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lunedì 18 giugno 2012

Il Cardinale Tarcisio Bertone : la Chiesa è una roccia che resiste alle burrasche



BERTONE: SI CERCA DI DESTABILIZZARE LA CHIESA. MA E' UNA ROCCIA CHE RESISTE ALLE BURRASCHE

18 giugno 2012
Contro la Chiesa è in atto un tentativo di destabilizzazione, messo in atto da giornalisti che giocano a "fare l'imitazione di Dan Brown". Lo ha detto, in un'intervista a Famiglia Cristiana, il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano.
"È evidente quanto la Chiesa sia una roccia che resiste alle burrasche. E un punto di riferimento inequivocabile per innumerevoli persone e istituzioni in tutto il mondo. Per questo si cerca di destabilizzarla", ha detto Bertone, dopo l'arresto del maggiordomo del Papa Paolo Gabriele -- accusato del possesso di documenti privati di Benedetto XVI -- e la pubblicazione del libro di Gianluigi Nuzzi "Sua Santità" che raccoglie molti documenti privati sottratti dall'appartamento papale.

"In effetti molti giornalisti giocano a fare l'imitazione di Dan Brown (l'autore del "Codice da Vinci"). Si continua a inventare favole o a riproporre leggende", ha aggiunto Bertone, negando lotte interne al Vaticano. "Il Santo Padre ha provato dolore non soltanto per il tradimento di una persona di famiglia e perché sono stati trafugati dei documenti, ma anche perché la normale e legittima dialettica che deve esistere nella Chiesa assume il volto di una contrapposizione che sembra voler dividere fra amici e nemici. Il Papa stesso ci ha chiesto più volte, in maniera accorata, una spiegazione sulle motivazioni del gesto di Paolo Gabriele, da lui amato come un figlio".

"Ho vissuto un clima totalmente diverso dalle meschinità e dalle menzogne propalate in questi mesi" dalla stampa dopo l'esplodere del caso Vatileaks, ha continuato il cardinale Tarcisio Bertone nell'intervista.

"Personalmente - spiega il porporato -, non ho alcun segnale di coinvolgimento di cardinali o di lotte fra
personalità ecclesiastiche per la conquista di un fantomatico potere. Come ha detto anche il cardinale Sodano, nell'intervista all'Osservatore Romano, è logico che, discutendo nelle varie riunioni, ci possa essere diversità di opinioni. Lo documentano i verbali, dove si indicano le ipotesi proposte e i numeri di quanti concordano sulle singole opzioni. Il tutto, poi, viene inviato al Papa affinché, dopo matura riflessione e preghiera con l'assistenza dello Spirito Santo, possa trarre le conclusioni e stabilire il da farsi. La dialettica del confronto è una tradizione della Chiesa sin dal tempo degli apostoli, che certamente non si tiravano indietro nel sostenere le proprie idee. Senza, tuttavia, sbranarsi a vicenda, ma riconoscendo sempre il primato di Pietro".

Il segretario di Stato vaticano ammette che "ci troviamo in un momento faticoso. Nessuno di noi intende nascondere le ombre e i difetti della Chiesa. Il Santo Padre continua a invitarci tutti, a cominciare da quanti rivestono ruoli di responsabilità, alla conversione della vita. Non solo purificando i nostri comportamenti, ma anche aumentando la nostra dedizione alla causa del bene".

Per il porporato, è necessario "recuperare il senso della ricerca della verità. E anche il senso della proporzione dei fatti, soppesandone la reale consistenza". Bertone sottolinea che "la Chiesa, nel frattempo, continua ad andare avanti nel proprio luminoso cammino. Da una parte, annuncia la verità e i princìpi che hanno trasformato la storia di tanti Paesi e di tante popolazioni. Dall'altra, promuove un volume immenso di attività caritative, a sfondo socio-assistenziale ed educativo.


( Foto : Il Card.Bertone in visita a Macerata )

AGGIORNAMENTO DEL 2 LUGLIO 2012
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/letters/2012/documents/hf_ben-xvi_let_20120702_cardinale-bertone_it.html

LETTERA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
ALL’EM.MO CARD. TARCISIO BERTONE, SEGRETARIO DI STATO

Al Venerato e Caro Fratello
il Signor Cardinale Tarcisio Bertone
Alla vigilia della partenza per il soggiorno estivo a Castel Gandolfo, desidero esprimerLe profonda riconoscenza per la Sua discreta vicinanza e per il Suo illuminato consiglio, che ho trovato di particolare aiuto in questi ultimi mesi.
Avendo notato con rammarico le ingiuste critiche levatesi verso la Sua persona, intendo rinnovarLe l’attestazione della mia personale fiducia, che già ebbi modo di manifestarLe con la Lettera del 15 gennaio 2010, il cui contenuto rimane per me immutato.
Nell’affidare il Suo ministero alla materna intercessione della Beata Vergine Maria, Aiuto dei Cristiani, e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, mi è gradito inviarLe, insieme con il fraterno saluto, la Benedizione Apostolica, in pegno di ogni desiderato bene.
Dal Vaticano, 2 luglio 2012.

BENEDICTUS PP. XVI
        

giovedì 7 giugno 2012

BENEDETTO XVI : OMELIA ( MONUMENTALE) NELLA FESTA DEL CORPUS DOMINI 2012. AD PERPETUAM REI MEMORIAM !



OMELIA DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
Basilica di San Giovanni in Laterano
Giovedì, 7 giugno 2012

Cari fratelli e sorelle!
Questa sera vorrei meditare con voi su due aspetti, tra loro connessi, del Mistero eucaristico: il culto dell’Eucaristia e la sua sacralità.
E’ importante riprenderli in considerazione per preservarli da visioni non complete del Mistero stesso, come quelle che si sono riscontrate nel recente passato.
Anzitutto, una riflessione sul valore del culto eucaristico, in particolare dell’adorazione del Santissimo Sacramento.
E’ l’esperienza che anche questa sera noi vivremo dopo la Messa, prima della processione, durante il suo svolgimento e al suo termine.
Una interpretazione unilaterale del Concilio Vaticano II aveva penalizzato questa dimensione, restringendo in pratica l’Eucaristia al momento celebrativo. In effetti, è stato molto importante riconoscere la centralità della celebrazione, in cui il Signore convoca il suo popolo, lo raduna intorno alla duplice mensa della Parola e del Pane di vita, lo nutre e lo unisce a Sé nell’offerta del Sacrificio.
Questa valorizzazione dell’assemblea liturgica, in cui il Signore opera e realizza il suo mistero di comunione, rimane ovviamente valida, ma essa va ricollocata nel giusto equilibrio. In effetti – come spesso avviene – per sottolineare un aspetto si finisce per sacrificarne un altro. In questo caso, l’accentuazione giusta posta sulla celebrazione dell’Eucaristia è andata a scapito dell’adorazione, come atto di fede e di preghiera rivolto al Signore Gesù, realmente presente nel Sacramento dell’altare.
Questo sbilanciamento ha avuto ripercussioni anche sulla vita spirituale dei fedeli.
Infatti, concentrando tutto il rapporto con Gesù Eucaristia nel solo momento della Santa Messa, si rischia di svuotare della sua presenza il resto del tempo e dello spazio esistenziali.
E così si percepisce meno il senso della presenza costante di Gesù in mezzo a noi e con noi, una presenza concreta, vicina, tra le nostre case, come «Cuore pulsante» della città, del paese, del territorio con le sue varie espressioni e attività. Il Sacramento della Carità di Cristo deve permeare tutta la vita quotidiana. In realtà, è sbagliato contrapporre la celebrazione e l’adorazione, come se fossero in concorrenza l’una con l’altra.
E’ proprio il contrario: il culto del Santissimo Sacramento costituisce come l’«ambiente» spirituale entro il quale la comunità può celebrare bene e in verità l’Eucaristia. Solo se è preceduta, accompagnata e seguita da questo atteggiamento interiore di fede e di adorazione, l’azione liturgica può esprimere il suo pieno significato e valore.
L’incontro con Gesù nella Santa Messa si attua veramente e pienamente quando la comunità è in grado di riconoscere che Egli, nel Sacramento, abita la sua casa, ci attende, ci invita alla sua mensa, e poi, dopo che l’assemblea si è sciolta, rimane con noi, con la sua presenza discreta e silenziosa, e ci accompagna con la sua intercessione, continuando a raccogliere i nostri sacrifici spirituali e ad offrirli al Padre.
A questo proposito, mi piace sottolineare l’esperienza che vivremo anche stasera insieme.
Nel momento dell’adorazione, noi siamo tutti sullo stesso piano, in ginocchio davanti al Sacramento dell’Amore.
Il sacerdozio comune e quello ministeriale si trovano accomunati nel culto eucaristico.
E’ un’esperienza molto bella e significativa, che abbiamo vissuto diverse volte nella Basilica di San Pietro, e anche nelle indimenticabili veglie con i giovani – ricordo ad esempio quelle di Colonia, Londra, Zagabria, Madrid.
E’ evidente a tutti che questi momenti di veglia eucaristica preparano la celebrazione della Santa Messa, preparano i cuori all’incontro, così che questo risulta anche più fruttuoso.
Stare tutti in silenzio prolungato davanti al Signore presente nel suo Sacramento, è una delle esperienze più autentiche del nostro essere Chiesa, che si accompagna in modo complementare con quella di celebrare l’Eucaristia, ascoltando la Parola di Dio, cantando, accostandosi insieme alla mensa del Pane di vita. Comunione e contemplazione non si possono separare, vanno insieme.
Per comunicare veramente con un’altra persona devo conoscerla, saper stare in silenzio vicino a lei, ascoltarla, guardarla con amore. Il vero amore e la vera amicizia vivono sempre di questa reciprocità di sguardi, di silenzi intensi, eloquenti, pieni di rispetto e di venerazione, così che l’incontro sia vissuto profondamente, in modo personale e non superficiale.
E purtroppo, se manca questa dimensione, anche la stessa comunione sacramentale può diventare, da parte nostra, un gesto superficiale. Invece, nella vera comunione, preparata dal colloquio della preghiera e della vita, noi possiamo dire al Signore parole di confidenza, come quelle risuonate poco fa nel Salmo responsoriale: «Io sono tuo servo, figlio della tua schiava: / tu hai spezzato le mie catene. / A te offrirò un sacrificio di ringraziamento / e invocherò il nome del Signore» (Sal 115,16-17). Ora vorrei passare brevemente al secondo aspetto: la sacralità dell’Eucaristia.
Anche qui abbiamo risentito nel passato recente di un certo fraintendimento del messaggio autentico della Sacra Scrittura.
La novità cristiana riguardo al culto è stata influenzata da una certa mentalità secolaristica degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. E’ vero, e rimane sempre valido, che il centro del culto ormai non sta più nei riti e nei sacrifici antichi, ma in Cristo stesso, nella sua persona, nella sua vita, nel suo mistero pasquale. E tuttavia da questa novità fondamentale non si deve concludere che il sacro non esista più, ma che esso ha trovato il suo compimento in Gesù Cristo, Amore divino incarnato.
La Lettera agli Ebrei, che abbiamo ascoltato questa sera nella seconda Lettura, ci parla proprio della novità del sacerdozio di Cristo, «sommo sacerdote dei beni futuri» (Eb 9,11), ma non dice che il sacerdozio sia finito.
Cristo «è mediatore di un’alleanza nuova» (Eb 9,15), stabilita nel suo sangue, che purifica «la nostra coscienza dalle opere di morte» (Eb 9,14). Egli non ha abolito il sacro, ma lo ha portato a compimento, inaugurando un nuovo culto, che è sì pienamente spirituale, ma che tuttavia, finché siamo in cammino nel tempo, si serve ancora di segni e di riti, che verranno meno solo alla fine, nella Gerusalemme celeste, dove non ci sarà più alcun tempio (cfr Ap 21,22).
Grazie a Cristo, la sacralità è più vera, più intensa, e, come avviene per i comandamenti, anche più esigente!
Non basta l’osservanza rituale, ma si richiede la purificazione del cuore e il coinvolgimento della vita.
Mi piace anche sottolineare che il sacro ha una funzione educativa, e la sua scomparsa inevitabilmente impoverisce la cultura, in particolare la formazione delle nuove generazioni.
Se, per esempio, in nome di una fede secolarizzata e non più bisognosa di segni sacri, venisse abolita questa processione cittadina del Corpus Domini, il profilo spirituale di Roma risulterebbe «appiattito», e la nostra coscienza personale e comunitaria ne resterebbe indebolita.
Oppure pensiamo a una mamma e a un papà che, in nome di una fede desacralizzata, privassero i loro figli di ogni ritualità religiosa: in realtà finirebbero per lasciare campo libero ai tanti surrogati presenti nella società dei consumi, ad altri riti e altri segni, che più facilmente potrebbero diventare idoli. Dio, nostro Padre, non ha fatto così con l’umanità: ha mandato il suo Figlio nel mondo non per abolire, ma per dare il compimento anche al sacro.
Al culmine di questa missione, nell’Ultima Cena, Gesù istituì il Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue, il Memoriale del suo Sacrificio pasquale. Così facendo Egli pose se stesso al posto dei sacrifici antichi, ma lo fece all’interno di un rito, che comandò agli Apostoli di perpetuare, quale segno supremo del vero Sacro, che è Lui stesso.
Con questa fede, cari fratelli e sorelle, noi celebriamo oggi e ogni giorno il Mistero eucaristico e lo adoriamo quale centro della nostra vita e cuore del mondo. Amen.

mercoledì 6 giugno 2012

LA FUNZIONE “MEDICINALE” DELLA CHIESA



Se si ama davvero il Papa e si riconosce la Sede Apostolica come il luogo da cui Pietro esercita il suo primato universale sulla Chiesa Cattolica , non si può non prendere le distanze dalle idee, dai comportamenti e da quel tipo di articoli estremisti e distruttivi che di fatto cercano di frantumare  il Magistero della Chiesa e l'unità dei credenti.
Benedetto XVI è sempre benignamente paterno.
Il Papa parla di “comunione spirituale “ anche a chi ha sofferto a causa di una promessa mancata e non ha la forza di vivere il resto della vita in solitudine .
Un dolore che può offrire in comunione al sacrificio di Gesù in croce, per la salvezza propria e dei fratelli. 
Anche questa è comunione.
Piena, senza rivendicazioni sindacali.
E con un gusto che se possibile sarà ancora più bello: anelare a Cristo, comunicandosi spiritualmente a Lui, adorandoLo, servendoLo, rendendogli grazie per il dono della vita.
L’ intervento del Santo Padre, ispirato dallo Spirito Santo, ci conferma nella dottrina di N.S. Gesù Cristo!
Il nesso tra il sacramento del matrimonio che i due sposi si conferiscono e il dono definitivo del Cristo al Suo Corpo, la Chiesa, è talmente intimo che il primo è icona del secondo che lo garantisce e che si realizza pienamente nel Sacrificio della Croce e dell’Altare.
La pastorale suggerita dal Santo Padre è delicata e realistica: i nostri fratelli, separati e tal volta civilmente risposati, fanno parte della Chiesa che soffre ma per i quali Cristo stesso è venuto: anche se, rimanendo in quello stato, non possono più ricevere l’assoluzione e la Santa Comunione ad essi vanno applicati i meriti del Cristo e quelli, di nessun valore, nostri in unione ai Suoi.
«I Vescovi sono ben consapevoli del dolore, della sofferenza e delle lacerazioni che tanti vivono», ha affermato il cardinale Scola. «E il Papa l’ha rimarcato e ripreso con grande forza. Sono una parte viva delle nostre comunità e possono partecipare alla vita della Chiesa con diverse modalità, anche se non possono accostarsi al sacramento».
Benedetto XVI si riferiva al valore della comunione spirituale, di cui già parlava San Tommaso e che S. Alfonso Maria de Liguori ha espresso bene in una preghiera.
Il cardinale Scola spera che «nelle nostre comunità e parrocchie cerchiamo tutti insieme di favorire la comprensione, con S. Alfonso de’ Liguori ha lasciato questa formula, insegnata a generazioni di cristiani: “Gesù mio, credo che voi siete nel SS. Sacramento. Vi amo sopra ogni cosa. Vi desidero nell’anima mia. Giacché ora non posso ricevervi sacramentalmente, venite almeno spiritualmente nel mio cuore… Come già venuto, Vi abbraccio e tutto mi unisco a Voi. Non permettete che io mi abbia mai a separare da voi”.
E’ un’unione di spirito, ma VERA, come è reale una lettera o una telefonata tra innamorati che non possono vedersi.
Viene da pensare, nello struggente ricordo, alle famiglie allora tragicamente separate dal muro di Berlino, ai Sacerdoti incarcerati una vita dai regimi, alla gente così povera da non potersi pagare un viaggio e che alimenta legami sensibilissimi con chi non può essere lì, “perché la anima vive più dove ama che dove vive” (S. Giovanni della Croce).
Il desiderio di fare una comunione spirituale si fonda sulla fede nella Presenza Reale di Gesù nel pane e nel vino consacrati.
Ma non opera quell’avanzare verso le specie eucaristiche, nel mezzo dei fratelli, alla luce del Vangelo e nella consapevolezza delle prescrizioni della Chiesa, che configurerebbe una disobbedienza comunitaria, che svaluta innanzitutto il valore del sacramento del matrimonio (sacramento contratto pubblicamente e non privatamente) e poi quello dell’Eucaristia come comunione pubblica (perchè nel segreto del cuore il Signore sa del nostro amore e ve lo contraccambia con abbondanza).
Ecco perchè la Comunione spirituale è particolarmente indicata durante la Santa Messa, essendo la Messa un’offerta della nostra vita, così come è, tanto da impedire di accostarsi fisicamente al Santissimo Sacramento (e quanti abusiamo della facoltà di farlo, in assenza di una adeguata frequenza alla Confessione, pur disponendone)
Una riflessione simile sul sito dei “piccoli figli della luce” che cita anche S. Caterina.
La Santa temeva che la Comunione spirituale non avesse nessun valore rispetto alla Comunione sacramentale. Gesù in visione le apparve con due calici in mano, e le disse: “In questo calice d’oro metto le tue Comunioni sacramentali; in questo calice d’argento metto le tue Comunioni spirituali. Questi due calici mi sono tanto graditi”.
E a S. Margherita Maria Alacoque, molto assidua a chiamare Gesù nel Tabernacolo, una volta Gesù disse: “Mi è talmente caro il desiderio di un’anima di ricevermi, che lo mi precipito in essa ogni volta che mi chiama con i suoi desideri”.
La Comunione spirituale soddisfa almeno in parte a quell’ansia di essere sempre “uno” con chi si ama. Gesù stesso ha detto: “Rimanete in Me e io rimarrò in voi” (Giov. 15, 4). E la Comunione spirituale aiuta a restare uniti a Gesù, sebbene lontani dalla sua dimora.
C’è da augurarsi che tanti santi confessori, educatori e catechisti la insegnino.
Confermando così la funzione “medicinale” della Chiesa».

Libera rielaborazione di scritti vari dal blog : Sacri Palazzi, di Andrea Tornielli

Inno alla Chiesa di Cristo

I tuoi servi portano vesti che non invecchiano
e il tuo linguaggio è come il metallo delle tue campane.
Le tue preghiere sono come querce millenarie
e i tuoi salmi hanno il respiro dei mari.
La tua dottrina è come fortezza su monti invincibili.
Quando tu accogli voti, essi risuonano fino alla fine dei tempi
e quando benedici costruisci dimore in cielo.
Le tue consacrazioni sono come grandi segni di fuoco sulla fronte,
nessuno può rimuoverle.
Perché la misura della tua fedeltà non è la fedeltà umana
e la misura dei tuoi anni non comprende autunno.
Tu sei come una fiamma costante sopra ceneri vorticose.
Tu sei come una torre in mezzo ad acque che scorrono.
Perciò tu taci così profondamente quando i giorni rumoreggiano,
perché alla sera essi cadono sempre sotto la tua misericordia.
Tu sei colei che prega sulle tombe!
Dove oggi fiorisce un giardino,
domani c'è una selva e dove prima abita un popolo,
in una notte dimora la rovina.
Tu sei l'unico segno dell'eterno su questa terra:
quello che tu non trasformi,
lo cambia la morte.
(G. von Le Fort, Inni alla Chiesa).

martedì 5 giugno 2012

Benedetto XVI : le lezioni di bella Liturgia. I Vescovi che voto meritano?



L'effetto del Gregoriano, un esempio dalla Messa del Papa a Milano
Una folla enorme assiepata attorno al "palco" allestito come un gigantesco abside basilicale e il canto dell'introito gregoriano accarezza le menti di tutti. 
Non esalta una "massa" a ritmare canzoni con battimani, non spinge a seguire il "beat", eppure unisce veramente le anime in una sola assemblea orante, radunata dalla Trinità, che viene invocata attraverso le voci della Schola. 
Fulvio Rampi e i suoi magnifici Cantori Gregoriani fanno ciò che devono: offrire il proprio ministero dell'intepretazione canora alla Parola ispirata che, per mezzo di loro, viene donata come preghiera e riverbera in tutti i presenti, segnando un'atmosfera sacra, costruendo una cattedrale spirituale lì dove poco prima c'era solo un prato formicolante di persone. 
La melodia e le parole, fuse nel canto gregoriano, pongono quiete nella folla elettrizzata e festante per la presenza del Papa, le bandiere sventolanti si fermano, gli striscioni si ripiegano, si apre una porta sul Mistero. Il Canto gregoriano, come suo principale effetto - e lo si vede bene nella celebrazione milanese di domenica scorsa - ha il merito di impedire che i sentimenti soggettivi abbiano il sopravvento, che si crei intorno alla persona del Pontefice la tensione tipica da concerto di una pop-star. 
No, il centro è il Signore: e il canto Gregoriano - che estranea dalla situazione presente, per trasportarti al cospetto della maestà divina - è lì per fare il suo dovere. 
Papa Benedetto lo sa, e per questo insiste per averlo: anche all'aperto, in mezzo al prato, anche con un milione di fedeli venuti apposta per lui.
 E lui cerca di portarli a Gesù. Anche con la musica.

Testo preso da: L'effetto del Gregoriano, un esempio dalla Messa del Papa a Milano http://www.cantualeantonianum.com/2012/06/leffetto-del-gregoriano-un-esempio.html#ixzz1wvHoHnp2
http://www.cantualeantonianum.com

domenica 27 maggio 2012

I NOVISSIMI: MORTE, GIUDIZIO, INFERNO E PARADISO. L'INSEGNAMENTO DELLA CHIESA CATTOLICA È VERO FINO ALL'ULTIMA VIRGOLA. ( ANDRÉ FROSSARD )

Ci fu un tempo in cui gli uomini di chiesa fecero prevalere la verità sulla carità, giungendo sino agli estremi per difendere il dogma. 
Da qualche tempo, c’è chi sembra pensare che sia carità tacere o smussare la verità.

S.Paolo indica quale strada seguire: “Annunciate la verità nella carità”. 
La verità senza la carità fa il dottrinario, l’ideologo, il propagandista. 
Ma la carità senza la verità fa il garrulo cantore del “ciascuno la pensi come vuole, basta volersi bene”, fa il pasticcione pericoloso, anche se all’apparenza tanto “umano” e “tollerante”.
Non è vero che “basta comportarsi bene” per essere cristiani: se non “crediamo bene” non sappiamo neppure distinguere il bene dal male.
“Bien penser pour bien agir” affermava Jean Guitton. Ossia prima l’ortodossia poi l’ortoprassi.
Infatti ciò che fa il cristiano è la fede non l’etica o l’impegno sociale. Lo Spirito Santo garantisce nel Papa l’insegnamento, non l’illibatezza dei costumi, per cui non fate quello che fanno, ma al contempo, quanto vi dicono fatelo e osservatelo.

Oggi invece si assiste al subentro di una fede debole venuta in auge dopo l’ultimo Concilio, giusto quella che Paolo VI aveva stigmatizzato come “pensiero non cattolico” o addirittura come “fumo di Satana”, entrato nel Tempio di Dio”.
La fede del Credo ha ceduto per compiacere i protestanti, ha ceduto nei confronti del Marxismo (la cui condanna allora inopinatamente non fu reiterata al Concilio) col risultato di attenuare o addirittura negare la verità dei dogmi e di formare una nuova generazione di cattolici che amano definirsi “adulti” o “progressisti”, ma che alcuni etichettano anche come “cattocomunisti”.

E’ cambiata la semantica cattolica che ha contagiato un po’ tutti, persino i maestri della fede, presso i quali le parole ‘dialogo’ e aggiornamento’ ricorrono con monotonia, abitualmente accoppiate al linguaggio della solidarietà, dell’accoglienza, della pace, della promozione dell’uomo, della scelta degli ultimi, del perdono da domandare per le colpe ecclesiali del passato, dell’ecumenismo ecc. ecc..
Difficilmente vengono richiamate le vere parole cattoliche: la Grazia, i Sacramenti, la vita eterna che è il fine ultimo dell’uomo dove si godrà la visione amorosa della Trinità.
Non vengono quasi più richiamati i Novissimi: morte, giudizio, inferno e paradiso, si è persa la cognizione di cosa sia agli occhi di Dio la gravità del peccato, fino al mirabile mistero divino che è Gesù Cristo, nel quale ogni uomo è stato progettato dall’eternità.

Quello che ha anche offuscato la figura cattolica del Credo è un certo ecumenismo che è scaduto in un “concordismo” che porta all’equivalenza o quasi tra le confessioni cristiane e le religioni.
Sicuramente è stato complice anche l’equivoco appello, ripetuto spesso, all’’unico Dio’, che unificherebbe le grandi religioni monoteiste.
Niente è più deviante: l’unico Dio vero è il Dio di Gesù Cristo: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, ossia la Trinità cristiana che, ad esempio, per i musulmani è una bestemmia, cioè un’offesa gravissima a Dio.
Anche perché il Dio cristiano è “carne e sangue”, non è “carta” come il Corano o la Torah ebraica.
E’ l’Incarnazione che fa la differenza; Il Dio cristiano ha fatto in quanto uomo quello che non poteva fare in quanto Dio: ha “sofferto il soffribile” e con ciò si è reso più nobile dell’uomo sofferente al contrario degli altri concetti religiosi compreso l’Islam e il credo ebraico dove l’uomo sofferente risulta più nobile di quel dio che è rimasto nella sua eterna beatitudine in cielo indifferente alla condizione umana.
La teologia cattolica afferma che il Dio cristiano ha riscattato il male e la sofferenza, non li ha annullati, ma li ha resi plausibili seppur nel mistero. Il mistero di un Dio che muore in croce.

Il dialogo, tanto decantato in questi ultimi decenni, che dovrebbe essere un “mezzo”, nelle mani dei cattolici modernisti è divenuto un “fine”, perché il dialogo inteso come mezzo dovrebbe interessare solamente la cultura generata da una certa religione, non scendere a compromessi sulle verità di fede, come effettivamente avvenuto.

E nello specifico se prendiamo questi preti che sono tanto cari alla sinistra e ai media, (perchè parlano male della Chiesa) al di là del loro spendersi per i poveri, non fanno altro che comprovare quel che dico: non credono più in Cristo unico Salvatore dell'umanità, o alla Presenza Reale nell’ Eucaristia, o alla sua divinità.
Di conseguenza si accodano ad altre culture, rinunciando alla propria, e rivendicano come tutti i no-global solo cose materiali.
Se certi missionari non credono più che solo nel nome di Gesù Cristo c'è salvezza, e che proprio annunciando e testimoniando Cristo aiuta e promuove anche materialmente i popoli, cosa fa ? Si trasformano poco a poco in assistenti sociali, in rivoluzionari politici.
Sicuramente sono persone generose, e altruiste, ma mi chiedo: sono ancora consapevoli che la prima carità, quella da cui tutte le altre discendono, è la carità della verità ? e cioè l'annuncio di Cristo salvatore di tutte le genti ?
Se oramai non ne sono più consapevoli, non possono nemmeno fregiarsi del nome di cristiani, ma piuttosto di umanitari, di filantropi, tali e quali a quelli non credenti tipo Gino Strada e compagnia. Tra di loro spesso non c'è differenza.

L’ odierna predicazione cristiana non fa più presa perchè il mondo la conosce già, non si stupisce più se si dice che bisogna volere la pace, aiutare il Terzo Mondo, essere onesti ecc. 
Almeno a parole chi è che non lo vuole ?
Queste cose bisogna continuare a dirle, ma quello che oggi urge è riparlare di Cristo, dobbiamo ricuperare la follia e lo scandalo della croce di Cristo, della vita eterna, della risurrezione dei morti, dell'unica salvezza nella fede in Cristo.

Il Prius della fede, qualora lo avessimo dimenticato, non sono le parole , per quanto moralmente alte del Cristo, ma è Lui stesso, la sua Persona. Il resto ne consegue. Se questo schema è invertito (come oggi spesso
succede) il Cristianesimo non è più un Unicum (Dio che si incarna), ma un messaggio etico da confrontare con molti altri, che entra in competizione con tante altre morali, le quali possono anche essere più appetibili, più adatte ai nostri tempi.

Bisogna far proprio il concetto che questa vita è provvisoria perchè noi attendiamo il Regno di Dio. Non si avverte più la diversità cristiana , la "novità di vita" che Cristo ha portato; tutto è rinchiuso nell'orizzonte di questa vita e allora il Cristianesimo vale come un'altra religione o ideologia o filosofia di vita che promette di rendere l'uomo migliore, più onesto, più altruista.

A questo proposito (della vita eterna e dell’esistenza di Dio) vorrei dare la parola ad un mistico francese morto nel 1995, Andrè Frossard.
Frossard è un mistico molto particolare perchè è stato il più celebre corsivista politico, nonchè accademico di Francia, direttore di uno dei più diffusi e autorevoli settimanali d'Europa: "Le Figaro Magazine".

Uomo caustico, dall'intelligenza acuta e beffarda, alla Voltaire, questo corsivista al vetriolo dà davvero l'impressione di un ateo sconfitto, piegato a credere ciò che, senza quella stangata (addirittura la visione della Divinità), mai avrebbe creduto.

Frossard fino a 20 anni è stato un ateo convinto. Sua nonna era ebrea, sua madre protestante e suo padre neppure battezzato.
Lo straordinario è che quel padre fu il Gramsci d'Oltralpe che nel
1920 fonda il Partito Comunista Francese di cui fu il primo Segretario Generale e leader per una trentina di anni.

Andrè in una intervista racconta: "sono entrato in quella cappella per caso (a rue de l'Ulm a Parigi), senza angosce metafisiche, inquietudini, problemi personali, dispiaceri amorosi; non ero che un tranquillo ateo, marxista, un giovane spensierato e un pò superficiale che per quella sera aveva in programma un incontro galante. Ne uscivo dieci minuti dopo, tanto sorpreso di trovarmi cattolico, apostolico, romano, quanto lo sarei stato nello scoprirmi giraffa o zebra all'uscita dallo zoo.
Proprio perchè sapevo che non sarei stato creduto, ho taciuto per più di 30 anni, ho lavorato sodo per farmi un nome come giornalista e scrittore e sperare cosi di non essere preso per pazzo quando avessi assolto al mio debito:
raccontare ciò che mi era accaduto".

Lo fece soltanto nel 1969 quando usci "Dio esiste, io l'ho incontrato"
(best-seller clamoroso tradotto ovunque ed ancora richiesto). Con sorpresa il mondo scopriva un apologeta del cristianesimo di straordinaria efficacia e prestigio; uno che se parlava non lo faceva in base a teorie e ragionamenti, ma perchè aveva "visto e toccato".

Un giornalista di successo, uno dei più conosciuti e temuti di Francia (un suo articolo poteva mettere in difficoltà i potenti del Paese), che esce con un libro dove si annuncia con sicurezza categorica che Dio è un'evidenza, un fatto, una Persona incontrata inaspettatamente per strada !...

Sicuramente può capitare di leggere cose simili, ma in opuscoli stampati privatamente, a firma di oscuri visionari, non in libri pubblicati dai maggiori editori del mondo e firmati da un columnist acclamato e ironico: "che ci posso fare se Dio esiste, se il cristianesimo è vero, se l'aldilà c'è ? Che ci posso fare se c'è una Verità e questa Verità è una Persona che vuole essere conosciuta, che ci ama, e che si chiama Gesù Cristo ? Non ne parlo per ipotesi, per ragionamento, per sentito dire. Ne parlo per esperienza. Ho visto".

Altre sue uscite:

- L'insegnamento della Chiesa cattolica è vero fino all'ultima virgola.

- Tutta la Verità si trova nella Chiesa cattolica e questa Verità è Gesù Cristo che vuole essere incontrato. Siamo noi che abbiamo perso la passione di convincere, di testimoniare, di convertire.

- Non ho fede in Dio, io l'ho veduto.

- Quando si incontra Dio, la prima scoperta è l'insignificanza di tutte le cose che anche oggi i cristiani, esclusi ovviamente i santi, prendono cosi ridicolmente sul serio.

- L'uomo non è solo. Il mondo in cui vive, per quanto bello, non è che un leggerissimo riflesso dell'immensa realtà momentaneamente invisibile, spirituale, splendente, che lo attraversa, lo avvolge, lo aspetta.

- Non capivo la necessità di prolungare il mio soggiorno sulla terra mentre c'era tutto quel cielo a portata di mano, ma l'accettavo per riconoscenza più che per convinzione".

- Poi, come sillabando le parole (sicuramente rivolto ai modernisti all'interno della Chiesa, ai biblisti che etichettava come "poveri diavoli”):
"Quando si sa che c'è un altro mondo, che la vita continua in eterno, bisogna dirlo. Quando si sa che non c'è, che non ci sarà mai sulla terra altra speranza per gli uomini al di fuori della speranza cristiana, bisogna dirlo" !

A coloro che gli rimproverava di non prendere abbastanza sul serio il Concilio rispondeva: "Lo so, lo so, e trovo questo molto buffo. Io mi sono stancato del marxismo già nel 1935 giusto in tempo per vedere i primi preti innamorarsi di Karl Marx. E' vero non mi sono molto eccitato davanti a quelle che definivano le "novità rivoluzionarie" del Concilio: la libertà di pensiero, la fine dell'antisemitismo, l'ecumenismo, la tolleranza... Tutto il bagaglio insomma, della Rivoluzione Francese, scoperto dai cattolici con quasi due secoli di ritardo.
Se sono stato un pò distratto è perchè quelle "novità" lo erano forse per i clericali, ma per me non lo erano affatto. Ero convinto di quelle cose sin da quando ho cominciato a capire, grazie a mio padre e agli uomini del suo ambiente socialista e comunista. Nessuno può accusarmi di "tradizionalismo"
perchè la mia tradizione vitale e culturale non sono i decreti del Concilio di Trento, ma il "Capitale di Marx".

Ad un intervistatore coniò, scherzando, la differenza che esiste tra progressisti e conservatori: "progressista è uno che fa la volontà di tutti, tranne che di Dio; conservatore è uno invece che fa sempre la volontà di Dio, che Dio lo voglia o no...".

A chi lo accusava di ostentare troppo pessimismo con il passare dell’età,
rispondeva: “Se il pessimista è uno che crede che le cose non potranno finire bene, allora un cristiano non può essere pessimista. Il cristiano è un
ottimista: ma apocalittico. Sa che in ogni caso tutto finirà bene. Ma non qui.
Si, libertè, fraternitè, egalitè finiranno col trionfare, ma dopo che avremo adempiuto ad una piccola formalità. Dopo, cioè, che saremo passati non soltanto attraverso la fine della nostra vita terrena, ma attraverso la fine dell’
umanità stessa: il secondo finale ritorno del Cristo. Ecco ciò che tutti i cristiani aspettano, secondo la loro fede, nel futuro e che invece le chiese “ufficiali” tendono oggi quasi a nascondere, lasciando cosi campo libero allo scatenarsi delle fantasie e dei deliri escatologici delle sette”.

Questa è la grande testimonianza di Andrè Frossard, a cui, per concludere, vorrei aggiungere una piccola riflessione.
Probabilmente saremo chiamati a vivere eventi grandiosi e drammatici forse con sofferenza. Sarà il nostro venerdi di passione, ma sappiamo, noi cristiani, e Frossard ne è testimone oculare, che arriverà la domenica. La domenica di risurrezione dove ci si schiuderà la vera vita, la vera realtà che, al confronto, “rimanda di colpo il nostro mondo tra le ombre fragili dei sogni irrealizzati”, come afferma Frossard.
Cristianamente si dice che il peggior futuro è migliore del più bel passato, perché il bene più grande per l’uomo sarà alla fine della sua vita, quando chiuderà gli occhi su questo mondo e li aprirà sull’Altro.
Allo stesso modo per l’umanità tutta alla fine della storia, col ritorno di Cristo, quando ci riapproprieremo del nostro corpo come Gesù, il Primo dei Risorti.

FV

P.S.Per chi avrà ancora voglia di leggere, qui di seguito la descrizione del prodigio:

“In piedi accanto alla porta, cerco con gli occhi il mio amico, ma non riesco a riconoscerlo tra le forme inginocchiate che mi stanno davanti. Il mio sguardo passa dall’ombra alla luce, ritorna sui fedeli senza portarsi dietro alcun pensiero, va dai fedeli alle religiose immobili, dalle religiose all’altare dove c’è un ostensorio ignorando di essere di fronte al Santissimo Sacramento, poi, non so perché, si ferma sulla seconda candela che brucia alla sinistra della croce. Non sulla prima ne sulla terza: sulla seconda.
E allora, d'improvviso, si scatena la serie di prodigi la cui inesorabile violenza smantellerà in un istante l'essere assurdo che sono per far nascere il ragazzo stupefatto che non sono mai stato.
Dapprima mi vengono suggerite queste parole: "vita spirituale". Non dette e neppure formate da me stesso: sentite come se fossero pronunciate accanto a me sottovoce da una persona che veda ciò che io non vedo ancora.

Non dico che il cielo si apre: non si apre, si slancia, s'innalza d'improvviso, silenziosa folgorazione, da quella insospettabile cappella nella quale si trovava misteriosamente rinchiuso. Come descriverlo con queste povere parole, che mi rifiutano il loro aiuto e minacciano di intercettare i miei pensieri per trasferirli nel campo delle fantasticherie ? Il pittore cui fosse dato di intravedere dei colori sconosciuti, con che cosa li dipingerebbe ? Un cristallo indistruttibile , d'una infinita trasparenza , d'una luminosità quasi insostenibile (un grado di più mi avrebbe annientato) e piuttosto azzurrina , un mondo, un altro mondo d'uno splendore e d'una densità che rimandano di colpo il nostro tra le ombre fragili dei sogni irrealizzati. Questo mondo, “è la realtà, la verità”: la vedo dalla sponda oscura su cui sono ancora trattenuto.

C'è un ordine nell'universo, ed alla sommità, al di là di questo velo di nebbia risplendente, l'evidenza di Dio, l'evidenza fatta presenza e l'evidenza fatta persona di colui che un istante prima avrei negato , colui che i cristiani chiamano "padre nostro", e del quale sento tutta la dolcezza, una dolcezza diversa da tutte le altre, che non è la qualità , passiva designata talvolta sotto questo nome , ma una dolcezza attiva, sconvolgente, al di la di ogni violenza, capace di infrangere la pietra più dura e, più duro della pietra, il cuore umano.
La sua irruzione straripante , totale, s'accompagna con una gioia che non è altro che l'esultanza del salvato, la gioia del naufrago raccolto in tempo; con una differenza tuttavia, che è proprio nel momento in cui vengo issato verso la salvezza che acquisto coscienza del fango nel quale ero immerso senza saperlo, e che mi chiedo, vedendomene ancora impossessato a metà corpo, come abbia potuto vivervi e respirarvi.

Nello stesso tempo mi viene data una nuova famiglia. la Chiesa, con l'incarico, per lei, di condurmi ove è necessario che io vada , essendo inteso che, a dispetto della apparenze, mi resta ancora da superare una certa distanza, abolibile solo con un rovesciamento della gravitazione.

Queste sensazioni, che provo a fatica a tradurre nel linguaggio inadeguato delle idee e delle immagini, sono simultanee, comprese le une nelle altre, e dopo anni ed anni non ne avrò ancora esaurito il contenuto. Tutto è dominato dalla presenza, al di là e attraverso un'immensa assemblea, di colui del quale non potrò mai più scrivere il nome senza timore di ferire la sua tenerezza, colui davanti al quale ho la fortuna di essere un figlio perdonato, che si sveglia per imparare che tutto è dono”.

“Capisco che queste frasi possano essere esorbitanti, ma che ci posso fare, se il Cristianesimo è vero, se c’è una verità, se questa verità è una persona che non vuole essere inconoscibile “ ?