Visualizzazione post con etichetta parroci. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta parroci. Mostra tutti i post

martedì 17 settembre 2013

Papa Francesco inizia l’operazione “parbuckling” della barca di Pietro ?

Abbiamo tirato un sospiro di sollievo vedendo finalmente le immagini della  nave-città Costa-Concordia in posizione verticale sulle violentate acque dell'Isola del Giglio dopo aver completato ottimamente l’operazioneroteazione” (parbuckling ).
Abbiamo pure tirato un sospiro di sollievo dopo aver letto ieri quando abbiamo letto l’articolo di Sandro Magister di commento all’incontro che il Papa ha avuto con i suoi Parroci e i Sacerdoti dell’Urbe.
Secondo il racconto del Vaticanista : …un sacerdote ha fatto riferimento, in positivo, alla teologia della liberazione e alle posizioni comprensive, nei confronti di questa teologia, dell’arcivescovo Gerhard Ludwig Müller.
Ma all’udire il nome del prefetto della congregazione per la dottrina della fede papa Francesco non ha fatto finire la domanda e ha detto: “Questo lo pensa Müller, questo è ciò che pensa lui”.
Quello che dal racconto di Magister si evince è la naturale immediatezza della reazione del Papa che non avrebbe fatto finire l’intervento del Sacerdote.
Non è stata, dunque, una “ mossa studiata” come forse lo è stata quella ( geniale) della “ borsa ” portata a mano dal Pontefice quando entrava nell’aereo verso il Brasile oppure della mitria che il Papa portava sottobraccio quando si è recato nella Basilica di Sant’Agostino, nonostante avesse al fianco i suoi segretari e cerimonieri…
La reazione immediata e censoria del Papa all’incipiente domanda del Sacerdote che, secondo il racconto di Magister, tifava per la teologia della liberazione rimanda all’articolo – comunicato che Marco Bongi fece pochi giorni dopo l’elezione del nuovo Pontefice : “ Papa Francesco : una Fede semplice e genuina !”
Questo è l’incipit dell’articolo di Bongi : “A tutti coloro che, armati soltanto di tanto zelo amaro, si sono subito gettati a capofitto nell'accusare Papa Francesco I di modernismo, faccio notare che occorre sicuramente tempo prima di poter capire davvero la Sua personalità”. ( QUI tutto l’articolo ) 

Facciamo una piccolissima cronistoria dei centri di potere vatican-mondani che avevano finito per inabissare una parte della barca di Pietro, la Curia Romana, attraverso una capillare diffusione di sostanze pericolose spacciate per " aggiornamenti conciliari ".
Non si poteva andare avanti con le incrostazioni ( molte delle quali tossiche ) che si andavano accumulando minuto dopo minuto nella Curia Romana. 
Il Servo di Dio Paolo VI ( con la Costituzione Apostolica Regimini Ecclesiæ universae con la quale riformò la Curia Romana )  fece  un’operazione di “ ripulitura” mediatica , esterna e gattopardesca . 
In realtà raddoppiate le loggie ed i centri di potere interni alla Curia ben presto lo sporco e i malaffari si accumularono emanando un insopportabile " fetore che durante il lungo regno del beato Woitjla  si propagò in molti uffici , dicasteri e pertinenze e propaggini dei Sacri Palazzi mentre il Papa era impegnato a combattere durissime battaglie esterne, alcune gloriosamente vinte, altre mestamente perdute ".
E' vero che “il deposito della fede, grazie a Dio, fino ai nostri tormentati giorni non è stato toccato direttamente, ma, come diceva Amerio, si è ridotto alle verità di fede più essenziali, al nucleo ridotto della dottrina rivelata, ridimensionando o occultando un po' tutte le altre verità che però ad esse sono connesse. L'esempio più semplice è la regalità sociale di Cristo. Certo, il cristiano può santificarsi anche in una società che non la riconosce, ma non per questo dovrebbe smettere di predicarla e di desiderarla. Un altro aspetto è il tacere e quasi non insegnare più la dottrina della sostituzione vicaria: con pericolose conseguenze sulla giustizia di Dio e sul senso del peccato. Tenendo presente che ci troviamo davanti a un processo di erosione cui i vertici della Gerarchia non sembrano poi così determinati a fermare direi che la situazione è preoccupante”. Ha scritto un serio studioso di cose ecclesiastiche.
Un altro ha aggiunto : “aveva ragione Mons. Lefebvre nel 1986 di fronte ai sacrilegi di Assisi esclamò: "DOVE SONO I MACCABEI?".
Purtroppo, caro Mons. Lefebvre oggi non solo non ci sono i Maccabei,
ma non c'è più nemmeno l'ultima Guardia Scelta a difesa dell'Onore di Roma Papale.
EXURGE DOMINE ET JUDICA CAUSAM TUAM!”


Quando venne Lui, Papa Ratzinger :  lo studioso , il Tedesco colto, umile e riservato, che conosceva tutto,  standosene sempre in disparte, gli occhi , la preghiera di coloro che invocavano l’aiuto Divino per la ripulitura della Chiesa si fece più forte !
Pochi giorni dopo l’ imprevedibile elezione al Sacro Soglio di Benedetto XVI il Barone Christoph Von Schoenborn, " l'uomo delle Messe con i palloncini colorati" ( per farci capire ) a tempo perso Cardinale Arcivescovo di Vienna, ai preoccupati giornalisti “allineati” mandò la sua rassicurazione in messaggio cifrato : " Ratzinger ama Mozart, vedrete che vi stupirà".
In effetti il poveruomo stupì tutti nel momento che accettò, obtorto collo, tutte le pietanze che gli davano.
Coloro che avevano salutato con particolare sollievo l’elezione di Papa Benedetto ebbero un primo brivido sentendolo dire nella sua prima omelia da Papa : “Il mio vero programma di governo è quello di non fare la mia volontà, di non perseguire mie idee, ma di mettermi in ascolto, con tutta quanta la Chiesa, della parola e della volontà del Signore e lasciarmi guidare da Lui, cosicché sia Egli stesso a guidare la Chiesa in questa ora della nostra storia”. 
In diversi commentarono : ci risiamo … “ nulla mai cambierà ” …
All’apertura dell’ultimo Conclave dopo le traumatiche “dimissioni” dell’anziano Benedetto XVI fra le tante invocazioni litaniche “ pro Ecclesia Dei” che furono recitate in ogni parte del mondo se ne udì una meno liturgica ma più pratica : " CHIUNQUE O SIGNORE : BASTA CHE GOVERNI ! "
E se questo super Papa ci stupisse davvero spiazzando tutto e tutti ? 
Non dimentichiamoci che è un militare gesuita ... 
Un Papa che deve fare il burlone, il piacione, il populista ... ma se poi ripulisse davvero la Chiesa  riuscendo dove altri han fallito ???
A tirare un sospiro di sollievo saranno ora gli Amici, lettori di questo umile blog, che  accusano di parlare in modo troppo critico nei confronti di Papa Francesco … 
A proposito cari Amici : sapete chi sono ora per primi a ( s )parlare ( fra di loro ) in modo preoccupato di Papa Francesco ?
Indovinate Voi.

Andrea Carradori




mercoledì 9 maggio 2012

MONUMENTI NEGATI ( A PADRE MATTEO RICCI S.J.), MONUMENTI ( MASSONICI) CONTESTATI. TUTTO A MACERATA : CITTA' DI MARIA.


Il 30 aprile 1895 fu inaugurato il monumento a Giuseppe Garibaldi nella piazza omonima di Macerata.( v.foto 2)
Per l’occasione venne coniata una Medaglia d'argento .
12 anni prima, il 30 aprile 1883, a Macerata sempre in onore di Giuseppe Garibaldi si svolsero “sontuose cerimonie commemorative che coinvolsero l'intera Provincia. Alla grande solennità partecipò naturalmente la Loggia Massonica e tutte quelle Società ad essa collegate o collegabili quelle operaie e filodrammatiche. Di seguito si riporta quasi per intero, il resoconto che ne fece il giornale Vessillo delle Marche nel supplemento n° 16 del 3 maggio 1883.
“Scrivo coll''animo esaltato, commosso. Qui nella mente, ci ò tutta quanta la giornata di Lunedì, e nel cuore è restato un sentimento vago ed indefinibile di lutto, di entusiasmo. - Io intendo di scrivere per chi non potè essere il giorno 30 fra noi; che ghi altri non ne anno bisogno. La memoria e il cuore parlano ad essi assai più eloquentemente, di quello che non saprei far io con languide e disadorne parole. Fu una festa patriottica in sommo grado. Dinanzi all'Eroe che s'onorava, era sparita ogni differenza sociale, ogni dissidio, ogni malumore di partito, e i cuori che migliaia di persone che un Uomo solo ri avvicinava, battevano all'unisono nel ricordare la memoria di quest'Uomo; e in mezzo al dolore di averlo perduto, provarono ancora una volta i dolci entusiasmi dei giorni del nostro risorgimento.  Ad eccezione di quello in cui Lo potè aver tra le sue mura, Macerata non vide e non vedrà più un altro giorno sì bello; giacché Lui è morto, e d'uomini come Lui non ne verranno più. Lunedì Macerata era superba d'essere italiana, superba de' suoi cittadini, di sé, - ma più superba di Lui, che le aveva dato motivo di festeggiare un giorno, quale ben poche altre città d'Italia possono avere il vanto di ricordare. E s'era vestita a festa, e s'era coperta di corone, di trofei, di bandiere; ma agli allori aveva intrecciato i cipressi, ma ai lieti colori del vessillo italiano s'univa il nero - il color della morte! ... Intanto la gente affluiva dalla Provincia e da fuori; fin dal mattino si poteva notare un insolito movimento per le vie-, c'era una folla gaia e commossa ad \un tempo, che riguardava con compiacenza il maestoso apparato della città, e da esso si riprometteva una festa imponente, magnifica. Macerata ave preso un aspetto affatto nuovo; non era più la città quieta, monotona; i caffè e i negozi erano usciti dalla loro gelida atonia, e per le vie continuava sempre il rumore delle vetture che portavano nuovi forestieri. Era sembrato per un momento che la buona riuscita della festa potesse porsi in dubbio: Giove pluvio pareva adirato fin dal giorno innanzi, ed avea formato di sopra un padiglione di nuvolosi neri e gonfi, che faceva un brutto contrasto coli'apparato della città, e dava speranze niente affatto lusinghiere. Ma poi, o sia che quel burbero temesse qualche trascendenza da parte della popolazione provocata, o - come è più probabile - mosso da un riguardo per un Immortale come lui, seppe contenersi, e lasciò che la festa avesse il suo corso. E la festa riuscì come meglio non si sarebbe potuto desiderare.
Già fin dalle ore 9 si stavano riunendo in Via Crescimbeni le associazioni e rappresentanze che avrebbero preso parte al corteo cominciò a sfilare pel Corso Vittorio Emanuele, lento, grave, imponente.
Venivano prima alcune delle bande musicali della provincia; ad esse tenevano dietro circa 150 garibaldini in divisa - e dopo questi i reduci delle patrie battaglie chiudevano il primo gruppo.Venivano poi altre bande musicali, e dietro di esse tutte le autorità civili e militari della città e provincia, - le rappresentanze degli uffici amministrativi e della stampa. Aprivano il terzo gruppo altre bande, - poi i professori ad gli alunni di tutti gli istituti scolastici della città, non che una rappresentanza dei Studenti dell'Università di Camerino, - e le rappresentanze di altre istituzioni della città e provincia. - Nel quarto gruppo, ad altre bande musicali facevano seguito le Associazioni politiche; e cioè la Consociazione Democratica Provinciale - la Società 20 Settembre di Camerino - i nuclei democratici di Mogliano, Monte Cosaro, Tolentino, Recanati, S. Severino Marche Urbisaglia - il Circolo Giuseppe Garibaldi di Macerata - il Circolo anticlericale di Macerata e la Società atea di Venezia - il Circolo Nicolò Montenegro - il Circolo Cipriani - la Loggia Massonica: seguivano le associazioni di beneficenza - le rappresentanze delle Società operaie di Appianano, Apiro, Belforte, Caldarola, Civitanova, Colmurano, Cingoli, Camerino, Esanatoia, Ficano, Loro Piceno, Mogliano, M.S. Martino, M. Cassiano, M. Cosaro M. S. Giusto, Morrovalle, Muccia, Penna S. Giovanni, Pausala, Pollenza, Petriolo, Porto Recanati, Sarnano, S. Severino, Tolentino, Treia, Urbisaglia, Macerata, - le Società Artigiane di M. Cassiano, Recanati, Porto Recanati, la Società dei Tipografi e dei Bollettari di Macerata - la Società del buon umore di Pausala - la Società del viaggio di Tolentino - la Società dei buoni amici di Tolentino _ la Società Margherita di Tolentino - la Società filarmonica di Muccia e di Porto Recanati - la società del Casino di Macerata - la Società filarmonica di Macerata e la Società della Rondine pure di Macerata.
Si potevano contare ben quindici bande musicali, quasi tutte nelle rispettive divise, e che si diportarono tutte egregiamente, alternando l'inno dell'EROE variate e sceltissime marce funebri. Dal Corso Vittorio Emanuele il corteo fece sosta in piazza; ed ivi fu scoperta la lapide ove era incisa la lettera con cui il Generale dedicava nel 1849 a Macerata il primo fatto d'armi vittorioso della sua legione.
Ecco la lettera:
Ai Maceratesi !
Addio Maceratesi! Voi avete meritato che ci Dividiamo da' voi, commossi riconoscenti. Contristata l'anima nell'allontanarsi da Cittadini carissimi, noi vi dirigiamo la parola d'amore, di fratellanza - partiamo confortati dall'affetto vostro - da quello immenso, sublime, che voi nutrite per la sacra nostra redenzione; e noi vi contraccambiamo con la dedica del primo fatto d'armi, in cui potrà dirsi della Legione, che ha ben meritato della Patria. Addio.
Macerata 23 Gennaio 1848
G. Garibaldi
Una salva di applausi lunghi, fragorosi salutò quel marmo, che dovea tramandare e far rivivere nei più tardi nepoti la riconoscenza e l'affetto che noi Maceratesi dobbiamo a Lui, che di affetto e di benevolenza ci diede una prova sì grande. Le bande musicali intuonarono tutte ad un tempo l'Inno sacro all'EROE; e allora gli applausi si accrebbero, crebbe l'entusiasmo, la commozione.
Cessato l'Inno; il nostro egregio Sindaco ff. Cav. Ferdinando Giorgini, lesse un eloquente e forbito discorso… “ Simonetta Torresi : Un contributo al progresso
La Massoneria a Macerata e nel suo territorio (v.sotto)
1730-1918, pagine 390/393.
++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++
Dopo un'arrogante campagna, condita da inusuali toni anti- clericali e anti- religiosi, contro la realizzazione del già finanziato monumento al grande Missionario ed Umanista Maceratese Padre Matteo Ricci, a cui il Vescovo Mons. Giuliodori era riuscito a ri-collocare il titolo ecclesiastico  persosi  nei corridoi universitari, a coronamento del 150 dell'unità d'Italia come d'incanto è approdata al Consiglio Comunale di Macerata la proposta di un monumento di chiara connotazione massonica.
Svegliatisi dal devastante torpore  post-conciliare il Clero ed i gruppi laicali Maceratesi, rivelatisi  SANI e EVANGELICAMENTE MOTIVATI, hanno affidato, ad perpetuam rei memoriam, un Comunicato che va meditato in tutta la sua interezza.
Memori di altri coraggiosi gesti analoghi compiuti per la salvezza delle anime dei proprio gregge dall'indimenticabile buon pastore Mons.Tarcisio Carboni siamo sicuri che, essendo mutati i rapporti di forza intra moenia,  i firmatari del comunicato non riceveranno gli umilianti  reprimenda che dovette sopportare il  defunto Vescovo. Ha perfettamente ragione quando sostiene che la simbologia conta. Infatti al primo piano di Palazzo Marefoschi dal 1980 c’era la sede della loggia “Helvia Recina”. Probabilmente in quella stanza di settanta metri quadrati, le cui finestre davano proprio sul busto di Mazzini, realizzarono una sorta di Tempio di Salomone, visto che c’erano due meravigliose colonne (Jachin e Boaz ?). Poi nel giugno del 1988 scoppiò un misterioso incendio e la loggia, come l’Araba Fenice, risorse dalle proprie ceneri in via Lauro Rossi. ) 
Il coraggioso  zelo pastorale dei Parroci  e dei rappresentanti dei gruppi ecclesiali maceratesi sarà scritto, con caratteri aurei, nella fulgida storia della fedelissima Diocesi di Macerata, Tolentino, Recanati, Cingoli, Treia.
Ecco l'audace intervento del Clero e delle associazioni laicali cattoliche di Macerata riguardo l'erezione del monumento massonico ai 150 anni dell'unità d'Italia :
" 150 ANNI DI UNITA' D'ITALIA - 
Comunicato dei Parroci e dei Responsabili delle principali aggregazioni laicali cattoliche presenti nel Comune di Macerata.

Molte persone ci hanno chiesto quale sia il punto di vista della comunità ecclesiale maceratese in relazione alla proposta inoltrata da unComitato per realizzare nella nostra Città un monumento in occasionedelle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.


Ritenendo doveroso e importante rispondere ad una tale richiesta, in comunione con il nostro Vescovo e per amore della verità, ci sentiamo di esprimere alcune considerazioni che ci auguriamo possano essere utili per aiutare i fedeli, i cittadini e gli amministratori ad un attento discernimento.

La ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia è un evento che merita la più ampia valorizzazione e un monumento può essere un segno importante se davvero esprime l’insieme dei valori del Popolo italiano e la sensibilità di tutti i maceratesi. Non sembra avere queste caratteristiche la proposta del monumento avanzata dal Comitato “Stringiamoci a coorte” che per la sua origine, i suoi contenuti e le sue finalità sembra avere piuttosto una chiara e inequivocabile matrice massonica.

Ovviamente ciascuno è libero di avere il suo punto di vista, ma non è accettabile che si proponga come monumento all’Unità d’Italia una rappresentazione che in realtà appare come un’esaltazione della massoneria e dei suoi principi, a meno che non si voglia far passare l’idea che l’Unità d’Italia sia sotto l’egida della massoneria e che i maceratesi si identificano con questa visione delle cose. 
Di fronte ad una tale proposta, pertanto, sentiamo di dover esprimere il nostro disagio perché non potremo mai sentirci rappresentati come cattolici, cittadini italiani e maceratesi, da un monumento ispirato ai principi della massoneria.

Pur nel rispetto di opinioni diverse e aperti al confronto con tutti, vadetto con chiarezza e libertà che la visione proposta dalla massoneria circa l’uomo e la società è inconciliabile con la visione cristiana della persona e della storia. 
Mentre nel pensiero propugnato dalla massoneria l’uomo fa di se stesso un assoluto avendo come obbiettivo il perseguimento degli
interessi condivisi dagli affiliati, nella visione cristiana l’uomo è creatura di Dio ed è chiamato a vivere nell’amore vicendevole avendo come ideale il dono sincero di sé e il fare ogni cosa a maggior gloria di Dio.

Appare inoltre forzato e fuori luogo ogni raffronto con la vicenda del monumento a P. Matteo Ricci. In quel caso l’iniziativa apparteneva al programma ufficiale del Comitato per le Celebrazioni del IV Centenario ed era stata condivisa, almeno fino alle note vicende, da tutte le istituzioni chene avevano affidato al Vescovo il coordinamento. Resta pertanto il rammarico che la Città non sia riuscita ancora ad onorare il suo più grande e illustre cittadino con un monumento di grande valore artistico e culturale.

Seguono le firme dei parroci delle parrocchie del Comune di Macerata:

(Mons. Enzo Bruschi, Don Egidio Tittarelli, Don Alberto Forconi, DonFranco Pranzetti, Don Gianluca Merlini, Don Giovanni Ilari, Don Adriano Dariozzi, Don Pietro Carnevali, Don Euro Giustozzi, Don Gennaro De Filippi, P. Aldo Marinelli, Don Franco Palmieri, Don Francesco Cocilova, Don Pietro Parisse, P. Arcangelo Colandrea, P. Dino Mascioni, Don Silvano Ilari).
e dei Responsabili delle aggregazioni laicali cattoliche:
Federico Canullo (Azione Cattolica); Ermanno Calzolaio (Comunione e Liberazione); Mauro Marconi (Cammino Neocatecumenale); Carla Domenella (Movimento dei Focolari); Luca Vitali (Rinnovamento nelloSpirito); Renato Lapponi (Acli); Enrico Leli (Corsi Cristianità); DebhoraDi Carlo (F.U.C.I.); Renato Sopranzetti (M.A.S.C.I.) Anna Maria Foresi (A.I.M.C.); Sergio Fattorillo (A.M.C.I.); Franco Moneta (Ass. Centrodi Ascolto e Accoglienza); Maria Chiaramoni (Ass. Mariana Reginadell’Amore); Graziella Cardinali (Movimento per la Vita); PierpaoloCampolungo (Centro di Aiuto alla Vita); Cristina Morbiducci (C.I.F.);Maurizio Montedoro (G.R.I.S.); Franco e M. Rosaria Berardi  (IstitutoSanta Famiglia)".

*****************************************************
Infine dal citato libro di Simonetta Torresi : Un contributo al progresso
La Massoneria a Macerata e nel suo territorio
1730-1918, pagine 304/312)
Il Programma Massonico adottato nel 1861 dal G.O.I. trascritto per le Logge Maceratesi

Da carte presenti nella Biblioteca Comunale di Macerata, tra i diversi documenti emanati a livello nazionale, di particolare interesse il programma massonico adottatto nel 1861 e riprodotto per le Logge maceratesi probabilmente dal fratello Lavinio Spinetti. In tale pro¬gramma si evidenziano i fondamenti della Massoneria Italiana ricostituitasi con l'unità d'Italia; il documento rappresenta la pietra d'angolo sulla quale si è costruita tutta la storia massonica successiva:
Programma Massonico
adottato
Dalla Mass.-. Ital.\ ricostituita presentato
al G.\ O.-. nella seduta dell'anno della V.-. L.\ 5861
dal G.-. Segr.-. D.-. L:.
La rivoluzione politica e nazionale, che sta per compiersi in Italia non potrà assicurare il suo trionfo, né completarsi, se al passo con essa non si promuoverà la riforma morale del popolo italiano. Questa riforma, o meglio diremo, la dire-zione morale, fisica, intellettuale dell'individuo e della Società è lo scopo che si propone con i suoi lavori la. Massoneria Italiana ricostituita.
A raggiungere questo intento è mestieri che il G.\ 0.\ sin d'ora stabilisca, i principi che esser devono di norma ai suoi lavori, i vari fini a cui esso mira, i mezzi da adoprarsi per raggiungerli.
Principi della nuova Massoneria. La Massoneria, non deve consistere in un simbolismo misterioso, in vane cerimonie, o aspirazioni indeterminate. Questo simbolismo già necessario quando i principii da lei idoleggiati suonavano un pericolo all'Ordine, o minaccia alla Società, è divenuto inutile ora che molti di essi divennero ormai fondamento al diritto pubblico, e furono adottati dalle Società civili e moderne.
Dirò che il G.\0.\I.\ dichiarando di adottare la grande formula che per in ogni tempo la divisa immortale scritta sopra la bandiera Massoneria, cioè Libertà, Uguaglianza e Fraternità, procurerà dare a questi principi, vaghi e spesso fraintesi, un significato concreto per tradurre ciascuno dei termini nel terreno politico e applicarlo alla ricetta della vita attraverso la triplice sfera della attività sociale, alle questioni politiche, alle economiche, alle morali. Egli è in questi tre punti che il G.\0.\L. deve fissare il suo programma.
Quistione politica Il G.\ 0.\ fedele alle vere tradizioni massoniche non si preoccupa della forma del Governo, ma tenderà soprattutto a promuovere il trionfo delle idee e dei principi. Però sotto qualsiasi reggimento che accetti o subisca la Nazione, esso promuoverà in ogni tempo:
All'interno. La causa della nazionalità, Indipendenza e Unità Italiana.
All'estero. La fratellanza dei popoli tra di loro, e il trionfo della libertà e della giustizia, credendo tutte le libertà, tutti i popoli solidarii fra di essi. Nell'ordinamento dello Stato prendendo per norma la formola Massoneria. Libertà, Uguaglianza e Fraternità, ne procaccerà lo svolgimento progressivo applicandola alla vita pratica, e presentandone a mano a mano i quesiti che le circostanze vanno suggerendo allo studio ed al libero esame delle loggie. Tuttavia credendo opportuno di dichiarare sin d'ora i principii che devono essere di norma alle Riforme che la Massoneria, tenterà promuovere nell'ordine sociale e politico il G.\ O.-. dichiara;
1° Che suo principale scopo è quello di promuovere il benessere delle varie classi sociali, mediante l'educazione morale, fisica, intellettuale del popolo; 2° Che mal si volle raggiungere tale scopo col fantasticare sistemi astratti di socialismo e vaghe teorie, le quali, ispirate da mistiche aspirazioni, o da passioni inferme, e tumultuose, non produssero per lo più che errori, delusioni e miserie più profonde;
3° Che lasciando le teorie astratte, esso procaccierà d'arrestarsi sulle questioni speciali e pratiche; facendo oggetto di discussione e di studio le quistioni che riguardano il lavoro, i rapporti degli operai coi padroni, i salari, le industrie da promuoversi e le riforme sociali che saranno reclamate dalle eterne norme della giustizia, come dal bisogno dei tempi;
4° Che sarà soggetto speciale di studio l'agricoltura, quale fondamento dell'industrie per migliorare le condizioni dei coloni nei campi, e dar lavoro agli operai nelle città, e aumentare la produzione degli oggetti di prima necessità; 5° Avversando ogni sorta di monopolio, e credendo le banche nazionali, quali sono al presente costituite, monopolio di pochi privilegiati, promuoverà lo stabilimento di sistemi di credito fondiario e industriale per mettere il capitale alla portata delle classi operaie e più numerose. 6° Promuoverà le associazioni operaie, così in uno scopo economico e industriale, come di amore, di moralità e solidarietà tra le moltitudini.

7° Come il lavoro è fondamentale alla Massoneria/, così procaccierà che divenga base e domma fondamentale della nuova Società Italiana; combattendo l'ozio con ogni mezzo e sotto qualsiasi manto esso si mostri, o sotto il blasone del patrizio, o sotto i cenci del lazzarone e del lemosinante. Principio cotesto che proclamavano le antiche repubbliche italiane quando imponevano il lavoro obbligatorio per tutti, e che ogni cittadino dovesse farsi iscrivere in alcune corporazioni delle arti.
Tali principi che saranno norma al G.\ O.-. nelle questioni che riguardano l'economia sociale, o l'esser collettivo, cioè la Nazione. Ma la Massoneria, intendendo a migliorare la Società per mezzo dell'educazione dell'individuo, deve pure fissare i principi che devono rischiarare l'uomo e guidarlo nella vita privata.
Ora l'uomo, come individuo, può essere considerato ne' suoi rapporti con Dio, coll'Universo, e co' suoi simili. Considerare l'individuo ne' suoi rapporti con Dio, implica la Questione Religiosa. La questione religiosa è quasi eliminata dalla Massoneria. Il sacrario della coscienza umana è per lei inviolabile; essa non si preoccupa di veruna delle religioni positive, le quali sogliono dividere la razza umana, ma rappresenta la religione stessa nella sua essenza. Fedele al suo principio di fraternità, predica la tolleranza di tutti i culti, nel suo rituale accoglie molti dei simboli sparsi nelle diverse religioni che popolano l'Oriente e l'Occidente, mentre nel suo ideale abbraccia e riassume i dommi principali su cui queste religioni stesse sono basate. E il suo domma li riassume nei tre articoli seguenti: 1° Esistenza di Dio, considerato siccome principio dell'Ordine Universale, e dell'armonia cosmica, ossia grande architetto dell'Universo;
2° Immortalità dell'anima, ossia indistruttibilità dell'essere umano dopo la morte; 3° Fraternità di tutti gli Uomini;
Ciò quanto all'ideale religioso, o al domma: Quanto al culto, ossia alla manifestazione esteriore dell'idea religiosa, che forma pure parte integrante delle religioni positive, la Massoneria, proclama la coscienza dell'individuo inviolabile, e dichiara libero l'uomo di seguitare circa la espressione estrinseca della religione, il culto, o le norme che meglio corrispondono ai suoi pensieri, le sue aspirazioni, ai suoi bisogni, purché nessuno di esso contraddica ai grandi principii della moralità e fraternità.
Se l'uomo considerato nei suoi rapporti con Dio, implica la quistione religiosa, se egli si considera nei rapporti con l'universo implica la Scienza. La scienza è il vero, l'antichissimo culto della Massoneria, essa non solo mette l'uomo in rapporto coll'Universo, ma lo conduce a studiarlo, a penetrare i segreti della natura per volgerne le forze a profitto dell'Umanità: È questo lo studio e lo intento dell'alta Massoneria, ossia della ermetica e cabalistica.
Nel fissare i rapporti dell'individuo co' suoi simili la Massoneria. non si limita a predicare la massima di non fare agli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi; ma impone di fare il bene, di opporsi al male, di non tollerare l'ingiustizia sotto qualsiasi manto essa si copra, impone la solidarietà sociale, per cui il male commesso verso il prossimo vuoisi riguardare come fatto a noi stessi; perocché tutto è legato nell'ordine morale, del pari che nell'ordine fisico, e, per quanto l'individuo moralmente sia libero, l'Umanità tuttavia è Una.
Fine della Massoneria. Il fine che la Massoneria, si propone è determinato dai principi che abbiamo esposti di sopra. Tuttavia avvisiamo sia conveniente riassumerli nell'ordine stesso in cui furono i prin-cipii esposti.
In Politica lo scopo che si propone si è: All'Interno costituire l'Italia libera ed una, All'Estero agevolare per mezzo delle L.\ e delle
Associazioni M.\ sparse nel mondo, i rapporti internazionali, facilitare i commerci, abbattere i pregiudizi che dividono popolo da popolo, razza da razza, preparare la vera fratellanza degli Uomini per mezzo di una grande Confederazione dei popoli civili uniti tra di loro.
Fine Sociale. - Santificare il lavoro, nobilitarlo, farlo amare, svellere il pauperismo, non per mezzo di vane teorie di socialismo, ma col condannare l'ozio, col avvezzare ogni classe al lavoro, rendere turpe, biasimevole l'elemosina umiliante e servile, agevolare gli istituti di credito, per fornire istrumenti e mezzi di lavoro ad ogni classe, fondare case di ricovero per vecchi, asili d'educazione per l'infanzia, scuole serali e tecniche per gli Operai; poderi modelli per contadini, e per tal modo spargere il benessere, l'amor della legge, del viver civile e sociale nelle classi sinora neglette ed oppresse, e rivendicare pacificamente i torti e le ingiustizie di cui fu segno per lunghi secoli l'operaio, scopo che si propone mai sempre la vera Mas/, come accenna la leggenda su cui riposano i suoi simboli e le sue cerimonie
Fine religioso. - Ricondurre la quistione religiosa, profanata dai preti delle varie religioni, ai suoi veri e più semplici termini, ai suoi principii più elevati, morali e Universali. Acciocché l'uomo creda meno alle diverse sette, che si dividono i popoli, più ai grandi, eterni principii della giustizia e dell'umanità, meno alle religioni, più a Dio, meno ai preti, più all'intimo della sua coscienza.
Fine morale. - La morale è il vero culto religioso Massonico. Uguaglianza Sociale in faccia alla legge e a Dio; lavoro, educazione intellettuale, fisica, morale; solidarietà degli individui come dei popoli; tolleranza e amore tra gli Uomini, tali i grandi principii su cui si fonda la morale, tali le fondamenta su cui si deve elevare il vasto tempio massonico. Ma quali sono i mezzi, di cui può disporre la Mas/, per rag-giungere tale intento, e preparare nel seno della Nazione una profonda riforma nell'educazione e nei costumi?
Mezzi È massima vetusta della Massoneria, che le grandi riforme sono tanto più durevoli quanto più lente a compiersi, e quando sono il prodotto, anziché della violenza e della forza, del¬l'educazione individuale, e d'un intimo convincimento. Egli è perciò che il G.\ 0.\ ripudia e condanna, come fune¬sti e perniciosi quei mezzi che vogliono suscitare violenti convulsioni tra i popoli, non riconosce per suoi adetti che uomini pacifici ed amanti della legge, non ammette al suo scopo che mezzi legali, aperti e leali. Questi mezzi si riducono a tre principali 1° Ordinamento Massoneria, e delle sue GEI 2° La stampa 3° L'educazione
La Massoneria, possiede una gerarchia, la quale senza sacrificare la libertà individuale, è pur mirabile di organizzazione e di forze. Il G.\ 0.\ procurerà quindi di stringere le diverse L.\ sparse intorno ad un centro, dare a questo organismo estensione, forza e unità. Per tal modo potrà stringere in una falange compatta gli amici del progresso e della luce, i fratelli dell'operaio e del popolano, per opporli alle antiche congreghe dell'oscurantismo e della reazione, che furono intenti sempre a immolare l'operaio dell'intelligenza e del lavoro, simboleggiato in Hiram, ai loro privilegi e alla loro libidine di potere.
Il G.\ 0.\ nominerà una commissione speciale composta dei membri dei vari capitoli per determinare il nuovo organi¬smo della Massoneria. L, fissarne le cerimonie, semplificarne il simbolismo.
La stampa è il secondo mezzo di cui il G.\ Ov. si servirà per diffondere le sue idee. Quindi si terrà a giorno delle migliori pubblicazioni che vedranno la luce in ogni parte del mondo, per farle tradurre e diffondere. Procaccierà di stabilire biblioteche, e fondare un giornale per propagare le sue idee.
Educazione. - La Massoneria, nei diversi gradi della sua gerarchia non è che una scuola morale dell'individuo. Ciascuno a qualsiasi classe appartenga, è appellato a percorrere i vari gradi della scienza M.\ per elevarsi alla luce. Però il suo lavoro non deve limitarsi all'interno della Loggia ma stendersi nella Società. A tal uopo il G.\ 0.\ e ciascun Massoneria, è in obbligo di promuovere istituti di educazione, scuole infantili, scuole serali per l'operaio, procacciare di mettere i suoi adetti alla direzione di queste scuole rimuovendone ogni spirito di casta, o di setta, senz'altro intento che della diffu¬sione della scienza nelle popolazioni. Educazione d'ambo i sessi per mezzo d'istituti, di riunioni, di scuole, onde arrivare colla scienza ad emancipare le menti dalla fede cieca, dalle credenze imposte, e secolarizzare la Società, tal che ogni individuo nel sacrario della sua coscienza trovi il suo sacerdote, nelle grandi leggi di giustizia e virtù la propria morale, e nel suo Dio la felicità e la propria salute.
Per tal modo la patria nostra unificata dalla vasta catena Massonica, formerà un solo tutto, avrà trovato il suo primo e più compatto nucleo d'unità. Liberata dallo straniero essa ormai ottenne l'indipendenza nazionale, ma solo mercè l'educazione potrà assicurare il trionfo della libertà, promuovere la riforma morale del popolo; acciocché possa creare i nuovi destini a cui per la terza volta nel mondo delle Nazioni sembrerà chiamata la patria Ital.-. dal G.\ A.-. D.\ U.\
Pel G.-.O.-.I.-.
Il G.-. Segr.-. D.-.1

Un affettuoso ringraziamento all'infaticabile ricercatrice Prof.ssa Simonetta Torresi e un  grato ricordo al caro, indimenticabile Giovanni Battistelli che ha promosso la pubblicazione del citato libro.

SIMONETTA TORRESI, laureata e specializzata in materie scientifiche è docente delle
stesse nelle Scuole Secondarie Statali. Dal 1994 si occupa di ricerca storica ed ha partecipato
come relatrice a numerosi congressi e convegni in diverse città come Macerata, Jesi, Ascoli
Piceno ecc.
Nella sua attività di ricercatrice storica ha pubblicato i propri lavori su diversi giornali e riviste
ed ha curato l'organizzazione di alcune Biblioteche private.
Insieme ad altri autori ha scritto un libro dal titolo "Santa Maria delle Vergini" e, come unica
autrice, i volumi di studi storici "La valle degli Imperatori", "Il tempio di Santa Maria delle
Vergini", "Castelsantangelo sul Nera" e "Società Filarmonico Drammatica".
Ha partecipato altresì, in qualità di esperto, a diverse trasmissioni televisive di carattere
storico artistico divulgativo, oltre ad una puntata maceratese di "Viaggio in Italia" trasmessa
da RAI 3 sulla rete nazionale.

lunedì 7 maggio 2012

POTENZA PICENA : LA FESTA DELLE CROCETTE, UNA LEZIONE DI BUON GUSTO LITURGICO E DEVOZIONALE. LA FESTA DEI BAMBINI E DELLA FEDE DELLE FAMIGLIE CRISTIANE













Nel ricordo dell’antica festa dell’Invenzione della Santa Croce, che nel calendario tradizionale si commemora il 3 maggio, a Potenza Picena ( antica Montesanto) si svolge la tradizionale processione per l’appunto detta delle “crocette”resa ancor più toccante e suggestiva per la presenza dei bambini che recano in mano una piccola croce in legno , con fiori ed immagini sacre; è una delle più antiche della Città ed è stata organizzata, per secoli, dalle Monache Benedettine del Monastero di S.Caterina.
Anche ora, grazie allo zelo pastorale e liturgico del giovane Parroco don Andrea Bezzini, vi partecipano le Confraternite locali, quelle limitrofe e soprattutto tantissimi bambini accompagnati dai genitori e dei nonni.
Per questo viene chiamata "la processione dei bambini".
La festa è sopravvissuta alla soppressione del Monastero Benedettino, poi rifiorito  quando le Monache riuscirono a comperare, dopo molte difficoltà, un palazzo appartenente al Conte Prospero Compagnoni Marefoschi .
Per questo fino a qualche anno fa, la processione partiva dall’attuale chiesa del Monastero Benedettino dedicata a San Sisto.  
Il sacro corteo terminava nella Chiesa di San Sisto dove il Sacerdote faceva una breve omelia impartendo la Benedizione con la Reliquia della S.Croce, appartenente alla Comunità delle Monache Benedettine.
Da alcuni anni la processione è stata traslata, sempre con grande afflusso di fedeli e di bambini, nella più capiente Insigne Collegiata di Santo Stefano  e spostata al sabato successivo al 3 maggio avvalendosi della organizzazione della Confraternita detta della Buona Morte che con l'occasione  invita anche le Confraternite limitrofe.
Il Parroco porta in processione, sotto il baldacchino rosso,  la Reliquia della Santa Croce   e si ferma per qualche minuto nella Chiesa di San Sisto benedicendo le Monache.
Altre soste vengono fatte nel Centro Storico per impartire la Benedizione alle quattro porte cittadine, al mare ed alla campagna che circonda la bella Città di Potenza Picena.
Uno studioso locale, Don Giovanni Cotognini, riguardo alla S. Croce e alla processione ha scritto dell’originaria Chiesa di Santa Caterina Vergine e Martire, confiscata, assieme al Monastero dopo l’unità d’Italia.
“Nella Chiesa vi erano tre altari. Uno centrale (maggiore) e due laterali. (...)
Gli altari laterali erano uno in cornu Evangelii, dedicato all'Annunziata e uno in cornu Epistole, dedicato a S.Lucia.
Nell'altare dell'Annunziata si conservavano le Reliquie di S. Benedetto, S. Caterina, S. Filippo Neri e la Reliquia della S. Croce, della Spina e del Panno della Madonna (6).
Alla nota n. 6 c'è scritto: La Croce, esposta ad immemorabili, alla venerazione e portata in processione il 3 maggio, aveva negli angoli le reliquie della S. Croce, della S. Spina, …
Sempre nello stesso paragrafo ma qualche frase più avanti, si parla delle feste che venivano celebrate nella Chiesa e c'è anche quella del 3 Maggio, festa della S. Croce ...La festa di S. Croce è una festa secolare. La memoria di un tanto giorno è stata sempre solennizzata nella Chiesa delle Benedettine. Al mattino celebrazione di Messe. Al pomeriggio, Processione. Partecipano alla processione: il Capitolo ( della Collegiata N.d.R.) ; l'uno e l'altro clero; le confraternite; tanti bambini con croci di canna abbellite con verdura, con immagini sacre.
La festa è a carico delle Benedettine. Avvenuta la soppressione, la Badessa, il 17-4-1861, si rivolse al Commissario della Cassa Ecclesiastica delle Marche (Ancona) per dire che la Comunità non poteva sostenere la spesa che si aggirava circa a 70 lire, e d'altra parte se si sospendeva la festa, la devozione del popolo di Monte Santo ne sarebbe rimasta offesa. Chiedeva la Badessa, Donna Maria Teresa Cervini, il contributo dello Stato. La risposta fu negativa, perchè la festa non si trovava nell' inventario fatto dall' inviato del Governo. ( La festa era annotata nel libro di amministrazione sotto il titolo: Culto ) ".
Nella Chiesa c’era anche un Organo con 7 registri andato purtroppo perduto.
La Chiesa di Santa Caterina è stata recentemente restaurata ed è tornata al primitivo splendore anche se è stata destinata a scopi profani mentre nell’ex Monastero è ospitata la Casa di Riposo per gli Anziani.
La processione e la Santa Messa conclusiva in Collegiata si svolgono in un clima di particolare dignità liturgica e di convinta devozione che fanno onore alla città di Potenza Picena e alla sue radici cattoliche .

Andrea Carradori