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giovedì 26 novembre 2015

Il "rosso patriarchino" fa rima con "coerenza evangelica". Vescovi non politici!

Signor Patriarca Moraglia, poteva risparmiarci anche la “moragliata”.
«Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua…
Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?  E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima? 
Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi» (Mc 8,34-38).

Vogliamo allora scrivere questa “Lettera aperta” al Patriarca di Venezia.
Ecc. Rev.ma, Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia,
dire basiti è poco, ma il suo “discorso” ai funerali “laici” (sic!) non ci sono proprio piaciuti e, come cattolici seppur laici, abbiamo il dovere di dire come stanno le cose, e di rimanere vigili quando, chi dovrebbe vigilare, perde la bussola e si allea con il mondo.
La saggezza antica dice che “un funerale non si nega a nessuno” perciò, sia ben chiaro, che non abbiamo nulla contro “un funerale” specialmente se non cattolico perché ben sappiamo che ogni essere umano è costato caro prezzo, quindi non ci vengano attribuite intenzioni completamente estranee a quanto diremo anche perché preferiamo seguire il consiglio del vero Maestro e Signore Nostro Gesù Cristo +, Colui che ha pagato a caro prezzo la nostra libertà e salvezza (e diciamolo tutto intero questo Nome glorioso, visto che ora si teme di fare il Suo Santo Nome in pubblico per non dispiacere gli uomini): “Ma sia il vostro parlare: Sì, sì; no, no; poiché il di più vien dal maligno” (Mt 5,37).
Veniamo al dunque suggerendo di leggere l’articolo di Renato Farina su Il Giornale – vedi qui –  ne riportiamo un passo assolutamente da condividere:
“Le motivazioni però di questo gesto pubblico meritano di essere discusse, anche perché la testimonianza di dignità data da questi genitori rischia di trasformare in dogma il loro giudizio. Il padre Alberto ha spiegato: «Non abbiamo voluto un funerale cattolico perché mia figlia non ha avuto una educazione religiosa, ma non ho contrarietà rispetto a una benedizione o all’intervento di un imam». Ha aggiunto: «Volevamo qualcosa che non fosse di proprietà di qualcuno, che non fosse divisivo, ma aiutasse a unire».  
Come dire: la colpa delle divisioni, e alla fine, quello che favorisce il terrorismo, è l’identità dichiarata, è la croce. 
La croce divide. 
Non esiste religione di Stato, il cattolicesimo non lo è più.
Ma qui siamo ad una nuova religione di Stato, il cui segno è di non avere segni
Ciò che unisce, deve essere secondo quanto dice Alberto Solesin privo d’identità. Ne deriva che l’unica identità accettabile è la rinuncia ad amare proprie certe cose, certi segni, una tradizione, una fede. 
No, non è giusto.  
È l’oicofobia (*), l’odio della nostra casa, tanto più se in essa sta appeso un crocifisso
Secondo questa religione di Stato laica sempre più maggioritaria avrebbero ragione coloro che pretendono di togliere dalle aule scolastiche il crocifisso. 
Invece noi siamo questo crocifisso. 
Anche chi non lo prega ne è costituito. 
E nei gesti pubblici è molto triste che sia additato persino nel dolore comune come simbolo di divisione”.
Ecc.za rev.ma, o forse preferisce il più umile termine Padre Moraglia, ma ci rendiamo conto a che cosa si è prestato? 
Lei e l’Imam siete stati messi sullo stesso piano perché, a questo padre di famiglia, colpito negli affetti più cari, è indifferente chi benedice, non ha contrarietà perché non gli interessa, è solo rispetto per Lei, e Lei in cambio ha fatto a meno di dire la verità ad un funerale.
Lei ha mentito a queste persone, caro Padre, ha mentito ad una piazza gremita, Lei di proposito non ha fatto il Nome di Colui che è padrone della vita e della morte, di Colui al quale questa anima si è presentata.
Lei ha mentito per paura! Ha avuto più coraggio un laico giornalista di Lei.
Sì, cita il Salmo e nel Suo flebile discorso dice: " l’uomo è questo fiore che, nonostante il vento che sradica, permane". 
Il salmo, poi, ricorda che c’è qualcosa che non viene meno: l’amore, l’amore di Dio che è “da sempre” e sa bene che “noi siamo polvere”… ma l’amore di Dio va accolto e non rifiutato
Non viene meno questo Amore, verissimo, ma neppure Lei può sostituirsi a Dio e mentire alla Famiglia facendogli quasi pensare che la Figlia, perché uccisa in modo drammatico, sia quasi canonizzata!
Siamo polvere, siamo vasi di creta, la Bibbia contiene un mare di espressioni poetiche per definire la nostra miseria, ma qui c’è palese un rifiuto netto dei Genitori alla Bibbia e allora ci viene da chiederLe: perché citare il Salmo, perché usare questo termine generico “Dio” e censurarsi nel fare il Nome di questo Dio che ha una identità propria e che ha detto chiaramente che chi non crederà sarà condannato? (Mc 16,16)
Di che cosa ha avuto paura?
La Chiesa eleva il pio suffragio per l’anima immortale del defunto, nella speranza della sua eterna salvezza, e ne onora con una degna sepoltura il corpo esanime, nell’attesa della sua risurrezione. 
Tale certezza nella risurrezione, perché Gesù Cristo è risorto pagando il riscatto anche per quell’anima, fa delle esequie una celebrazione di vita e di profonda serenità, pur nell’amarezza delle lacrime per il distacco e apre i credenti all’attesa di un rinnovato incontro con chi vive e ci aspetta lassù…
Queste sono le parole che un Patriarca, un Vescovo, un Sacerdote, un parroco, deve dire, a chiunque, specie se invitato a dire qualcosa anche se non si tratta di un funerale cattolico, altrimenti è meglio non andare.
E invece Lei cosa dice? il nulla: “Ci spiace non potervi aiutare come vorremmo. 
La vostra dignità ci sorprende e fa riflettere”.
A noi non sorprende affatto e non ci fa riflettere la scelta di un padre che è stato coerente fino alla fine con le sue idee che non ha voluto cambiare neppure davanti alla morte: «Non abbiamo voluto un funerale cattolico perché mia figlia non ha avuto una educazione religiosa…», a noi sorprende e fa riflettere la scelta della Sua posizione nel piegarsi alle nuove regole del mondo.
Perché sia chiaro, un conto è rispettare le scelte di un padre, altra cosa è piegarsi a delle richieste che nessuno Le ha imposto, neppure questo padre colpito negli affetti più cari.
Non era obbligato ad andare anzi, poteva dire a questo padre affranto: “Non comprenda male le mie intenzioni, ma non verrò a questo funerale perché io sono un Vescovo e non un politico. Guardi, mentre voi starete in piazza a fare il funerale laico, io starò con il mio clero in ginocchio davanti al Tabernacolo, davanti a Gesù Cristo il quale, che lei creda o meno, è Colui che sta accogliendo in queste ore l’anima di sua figlia…”.
Lei, caro Patriarca, ha fatto la scelta peggiore, ed è per noi immenso dolore e forte delusione. 
Lei si piega alla politica corretta, ma esprime parole forti quali: “In nome di Dio, cambiate il vostro modo d’essere! Iniziate dal cuore, abbiate questo coraggio! 
Sì, si tratta del coraggio di dire: abbiamo sbagliato tutto. Chiedete perdono! Chiedere perdono è la dignità dell’uomo…”.
Belle parole ma rivolte a chi? Anche questi sono morti… 
Chiedere perdono a chi poi? ad un dio generico o a quel Dio Crocefisso del quale però non ha avuto il coraggio di fare il Nome santo e benedetto?
Inizia dal cuore è vero, ma se non è formato e i formatori hanno paura di dire in piazza la Verità… hanno paura di fare quel Nome santo e benedetto, come arriveranno mai a dire perdono?
Forse il Patriarca Moraglia crede davvero che l’ateismo o il sincretismo di questo padre che, con orgoglio, ha detto che alla figlia non hanno dato alcuna educazione religiosa, sia meno devastante – per noi cristiani – di questi altri che uccidono con le bombe?
C’è modo e modo di uccidere qualcuno, e c’è modo e modo di morire, Lei dovrebbe saperlo meglio di noi che adesso saremo accusati di essere insensibili per quel che abbiamo detto, ma soprattutto per aver messo Cristo al centro, sì al centro anche di un funerale laicista perché, al di là di come la pensano gli atei o i sincretisti, noi crediamo davvero che solo Gesù Cristo è VIA, VITA E VERITA’, altrimenti perché è andato vestito pure da Patriarca, poteva andarci in borghese, tanto oggi va di moda e così non si urtano le coscienze di chi non crede in Cristo.
Lei in questo funerale laicista e di piazza, caro Patriarca, ha negato, ha nascosto, ha censurato – scegliete il termine che volete – ad un vasto pubblico presente: la Via, la Verità e la Vita verso la quale questa anima è andata.
Ecc.za e amato Patriarca, la delusione del Suo comportamento è davvero tanta.
Nella conclusione afferma che: “insieme alla Chiesa che è in Venezia, con tutte le confessioni cristiane presenti in questa città…”, quasi fosse ora il portavoce anche dei non cattolici, di fatto è stato onorato il ruolo di Patriarca che ricopre nella città, peccato che Lei non abbia onorato, pubblicamente, quel Crocefisso che ha un Nome, Gesù Cristo + e che le ha dato quel ruolo.
Ci siamo permessi molto con Lei in questa Lettera aperta, ma lo abbiamo fatto con l’affetto di figli feriti ed umiliati dalla Sua scelta, una scelta di partecipazione alla quale nessuno l’obbligava, ci permetta di concludere con un pensiero forse un poco cattivello, ma siamo persone sincere.
Facevamo davvero a gara nel desiderare che il Papa le donasse quella porpora cardinalizia che ritenevamo Lei meritasse, ma questa storia ci ha aperto gli occhi. 
Nel chiederci del perché di questo ritardo, forse ora lo comprendiamo.
Chissà, forse la porpora le giungerà ora dopo la “moragliata” che ha fatto… o forse per colpa di questa non le arriverà più, il tempo lo dirà e noi comprenderemo allora tante altre cose di cui abbiamo scritto molto in questo blog.
Ci ripensi Patriarca Moraglia e, per farlo, La lasciamo con le parole di due Donne Dottore della Chiesa.
In questa con quelle parole di Santa Ildegarda, Dottore della Chiesa, quando scrisse al Papa Anastasio IV:
«O uomo accecato dalla tua stessa scienza, ti sei stancato di por freno alla iattanza dell’orgoglio degli uomini affidati alle tue cure, perché non vieni tu in soccorso ai naufraghi che non possono cavarsela senza il tuo aiuto?
Perché non svelli alla radice il male che soffoca le piante buone?
Tu trascuri la giustizia, questa figlia del Re celeste che a te era stata affidata.
Tu permetti che venga gettata a terra e calpestata…
Il mondo è caduto nella mollezza, presto sarà nella tristezza, poi nel terrore…
O uomo, poiché, come sembra, sei stato costituito pastore, alzati e corri più in fretta verso la giustizia, per non essere accusato davanti al Medico supremo di non aver purificato il tuo ovile dalla sua sporcizia!
Uomo, mantieniti sulla retta via e sarai salvo. Che Dio ti riconduca sul sentiero della benedizione riservata ai suoi eletti, perché tu viva in eterno!».
E a terminare con Santa Caterina da Siena dove sollecita il mondo laico a servire Dio:
«Aiutate a favoreggiare, e a levar su l’insegna della santissima croce; la quale Dio vi richiederà, a voi e agli altri, nell’ultima estremità della morte, di tanta negligenza e ignoranzia, quanta ci si è commessa, e commette tutto dì. Non dormite più (per l’amore di Cristo crocifisso, e per la vostra utilità!), questo poco del tempo che ci è rimaso; perocché il tempo è breve, e dovete morire, e non sapete quando. Cresca in voi un fuoco di santo desiderio a seguitare questa santa croce, e pacificarvi col prossimo vostro.
E per questo modo seguiterete la via e la dottrina dell’Agnello svenato, derelitto in croce; e osserverete i comandamenti»
(Santa Caterina da Siena – Lettera CCXXXV – Al Re di Francia).
E qui i Pastori:
«Oimè, oimè, disavventurata l’anima mia! Aprite l’occhio e ragguardate la perversità della morte che è venuta nel mondo, e singolarmente nel corpo della santa Chiesa. Oimè, scoppi il cuore e l’anima vostra a vedere tante offese di Dio. Vedete, padre, che ‘l lupo infernale ne porta la creatura, le pecorelle che si pascono nel giardino della santa Chiesa; e non si trova chi si muova a trargliele di bocca. (…)
Oimè, non più tacere! Gridate con cento migliaia di lingue. Veggo che, per tacere, il mondo è guasto, la Sposa di Cristo è impallidita, toltogli è il colore, perché gli è succhiato il sangue da dosso, cioè che il sangue di Cristo, che è dato per grazia e non per debito, egli sel furano con la superbia, tollendo l’onore che debbe essere di Dio, e dannolo a loro».
[Lettera 16 (XVI) di Santa Caterina da Siena al card. Di Ostia, citata da Paolo VI nella Proclamazione della Santa a Dottore della Chiesa il 4.10.1970].
__________
(*) oicofobia: la paura di vedere invasa la propria sfera privata da parte di terzi, senza un manifesto benestare del soggetto interessato.

Fonte : bergoglionate

domenica 25 ottobre 2015

La piovra e la finestra di Overton: tecniche di persuasione delle masse contro la vera Fede

E' bastato un solo voto per spalancare la "finestra di Overton" adattissima per « dimostrare come con vere e proprie strategie di comunicazioni si riescono a fare accettare l'introduzione e la successiva legelizzazione di qualsiasi idea o fatto sociale».
Non era difficile prevedere che dalla finestra frantumata nel ponte di comando della nave, che ancora riesce miracolosamente a galleggiare nell'oceano in tempesta, la mostruosa piovra infernale  sarebbe potuta penetrare   per afferrare nella sua morsa mortale equipaggio e passeggeri.
Ieri sera commentando "a caldo" l'agenzia ANSA sulle conclusioni del Sinodo e particolarmente quell'unico unico voto che ha fatto prevalere la temuta linea  "progressista", un amico che ha molto più fede di me, ha voluto ringraziare  il Signore citando la frase che Gesù durante l'ultima Cena rivolse al  discepolo che lo avrebbe tradito  : « Quello che devi fare fallo al più presto».
Ho molto riflettuto questa notte su questa frase accostandola con le parole che l'evangelista San Luca riferisce a proposito della Presentazione al Tempio di Gesù.
Disse infatti il vecchio Simeone (Luca,2-34): «Egli -Gesù- è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. ».
L'unico segno di contraddizione con il mondo e il principe delle tenebre è Gesù luce, verità e vita.
La Verità  riesce a svelare i pensieri di molti cuori essendo muro di separazione e diga spartiacque della menzogna.
"Quello che devi fare fallo al più presto".
La luce del Vangelo ci farà comprendere se anche in questi giorni le pecore stanno al sicuro in quell'ovile preparato dal Signore Nostro Gesù Cristo.
Aspettiamo quello che Pietro,  grazie a quell'unico voto sinodale che ha fatto prevalere la linea del compromesso con il mondo, camuffata da falsa carità, ripeterà la Sua professione di fede e di amore a Gesù : «Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo».
Pietro non potrà dare altre risposte.


"Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?». 
Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti amo». 
Gli disse: «Pasci i miei agnelli». 
Gli disse di nuovo: «Simone di Giovanni, mi ami?». 
Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti amo». 
Gli disse: «Pasci le mie pecorelle». 
Gli disse per la terza volta: «Simone di Giovanni, mi ami?». 
Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi ami?, e gli disse: 
«Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo». 
Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecorelle. 
In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi». 
Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio" (Giovanni 21-15)

sabato 1 dicembre 2012

PAPA BENEDETTO XVI CHIUDE E CORREGGE “ I CORTILI-LAGER DELLA FEDE" : "COME IN EDIFICI DI CEMENTO SENZA FINESTRE..."

Nella nostra pochezza, animati però  da quel buon senso che solo la fede riesce ad imprimere in coloro che come me sono poveri di cultura, avevo postato questo appello QUI .
E’ bello , soprattutto in questo tempo di Avvento, esaltare Colui che mediante l’Incarnazione nel seno purissimo della Beata Vergine Maria, ha nobilitato la nostra condizione umana e che nutre, con amore di padre, l’uomo che confida nel Signore : “ per l'abbondanza del latte che faranno,si mangerà la panna; di panna e miele si ciberà"I lattanti giocheranno presso nidi di serpenti, e se un bambino metterà la mano nella tana di una vipera non correrà alcun pericolo.
Nessuno farà azioni malvagie o ingiuste su tutto il monte santo del Signore. Come l'acqua riempie il mare, così la conoscenza del Signore riempirà tutta la terra”.
Non manchiamo dunque  di affetto verso l'umanità, costituita dai figli dello stesso Padre, se in ogni circostanza e dai crocicchi della strada proclamiamo che Gesù Cristo è il solo Salvatore dell'uomo  : “Non abbiate paura di andare per le strade e nei luoghi pubblici, come i primi Apostoli che hanno predicato Cristo e la Buona Novella della salvezza nelle piazze della città dei centri e dei villaggi. Non è tempo di vergognarsi del Vangelo (cf. Rm 1, 16). È tempo di predicarlo dai tetti (cf. Mt 10, 7). Non abbiate paura di rompere con i comodi e abituali modi di vivere, al fine di raccogliere la sfida di far conoscere Cristo nella moderna "metropoli". Dovete essere voi ad andare "ai crocicchi delle strade" (Mt 22, ) e a invitare tutti quelli che incontrate al banchetto che Dio ha apparecchiato per il suo popolo. Il Vangelo non deve essere tenuto nascosto per paura o indifferenza. Non è stato concepito per essere custodito in privato. Deve essere messo sopra un podio cosicché il popolo possa vedere la sua luce e rendere lode al nostro Padre celeste”. ( Beato Giovanni Paolo II, Omelia del 15 agosto 1993).
Apprendiamo QUI,  che il Successore di Pietro, a cui spetta per divino mandato di aprire e di chiudere la porta, ha già chiuso i cortili-lagher della fedeorridi edifici di cemento senza finestre” facendovi penetrare la vivifica luce di Colui che risorgendo ha donato a noi  la vita .


"COME IN EDIFICI DI CEMENTO SENZA FINESTRE..."
di Benedetto XVI


Cari amici,

con viva gratitudine e con affetto, saluto tutti i partecipanti al "Cortile dei gentili", che s’inaugura in Portogallo il 16 e 17 novembre 2012 e che riunisce credenti e non credenti attorno all’aspirazione comune di affermare il valore della vita umana sulla crescente ondata della cultura della morte.

In realtà, la consapevolezza della sacralità della vita che ci è stata affidata, non come qualcosa di cui si possa disporre liberamente, ma come un dono da custodire fedelmente, appartiene all’eredità morale dell’umanità. "Pur tra difficoltà e incertezze, ogni uomo sinceramente aperto alla verità e al bene, con la luce della ragione e non senza il segreto influsso della grazia, può arrivare a riconoscere nella legge naturale scritta nel cuore (cfr. Rm 2, 14-15) il valore sacro della vita umana dal primo inizio fino al suo termine" (Enciclica "Evangelium vitae", n. 2). Non siamo un prodotto casuale dell’evoluzione, ma ognuno di noi è frutto di un pensiero di Dio: siamo amati da Lui.

Però, se la ragione può cogliere questo valore della vita, perché chiamare in causa Dio? Rispondo citando un’esperienza umana. La morte della persona amata è, per chi l’ama, l’evento più assurdo che si possa immaginare: lei è incondizionatamente degna di vivere, è buono e bello che esista (l’essere, il bene, il bello, come direbbe un metafisico, si equivalgono trascendentalmente). Parimenti, la morte di questa stessa persona appare, agli occhi di chi non ama, come un evento naturale, logico (non assurdo). Chi ha ragione? Colui che ama ("la morte di questa persona è assurda") o colui che non ama ("la morte di questa persona è logica")?

La prima posizione è difendibile solo se ogni persona è amata da un Potere infinito; e questo è il motivo per cui è stato necessario appellarsi a Dio. Di fatto, chi ama non vuole che la persona amata muoia; e, se potesse, lo impedirebbe sempre. Se potesse... L’amore finito è impotente; l’Amore infinito è onnipotente. Ebbene, è questa la certezza che la Chiesa annuncia: "Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Gv 3, 16). Sì! Dio ama ogni persona che, perciò, è incondizionatamente degna di vivere. "Il sangue di Cristo, mentre rivela la grandezza dell’amore del Padre, manifesta come l’uomo sia prezioso agli occhi di Dio e come sia inestimabile il valore della sua vita". (Enciclica "Evangelium vitae", n. 25).

Nell’epoca moderna, l’uomo ha però voluto sottrarsi allo sguardo creatore e redentore del Padre (cfr. Gv 4, 14), fondandosi su se stesso e non sul Potere divino. Quasi come succede negli edifici di cemento armato senza finestre, dove è l’uomo che provvede all’areazione e alla luce; e, ugualmente, persino in un tale mondo auto-costruito, si attinge alle "risorse" di Dio, che sono trasformate in nostri prodotti. Che dire allora? È necessario riaprire le finestre, vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra, e imparare a usare tutto ciò in modo giusto.

Di fatto, il valore della vita diventa evidente solo se Dio esiste. Perciò, sarebbe bello se i non credenti volessero vivere "come se Dio esistesse". Sebbene non abbiano la forza per credere, dovrebbero vivere in base a questa ipotesi; in caso contrario, il mondo non funziona. Ci sono tanti problemi che devono essere risolti, ma non lo saranno mai del tutto, se Dio non sarà posto al centro, se Dio non diventerà di nuovo visibile nel mondo e determinante nella nostra vita. Colui che si apre a Dio non si allontana dal mondo e dagli uomini, ma trova fratelli: in Dio cadono i nostri muri di separazione, siamo tutti fratelli, facciamo parte gli uni degli altri.

Amici miei, vorrei concludere con queste parole del concilio Vaticano II agli uomini di pensiero e di scienza: "Felici coloro che, possedendo la verità, la continuano a cercare per rinnovarla, per approfondirla, per donarla agli altri" (Messaggio, 8 dicembre 1965). Questi sono lo spirito e la ragion d’essere del "Cortile dei gentili". A voi impegnati in diversi modi in questa significativa iniziativa, esprimo il mio sostegno e rivolgo il mio più sentito incoraggiamento. Il mio affetto e la mia benedizione vi accompagnino oggi e in futuro.

BENEDICTUS PP XVI

Dal Vaticano, 13 novembre 2012

L'immagine allegata si ispira all'Antifona Maggiore della Novena del Santo Natale :

O Clavis David, et sceptrum domus Israel;
qui aperis, et nemo claudit;
claudis, et nemo aperit:
veni, et educ vinctum de domo carceris,
sedentem in tenebris, et umbra mortis.
Che possiamo ascoltare nel mirabile Canto Gregoriano.

sabato 14 luglio 2012

LA RELIGIONE "ESPERTA DI UMANITA'" IL CANCRO CHE HA DIVORATO IL SACERDOZIO CATTOLICO, UN TEMPO MODELLO DI SANTITA' E DI PERFEZIONE, ANCHE PER I NON CATTOLICI. I VESCOVI CHE PREDICANO L'IMPEGNO CRISTIANO A SCAPITO DELLA DEVOZIONE E DELLE PIE PRATICHE SONO OBBLIGATI DALLA PROVVIDENZA A GUARDARE L'OPERA DELLA LORO INSENSIBILITA' VERSO IL SACRO !


Sono troppo peccatore per poter esprimere un minimo commento di un fatto che sta scolvolgendo in questi caldi giorni una diocesi della mia amata regione.
Le notizie di stampa che ho dovuto leggere   hanno provocato nel mio animo un disgusto fisico che mi ha impedito anche di pranzare.
Alla nausea e lo sconforto deve però subentrare la fede !
La Divina Provvidenza, che governa ogni cosa al fine di salvare le anime ( questo è l'unico scopo della Chiesa e del Sacerdozio cattolico ) tramuterà sicurissimamente ogni cosa a maggior gloria di Dio : “dove abbondò il peccato sovrabbondò la grazia”.
Proprio perché sono peccatore e conosco l’infinita misericordia di Dio riesco a gridare a chi impugna il bastone pastorale le parole della Sacra Scrittura : “ « Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore … Suonate il corno in Sion, proclamate un solenne digiuno, convocate una riunione sacra. Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli… I sacerdoti, ministri del Signore, dicano: “Perdona, Signore, al tuo popolo e non esporre la tua eredità al ludibrio e alla derisione delle genti”»
Un tempo anche nelle più minuscole parrocchie più volte durante l'anno liturgico si cantava, battendosi il petto : “Parce, Domine, parce populo tuo: ne in aeternum irascaris nobis”.
E si facevano processioni penitenziali non certo per allontare dall'ira di Dio soltanto quelle buone e povere popolazioni  quanto per pregare per l'intera Chiesa sempre bisognosa di grazia !
E la bilancia, bene-male, preghiera-indifferenza religiosa, colpa-grazia si equilibrava grazie alle incessanti preghiere della povera gente !
Poi sopraggiunse la nuova religione “esperta di umanità” che sta distruggendo velocemente , come un terribile cancro, il Sacerdozio Cattolico , l' alter Christus,  l'unto del Signore, colui che mediante il santo sacramento dell'Ordine ricongiunge a Dio l’uomo povero e peccatore.
Non abbandoniamo nel nome di una presunta “modernità” il Consacrato alle insidie del diavolo e alle sue nefaste tentazioni !
Le parole della Sacra Scrittura ci fanno ricordare che " Anche il profeta e il sacerdote si aggirano per il paese e non sanno che cosa fare. Hai forse rigettato completamente Giuda, oppure ti sei disgustato di Sion?"
Si ritorni con la massima urgenza all'insegnamento soprattutto nei seminari dei "novissimi", si ritorni  soprattutto nei seminari all'insegnamento del "giudizio di Dio" si ritorni soprattutto nei seminari alla pratica della penitenza per combattere le tentazioni ! 
Prima che sia troppo tardi  si cambi modo di insegnare e di gestire i Seminari !
Riprendiamo le armi del Santo Rosario, delle sante devozioni , della penitenza e della preghiera per aiutare i nostri Sacerdoti in questa difficile lotta quotidiana contro le tentazioni !
La religione “esperta di umanità” e l’orizzontalismo liturgico e dottrinale producono solo disgrazie e peccato !
Chi semina vento raccoglie tempesta : si convertano in primis coloro che sono stati posti dalla Provvidenza a pascere il popolo santo di Dio !
Essi risponderanno delle loro azioni, delle loro omissioni e delle loro testardaggini ideologiche ( e liturgiche) davanti al tribunale di Dio !
Nessuno vorrebbe stare al posto dell’Episcopus, tanto più ora … ma ho la speranza che quanto sta accadendo nella sua Diocesi forse riuscirà  ad aprire un varco nel cuore dell'Episcopus, puro e sacerdotale, per innestarvi  la vera e salutare devozione  alla Santissima Eucaristia, ai primi venerdì del mese, alle pie pratiche mariane dissolvendo le niree nubi di una falsa religione basata solo sull'effimero, sul sociale e sull'impegno... ( in che ???)
Meno interventi sindacali sul "sociale" e più dottrina di cui l'Episcopus è maestro !
La Santissima Vergine Maria, Madre di tutti i Sacerdoti, la beata Madre Teresa di Calcutta, che non ha mai tralasciato la preghiera prima di dedicarsi ai poveri e agli abbandonati e tutti i Santi di quella Diocesi così duramente piagata intercedano per le anime Consacrate e tutti i membri della comunità cristiana !
Andrea Carradori

Foto : San Paterniano che protegge la Città di Fano.


martedì 12 giugno 2012

MITICO " SI, SI, NO, NO " ! UNA BELLISSIMA RIFLESSIONE DA INCORNICIARE !



“Mitico” Si, si, no, no ! Frequentavo il Ginnasio quando un pio, giovane e coraggioso Sacerdote di Macerata mi regalò una copia  di Si, si,no, no dicendomi di meditarlo attentamente.
Fece la stessa cosa con altri uno dei quali il quale, lo seppi poi, da allora non smise, fino alla morte, di assistere devotissimamente alla Santa Messa nell’antico rito tridentino.
Il Sacerdote fece anche un’offerta ( a nome mio) alla rivista perché io potessi ricevere il Quindicinale Cattolico, fondato dal teologo Don Francesco Maria Putti.
Da allora, pensate quanti anni fa … non ho mai smesso di leggere Si,si,no,no che puntualmente mi arriva anche se, a causa della mia sbadataggine, da diversi anni non invio l’offerta alle Reverende Suore che ne curano la pubblicazione.
Mitica pubblicazione !
Attento solo agli avvenimenti ecclesiali e all'analisi delle malefatte teologiche e/o ecclesiali il Quindicinale non è mai sceso a fare pettegolezzi  nei confronti dei Consacrati e delle loro debolezze umane. 
Si,si,no.no , secondo fonti ben informate dentro le Sacre Mura, è regolarmente letto  da Alti Prelati vaticani che, in diverse occasioni,  hanno tremato leggendo gli articoli sempre scritti con assoluta e intransigente lealtà.
Il Quindicinale ha riservato le sue attenzioni editoriali alle più assurde scelleratezze con cui gli uomini di Chiesa dopo il Sacrosanto Concilio Vaticano II hanno flagellato e offeso la Mistica Sposa di Cristo.
Io conservo la serie, dagli anni del mio ginnasio, di Si,si,no,no fatta eccezione di diversi numeri che mi furono richiesti, in gran segreto, da alcuni Vescovi, a ridosso di alcuni grandi avvenimenti ecclesiali, e non mi sono stati più restituiti, come costume degli ecclesiastici.
Si debbono tessere grandi e riconoscenti elogi a questo validissimo sussidio spirituale per la nostra vacillante fede che vien resa ancor più traballante dall’evidente mancanza di fede e di devozione di tanti Consacrati.
Su Internet possiamo leggere , nella versione
on line, questo stimato foglio “antimodernista” che raccomando soprattutto alle nuove generazioni di cattolici.
Andrea Carradori


DA SI , SI , NO, NO, ( nella forma cartacea ) ANNO XXVIII, n.9 HO SCANNERIZZATO QUESTA RIFLESSIONE (pagine 2 e 3) :

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Caro sì sì no no,
ascolta questa che è stata raccontata a me.
Un venerdì di quest'ultima quaresima, un buon parroco che crede ancora in Dio e nel Figlio Suo Gesù Cristo e nello Spirito Santo, qui ab utroque procedit, dopo la S. Messa delle nove in parrocchia, aveva iniziato la via Crucis con i suoi fedeli, un gruppo di donne, qualche bravo ometto e il sacrista. Giunti alla 3a stazione - la prima caduta di Gesù sotto la croce - arrivò trafelata la perpetua a dire al parroco che il tal dei tali era in fin di vita e che voleva subito il prete al suo capezzale. Il parroco interruppe la funzione, spiegando il perché, ma disse al sacrista: "Continua tu a dirigere la via Crucis; fa' quello che puoi, farò presto".
Ma il parroco rimase fuori molto tempo e, quando tornò, pensava che i suoi buoni fedeli, guidati dal sacrista nel pio esercizio della meditazione della passione del Signore, avessero finito da tempo e se ne fossero andati a casa. Invece, giunto sulla porta della Chiesa, sentì il suo sacrista che annunziava "la 27ma stazione: Gesù perseguitato a morte nei cristiani martiri dell'Unione sovietica". Esterrefatto, rimase ad ascoltare, prima di farsi vedere. Ebbene, il sacrista spiegava la "stazione" e poi cantava: "Adoramus Te, Christe, et benedicimus tibi, con quel che segue e poi "Santa Madre, deh voi fate..." e tutto il resto.
"Ohibò! - esclamò da solo - come ha fatto il mio sacrista ad avere un'idea così per prolungare la pre-ghiera?". Poi si infuriò: "Ma questo è contro il dialogo, anzi contro 1' ecumenismo, contro la bontà che dobbiamo avere con tutti. Vado ad interrompere subito questo abuso!". Ma ecco che già il sacrista annunciava: "La 28" stazione: Gesù dimenticato, oscurato e rinnegato da troppi preti dopo il concilio vaticano secondo".
Per poco il "don" stava per avere un infarto: era il colmo; che il suo sacrista osasse dire un'enormità simile mai l'avrebbe immaginato.
E poi che scandalo aveva provocato tra i suoi fedeli!
Stava per piombargli addosso, quando sentì il buon uomo che spiegava alla sua gente:
«Ma non abbiate paura, amici, perché neppure i preti riusciranno a eliminare Nostro Signore.
Lui è sempre il Vincitore che dice l'ultima parola su tutto. Ora noi lo preghiamo Gesù buono, e preghiamo la Madonna, e nostra Madre, così: "E mostraci, dopo questo concilio, Gesù il frutto benedetto del tuo seno, o Clemente, O dolce Vergine Maria"». parroco entrò in chiesa come fulmine:
"Ma cosa dici, disgraziato? Ti rendi conto della bestialità hai detto?".
"Signor Prevosto, lei mi ha detto di continuare la Via Crucis finché fosse di ritorno... e io obbedito.
Le 14 stazioni non bastavano e io che conosco un po' la storia della Chiesa - che è Gesù prolungato nei secoli - ne ho individuato altre 14, tutte vere e reali... e abbiamo pregato pregato per la Chiesa, il corpo mistico di Gesù... e abbiamo riparato".
Il "don" rimase senza parole.
"Già, lei lo sa - continuò il sacrista -che quel che ho detto è vero.
Non può sempre fare il tonto e raccontarci che questa del concilio è del postconcilio è una primavera.
Lei lo sa che avendo persino troppi preti tolto Gesù, il buio più fìtto è sceso sulla terra.
Apra gli occhi, Prevosto, e lo riconosca, che dopo quasi 50 anni è proprio ora di cambiare musica!”.
Non sappiamo come sia finita la giornata.
Il gruppo tornò a casa sua.
A chi mi ha raccontato questa storia, ho risposto che purtroppo la 28a stazione della via Crucis è la più dura, la più difficile da superare, ma, niente paura: i reverendi del si¬nedrio riuscirono a chiudere Gesù crocifisso in una tomba, ma il terzo giorno Lui era più vivo che mai.
Se i preti di oggi, alla scuola di Rahner e soci di eresia e di apostasia, oscurarono
Gesù Cristo per inventarsi una "religione dell'uomo", sappiano che non ci riusciranno.
Conosco dei ragazzi d'oggi, 15, 18, 20 anni, della razza di S. Luigi Gonzaga che vengono a dirmi: "Ma dove lo trovi un Dio come il nostro?
Gesù, l'incarnazione della. Verità e dell'Amore, Gesù morto in croce per nostro amore, Gesù vivo nella SS.ma Eucaristia, suo sacrifìcio perenne e nostro Pane di vita!". 
Certamente, è Lui, che, appeso al patibolo più infame, continua ad attrarre a Sé la gioventù e l'amore.
Comunque, è stato bravissimo quel sacrista, più di un "teologo" e di molti sedicenti teologi messi insieme.
I "modernacci" non sono riusciti a contarla a tutti! Evviva!

Lettera firmata

mercoledì 6 giugno 2012

LA FUNZIONE “MEDICINALE” DELLA CHIESA



Se si ama davvero il Papa e si riconosce la Sede Apostolica come il luogo da cui Pietro esercita il suo primato universale sulla Chiesa Cattolica , non si può non prendere le distanze dalle idee, dai comportamenti e da quel tipo di articoli estremisti e distruttivi che di fatto cercano di frantumare  il Magistero della Chiesa e l'unità dei credenti.
Benedetto XVI è sempre benignamente paterno.
Il Papa parla di “comunione spirituale “ anche a chi ha sofferto a causa di una promessa mancata e non ha la forza di vivere il resto della vita in solitudine .
Un dolore che può offrire in comunione al sacrificio di Gesù in croce, per la salvezza propria e dei fratelli. 
Anche questa è comunione.
Piena, senza rivendicazioni sindacali.
E con un gusto che se possibile sarà ancora più bello: anelare a Cristo, comunicandosi spiritualmente a Lui, adorandoLo, servendoLo, rendendogli grazie per il dono della vita.
L’ intervento del Santo Padre, ispirato dallo Spirito Santo, ci conferma nella dottrina di N.S. Gesù Cristo!
Il nesso tra il sacramento del matrimonio che i due sposi si conferiscono e il dono definitivo del Cristo al Suo Corpo, la Chiesa, è talmente intimo che il primo è icona del secondo che lo garantisce e che si realizza pienamente nel Sacrificio della Croce e dell’Altare.
La pastorale suggerita dal Santo Padre è delicata e realistica: i nostri fratelli, separati e tal volta civilmente risposati, fanno parte della Chiesa che soffre ma per i quali Cristo stesso è venuto: anche se, rimanendo in quello stato, non possono più ricevere l’assoluzione e la Santa Comunione ad essi vanno applicati i meriti del Cristo e quelli, di nessun valore, nostri in unione ai Suoi.
«I Vescovi sono ben consapevoli del dolore, della sofferenza e delle lacerazioni che tanti vivono», ha affermato il cardinale Scola. «E il Papa l’ha rimarcato e ripreso con grande forza. Sono una parte viva delle nostre comunità e possono partecipare alla vita della Chiesa con diverse modalità, anche se non possono accostarsi al sacramento».
Benedetto XVI si riferiva al valore della comunione spirituale, di cui già parlava San Tommaso e che S. Alfonso Maria de Liguori ha espresso bene in una preghiera.
Il cardinale Scola spera che «nelle nostre comunità e parrocchie cerchiamo tutti insieme di favorire la comprensione, con S. Alfonso de’ Liguori ha lasciato questa formula, insegnata a generazioni di cristiani: “Gesù mio, credo che voi siete nel SS. Sacramento. Vi amo sopra ogni cosa. Vi desidero nell’anima mia. Giacché ora non posso ricevervi sacramentalmente, venite almeno spiritualmente nel mio cuore… Come già venuto, Vi abbraccio e tutto mi unisco a Voi. Non permettete che io mi abbia mai a separare da voi”.
E’ un’unione di spirito, ma VERA, come è reale una lettera o una telefonata tra innamorati che non possono vedersi.
Viene da pensare, nello struggente ricordo, alle famiglie allora tragicamente separate dal muro di Berlino, ai Sacerdoti incarcerati una vita dai regimi, alla gente così povera da non potersi pagare un viaggio e che alimenta legami sensibilissimi con chi non può essere lì, “perché la anima vive più dove ama che dove vive” (S. Giovanni della Croce).
Il desiderio di fare una comunione spirituale si fonda sulla fede nella Presenza Reale di Gesù nel pane e nel vino consacrati.
Ma non opera quell’avanzare verso le specie eucaristiche, nel mezzo dei fratelli, alla luce del Vangelo e nella consapevolezza delle prescrizioni della Chiesa, che configurerebbe una disobbedienza comunitaria, che svaluta innanzitutto il valore del sacramento del matrimonio (sacramento contratto pubblicamente e non privatamente) e poi quello dell’Eucaristia come comunione pubblica (perchè nel segreto del cuore il Signore sa del nostro amore e ve lo contraccambia con abbondanza).
Ecco perchè la Comunione spirituale è particolarmente indicata durante la Santa Messa, essendo la Messa un’offerta della nostra vita, così come è, tanto da impedire di accostarsi fisicamente al Santissimo Sacramento (e quanti abusiamo della facoltà di farlo, in assenza di una adeguata frequenza alla Confessione, pur disponendone)
Una riflessione simile sul sito dei “piccoli figli della luce” che cita anche S. Caterina.
La Santa temeva che la Comunione spirituale non avesse nessun valore rispetto alla Comunione sacramentale. Gesù in visione le apparve con due calici in mano, e le disse: “In questo calice d’oro metto le tue Comunioni sacramentali; in questo calice d’argento metto le tue Comunioni spirituali. Questi due calici mi sono tanto graditi”.
E a S. Margherita Maria Alacoque, molto assidua a chiamare Gesù nel Tabernacolo, una volta Gesù disse: “Mi è talmente caro il desiderio di un’anima di ricevermi, che lo mi precipito in essa ogni volta che mi chiama con i suoi desideri”.
La Comunione spirituale soddisfa almeno in parte a quell’ansia di essere sempre “uno” con chi si ama. Gesù stesso ha detto: “Rimanete in Me e io rimarrò in voi” (Giov. 15, 4). E la Comunione spirituale aiuta a restare uniti a Gesù, sebbene lontani dalla sua dimora.
C’è da augurarsi che tanti santi confessori, educatori e catechisti la insegnino.
Confermando così la funzione “medicinale” della Chiesa».

Libera rielaborazione di scritti vari dal blog : Sacri Palazzi, di Andrea Tornielli

Inno alla Chiesa di Cristo

I tuoi servi portano vesti che non invecchiano
e il tuo linguaggio è come il metallo delle tue campane.
Le tue preghiere sono come querce millenarie
e i tuoi salmi hanno il respiro dei mari.
La tua dottrina è come fortezza su monti invincibili.
Quando tu accogli voti, essi risuonano fino alla fine dei tempi
e quando benedici costruisci dimore in cielo.
Le tue consacrazioni sono come grandi segni di fuoco sulla fronte,
nessuno può rimuoverle.
Perché la misura della tua fedeltà non è la fedeltà umana
e la misura dei tuoi anni non comprende autunno.
Tu sei come una fiamma costante sopra ceneri vorticose.
Tu sei come una torre in mezzo ad acque che scorrono.
Perciò tu taci così profondamente quando i giorni rumoreggiano,
perché alla sera essi cadono sempre sotto la tua misericordia.
Tu sei colei che prega sulle tombe!
Dove oggi fiorisce un giardino,
domani c'è una selva e dove prima abita un popolo,
in una notte dimora la rovina.
Tu sei l'unico segno dell'eterno su questa terra:
quello che tu non trasformi,
lo cambia la morte.
(G. von Le Fort, Inni alla Chiesa).

domenica 27 maggio 2012

I NOVISSIMI: MORTE, GIUDIZIO, INFERNO E PARADISO. L'INSEGNAMENTO DELLA CHIESA CATTOLICA È VERO FINO ALL'ULTIMA VIRGOLA. ( ANDRÉ FROSSARD )

Ci fu un tempo in cui gli uomini di chiesa fecero prevalere la verità sulla carità, giungendo sino agli estremi per difendere il dogma. 
Da qualche tempo, c’è chi sembra pensare che sia carità tacere o smussare la verità.

S.Paolo indica quale strada seguire: “Annunciate la verità nella carità”. 
La verità senza la carità fa il dottrinario, l’ideologo, il propagandista. 
Ma la carità senza la verità fa il garrulo cantore del “ciascuno la pensi come vuole, basta volersi bene”, fa il pasticcione pericoloso, anche se all’apparenza tanto “umano” e “tollerante”.
Non è vero che “basta comportarsi bene” per essere cristiani: se non “crediamo bene” non sappiamo neppure distinguere il bene dal male.
“Bien penser pour bien agir” affermava Jean Guitton. Ossia prima l’ortodossia poi l’ortoprassi.
Infatti ciò che fa il cristiano è la fede non l’etica o l’impegno sociale. Lo Spirito Santo garantisce nel Papa l’insegnamento, non l’illibatezza dei costumi, per cui non fate quello che fanno, ma al contempo, quanto vi dicono fatelo e osservatelo.

Oggi invece si assiste al subentro di una fede debole venuta in auge dopo l’ultimo Concilio, giusto quella che Paolo VI aveva stigmatizzato come “pensiero non cattolico” o addirittura come “fumo di Satana”, entrato nel Tempio di Dio”.
La fede del Credo ha ceduto per compiacere i protestanti, ha ceduto nei confronti del Marxismo (la cui condanna allora inopinatamente non fu reiterata al Concilio) col risultato di attenuare o addirittura negare la verità dei dogmi e di formare una nuova generazione di cattolici che amano definirsi “adulti” o “progressisti”, ma che alcuni etichettano anche come “cattocomunisti”.

E’ cambiata la semantica cattolica che ha contagiato un po’ tutti, persino i maestri della fede, presso i quali le parole ‘dialogo’ e aggiornamento’ ricorrono con monotonia, abitualmente accoppiate al linguaggio della solidarietà, dell’accoglienza, della pace, della promozione dell’uomo, della scelta degli ultimi, del perdono da domandare per le colpe ecclesiali del passato, dell’ecumenismo ecc. ecc..
Difficilmente vengono richiamate le vere parole cattoliche: la Grazia, i Sacramenti, la vita eterna che è il fine ultimo dell’uomo dove si godrà la visione amorosa della Trinità.
Non vengono quasi più richiamati i Novissimi: morte, giudizio, inferno e paradiso, si è persa la cognizione di cosa sia agli occhi di Dio la gravità del peccato, fino al mirabile mistero divino che è Gesù Cristo, nel quale ogni uomo è stato progettato dall’eternità.

Quello che ha anche offuscato la figura cattolica del Credo è un certo ecumenismo che è scaduto in un “concordismo” che porta all’equivalenza o quasi tra le confessioni cristiane e le religioni.
Sicuramente è stato complice anche l’equivoco appello, ripetuto spesso, all’’unico Dio’, che unificherebbe le grandi religioni monoteiste.
Niente è più deviante: l’unico Dio vero è il Dio di Gesù Cristo: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, ossia la Trinità cristiana che, ad esempio, per i musulmani è una bestemmia, cioè un’offesa gravissima a Dio.
Anche perché il Dio cristiano è “carne e sangue”, non è “carta” come il Corano o la Torah ebraica.
E’ l’Incarnazione che fa la differenza; Il Dio cristiano ha fatto in quanto uomo quello che non poteva fare in quanto Dio: ha “sofferto il soffribile” e con ciò si è reso più nobile dell’uomo sofferente al contrario degli altri concetti religiosi compreso l’Islam e il credo ebraico dove l’uomo sofferente risulta più nobile di quel dio che è rimasto nella sua eterna beatitudine in cielo indifferente alla condizione umana.
La teologia cattolica afferma che il Dio cristiano ha riscattato il male e la sofferenza, non li ha annullati, ma li ha resi plausibili seppur nel mistero. Il mistero di un Dio che muore in croce.

Il dialogo, tanto decantato in questi ultimi decenni, che dovrebbe essere un “mezzo”, nelle mani dei cattolici modernisti è divenuto un “fine”, perché il dialogo inteso come mezzo dovrebbe interessare solamente la cultura generata da una certa religione, non scendere a compromessi sulle verità di fede, come effettivamente avvenuto.

E nello specifico se prendiamo questi preti che sono tanto cari alla sinistra e ai media, (perchè parlano male della Chiesa) al di là del loro spendersi per i poveri, non fanno altro che comprovare quel che dico: non credono più in Cristo unico Salvatore dell'umanità, o alla Presenza Reale nell’ Eucaristia, o alla sua divinità.
Di conseguenza si accodano ad altre culture, rinunciando alla propria, e rivendicano come tutti i no-global solo cose materiali.
Se certi missionari non credono più che solo nel nome di Gesù Cristo c'è salvezza, e che proprio annunciando e testimoniando Cristo aiuta e promuove anche materialmente i popoli, cosa fa ? Si trasformano poco a poco in assistenti sociali, in rivoluzionari politici.
Sicuramente sono persone generose, e altruiste, ma mi chiedo: sono ancora consapevoli che la prima carità, quella da cui tutte le altre discendono, è la carità della verità ? e cioè l'annuncio di Cristo salvatore di tutte le genti ?
Se oramai non ne sono più consapevoli, non possono nemmeno fregiarsi del nome di cristiani, ma piuttosto di umanitari, di filantropi, tali e quali a quelli non credenti tipo Gino Strada e compagnia. Tra di loro spesso non c'è differenza.

L’ odierna predicazione cristiana non fa più presa perchè il mondo la conosce già, non si stupisce più se si dice che bisogna volere la pace, aiutare il Terzo Mondo, essere onesti ecc. 
Almeno a parole chi è che non lo vuole ?
Queste cose bisogna continuare a dirle, ma quello che oggi urge è riparlare di Cristo, dobbiamo ricuperare la follia e lo scandalo della croce di Cristo, della vita eterna, della risurrezione dei morti, dell'unica salvezza nella fede in Cristo.

Il Prius della fede, qualora lo avessimo dimenticato, non sono le parole , per quanto moralmente alte del Cristo, ma è Lui stesso, la sua Persona. Il resto ne consegue. Se questo schema è invertito (come oggi spesso
succede) il Cristianesimo non è più un Unicum (Dio che si incarna), ma un messaggio etico da confrontare con molti altri, che entra in competizione con tante altre morali, le quali possono anche essere più appetibili, più adatte ai nostri tempi.

Bisogna far proprio il concetto che questa vita è provvisoria perchè noi attendiamo il Regno di Dio. Non si avverte più la diversità cristiana , la "novità di vita" che Cristo ha portato; tutto è rinchiuso nell'orizzonte di questa vita e allora il Cristianesimo vale come un'altra religione o ideologia o filosofia di vita che promette di rendere l'uomo migliore, più onesto, più altruista.

A questo proposito (della vita eterna e dell’esistenza di Dio) vorrei dare la parola ad un mistico francese morto nel 1995, Andrè Frossard.
Frossard è un mistico molto particolare perchè è stato il più celebre corsivista politico, nonchè accademico di Francia, direttore di uno dei più diffusi e autorevoli settimanali d'Europa: "Le Figaro Magazine".

Uomo caustico, dall'intelligenza acuta e beffarda, alla Voltaire, questo corsivista al vetriolo dà davvero l'impressione di un ateo sconfitto, piegato a credere ciò che, senza quella stangata (addirittura la visione della Divinità), mai avrebbe creduto.

Frossard fino a 20 anni è stato un ateo convinto. Sua nonna era ebrea, sua madre protestante e suo padre neppure battezzato.
Lo straordinario è che quel padre fu il Gramsci d'Oltralpe che nel
1920 fonda il Partito Comunista Francese di cui fu il primo Segretario Generale e leader per una trentina di anni.

Andrè in una intervista racconta: "sono entrato in quella cappella per caso (a rue de l'Ulm a Parigi), senza angosce metafisiche, inquietudini, problemi personali, dispiaceri amorosi; non ero che un tranquillo ateo, marxista, un giovane spensierato e un pò superficiale che per quella sera aveva in programma un incontro galante. Ne uscivo dieci minuti dopo, tanto sorpreso di trovarmi cattolico, apostolico, romano, quanto lo sarei stato nello scoprirmi giraffa o zebra all'uscita dallo zoo.
Proprio perchè sapevo che non sarei stato creduto, ho taciuto per più di 30 anni, ho lavorato sodo per farmi un nome come giornalista e scrittore e sperare cosi di non essere preso per pazzo quando avessi assolto al mio debito:
raccontare ciò che mi era accaduto".

Lo fece soltanto nel 1969 quando usci "Dio esiste, io l'ho incontrato"
(best-seller clamoroso tradotto ovunque ed ancora richiesto). Con sorpresa il mondo scopriva un apologeta del cristianesimo di straordinaria efficacia e prestigio; uno che se parlava non lo faceva in base a teorie e ragionamenti, ma perchè aveva "visto e toccato".

Un giornalista di successo, uno dei più conosciuti e temuti di Francia (un suo articolo poteva mettere in difficoltà i potenti del Paese), che esce con un libro dove si annuncia con sicurezza categorica che Dio è un'evidenza, un fatto, una Persona incontrata inaspettatamente per strada !...

Sicuramente può capitare di leggere cose simili, ma in opuscoli stampati privatamente, a firma di oscuri visionari, non in libri pubblicati dai maggiori editori del mondo e firmati da un columnist acclamato e ironico: "che ci posso fare se Dio esiste, se il cristianesimo è vero, se l'aldilà c'è ? Che ci posso fare se c'è una Verità e questa Verità è una Persona che vuole essere conosciuta, che ci ama, e che si chiama Gesù Cristo ? Non ne parlo per ipotesi, per ragionamento, per sentito dire. Ne parlo per esperienza. Ho visto".

Altre sue uscite:

- L'insegnamento della Chiesa cattolica è vero fino all'ultima virgola.

- Tutta la Verità si trova nella Chiesa cattolica e questa Verità è Gesù Cristo che vuole essere incontrato. Siamo noi che abbiamo perso la passione di convincere, di testimoniare, di convertire.

- Non ho fede in Dio, io l'ho veduto.

- Quando si incontra Dio, la prima scoperta è l'insignificanza di tutte le cose che anche oggi i cristiani, esclusi ovviamente i santi, prendono cosi ridicolmente sul serio.

- L'uomo non è solo. Il mondo in cui vive, per quanto bello, non è che un leggerissimo riflesso dell'immensa realtà momentaneamente invisibile, spirituale, splendente, che lo attraversa, lo avvolge, lo aspetta.

- Non capivo la necessità di prolungare il mio soggiorno sulla terra mentre c'era tutto quel cielo a portata di mano, ma l'accettavo per riconoscenza più che per convinzione".

- Poi, come sillabando le parole (sicuramente rivolto ai modernisti all'interno della Chiesa, ai biblisti che etichettava come "poveri diavoli”):
"Quando si sa che c'è un altro mondo, che la vita continua in eterno, bisogna dirlo. Quando si sa che non c'è, che non ci sarà mai sulla terra altra speranza per gli uomini al di fuori della speranza cristiana, bisogna dirlo" !

A coloro che gli rimproverava di non prendere abbastanza sul serio il Concilio rispondeva: "Lo so, lo so, e trovo questo molto buffo. Io mi sono stancato del marxismo già nel 1935 giusto in tempo per vedere i primi preti innamorarsi di Karl Marx. E' vero non mi sono molto eccitato davanti a quelle che definivano le "novità rivoluzionarie" del Concilio: la libertà di pensiero, la fine dell'antisemitismo, l'ecumenismo, la tolleranza... Tutto il bagaglio insomma, della Rivoluzione Francese, scoperto dai cattolici con quasi due secoli di ritardo.
Se sono stato un pò distratto è perchè quelle "novità" lo erano forse per i clericali, ma per me non lo erano affatto. Ero convinto di quelle cose sin da quando ho cominciato a capire, grazie a mio padre e agli uomini del suo ambiente socialista e comunista. Nessuno può accusarmi di "tradizionalismo"
perchè la mia tradizione vitale e culturale non sono i decreti del Concilio di Trento, ma il "Capitale di Marx".

Ad un intervistatore coniò, scherzando, la differenza che esiste tra progressisti e conservatori: "progressista è uno che fa la volontà di tutti, tranne che di Dio; conservatore è uno invece che fa sempre la volontà di Dio, che Dio lo voglia o no...".

A chi lo accusava di ostentare troppo pessimismo con il passare dell’età,
rispondeva: “Se il pessimista è uno che crede che le cose non potranno finire bene, allora un cristiano non può essere pessimista. Il cristiano è un
ottimista: ma apocalittico. Sa che in ogni caso tutto finirà bene. Ma non qui.
Si, libertè, fraternitè, egalitè finiranno col trionfare, ma dopo che avremo adempiuto ad una piccola formalità. Dopo, cioè, che saremo passati non soltanto attraverso la fine della nostra vita terrena, ma attraverso la fine dell’
umanità stessa: il secondo finale ritorno del Cristo. Ecco ciò che tutti i cristiani aspettano, secondo la loro fede, nel futuro e che invece le chiese “ufficiali” tendono oggi quasi a nascondere, lasciando cosi campo libero allo scatenarsi delle fantasie e dei deliri escatologici delle sette”.

Questa è la grande testimonianza di Andrè Frossard, a cui, per concludere, vorrei aggiungere una piccola riflessione.
Probabilmente saremo chiamati a vivere eventi grandiosi e drammatici forse con sofferenza. Sarà il nostro venerdi di passione, ma sappiamo, noi cristiani, e Frossard ne è testimone oculare, che arriverà la domenica. La domenica di risurrezione dove ci si schiuderà la vera vita, la vera realtà che, al confronto, “rimanda di colpo il nostro mondo tra le ombre fragili dei sogni irrealizzati”, come afferma Frossard.
Cristianamente si dice che il peggior futuro è migliore del più bel passato, perché il bene più grande per l’uomo sarà alla fine della sua vita, quando chiuderà gli occhi su questo mondo e li aprirà sull’Altro.
Allo stesso modo per l’umanità tutta alla fine della storia, col ritorno di Cristo, quando ci riapproprieremo del nostro corpo come Gesù, il Primo dei Risorti.

FV

P.S.Per chi avrà ancora voglia di leggere, qui di seguito la descrizione del prodigio:

“In piedi accanto alla porta, cerco con gli occhi il mio amico, ma non riesco a riconoscerlo tra le forme inginocchiate che mi stanno davanti. Il mio sguardo passa dall’ombra alla luce, ritorna sui fedeli senza portarsi dietro alcun pensiero, va dai fedeli alle religiose immobili, dalle religiose all’altare dove c’è un ostensorio ignorando di essere di fronte al Santissimo Sacramento, poi, non so perché, si ferma sulla seconda candela che brucia alla sinistra della croce. Non sulla prima ne sulla terza: sulla seconda.
E allora, d'improvviso, si scatena la serie di prodigi la cui inesorabile violenza smantellerà in un istante l'essere assurdo che sono per far nascere il ragazzo stupefatto che non sono mai stato.
Dapprima mi vengono suggerite queste parole: "vita spirituale". Non dette e neppure formate da me stesso: sentite come se fossero pronunciate accanto a me sottovoce da una persona che veda ciò che io non vedo ancora.

Non dico che il cielo si apre: non si apre, si slancia, s'innalza d'improvviso, silenziosa folgorazione, da quella insospettabile cappella nella quale si trovava misteriosamente rinchiuso. Come descriverlo con queste povere parole, che mi rifiutano il loro aiuto e minacciano di intercettare i miei pensieri per trasferirli nel campo delle fantasticherie ? Il pittore cui fosse dato di intravedere dei colori sconosciuti, con che cosa li dipingerebbe ? Un cristallo indistruttibile , d'una infinita trasparenza , d'una luminosità quasi insostenibile (un grado di più mi avrebbe annientato) e piuttosto azzurrina , un mondo, un altro mondo d'uno splendore e d'una densità che rimandano di colpo il nostro tra le ombre fragili dei sogni irrealizzati. Questo mondo, “è la realtà, la verità”: la vedo dalla sponda oscura su cui sono ancora trattenuto.

C'è un ordine nell'universo, ed alla sommità, al di là di questo velo di nebbia risplendente, l'evidenza di Dio, l'evidenza fatta presenza e l'evidenza fatta persona di colui che un istante prima avrei negato , colui che i cristiani chiamano "padre nostro", e del quale sento tutta la dolcezza, una dolcezza diversa da tutte le altre, che non è la qualità , passiva designata talvolta sotto questo nome , ma una dolcezza attiva, sconvolgente, al di la di ogni violenza, capace di infrangere la pietra più dura e, più duro della pietra, il cuore umano.
La sua irruzione straripante , totale, s'accompagna con una gioia che non è altro che l'esultanza del salvato, la gioia del naufrago raccolto in tempo; con una differenza tuttavia, che è proprio nel momento in cui vengo issato verso la salvezza che acquisto coscienza del fango nel quale ero immerso senza saperlo, e che mi chiedo, vedendomene ancora impossessato a metà corpo, come abbia potuto vivervi e respirarvi.

Nello stesso tempo mi viene data una nuova famiglia. la Chiesa, con l'incarico, per lei, di condurmi ove è necessario che io vada , essendo inteso che, a dispetto della apparenze, mi resta ancora da superare una certa distanza, abolibile solo con un rovesciamento della gravitazione.

Queste sensazioni, che provo a fatica a tradurre nel linguaggio inadeguato delle idee e delle immagini, sono simultanee, comprese le une nelle altre, e dopo anni ed anni non ne avrò ancora esaurito il contenuto. Tutto è dominato dalla presenza, al di là e attraverso un'immensa assemblea, di colui del quale non potrò mai più scrivere il nome senza timore di ferire la sua tenerezza, colui davanti al quale ho la fortuna di essere un figlio perdonato, che si sveglia per imparare che tutto è dono”.

“Capisco che queste frasi possano essere esorbitanti, ma che ci posso fare, se il Cristianesimo è vero, se c’è una verità, se questa verità è una persona che non vuole essere inconoscibile “ ?