domenica 2 ottobre 2011

IL DECALOGO DEL BLOG PER GIORNALISTI CHE VOGLIONO DEPOTENZIARE O CANCELLARE L'EFFETTO DELLE PAROLE DI BENEDETTO XVI ( dal "blog degli amici di Papa Ratzinger" )


IL DECALOGO DEL BLOG PER GIORNALISTI CHE VOGLIONO DEPOTENZIARE O CANCELLARE L'EFFETTO DELLE PAROLE DI BENEDETTO XVI

Sei un giornalista? Un addetto ai lavori? Un blogger? Un commentatore o un editorialista?
Vuoi depotenziare, limitare o annullare l'effetto di ogni visita pastorale, viaggio apostolico, discorso, omelia o intervento di Papa Benedetto XVI?
Sei nel posto giusto :-)


Ecco le regole d'oro per fare un compitino con i fiocchi. Attenzione, pero': qualcuno potrebbe accusarti di descrivere una realta' che non esiste, ma questa e' un'altra storia...


Ecco qui il decalogo, formato da dieci ipotesi che prevedono varie soluzioni alternative o complementari l'una all'altra.

Il blog ( http://paparatzinger4-blograffaella.blogspot.com/2011/09/il-decalogo-del-blog-per-giornalisti.html ) ha preso spunto dal Catholic Herald che ringraziamo per l'eccellente idea!


Se pero' sei un giornalista, un editorialista, un commentatore o un blogger che ama la verita' e prova affetto per il Papa, puoi leggere quanto segue continuando a fare esattamente il contrario e farti un sacco di risate :-)


IL DECALOGO DEL BLOG PER METTERE I BASTONI FRA LE RUOTE A PAPA BENEDETTO XVI:

1) Prepara anticipatamente e scrupolosamente ogni visita o viaggio apostolico di Benedetto XVI:

a) costruisci una bella polemica sui costi del viaggio;
b) individua accuratamente le possibili tematiche (preti pedofili, calo di fedeli, disubbidienza dei vescovi, eventuali contrasti con Protestanti, Ebrei e Musulmani);
c) fai in modo che il viaggio sia preceduto da una escalation di polemiche. Eventualmente e all'ultimo minuto fingi di essere basito per il comportamento dei media;
d) presenta il viaggio come "il più difficile del Pontificato";
e) dai la massima risonanza alle manifestazioni di protesta che si stanno organizzando. Spara le cifre che ti forniscono gli organizzatori e insinua che i contestatori saranno piu' dei fedeli;
f) avvisa i tuoi lettori che le Messe e le Veglie presiedute da Papa Benedetto andranno certamente deserte;
g) evidenzia il fatto che Papa Benedetto non conosce la realta' dei vari Paesi che va visitando perche' vive chiuso in Vaticano (ad accarezzare gatti, a scrivere libri ed a suonare il pianoforte);
h) intervista sempre Hans Küng, una vera garanzia; ( intervistare anche il Priore di Bose Enzo Bianchi N.D.R.)
i) chiedi sempre a padre Lombardi se nel corso del viaggio il Papa incontrera' vittime di preti pedofili;
l) il giorno della partenza scrivi un articolo assolutamente negativo sul viaggio in cui precisi che nessuno sta aspettando il Papa il quale verra' accolto con il gelo siberiano;
m) se per caso il Papa visita la Germania non dimenticare di citare la famosa frase "Nemo propheta in patria".

2) Quando ti accorgi, nel corso del viaggio, che la realta' e' ben diversa da quella che hai descritto o stai descrivendo:

a) non perderti d'animo;
b) se sei un giornalista televisivo intervista sempre chi ti dice che preferiva Giovanni Paolo II o che e' li' per curiosita' e non per vedere Benedetto XVI. Intervista preferibilmente preti o seminaristi;
c) mostra le immagini dei contestatori anche se sono quattro gatti. In particolare: occupa meta' dei pochi secondi che ti concede il tuo Tg per parlare delle manifestazioni e non di cio' che fa o dice il Papa;
d) se sei un giornalista della carta stampata cerca di non evidenziare che alle manifestazioni antipapa c'erano quattro gatti e intervista il portavoce dei contestatori il quale gonfiera' le cifre all'occorrenza;
e) non fare mai notare ai lettori che alle manifestazioni non sono arrivate le folle attese;
f) non evidenziare mai, per contrasto, i numeri dei fedeli che accorrono ad ascoltare Papa Benedetto;
g) ricordati che ogni contestatore va contato per due e che ogni fedele vale la meta';
h) se, nel corso della visita, accade un episodio di nessuna importanza (finto attentato, false minacce...) evidenzia quello e non l'attivita' del Papa!
i) se il Papa dice: "difendiamo la famiglia", tu scrivi: "Anatema del Papa contro le coppie di fatto";
l) cerca di semplificare al massimo e, se possibile, fai dire al Papa cio' che non ha detto e/o che credi di avere sentito solo tu;
m) se il Papa incontra le vittime dei preti pedofili hai due alternative: o fai diventare l'incontro l'unica ragione del viaggio oppure (e' la tendenza prevalente del 2011) ignora l'evento e passa oltre;
n) non dimenticare pero' di avvisare i tuoi lettori che il Papa non ha parlato esplicitamente di preti pedofili;
o) se pero' il Papa ne parla, fai finta di non averlo sentito;
p) intervista sempre Hans Küng;( intervistare anche il Priore di Bose Enzo Bianchi N.D.R.)
q) se il Papa ti sorprende, non dargli molta soddisfazione. Puoi sempre dire che questo Pontefice ha un linguaggio complesso che non raggiunge l'uomo della "strada";
r) se hai due cifre a disposizione sulle presenze, indica sempre quella piu' bassa;
s) evidenzia, al limite, che c'erano si' tanti fedeli ma che probabilmente erano sul posto per curiosita' o perche' passavano da li' per caso;
t) non scrivere mai che stranamente i fedeli sono mossi da curiosita' solo quando c'e' di mezzo Papa Benedetto;
u) se puoi, ignora del tutto il resto del viaggio.

3) Quando il viaggio si e' concluso e ti sei accorto di avere preso, come sempre, una quantita' esagerata di cantonate:

a) cerca di dimenticare al piu' presto il viaggio o la visita in Italia e non parlarne piu';
b) intervista Hans Küng perche' illumini i lettori con la sua parola ( intervistare anche il Priore di Bose Enzo Bianchi N.D.R.).

4) Ricordati sempre che il tema "pedofilia nella Chiesa" e' l'argomento piu' gettonato degli ultimi anni:

a) sfrutta ogni occasione che ti si presenta davanti;
b) stai tranquillo: di solito la Santa Sede non interviene mai a difesa del Papa, soprattutto relativamente a questo argomento. Vai avanti, sicuro dell'impunita';
c) quando si diffonde la notizia di nuove accuse al Papa (ad esempio una denuncia all'Aja) fingi di non sapere che Ratzinger e' l'uomo che piu' si e' speso in questi decenni per combattere la piaga dei preti pedofili;
d) non citare mai i provvedimenti e l'esempio di Papa Ratzinger;
e) comportati come se fosse la prima volta che il Papa viene accusato di qualcosa;
f) sbatti il Papa in prima pagina, preferibilmente con una foto di spalle;
g) cita, per inciso, il caso di Padre H, anche se e' stato abbondantemente spiegato;
h) cita anche il fratello del Papa anche se nulla c'entra con i casi di pedofilia verificatisi all'interno del coro di Ratisbona.
i) E' FONDAMENTALE che tu non sottolinei MAI che i casi di pedofilia di cui si tratta si sono consumati decenni fa;
l) fai in modo che il lettore pensi che lo scandalo pedofilia sia nato sotto il Pontificato ratzingeriano;
m) non citare mai altri Pontificati;
n) non puntualizzare mai che Ratzinger e' l'unico Papa ad avere incontrato per ben sei volte le vittime dei pedofili;
o) intervista Hans Küng perche' dica la sua; ( intervistare anche il Priore di Bose Enzo Bianchi N.D.R.)
p) quando le cose si fanno serie per la Chiesa, scarica tutta la responsabilita' su Ratzinger, ma, se ti accorgi che il vento cambia, scrivi che i meriti non sono solo di Benedetto XVI;
q) mai e per nessuna ragione al mondo dovrai scrivere o pronunciare il nome di Maciel;
r) continua a battere sul tasto dell'apertura degli archivi fingendo di ignorare il bene fatto in questi ultimi anni;
s) intervista i portavoce delle associazioni delle vittime che piu' attaccano il Vaticano;
t) fatti megafono degli avvocati delle vittime e non concedere mai alla controparte il beneficio del dubbio;
u) quando il Vaticano tace (cioe' sempre) ma autorevoli commentatori ed editorialisti fanno notare che e' assurdo prendersela con Ratzinger, il Papa che piu' si e' speso contro i pedofili, fai immediatamente retromarcia e non parlare piu' di denunce all'Aja;
v) insinua che Benedetto XVI potrebbe fare molto di piu' oppure che e' troppo duro e poco misericordioso verso i colpevoli. Insomma: fai in modo che abbia sempre torto!
x) ometti di ricordare che e' dal 1988 che Ratzinger chiede maggiore severita' nel punire i colpevoli;
y) fingi sempre di ignorare che la Congregazione per la dottrina della fede e' competente per i casi di pedofilia nel clero solo a partire dal 2001;
z) ricordati che, relativamente a questo argomento, ci sono nomi che possono essere fatti ed altri che, pur in vita ed in salute, mai devono essere coinvolti.

5) Quando il Papa tiene un importante discorso:

a) regola d'oro: ignoralo!
b) fai finta che non abbia parlato, salvo poi lamentarti per il fatto che il Papa non si e' espresso su un determinato argomento;
c) stravolgi il pensiero del Papa quando dice qualcosa che non piace a te o al tuo editore;
d) forza alcuni concetti se le frasi del Papa possano essere interpretate a favore della tua parte politica o di quella del tuo editore;
e) il "sì" alla vita deve diventare il "no alla pillola del giorno dopo", il "sì" alla famiglia deve diventare il "no alle coppie di fatto ed in particolare a quelle gay".
f) se il Papa "striglia" i vescovi di un certo Paese, prendi sempre le difese dei prelati in nome della collegialita';
g) cita sempre il Concilio e insinua che il Papa voglia annullare tutti i documenti conciliari;
h) intervista Hans Küng ( intervistare anche il Priore di Bose Enzo Bianchi N.D.R.)perche' rammenti ancora una volta di essere stato perito conciliare;
i) ricordati sempre di evidenziare che Benedetto XVI non fa e non dice nulla che non abbia gia' detto o fatto il suo predecessore;
l) se il Papa dice qualcosa che va contro la tua fede politica o quella del tuo editore, corri sulla pubblica piazza ed urla: "Ingerenza!";
m) se però il Papa potrebbe dire qualcosa contro il partito che non piace a te o al tuo editore, reclama il monito papale, l'anatema e la eventuale scomunica. Fai presente che il Santo Padre e la Chiesa non possono tacere. Canta gli "Osanna" quando Benedetto XVI si esprime come piace a te ed al tuo editore;
n) rimarca che Benedetto XVI non e' un Papa politico ma, se parla di etica, fai capire che commette grave ingerenza negli affari politici di un altro Paese;
o) a tal proposito cita l'otto per mille omettendo pero' che esso va alla Cei e non al Vaticano.

6) Quando in televisione si parla di Benedetto XVI:

a) evidenzia sempre che e' diverso dal predecessore;
b) insinua che abbia meno carisma o non ne abbia affatto;
c) intervista persone che dichiarano di preferire altri Papi;
d) se si sta parlando di Papa Benedetto fai in modo che il discorso cada su altri;
e) invita preti, vescovi e cardinali abilissimi nel non parlare di Papa Benedetto;
f) se sei proprio costretto a fare un programma su Ratzinger, mandalo in onda al mattino presto o a sera tardissima;
g) predisponi le dirette con il Papa solo quando e' necessario;
h) possibilmente registra gli eventi e mandali in tarda serata (Gmg di Madrid docet);
i) fingi meraviglia se il Papa fa qualcosa di inaspettato;
l) ricorda ai telespettatori che quando fu eletto ti sembrava freddo perche' tedesco.
m) rimarca che e' un professore come se fosse un titolo di demerito;
n) cerca di fare in modo che sulla stessa rete, nella medesima settimana (meglio se nello stesso giorno) Papa Benedetto venga messo alla gogna mentre il suo predecessore viene ricordato con affetto;
o) vuoi forse mancare di intervistare Hans Küng? ( intervistare anche il Priore di Bose Enzo Bianchi N.D.R.)

7) Se emergono fatti accaduti prima del 19 aprile 2005:

a) fai in modo che venga chiamato in causa Papa Ratzinger;
b) raccogli appelli affinche' il Papa intervenga in prima persona aprendo archivi o facendo egli stesso appelli anche su fatti di cui egli non puo' avere conoscenza.
c) intervista Hans Küng. ( intervistare anche il Priore di Bose Enzo Bianchi N.D.R.)

8) Quando si parla del rapporto fra Benedetto XVI e le altre religioni o le altre confessioni cristiane:

a) mettiti sempre e comunque dalla parte dei Protestanti;
b) quando si tratta degli amici Ebrei, non mancare mai di citare il fatto che il Papa e' tedesco, che ha revocato la scomunica ai vescovi Lefebvriani, in particolare a Williamson, che ha emanato il Summorum Pontificum;
c) evita come la peste di ricordare che la preghiera del Venerdi' Santo non e' mai stata modificata ne' da Paolo VI ne' da Giovanni Paolo II e che Benedetto XVI l'ha cambiata per andare incontro agli Ebrei;
d) sposa senza riserve la tesi dei silenzi di Pio XII e ricorda che Benedetto XVI ha dichiarato venerabile Papa Pacelli, ma ometti di segnalare che il processo di beatificazione e' stato aperto nel 1967.
e) quando si tratta degli amici Musulmani, cita sempre il discorso di Ratisbona come pietra di inciampo;
f) fai sempre riferimento alla lectio di Ratisbona chiamandola, a scelta, "gaffe", "scivolone", "incidente";
g) per nessuna ragione al mondo dovrai citare i progressi nel dialogo fra Cattolici e Musulmani nati dopo il discorso di Ratisbona;
h) non nominare mai i fratelli Ortodossi;
i) se li citi, non rammentare mai il riavvicinamento fra Cattolici ed Ortodossi attribuendone il merito a Papa Benedetto.
l) intervista Hans Küng.( intervistare anche il Priore di Bose Enzo Bianchi N.D.R.)

9) Se c'e' un anniversario particolare che riguarda Papa Benedetto:

a) regola di platino: ignoralo!
b) agisci esattamente come hai fatto il 29 giugno 2011 (60° anniversario di ordinazione): fai finta che sia un giorno qualsiasi per la Chiesa.
c) fai attenzione: comincia gia' a pensare al 16 aprile 2012, giorno in cui Benedetto XVI compira' 85 anni;
d) per nessuna ragione quella data dovra' diventare occasione per celebrare il Papa o per constatarne la freschezza mentale e la resistenza fisica;
e) preparati fin da adesso all'evento insistendo sulla possibilita' delle dimissioni;
f) a tale proposito non mancare di sentire il parere di Hans Küng.( intervistare anche il Priore di Bose Enzo Bianchi N.D.R.)

10) Per quanto riguarda le folle che assistono agli eventi presieduti da Benedetto XVI:

a) regola di diamante: ignorale!
b) fingi di non vedere i fedeli che partecipano agli Angelus ed alle udienze generali;
c) se si presenta un fedele in meno di quelli previsti, fai il titolone e conta con l'abaco;
d) se pero' le presenze superano le aspettative, fai finta di nulla, glissa e non parlarne piu';
e) insinua che i fedeli accorrano per la novita' ma ometti di ricordare che Benedetto e' Papa da sei anni e mezzo;
f) per rafforzare la tesi concedi il dovuto spazio a Hans Küng. ( intervistare anche il Priore di Bose Enzo Bianchi N.D.R.)

Pubblicato da Raffaella : http://paparatzinger4-blograffaella.blogspot.com/2011/09/il-decalogo-del-blog-per-giornalisti.html

sabato 1 ottobre 2011

Cardinali e Patriarchi: si allarga il magistero in sostegno della celebrazione "ad orientem" ( da Cantuale Antonianum )

L'assassinio di San Thomas Becket, Vescovo e Martire, mentre celebra il Divin Sacrificio sull'Altare della Cattedrale di Canterbury )
















Non è più "solo" Papa Benedetto che con gli scritti, la parola e l'esempio (ricordate la celebrazione annuale dei battesimi alla Sisitina e la sua messa quotidiana nel Palazzo apostolico), predica il ritorno più diffuso della celebrazione "ad Orientem", cioè di tutti i fedeli (ministri ordinati e laici) dalla stessa parte dell'altare.
Ora, a poca distanza l'uno dall'altro, altri eminentissimi gerarchi della Chiesa scendono in campo, per sostenere le ragioni della piena cittadinanza del celebrare "tutti rivolti nella stessa direzione", cioè "verso il Signore".
La prima citazione è del Cardinale arcivescovo di Colombo, Malcom Ranjith, già segretario della Congregazione del Culto Divino, e molto attivo nella formazione liturgica dei suoi sacerdoti srilankesi (da quanto conosco di prima mano, assai devoti e pii, ma al contempo assai digiuni - non per colpa loro - di conoscenze approfondite del rito romano e della corretta ars celebrandi). Ordunque così ha detto Sua Eminenza durante un intervento tenuto all'Assemblea Ecclesiale della Diocesi di Porto-Santa Rufina, il 23 settembre scorso (l'intera relazione la trovate a questo sito.http://www.diocesiportosantarufina.it/home/news_det.php?neid=1409):


La tentazione del protagonismo

Il problema è che noi Vescovi e sacerdoti, in quanto esseri umani, siamo tentati dal protagonismo: metterci al centro ci dà soddisfazione – ciò che chiamo ‘coccolare l’ego.
Con la Messa celebrata versus populum tale tentazione è molto più forte. Con la nostra faccia verso il popolo aumenta la tentazione di essere uno ‘showman’.
In un bell’articolo scritto da un autore tedesco si trova il seguente commento interessante in materia: “Mentre nel passato il sacerdote funzionava come l’anonimo intermediario, primo tra i fedeli, rivolto verso Dio e non il popolo, rappresentante di tutti e con loro offrendo il sacrificio … oggi lui è una persona speciale, con caratteristiche personali, il suo stile personale, la sua faccia rivolta verso il popolo.
Per molti sacerdoti questo cambiamento è una tentazione che non riescono a superare … per loro, il livello del loro successo nel protagonismo diventa una misura del loro potere personale e così l’indicatore di un feeling della loro sicurezza e disinvoltura personale” (K. G. Rey, Pubertaetserscheinungen in der Katholíschen Kirche, - Segni della Pubertà nella Chiesa Cattolica - Kritische Texte, Benzinger, vol. 4, p. 25).
Oggi si nota sempre di più una forte mancanza di consapevolezza di ciò che accade durante la celebrazione Eucaristica.
Con questo tipo di protagonismo del quale Rey parla, il sacerdote diventa l’attore principale che esegue un’opera teatrale con altri attori su di un palco, e più creativo e attivo egli diventa, più pensa di essere riuscito ad impressionare gli spettatori e così trova una soddisfazione personale. Ma dove è Cristo in tutto questo?
 Lui sembra essere il grande dimenticato!
La seconda citazione la traggo dalla lettera enciclica che il Patriarca Gregorio III ha scritto questo mese di settembre alla Chiesa Greco-Melkita da lui presieduta, affrontando in modo globale il tema del rinnovamento liturgico intrapreso da questa Chiesa greco-cattolica.
La lettera di Sua Beatitudine, in inglese, può essere visionata in questo sito.http://www.byzcath.org/index.php/news-bottommenu-101/3306-patriarch-gregorios-iii-letter-on-liturgy
A parte le questioni pratiche che riguardano il solo rito melkita, è invece molto importante e interessante tutta la prima parte, quella teologico-liturgica, della lettera, perché espone la visione della liturgia da una prospettiva cattolica-orientale, complementare rispetto alle idee occidentali e non trascurabile nelle prospettive che apre.
Vi riporto, in traduzione italiana, solo la parte che riguarda quella che il Patriarca Gregorio (ripetendo una espressione della Congregazione per le Chiese Orientali) chiama "nuova e recente" innovazione latina di celebrare con il sacerdote sempre rivolto al popolo.
Il num. 41 della lettera, che qui espongo, è una lunga citazione del num. 107 del documento del 1996 emanato dalla Congregazione vaticana per le Chiese d'Oriente a proposito della recezione della riforma liturgica del Vaticano II nelle comunità orientali in comunione con Roma (l'ho già citato ripetutamente su questo blog). http://www.va/roman_curia/congregations/orientchurch/Istruzione/pdf/istruzionecongchieseorientali.pdf
Ribadisce dunque il Patriarca dei Melkiti:
41 L'Istruzione menziona l'importanza di pregare verso l'Est nel num 107: Sin da tempi antichissimi era in uso nella preghiera delle Chiese orientali prostrarsi fino a terra, rivolgendosi verso oriente; gli stessi edifici sacri venivano costruiti in modo che l’altare fosse rivolto ad oriente. San Giovanni Damasceno spiega il significato di questa tradizione:
«Non è per semplicismo e per caso che preghiamo rivolti verso le regioni d’oriente (…). Poiché Dio è luce (1Gv 1,5) intelligibile e nella Scrittura il Cristo è chiamato Sole di giustizia (Mal 3,20) e Oriente (Zac 3,8 secondo la LXX), per rendergli culto è necessario dedicargli l’oriente. Dice la Scrittura: “Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato” (Gen 2,8). (…)
Alla ricerca della patria antica e ad essa tendendo, rendiamo il culto a Dio.
Anche la tenda di Mosì aveva il telo e il propiziatorio rivolti ad oriente.
E la tribù di Giuda, in quanto era la più insigne, si accampò dalla parte rivolta ad oriente (cfr Num 2,3). Nel tempio di Salomone la porta del Signore era rivolta ad oriente (cfr Ez 44,1).
 Infine, il Signore messo in croce guardava verso occidente, e così noi ci prostriamo rivolgendoci in direzione di lui.
Al momento di ascendere in cielo era innalzato verso oriente e così i discepoli lo adorarono, e così verrà, nel modo in cui essi lo hanno visto ascendere in cielo (cfr At 1,11), come lo stesso Signore disse: “Come la folgore viene da oriente e brilla fino ad occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo (Mt 24,27). Attendendo lui, ci prostriamo verso oriente. Si tratta di una tradizione non scritta, derivante dagli Apostoli»
Questa ricca e affascinante interpretazione spiega anche la ragione per la quale chi presiede la celebrazione liturgica prega rivolto verso oriente, proprio come il popolo che vi partecipa. Non si tratta in questo caso, come spesso viene ripetuto, di presiedere la celebrazione volgendo le spalle al popolo, ma di guidare il popolo nel pellegrinaggio verso il Regno, invocato nella preghiera sino al ritorno del Signore.
Tale prassi, minacciata in non poche Chiese orientali cattoliche per un nuovo, recente influsso latino, ha dunque un valore profondo e va salvaguardata come fortemente coerente con la spiritualità liturgica orientale.
Difficile essere più chiari di così.
C'è da chiedersi, tuttavia, come sia possibile che sia gli studi recenti del settore, sia il magistero del Papa, delle Congregazioni vaticane e dei vescovi più autorevoli del mondo vadano da una parte, eppure la prassi continui a camminare per inerzia secondo le "novità" imposte una quarantina d'anni fa come "comandate dal Concilio" (e non è affatto vero!!).
La cosiddetta "soluzione benedettiana", del crocifisso e le candele sull'altare, non risolve la questione, anche se ha il merito di risollevarla e renderla, per così dire, visibile e da affrontare.

Testo preso da: Cardinali e Patriarchi: si allarga il magistero in sostegno della celebrazione "ad orientem"
Un blog che andrebbe letto, e meditato, quotidianamente.

venerdì 30 settembre 2011

Petriolo : Sabato 1 ottobre Santo Rosario cantato



Petriolo, provincia di Macerata, Arcidiocesi di Fermo.
Sabato 1 ottobre ore 21 : Santuario della Madonna della Misericordia.
SANTO ROSARIO INTERCALATO CON CANTI MARIANI, CANTO DEL SALVE REGINA E DELLE LITANIE LAURETANE.
Soprano solista : Anna Maria Mazza, all'Organo : Andrea Carradori
Cantori della Schola Cantorum " Giuseppe Bezzi" della Basilica di San Nicola, Tolentino
Organizzato dalla Parrocchia di San Marco e dalla Confraternita del Santissimo Sacramento .
Al termine del Sacro Rito visita allo splendido Museo dei Legni Processionali Mons.Manfroni http://www.confraternitamuseopetriolo.com/storia.html
Foto :
- Il venerato simulacro della Madonna della Misericordia, venerato nell'omonimo Santuario di Petriolo.
- Particolare della stautua lignea.
- Altare laterale, la Madonna della Vittoria. Attr. Alessandro Ricci, pittore fermano(1750/1827)
Il dipinto è una pala di altare, centinata. Al centro, è assisa la Madonna del Rosario in manto verde e veste rossa, col Figlio ignudo, sorretto sul ginocchio sinistro. Attorno stanno bandiere con la mezzaluna; in alto, figura una tenda, tenuta aperta da tre putti alati, con frangia di pendagli a forma di scudo coi 15 Misteri. In primo piano sono dipinti 4 prigionieri turchi, legati con catene.
Dipinta In ricordo della battaglia di Lepanto (1571), vinta dalle armi cristiane contro i Turchi, la Madonna del Rosario fu detta anche “Madonna della Vittoria”. Al dipinto compete questo titolo che viene evidenziato dalle bandiere con la mezzaluna, esposte come trofei, ed i prigionieri incatenati ai piedi del trono.
Gli inventari del 1765 e 1771 riferiscono che nella controfacciata era appeso un quadro vecchio ed antico della Madonna del Rosario senza cornice e che nella Cappella del Rosario la pala d’altare era costituita da una tela  fatta de novo nel 1765, ove era raffigurata la Madonna del Rosario tra S. Domenico e S. Pietro Martire, e che la Confraternita del Rosario fu istituita a Petriolo nel 1621, con assegnazione di detto altare. La figura della Madonna  e del bambino, unitamente alla rappresentazione dei 15 Misteri nei pendagli del tendaggio rimandano alla scuola di pittura fermana del sec. XVIII, in particolar modo ad Alessandro Ricci, con evidenti adattamenti tra vecchio e nuovo, come fece con analogo soggetto per la nuova Collegiata di S. Vittoria in Matenano. Originale le figure dei prigionieri che interpretano l’espressione biblica del salmista: Porrò i tuoi nemici come sgabello sotto i tuoi piedi.      




Al termine del Sacro Rito sarà eseguito il bellissimo Inno per l'Incoronazione della Madonna della Misericordia di Petriolo composto nell'Agosto 1946 dal Maestro Giovanni Ginobili.
Il Maestro Giovanni Ginobili (Petriolo 1892 – Macerata 1973), nonostante una settantina di pubblicazioni stampate a spese proprie pur di tramandarci il dialetto, usi, costumi e leggende, è ormai caduto completamente nel dimenticatoio di una Provincia molto attenta al recupero di personaggi, sovente usati per autocelebrazioni.
Ecco la partitura dell'Inno, che può essere usato come tenero canto mariano.


Don Luigi Parrone. Il ricordo di un autentico prete romano


Tu es Sacérdos in aetérnum
Don Luigi Parrone
nato a Roma, il 16 agosto 1960
ordinato Sacerdote dal Beato Giovanni Paolo II
il 13 maggio 2001 in San Pietro in Vaticano per la Diocesi di ROMA

Il Signore ha donato a questo Sacerdote anche una particolare fedeltà alla Santa Tradizione.

Nel 2007 era Vicario Parrocchiale in Santa Maria del Carmine e San Giuseppe al Casaletto, a Roma.
Fu trasferito nella Parrocchia di S. Romano (Tiburtino) dove svolse in modo ammirevole il suo Apostolato sacerdotale aiutando i poveri, avvicinando le persone che non frequentavano la chiesa.

E' morto il 9 agosto 2011, vigilia di S. Lorenzo a Collevalenza dove si trovava per ordine del Card.Vicario di Roma Agostino Vallini.
Riposa nella Cappella del Preziosissimo Sangue al Campo Verano, Roma

Questo l'articolo che il sito http://www.presbiterioromano.org/2011/08/11/il-funerale-di-don-luigi-parrone/ ha scritto in occasione del funerale di don Luigi.

" Oggi alle 9.30 ci siamo ritrovati nella Cripta del Santuario della "Divina Misericordia" di Collevalenza per celebrare le esequie del nostro confratello d. Luigi.
La S. Messa è stata presieduta dal Cardinale Vicario e hanno concelebrato, oltre a diversi sacerdoti del Santuario e delle parrocchie limitrofe, 18 sacerdoti del clero romano.
Nell'omelia il Cardinale si è soffermato sul Mistero della morte, fondamento della nostra Fede, e sulla vita eterna. Ha ricordato la passione d. Luigi ad "essere" prete e la sua "romanicità". Ha infine invitato a pregare per d. Luigi e per nuove vocazioni al Sacerdozio.
La salma è stata poi riportata a Roma per essere sepolta al Cimitero Verano nel Campo del Clero Romano.
La presenza di tanti sacerdoti è stata una bella testimonianza dell'essere un "unico presbiterio" nei momenti importanti: aspetto questo sottolineato dallo stesso Cardinale Vicario".

Voglio onorare la memoria di questo Prete esemplare, di puro stampo romano, postando per intero la Prefazione dell'ultimo libro del grande intellettuale, nonchè strenuo difensore della Tradizione nei terribili tempi dei cambiamenti post conciliari, CARLO BELLI che io ho avuto il privilegio di frequentare assieme alla Sezione Romana di Una Voce, mi donò generosamente anche l'ultimo suo libro : ALTARE DESERTO
( Breve storia di un grande sfacelo)
- Giovanni Volpe Editore, Roma, 1983 - dedicato
" alla cara memoria di Emilia Marini Pediconi che ha combattuto fino all'ultimo suo respiro contro i pericoli della Chiesa post-conciliare".
La Vedova del compianto Dott. Belli mi  raccontò che da oltre Tevere sconsigliarono vivamente la pubblicazione del libro perchè il nuovo Papa Giovanni Paolo II avrebbe certamente sanato le dolorose vecchie ferite.
L'allora Cardinale Joseph Ratzinger volle celebrare in San Pietro, nel nuovo rito, una  Santa Messa in latino alla presenza di molti fedeli legati all'antica liturgia.
La vedova del Dott. Belli, commentando quell'iniziativa, mia pare nel 1984, mi disse che era rimasta favorevolmente colpita dal modo in cui il Cardinale aveva celebrato e che una fiammata di speranza si era accesa nel suo cuore.
Ecco dunque la Prefazione del citato libro di Carlo Belli : ALTARE DESERTO ( Breve storia di un grande sfacelo) Roma, 1983.

PREFAZIONE
Le pagine che seguono raccolgono e commentano alcuni momenti del cataclisma che si è abbattuto sulla Chiesa negli anni Sessanta, sotto il pontificato di Giovanni XXIII e di Paolo VI.
Di questo uragano che nel giro di pochi anni annientò le più venerate tradizioni della Cattolicità, oggi più nessuno sì ricorda, né può accorgersi dei risultati deleteri che ha portato, mancando ormai un termine dì paragone fra il passato prossimo e il presente; dico tra gli splendori della più che millenaria liturgia dì prima e le squallide funzioni odierne.
Il soffice tappeto dell'oblio ha coperto eventi che parevano (e lo erano) catastrofici, e la generazione nata in questo tornado ne è stata coinvolta al punto dì ritenere normale ciò che è uscito dallo sconvolgimento pressoché totale del fasto precedente.
Coloro che sono sulla trentina non hanno ormai che un pallido ricordo della cosiddetta « Messa Tridentina », la Messa di sempre, quella codificata da San Pio V, conosciuta con termine equivoco « Messa in latino ».
Non si trattava soltanto di latino, ma dì princìpi liturgici ritenuti intoccabili; proprio quelli che furono cancellati, a sfida dei numerosi e terribili anathema sit lanciati contro chi avrebbe osato toccare la Santa Tradizione, elencati nella famosa Bolla cinquecentesca del Papa santificato. Formule, prescrizioni, dogmi intoccabili — basterebbe quello della Divina Presenza nella particolata consacrata — tutto fu travolto dalla cosiddetta « ala marciante » di un clero progressista e populista, deciso a togliere di mezzo il sentimento soprannaturale della Religione per adeguare questa alla cosiddetta « realtà del mondo ».
Ciò era stato possibile anzitutto per le « aperture » politiche e mondane praticate da Giovanni XXIII, poi rinsaldate, smentite e riaffermate non si sa quante volte da Paolo VI in un gioco di dubbi amletici che finì per dilaniare la compagine della Cattolicità; il che fece scendere per prima cosa le vocazioni a una scarsità impressionante, portando il deserto nei seminari e nei conventi.
Invano Cristo aveva detto: Il mio regno non è di questo mondo.
Una turba di preti scalmanati, protetti da qualche cardinale straniero e da una torma di vescovi dissennati, riuscì a capovolgere l'ammonimento divino, facendo della Chiesa non un porto di salvezza, ma soltanto uno strumento mondano.
Le conseguenze furono immediate.
La Messa come spettacolo in vernacolo, sulle prime attirò le folle, poi, fase prevista, vi fu stanchezza, infine sazietà.
Oggi, si segue la Messa come una cerimonia profana in piazza. Oppure non si segue addirittura.
A tanto sfacelo non mancò una reazione vigorosa.
Si costituirono in tutto il mondo gruppi di cattolici dissidenti, raccolti in varie associazioni — la più nota Una Voce — operanti in ogni Stato d'Europa e d'America (ma anche in India!), e si eres¬sero a barriera della tradizione.
Erano schiere di laici cattolici ferventi, bersagliate dalla Curia, la quale, con disegno a dir poco demoniaco, indicò come eretiche le difese della Tradizione.
E ciò veniva proprio dagli eretici della stessa Curia!
Si possono ricordare a questo proposito i diciannove splendi¬di articoli di mons. Domenico Celada, veri fari illuminanti su ciò che stava per accadere nella Chiesa: argomentazioni iperacute sostenute da una eccezionale sapienza teologica.
Questi scritti. che andrebbero ripubblicati come prezioso contributo alla verità storica, ancor oggi vivissimi dopo circa vent'anni, apparvero sul quotidiano II Tempo, allora diretto da Renato Angiolillo che li pubblicò coraggiosamente, sfidando l'avversione della Curia. la quale si sfogò, togliendo ogni incarico al sacerdote-scrittore (insegnava musica e storia del gregoriano all'Università latera-nense), riducendolo alla più nera indigenza, avendo ì genitori a carico. Si ridusse a vivere con la madre in una casetta di Ostia: dopo poco più di un anno, si ammalò e morì giovane tra il compianto di tutti quelli che lo avevano conosciuto e, negli ultimi tempi, aiutato.
Altra figura di alto rilievo, non meno vìttima dì assurde persecuzioni, Padre Cornelio Fabro della Congregazione dei Padri Stìmmatini, uno dei teologi più acuti d'Europa.
Le sue ricerche, le sue pubblicazioni si rivolgono soprattutto alla fenomenologia dell'essere. Insegnava alla Cattolica di Milano e aveva cattedra anche nella Lateranense romana. Autore di alcuni libri dì pro¬fondo interesse, tra i quali non sì possono dimenticare  L'avventura della teologia progressista, e La svolta antropologica di Karl Rahner, tutti e due editi da Rusconi a Milano, nel 1974. Padre Fabro ebbe a svolgere memorabili conferenze per « Una Voce - Italia », finché non fu ridotto al silenzio dalla persecuzione post-conciliare. ,
E non furono i soli pilastri di Una Voce - Italia. Ricordo il giovane Tangheroni, brillante e coltissimo professore all'Università dì Sassari, in alcune conferenze pronunciate con una forza di argomenti capace di travolgere anche le più accanite resistenze. Né possiamo tacere di mons. Vaudagnotti valoroso defensor fidei sul diffuso periodico « Notizie » di Torino, e i fervorosi compilatori di « Chiesa viva » di Brescia, nonché il temerario don Putti che da otto anni sfida ogni quindici giorni la Curia dalle colonne del suo « sì sì, no no ».
Le pagine che seguono, dunque, da me scrìtte, e pubblicate su un coraggioso quotidiano di Roma tra il 1966 e il 1976, vogliono dare un panorama del cataclisma che in quegli anni si abbatté sulla Chiesa.
Queste note ebbero un séguito certo superiore al merito, ma valsero a ridare un po' la fiducia a molti che l'avevano perduta.
In una seconda parte del libro sono raccolti alcuni testi di discorsi, o conferenze, o conversazioni, tenuti da chi scrive ai soci di « Una Voce » distribuiti nelle varie sezioni italiane, da Napoli a Torino, da Venezia a Firenze, a Roma, a Macerata e altrove, a contestazione di quanto si andava attuando. Non sarebbe corretto considerare tutto ciò come accaldata polemica contro l'Autorità della Chiesa.
Si tratta piuttosto di un blocco di argomentazioni dirette contro quei nuclei (purtroppo diventati esercito) di un clero demonizzato che agirono sotto l'egida di due papi, producendo un male che parve irreparabile.
Non vi è dubbio tuttavia che questa nobile resistenza alle follie dei falsi novatori qualche cosa abbia prodótto.
Già nel 1980, l'attuale pontefice Giovanni Paolo II indirizzava a tutti i presuli e sacerdoti una lettera apostolica per ricordare il ca-rattere sacro della Messa e porre un freno alle innovazioni liturgiche non autorizzate e alla persecuzione contro i cosiddetti « tradizionalisti ».
Una vera e propria condanna contro gli abusi del cosiddet¬to rinnovamento selvaggio.
L'errore più grave, ammoniva il Pontefice, deriva dall'aver voluto mettere in risalto nella Messa soprattutto l'aspetto conviviale, trasformando in un « banchetto », inteso come rito di fratellanza da interpretare in termini esclusivamente sociali, quello che invece è « celebrazione santa e sacra », un « vero sacrificio », ripetizione dell'olocausto sulla croce in cui il sacerdote impersona Cristo.
Certe sperimentazioni, affermava la lettera apostolica, « possono suscitare disagio e anche scandalo tra i fedeli ».
Ebbene, qualche tempo dopo la promulgazione di questo importante documento contro le deviazioni mondane dell'attuale liturgia, accadeva a chi scrive di entrare in una piccola Chiesa parrocchiale di Roma, precisamente nel quartiere di Monteverde nuovo, e di assistere esterrefatto a una scena incredibile: finita la Messa, un lungo, caloroso applauso scoppiava sui banchi della Chiesa.
Che era accaduto? Nulla. Lo spettacolo era finito.
Mancava che calasse un sipario.
A quando un bell' applauso anche al momento dell'Elevazione ?
( Carlo Belli )







mercoledì 28 settembre 2011

L'ARTE CATTOLICA DELL'INGINOCCHIARSI DAVANTI A DIO , di LDCaterina63



Il santo Padre Benedetto XVI da maggio 2008 in occasione della Festa del Corpus Domini, ha deciso, nelle Messe da lui celebrate, che i fedeli ricevano la Comunione dalla sue mani in bocca e in ginocchio, su inginocchiatoi messi a tal fine davanti all’altare. Nello stesso tempo aveva già riportato il Crocefisso sull'Altare raccomandando, con mitezza e con responsabilizzazione, che tutte le Chiese (ossia anche le Parrocchie) si adoperassero per una corretta interpretazione della Riforma liturgica del Concilio Vaticano II, la quale non ha mai fatto propria Norma quelle alcune modifiche nella Messa che, invece, presero il sopravvento producendo abusi e dissacralità nella Messa stessa.

Approfondiamo, almeno un poco, la disciplina della Chiesa su questo tema!

Il Cardinale Antonio Cañizares, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti l’ha esposto in sintesi e con grande chiarezza nel febbraio del 2009 in un’intervista alla rivista “30 Giorni”:
“Come è noto, l’attuale disciplina universale della Chiesa prevede che di norma la Comunione venga distribuita nella bocca dei fedeli. C’è poi un indulto che permette, su richiesta degli episcopati, di distribuire la Comunione anche sul palmo della mano. Questo è bene ricordarlo. Il Papa, poi, per dare maggiore risalto alla dovuta reverenza con cui dobbiamo accostarci al Corpo di Gesù, ha voluto che i fedeli che prendono la Comunione dalle sue mani lo facciano in ginocchio. Mi è sembrata un’iniziativa bella ed edificante del Vescovo di Roma.”
Di conseguenza, lo stesso Cardinale, che allora era ancora Primate di Spagna e Arcivescovo di Toledo, dispose che nella chiesa Cattedrale di Toledo si ponesse un inginocchiatoio per coloro che desideravano “comunicarsi con rispetto e come lo fa il Papa”, ricevendo la Comunione in ginocchio.
E ancora: “Le liturgie pontificie infatti sono sempre state, e sono tuttora, di esempio per tutto l’orbe cattolico”.

Non è un segreto che Benedetto XVI ha sempre sostenuto la Comunione in ginocchio. Quando era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, sottolineava che la pratica di inginocchiarsi per ricevere la Sacra Comunione ha a suo favore una tradizione plurisecolare, ed è un segno particolarmente espressivo di adorazione, del tutto appropriato in ragione della vera, reale e sostanziale presenza di Nostro Signore Gesù Cristo sotto le specie consacrate. Dietro il gesto di inginocchiarsi il Papa vede, dunque, niente meno che una conseguenza della fede cattolica nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia.

Vale la pena penetrare maggiormente il suo pensiero, attraverso le pagine della sua opera “Lo spirito della Liturgia”, pubblicata quando era ancora Cardinale. Nel capitolo dedicato al tema della prostrazione, dice: “L’espressione con cui Luca descrive l’atto di inginocchiarsi dei cristiani è sconosciuta nel greco classico. Si tratta di una parola specificamente cristiana. Può essere che la cultura moderna non capisca il gesto di inginocchiarsi, nella misura in cui è una cultura che si è allontanata dalla fede e non conosce ormai Colui di fronte al quale inginocchiarsi è il gesto appropriato, anzi, interiormente necessario. Chi impara a credere, impara anche ad inginocchiarsi. Una fede o una liturgia che non conoscesse l’atto di inginocchiarsi sarebbe ammalata nel punto centrale. Là dove questo gesto sia andato perduto, bisogna impararlo di nuovo, per rimanere con la nostra preghiera in comunione con gli apostoli e i martiri, in comunione con tutto il cosmo e in unità con Gesù Cristo stesso”.
Conoscere, credere, rimanere nella fede, queste sono le condizioni di base da cui nasce il “bisogno interiore” di inginocchiarsi.

Dove la pratica di inginocchiarsi si è persa, “bisogna impararla di nuovo”, diceva l’allora Cardinale Ratzinger.
E di nuovo, nella sua prima Esortazione Apostolica, Sacramentum Caritatis (2007), il Santo Padre riafferma: “Un segnale convincente dell’efficacia che la catechesi eucaristica ha sui fedeli è sicuramente la crescita in loro del senso del mistero di Dio presente tra noi. Ciò può essere verificato attraverso specifiche manifestazioni di riverenza verso l’Eucaristia, a cui il percorso mistagogico deve introdurre i fedeli. Penso, in senso generale, all’importanza dei gesti e della postura, come l’inginocchiarsi durante i momenti salienti della preghiera eucaristica”.

Monsignor Guido Marini, Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, riassume quest’insegnamento papale dicendo che, ricevendo la Comunione in ginocchio e in bocca, si sottolinea “la verità della presenza Reale di Cristo nell’Eucaristia, aiuta la devozione dei fedeli e introduce più facilmente il senso di mistero”.
Inoltre egli faceva presente in una intervista a Radio Vaticana, nell'aprile 2011: "Nell'ambito liturgico, ciò che il Papa sta indicando con la sua parola e con il suo esempio, è l'applicazione compiuta e fedele del Concilio Vaticano II, in sviluppo armonico con tutta la tradizione liturgica precedente della Chiesa. Il Santo Padre è un Maestro di liturgia, per quanto riguarda i contenuti, l'insegnamento e il pensiero, e allo stesso tempo un grande 'liturgo', perché ci insegna l'arte della celebrazione.
Benedetto XVI ha mutato la liturgia con il suo stesso stile celebrativo e allo stesso tempo con le sue indicazioni e orientamenti. Il Papa ha applicato e sta applicando alla lettera come deve essere celebrata la Messa voluta dalla Riforma del Concilio...", i sacerdoti e i Vescovi, pertanto, dovrebbero così obbedire al Papa nel fare proprie le sue istanze liturgiche. E lo stesso Pontefice, spiegava mons. Guido Marini, è ritornato spesso sul concetto che Roma rimane "il modello verso il quale tutte le altre chiese devono guardare".
Insomma, è il Papa a chiedere che si celebri la Liturgia con quella sacralità venuta meno nelle celebrazioni parrocchiali, ci vuole una buona dose di mala fede per dire "io non lo sapevo!"....

Ci piace sottolineare che grazie anche al Motu Proprio Summorum Pontificum, assistiamo di recente ad una responsabilizzazione da parte di molti Vescovi della Chiesa, verso questa santa disciplina. Sarebbe infatti fuorviante relegare questo prezioso MP esclusivamente al ritorno della Messa nella forma Straordinaria, poichè è il Papa stesso a richiedere attraverso questo Documento, una riforma della Messa nella forma Ordinaria, purificandola dai tanti abusi di questi anni e dove la Messa nella forma Straordinaria, invece, resta un 'ottimo esempio ed una grande testimonianza della sacralità liturgica che dobbiamo riportare allo scoperto.
Vorremmo menzionare soprattutto il Vescovo Athanasius Schenider il quale ha scritto anche un prezioso libretto "Dominus Est" edito dalla Libreria Vaticana, sul come ricevere la Sacra Comunione e il perchè dell'inginocchiarsi davanti al Mistero.

L'arte dell'inginocchiarsi è, per noi cattolici, un segno caratteristico e identificativo non semplicemente di una forma di cultura, ma molto più, di quella identità che ci vede consapevoli del Mistero di Gesù-Ostia-Santa che abbiamo davanti a noi e davanti al quale, appunto, ci inginocchiamo.
Taluni hanno frettolosamente ingannato se stessi e molti fedeli ricorrendo ad immagini della Chiesa primitiva secondo le quali, e secondo la loro interpretazione, i cristiani non si inginocchiavano davanti al Risorto, ma si prostravano!
A rigor del vero occorre dire che questa motivazione è sbagliata ed è malamente interpretata. Nessuno di fatto sa con certezza quale atteggiamento assunsero i Discepoli davanti al Cristo Risorto, parlando di prostrazione va detto che essa veniva fatta generalmente proprio da una posizione che partiva dallo stare in ginocchio e, seduti sui talloni, ci si prostrava con la fronte fino a toccare terra.
Bisogna sottolineare che in discussione non viene messo lo stare in piedi, per esempio, nelle invocazioni, nell'ascoltare la Parola di Dio, o nel seguire i canti, quanto piuttosto assistiamo da tempo ad una battaglia contro la forma dell'inginocchiarsi.
Del resto, per noi Cattolici, vale per tutto il suggerimento della Sacra Scrittura che lo stesso sante Padre Domenico insegnava ai suoi Frati:
Venite, prostràti adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati (Salmo 94,6).
Sant'Agostino, con una immagine efficace, ci spiega la nostra situazione.
E' vero, spiega il santo Padre della Chiesa, che la nostra fede cristiana è racchiusa nella gioia della Risurrezione, la Pasqua rende incontenibile la nostra gioia con inni, salmi, canti di lode e giubilo, ma la nostra vita sulla terra è una Quaresima!

Il santo Padre Agostino, in alcune sue catechesi, rimarca l'atteggiamento che dobbiamo assumere, ci ricorda che la Pasqua per noi è prefigurazione della gloria che vivremo mentre, la realtà che viviamo sulla terra è la Quaresima, per questo la Chiesa insegna il digiuno, la penitenza, la prostrazione, quello stare in ginocchio mentre mendichiamo davanti a Dio le nostre suppliche. Sant'Agostino cita, come esempio i passi dei Vangeli in cui è insegnato quale atteggiamento dobbiamo assumere quando Preghiamo, quando siamo davanti al Signore:

- Matteo 17,15 che, gettatosi in ginocchio, gli disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio. Egli è epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e spesso anche nell'acqua;
- Marco 1,40 Allora venne a lui un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!».
- Marco 10,17 Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
- Luca 5,8 Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore».

In un articolo comparso sull'Osservatore Romano 4 agosto 2008, così spiegava mons. Nicola Bux: Il sacerdote, per celebrare con arte il servizio liturgico, non deve ricorrere ad accorgimenti mondani ma concentrarsi sulla verità dell'Eucaristia. L'Ordinamento generale del messale romano stabilisce: "Anche il presbitero...quando celebra l'eucaristia, deve servire Dio e il popolo con dignità e umiltà, e, nel modo di comportarsi e di pronunziare le parole divine, deve far percepire ai fedeli la presenza viva di Cristo". Il prete non escogita nulla, ma col suo servizio deve rendere al meglio agli occhi e agli orecchi, ma anche al tatto, al gusto e all'olfatto dei fedeli, il sacrificio e rendimento di grazie di Cristo e della Chiesa, al cui mistero tremendo possono avvicinarsi quanti si sono purificati dai peccati. Come possiamo avvicinarci a lui se non abbiamo il sentimento di Giovanni il precursore: "è necessario che egli cresca e io diminuisca"(Gv 3, 20)? Se vogliamo che il Signore cammini con noi, dobbiamo recuperare questa consapevolezza, altrimenti priviamo dell'efficacia il nostro atto devoto: l'effetto dipende dalla nostra fede e dal nostro amore.

"è necessario che egli cresca e io diminuisca", per fare questo è indispensabile che ci si attivi non solo spiritualmente, ma anche esternamente con atteggiamenti atti a far capire come funziona questo meccanismo:
- inginocchiandomi davanti all'Altissimo, Egli cresce di importanza davanti a me, io mi faccio piccolo ed umile (inginocchiandomi) davanti a Lui.
L'atteggiamento che assumiamo davanti agli altri, poichè siamo umani e sensibili ai gesti, ai segni, è pertanto indispensabile per dare una vera, o presunta, o perfino una falsa immagine del Mistero che celebriamo!
Nella Lettera alla Congregazione per il Culto Divino, del 21.9.2009, il futuro beato, Giovanni Paolo II, così scriveva e ammoniva: "Il Popolo di Dio ha bisogno di vedere nei sacerdoti e nei diaconi un comportamento pieno di riverenza e di dignità, capace di aiutarlo a penetrare le cose invisibili, anche senza tante parole e spiegazioni. Nel Messale Romano, detto di San Pio V, come in diverse Liturgie orientali, vi sono bellissime preghiere con le quali il sacerdote esprime il più profondo senso di umiltà e di riverenza di fronte ai santi misteri: esse rivelano la sostanza stessa di qualsiasi Liturgia".

" anche senza tante parole e spiegazioni ".... Spesso è l'atteggiamento che assumiamo ad essere per noi la testimonianza più concreta di quello in cui crediamo.

Se vogliamo essere credibili, dobbiamo assumere anche un atteggiamento di credibilità: se diciamo che Dio è Vivo è vero nell'Eucarestia, allora non possiamo restare in piedi, o peggio seduti ( a meno che non vi sia qualche grave impedimento fisico) è la stessa virtù dell'umiltà sincera che ci fa piegare le ginocchia davanti al Sommo Re per poter supplicare ieri come oggi:
- Matteo 17,15 che, gettatosi in ginocchio, gli disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio......;
- Marco 1,40 Allora venne a lui un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!».
- Marco 10,17 Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
- Luca 5,8 Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore»...

Sia lodato Gesù Cristo!
LDCaterina63

( Ringrazio di cuore la carissima LDCaterina63 per questo splendido articolo ! N.D.R. )

PERUGIA : SANTA MESSA PER LA FESTA DI SAN MICHELE ARCANGELO















Giovedì 29 Settembre, alle ore 19,30,



nella Chiesa di S. Michele Arcangelo



(Tempietto di S. Angelo, chiesa paleocristiana, la più antica della Città)



in Porta S. Angelo(Perugia) sarà celebrata una



S. Messa nella forma extra-ordinaria del Rito romano
per la Festa della Dedicazione di S. Michele Arcangelo.




Un avvenimento ecclesiale per la Città !

BENEDETTO XVI : UN GIGANTE DELLA FEDE !




Dalla “pagina” di Facebook di una mia carissima amica, che dall’elezione di Benedetto XVI sta dedicando al Papa ogni istante, della sua vita di madre , di sposa e di cattolica, prendo questa bellissima testimonianza che una Signora, di origine tedesca, ha voluto scrivere in onore del Papa :
Ho pianto per amore e per dolore.
Ho pianto vedendo il Papa lottare per un popolo, il suo popolo, capace di grandi cose come di grandi tragedie.
L'ho visto allo stremo delle sue forze fisiche ma andava avanti con la forza dello Spirito Santo. Ho pianto perché amo la mia terra e spero che lo spettro dello scisma si allontanerà ma conosco anche la caparbietà del mio popolo, la stoltezza, l'orgoglio. Ora tocca a loro e non potevano avere un dono più grande per incominciare la loro personale evangelizzazione, che non la visita apostolica di questo gigante della fede”.
Questo gigante della fede, un “quasi” Dottore della Chiesa è perseguitato come si conviene ad ogni seguace fedele di Cristo.
In questo diabolico attacco al Successore di Pietro sono anche presenti, con particolare crudezza e pochezza di linguaggio (chi ripiega agli insulti dimostra sempre una carenza di argomentazioni) alcuni signori che son contrari all’auspicato rientro “sub et cum Petro” della Fraternità Sacerdotale San Pio X.
Questi sparuti signori pare che hanno preso di mira, come mezzo di diffusione del loro odio per il ventilato “accordo”, un qualificato blog cattolico, sul quale spesso ho l'onore di scrivere anch’io per comunicare gli orari delle Sante Messe nella forma straordinaria e per sottolineare uno dei tanti meravigliosi atti dell’attuale pontificato.
Ripeto : il numero di questi signori si può essere contato con le dita di una sola mano, ma la loro violenza verbale, non tanto nel ragionamento, che spesso è totalmente assente, non può che provocare un brivido di paura.
Paura , perché vedo sempre più lontana dalla visione di quei signori l’urgente e indispensabile carità che deve contraddistinguere ogni cristiano.
Paura, perché con i loro numerosissimi interventi, stanno inquinando il blog facendo fare una brutta figura anche al resto degli (innocenti ed ignari) tradizionalisti.
Paura, perché non è questo lo spirito della pax litugica ( paix liturgique) che potrebbe essere impugnato dai nemici della tradizione , che volutamente fanno di ogni erba un fascio, per diffamare tutti coloro che stanno vicino soprattutto alla Santa Messa antica.
Paura, perché questi signori, accecati dalle loro passioni umane, potrebbero anche reagire con eccessivo nervosismo all’ipotesi di piena comunione della Fraternità Sacerdotale San Pio X con la Curia Romana.
Che il Signore ispiri a questi signori di pregare di più e di abbandonare, di conseguenza, la tastiera del computer lasciando in pace i blog cattolici che servono di collegamento e di riflessione alle diverse realtà ecclesiali, normali, legate alla tradizione liturgica.
Normalità è il sostantivo che si addice alla sempre più frequenti celebrazioni della Santa Messa nel rito antico : sacerdoti normali, nelle normali parrocchie e con dei normali fedeli.
Forse questo da’ fastidio a chi si è sentito spodestato da un’egemonia, forse più ampiamente motivata, che comunque non  spettava loro, poiché il culto cattolico appartiene solo alla Chiesa.
In questo spazio sento anche il dovere di ringraziare lo staff redazionale del blog preso di mira dai signori che sono contrari al cosiddetto accordo della FSSPX e lo faccio "copiando" quanto ho scritto qualche giorno fa sullo stesso blog : "I moderatori della Redazione sono dei volontari che impiegano buona parte del loro tempo libero alla conduzione del blog e, cosa assai più difficile, alla visione degli interventi.
Sinceramente io non mi addentrerei mai nella conduzione di un blog impegnativo in cui i piagnucoloni  son più di coloro che sanno dire : grazie allo staff redazionale  per l' impagabile volontariato ed i sacrifici che fate ogni giorno!
Alcuni miei amici mi hanno fatto uno "scherzo " aprendo un blog.
Nell'accettare , pro tempore, ho preteso che fosse stata disattivata la possibilità di postare i commenti.
Penso che stando avanti ad un blog accade la stessa mutazione genetica che una mia amica romana ha quando si mette in auto transitando per la Capitale : si trasforma ! 
Da una mite e normale donna diventa una specie di tigre ...
Tutti noi davanti ad un blog abbiamo una specie di cambiamento repentino di carattere.
A farne le spese, spesso, l'ottima Redazione". ...


                                            Ubi Petrus ibi Ecclesia
Andrea Carradori

( Un grazie particolare all'amica Dorotea per le splendide foto che ha avuto la bontà di inviarmi)