lunedì 14 novembre 2011

DAL CREDERE O MENO ALLA PRESENZA REALE DELL'EUCARISTIA DERIVA ANCHE LA BUONA MUSICA

Uno dei tanti manifesti per un "concerto" del M° Allevi. Musica d'intrattenimento piacevole, commercialmente ed abilmente "spacciata" come evento culturale e persino proposta " come elemento di spessore spirituale " per il  XXV Congresso Eucaristico Nazionale di Ancona.
Nessuno vuole infierire contro una "buona" musica commerciale se questa rimane nella sua naturale collocazione.



L'umiltà di un'immagine devozionale del 1699 : Santa Cecilia " devotione ". Sagrestia di un'ormai povera chiesa di un paesetto del fermano ( un tempo assai frequentata) 

Le splendide esecuzioni musicali nell’Abbazia Anglicana diWestminster e nella Cattedrale Cattolica di Londra in occasione della  visita di Papa Benedetto XVI nello scorso anno mi hanno particolarmente colpito.
Non avevo dubbi sull'ottima esecuzione del complessi corali che si sarebbero esibiti in quelle storiche giornate.
L’ottimo vaticanista Sandro Magister ha dedicato al coro dell’Abbazia Anglicana di Westminster un memorabile articolo .
L'altro celeberrimo coro londinese “Westminster Cathedral Choir” nella messa Papale nella Cattedrale Cattolica ha impartito una lezione  a tutti noi, compresi a tanti saccenti liturgisti, di  come dovrebbe essere lo “stile” musicale in una celebrazione liturgica.
Fra l’evidente contentezza del Papa, perfettamente a suo agio, il Westiminster Cathedral Choir ha eseguito magistralmente tutte le parti del Proprium della Messa in canto gregoriano.
Quali sono i cori, nelle tante Cattedrali italiane che eseguono il “proprium” della Messa  come  il Messale paolino prevede?
Non è mancato nulla nella celebrazione nella Cattedrale Londinese : dal canto gregoriano, il Cantus Ecclesiae, alla polifonia al nobile canto dell’assemblea dei fedeli !
Durante la visita Papale nel Regno Unito il mondo si è potuto accorgere della "novità" stupenda rappresentata dalle composizioni corali del Maestro James MacMillan   che ha esaltato liturgicamente la grande tradizione della musica sacra nel Regno Unito nella Messa, dedicata al Beato Jhon Henry Newman,  che ha composto e diretto al Bellahouston Park di Glasgow nel primo giorno della sua visita nel Regno Unito.
In quei giorni, mentre me ne stavo incollato al pc per seguire le "dirette" delle cerimonie papali, il mio pensiero, sconsolato, sé andato alla nostra amata Patria dove sono stati cacciati, anche recentemente, illustri Maestri, come nel caso della Cattedrale di Cremona, tanto per non fare nomi, perché ritenuti colpevoli di non favorire il canto dell’assemblea dei fedeli !
Non posso, altresì, pensare con una molta preoccupazione al progetto culturale della CEI di cui si sta molto discutendo sia su internet che nelle Diocesi all’inizio del nuovo anno pastorale.
Il Santo Padre Benedetto XVI ha più volte levato il suo grido di allarme, rivolto per lo più ai giovani, macinati dalla società sempre più materialista, che non riescono ad impostare la propria vita sui valori cristiani.
Dopo il Convegno ecclesiale di Verona la CEI ha elaborato un progetto che è pubblicato sul sito :
Come insegnante e come responsabile di gruppi musicali ecclesiali dovrei essere contento e tranquillo.
Invece non lo sono !
Leggendo le linee programmatiche del progetto culturale della CEI i miei timori si infittiscono.
Per generazioni le sfide educative della Chiesa, anche in tempi perigliosi per i cattolici, sono state sempre improntate all’esaltazione della cultura cattolica evidenziata dalle forme artistiche che hanno avuto molta presa soprattutto nella popolazione.
I risultati di queste feconde scelte pastorali-culturali ancora sono tangibili in tutta la Penisola.
Intere generazioni di musicisti, compositori, organisti, direttori di coro e cantanti, si sono formati soprattutto dopo la pubblicazione nel Motu Proprio di San Pio X sulla musica sacra sia pur in un momento difficile per la nostra Nazione, a causa dell’estesa povertà, e della situazione di conflitto Stato-Chiesa.
Buona parte dei cori liturgici ancora esistenti sono nati a seguito di  quello straordinario documento del Magistero che aveva finalmente ripulito la musica sacra da ogni contaminazione teatrale e mondana.
Nei nostri già opulenti giorni la musica sacra e la musica “classica” vengono sistematicamente annientate nelle Agorà e nei raduni diocesani o nazionali in cui  i Vescovi, al fine di aggraziarsi i giovani, organizzano sistematicamente esecuzioni di musica rock e altre manifestazioni “alla moda”.
Non mi fido dei progetti culturali proposti dagli organismi culturali della CEI che impongono festival, lasciati gestire dai soliti potentati artistici, che sono completamente avulsi dalla realtà del territorio.
Dov’è l’attenzione e la valorizzazione dei  tanto disprezzati cori liturgici che , con spirito di puro volontariato, servono puntualmente l’altare ?
I cori polifonici non stanno, in maniera solitaria e spesso disperata, operando la vera “sfida educativa” ignorata dai burocrati della CEI ?
Mi sono già espresso in questo blog, come pure dalle ospitali pagine del locale Corriere Adriatico, sulla musica che è stata eseguita in occasione del citato Congresso Eucaristico Nazionale di Ancona : un'occasione mancata per esprimere alla "Chiesa che è in Italia"  la fresca "novità" del pensiero liturgico del Papa.
Ecco quello che ha scritto un esimio Maestro che ha dovuto abbandonare il suo ministero di musicista al servizio dell'Altare perchè quel sacro spazio è stato abusivamente occupato, con  la forza, da coloro che rincorrono le mode per farsi "belli" agli occhi del mondo : "
" che dire... dopo quarant'anni di servizio liturgico come organista in  una parrocchia della diocesi di Treviso, periodo in cui ho avuto come bussola del mio operare (per quanto concerne la liturgia e la musica), solo la Costituzione Apostolica "Sacrosanctum Concilium" e l'Istruzione "Musicam Sacram", ho detto BASTA!!! L'ipocrisia di molti preti che si riempiono la bocca del Concilio e che sono stati allevati nel seminario tarvisino a pane, latte e Concilio, è grande. Nel loro operare liturgico del magistero conciliare applicano ben poco, quel poco che fa loro comodo. Sono insofferenti a tutto ciò che, sia nella liturgia, sia nella musica, può rappresentare anche flebilmente la Tradizione. Si attorniano di strimpellatori di chitarre che oltre ai tre accordi del giro armonico strappati sempre con lo stesso ritmo, nulla sanno né di musica, né di liturgia. Si avvalgono di catechiste che, come dice Lei, per la stragrande maggioranza, pur nella buona personale volontà, sono impreparate e, talvolta, alcune di loro non frequentano nemmeno la messa festiva. Cosa si insegni in quelle ore di catechismo proprio non lo so, ma i frutti sono sotto gli occhi di tutti. Ho poi la sensazione, spero sbagliata, che i preti credino sempre meno nella "Presenza Reale", certamente non lo dicono apertamente come il "coraggioso" vescovo di Rodez, Fonlupt, mi chiedo però: se ritieni che nell'ostia consacrata ci sia la Presenza Reale di Nostro Signore (e un tempo ci insegnavano che questa Presenza sussiste anche nella più piccola briciolina dell'Ostia consacrata), perché non hai la massima cura nella pulizia del calice con il quale hai celebrato e della pisside che hai appena svuotato. Personalmente ho potuto vedere una pisside vuota riposta da mesi in una credenza della sacrestia, con una miriade di briciole attaccate all'interno della coppa. Allora viene da chiedersi: o credi nella Presenza Reale e allora la scarsa cura nella pulizia dei vasi sacri rende il tuo operare un sacrilegio, oppure, visto che non pulisci bene, non ci credi e allora sei eretico; tertium non datur. Dal credere o meno alla Presenza Reale, dipende anche l'atteggiamento da tenersi in chiesa, il recupero del sacro silenzio (praticamente scomparso dalla santa messa in quanto sommerso da una mare di parole e battimani), l'esigenza di confessarsi e molte altre cose.  Per carità cristiana mi fermo qui: ho solo tanta amarezza e prego il Signore per la Sua Chiesa e per la conversione dei preti".
Come ha fatto, infine,  un importante ecclesiastico ad esaltare il "concerto" del M° Allevi in Ancona in occasione del Congresso Eucaristico definendolo come " evento di spessore spirituale" invece della più ovvia considerazione di  bella e tranquilla serata estiva accompagnata da una buona musica ricreativa ?
A.C.







                            


giovedì 10 novembre 2011

MISSA DA REQUIEM A TOLENTINO

2 Novembre 2011 : la Croce devozionale per i Defunti sulla porta della Chiesa con le candele accese
                                                                                    L'interno della Chiesa : l'Altare
Il tumulo con l'antica coltre di velluto che si usa una volta l'anno

Nell'Ottavario dei Defunti la Croce devozionale è stata posta nella navata



Su Youtube il filmato, opportunamente ridotto da me, della Messa .

PROF CHE SIGNIFICA SOLENNE ?




























Ho evitato in tutti i modi, raccontando oggi ai miei alunni il miracolo di San Leone Magno che, con l'aiuto divino, è riuscito a fermare Attila salvando Roma, di usare termini di cui i ragazzi non potevano sapere il significato : piviale ( paramento oggi pressocchè sconosciuto ...), mitria ecc ecc
Ma quando ho detto : " Il Papa Leone, indossate le vesti liturgiche più solenni" un ragazzo, con un candore celestiale, mi ha chiesto : " Che significa solenni? ".
Ecco quello che hanno fatto dopo il Concilio Vaticano II ai nostri ragazzi, rendendoli così vulnerabili allo spirito del mondo e alle sue mode consumistiche : hanno tolto ogni sano e santo riferimento alla verticalità liturgica che ha prodotto solo del bene, anche dal punto di vista cultuale.
Non mi va poi di parlare, per questa volta,  della Musica Sacra, diventata la grande Cenerentola della Chiesa Cattolica ...
Chiediamo ai ministranti, di ieri e di oggi delle foto, postate frettolosamente, cosa significa l'aggettivo "solenne".
Quando ci sarà il "mea culpa" per gli irrimediabili danni prodotti ai nostri giovani a cui è stata tolta la bellezza liturgica per sostituirla con le banalità populistiche e commerciali dei nostri tristi giorni ?
I " sogni son desideri" ...



" Per bocca di Leone, ha parlato Pietro" ( testo inedito)



















La carissima, insostituibile amica LDCaterina63, ci ha fatto dono, nel giorno della festa di San Leone Magno, Papa e Dottore della Chiesa, di questo testo, inedito, che ha nella sua collezione privata.
Grazie infinite !


"Per bocca di Leone, ha parlato Pietro"

L'opera contro gli eretici possiamo dire che fu la prima che gli si presentò, quando salì sulla Cattedra di san Pietro.
Genserico, re dei Vandali nell'anno 439, rotta la pace fatta con Valentiniano, riprese la sua conquista in armi dell'Africa, espugnando Cartagine.
La situazione che si presentava era che in Africa vivevano e si erano stanziate molte famiglie patrizie romane e, anzi, al momento dell'invasione di Alarico, molti Romani avevano abbandonato la città rifugiandosi oltremare ove avevano stanziato i propri possedimenti in terre allora ricche, fertili, e soprattutto, sicure da ogni minaccia di invasione, e in Africa, in quei tempi, la vita prometteva prosperità, sicurezza.
Cartagine stessa era allora una città bella, ricca, accattivante, con edifici sontuosi, un porto traboccante di attività, scuole e biblioteche, circhi, teatri, terme e giardini. Professori di retorica e di filosofia facevano le loro lezioni nelle pubbliche scuole in greco e in latino.
Ma non era tutto rose e fiori!
In mezzo a tanta prosperità, ricchezza e benessere, era dilagato anche il vizio, molto diffuso soprattutto negli ambienti benestanti che costituivano la maggioranza della popolazione, la prostituzione era largamente diffusa e, attraverso il porto, approdavano navi da ogni parte del Mediterraneo, mercanti dall'Egitto, dalla Grecia, dalla Siria, dandosi convegno portando ognuno non solo scambi di merci, ma anche di uomini, servi, o per solo diletto carnale, inoltre ognun portava con sé anche la propria religione, le sue superstizioni, riuscendo a coalizzarsi fra loro pur di scacciare dalla città il Cristianesimo, visto già allora, come religione che castigava i costumi osceni, le perversioni sessuali, la prostituzione, il benessere e la ricchezza intese come una anarchia verso i Comandamenti del Signore.
Nessun luogo come questo, in quei tempi, era così favorevole al propagarsi delle eresie e dei peccati più gravi, in questi tempi dovette fare i conti il Pontificato di Papa Leone I detto Magno.
Sappiamo inoltre quanto fosse diffuso in Africa il manicheismo, venuto dalla Persia, a darci ricche informazione fu il grande sant'Agostino di Ipponia nelle sue Confessioni, chè egli pure, in gioventù, ne fu traviato cadendo in questa eresia.

Ora, l'invesione violenta di Genserico, aveva fatto scappare molta gente da Cartagine: famiglie Romane, che fuggite al tempo di Alarico, qui vi trovarono rifugio, tornarono a chiedere asilo alla Città Eterna.
E Roma aprì loro il proprio seno, ma con loro essi portarono i vizi, i peccati e le false religioni che lì avevano imparato. L'errore manicheo, con tutte l'immoralità che si portava, cominciò così a dilagare anche nella Città di Roma.
Appena Papa Leone venne messo al corrente, e lui stesso verificò certi cambiamenti, immediatamente agì per porre al riparo il gregge innocente e puro: fece raccogliere i libri dei Manichei, e dopo avergli dato una lettura, preoccupato dei contenuti abominevoli contenuti, li fece bruciare in pubblico, e in pubblico pronunciò un sermone per spiegare e mettere in guardia i fedeli e il popolo di Roma, contro questo pericolo insidioso.
E quando venne informato che taluni, recidivi, andavano imperterriti nelle comunità cristiane per sovvertire la pace dottrinale, invocò giustizia dall'autorità civile la quale, dopo una consultazione, li condannò all'esilio fino a quando non avessero rinunciato ai loro perversi intrighi di corruzione delle anime.
Nel frattempo il Papa inviò un messaggio ai Vescovi per avvisarli di quanto fosse accaduto a Roma, mettendoli in guardia dalla minaccia incombente, e perchè fossero attenti e vigili, nelle proprie Diocesi, per non permettere il diffondersi di tale eresia.

E mentre la lotta contro i Manichei ebbe così un carattere assai più limitato, la Chiesa continuava la sua battaglia contro l'Arianesimo.
E mentre si riconosceva la consustanzialità del Verbo divino coll'unica Natura del Padre e dello Spirito Santo, pur rimanendo distinte le tre Persone, i dibattiti s'erano spostati sulla Divina Persona di nostro Signore Gesù Cristo +: come si doveva concepire, in Lui, l'unione del Verbo Divino coll'Essere anche veramente uomo e Figlio vero di Maria Santissima?
Si manifestarono nella Chiesa due tendenze divergenti:
- l'una, quella proveniente dall'arianesimo, riconoscendo integre in Gesù Cristo + l'umanità e la divinità, cercava di spiegare il Mistero contenuto, ammettendo un influsso eccelso e permanente del Verbo, dell'ispiriazione profetica, una specie di "assistenza costante del Padre e dello Spirito Santo sul Figlio";
- l'altra, notando giustamente che, rimanendo in questo concetto, si negava l'integrità divina del Verbo Incarnato, tendeva piuttosto a sacrificare, tuttavia anch'essa finiva per sacrificare l'essere umano, cioè, la perfetta umanità di Cristo assunta dalla Beata Vergine Maria, di Cui Gli era Figlio in pienezza e completezza, composta di carne e sangue, anima e corpo, perfettamente operante e vivente come la nostra, tale offuscamento spostava una propria tendenza esclusivamente al rigore della divinità del Verbo.

La prima tendenza, che s'incentrava in Teodoro di Mopsuestia ed in Nestorio, era stata condannata dal Concilio di Efeso del 431 per opera di san Cirillo d'Alessandria, appoggiato e sostenuto dal Papa Celestino.
Ma neppure i sermoni di san Cirillo furono sufficienti a chiarire la situazione, anzi, dopo la morte di lui, un suo ammiratore, l'archimandrita Eutiche di Costantinopoli, prese a sostenere pubblicamente che in Cristo non potevano ammettersi le due nature, la divina e l'umana, reali e distinte, ma un'unica natura scaturendo nel monofismo.
Ma questa era una assurdità che faceva volatizzare l'umanità di Cristo! la quale non era più, per loro, consustanziale alla nostra, compromettendo il ruolo dell'Incarnazione, il Mistero della Redenzione, il ruolo della Vergine Madre, la consustanzialità di quell'invito del Cristo stesso del conformarci a Lui nell'agire come umanamente Egli agì, e nel conseguire il premio in quel divenire come Lui, divinizzando l'Uomo.
L'eresia di Eutiche venne condannata dal Vescovo Flaviano di Costantinopoli, ma come i superbi e gli orgogliosi, egli non si sottomise all'obbedienza e come recidivo si organizzò con i suoi seguaci mettendo in tumulto tutto l'Oriente Cristiano.
Il Vescovo Flaviano allora informò Papa Leone supplicandolo di intervenire e celebre e famosa rimase la sua risposta attraverso una Lettera:
la natura Umana e Divina - scriveva Leone Magno - sono unite ipostaticamente in Gesù, vale a dire che, rimanendo integre e perfette nel loro operare, costituiscono un'unica Persona.
Questa definizione non piacque ad Eutiche e neppure al Vescovo Dioscoro di Alessandria i quali, godendo i favori della corte imperiale, rifecero adunare un concilio ad Efeso che, dopo aver torturato il Vescovo Flaviano, e dopo aver usato violenza contro gli inviati del Pontefice e contro tutti i Vescovi loro contrari, ottennero dalla corte imperiale la condanna dei loro avversari e persino la condanna della Lettera di Papa Leone.
Papa Leone protestò, seppur inutilmente, apertamente e ripetutamente contro l'inaudita prepotenza ed interferenza della corte imperiale, insistendo sulla dottrina da lui insegnata, ma non potè opporsi sulla decisione della Corte, che domandava così un nuovo Concilio.
Questo Concilio infatti si riunì nell'anno 451 a Calcedonia, sul Bosforo; Leone non vi potè recarsi di persona a causa anche della situazione politica in Italia e di problemi che regnavano a Roma, ma inviò i suoi legati col compito esplicito di far accettare a tutti quella Lettera dogmatica, ch'egli aveva inviato al vescovo Floriano.

Ed eccoci alla famosa frase che è incisa a pié di questo articolo.
Nonostante le aspre contese, che resero difficile l'opera apologetica nei lavori del concilio, i legati pontifici riuscirono a raccogliere il suffragio della gran parte dei Vescovi radunati, e quando ebbero finita la lettura della Lettera di Papa Leone, davanti a tutta l'assemblea, dopo un breve silenzio che scese in tutta l'aula del convito, un solo grido si alzò in tutta l'assemblea:
" Per bocca di Leone, ha parlato Pietro!"
Si narra di una leggenda, a proposito di questa epistola, che val bene ricordare: si narra che Leone, dopo averla scritta, la depositò sulla Tomba dell'Apostolo Pietro e, digiunando, pregando e facendo penitenze per quattordici giorni consecutivi, supplicò al Principe degli Apostoli di aiutarlo in quest'ora difficile e di "correggergli" il testo per renderlo convincente e impugnabile.
In capo alle due settimane, sembra che Papa Leone abbia trovato il suo scritto "corretto dal Principe degli Apostoli"....

Ma un'altra mina minacciava l'unità della Chiesa.
Il Concilio di Calcedonia aveva senza dubbio accettato la Lettera di Papa Leone nel campo dogmatico, tuttavia aveva aperto una breccia pericolosa. Dando un posto preminente al Patriarca di Costantinopoli, nel campo gerarchico, innalzandolo al di sopra anche dei due Patriarcati quali quello di Alessandria fondato da san Marco evangelista, e quello di Antiochia nel quale vi aveva governato anche san Pietro e nel quale, citato negli Atti degli apostoli, scaturì per la prima volta il termine di "cristiano", contro questa supremazia, insomma, che mirava alla piena autonomia di Costantinopoli da Roma stessa, Papa Leone comprese che si stava minacciando l'unità della Chiesa ed immediatamente, anche in questo caso, alzò energicamente la sua voce.
Nel 445 Velentiniano III aveva proclamato l'autorità ecclesiastica suprema di Roma nell'Impero Occidentale, e nel 449 scrivendo a Teodosio II, sosteneva che era indispensabile per conservare la pace degli Imperi d'Oriente e d'Occidente: "conservare intemerata la dignità della venerazione competente al Beato Apostolo Pietro, dimodochè il beatissimo Vescovo di Roma, a cui l'antichità istessa gli conferì il principato del sacerdozio sopra tutti, abbia possibilità e facoltà di giudicare circa la fede e i Vescovi".

Di questa autorità Leone si avvalse con man ferma per riordinare la gerarchia ecclesiastica che non poteva rilassarsi o restare indifferente, nel generale collasso del principio di autorità. Ed il suo intervento mite, ma anche energico, diretto, rapido ed improntato a giustizia, si fece sentire in tutto il mondo dell'epoca, in Gallia e nell'Illiria, con effetti solleciti e duraturi.
Papa Leone non rivendicava la sua autorità Petrina per ambizioni personali:
"Se qualcosa di bene io compio, gli è Cristo Signore, il quale, a mezzo mio, reca in atto l'opera. Non in me mi glorio, che senza di Lui non posso nulla, sì bene in Lui, che è ogni mio potere".
Così negli anni in cui l'unità dell'Impero si sgretolava miseramente, si affermava con la parola, con l'esempio e con l'azione la Missione della Chiesa per mezzo di Papa Leone Magno, in quella indistruttibile unità della vera Chiesa di Gesù Cristo.
L'eresia monofista sarebbe durata ancora molti secoli trascinando con sé non la vera Chiesa di Cristo, ma quelle comunità che pur volendosi dire cristiane, o cattoliche, in realtà vivevano già dissociate da questa Chiesa, minate nella decadenza dottrinale, nell'abbiezione più profonda del proprio orgoglio, della superbia, della disobbedienza al Principe degli Apostoli.


Fonte: Leone Magno e Gregorio Magno, i Papi grandi per Dottrina - 1940 - con imprimatur A.Traglia, Archiep. Caesarien.
e liberamente trascritto da LDCaterina63

lunedì 7 novembre 2011

GOLGOTA PICNIC ( Le offese a Dio che apparentemente non si può difendere...)

L’Autore di questa riflessione, che per ragioni di spazio ho tagliato un poco, si rifà ad un articolo di Rino Camilleri che ha partecipato di recente al XXI Convegno FIDES VITA che si è svolto a San Benedetto del Tronto ( AP ).

“ Mi ha fatto molta impressione l'articolo di Cammilleri sulla Bussola Quotidiana riguardante l'argomento di De Mattei sulle calamità naturali che sono talvolta castighi di Dio.
Come prova Cammilleri porta quel che successe la vigilia del terremoto di Messina. Ricorda infatti le strisce apparse a Messina il 27 dicembre 1908 dove c'era scritto: " Gesù non è mai esistito". Nello stesso giorno, sempre a Messina, comparve sul giornale anticlericale Il Telefono una piccola poesia: "O Bambinello mio, vero uomo e vero Dio, per amor della tua croce fa sentire la nostra voce; Tu che sai, che non sei ignoto , manda a tutti un terremoto". La sera stessa ci fu una processione blasfema di mangiapreti che andò a gettare in mare un crocifisso. All'alba del 28 dicembre un terremoto del decimo grado della scala Mercalli, seguito dal maremoto, rase al suolo Messina. Il mondo intero rimase attonito.
Sono passati più di cento anni e non è che le cose siano migliorate, anzi, basta verificare quello che sta succedendo ultimamente a Parigi al teatro de la Ville dove la scena finale della pièce della compagnia italiana Societas Raffaello Sanzio di Cesena (diretta dall'ex direttore della Biennale Teatro Romeo Castellucci) è rappresentata da una gigantografia del famoso ritratto di Gesù Cristo di Antonello da Messina che è inondata da un liquame nero (dicasi
merda) per significare l'incontinenza che impedisce ai vecchi di trattenere gli escrementi.
Qualche mese fa ad Avignone un'altra opera contestata sia negli Stati Uniti che in Australia intitolata "Piss Christ" dello statunitense Andreas Serrano che raffigura un crocifisso immerso in un bicchiere che contiene l'urina dell 'artista.
A giorni poi a Parigi è in arrivo lo spettacolo "Golgota Picnic" di Rodrigo Garcia dove Gesù non moltiplica i pani ma gli hamburger e un pianista suona completamente nudo.
Questo in Francia, ma anche in Italia non siamo da meno: la statua della Madonna calpestata da un giovinastro a Roma e l'ultima preoccupante notizia di ieri: il tentato omicidio di Mons. Betori e del ferimento del suo segretario Sacerdote.
Resteranno degli atti isolati o sarà l'inizio di una persecuzione aperta anche in occidente contro i cattolici ?
Questi fenomeni non sono altro che l'espessione dell'odierna mentalità anticristiana dell'Europa che ha rifiutato le radici cristiane. La maggioranza degli intellettuali europei credono di aver liberato con il Rinascimento e l'Illuminismo la società europea dalle catene del Cristianesimo, aprendo la strada alle cosiddette "magnifiche sorti e progressive". 
A parte a qualche "incidente" nel cammino di questa società liberata che fanno finta di non vedere, (i mozzateste giacobini, le invasioni napoleoniche, due guerre mondiali, i genocidi, i totalitarismi con centinaia milioni di vittime), questi progressisti sono assolutamente certi che l'Europa attuale sia migliore di quella del passato proprio perchè avendo distrutto il Cristianesimo, hanno permesso a questo "meraviglioso mondo" di sbocciare. La verità, naturalmente, è che è il Cristianesimo che ha generato la civiltà europea, rivitalizzando la decadente cultura greco-romana. Questa civiltà cristiana è stata l’artefice del “miracolo europeo”, arrivando nel diciottesimo secolo a surclassare in ogni campo tutte le altre civiltà della storia.
Il risultato di questa prolungata aggressione al Cristianesimo è l’
Europa post-cristiana che abbiamo sotto gli occhi. Questa Europa “liberata”
dalla sua religione tradizionale è moribonda, codarda, fallimentare.
....
Moribonda perchè dagli anni '70 il declino del Cristianesimo è andato di pari passo con il crollo delle nascite, è stata aperta la strada alla diffusione di massa di pratiche contro la vita, come l’aborto, la contraccezione e il controllo artificiale delle nascite. Questa tragica situazione è la conseguenza di decenni di politiche antinataliste, multiculturaliste e socialiste, che hanno fiaccato numericamente, moralmente ed economicamente la popolazione europea. Sarebbe però troppo traumatico per le elite politico-intellettuali, ammettere di aver sbagliato tutto, e di aver preparato un futuro da incubo per i propri figli e nipoti.
E' codarda perchè i nostri concittadini europei preferiscono sottomettersi all'Islam anzichè lottare per difendersi. Non vogliono rischiare la vita perchè è il bene più grande che hanno dal momento che non credono all'Altra. Sotto le bandiere dell'edonismo non si combatte, ci si continua a divertire. Quindi meglio "dhimmi (cioè servi) che morti", il motto che ha preso il posto di quello che c'era al tempo della Guerra Fredda, che era "meglio rossi che morti".
Se a Messina si è trattato di un castigo e a quei tempi penso che il fenomeno anticristiano fosse molto limitato, come possiamo pensare noi oggi di farla franca in un mondo globalizzato e scristianizzato (che è enormemente più grande di Messina) dove, come afferma Philip Jenkins, sociologo americano, vige il pregiudizio anticattolico ?
In un mondo (occidentale) sempre più rispettoso, fino al servilismo, di ogni credo, opinione ed anche capriccio, sono sempre più ristretti gli spazi di espressione, tanto da far chiedere se davvero non stiamo finendo per vietarci tutto.
Non è consigliabile infatti denunciare i diritti umani in Cina perchè altrimenti non si fanno affari, vietato parlare della condizione della donna nell’islam si rischia la fine di Theo Van Gogh e di quella deputata olandese di origine somala, Irsi Ali, costretta ad espatriare. Si ha molto rispetto per gli Ebrei, i buddiisti, per tutti i Credo eccetto che per i cattolici. Offenderli è l'unica forma di intolleranza che le nostre società postmoderne si fanno un dovere di tollerare”.
F.V.




sabato 5 novembre 2011


Il mondo, secondo il parere di Mons.Padovano, grigio-nero del Vaticano.


Il panorama reso luminoso, questo è vero, dal sole : Monopoli assolata e splendente città Pugliese.







Il mondo e' grigio
il mondo e' blu
la mia tristezza
resti tu
il mondo e' grigio
il mondo e' blu
adesso non sorrido piu'
perche' non c'e'
non c'e' chi mai
mi dira' ti amo
perche' non c'e'
non c'e' chi mai
mi dira' ti amo
il mondo e' triste
piu' di me
in questi giorni
accanto a te
il mondo e' triste
e c'e' un perche'…
Il celebre cantautore Nicola Di Bari ha scritto questa bella canzone del lontano 1968, in piena contestazione giovanile.


Sempre dalla Puglia,  una delle più belle regioni d’Italia,  un Vescovo si improvvisa cantore del sole   ( che meraviglia il sole pugliese ! ) e consiglia un suo Confratello di lasciare il cupo mondo grigio-nero del Vaticano per andare a godere il bel sole di Monopoli.
E' uno strano “suggerimento” quello che Mons.Padovano, Vescovo di Conversano-Monopoli, fa ad un Sacerdote, scelto da Papa Benedetto XVI per il delicato quanto mai importante incarico di consultore dell'Ufficio delle celebrazioni liturgiche pontificie : non dovrebbe forse un Presule augurare un buon lavoro a chi, con passione e competenza, aiuta il Papa in un settore importantissimo e fondamentale come la Liturgia?
Che strano e provocatorio, al limite della decenza,  il suggerimento  ad un ecclesiastico di andare a godere del meraviglioso sole pugliese invece che caricarsi della Croce e continuare una missione importantissima come quella liturgica in cui le spine sono ben maggiori dei petali profumati !
Questo è il linguaggio "aggiornato" di taluni ecclesiastici che sotto la sacra veste, che rende visibile al mondo l'essenza della loro consacrazione , hanno aimè conservato un cuore "laico" per colpa degli indefendibili studi nei colpevoli seminari intrisi, dagli anni '60 in poi, dello sterile "spirito del mondo" e di anticristiane posizioni illuministe e marxiste.
Non riuscirò mai a stupirmi abbastanza del linguaggio degli ecclesiastici sempre nella corsa al sorpasso in laicità di cuore e di forma …
Dall'ottimo Sito : Fides et Forma si può leggere l’articolo IL MONDO IN TECHNICOLOR DI MONS. PADOVANO... DOVE IL LATINO E' UNA LINGUA "STRANIERA"! che si riferisce alla presentazione di  ieri 4 novembre a Monopoli del libro del Prof.don Nicola Bux Come andare a messa e non perdere la fede" particolarmente allintervento finale del Vescovo di Conversano-Monopoli S.E.R.Mons.Domenico Padovano che ha :

“… poi ulteriormente confortato il pubblico affermando che nella sua diocesi "grazie a Dio non ci sono lefebvriani"... come a dire "da noi non c'è necessità di celebrare la messa di San Pio V"... un concetto che era stato profeticamente anticipato, nella sua ultima lettera-pastorale, da Mons. Eleuterio Favella.
Interessante pure l’incipit dell’intervento del Vescovo : "Don Nicola, forse nella sua stanzetta a Roma, in Vaticano, non arriva luce... lei vede il mondo in grigio-nero (sic!), ma il mondo è a colori! ...Venga qui a Monopoli a prendere un po' di sole, venga a fare un po' di elioterapia..."
Vi consiglio di leggere subito questo stupendo articolo del Dott. Francesco Colafemmina !

martedì 1 novembre 2011

TOLENTINO : 2 NOVEMBRE 2011, ORE 21 CHIESA DEL SACRO CUORE






Intròitus (IV Esdrae 2, 34-35 et Ps. 64,
2-3)
Réquiem aetérnam dona eis,
Dómine: et lux perpétua lúceat eis.
Ps. Te decet hymnus, Deus, in Sion,
et tibi reddétur votum in Ierúsalem:
exáudi oratiónem meam, ad te
omnes caro véniet. Réquiem
aetérnam done eis, Dómine: et lux
perpétua lúceat eis.



Oràtio
Fidélium, Deus, ómnium
cónditor et redémptor: animábus
famulórum famularúmque tuárum
remissiónem cunctórum tríbue
peccatórum; ut indulgéntiam, quam
semper optavérunt, piis
supplicatiónibus coonsequántur:
Qui vivis et regnas cum Deo Patre,
in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per
ómnia saécula saeculórum. Amen


INDULGENZE PER I DEFUNTI

L’indulgenza più nota è legata alla commemorazione di tutti i defunti, il 2 novembre, mediante: visite alle tombe, celebrazione Eucaristica al cimitero, visita a una Chiesa.

Si può lucrare l’indulgenza plenaria a partire dal mezzogiorno del 1° novembre a tutto il 2 novembre.

Si può lucrare una sola volta ed è applicabile solo ai defunti, visitando una chiesa e recitando il Padre nostro e il Credo. A questa si aggiungono le tre solite condizioni: Confessione, Comunione, preghiera secondo le intenzioni del Papa (Pater, ave, gloria).
Queste tre condizioni possono essere adempiute anche nei giorni precedenti o seguenti il 2
novembre. Nei giorni dall’1 all’8 novembre chi visita il cimitero e prega per i defunti può lucrare una volta al giorno l’indulgenza plenaria, applicabile ai defunti, alle condizioni di cui sopra.

NOTA
Le indulgenze ottengono la remissione della pena temporale dovuta per i peccati. Ogni colpa, anche dopo il perdono, lascia come un debito da riparare per il male commesso. La Chiesa traendo dal suo tesoro "spirituale", costituito dalle preghiere dei Santi e dalle opere buone compiute da tutti i fedeli, quanto è da offrire a Dio perché Egli "condoni" alle anime dei defunti quella pena che altrimenti essi dovrebbero trascorrere nel Purgatorio.