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venerdì 10 febbraio 2017

Il mutuo arricchimento liturgico. Un interessante articolo di Padre Peter M. J. Stravinskas

Sull'ottimo sito Querculanus abbiamo trovato un interessante Articolo, tradotto in italiano, del liturgista Padre Peter M. J. Stravinskas   .
Lo postiamo per intero pur non condividendone appieno alcuni passi.
Piace, nell'ottica dell'ermeneutica della continuità liturgica ed ecclesiale,  il concetto del mutuo arricchimento  delle due forme del rito latino.
Ha affermato un Monaco Benedettino, che dopo il Motu Proprio Summorum Pontificum riprese a celebrare secondo la forma del ritus antiquior: " La celebrazione della Messa nella forma antica ha fatto migliorare anche il modo con cui celebro la nuova Messa".
Ripetiamo che non tutte le parti dell'Articolo sono condivisibili in toto ma  il concetto è interessante perchè interpreta appieno la "pax liturgica" che il Motu Proprio Summorum Pontificum dal 2007 cerca di innestare nel giardino liturgico della Chiesa.

Se vogliamo essere veramente "missionari" della buona Liturgia, insostituibile veicolo di santità personale e comunitaria, dobbiamo riflettere sul concetto basilare di questo Articolo non soffermandoci inutilmente sui particolari, che risulterebbero fuorvianti, ma rimanendo bene ancorati al concetto della preghiera "ad Deum".

Per il bene nostro e di tutta la Sua Santa Chiesa !
AC

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Nota introduttiva del Redattore di Querculanus

Ieri mi sono imbattuto in questo articolo, che ho trovato estremamente interessante. 
È stato scritto dal Padre Peter M. J. Stravinskas, fondatore e superiore della Società sacerdotale del Beato John Henry Newman, fondatore e presidente della “St. Gregory Foundation for Latin Liturgy”, fondatore e direttore della rivista The Catholic Response
Mi sembra un articolo pieno di buon senso e immune da ogni sorta di prevenzioni ideologiche. 

Ritengo che le considerazioni in esso contenute dimostrino, se ce ne fosse bisogno, che:
a) se è vero che il Novus Ordo (la “forma ordinaria” del rito romano) può avere dei limiti, certamente anche il Vetus Ordo (la “forma straordinaria”) non ne è esente;
b) che il Vaticano II vide giusto quando individuò tali limiti e ne indicò la soluzione;
c) che i Padri conciliari non avevano intenzione di creare un nuovo rito della Messa, né da sostituire all’antico né da giustapporre ad esso, ma solo di restaurare l’antico rito (e forse bisogna ammettere che la successiva riforma andò, in qualche misura, oltre le indicazioni dei Padri);
d) che la Sacrosanctum Concilium dovrebbe essere il punto di riferimento per la ricostituzione di un unico rito romano (obiettivo a cui dovrebbe tendere la cosiddetta “riforma della riforma”).

Alcuni dei punti qui trattati (specialmente le questioni del lezionario e del calendario), li avevo già presi in considerazione in un post del 6 marzo 2009

Ovviamente qui ci troviamo di fronte a uno studio molto piú ampio e completo, fatto da uno che conosce bene, per esperienza diretta, la forma straordinaria. 

Su altri punti ritengo che si possa tranquillamente discutere (p. es., alcuni aspetti della forma ordinaria, come la preghiera dei fedeli, prima di essere fatti propri dalla forma straordinaria, andrebbero radicalmente ripensati nella stessa forma ordinaria). 
In ogni caso, si tratta di un testo utile dal mio punto di vista per avviare una approfondita riflessione in materia.

Per tutti questi motivi, ho pensato che l’articolo meritasse una grande diffusione e perciò ne metto a disposizione dei lettori la traduzione italiana.
Q

COME LA FORMA ORDINARIA DELLA MESSA PUÒ “ARRICCHIRE” LA FORMA STRAORDINARIA

Padre Peter M. J. Stravinskas, The Catholic World Report, 31 gennaio 2017
Nel 2007, Papa Benedetto XVI emanò il motu proprio Summorum Pontificum (SP), col quale egli ampliò il precedente indulto di Papa Giovanni Paolo II riguardante la celebrazione della Santa Messa secondo il Missale Romanum del 1962. 
Nella lettera accompagnatoria del Papa ai vescovi della Chiesa cattolica, egli espresse la convinzione che la disponibilità dell’antico rito (da chiamare ora la “forma straordinaria”) avrebbe permesso che la forma straordinaria e la forma “ordinaria” della Messa si “arricchissero a vicenda”. 
Sembrerebbe che il Pontefice avesse in mente un processo organico, dal quale sarebbe scaturita una “nuova e migliorata” forma della Messa romana. 
Molti sacerdoti e liturgisti hanno individuato vari elementi della forma straordinaria (FS) che sarebbero utili per sostenere la “sacralità” della forma ordinaria (FO). 

domenica 6 ottobre 2013

Fraternità Sacerdotale San Pio X : Intervista a don Gabriele D’Avino

Sono già otto, e forse potrebbero ancora aumentare, gli aspiranti italiani al sacerdozio che hanno iniziato a frequentare, da martedì 1 ottobre, il Pre-Seminario di Albano Laziale della FSSPX.
Siamo di fronte a numeri inconsueti per il nostro paese che ci avvicinano, per la prima volta, quasi alla realtà francese.
Proponiamo pertanto, anche allo scopo di far conoscere le motivazioni che possono spingere un giovane d'oggi ad abbracciare la vita sacerdotale, un'intervista a don Gabriele Davino, novello sacerdote napoletano della FSSPX, ordinato ad Econe il 28 giugno 2013.
Seguirà prossimamente anche un'analoga intervista a don Enrico Doria.
Ringrazio don Gabriele per la disponibilità ed il Superiore del Distretto don Pierpaolo Petrucci per l'autorizzazione a realizzarla.

Marco BONGI

Intervista a don Gabriele D’Avino


D. 1 - Rev. don Gabriele, ci può brevemente raccontare come è nata la Sua vocazione sacerdotale? C'è qualche episodio particolare che ha contribuito ad orientarLa verso questa decisione?

1) Lo sbocciare di una vocazione sacerdotale resta, perfino per se stessi, un profondo mistero: è il segreto tra un’anima e Dio.
Tuttavia l’assidua frequenza alla santa Messa ed ai sacramenti, oltre che la presenza costante di sacerdoti nella vita di un giovane possono senza dubbio spiegare il desiderio di imitare un ideale di vita che si condivide e si conosce bene. Ma, appunto, ciò non basta: la vocazione è una “chiamata” che Dio fa conoscere alla persona attraverso tanti segni: desiderio di salvare le anime, amore per la Chiesa e la santa Messa, attitudine allo studio ed alla vita di preghiera, consigli di sacerdoti esperti…
Durante la mia adolescenza avevo notato tutto ciò, e ad un certo punto, nel corso della mia carriera da studente, ho capito più chiaramente cosa desiderasse Dio da me, come potessi consacrare a Dio la vita che gratuitamente Egli mi aveva elargito. 
Stabilii che non era più il momento di indugiare e con grande entusiasmo decisi di intraprendere questa strada; il tutto senza precisi avvenimenti, ma con un bagaglio di esperienze e di formazione dottrinale che di certo hanno contribuito a farmi maturare la scelta: non ultimi, gli Esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola.

D. 2 - Come ha reagito la Sua famiglia quando le ha comunicato l'intenzione di diventare Sacerdote?

2) Grazie a Dio ho trovato piena comprensione e totale appoggio dalla mia famiglia: non ne dubitavo, poiché è grazie all’educazione cristiana ricevuta dai miei genitori che è stata possibile da parte mia una generosa risposta alla chiamata del Signore; ma di certo questo appoggio che ho avuto è stato di fondamentale importanza sia all’inizio della mia formazione sia durante tutti gli anni del Seminario.

D. 3 - E gli amici? Si sono mostrati contenti, stupiti o inclini alla derisione?

3) Anche in questo caso sono stato fortunato: i miei amici più cari, con i quali ancora oggi sono in contatto, hanno approvato la mia scelta nonostante il naturale dispiacere della separazione; ho potuto constatare con gioia fino a che punto questi vincoli di amicizia fossero forti, poiché alcuni di essi sono stati presenti a tutte le “tappe” della mia formazione sacerdotale (vestizione, ordini minori, ordini maggiori) nonostante i mille chilometri che separano la mia città dal seminario di Ecône!

D. 4 - Per quale motivo, una volta presa la decisione, si è rivolto alla FSSPX e non al seminario della Sua Diocesi?

4) Non ho mai avuto altra prospettiva di formazione sacerdotale che i seminarî della Fraternità San Pio X: fin da piccolo infatti frequento la congregazione grazie alla scelta che fecero i miei genitori negli anni ’80 di seguire la Tradizione contro il dilagare degli errori moderni. 
Ho potuto di conseguenza constatare, durante tutta la mia infanzia e adolescenza, la profondità spirituale dei sacerdoti che ho conosciuto, la loro accurata preparazione dottrinale, la loro ineccepibile condotta morale: era naturale, dunque, che guardassi verso Ecône, baluardo della fede cattolica. 
Ero sicuro che, in questo periodo di profonda crisi all’interno della Chiesa, solo una formazione sacerdotale tradizionale quale quella che impartiscono i seminarî della Fraternità fosse degna di essere presa in considerazione al fine di far “sopravvivere” il sacerdozio cattolico che, a causa del modernismo, vive tuttora una grave crisi d’identità e non ha più come punto di riferimento la Rivelazione e il dogma.

D. 5 - Come è stato il primo impatto con il Seminario all'estero? Ha trovato difficoltà di integrazione o linguistiche?

5) Non ricordo di essermi mai sentito disorientato fin dal mio primo contatto con il seminario. Certo, il paese e la lingua stranieri, le persone di un’altra cultura, e soprattutto la prospettiva di passare sei anni lontano dalla propria terra rappresentano un sacrificio da affrontare: ma l’atmosfera cordiale dei confratelli, la disponibilità dei professori del seminario e in generale il clima di carità fraterna che regna in quest’ambiente “protetto” porta più ad unire che a dividere gli animi, e tutto sembra fatto apposta per eliminare qualsiasi difficoltà integrativa.

D. 6 - Che ricordi conserva degli anni trascorsi in seminario? Ha dovuto superare momenti di crisi? Se sì... Chi l'ha maggiormente aiutata a superarli?

6) Il ricordo degli anni passati in seminario è molto confortante, sia dal punto di vista spirituale, sia da quello intellettuale: la vita di unione a Dio a cui quotidianamente si tende e gli studî sempre interessanti creano un clima ideale per la formazione di un sacerdote: pur senza farne un paradiso terrestre (non esiste un contesto umano o un’esperienza che non presenti anche una minima difficoltà) ricorderò sempre con gioia i begli anni passati ad Ecône e le amicizie che vi ho stretto con i confratelli, molti dei quali sono oggi sacerdoti come me.

D. 7 - Gli studi in seminario sono difficili? Può aspirare al sacerdozio anche un giovane che non possieda basi culturali molto profonde?

7) Il livello degli studî in seminario è, come lo indica il nostro fondatore negli statuti, di tipo “quasi universitario”; pur essendoci una grande comprensione per la differenza di livello degli aspiranti al sacerdozio, i quali provengono dai più svariati contesti e con una grande diversità di bagaglio culturale, è chiaro che è richiesto un minimo di attitudine allo studio: il sacerdote è chiamato ad insegnare, vuoi la domenica dal pulpito, vuoi per il catechismo ai bambini ed agli adulti, vuoi per conferenze dottrinali che possono essergli richieste.
Le materie di studio spesso sono di per sé difficili: penso ad esempio ai trattati di teologia sulla Trinità o l’Eucaristia, o anche ai corsi di Metafisica ed Ecclesiologia; tuttavia si tiene sempre conto del livello di ciascuno e non si richiede necessariamente a tutti il massimo dell’approfondimento possibile!

D. 8 - Ha trovato comprensione negli insegnanti? Che rapporto si instaura fra i seminaristi e i superiori? Nel seminario si respira un clima di gioia o, come molti pensano, un'atmosfera di cupa severità?

8) Il rapporto tra gli insegnanti e i seminaristi è franco e cordiale, ma che mantiene un necessario distacco che eviti l’eccessiva familiarità, al fine di rendere ben chiara la distinzione dei ruoli. Ritengo che quest’aspetto sia indispensabile per la serietà ed anche la credibilità della formazione data. Tutto ciò, come dicevo anche prima, in un clima generale di serenità e di sana allegria: giusto il contrario dell’immagine che comunemente si dà degli ambienti religiosi del tipo “Il nome della rosa” che deriva, a mio avviso, da un banale pregiudizio…

D. 9 - Oggi che è diventato Sacerdote: che effetto Le fa di poter finalmente celebrare il S. Sacrificio della Messa? Verso quale tipo di Apostolato si sente più attratto?

9) Salire per la prima volta all’altare è un’emozione indescrivibile che il sacerdote porterà nel cuore per tutta la vita; è l’inizio di un’unione al Dio incarnato che si attua ormai fra le sue mani e che costituisce il mistero più grande della nostra fede, quello della Redenzione del genere umano, compiuto ogni giorno sugli altari.
L’apostolato che più mi attrae è quello che ho imparato a conoscere negli anni della mia gioventù attraverso i sacerdoti che ho frequentato: quello di tipo “parrocchiale” delle nostre cappelle e centri di Messa; un apostolato che, soprattutto in Italia dove la Fraternità è ancora in crescita, assomiglia a quello di San Paolo a causa dei numerosi viaggi e spostamenti; cosa che ho sempre trovato simpatica ed entusiasmante!

D. 10 - In conclusione: che consiglio pratico si sente di dare ai giovani di oggi, spesso confusi ed indecisi sul tipo di vita da intraprendere? Esiste qualche criterio per conoscere il progetto di Dio nella propria vita?

10) Discernere la propria vocazione, nonostante i preziosi consigli di persone esperte (soprattutto di sacerdoti) che certo vanno richiesti, riguarda in ultima analisi il singolo soggetto: a lui va la responsabilità integrale della scelta, a cui può effettivamente corrispondere la “chiamata” della Chiesa con l’appello del Vescovo nell’ordinazione. 
Tale scelta, lungi dall’essere avventata o sentimentale, deve essere matura, ragionevole, libera da ogni interesse di tipo temporale ma unicamente guidata dall’amore di Dio e della Chiesa.
Ma (e questo è un punto che ritengo fondamentale alla luce della mia ancor breve esperienza) la domanda sulla scelta del proprio stato di vita è senz’altro obbligatoria e non può essere saltata a piè pari. 
Esorto quindi i giovani cristiani ad aprire prima di tutto a se stessi il proprio cuore e a porsi sinceramente questa domanda, mettendo da parte un certo naturale egoismo: Cosa vuole Dio da me?

martedì 3 settembre 2013

Qualcosa si muove nella galassia del tradizionalismo internetiano italiano?


Una fedele, dopo aver assistito per la prima volta ad una Messa celebrata con il Messale del ’62,  come prescritto dal Motu Proprio “Summorum Pontificum”, ha sentito il desiderio/dovere di scrivere queste considerazioni su un blog “ tradizionalista” ( in realtà è “solo” un sito cattolico sensibile alla Liturgia antica della Chiesa) :
" Ho partecipato per la prima volta ad una messa celebrata con il Vetus Ordo e volevo dirvi le prime impressioni. 
Devo dire che ci ho pensato tanto prima di scrivere perché non vorrei contribuire ad acuire un’atmosfera che mi sembra in questi ultimi tempi abbastanza tesa. ... 
Che dire non è stato semplice perché in realtà ho passato quasi tutto il tempo a seguire sul foglietto ciò che dovevo fare, dire e cosa diceva il celebrante. 
Come dite voi forse non basta una volta per entrare in questa atmosfera completamente diversa da quella della messa a cui sono abituata a partecipare e qui vi devo dare ragione è davvero diversa!!! 
I silenzi e il raccoglimento che si vivono nella messa Vetus Ordo sono molti di più ma non sono sicura che li apprezzo davvero tutti. 
Per esempio lo scoglio più duro è stato seguire ( partecipare non so come dire ) la parte in cui il celebrante parla da solo e dice tutto quello in cui sono abituata ad interagire in solitario, con noi che ascoltiamo solo la musica; ecco io li non sono proprio riuscita ad estraniarmi e cercare il raccoglimento ma ho cercato di capire cosa diceva il celebrante perdendomi un pò. 
Ma non si può usare almeno il microfono per sentire cosa dice ? 
Forse apprezzo di più il partecipare con il sacerdote e il pregare con lui, so che è la parte che voi contrastate di più nel NO.  ...
Ho portato con me mia madre anziana per vedere che effetto aveva su di lei ritornare ad assistere ad una messa che lei si ricordava ancora; beh lei sicuramente ha seguito di più e ad un certo punto andava a memoria. 
Mi ha detto che ha partecipato volentieri e che le piacerebbe ogni tanto ritornarci ma non lo farebbe sempre, il che dimostra che ormai la messa che viene ritenuta normale è il Novus Ordo mentre si vive l’altra come una bella liturgia da vivere in momenti particolari. 
Non so!! In questo momento è così che mi sento pure io, quello che ho vissuto è che sicuramente la messa Vetus Ordo porta ad una meditazione e ad un raccoglimento maggiore ma non so se lo vorrei ogni volta. 
Non ho trovato questa differenza che voi dite nel sentirmi di più vicino a Cristo nella liturgia V.O. ma come sempre ho sentito la messa come uno stare insieme a Lui, come tutte le altre domeniche. 
Forse devo perseverare!! 
Quello che so è che dovrei avere il diritto di parteciparvi come e quando mi piace senza restrizioni e su questo mi schiero con voi, mi differenzio ( per il momento ) sul fatto che la vedo come una liturgia da preservare come una cosa preziosa che ci viene dalla tradizione e che sicuramente non va perduta. 
Certo c’era davvero pochissima gente e di questo non mi spiego il perché, a quanto ho saputo sono anni che in questa chiesa si celebra questo rito, come è possibile che ci fossero si e no con noi 15 persone e non sottolineo l’età media!!! 
Voglio dire una cosa che qualcuno ha già detto prendendo astrali ma che ha un fondo di verità. 
Non è continuando a dire che la messa Novus Ordo non è buona ( ed uso un termine carino ) e non rappresenta la vera fede che farete passi avanti ma cercando di far conoscere a più tanta gente possibile, pur nelle mille difficoltà, la liturgia che amate e che come ho avuto modo di constatare di persona è un dono prezioso. 
Se lavorate su questo potrete avvicinare molte più persone di quello che credete, ma lo dovete fare con la ragione e non con lo scontro. 
Ma la vedo dura perché siete tanto divisi, c’è addirittura chi chiede di abrogare il Summorum Pontificum che mi sembra il vostro unico appiglio ora come ora per poter celebrare liberamente la messa invece di lottare per renderlo sempre più applicabile; perché mi sembra chiaro che arrivare a questo e ad uno scontro duro significa mettersi fuori dalla Chiesa ".
E poi come si fa?

Per ovviare alle problematiche descritte dalla fedele alcuni Parroci,  veramente animati da spirito " missionario " a favore dell'antica liturgia ( e che non si accontentano del piccolo gruppo di eletti ...),   per avvicinare " i fedeli alla Messa antica raccomandano di ricorrere alla  " gradualità " ( esattamente come avvenne, au contraire , dopo il Concilio Vaticano II per " disabituare " i fedeli alla concezione liturgica" tridentina ") . 
La riscoperta dell'antica  Liturgia dei nostri padri può esser fatta gradualmente attraverso l'ausilio delle forme artistiche che la Chiesa ha sempre genialmente usato alla maggior gloria di Dio per l'edificazione salutare delle anime. ( salus animarum) .

Ha osservato un Sacerdote : 
" Solo il biritualismo porterà i fedeli delle parrocchie a conoscere il VO e a preferirlo. 
Scelte radicali di contrapposizione non faranno altro che isolare ancor di più la tradizione e a nutrire pregiudizi. 
Penso ai parroci che hanno scelto in modo esclusivo il Vetus Ordo, ammirandone pure il coraggio, mi chiedo quante persone ostili o scettiche verso il VO hanno avvicinato in questo modo? 
La convivenza delle due forme, invece, favorisce l'avvicinamento e l'arricchimento reciproco senza pregiudizi e tensioni nel rispetto della fede altrui".


La scelta  che è stata fatta di “ optare ” per la " Messa cantata " nel Santuario di Campocavallo dal 2008 ha contribuito in modo determinante al “successo” delle celebrazioni domenicali nell’antico rito avvicinando diversi fedeli ad uno rito che , per motivi anagrafici e/o culturali, era a loro completamente sconosciuto .
E' stata preferita, in piena “incoscienza, ( senza cioè avere le basi di un discernimento concreto della differenza fra messa “ letta” e quella “ cantata” )  la Messa cantata ( con incenso )  intuendo che dopo 40 di sterilità minimalista liturgica il Canto Gregoriano, l’Organo, l’incenso, il folto gruppo dei ministranti avrebbero saziato quel legittimo desiderio di “sacro” che solo la Messa nell’antico rito avrebbe potuto soddisfare .
La tradizionale saggezza della Chiesa e l'esempio di pastorale liturgica di tanti Santi nella storia della Chiesa  ci insegnano che bisogna agire con prudenza , moderazione e avvalendoci di quanto legittimamente ammesso all'uso liturgico possa " eccitare " la religiosità e la devozione del popolo !
Se la fedele che ha postato le considerazioni che abbiamo trascritto fosse andata ad una Messa cantata (  ad una Messa con un coro polifonico oppure ad una Messa in cui si cantava l'ordinarium anche con la Messa VIII degli Angeli - avrebbe potuto facilmente aggiungere la sua voce a quella dei cantori - )   :  qualcosa già sarebbe stato per non sentirsi completamente estranea alla celebrazione.
L'aspirazione ( sacrosanta ) di San Pio X , di cui si è inaugurato il centenario della morte,  dell'actuosa partecipatio dei fedeli, tematica poi ripresa ed approfondita ad una sola voce dai Padri Conciliari del Sacrosanto Concilio Vaticano II , è ormai patrimonio genetico di tutti i cattolici - nessuno escluso !
Anche le Messe celebrate nell'antico rito della Chiesa risentono positivamente di questa duplice eredità di San Pio X e del Concilio Vaticano II !
E i "lefebvriani" ?  qualcuno si chiederà ...
Le comunità sbocciate grazie alla sensibilità liturgica e pastorale di Mons. Lefebvre hanno sempre sostenuto i fedeli  nell'actuosa partecipatio  alle sacre liturgie ! 
( QUI un celebre filmato  della Messa di una comunità della FSSPX ) .

Non mancherò ancora una volta di citare il meraviglioso scritto che Giacomo ci ha donato su un post di MiL : 
“ … I veri artefici e sostenitori della rottura sono i progressisti perchè sono i novatori a voler voluto una "nuova interpretazione" della Tradizione e della Chiesa alla luce di un presunto "spirito del Concilio Vaticano II ".
I "tradizionalisti" veri (salvo marginali frange estreme, ma si sa che gli estremi combaciano) devono sostenere la corretta ermeneutica perchè la Chiesa è una, come la fede che professa, ed essendo portatrice della Verità che è immutabile essa non può aver introdotto degli insegnamenti contrari alla dottrina autentica di sempre così come ci è stata rivelata da Gesù Cristo e trasmessa per mezzo degli apostoli e dai loro successori.
La battaglia è lunga e dura, si gioca su tanti piani, soprattutto su un piano "culturale" e la cultura oggi è dominata dal mondo progressista sia nei mass media che nelle pubblicazioni storiche e scientifiche.
I veri sostenitori della Tradizione sono marginalizzati e dovrebbero combattere meno per "sterili e puerili polemiche" ma per diffondere maggiormente e con più efficacia la vera ed autentica cultura cattolica.
Bisognerebbe anche maggiormente "sporcarsi le mani" nelle parrocchie, nella catechesi dei giovani, in politica (e questo è un tasto dolente!) nelle operità di carità sociale, ... perchè se lasciamo nelle mani dei progressisti tutti questi ambiti continueranno (pur invecchiando ed estinguendosi) a tenere loro in mano il pallino del gioco e noi staremo a guardare, al massimo a scrivere su qualche blog.
I documenti del CVII dicono una cosa, il postconcilio è andato da un'altra parte!
Grazie anche alle conferenze episcopali nazionali...
E' per questo che bisogna tornare ai documenti del concilio e di attuare l'ermeneutica della continuità!
Andiamo a S. Pietro con i forconi?
Con dolore ne prendiamo atto ma non possiamo cancellare un pezzo di storia e non possiamo metterci a fare una guerra aperta contro quella "intelligence oscura" che governa il Vaticano, come decise di intraprendere mons. Lefebvre (che, sia chiaro, ammiro e ringrazio).
Ma bisogna anche essere grati a Benedetto XVI perchè ha rimosso le scomuniche, ha promulgato il Motu Proprio, ha tirato fuori dalla cantina la Bellezza della Tradizione e l'ha fatta conoscere soprattutto ai giovani .
Pensi che lui non si sia reso conto dei gravi abusi commessi nel postconcilio (anche se le radici affondano a ben prima)? 
Ma non si può cambiare le cose dalla mattina alla sera, proprio come fecero i progressisti. 
Ci vuole tempo, pazienza, bisogna saper aspettare i tempi giusti per rimettere le cose al loro naturale posto.
Gli stessi modernisti hanno lavorato per quasi un secolo per attendere un nuovo concilio e introdurre nella prassi della Chiesa tante porcherie: chi crediamo di essere noi per rimettere tutto in ordine in meno tempo?
Bisogna far conoscere ai giovani nelle parrocchie e a tutte le persone di buona volontà, quelle che hanno la voglia di sapere come sono andate le cose, di conoscere la verità, e non sono accecate dalle ideologie progressiste, la Bellezza della Tradizione millenaria della Chiesa. 
La Bellezza della liturgia, del gregoriano, del latino, dei silenzi, delle candele (non i lumini da cimitero), dell'incenso, dei paramenti, della vera arte cattolica, dell'atmosfera del sacro, ...
Tutte cose necessarie al vero culto a Dio, ma non solo ovviamente: la Bellezza di una vita casta per i fedeli, nel rispetto dei principi non negoziabili, della preghiera profonda, dei sacramenti, ...
La liturgia è qualcosa di vivo e che (scusate l'aggettivo) è "elastico": può farsi sensibilmente influenzare dalla società, ma a sua volta influenza profondamente la vita della società.
Oggi, vista la decadenza della liturgia e della vita ecclesiastica, sarebbe già un successo tornare all'ordinario della messa in latino e alla comunione sulla lingua (non dico in ginocchio perchè sarebbe già troppo!) o al massimo alla croce al centro dell'altare!
Come possiamo pretendere di tornare al messale del 1965 o del 1962 dalla mattina alla sera? ( sottolineatura nostra n.d.r ).
La gente non capirebbe!
Già non si capisce più niente! 
Tutto è sclerotizzato! 
Ci vuole tempo e pazienza!”

Un cattolico ha scritto sul blog Chiesaepostconcilio ( i caratteri maiuscoli sono dell'Autore n.d.r.) :

" ... Io, ad esempio, sono straconvinto (e credo di averne anche riscontri reali!), che non è vero che il bi-ritualismo "strictu sensu" sia un danno alla Tradizione perenne, né tantomeno concordo con Augè riguardo il "litigio" inevitabile. Che i due "opposti" concordino nelle "conclusioni" non è affatto strano per me. Anzi.
Quello che trovo drammatico è il MURO oggettivamente costruito da TUTTI ormai, e credo ben piantato.
Allo stesso modo credo che sia NECESSARIO un "momento" di "convivenza" tra due pastorali antitetiche. Quella Tradizionale e quella "moderna". Una "convivenza" inevitabile SE si vuole "ri-portare" a "casa" i fedeli "modernizzati". Cercando di "ri-tradizionalizzarli".

Mi risulta IMPOSSIBILE sia comprendere che auspicare una SEPARAZIONE NETTA e/o una divisione "pastorale" per il "bene" della Tradizione.

Io infatti credo che lo strumento fornito dal SP NON SIA volto alla distruzione della Tradizione e alla sparizione del Rito di Sempre, ma al contrario. Non ritengo ogni pontificato riducibile all'unico denominatore modernistico e non credo affatto che quello di Benedetto XVI sia stato un mezzo per arrivare "de plano" al disorientamento totale attuale. A queste considerazioni ci sono arrivato sulla scorta di FATTI e non sulla base di "partigianerie".

Io sono convinto, fortemente, che il Rito Tradizionale, se vuole fecondare TUTTI, deve "calarsi" nelle parrocchie "moderne" PER "RI-PORTARLE" alla Tradizione! E per questo ci sarà bisogno che il Nom venga "tradizionalizzato", non per eliminare il VOM, ma per arrivare all'unicità del VOM! Il cammino percorribile che vedo davanti è SOLO questo. Perché SE (e ripeto SE) si vuole davvero che "i tesori della Tradizione" siano PER TUTTI, allora non si può, davvero, prescindere da questo "momento transitorio". Altrimenti c'è l'ARROCCO.

In coscienza, non lo condivido. Se ci dobbiamo arroccare e se dobbiamo "attaccare" (passatemi il termine), non ha più nessun senso essere Cristiani. Per ciò che significa".

Altri su MiL hanno osservato :

( Si scrivono ) “ delle enormi bischerate a proposito della Sacrosanctum Concilium:
- essa prevedeva la riforma della liturgia con cose semplici e possibili che non intaccavano la sostanza del rito, tipo le letture in lingua vernacola; questo poteva anche andare bene, ma la riforma di Bugnini è andata oltre, distruggendo l'edifico vecchio e utilizzandone i pezzi per edificare quello nuovo (non lo dico io, ma papa benedetto XVI); non è assolutamente vero che i "tradizionalisti" odino la Costituzione, anzi, la invocano spesso per chetare quelli che attribuiscono al concilio la volontà di introdurre una liturgia tutta in lingua volgare; la S. C. prevede infatti che «L'uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latini. » (art. 36, c.1)
***
- Non posso che condividere quanto ha scritto …
Io temo che le forze "migliori" della liturgia si polarizzino esclusivamente attorno alle oasi tridentine lasciando le parrocchie a quella che Prosperi chiamava la "messa bruttina". Personalmente ho un grosso debito verso chi si è impegnato e si impegna, nelle messe NO, a scegliere canti devoti e musicalmente degni, a indossare paramenti che esprimono la bellezza e il rispetto delle rubriche, a curare l'educazione dei piccoli ministranti.
- “ Finalmente ci sono nuovi post interessanti dove non si parla solo …
La vita va avanti, la Chiesa va a vanti! 
Voltiamo pagina! 
Sono contento di contributi come quello di Augé.
Un dibattito sereno e costruttivo. 
C'è tra le due forme, Vetus e Novus un arricchimento reciproco. 
Io ho visto comunque preti celebrare l forma straordinaria in modo indecoroso e preti celebrare la S. Messa in forma ordinaria con attenzione e devozione. 
Non dimentichiamoci anche di quest'aspetto soggettivo legato al celebrante”.

Qualcosa si muove nella galassia del tradizionalismo internetiano italiano? ( * ) Si ! Grazie a Dio e a Benedetto XVI : si !

A.C.

( * ) Titolo preso dal blog : http://pellegrininellaverita.wordpress.com/



venerdì 16 agosto 2013

" Esageriamo" solo nell’impegno e nella devozione per la Liturgia !

Abbiamo confidato nel Signore ed Egli ci ha aiutato !
Stiamo ( per me nuovamente, a motivo della mia età anagrafica ) attraversando un periodo " di gloria " : i provvedimenti repressivi scagliati contro i bravi Francescani dell’Immacolata hanno fatto cessare momentaneamente l’unica messa stabile domenicale che dal 2008 viene celebrata nel Santuario di Campolitcavallo ( Domenica 25 agosto per disposizione del Commissario P. Fidenzio Volpi la Santa Messa nell'antico rito è ripresa alle ore 12 , come avevamo facilmente profetizzato n.d.r. ).
Grazie a Dio nonostante questa difficile prova il nostro gruppo, formato anche da ministranti, cantori e musici, è rimasto coeso .
Per ispirazione dello Spirito Santo è del tutto permeabile ai richiami delle poche e sterili sirene che inutilmente stanno cercando di dividerci per farci approdare su lidi lontani dal nostro comune “sentire cum Ecclesia”.
In virtù della nostra " normale " fratellanza con il resto della chiesa locale, dove siamo incardinati nel supremo vincolo dell'obbedienza e dell'affetto ai nostri Pastori, possiamo esprimere adeguatamente la nostra devozione liturgica.
Quando non sarà più così lo diremo a voce alta !
Dopo aver  ricevuto la solidarietà della Diocesi Anconetana - Osimana , dove si trova il Santuario di Campocavallo,  abbiamo  partecipato al dolore di un nostro amico del gruppo liturgico a cui è mancata la Mamma.
Senza problema alcuno abbiamo potuto organizzare il funerale " tridentino " in una Chiesa del centro storico di Osimo in piena armonia con la Parrocchia locale rispettando i " desiderata " spirituali della Defunta e della Famiglia. 
Nella solennità dell'Assunta, tuttavia, si è potuta ammirare  l’impronta  di Dio che ha sugellato la riuscita piena e sorprendente della Messa dell’Assunta del 15 agosto celebrata alle 5,30 del mattino !
Come non leggere nella chiesa piena di fedeli e nella massiccia presenza di tutte le componenti del gruppo liturgico, di cui si auspica a breve il giusto riconoscimento canonico, il sorriso materno di Maria, Colei che era festeggiata ?
Investiamo nella Liturgia e abbandoniamo le sterili polemiche che hanno sempre alla base l’unico grande peccato : la mancanza di carità fraterna e di devozione nell'insano desiderio di esaltare il proprio represso "ego".
L'ombrello protettivo che Benedetto XVI aveva aperto per salvaguardare la Santa Liturgia da ogni forma di volgarizzazione , di spettacolarizzazione e di mondanizzazione è stato violentemente chiuso :  sta ora a noi prendere a otto mani il baldacchino  che si usa per le liturgie e con esso circondare le cose sante ai santi !
E' tempo di dare spazio all'azione creativa dello Spirito affidandoci completamente a Lui per far sbocciare nelle nostre parrocchie il Motu Proprio " Summorum Pontificum " : come può il nostro Parroco, che ci deve amare in quanto noi siamo suoi figli d'adozione, rifiutarci preventivamente la sua collaborazione in sacris ?
Tuttosommato noi ci siamo affidati comodamente ai bravi frati FI ... noi ce ne stavamo comodamente in poltrona mentre abbiamo loro demandato, in tanti posti, l'attuazione del MP ...
La Chiesa, attraverso il discutibilissimo atto del Commissario P.Volpi ci ha scosso dall'ozio, dal torpore e dalla comodità.

Copiamo le parole che abbiamo scritto nel 2007 poco dopo la pubblicazione del Motu Proprio " Summorum Pontificum " sul sito Missale Romanum :


( Il nostro impegno n.d,r.) " vuole essere anche altro: occasione per vivere la liturgia secondo tutte le sue forme (ordinaria e straordinaria) in obbedienza al Papa ed in seno alla Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana, mezzo per conoscere ed incontrare amici che vivono con il desiderio di seguire il Vangelo, strumento per collegare quanti desiderano partecipare ad una liturgia che sia orientata verso l’alto e rivolta al trascendente, dunque scevra da un ritualismo connotato di uguaglianza socialmente utile e pura aggregazione di carattere religioso.

Ma va anche detto cosa non vuole essere "Missale Romanum": strumento di ribellione verso la Chiesa o qualche suo rappresentante, occasione di rievocazione di riti e cerimonie puramente estetiche, refugium peccatorum di nostalgici il cui anelito è ecclesiologicamente non chiaro e politicamente marchiato, mezzo di esclusiva per le celebrazioni liturgiche che sono della Chiesa tutta e non di un gruppo particolare.

Chiarito questo non resta che fare proprio l’invito fatto da Cristo ai suoi discepoli "
Duc in altum"!
 

Noi siamo e vogliamo rimanere sempre e solo al fianco dei nostri Pastori e con tutta la forza di cui possiamo disporre attuare in casa nostra, nelle nostre Diocesi e delle nostre Parrocchie, la realizzazione del Motu Proprio " Summorum Pontificum "
Dobbiamo far capire a tutti che è possibile celebrare la Santa Messa antica  anche nelle nostre piccole parrocchie !
Perchè impiegare le nostre risorse solo nelle " riserve indiane "
I nostri fratelli delle nostre parrocchie non sono forse meritevoli della nostra caritatevole attenzione liturgica ?
La Madonna Santissima, Stella del Mare e della Nuova Evangelizzazione ci aiuti a perseverare nella strada che Lei stessa ci ha indicato nella mattina della festa dell’Assunta !
La cronaca 

Grottammare ( AP ) Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista Giovedì 15 agosto 2013 è stata celebrata alle 5,30 del mattino la Santa Messa della festa dell'Assunzione della Beata Vergine Maria nell'antico rito arricchita dal canto Gregoriano, dalla musica organistica e dai canti devozionali dei fedeli.
Un pellegrinaggio, data l'ora che è stata scelta, unico nel suo genere che nessuno prevedeva che avesse avuto un così grande successo !
I tanti fedeli sono giunti persino dalla Romagna e dal Molise ed hanno riempito la chiesa quando era ancora notte !
Ha celebrato il Rev.do don Andrea Leonesi, parroco a Tolentino.
All’Organo il M° Gianluigi Spaziani che ha offerto un programma di musiche settecentesche.
Hanno servito il sacro rito i Ministranti di Osimo, Pescara-Montesilvano e Perugia.
Al termine della Santa Messa quando è stata scattata la foto-ricordo nella piazza dedicata al grande Papa Sisto V ... era ormai giorno...
Un grazie di cuore al Parroco della Parrocchia di San Giovanni Battista Don Giorgio Carini , al sagrestano che tanto gentilmente ha aperto la chiesa alle cinque di mattino , all'instancabile don Andrea Leonesi, che ha celebrato la Santa Messa, al Maestro Organista , ai cantori ed ai meravigliosi ministranti che si sono alzati alle 3,30 per affrontare il lungo viaggio ... ma ne valeva la pena !
L’ospitale città natìa di Sisto V  ha entusiasmato con la sua bellezza tutti coloro che per la prima volta l’hanno potuta visitare !
Questo evento suggerisce di “investire” maggiormente nel turismo religioso legato alla bellezza dei luoghi di culto della nostra terra, e soprattutto alla Liturgia che racchiude i tesori del canto gregoriano e della musica organistica : antidoti per la necessaria rinascita culturale indispensabile per colmare l’emergenza educativa dei giovani .

La Croce salvifica di Cristo Signore fotografata quando ormai è giorno !
All'aurora Ti cerco !
Sotto la Madonna ci rifugiamo in questo momento difficile per la celebrazione della Messa antica domenicale stabile nella nostra Regione !
L'offerta dell'incenso
La lettura del S.Vangelo in lingua italiana
Il Maestro Gianluigi Staziani, Organista
La volta della Chiesa irrorata dall'incenso
La statua del grande Pontefice Sisto V

domenica 9 giugno 2013

Non servono le parole. Ci vogliono i Riti !


"Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti...
Il rito è quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. 
Il piccolo principe ritornò l'indomani.
«Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora», disse la volpe. «Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti».
«Che cos'è un rito?» disse il piccolo principe.
«Anche questa, è una cosa da tempo dimenticata», disse la volpe. «È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza».
Così il piccolo principe addomesticò la volpe
.". (Antoine de Saint Exupery, Il Piccolo Principe)

Attraverso i Sacri Riti Dio addomestica la sua Chiesa. 
Attraverso i Sacri Riti la Chiesa prepara il suo Cuore a incontrare l'Amato. 
Sì, non servono le parole. Ci vogliono i Riti ".
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Il caro amico Emanuele Fiocchi, instancabile “ lavoratore liturgico” nella Vigna del Signore ci ha donato oggi su facebook questa semplice riflessione avvalorata dalla foto che ho allegato .
Le parole di Emanuele mi fanno pensare ad una frase che un teologo pronuncia spesso riguardo la Liturgia “rinnovellata” dopo il Concilio Vaticano II : “ Nella Chiesa Cattolica non esiste più il rito. Come fa una comunità a progredire nella fede senza rito ?
Si potrà rispondere, legittimamente, che la Comunità dei credenti può continuare a crescere grazie al nutrimento che riceve dalla “mensa della Parola di Dio” e dai Sacramenti che il Signore Gesù ha donato alla Sua Chiesa per la salvezza delle anime.
Ma, aimè, ci siamo accorti, a spese nostre  che la castrazione del rito ha portato alla conseguente infecondità della Liturgia !
Per ovviare all’impressionante vuoto rituale post conciliare i nostri fratelli Neocatecumenali come primo atto del loro cammino hanno creato, purtroppo con preoccupanti devianze, un  rito che si propone di rafforzare la loro concezione comunitaria.
Essi poi si sono talmente affezionati al "loro" rito tanto da chiedere con forza ( e con qualche lusingante escamotage) un “salvacondotto” per quella artificiale "liturgia" . 
Senza rendersene conto sono stati essi stessi i cantori  di uno dei tanti " requiem" per la controversa riforma liturgica post conciliare ( giudicata negativamente  anche dalle Chiese di Oriente). 
L'antico monumentale Rito romano è stato smantellato, pezzetto per pezzetto, quando, con l'ausilio dei potentati mass mediatici,  la retorica populista-marxista aveva ormai schiacciato l'  esperienza del Movimento Liturgico.
I cattolici per la tradizione dovuto farsi sentire  quando fu deciso di  abolire nella Messa il Salmo Judica me Deus e l'ultimo Vangelo ...
Ora  i cattolici che sono legati all’antica tradizione liturgica lamentandosi che non esiste più la sacra ritualità cattolica attraverso il quale “ Dio addomestica la sua Chiesa perché mediante i Sacri Riti la Chiesa prepara il suo Cuore a incontrare l'Amato si appellano  alla Costituzione Conciliare sulla Sacra Liturgia Sacrosantum Concilium  per chiedere finalmente che dopo 50 anni venga attuata a beneficio della spiritualità .
La guerra contro la ritualità cattolica è stata sempre nei piani degli eresiarchi di ogni epoca. 
Lo spergiuro Arcivescovo di Canterbury Thomas Cranmer , ad esempio,  riuscì nel suo intento  di imporre in Inghilterra l'eresia protestante soltanto grazie all’astuta e subdola modifica del rituale cattolico tanto che “... ad un certo momento della sua storia, l’lnghilterra si trovò con una nuova religione al posto di quella tradizionale” ( Cifr. Hugh Ross Williamson - convertito nel 1955 dall’Anglicanesimo al Cattolicesimo - La Riforma anglicana di Cranmer ).
Vale la pena di riflettere che : «L’ultima pietra da aggiungere al tumulo sotto cui giaceva l’antica credenza nell’Eucarestia - scrive testualmente Philip Hughes - fu l’attacco contro l’uso di ricevere la Comunione in ginocchio. Che cos’era codesto inginocchiarsi, se non idolatria? Venne quindi inserita una rubrica nel nuovo Prayer Book 24, la quale spiegava che «ciò non significava fare o dover fare un atto di adorazione, sia del pane o del vino sacramentali ricevuti corporalmente, sia di una qualche presenza reale o essenziale della Carne e del Sangue di Cristo». 
Col passare del tempo, la tavola divenne sempre più una semplice tavola che veniva spostata a seconda delle necessità pratiche. Esplicite istruzioni prescrivevano che, in ogni chiesa, la santa tavola dovesse essere messa dove prima si trovava l’altare, eccetto al momento in cui si distribuiva la comunione: «Allora la si metta all'interno del coro, di modo che sia la preghiera, che il servizio del pastore possano essere seguiti più comodamente dai comunicandi e il ministro possa farsi meglio udire da questi, ed essi possano più agevolmente e in maggior numero comunicarsi insieme al pastore. Dopo la comunione, la santa tavola sia rimessa dov'era prima». Un secolo dopo toccò ai puritani di portare l’opera di Cranmer fino alla logica conclusione, non solo ricevendo la comunione seduti, ma anche utilizzando la tavola come il posto più indicato per deporre il cappello”. ( H.R. Williamson, op. cit. )

Nel Motu Proprio Summorum Pontificum di Papa Benedetto XVI la Chiesa ricorda che : “Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto
Attraverso i Sacri Riti Dio addomestica la sua Chiesa. 
Attraverso i Sacri Riti la Chiesa prepara il suo Cuore a incontrare l'Amato.
Sì, non servono le parole. 
Ci vogliono i Riti !!!”

Andrea Carradori







martedì 13 novembre 2012

GRANDISSIMO BENEDETTO XVI !!!


DISCORSO DEL SANTO PADRE ai 5000 cantori in pellegrinaggio a Roma organizzato dall’Associazione Italiana Santa Cecilia sabato 10 novembre 2012.
Cari fratelli e sorelle! 
Con grande gioia vi accolgo, in occasione del pellegrinaggio organizzato dall’Associazione Italiana Santa Cecilia, alla quale va anzitutto il mio plauso, con il saluto cordiale al Presidente, che ringrazio per le cortesi parole, e a tutti i collaboratori. 
Con affetto saluto voi, appartenenti a numerose Scholae Cantorum di ogni parte d’Italia! 
Sono molto lieto di incontrarvi, e anche di sapere - come è stato ricordato - che domani parteciperete nella Basilica di San Pietro alla celebrazione eucaristica presieduta dal Cardinale Arciprete Angelo Comastri, offrendo naturalmente il servizio della lode con il canto. 
Questo vostro convegno si colloca intenzionalmente nella ricorrenza del 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II. 
E con piacere ho visto che l’Associazione Santa Cecilia ha inteso così riproporre alla vostra attenzione l’insegnamento della Costituzione conciliare sulla liturgia, in particolare là dove – nel capitolo sesto – tratta della musica sacra. In tale ricorrenza, come sapete bene, ho voluto per tutta la Chiesa uno speciale Anno della fede, al fine di promuovere l’approfondimento della fede in tutti i battezzati e il comune impegno per la nuova evangelizzazione. 
Perciò, incontrandovi, vorrei sottolineare brevemente come la musica sacra può, anzitutto, favorire la fede e, inoltre, cooperare alla nuova evangelizzazione. 
Circa la fede, viene spontaneo pensare alla vicenda personale di Sant’Agostino - uno dei grandi Padri della Chiesa, vissuto tra il IV e il V secolo dopo Cristo - alla cui conversione contribuì certamente e in modo rilevante l’ascolto del canto dei salmi e degli inni, nelle liturgie presiedute da Sant’Ambrogio. 
Se infatti sempre la fede nasce dall’ascolto della Parola di Dio – un ascolto naturalmente non solo dei sensi, ma che dai sensi passa alla mente ed al cuore – non c’è dubbio che la musica e soprattutto il canto può conferire alla recita dei salmi e dei cantici biblici maggiore forza comunicativa. 
Tra i carismi di Sant’Ambrogio vi era proprio quello di una spiccata sensibilità e capacità musicale, ed egli, una volta ordinato Vescovo di Milano, mise questo dono al servizio della fede e dell’evangelizzazione. 
La testimonianza di Agostino al riguardo è molto significativa. Nel decimo libro delle Confessioni egli scrive: «Quando mi tornano alla mente le lacrime che canti di chiesa mi strapparono ai primordi nella mia fede riconquistata, e alla commozione che ancor oggi suscita in me non il canto, ma le parole cantate, se cantate con voce limpida e la modulazione più conveniente, riconosco di nuovo la grande utilità di questa pratica» (33, 50). 
L’esperienza degli inni ambrosiani fu talmente forte, che Agostino li portò impressi nella memoria e li citò spesso nelle sue opere; anzi, scrisse un’opera proprio sulla musica, il De Musica. 
Egli afferma di non approvare, durante le liturgie cantate, la ricerca del mero piacere sensibile, ma riconosce che la musica e il canto ben fatti possono aiutare ad accogliere la Parola di Dio e a provare una salutare commozione. 
Questa testimonianza di Sant’Agostino ci aiuta a comprendere il fatto che la Costituzione Sacrosanctum Concilium, in linea con la tradizione della Chiesa, insegni che «il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne» (n. 112). Perché «necessaria ed integrante»? 
Non certo per motivi estetici, ma perché coopera a nutrire ed esprimere la fede, e quindi alla gloria di Dio e alla santificazione dei fedeli, che sono il fine della musica sacra (cfr ibid.). 
Proprio per questo vorrei ringraziarvi per il prezioso servizio che prestate: la musica che eseguite non è un accessorio o un abbellimento della liturgia, ma è essa stessa liturgia. 
Voi aiutate l’intera Assemblea a lodare Dio, a far scendere nel profondo del cuore la sua Parola: con il canto voi pregate e fate pregare, e partecipate al canto e alla preghiera della liturgia che abbraccia l’intera creazione nel glorificare il Creatore. 
Il secondo aspetto che propongo alla vostra riflessione è il rapporto tra il canto sacro e la nuova evangelizzazione. 
La Costituzione conciliare sulla liturgia ricorda l’importanza della musica sacra nella missione ad gentes ed esorta a valorizzare le tradizioni musicali dei popoli (cfr n. 119). 
Ma anche nei Paesi di antica evangelizzazione, come l’Italia, la musica sacra può avere e di fatto ha un compito rilevante, per favorire la riscoperta di Dio, un rinnovato accostamento al messaggio cristiano e ai misteri della fede. 
Pensiamo alla celebre esperienza di Paul Claudel, che si convertì ascoltando il canto del Magnificat durante i Vespri di Natale nella Cattedrale di Notre-Dame a Parigi: «In quel momento – egli scrive – capitò l’evento che domina tutta la mia vita. In un istante il mio cuore fu toccato e io credetti. 
Credetti con una forza di adesione così grande, con un tale innalzamento di tutto il mio essere, con una convinzione così potente, in una certezza che non lasciava posto a nessuna specie di dubbio che, dopo di allora, nessun ragionamento, nessuna circostanza della mia vita agitata hanno potuto scuotere la mia fede né toccarla». 
Ma, senza scomodare personaggi illustri, pensiamo a quante persone sono state toccate nel profondo dell’animo ascoltando musica sacra; e ancora di più a quanti si sono sentiti nuovamente attirati verso Dio dalla bellezza della musica liturgica come Claudel. 
E qui, cari amici, voi avete un ruolo importante: impegnatevi a migliorare la qualità del canto liturgico, senza aver timore di recuperare e valorizzare la grande tradizione musicale della Chiesa, che nel gregoriano e nella polifonia ha due delle espressioni più alte, come afferma lo stesso Vaticano II (cfr Sacrosanctum Concilium, 116). 
E vorrei sottolineare che la partecipazione attiva dell’intero Popolo di Dio alla liturgia non consiste solo nel parlare, ma anche nell’ascoltare, nell’accogliere con i sensi e con lo spirito la Parola, e questo vale anche per la musica liturgica. 
Voi, che avete il dono del canto, potete far cantare il cuore di tante persone nelle celebrazioni liturgiche. Cari amici, auguro che in Italia la musica liturgica tenda sempre più in alto, per lodare degnamente il Signore e per mostrare come la Chiesa sia il luogo in cui la bellezza è di casa. 
Grazie ancora a tutti per questo incontro! 
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