martedì 13 marzo 2012

FRATERNITA' SACERDOTALE SAN PIO X : GRANDE GESTO DI RICONCILIAZIONE ECCLESIALE




Mons. Bonfils, amministratore apostolico della diocesi di Ajaccio fino all'arrivo del nuovo vescovo, ha officiato l'11 marzo scorso e ha conferito la cresima a 19 ragazzi nella cappella della Fraternità San Pio X d'Ajaccio in Corsica. E' la prima volta che un vescovo francese fa un simile gesto. Il Vescovo ha dichiarato che aveva accettato l'offerta di Padre Mercury (il sacerdote della FSSPX responsabile della Corsica), a patto che le famiglie fossero d'accordo.

Padre Mercury è un sacerdote della FSSPX specialista in diritto canonico; famosa è la sua tesi in cui poneva dei limiti all'esercizio della cosiddetta "giurisdizione di supplenza" che la Fraternità invoca - non sempre a proposito - per giustificare le sue scelte e la sua autonomia d'azione. Padre Mercury, coerentemente con quanto ha sempre sostenuto, ha accettato che fosse il Vescovo diocesano a conferire la cresima. In effetti se il Vescovo del luogo si offre per conferire la cresima in rito tradizionale, cosa giustificherebbe l'intervento dei Vescovi della FSSPX ? Si potrebbe ancora invocare la "giurisdizione di supplenza"?

L'attitudine di Padre Mercury non è piaciuta ai vertici della FSSPX; Mons. Fellay ha inviato domenica scorsa l'abbé Nelly, secondo assistente generale della FSSPX ad Ajaccio per spingere le famiglie a rifiutare la procedura e a dire di no al Vescovo locale. L'abbé Nelly ha letto un comunicato che metteva in dubbio l'ortodossia dottrinale di S. Ecc.za Mons. Bonfils invitando quindi a non ricevere la cresima dalle sue mani. Tuttavia i fedeli non hanno seguito le indicazioni dei vertici della FSSPX e hanno voluto essere presenti domenica scorsa per il rito della cresima e la Messa tradizionale officiati dal loro Vescovo. Solo un paio di persone avrebbero obbedito agli ordini di Menzingen, dovrebbero essere cresimati da Mons. Fellay in maggio. La tensione è molto alta in Francia, il gesto ha sconcertato il mondo tradizionalista. Cosa teme la FSSPX ? L'invalidità del rito? Secondo alcuni la FSSPX nutrirebbe dubbi sulla validità del crisma, oltre a rifiutarsi di ricevere i sacramenti dalle mani di un Vescovo dalla dottrina reputata poco cattolica. Il sito ufficiale italiano della FSSPX stamattina alle 10 riportava la notizia con un certo entusiasmo, nelle ore successive la pagina è stata oscurata. La tensione resta altissima nella FSSPX, ma anche a Roma.


P.S. L'informazione che l'abbé Mercury sia da settimane in trattative per farsi incardinare ad Ajaccio o addirittura che già vi sia segretamente incardinato è completamente falsa, smentita dagli interessati e recentemente dallo stesso Mons. Bonfils in un'intervista a " La Croix ". La diffusione di tali notizie false rientra in un tentativo di  screditare il gesto coraggioso dell'abbé Mercury. Il vero motivo del rifiuto delle cresime  di Mons. Bonfils espresso dalle autorità della FSSPX è stato spiegato dall'abbé Nely, su mandato di Mons. Fellay, domenica 4 marzo ad Ajaccio; esso risiede principalmente nel fatto che non si debbano ricevere sacramenti da sacerdoti e vescovi la cui dottrina non è ortodossa. Si veda il comunicato ufficiale di Mons. Fellay, letto nella cappella d'Ajaccio una settimana prima del rito per dissuadere i fedeli dal partecipare al rito.


Fonte: “La Croix



ALLEGATI
1 - Questo pubblicava la FSSPX italiana alle ore 10:00:42 (salvo sopprimere interamente la pagina poche ore dopo):
GESTO STORICO: Per la prima volta, un Vescovo diocesano conferisce la Cresima per la Fraternità San Pio X 

Francia - GESTO STORICO: Per la prima volta, un Vescovo diocesano conferisce la Cresima per la Fraternità San Pio X .

Pubblichiamo la traduzione dell'articolo di Riposte Catholique di oggi 12 marzo 2012 che riporta l'evento. 

Un gesto che scuote tutte le linee e spinge all’ammirazione. Ieri mattina, domenica 11 marzo, Mons. Bonfils, Vescovo della diocesi di Ajaccio, ha visitato la chiesa della Fraternità San Pio X ad Ajaccio (Corsica). Non era una semplice visita di cortesia o di pura diplomazia: non potendo Mons. Fellay recarsi ad Ajaccio per il momento, Mons. Bonfils ha proposto lui stesso di conferire il sacramento della Cresima ai 19 candidati. 

Il presule ha conferito il sacramento nel rito tradizionale, poi ha celebrato la Messa di San Pio V. 





2 – Parole rivolte da Padre Marcury per accogliere Mons. Bonfils, venuto a officiare le cresime:

Monseigneur, 

Au nom des fidèles présents, je vous souhaite la bienvenue dans notre chapelle Saint-Antoine de la Parata. 

Le but essentiel de l'Eglise catholique est de sauver les âmes. Cette fin correspond à la volonté même de Dieu qui est de sauver tous les hommes. 

Pour cela, Jésus a donné à ses Apôtres et aux évêques, leurs successeurs, la mission d'annoncer son Nom dans le monde entier. Cette Église, fondée sur le droit divin, s'est enracinée, dès les premières heures, dans des lieux. C'est l'Église locale, l'Église diocésaine. 

Certes, il peut arriver qu'exceptionnellement, la grâce soit distribuée en dehors des structures juridiques habituelles de l'Église. Mais cet état de fait est toujours éphémère et reste une exception. 

Monseigneur, vous êtes le Souverain de l'Église de Jésus-Christ en Corse. Nous le savons. Nous le croyons. Quand je vous ai informé du projet de Mgr Fellay en mai prochain de venir pour les confirmations, vous m'avez dit que cela était inutile, que vous les feriez vous-même. Vous attendiez ma réaction et j'ai su, à ce moment, que je ne pouvais pas me dérober à cette profession concrète de foi catholique. C'est parce que je crois à l'efficacité de votre pouvoir épiscopal que je ne peux pas vous refuser l'entrée dans cette communauté de fidèles dont je m'occupe depuis 14 ans. 

En retour, votre démarche a été empreinte d'un véritable esprit de miséricorde. Vous voulez assurer, selon votre mission de pasteur, le bien des âmes. Afin d'accomplir ce devoir, vous avez accepté d'affronter, à 82 ans, les critiques et les oppositions de vos diocésains. 

Les remous que cette cérémonie provoque, de part et d'autre, ne nous empêcheront pas de professer sereinement notre Foi dans son intégralité. Nous croyons en l'Église divinement fondée par notre Sauveur et nous vous sommes profondément reconnaissants de nous donner aujourd'hui l'occasion de le manifester publiquement en vous recevant pour une célébration dans le rite traditionnel. Merci, Monseigneur! 


Cliccare qui per leggere qualche sconsiderato commento.

AGGIORNAMENTO 18.03.2012
 
E' ufficiale - oggi l'interassato lo ha annunziato ad Ajaccio - lo spostamento di don Mercury, il prete della FSSPX che ha osato chiedere al Vescovo locale di conferire le cresime invece di ricorrere a Mons. Fellay. E' stato nominato in Brasile a San Paolo. 
Quando nella FSSPX non si obbedisce alle regole di Mons. Fellay e quando si osa discutere sull'ampiezza e sui limite della giurisdizione di supplenza si finisce nell'emisfero Sud.


sabato 10 marzo 2012

THE CHOIR OF WESTMINSTER ABBEY. LA MUSICA SACRA AFFRATELLA E UNISCE NEL COMUNE INTENTO DI LODARE DIO CON L'ARTE !




AD PERPETUAM REI MEMORIAM
( Commento, che condiviso in toto, dalla mia pagina di Facebook )

" E' chiaro che la presenza di un [signor] coro non Cattolico ( il celebre Coro dell’Abbazia di Westminster N.d.R.)  a San Pietro fa storcere il naso a qualche Tradizionalista, ma riflettiamo un'attimo: preferireste forse qualche stuolo di deficienti danzanti con chitarra a tracollo, agghindati come animatori da villaggio turistico, con le loro agghiaccianti (e stridule) voci?!?
Questa presenza ha lo scopo di dare lezione ai parrucconi modernisti cattosessantottini su cos'e' un coro da chiesa... che poi tale esempio venga dagli  Anglicani, eh... questo deve far riflettere "!

 Per la prima volta nella storia, il celebre Coro dell’Abbazia di Westminster canterà nella Basilica di San Pietro. L’evento vedrà i cantori esibirsi insieme con i componenti del coro della Cappella Sistina sia il 28 giugno – durante i primi vespri della Solennità dei Santi Pietro e Paolo che il Papa presiederà in San Paolo Fuori le Mura – sia il giorno dopo nella Messa presieduta da Benedetto XVI nella Basilica Vaticana.

"La musica può essere un tassello importante nel grande mosaico dell’ecumenismo. Ed è ciò che promette l’evento della prossima fine di giugno, quando – su invito della Santa Sede – i membri del coro anglicano dell’Abbazia di Westminster fonderanno la propria arte polifonica, conosciuta in tutto il mondo, con quella del Coro della Cappella Musicale Pontificia “Sistina”, diretto da don Massimo Palombella. 
Teatri d’eccezione di questo inedito storico saranno la Basilica di San Pietro, il 29 giugno, quando Benedetto XVI presiederà la Messa per i Santi Pietro e Paolo, e la Basilica di San Paolo Fuori le Mura, il giorno prima, per la celebrazione dei Primi Vespri della solennità. 
È stato il Papa stesso, informa un comunicato, a chiedere che la collaborazione musicale fra le due compagini “rifletta la vocazione cristiana del coro ed incoraggi il ricco scambio di esperienze tra le due tradizioni liturgiche e culturali. 
Poiché – viene colto nella nota – l’Abbazia di Westminster ha come titolo formale quello di ‘Chiesa collegiata di San Pietro’, il fatto che entrambi i cori celebrino insieme il loro patrono darà all’evento un’importante risonanza comune”. 
A sottolineare la tradizione romana saranno le partiture di due celebri compositori sacri, come Palestrina e Perosi, mentre i canti anglicani in lingua inglese – eseguiti all’inizio e alla fine di ciascuna liturgia – oltre a restituire le armonie di quella tradizione contribuiranno a rafforzare il senso di appartenenza alla “comune fede cristiana”.
L’invito a recarsi a Roma scaturisce dalla visita che Benedetto XVI fece all’Abbazia nel settembre 2010, durante la sua visita in Gran Bretagna, che vide il Pontefice fermarsi in preghiera sulla tomba di Eduardo il Confessore, insieme con l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, il quale si è detto “molto lieto del fatto che il Coro dell’Abbazia prenda parte alla celebrazione della Solennità di San Pietro a Roma”.
 “Celebrare insieme la sua testimonianza apostolica e il suo esempio – ha aggiunto – è un forte richiamo alla vocazione comune delle nostre Chiese ad essere fedeli, oggi, alla pienezza apostolica del Vangelo”. 
Anche il decano di Westminster, il rev. John Hall, ha definito “meraviglioso” l’invito ricevuto. 
“Mi conforta – ha confidato – questo segno del desiderio del Santo Padre di attingere alla ricca tradizione anglicana che caratterizza il culto quotidiano nell’Abbazia di Westminster. 
È quanto mai importante che i cristiani di differenti tradizioni preghino insieme e ricevano i doni gli uni degli altri”. Soddisfazione da parte della Chiesa cattolica londinese è stata espressa dall’arcivescovo di Westminster, Vincent Nichols.
 “Questo generoso gesto ecumenico della Santa Sede – ha affermato – è veramente benvenuto”, perché “esprime l’apprezzamento reciproco delle nostre tradizioni musicali e spirituali”.
Nel quadro dei preparativi – informa il comunicato – il coro della Cappella Sistina visiterà Londra ed offrirà un concerto pubblico nella Cattedrale di Westminster la sera del 6 maggio (*)
Mentre da parte sua, il Coro dell’Abbazia, durante la sua permanenza in Italia si recherà al Monastero Benedettino di Montecassino per cantare i Vespri e la Messa insieme alla comunità monastica del luogo in cui è sepolto San Benedetto, oltre ad effettuare anche altri concerti, tra cui un recital nella Basilica di Santa Maria Maggiore e un Vespro Festivo a Santa Maria sopra Minerva". http://www.news.va/it/news/il-coro-anglicano-dellabbazia-di-westminster-cante
Nell'Westminster Abbey è risuonata la musica ogni giorno da oltre mille anni.
Il canto ha svolto un ruolo estremamente importante, dalla sede canto piano cantati dai monaci del X secolo fondazione monastica ai servizi quotidiani corali cantate dal Coro di Westminster Abbey oggi. 
Nel corso dei secoli successivi alcuni dei più illustri organisti inglesi, cantanti e compositori sono stati strettamente associati con l'Abbazia, che continua a svolgere un ruolo di primo piano nella vita musicale e culturale della nazione oggi.
 http://www.westminster-abbey.org/music/choir

( *) Riferendosi all'annunciato concerto londinse del Coro della Cappella Musicale Pontificia Sistina un Esimio Maestro ha scritto nella citata pagina di Facebook :
 "  ( I cantori della Cappella Musicale detta Sistina ( N.d.R. ) FARANNO UNA DELLE PIU' SONORE FIGURACCE MAI VISTE IN TUTTA LA STORIA DELLA MUSICA SACRA ITALIANA.
Io al posto loro mi nasconderei ! 
Anche perché se il vecchio direttore del Westminster Abbey Choir è stato niente meno che SIMON PRESTON, quello attuale della Cattedrale cattolica, parlo ovviamente di Westminster Cathedral, è DAVID HILL. 
E quei quattro disgraziati sistini, per una malintesissimo senso di reciprocità, hanno accettato di tenere ivi un concerto, a mo' di gemellaggio (SIC !). 
AVETE UNA MINIMA IDEA DELLE RISATE CHE SI FARANNO I LONDINESI ? SARA' L'APOTEOSI DEL RIDICOLO. UNA WATERLOO SONORA. 
A loro toccheranno i Wellington. 
A noi i Napoleone (ossia i nani, LADRI ed in preda a deliri di onnipotenza). 
SQUALLORE INAUDITO"

Di rimando un altro commentatore ha aggiunto :
" ... il problema è che hai ragione. 
E ti dico che effettivamente quello di invitare cori stranieri a cantare da noi è forse l'unico modo per far capire ai nostri pastorelli quanto bisogno ci sia di buona musica.
 L'unico problema risiede nel fatto che chi ambisce al male non si cura delle conseguenze. 
La musica sacra italiana è degenerata se non scomparsa per scelta deliberata di ha voluto operare il male, e costoro non saranno persuasi da alcun segnale a cambiare rotta. 
A quella che sarà sicuramente la splendida esecuzione del coro di Westminster Abbey seguiranno pagine celebrative sui giornali, ma nelle curie e nelle parrocchie nostrane sai bene cosa ne resterà: i mugugni circa l'estetismo di questi forestieri, che "cantano bene ma non hanno capito nulla di cosa sia la Chiesa". ( Le sottolineature sono mie N.d.R.)

giovedì 8 marzo 2012

CHI L'HA VISTO ? ( ...IL PRETE CHE NON C'E' PIU' ...) FRANCIA : IL TRACOLLO DELLE VOCAZIONI SACERDOTALI


I vescovi francesi hanno recentemente esaminato la drammatica realtà vocazionale nelle diocesi che governano. I numeri parlano da soli: nel 1966 in Francia c'erano 4.536 seminaristi, ma già pochi anni dopo, nel 1975, il loro numero era sprofondato a 1.297. Il tracollo è proseguito, e nel 1996 si è toccata la critica soglia di 1.103, per poi scendere in picchiata a 784 nel 2005. Nel 2011 è stato toccato il livello più basso dai tempi della Rivoluzione Francese a quota 710. Se la matematica non è un'opinione, il crollo complessivo dal 1966 ad oggi supera l'84%. Ecco dove ha portato la svolta dei teologi modernisti che hanno distrutto il senso del soprannaturale!

Si tratta di numeri implacabili che non hanno bisogno di commenti, sono fin troppo eloquenti. Non si tratta di fare propaganda, si tratta di valutare con serietà la situazione catastrofica. Del resto, i numeri non sono né tradizionalisti, né modernisti, sono dati di fatto di cui prendere atto. La situazione in Francia è drammatica, tra pochi anni in varie diocesi non ci saranno più preti, poiché quelli attuali hanno un'età media di circa 75 anni.

Tuttavia, non bisogna disperarsi, infatti, se il clero diocesano francese rischia quasi l'estinzione, gli istituti legati alla venerabile e antica liturgia romana continuano a crescere grazie al notevole afflusso di nuove vocazioni. La speranza è che vengano aperti ulteriori seminari che consentano a un maggior numero di ragazzi tradizionalisti di poter abbracciare il sacerdozio cattolico. Non è facile pronosticare quando avverrà il "sorpasso" tra ordinazioni moderne e quelle di rito antico, ma almeno in Francia sembra che sia ormai solo una questione di tempo.

martedì 6 marzo 2012

LITURGIA : DALLE PREOCCUPAZIONI PASTORALI, IN UNA SOCIETA' CHE STAVA CAMBIANDO IN FRETTA, AI TRADIMENTI FATTI A SPESE DEL CONCILIO


Giacomo Biffi : Memoria e disgressioni di un italiano cardinale
Cantagalli Editore , 2007

La liturgia ( pag.169)
Il settore della vita parrocchiale dove era più necessaria e urgente qualche proposta rinnovatrice era senza dubbio quello delle celebrazioni rituali e segnatamente della messa. Non mi mancava una certa preparazione: avevo dedicato a questa questione gli ultimi tempi della mia permanenza a Venegono e non ignoravo quanto andavano ipotizzando e suggerendo le riviste specializzate anche in Francia e in Belgio. Avevo anzi già pub-blicato il risultato di queste attenzioni in un libro scritto in collaborazione con don Costantino Oggioni, che in fatto di pastorale liturgica è stato da noi un pioniere illuminato e convinto.
Suppongo che dopo mezzo secolo di mutamenti le nuove generazioni possano faticare a rendersi conto della situazione di allora. L'alterazione più vistosa della struttura del rito era la comunione dei fedeli collocata al di fuori della messa, prima del suo inizio e dopo la sua conclusione. Era una consuetudine strana ma inveterata ed estesa: non era perciò semplice persuadere tutti che, nel banchetto eucaristico, il momento logico della comunione era... la comunione; non era semplice perché in tutte le altre chiese attorno a noi, anche in quelle più famose e qualificate, si continuava a fare come si era sempre fatto e come non bisognava.
C'era una seconda grave anomalia. La natura intrinseca della messa è di essere "drammatica", nel senso che si compone di interventi distinti e complementari, affidati a una pluralità di soggetti. Ognuno degli "attori" previsti si attiene - si deve attenere - solo alla parte che gli è assegnata dalla veneranda "sceneggiatura". Questo era ancora evidente nella messa in canto. Invece nella "messa bassa" ogni cosa si era come appiattita: il sacerdote all'altare recitava tutto per suo conto, mentre i fedeli, quando non stavano semplicemente muti e al massimo pregavano silenziosamente, sovrapponevano all'azione e alla parola del celebrante le loro devozioni (per esempio il rosario) o cantavano i loro canti (per esempio le litanie della Madonna). Ciò che talvolta si era tentato, fino ad allora, era di "spiegare" nelle varie fasi quanto avveniva in presbiterio. Il tutto sembrava giustificato dall'uso obbligatorio di una lingua, sconosciuta ai più. come il latino.
Ho cominciato col chiedere di non preoccuparsi del latino e di parlare in latino come se ci fosse comprensibile: se anche noi non si capiva il senso delle orazioni, il Signore lo capiva benissimo. Era invece d'importanza fondamentale che si rispettasse il copione. Il celebrante doveva essere udito e ascoltato da tutti (e perciò doveva avere sempre il microfono); e i fedeli dovevano dare le risposte previste e recitare i testi loro propri (anche se erano in latino), come il Gloria, il Credo, il Sanctus. Il canto (del coro o dell'assemblea) doveva entrare a tempo, accompagnando l'azione sacra e non sopravvenendo quando toccava agli altri di farsi sentire. Le letture, che il sacerdote era obbligato a leggere in latino, venivano doppiate in italiano da una voce fuori campo. Solo così non si stravolgeva l'indole inalienabile della celebra-zione.
Ovviamente questa ''riforma" veniva attuata con maggior impegno negli splendidi riti della Settimana Santa.
A questo punto nella parrocchia dei Santi Martiri Anauniani eravamo pronti perché la Chiesa ci consentisse l'ultimo passo: l'uso della lingua parlata. Sarebbe stata la naturale conclusione di tutto questo lavoro, ma per il momento era solo un auspicio e una speranza.
Una Provvidenza misericordiosa e sapiente ci ha accontentati molto più celermente di quanto osassimo prevedere, dopo il Concilio Vaticano II.

Nota : C. Oggioni-G-Biffi : Introduzione alla vita liturgica, 1959

Son passati gli anni ...
Pochi giorni fa un fedele ha mandato questa lettera alle Edizioni Paoline.
La pubblico integralmente per rispetto alla fede e alle buone intenzioni dell'Autore.
Gentili Signori,
su "La Domenica" di mercoledì delle Ceneri 2012 ho letto con attenzione "Ragazzi in fuga dalla Messa".

Le cause della massiccia diserzione dei ragazzi dopo la Cresima sono certamente molteplici. Se ne può elencare almeno qualcuna:
- il cattivo esempio dei genitori e di molti familiari
- le pessime idee anti-Cristiane che circolano nella scuola di stato
- il permissivismo sessuale, che attira i ragazzi già in fase adolescenziale
- l'imbonimento derivante da spettacoli televisivi, internet, riviste, etc.

Occorre però aggiungere:
- Il fatto scottante che gli ecclesiastici hanno predicato per anni la bontà di tutte le religioni (da parte mia ricordo invece che sta scritto "gli déi dei pagani sono tutti demòni"; e N.Signore Gesù Cristo ha detto "Chi non è con me, è contro di me" ! )

- La furia iconoclasta che si è abbattuta sulla Santa Liturgia dopo il concilio vaticano secondo: oggi, grazie al Romano Pontefice Benedetto XVI, si vede a malapena qualche segno di maggior serietà.
Ma la riforma liturgica Bugnini resta evidentemente di impronta protestante, così come sono di tipo protestante l'altare ridotto a mensa, la professione "Signore, non son degno di venire alla Tua mensa, ma dì soltanto una parola ed io sarò salvato", la Santa Comunione amministrata sulle mani dei fedeli, etc.
I fedeli sono travolti dalla verbosità di 3 anni liturgici, in cui, con la scusa di leggere tutti e 3 i Vangeli ed un copioso numero di testi biblici, i fedeli stessi perdono ogni punto di riferimento chiaro e preciso, al contrario di quanto accadeva con il Messale di San Pio V, dove si orientavano tranquillamente nel succedersi annuale di belle feste, che si imprimevano nella mente dei fedeli, dai più semplici ai più colti.
E' sufficiente ricordare che un tempo la cultura dei fedeli, anche dei più semplici, indicava con sicurezza molteplici giorni dell'anno con il nome della ricorrenza (per esempio la Candelora, l'Annunciazione di N.Signora) o dei Santi (ad esempio S.Antonio Abate, i S.Pietro e Paolo). Anche questo è stato distrutto grazie alla magnifica riforma Bugnini.
Si aggiunga, infine, che tuttora i ragazzini ed i ragazzi vengono frequentemente diseducati con canti liturgici talmente intrisi di motivi profani accompagnati da chitarre, ed anche ritmati con battute delle mani! Raramente si sente "Tu scendi dalle stelle", "Dei nostri fratelli gementi e piangenti", "E' l'ora che pia", o altre classiche vere preghiere cantate.
La riforma Bugnini non è infatti la traduzione in Italiano o altre lingue contemporanee della Liturgia di Santa Romana Chiesa, ma una invenzione cervellotica e sostanzialmente anti-CristianaCattolica.
Non stupisce quindi che i ragazzi disertino la S.Messa ridotta ad assemblea eucaristica di tipo protestante.

Vogliate gradire i miei migliori saluti
L.L.


sabato 3 marzo 2012

PURIFICA LA TUA CHIESA O SIGNORE ! LA PEREGRINATIO DEL SANGUE DEL BEATO GIOVANNI PAOLO II


Ecco ( v. video allegato) come è stata accolta la reliquia del sangue del Beato Papa Giovanni Paolo II, trattata come in una specie di  "tournèe" in Messico, arrivata al Colegio Mercedes  : musichetta urlata da ragazzi con tanto di batteria, inascoltabile,  (un'offesa anche alla ben nota  musicalità del popolo messicano ) scatti di foto e applausi, senza neppure una preghiera.
Tutto questo provoca esecrazione e quelle immagini ci hanno riportato indietro di anni al tempo delle  cerimonie di Papa Wojtyła quando, suo malgrado, le liturgie papali erano diventate come una specie di  partite da stadio.
Il manichino, di plastica o di silicone, che si vede nel filmato (con la fiala del sangue infilata nella croce  fra le mani)  viene percepito come "corpo" dal Popolo fedele :  e' dunque sconcertante che  la Santa reliquia (quale ne sia la classe e quale ne sia il grado di percezione) venga accolta nel modo che vediamo nel video e con quella musica che nemmeno in una balera si potrebbe commercialmente proporre.
Può  la Reliquia di un Beato, Successore di Pietro, che conobbe la sofferenza e l'accettò come sacrificio da offrire a Dio per la salvezza della Chiesa e dell'umanità, suscitare   battiti di  mani al suono di ritornelli stonati "la, la, la,la..." ??? 
Tutto questo è educativo e spiritualmente edificante per i giovani del Colegio e per i fedeli ?
La reliquia del sangue del Beato Giovanni Paolo II, non ne esistono infatti altre  "ex corpore", è stata camuffata in una specie di manichino funebre dalle somiglianze perfette grazie ai moderni artifici usati anche nel settore cinematografico.
  "Abuso della credulità popolare", ha giustamente commentato Fides et forma in un articolo totalmente condivisibile . 
Perchè la fiala del sangue del Beato non è stata, ad esempio, inserita in un reliquiario classico oppure in una statua  ritraente il defunto Papa "in gloria" ? Forse l'immagine del Beato "in gloria" avrebbe suscitato meno impressione e commozione ?
Di fronte a tutto questo non vale neppure la pena ricordare le norme canoniche vigenti che disciplinano il culto che delle Reliquie di un Beato perchè, lo sappiamo bene, i preti e i vescovi si sentono ( e lo sono realmente) pontefici nel proprio territorio ... tant'è che ho fatto stamane una brevissima "ricerca" su internet e ho trovato luoghi dove il sangue è conservato mentre altre parrocchie parrocchie e diocesi   hanno già ricevuto la peregrinatio della Reliquia.
Sarà dunque il Beato Giovanni Paolo II, peregrinante con le sue immagini e con le sue reliquie, ex sanguine,  a sconfiggere il furore iconoclasta dei chierici filo-protestanti che nei decenni passati si erano scagliati con violenza contro le immagini sacre e le Reliquie dei Santi?
Ricordo, a tal proposito,   che quando venne dichiarato Beato San Pio da Pietrelcina da più parti arrivarono le disposizioni , legittime, che non si potevano collocare nelle chiese, che non appartenevano all'ordine dei frati cappuccini, le immagini dello stigmatizzato.
Nel caso del culto Papa Wojtyła le cose sono un pochettino diverse.
Per impostazione mentale e per metodo alcuni chierici-giacobini si sono, da tempo,  "impadroniti" della sua candida immagine per confezionare un'icona   da contrapporre a questo  Pontificato-Via Crucis del regnante Pontefice.
Il principe defunto è  sempre migliore del principe vivente...
Ma attenzione ! 
Chi di populismo ferisce di populismo perisce ! 
Vien da pensare che le immagini, di questo o altri video, che ritraggono folle di fedeli in lacrime che baciano l'urma con il manichino raffigurante il Beato Papa Giovanni Paolo II, saranno fatte vedere al prossimo Conclave per suscitare facili conclusioni dal sapore sentimental-carismatico ...
Sarà la stessa immagine del grande Papa Giovanni Paolo II, che nella  sera del Venerdì Santo, poco prima del suo incontro con Dio, volle abbracciare la Croce di Nostro Signore Gesù Cristo per essere spiritualmente vicino ai fedeli che stavano compiendo la tradizionale Via Crucis al Colosseo, a dissolvere le affaristiche suggestioni dei carismatici chierici-giacobini confezionate per  loro uso e consumo.
Santa Santa Teresa Benedetta della Croce , canonizzata da Giovanni Paolo II nel 1998, ci offre una edificante meditazione per questo tempo di Quaresima :

Ave Crux Spes Unica

“Ti salutiamo, Croce santa, nostra unica speranza!” Così la Chiesa ci fa dire nel tempo di passione dedicato alla contemplazione delle amare sofferenze di Nostro Signore Gesù Cristo.

Il mondo è in fiamme: la lotta tra Cristo e anticristo si è accanita apertamente, perciò se ti decidi per Cristo può esserti chiesto anche il sacrificio della vita.

Contempla il Signore che pende davanti a te sul legno, perché è stato obbediente fino alla morte di Croce. Egli venne nel mondo non per fare la sua volontà, ma quella del Padre. Se vuoi essere la sposa del Crocifisso devi rinunciare totalmente alla tua volontà e non avere altra aspirazione che quella di adempiere la volontà di Dio.

Di fronte a te il Redentore pende dalla Croce spogliato e nudo, perché ha scelto la povertà. Chi vuole seguirlo in modo perfetto deve rinunciare ad ogni possesso terreno. Stai davanti al Signore che pende dalla Croce con il cuore squarciato: Egli ha versato il sangue del suo Cuore per guadagnare il tuo cuore. Per poterlo seguire in santa castità, il tuo cuore dev’essere libero da ogni aspirazione terrena; Gesù Crocifisso dev’essere l’oggetto di ogni tua brama, di ogni tuo desiderio, di ogni tuo pensiero.

Il mondo è in fiamme: l’incendio potrebbe appiccarsi anche alla nostra casa, ma al di sopra di tutte le fiamme si erge la Croce che non può essere bruciata. La Croce è la via che dalla terra conduce al Cielo. Chi l’abbraccia con fede, amore, speranza viene portato in alto, fino al seno della Trinità.

Il mondo è in fiamme: desideri spegnerle? Contempla la Croce: dal Cuore aperto sgorga il sangue del Redentore, sangue capace di spegnere anche le fiamme dell’inferno. Attraverso la fedele osservanza dei voti religiosi rendi il tuo cuore libero e aperto; allora si potranno riversare in esso i flutti dell’amore divino, sì da farlo traboccare e renderlo fecondo fino ai confini della terra.

Attraverso la potenza della Croce puoi essere presente su tutti i luoghi del dolore, dovunque ti porta la tua compassionevole carità, quella carità che attingi dal Cuore Divino e che ti rende capace di spargere ovunque il suo preziosissimo sangue per lenire, salvare, redimere.

Gli occhi del Crocifisso ti fissano interrogandoti, interpellandoti. Vuoi stringere di nuovo con ogni serietà l’alleanza con Lui? Quale sarà la tua risposta? “Signore, dove andare? Tu solo hai parole di vita”.




giovedì 1 marzo 2012

IL BEATO PIO IX E L'IMMACOLATA






Pubblichiamo di seguito un estratto del volume di Girolamo Pica dal titolo Il beato Giovanni Duns Scoto. Dottore dell’Immacolata, Ellenici-Velar, Gorle 2010.

Vi sono alcuni punti dottrinali che fanno parte della Rivelazione, ma che tuttavia non sono subito chiari ed evidenti ai credenti. Ciò è dovuto al fatto che qualche volta la fonte primaria di questa Rivelazione, la Sacra Scrittura, non è esplicita. Per spiegare e comprendere allora queste verità, vi è bisogno dell’azione dello Spirito Santo nella Chiesa – gerarchia e fedeli – e del lento lavoro dei teologi, il cui compito è proprio quello di trarre conclusioni certe a partire dai dati rivelati. L’Immacolata Concezione di Maria ne è un esempio tipico. Questa verità era già percepita dal popolo cristiano attraverso il “senso della fede” – sensus fidelium – sin dai primi secoli della Chiesa, e vissuta a livello devozionale e liturgico. Faceva parte del patrimonio di fede dei Padri. Tuttavia i teologi facevano molta difficoltà a spiegarne il vero senso.

Anche menti eccellenti, come san Bernardo, san Tommaso d’Aquino e san Bonaventura, pur avendo una grande devozione personale per la sublime purezza e illibatezza della Vergine Maria, tuttavia non riuscivano a spiegarlo a livello teologico. Tra le maggiori difficoltà da loro addotte per questa esitazione, ve ne erano due. Una era l’universalità della redenzione, per cui se Cristo è davvero il Redentore di tutto il genere umano, come ci insegna la Sacra Scrittura, allora anche Maria dovette essere redenta, cioè liberata dal peccato dopo la sua concezione.

La seconda difficoltà proveniva da un’idea ereditata da sant'Agostino, per cui il peccato originale di Adamo ci verrebbe trasmesso attraverso l’infezione della carne, quindi con la generazione fisica. Per queste due ragioni anche i tre grandi teologi sopra menzionati sostenevano che Maria, seppure per poco tempo, era stata anche lei macchiata dal peccato. Ciò naturalmente andava contro la sensibilità dei fedeli stessi. Il beato Giovanni Duns Scoto aveva ben percepito la gravità del problema e con il suo acume riuscì a risolvere con successo e definitivamente le due difficoltà.

Per prima cosa, appoggiandosi all’autorità di sant'Anselmo, spiegò che il peccato non può essere trasmesso fisicamente attraverso la generazione, perché non è qualcosa di materiale. Il peccato di Adamo per i suoi discendenti consiste propriamente in una mancanza della giustizia originale. Esso è di tipo morale e non fisico, si trova nell’anima, e più precisamente nella volontà e non nel corpo. Motivo per cui, dice Scoto, «essendo la volontà qualcosa di puramente immateriale e perciò distinta dalla carne, allora non può essere infetta dalla carne». Secondo, spiega sempre il Beato, nel caso di Maria, Dio ha fatto qualcosa di molto speciale e conveniente, ha cioè preservato l’anima di Maria dall’essere contagiata dal peccato, al momento stesso della sua concezione. In questo modo, all’atto della sua concezione lei era “senza macchia”, Immacolata.

Ecco le parole di Scoto: «Dio poté, nel primo istante di quell’anima, darle la stessa grazia che dà a un altro nel momento della concezione o del battesimo. Così, in quel primo istante, essa non ebbe il peccato originale, così come con gli altri avviene con il battesimo». Per quanto riguarda il motivo dell’universalità della redenzione, questo era effettivamente la causa principale della negazione dell’Immacolata Concezione. Il beato Giovanni Duns Scoto spiegò che la redenzione universale di ogni essere umano rimane un fatto indiscutibile. Di fatto tutti sono stati redenti da Cristo, Maria inclusa. E anche lei, se non fosse stata preservata, sarebbe stata bisognosa di redenzione liberativa. Come chiunque altro, cioè, avrebbe avuto bisogno del battesimo.

Tuttavia, nel suo caso specifico avvenne qualcosa di molto speciale. Mentre per tutti gli altri esseri umani i meriti della redenzione sono applicati dopo la nascita del bambino, nel momento in cui viene battezzato, nel caso di Maria quegli stessi meriti furono applicati prima, e cioè nell’istante stesso in cui fu concepita dai suoi genitori. In altre parole, per Maria vi è stata una Redenzione preservatrice. Cristo, spiega Duns Scoto, è Mediatore di grazia non soltanto quando ci purifica dal peccato dopo che lo abbiamo contratto, ma ancora più perfettamente quando preserva dal peccato che ci viene dall’essere discendenza di Adamo. Per questo dunque, non solo Cristo rimane il Redentore universale, ma anzi col preservare la Vergine ha compiuto un atto di redenzione ancora più perfetto: «Cristo non sarebbe redentore perfettissimo se non avesse meritato che Maria fosse preservata dal peccato originale».

Tuttavia, nonostante la soluzione delle difficoltà da parte di Scoto, questa verità non fu subito accettata dalla maggioranza dei teologi e dalle autorità, soprattutto per il timore di mettersi contro l’autorità di teologi come san Tommaso d’Aquino. All’interno della famiglia francescana invece, l’Immacolata Concezione di Maria fu accettata, difesa e predicata con sempre maggiore entusiasmo, appoggiandosi alla dottrina del “Dottore dell’Immacolata”, altro titolo con cui Duns Scoto diverrà noto nella storia. L’intera teologia del beato Giovanni Duns Scoto, anzi, verrà diffusa dai francescani ad ogni livello, sia in Europa che in terra di missione, anche grazie a questo importante punto dottrinale sull’Immacolata.

Ci vollero ancora altri 600 anni circa, prima che il privilegio mariano fosse ufficialmente riconosciuto. Ma la storia diede finalmente ragione al nostro Beato, quando l’8 dicembre 1854 il papa beato Pio IX – sollecitato anche dalla lettura di una esortazione di san Leonardo da Porto Maurizio letta nel Convento romano di San Bonaventura al Palatino – proclamò l’Immacolata Concezione dogma di fede.

Ecco le parole del Papa: «Dichiariamo, affermiamo e definiamo rivelata da Dio la dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria fu preservata, per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, immune da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento, e ciò deve pertanto essere oggetto di fede certo ed immutabile per tutti i fedeli».

«Non solo il ruolo di Cristo nella storia della salvezza, ma anche quello di Maria è oggetto della riflessione del Doctor Subtilis. Ai tempi di Duns Scoto la maggior parte dei teologi opponeva un’obiezione, che sembrava insormontabile, alla dottrina secondo cui Maria Santissima fu esente dal peccato originale sin dal primo istante del suo concepimento: di fatto, l’universalità della Redenzione operata da Cristo – evento assolutamente centrale nella storia della salvezza – a prima vista poteva apparire compromessa da una simile affermazione. Duns Scoto espose allora un argomento, che verrà poi adottato anche dal beato Papa Pio IX nel 1854, quando definì solennemente il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria.

Questo argomento è quello della “Redenzione preventiva”, secondo cui l’Immacolata Concezione rappresenta il capolavoro della Redenzione operata da Cristo, perché proprio la potenza del Suo amore e della Sua mediazione ha ottenuto che la Madre fosse preservata dal peccato originale. I Francescani accolsero e diffusero con entusiasmo questa dottrina, e altri teologi – spesso con solenne giuramento – si impegnarono a difenderla e a perfezionarla.

A questo riguardo, vorrei mettere in evidenza un dato, che mi pare importante. Teologi di valore, come Duns Scoto, circa la dottrina sull’Immacolata Concezione, hanno arricchito con il loro specifico contributo di pensiero ciò che il popolo di Dio credeva già spontaneamente sulla Beata Vergine, e manifestava negli atti di pietà, nelle espressioni dell’arte e, in genere, nel vissuto cristiano. Tutto questo grazie a quel soprannaturale sensus fidei, cioè a quella capacità infusa dallo Spirito Santo, che abilita ad abbracciare le realtà della fede, con l’umiltà del cuore e della mente» (Benedetto XVI, Udienza generale 7 luglio 2010).


P. Girolamo Pica, dell’Ordine dei Francescani dell’Immacolata, membro della Commissione Scotista Internazionale e dottorando presso la nostra Facoltà di Teologia in Dogmatica, ha pubblicato con l'editrice Velar (Elledici) un prezioso opuscolo che presenta la figura del beato Giovanni Duns Scoto, dottore Sottile e Mariano (prezzo 3,50).Girolamo Pica. Il Beato Giovanni Duns Scoto. Dottore dell'Immacolata, Editrice Elledici-Velar, Gorle 2010.Sarà un ottimo mezzo per diffondere la conoscenza del nostro beato.Ne consigliamo la lettura e auspichiamo che diffusione.

mercoledì 29 febbraio 2012

NO TAV : EHI PECORELLA, VUOI SPARARE? . IL CARABINIERE CHE È STATO INSULTATO DAL NO TAV ( VIDEO ) HA RICEVUTO L’ENCOMIO SOLENNE DAL COMANDANTE GENERALE DELL’ARMA, LEONARDO GALLITELLI, SECONDO CUI “LA FERMEZZA E LA COMPOSTEZZA PROFESSIONALE DIMOSTRATE HANNO IMPEDITO A UNA SITUAZIONE DELICATA DI DEGENERARE IN ULTERIORI INCIDENTI”.







Oh mia patria sì bella e perduta!

Dopo aver visto dai TG questo filmato sento di dovere di postarlo su questo  blog cattolico  per esprimere la mia solidarietà al Carabiniere, vero monumento di  compostezza e “sangue freddo”.
Noi avevamo anticipato solo di poco che il giovane Carabiniere era meritevole di encomio !
Al contrario all'infame provocatore-professionista taggato NO-TAV che, sotto l’effetto dell’odio, eccitato dalla presenza della telecamera ha fatto quello squallido “show” mi auguro che venga presto riservato un posto nelle patrie galere!
Nonostante i frequenti appelli alla legalità e all'etica civica da parte del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio dei Ministri, nel nostro Paese si aggirano arrogantemente gli " impuniti "  che , ripresi dalle TV, dopo aver messo a ferro e fuoco una ridente e pacifica vallata bloccando per giorni e giorni le Autostrade, si permettono di insultare le Forze dell’Ordine .
Un tempo per reati come questi si veniva condannati e gettati in prigione.
Ora questi individui pretendono la "diretta tv " ... 
Nel vedere il raccapricciante filmato ho avuto doppio brivido : per un attimo mi è sembrato di aver visto quel giovane barbuto, cattolico adulto, con la " chitarra in mano"  "animare" le liturgie nelle nostre chiese e partecipare alle "assemblee" ecclesiali ...
Per fortuna il mio è stato solo un errore visivo !
Che il Signore protegga la nostra amata Nazione Italiana ridotta in questo modo !
Andrea Carradori

AGGIORNAMENTO :  Il militare ripreso dal video di Corriere.it mentre veniva provocato dal militante NO TAV (“Ehi pecorella, vuoi sparare?”) ha ricevuto l’encomio solenne dal comandante generale dell’Arma, Leonardo Gallitelli, secondo cui “la fermezza e la compostezza professionale dimostrate hanno impedito a una situazione delicata di degenerare in ulteriori incidenti”.