Visualizzazione post con etichetta paolo VI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta paolo VI. Mostra tutti i post

giovedì 12 gennaio 2017

La salutare "via media": " Vogliamo essere meno pazienti del buon Dio e costringere la gente a un salto mortale?"

Il 27 dicembre scorso avevamo ipotizzato un rilancio della "via media" facendo esplicito riferimento alla sana e concreta visione ecclesiale del Cardinale  Reginal Pole che ha caratterizzato il suo governo episcopale " nel breve periodo di cinque anni in cui, sotto il regno di Maria la Cattolica, l'Inghilterra tornò per l’ultima volta alla fede tradizionale". ( QUI )

Sappiamo che quell'articolo è stato letto, ed anche garbatamente apprezzato, "intra moenia".
Diamo dunque seguito a quella tematica, giudicata interessante, postando un Articolo di Don Elia che ha ricevuto alcune critiche da parte di quel tipo di tradizionalismo fortemente ideologizzato.
Siamo sulla buona strada: "Andiamo avanti" (Cfr.Benedetto XVI) e soprattutto "buona lettura" !!!
AC

La terza via

La crisi nella Chiesa è talmente grave che i sani dovrebbero far quadrato. 
È vero, senza ombra di dubbio. 
Tuttavia, se mi soffermo a osservare i difetti di certi ambienti tradizionalisti, non è per il gusto di “fare le pulci” agli altri, ma per segnalare gravi pericoli che nascono da un’impostazione tendenzialmente settaria e dall’isolamento in cui si sono deliberatamente rinchiusi. 

domenica 25 ottobre 2015

La piovra e la finestra di Overton: tecniche di persuasione delle masse contro la vera Fede

E' bastato un solo voto per spalancare la "finestra di Overton" adattissima per « dimostrare come con vere e proprie strategie di comunicazioni si riescono a fare accettare l'introduzione e la successiva legelizzazione di qualsiasi idea o fatto sociale».
Non era difficile prevedere che dalla finestra frantumata nel ponte di comando della nave, che ancora riesce miracolosamente a galleggiare nell'oceano in tempesta, la mostruosa piovra infernale  sarebbe potuta penetrare   per afferrare nella sua morsa mortale equipaggio e passeggeri.
Ieri sera commentando "a caldo" l'agenzia ANSA sulle conclusioni del Sinodo e particolarmente quell'unico unico voto che ha fatto prevalere la temuta linea  "progressista", un amico che ha molto più fede di me, ha voluto ringraziare  il Signore citando la frase che Gesù durante l'ultima Cena rivolse al  discepolo che lo avrebbe tradito  : « Quello che devi fare fallo al più presto».
Ho molto riflettuto questa notte su questa frase accostandola con le parole che l'evangelista San Luca riferisce a proposito della Presentazione al Tempio di Gesù.
Disse infatti il vecchio Simeone (Luca,2-34): «Egli -Gesù- è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. ».
L'unico segno di contraddizione con il mondo e il principe delle tenebre è Gesù luce, verità e vita.
La Verità  riesce a svelare i pensieri di molti cuori essendo muro di separazione e diga spartiacque della menzogna.
"Quello che devi fare fallo al più presto".
La luce del Vangelo ci farà comprendere se anche in questi giorni le pecore stanno al sicuro in quell'ovile preparato dal Signore Nostro Gesù Cristo.
Aspettiamo quello che Pietro,  grazie a quell'unico voto sinodale che ha fatto prevalere la linea del compromesso con il mondo, camuffata da falsa carità, ripeterà la Sua professione di fede e di amore a Gesù : «Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo».
Pietro non potrà dare altre risposte.


"Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?». 
Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti amo». 
Gli disse: «Pasci i miei agnelli». 
Gli disse di nuovo: «Simone di Giovanni, mi ami?». 
Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti amo». 
Gli disse: «Pasci le mie pecorelle». 
Gli disse per la terza volta: «Simone di Giovanni, mi ami?». 
Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi ami?, e gli disse: 
«Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo». 
Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecorelle. 
In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi». 
Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio" (Giovanni 21-15)

martedì 7 maggio 2013

Inter mysteria fluitat insidiose Navicula


"Joseph Ratzinger ha scelto di non spiegare a nessuno i motivi che l'hanno spinto a compiere il suo gesto" (Camillo Card. Ruini)
Massimo Franco, Corriere della Sera, Sabato 4 Maggio 2013.

Fra cento o un anno, non importa, la vicenda della fine del Pontificato di Benedettto XVI sarà valutata in un'unica angolazione : la crisi del sistema "chiesa-mondana". 
Un mostrum contro natura che, con le sue implacabili regole e le sue vittime sacrificali, ha depresso la storia umana ed ecclesiale negli ultimi 50 anni.
Grazie a Dio quel tipo di perverso  connubio è entrato in crisi !
Non bastano  i sorrisi del simpatico nuovo Pontefice, che prima o poi dovrà pronunciarsi su questioni etico-teologiche,  nè i pulman  delle allegre scampagnate delle famiglie  in Vaticano a ridare vita e speranza al putrefatto sistema della " chiesa-mondana".
Non ridano compiaciuti gli ottuagenari "manovratori" esperti di comunicazione di massa ... per questa loro momentanea vittoria !
Sappiamo che la sera dell'11 febbraio scorso essi hanno rassicurato i grandi centri di potere che la "chiesa-mondana" sarebbe venuta in loro soccorso per incantare il popolo  affamato, senza lavoro, sbandato e inquieto perchè la droga che lo ha imbambolato è stata diminuita dagli stessi che hanno creato la terribile crisi economica planetaria...
In un certo senso comprendiamo le preoccupazioni e le aspettative che il Potere ha riservato sulla "chiesa-mondana" : la chiesa cattolica deve tenere per contenere e indirizzare il popolo sballato a causa della crisi economica.
Aspirazioni condivisibili dal punto di vista prettamente umano.
Fa bene il nuovo Papa a parlare sempre di misericordia, anche se si tralasciano le Opere di misericordia spirituale, che nessuno ha abolito, ad esempio "Ammonire i peccatori".
Se non viene fatto si lascia che il male dilaghi e non ci sarà nessun nuovo "muro" che lo possa contenere.
Pare di essere tornati ai buonismi degli ultimi 50 anni, che tanto male hanno portato, e non una nuova, vera evangelizzazione.
E' vero che la Chiesa ha svolto anche in altri periodi storici difficili la stessa mediazione sociale. Ma non è lo scopo per cui il Divin Redentore l'ha generata !
Per ora sull'altare sacrificale, dopo una Via Crucis durata otto anni, c'è finito Benedetto XVI-Joseph Ratzinger.
E non è finita per lui.
Siccome il cuore dei fedeli è rimasto ancora troppo legato, nonostante tutto, al ricordo del mite e buono Benedetto XVI ( lo Spirito Santo fa degli scherzetti anche ai cardinali esperti di marketing e di comunicazione di massa ) ora se ne deve distruggere ulteriormente l'immagine come abbiamo più volte scritto.
Ci sta pensando anche un vaticanista, noto per i voltagabbana, che , submissa voce, per non beccarsi una denuncia, sussurra ... dice... ipotizza ...
E' vero che il Potere si sdebiterà con la "chiesa-mondana" per il  " regalino " che ha fatto loro promettendo anche l' immortalità agli ottuagenari cardinali ... ma noi confidiamo nello Spirito Santo che dirige, disciplina e illumina l'unica Chiesa di Cristo : la Santa Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana !
Da cattolici confidiamo nella grazia che il Papa, Successore di Pietro e Vicario di Nostro Signore Gesù Cristo, sta dispensando nella Santa Chiesa anche attraverso l'esempio che quotidianamente ci dona mostrandoci una  fede genuina fondata sulla roccia del Vangelo.

Con il Salmo 76 preghiamo :

" Forse Dio ci respingerà per sempre,
non sarà più benevolo con noi?
E' forse cessato per sempre il suo amore,
è finita la sua promessa per sempre? 


Può Dio aver dimenticato la misericordia,
aver chiuso nell'ira il suo cuore?
E ho detto: «Questo è il mio tormento:
è mutata la destra dell'Altissimo».

Ricordo le gesta del Signore,
ricordo le tue meraviglie di un tempo.
Mi vado ripetendo le tue opere,
considero tutte le tue gesta ".


Andrea Carradori


venerdì 1 febbraio 2013

" GESU' E' SUL PAVIMENTO ! " TERRIBILE REALTA'

PER MOTIVI PRUDENZIALI DOBBIAMO RIMUOVERE IL BELLISSIMO VIDEO CHE PARE HA CAUSATO AD ALTRI BLOG DEI SERI PROBLEMI PERCHE' "INFETTO"
PER VEDERLO (ANCORA ) PROVATE CON MESSAINLATINO 
Mio Dio, io credo, adoro, spero e ti amo,
ti chiedo perdono per coloro che non credono,
non adorano, non sperano, e non ti amano.
Santissima Trinità, Padre, Figlio, e Spirito Santo:
ti adoro profondamente e ti offro
 il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo,
presente in tutti i tabernacoli della terra
 in riparazione degli oltraggi, dei sacrilegi e delle indifferenze
con cui Egli stesso viene offeso.
E per i meriti infiniti del suo Sacratissimo Cuore
e per intercessione del Cuore Immacolato di Maria,
ti chiedo la conversione dei poveri peccatori.

martedì 28 agosto 2012

« PURIFICAZIONE DELLA MEMORIA E CONFESSIONE DELLE COLPE » DAGLI ERRORI DEL POST CONCILIO VATICANO II . « RICHIESTA DI PERDONO » PER LA CATTIVA INTERPRETAZIONE DEI TESTI CONCILIARI E PER I DANNI RECATI ALLA FEDE DA QUELLE MEFISTOFELICHE INTEPRETAZIONI.


Avendo, purtroppo, il ricordo di ciò che era la Chiesa prima del Sacrosanto Concilio Ecumenico Vaticano II :
- non posso festeggiare il Giubileo conciliare senza aver celebrato prima il “giorno della memoria e della purificazione della Chiesa dagli errori commessi contro il Magistero ed in primis contro il  Sacrosanto Concilio Vaticano II".
Non posso festeggiare perchè ogni cellula del mio corpo si rifiuterebbe !
Non posso festeggiare perchè ho vivissimo nella memoria il ricordo dei preti che hanno preferito morire piuttosto che continuare a vivere in una chiesa che non riconoscevano più come quella per la quale avevano dedicato tutta la loro vita e tutto se stessi !
Non posso festeggiare perchè per colpa dell'innocente Concilio è stata umiliata la cosa più bella che possediamo : la fede cattolica, unico mezzo di redenzione per l'umanità errante, al di fuori della quale non esiste salvezza
.
Prima dei festeggiamenti ci sia il "giorno della richiesta di perdono" il giorno della "purificazione della memoria" per chiedere perdono a Dio per i danni procurati alla Divina Maestà dall'innocente Concilio Vaticano II. .
In assenza di questa "purificazione della memoria " ci  penserà la Divina Provvidenza, mi auguro a breve, a saggiare come oro nel crogiuolo la Mistica Sposa di Cristo dalle zozzure immonde e dal fumo di Satana entrato nella Santa Chiesa di Cristo !
Quel giorno ci sarà pianto e stridore di denti ... ma la Chiesa sarà salva !

CONFESSIONE DELLE COLPE DEL POST CONCILIO VATICANO II E RICHIESTA DI PERDONO

Il Signore Gesù, nostro Divino Redentore ha insegnato : 
« Andate per tutto il mondo, predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo; chi invece non crederà sarà condannato» (Mr 16, 15-16)
Andate dunque, ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto quanto v'ho comandato. Ed ecco io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo» (Mt 28, 19-20) ammonendoci che viviamo nel mondo, ma non siamo del mondo (Gv 17, 14).
Considerando con umiltà le colpe che gli uomini di Chiesa hanno fatto dopo l'evento conciliare, in un'autentica «purificazione della memoria» nel Cinquantesimo dell’apertura del Sacrosanto Concilio Vaticano II ci impegniamo in un cammino di vera conversione :
O Padre misericordioso,
nella vigilia della Sua gloriosa Passione
Tuo Figlio ha pregato per l'unità dei credenti in Lui.
Essi però, contraddicendo alla sua volontà, a causa del peccato e dell’orgoglio si sono opposti e divisi anche
a causa della temeraria e perniciosa interpretazione del Sacrosanto Concilio Vaticano II fatta con spirito di ribellione e di rottura con la Tradizione.
Invochiamo con forza il Tuo perdono
e Ti chiediamo il dono di un cuore penitente,
perché tutti i fedeli del Corpo Mistico di Cristo, la Santa Chiesa Cattolica, riconciliati con Te e tra di loro
in un solo corpo e in un solo spirito,
possano rivivere l'esperienza gioiosa della piena comunione.

Signore Dio,
la tua Chiesa pellegrina,
sempre da Te santificata nel sangue del tuo Figlio,
in ogni tempo annovera nel suo seno
membri che rifulgono per santità
ed altri che nella disobbedienza a Te
contraddicono la Fede professata e il Santo Vangelo.
Guarda con occhio misericordioso la Tua Chiesa sfigurata e umiliata dagli uomini di Chiesa che dopo il Concilio Vaticano II hanno cercato di offuscare la Verità dialogando con il mondo, senza convertire e mettendo in pericolo la possibilità di salvezza alle anime che anelano a Te, somma ed eterna felicità .
"Dio, nostro rifugio e nostra forza, guarda propizio al popolo che Ti invoca: e, per l’intercessione della gloriosa e immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, di san Giuseppe, suo Sposo, dei tuoi santi Apostoli Pietro e Paolo e di tutti i Santi, esaudisci, misericordioso e benigno, le preghiere che Ti presentiamo per la con-versione dei peccatori, per la libertà e l’esaltazione della santa Madre Chiesa. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen".

Dopo il Concilio Vaticano II «Attraverso qualche fessura il fumo di Satana è entrato nella Chiesa» disse il Servo di Dio Papa Paolo VI .
Concedici o Dio la grazia del Tuo perdono e il ravvedimento così che meritevoli della Tua Grazia potremo riprendere il cammino ed essere Tuoi autentici testimoni.
"O Glorioso Arcangelo Michele, sentinella della Santa Chiesa difendici nella lotta;
sii nostro aiuto contro la cattiveria e le insidie del demonio.
Gli comandi Iddio,
supplichevoli ti preghiamo:
tu, che sei il Principe della milizia celeste,
con la forza divina rinchiudi nell'inferno Satana
e gli altri spiriti maligni
che girano il mondo
per portare le anime alla dannazione. Amen".

Dopo il Concilio Vaticano II
abbiamo riconosciuto che anche gli uomini di Chiesa,
hanno talora fatto ricorso a metodi non evangelici
per affermare le “loro convinzioni” , frutto delle opere principe di questo mondo , per offuscare l’immagine del Sacrosanto Concilio Vaticano II e deviare le anime dalla ricerca della salvezza, ottenuto il Tuo perdono
sappiano imitare il Signore Gesù,
mite e umile di cuore.
Preghiamo il Glorioso Patriarca San Giuseppe, Patrono della Chiesa , perché protegga i Consacrati liberandoli dalla schiavitù delle ideologie di questo mondo : 
“A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione, ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio dopo quello della tua santissima sposa. Per quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all'immacolata Vergine Madre di Dio, e per l'amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo sangue, e con il tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni. Proteggi, o provvido custode della divina Famiglia, l'eletta prole di Gesù Cristo; allontana da noi, o padre amantissimo, la peste di errori e di vizi che ammorba il mondo, assistici propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore, e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del bambino Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità, e stendi su ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché col tuo esempio e con il tuo soccorso possiamo virtuosamente vivere, piamente morire e conseguire l'eterna beatitudine in cielo”.

Signore, Dio
dopo il Sacrosanto Concilio Vaticano II
gli uomini di Chiesa, a cui Tu hai rivolto la Tua particolare benevolenza, hanno talvolta accondisceso a metodi di intolleranza e non hanno seguito il grande comandamento del Tuo amore, deturpando così il volto della Chiesa, tua Sposa e dello stesso Sacrosanto Concilio.
Abbi misericordia dei tuoi figli peccatori
e accogli il proposito
di cercare e promuovere la Verità nella dolcezza della carità, ben sapendo che il Sacrosanto Concilio Vaticano II è frutto della potenza dello Spirito Santo , atto del Magistero della Chiesa che è stato donato per salvare l’uomo dei tempi moderni dalla corruzione del peccato.


I peccati hanno lacerato l'unità del Corpo di Cristo
e ferito la carità fraterna : “col Concilio Vaticano II ci aspettavamo la primavera e invece è venuto l'inverno” ,  ebbe a pronunciare il Servo di Dio Papa Paolo VI.
Preghiamo perchè il  Signore misericordioso ci appiani la strada verso la riconciliazione con Lui, verità e vita e ci doni di vivere in santa comunione in attesa di contemplare il Suo Volto glorioso nella nuova Gerusalemme.

IL SACROSANTO CONCILIO ECUMENICO VATICANO II

“ Noi termineremo questa sessione del Concilio Ecumenico, che ha delineato la dottrina della Chiesa, nella gioia di riconoscere alla Madonna il titolo che ben le compete di Madre della Chiesa «Mater Ecclesiae».
Sarà questo un titolo che ci aiuterà a celebrare Maria Santissima amorosa regina del mondo, centro materno dell’unità, pia speranza della nostra salvezza”. ( Servo di Dio Paolo VI )
Maria , Mater Ecclesiae, ora pro nobis !

Testi ispirati alla   PREGHIERA UNIVERSALE
CONFESSIONE DELLE COLPE E RICHIESTA DI PERDONO , Anno Santo 2000 Beato Giovanni Paolo II.

http://www.30giorni.it/articoli_id_2564_l1.htm ( per le citazioni del Servo di Dio Paolo VI )





venerdì 22 giugno 2012

CREDO





SOLENNE CONCELEBRAZIONE A CONCLUSIONE DELL'«ANNO DELLA FEDE»
NEL CENTENARIO DEL MARTIRIO DEGLI APOSTOLI PIETRO E PAOLO

OMELIA DI SUA SANTITÀ PAOLO VI*

Piazza San Pietro - Domenica, 30 giugno 1968



Venerati Fratelli e diletti Figli.

Con questa solenne Liturgia Noi concludiamo la celebrazione del XIX centenario del martirio dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, e diamo così all’«Anno della Fede» il suo coronamento: l’avevamo dedicato alla commemorazione dei Santi Apostoli per attestare il nostro incrollabile proposito di fedeltà al Deposito della fede (Cfr. 1 Tim. 6, 20) che essi ci hanno trasmesso, e per rafforzare il nostro desiderio di farne sostanza di vita nella situazione storica, in cui si trova la Chiesa pellegrina nel mondo.

Noi sentiamo pertanto il dovere di ringraziare pubblicamente tutti coloro che hanno risposto al Nostro invito, conferendo all’ «Anno della Fede» una splendida pienezza, con l’approfondimento della loro personale adesione alla Parola di Dio, con la rinnovazione della professione di fede nelle varie comunità, e con la testimonianza di una vita veramente cristiana. Ai Nostri Fratelli nell’Episcopato, in modo particolare, e a tutti i fedeli della santa Chiesa cattolica, Noi esprimiamo la Nostra riconoscenza e impartiamo la Nostra Benedizione.

Al tempo stesso, Ci sembra che a Noi incomba il dovere di adempiere il mandato, affidato da Cristo a Pietro, di cui siamo il successore, sebbene l’ultimo per merito, di confermare cioè nella fede i nostri fratelli (Cfr. Luc. 22, 32). Consapevoli, senza dubbio, della Nostra umana debolezza, ma pure con tutta la forza che un tale mandato imprime nel Nostro spirito, Noi Ci accingiamo pertanto a fare una professione di fede, a pronunciare un Credo, che, senza essere una definizione dogmatica propriamente detta, e pur con qualche sviluppo, richiesto dalle condizioni spirituali del nostro tempo, riprende sostanzialmente il Credo di Nicea, il Credo dell’immortale Tradizione della santa Chiesa di Dio.

Nel far questo, Noi siamo coscienti dell’inquietudine, che agita alcuni ambienti moderni in relazione alla fede. Essi non si sottraggono all’influsso di un mondo in profonda trasformazione, nel quale un così gran numero di certezze sono messe in contestazione o in discussione. Vediamo anche dei cattolici che si lasciano prendere da una specie di passione per i cambiamenti e le novità. Senza dubbio la Chiesa ha costantemente il dovere di proseguire nello sforzo di approfondire e presentare, in modo sempre più confacente alle generazioni che si succedono, gli imperscrutabili misteri di Dio, fecondi per tutti di frutti di salvezza. Ma al tempo stesso, pur nell’adempimento dell’indispensabile dovere di indagine, è necessario avere la massima cura di non intaccare gli insegnamenti della dottrina cristiana. Perché ciò vorrebbe dire - come purtroppo oggi spesso avviene - un generale turbamento e perplessità in molte anime fedeli.

A tale proposito occorre ricordare che al di là del dato osservabile, scientificamente verificato, l’intelligenza dataci da Dio raggiunge la realtà (ciò che è), e non soltanto l’espressione soggettiva delle strutture e dell’evoluzione della coscienza; e che, d’altra parte, il compito dell’interpretazione - dell’ermeneutica - è di cercare di comprendere e di enucleare, nel rispetto della parola pronunciata, il significato di cui un testo è espressione, e non di ricreare in qualche modo questo stesso significato secondo l’estro di ipotesi arbitrarie.

Ma, soprattutto, Noi mettiamo la Nostra incrollabile fiducia nello Spirito Santo, anima della Chiesa, e nella fede teologale su cui si fonda la vita del Corpo mistico. Noi sappiamo che le anime attendono la parola del Vicario di Cristo, e Noi veniamo incontro a questa attesa con le istruzioni che normalmente amiamo dare. Ma oggi Ci si offre l’occasione di pronunciare una parola più solenne.

In questo giorno, scelto per la conclusione dell’«Anno della Fede», in questa Festa dei beati Apostoli Pietro e Paolo, Noi abbiamo voluto offrire al Dio vivente l’omaggio di una professione di fede. E come una volta a Cesarea di Filippo l’Apostolo Pietro prese la parola a nome dei Dodici per confessare veramente, al di là delle umane opinioni, Cristo Figlio di Dio, vivente, così oggi il suo umile Successore, Pastore della Chiesa universale, eleva la sua voce per rendere, in nome di tutto il popolo di Dio, una ferma testimonianza alla Verità divina, affidata alla Chiesa perché essa ne dia l’annunzio a tutte le genti.

Noi abbiamo voluto che la Nostra professione di fede fosse sufficientemente completa ed esplicita, per rispondere in misura appropriata al bisogno di luce, sentito da così gran numero di anime fedeli come da tutti coloro che nel mondo, a qualunque famiglia spirituale appartengano, sono in cerca della Verità.

A gloria di Dio Beatissimo e di Nostro Signore Gesù Cristo, fiduciosi nell’aiuto della Beata Vergine Maria e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, per il bene e l’edificazione della Chiesa, a nome di tutti i Pastori e di tutti i fedeli, Noi ora pronunciamo questa professione di fede, in piena comunione spirituale con tutti voi, Fratelli e Figli carissimi.



PROFESSIONE DI FEDE

Noi crediamo in un solo Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, creatore delle cose visibili, come questo mondo ove trascorre la nostra vita fuggevole, delle cose invisibili quali sono i puri spiriti, chiamati altresì angeli (Cfr. Dz.-Sch. 3002), e Creatore in ciascun uomo dell’anima spirituale e immortale.

Noi crediamo che questo unico Dio è assolutamente uno nella sua essenza infinitamente santa come in tutte le sue perfezioni, nella sua onnipotenza, nella sua scienza infinita, nella sua provvidenza, nella sua volontà e nel suo amore. Egli è Colui che è, come Egli stesso lo ha rivelato a Mosè (Cfr. Ex. 3, 14); ed Egli è Amore, come ce lo insegna l’Apostolo Giovanni (Cfr. 1 Io. 4, 8): cosicché questi due nomi, Essere e Amore, esprimono ineffabilmente la stessa Realtà divina di Colui, che ha voluto darsi a conoscere a noi, e che «abitando in una luce inaccessibile» (Cfr. 1 Tim. 6, 16) è in Se stesso al di sopra di ogni nome, di tutte le cose e di ogni intelligenza creata. Dio solo può darci la conoscenza giusta e piena di Se stesso, rivelandosi come Padre, Figlio e Spirito Santo, alla cui eterna vita noi siamo chiamati per grazia di Lui a partecipare, quaggiù nell’oscurità della fede e, oltre la morte, nella luce perpetua, l’eterna vita. I mutui vincoli, che costituiscono eternamente le tre Persone, le quali sono ciascuna l’unico e identico Essere divino, sono le beata vita intima di Dio tre volte santo, infinitamente al di là di tutto ciò che noi possiamo concepire secondo l’umana misura (Cfr. Dz-Sch. 804). Intanto rendiamo grazie alla Bontà divina per il fatto che moltissimi credenti possono attestare con noi, davanti agli uomini, l’Unità di Dio, pur non conoscendo il mistero della Santissima Trinità.

Noi dunque crediamo al Padre che genera eternamente il Figlio; al Figlio, Verbo di Dio, che è eternamente generato; allo Spirito Santo, Persona increata che procede dal Padre e dal Figlio come loro eterno Amore. In tal modo, nelle tre Persone divine, coaeternae sibi et coaequales (Dz-Sch. 75), sovrabbondano e si consumano, nella sovreccellenza e nella gloria proprie dell’Essere increato, la vita e la beatitudine di Dio perfettamente uno; e sempre «deve essere venerata l’Unità nella Trinità e la Trinità nell’Unità» (Dz-Sch. 75).

Noi crediamo in Nostro Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio. Egli è il Verbo eterno, nato dal Padre prima di tutti i secoli, e al Padre consustanziale, homoousios to Patri (Dz-Sch. 150); e per mezzo di Lui tutto è stato fatto. Egli si è incarnato per opera dello Spirito nel seno della Vergine Maria, e si è fatto uomo: eguale pertanto al Padre secondo la divinità, e inferiore al Padre secondo l’umanità (Cfr. Dz.-Sch. 76), ed Egli stesso uno, non per una qualche impossibile confusione delle nature ma per l’unità della persona Cfr. Ibid.).

Egli ha dimorato in mezzo a noi, pieno di grazia e di verità. Egli ha annunciato e instaurato il Regno di Dio, e in Sé ci ha fatto conoscere il Padre. Egli ci ha dato il suo Comandamento nuovo, di amarci gli uni gli altri com’Egli ci ha amato. Ci ha insegnato la via delle Beatitudini del Vangelo: povertà in spirito, mitezza, dolore sopportato nella pazienza, sete della giustizia, misericordia, purezza di cuore, volontà di pace, persecuzione sofferta per la giustizia. Egli ha patito sotto Ponzio Pilato, Agnello di Dio che porta sopra di sé i peccati del mondo, ed è morto per noi sulla Croce, salvandoci col suo Sangue Redentore. Egli è stato sepolto e, per suo proprio potere, è risolto nel terzo giorno, elevandoci con la sua Resurrezione alla partecipazione della vita divina, che è la vita della grazia. Egli è salito al Cielo, e verrà nuovamente, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, ciascuno secondo i propri meriti; sicché andranno alla vita eterna coloro che hanno risposto all’Amore e alla Misericordia di Dio, e andranno nel fuoco inestinguibile coloro che fino all’ultimo vi hanno opposto il loro rifiuto.

E il suo Regno non avrà fine.

Noi crediamo nello Spirito Santo, che è Signore e dona la vita; che è adorato e glorificato col Padre e col Figlio. Egli ci ha parlato per mezzo dei profeti, ci è stato inviato da Cristo dopo la sua Resurrezione e la sua Ascensione al Padre; Egli illumina, vivifica, protegge e guida la Chiesa, ne purifica i membri, purché non si sottraggano alla sua grazia. La sua azione, che penetra nell’intimo dell’anima, rende l’uomo capace di rispondere all’invito di Gesù: «Siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro celeste» (Matth. 5, 48).

Noi crediamo che Maria è la Madre, rimasta sempre Vergine, del Verbo Incarnato, nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo (Cfr. Dz.-Sch. 251-252) e che, a motivo di questa singolare elezione, Ella, in considerazione dei meriti di suo Figlio, è stata redenta in modo più eminente (Cfr. Lumen gentium, 53), preservata da ogni macchia del peccato originale (Cfr. Dz.-Sch. 2803) e colmata del dono della grazia più che tutte le altre creature (Cfr. Lumen gentium, 53).

Associata ai Misteri della Incarnazione e della Redenzione con un vincolo stretto e indissolubile (Cfr. Lumen gentium, 53, 58, 61), la Vergine Santissima, l’Immacolata, al termine della sua vita terrena è stata elevata in corpo e anima alla gloria celeste (Cfr. Dz.-Sch. 3903) e configurata a suo Figlio risorto, anticipando la sorte futura di tutti i giusti; e noi crediamo che la Madre Santissima di Dio, Nuova Eva, Madre della Chiesa (Cfr. Lumen gentium, 53, 56, 61, 63; cfr. Pauli VI, Alloc. in conclusione III Sessionis Concilii Vat. II: A.A.S. 56, 1964, p. 1016; Exhort. Apost. Signum Magnum, Introd.), continua in Cielo il suo ufficio materno riguardo ai membri di Cristo, cooperando alla nascita e allo sviluppo della vita divina nelle anime dei redenti (Cfr. Lumen gentium, 62; Pauli VI, Exhort. Apost. Signum Magnum, p. 1, n. 1).

Noi crediamo che in Adamo tutti hanno peccato: il che significa che la colpa originale da lui commessa ha fatto cadere la natura umana, comune a tutti gli uomini, in uno stato in cui essa porta le conseguenze di quella colpa, e che non è più lo stato in cui si trovava all’inizio nei nostri progenitori, costituiti nella santità e nella giustizia, e in cui l’uomo non conosceva né il male né la morte. È la natura umana così decaduta, spogliata della grazia che la rivestiva, ferita nelle sue proprie forze naturali e sottomessa al dominio della morte, che viene trasmessa a tutti gli uomini; ed è in tal senso che ciascun uomo nasce nel peccato. Noi dunque professiamo, col Concilio di Trento, che il peccato originale viene trasmesso con la natura umana, «non per imitazione, ma per propagazione», e che esso pertanto è «proprio a ciascuno» (Dz-Sch. 1513).

Noi crediamo che nostro Signor Gesù Cristo mediante il Sacrificio della Croce ci ha riscattati dal peccato originale e da tutti i peccati personali commessi da ciascuno di noi, in maniera tale che - secondo la parola dell’Apostolo - «là dove aveva abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia» (Rom. 5, 20).

Noi crediamo in un sol Battesimo istituito da Nostro Signor Gesù Cristo per la remissione dei peccati. Il battesimo deve essere amministrato anche ai bambini che non hanno ancor potuto rendersi colpevoli di alcun peccato personale, affinché essi, nati privi della grazia soprannaturale, rinascano «dall’acqua c dallo Spirito Santo» alla vita divina in Gesù Cristo (Cfr. Dz-Sch. 1514).

Noi crediamo nella Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica, edificata da Gesù Cristo sopra questa pietra, che è Pietro. Essa è il Corpo mistico di Cristo, insieme società visibile, costituita di organi gerarchici, e comunità spirituale; essa è la Chiesa terrestre, Popolo di Dio pellegrinante quaggiù, e la Chiesa ricolma dei beni celesti; essa è il germe e la primizia del Regno di Dio, per mezzo del quale continuano, nella trama della storia umana, l’opera e i dolori della Redenzione, e che aspira al suo compimento perfetto al di là del tempo, nella gloria (Cfr. Lumen gentium, 8 e 5). Nel corso del tempo, il Signore Gesù forma la sua Chiesa mediante i Sacramenti, che emanano dalla sua pienezza (Cfr. Lumen gentium, 7, 11). È con essi che la Chiesa rende i propri membri partecipi del Mistero della Morte e della Resurrezione di Cristo, nella grazia dello Spirito Santo, che le dona vita e azione (Cfr. Sacrosanctum Concilium, 5, 6; Lumen gentium, 7, 12, 50). Essa è dunque santa, pur comprendendo nel suo seno dei peccatori, giacché essa non possiede altra vita se non quella della grazia: appunto vivendo della sua vita, i suoi membri si santificano, come, sottraendosi alla sua vita, cadono nei peccati e nei disordini, che impediscono l’irradiazione della sua santità. Perciò la Chiesa soffre e fa penitenza per tali peccati, da cui peraltro ha il potere di guarire i suoi figli con il Sangue di Cristo ed il dono dello Spirito Santo.

Erede delle promesse divine e figlia di Abramo secondo lo spirito, per mezzo di quell’Israele di cui custodisce con amore le Scritture e venera i Patriarchi e i Profeti; fondata sugli Apostoli e trasmettitrice, di secolo in secolo, della loro parola sempre viva e dei loro poteri di Pastori nel Successore di Pietro e nei Vescovi in comunione con lui; costantemente assistita dallo Spirito Santo, la Chiesa ha la missione di custodire, insegnare, spiegare e diffondere la verità, che Dio ha manifestato in una maniera ancora velata per mezzo dei Profeti e pienamente per mezzo del Signore Gesù. Noi crediamo tutto ciò che è contenuto nella Parola di Dio, scritta o tramandata, e che la Chiesa propone a credere come divinamente rivelata sia con un giudizio solenne, sia con il magistero ordinario e universale (Cfr. Dz-Sch. 3011). Noi crediamo nell’infallibilità, di cui fruisce il Successore di Pietro, quando insegna ex cathedra come Pastore e Dottore di tutti i fedeli (Cfr. Dz.-Sch. 3074), e di cui è dotato altresì il Collegio dei vescovi, quando esercita con lui il magistero supremo (Cfr. Lumen gentium, 25).

Noi crediamo che la Chiesa, che Gesù ha fondato e per la quale ha pregato, è indefettibilmente una nella fede, nel culto e nel vincolo della comunione gerarchica. Nel seno di questa Chiesa, sia la ricca varietà dei riti liturgici, sia la legittima diversità dei patrimoni teologici e spirituali e delle discipline particolari lungi dal nuocere alla sua unità, la mettono in maggiore evidenza (Cfr. Lumen gentium, 23; cfr. Orientalium Ecclesiarum, 2, 3, 5, 6).

Riconoscendo poi, al di fuori dell’organismo della Chiesa di Cristo, l’esistenza di numerosi elementi di verità e di santificazione che le appartengono in proprio e tendono all’unità cattolica (Cfr. Lumen gentium, 8), e credendo alla azione dello Spirito Santo che nel cuore dei discepoli di Cristo suscita l’amore per tale unità (Cfr. Lumen gentium, 15), Noi nutriamo speranza che i cristiani, i quali non sono ancora nella piena comunione con l’unica Chiesa, si riuniranno un giorno in un solo gregge con un solo Pastore.

Noi crediamo che la Chiesa è necessaria alla salvezza, perché Cristo, che è il solo Mediatore e la sola via di salvezza, si rende presente per noi nel suo Corpo, che è la Chiesa (Cfr. Lumen gentium, 14). Ma il disegno divino della salvezza abbraccia tutti gli uomini: e coloro che, senza propria colpa, ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, ma cercano sinceramente Dio e sotto l’influsso della sua grazia si sforzano di compiere la sua volontà riconosciuta nei dettami della loro coscienza, anch’essi, in un numero che Dio solo conosce, possono conseguire la salvezza (Cfr. Lumen gentium, 16).

Noi crediamo che la Messa, celebrata dal Sacerdote che rappresenta la persona di Cristo in virtù del potere ricevuto nel sacramento dell’Ordine, e da lui offerta nel nome di Cristo e dei membri del suo Corpo mistico, è il Sacrificio del Calvario reso sacramentalmente presente sui nostri altari. Noi crediamo che, come il pane e il vino consacrati dal Signore nell’ultima Cena sono stati convertiti nel suo Corpo e nel suo Sangue che di lì a poco sarebbero stati offerti per noi sulla Croce, allo stesso modo il pane e il vino consacrati dal sacerdote sono convertiti nel Corpo e nel Sangue di Cristo gloriosamente regnante nel Cielo; e crediamo che la misteriosa presenza del Signore, sotto quello che continua ad apparire come prima ai nostri sensi, è una presenza vera, reale e sostanziale (Cfr. Dz.-Sch. 1651).

Pertanto Cristo non può essere presente in questo Sacramento se non mediante la conversione nel suo Corpo della realtà stessa del pane e mediante la conversione nel suo Sangue della realtà stessa del vino, mentre rimangono immutate soltanto le proprietà del pane e del vino percepite dai nostri sensi. Tale conversione misteriosa è chiamata dalla Chiesa, in maniera assai appropriata, transustanziazione. Ogni spiegazione teologica, che tenti di penetrare in qualche modo questo mistero, per essere in accordo con la fede cattolica deve mantenere fermo che nella realtà obiettiva, indipendentemente dal nostro spirito, il pane e il vino han cessato di esistere dopo la consacrazione, sicché da quel momento sono il Corpo e il Sangue adorabili del Signore Gesù ad esser realmente dinanzi a noi sotto le specie sacramentali del pane e del vino (Cfr. Dz-Sch. 1642, 1651-1654; Pauli VI, Litt. Enc. Mysterium Fidei), proprio come il Signore ha voluto, per donarsi a noi in nutrimento e per associarci all’unità del suo Corpo Mistico (Cfr. S. Th. III, 73, 3).

L’unica ed indivisibile esistenza del Signore glorioso nel Cielo non è moltiplicata, ma è resa presente dal Sacramento nei numerosi luoghi della terra dove si celebra la Messa. Dopo il Sacrificio, tale esistenza rimane presente nel Santo Sacramento, che è, nel tabernacolo, il cuore vivente di ciascuna delle nostre chiese. Ed è per noi un dovere dolcissimo onorare e adorare nell’Ostia santa, che vedono i nostri occhi, il Verbo Incarnato, che essi non possono vedere e che, senza lasciare il Cielo, si è reso presente dinanzi a noi.

Noi confessiamo che il Regno di Dio, cominciato quaggiù nella Chiesa di Cristo, non è di questo mondo, la cui figura passa; e che la sua vera crescita non può esser confusa con il progresso della civiltà, della scienza e della tecnica umane, ma consiste nel conoscere sempre più profondamente le imperscrutabili ricchezze di Cristo, nello sperare sempre più fortemente i beni eterni, nel rispondere sempre più ardentemente all’amore di Dio, e nel dispensare sempre più abbondantemente la grazia e la santità tra gli uomini. Ma è questo stesso amore che porta la Chiesa a preoccuparsi costantemente del vero bene temporale degli uomini. Mentre non cessa di ricordare ai suoi figli che essi non hanno quaggiù stabile dimora, essa li spinge anche a contribuire - ciascuno secondo la propria vocazione ed i propri mezzi - al bene della loro città terrena, a promuovere la giustizia, la pace e la fratellanza tra gli uomini, a prodigare il loro aiuto ai propri fratelli, soprattutto ai più poveri e ai più bisognosi. L’intensa sollecitudine della Chiesa, Sposa di Cristo, per le necessità degli uomini, per le loro gioie e le loro speranze, i loro sforzi e i loro travagli, non è quindi altra cosa che il suo grande desiderio di esser loro presente per illuminarli con la luce di Cristo e adunarli tutti in Lui, unico loro Salvatore. Tale sollecitudine non può mai significare che la Chiesa conformi se stessa alle cose di questo mondo, o che diminuisca l’ardore dell’attesa del suo Signore e del Regno eterno.

Noi crediamo nella vita eterna. Noi crediamo che le anime di tutti coloro che muoiono nella grazia di Cristo, sia che debbano ancora esser purificate nel Purgatorio, sia che dal momento in cui lasciano il proprio corpo siano accolte da Gesù in Paradiso, come Egli fece per il Buon Ladrone, costituiscono il Popolo di Dio nell’aldilà della morte, la quale sarà definitivamente sconfitta nel giorno della Resurrezione, quando queste anime saranno riunite ai propri corpi.

Noi crediamo che la moltitudine delle anime, che sono riunite intorno a Gesù ed a Maria in Paradiso, forma la Chiesa del Cielo, dove esse nella beatitudine eterna vedono Dio così com’è (Cfr. 1 Io. 3, 2; Dz.-Sch. 1000) e dove sono anche associate, in diversi gradi, con i santi Angeli al governo divino esercitato da Cristo glorioso, intercedendo per noi ed aiutando la nostra debolezza con la loro fraterna sollecitudine (Cfr. Lumen gentium, 49).

Noi crediamo alla comunione tra tutti i fedeli di Cristo, di coloro che sono pellegrini su questa terra, dei defunti che compiono la propria purificazione e dei beati del Cielo, i quali tutti insieme formano una sola Chiesa; noi crediamo che in questa comunione l’amore misericordioso di Dio e dei suoi Santi ascolta costantemente le nostre preghiere, secondo- la parola di Gesù: Chiedete e riceverete (Cfr. Luc. 10, 9-10; Io. 16, 24). E con la fede e nella speranza, noi attendiamo la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.

Sia benedetto Dio Santo, Santo, Santo. Amen.

*Insegnamenti di Paolo VI, vol. VI, 1968, pp. 300-310.