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venerdì 26 ottobre 2012

PELLEGRINAGGIO A ROMA DI SABATO 3 NOVEMBRE, ALCUNE ISTRUZIONI PER SACERDOTI E FEDELI




1 Pulman per i fedeli marchigiani con partenza :
a)      da Campocavallo di Osimo, davanti al Santuario, ore 7,00
b)      uscita autostrada Civitanova Marche, ore 7,20
c)       uscita autostrada PESCARA NORD CITTA’ SANT’ANGELO ore 9,00


Alcune istruzioni PER I SACERDOTI E I RELIGIOSI - PONTIFICALE IN SAN PIETRO

I sacerdoti e i religiosi che volessero partecipare in coro alla S. Messa Pontificiale in Basilica di San Pietro, dovranno inviare una mail al cappellano del Pellegrinaggio, don (Claude) Claudio Barthé: mail barthe.cisp@mail.com

Anticipiamo sin da ora che sarà indispensabile l'abito corale (talare e cotta, talare mozzetta e cotta, talare mozzetta e rocchetto, ecc...) e berretta, ognuno secondo il proprio grado.

Soluzione 1) I sacerdoti, i religiosi e le religiose dovranno poi trovarsi a San Salvatore in Lauro almeno entro le 13:00, in modo da organizzare la processione (precedenze, assegnazione dei posti , ecc...).
La maggior partecipazione di clero e di religiosi e religiose durante la processione sarà sicuramente una buona testimonianza e un buon modo di "evangelizzare" le persone (turisti e romani) che vi assisteranno per le vie di Roma.

Soluzione 2) PER I SOLI SACERDOTI: i preti che non riuscissero a recarsi in San Salvatore in Lauro entro le 13:00 e a partecipare alla processione, potranno scrivere al cappellano don Barthé barthe.cisp@mail.com per ricevere istruzioni e raggiungere il clero nella Sacrestia della Basilica, ove verrà loro assegnato il posto in coro. 


Indicazioni per i sacerdoti che vogliono assistere alla messa del Cardinal Cañizares il 3 novembre , alle 15 a San Pietro. 
I sacerdoti e il clero prenderanno parte alla processione che partirà dal corridoio della Sacrestia, e che inizierà a formarsi  a partire dalle 14:30. 

Per entrare in Basilica: 
- è fortemente consigliato raggiungere e unirsi alla processione del clero e dei fedeli che partirà alle 13:15 circa da San Salvatore in Lauro, di fronte a Castel Sant'Angelo, sul l'altra riva, piazza San Salvatore in Lauro.
Il clero potrà unirsi alla processione sia alla partenza, sia lungo il tragitto: o in via della Conciliazione, o in piazza Pio XII o in piazza San Pietro. 
Arrivati in San Pietro, il clero entrerà processionalmente  in Basilica, senza controlli e raggiungerà il corridoio della Sacrestia per ricevere il Cardinale. 
- è anche possibile raggiungere individualmente la Sacrestia, dovendo però prima passare i controlli ordinari e facendo la fila dei turisti che vogliono entrare in Basilica. 

- È richiesto, sia per il clero secolare sia per quello religioso, il proprio abito da coro abituale.

***
Alcune istruzioni PER I FEDELI - Pontificale in San Pietro


- PROPRIO: I sabato del mese "Cuore Immacolato di Maria".
- ORDINARIO: NON SCRIVO PIU' NULLA PERCHE' PRIMA DICONO UNA COSA E POI UN'ALTRA, AD OGGI ( sabato 27 ott.) PARE PREVALERE LA MISSA VIII DEGLI ANGELI, DOMANI NON SI SA !
- FOGLIETTI: saranno messi su internet per essere stampati individualmente.

- ATTENZIONE: Chi non potesse prendere parte al pellegrinaggio, si rechi con ampio anticipo (alle 14:00 al più tardi) ai cancelli d'ingresso per l'accesso in Basilica: visto il week end dei santi e i molti turisti, è probabile che la coda per entrare in San Pietro sarà lunga. 
Ricordiamo infatti che bisogna passare i controlli di sicurezza! 
Arrivando per tempo, i pellegrini potranno fare la coda e passare i controlli della polizia con calma e arrivare in tempo in Basilica, e prendere posto.

- NON E' NECESSARIO MUNIRSI DI ALCUN BIGLIETTO (che comunque sarebbe gratuito!): basta arrivare in piazza San Pietro, passare i controlli, entrare in Basilica, e recarsi all'altare della Cattedra. Se qualche Gendarme dovesse domandarlo, basterà dire che si vuole andare all'altare della Cattedra per la Messa in latino delle 15.00. 
La Gendarmeria è al corrente del Pontificale, e ha garantito la propria collaborazione e disponibilità ad aiutare e indirizzare i pellegrini (come d'altronde è solita fare con qualsiasi fedele abbia qualche necessità).


giovedì 25 ottobre 2012

PELLEGRINAGGIO DI SABATO 3 NOVEMBRE "UNA CUM PAPA NOSTRO" : INIZIAMO IL VIAGGIO-PELLEGRINAGGIO CON L'OREMUS PRO PONTIFICE NOSTRO BENEDICTO. AL RITORNO DALLA CITTA' ETERNA LE CORREZIONI FRATERNE AGLI ORGANIZZATORI : “IL VOSTRO PARLARE SIA SÌ, SÌ; NO, NO; IL DI PIÙ VIENE DAL MALIGNO” ( Matteo, 5,37)


Con gioiosa riconoscenza al Signore per cose buone che ci dona mediante il Magistero della Santa Chiesa Cattolica, ci aggingiamo a compiere l'atteso Pellegrinaggio Una Cum Papa nostro che avrà culmine nella Basilica Papale di San Pietro con la Santa Messa Pontificale delle ore 15 celebrata dal Prefetto della Congregazione per il Culto Divino Cardinale Antonio Cañizares Llovera.
Il programma del Pellegrinaggio è stato abbondamente riportato su questo blog e su messainlatino.
Ci è stato richiesto di  rimandare al viaggio di ritorno dall'Urbe tutte le osservazioni che debbono essere fatte al riguardo. 
Siamo d'accordo ma ... come anticipato su MiL notiamo che "... in diversi " gruppi stabili " è maturata la decisione di apportare nei primi giorni del prossimo mese la cancellazione in toto degli “acquosi , inutili e dannosi patti” (necessaria e severa verifica corredata da ampia documentazione)..."
Ci piace  evidenziare subito che due figure si sono positivamente distinte  nell'organizzazione dell'evento spirituale risplendendo per   evangelica chiarezza ( si, si, no, no ) : il Dott. Riccardo Turrini Vita, Presidente emerito di Una Voce-Italia e il Dott. Guillaume Ferluc Segretario Generale del Pellegrinaggio.
Ad essi va la nostra sincera  riconoscenza per il difficile lavoro fatto in Italia e all'estero sopportando e risolvendo  oggettive difficoltà.
Partiamo dunque con letizia e serenità portando idealmente con noi anche coloro che non possono venire ma che ci sono spiritualmente vicini nella preghiera.
Che il Cristo Gesù ci aiuti tutti a seguire la chiarezza del Suo Vangelo senza confidare nelle nostre inutili , dannose, piccole tattiche umane : " poiché tu o Signore dai successo a tutte le nostre imprese".
Andrea Carradori



domenica 21 ottobre 2012

BENEDETTO XVI HA RIPRISTINATO L'USO DEL FANONE ( MAI ABOLITO) ! DOPO 28 ANNI DAL SUO AMATO PREDECESSORE IL BEATO GIOVANNI PAOLO II .

DOMENICA 21 OTTOBRE DELL'ANNO DEL SIGNORE 2012
CITTA' DEL VATICANO, PIAZZA SAN PIETRO
CANONIZZAZIONI
ore 9.30
CAPPELLA PAPALE
- Giacomo Berthieu
- Pedro Calungsod
- Giovanni Battista Piamarta
- Maria del Monte Carmelo Sallés y Barangueras
- Marianna Cope
- Caterina Tekakwitha
- Anna Schäffer








Il fanone è' un paramento papale che si usa nelle più solenni celebrazioni, come oggi la canonizzazione dei santi. 
Il suo nome pare derivare da pannus, cioè panno, stoffa. Proviene dall'amitto e in antico aveva la stessa funzione e ne teneva il posto. 
Il fanone è già citato dall'Ordo Romanus dell'VIII sec, e all'inizio non era di uso esclusivo dei Papi. L'utilizzo del fanone però è rimasto dal XII sec. prerogativa dei soli sommi Pontefici (per decisione di Innocenzo III) e ha preso significati simbolici peculiari, in riferimento ai paramenti dei sacerdoti biblici. L'attuale forma circolare con le strisce di determinati colori pare risalire però solo al XVI sec., precedentemente era quadrangolare.

Innocenzo III spiega che il fanone, chiamato allora "orale" rappresenta l'antico Efod del Sommo Sacerdote ebraico:


"Romanus Pontifex post albam et cingulum assumit orale [fanon], quod circa caput involvit et replicat super humeros, legalis pontificis ordinem sequens, qui post lineam strictam et zonam induerunt ephod id est super-humerale" Innocentius III, De Myst. Missæ, I, c. 53.:


Testo preso da: Cantuale Antonianum 


giovedì 27 settembre 2012

CHIUDETE QUEI “ CORTILI-LAGER DELLA FEDE” !!! GLI “EREDI” DELLA VISIONE “ILLUMINISTICA” DELLA VITA SE NE DISSOCIANO … “ …ABBIAMO GIÀ UN IMPEGNO …” UN’OPERAZIONE ( COSTOSA) INUTILE PURE PER L’IMMAGINE ! DITE UN BEL “GRAZIE-BRAVO” AL CARDINALE GIANFRANCO RAVASI E CHIUDETE SUBITO QUEI “ CORTILI-LAGER DELLA FEDE” !!!


Non voglio ricorrere alle espressioni populiste, che tanto effetto han fatto ieri come oggi «Perché questo spreco?  il frutto  (del risparmio dei tanti soldi spesi per la realizzazione dei "Cortili dei Gentili")  si poteva darlo ai poveri !»
Mi chiedo però : quali sono i frutti di questi infruttuosi e costosi “Cortili dei Gentili” ?
Dal punto di vista dell’evangelizzazione e/o di conversione : nessuno !
La conversione non fa parte , tuttavia, del "copione", della "sceneggiatura" e delle "finalità"  di questa costosa iniziativa anzi lo spirito missionario di Santa Madre Chiesa viene castrato per impedire di generare  nuovi cristiani ( tradotto significa che queste iniziative non intendono sottolineare che  la salvezza  si ha soltanto attraverso la Chiesa Cattolica ).
Ho chiesto agli amici atei o eredi degli Illuministi cosa pensano dell’iniziativa.
Essi la giudicano come l’ennesima propaganda  della Chiesa ( quale Chiesa ? mi chiedo ... Non quella dei missionari, degli impegnati nel volontariato con i bisognosi, dei contemplativi …) che ancora una volta realizza un' operazione mediatica propagandistica per conquistare la “benevolenza dei mass media ...” 
 “ …in tempore Conclavis …”  aggiungiamo ...
Il “moderato di turno”, il "politicamente corretto” certamente troverà modo di rimproverare questo nostro scritto :
Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo? “
Coloro che hanno “mani innocenti e cuore puro” potranno intendere questo  povero linguaggio.
Lo comprenderanno tutti Coloro che, amando Cristo e la Sua unica Chiesa, vogliono abbracciare con il gesto di amore tutta l'umanità sofferente e per lo meno far partecipi tutti gli uomini che la Chiesa conduce l'uomo alla salvezza !
Questo hanno fatto coloro che , conoscendo e stimando per le doti professionali e umane Magdi Cristiano Allam, lo hanno indirizzato alla Verità e conseguentemente al Santo Battesimo.
Sicuramente ci sarà stato un "dialogo" iniziale ma poi "qualcuno", volendogli bene, l'avrà sicuramente avvicinato alla conoscenza della vera Fede !
Chiudete quei “Cortili” ! 
Mi fanno paura perché qualcuno potrebbe illudersi che standone dentro potrà conseguire la salvezza senza convertirsi !
Coloro che ingannano le anime , chierici o laici, ne risponderanno direttamente al giusto Giudice !

Consiglio la lettura dei seguenti articoli al riguardo : 




Una lettrice di MiL ha così , realisticamente, commentato :  
" Più che dialogo tra credenti e non credenti, mi pare un dialogo tra apostati e non credenti, nessuno ne uscirà salvo, l'intelligenza sarà come al solito beffata, il buon senso tenuto fuori dalla porta e le cretinate rimbalzeranno da un cranio vuoto all'altro, conclusione, usciranno tutti più sconclusionati di prima ".

giovedì 20 settembre 2012

IL CARDINALE COMASTRI POSSIEDE UN’AGENDA ? IL CAMBIAMENTO IMPROVVISO D’ ORARIO DELLA MESSA NELLA BASILICA DI SAN PIETRO IN OCCASIONE DEL PELLEGRINAGGIO DEL 3 NOVEMBRE PROSSIMO. DALL’AREA “TRADIZIONALISTA” HANNO SCRITTO : “IN OGNI CASO QUESTO CAMBIO DOPO LA CONFERENZA STAMPA STABILITA ED AUTORIZZATA DALLA BASILICA LA DICE LUNGA SUL RISPETTO CHE PORTANO NON SOLO VERSO I PELLEGRINI MA SOPRATTUTTO VERSO GLI "ORGANIZZATORI".


La notizia del cambiamento di orario della Messa nella Basilica di San Pietro il 3 novembre traslata alle ore 15,00 ha provocato un improvviso affievolimento della mia salute tanto che il virus del raffreddore si è impadronito nel mio già indebolito organismo.
Dalla mutazione d'orario, già concordato "in scriptis" dagli inizi del mese di luglio, deduco che il Cardinale Arciprete  della Papale Basilica di San Pietro non dispone di un’agenda su cui annotare gli appuntamenti internazionali  …
Motivo per noi marchigiani, che lo veneriamo affettuosamente  con riconoscenza per quanto ha fatto quando era Prelato-Arcivescovo di Loreto , di portargli in dono un'agenda artigianale in cuoio prodotta nella mia Regione ( una delle "eccellenze" artigianali nazionali). 
In molti ci aspettavamo una " sorpresa " finale ... si pensava, ad esempio, che all'ultimo momento   avrebbero potuto anticipare la celebrazione alle 7 del mattino ...
Tuttosommato è andata bene e la levataccia del sabato mattino è scongiurata.
Mi dispiace per i fedeli che avevano già prenotato, assieme al loro Parroco, biglietti e albergo ... per la sera precedente ...
Ovviamente l'operazione "Messa alle ore 15" produrrà l'assenza della stampa, dei fotografi e dei cineoperatori ...
Come farò ora a difendermi dall'amico che mi aveva scritto : 
Abbiamo poi difficoltà a comprendere, come avrai voglia di dire ancora sì ai burattinai romani: i quali se ne stanno più o meno dietro le quinte e ti mandano avanti a prendere i boccadò.
Negandosi poi, defilandosi poi, nel momento del bisogno.
Ancora non l’hai capita?!
Caro Andrea, tu sei un … (OMISSIS, alcune  considerazioni di stima verso la mia insignificante persona) ma trascuri un pò troppo un proverbio troppo vero, troppo saggio, troppo importante: errare humanum est, perseverare diabolicum.
Quanto male si può fare illudendo le persone su una falsa prospettiva! ” ???

Purtroppo l’unilaterale cambiamento  dell' orario sta a confermare l'osservazione che un Sacerdote romano ha scritto in un blog  tradizionalista : “ In ogni caso questo cambio dopo la conferenza - stampa, stabilita ed autorizzata dalla Basilica, la dice lunga sul rispetto che portano non solo verso i pellegrini ma soprattutto verso gli organizzatori ".
Io rimando alle soavi e crescenti cattiverie che i VIP del mondo tradizionalista italiano hanno riservato al pellegrinaggio del 3 novembre : vere e proprie “gufate” contro l’iniziativa dei poveracci fedeli legati alla forma liturgica disciplinata dal Motu Proprio "Summorum Pontificum" di Benedetto XVI .
I VIP che ci hanno regalato un cliclè  stantìo di celebrazioni  ora saranno certamente  contenti...
Il Santo Vangelo ci insegna che : “Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi…, ma sta per finire” (Mc 3, 23-26)
Accettiamo anche tutto questo con vero spirito cristiano affinchè la nostra sofferenza possa divenire, in virtù della grazia divina, seme fecondo per il bene nostro e di tutta la Sua Santa Chiesa.

Andrea Carradori, nel  giorno del 20 settembre, triste anniversario della "presa" di Porta Pia.





mercoledì 12 settembre 2012

Pellegrinaggio straordinario a Roma nell’Anno della Fede Santa Messa nella Papale Basilica di San Pietro sabato 3 novembre 2012 “Una cum Papa nostro” Cavete cavete cavete! Attenti al "fuoco amico" e agli annojati, preti e laici, che stanno davanti al computer ...




Cari Amici,
mentre stanno crescendo in tutto il mondo le adesioni per il Pellegrinaggio straordinario dei gruppi che si riconoscono nelle direttive liturgiche del Motu Proprio “Summorum Pontificum” a Roma del 3 novembre prossimo, nell’Anno della Fede, vogliamo ricordare che il nostro è un “martirio bianco”.
Martirio perché il mondo non vuole, o non può, comprendere le ragioni del nostro entusiasmo di recarci a Roma sulla Tomba del Principe degli Apostoli per esprimere :
1) «un rendimento di grazie» in occasione del 5° anniversario del Motu Proprio Summorum Pontificum);
2) «Sarà una dimostrazione di fedeltà alla Sede di Pietro, particolarmente nell’attuale amara e difficile congiuntura»;
3) «Sarà un offerta e una supplica», per domandare a Dio «le grazie necessarie al Sovrano Pontefice per proseguire nell’opera meravigliosa che egli compie sin dall’inizio del suo pontificato»; 4) Infine, «sarà un’espressione di partecipazione alla missione della Chiesa», esprimendo «il sostegno di un gran numero di famiglie, come di tante organizzazioni e iniziative cattoliche, specialmente rivolte ai giovani».
E’ un modo per dire al Santo Padre e dei Suoi Collaboratori nell’Episcopato che :
«… la gente comune, è oggi a disposizione del Santo Padre per la missione della Chiesa».
Martirio perché una parte di quella galassia italiana, che si autodefinisce “tradizionalista”, non vuole ostinatamente collaborare con il progetto,  anzi sta affinando il cosiddetto “fuoco amico” assai più pericoloso di quello dei modernisti , i veri nemici della Chiesa, che per il momento sembrano voler ignorare il Pellegrinaggio perché sanno che coloro che rimarranno a casa saranno proprio quelli che dicono di essere “tradizionalisti”.
Cavete cavete cavete!
Stiamo attenti al “fuoco amico” ai cosiddetti “tradizionalisti” italiani  ai poveri preti annojati che intercettano e divulgano le notizie sul Pellegrinaggio e sulle iniziative collaterali che privati fedeli vorranno portare avanti dopo la Santa Messa...
Ognuno sarà pur libero di proporre agli altri del gruppo, nel rimanente tempo libero eventualmente a disposizione,  una passeggiata  nel centro di Roma o un Concerto di musica classica ?
Andiamo avanti “ ( come più volte ha esclamato il nostro amatissimo Papa Benedetto XVI.
Un giovane ha scritto :
ll Pellegrinaggio non sarà una sfida alla Santa Chiesa, ma un cammino di Amore verso Cristo che Regna e Regnerà in Essa fino alla consumazione dei secoli.
La Nostra sarà una testimonianza di lealtà contro chiunque volesse dividere la Sana Tradizione dalla Chiesa, per far si che il nemico, che è presente sia tra gli 'ultra tradizionalisti' che tra i modernisti, regni.
Il nostro appello alla Santa Vergine è che ci guidi e ci porti nel suo Cuore di Mamma, affinchè si vinca in Cristo anche questa battaglia”.
Sia ben chiaro che il  Pellegrinaggio del 3 novembre non dovrà essere “valutato” con lo stesso metro che viene usato per “contare” i grandi pellegrinaggi ecclesiali ( Agorà, Congressi Eucaristici, Congressi Ecclesiali, Congressi dei movimenti, Meeting ecc ecc ) di cui non si può ingnorare la pesante diffusione attraverso il mass media né la forza numerica dei partecipanti !
Ha scritto, saggiamente, un musicista :
La nostra "peculiarità" si gioca tutta sul contenuto: ed è giustissimo far appello alle "forze musicali" che la Tradizione può vantare come infinitamente più pesanti, preparate e qualitativamente imparagonabili al rumore degli schitarratori e battibònghi da parrocchietta. Noi abbiamo l'Arte o comunque aspiriamo ad averla come meglio possiamo, i modernisti hanno "musica" brutta e che non vale niente. Questa sarebbe stata una leva molto importante su cui agire (e sappiamo che Sua Santità non è insensibile sull'argomento!)
Andiamo avanti” ed organizziamoci in tempo sia spiritualmente che praticamente cercando di coinvolgere amici, parenti e quanti più fedeli possibile !
Andrea Carradori

mercoledì 8 agosto 2012

OSCURE MANOVRE DI SABOTATORI O RIPICCHE INFANTILI DI CHI ( NON AVENDONE TITOLO) NON E' STATO INVITATO ? CARTINA-TORNASOLE PER IL " TRADIZIONALISMO" ITALIANO.

Qualcuno vorrebbe soffocare il neonato Coordinamento Nazionale ( italiano) del Summorum Pontificum e con esso il Pellegrinaggio del 3 novembre prossimo a Roma ?
Chi sarebbero gli spietati infanticidi che non aspettano neppure che il Coordinamento Nazionale ( italiano) del Summorum Pontificum emetta i primi vagiti ?
I modernisti ?
NO !
I conservatori ?
NO !
I contrari alla “riforma della riforma, di Benedetto XVI ?
NO !
Chi sono allora i temibili infanticidi del neonato Coordinamento Nazionale ( italiano) del Summorum Pontificum?
ALCUNI TRADIZIONALISTI ITALIANI CHE 
( NON AVENDONE TITOLO) NON SONO STATI CONVOCATI PER L'INCONRO ORGANIZZATIVO  DEL 14 LUGLIO SCORSO ; PER QUESTO NON RIUSCENDO A CONTENERE LA LORO RABBIA STANNO FACENDO BACCANO SU ALCUNI SITI.

Diciamo subito che la realtà tradizionalista italiana ha due tipi di militanti.
- I Gruppi stabili che collaborano attivamente con i rispettivi Pastori, come ovvio, e che hanno espresso l'esigenza di un tipo di collaborazione fra di essi.
Interscambi cgià esistenti fra i diversi gruppi : dai consigli musicali al prestarsi reciprocamente paramenti o quant'altro abbisogna per una celebrazione.
- Le Associazioni e organizzazioni che  hanno visibilità soprattutto su internet sia per dare notizia delle celebrazioni  ma anche per rafforzare il senso liturgico mediante approfondimenti vari.
Il principale obiettivo degli attacchi di questi giorni su internet   è il Coordinamento Nazionale “Summorum Pontificum”, cioè il frutto di una comune esigenza maturata all'interno di coloro che effettivamente e praticamente lavorano per la diffusione della Liturgia configurata nel Motu Proprio "Summorum Pontificum" di Benedetto XVI .
Non occorre che io faccia una rassegna-stampa-internet di coloro che stanno fomentando odio nei confronti del neonato Coordinamento . 
Agli aticoli al "vetriolo" fanno seguito i commenti dei soliti  “ tradizionalisti” che, quasi sempre, non hanno il coraggio di firmarsi ( è cosa vecchia ormai) nei blog che, per eccessiva bontà, non prevedono la moderazione degli interventi.
Il comunicato che i Gruppi stabili dei fedeli, che seguono la liturgia disciplinata dal Motu Proprio Summorum Pontificum, avrebbero dato vita ad un Coordinamento Nazionale è colpevolmente sfuggito all' attenzione di coloro che si sono poi risvegliati dal sonno quando il buon Andrea Tornielli ha diramato la notizia, che appare anche su  Rinascimento Sacro :
Si comunica che per iniziativa di vari rappresentanti di gruppi di fedeli laici, tra cui la Federazione Internazionale Una Voce e il Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum italiano, si è appena costituito a Roma il Coetus internationalis pro Summorum Pontificum, al fine di organizzare un pellegrinaggio internazionale delle associazioni, gruppi e movimenti pro Summorum Pontificum di Sua Santità Benedetto XVI nell’Anno della Fede.
Il pellegrinaggio si concluderà con una celebrazione in San Pietro Sabato 3 Novembre 2012. Una presentazione ufficiale dell’evento è annunciata per il 10 settembre “.
All’indomani della tornielliana notizia è scattata una specie di sindrome di ossessiva gelosia in alcuni assenti dell'incontro romano con il conseguente l'impulso di soffocare il neonato Coordinamento.
Il Coordinamento, occorre ricordarlo, si prefigge di radunare, nel nome dell’irrinunciabile fedeltà incondizionata al Papa ed ai Vescovi,  coloro che “senza interruzione e con voce concorde ...” (Paolo VI, Sacrificium Laudis)  seguono le indicazioni del Motu Proprio "Summorum Pontificum".

Su alcuni siti internet troviamo un tossico coktail made in Italy : gelosie, invidie, primadonnismo e malafede. 
Si ricorre pure, fa sempre effetto,  alla solita efficace paccottiglia :  “complottismo" e "oscure trame"
Chi sarebbero i cospiratori dell’oscura riunione romana del 14 luglio ?
I 2/3 dei rappresentanti dei gruppi stabili italiani !  
Rappresentate quasi tutte le Regioni Italiane !
La “ … gente che si da fare nella propria diocesi. Chi vuole è libero di aderire al coordinamento nazionale, chi invece non vuol farlo fa tranquillamente a meno. Certo poi non può lamentarsi che chi vi ha aderito porti avanti le proprie iniziative.
Per quanto riguarda la FSSPX, per quel poco che ne so, alcune proposte sono sorte quando pareva che il suo riconoscimento fosse imminente; per cui non credo che le ultime iniziative proposte siano il tentativo di creare un'alternativa ai così detti lefebvriani” ha scritto un fedele che fa parte  di un gruppo stabile, in un blog.
In un altro blog il rappresentante di un attivissimo Gruppo stabile ha scritto : “... gente che ha fatto della promozione della messa antica la ragione della propria vita ... Non basta? Si ragiona mai sullo sforzo e la fatica che tali iniziative costano, seppur migliorabili nel tempo?
Ecco allora che l’incontro dei rappresentanti del Coordinamento del 14 luglio a Roma, ottimamente riuscito per la presenza di tanti delegati nazionali, è stato persino tacciato come fosse stato un ritrovo di “carbonari”.
Fa molto dispiacere apprendere che una pubblica riunione dei rappresentanti dei gruppi stabili sia stata definita in quel modo ! 
Non è vero ne' meritiamo tale qualifica : i fedeli dei gruppi stabili, gli unici, assieme ad Una Voce ad avere titolo per partecipare alla riunione romana,  lavorano sodo e con mille difficoltà per far applicare il Motu Proprio nelle  realtà locali. 
Amiamo la nostra "chiesa locale" e  sappiamo che copiose grazie scenderanno mediante la celebrazione delle Messe nel venerando rito romano antico.
Noi non siamo ne' vogliamo essere guardati come una specie di  marziani pure in casa nostra ( nell'ambito "tradizionale") . 
Siamo già un poco “alieni “ nelle nostre realtà ecclesiastiche locali…
Per amore delle nostre Comunità ecclesiali desideriamo che la Messa nell’antico rito  possa fecondare di nuova linfa di amore per la Liturgia nelle nostre disseccate Diocesi d’appartenenza.
Per perseguire questo santo scopo cerchiamo di collaborare ovviamente con i nostri Pastori, come il Papa vuole.
Sarebbe sacrilego concepire una celebrazione della Santa Messa contro qualcuno, tanto meno contro i nostri legittimi Pastori !
La nostra battaglia, che affidiamo all’intercessione della Beatissima Vergine Maria, Madre della Chiesa, è altrove : a difesa della Fede e delle forme liturgiche che hanno fecondato per secoli il popolo  condividendo in toto il pensiero liturgico del Papa regnante a cui va tutto il nostro incondizionato amorevole sostegno  !
Una battaglia difficile in cui veniamo colpiti alle spalle dal cosiddetto fuoco "amico" ! 

A tal proposito è stato giustamente scritto “" ... il successo del pellegrinaggio dipenderà appunto dalle nostre risposte.... se saremo uniti saremo in tanti sicuramente riusciremo a far sentire anche la nostra voce, non una voce di guerra, ma di gratitudine a Dio per aver aiutato la Sua Chiesa a ritrovare l'equilibrio nella Tradizione per mezzo del Sacro Culto.....
Restiamo docili , miti, obbedienti , ferventi nella preghiera e nelle buone azioni il Signore ci aiuterà.... al contrario il Signore ci abbandonerà perchè avremmo confidato in noi stessi..." 

La questione potrebbe essere la classica "cartina da tornasole" del Tradizionalismo italiano e l'icona di esso.
Dobbiamo tuittavia far capire con senso di carità e benevolenza agli irati esclusi dalla riunione, anche non ne avevano titolo, che esiste un bene maggiore : il consolidamento della Tradizione attraverso la  Messa antica nuovamente legittimata dal regnante Pontefice Benedetto XVI  !


Affidiamoci tutti alla sicura intercessione di Maria Santissima, Mater Misericordiae.
Sotto il Suo manto materno mettiamo il nostro zelo  e le nostre fatiche “pro Ecclesia Sancta” :  Ella disperderà tutti coloro che dimostrano cocciutamente di non amare la Chiesa e il Vicario sulla terra del Suo Divin Figliolo : il Papa !
Andrea Carradori

Foto : Mater Misericordiae, Principale Protettrice della Diocesi di Macerata, Tolentino, Recanati, Cingoli e Treja. Basilica- Santuario omonimo, piazza Strambi.



venerdì 3 agosto 2012

REGIONE MARCHE. ALCUNE IMPORTANTI CELEBRAZIONI NELLE MARCHE. IL PELLEGRINAGGIO "SUMMORUM PONTIFICUM" A ROMA SABATO 3 NOVEMBRE 2012


Alcune date importanti : 

- Mercoledì 15 agosto, festa dell’Assunzione della B.V.M. ore 16,45 CAMPOCAVALLO di Osimo, Santuario, SANTA MESSA CANTATA

- Venerdì 7 settembre ore 18,45 TOLENTINO, Chiesa del Sacro Cuore : Benedizione della restaurata Statua della B.V.M. e SANTA MESSA SOLENNE , celebra il Parroco don Andrea Leonesi. 

- Domenica 9 settembre ore 18,30 TOLENTINO, Basilica di San Nicola : SOLENNI PRIMI VESPRI PONTIFICALI DEL SANTO cantati.

- Mercoledì 12 settembre ore 21,15 TOLENTINO, Basilica di San Nicola : Concerto d’Organo dell’Organista della Basilica di Nazaret M ° Vosgueritchian

- Martedì 25 settembre ore 19,00 TOLENTINO, Chiesa del Sacro Cuore FESTA DI SAN VINCENZO MARIA STAMBI, VESCOVO. SANTA MESSA SOLENNE , celebra il Parroco don Andrea Leonesi.


- TUTTE LE DOMENICHE ORE 10,30 NELL'ANTICA CHIESA DEL BEATO FRANCESCO DA CALDAROLA , Ritiro Mariano Convento di Colfano Contrada Palombare, 13 Camporotondo di Fiastrone (MC), assai vicino a Tolentino, SANTA MESSA IN LATINO VETUS ORDO CELEBRATA DAI PP. FRANCESCANI DELL'IMMACOLATA.

ESSENDO QUESTO IMPORTANTISSIMO EVENTO ASSAI  VICINO :

Sabato 3 novembre 2012, ore 10,00 Roma,  Papale Basilica di San Pietro
“I fedeli che seguono la liturgia antica liberalizzata da Benedetto XVI con il motu proprio Summorum Pontificum stanno organizzando un pellegrinaggio internazionale a Roma per l’Anno della Fede e una celebrazione nella basilica di San Pietro.
Questo il comunicato, ancora “ufficioso”, che annuncia l’iniziativa:
«Per iniziativa di vari rappresentanti di gruppi di fedeli laici, tra cui la Federazione Internazionale Una Voce e il Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum italiano, si è appena costituito a Roma il “Coetus internationalis pro Summorum Pontificum”, al fine di organizzare un pellegrinaggio internazionale delle associazioni, gruppi e movimenti pro Summorum Pontificum di Sua Santità Benedetto XVI nell’Anno della Fede. Il pellegrinaggio si concluderà con una celebrazione in San Pietro Sabato 3 Novembre 2012. Una presentazione ufficiale dell’evento è annunciata per il 10 settembre».
Nulla viene detto ( PER ORA N.d.R.) circa la celebrazione in San Pietro (dove peraltro già il cardinale Walter Brandmueller ha celebrato secondo il rito antico). Come pure nulla viene detto ( PER ORA N.d.R.) circa un possibile saluto ai pellegrini del Papa. L’iniziativa, la prima nel suo genere di questa portata, potrebbe rappresentare anche l’occasione per un primo bilancio sull’applicazione delle norme promulgate da Ratzinger nel 2007” . Andrea Tornielli.




giovedì 19 luglio 2012

Déclaration du Chapitre général de la Fraternité Saint-Pie X , 19-7-2012

Alla fine del Capitolo generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, riuniti accanto alla tomba del suo venerato fondatore Mons. Marcel Lefebvre, e uniti al suo Superiore generale, noi partecipanti, Vescovi, superiori e anziani di questa Fraternità, teniamo a far salire al cielo le nostre più vive azioni di grazia per i quarantadue anni di protezione divina così meravigliosa sulla nostra opera, in mezzo ad una Chiesa in piena crisi e ad un mondo che si allontana di giorno in giorno da Dio e dalla sua legge.

Noi esprimiamo la nostra profonda gratitudine a tutti i membri di questa Fraternità, sacerdoti, frati, suore, terziari, alle comunità religiose amiche, come ai cari fedeli, per la loro dedizione quotidiana e le loro ferventi preghiere in occasione di questo Capitolo, che ha conosciuto un franco confronto e svolto un lavoro molto fruttuoso. Tutti i sacrifici, tutte le pene accettate con generosità hanno certamente contribuito a superare le difficoltà che la Fraternità ha incontrato in questi ultimi tempi. Noi abbiamo ritrovato la nostra profonda unione nella sua missione essenziale: conservare e difendere la fede cattolica, formare dei buoni sacerdoti e lavorare per la restaurazione della Cristianità.


Abbiamo definito ed approvato le necessarie condizioni per una eventuale regolarizzazione canonica. Si è stabilito che, in questo caso, sarà convocato prima un Capitolo straordinario deliberativo. Ma non dimentichiamo che la santificazione delle anime comincia sempre in noi stessi. Essa è opera di una fede vivificata ed operante attraverso la carità, secondo le parole di San Paolo: «
Non abbiamo infatti alcun potere contro la verità, ma per la verità» (II Cor. XIII, 8), e anche: «Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, al fine… di renderla santa e immacolata» (Cfr. Ef. V, 25 ss.).

Il Capitolo ritiene che il primo dovere della Fraternità nel servizio che intende rendere alla Chiesa, sia quello di
continuare a professare, con l’aiuto di Dio, la fede cattolica in tutta la sua purezza e integrità, con una determinazione proporzionata agli attacchi che questa stessa fede oggi non cessa di subire.

È per questo che ci sembra opportuno riaffermare la nostra fede nella Chiesa cattolica romana, la sola Chiesa fondata da Nostro Signore Gesù Cristo,
al di fuori della quale non c’è salvezza né possibilità di trovare i mezzi che conducono ad essa; nella sua costituzione monarchica, voluta da Nostro Signore, che fa sì che il potere supremo di governo su tutta la Chiesa appartenga solo al Papa, Vicario di Cristo sulla terra; nella regalità universale di Nostro Signore Gesù Cristo, creatore dell’ordine naturale e soprannaturale, alla quale ogni uomo e ogni società devono sottomettersi.

Per tutte le novità del Concilio Vaticano II che restano viziate da errori, e per le riforme che ne sono derivate,
la Fraternità può solo continuare ad attenersi alle affermazioni e agli insegnamenti del Magistero costante della Chiesa; essa trova la sua guida in questo Magistero ininterrotto che, con la sua azione di insegnamento, trasmette il deposito rivelato in perfetta armonia con tutto ciò che la Chiesa intera ha sempre creduto, in ogni luogo.

Parimenti, la Fraternità trova la sua guida nella Tradizione costante della Chiesa, che trasmette e trasmetterà fino alla fine dei tempi l’insieme degli insegnamenti necessari al mantenimento della fede e alla salvezza,
in attesa che sia reso possibile un dibattito aperto e serio mirante ad un ritorno delle autorità ecclesiastiche alla Tradizione.

Noi ci uniamo ai altri cristiani perseguitati nei diversi paesi del mondo, che soffrono per la fede cattolica, spesso fino al martirio. Il loro sangue versato in unione con la Vittima dei nostri altari è la prova del rinnovamento della Chiesa
in capite et membris, secondo il vecchio adagio «sanguis martyrum semen christianorum».

«
Infine, ci rivolgiamo alla Vergine Maria, anch’ella gelosa dei privilegi del suo Figlio divino, gelosa della sua gloria, del suo Regno sulla terra come in Cielo. Quante volte ella è intervenuta in difesa, anche armata, della Cristianità, contro i nemici del Regno di Nostro Signore! Noi la supplichiamo di intervenire oggi per scacciare i nemici interni che tentano di distruggere la Chiesa più radicalmente dei nemici esterni. Che ella si degni di conservare nell’integrità della fede, nell’amore per la Chiesa, nella devozione al successore di Pietro, tutti i membri della Fraternità San Pio X  e tutti i sacerdoti e i fedeli che operano con le stesse intenzioni, affinché ella ci difenda e ci preservi tanto dallo scisma quanto dall’eresia.
«
Che San Michele Arcangelo ci trasmetta il suo zelo per la gloria di Dio e la sua forza per combattere il demonio.
«
Che San Pio X ci faccia partecipi della sua saggezza, della sua scienza e della sua santità per discernere, in questi tempi di confusione e di menzogna, il vero dal falso e il bene dal male.» (Mons. Marcel Lefebvre, Albano, 19 ottobre 1983).
 Ecône, 14 luglio 2012

                           LA PRIMA RISPOSTA DELLA SANTA SEDE 

Città del Vaticano, 19 luglio 2012 (VIS).
Nel primo pomeriggio di oggi la Sala Stampa della Santa Sede ha emesso il Comunicato di seguito riportato, a proposito della Dichiarazione del Capitolo Generale della Fraternità San Pio X. "Il Capitolo Generale della Fraternità sacerdotale San Pio X, concluso nei giorni scorsi, ha pubblicato una Dichiarazione a proposito della possibile normalizzazione canonica della relazione fra la Fraternità e la Santa Sede.
Pur essendo stata resa pubblica, tale Dichiarazione rimane anzitutto un documento interno, per lo studio e la discussione fra i membri della Fraternità".
"La Santa Sede ha preso atto di questa Dichiarazione, ma resta in attesa della annunciata Comunicazione ufficiale da parte della Fraternità Sacerdotale, per la continuazione del dialogo fra la Fraternità e la Commissione “Ecclesia Dei”.

venerdì 29 giugno 2012

"...siete stati costituiti nel e per il grande mistero di comunione che è la Chiesa, edificio spirituale costruito su Cristo pietra angolare e, nella sua dimensione terrena e storica, sulla roccia di Pietro. Animati da questa certezza, sentiamoci tutti insieme cooperatori della verità, la quale – sappiamo – è una e «sinfonica», e richiede da ciascuno di noi e dalle nostre comunità l’impegno costante della conversione all’unico Signore nella grazia dell’unico Spirito. Ci guidi e ci accompagni sempre nel cammino della fede e della carità la Santa Madre di Dio. Regina degli Apostoli, prega per noi! " Omelia del Successore di Pietro e Vicario di Nostro Signore Gesù Cristo Benedetto XVI nella festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo


OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Basilica Vaticana
Venerdì, 29 giugno 2012






Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!

Siamo riuniti attorno all’altare per celebrare solennemente i santi Apostoli Pietro e Paolo, principali Patroni della Chiesa di Roma. Sono presenti, ed hanno appena ricevuto il Pallio, gli Arcivescovi Metropoliti nominati durante l’ultimo anno, ai quali va il mio speciale e affettuoso saluto. E’ presente anche, inviata da Sua Santità Bartolomeo I, una eminente Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, che accolgo con fraterna e cordiale riconoscenza. In spirito ecumenico sono lieto di salutare e ringraziare “The Choir of Westminster Abbey”, che anima la Liturgia assieme alla Cappella Sistina. Saluto anche i Signori Ambasciatori e le Autorità civili: tutti ringrazio per la presenza e per la preghiera.

Davanti alla Basilica di San Pietro, come tutti sanno bene, sono collocate due imponenti statue degli Apostoli Pietro e Paolo, facilmente riconoscibili dalle loro prerogative: le chiavi nella mano di Pietro e la spada tra le mani di Paolo. Anche sul portale maggiore della Basilica di San Paolo fuori le mura sono raffigurate insieme scene della vita e del martirio di queste due colonne della Chiesa. La tradizione cristiana da sempre considera san Pietro e san Paolo inseparabili: in effetti, insieme, essi rappresentano tutto il Vangelo di Cristo. A Roma, poi, il loro legame come fratelli nella fede ha acquistato un significato particolare. Infatti, la comunità cristiana di questa Città li considerò come una specie di contraltare dei mitici Romolo e Remo, la coppia di fratelli a cui si faceva risalire la fondazione di Roma. Si potrebbe pensare anche a un altro parallelismo oppositivo, sempre sul tema della fratellanza: mentre, cioè, la prima coppia biblica di fratelli ci mostra l’effetto del peccato, per cui Caino uccide Abele, Pietro e Paolo, benché assai differenti umanamente l’uno dall’altro e malgrado nel loro rapporto non siano mancati conflitti, hanno realizzato un modo nuovo di essere fratelli, vissuto secondo il Vangelo, un modo autentico reso possibile proprio dalla grazia del Vangelo di Cristo operante in loro. Solo la sequela di Gesù conduce alla nuova fraternità: ecco il primo fondamentale messaggio che la solennità odierna consegna a ciascuno di noi, e la cui importanza si riflette anche sulla ricerca di quella piena comunione, cui anelano il Patriarca Ecumenico e il Vescovo di Roma, come pure tutti i cristiani.

Nel brano del Vangelo di san Matteo che abbiamo ascoltato poco fa, Pietro rende la propria confessione di fede a Gesù riconoscendolo come Messia e Figlio di Dio; lo fa anche a nome degli altri Apostoli. In risposta, il Signore gli rivela la missione che intende affidargli, quella cioè di essere la «pietra», la «roccia», il fondamento visibile su cui è costruito l’intero edificio spirituale della Chiesa (cfr Mt 16,16-19). Ma in che modo Pietro è la roccia? Come egli deve attuare questa prerogativa, che naturalmente non ha ricevuto per se stesso? Il racconto dell’evangelista Matteo ci dice anzitutto che il riconoscimento dell’identità di Gesù pronunciato da Simone a nome dei Dodici non proviene «dalla carne e dal sangue», cioè dalle sue capacità umane, ma da una particolare rivelazione di Dio Padre. Invece subito dopo, quando Gesù preannuncia la sua passione, morte e risurrezione, Simon Pietro reagisce proprio a partire da «carne e sangue»: egli «si mise a rimproverare il Signore: … questo non ti accadrà mai» (16,22). E Gesù a sua volta replicò: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo...» (v. 23). Il discepolo che, per dono di Dio, può diventare solida roccia, si manifesta anche per quello che è, nella sua debolezza umana: una pietra sulla strada, una pietra in cui si può inciampare – in greco skandalon. Appare qui evidente la tensione che esiste tra il dono che proviene dal Signore e le capacità umane; e in questa scena tra Gesù e Simon Pietro vediamo in qualche modo anticipato il dramma della storia dello stesso papato, caratterizzata proprio dalla compresenza di questi due elementi: da una parte, grazie alla luce e alla forza che vengono dall’alto, il papato costituisce il fondamento della Chiesa pellegrina nel tempo; dall’altra, lungo i secoli emerge anche la debolezza degli uomini, che solo l’apertura all’azione di Dio può trasformare.

E nel Vangelo di oggi emerge con forza la chiara promessa di Gesù: «le porte degli inferi», cioè le forze del male, non potranno avere il sopravvento, «non praevalebunt». Viene alla mente il racconto della vocazione del profeta Geremia, al quale il Signore, affidando la missione, disse: «Ecco, oggi io faccio di te come una città fortificata, una colonna di ferro e un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese. Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno - non praevalebunt -, perché io sono con te per salvarti» (Ger 1,18-19). In realtà, la promessa che Gesù fa a Pietro è ancora più grande di quelle fatte agli antichi profeti: questi, infatti, erano minacciati solo dai nemici umani, mentre Pietro dovrà essere difeso dalle «porte degli inferi», dal potere distruttivo del male. Geremia riceve una promessa che riguarda lui come persona e il suo ministero profetico; Pietro viene rassicurato riguardo al futuro della Chiesa, della nuova comunità fondata da Gesù Cristo e che si estende a tutti i tempi, al di là dell’esistenza personale di Pietro stesso.

Passiamo ora al simbolo delle chiavi, che abbiamo ascoltato nel Vangelo. Esso rimanda all’oracolo del profeta Isaia sul funzionario Eliakìm, del quale è detto: «Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide: se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire» (Is 22,22). La chiave rappresenta l’autorità sulla casa di Davide. E nel Vangelo c’è un’altra parola di Gesù rivolta agli scribi e ai farisei, ai quali il Signore rimprovera di chiudere il regno dei cieli davanti agli uomini (cfr Mt 23,13). Anche questo detto ci aiuta a comprendere la promessa fatta a Pietro: a lui, in quanto fedele amministratore del messaggio di Cristo, spetta di aprire la porta del Regno dei Cieli, e di giudicare se accogliere o respingere (cfr Ap 3,7). Le due immagini – quella delle chiavi e quella del legare e sciogliere – esprimono pertanto significati simili e si rafforzano a vicenda. L’espressione «legare e sciogliere» fa parte del linguaggio rabbinico e allude da un lato alle decisioni dottrinali, dall’altro al potere disciplinare, cioè alla facoltà di infliggere e di togliere la scomunica. Il parallelismo «sulla terra … nei cieli» garantisce che le decisioni di Pietro nell’esercizio di questa sua funzione ecclesiale hanno valore anche davanti a Dio.

Nel capitolo 18 del Vangelo secondo Matteo, dedicato alla vita della comunità ecclesiale, troviamo un altro detto di Gesù rivolto ai discepoli: «In verità vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo» (Mt 18,18). E san Giovanni, nel racconto dell’apparizione di Cristo risorto in mezzo agli Apostoli alla sera di Pasqua, riporta questa parola del Signore: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati» (Gv 20,22-23). Alla luce di questi parallelismi, appare chiaramente che l’autorità di sciogliere e di legare consiste nel potere di rimettere i peccati. E questa grazia, che toglie energia alle forze del caos e del male, è nel cuore del mistero e del ministero della Chiesa. La Chiesa non è una comunità di perfetti, ma di peccatori che si debbono riconoscere bisognosi dell’amore di Dio, bisognosi di essere purificati attraverso la Croce di Gesù Cristo. I detti di Gesù sull’autorità di Pietro e degli Apostoli lasciano trasparire proprio che il potere di Dio è l’amore, l’amore che irradia la sua luce dal Calvario. Così possiamo anche comprendere perché, nel racconto evangelico, alla confessione di fede di Pietro fa seguito immediatamente il primo annuncio della passione: in effetti, Gesù con la sua morte ha vinto le potenze degli inferi, nel suo sangue ha riversato sul mondo un fiume immenso di misericordia, che irriga con le sue acque risanatrici l’umanità intera.

Cari fratelli, come ricordavo all’inizio, la tradizione iconografica raffigura san Paolo con la spada, e noi sappiamo che questa rappresenta lo strumento con cui egli fu ucciso. Leggendo, però, gli scritti dell’Apostolo delle genti, scopriamo che l’immagine della spada si riferisce a tutta la sua missione di evangelizzatore. Egli, ad esempio, sentendo avvicinarsi la morte, scrive a Timoteo: «Ho combattuto la buona battaglia» (2 Tm 4,7). Non certo la battaglia di un condottiero, ma quella di un annunciatore della Parola di Dio, fedele a Cristo e alla sua Chiesa, a cui ha dato tutto se stesso. E proprio per questo il Signore gli ha donato la corona di gloria e lo ha posto, insieme con Pietro, quale colonna nell’edificio spirituale della Chiesa.

Cari Metropoliti: il Pallio che vi ho conferito vi ricorderà sempre che siete stati costituiti nel e per il grande mistero di comunione che è la Chiesa, edificio spirituale costruito su Cristo pietra angolare e, nella sua dimensione terrena e storica, sulla roccia di Pietro. Animati da questa certezza, sentiamoci tutti insieme cooperatori della verità, la quale – sappiamo – è una e «sinfonica», e richiede da ciascuno di noi e dalle nostre comunità l’impegno costante della conversione all’unico Signore nella grazia dell’unico Spirito. Ci guidi e ci accompagni sempre nel cammino della fede e della carità la Santa Madre di Dio. Regina degli Apostoli, prega per noi!
Amen.



Video vaticano dell'Omelia del Santo Padre : http://player.rv.va/vaticanplayer.asp?language=it&tic=VA_UMOTGE43

venerdì 22 giugno 2012

CREDO





SOLENNE CONCELEBRAZIONE A CONCLUSIONE DELL'«ANNO DELLA FEDE»
NEL CENTENARIO DEL MARTIRIO DEGLI APOSTOLI PIETRO E PAOLO

OMELIA DI SUA SANTITÀ PAOLO VI*

Piazza San Pietro - Domenica, 30 giugno 1968



Venerati Fratelli e diletti Figli.

Con questa solenne Liturgia Noi concludiamo la celebrazione del XIX centenario del martirio dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, e diamo così all’«Anno della Fede» il suo coronamento: l’avevamo dedicato alla commemorazione dei Santi Apostoli per attestare il nostro incrollabile proposito di fedeltà al Deposito della fede (Cfr. 1 Tim. 6, 20) che essi ci hanno trasmesso, e per rafforzare il nostro desiderio di farne sostanza di vita nella situazione storica, in cui si trova la Chiesa pellegrina nel mondo.

Noi sentiamo pertanto il dovere di ringraziare pubblicamente tutti coloro che hanno risposto al Nostro invito, conferendo all’ «Anno della Fede» una splendida pienezza, con l’approfondimento della loro personale adesione alla Parola di Dio, con la rinnovazione della professione di fede nelle varie comunità, e con la testimonianza di una vita veramente cristiana. Ai Nostri Fratelli nell’Episcopato, in modo particolare, e a tutti i fedeli della santa Chiesa cattolica, Noi esprimiamo la Nostra riconoscenza e impartiamo la Nostra Benedizione.

Al tempo stesso, Ci sembra che a Noi incomba il dovere di adempiere il mandato, affidato da Cristo a Pietro, di cui siamo il successore, sebbene l’ultimo per merito, di confermare cioè nella fede i nostri fratelli (Cfr. Luc. 22, 32). Consapevoli, senza dubbio, della Nostra umana debolezza, ma pure con tutta la forza che un tale mandato imprime nel Nostro spirito, Noi Ci accingiamo pertanto a fare una professione di fede, a pronunciare un Credo, che, senza essere una definizione dogmatica propriamente detta, e pur con qualche sviluppo, richiesto dalle condizioni spirituali del nostro tempo, riprende sostanzialmente il Credo di Nicea, il Credo dell’immortale Tradizione della santa Chiesa di Dio.

Nel far questo, Noi siamo coscienti dell’inquietudine, che agita alcuni ambienti moderni in relazione alla fede. Essi non si sottraggono all’influsso di un mondo in profonda trasformazione, nel quale un così gran numero di certezze sono messe in contestazione o in discussione. Vediamo anche dei cattolici che si lasciano prendere da una specie di passione per i cambiamenti e le novità. Senza dubbio la Chiesa ha costantemente il dovere di proseguire nello sforzo di approfondire e presentare, in modo sempre più confacente alle generazioni che si succedono, gli imperscrutabili misteri di Dio, fecondi per tutti di frutti di salvezza. Ma al tempo stesso, pur nell’adempimento dell’indispensabile dovere di indagine, è necessario avere la massima cura di non intaccare gli insegnamenti della dottrina cristiana. Perché ciò vorrebbe dire - come purtroppo oggi spesso avviene - un generale turbamento e perplessità in molte anime fedeli.

A tale proposito occorre ricordare che al di là del dato osservabile, scientificamente verificato, l’intelligenza dataci da Dio raggiunge la realtà (ciò che è), e non soltanto l’espressione soggettiva delle strutture e dell’evoluzione della coscienza; e che, d’altra parte, il compito dell’interpretazione - dell’ermeneutica - è di cercare di comprendere e di enucleare, nel rispetto della parola pronunciata, il significato di cui un testo è espressione, e non di ricreare in qualche modo questo stesso significato secondo l’estro di ipotesi arbitrarie.

Ma, soprattutto, Noi mettiamo la Nostra incrollabile fiducia nello Spirito Santo, anima della Chiesa, e nella fede teologale su cui si fonda la vita del Corpo mistico. Noi sappiamo che le anime attendono la parola del Vicario di Cristo, e Noi veniamo incontro a questa attesa con le istruzioni che normalmente amiamo dare. Ma oggi Ci si offre l’occasione di pronunciare una parola più solenne.

In questo giorno, scelto per la conclusione dell’«Anno della Fede», in questa Festa dei beati Apostoli Pietro e Paolo, Noi abbiamo voluto offrire al Dio vivente l’omaggio di una professione di fede. E come una volta a Cesarea di Filippo l’Apostolo Pietro prese la parola a nome dei Dodici per confessare veramente, al di là delle umane opinioni, Cristo Figlio di Dio, vivente, così oggi il suo umile Successore, Pastore della Chiesa universale, eleva la sua voce per rendere, in nome di tutto il popolo di Dio, una ferma testimonianza alla Verità divina, affidata alla Chiesa perché essa ne dia l’annunzio a tutte le genti.

Noi abbiamo voluto che la Nostra professione di fede fosse sufficientemente completa ed esplicita, per rispondere in misura appropriata al bisogno di luce, sentito da così gran numero di anime fedeli come da tutti coloro che nel mondo, a qualunque famiglia spirituale appartengano, sono in cerca della Verità.

A gloria di Dio Beatissimo e di Nostro Signore Gesù Cristo, fiduciosi nell’aiuto della Beata Vergine Maria e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, per il bene e l’edificazione della Chiesa, a nome di tutti i Pastori e di tutti i fedeli, Noi ora pronunciamo questa professione di fede, in piena comunione spirituale con tutti voi, Fratelli e Figli carissimi.



PROFESSIONE DI FEDE

Noi crediamo in un solo Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, creatore delle cose visibili, come questo mondo ove trascorre la nostra vita fuggevole, delle cose invisibili quali sono i puri spiriti, chiamati altresì angeli (Cfr. Dz.-Sch. 3002), e Creatore in ciascun uomo dell’anima spirituale e immortale.

Noi crediamo che questo unico Dio è assolutamente uno nella sua essenza infinitamente santa come in tutte le sue perfezioni, nella sua onnipotenza, nella sua scienza infinita, nella sua provvidenza, nella sua volontà e nel suo amore. Egli è Colui che è, come Egli stesso lo ha rivelato a Mosè (Cfr. Ex. 3, 14); ed Egli è Amore, come ce lo insegna l’Apostolo Giovanni (Cfr. 1 Io. 4, 8): cosicché questi due nomi, Essere e Amore, esprimono ineffabilmente la stessa Realtà divina di Colui, che ha voluto darsi a conoscere a noi, e che «abitando in una luce inaccessibile» (Cfr. 1 Tim. 6, 16) è in Se stesso al di sopra di ogni nome, di tutte le cose e di ogni intelligenza creata. Dio solo può darci la conoscenza giusta e piena di Se stesso, rivelandosi come Padre, Figlio e Spirito Santo, alla cui eterna vita noi siamo chiamati per grazia di Lui a partecipare, quaggiù nell’oscurità della fede e, oltre la morte, nella luce perpetua, l’eterna vita. I mutui vincoli, che costituiscono eternamente le tre Persone, le quali sono ciascuna l’unico e identico Essere divino, sono le beata vita intima di Dio tre volte santo, infinitamente al di là di tutto ciò che noi possiamo concepire secondo l’umana misura (Cfr. Dz-Sch. 804). Intanto rendiamo grazie alla Bontà divina per il fatto che moltissimi credenti possono attestare con noi, davanti agli uomini, l’Unità di Dio, pur non conoscendo il mistero della Santissima Trinità.

Noi dunque crediamo al Padre che genera eternamente il Figlio; al Figlio, Verbo di Dio, che è eternamente generato; allo Spirito Santo, Persona increata che procede dal Padre e dal Figlio come loro eterno Amore. In tal modo, nelle tre Persone divine, coaeternae sibi et coaequales (Dz-Sch. 75), sovrabbondano e si consumano, nella sovreccellenza e nella gloria proprie dell’Essere increato, la vita e la beatitudine di Dio perfettamente uno; e sempre «deve essere venerata l’Unità nella Trinità e la Trinità nell’Unità» (Dz-Sch. 75).

Noi crediamo in Nostro Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio. Egli è il Verbo eterno, nato dal Padre prima di tutti i secoli, e al Padre consustanziale, homoousios to Patri (Dz-Sch. 150); e per mezzo di Lui tutto è stato fatto. Egli si è incarnato per opera dello Spirito nel seno della Vergine Maria, e si è fatto uomo: eguale pertanto al Padre secondo la divinità, e inferiore al Padre secondo l’umanità (Cfr. Dz.-Sch. 76), ed Egli stesso uno, non per una qualche impossibile confusione delle nature ma per l’unità della persona Cfr. Ibid.).

Egli ha dimorato in mezzo a noi, pieno di grazia e di verità. Egli ha annunciato e instaurato il Regno di Dio, e in Sé ci ha fatto conoscere il Padre. Egli ci ha dato il suo Comandamento nuovo, di amarci gli uni gli altri com’Egli ci ha amato. Ci ha insegnato la via delle Beatitudini del Vangelo: povertà in spirito, mitezza, dolore sopportato nella pazienza, sete della giustizia, misericordia, purezza di cuore, volontà di pace, persecuzione sofferta per la giustizia. Egli ha patito sotto Ponzio Pilato, Agnello di Dio che porta sopra di sé i peccati del mondo, ed è morto per noi sulla Croce, salvandoci col suo Sangue Redentore. Egli è stato sepolto e, per suo proprio potere, è risolto nel terzo giorno, elevandoci con la sua Resurrezione alla partecipazione della vita divina, che è la vita della grazia. Egli è salito al Cielo, e verrà nuovamente, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, ciascuno secondo i propri meriti; sicché andranno alla vita eterna coloro che hanno risposto all’Amore e alla Misericordia di Dio, e andranno nel fuoco inestinguibile coloro che fino all’ultimo vi hanno opposto il loro rifiuto.

E il suo Regno non avrà fine.

Noi crediamo nello Spirito Santo, che è Signore e dona la vita; che è adorato e glorificato col Padre e col Figlio. Egli ci ha parlato per mezzo dei profeti, ci è stato inviato da Cristo dopo la sua Resurrezione e la sua Ascensione al Padre; Egli illumina, vivifica, protegge e guida la Chiesa, ne purifica i membri, purché non si sottraggano alla sua grazia. La sua azione, che penetra nell’intimo dell’anima, rende l’uomo capace di rispondere all’invito di Gesù: «Siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro celeste» (Matth. 5, 48).

Noi crediamo che Maria è la Madre, rimasta sempre Vergine, del Verbo Incarnato, nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo (Cfr. Dz.-Sch. 251-252) e che, a motivo di questa singolare elezione, Ella, in considerazione dei meriti di suo Figlio, è stata redenta in modo più eminente (Cfr. Lumen gentium, 53), preservata da ogni macchia del peccato originale (Cfr. Dz.-Sch. 2803) e colmata del dono della grazia più che tutte le altre creature (Cfr. Lumen gentium, 53).

Associata ai Misteri della Incarnazione e della Redenzione con un vincolo stretto e indissolubile (Cfr. Lumen gentium, 53, 58, 61), la Vergine Santissima, l’Immacolata, al termine della sua vita terrena è stata elevata in corpo e anima alla gloria celeste (Cfr. Dz.-Sch. 3903) e configurata a suo Figlio risorto, anticipando la sorte futura di tutti i giusti; e noi crediamo che la Madre Santissima di Dio, Nuova Eva, Madre della Chiesa (Cfr. Lumen gentium, 53, 56, 61, 63; cfr. Pauli VI, Alloc. in conclusione III Sessionis Concilii Vat. II: A.A.S. 56, 1964, p. 1016; Exhort. Apost. Signum Magnum, Introd.), continua in Cielo il suo ufficio materno riguardo ai membri di Cristo, cooperando alla nascita e allo sviluppo della vita divina nelle anime dei redenti (Cfr. Lumen gentium, 62; Pauli VI, Exhort. Apost. Signum Magnum, p. 1, n. 1).

Noi crediamo che in Adamo tutti hanno peccato: il che significa che la colpa originale da lui commessa ha fatto cadere la natura umana, comune a tutti gli uomini, in uno stato in cui essa porta le conseguenze di quella colpa, e che non è più lo stato in cui si trovava all’inizio nei nostri progenitori, costituiti nella santità e nella giustizia, e in cui l’uomo non conosceva né il male né la morte. È la natura umana così decaduta, spogliata della grazia che la rivestiva, ferita nelle sue proprie forze naturali e sottomessa al dominio della morte, che viene trasmessa a tutti gli uomini; ed è in tal senso che ciascun uomo nasce nel peccato. Noi dunque professiamo, col Concilio di Trento, che il peccato originale viene trasmesso con la natura umana, «non per imitazione, ma per propagazione», e che esso pertanto è «proprio a ciascuno» (Dz-Sch. 1513).

Noi crediamo che nostro Signor Gesù Cristo mediante il Sacrificio della Croce ci ha riscattati dal peccato originale e da tutti i peccati personali commessi da ciascuno di noi, in maniera tale che - secondo la parola dell’Apostolo - «là dove aveva abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia» (Rom. 5, 20).

Noi crediamo in un sol Battesimo istituito da Nostro Signor Gesù Cristo per la remissione dei peccati. Il battesimo deve essere amministrato anche ai bambini che non hanno ancor potuto rendersi colpevoli di alcun peccato personale, affinché essi, nati privi della grazia soprannaturale, rinascano «dall’acqua c dallo Spirito Santo» alla vita divina in Gesù Cristo (Cfr. Dz-Sch. 1514).

Noi crediamo nella Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica, edificata da Gesù Cristo sopra questa pietra, che è Pietro. Essa è il Corpo mistico di Cristo, insieme società visibile, costituita di organi gerarchici, e comunità spirituale; essa è la Chiesa terrestre, Popolo di Dio pellegrinante quaggiù, e la Chiesa ricolma dei beni celesti; essa è il germe e la primizia del Regno di Dio, per mezzo del quale continuano, nella trama della storia umana, l’opera e i dolori della Redenzione, e che aspira al suo compimento perfetto al di là del tempo, nella gloria (Cfr. Lumen gentium, 8 e 5). Nel corso del tempo, il Signore Gesù forma la sua Chiesa mediante i Sacramenti, che emanano dalla sua pienezza (Cfr. Lumen gentium, 7, 11). È con essi che la Chiesa rende i propri membri partecipi del Mistero della Morte e della Resurrezione di Cristo, nella grazia dello Spirito Santo, che le dona vita e azione (Cfr. Sacrosanctum Concilium, 5, 6; Lumen gentium, 7, 12, 50). Essa è dunque santa, pur comprendendo nel suo seno dei peccatori, giacché essa non possiede altra vita se non quella della grazia: appunto vivendo della sua vita, i suoi membri si santificano, come, sottraendosi alla sua vita, cadono nei peccati e nei disordini, che impediscono l’irradiazione della sua santità. Perciò la Chiesa soffre e fa penitenza per tali peccati, da cui peraltro ha il potere di guarire i suoi figli con il Sangue di Cristo ed il dono dello Spirito Santo.

Erede delle promesse divine e figlia di Abramo secondo lo spirito, per mezzo di quell’Israele di cui custodisce con amore le Scritture e venera i Patriarchi e i Profeti; fondata sugli Apostoli e trasmettitrice, di secolo in secolo, della loro parola sempre viva e dei loro poteri di Pastori nel Successore di Pietro e nei Vescovi in comunione con lui; costantemente assistita dallo Spirito Santo, la Chiesa ha la missione di custodire, insegnare, spiegare e diffondere la verità, che Dio ha manifestato in una maniera ancora velata per mezzo dei Profeti e pienamente per mezzo del Signore Gesù. Noi crediamo tutto ciò che è contenuto nella Parola di Dio, scritta o tramandata, e che la Chiesa propone a credere come divinamente rivelata sia con un giudizio solenne, sia con il magistero ordinario e universale (Cfr. Dz-Sch. 3011). Noi crediamo nell’infallibilità, di cui fruisce il Successore di Pietro, quando insegna ex cathedra come Pastore e Dottore di tutti i fedeli (Cfr. Dz.-Sch. 3074), e di cui è dotato altresì il Collegio dei vescovi, quando esercita con lui il magistero supremo (Cfr. Lumen gentium, 25).

Noi crediamo che la Chiesa, che Gesù ha fondato e per la quale ha pregato, è indefettibilmente una nella fede, nel culto e nel vincolo della comunione gerarchica. Nel seno di questa Chiesa, sia la ricca varietà dei riti liturgici, sia la legittima diversità dei patrimoni teologici e spirituali e delle discipline particolari lungi dal nuocere alla sua unità, la mettono in maggiore evidenza (Cfr. Lumen gentium, 23; cfr. Orientalium Ecclesiarum, 2, 3, 5, 6).

Riconoscendo poi, al di fuori dell’organismo della Chiesa di Cristo, l’esistenza di numerosi elementi di verità e di santificazione che le appartengono in proprio e tendono all’unità cattolica (Cfr. Lumen gentium, 8), e credendo alla azione dello Spirito Santo che nel cuore dei discepoli di Cristo suscita l’amore per tale unità (Cfr. Lumen gentium, 15), Noi nutriamo speranza che i cristiani, i quali non sono ancora nella piena comunione con l’unica Chiesa, si riuniranno un giorno in un solo gregge con un solo Pastore.

Noi crediamo che la Chiesa è necessaria alla salvezza, perché Cristo, che è il solo Mediatore e la sola via di salvezza, si rende presente per noi nel suo Corpo, che è la Chiesa (Cfr. Lumen gentium, 14). Ma il disegno divino della salvezza abbraccia tutti gli uomini: e coloro che, senza propria colpa, ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, ma cercano sinceramente Dio e sotto l’influsso della sua grazia si sforzano di compiere la sua volontà riconosciuta nei dettami della loro coscienza, anch’essi, in un numero che Dio solo conosce, possono conseguire la salvezza (Cfr. Lumen gentium, 16).

Noi crediamo che la Messa, celebrata dal Sacerdote che rappresenta la persona di Cristo in virtù del potere ricevuto nel sacramento dell’Ordine, e da lui offerta nel nome di Cristo e dei membri del suo Corpo mistico, è il Sacrificio del Calvario reso sacramentalmente presente sui nostri altari. Noi crediamo che, come il pane e il vino consacrati dal Signore nell’ultima Cena sono stati convertiti nel suo Corpo e nel suo Sangue che di lì a poco sarebbero stati offerti per noi sulla Croce, allo stesso modo il pane e il vino consacrati dal sacerdote sono convertiti nel Corpo e nel Sangue di Cristo gloriosamente regnante nel Cielo; e crediamo che la misteriosa presenza del Signore, sotto quello che continua ad apparire come prima ai nostri sensi, è una presenza vera, reale e sostanziale (Cfr. Dz.-Sch. 1651).

Pertanto Cristo non può essere presente in questo Sacramento se non mediante la conversione nel suo Corpo della realtà stessa del pane e mediante la conversione nel suo Sangue della realtà stessa del vino, mentre rimangono immutate soltanto le proprietà del pane e del vino percepite dai nostri sensi. Tale conversione misteriosa è chiamata dalla Chiesa, in maniera assai appropriata, transustanziazione. Ogni spiegazione teologica, che tenti di penetrare in qualche modo questo mistero, per essere in accordo con la fede cattolica deve mantenere fermo che nella realtà obiettiva, indipendentemente dal nostro spirito, il pane e il vino han cessato di esistere dopo la consacrazione, sicché da quel momento sono il Corpo e il Sangue adorabili del Signore Gesù ad esser realmente dinanzi a noi sotto le specie sacramentali del pane e del vino (Cfr. Dz-Sch. 1642, 1651-1654; Pauli VI, Litt. Enc. Mysterium Fidei), proprio come il Signore ha voluto, per donarsi a noi in nutrimento e per associarci all’unità del suo Corpo Mistico (Cfr. S. Th. III, 73, 3).

L’unica ed indivisibile esistenza del Signore glorioso nel Cielo non è moltiplicata, ma è resa presente dal Sacramento nei numerosi luoghi della terra dove si celebra la Messa. Dopo il Sacrificio, tale esistenza rimane presente nel Santo Sacramento, che è, nel tabernacolo, il cuore vivente di ciascuna delle nostre chiese. Ed è per noi un dovere dolcissimo onorare e adorare nell’Ostia santa, che vedono i nostri occhi, il Verbo Incarnato, che essi non possono vedere e che, senza lasciare il Cielo, si è reso presente dinanzi a noi.

Noi confessiamo che il Regno di Dio, cominciato quaggiù nella Chiesa di Cristo, non è di questo mondo, la cui figura passa; e che la sua vera crescita non può esser confusa con il progresso della civiltà, della scienza e della tecnica umane, ma consiste nel conoscere sempre più profondamente le imperscrutabili ricchezze di Cristo, nello sperare sempre più fortemente i beni eterni, nel rispondere sempre più ardentemente all’amore di Dio, e nel dispensare sempre più abbondantemente la grazia e la santità tra gli uomini. Ma è questo stesso amore che porta la Chiesa a preoccuparsi costantemente del vero bene temporale degli uomini. Mentre non cessa di ricordare ai suoi figli che essi non hanno quaggiù stabile dimora, essa li spinge anche a contribuire - ciascuno secondo la propria vocazione ed i propri mezzi - al bene della loro città terrena, a promuovere la giustizia, la pace e la fratellanza tra gli uomini, a prodigare il loro aiuto ai propri fratelli, soprattutto ai più poveri e ai più bisognosi. L’intensa sollecitudine della Chiesa, Sposa di Cristo, per le necessità degli uomini, per le loro gioie e le loro speranze, i loro sforzi e i loro travagli, non è quindi altra cosa che il suo grande desiderio di esser loro presente per illuminarli con la luce di Cristo e adunarli tutti in Lui, unico loro Salvatore. Tale sollecitudine non può mai significare che la Chiesa conformi se stessa alle cose di questo mondo, o che diminuisca l’ardore dell’attesa del suo Signore e del Regno eterno.

Noi crediamo nella vita eterna. Noi crediamo che le anime di tutti coloro che muoiono nella grazia di Cristo, sia che debbano ancora esser purificate nel Purgatorio, sia che dal momento in cui lasciano il proprio corpo siano accolte da Gesù in Paradiso, come Egli fece per il Buon Ladrone, costituiscono il Popolo di Dio nell’aldilà della morte, la quale sarà definitivamente sconfitta nel giorno della Resurrezione, quando queste anime saranno riunite ai propri corpi.

Noi crediamo che la moltitudine delle anime, che sono riunite intorno a Gesù ed a Maria in Paradiso, forma la Chiesa del Cielo, dove esse nella beatitudine eterna vedono Dio così com’è (Cfr. 1 Io. 3, 2; Dz.-Sch. 1000) e dove sono anche associate, in diversi gradi, con i santi Angeli al governo divino esercitato da Cristo glorioso, intercedendo per noi ed aiutando la nostra debolezza con la loro fraterna sollecitudine (Cfr. Lumen gentium, 49).

Noi crediamo alla comunione tra tutti i fedeli di Cristo, di coloro che sono pellegrini su questa terra, dei defunti che compiono la propria purificazione e dei beati del Cielo, i quali tutti insieme formano una sola Chiesa; noi crediamo che in questa comunione l’amore misericordioso di Dio e dei suoi Santi ascolta costantemente le nostre preghiere, secondo- la parola di Gesù: Chiedete e riceverete (Cfr. Luc. 10, 9-10; Io. 16, 24). E con la fede e nella speranza, noi attendiamo la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.

Sia benedetto Dio Santo, Santo, Santo. Amen.

*Insegnamenti di Paolo VI, vol. VI, 1968, pp. 300-310.