giovedì 9 febbraio 2012

TRENTO . LI MANDANO A STUDIARE A ROMA. TORNANO FRESCHI DI STUDI PER ORGANIZZARE MESSE ROCK . L'OFFESA A DIO E ALLA LITURGIA. I MODERNISTI NON HANNO STRUMENTI PER GIUDICARE MA HANNO LE CHIAVI DELLE CATTEDRALI, COLLEGIATE, SANTUARI, PARROCCHIE E I GIORNALI DI AMPIA DIFFUSIONE ( I parte)


Il Reverendo DON STEFANO ZENI, ( foto ) classe 1973
amministratore parrocchiale di Albiano, studi teologici  dal 203 al 2009 a Roma presso Istituto Pontificio Biblico, che ha avuto la brillante idea di organizzare la Messa Rock ad Albiano programmata per  sabato 11 febbraio, festa di Nostra Signora di Lourdes alle ore 22,30 ( sic!).
Per sottolineare visivamente questa soave notizia postiamo   alcune foto, solo quelle più decenti, di una celebre, squallidissima  messa rock organizzata qualche anno fa a Vienna nella centrale chiesa di San Giuseppe.
Una cosa accomuna il Reverendo Don Zeni e gli organizzatori della messa-rock viennese : l'offesa a Dio !
Complimenti al Reverendo Don Zeni anche per lo spreco delle risorse economiche ... in tempo di crisi...
Congratulazioni anche ai Reverendissimi ed  Illustrissimi Professori del Seminario Arcivescovile di Trento , Docenti, prima e Colleghi ora di don Stefano Zeni.
Anche agli esegeti Professori  del Pontificio Istituto Biblico di Roma, dove il Reverendo don Stefano Zeni si è laureato, va indirizzata una menzione speciale.
Se i "formatori" hanno insegnato a don Stefano Zeni che la Santa Messa è un happening, un evento festoso in cui l'assemblea dei fedeli in modo creativo eccita la propria fede, si può ben comprendere l'organizzazione della "messa-rock" in un "sabato sera alternativo" ...
Come Insegnante io vorrei sottolineare come l'idea sia consentanea alla concezione della messa-happenig,  in quanto tale affrancata da regole prestabilite o da remore di convenienza. 
Se i "formatori" del Reverendo don Stefano Zeni, in Seminario, prima e a Roma, poi,  avessero invece sottolineato l'essenza della Liturgia ( del Sacerdozio Cattolico) cioè che la Santa Messa è l'atto di culto che la Chiesa offre a Dio per mezzo del santo ministero sacerdotale, nella rinnovazione incruenta del Sacrificio Sacrosanto offerto da Nostro Signore Gesù Cristo sulla Croce, certamente il pretino non avrebbe ardito ad infangare la Santa Liturgia, con un genere di musica che  non può essere accostata assolutamente alla Santa Messa.
Educatori e studiosi si stanno ponendo anche dei  serissimi interrogativi sull'uso che si fa di questo tipo di musica  nel mondo giovanile e sulle conseguenze che ne derivano.
Una domanda semplice, semplice.  Perchè vengono sempre ai preti le "trovate eccentriche verticistiche  " che, obiettivamente mettono a disagio la fede della comunità intera mentre  i buoni propositi cultuali,   organizzare Messe devote e/o processioni ecc ecc ,  sono au contraire  frutto della devozione dei fedeli ?
E' comunque a causa dei nostri innumerevoli peccati che possono accadere le profanazioni che abbiamo pianto a Vienna e/o piangeremo sabato notte nei pressi di Trento.
E' inutile che anch'io ricordi che la Santa Chiesa sta vivendo la peggiore delle crisi . 
Lo ripeto spesso a me per  aumentare nel mio cuore, così bisognoso di conversione,  quella dose di preghiera e di penitenza che Santissima Vergine Maria ha chiesto a Lourdes e a Fatima per la santificazione dei nostri amatissimi Sacerdoti e di tutti noi.
Già il Servo di Dio Paolo VI non aveva esitato ad usare la terribile parola dell' "autodistruzione" per descrivere quello che in brevissimo tempo  i  chierici, resi folli dalla contaminazione con la mondanità e dalla cosiddetta modernità,  stavano facendo durante il suo tempestoso pontificato per distruggere l'edificio ecclesiale lasciato loro in prestito :  dalla Disciplina alla Dottrina passando per la Liturgia!
Lo stesso vocabolo, nonostante il santo e intenso lavoro di Papa Benedetto XVI, può essere adoperato anche per i nostri giorni . 
La responsabilità è sempre la stessa : la mancata vigilanza in campo dottrinale e liturgico da parte di chi ha ricevuto da Dio tale precipuo compito : i Vescovi !
Cum et sub Petro, cum et pro Ecclesia  noi pregheremo, scriveremo e urleremo, se necessario, che la messa-rock notturna di sabato 11 febbraio 2012 ad Albiano di Trento ( v.comunicato ufficiale dell'Arcidiocesiideata e organizzata dal Reverendo don Stefano Zeni, laureato al Pontificio Istituto Biblico di Roma, è un'offesa a Dio e alla Santa Liturgia !
Sarà proprio per la santa causa Liturgica, che il Papa,  Successore di Pietro, che vorrebbe finalmente purificare dalle lordure mondane di cui sopra, cadrebbe Martire ? 
Possiamo leggere qui  un equlibrato commento di un fedele particolarmente devoto al Papa.
Oremus pro Pontifice nostro Benedicto !






ECCO QUELLO CHE UFFICIALMENTE L' ARCIDIOCESI DI TRENTO PROPONE
AI FEDELI PER LA LORO EDIFICAZIONE SPIRITUALE
CONGRATULAZIONI AL PROFESSORE DEL SEMINARIO DI TRENTO
"martedì 7 febbraio CS 04/2011 - Se il messaggio di Gesù
passa attraverso la musica rock
Sabato sera ad Albiano la messa parla il linguaggio dei giovani

Recentemente la stampa locale ha dato notizia della prima “messa rock” che verrà celebrata nella Diocesi di Trento. Il riferimento è alla celebrazione organizzata sabato 11 febbraio, ad ore 22.30, nella parrocchia di Albiano. La messa, che sarà presieduta dal parroco, sarà animata esclusivamente da un coro di giovani della valle. I testi dei canti si ispirano alla Bibbia.
L’iniziativa risponde ad un incoraggiamento dato dalla Conferenza Episcopale Italiana, che nel testo «Educare i giovani alla fede» del 1999 scriveva: «In particolare occorre assumere appropriate categorie interpretative, che aiutino a conoscere e a comprendere le domande di sempre dei giovani, ma anche le loro nuove culture, i linguaggi sempre più variegati e gli strumenti con cui si esprimono, con forme e modalità spesso di non facile interpretazione per il mondo degli adulti. Evitando atteggiamenti di rifiuto, dobbiamo giungere a discernere il “vero” che queste culture presentano sotto le vesti del “nuovo”», mentre si cerca di porre sempre al centro la sacralità della santa liturgia. 
AGGIORNAMENTO PRIMO
Ecco quanto è stato dedicato all'iniziativa inqualificabile di 
Don Stefano Zenti dal Settimanale Diocesano di Trento

AGGIORNAMENTO BIS
Ecco il video della messa-metal-rock
SENZA PAROLE !!!
Gesù disse: "Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in Me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse gettato in fondo al mare.
Guai al mondo per gli scandali! Perché è necessario che avvengano degli scandali; ma guai all'uomo per cui lo scandalo avviene" (Matteo 18:6-7).

"Guardatevi dal disprezzare uno di questi piccoli; perché vi dico che gli angeli loro, nei cieli, vedono continuamente la faccia del Padre mio che è nei cieli" (Matteo 18:10).




La Santissima Vergine Maria, piangente, apparsa a La Salette nel 1846 :
" Roma perderà la fede e diventerà la sede dell'anticristo".

lunedì 6 febbraio 2012

"CH'IO BEVA DEL TOSSICO" : NESSUN BRINDISI PER IL " NO " DELLA FRATERNITA' SACERDOTALE SAN PIO X ..

Gli anni ’70 sono tristemente noti anche per l’affermazione, soprattutto in Italia, della “strategia della tensione” che fa rima con quella sofferta dalla Chiesa Cattolica denominata  “strategia della ribellione”. Durante quei tristissimi anni la Santa Chiesa, mistica Sposa di Cristo, già umiliata dai travisamenti conseguenti al Sacrosanto Concilio Vaticano II, ha sofferto il periodo più difficile della sua bimillenaria storia : la perdita della fede anche dei ministri di Dio.
Contro il "modernismo",sintesi di tutte le eresie  e la conseguente "eresia dell'informe" si erse, quale  "Sant'Atanasio del secolo XX" un mite e forte uomo di Chiesa figlio di una famiglia profondamente cattolica il cui padre morì nel campo di concentramento KZ di Sonnenburg,    un semplice missionario che ha avuto l'onore di conferire  l'Ordine Episcopale ai primi Presuli Africani.  
Così mentre in Europa il ricordo di  Mons.Lefébvre suscita scomposte reazioni "grazie" al soave trattamento di una stampa allineata e faziosa,  in Africa la sua figura viene benedetta con gratitudine da cattolici e da musulmani
A Lambarenè, dove era superiore nella missione, padre Marcel Lefébvre si avvalse anche della collaborazione del grande Maestro e missionario protestante Albert Schweitzer che curò i malati della missione e suonò l'Organo nella chiesa.
Insignito da Papa Pio XII  del titolo personale di Arcivescovo, per i suoi indiscussi meriti in terra di missione, Mons. Marcel Lefèbvre dopo il  Concilio Vaticano II,  a cui partecipò come membro della Commissione centrale pre-conciliare e Padre Conciliare, piuttosto che ritirarsi in pensione preferì ascoltare il grido di aiuto che diversi seminaristi che erano stati allontanati  dai loro seminari a causa della loro fedeltà al Magistero immutabile della Chiesa. 
Quei giovani rivolsero a Monsignore essendo a conoscenza che, nel  suo lungo apostolato, Egli aveva  speso sempre energie e risorse per formare " nuovi e santi " Sacerdoti Cattolici.
La Divina Provvidenza ispirò il Vescovo-missionario di fondare  , con regolare approvazione canonica, dapprima un Seminario e successivamente la Fraternità Sacerdotale  dedicate a San Pio X .
Poichè questo dono della Provvidenza ha subito mirabilmente fruttificato , mostrando all'Orbe cattolico che lo Spirito Santo sorrideva all'Uomo di Dio che confidava della Tradizione, mentre il resto della Chiesa era scossa dall'infernale vento dell' auto-distruzione e dal fumo di Satana, i nemici di Cristo,  diabolicamente annidati nel variegato clero post-conciliare, aiutati alla  stampa internazionale, senza distinzione di ideologia, incominciarono a dipingere il Vescovo in maniera tale da suscitare una specie di repulsione " a priori" con l'intento di distruggere le nuove vocazioni sacerdotali... 
Alcuni giornalisti  giunsero persino ad immaginare, in mezzo le rovine delle frequenti stragi italiane dell'epoca, la talare del mite vescovo-missionario  ...
Dopo aver subito una serie di  vessazioni ed arbitrì, conditi da numerose irregolarità canoniche,  l'Arcivescovo Mons. Lefebvre volle, nel giugno 1988,  consacrare quattro vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X senza avere il mandato del Papa.
L'Arcivescovo, che per tutta la vita obbedì, come un militare, alla Chiesa e ai suoi Superiori si trovò a commettere così   la più grave infrazione ecclesiale  meritando per questo la scomunica "latae sententiae".
Il Sovrano Pontefice, addolorato per quel grave strappo alla comunione ecclesiale  scrisse che la Chiesa tutta , a causa di quell'illecite ordinazioni episcopali, stava soffrendo  una   “ grande afflizione” .
Non tutti però soffrivano come il Beato Papa Giovanni Paolo II. 
Non ce ne meravigliamo.
Difatti in alcuni seminari , conventi, e perfino in qualche Curia vescovile, furono stappate delle bottiglie di champagne, o anche di nostrano spumante, allorchè era finalmente abbattuta la scure della scomunica sull'odiato, anziano Mons.Lefebvre su cui non era mai caduta "nessuna colpa".
Per gli astuti disobbedienti al Papa quelle gaie bollicine di champagne significavano  la fine di un incubo : i cattolici erano stati finalmente liberati dal nireo e lucubre condizionamento dei «tradizionalisti » .
Il  brindisi liberatorio dava inizio , secondo gli umani ragionamenti di taluni chierici, alla veloce ripresa delle riforme nel segno della fedeltà allo « spirito del Concilio ».
Mentre, per effetto dell'automatica scomunica si ruppero antiche amicizie e si divisero iniziative culturali e religiose,  il “mondo tradizionalista” fu rispedito nelle catacombe. 
Con impressionante tempismo la Civiltà Cattolica si era affrettata a definire “ eretici” i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X .
Alcuni accorti curiali tentarono allora l’operazione « recupero dei lefebvriani pentiti approfittando di una timida apertura verso il mondo “tradizionalista” di Papa Giovanni Paolo II.
Con altrettando tempismo venne contrapposta alla volontà papale una forte chiusura clericale e curiale con l'evidente intento di allontanare fedeli e sacerdoti dalla tradizione.
In questo modo all’atto gravissimo della consacrazione episcopale senza il mandato papale è stata aggiunta un altrettanto grave e disgustosa ribellione dei chierici alle direttive papali .
Perfino Alti Prelati della Curia Romana, non vollero applicare, anzi le contrastarono le norme degli Indulti con cui Papa Giovanni Paolo II concedeva più libertà alla celebrazione della Santa Messa nell’antico rito romano con lo scopo di "arginare" la divisione "in sacris" provocata dalle consacrazioni episopali di Mons.Lefebvre.
Indubbiamente il  Papa  desiderava che non fosse stata posta in tentazione la fedeltà alla Sede Apostolica dei sacerdoti e dei fedeli « tradizionalisti » ma alla volontà papale , come sappiamo , non seguirono atti conseguenti ed univoci da parte degli uomini di Chiesa .
Si intravvedeva chiaramente il disegno strategico di resistenza al Papa da parte di certi settori del clero, allora come ora.
Quante volte, infatti, dopo la pubblicazione del Motu Proprio “Summorum Pontificum” di Papa Benedetto XVI abbiamo letto e ascoltato delle cattivissime interpretazioni che diversi astuti uomini di Chiesa hanno dato di quel documento del Magistero ?
Abbiamo letto e sentito che il Motu Proprio sarebbe stato concepito dal Papa soprattutto per riportare alla “piena comunione” i seguaci dell’Arcivescovo “ribelle” Lefebvre e fandonie simili.
La Santa Sede, soprattutto con la Pontificia Commissione Ecclesia Dei, ha più volte smentito questo tipo di erronea interpretazione del documento magisteriale citato.
Ma inutilmente tanto che « così questa diceria si è diffusa … fino a oggi» tramite i soliti “fogli” a cui numerosi e ingenui chierici accordano più fiducia che nelle competenti Congregazioni Romane.
I mass media, spesso "ispirati" da uomini di curia oppositori di questo pontificato, tentano di sospingere i sacerdoti e i fedeli « tradizionalisti » sulla scivolosa via della sfiducia nel Supremo Pastore, com’è avvenuto di recente quando è stata diffusa la falsa notizia dell’approvazione di una nuova liturgia eucaristica per un noto gruppo ecclesiale...
Nel frattempo i cosiddetti “lefebvriani” cercano di prendere tempo per ritornare a Roma (il Papa è anziano…) e osservano, con disgusto, la deriva totale che la Chiesa Cattolica, soprattutto del Nord Europa, ha intrapreso .
I progressisti, paradossalmente in piena comunione con Roma e con le loro Curie, non nascondono più le loro intenzioni .
Per questi novelli "protestanti" non esiste più il sacro, tutti i fedeli sono sacerdoti e la presenza del Cristo  è legata solo all'intera comunità .
Il cuore stesso della loro teologia è laicizzata, individualista e soggettivista e si riassume in tre sole parole: « La sola fede »  intesa come un atto, del tutto soggettivo, di fiducia personale nella grazia di Cristo che non ha bisogno del ministero sacerdotale della Chiesa né di un Magistero ufficiale, che definisca, predichi e protegga con autorità il Credo.
Ormai per la maggior parte dei fedeli della Chiesa Cattolica nord europea tra il fedele e il Cristo non esiste nessun intermediario, rituale, dogmatico o sacerdotale.
In questa visione è inutile parlare di liturgia e di Sacramenti poichè l'unica ragion d'essere è « eccitare la fede ».
Ciò che la teologia cattolica chiama la forma e la materia di un sacramento potrà dunque variare da un anno all'altro, da un « ministro » all'altro: basta che la fede venga « eccitata ».
Ecco, allora, la perversione, covata in un convento olandese : la “messa” senza preti !
Se non vi è rito sacro, perché mai vi dovrebbe essere un ministro sacro?
L'unica qualità richiesta sarà di essere un buon « animatore » del rito .
Si parla di « declergificazione » ma è un inganno perché la realtà si chiama desacralizzazione !
Nelle Chiese del nord Europa sono caduti nella cloaca della liturgia fluttuante e da questa al sacerdozio provvisorio in cui i sacramenti «adattati» : atti sacri, efficaci per se stessi, oppure semplici giochi mimati, immaginati per eccitare un'emozione ?
Abyssus, abyssum invocat " : non è forse già questa la sorte della nostra Liturgia romana, massacrata, sfigurata, irriconoscibile?
Roma è messa in condizione di  correggere queste, ed altre, eresie ? La correzione è un atto di carità e di amore anche  nei confronti dell'errante !
Purtroppo Roma è ridotta, spesso per la disobbedienza e per l' imposizione dei Vescovi , ad un apparente silenzio : stesso atteggiamento assunto dai   colpevolissimi Vescovi locali che fanno finta di non vedere e di non sentire...
Anche per questi atteggiamenti aumentano  i già forti e colpevoli dubbi  della Fraternità Sacerdotale San Pio X di sottoporsi alla disciplina canonica ( assolutamente vincolante per un cattolico) .
Come possono chinare  il capo sottoponendosi alla disciplina romana quando vedono che la medesima Autorità Romana non riesce a reprimere  gli errori degli eretici che paradossalmente rimangono in comunione con Roma ?
Mi auguro con tutto il cuore che certi chierici evitino di mettere in fresco le bottiglie di champagne o di spumante , per sottolineare con le gaie bollicine la fine di un pericolo ,  la possibilità, cioè, che i temuti odiatissimi Sacerdoti e Religiosi  della Fraternità Sacerdotale San Pio X possano  contribuire, assieme alla Gerarchia ordinaria, al risanamento morale e teologico del clero e della Chiesa.
Non sarà il caso di brindare ma di far penitenza pensando quali siano le colpe che ancora tengono lontano, colpevolmente  “una comunità nella quale si trovano 491 sacerdoti, 215 seminaristi, 6 seminari, 88 scuole, 2 Istituti universitari, 117 frati, 164 suore e migliaia di fedeli” .
Se qualcuno stavolta oserà brindare   noi faremo sentire la nostra voce che intonerà un severo canto penitenziale.
Maria, Mater Ecclesiae, ora pro nobis.
Andrea Carradori



mercoledì 1 febbraio 2012

TOLENTINO, FESTA DELLA CANDELORA E FESTA DI SAN BIAGIO PROTETTORE DELLA GOLA, LE FOTO

Festa della Purificazione della B.V.Maria, 2 Febbraio
Benedizione delle candele

Messa


Festa di San Biagio, Vescovo e Martire, protettore della gola, Messa

Incensazione della Reliquia del Santo
Benedizione delle candele e dei panini
Benedizione della gola dei fedeli

Benedizione con la Reliquia del Santo Martire
I panini benedetti





martedì 31 gennaio 2012

UNA VENTATA DI SPERANZA PER TUTTA LA CHIESA : IL NUOVO PATRIARCA DI VENEZIA S.E.R.MONS. FRANCESCO MORAGLIA


Francesco Moraglia è il nuovo Patriarca di Venezia
IL SANTO PADRE BENEDETTO XVI HA NOMINATO PATRIARCA DI VENEZIA (ITALIA) S.E. MONS. FRANCESCO MORAGLIA, FINORA VESCOVO DI LA SPEZIA-SARZANA-BRUGNATO.
S.E. MONS. FRANCESCO MORAGLIA
S.E. MONS. FRANCESCO MORAGLIA È NATO A GENOVA IL 25 MAGGIO 1953.
HA FREQUENTATO IL SEMINARIO DI GENOVA ED HA RICEVUTO L’ORDINAZIONE SACERDOTALE IL 29 GIUGNO 1977.
HA POI PROSEGUITO GLI STUDI A ROMA PRESSO LA PONTIFICIA UNIVERSITÀ URBANIANA CONSEGUENDO IL DOTTORATO IN TEOLOGIA DOGMATICA NEL 1981.
NEL SUO MINISTERO È STATO CHIAMATO A SVOLGERE IL COMPITO DI EDUCATORE PRESSO IL SEMINARIO ARCIVESCOVILE MAGGIORE A GENOVA E DI VICE-PARROCO IN UNA PARROCCHIA DEL CENTRO CITTADINO.
È STATO INSEGNANTE DI TEOLOGIA DOGMATICA PRESSO LA FACOLTÀ TEOLOGICA DELL'ITALIA SETTENTRIONALE, PRESIDE PRESSO L'ISTITUTO DI SCIENZE RELIGIOSE LIGURE E ASSISTENTE DIOCESANO DEL MEIC. HA, INOLTRE, DIRETTO L'UFFICIO DIOCESANO PER LA CULTURA E IL CENTRO STUDI "DIDASCALEION".
È STATO MEMBRO DEL CONSIGLIO PRESBITERALE DIOCESANO E CANONICO DEL CAPITOLO.
IL 6 DICEMBRE 2007 È STATO ELETTO ALLA SEDE VESCOVILE DI LA SPEZIA-SARZANA-BRUGNATO, RICEVENDO L’ORDINAZIONE EPISCOPALE IL 3 FEBBRAIO 2008.
È PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLA FONDAZIONE "COMUNICAZIONE E CULTURA" E CONSULTORE DELLA CONGREGAZIONE PER IL CLERO.

 Queste le prime parole del nuovo Patriarca:
«A S. E. il Cardinale Marco Cè, Patriarca Emerito, A S. E. Mons. Beniamino Pizziol, Amministratore Apostolico, a tutti i sacerdoti, i diaconi, i consacrati, le consacrate, fedeli laici, a tutti gli uomini e le donne, dimoranti nel territorio diocesano.
Carissimi amici, fin dal primo momento in cui sono stato informato che il Santo Padre mi aveva destinato alla sede patriarcale di Venezia, ho provato un forte sentimento di trepidazione, ma anche una grande fiducia nel Signore; di tale stato d’animo desidero, in primo luogo, farvi parte. Tutti, infatti, - pastore e fedeli - siamo coinvolti nella scelta di Benedetto XVI. Il servizio nel difficile compito della presidenza ecclesiale richiede doti tali di prudenza, di saggezza, di cuore e d’intelletto che nessuno può pensare di possedere; per questo mi rivolgo a Voi chiedendo, fin d’ora, preghiera e aiuto.
Per la Chiesa che è a Venezia e il suo nuovo pastore inizia un tempo in cui ciascuno - per la sua parte - è chiamato ad affidarsi, con più libertà e più fede al Signore e al Suo piano provvidenziale che va sempre oltre quanto gli uomini possono immaginare; è il tempo in cui ciascuno, facendo meno conto su di sé, é chiamato ad aprirsi maggiormente, nella sua vita, al senso della paternità di Dio. E’ il tempo - se vogliamo - della comunione a priori, in cui, pastore e fedeli sono invitati, nella fede, a innalzare lo sguardo all’unico Maestro e Signore.

Sono mandato a voi - nella successione apostolica - come vostro Vescovo; non conto su particolari doti e doni personali, non vengo a voi con ricchezza di scienza e intelligenza ma col desiderio e il fermo proposito d’essere il primo servitore della nostra Chiesa che è in Venezia. Faccio mie le parole dell’apostolo Paolo che, nella seconda lettera ai Corinzi, scrive: «non intendiamo fare da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella fede voi siete saldi» (2 Cor 1, 24). Il Vescovo, infatti, non è chiamato, innanzitutto, a portare qualcosa di suo, ma qualcosa che va oltre le sue personali capacità e risorse; in altre parole, la pienezza del sacerdozio di Cristo che - sul piano ministeriale - costituisce la Chiesa.
Sono conscio d’essere mandato a una Chiesa viva, ben presente sul territorio, a una Chiesa che sa esprimere con una fede capace di farsi cultura ma, soprattutto, a una Chiesa che ha una lunga storia scandita dalla santità, anche ordinaria, di molti suoi figli e figlie; una santità confermata, anche recentemente, dalle figure di alcuni suoi grandi pastori come Giuseppe Melchiorre Sarto - San Pio X -, Angelo Giuseppe Roncalli - Beato Giovanni XXIII -, Albino Luciani - Servo di Dio Giovanni Paolo I -. Una Chiesa che, nei suoi membri, può contare su molteplici risorse per dire, oggi, la bellezza di Gesù risorto, il vivente. E tale testimonianza, nella così detta società “liquida” - in cui le situazioni mutano prima di consolidarsi in abitudini e procedure -, è oltremodo urgente.

Il Vescovo è chiamato a servire nella presidenza e, proprio per non venir meno in tale compito sa che, come prima cosa, deve amare la sua Chiesa, perché solo chi ama vede bene ed è in grado di cogliere tutto nella logica del Vangelo. Vengo col desiderio di ascoltare, per capire e conoscere quanto lo Spirito vuol dire a questa Chiesa, nella logica sinodale del comune cammino delle diocesi del Triveneto verso Aquileia 2. Si tratta di molteplici strade e di un comune percorso guardando, con occhi nuovi, alle realtà ecclesiali e socio-culturali, per una nuova evangelizzazione, in dialogo con le culture del tempo, avendo come meta il bene comune. Tale convenire delle Chiese del Nordest s’inserisce nel più ampio orizzonte degli orientamenti pastorali della Chiesa che è in Italia; così a cinquant’anni dall’inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II, il più grande evento ecclesiale che ha segnato il XX secolo, siamo invitati a rinnovarci personalmente e comunitariamente in una fede capace di farsi cultura.
Il momento che stiamo vivendo deve caratterizzarsi per la comunione che nasce dalla fede nell’unico Signore; siamo chiamati a “narrare” - come Maria nel Magnificat - le grandi cose che Dio opera in noi.
Da quando sono stato messo a conoscenza della decisione del Santo Padre ho voluto idealmente aprire il mio cuore a tutta la città, all’intera diocesi, a ogni uomo e donna che il Signore mi vorrà fare incontrare nel servizio episcopale in mezzo a voi. Tutti porto nella preghiera e a tutti chiedo la carità della preghiera; in modo particolare la chiedo ai piccoli, ai malati, agli anziani, ai bambini, a coloro che Gesù, nel Vangelo, ci dice contano di più agli occhi del Padre celeste. Chiedo d’essere accolto come un fratello che, per un disegno della Provvidenza, è mandato a voi come padre, pur venendo da una regione lontana dalla vostra che ormai, però, avverto già come a me carissima.

A quanti, nelle differenti vocazioni e stati di vita, concorrono a formare il volto della Chiesa di Dio che è in Venezia, domando aiuto, collaborazione e assunzione di corresponsabilità; il Vescovo, infatti, che è garante dell’unità della Chiesa particolare - nella comunione col Vescovo di Roma - da solo non può fare nulla. Infine chiedo la collaborazione dei confratelli, insigniti del sacerdozio di secondo grado, che costituiscono il reale prolungamento del sacerdozio del Vescovo. Fra essi, in primis, mi rivolgo ai parroci, poi a quanti, a diverso titolo, esercitano il ministero nell’ambito della cultura - ricerca e insegnamento - e ai confratelli che, oggi, in un contesto sociale sempre più a rischio povertà, si misurano, quotidianamente, con tutte le tipologie dei bisogni dell’uomo. Conto anche sui diaconi e sul loro prezioso ministero: il servizio della carità che, sempre, nasce dall’altare e ad esso, sempre, ritorna. Ai consacrati e consacrate chiedo che, nella fedeltà al loro carisma specifico, esprimano il volto sinfonico della Chiesa, ne promuovano la crescita compiendone i lineamenti, in vista di una testimonianza pienamente evangelica, incarnata nell’oggi. Ai fedeli laici e alle aggregazioni laicali dico la mia fiducia e stima, guardo a loro come a una vera ricchezza per un’inculturazione della fede nel contesto di una vera e sana laicità, con particolare attenzione e promozione della realtà della famiglia, nella prospettiva del bene comune.

Nell’alveo e secondo la logica di una sana laicità guardo con attenzione allo Studium Generale Marcianum, polo pedagogico e accademico, strumento di formazione e di ricerca, affinché la nostra Chiesa sia in grado d’elaborare una proposta educativa radicata nell’impareggiabile e unica tradizione storica e civile di Venezia e, insieme, in dialogo costante con tutte le culture e gli uomini.
Ai carissimi giovani, con i quali sarebbe - fin d’ora - mio desiderio intrattenermi a lungo, mi limito a dire: voglio incontrarvi al più presto! Un pensiero di vicinanza amica e fraterna va a quanti appartengono alle differenti confessioni cristiane, alla comunità ebraica, ai credenti di altre religioni presenti nel territorio della diocesi. Infine il mio saluto rispettoso va agli uomini e alle donne non credenti, soprattutto a coloro che sono “in ricerca”, auspicando, per quanto possibile, un comune impegno per l’uomo; in una cultura sempre più individualista, profondamente segnata della tecno-scienza, appare discriminante la questione antropologica, vero “caso serio” per il presente e il futuro della nostra società.

Non posso chiudere questo saluto senza un ricordo del mio predecessore, il Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano, del Cardinale Marco Cè, Patriarca Emerito; un grazie riconoscente e particolarissimo all’Amministratore Apostolico, Monsignor Beniamino Pizziol per quanto sta facendo, con grande generosità, a servizio della Chiesa che è a Venezia. Agli eccellentissimi Vescovi della sede metropolitana patriarcale e agli eccellentissimi Arcivescovi e Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneta dico - nell’attesa d’incontrarli di persona - il mio intenso, fraterno affetto collegiale.
Al Sindaco, al Presidente della Provincia, al Presidente della Regione e a tutte le cariche istituzionali rivolgo il mio deferente saluto e assicuro impegno per una collaborazione leale, nella distinzione dei ruoli.
L’intercessione di San Marco Evangelista, del Proto Patriarca San Lorenzo Giustiniani, soprattutto la materna intercessione della Vergine Nicopeia ci ottengano, da Dio, la grazia di rispondere a quanto Egli si attende da ciascuno di noi.
In attesa d’incontrarVi, tutti benedico con affetto".
+ Francesco Moraglia 


Noi, apprezzando grandemente la nomina del nuovo Patriarca, vogliamo semplicemente ricordare che il Presule non ha esitato neppure un attimo di scendere a fianco degli operai della sua Diocesi in lotta per il sacrosanto posto di lavoro esattamente come fece  il Cardinal Siri quando volle con tutto il suo prestigio aiutare i portuali di Genova in un momento storico particolarmente difficile per la loro categoria.
Preghiamo per il nuovo Patriarca di Venezia e per tutta la Chiesa Cattolica  !

Sull'ottimo sito http://sacrissolemniis.blogspot.com/  alcune immagini dell' annuncio della nomina del nuovo Patriarca di Venezia.

lunedì 30 gennaio 2012

DIO E' MENO IMPORTANTE DELL'ICI ? E' INIZIATO IL CARNEVALE CON IL TRAVESTIMENTO DEL LUPO ...





Dopo gli sfasci incalcolabili al tessuto ecclesiale cattolico a seguito  delle turbolenze dopo il  Concilio Vaticano II i  Vescovi Italiani stanno finalmente riproponendo una "nuova evengelizzazione"  per sostenere  i cristiani nelle "sfide" che la moderna società "laicista" e "senza Dio" impone  anche ai credenti con il sostegno  dei potentissimi mass media.
I gruppi ecclesiali di più recente formazione insistono sul concetto dell’evangelizzazione "porta-a-porta" : “ cristiani si diventa quando si incontra un altro cristiano”.
La CEI, abilissima a sfornare tonnellate di carte condite di burocraticismo,   ha emesso un documento-base che dovrebbe essere valido fino al 2010 :  Orientamenti pastorali dell'Episcopato italiano per il decennio 2010-2020: “Educare alla vita buona del Vangelo”.
Qualcuno, però, già si spinge un po’ troppo a largo, mettendo a pericolo il proseguo della giusta rotta di navigazione anche per la tentazione di fare "il primo della classe" .
Difatti in  questi difficili nostri giorni abbiamo dovuto  leggere il provocatorio appello fatto direttamente e pubblicamente al Papa dal capo carismatico di un Gruppo Ecclesiale : Noi vediamo l`urgenza di passare da una pastorale sacramentale a una pastorale di evangelizzazione".
Anche  il Presidente della Conferenza Episcopale Marchigiana Mons. Luigi Conti, Arcivescovo Metropolita di Fermo il 3 ottobre 2010 nell'intervento conclusivo per il " Convegno  di tutti gli organismi Parrocchiali e Diocesani " aveva lanciato la medesima sfida ( che possiamo ascoltare dal minuto 50.20 del video linkato ). 
Ho voluto trascrivere solo la parte finale dell'intervento dell'Arcivescovo - Presidente della CEM : 
“ …ma piantatela di dire le messe
qualche volta si può fare senza messa
io spero di fare 150 diaconi prima di morire che vi possano sostituire qualche volta con la liturgia della parola
sennò a forza di dire messe noi preti rischiamo di perdere la fede perché le diciamo per voi perché siamo costretti perché dobbiamo dire 4 o 5 messe è un dramma eh , è un dramma voi che siete vicini ai vostri parroci vi rendete conto.. no?
Però insomma dico questo perché è bene che queste scelte si facciano in comunione e gli organismi di partecipazione ve lo dicevo l’anno scorso sono il luogo primario della comunione di una comunità parrocchiale”.
Quando è forte lo sconforto per l’avanzata, anche nelle nostre già devote contrade, di una società post-cristiana si cerca di ricorrere all'azione, all'impegno di evangelizzare erroneamente a scapito dell’azione santificante dei Sacramenti e della celebrazione eucaristica in particolare.
Quante volte, dalla mia adolescenza, in pieno post concilio, ho sentito il Clero accanirsi contro la pratica sacramentale "tradizionale" con frasi forti come quelle che abbiamo udito dall'Arcivescovo Conti " non vale la pena andare a Messa ... non c'è da andare a Messa se non si è coerenti ... ecc ecc ecc "
Ora tanti di quei preti, ormai vecchi, nel vedere i banchi delle chiese sempre più vuoti si rimangerebbero quello che hanno detto nella loro aitante gioventù ...
Conviene invece rileggere, anche più volte, quanto il Successore di Pietro ha detto, al riguardo, il 5 maggio 2010 : “ … Ma è possibile esercitare autenticamente il Ministero sacerdotale “superando” la pastorale sacramentale? …
E’ necessario riflettere se, in taluni casi, l’aver sottovalutato l’esercizio fedele del munus sanctificandi, non abbia forse rappresentato un indebolimento della stessa fede nell’efficacia salvifica dei Sacramenti e, in definitiva, nell’operare attuale di Cristo e del suo Spirito, attraverso la Chiesa, nel mondo." 
Io sono fermamente convinto che  la devozione al Volto Santo di Cristo ha donato benefici spirituali di santificazione personale a tutti coloro che, in vario modo, sono accorsi per riparare, attraverso la penitenza e la preghiera, al dileggio contro  Nostro Signore Gesù Cristo contenuto nello spettacolo blasfemo di Castellucci a Milano. 
La pubblica preghiera e la  penitenza in quella orrenda occasione avrebbero potuto giovare anche all’evangelizzazione dei cristiani ?
I Vescovi italiani, fatta eccezione di due, non lo ha ritenuto opportuno. Io ritengo invece che la testimonianza della preghiera pubblica, in una chiesa o in una piazza, sia l'espressione più luminosa per la "nuova evangelizzazione" specie se è stata fatta da fedeli  "poveri" , perennemente  "disprezzati" dai potentati economici e mass-mediatici.
La difesa del Volto Santo di Cristo, in occasione dello spettacolo blasfemo di Castellucci a Milano, avrebbe potuto giovare all’evangelizzazione dei cristiani ?
I gruppi ecclesiali, così avvezzi ai maxi-convegni con tante riprese tv, non lo hanno ritenuto opportuno. Mi dispiace perchè avrebbero potuto testimoniare la scomodità del Vangelo e la potenza santificante "scandalo per il mondo" della Croce di Cristo !
La difesa, attraverso la preghiera e penitenza pubbliche, del Santo Volto di Cristo, in occasione dello spettacolo blasfemo di Castellucci a Milano, poteva giovare all’evangelizzazione dei cristiani ?
Le altre comunità cristiane, anche dell’Ortodossia, non lo hanno ritenuto opportuno. Sono rimasto molto deluso dalla mancanza dei fratelli ortodossi e anche di quelli "riformati" : Cristo è il fondamento di tutti ! E' facile partecipare, bellini, bellini, ai congressi eucaristici con le candeline in mano ... se poi ci si dimentica di testimoniare, in situazioni difficili e scomode, Cristo Signore !
Attenzione, io non ho mai scritto : “ la difesa dei concetti , della dignità e della sensibilità dei cristiani” ma “ la difesa del Volto Santo di Cristo” !
La cosa è ben diversa.
Non si tratta della difesa dell’esenzione ICI o della riduzione IVA per taluni esercizi del volontariato cattolico, pur meritevoli di attenzione da parte della comunità dei fedeli, ma è la difesa del Volto Santo di Cristo cioè di quanto abbiamo di più sacro !
Aver lasciato da soli i fedeli  più sensibili al “sacro” , alla “devozione” e alla “tradizione” è stato un grosso errore, un immenso sbaglio  dei Pastori.
Primo perché anche questa categoria di fedeli deve trovare il punto di riferimento e di guida nei legittimi Pastori che, con il loro ambiguo silenzio, favoriscono l’inammissibile “fai-da-te” dei cristiani; secondo perché si invita i sempre più agguerriti anticristiani ( non i gruppi anticlericali che  potrebbero trovare anche una certa legittimazione del loro scellerato operato viste le malefatte di certo clero-imprenditore ...) a proporre sempre più tremende azioni di insulto a Cristo, alla Madonna e ai Santi.
Potrei trascrivere migliaia di interventi che i lettori di Messainlatino hanno fatto dal 23 dicembre scorso per difendere, per pura devozione, il Volto Santo di Cristo, ma ne “incollo” una assai recente scritta a commento della preghiera di sabato scorso 28 gennaio a piazza Libia a Milano : “Questo è il cattolicesimo che amo; quello che non rimane indifferente alle offese fatte al suo Signore, quello tranquillo, quello che pregando ripara...
In questa vicenda un pensiero amaro.. nessun sacerdorte o laico,nessuna associazione della mia regione… ha fatto Messe o altre forme di riparazione, sempre occupati nel sociale , testimoniano poco o niente rispetto per Dio”.
Il commentatore ha scritto bene “rispetto per Dio” !
Il “rispetto per Dio”  ha forgiato migliaia e migliaia di Martiri in ogni periodo della Storia della Chiesa.
Il “rispetto per Dio” quindi il rispetto e la difesa del Volto Santo di Cristo sarebbe stato ottimamente inquadrato nel progetto di evangelizzazione proposto dalla CEI ma non lo hanno voluto.
I Pastori non hanno ritenuto degno di attenzione il “rispetto per Dio” : ancora una volta si sono spogliati dei sacri paramenti per assumere le vesti, laiche, dei dirigenti e, peggio ancora, dei politici.
Senza l’immunità del sacrum nulla vieta a qualsiasi fedele di gridar loro il  disprezzo, sia pur nel rispetto per la sacra unzione che hanno ricevuto, affinchè, una volta pentiti e ritornati sulla via della coerenza evangelica, possano di nuovo guidare le pecorelle che sono state loro affidate dalla Provvidenza Divina.
Oportet ut scandala eveniant “. Forse con il doppio scandalo, lo spettacolo blasfemo e il colpevole silenzio dei Pastori, la Provvidenza ha voluto aprire gli occhi dei fedeli : per farci capire  che dobbiamo ormai incominciare a riconoscere e poi a scappare  dai sorrisi dei lupi travestiti da agnelli. Quelle bestie feroci, comuffate da pecore,  vorrebbero distogliere i nostri sguardi dalle cose celesti e dal “rispetto per Dio”. 
Il sacrilegio più orrendo poichè ogni nostro atto, ogni nostro guardo e ogni nostra azione deve essere rivolta verso il Volto Santo di Cristo e verso la Croce da cuio viene la nostra salvezza.
Maria, Mater Ecclesiae, ora pro nobis .

Andrea Carradori

( Foto : il  lupo travestito da agnello. 
La preghiera a piazza Libia la sera del 24 gennaio 2012- da Repubblica -)

giovedì 26 gennaio 2012

«VERY IMPORTANT PERSON» O UMILI SERVITORI DI CRISTO?



Il Concilio Vaticano II aveva avuto, tra i principali scopi, quello di riorganizzare la Chiesa, aggiornandone le strutture in modo da far fronte con maggiore efficacia alle esigenze del mondo moderno.
Una risposta, si era detto, più efficace in un’epoca in cui l'uomo stava cambiando radicalmente il modo di vivere .
Il modo d’attuazione del Concilio stupì poi gli stessi Padri Conciliari : alle caute disposizioni conciliari, rispettose in genere della Tradizione e preoccupate di non stravolgere l'aspetto della Chiesa, hanno fatto seguito, invece, iniziative assunte da certi ambienti anche nella Curia Romana nei quali si erano annidati gruppi di potere a netta caratterizzazione neo-modernista.
Atti che, in diversi casi, hanno addirittura tradito la volontà delle disposizioni conciliari e contro il proposito di quegli stessi organismi di tipo sinodale che pure erano stati vantati come una novità volta a « democratizzare » il governo della Chiesa.
Si è cercato pure di spacciare come «   azioni  pastorali per avvicinare i non credenti » talune iniziative, maledette, che si prefiggevano di  « umanizzare » la religione !
Noi sappiamo, dati statistici alla mano, che questo nefasto « spirito conciliare » , la maggior parte delle volte operante  in spregio ai testi autentici del Vaticano II, è stato la causa di tutti i più gravi mali della Chiesa che anziché inaugurare l'auspicata « nuova Pentecoste » ha visto abbattersi sulla Chiesa la crisi (e non certo di crescita!) più grave di tutta la sua storia moderna.
Malattie, ormai croniche, che tuttora affliggono la salute anche della Curia Romana , i cui membri affidiamo alla devota, costante e sincera preghiera di tutti i credenti.
Il Servo di Dio Papa Paolo VI con le sue indimenticabili parole rivolte al Clero Romano nell’ormai lontano 10 febbraio del 1978 aveva tremendamente constatato : « Uno studio calcolato si è impossessato della psicologia di alcuni, vogliamo credere pochi, confratelli nel sacerdozio per sconsacrarne la figura tradizionale; un processo di desacralizzazione si è impossessato dell'istituzione sacerdotale per demolirne la consistenza e per coprirne le rovine, una mania di lai¬cizzazione ha strappato le infule esteriori dell'abito sacro ed ha divelto dal cuore di alcuni la sacra riverenza dovuta alla loro stessa persona, per sostituirvi una ostentata vanità del profano e talvolta perfino l'audacia dell'illecito e dello spregiudicato ».
Noi che per una triste sorte anagrafica abbiamo osservato da decenni il triste avvicendamento di certi gruppi ecclesiali per arrivare all’ascesa NON del Monte del Signore, che appartiene a chi ha cuore innocente e mani pure, proviamo ancora   disgusto per la lettura sui quotidiani o per  l’ascolto in trasmissioni TV di documenti che sarebbero dovuti restar ultra-segreti, per la natura stessa del contenuto e per coloro a cui erano indirizzati.
Invece alcuni curiali non hanno resistito alle tentazioni mondane e, nonostante l'attuale Papa abbia coraggiosamente indicato per quale via i Consacrati debbano transitare per giungere alla salvezza della loro anima e soprattutto per condurre a Dio le pecorelle che sono state loro affidate, esattamente come avvenne alcuni decenni fa, hanno riaperto l'infame  circo che nel giro di pochissimo tempo si è popolato di gladiatori e di belve feroci per esibirsi nel peccaminoso gioco del consolidamento del potere e nella ricerca di  potenza e di prestigio ...
In questo squallido gioco al massacro, prima che la pesante Mano del Giusto Giudice cadrà per rendere giustizia alla Mistica Sposa di Cristo, il degno e il giusto soccombono mentre l’abile e il furbo trionfano.
Nonostante le sempre più frequenti ammonizioni del mite e fin troppo misericordioso Successore di Pietro, che ha raccolto un’eredità  tremendamente difficile, la cupidigia di potere e l’orgasmo delle promozioni hanno distolto le menti dalle evangeliche aspirazioni di troppi curiali.
Ma il fedele, a cui sta a cuore le sorti della Chiesa, al di fuori della quale non c’è salvezza, invoca umilmente la Giustizia Divina “Non c'è sincerità sulla loro bocca, è pieno di perfidia il loro cuore; la loro gola è un sepolcro aperto, la loro lingua è tutta adulazione. Condannali, o Dio, soccombano alle loro trame, per tanti loro delitti disperdili, perché a te si sono ribellati”.
Il Papa, questo meraviglioso Papa, a cui, come sottolineavo sopra,   è stata addossata una pesantissima eredità, è stato lasciato solo, come un agnello sacrificale, mentre con odio demoniaco il mondo " laico", padrone dei mass-media, le armi più efficienti e micidiali, gli addossava le più incredibili colpe ... 
Fa senso ora leggere che  la struttura curiale, reagendo indignatamente, non permette che i collaboratori del Papa possano soffrire la stessa sorte del Bianco e mite Successore di Pietro.
Qualcuno ha scritto pure che il silenzio che tace il male per non far scandalo si trasforma in complicità. Viene citata, anche troppo,  la famosa frase evangelica 
 « Oportet ut scandala eveniant » . 
Anche l'energica Santa Caterina da Siena disse che " a forza del silenzio che il mondo si è imputridito", ma in questo perverso  "gioco al massacro" mi pare sia saggio ritornare alla sana cultura popolare che nel famoso proverbio :  " i panni sporchi si lavano in casa" ha una salutare elevatura umana e cristiana.
Mentre dobbiamo tristemente constatare che i veri nemici di Cristo e della Sua unica Chiesa sono riusciti a far scoppiare uno scandalo curiale persino in questo Pontificato, che si sta distinguendo per l' impostazione evangelica sobria ed efficace.
Ovviamente  la santità dei Consacrati e tanto più l'evidente miglioramento della Curia Romana, che tende alla perfezione evangelica in questo fulgido pontificato, non piace al demonio e ai suoi alleati ... ecco spiegato l'ennessimo attacco al Bianco Padre .
Per questo dobbiamo centuplicare la nostra preghiera alla Santissima Vergine Maria  , Mater Ecclesiae, affinchè protegga sotto il Suo manto la Santa Chiesa assistendo maternamente il Papa e tutti i Consacrati ! Amen.

Andrea Carradori

sabato 21 gennaio 2012

TRIBUS MIRACULIS. TRIBUS TAPIRORUM AUREORUM. I NEOCATECUMENALI AL RITORNO DA ROMA.



Ieri, 20 gennaio, avevo avevo messo in valigia tre incantevoli “tapiri d’oro” realizzati in metallo ad uno dei quali, non potendo incolare una  fascia, avevo fatto applicare un bordo paonazzo.
Nel pomeriggio di oggi, festa di Sant’Agnese, avrei consegnato i tre tapiri ad altrettanti onestissimi lavoratori della Vigna del Signore.
Avevo acquistato i tre tapiri d’oro dopo che un anziano sacerdote, assai vicino al Cammino Neocatecumenale, un mese fa mi aveva detto  che i Neocatecumenali sarebbero ritornati dal pellegrinaggio “ad limina Apostolorum ” di ieri 20 gennaio portando  tre doni, che avrebbero ricevuto dal Papa : l’approvazione definitiva della Liturgia, con la Comunione ricevuta rimanendo seduti; il placet ai riti che sono “propri” del cammino ed infine il “grazie” della Chiesa  per quanto, in tutto il mondo, sta facendo  il Cammino.
Ma i tapiri ormai li avevo comprati.
Considerato che stiamo in tempo di recessione economica li ho riciclati.
Ad uno ho  tolto il bordo paonazzo applicando al muso un pezzo di un fazzoletto di carta con cui si è soliti asciugare le lacrime : “sunt lacrimae rerum” . 
Quel tapiro sarà destinato all’anziano sacerdote, vicino al Cammino Neocatecumenale, che ieri non ha ricevuto l'atteso dono per i suoi amati  e prediletti figli .
In verità ne avrebbe meritati due  : senza il sognato regalo romano dell 'approvazione per la liturgia inventata dai responsabili del Cammino, ha avuto  l’automatica conferma del ( a suo dire)  "sorpruso" subìto dal Vescovo Diocesano ( che Dio lo benedica ) che ha preteso che nelle Liturgie presiedute da lui la Comunione deve essere amministrata come previsto dal Messale Romano.
Al secondo tapiro ho incollato, nella base, un piccolo ritaglio di uno spartito musicale . 
Quel tapiro è destinato ad un caro, leale e schietto (il vostro parlare sia si,si,no,no ciò che è in più viene dal maligno ) Rettore di un Santuario Internazionale a cui viene attribuita, unilateralmente, la mancata accoglienza di un numeroso gruppo Neocatecumenale due mesi fa … episodio controverso che vede due versioni diametricalmente opposte.
Da tempo mi sono messo in un atteggiamento di osservazione del fenomeno neocatecumenale, che, assieme al Rinnovamento nello Spirito, ha cambiato la religiosità della mia amata Regione .
I “frutti”, soprattutto sacerdotali e religiosi, del Cammino ci sono e stanno salvando parrocchie, monasteri e interi paesi dalla mancanza di preti e di claustrali.
I “frutti” del missionariato di famiglie intere che , dopo aver lasciato il lavoro, si recano in località assai difficili per annunciare e testimoniare il Vangelo, ci sono. 
Chi lo farebbe ? Noi che stiamo sempre incollati al computer ? 
Eppure quelle famiglie che fanno parte del Cammino lo fanno !
Lo ha fatto Andrea Pianesi morto, in  giovane età, in Africa mentre annunciava il Vangelo lasciando la moglie e 6 figli piccoli !
I “frutti” della generosa donazione di una parte delle proprie ricchezze alle necessità del Cammino, ci sono e vengono apprezzati soprattutto nel loro significato ecclesiale.
Ma quando dico queste cose mi arrivano contro  le urla di disapprovazione  di preti e di fedeli, non solo dal fronte tradizionalista, anzi ...
Ho visto dei  parroci addirittura piangere ogni qual volta sentivano parlare dei Neocatecumenali e, persino un già caro amico missionario, che mi ha tolto il saluto, mi ha dato del "traditore" perchè, secondo lui, io sosterrei il Cammino quando ricordo, nelle riunioni ecclesiali, i “frutti” di cui sopra.
Insomma i Neocatecumenali sono un  segno di contraddizione” che, a parte le loro liturgie inventate a tavolino quindi da rifuggire senza se e senza ma, mi stanno più simpatici di altri gruppi ecclesiali perchè sono indigesti ai modernisti e ai progressisti.
Presi di mira in due fuochi, dal mondo tradizionalista e da quello progressista, i Neocatecumenali si difendono, assai bene, con l’arma della furbizia, com’è avvenuto ieri.
Ho fatto “analizzare” il testo pontificio ed alcuni comunicati stampa di agenzie vicino al Cammino da un mio amico, attento giurista cattolico, temuto e rispettato da tutti . 
La sua risposta è stata : “Dal poco che ho potuto leggere sinora, non parrebbe ci sia stata la nuova approvazione di una particolare liturgia sacramentaria, ma i toni dei messaggi sono stati comunque così alludentemente ambigui, da permettere ai Neocatecumenali di farlo credere ai fedeli sprovveduti (che costituiscono la grande maggioranza) . Come dicevo, purtroppo, il solito pasticcio”.
In conclusione gli amici marchigiani Neocatecumenali avrebbero dovuto tornarsene da Roma con tre doni ma si dovranno accontentare dei miei due tapiri d’oro,  pure riciclati ...
Sembrerebbe che debba avanzare un tapiro.
Non avanzano mai i tapiri quando si parla dello status della Curia romana nei nostri giorni.
C'è sempre un curiale meritevole di ricevere un tapiro d'oro : difatti quello rimanente sarà consegnato a due miei amici di due Congregazioni romane per far ornare “aeque principaliter i loro severi uffici.
Anche se gli scarni uffici si trovano in due palazzi e in due piazze diverse : il tapiro d'oro potrà stare sei mesi in uno studio e sei mesi in un altro.
Non posso, infatti, a questo punto assegnare il tapiro d’oro ad uno dei due fin tanto che , con uno stile curial-italiano, si scambiano reciprocamente le responsabilità …
Ha ben commentato un arguto amico : “ Anche nella Chiesa, tutto all'italiana! Si dice, si disdice, si parla sotto metafora, una botta al cerchio e una alla botte, non ci si sbilancia e tutto procede, ma stentatamente , senza entusiasmo e fiducia! 
C'è da ringraziare Dio se si possiede una fede della quale si è convinti! Se si dovesse prestare ascolto ai suoi ministri, dall'alto al basso, diverremmo tutti miscredenti”!
Non posso e non voglio ritornare alla fabbrica nel paese “ uno dei più bei Borghi d’Italia” per acquistare altri tapiri d’oro … ma temo che, prima o poi, dovrò farlo ...

Andrea Carradori