martedì 18 ottobre 2011

PREGHIERE RIPARATORIE PER LA PROFANAZIONE DELLA STATUA DELLA SANTISSIMA VERGINE MARIA E DEL SANTISSIMO CROCIFISSO AVVENUTA A ROMA DURANTE LA MANIFESTAZIONE DI SABATO SCORSO



Davanti all’esecranda profanazione di una statua della Madonna e di un Crocifisso, avvenuta nella Città Sacra di Roma vicino a San Pietro, invitiamo di raccogliersi in preghiera di riparazione; e ad invitare coloro che può ad associarsi a tale dolente intenzione.
Una forma di preghiera facilmente alla portata di tutti, e praticabile quanto prima: una decina del S. Rosario (potrebbe essere la contemplazione del secondo Mistero Doloroso: N.S. Gesù Cristo flagellato alla colonna), naturalmente da aggiungersi alle preghiere consuete; se possibile concludendo con questa Orazione : Contro i persecutori della Chiesa:

Preghiamo. Accogli o Signore, placato, le preghiere della Tua Chiesa, affinché, libera da ogni avversità ed errore, Ti possa servire in tranquilla sicurezza. Per Cristo Nostro Signore. Amen.
Miserere nostri Domine!
Regina sacratissimi rosari, ora pro nobis.

lunedì 17 ottobre 2011

LA MESSA IN LATINO DIVIDE ( così dicono certi curiali in Sicilia ... e in ogni altra parte d'Italia ...) UN ARTICOLO CHE NON DIVIDE : E' CHIARA L'IMPOSTAZIONE DI CHI NON VUOL "SENTIRE CUM ECCLESIA"


Vienna, Messa "rock" : il momento della Santa Comunione ( queste cose dividono veramente ... da Dio ! )









Articolo del 31 gennaio 2011 : sempre attuale ! Chissà poi che fine ha fatto l'iniziativa ...

La Messa in latino divide
GIUSEPPE SCIBETTA
Fa discutere (... vecchia tattica dal sapore rivoluzionario, sperimentatissima per "giustificare" ogni sorta di illegalità soprattutto nella Chiesa post-conciliare; metodo di guerriglia psicologica che precede la "pax" di chi, per riportare l'invocata quiete, commette ingiustizia negando quello che la Legge e la Devozione consentono ) la celebrazione della Messa in latino che, a distanza di 41 anni dal Concilio Vaticano II, è stata officiata ieri a Caltanissetta: a sollecitarne la celebrazione un gruppo di fedeli costituitosi a questo fine e composto da Gigino Macro, Cristoforo Sicilia, Rosario Picardo, Silvio Giannone, Enzo Falzone, Alberto Maira e Luca Bonvissuto del capoluogo nisseno, Antonino Torregrossa di San Cataldo e Franco Montagna di Vallelunga, ( era proprio necessario scrivere i nomi di questi valorosi ragazzi? Perchè esporli pubblicamente alla gogna e agli insulti dei "soliti" noti ? N.D.R.)  i quali hanno chiesto dapprima l’autorizzazione a Roma in attuazione del "motu proprio" di Benedetto XVI "Summorum pontificum" del 2007 e poi l’hanno ottenuta dal vescovo della diocesi nissena mons. Mario Russotto (ottimo ! la Redazione del giornale diocesano scrivendo questo "assolve" il Vescovo addossando tutta la "colpa" della celebrazione a  "Roma". Incredibile !!! N.D.R. ) ; questi ha così disposto che la messa secondo il "Vetus Ordo" (vecchio ordine, cioè in latino) in via sperimentale venga celebrata l’ultima domenica di ogni mese nella chiesa Sant’Anna dell’Istituto Testasecca, dove ieri è stata officiata da don Salvatore Modica con la collaborazione dell’assistente Lirio Torregrossa (uno studente in architettura di San Cataldo) e di don Angelo Gallo.
La messa in latino (anche se era stata preannunziata ai frequentatori della chiesa di viale della Regione) ha colto di sorpresa la maggior parte delle persone che hanno preso parte alla funzione, tanto che lo stesso don Salvatore Modica (che per la prima volta ha detto messa in latino nel lontano 1949, quando è stato ordinato sacerdote) con la sua consueta dolcezza, prima di cominciare la funzione religiosa ha fornito ai numerosi fedeli presenti le motivazioni di quella che comunque costituiva "una novità", spiegando che «in fondo non si trattava di una cerimonia "specialissima", poichè scopo della messa - anche se celebrata in latino - rimane sempre quello di accompagnare i
fedeli nel corso di un cammino che porta all’incontro con Gesù». E così anche ieri, in occasione dell’unica messa mattutina fissata come sempre alle ore 9 - si è ritornati alla risacralizzazione del rito ordinario ( ??? N.D.R.)  attraverso il recupero di molti elementi tradizionali.
Molte le persone (c’erano pure tre giovani africani cattolici ospiti del Testasecca) visibilmente e
chiaramente frastornate, ( come mai in altri posti gli Africani sono coloro che seguono con più intensa devozione le Messe nell'antico rito? N.D.R.) la maggior parte delle quali o non hanno mai avuto conoscenza del latino
o avevano quasi del tutto dimenticato le nozioni apprese tanti anni fa a scuola: inevitabile quindi l’imbarazzo con cui hanno seguito il rito sacro. Contenti invece i promotori dell’iniziativa, che hanno seguito la messa con grande devozione sino a quando don Salvatore Modica non ha concluso con il suo "Ite missa est".
E’ stato a quel punto che anche don Angelo Gallo - cogliendo il disagio dei fedeli - ( perchè i fedeli stavano rumoreggiando oppure avevano dato poche offerte ? N.D.R.) è salito sul pulpito e ha voluto dire la sua: «E’ un esperimento quello che stiamo facendo, al fine di poter fare una
esperienza con il rito tradizionale. Abbiamo notato che con la messa in latino c’è maggiore misticismo, maggiore concentrazione da parte di chi la segue, anche se forse sono in molti che non capendo la lingua antica partecipano alla funzione religiosa con minore partecipazione. E’ chiaro che ci sono alcuni che realizzano il loro rapporto con Dio con un colloquio diretto, faccia a faccia; altri che invece preferiscono incontrare il Signore in silenzio. Ora dobbiamo valutare meglio se è più opportuno ritornare a quello che viene definito "novus ordo" (in italiano) oppure lasciarla in latino, che è la lingua universale della Chiesa e quindi in grado di accomunare quanti, in tutte le parti del mondo, si accostano ad un rito cattolico o abbiano una sensibilità comune». «Molto meglio - ha poi commentato un fedele, Antonio Grillo - fare due messe in orari diversi, in maniera da accontentare coloro i quali vogliono la funzione religiosa celebrata in latino ed anche quelli che la vogliono in italiano. Noi così non abbiamo capito niente». «Temo che in questo modo - ha aggiunto Giovanna Barone - i giovani non verranno più in chiesa a seguire la messa: perchè non farla in italiano e consentire a tutti una maggiore partecipazione alle varie fasi del rito religioso?». ( Ma che brava la "Redazione" del giornale diocesano perchè ha solo intervistato i fedeli contrari alla Messa in latino? L'articolista potrebbe essere scritturato da Michele Santoro ... N.D.R.)

Dopo l'Editoriale di seguito  l'articolo, di commento, qua sotto riportato. Senza parole da parte nostra !
«Uso strumentale del ritorno al passato»
Da molti anni la domenica partecipo alla messa delle otto nella mia parrocchia, S. Pietro. Domenica 23, per un contrattempo, ( ma che combinazione ....N.D.R.)
faccio tardi e dirotto i miei passi verso la vicina chiesa di S. Anna al Ricovero Testasecca, alla messa delle 9. Al termine della celebrazione, il rettore don Gallo informa i fedeli che la prossima domenica, alla stessa ora, in via sperimentale, la messa in italiano verrà sostituita da quella in latino.
Dopo il motu proprio di Benedetto XVI Summorum pontificum del 2007, è previsto che i vescovi, dietro richiesta di almeno trenta fedeli, possano autorizzare la celebrazione eucaristica secondo il rito di S. Pio V; non capisco, però, con tutto il rispetto, per quale motivo il nostro vescovo abbia deciso
di sostituire la celebrazione della messa in italiano in S. Anna, che tradizionalmente si celebra alle 9, frequentata dagli abituali fedeli, con quella in latino e non abbia, invece, assegnato a quest’ultima un altro orario. Decido, perciò di tornare, oggi domenica 30 gennaio, a S. Anna, mosso dal desiderio di capirci qualcosa e, insieme, dalla curiosità di vedere "l’effetto che fa". La chiesa è gremita, come le altre domeniche,
da un pubblico in grandissima maggioranza di anziani, i soliti fedeli ai quali si aggiunge la pattuglia di aderenti ad Alleanza Cattolica, dalla quale presumo che, legittimamente, sia partita la richiesta di autorizzare la celebrazione della messa secondo il rito tridentino. Alle nove in punto entra il celebrante, che indossa la pianeta verde tradizionale e, all’avambraccio sinistro, il manipolo: una scena antica che non vedevo da oltre cinquant’anni, da quando, ragazzo, frequentavo l’oratorio salesiano. Il tuffo indietro negli anni si anima e diventa ancora più vivido: Introibo ad altare Dei - Ad Deum qui laetificat iuventutem meam. Ma quale iuventus? La risposta più pertinente sarebbe: Ad Deum qui laetificat senectutem meam. ( io avrei fatto una "censura ecclesiastica" : altro che "ospitalità" a queste blasfeme parole nel Giornale diocesano ! E' una vergogna per la fede. Articolo da mandare alla competente Congregazione Romana : è un dovere correggere l'errore e aiutare chi sbaglia per dargli modo di  tornare alla sana dottrina per la salute della sua anima ! N.D.R.) E’ una praeceps senectus, un’estrema vecchiaia quella che aleggia nella chiesa di S. Anna alla messa delle 9, quando il venerando mons. Salvatore Modica, con una voce flebile che di tanto in tanto cerca di forzare, dà inizio alla celebrazione della messa di S. Pio V, cum oratio haberet - come scrive Cicerone - suam quasi senectutem, quando la parola echeggiava, per così dire, una sua vecchiezza. Il rito prosegue con la solennità ieratica del sacerdote che dà le spalle ai fedeli tagliati fuori dalla celebrazione, al contrario
di quanto aveva voluto il Concilio Vaticano II, disorientati dal ritorno del vecchio, di un rito che si sovrappone alla loro messa. Il mio vicino di banco, ancora più anziano di me, evidentemente non al corrente della novità, mi chiede sottovoce, in dialetto, in quale lingua si stia celebrando la messa, rispondo: "in latino". "Ah! - fa lui - in latino, certo, padre Modica è l’unico prete che conosce il latino. Io, però, non conosco
né il latino né, bene, l’italiano e non ci sto capendo niente". Mi sforzo di spiegargli, anche se non sono molto convinto, che non è tanto importante capire le parole che pronuncia il sacerdote quanto partecipare e unirsi idealmente all’azione liturgica. Non sono pregiudizialmente contrario alla celebrazione della messa in latino: nella Chiesa ci deve essere posto per tutte le sensibilità. La messa in italiano non è, come sostengono i cattolici tradizionalisti, la rottura dell’universalismo della cristianità e la messa in latino ha una grande dignità, specialmente quando viene celebrata dal Santo padre e rivolta ai credenti di ogni parte del modo. Inaccettabile è l’uso strumentale del ritorno al passato, quasi a volere considerare ininfluente il grande e impegnativo magistero del Concilio Vaticano II. ( ma chi tocca il CVII ? L'articolista si studi la Cost.Sacrosantum Concilium. Mai lette tante scorrettezze ... in un Giornale diocesano ! Roba da pazzi ! )
Al termine della celebrazione, forse con l’intento di fugare dubbi e perplessità, il rettore don Gallo, ritiene di dovere fare un breve commento, riaffermando, non senza qualche
contorcimento verbale, ( ma che gentilezza nei confronti di un Sacerdote ! N.D.R.) che quello di oggi è stato solo un esperimento e mettendo in luce pregi e limiti dei due riti, in italiano e in latino: più comprensibile e partecipato il primo, più concentrato e misterioso il secondo. Sic stantibus rebus, che bisogno c’era di scomodare ( ma quanto da fastidio al signor Mangiavillano la mite iniziativa liturgica ... quanto lo infastidisce ... non è mica obbligato ad andare ... ci sono tante chiese ... Sta lottando contro i mulini a vento ! N.D.R.)  S. Pio V oggi, domenica 30 gennaio 2011 a S. Anna al Ricovero?

sabato 15 ottobre 2011

LE BESTIE INFERNALI SI SONO SCATENATE A ROMA


http://www.repubblica.it/politica/2011/10/15/foto/statua_madonna-23287228/1/


Sancte Michaël Archangele,

defende nos in proelio;

contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium.

Imperet illi Deus,

supplices deprecamur: tuque,

Princeps militiae caelestis,

Satanam aliosque spiritus malignos,

qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo,

divina virtute in infernum detrude.

Amen.





DISTRUTTA UNA PARROCCHIA – Durante gli scontri e il corteo, gli indignati hanno preso di mira anche una parrocchia nei pressi di San Giovanni, San Marcellino e Pietro, tra via Labicana e via Merulana, tentando di sfondare la porta della chiesa e distruggendo poi alcuni arredi sacri della casa parrocchiale. In parrocchia, nel momento dell’assalto, non c’erano fedeli, ma il parroco, don Pino Ciucci e diversi sacerdoti. «Sono sconcertato – ha detto – abbiamo visto scoppiare la protesta dalle finestre della parrocchia. Dei giovani incappucciati hanno divelto la porta della sala utilizzata per il catechismo, sono entrati, hanno affisso un manifesto e hanno distrutto quello che c’era dentro. Poi hanno preso una statua della Madonna di Lourdes e un crocefisso, li hanno portati in strada e li hanno frantumati. Un gesto blasfemo di profanazione che non ha alcun senso». http://www.oggi.it/attualita/cronaca/2011/10/15/indignati-e-guerriglia-a-roma-in-fiamme-le-auto-distrutte-vetrine-scontri-e-feriti/

TOLENTINO, CENTRO STORICO, DOMENICA 16 OTTOBRE SANTA MESSA IN LATINO DI DON ANDREA LEONESI



Tolentino, MC, Domenica 16 ottobre ore 16,45
Centro Storico, Chiesa del Sacro Cuore , detta dei "sacconi"
Santa Messa cantata nel rito romano antico
celebrata dal Rev.do Parroco Don Andrea Leonesi.

Un sincero ringraziamento, per il sostegno spirituale più volte espresso, a S.E.R.Mons. Claudio Giuliodori, Vescovo Diocesano.


I Confratelli "sacconi" inizieranno la raccolta di fondi per aiutare alcune famiglie disagiate.

venerdì 14 ottobre 2011

QUANDO LA "GIOVANE" AMERICA LATINA INSEGNA ALLA VECCHIA E STANCA EUROPA. QUEL DESIDERIO INCONTENIBILE DI PRENDERE L'AEREO ...


Foto : La Cattedrale di Ciudad del Este

Ieri ho citato alcuni passi della lettera sulla Liturgia ai Sacerdoti scritta per il suo Clero da Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Rogelio Livieres Plano, Vescovo della Diocesi di Ciudad del Este, Paraguay.
Oggi voglio proporre due video delle Ordinazioni Sacerdotali e Diaconali dell'Agosto 2011 che ho preso dal sito diocesano.
Vi consiglio di osservare anche le foto del Seminario Diocesano : dalla compostezza e dai particolari si evince che Diocesi di Ciudad del Este, grazie al suo Vescovo, sta seguendo ( caso raro…) le sante e sagge indicazioni di Papa Benedetto XVI soprattutto per quanto riguarda la Santa Liturgia.
Naturalmente i frutti spirituali , leggasi nuove vocazioni al Sacerdozio, non si sono fatti attendere.
Non voglio fare comparazioni ma qualcuno mi dica dove in Italia si svolgono tali dignitosissime liturgie di Ordinazioni Sacerdotali e Diaconali.
Io conosco la risposta ( purtroppo)...





giovedì 13 ottobre 2011

UN BRAVO VESCOVO-LITURGO : S.E.R. MONS.ROGELIO LIVIERES PLANO


Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Rogelio Livieres Plano, proveniente dalla Prelatura della Santa Croce dell'Opus Dei, è stato nominato Vescovo della Diocesi di Ciudad del Este, Paraguay, il 12 luglio 2004 dal Beato Giovanni Paolo II .
Nella Solennità di Cristo Re del 2007 il Vescovo ha emanato il Documento per la Liturgia di cui riportamo ampi stralci per quanto riguarda soprattutto la musica sacra.
Attento liturgo, come dovrebbero essere tutti i Vescovi, ha partecipato pochi giorni fa alla Benedizione Abbaziale del nuovo Abate dell'Abazia benedettina, di stampo tradizionale, Notre-Dame di Fontgombault ( Francia ).
Come accade ai devoti servi del Signore anche il Vescovo Mons. Rogelio Livieres Plano è innocente vittima di una campagna di calunnie abilmente orchestrata dai nemici di Cristo e della Chiesa.
Noi preghiamo per questo Successore degli Apostoli che tanto bene sta facendo ai fedeli che la Provvidenza ha messo sotto la sua cura pastorale.
"Ut inimícos sanctæ Ecclésiæ humiliáre dignéris, te rogámus audi nos".

Dal Documento per la Liturgia di Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Mons. Rogelio Livieres Plano :

" Non c'è dubbio che la riforma liturgica del Concilio ha notevolmente contribuito a una partecipazione più consapevole, attiva e fruttuosa dei fedeli al Santo Sacrificio dell'altare.
Tuttavia, ci sono anche ombre.
Quindi occorre non tacere sugli abusi, soprattutto quelli della massima gravità, contro la natura della liturgia e dei sacramenti, anche contro la tradizione e l'autorità della Chiesa, che anche nei giorni nostri di rado compromettono le celebrazioni liturgiche nell’unica Chiesa di Cristo.
In alcuni luoghi gli abusi liturgici sono diventati un'abitudine, che non può essere accettata e che deve terminare.


La cura per l'Eucaristia è guardare il dono dell'amore di Dio e come l'amore comincia a casa propria, nel 2005, ho inviato una lettera ai sacerdoti della diocesi di Ciudad del Este, chiedendo di riservare una particolare cura in tutte le questioni relative alla celebrazione dell'Eucaristia seguendo gli insegnamenti del Papa contenuti della lettera apostolica "Redemptionis Sacramentum", ho pure sottolineato alcuni punti specifici che, nella nostra diocesi, sono stati sbagliati in relazione alla cura di questo tesoro costituito dall’Eucaristia.


I Sacerdoti diocesani che si impegnarono a rispettare questi segni della Chiesa furono ricompensati da frutti abbondanti, sia per se stessi e per i fedeli.
Infatti, la pietà personale dei sacerdoti è stata arricchita e il popolo ha aumentato la devozione a Gesù presente nell'Eucaristia.
Attribuisco questo, soprattutto il forte aumento delle vocazioni sacerdotali e lo spirito positivo che regna nel nostro Seminario "San José".


Ora voglio estendere queste ed altre indicazioni a tutti i sacerdoti, diocesani e religiosi, in modo che dolcemente si possa obbedire agli insegnamenti del Santo Padre.
Vi assicuro, come risultato del nostro rinnovato amore per il Signore, come è stato dimostrato dall’esperienza passata, la moltiplicazione delle benedizioni divine, come è successo con i miglioramenti che ho precedentemente esposto.


Per facilitare l'applicazione immediata, ho voluto riassumere le indicazioni della "Redemptionis Sacramentum", che ci toccano più da vicino nei prossimi paragrafi.
Si potranno tuttavia utilizzare anche le disposizioni dell '"Ordinamento Generale del Messale Romano (2002)" e il "Cerimoniale dei Vescovi". Questi due documenti forniscono delle vere lezioni che entrambi i vescovi e sacerdoti dovrebbero conoscere e praticare.
Questi documenti sono anzi i veri gioielli della Chiesa.
Per chi vuole andare più a fondo alla ricerca di queste gemme, i tre documenti sui quali traggo sono disponibili su Internet.


Ecco, allora, dovremmo tutti seguire gli ordini d'ora in poi, nella celebrazione dell'Eucaristia, perché la fede di tutti i fedeli dipende da ciò che facciamo e viviamo nella liturgia.
Gli antichi dicevano questo: "lex orandi, lex credendi", la nostra preghiera liturgica è la fede.

I fedeli laici che si trovano nella grazia di Dio possono pienamente partecipare alla Messa con solo assistere, seguire le cerimonie e cantare, le risposte del celebrante e adottare una postura appropriata secondo le rubriche.


I ruoli liturgici riconosciuti (ministro straordinario della Comunione, lettore, accolito, cantore) sono disciplinati dalla chiesa.
Anche noi dobbiamo rispettare la dignità dei laici, evitando qualsiasi "clericalizzazione".
Nessuno dovrebbe pensare che coloro che svolgono tali ministeri siano dei cristiani migliori.

La sacrestia non è un deposito.
Si tratta di un luogo sacro, che fa parte del tempio.
Dobbiamo tutti, quindi, mantenere sempre un atteggiamento di rispetto e di silenzio quando ci troviamo in quel luogo.
Dovrebbe anche essere attentamente abbellita con cura, come facciamo con la cappella, pensando all'esempio delle belle sagrestie che sono sempre state nelle basiliche cristiane.


Dobbiamo prepararci per la celebrazione dell'Eucaristia nella sacrestia con particolare attenzione.
I paramenti sacri dovrebbero essere organizzati di conseguenza.
Allo stesso modo, il resto degli oggetti da utilizzare per la Messa (Messale, Lectionario, incenso, ecc) ..
E 'anche utile avere a disposizione del prete e del sacrestano un calendario liturgico, in modo da poter consultare quando necessario.
I Ministri debbono sostare nella sacrestia per l’attenta preparazione per la celebrazione, lo debbono fare in un clima di preghiera e di meditazione.
Che lo rende molto più facile da tenere d'occhio la raccomandazione di pregare nella sagrestia indossando i diversi paramenti perché li associamo un significato spirituale.


Il coro, come implica il nome, è un luogo per i sacerdoti.
Trova anche lì ministri laici che sono veramente necessari e che sostituiscono il clero ordinato e, purtroppo, generalmente scrso nei nostri giorni. I Ministri straordinari della comunione e i vari ministranti non debbono mai stare seduti accanto al sacerdote, ma sul lato del presbiterio.
Soltanto i sacerdoti e i diaconi si possono sedere sulla linea di fondo del presbiterio.
Gli altri servitori della Chiesa, non direttamente assistere alla liturgia deve essere collocato a bordo della nave.


Il sacerdote celebrante deve essere sempre vestito di camice, cingolo, stola e casula.
Nella Messa concelebrata, pianeta chi preside dovrebbe indossare la pianeta, e altri concelebranti : camice, cingolo e stola, anche se è lodevole che tutti i concelebranti indossano pure la pianeta. L'uso del pianeta non è solo per la chiesa parrocchiale, ma anche per le cappellanie.
Questo è un punto in cui dobbiamo cambiare le abitudini.
Il sacerdote è l'ospite del culto pubblico. Non è un divertimento, ma alla santità. Il vostro atteggiamento dovrebbe essere di estrema devozione e di pietà, perché fa le veci di Cristo in una cerimonia sacra, cioè nell'atto supremo del sacerdozio di Gesù Cristo.
Così dovrebbe comportarsi con dignità e con devozione estrema.
Si debbono portare le mani giunte , palmo a palmo con le dita, nella preghiera e la fiducia umile davanti a Dio Padre.
Quando la processione d’ingresso raggiunge l’altare, se il Santissimo Sacramento si trova lì, sia nel centro o su un lato del presbiterio, il sacerdote e i ministri devono genuflettere in segno di culto di Dio, presente nell'Eucaristia. La stessa cosa verrà fatta al momento del congedo.
Fatta la riverenza verso l'altare e la croce, simbolo di Cristo, venga riservato un profondo inchino, sia all’inizio che alla fine della celebrazione al Santissimo Sacramento quando è conservato nel presbiterio.


La Santa Sede ricorda che la musica della Messa, come l'Eucaristia, deve essere sacra perché concepita per la Liturgia.
Secondo il Concilio Vaticano II e gli insegnamenti dei Papi, il canto gregoriano è la tipica e la norma di tutta la musica sacra.
Il canto sacro può essere in latino, in castigliano o Guarani.
Tuttavia, il Concilio e i papi successivi hanno insistito sul fatto che tutti i cattolici dovrebbero conoscere un minimo di canti tradizionali in latino.
A tal fine, Paolo VI, pubblicato nel 1974 una raccolta di canti chiamata "Iubilate Deo", che contiene le melodie gregoriane che tutti dovrebbero conoscere.
Giovanni Paolo II ha ampliato nel 1987.
Qualunque sia la forma della musica liturgica che usiamo nelle nostre chiese (polifonia sacra gregoriano o popolare), sia nella lettera e nella melodia, ritmo e anche nella loro interpretazione della musica liturgica non deve essere come quella utilizzata per altri scopi, come la danza, intrattenimento, film, ecc.
Una marcia militare è musica per camminare.
La Polka è una musica da ballo. Musica sacra è la sola musica per l'Eucaristia.


Dobbiamo anche distinguere la musica liturgica e la musica“religiosa”.
La musica “ religiosa” parla di Dio, ma non è stata concepita per la liturgia, ma è capace eugualmente di ispirare, insegnare, motivare, e così via.
La musica religiosa è molto adatta per incontri religiosi, campeggi, circoli di preghiera dei giovani, ma non per la celebrazione eucaristica.


La musica delle nostre celebrazioni è forse una delle aree in cui abbiamo sofferto così tanto : i sacri riti difatti sono stati spesso profanati dalla banalità delle musiche scelte.
La strada non sarà facile c’è da rispettare ciò che la Chiesa vuole davvero e ciò che si aspetta da noi.
Noi invochiamo la formazione necessaria per la musica liturgica per i sacerdoti e per i laici e non dobbiamo tollerare dei canti che non sono molto adatti per la liturgia.
Si evitino di usare i canti popolari mondano a cui sono semplicemente cambiando le parole.


L’ufficio liturgico sostenuto dalla Diocesi, farà un serio sforzo per incrementare gradualmente l'autentica musica sacra in pochi anni, due o tre al massimo.


Il testo della Messa , sia letta che cantata, sia quello come indicato nel Messale Romano.
Per esempio, non si può sostituire l'atto penitenziale sostituendo i testi ufficiali del Messale perchè l’atto penitenziale deve essere cantato o recitato come i testi del Messale prevedono. Allo stesso modo vale per il Gloria o qualsiasi altra parte della Messa.


In questo modo, le melodie che seguono i testi del Messale dovrebbero durare quanto le parole stesse,senza ritagli e senza duplicazione.
La Musica sacra è la serva dei testi sacri.
Gli altri canti, per esempio, che sono cantati durante l'offertorio, debbono terminare non appena il Sacerdote ha terminato il rito.
Il sacerdote che celebra determina lo spazio del tempo da riservare alla musica ".



lunedì 10 ottobre 2011

MONUMENTALE DISCORSO AI VESCOVI EUROPEI DI MONS.FISICHELLA

ROMA, sabato, 1 ottobre 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l'intervento pronunciato il 30 settembre da mons. Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, in occasione dell’Assemblea plenaria dei Presidenti delle Conferenze episcopali d’Europa, tenutasi per la prima volta in Albania, a Tirana.

Alcuni passi:

Resta, purtroppo, evidente che l’esistenza personale si costruisce ormai prescindendo dall’orizzonte di fede che è relegato a un ambito privato senza incidere nella vita delle relazioni interpersonali, sociali e civili.
Il nostro contemporaneo è fortemente caratterizzato dalla gelosia per la propria indipendenza personale.
Diventato allergico a ogni pensiero speculativo, si limita al semplice momento storico, all’attimo temporale, illudendosi che è vero solo ciò che è frutto della scienza e quindi anche lecito moralmente.
E’ precipitato in una sorta di empirismo pragmatico che lo porta ad apprezzare i fatti e non le idee. Senza alcuna resistenza cambia rapidamente il suo modo di pensare e di vivere, diventando un soggetto progressivamente più cinetico, sempre pronto cioè a sperimentare; desideroso di essere coinvolto in ogni gioco anche se più grande di lui, specialmente se lo rapisce in quel narcisismo non più neppure velato che lo illude sull’essenza della vita.
Insomma, siamo dinanzi a un’esplosione di rivendicazioni di libertà individuali che tocca la sfera della vita sessuale, delle relazioni interpersonali e familiari, delle attività del tempo libero come di quelle lavorative; pensare che questa dimensione non tocchi anche la fede è un’illusione da cui stare lontani.
La religione, infatti, non viene negata, ma pensata con un suo ruolo ben delimitato; interviene solo in parte e marginalmente nel giudizio etico e nei comportamenti. Per quanto paradossale possa sembrare, le rivendicazioni sociali sono sempre fatte in nome della giustizia e dell’uguaglianza, ma alla base si riscontra determinante il desiderio di vivere più liberi a livello individuale. A differenza del recente passato, si tollerano e si sopportano molto di più le ingiustizie e le disuguaglianze sociali, piuttosto che le proibizioni che intaccano la sfera privata. Insomma, si è venuta a creare una situazione completamente nuova in cui si vogliono sostituire gli antichi valori, soprattutto quelli espressi dal cristianesimo. In un orizzonte di questo tipo, in cui l’uomo viene a occupare il posto centrale, baricentro di ogni forma di esistenza, Dio diventa un’ipotesi inutile e un concorrente da evitare. Tale svolta si è attuata in maniera relativamente facile, complici spesso una teologia debole e una religiosità fondata più sul sentimento e incapace di mostrare il più vasto orizzonte della fede.
Dio ha perso la centralità che possedeva.
La conseguenza è che l’uomo stesso ha perso il suo posto. L’eclissi del senso della vita riduce l’uomo a non sapersi più collocare, a non trovare più un posto all’interno del creato e della società. In qualche modo cade nella tentazione prometeica: s’illude di poter diventare padrone della vita e della morte, perche è lui a decidere quando, come e dove. Si vive una cultura tesa a idolatrare la perfezione del corpo, a rendere selettivo il rapporto interpersonale sulla base della bellezza e della perfezione fisica e si finisce dimenticando l’essenziale. Si cade così in una sorta di narcisismo costante che impedisce di fondare la vita su valori permanenti e solidi, per bloccarsi a livello dell’effimero. Qui, pertanto, si pone la grande sfida che attende il futuro: far comprendere che costringere al silenzio il desiderio di Dio radicato nell’intimo, non può mai far approdare alla vera autonomia dell’uomo. In questo contesto, è necessario che la nuova evangelizzazione si faccia carico di contenuti capaci di mostrare che l’enigma dell’esistenza personale non si risolve rifiutando il mistero, ma scegliendo di immettersi in esso. Questo è il sentiero da percorrere; ogni scorciatoia rischia di farci perdere nei meandri di una boscaglia, da cui e impossibile vedere sia l’uscita sia la meta da raggiungere.


L’uomo è in crisi. Non è più capace di ritrovare se stesso dopo le lusinghe cui aveva dato retta, soprattutto quando aveva creduto di aver raggiunto l’età adulta e di essere pienamente padrone di sé e indipendente da ogni autorità. Se l’opera di nuova evangelizzazione si svolgesse solo come la ripresa di una pratica religiosa sarebbe limitata e riduttiva. E’ necessario che essa entri nell’individuazione della patologia per portare una terapia efficace.
(...)
La scelta della neutralità di fronte alla religione, ideata e perseguita da molti, è il metodo più dannoso che si possa immaginare. Le religioni per l’Occidente non possono essere tutte uguali.
Non siamo in una notte oscura dove tutto e incolore. Il primato della ragione, conquistato nel corso dei secoli dalla nostra civiltà, non può appiattirsi su un egualitarismo da sabbie mobili che impedisce di discernere tra le religioni e di scegliere di riconoscere le proprie origini e l’apporto ricevuto dal cristianesimo. Vivere d’indifferenza, agnosticismo e ateismo non solo non consentirà mai di giungere a una risposta sul tema fondamentale del senso della vita, ma non permetterà neppure di centrare l’obiettivo dell’effettiva unità delle nazioni. Non è emarginando né esorcizzando il cristianesimo che si potrà forgiare una società migliore. Non potrà avvenire. Una lettura anticristiana non solo è miope, ma è sbagliata nelle sue stesse premesse. Non sarà possibile formare un’identità matura per i singoli e per i popoli prescindendo dal cristianesimo.

Per tutto il discorso cliccare qua :