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domenica 27 maggio 2012

I NOVISSIMI: MORTE, GIUDIZIO, INFERNO E PARADISO. L'INSEGNAMENTO DELLA CHIESA CATTOLICA È VERO FINO ALL'ULTIMA VIRGOLA. ( ANDRÉ FROSSARD )

Ci fu un tempo in cui gli uomini di chiesa fecero prevalere la verità sulla carità, giungendo sino agli estremi per difendere il dogma. 
Da qualche tempo, c’è chi sembra pensare che sia carità tacere o smussare la verità.

S.Paolo indica quale strada seguire: “Annunciate la verità nella carità”. 
La verità senza la carità fa il dottrinario, l’ideologo, il propagandista. 
Ma la carità senza la verità fa il garrulo cantore del “ciascuno la pensi come vuole, basta volersi bene”, fa il pasticcione pericoloso, anche se all’apparenza tanto “umano” e “tollerante”.
Non è vero che “basta comportarsi bene” per essere cristiani: se non “crediamo bene” non sappiamo neppure distinguere il bene dal male.
“Bien penser pour bien agir” affermava Jean Guitton. Ossia prima l’ortodossia poi l’ortoprassi.
Infatti ciò che fa il cristiano è la fede non l’etica o l’impegno sociale. Lo Spirito Santo garantisce nel Papa l’insegnamento, non l’illibatezza dei costumi, per cui non fate quello che fanno, ma al contempo, quanto vi dicono fatelo e osservatelo.

Oggi invece si assiste al subentro di una fede debole venuta in auge dopo l’ultimo Concilio, giusto quella che Paolo VI aveva stigmatizzato come “pensiero non cattolico” o addirittura come “fumo di Satana”, entrato nel Tempio di Dio”.
La fede del Credo ha ceduto per compiacere i protestanti, ha ceduto nei confronti del Marxismo (la cui condanna allora inopinatamente non fu reiterata al Concilio) col risultato di attenuare o addirittura negare la verità dei dogmi e di formare una nuova generazione di cattolici che amano definirsi “adulti” o “progressisti”, ma che alcuni etichettano anche come “cattocomunisti”.

E’ cambiata la semantica cattolica che ha contagiato un po’ tutti, persino i maestri della fede, presso i quali le parole ‘dialogo’ e aggiornamento’ ricorrono con monotonia, abitualmente accoppiate al linguaggio della solidarietà, dell’accoglienza, della pace, della promozione dell’uomo, della scelta degli ultimi, del perdono da domandare per le colpe ecclesiali del passato, dell’ecumenismo ecc. ecc..
Difficilmente vengono richiamate le vere parole cattoliche: la Grazia, i Sacramenti, la vita eterna che è il fine ultimo dell’uomo dove si godrà la visione amorosa della Trinità.
Non vengono quasi più richiamati i Novissimi: morte, giudizio, inferno e paradiso, si è persa la cognizione di cosa sia agli occhi di Dio la gravità del peccato, fino al mirabile mistero divino che è Gesù Cristo, nel quale ogni uomo è stato progettato dall’eternità.

Quello che ha anche offuscato la figura cattolica del Credo è un certo ecumenismo che è scaduto in un “concordismo” che porta all’equivalenza o quasi tra le confessioni cristiane e le religioni.
Sicuramente è stato complice anche l’equivoco appello, ripetuto spesso, all’’unico Dio’, che unificherebbe le grandi religioni monoteiste.
Niente è più deviante: l’unico Dio vero è il Dio di Gesù Cristo: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, ossia la Trinità cristiana che, ad esempio, per i musulmani è una bestemmia, cioè un’offesa gravissima a Dio.
Anche perché il Dio cristiano è “carne e sangue”, non è “carta” come il Corano o la Torah ebraica.
E’ l’Incarnazione che fa la differenza; Il Dio cristiano ha fatto in quanto uomo quello che non poteva fare in quanto Dio: ha “sofferto il soffribile” e con ciò si è reso più nobile dell’uomo sofferente al contrario degli altri concetti religiosi compreso l’Islam e il credo ebraico dove l’uomo sofferente risulta più nobile di quel dio che è rimasto nella sua eterna beatitudine in cielo indifferente alla condizione umana.
La teologia cattolica afferma che il Dio cristiano ha riscattato il male e la sofferenza, non li ha annullati, ma li ha resi plausibili seppur nel mistero. Il mistero di un Dio che muore in croce.

Il dialogo, tanto decantato in questi ultimi decenni, che dovrebbe essere un “mezzo”, nelle mani dei cattolici modernisti è divenuto un “fine”, perché il dialogo inteso come mezzo dovrebbe interessare solamente la cultura generata da una certa religione, non scendere a compromessi sulle verità di fede, come effettivamente avvenuto.

E nello specifico se prendiamo questi preti che sono tanto cari alla sinistra e ai media, (perchè parlano male della Chiesa) al di là del loro spendersi per i poveri, non fanno altro che comprovare quel che dico: non credono più in Cristo unico Salvatore dell'umanità, o alla Presenza Reale nell’ Eucaristia, o alla sua divinità.
Di conseguenza si accodano ad altre culture, rinunciando alla propria, e rivendicano come tutti i no-global solo cose materiali.
Se certi missionari non credono più che solo nel nome di Gesù Cristo c'è salvezza, e che proprio annunciando e testimoniando Cristo aiuta e promuove anche materialmente i popoli, cosa fa ? Si trasformano poco a poco in assistenti sociali, in rivoluzionari politici.
Sicuramente sono persone generose, e altruiste, ma mi chiedo: sono ancora consapevoli che la prima carità, quella da cui tutte le altre discendono, è la carità della verità ? e cioè l'annuncio di Cristo salvatore di tutte le genti ?
Se oramai non ne sono più consapevoli, non possono nemmeno fregiarsi del nome di cristiani, ma piuttosto di umanitari, di filantropi, tali e quali a quelli non credenti tipo Gino Strada e compagnia. Tra di loro spesso non c'è differenza.

L’ odierna predicazione cristiana non fa più presa perchè il mondo la conosce già, non si stupisce più se si dice che bisogna volere la pace, aiutare il Terzo Mondo, essere onesti ecc. 
Almeno a parole chi è che non lo vuole ?
Queste cose bisogna continuare a dirle, ma quello che oggi urge è riparlare di Cristo, dobbiamo ricuperare la follia e lo scandalo della croce di Cristo, della vita eterna, della risurrezione dei morti, dell'unica salvezza nella fede in Cristo.

Il Prius della fede, qualora lo avessimo dimenticato, non sono le parole , per quanto moralmente alte del Cristo, ma è Lui stesso, la sua Persona. Il resto ne consegue. Se questo schema è invertito (come oggi spesso
succede) il Cristianesimo non è più un Unicum (Dio che si incarna), ma un messaggio etico da confrontare con molti altri, che entra in competizione con tante altre morali, le quali possono anche essere più appetibili, più adatte ai nostri tempi.

Bisogna far proprio il concetto che questa vita è provvisoria perchè noi attendiamo il Regno di Dio. Non si avverte più la diversità cristiana , la "novità di vita" che Cristo ha portato; tutto è rinchiuso nell'orizzonte di questa vita e allora il Cristianesimo vale come un'altra religione o ideologia o filosofia di vita che promette di rendere l'uomo migliore, più onesto, più altruista.

A questo proposito (della vita eterna e dell’esistenza di Dio) vorrei dare la parola ad un mistico francese morto nel 1995, Andrè Frossard.
Frossard è un mistico molto particolare perchè è stato il più celebre corsivista politico, nonchè accademico di Francia, direttore di uno dei più diffusi e autorevoli settimanali d'Europa: "Le Figaro Magazine".

Uomo caustico, dall'intelligenza acuta e beffarda, alla Voltaire, questo corsivista al vetriolo dà davvero l'impressione di un ateo sconfitto, piegato a credere ciò che, senza quella stangata (addirittura la visione della Divinità), mai avrebbe creduto.

Frossard fino a 20 anni è stato un ateo convinto. Sua nonna era ebrea, sua madre protestante e suo padre neppure battezzato.
Lo straordinario è che quel padre fu il Gramsci d'Oltralpe che nel
1920 fonda il Partito Comunista Francese di cui fu il primo Segretario Generale e leader per una trentina di anni.

Andrè in una intervista racconta: "sono entrato in quella cappella per caso (a rue de l'Ulm a Parigi), senza angosce metafisiche, inquietudini, problemi personali, dispiaceri amorosi; non ero che un tranquillo ateo, marxista, un giovane spensierato e un pò superficiale che per quella sera aveva in programma un incontro galante. Ne uscivo dieci minuti dopo, tanto sorpreso di trovarmi cattolico, apostolico, romano, quanto lo sarei stato nello scoprirmi giraffa o zebra all'uscita dallo zoo.
Proprio perchè sapevo che non sarei stato creduto, ho taciuto per più di 30 anni, ho lavorato sodo per farmi un nome come giornalista e scrittore e sperare cosi di non essere preso per pazzo quando avessi assolto al mio debito:
raccontare ciò che mi era accaduto".

Lo fece soltanto nel 1969 quando usci "Dio esiste, io l'ho incontrato"
(best-seller clamoroso tradotto ovunque ed ancora richiesto). Con sorpresa il mondo scopriva un apologeta del cristianesimo di straordinaria efficacia e prestigio; uno che se parlava non lo faceva in base a teorie e ragionamenti, ma perchè aveva "visto e toccato".

Un giornalista di successo, uno dei più conosciuti e temuti di Francia (un suo articolo poteva mettere in difficoltà i potenti del Paese), che esce con un libro dove si annuncia con sicurezza categorica che Dio è un'evidenza, un fatto, una Persona incontrata inaspettatamente per strada !...

Sicuramente può capitare di leggere cose simili, ma in opuscoli stampati privatamente, a firma di oscuri visionari, non in libri pubblicati dai maggiori editori del mondo e firmati da un columnist acclamato e ironico: "che ci posso fare se Dio esiste, se il cristianesimo è vero, se l'aldilà c'è ? Che ci posso fare se c'è una Verità e questa Verità è una Persona che vuole essere conosciuta, che ci ama, e che si chiama Gesù Cristo ? Non ne parlo per ipotesi, per ragionamento, per sentito dire. Ne parlo per esperienza. Ho visto".

Altre sue uscite:

- L'insegnamento della Chiesa cattolica è vero fino all'ultima virgola.

- Tutta la Verità si trova nella Chiesa cattolica e questa Verità è Gesù Cristo che vuole essere incontrato. Siamo noi che abbiamo perso la passione di convincere, di testimoniare, di convertire.

- Non ho fede in Dio, io l'ho veduto.

- Quando si incontra Dio, la prima scoperta è l'insignificanza di tutte le cose che anche oggi i cristiani, esclusi ovviamente i santi, prendono cosi ridicolmente sul serio.

- L'uomo non è solo. Il mondo in cui vive, per quanto bello, non è che un leggerissimo riflesso dell'immensa realtà momentaneamente invisibile, spirituale, splendente, che lo attraversa, lo avvolge, lo aspetta.

- Non capivo la necessità di prolungare il mio soggiorno sulla terra mentre c'era tutto quel cielo a portata di mano, ma l'accettavo per riconoscenza più che per convinzione".

- Poi, come sillabando le parole (sicuramente rivolto ai modernisti all'interno della Chiesa, ai biblisti che etichettava come "poveri diavoli”):
"Quando si sa che c'è un altro mondo, che la vita continua in eterno, bisogna dirlo. Quando si sa che non c'è, che non ci sarà mai sulla terra altra speranza per gli uomini al di fuori della speranza cristiana, bisogna dirlo" !

A coloro che gli rimproverava di non prendere abbastanza sul serio il Concilio rispondeva: "Lo so, lo so, e trovo questo molto buffo. Io mi sono stancato del marxismo già nel 1935 giusto in tempo per vedere i primi preti innamorarsi di Karl Marx. E' vero non mi sono molto eccitato davanti a quelle che definivano le "novità rivoluzionarie" del Concilio: la libertà di pensiero, la fine dell'antisemitismo, l'ecumenismo, la tolleranza... Tutto il bagaglio insomma, della Rivoluzione Francese, scoperto dai cattolici con quasi due secoli di ritardo.
Se sono stato un pò distratto è perchè quelle "novità" lo erano forse per i clericali, ma per me non lo erano affatto. Ero convinto di quelle cose sin da quando ho cominciato a capire, grazie a mio padre e agli uomini del suo ambiente socialista e comunista. Nessuno può accusarmi di "tradizionalismo"
perchè la mia tradizione vitale e culturale non sono i decreti del Concilio di Trento, ma il "Capitale di Marx".

Ad un intervistatore coniò, scherzando, la differenza che esiste tra progressisti e conservatori: "progressista è uno che fa la volontà di tutti, tranne che di Dio; conservatore è uno invece che fa sempre la volontà di Dio, che Dio lo voglia o no...".

A chi lo accusava di ostentare troppo pessimismo con il passare dell’età,
rispondeva: “Se il pessimista è uno che crede che le cose non potranno finire bene, allora un cristiano non può essere pessimista. Il cristiano è un
ottimista: ma apocalittico. Sa che in ogni caso tutto finirà bene. Ma non qui.
Si, libertè, fraternitè, egalitè finiranno col trionfare, ma dopo che avremo adempiuto ad una piccola formalità. Dopo, cioè, che saremo passati non soltanto attraverso la fine della nostra vita terrena, ma attraverso la fine dell’
umanità stessa: il secondo finale ritorno del Cristo. Ecco ciò che tutti i cristiani aspettano, secondo la loro fede, nel futuro e che invece le chiese “ufficiali” tendono oggi quasi a nascondere, lasciando cosi campo libero allo scatenarsi delle fantasie e dei deliri escatologici delle sette”.

Questa è la grande testimonianza di Andrè Frossard, a cui, per concludere, vorrei aggiungere una piccola riflessione.
Probabilmente saremo chiamati a vivere eventi grandiosi e drammatici forse con sofferenza. Sarà il nostro venerdi di passione, ma sappiamo, noi cristiani, e Frossard ne è testimone oculare, che arriverà la domenica. La domenica di risurrezione dove ci si schiuderà la vera vita, la vera realtà che, al confronto, “rimanda di colpo il nostro mondo tra le ombre fragili dei sogni irrealizzati”, come afferma Frossard.
Cristianamente si dice che il peggior futuro è migliore del più bel passato, perché il bene più grande per l’uomo sarà alla fine della sua vita, quando chiuderà gli occhi su questo mondo e li aprirà sull’Altro.
Allo stesso modo per l’umanità tutta alla fine della storia, col ritorno di Cristo, quando ci riapproprieremo del nostro corpo come Gesù, il Primo dei Risorti.

FV

P.S.Per chi avrà ancora voglia di leggere, qui di seguito la descrizione del prodigio:

“In piedi accanto alla porta, cerco con gli occhi il mio amico, ma non riesco a riconoscerlo tra le forme inginocchiate che mi stanno davanti. Il mio sguardo passa dall’ombra alla luce, ritorna sui fedeli senza portarsi dietro alcun pensiero, va dai fedeli alle religiose immobili, dalle religiose all’altare dove c’è un ostensorio ignorando di essere di fronte al Santissimo Sacramento, poi, non so perché, si ferma sulla seconda candela che brucia alla sinistra della croce. Non sulla prima ne sulla terza: sulla seconda.
E allora, d'improvviso, si scatena la serie di prodigi la cui inesorabile violenza smantellerà in un istante l'essere assurdo che sono per far nascere il ragazzo stupefatto che non sono mai stato.
Dapprima mi vengono suggerite queste parole: "vita spirituale". Non dette e neppure formate da me stesso: sentite come se fossero pronunciate accanto a me sottovoce da una persona che veda ciò che io non vedo ancora.

Non dico che il cielo si apre: non si apre, si slancia, s'innalza d'improvviso, silenziosa folgorazione, da quella insospettabile cappella nella quale si trovava misteriosamente rinchiuso. Come descriverlo con queste povere parole, che mi rifiutano il loro aiuto e minacciano di intercettare i miei pensieri per trasferirli nel campo delle fantasticherie ? Il pittore cui fosse dato di intravedere dei colori sconosciuti, con che cosa li dipingerebbe ? Un cristallo indistruttibile , d'una infinita trasparenza , d'una luminosità quasi insostenibile (un grado di più mi avrebbe annientato) e piuttosto azzurrina , un mondo, un altro mondo d'uno splendore e d'una densità che rimandano di colpo il nostro tra le ombre fragili dei sogni irrealizzati. Questo mondo, “è la realtà, la verità”: la vedo dalla sponda oscura su cui sono ancora trattenuto.

C'è un ordine nell'universo, ed alla sommità, al di là di questo velo di nebbia risplendente, l'evidenza di Dio, l'evidenza fatta presenza e l'evidenza fatta persona di colui che un istante prima avrei negato , colui che i cristiani chiamano "padre nostro", e del quale sento tutta la dolcezza, una dolcezza diversa da tutte le altre, che non è la qualità , passiva designata talvolta sotto questo nome , ma una dolcezza attiva, sconvolgente, al di la di ogni violenza, capace di infrangere la pietra più dura e, più duro della pietra, il cuore umano.
La sua irruzione straripante , totale, s'accompagna con una gioia che non è altro che l'esultanza del salvato, la gioia del naufrago raccolto in tempo; con una differenza tuttavia, che è proprio nel momento in cui vengo issato verso la salvezza che acquisto coscienza del fango nel quale ero immerso senza saperlo, e che mi chiedo, vedendomene ancora impossessato a metà corpo, come abbia potuto vivervi e respirarvi.

Nello stesso tempo mi viene data una nuova famiglia. la Chiesa, con l'incarico, per lei, di condurmi ove è necessario che io vada , essendo inteso che, a dispetto della apparenze, mi resta ancora da superare una certa distanza, abolibile solo con un rovesciamento della gravitazione.

Queste sensazioni, che provo a fatica a tradurre nel linguaggio inadeguato delle idee e delle immagini, sono simultanee, comprese le une nelle altre, e dopo anni ed anni non ne avrò ancora esaurito il contenuto. Tutto è dominato dalla presenza, al di là e attraverso un'immensa assemblea, di colui del quale non potrò mai più scrivere il nome senza timore di ferire la sua tenerezza, colui davanti al quale ho la fortuna di essere un figlio perdonato, che si sveglia per imparare che tutto è dono”.

“Capisco che queste frasi possano essere esorbitanti, ma che ci posso fare, se il Cristianesimo è vero, se c’è una verità, se questa verità è una persona che non vuole essere inconoscibile “ ?

giovedì 10 maggio 2012

LE PROFEZIE DI FATIMA E I MOMENTI “SCONVOLGENTI E GRANDIOSI” CHE GESÙ HA RIVELATO A SUOR FAUSTINA KOWALSKA. IL BEATO GIOVANNI PAOLO II UN “PAPA ANNUNCIATO”. PER INVOCARE LA MISERICORDIA SUL MONDO INTERO.

«Tra i tanti ricordi che ho nella mia vita ce ne sono un paio che mi hanno in qualche modo colpito: il primo nel 1967, quando subito dopo la "guerra dei sei giorni" tra Israele e i Paesi arabi, (sul Corriere della Sera mi sembra), lessi in un trafiletto quella profezia di Gulleton sul ritorno degli Ebrei in Palestina, di cui ho scritto nel "Il debito e l'anticristo". Ero giovane e impressionabile, infatti stetti male per qualche tempo.

Il secondo fu quello che avvenne in Unione Sovietica nel 1984, dove si parlò di una inusitata esplosione in un non meglio identificato deposito militare. Sul momento non detti molta importanza all'avvenimento anche se ebbe molta risonanza, ma non lo dimenticai fino a quando non seppi, di recente, cosa fosse accaduto. Nella base missilistica di Severomosk nel mare del Nord ci fu un provvidenziale seppur spaventoso incidente: andò distrutto il potenziale militare sovietico sul fronte occidentale, che probabilmente ci risparmiò la terza guerra mondiale e la fine di questa nostra povera umanità. (Faccio presente che diverse notizie le riprendo da un articolo scritto da Antonio Socci diversi anni fa).

Orbene in una intervista televisiva di Carlos Evaristo l'11 ottobre 1992 suor Lucia, la veggente di Fatima, svelò, che in una apparizione della Madonna, nel 1985 sarebbe dovuta scoppiare una guerra atomica che avrebbe distrutto quasi tutto il mondo. Tutto ciò fu confermato dal cardinal Bertone: "Lucia ebbe una visione nel 1984, ultima di cui non si è mai parlato, durante la quale la Madonna la ringraziava della consacrazione nel suo nome chiesta da Lei e da quella mistica"

Infatti nel 1983/84 ci fu grande tensione in Europa tra Nato e Patto di Varsavia. Gli alleati istallarono gli euromissili, i Perhing e i Cruise per bilanciare gli SS20 sovietici già puntati sulle città europee.

Reagan portava avanti il progetto dello "scudo spaziale", costosissimo, che avrebbe sbilanciato le forze in campo a favore dell'Occidente. L'Unione Sovietica a quei tempi era impegnata in Afghanistan, al suo interno regnava una certa confusione con un Andropov malato tallonato per la successione da un ambizioso Cernenko, appartenente all'ala militare.

Quei frangenti ce li racconta bene una spia del KGB Oleg Gordievskij il quale rivelò al Sunday Telegraph che quando, fra il 2 e l'11 novembre 1983 la Nato realizzò una esercitazione segreta simulando un attacco nucleare, chiamato in codice "abile arciere", si scatenò un fortissimo allarme perché, nel frattempo, la Nato aveva cambiato improvvisamente i codici di comunicazione tanto che i sovietici presero in seria considerazione l'impiego di armi nucleari contro gli USA e tennero per vario tempo il dito sul grilletto.

In quell'occasione si evitò il peggio riuscendo ad avere informative più precise sull'esercitazione Nato, ma il pericolo si accentuò quando i sovietici, memori di quanto accaduto, approntarono la cosiddetta "macchina dell'apocalisse", cioè un sistema computerizzato di risposta automatica ad eventuali attacchi, (faccio notare che a quei tempi ci furono circa 120 falsi allarmi tanto per dare l’idea del pericolo che il mondo stava correndo) senza, in ultima analisi, l'intervento finale dell'uomo.

Il momento era estremamente delicato, tanto più che oramai, non potendo più reggere il ritmo degli armamenti americani, i dirigenti sovietici erano sempre più convinti dell' opzione militare, la sola che potesse il regime comunista: un attacco preventivo,
C'erano in campo 70.000 testate atomiche, più che sufficienti a ridurre il pianeta ad un ammasso di rovine.

E' in questo scenario apocalittico che Giovanni Paolo II in piazza S.Pietro il 25 marzo 1984, davanti alla Madonna di Fatima, in unione con i vescovi, in mondovisione consacra il mondo e la Russia alla Madre di Dio. Consacrazione che doveva esser fatta già nel 1960 dall'allora Papa Giovanni XXIII, seguito poi nell'inadempienza da Paolo VI.

Senza più quella base missilistica, a detta degli esperti, l'URSS non aveva più possibiltà di vincere.

L'incidente di Severomosk avvenne il 13 maggio 1984 festa della Madonna di Fatima (49 giorni dopo la consacrazione) e anniversario pure dell' attentato al Papa del 13 maggio 1981 anch'egli salvato dalla Madonna di Fatima.

Dopo la consacrazione del mondo e della Russia alla Madonna, oltre Severomosk, avviene, come d'incanto, un cambiamento radicale nelle politiche dell'URSS: morte di Cernenko, elezione di Gorbacev che tenta di salvare il salvabile e la mirabile funzione del papa polacco che favori il crollo di quei regimi in maniera pacifica, senza colpo ferire.

Data la natura del comunismo questo fu un evento che ha del miracoloso: è stata la sola rivoluzione politica della storia dove non è stata versata una sola goccia di sangue, l'unica dove un potere totalitario è stato vinto da uomini disarmati e non violenti.

Se ciò non bastasse a renderci perlomeno aperti a che ci fu un intervento dall'Alto possiamo ricordare altre date sconcertanti: 8 dicembre 1991 viene deciso lo smantellamento dell'URSS, giusto il giorno dell'Immacolata Concezione, a compimento di quel che disse a Fatima sul dilagare del comunismo: "Il mio cuore immacolato trionferà".

25 dicembre 1991, giorno del Natale di Nostro Signore si ammaina la bandiera rossa con falce e martello sopra il Cremlino, simbolo questo di un regime mostruoso che voleva cancellare il Cristianesimo.

Qui entra in scena papa Wojtyla che non è un papa qualunque, ma se possiamo dire, un papa annunciato.
Infatti Don Dolindo Ruotolo (“Servo di Dio, morto nel 1970 era un mistico come Padre Pio solamente molto meno conosciuto) riporta le parole della Madonna che ha ricevuto come locuzione interiore:
"Maria all'anima. Il mondo va verso la rovina, ma la Polonia, come ai tempi di (Giovanni) Sobieski, per la devozione, sarà oggi come i 20.000 che salvarono l'Europa e il mondo dalla tirannia turca (sotto le mura di Vienna nel 1683). Ora la Polonia libererà il mondo dalla più tremenda tirannia comunista. Sorge un nuovo Giovanni, che con marcia eroica spezzerà le catene, oltre i confini imposti dalla tirannide comunista. Ricordalo. Benedico la Polonia. Ti benedico. Beneditemi. Il povero - don Dolindo Ruotolo, Via Salvator Rosa, 58 Napoli "
Questo documento che è stato autenticato dal vescovo Pavel Hnilica (amico personale di Papa Giovanni Paolo II) è il retro di un'immagine della Madonna. Lo scritto è datato 2 luglio 1965 (24 anni prima della caduta del Muro) ed è indirizzato al polacco Vitold Laskowski.
La mistica polacca suor Faustina Kowalska (fattaci conoscere da papa Wojtyla) nel suo diario scrive: « Una volta che pregavo per la Polonia udii queste parole: "Amo la Polonia in modo particolare e se ubbidirà al mio volere l'innalzerò in potenza e santità. Da essa uscirà la scintilla che preparerà il mondo alla mia ultima venuta" (VI,93) ».
Di chi parla ? sembra proprio che la scintilla sia proprio papa Wojtyla. Come si fa a non pensarlo ? Dobbiamo supporre che il suo grandioso pontificato ci abbia preparato al ritorno di Gesù ? è un particolare questo che ci sconvolge anche se come dice la Scrittura i tempi di Dio non sono i nostri.
Si è sempre detto che questo papa ci ha traghettato nel 21° secolo. Mi domando: nel senso che ha preparato la nostra generazione a vivere tempi e prove mai viste nella storia dell’umanità ?
Può essere che noi vivremo quei momenti sconvolgenti e grandiosi che Gesù ha rivelato a suor Faustina parlando degli “ultimi tempi” con parole impressionanti ? che fanno cosi:
"Prima che giunga il giorno della giustizia sarà dato agli uomini questo segno in cielo. Si spegnerà ogni luce in Cielo, e vi sarà una grande oscurità su tutta la Terra. Allora apparirà in Cielo il Segno della Croce e dai fori dove furono inchiodati i piedi e le mani del Salvatore usciranno grandi luci che per qualche tempo illumineranno la Terra.
Ciò avverrà poco prima dell'ultimo giorno".

E' un’affermazione clamorosa, che invano cercheremo sull’Avvenire o sull’Osservatore Romano, attenti ad essere molte volte politicamente corretti e cattolicamente adulti restii ai miracolismi pegno da pagare alle potenti testate laiciste (Repubblica, Corriere, Stampa ecc).
Però all’interno della Chiesa qualcosa si muove; specialmente negli ultimi pontefici è diffusa la sensazione di vivere tempi apocalittici (non necessariamente “la fine dei tempi”, ma forse i tempi dell’Anticristo). Appare evidente dai loro pronunciamenti. Inoltre fa riflettere la Chiesa la grande messe di avvertimenti soprannaturali, quasi tutti coincidenti, di “rivelazioni private” da due e più secoli a questa parte ricevute da santi e mistici.
Tutto ciò rappresenta un motivo per comprendere bene la preoccupazione di tanti interventi pontifici, angosciati sia per le sorti della fede che per le sorti dell’umanità.
Quando era ancora cardinale, Wojtyla riteneva che i tempi che stiamo vivendo sono in qualche modo apocalittici, tanto che Il 9 settembre 1976 non lascia dubbi in proposito: "Ci troviamo oggi di fronte al più grande combattimento che l'umanità abbia mai visto. Non penso che la comunità cristiana l'abbia compreso totalmente. Siamo oggi davanti alla lotta finale tra la Chiesa e le anti-Chiesa, tra il Vangelo e gli anti-Vangelo".

Il cardinale Ivan Dias a Lourdes l'8 dicembre 2007, a 150 anni dalle apparizioni, ripropone in modo sorprendente questa frase del Papa del 1976 per capire il momento che stiamo vivendo. Il cardinale si è interrogato sul motivo e sul significato delle tantissime apparizioni della Madonna nei tempi moderni dalla Rue de Bac a Parigi (la medaglia miracolosa), passando per La Salette, Lourdes, Fatima fino a Medjugorje che evidentemente segnalano la speciale drammaticità e grandezza dell'epoca che viviamo.

La Madonna ha continuato a manifestare le sue vive preoccupazioni materne per la sorte dell'umanità in nuove apparizioni, in cui ha invitato sempre alla preghiera e alla penitenza, "perchè prevedeva la rovina spirituale di certi paesi, le sofferenze che il Santo Padre avrebbe subito, l'indebolimento della fede cristiana, le difficoltà della Chiesa, la venuta dell'Anticristo e i suoi tentativi per sostituire Dio nella vita degli uomini: tentativi che malgrado i loro successi splendenti, sono destinati tuttavia all'insuccesso".

Nelle apparizioni successive a Lourdes, dice il cardinale, la Madonna ha previsto" la venuta dell'Anticristo". Sembrerebbe sottinteso: nella nostra epoca (poichè i messaggi profetici della Madonna nelle apparizioni riguardano la nostra epoca).

Anche l’attuale papa Benedetto XVI evoca a sorpresa il personaggio inquietante e apocalittico nella recente enciclica “Spe salvi”: l’Anticristo. Lo chiama in causa attraverso una citazione di Immanuel Kant di cui ho parlato nel “debito e l’anticristo” che fa una certa impressione rileggere in questi tempi in cui l’Europa sembra in guerra contro la Chiesa, spesso strumentalizzando alcuni gruppi sociali (come gli immigrati musulmani o le donne o gli omosessuali) per sradicare le radici cristiane e per limitare la libertà dei cattolici e della Chiesa.

Il Papa sottolinea proprio questa possibilità apocalittica che viene affacciata da Kant secondo cui l’abbandono del cristianesimo e la guerra al cristianesimo potrebbero portare a una fine non naturale, “perversa”, dell’umanità, a una sorta di autodistruzione planetaria, sia in senso morale che in senso materiale (e un tale orrore, peraltro, è oggi nelle possibilità tecniche dell’umanità). Essendo l’enciclica un testo molto rigoroso e ponderato, è da escludere che Benedetto XVI abbia evocato l’Anticristo e la “fine dell’umanità” a caso.

Il suo pensiero peraltro è del tutto lontano da suggestioni millenaristiche, c’è dunque da credere che se richiama questi temi scorga veramente nel nostro tempo un confronto drammatico e mortale fra Bene e Male, come il suo predecessore.

Si può ricordare a questo proposito gli esercizi spirituali predicati al Papa dal cardinal Biffi qualche anno fa sulla profezia dell’Anticristo. Biffi ha citato infatti il “Racconto dell’Anticristo” di Vladimir Solovev scritto nella primavera 1900. In quelle pagine il personaggio apocalittico veniva eletto “Presidente degli Stati Uniti d’Europa” e poi acclamato imperatore romano.

L’esposizione di Solovev è sorprendente: non presenta l’anticristo come radicale oppositore e persecutore della Chiesa come i precedenti, provvisori anticristi tipo Napoleone, Hitler, Stalin. No, per lui l’anticristo sarà pacifista, ecologista, ecumenista”. Sarà un campione perfetto del politicamente corretto. Queste sono le sue parole: ”il nuovo padrone della terra era anzitutto un filantropo, pieno di compassione, non solo amico degli uomini, ma anche amico degli animali. Personalmente era vegetariano… Era un convinto spiritualista”, credeva nel bene e perfino in Dio, “ma non amava che se stesso”.

In sostanza questa figura si presenterebbe, secondo un’antica tradizione, con gli aspetti più seducenti, una contraffazione dei “valori cristiani”, in realtà rovesciati contro Gesù Cristo e contro la Chiesa, giusto quelli che oggi carezzano il senso comune, la mentalità odierna. L’anticristo oggi sarebbe accolto da una società molto scristianizzata, nichilista, politicamente corretta, falsamente libertaria, relativista; insomma, l’anticristo avrebbe un campo favorevolmente e diabolicamente già seminato perfettamente funzionale alla sua venuta e alla predicazione dei biblici 40 mesi, tempo concessogli.

In questo quadro si deve aggiungere un’aggravante in più: infatti il Papa non stigmatizza solo e semplicemente l’anticristianesimo dilagante a causa del laicismo, sebbene così aggressivo e pericoloso. C’è molto di più nei suoi pensieri. Egli esprime la consapevolezza che il pericolo non viene solo dall’esterno, da una cultura avversa e da forze anticristiane, ma anche dall’interno, da “un pensiero non cattolico” che dilaga nella stessa cristianità, come denunciò con parole drammatiche Paolo VI quando arrivò a parlare del “fumo di Satana” dentro il tempio di Dio, quando i nuovi teologi negli anni ’70 misero in dubbio le verità di fede e quando duecentomila religiosi in un arco di quindici, venti anni nel post-Concilio (un quarto dei religiosi di tutto il mondo) gettarono la tonaca “alle ortiche”.
Questi momenti cosi difficili sono stati percepiti anche da personalità laiche credenti e non-credenti.
Jean Guitton, filosofo cattolico e accademico di Francia ("Ogni giorno che Dio manda in terra" 1997 Mondadori) facendo un'analisi laica della situazione dell'umanità, perviene a questa conclusione: "Non possiamo nella nostra epoca prevedere il futuro. Ma possiamo supporre che nel prossimo secolo conosceremo eventi, cataclismi, catastrofi quali mai l'umanità ha vissuto nella sua tragica e lunghissima storia. Si avvicina un limite in cui l'umanità dovrà scegliere tra la sovversione e la conversione, non potendo più mantenere l'equilibrio in cui crede di potersi sistemare.

Lo pensava anche Pierre Teilhard de Chardin. Era anche l'ossessione del filosofo marxista Louis Althusser.

E’, in effetti l'opinione di tutti quelli che, soprattutto oggi, studiano i progressi della biologia, della genetica e aspettano quel quid che connoterà il XXI secolo.

Lapidario è Andrè Malraux scrittore e ministro al tempo di De Gaulle, non credente: "Il 21° secolo sarà religioso, altrimenti non sarà".

Analoga l'analisi del grande antropologo Renè Girard quello del “desiderio mimetico” e del “meccanismo del capro espiatorio”: "l'impressione è che l'intera umanità si stia recando ad una sorta di appuntamento planetario con la propria violenza".
Girard vede il dispiegarsi di un "vortice di violenze" che, dalle piccole "violenze che esplodono all'interno della famiglia" fino agli orrori dei tanti scenari bellici del pianeta, comprese le "guerre di sterminio contro le popolazioni civili", si congiungono come affluenti e si sommano in un'unica forza di devastazione che il filosofo definisce con il nome proprio di "Satana".

Anche il filosofo Nicola Abbagnano conferma: "La nuova Apocalisse, che poi è la sola che oggi temono gli uomini, è un evento tutto terreno. In pratica essa si prospetta come la distruzione dell'umanità da parte degli stessi uomini, i quali hanno strappato alla natura delle forze terribili che rischiano ormai di sfuggire al loro controllo. Sono infatti proprio queste forze che per tanto tempo hanno alimentato e giustificato il mito del progresso, che minacciano di ritorcersi su chi improvvisamente le ha scatenate, illudendosi che non potessero essere apportatrici che di bene.
La nuova apocalisse incombe sull'uomo con i bagliori dell'inferno della scienza assolutizzata".

S.Paolo dopo aver delineato il ritratto dell’Anticristo, spiegò ai Tessalonicesi che un ostacolo ritardava la venuta dell’uomo del peccato: “Voi sapete che sia quello che lo rattiene, affinchè sia manifestato a suo tempo”; poi aggiunge: “Che chi or lo rattiene, lo rattenga, fino che sia tolto di mezzo”.

S.Tommaso d’Aquino dice che risulta evidente dalle parole di San Paolo che esiste, contro l’apparizione dell’Anticristo, un ostacolo e qualcuno che trattiene l’ostacolo; vi è una barriera e una contro barriera. L’Anticristo non farà la sua apparizione se non quando, rigettato e messo da parte il custode dell’ostacolo, l’ostacolo stesso sarà tolto. Ora qual è quest’ostacolo, qual’è la barriera?

San Tommaso risponde che è l’unione e la sottomissione alla Chiesa Romana, sede e centro della fede cattolica. Finchè la società rimarrà fedele e sottomessa all’impero spirituale romano, trasformazione dell’antico impero temporale romano, l’Anticristo non potrà comparire. Questa è la barriera, questo è l’ostacolo. Ma, per beneficio di Dio, accanto a questo ostacolo, vi è un custode, incaricato di vegliare, incaricato di custodirlo; e questo custode è il Papa, Vicario di Gesù Cristo.

Finchè il custode sarà riconosciuto, rispettato, ubbidito, l’ostacolo sussisterà, la società rimarrà fedele all’impero spirituale romano e alla fede cattolica. Ma se questo custode, il Papa, viene ad essere disconosciuto, messo da parte, rigettato, con lui sparirà anche l’ostacolo e l’Anticristo sarà libero di comparire ».
F.V.

P.S. Confesso che sono stato per diverso tempo indeciso se scrivere questo articolo oppure no. Capisco che posso comunicare pessimismo, ansia e preoccupazione a chi legge e fare la cassandra non è mai popolare. 
La maggior parte della gente, anche se percepisce la gravità del momento forse preferisce metter la testa sotto la sabbia per non vedere e non sentire,
Personalmente constato che dopo l’11 Settembre il mondo occidentale (e non solo) è entrato nella fase finale escatologica, ossia anticristica. E poichè questa fase si caratterizza come l'Impero della Menzogna Totale e della Dissoluzione in consonanza con la natura del suo Principe, padre della Menzogna oltrechè omicida «fin dall’inizio», penso sia necessario documentare verità taciute e censurate, perchè pare che non molti lo fanno, affinchè si rafforzi nelle persone la decisione di perseguire il bene e non siano sviate dalle disinformazioni e perché gli avvertiti si rivolgano al Salvatore nella preghiera continua.

Per invocare la misericordia sul mondo intero F.V.


( Foto : Benozzo Gozzoli : La Cacciata dei Diavoli da Arezzo, affresco, chiesa di San Francesco, Montefalco )