lunedì 10 ottobre 2011

MONUMENTALE DISCORSO AI VESCOVI EUROPEI DI MONS.FISICHELLA

ROMA, sabato, 1 ottobre 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l'intervento pronunciato il 30 settembre da mons. Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, in occasione dell’Assemblea plenaria dei Presidenti delle Conferenze episcopali d’Europa, tenutasi per la prima volta in Albania, a Tirana.

Alcuni passi:

Resta, purtroppo, evidente che l’esistenza personale si costruisce ormai prescindendo dall’orizzonte di fede che è relegato a un ambito privato senza incidere nella vita delle relazioni interpersonali, sociali e civili.
Il nostro contemporaneo è fortemente caratterizzato dalla gelosia per la propria indipendenza personale.
Diventato allergico a ogni pensiero speculativo, si limita al semplice momento storico, all’attimo temporale, illudendosi che è vero solo ciò che è frutto della scienza e quindi anche lecito moralmente.
E’ precipitato in una sorta di empirismo pragmatico che lo porta ad apprezzare i fatti e non le idee. Senza alcuna resistenza cambia rapidamente il suo modo di pensare e di vivere, diventando un soggetto progressivamente più cinetico, sempre pronto cioè a sperimentare; desideroso di essere coinvolto in ogni gioco anche se più grande di lui, specialmente se lo rapisce in quel narcisismo non più neppure velato che lo illude sull’essenza della vita.
Insomma, siamo dinanzi a un’esplosione di rivendicazioni di libertà individuali che tocca la sfera della vita sessuale, delle relazioni interpersonali e familiari, delle attività del tempo libero come di quelle lavorative; pensare che questa dimensione non tocchi anche la fede è un’illusione da cui stare lontani.
La religione, infatti, non viene negata, ma pensata con un suo ruolo ben delimitato; interviene solo in parte e marginalmente nel giudizio etico e nei comportamenti. Per quanto paradossale possa sembrare, le rivendicazioni sociali sono sempre fatte in nome della giustizia e dell’uguaglianza, ma alla base si riscontra determinante il desiderio di vivere più liberi a livello individuale. A differenza del recente passato, si tollerano e si sopportano molto di più le ingiustizie e le disuguaglianze sociali, piuttosto che le proibizioni che intaccano la sfera privata. Insomma, si è venuta a creare una situazione completamente nuova in cui si vogliono sostituire gli antichi valori, soprattutto quelli espressi dal cristianesimo. In un orizzonte di questo tipo, in cui l’uomo viene a occupare il posto centrale, baricentro di ogni forma di esistenza, Dio diventa un’ipotesi inutile e un concorrente da evitare. Tale svolta si è attuata in maniera relativamente facile, complici spesso una teologia debole e una religiosità fondata più sul sentimento e incapace di mostrare il più vasto orizzonte della fede.
Dio ha perso la centralità che possedeva.
La conseguenza è che l’uomo stesso ha perso il suo posto. L’eclissi del senso della vita riduce l’uomo a non sapersi più collocare, a non trovare più un posto all’interno del creato e della società. In qualche modo cade nella tentazione prometeica: s’illude di poter diventare padrone della vita e della morte, perche è lui a decidere quando, come e dove. Si vive una cultura tesa a idolatrare la perfezione del corpo, a rendere selettivo il rapporto interpersonale sulla base della bellezza e della perfezione fisica e si finisce dimenticando l’essenziale. Si cade così in una sorta di narcisismo costante che impedisce di fondare la vita su valori permanenti e solidi, per bloccarsi a livello dell’effimero. Qui, pertanto, si pone la grande sfida che attende il futuro: far comprendere che costringere al silenzio il desiderio di Dio radicato nell’intimo, non può mai far approdare alla vera autonomia dell’uomo. In questo contesto, è necessario che la nuova evangelizzazione si faccia carico di contenuti capaci di mostrare che l’enigma dell’esistenza personale non si risolve rifiutando il mistero, ma scegliendo di immettersi in esso. Questo è il sentiero da percorrere; ogni scorciatoia rischia di farci perdere nei meandri di una boscaglia, da cui e impossibile vedere sia l’uscita sia la meta da raggiungere.


L’uomo è in crisi. Non è più capace di ritrovare se stesso dopo le lusinghe cui aveva dato retta, soprattutto quando aveva creduto di aver raggiunto l’età adulta e di essere pienamente padrone di sé e indipendente da ogni autorità. Se l’opera di nuova evangelizzazione si svolgesse solo come la ripresa di una pratica religiosa sarebbe limitata e riduttiva. E’ necessario che essa entri nell’individuazione della patologia per portare una terapia efficace.
(...)
La scelta della neutralità di fronte alla religione, ideata e perseguita da molti, è il metodo più dannoso che si possa immaginare. Le religioni per l’Occidente non possono essere tutte uguali.
Non siamo in una notte oscura dove tutto e incolore. Il primato della ragione, conquistato nel corso dei secoli dalla nostra civiltà, non può appiattirsi su un egualitarismo da sabbie mobili che impedisce di discernere tra le religioni e di scegliere di riconoscere le proprie origini e l’apporto ricevuto dal cristianesimo. Vivere d’indifferenza, agnosticismo e ateismo non solo non consentirà mai di giungere a una risposta sul tema fondamentale del senso della vita, ma non permetterà neppure di centrare l’obiettivo dell’effettiva unità delle nazioni. Non è emarginando né esorcizzando il cristianesimo che si potrà forgiare una società migliore. Non potrà avvenire. Una lettura anticristiana non solo è miope, ma è sbagliata nelle sue stesse premesse. Non sarà possibile formare un’identità matura per i singoli e per i popoli prescindendo dal cristianesimo.

Per tutto il discorso cliccare qua :


sabato 8 ottobre 2011

L'Ammiraglio Andrea Provana di Leinì nel V anniversario della nascita


In questo mese di ottobre, nel quale si commemora fra i cattolici l'importante battaglia di Lepanto, vorrei brevemente richiamare, visto che quest'anno ricorre il quinto centenario della sua nascita, uno dei comandanti militari che si distinsero in quel frangente ovvero l'ammiraglio Andrea Provana di Leinì (1511 - 1592).
Egli comandava il piccolo drappello di navi inviate dal ducato di Savoia, uno stato che non poteva certo vantare, fino a quel momento, grandi tradizioni in ambito marinaresco. L'unico sbocco sul mare del ducato era rappresentato infatti dai porti di Nizza e Villefranche.
La flottiglia piemontese era composta pertanto soltanto da tre galee: Capitana, Margherita e Piemontesa. Si battè tuttavia con grande eroismo. La Capitana, su cui era imbarcato l'ammiraglio, fu circondata da due navi turche e il Provana colpito alla testa da un proiettile. Si salvò grazie all'elmo donatogli dal duca di Urbino Francesco Maria II Della Rovere.
Ma ben presto la galea sabauda riuscì a rompere l'assedio ed a catturare, a sua volta, due imbarcazioni ottomane. Cadde invece eroicamente la "Piemontesa" ma dopo aver però resistito a lungo agli assalti rendendo possibile poi la controffensiva cristiana.
Degli oltre duecento uomini che erano a bordo se ne salvarono soltanto dodici.
Ma Andrea Provana si era già distinto, in precedenza, per importanti missioni politiche e militari a favore della Cristianità.
Da governatore di Nizza si era molto impegnato a contrastare gli ugonotti infiltrati dalla Francia. Assieme alla flotta spagnola partecipò inoltre a numerose spedizioni contro i pirati barbareschi e, in particolare, si distinse nella riconquista della piazzaforte di Penon de Velez avvenuta nel 1563.
Due anni dopo lo troviamo invece impegnato nella difesa di Malta, assediata dai Turchi, accanto ai Cavalieri Gerosolimitani. In tale occasione si ricorda la rocambolesca cattura di una nave-spia nemica che, una volta neutralizzata, non riuscì ad avvisare il sultano turco di una manovra a sorpresa che ruppe l'assedio all'isola.
Alcuni storici, per la sua abilità politica e la grande fiducia in lui riposta dal duca sabaudo Emanuele Filiberto, lo hanno soprannominato "il Cavour del XVI secolo". Ma il Provana, a differenza del suo emulo ottocentesco, fu un grande uomo politico e comandante autenticamente cattolico.
Le basi che contribuì a dare allo Stato piemontese gettarono i presupposti della grande epopea dei secoli successivi. Il primo ministro risorgimentale, al contrario, forse proprio per le sue idee filo-massoniche, determinò una gloria effimera che poi, come profetizzò, san Giovanni Bosco, porterà alla rovina della dinastia entro quattro generazioni.
Per chi volesse approfondire la figura di Andrea Provana di Leinì segnalo il bel sito internet realizzato quest'anno, in sua memoria, per il quinto anniversario della nascita: http://www.andreaprovana.eu/-INDEXinterno.2/PAG2.htm

Marco BONGI

venerdì 7 ottobre 2011

L'ARCIVESCOVO DI URBINO-URBANIA-SANT'ANGELO IN VADO S.E.MONS.GIOVANNI TANI, DEVOTO PASTORE



Nel pomeriggio del 16 luglio scorso, Festa della Beata Vergine del Monte Carmelo, ho avuto la grazia di assistere alla Santa Messa celebrata nel Monastero delle Carmelitane di Tolentino dall'Arcivescovo eletto di Urbino S.E.Mons.Giovanni Tani, che ha una sorella religiosa in quella fiorente Comunità.
Ho ammirato la particolare devozione mariana del nuovo Arcivescovo che, al termine della S.Messa, ha imposto lo Scapolare.
Sono rimasto edificato dal grande raccoglimento che il Presule ha impresso alla Liturgia.
Prego il nuovo Arcivescovo di ricordarsi anche dei marchigiani che sono legati all'antica Liturgia della Santa Chiesa. Grazie Santo Padre Benedetto XVI per questo dono che ha fatto alla nostra Regione !

BIOGRAFIA DEL NUOVO ARCIVESCOVO

S.E. Mons. Giovanni Tani è nato a Sogliano al Rubicone (Forlì), nella diocesi di Rimini, l'8 aprile 1947.
Ha compiuto gli studi nel Seminario Minore di Rimini e poi al Seminario Regionale di Bologna. Alunno del Pontificio Seminario Romano Maggiore, ha frequentato la Pontificia Università Gregoriana, ottenendo la Laurea in Teologia Spirituale.
Ha conseguito anche la Licenza in Diritto Canonico nella Pontificia Università Lateranense.
È stato ordinato sacerdote il 29 dicembre 1973 per la diocesi di Rimini.
Nel ministero ha ricoperto i seguenti incarichi: Direttore Spirituale del Seminario di Rimini, dal 1974 al 1985; Direttore Spirituale del Pontificio Seminario Romano Maggiore, dal 1985 al 1999; Parroco di Nostra Signora di Lourdes a Tormarancia in Roma, dal 1999 al 2003; Rettore del Pontificio Seminario Romano Maggiore, Rettore della Chiesa dei Santi Quattro Coronati al Laterano, Membro del Consiglio Presbiterale, Membro del Consiglio Pastorale Diocesano, Presidente dei Missionari dell'Istituto Imperiale Borromeo, dal 2003; Assistente Spirituale dell'Apostolato Accademico Salvatoriano, dal 2006.
Nel 1992 è stato nominato Cappellano di Sua Santità.
Il 24 giugno 2011 è stato eletto Arcivescovo di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado.
Il 17 settembre 2011 è stato ordinato vescovo ed ha iniziato il suo ministero episcopale.

LO STEMMA DELL'ARCIVESCOVO MONS.GIOVANNI TANI


Lo stemma dell'Arcivescovo Mons. Giovanni Tani.
Descrizione araldica
Inquartato, d’azzurro e d’argento: nel 1° all’agnello pasquale con la testa rivolta, nimbato d’oro e tenente in sbarra con la zampa anteriore destra l’asta crociata dello stesso di un vessillo bifido d’argento alla croce di rosso, sostenuto da tre colli addossati verdeggianti; nel 2° al Palazzo Ducale di Urbino dei suoi colori al naturale, sormontato da una stella di sette raggi d’azzurro; nel 3° al gonfalone pontificio astato e cimato da un pomo crocettato d’oro, e gheronato di sette pezzi di rosso e d’oro; nel 4° alla colomba d’argento al volo spiegato, posta in maestà e nimbata d’oro, sormontante il mare fasciato ondato d’argento e del campo.
Lo scudo accollato ad una croce astile doppia trifogliata d’oro e gemmata di sette pezzi d’azzurro, e timbrato da un cappello prelatizio a dieci nappe per lato, il tutto di verde.
Motto: IN UNITATE SPIRITUS SANCTI.
Spiegazione simbolico-teologica
Lo stemma di Mons. Giovanni Tani si presenta come una sintesi della sua storia personale, dei suoi valori spirituali e del suo programma pastorale.
L’agnello pasquale è simbolo eloquente del Redentore (cf Gv 1,29; Ap 5,6), ma anche emblema di Giovanni il Battista che con questo titolo additò il Figlio di Dio venuto nel mondo per eliminarne il peccato. Dunque richiama il nome di Battesimo del titolare. Tale allusione è rafforzata dalla presenza nel 1° quarto di tre colli che richiamano i paesaggi del Montefeltro, e del paese natale del Presule, Sogliano al Rubicone (FC).
Il Palazzo Ducale di Urbino, oltre ad essere richiamo diretto alla Città di Urbino e alla sua ricchezza di storia e di arte, vuole simboleggiare anche “Il Castello interiore”, il celebre itinerario dell’anima alla ricerca dell’unione perfetta con Dio, delineato da Santa Teresa d’Avila, della quale Mons. Tani è appassionato studioso. Le stella di sette raggi d’azzurro che sormonta l’edificio richiama le sette mansioni o stanze che introducono sempre più al centro, dove si trova il sole splendente e la sorgente d’acqua viva. La stella ha inoltre un valore mariano, richiamando la Madonna della Fiducia alla quale tante generazioni di seminaristi e di sacerdoti del Seminario Romano (di cui Mons. Tani è stato Rettore) hanno guardato e continuano a guardare come guida sicura nel cammino.
Il gonfalone pontificio, emblema della Chiesa romana, simboleggia il legame profondo dell’Arcivescovo con la Diocesi di Roma nella quale per tanti anni si è formato e ha esercitato il ministero sacerdotale, prima come direttore spirituale nel Pontificio Seminario Romano Maggiore, quindi come Parroco, infine come Rettore dello stesso Seminario. L’ombrello (insieme alle chiavi petrine) è del resto anche emblema del Seminario Romano. Infine si ritrova nello stemma civico della seconda delle sedi diocesane affidate alla cura pastorale di Mons. Tani, Urbania (così chiamata in onore di Papa Urbano VIII che elevò Casteldurante al rango di Città e Diocesi). Non manca nello stemma un riferimento alla terza sede diocesana, Sant’Angelo in Vado, lo stemma civico della quale è d’argento alla croce di rosso: ciò che nel 1° quarto si ritrova come vessillo dell’agnello pasquale.
Il mare nell’ultimo quarto richiama la Diocesi d’origine dell’Arcivescovo, Rimini. Sormontato dalla colomba dello Spirito simboleggia pure le acque del Battesimo, il sacramento della rinascita in Cristo che segna l’ingresso nell’unica Chiesa, corpo di Cristo (cf 1Cor 12,13). Lo Spirito che risuscitò Cristo, donato ai credenti, è principio vitale della loro unità (cf Ef 4,1-6).
Il motto, di sapore liturgico, esplicita questo messaggio. E in qualche modo tutta la composizione araldica sottolinea il valore imprescindibile dell’unità tra i credenti che trovano in Dio il principio unificante di tutta la loro esistenza. Infatti l’agnello, simbolo del Risorto, ha la testa rivolta, quasi come a gettare lo sguardo sulla colomba dello Spirito, di cui lo stesso Risorto è datore (cf Gv 20,22). Attorno a questo ideale sguardo si articolano le altre figure araldiche poste a richiamare più chiese diocesane. L’unica Chiesa di Cristo, animata dall’unico Spirito, continua a vivere il perenne rendimento di grazie all’unico Dio Padre di tutti.
Roma, 29 giugno 2011
Solennità dei Santi Pietro e Paolo, Apostoli
Don Antonio Pompili
Socio corrispondente dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano

IL VIDEO DI RAI3 REGIONALE DELL'INGRESSO IN DIOCESI DEL NUOVO ARCIVESCOVO


VIRGO DIGNA COELO, Convegno Internazionale in occasione del 550° Anniversario della Canonizzazione di Santa Caterina da Siena ( 1461-2011)


Nullum ab ea verbum non religiosum, non sanctum excidit.
...Nemo ad eam accessit, qui non doctior meliorque abierit.
Doctrina eius infusa, non acquisita fuit.
Prius magistra visa est quam discipula.

Pio II, Bolla di canonizzazione











Il 29 giugno 1461 papa Pio II Piccolomini
elevava all'onore degli altari Caterina da Siena (+ 1380).
Con quell'atto il pontefice dava un solenne riconoscimento
al servizio reso dalla Santa alla Sede Apostolica,
ma veniva incontro anche alle attese
dei suoi concittadini senesi e dei Domenicani,
che la veneravano quasi come seconda fondatrice dell'Ordine.
Mistica e profetessa, dorma di contemplazione,
ma anche di forte impegno politico e sociale,
scrittrice straordinaria,
la grande Caterina non era stata dimenticata
e la sua memoria restava ben viva e operante
anche nella nuova Italia del Rinascimento e delle Corti.
La sua immagine sarebbe diventata simbolo potente,
capace di coagulare attese di rinnovamento e progetti di riforma,
ma anche punto di riferimento costante
degli ideali di perfezione cristiana e della stessa autocoscienza femminile nella complessa fase di passaggio
dall'età medievale a quella moderna.
Il 550° anniversario della canonizzazione è apparso
occasione opportuna per approfondire un aspetto
sinora poco esplorato in una prospettiva storiografica,
quello della eredità storica e spirituale della Virgo digna coelo.

Il Pontificio Comitato di Scienze Storiche, presieduto dal Rev.mo Padre Bernard Ardura, O.Prem. con il prezioso ausilio di : Memorie Domenicane, La Provincia Romana S.Caterina da Siena, il Centro Internazionale di Studi Cateriniani e l’Arcidiocesi di Siena Colle di Val d’Elsa Montalcino ha organizzato il

Convegno Internazionale in occasione del 550° Anniversario della Canonizzazione della santa
 Roma e a Siena dal 27 al 29 ottobre 2011.



Informazioni per chi vuol partecipare :
Segreteria organizzativa Biblioteca Domenicana, Firenze telefono :055-2870384
E mail : memorie.domenicane@gmail.com


Pontificio Consiglio di Scienze Storiche telefono : 06-69874014
E mail : addetto@historia.va


Santa Caterina da Siena, Patrona d'Italia : "che tanto ha avuto a cuore la Persona e la missione del Romano Pontefice”.

giovedì 6 ottobre 2011

MEMORABILE DISCORSO DEL CARDINALE MAURO PIACENZA . IL SEGRETO DEL SACERDOTE? IL DONO INCONDIZIONATO


Da ZENIT.ORG
LOS ANGELES, martedì, 4 ottobre 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l'intervento pronunciato questo martedì a Los Angeles dal Cardinale Mauro Piacenza, Perfetto della Congregazione per il Clero, nell'incontrarsi con i seminaristi.

Venerato Fratello nell'Episcopato,
Cari Formatori
Carissimi Seminaristi,
è per me motivo di profonda gioia potervi incontrare in questo breve soggiorno Nordamericano.
Il futuro della Chiesa, che è certo, perché sta nella mani del suo Capo e Signore che è Cristo, pulsa nelle vostre esistenze. I Seminaristi di oggi, Sacerdoti di domani, sono la speranza viva del cammino che sempre la Chiesa compie nel mondo.
Grazie di cuore, a nome della Chiesa, per il vostro sì generoso!
Sappiate sin d'ora che il Prefetto della Congregazione per il Clero prega per voi, perché il vostro sì al Signore sia totale ed incondizionato.
È questo il segreto della felicità, il segreto della piena realizzazione della vita Sacerdotale: donare tutto, senza nulla trattenere per se stessi, sull'esempio di Gesù!
Non intendo in questo incontro proporvi una conferenza, ma semplicemente, un colloquio informale, dando spazio alle vostre eventuali domande spontanee.
Alle vostre domande premetto solo alcune brevi riflessioni su quanto ritengo sia fondamentale oggi, e sempre, nella formazione sacerdotale.
1. Il primato di Dio
È ormai acquisito dall’esperienza ecclesiale, che la vocazioni nascono, fioriscono, si sviluppano e giungono a maturazione solo laddove è chiaramente riconosciuto il primato di Dio.
Ogni altra motivazione, che pure può accompagnare l'inizio della percezione di una chiamata al sacerdozio, confluisce nel moto di totale donazione al Signore e nel riconoscimento del suo primato nella nostra vita, nella vita della Chiesa ed in quella del mondo.
Primato di Dio significa primato della preghiera, dell'intimità divina; primato della vita spirituale e sacramentale. La Chiesa non ha bisogno di manager ma di uomini di Dio!
Non ha bisogno di sociologi, psicologi, antropologi, politologi -e tutte le altre declinazioni che conosciamo e possiamo immaginare-. La Chiesa ha bisogno di uomini credenti e quindi credibili, di uomini che, accolta la chiamata del Signore, siano Suoi motivati testimoni nel mondo!
Primato di Dio significa primato della vita sacramentale, vissuta oggi ed offerta, a suo tempo, a tutti i nostri fratelli!
Molte cose gli uomini possono trovare in altri; nel Sacerdote essi però cercano ciò che solo lui può dare: la divina Misericordia, il Pane di vita eterna, un nuovo orizzonte di significato che renda più umana la vita presente e possibile quella eterna!
Vivete, carissimi Seminaristi, questo tempo del seminario -che è transeunte- come la grande occasione che vi è data per fare una straordinaria esperienza di intimità con Dio. Il rapporto che avrete tessuto con Lui in questi anni, certamente nel corso della vita si approfondirà e muterà, ma le fondamenta, il nocciolo di quel rapporto, si costituisce adesso!
Il tempo del Seminario è, in tal senso, irripetibile! Nonostante ogni buona esperienza che possa accadere nella vostra vita, prima e dopo questo tempo, la sapienza della Chiesa indica il momento formativo comunitario come necessario per la formazione dei suoi Sacerdoti.
La Chiesa ha bisogno di uomini forti! Di uomini saldi nella fede, capaci di condurre i fratelli ad un'autentica esperienza di Dio.
La Chiesa ha bisogno di sacerdoti che, nelle tempeste della cultura dominante, quando "la barca di non pochi fratelli è sbattuta dalle onde del relativismo" (cf. J. Ratzinger, Omelia per la Santa Messa Eligendo Romano Pontifice), sappiano, in effettiva comunione con Pietro, tenere saldo il timone della propria esistenza, delle comunità loro affidate e dei fratelli che domandano luce ed aiuto per il loro cammino di fede.

2. Le priorità della formazione
Oltre al primato indiscusso di Dio, è necessario che la formazione umana occupi il fondamentale posto che le spetta. Nessuno può attendere una umanità perfetta per accedere agli ordini sacri, ma è indispensabile, in tutta onestà, mettersi in gioco, affidando a Dio per il tramite del Direttore spirituale tutto di se stessi. Non cedete all'illusione per cui le questioni non risolte (o non debitamente affrontate) si potranno improvvisamente sciogliere dopo l'ordinazione.
Non è affatto così! E l'esperienza lo dimostra!
La formazione umana ha certamente bisogno di un giusto grado di auto-conoscenza, ed in questo senso le cosiddette scienze umane possono fornire un valido aiuto, ma ha soprattutto bisogno di "stare a contatto" con la Santa umanità di Cristo!
è stando con Lui che noi veniamo plasmati progressivamente! è Lui in vero formatore! In tal senso, l'adorazione eucaristica prolungata ricopre un ruolo fondamentale anche e soprattutto nella formazione umana!
Lasciarsi "abbronzare" dal Sole eucaristico, significa, nel tempo, limerebbe i propri spigoli, imparare dall'umile per eccellenza, stare alla scuola della Carità fatta carne.
Accanto alla formazione umana, centrale è quella intellettuale. è indubbio che questa abbia occupato, negli ultimi decenni, una importante parte dell'intera formazione seminaristica. Ora, molto probabilmente, in questo ambito è necessario valutare attentamente le proporzioni e gli equilibri. Pur desiderando per tutti una buona formazione, non tutti i Sacerdoti dovranno fare i teologi.
La formazione intellettuale deve mirare a trasmettere i contenuti certi della fede, argomentandone ragionevolmente i fondamenti scritturistici, quelli della grande Tradizione ecclesiale e del Magistero nonchè facendosi accompagnare dagli esempi di vita sei Sacerdoti santi. Non dovete smarrirvi nei meandri delle varie opinioni teologiche che non danno certezza e pongono la Verità rivelata alla stregua di ogni altro "pensiero umano". Ci si forma sulle certezze e mirando ad avere nel proprio bagaglio una visione di sintesi con l’entusiasmo della missione.
Sono personalmente convinto che una buona e solita formazione teologica, che riscopra anche il fondamento filosofico della metafisica e non tema di accogliere tutta intera la Verità, sia anche il miglior antidoto alle tante "crisi di identità" che taluni purtroppo vivono. In tal senso, il Santo Padre Benedetto XVI ha già più volte richiamato all'imprescindibile utilizzo del Catechismo della Chiesa Cattolica come orizzonte a cui guardare e come riferimento certo del nostro attuale pensare teologico.
Il Catechismo è anche il grande strumento che il Beato Giovanni Paolo II ha donato a tutta la Chiesa, per la corretta ermeneutica del Concilio Vaticano II.
Anche su questo aspetto è necessario che la formazione intellettuale non viva equivoci di sorta.
Voi siete nati nel Post-Concilio (credo quasi tutti) e, forse, siete per ciò stesso sia figli del Concilio, sia più immuni dalle polarizzazioni, talvolta ideologiche, che l'interpretazione di quell'Evento provvidenziale ha suscitato.
Sarete voi, probabilmente, la prima generazione che interpreterà correttamente il Concilio Vaticano II, non secondo lo "spirito" del Concilio, che tanto disorientamento ha portato nella Chiesa, ma secondo quanto realmente l'Evento Conciliare ha detto, nei suoi testi alla Chiesa ed al mondo.
Non esiste un Concilio Vaticano II diverso da quello che ha prodotto i testi oggi in nostro possesso!
E' in quei testi che noi troviamo la volontà di Dio per la sua Chiesa e con essi è necessario misurarsi, accompagnati da duemila anni di Tradizione e di vita cristiana.
Il rinnovamento è sempre necessario alla Chiesa, perché sempre necessaria è la conversione dei suoi membri, poveri peccatori!
Ma non esiste, né potrebbe esistere, una Chiesa pre-Conciliare ed una post-Conciliare!
Se così fosse, la seconda -la nostra- sarebbe storicamente e teologicamente illegittima!
Esiste un unica Chiesa di Cristo, della quale voi siete parte, che va da Nostro Signore agli Apostoli, dalla Beata Vergine Maria ai Padri e ai Dottori della Chiesa, dal Medioevo al Rinascimento, dal Romanico al Gotico al Barocco, e così via fino ai nostri giorni, ininterrottamente, senza alcuna soluzione di continuità, mai!
E tutto perché la Chiesa è il Corpo di Cristo, è l'unità della Sua Persona che è donata a noi, sue membra!
Voi, carissimi Seminaristi, sarete sacerdoti della stessa Chiesa di Sant'Agostino, di Sant'Ambrogio, di San Tommaso d'Aquino, di San Carlo Borromeo, di San Giovanni Maria Vianney, di san Giovanni Bosco, di S. Pio X, fino al Santo Padre Pio, a san Josè Maria Escrivá ed al Beato Giovanni Paolo II. Sarete sacerdoti della stessa Chiesa che è fatta di tantissimi santi Sacerdoti che nei secoli hanno reso luminoso, bello, irradiante e perciò facilmente riconoscibile il volto di Cristo Signore nel mondo.
La vera prioritàe la vera modernità, allora, miei cari, è la santità!
L'unica possibile risorsa per una autentica e profonda riforma è la santità e noi abbiamo bisogno di riforma! Per la Santità non c'è un seminario, se non quello della Grazia di Nostro Signore e della libertà che si apre umilmente alla sua azione plasmatrice e rinnovatrice!
Il Seminario della santità, poi, ha un Rettore davvero magnifico ed è una donna: la Beata Vergine Maria. Lei che per tutta la vita ci ripeterà: "Fate ciò che Lui vi dirà", possa accompagnarci in questo arduo, ma affascinante cammino!
Ecco, vi ho detto parte di quanto desideravo dirvi; il resto ve lo dirò nella preghiera di ogni giorno perché d’ora in poi vi porterò con me ogni giorno all’altare e ricordatevi che essere preti in questi tempi difficili è bello ma preti-preti.
Si è felici solo se non si sta alle mezze misure: o tutto o niente!


Sito di riferimento : http://www.zenit.org/article-28202?l=italian
http://blog.messainlatino.it/2011/10/card-piacenza-il-segreto-del-sacerdote.html


LA MARCIA DEI QUARANTAMILA, FEDELI AL PAPA E ALLE RIFORME BENEDETTIANE, SU MESSAINLATINO. “Vedo che con l'avvicinarsi dell'accordo i lefebvriani palesi e coperti del blog stanno sclerando, come l'ossesso all'arrivo dell'esorcista. Effetti benefici del ritorno a casa di Pietro. L'essenziale è che alla fine guariscano “ ( Il commento di un lettore di messainlatino)



Finalmente i semplici fedeli della tradizione si stanno organizzando e all’interno del sito “ tradizionalista” più letto in Italia. http://www.messainlatino.it/, stanno facendo opposizione, rispondendo pane al pane e vino al vino, al gruppo di irriducibili , quanto mai coesi e organizzati, lettori contrari all’accordo fra la Fraternità San Pio X e la Santa Sede.
Questi lettori, che qualcuno potrebbe, in un primo tempo, definire super-tradizionalisti ( ma in realtà non lo sono, almeno nei termini che possiamo comunemente immaginare) sembrava che avessero monopolizzato lo spazio dei commenti del sito citato.
Un altro blog cattolico, molto equilibrato, prima delle ferie estive aveva scritto un editoriale “ Non dobbiamo lasciare il movimento tradizionale nelle mani degli snob
Io aggiungerei anche  “ Non dobbiamo lasciare il movimento tradizionale nelle mani degli snob e degli eterni scontenti”.
In una calda domenica del mese di  giugno scorso  mi trovavo nello storico palazzo di un nobile amico per una serata musicale quando, su pressione di un amico Sacerdote, dovetti rientrare precipitosamente a casa mia per eliminare un articolo, da me pubblicato su Messainlatino, che era stato preso di mira dai soliti organizzati perché io avevo scritto bene di una celebrazione, nel nuovo rito,  nella Cattedrale di Macerata.
Qualcuno mi disse che feci fatto male a cancellare l’articolo.
Rimovendo il post, ho voluto dimostrare di essere stato inerme vittima della violenza verbale di alcuni.
Uniti in un unico “pactum sceleris” progressisti e super-tradizionalisti si stanno organizzando per cercare di impedire l’invocato “accordo” fra la Fraternità Sacerdotale San Pio X e la Santa Sede.
Per questo dal 14 settembre il sito http://www.messainlatino.it/ si è riempito di commenti di personaggi che pare non ricordano più alcune  parole cristiane   : carità, unità, ecclesiologia, pace, concordia ecc ecc
Da sabato scorso però qualcosa è cambiato : alcuni fedeli, normalmente amanti della Santa Tradizione cattolica, stanno rispondendo agli attacchi dal gusto scissionista.
Sono interventi scritti con il cuore e con gli occhi rivolti alla Croce.
Ne trascrivo alcuni affinchè il mio garbatissimo ed equilibrato amico Prof. Morri, che lamenta di essere attaccato su Facebook dai “tridentini”, possa comprendere che non tutti i “tridentini” sono euguali …
Io penso sempre di più che per screditare i “tridentini” nei blog ci siano degli abili infiltrati … che fanno il gioco altrui …
Gustatevi alcuni ottimi interventi a favore della vera tradizione della Chiesa che ho tratto da un unico blog, dedicato alla Liturgia benedettiana,  di messainlatino.
Buona lettura

Certo devi avere una vita molto triste se di sabato sera hai il tempo di postare commenti da comare (tra l'altro errati). Esci, trovati una donna, vai al cinema...

Difatti possiamo parlare di una vera e propria riforma (sia pur silenziosa) del Papa Benedetto XVI: le principali note di questa riforma sono riportate nel libro opera omnia Teologia della liturgia e nel libro Introduzione allo spirito della liturgia, oltre che dai suoi esempi reali come quando celebra Messa. Questa riforma sembra un crocevia tra la Messa Tridentina e la Messa riformata di Paolo VI. In tutti i centri dell'Opus Dei, quando l'altare è coram populo, si celebra già da tempo la messa così (croce al centro, candelieri etc). Ottimi esempi...

Se il NO è legittimo e valido mi pare che sia conveniente e doveroso celebrarlo con umiltà, dignità e devozione. La restaurazione del VO non è un buon motivo per lasciare che nel NO imperino la sciatteria, l'approssimazione e l'abuso.
Allo stesso modo, se è lecito il paragone, la cura nel restauro degli edifici sacri antichi dovrebbe accompagnarsi ad altrettanta vigile attenzione nell'edificazione di nuove chiese (e negli USA vi è già chi sta percorrendo questa strada).
Il Santo Padre, sia pure con modalità diverse, ha giustamente a cuore le restaurazione di entrambe le forme del Rito Romano. Speriamo e preghiamo che anche l'episcopato lo segua in questa strada.

Qualcuno afferma che "travestire" la Messa Nuova da Messa Tridentina sia un abuso da far stracciare le vesti ai tradizionalisti piu' incalliti e "ingannare" i fedeli propinandogli una pseudoMessa Tridentina.
Guardiamo il lato positivo; la rimozione degli abusi (che ormai non conoscono piu' limiti) e di tutte le incrostazioni protestanti dalla Messa Nuova celebrando in latino coram Deo e distribuendo la Comunione in ginocchio e' un fatto positivo. Meglio una Messa NO ordinata che provvista di nani, ballerine, druidesse ed altro ciarpame modernista.


Sono anch'io cresciuto con la nuova Messa e non sono divenuto protestante. La nuova Messa tende intrinsecamente ad essere mal celebrata. Ma quando è celebrata con la dovuta cura, può effettivamente, grazie a una più agevole comprensione dell'azione liturgica, avere una funzione educativa importante. Spero un giorno di potere assistere a nuove Messe che, recuperata la scaralità propria della Messa tradizionale, possano essere davvero considerate una semplice evoluzione del rito di sempre.

( Papa Benedetto XVI )Lo hanno criticato quando parlò di "riforma della riforma" dicendo che però non avrebbe mai liberalizzato la S. Messa tradizionale. Poi lo ha fatto e allora hanno detto che non era abbastanza e che ci voleva un'istruzione di chiarimento. Ci ha dato anche quella ma non va bene, è "ambigua", è "brutta" è "un disastro". Poi si lamentavano che non celebrava ad orientem e non dava la comunione in ginocchio. ha cominciato a farlo e adesso si lamentano che non celebra la S. Messa antica. Quando lo farà diranno che la celebra male, e comunque che le loro opinioni sono indiscutibili, mentre il Magistero Petrino è discutibile, discutibilissimo. Dal che si capisce perchè i modernisti odino Ratzinger ma "stimino" i libercoli di questa gente... e ci godono, a restare nel ghetto che magari avranno costruito altri, 50 anni fa, ma adesso sono loro i primi a volere che resti in piedi.

Vedo che con l'avvicinarsi dell'accordo i lefebvriani palesi e coperti del blog stanno sclerando, come l'ossesso all'arrivo dell'esorcista. Effetti benefici del ritorno a casa di Pietro. L'essenziale è che alla fine guariscano.

Sono profondamente scandalizato.... ma vi rendete conto di tutte le maniacali stupidaggini che state dicendo? Lungi poi dall'essere di utilità alla sana battaglia della tradizione... i prelati che leggono questi commenti rimangono basiti e io più di una volta ho dovuto difendere questa o quell'altra tesi sulla Santa Messa Straordinaria perchè da queste righe da voi scritte trapelava non atro che acrimonia, acidità, odio sia verso il Papa e non mi riferisco solo a questo felicemente regnante ma anche ai Suoi predecessori...
Passare la Santa Messa Ordinaria con tutti quei vergognosi agettivi che poco su ho letto e quelcosa di aberrante, diabolico oserei di più satanico... prego la redazione per il bene di tutti quei buoni cattolici, che si trovano soli al fronte, di rimuovere queste oscenità... fanno bene poi i Vescovi ad allontanare la Santa Messa Gregoriana se essa diventa sospetta di essere ricettacolo di pazzi isterici e fanatici all'ultimo grido.... anche io agirei così.

Sottoscrivo in toto quanto scrive il ... C'è una fetta del mondo .c.d. tradizionalista che fa più male alla tradizione dei peggiori dei c.d. progressisti. L'importanza, anzi la necessità dell'opera di questo straordinario Papa si deduce anche dal fatto che va a separare nettamente il grano dal loglio, da una parte e dall'altra. Non ci si sta rendendo ancora abbastanza conto dell'importanza di questo pontificato dentro la Chiesa.

martedì 4 ottobre 2011

DIALOGO, DIALOGARE, DIALOGANTI ... MA DIO DOV'E' ? SI E' NASCOSTO , NON VUOL FARSI VEDERE DAI CHIERICI PRESUNTUOSI E DAI VESCOVI CHE NON VEDONO, NON SENTONO E NON PARLANO ...


Foto : la ricerca di Dio ( ma Dio si è "nascosto" alle menti dei sapienti e dei dotti )



Foto : Il NON dialogo con coloro che professano la devozione e la pratica liturgica dei nostri padri


TUTTO IL RESTO E' DIALOGO ...


Foto : Pesaro, al via il “Fraternal Meeting”: una festa tra civiltà, etnie, culture e religioni diverse
Il silenzio dei Vescovi locali
http://www.progettonuovacivilta.org/Default.aspx?pageid=page1




Foto : dialogo con l'orrore degli orrori : il colpevole silenzio dei pastori ( una bella scomunica ??? )





Foto : Segno ( Diocesi Milano, alcuni anni fa): la mano ecumenica




Vetrata ecumenica ( naturalmente in una chiesa cattolica ) : non manca nessuno ( anzi no, manca il diavolo ... quando il dialogo con lui ?)





Foto : dialogo ecumenico francescano ( rivista francescana )



Foto : dialogo ecumenico benedettino ( notate il monaco che guarda ammirato il buddista ...) 




Foto : dialogo di quel che rimane della Chiesa Cattolica Belga con gli islamici : in una chiesa di Bruxelles (i musulmani che hanno più fede dei "cattolici"...)




Foto : dialogo con il senso ridicolo della vita ( in una Chiesa negli USA , casule con animaletti mentre lo scandalo dilaga ...)



Foto : dialogo con i Fratelli Maggiori Ebrei ( cosa direbbero loro di questo ? Bisogna che lo chieda ai miei amici ebrei ...)




Foto : Sito della Parrocchia di Pedaso ( Fermo ) dialogo con i giovani ( pochetti ) buttati sopra l'altare, danno le spalle alla Madonna , con la speranza che non fuggano via dalla chiesa ...




Foto : dialogo con la musica mondana spacciata per musica sacra