la sinergia tra diverse realtà locali, dall'Accademia Diocesana di Musica Sacra alle realtà giovanili, con una testimonianza di fattiva collaborazione perché tramite il canto, e il suono degli strumenti, il popolo di Dio sia realmente "edificato" e condotto, tramite i segni della liturgia, ad una partecipazione piena ed attiva. 
Di conseguenza, il ruolo della schola cantorum e dei musicisti costituisce un compito ministeriale, definito da quello stesso Concilio Vaticano II di cui ricorrono i 50 anni, affinché ciascun fedele possa partecipare attivamente secondo ciò che è di sua competenza. 
Il ruolo del “coro” e dell’assemblea, pertanto, non è di reciproca supplenza, in un contrasto che certamente non porta lontano, ma nello stesso equilibrio che scaturisce dalla celebrazione. 
La “partecipazione attiva” dell’assemblea si esprime pienamente in diverse forme: prendendo parte al canto, come espressione della propria identità di fede e in dialogo con gli altri ministri, ma anche nell’ascolto, come proprio di recente è stato sottolineato dal Papa Benedetto XVI. 
Con queste parole infatti si rivolgeva ai musicisti dell’Associazione Italiana Santa Cecilia: “la partecipazione attiva dell’intero Popolo di Dio alla liturgia non consiste solo nel parlare, ma anche nell’ascoltare, nell’accogliere con i sensi e con lo spirito la Parola, e questo vale anche per la musica sacra”.

Laddove, pertanto, la sensibilità artistica degli operatori è orientata verso un cammino di fede consapevole e condiviso, la bellezza dell'arte può infondere, senza ingiustificate paure, gioia e profondità ai pastori e ai fedeli della nostra chiesa diocesana, in un intelligente dialogo tra le fonti della liturgia, il concreto contesto celebrativo, e conseguentemente anche l'elevazione culturale. Elevazione culturale che non è in contrasto, ma in piena armonia con la viva preoccupazione pastorale dell'evangelizzazione nel mondo di oggi, esigenza da cui sono interpellati tanto musicisti, cantori e compositori, quanto i pastori. 
In un modello di Chiesa realmente "partecipativo", pertanto, è quanto mai necessario allontanarsi dalle piccole "certezze" e "rigidità", spesso indotte surrettiziamente da influssi ideologici, che si ritiene "esentino" dalla concreta responsabilità di un onesto confronto tanto con le fonti della Tradizione, quanto con la contemporaneità.

Solo seguendo questa strada sarà possibile superare quella fragilità culturale che, consapevolmente o no, ci inibisce dal contatto con la realtà viva, la comunità ecclesiale, la sua storia, il suo sentire... proprio in quella liturgia in cui la vita cristiana trova la "fonte" e il "culmine", e le "scelte celebrative" costituiscono una questione tutt'altro che secondaria per la sopravvivenza stessa del "fatto cristiano", specie in una società pluralista e laica".

Carlo Demartini



martedì 13 novembre 2012

GRANDISSIMO BENEDETTO XVI !!!


DISCORSO DEL SANTO PADRE ai 5000 cantori in pellegrinaggio a Roma organizzato dall’Associazione Italiana Santa Cecilia sabato 10 novembre 2012.
Cari fratelli e sorelle! 
Con grande gioia vi accolgo, in occasione del pellegrinaggio organizzato dall’Associazione Italiana Santa Cecilia, alla quale va anzitutto il mio plauso, con il saluto cordiale al Presidente, che ringrazio per le cortesi parole, e a tutti i collaboratori. 
Con affetto saluto voi, appartenenti a numerose Scholae Cantorum di ogni parte d’Italia! 
Sono molto lieto di incontrarvi, e anche di sapere - come è stato ricordato - che domani parteciperete nella Basilica di San Pietro alla celebrazione eucaristica presieduta dal Cardinale Arciprete Angelo Comastri, offrendo naturalmente il servizio della lode con il canto. 
Questo vostro convegno si colloca intenzionalmente nella ricorrenza del 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II. 
E con piacere ho visto che l’Associazione Santa Cecilia ha inteso così riproporre alla vostra attenzione l’insegnamento della Costituzione conciliare sulla liturgia, in particolare là dove – nel capitolo sesto – tratta della musica sacra. In tale ricorrenza, come sapete bene, ho voluto per tutta la Chiesa uno speciale Anno della fede, al fine di promuovere l’approfondimento della fede in tutti i battezzati e il comune impegno per la nuova evangelizzazione. 
Perciò, incontrandovi, vorrei sottolineare brevemente come la musica sacra può, anzitutto, favorire la fede e, inoltre, cooperare alla nuova evangelizzazione. 
Circa la fede, viene spontaneo pensare alla vicenda personale di Sant’Agostino - uno dei grandi Padri della Chiesa, vissuto tra il IV e il V secolo dopo Cristo - alla cui conversione contribuì certamente e in modo rilevante l’ascolto del canto dei salmi e degli inni, nelle liturgie presiedute da Sant’Ambrogio. 
Se infatti sempre la fede nasce dall’ascolto della Parola di Dio – un ascolto naturalmente non solo dei sensi, ma che dai sensi passa alla mente ed al cuore – non c’è dubbio che la musica e soprattutto il canto può conferire alla recita dei salmi e dei cantici biblici maggiore forza comunicativa. 
Tra i carismi di Sant’Ambrogio vi era proprio quello di una spiccata sensibilità e capacità musicale, ed egli, una volta ordinato Vescovo di Milano, mise questo dono al servizio della fede e dell’evangelizzazione. 
La testimonianza di Agostino al riguardo è molto significativa. Nel decimo libro delle Confessioni egli scrive: «Quando mi tornano alla mente le lacrime che canti di chiesa mi strapparono ai primordi nella mia fede riconquistata, e alla commozione che ancor oggi suscita in me non il canto, ma le parole cantate, se cantate con voce limpida e la modulazione più conveniente, riconosco di nuovo la grande utilità di questa pratica» (33, 50). 
L’esperienza degli inni ambrosiani fu talmente forte, che Agostino li portò impressi nella memoria e li citò spesso nelle sue opere; anzi, scrisse un’opera proprio sulla musica, il De Musica. 
Egli afferma di non approvare, durante le liturgie cantate, la ricerca del mero piacere sensibile, ma riconosce che la musica e il canto ben fatti possono aiutare ad accogliere la Parola di Dio e a provare una salutare commozione. 
Questa testimonianza di Sant’Agostino ci aiuta a comprendere il fatto che la Costituzione Sacrosanctum Concilium, in linea con la tradizione della Chiesa, insegni che «il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne» (n. 112). Perché «necessaria ed integrante»? 
Non certo per motivi estetici, ma perché coopera a nutrire ed esprimere la fede, e quindi alla gloria di Dio e alla santificazione dei fedeli, che sono il fine della musica sacra (cfr ibid.). 
Proprio per questo vorrei ringraziarvi per il prezioso servizio che prestate: la musica che eseguite non è un accessorio o un abbellimento della liturgia, ma è essa stessa liturgia. 
Voi aiutate l’intera Assemblea a lodare Dio, a far scendere nel profondo del cuore la sua Parola: con il canto voi pregate e fate pregare, e partecipate al canto e alla preghiera della liturgia che abbraccia l’intera creazione nel glorificare il Creatore. 
Il secondo aspetto che propongo alla vostra riflessione è il rapporto tra il canto sacro e la nuova evangelizzazione. 
La Costituzione conciliare sulla liturgia ricorda l’importanza della musica sacra nella missione ad gentes ed esorta a valorizzare le tradizioni musicali dei popoli (cfr n. 119). 
Ma anche nei Paesi di antica evangelizzazione, come l’Italia, la musica sacra può avere e di fatto ha un compito rilevante, per favorire la riscoperta di Dio, un rinnovato accostamento al messaggio cristiano e ai misteri della fede. 
Pensiamo alla celebre esperienza di Paul Claudel, che si convertì ascoltando il canto del Magnificat durante i Vespri di Natale nella Cattedrale di Notre-Dame a Parigi: «In quel momento – egli scrive – capitò l’evento che domina tutta la mia vita. In un istante il mio cuore fu toccato e io credetti. 
Credetti con una forza di adesione così grande, con un tale innalzamento di tutto il mio essere, con una convinzione così potente, in una certezza che non lasciava posto a nessuna specie di dubbio che, dopo di allora, nessun ragionamento, nessuna circostanza della mia vita agitata hanno potuto scuotere la mia fede né toccarla». 
Ma, senza scomodare personaggi illustri, pensiamo a quante persone sono state toccate nel profondo dell’animo ascoltando musica sacra; e ancora di più a quanti si sono sentiti nuovamente attirati verso Dio dalla bellezza della musica liturgica come Claudel. 
E qui, cari amici, voi avete un ruolo importante: impegnatevi a migliorare la qualità del canto liturgico, senza aver timore di recuperare e valorizzare la grande tradizione musicale della Chiesa, che nel gregoriano e nella polifonia ha due delle espressioni più alte, come afferma lo stesso Vaticano II (cfr Sacrosanctum Concilium, 116). 
E vorrei sottolineare che la partecipazione attiva dell’intero Popolo di Dio alla liturgia non consiste solo nel parlare, ma anche nell’ascoltare, nell’accogliere con i sensi e con lo spirito la Parola, e questo vale anche per la musica liturgica. 
Voi, che avete il dono del canto, potete far cantare il cuore di tante persone nelle celebrazioni liturgiche. Cari amici, auguro che in Italia la musica liturgica tenda sempre più in alto, per lodare degnamente il Signore e per mostrare come la Chiesa sia il luogo in cui la bellezza è di casa. 
Grazie ancora a tutti per questo incontro! 
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