martedì 1 novembre 2011

TOLENTINO : SANTE MESSE TRIDENTINE 1 -2 NOVEMBRE







Foto : Altare Maggiore chiesa del Sacro Cuore, Tolentino, con le Reliquie dei Santi e delle Sante venerati nella Chiesa.
Santa Messa cantata del 1 novembre : omelia del celebrante.

Tolentino ( Diocesi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia)
Centro Storico, Chiesa del Sacro Cuore ( vulgo "dei sacconi")
SANTE MESSE NELLA FORMA EXTRAORDINARIA DEL RITO ROMANO
celebrate dal Rev.do Parroco don Andrea Leonesi
- Martedì 1 novembre ore 17 In Festo Omnium Sanctorum
- Mercoledì 2 novembre ore 21 In commemoratione Omnium fidelium defunctorum (nel pomeriggio esposizione del Santissimo Sacramento, Santo Rosario, recita delle devozioni per le anime sante del Purgatorio).

Nell'Ottavario dei Defunti nella Basilica di San Nicola nelle omelie della Santa Messa delle 18,30 ( rito ordinario ) sarà "ripassata" la conoscenza dei "novissimi" : morte, giudizio, inferno, purgatorio, paradiso.
San Nicola da Tolentino,1245 +1305,fu un grande benefattore delle anime purganti. Per questo motivo ben due Papi, Papa Bonifacio IX e Leone XIII lo hanno dichiarato Patrono delle povere anime del Purgatorio. Si ammirano in tutto il mondo delle stupende rappresentazioni iconografiche del Santo agostiniano che libera le anime dal Purgatorio, secondo la visione che San Nicola ebbe di esso, oppure il Santo Taumaturgo che celebra la Santa Santa Messa in suffragio delle povere anime che vengono in tal modo liberate dal Purgatorio e vanno in Paradiso.

lunedì 31 ottobre 2011

AVVENIRE del 30 OTTOBRE L'INTERA PAGINA 13 : INIZIATIVE CONTRO LA FESTA PIU' CRETINA E PERICOLOSA .

Dal quotidiano cattolico Avvenire, di cui condividiamo l’appello fatto al Presidente della Repubblica per scongiurare “ il rischio imminente di chiusura che coinvolge un centinaio di giornali politici, cooperativi, non profit ( fra cui diversi storici giornali Diocesani N.D.R.) e di idee e per la conseguente perdita del lavoro per svariate migliaia di giornalisti e poligrafici prendiamo due iniziziative che verranno realizzate oggi per arginare la pericolosa e demente “Notte di Halloween” che negli ultimi anni ha raggiunto città e paesi della nostra amata Patria. (A.C.)

RIFLESSIONI E PREGHIERA : LA NOTTE E’ GIOVANE
A centinaia i giovani che parteciperanno all'iniziativa dell'Ufficio di pastorale giovanile.
Alle 18 l'incontro con l'arcivescovo Nosiglia e una tavola rotonda con
altre personalità, poi la messa,i canti, l'adorazione
DA TORINO FEDERICA BELLO
Nel cuore della «movida» torinese, tra i locali che propongono i feste di Halloween, balli per streghe e fantasmi, domani sera ci sa¬ranno anche i giovani della "Notte dei santi " per riflettere, pregare e fare festa insieme.
L'iniziativa è dell'Ufficio di pastorale giovanile dell'arcidiocesi subalpina che anche quest'anno alla vigilia ai Ognissanti rilancia l'invito a seguire un cam¬mino di santità. «Rispetto al passato -spiega don Maurizio De Angeli, diret¬tore dell'Ufficio giovani - abbiamo "allungato" l'iniziativa: non ci si ritrova più alle 22, ma già alle 18 con un momento di riflessione e dialogo. Una prima occasione per trasmettere ai giovani il messaggio che la santità è anche impegno concreto per il bene comune; non è un percorso disincar¬nato dal quotidiano, ma la meta di un ca¬mino che, radicato nel Vangelo e nella preghiera, si esprime poi nell impegno concreto per la società». La «Notte» inizierà dunque alle 18 presso il Centro incontri della Regione Piemonte (corso Stati Uniti 23): protago¬nisti l'arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, l'ex rettore del Politecnico di Torino e ora presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), Francesco Profumo, il priore della Comunità di Bose, Enzo Bianchi, e il fondatore del Sermig, Ernesto Olivero. Si confronteranno e dialogheranno con i giovani a partire dal tema «Cammi¬nare insieme: uniti per il bene co¬mune del nostro Paese», collegato anche ai 150 anni dell'Unità d'Italia. Dalla riflessione alla preghiera: alle 21 nella chiesa della Santissima Annunziata, in via Po, una delle vie del cen¬tro più frequentata la sera dai giovani, che confluisce in piazza Vittorio all'altezza dei Murazzi, l'arcivescovo celebrerà la Messa.
«Nell'Eucaristia infatti - prosegue don De Angeli - fondiamo il nostro cammi¬no, celebriamo e festeggiamo i santi, troviamo la forza per guardare a cose grandi, per continuare a crescere guardando in alto».
Al termine della celebrazione, sia la chiesa dell'Annunziata sia l'altra chiesa della stessa via Po, San Francesco da Paola, resteranno aperte sino alla mezzanotte proponendo momenti di adorazione eucaristica guidata, preghiere e canti organizzati grazie alla collaborazione di nu¬merose associazioni impegnate nella pastorale giovanile (le Sentinelle del Mattino, il Tic, il Centro diocesano vocazioni, il Movimento dei Focolari, l'associazione Pier Giorgio Frassati, la Noi Torino, la Hopeel'Agesci). «Chi lo desidera - conclude don De Angeli -potrà così soffermarsi dopo la Messa per prolungare la preghiera o per confessarsi, inoltre davanti alla porta delle due chiese alcuni giovani inviteranno i coetanei "di passaggio" a entrare a farsi racconta¬re cosa si sta facendo e festeggiando. Per non dimenticare poi che la "Notte dei santi" è una festa e che i Santi non vivevano fuori dal mondo, altri giovani, sempre dalle 22 alla mezzanotte si esibiranno su un palco in fondo a piazza Vittorio da dove si accede ai locali dei Murazzi». Proposte musicali e di cabaret con Fran¬cesco Sportelli, i Cometha, Giampiero Perone e Gigi Cotichella per invitare i giovani torinesi a divertirsi in allegria, senza scomodare zucche e fantasmi.
Leggere anche dal sito della Stampa la dichiarazione che ieri ha fatto al riguardo l’Arcivescovo di Torino S.E.R. Mons. Cesare Nosiglia : “«La prossima festa dei Santi e la commemorazione dei fedeli defunti, tanto care alla tradizione anche familiare del popolo cristiano, da anni sono contaminate da Halloween. Mi auguro che i genitori e gli educatori rigettino l'illusione che questa festa importata dagli Stati Uniti sia, tutto sommato, una carnevalata allegra e innocua, che non lascia traccia. E comprendano invece il rischio che comporta l'assecondare una festa che fa dello spiritismo e del senso del macabro il suo centro ispiratore. Tale festa non ha nulla a che vedere con la visione cristiana della vita e della morte; e il fatto che si tenga in prossimità delle feste dei Santi e del suffragio ai defunti rischia sul piano educativo di snaturarne il messaggio spirituale, religioso, umano e sociale che questi momenti forti della fede cristiana portano con sé». http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/427318/ N.D.R.)
Sempre dalla stessa pagina di Avvenire

LE INIZIATIVE
GENOVA, PREGHIERA NELLA CHIESA DEL GESÙ
: Un «momento forte di preghiera, animato dai giovani», un'occasione per «esercitare ia nostra responsabilità morale e spirituale nei confronti del peccato» e per «vivere orazione piò genuina nei fronti dei santi e dei defunti». Così don Guido Gallese, responsabiìe della Pastorale giovanile di Genova, ha presentato ia a di preghiera che si terrà domani sera presso la chiesa del Gesù in piazza Matteotti, dalle 21 fino a mezzanotte per l'adorazione
iiristica con canti e preghiere, (A. Tor-)

AD ACIREALE LA «MARCIA DEI SANTI»
Si chiama la «Marcia dei Santi» ed è organizzata dalla parrocchia San Martino Vescovo di Carruba, frazione condivisa dai comuni di Giarre e Riposto, nella diocesi di Acireale, Da qui, domani alle 15,30, tra canti, slogan e dolci tradizionali, si muoverà per alcune vìe del paese un corteo di ragazzi del catechismo vestiti da santi. “I morti (che si sono addormentati santamente nel Signore N.D.R.) , spiegano gli organizzatori, non sono fantasmi o streghe, zombi o mostri, ma modelli da seguire, fratelli che hanno raggiunto la casa del Padre, persone vive e felici che vegliano su di noi” ( M.G.L.)

sabato 29 ottobre 2011

LA BAMBINA CORAGGIOSA DI TOLENTINO E SAN NICOLA PROTETTORE DELLE ANIME SANTE DEL PURGATORIO




La mia amata Città, Tolentino, ha un efficace Protettore : San Nicola , agostiniano, che anche nei nostri tristi giorni ispira a tanti giovani il desiderio di confessarsi e di pregare.
E’ altamente edificante vedere nello splendido Santuario Agostiniano, dedicato all’umile Taumaturgo, tanti giovani che affollano i confessionali e che, devotamente, si inginocchiano per fare la penitenza sacramentale che è stata loro data.
Non di rado delle mamme e delle nonne portano i loro figli e nipoti, quando sono troppo irrequieti e dicono troppe brutte parole, dai bravi Frati Agostiniani per farli benedire con la Reliquia di San Nicola .
Mio nipote dice troppe parolacce, mi raccontava una nonna, ora lo porto a benedire da San Nicola”.
San Nicola è invocato negli esorcismi perché nella sua umile vita di sacerdote e di religioso ha dovuto combattere contro il demonio : più volte è stato bastonato dal diavolo e per poco non è morto a causa delle percosse.
E’ conservato ancora il bastone trovato vicino il letto del povero frate agostiniano, quasi morente, dopo che il diavolo lo aveva percosso.
Non potendo nulla contro il Santo il diavolo, com'è accaduto anche con altri fedeli testimoni di Dio, più volte ha attentato alla sua vita .
San Nicola è anche invocato come  il Protettore delle Anime Sante del Purgatorio, per questo tantissimi fedeli fanno celebrare dai Frati Agostiniani le Sante Messe per i loro cari .
Lo splendore di questo grande Santo, e della degnissima comunità agostiniana che segue la sua stessa regola, ha una leggera patina in questi giorni.
La Città, negli ultimi anni, ha accolto l’ usanza cretina di “festeggiare”,  Halloween complice anche l’associazione “Ponte del diavolo” che forse non vuole ricordare che lo stupendo ponte medioevale, al di là delle leggende, è stato solcato dai santi di  Nicola quando si recava a trovare i bisognosi e i sofferenti per portar loro la Santa Comunione.
Nonostante il bravo e giovane Padre Gabriele OSA tuoni ogni anno dal pulpito di San Nicola contro questa barbara usanza, che non ha niente a che vedere con te tradizioni della nostra terra, i negozi , anche quelli di proprietà di bravissimi cattolici praticanti, si sono dovuti sempre più “attrezzare” per fornire i macabri quanto mai discutibili “travestimenti” per i bambini.
E’ di pochi giorni fa però la notizia, che mi è stata comunicata da un giovane papà del consiglio di classe che una bambina delle scuole elementari ha coraggiosamente rotto il muro fatto di complice stupidità e supino conformismo, anche delle maestre, dicendo che a motivo della sua fede non avrebbe festeggiato a scuola l’inutile festa pagana-satanica di Halloween.
Apriti cielo ! La bambina, coraggiosa, e la sua famiglia sono stati definiti “  strani” dal resto degli allineati.
Gli unici che non si sono uniti al coro stonato degli osannanti della festa pagana-satanica sono stati dei genitori islamici …evidentemente più saggi ...
San Nicola, Protettore dei nostri giovani , salvali al conformismo delle zucche spesso vuote dei loro “allineati”genitori e volgi le loro menti solo verso Dio da cui proviene ogni bellezza !
Concludo con la riflessione, difficilmente non condivisibile, del famoso esorcista Padre Gabriele Amorth che ho tratto, su suggerimento di uno dei miei amici di Facebook, dal sito : http://www.preghiereagesuemaria.it/ :
''Penso che la società italiana stia perdendo il senno, il senso della vita, l'uso della ragione e sia sempre più malata. Festeggiare la festa di Halloween è rendere un osanna al diavolo. Il quale, se adorato, anche soltanto per una notte, pensa di vantare dei diritti sulla persona. Allora non meravigliamoci se il mondo sembra andare a catafascio e se gli studi di psicologi e psichiatri pullulano di bambini insonni, vandali, agitati, e di ragazzi ossessionati e depressi, potenziali suicidii''. L'articolo di http://www.preghiereagesuemaria.it/ continua : " la condanna e' dell'esorcista della Santa Sede, gia' presidente dell'associazione internazionale degli esorcisti, il modenese padre Gabriele Amorth .I macabri mascheramenti, le invocazioni apparentemente innocue altro non sarebbero, per l'esorcista, che un tributo al principe di questo mondo: il diavolo. ''Mi dispiace moltissimo che l'Italia, come il resto d'Europa, si stia allontanando da Gesu' il Signore e, addirittura, si metta a omaggiare satana'', dice l' esorcista secondo il quale ''la festa di Halloween e' una sorta di seduta spiritica presentata sotto forma di gioco. L'astuzia del demonio sta proprio qui. Se ci fate caso tutto viene presentato sotto forma ludica, innocente. Anche il peccato non e' piu' peccato al mondo d'oggi. Ma tutto viene camuffato sotto forma di esigenza, liberta' o piacere personale. L'uomo - conclude - e' diventato il dio di se stesso, esattamente cio' che vuole il demonio''. E ricorda che intanto, in molte citta' italiane, sono state organizzate le 'feste della luce', una vera e propria controffensiva ai festeggiamenti delle tenebre, con canti al Signore e giochi innocenti per bambini”.


mercoledì 26 ottobre 2011

E io posto SOLO le foto del Cardinale in CAPPAMAGNA (si prega di studiare il Caerimoniale Episcoporum attualmente in vigore al riguardo …)








" Ma perchè i Cardinali vestiti da Cardinali vi fanno così schifo? Questa è la Chiesa, la Chiesa nella sua grandezza, potenza e virilità. E' vero che siamo abituati al clero in breghette e maglietta del grest, ma non è la cosa giusta.
Tutto quel rosso richiama alla nobiltà del Cardinalato,chiamato ad essere vicino al Papa anche a costo di lasciarci il sangue.
Gente, svegliatevi: avete riempito le chiese di tutte le pagliacciate possibili, vedi stregoni in costume vudù o danzatrici, in nome della inculturazione, e poi vi sdegnate per un Cardinale vestito da Cardinale? " ( un commento da Messainlatino)

Il Papa ha ricordato oggi un'Omelia di San Giovanni Crisostomo : “Finché saremo agnelli, vinceremo e, anche se saremo circondati da numerosi lupi, riusciremo a superarli. Ma se diventeremo lupi, saremo sconfitti, perché saremo privi dell’aiuto del pastore”


Dall'Omelia di Papa Benedetto XVI , Vaticano 26 ottobre 2011.

"  ... Nel brano del profeta Zaccaria che abbiamo appena ascoltato è risuonato un annuncio pieno di speranza e di luce (cfr Zc 9,10). Dio promette la salvezza, invita ad “esultare grandemente” perché questa salvezza si sta per concretizzare. Si parla di un re: “Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso” (v. 9), ma quello che viene annunciato non è un re che si presenta con la potenza umana, la forza delle armi; non è un re che domina con il potere politico e militare; è un re mansueto, che regna con l’umiltà e la mitezza di fronte a Dio e agli uomini, un re diverso rispetto ai grandi sovrani del mondo: “cavalca un asino, un puledro figlio d’asina”, dice il profeta (ibidem). Egli si manifesta cavalcando l’animale della gente comune, del povero, in contrasto con i carri da guerra degli eserciti dei potenti della terra. Anzi, è un re che farà sparire questi carri, spezzerà gli archi di battaglia, annuncerà la pace alle nazioni (cfr v. 10).

Ma chi è questo re di cui parla il profeta Zaccaria? Andiamo per un momento a Betlemme e riascoltiamo ciò che l’Angelo dice ai pastori che vegliavano di notte facendo guardia al proprio gregge. L’Angelo annuncia una gioia che sarà di tutto il popolo, legata ad un segno povero: un bambino avvolto in fasce, posto in una mangiatoia (cfr Lc 2,8-12). E la moltitudine celeste canta “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama” (v. 14), agli uomini di buona volontà. La nascita di quel bambino, che è Gesù, porta un annuncio di pace per tutto il mondo. Ma andiamo anche ai momenti finali della vita di Cristo, quando Egli entra in Gerusalemme accolto da una folla festante. L’annuncio del profeta Zaccaria dell’avvento di un re umile e mansueto tornò alla mente dei discepoli di Gesù in modo particolare dopo gli eventi della passione, morte e risurrezione, del Mistero pasquale, quando riandarono con gli occhi della fede a quel gioioso ingresso del Maestro nella Città Santa. Egli cavalca un asina, presa in prestito (cfr Mt 21,2-7): non è su di una ricca carrozza, non è a cavallo come i grandi. Non entra in Gerusalemme accompagnato da un potente esercito di carri e di cavalieri. Egli è un re povero, il re di coloro che sono i poveri di Dio. Nel testo greco appare il termine praeîs, che significa i mansueti, i miti; Gesù è il re degli anawim, di coloro che hanno il cuore libero dalla brama di potere e di ricchezza materiale, dalla volontà e dalla ricerca di dominio sull’altro. Gesù è il re di quanti hanno quella libertà interiore che rende capaci di superare l’avidità, l’egoismo che c’è nel mondo, e sanno che Dio solo è la loro ricchezza. Gesù è re povero tra i poveri, mite tra quelli che vogliono essere miti. In questo modo Egli è re di pace, grazie alla potenza di Dio, che è la potenza del bene, la potenza dell’amore. E’ un re che farà sparire i carri e i cavalli da battaglia, che spezzerà gli archi da guerra; un re che realizza la pace sulla Croce, congiungendo la terra e il cielo e gettando un ponte fraterno tra tutti gli uomini. La Croce è il nuovo arco di pace, segno e strumento di riconciliazione, di perdono, di comprensione, segno che l’amore è più forte di ogni violenza e di ogni oppressione, più forte della morte: il male si vince con il bene, con l’amore.

E’ questo il nuovo regno di pace in cui Cristo è il re; ed è un regno che si estende su tutta la terra. Il profeta Zaccaria annuncia che questo re mansueto, pacifico, dominerà “da mare a mare e dal Fiume fino ai confini della terra” (Zc 9,10). Il regno che Cristo inaugura ha dimensioni universali. L’orizzonte di questo re povero, mite non è quello di un territorio, di uno Stato, ma sono i confini del mondo; al di là di ogni barriera di razza, di lingua, di cultura, Egli crea comunione, crea unità. E dove vediamo realizzarsi nell’oggi questo annuncio? Nella grande rete delle comunità eucaristiche che si estende su tutta la terra riemerge luminosa la profezia di Zaccaria. E’ un grande mosaico di comunità nelle quali si rende presente il sacrificio di amore di questo re mansueto e pacifico; è il grande mosaico che costituisce il “Regno di pace” di Gesù da mare a mare fino ai confini del mondo; è una moltitudine di “isole della pace”, che irradiano pace. Dappertutto, in ogni realtà, in ogni cultura, dalle grandi città con i loro palazzi, fino ai piccoli villaggi con le umili dimore, dalle possenti cattedrali alle piccole cappelle, Egli viene, si rende presente; e nell’entrare in comunione con Lui anche gli uomini sono uniti tra di loro in un unico corpo, superando divisione, rivalità, rancori. Il Signore viene nell’Eucaristia per toglierci dal nostro individualismo, dai nostri particolarismi che escludono gli altri, per formare di noi un solo corpo, un solo regno di pace in un mondo diviso.

Ma come possiamo costruire questo regno di pace di cui Cristo è il re? Il comando che Egli lascia ai suoi Apostoli e, attraverso di loro, a tutti noi è: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli… Ed ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,19). Come Gesù, i messaggeri di pace del suo regno devono mettersi in cammino, devono rispondere al suo invito. Devono andare, ma non con la potenza della guerra o con la forza del potere. Nel brano del Vangelo che abbiamo ascoltato Gesù invia settantadue discepoli alla grande messe che è il mondo, invitandoli a pregare il Signore della messe perché non manchino mai operai nella sua messe (cfr Lc 10,1-3); ma non li invia con mezzi potenti, bensì “come agnelli in mezzo ai lupi” (v. 3), senza borsa, bisaccia, né sandali (cfr v. 4). San Giovanni Crisostomo, in una delle sue Omelie, commenta: “Finché saremo agnelli, vinceremo e, anche se saremo circondati da numerosi lupi, riusciremo a superarli. Ma se diventeremo lupi, saremo sconfitti, perché saremo privi dell’aiuto del pastore” (Omelia 33, 1: PG 57, 389). I cristiani non devono mai cedere alla tentazione di diventare lupi tra i lupi; non è con il potere, con la forza, con la violenza che il regno di pace di Cristo si estende, ma con il dono di sé, con l’amore portato all’estremo, anche verso i nemici. Gesù non vince il mondo con la forza delle armi, ma con la forza della Croce, che è la vera garanzia della vittoria. E questo ha come conseguenza per chi vuole essere discepolo del Signore, suo inviato, l’essere pronto anche alla passione e al martirio, a perdere la propria vita per Lui, perché nel mondo trionfino il bene, l’amore, la pace. E’ questa la condizione per poter dire, entrando in ogni realtà: “Pace a questa casa” (Lc 10,5).

Davanti alla Basilica di San Pietro, si trovano due grandi statue dei santi Pietro e Paolo, facilmente identificabili: san Pietro tiene in mano le chiavi, san Paolo invece tiene nelle mani una spada. Per chi non conosce la storia di quest’ultimo potrebbe pensare che si tratti di un grande condottiero che ha guidato possenti eserciti e con la spada ha sottomesso popoli e nazioni, procurandosi fama e ricchezza con il sangue altrui. Invece è esattamente il contrario: la spada che tiene tra le mani è lo strumento con cui Paolo venne messo a morte, con cui subì il martirio e sparse il suo proprio sangue. La sua battaglia non fu quella della violenza, della guerra, ma quella del martirio per Cristo. La sua unica arma fu proprio l’annuncio di “Gesù Cristo e Cristo crocifisso” (1Cor 2,2). La sua predicazione non si basò “su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza” (v. 4). Dedicò la sua vita a portare il messaggio di riconciliazione e di pace del Vangelo, spendendo ogni sua energia per farlo risuonare fino ai confini della terra. E questa è stata la sua forza: non ha cercato una vita tranquilla, comoda, lontana dalle difficoltà, dalle contrarietà, ma si è consumato per il Vangelo, ha dato tutto se stesso senza riserve, e così è diventato il grande messaggero della pace e della riconciliazione di Cristo. La spada che san Paolo tiene nelle mani richiama anche la potenza della verità, che spesso può ferire, può far male; l’Apostolo è rimasto fedele fino in fondo a questa verità, l’ha servita, ha sofferto per essa, ha consegnato la sua vita per essa. Questa stessa logica vale anche per noi, se vogliamo essere portatori del regno di pace annunciato dal profeta Zaccaria e realizzato da Cristo: dobbiamo essere disposti a pagare di persona, a soffrire in prima persona l’incomprensione, il rifiuto, la persecuzione. Non è la spada del conquistatore che costruisce la pace, ma la spada del sofferente, di chi sa donare la propria vita. ... ".

lunedì 24 ottobre 2011

SEMINARIO AFFITTASI : “ Non mandare tuo figlio nel Seminario di … perchè è un covo di fr…” ( Incredibile frase diffamatoria di un prete di un gruppo ecclesiale contro il suo stesso seminario diocesano )

Due immagini dei nostri tristi giorni : sopra, un ex Seminario Vescovile
( che nulla c'entra con l'articolo postato) con l'annuncio della Notte delle Steghe.
Sotto, dei ragazzi che  entrati in una sagrestia indossando i Sacri Paramenti e posano allegramente. Cosa "normale" anche per i preti ...













La spiritualità non ha confini e può assumere diverse colorazioni.
Nell’ambito del cosiddetto movimento tradizionalista si possono avere , ad esempio, dei fedeli che amano assistere quasi esclusivamente alla Santa Messa letta mentre altri preferiscono che la Liturgia venga supportata dalla musica sacra e soprattutto dal Canto Gregoriano, il canto della Chiesa accompagnato da ampie effusioni di incenso ...
Ricordo che un anziano prete mi raccontava che il Signore si può anche servire, al fine vocazionale, della sacra veste talare …
Quante volte abbiamo letto fra i commenti dei blog tradizionalisti, con una buona base di indiscutibile verità, che il nostro amore per la Messa tradizionale deve andare ben al di la’ dei “pizzi e merletti” oppure di certo fatuo “fasto liturgico”.
Prima degli sconvolgimenti post conciliari nei Seminari venivano però guardati con occhio di particolare benevolenza proprio quei seminaristi che si occupavano prevalentemente delle "cose di Dio" per il culto cattolico.
Nessuno può farsi giudice delle aspirazioni spirituali di altri : è sacrosanto che un fedele possa non amare i convegni ecclesiali e le relative celebrazioni annesse ma a nessuno è dato di definire un Pontificale nel rito antico come "inutile espressione di fasto” !
Le affermazioni lapidarie di  "inutile lusso" applicate alla Santa Liturgia nella forma solenne mi fanno ricordare aimè un certo depauperamento che è iniziato nella chiesa solo dopo il concilio.
Ricordo perfettamente quel che mi rispondevano  quando, da piccolo, chiedevo ad uno dei Canonici della Cattedrale perchè non fossero più celebrati i Pontificali : “ Perchè il  vescovo ( allora Mons.Tonini) non vuole celebrare Pontificale ( che  caratterizzava io momenti più importanti della vita Diocesana)  perché lo ritiene troppo fastoso” ...
La stessa frase è stata , fino alla noia, ripetuta nelle più insigni Cattedrali e nei santuari più celebri d'Italia al fine di  evitare di tanto temuti fasti liturgici !
Il medesimo concetto mi è stato pure recentemente ribadito, in camera caritatis, da alcuni vescovi : “ ...non ci piace che siano organizzate le liturgie fastose che disturbano la nostra pastorale …”
Ho, aimè, sentito lo stesso odore "calvinista" quando un fedele, tradizionalista, ha definito “inutile” la celebrazione di una Messa nella forma pontificale ergendosi sopra il giudizio di un vescovo diocesano che, invece, l’aveva ritenuta spiritualmente edificante per la sua Diocesi.
Non abbiamo noi stessi, tradizionalisti, più volte detto e scritto che il depauperamento della Liturgia è stato il primo passo verso la dissoluzione liturgica ( ed anche verso la sua desacralizzazione)?
Ancora una volta ecco alleati, per il gusto di contestare l'Autorità e il buon senso ecclesiale, sia i tradizionalisti neo-calvinisti che  i modernisti neo-pauperisti .
A farne le spese, come sempre, il sensus fidei . I  fedeli, che con tanto entusiasmo si affidano alle belle liturgie, non capiscono il perché delle critiche che giungono addirittura da due versanti opposti.
Il sensus fidei che viene puntualmente annientato dai soliti “rettori di seminario” che, ancorati fermamente a formule sessantottine, si occupano che i giovani possano diventare dei preti “uguali al resto degli uomini” oppure, per usare una formula involontariamente ironica di un “esegeta” degli anni ’70 “ più uomini degli altri”.
Nel lontano 1972 un profeta delle disgrazie ecclesiali e vero apostolo del Sacerdozio e dei Seminari Mons. Marcel Lefebvre, nel suo celebre libro “ Un Vescovo parla” a pagina 155 aveva scritto :
Il sacerdote che ha un'idea sbagliata del suo sacerdozio e si crede « un uomo come gli altri » perde il senso della dignità sacerdotale. Non deve meravigliarsi se il mondo non lo rispetta più. Questo disorientamento non può che sfociare nel disprezzo da parte dei nemici della Chiesa e di coloro che conservano un'idea esatta del sacerdozio.
I seminari che acconsentirono ad adeguare la formazione dei seminaristi a questa falsa concezione del sacerdote sono letteralmente colati a picco. I seminaristi seri rifiutano a buon diritto quella formazione pericolosa per la fede e i costumi. Coloro che si rallegrarono di quelle riforme, e le pretesero, non tardarono a concludere che in tal modo sarebbero stati militanti più liberi di dedicarsi alla rivoluzione sociale, politica e religiosa al di fuori delle istituzioni della Chiesa. È così che i seminari si svuotano, più o meno rapidamente secondo i luoghi.
Tuttavia, la possibilità di creare veri seminari esiste, perché le buone vocazioni sono numerose. Dev'essere questa la principale preoccupazione dei vescovi e dei sacerdoti consci del pericolo che corre la Chiesa. Lo spirito Santo rimane nella sua Chiesa e vuole continuare a effondersi nelle anime, in quelle sacerdotali in particolare. Possa esserci concesso di riuscire a ricostituire vere case di formazione sacerdotale quali la Chiesa le ha sempre desiderate. Non dobbiamo avere nessun timore per le vocazioni, il finanziamento e i professori. La provvidenza dà in abbondanza a chi crede in essa e le resta fedele”.
Eppure diversi Rettori di Seminario si dimostrano “integralisti” a senso unico : impedendo ai giovani seminaristi di pregare o, tanto più, di inginocchiarsi.
Ferocemente contrari a ogni tipo di bellezza liturgica alcuni Rettori di gloriosi Seminari, sostenuti per secoli dalla pietas e dalla sanctitas di ecclesiastici e di devoti fedeli, hanno distrutto quel che rimaneva delle chiese seminariali, non abbastanza sfasciate nel post-concilio.
Gli integralisti Rettori di Seminario guardano con sospetto i seminaristi che pregano troppo o che indugiano nelle sagrestie alla ricerca di paramenti belli …
La Nuova Inquisizione Seminarista ( d’ora in poi NIS ) osserva se la pupilla del giovane si dilata troppo quando viene esposto , sia pur raramente, il Santissimo Sacramento o quando viene venerata l'immagine della Madonna Santissima.
La NIS , apparentemente rivestita di mielosa  “humanitas”, afferma di non voler imprigionare i giovani seminaristi con regole, con metodi e con usanze  : " i giovani debbono dar sfogo alla loro creatività al fine di conseguire una dimensione sacerdotale più al passo con i tempi ".
La NIS è operante, attraverso un pactum sceleris, anche fuori dalle mura dei seminari : i giovani che fanno servizio in parrocchia vengono monitorati durante le celebrazioni liturgiche. Se osano prendere la Comunione direttamente in bocca oppure se si inginocchiano alla Consacrazione la loro vita, una volta tornati in Seminario, diventa impossibile ...
Per consultare un sito internet legato alla Tradizione bisogna andare nel bar più vicino al seminario... le copie di alcuni documenti pontifici "scomodi" come il Motu Proprio Summorum Pontificum o Sacramentum Caritatis ecc ecc vengono lasciate solo nella casa familiare.
Quando si sta in Seminario bisogna che tutti giudichino che sei moderno e creativamente al "passo con i tempi" ...
La "creatività" dei giovani, controllata dalla NIS dei rettori in odore di '68,  deve costituire l'unica via maestra per i seminaristi dei rettori integralisti.
Il risultato di tanta “creatività” è l’allontanamento dei giovani dalla vera ed autentica visione sacerdotale cattolica.
Dal lontano 1961 delle forze oscure, sicuramente in possesso di molti soldi, hanno iniziato la battaglia per la conquista della Chiesa partendo proprio dalla disgregazione dei seminari.
Il 23 maggio 1961 pare che un Ecclesiastico abbia scritto ad un’organizzazione nemica della Chiesa : «con molta gioia, tramite il F. Mapa, il Vostro delicato incarico: organizzare silenziosamente in tutto il Piemonte e la Lombardia come disgregare gli studi e la disciplina nei seminari».
Un po’ come avvenne dopo il 1968 nelle scuole statali, quando professori imbevuti di ideologie marxiste, socialiste, libertarie, materialistiche, fecero di tutto per devastare l’insegnamento pubblico, riducendo alla fine la scuola in uno squallido «diplomificio» incapace di selezionare i migliori sulla base della meritocrazia….
Quattro mesi dopo, il 12 settembre 1961 pare che “Frama” abbia scritto ancora a Palazzo Giustiniani. «Dopo aver avvicinato e contattato più volte i Ff. “Pelmi” e “Bifra”, sono ritornato da “Mapa” per presentare un primo piano di lavoro - scrive “Frama” - Egli consiglia di iniziare con la disgregazione dei programmi di studio, insistendo presso i nostri fedeli docenti perché, con argomenti di nuova pseudo-teologia e pseudo-filosofia, gettino il seme presso gli alunni, oggi sitibondi di novità». «In tal modo - continua la lettera -, la disgregazione disciplinare sarà una semplice conseguenza che verrà spontaneamente, senza che noi ce ne occupiamo: penseranno gli stessi alunni». Un piano evidentemente esteso e ben architettato, quello della massoneria contro la Chiesa. Un piano che ha purtroppo dato i suoi frutti marci. La terza lettera di “Frama” parla di una riunione svoltasi la sera prima tra i Fratelli “Pelmi”, “Mapa”, “Bifra”, “Salma”, “Buan”, “Algo” e “Vino”, in cui si è deciso di «iniziare degli esperimenti presso alcuni seminari d’Italia», ad esempio Torino, Trento e Udine, pieni di massoni. Inoltre «bisogna diffondere in tutti i Seminari il nostro concetto di libertà e di dignità della persona umana, senza alcuna remora né da parte dei superiori, né da parte di alcuna legge. Occorre una stampa capillare».( fine della prima parte)