sabato 14 aprile 2012

LA DISOBBEDIENZA È UNA VIA PER RINNOVARE LA CHIESA? ( Da Rinascimento Sacro )


La mia dottrina non è mia” (Gv 7,16), ovvero i sacerdoti non annuncino teorie ed opinioni private, ma la fede della Chiesa della quale sono servitori. Omelia del Santo Padre Benedetto XVI tenuta nella Basilica Vaticana il Giovedì Santo, 5 aprile 2012 in occasione della Santa Messa Crismale.





 Cari fratelli e sorelle!

In questa Santa Messa i nostri pensieri ritornano all’ora in cui il Vescovo, mediante l’imposizione delle mani e la preghiera, ci ha introdotti nel sacerdozio di Gesù Cristo, così che fossimo “consacrati nella verità” (Gv 17,19), come Gesù, nella sua Preghiera sacerdotale, ha chiesto per noi al Padre. Egli stesso è la Verità. Ci ha consacrati, cioè consegnati per sempre a Dio, affinché, a partire da Dio e in vista di Lui, potessimo servire gli uomini. Ma siamo anche consacrati nella realtà della nostra vita? Siamo uomini che operano a partire da Dio e in comunione con Gesù Cristo? Con questa domanda il Signore sta davanti a noi, e noi stiamo davanti a Lui. “Volete unirvi più intimamente al Signore Gesù Cristo e conformarvi a Lui, rinunziare a voi stessi e rinnovare le promesse, confermando i sacri impegni che nel giorno dell’Ordinazione avete assunto con gioia?” Così, dopo questa omelia, interrogherò singolarmente ciascuno di voi e anche me stesso.

Con ciò si esprimono soprattutto due cose: è richiesto un legame interiore, anzi, una conformazione a Cristo, e in questo necessariamente un superamento di noi stessi, una rinuncia a quello che è solamente nostro, alla tanto sbandierata autorealizzazione. È richiesto che noi, che io non rivendichi la mia vita per me stesso, ma la metta a disposizione di un altro – di Cristo. Che non domandi: che cosa ne ricavo per me?, bensì: che cosa posso dare io per Lui e così per gli altri? O ancora più concretamente: come deve realizzarsi questa conformazione a Cristo, il quale non domina, ma serve; non prende, ma dà – come deve realizzarsi nella situazione spesso drammatica della Chiesa di oggi?

Di recente, un gruppo di sacerdoti in un Paese europeo ha pubblicato un appello alla disobbedienza, portando al tempo stesso anche esempi concreti di come possa esprimersi questa disobbedienza, che dovrebbe ignorare addirittura decisioni definitive del Magistero – ad esempio nella questione circa l’Ordinazione delle donne, in merito alla quale il beato Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato in maniera irrevocabile che la Chiesa, al riguardo, non ha avuto alcuna autorizzazione da parte del Signore.

La disobbedienza è una via per rinnovare la Chiesa? Vogliamo credere agli autori di tale appello, quando affermano di essere mossi dalla sollecitudine per la Chiesa; di essere convinti che si debba affrontare la lentezza delle Istituzioni con mezzi drastici per aprire vie nuove – per riportare la Chiesa all’altezza dell’oggi. Ma la disobbedienza è veramente una via? Si può percepire in questo qualcosa della conformazione a Cristo, che è il presupposto di ogni vero rinnovamento, o non piuttosto soltanto la spinta disperata a fare qualcosa, a trasformare la Chiesa secondo i nostri desideri e le nostre idee?

Ma non semplifichiamo troppo il problema. Cristo non ha forse corretto le tradizioni umane che minacciavano di soffocare la parola e la volontà di Dio? Sì, lo ha fatto, per risvegliare nuovamente l’obbedienza alla vera volontà di Dio, alla sua parola sempre valida. A Lui stava a cuore proprio la vera obbedienza, contro l’arbitrio dell’uomo. E non dimentichiamo: Egli era il Figlio, con l’autorità e la responsabilità singolari di svelare l’autentica volontà di Dio, per aprire così la strada della parola di Dio verso il mondo dei gentili. E infine: Egli ha concretizzato il suo mandato con la propria obbedienza e umiltà fino alla Croce, rendendo così credibile la sua missione. Non la mia, ma la tua volontà: questa è la parola che rivela il Figlio, la sua umiltà e insieme la sua divinità, e ci indica la strada.

Lasciamoci interrogare ancora una volta: non è che con tali considerazioni viene, di fatto, difeso l’immobilismo, l’irrigidimento della tradizione? No. Chi guarda alla storia dell’epoca post-conciliare, può riconoscere la dinamica del vero rinnovamento, che ha spesso assunto forme inattese in movimenti pieni di vita e che rende quasi tangibili l’inesauribile vivacità della santa Chiesa, la presenza e l’azione efficace dello Spirito Santo. E se guardiamo alle persone, dalle quali sono scaturiti e scaturiscono questi fiumi freschi di vita, vediamo anche che per una nuova fecondità ci vogliono l’essere ricolmi della gioia della fede, la radicalità dell’obbedienza, la dinamica della speranza e la forza dell’amore.

Cari amici, resta chiaro che la conformazione a Cristo è il presupposto e la base di ogni rinnovamento. Ma forse la figura di Cristo ci appare a volte troppo elevata e troppo grande, per poter osare di prendere le misure da Lui. Il Signore lo sa. Per questo ha provveduto a “traduzioni” in ordini di grandezza più accessibili e più vicini a noi. Proprio per questa ragione, Paolo senza timidezza ha detto alle sue comunità: imitate me, ma io appartengo a Cristo. Egli era per i suoi fedeli una “traduzione” dello stile di vita di Cristo, che essi potevano vedere e alla quale potevano aderire. A partire da Paolo, lungo tutta la storia ci sono state continuamente tali “traduzioni” della via di Gesù in vive figure storiche. Noi sacerdoti possiamo pensare ad una grande schiera di sacerdoti santi, che ci precedono per indicarci la strada: a cominciare da Policarpo di Smirne ed Ignazio d’Antiochia attraverso i grandi Pastori quali Ambrogio, Agostino e Gregorio Magno, fino a Ignazio di Loyola, Carlo Borromeo, Giovanni Maria Vianney, fino ai preti martiri del Novecento e, infine, fino a Papa Giovanni Paolo II che, nell’azione e nella sofferenza ci è stato di esempio nella conformazione a Cristo, come “dono e mistero”. I Santi ci indicano come funziona il rinnovamento e come possiamo metterci al suo servizio. E ci lasciano anche capire che Dio non guarda ai grandi numeri e ai successi esteriori, ma riporta le sue vittorie nell’umile segno del granello di senape.

Cari amici, vorrei brevemente toccare ancora due parole-chiave della rinnovazione delle promesse sacerdotali, che dovrebbero indurci a riflettere in quest’ora della Chiesa e della nostra vita personale. C’è innanzitutto il ricordo del fatto che siamo – come si esprime Paolo – “amministratori dei misteri di Dio” (1Cor 4,1) e che ci spetta il ministero dell’insegnamento, il (munus docendi), che è una parte di tale amministrazione dei misteri di Dio, in cui Egli ci mostra il suo volto e il suo cuore, per donarci se stesso. Nell’incontro dei Cardinali in occasione del recente Concistoro, diversi Pastori, in base alla loro esperienza, hanno parlato di un analfabetismo religioso che si diffonde in mezzo alla nostra società così intelligente. Gli elementi fondamentali della fede, che in passato ogni bambino conosceva, sono sempre meno noti. Ma per poter vivere ed amare la nostra fede, per poter amare Dio e quindi diventare capaci di ascoltarLo in modo giusto, dobbiamo sapere che cosa Dio ci ha detto; la nostra ragione ed il nostro cuore devono essere toccati dalla sua parola. L’Anno della Fede, il ricordo dell’apertura del Concilio Vaticano II 50 anni fa, deve essere per noi un’occasione di annunciare il messaggio della fede con nuovo zelo e con nuova gioia.

Lo troviamo naturalmente in modo fondamentale e primario nella Sacra Scrittura, che non leggeremo e mediteremo mai abbastanza. Ma in questo facciamo tutti l’esperienza di aver bisogno di aiuto per trasmetterla rettamente nel presente, affinché tocchi veramente il nostro cuore. Questo aiuto lo troviamo in primo luogo nella parola della Chiesa docente: i testi del Concilio Vaticano II e il Catechismo della Chiesa Cattolica sono gli strumenti essenziali che ci indicano in modo autentico ciò che la Chiesa crede a partire dalla Parola di Dio. E naturalmente ne fa parte anche tutto il tesoro dei documenti che Papa Giovanni Paolo II ci ha donato e che è ancora lontano dall’essere sfruttato fino in fondo.

Ogni nostro annuncio deve misurarsi sulla parola di Gesù Cristo: “La mia dottrina non è mia” (Gv 7,16). Non annunciamo teorie ed opinioni private, ma la fede della Chiesa della quale siamo servitori. Ma questo naturalmente non deve significare che io non sostenga questa dottrina con tutto me stesso e non stia saldamente ancorato ad essa. In questo contesto mi viene sempre in mente la parola di sant’Agostino: E che cosa è tanto mio quanto me stesso? Che cosa è così poco mio quanto me stesso? Non appartengo a me stesso e divento me stesso proprio per il fatto che vado al di là di me stesso e mediante il superamento di me stesso riesco ad inserirmi in Cristo e nel suo Corpo che è la Chiesa. Se non annunciamo noi stessi e se interiormente siamo diventati tutt’uno con Colui che ci ha chiamati come suoi messaggeri così che siamo plasmati dalla fede e la viviamo, allora la nostra predicazione sarà credibile. Non reclamizzo me stesso, ma dono me stesso. Il Curato d’Ars non era un dotto, un intellettuale, lo sappiamo. Ma con il suo annuncio ha toccato i cuori della gente, perché egli stesso era stato toccato nel cuore.

L’ultima parola-chiave a cui vorrei ancora accennare si chiama zelo per le anime (animarum zelus). È un’espressione fuori moda che oggi quasi non viene più usata. In alcuni ambienti, la parola anima è considerata addirittura una parola proibita, perché – si dice – esprimerebbe un dualismo tra corpo e anima, dividendo a torto l’uomo. Certamente l’uomo è un’unità, destinata con corpo e anima all’eternità. Ma questo non può significare che non abbiamo più un’anima, un principio costitutivo che garantisce l’unità dell’uomo nella sua vita e al di là della sua morte terrena. E come sacerdoti naturalmente ci preoccupiamo dell’uomo intero, proprio anche delle sue necessità fisiche – degli affamati, dei malati, dei senza-tetto.

Tuttavia noi non ci preoccupiamo soltanto del corpo, ma proprio anche delle necessità dell’anima dell’uomo: delle persone che soffrono per la violazione del diritto o per un amore distrutto; delle persone che si trovano nel buio circa la verità; che soffrono per l’assenza di verità e di amore. Ci preoccupiamo della salvezza degli uomini in corpo e anima. E in quanto sacerdoti di Gesù Cristo, lo facciamo con zelo. Le persone non devono mai avere la sensazione che noi compiamo coscienziosamente il nostro orario di lavoro, ma prima e dopo apparteniamo solo a noi stessi. Un sacerdote non appartiene mai a se stesso. Le persone devono percepire il nostro zelo, mediante il quale diamo una testimonianza credibile per il Vangelo di Gesù Cristo. Preghiamo il Signore di colmarci con la gioia del suo messaggio, affinché con zelo gioioso possiamo servire la sua verità e il suo amore. Amen. © Copyright 2012 – Libreria Editrice Vaticana

mercoledì 11 aprile 2012

TOLENTINO, ALCUNE FOTO DEL TRIDUO PASQUALE "SUMMORUM PONTIFICUM" NELLA CHIESA DEL SACRO CUORE

DOMENICA DELLE PALME, CHIESA DEL SANTISSIMO CROCIFISSO
DOMENICA DELLE PALME CHIESA DEL SACRO CUORE MESSA IN TERZO


LA CONFRATERNITA








LA MERAVIGLIOSA TOVAGLIA CON I SIMBOLI DELLA PASSIONE DI NOSTRO SIGNORE, SEC.XIX, CON SCRITTA DEVOZIONALE : "FELICE CHI T’ADORA O DIO D’AMORE NEL TUO ALTARE A TE D’INTORNO CHINI GLI ANGELI".



L'ALTARE DENUDATO DEL VENERDI' SANTO

L'ALTARE DELLA REPOSIZIONE DEL GIOVEDI' SANTO







L'ADORAZIONE DELLA CROCE






LA BENEDIZIONE DEL FUOCO E DEL CERO PASQUALE ( CORTILE MAESTRE PIE VENERINI)







EXULTET


 IL CANTO DELLE LITANIE ( I e II parte )

RINNOVAZIONE DELLE PROMESSE BATTESIMALI ( sopra)

L'ALTARE PREPARATO PER LA SANTA MESSA MA CON LE IMMAGINI VELATE-FINO AL GLORIA - ( sotto)
OFFERTORIO


CONSACRAZIONE

ALTARE INONDATO DI INCENSO
                   IL CERO PASQUALE

QUESTE POVERE FOTO LE HO SCATTATE DAL PRESBITERIO, MI SCUSO PER L'INESPERIENZA

RINGRAZIAMENTI 

Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile la realizione del  "sogno" che da oltre un secolo i Confratelli della Confraternita del Sacro Cuore nutrivano in cuore.
- La Divina Provvidenza che regola tutto "alla  maggior gloria di Dio";
- Il Santo Padre Benedetto XVI che ha donato alla Chiesa Universale il Motu Proprio "Summorum Pontificum"che valorizza l'antica liturgia come un bene prezioso per la Chiesa;
- Il Vescovo Diocesano S.E.R.Mons. Claudio Giuliodori;
- Il Parroco don Andrea Leonesi;
- I Francescani dell'Immacolata di Campocavallo di Osimo;
- I Confratelli della Confraternita del Sacratissimo Cuore di Gesù che hanno realizzato l'Altare della Reposizione e tutti gli altri addobbi;
- i fratelli del Cammino Neocatecumenale che hanno donato il Cero Pasquale, in pura cera d'ape, dipinto a mano;
- le sorelle del Cammino Neocatecumenale che hanno lavato e stirato tutta la biancheria;
- i Confratelli di una Confraternita vicina che ci hanno prestato artistici manufatti di cui eravamo sprovvisti;
- i devoti fedeli , tolentinati e non, che ci hanno donato tutto quanto era necessario per il sacro Triduo
- i fedeli che ci hanno sostenuto con la preghiera;
- i fratelli del gruppo liturgico dei Ministranti "extraordinaria forma" che hanno sostenuto il"tour de force" per preparare e per servire, con il canto e con il servizio liturgico, le varie impegnative funzioni.
Che il Signore ricompensi tutti coloro che, rinunciando ai propri "desiderata", hanno saputo "sentire cum Ecclesia" nel rispetto delle volontà del Santo Padre Benedetto XVI espresse nel Motu Proprio "Summorum Pontificum".
Sia lodato il Sacratissimo Cuore di Gesù.
Andrea Carradori
Santa Pasqua 2012.


martedì 10 aprile 2012

ABUSI LITURGICI. IL PIANTO DI UNA FEDELE. AFFIDIAMOCI ALLA DIVINA MISERICORDIA.

La  Domenica in Albis è stata dedicata dal Beato Giovanni Paolo II  alla Divina Misericordia di Gesù secondo il desiderio che il Divin Redentore volle comunicare alla mistica Santa Santa Faustina Kowalska. : « Desidero che questa immagine venga esposta al pubblico al prima domenica dopo Pasqua. Tale domenica è la festa della Misericordia. Attraverso il Verbo Incarnato faccio conoscere l’abisso della Mia Misericordia » (Q I, pag. 46) « Figlia Mia, guarda l’abisso della Mia Misericordia e rendo onore e gloria a questa Mia Misericordia e fallo in questo modo : riunisci tutti i peccatori del mondo intero ed immergili nell’abisso della Mia Misericordia. Desidero le anime, figlia Mia. Nel giorno della Mia festa, nella festa della Misericordia, attraverserai il mondo intero e condurrai le anime avvilite alla sorgente della Mia Misericordia. Io le guarirò e le fortificherò » (Q I, pag. 104)
L'intento di questo post è di raccomandare alla Divina Misericordia quei Vescovi che non sanno custodire il patrimonio più importante che hanno ricevuto al momento della loro ordinazione episcopale : la sacra liturgia.
L'occasione ci è stata data da un'email che  una fedele , sofferente a colpa dei continui abusi liturgici nella sua diocesi, pare assecondati dal vescovo locale a cui si era più volte inutilmente rivolta, ci ha inviato .
Le parole, schiette e decise, della fedele sono l'espressione di una lunga sofferenza, sopportata, assieme ad altri, pazientemente .
Non vogliamo fare un'elencazione degli abusi : non compaiono nell'email e non sono certamente autorizzato a fare pettecolezzi ...
Purtroppo dobbiamo constatare lo strano comportamento che il vescovo ha avuto con  i fedeli che si erano recati da lui per denunciare i continui abusi liturgici di cui erano testimoni.
Dopo aver ascoltato i fedeli li ha liquidati  con lo  sbrigativo e sprezzante giudizio di "mentalità lefebvriana"  .
Vorremmo specificare che  era del tutto sconosciuta in loro ogni tematica  "lefebvriana".
Il vescovo ha, invece,  ottenuto che alcuni fedeli, imboccata l’A14,hanno iniziato  a frequentare un Priorato della Fraternità Sacerdotale San Pio X !
Complimenti allo zelo pastorale del vescovo ! 
Pur di non ammettere (e porre rimedio) agli abusi liturgici nella sua diocesi quel Pastore ha preferito che alcuni suoi fedeli si rechino in un Priorato che non si trova in comunione disciplinare con la Santa Sede !
Non parliamo poi della celebrazione della Santa Messa secondo le normative della Summorum Pontificum nella diocesi dell’altezzoso vescovo … è più facile che un cammello entri dentro la cruna di un ago ...
Raccomandiamo per questo  alla Divina Misericordia di Nostro Signore Gesù Cristo il vescovo che fa finta di non sentire gli appelli dei suoi stessi figli d’adozione.
Ecco il testo della dolente fedele :
“Secondo alcune Congregazioni romane, a cui sono stata costretta a rivolgermi ( a causa dei continui abusi liturgici nella sua Diocesi N.d.R.) noi laici dobbiamo cercare di far moltiplicare la celebrazione della Messa antica per far cessare gli abusi, perchè le Congregazioni (belle volpi, che sono!), hanno pure il coraggio di dire:" Noi non abbiamo alcun modo per far cessare gli abusi nella liturgia ordinaria ..."
Questa frase, è una bella arrampicata sugli specchi.
La verità è un’altra : le Congregazioni non possono assolutamente intervenire per fare cessare gli abusi ( che sono tutte OFFESE FATTE A N. S. GESU' CRISTO e vanno anche a DANNO delle anime!!!!) e questi abusi continuano imperterriti e appunto, lavandosene le mani, cercano sempre la scusante dei laici, affinchè intervengano loro (come se non lo stessimo già facendo da un bel pezzo), quando invece, le prime a dovere intervenire devono essere in modo particolare le Congregazioni: altrimenti, cosa ci stanno a fare ?
Ma stiamo scherzando?!
Loro, sanno benissimo che noi laici più di un tot non possiamo fare, perché siamo osteggiati dai nostri vescovi e anche dalla maggior parte dei sacerdoti, mentre loro invece possono fare molto più di noi, se solamente lo VOLESSERO, perchè, non spetta a noi laici intervenire emanando delle regole, ma spetta proprio a loro, in quanto collaboratori del Santo Padre!
Qui, si continua a dare un colpo al cerchio e uno alla botte (facendo anche finta di accontentare noi laici, per quanto riguarda la Messa antica) se ne guardano bene dal dire che i responsabili sono soprattutto loro, in quanto, possono benissimo esercitare il loro potere nel fermare i troppi abusi che accadono nella maggior parte delle diocesi, ma non lo fanno ed anzi, esercitano piuttosto il loro potere nel far firmare un preambolo ai lefebvriani: lì, sì, che sono molto veloci a prendere provvedimenti, ma guarda un po'...!
Si vede che non credono che gli abusi liturgici non  offese fatte al Signore e alla salvezza delle anime …altrimenti, non se ne starebbero con le mani in mano, altrimenti essi cercherebbero piuttosto di emettere delle regole (sempre conformi alla volontà di Dio) e anche di farle rispettare”.

martedì 27 marzo 2012

TOLENTINO, LA SETTIMANA SANTA "SUMMORUM PONTIFICUM"

PER ALCUNE POVERE FOTO CHE HO VELOCEMENTE SCATTATO SI VEDA :
http://traditiocatholica.blogspot.it/2012/04/tolentino-alcune-foto-del-triduo.html

Aggiornamenti  :
Domenica delle Palme
La benedizione delle Palme e la Processione avranno inizio alle ore 16,30 nella Chiesa Parrocchiale del Santissimo Crocifisso ( Cappuccini) per potarsi alla Chiesa del Sacro Cuore ( sacconi) per la Messa Solenne , in terzo.
Il Sabato Santo la benedizione del fuoco avrà luogo nel giardino del Convento delle Maestre Pie Venerine, davanti la Chiesa del Sacro Cuore.


Con la Domenica delle palme i fedeli entrano nella grande Settimana, che siamo soliti chiamare la « Setti­mana santa ».
Il Servo di Dio Papa  Pio XII nell' Enciclica « Mediator Dei », ha sottolineato che " in ogni azione liturgica è presente Gesù Cristo" .
 Ciò vale specialmente per i riti solenni di questi giorni, nei quali si celebrano i san­tissimi misteri della passione e morte del Salvatore.
A quel grande Papa, come del resto a tutti i cattolici a cui stava a cuore la crescita spirituale dei fedeli, era di grande sofferenza constatare che quelle solennissime funzioni  venivano  cele­brate  in chiese quasi deserte.
 Una delle prin­cipali cause dell'assenza dei fedeli  è da ricercarsi nel fatto, che, mentre durante tutto il medioevo i giorni solenni del giovedì, venerdì e sabato santo, erano riconosciuti come giorni festivi anche dall'autorità civile, purtroppo diventarono dei semplici  giorni feriali.
Attese infatti le mutate con­dizioni della vita moderna, gli stessi Romani Ponte­fici si videro costretti a ridurre sempre più i giorni festivi, limitandoli alle domeniche e alle maggiori so­lennità religiose. 
Così Urbano VIII, nel 1642, fu in­dotto a togliere dall'elenco dei giorni festivi anche i tre giorni del triduo sacro: giovedì, venerdì, sabato santo.
Da quel momento però la maggior dei fedeli, an­che volendo, non poteva più intervenire a questi sacri riti celebrati al mattino, quando, nei giorni fe­riali, tutti sono occupati nel loro lavoro professionale.
Vorrei ricordare, soprattutto ai giovani amici, che tutte le Funzioni della Settimana Santa, prima della riforma di Pio XII, si celebravano nel mattino, anchè perchè la disciplina del digiuno eucaristico era fermamente ancorata dalla mezzanotte. 
Si trattava dunque di lunghe cerimonie esclusivamene riservate al Clero.
Il popolo, privato de facto delle liturgie della settimana santa, trovava rifugio delle azioni devozionali (le  processioni, le visite ai cosiddetti "sepolcri" e le famose "Tre  Ore" del Venerdì Santo).
Il Servo di Dio Padre Pio XII, mosso e preoccupato soprat­tutto da queste ragioni di carattere pastorale, già nel 1951 aveva concesso il ripristinarsi della solenne Ve­glia pasquale del Sabato Santo; due anni dopo, il 6 gennaio 1953,  con la Costituzione « Christus Dominus » concesse che in determinati casi si potesse cele­brare la santa Messa vespertina.
Dopo diversi felici "esperimenti", molti dei quali furono fatti soprattutto in antichi monasteri benedettini europei , a seguito alle rei­terate istanze di molti Vescovi di tutto il mondo, la Sacra Congregazione dei Reti emanò il Decreto « Maxima Redemptionis nostrae Mysteria »  in data 16 novem­bre 1955.
Con questo decreto le grandi funzioni del giovedì venerdì e sabato santo vennero riportate alle ore pomeridiane, come  da princìpio e per molti secoli.
 Contemporaneamente fu riveduto e riformato tutto l'insieme dei riti della Settimana Santa .
Furono soprattutto tolte numerose ripetizioni rendendo  più snella  la Liturgia.
Nella formulazione del rito restaurato i legislatori ebbero in cuore una grande preoccupazione pastorale della Chiesa : che i cristiani, cioè, figli di Dio e membri del Corpo Mistico di Cristo, potessero partecipare attivamente ai riti sublimi della grande settimana liturgica.
Quei sacri Riti, dice, infatti, il Decreto citato, « non hanno soltanto una speciale dignità, ma possiedono anche una singolare forza ed efficacia sacramentale per alimentare la vita cristiana; né possono certo avere un compenso adeguato in quei pii esercizi di devozione, chiamati comunemente « extraliturgici », e si svolgono nelle ore pomeridiane del triduo sacro » .
Il Magistero di Papa Benedetto XVI  ha voluto confermare, nello spirito dell'ermeneutica della continuità, quanto il Suo venerabile Predecessore aveva operato .
In virtù quindi del Motu Proprio "Summorum Pontificum" e dell'Istruzione "Universae Ecclesiae" ci è dato di nutrirci della Liturgia antica romana emendata da Papa Pio XII da quelle ripetizioni che, nel corso dei secoli, ne avevano intaccato la bellezza e la soavità.
Fa piacere apprendere che, senza distinzione di sorta, tutti i gruppi che attingono la propria spiritualità dal  Motu Proprio "Summorum Pontificum" celebranno con i loro Parroci i Riti della Settimana Santa. Una bella notizia che conferma, ancora una volta, l'avanzata della Tradizione nonostante le tante difficoltà che ancora ci sono.
I "messalini" del 1956 così presentarono ai fedeli  i riti  della Domenica delle Palme dopo il "restauro" di Pio XII .
Notate l'insistenza alla preghiera per conseguire un traguardo : la  partecipazione attiva dei fedeli, secondo quanto aveva auspicato Papa Pio XI e, dopo di Lui, tutti i Suoi successori.
(Andrea Carradori)
 Messalino per i fedeli ( 1956 ) dell'Opera della Regalità di N.S.Gesù Cristo
Benedizione e distribuzione dei rami d’ulivo.
Il sacerdote e i « ministri » indossano paramenti color rosso durante le prime tre parti, in omaggio a Re Martire divino; color violaceo per la santa Messa.
La benedizione dei rami è stata notevolmente sem­plificata e liberata dalle soprastrutture venutesi ad ag­giungere nel medioevo: ad esempio sono stati tolti moli “oremus”.
 Molto significativi dal lato pasto­rale ci sembrano i seguenti particolari: i rami, chi saranno benedetti, sono collocati su una mensa in presbiterio « in modo però che siano bene in viste dei fedeli» (oppure possono essere già portati in chiesa e tenuti in mano dagli stessi fedeli duranti la benedizione).
In tal caso , l'aspersione e l'incen­sazione di essi potrà essere fatta dal sacerdote, dal­la balaustra o « percorrendo la navata del tempio »
Similmente hanno un manifesto significato pasto­rale, nella benedizione dei rami, il fatto che il celebrante è « volto verso il popolo », e la notazione ru­bricale dopo il saluto Dominus vobiscum: « e tutti ri­spondono Et cum spiritu tuo ».
La Chiesa desidera vivamente una partecipazione attiva di tutti i fedeli.
Processione in omaggio a Cristo Re
Particolarissima importanza, come si è detto, è stata data alla solenne processione in onore di Cristo Re: dove è possibile, è opportuno che essa si snodi per un buon tratto di strada e che sia una vera processione, un reale omaggio pubblico al Cristo nostra unica sal­vezza.
Le nuove rubriche, per dare importanza a questa processione, consigliano anche di fare, dove è possi­bile, la benedizione dei rami in una chiesa secondaria: e da quella recarsi processionalmente alla chiesa prin­cipale, dove sarà celebrata la S. Messa.
La croce durante la processione non è velata, anche se siamo nel tempo di passione; il popolo deve seguire attivamente, con i rami benedetti in mano, e cantando a modo di ritornello i due versetti di quello che ora le rubriche chiamano « inno a Cristo Re »; « gloria, laus et honor tibi sit, ecc. ».
Piuttosto che tacere « come muti e passivi spetta­tori », come diceva Pio XI, qualora non sia stato pos­sibile ai sacerdoti far ripetere dai fedeli i due detti versetti, le rubriche consigliano di far cantare ai fe­deli qualche canto in onore di Cristo Re, come ad es. il « Christus vincit ».
Giunti alla chiesa il sacerdote, volto verso il popolo, dice un « oremus » per invocare la benedizione e la protezione di Dio su tutti coloro che porteranno nelle loro case, nelle scuole, negli uffici e nei luoghi del loro lavoro i rami benedetti. 
E' un gesto materno della Chiesa, che vuol far comprendere al popolo cristiano,
 profondamente legato alla tradizione del ra­mo benedetto, che sarà esposto per tutto l'anno, il va­lore spirituale di questo « sacramentale ».
Segue la S. Messa: paramenti colore violaceo. 
Ha inizio la grande Settimana, in cui rivivremo i misteri più alti della nostra fede: la Passione e la Morte di Gesù.
Nella messa di questa domenica si legge il passio, cioè la narrazione dolorosa della Passione di Gestì fatta dall'evangelista Matteo. 
Essa però, secondo il nuovo rito, incomincia con il racconto dell'agonìa nel Getsemani, cioè con il suo vero inizio: similmente anche il Passio degli altri giorni della settimana santa: martedì, mercoledì e venerdì.
Durante la lettura o il canto del Passio i fedeli, com­posti e raccolti, restano in piedi e seguono sui loro messalini la commovente narrazione dei patimenti sofferti da Gesù per nostro amore. 
Sono le pagine più toccanti del vangelo, che ci fan capire a qual duro prezzo il Redentore ci ha voluto salvare.
L'immagine del Crocifisso, che vediamo spesso e nei tanti luoghi nella vita quotidiana, ci deve richiamare alla mente questo Amore infinito: la settimana santa, che abbiamo iniziata con la Domenica delle Palme, dovrà essere un periodo di tempo speciale in cui sen­tiamo in modo più intenso questi sublimi misteri: e facciamo il proposito di non esserne indegni!




 L'Inno a Cristo Re

lunedì 26 marzo 2012

MONS.MARCEL LEFEBVRE E IL MAGISTERO CHE È LA "FORMA" IN ATTO DELLA TRADIZIONE: INCOMPRENSIBILE E, QUINDI , IRRECEPIBILE AL DI FUORI DI ESSO.



Gli Amici di Facebook  ieri hanno messo sulla mia bacheca una foto di Sua Eccellenza Mons. Marcel François Lefebvre  (Tourcoing, 29 novembre 1905 – Martigny, 25 marzo 1991) nell’anniversario del giorno della sua morte.
L'apprezzato gesto degli amici di Facebook   mi ha ricordato quando ebbi l’onore di baciare l’anello episcopale di Monsignore  a Trento dove il Prelato si trovava per tenere una Conferenza  alla fine degli anni ’70.
Io ero solo un ragazzino di una delle provincie più papaline, direi ancora sotto lo Stato Pontificio .   
Osai allora sfidare i dinieghi di mia madre, che si fidava solo del giudizio dei preti e partii per la lontana  Trento triste per l'atteggiamento negativo di tutti coloro che non volevano che io potessi  ascoltare di persona il "vescovo ribelle" di cui tutti scrivevano male, soprattutto nella "stampa allineata".
In quegli anni terribili Monsignore, che era stato sbrigativamente bollato come "vescovo ribelle", costituiva   effettivamemente l’antidoto contro la dilagante autodistruzione  della Chiesa Cattolica.
Le chiese stavano già chiudendo e tanti preti stavano gettavano alle ortiche la sacra veste,già  abbandonata da anni. 
L'esodo di centinaia di suore dagli ospedali, dagli asili e dalle scuole già cattoliche , i conventi e i monasteri abbandonati… sottolineò
il  crollo della civiltà cattolica :  dalla musica sacra all’architettura religiosa... 
Eppure un Vescovo, già missionario, osò sfidare il pactum sceleris, l'innaturale e perverso accoppiamento fra il progressismo cattolico e il potere mondialista ( ovviamente anti-evangelico), con la sola forza della fede , della preghiera e della tradizione dei padri.
Quello sfascio a cui ha resistito quell'umile e ispirato Vescovo cattolico era effettivamente il  frutto del Concilio Vaticano II o dell’interpretazione errata che venne data a quel la Sacrosanta assise ?
Angosciante quesito al quale non ci sono ancora delle risposte univoche.
Per merito dell'audace e sacratissima resistenza all'infame ed infernale pactum sceleris Mons. Lefebvre divenne non solo un simbolo ma una ferma colonna su cui aggrapparsi per non farsi trascinare dal forte vento di bora post conciliare.
Che il Concilio Vaticano II fu male interpretato è una realtà alla quale, purtroppo, non esiste ancora un efficace antidoto anche se
Papa Benedetto XVI  nel famoso discorso alla Curia Romana del 2005, in cui compare il  concetto dell’ermeneutica della continuità, e  con la promulgazione del Motu Proprio Summorum Pontificum  ha reso onore alla Verità .
La Messa della Chiesa di sempre non poteva rimanere "ostaggio" di qualche gruppo ma doveva continuare ad essere faro per tutta la Chiesa.
Il Papa ha sempre avuto le idee chiare sulla Liturgia.
Potete leggere per esempio di Benedetto XVI “La mia vita: autobiografia” (edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2005) il capitolo sugli anni a Regensburg. 
Il Papa  è favorevole alla riforma liturgica chiesta dal Concilio, con l’intenzione di revisionare il Messale e soprattutto di dare uno spazio maggiore alle lingue nazionali però osserva :
«Ero costernato della proibizione del vecchio Messale perché una cosa del genere non si era mai verificata in tutta la storia della liturgia». 
Il Messale di S. Pio V era soltanto «una revisione come tappa in una lunga storia di crescita ».
La riforma liturgica, avvenuta dopo il Concilio, terminato nel 1965, fu invece una costruzione nuova in tensione con la storia organicamente sviluppata. 
La liturgia non sembrava più il risultato di una crescita organica, bensì il «prodotto di un lavoro dotto e di competenza giuridica». Si creava l’impressione che le autorità ecclesiali “facessero” la liturgia.
Dove la liturgia viene sperimentata non come mistero, bensì come prodotto fatto da noi, arriva una crisi. 
Scrive ancora Benedetto XVI nella sua autobiografia: «Io sono convinto che la crisi della Chiesa d’oggi viene soprattutto dal declino della liturgia. Abbiamo bisogno di un nuovo movimento liturgico che richiami in vita l’eredità vera e propria del Vaticano II».
Per facilitare quanto il Papa chiama la futura «riforma della riforma » (liturgica), ci vuole l’esperienza concreta con l’antica liturgia capace di  sperimentare il mistero divino in una maniera forte: ecco appunto il Motu Proprio Summorum Pontificum, un bene prezioso per tutta la Chiesa.
Finalmente la liturgia antica, fonte inesauribile di grazie per l’intero Corpo Mistico che è la Chiesa, è stata sottratta a gruppi e gruppetti e soprattutto da coloro che , nel suo nome, avevano fatto una bandiera, un simbolo contro il Concilio e contro l’ecclesiologia post conciliare.
E’ rimasto però il problema del vasto movimento, preti, religiosi e laici che, soprattutto in Francia, si trova unito ai successori del grande Mons.Lefebvre .
Dobbiamo dare atto che rimanendo fortemente ancorati alla Fraternità Sacerdotale San Pio X tanti fedeli hanno mantenuto la fede cattolica trasmessa dagli Apostoli resistendo agli influssi pseudo-protestanti che hanno dilaniato il Corpo mistico di Cristo : la Chiesa Cattolica.
Ecco l’assurdo : aderendo ad un movimento autosvincolatosi dalla  disciplina canonica  i fedeli sono riusciti a mantenersi cattolici !
Per il Successore di Pietro ha teso la mano verso i successori di Mons.Lefebvre chiedendo loro di “sentire cum Ecclesia” chinando il loro ( gallicano) capo per cercare di debellare il vero nemico della Chiesa : il modernismo.
Gli scritti che “incollo” sono di giovani fedeli che sono intervenuti sul blog Messainlatino in risposta agli accesissimi “lefebvriani” ( o meglio sedevacantisti camuffati da lefebvriani ) che già incominciano a gioire per la notizia che , prima o poi verrà, del mancato accordo fra la FSSPX e la Santa Sede.
Messainlatino è divenuta bersaglio privilegiato degli irriducibili lefebvriani contrari ad ogni ipotesi di accordo fra le due parti : icona di un certo sedevacantisimo ultra sismatico che inevitabilmente infetterà prima o poi la FSSPX se rimarrà ancora lontana da Roma e dalla sana comunione ecclesiale.

Alla domanda provocatoria di una lefebvriana-pasionaria che aveva scritto :
…"perchè se lei Carradori ogni tanto può andare alla Messa in latino lo deve a loro” un fedele ha risposto :  assieme a quella su Lefevbvre come Atanasio - degno parto di una fantasia non sorretta da istruzione sufficiente - questa è la più grande balla che continuano a propinarci i lefevristi di oggi, come se parlassero sempre a qualche sedicenne di quelli che intortano con le loro balle complottiste (e di fatto sedevacantiste). Come se qualcuno di noi non fosse presente quando queste battaglie si combattevano. Se possiamo frequentare la Messa antica lo possiamo fare NONOSTANTE i lefevristi che hanno fatto di tutto per farla emarginare e bandire! Lo possimao fare grazie al beato Giovanni Paolo II, a Benedetto XVI, alla FSSP, all'IBP, ai Francescani dell'Immacolata, all'ICRSS e a tutti quelli che non hanno seguito Lefebvre nella follia finale con cui ha sprecato decenni di buone battaglie, e per cosa? Per fare vescovo un esaurito ignorantissimo come Williamson al quale basta far vedere un microfono per farlo cantare come un pappagallo, per la felicità di tutti i nemici di Cristo? Per quei quattro pavoni che erano somari in teologia da giovani e tali sono rimasti e si impancano a giudici di Benedetto XVI? "Ma mi faccia il piacere, se ne vadi", come diceva Totò  
 Prego e digiuno perchè lo scisma sia ricomposto e noi possiamo guadagnare più soldati per questa battaglia, ma conoscendo cosa pensa una parte non trascurabile dei settari econisti, non so più davvero cosa augurarmi. Non se ne può più di queste primedonne. Per loro chi non abbraccia le loro confuse teorie è eretico, persino le Messe antiche non celebrate da loro sono invalide, il Papa è modernista, "Roma" è modernista e solo loro sono al vera Chiesa. Ma siamo sicuri che li vogliamo indietro? E' già dura coi modernisti che abbiamo dentro, dobbiamo fare briscola con questi qua? No grazie, abbiamo già dato!
Un altro fedele :
“I lefevriani hanno pugnalato alle spalle il Beato Giovanni Paolo II nel 1988 facendo il piu gran regalo possibile a tutte le serpi moderniste della curia romana e nelle varie conferenze episcopali. Per colpa loro, abbiamo dovuto soffrire per altri 20 anni nel ghetto della discriminazione antitradizionale. Potevamo avere Summorum Pontificum 20 anni prima ma no, loro dovevano vestirsi da vescovi, pavoni irresponsabili. E oltretutto ci hanno inchiodato al Messale del 1962 quando si poteva avere di meglio, perchè tra l'altro nemmeno capiscono nulla di liturgia, quasi meno che di teologia.  
 Adesso, induriti da altri venti anni di superbia e libero esame modernista/luterano - e sciatte liturgie - si apprestano a pugnalare al cuore Benedetto XVI, e per noi tutti  sarà un'altra battuta d'arresto. Speriamo almeno che tanti bravi ragazzi imbrogliati dagli econisti si sveglino e ritornino a casa ad aiutarci a continuare la buona battaglia per la liturgia in comunione col Successore di Pietro.  
 Prego che non succeda, ma se deve succedere, "quello che hanno da fare lo facciano presto" (Gv. 13,27) e finiamola con questa agonia. I tanti gruppi Summorum Pontificum e Ecclesia Dei meritano ben più attenzione e supporto di queste primedonne inacidite”.

Un altro ancora :

“Caro ospite condivido il suo dolore . La volontà della Fraternità di rimanere di facto nelle scisma è un grave danno per tutta la Chiesa ma soprattutto per le loro anime perché rimane un peccato grave contro la fede e la comunione nella Santa Chiesa. Purtroppo fin dall' inizio la Fraternità voleva "convertire Roma alla Tradizione". Condivido con  lei l' effetto deplorevole che causa la mancanza di vera dottrina della Fraternità sulle prerogative del So mmo Pontifice...e dobbiamo dirlo:la loro mancanza di fede. Non esiste Tradizione senza Magistero e non esiste Magistero senza Tradizione. L' unico vero interprete della Tradizione rimane e rimarrà sempre il Sommo Pontifice  Romano anche quando non si pronunzia ex cattedra il suo insegnamento rimane normative per la retta dottrina...ancora di più quando si tratta della validità della Santa Messa che è l'espressione liturgica della fede nel Mistero della Redenzione e della sua partecipazione agli uomini. Certo fa un po' sorridere quando il Reverendo de Cacqueray parla di mancanza di cortesia verso il superiore della Fraternità...soprattutto quando ricordiamo il loro comportamento verso l'autorità dei Vescovi e le parole villane tante volte pronunziate contro il Sommo Pontefice e i fedeli cattolici. Preghiamo per loro ma secondo me non servo a gran'ché il mistero della libertà umana che si corrompe è insondabile”.

La stessa instancabile pasionaria  aveva provocato :
“Dove eravate quando la FSSPX salvava il sacerdozio, la dottrina e la S.Messa, ghettizzata da tutti, combattuta come la peste nera, mentre si abbracciavano rabbini, mussulmani, protestanti, stregoni woodoo? Oggi è facile fare i belli e buoni, i santoni della domenica, i grandi difensori della cattedra di Pietro, tanto davanti in prima fila avete lasciato combattere gli altri e voi pretendete di pigliarvi il bottino

Ecco la risposta di un cattolico : 
 
“ Cara Annarita che parla di cose che non conosce, dove era LEI, piuttosto, quando si combatteva per la liturgia e per mille altre cose? E dove è lei oggi, oltre che su internet a difendere quelle primedonne inacidite? Perchè personalmente io ero a fianco della Fraternità quando ancora studiavano, ragionavano e volevano servire la Chiesa, non pensare solo a diventare vescovi e a sputare sul papa. Personalmente - ma so di parlare per molti altri - sono stato cacciato da e discriminato in tante parrocchie e diocesi moderniste quanto qualunque lefevriano - che spesso se l'è anche cercata con atteggiamenti inutilmente provocatori su questioni secondarie dove nessuno lo ostacolava.  

 Sono 40 anni che combatto questa battaglia ma non ho mai sofferto tanto quanto dopo il 1988 PER COLPA dei lefevriani e del loro odio per chiunque preferisse il Papa a Williamson e agli altri pagliacci. Bastava essere d'accordo con IL PAPA su qualunque cosa anche non legata alla liturgia e si era subito tacciati di modernismo. Chi è stato in quell'ambiente sa che discorsi si fanno. Questa storia per la quale se non si levano osanna ai settari di Econe non  si è veri tradizionalisti deve finire. Qualunque merito abbia avuto la fraternità PRIMA dello scisma del 1988, lo abbiamo anche noi che abbiamo combattutto le stesse battaglie a fianco e persino dentro la fraternità. Dopo il 1988, noi siamo rimasti cattolici e tutto quello che abbiamo ottenuto o preservato lo dobbiamo al Signore, alla Madonna, al Papa e alla nostra fedeltà. PUNTO.   
 Qua non siamo a fare a chi ha il miglior pedigree tradizionalista (anche perchè si fidi, su questo non la cedo a nessuno): le cose o sono giuste o sono sbagliate, e quello che fanno i settari di econe è SBAGLIATO. Le piaghe della Chiesa non giustificano un tubo. 
Diano una mano invece di aiutare il demonio a stroncare il Papa e rovinare le anime”! 

Un altro fedele :

“ Mons. Fellay, per la Chiesa Cattolica, è un Vescovo che non svolge alcuna funzione legittima all'interno della Chiesa.  
Quello che leggo sopra è puro donatismo: i sacramenti sono accettabili solo ed esclusivamente se chi li amministra ne è degno ed è perfettamente cattolico in ogni atteggiamento. Ne consegue che, da 2012meno33 anni, nessun sacramento è valido. Alla faccia di un S. Francesco che baciava le mani del più indegno sacerdote perchè "quelle mani sono consacrate, possono consacrare e perdonare i peccati"! Questo non fa parte della Tradizione????”

Un lettore fa una simpatica virata con una nota canzone : 

“Cerco un centro di scismaticità permanente
che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente
che mi faccia ragionar plagiatamente.....”

Un altro fedele

“Nell'evidenziare gli errori bisogna essere equi e democratici.  
Sbaglia la FSSPX a rimuovere padre Mercury e allo stesso modo sbagliano i vescovi diocesani a relegare i sacerdotitradizionalisti in paesini di montagna.  

Diciamo che chiesa cattolica e Fraternità hanno un punto in comune in più per approfondire il dialogo

Ho avuto solo ora tempo per leggere bene il comunicato. Di seguito le reazioni "a caldo":  
1. "Monseigneur Bonfils n’avait pas le droit de se prévaloir du motu proprio pour venir administrer les sacrements dans notre chapelle.
En effet, nous sommes ces prêtres qui sans remettre en cause leur validité, excluons par principe la célébration selon les nouveaux rites. Etant donné ce principe, étant donné que nous ne reconnaissons pas la valeur et la sainteté de la messe ou des sacrements célébrés selon la forme ordinaire, il est incohérent que cet évêque vienne célébrer les confirmations chez nous au nom du motu proprio et il serait pareillement incohérent que nous acceptions de le laisser administrer ces confirmations, dans notre chapelle, toujours au nom de ce même motu proprio". Di conseguenza, se un prete, Vescovo, Cardinale o lo stesso Sommo Pontefice volesse celebrare a Econe (nel rito antico) dovrebbe chiedere ed ottenere il permesso da mons. Fellay. Il quale, per essere coerente, dovrebbe negarglielo (anche allo stesso Pontefice) perchè celebrano normalmente nel rito "nuovo"!  
2. "Par ailleurs, il est clair que Monseigneur Bonfils n’est pas favorable à la défense de la Foi. Comme des milliers d’autres évêques, il est attaché au concile Vatican II et à ses idées". Sostituiamo "mons. Bonfils" con "Benedetto XVI". Non aggiungo altro. E comunque le consiglio di guardare qui:
http://sspx.agenda.tripod.com/sitebuildercontent/sitebuilderpictures/signture.gif  
3. All'ultimo paragrafo arrivano poi delle vere delizie: "Notre acceptation de la venue de cet évêque, au seul motif d’une  célébration dans la liturgie traditionnelle, signifierait, lorsque le rite traditionnel est célébré pour une occasion, que la Fraternité ne peut plus légitimement se prévaloir de son rôle de suppléance dans la crise de l’Eglise". A me sembra tanto: se permettiamo al Vescovo (sempre sostituibile con Benedetto XVI) di venire a cresimare, perdiamo fedeli e soldi delle offerte. Lettura confermata da "Une chose est d’encourager les prêtres à célébrer selon l’ancien rite ; une toute autre de pouvoir conseiller à nos fidèles de s’y rendre": la Fraternità lega alla Santa Chiesa e a Gesù Cristo o a se stessa???  

"La liturgie ne suffit pas": questa è una vera perla: la liturgia di per sè non serve!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! E io che credevo che una sola goccia del Sangue di Nostro Signore potesse salvare il mondo intero! Evidentemente mi sbaglio....  

 Se nemmeno noi che amiamo la Tradizione siamo uniti, che insegnamento diamo agli altri? "Uniti, perchè il mondo creda!", questi litigi sono solo stupidaggini”.  

Un altro cattolico :

“1. Siamo noi i primi a dire le cose come stanno: "In semetipso talis actus fuit inoboedientia adversus Romanum Pontificem in causa quadam gravissima summique omnino ponderis pro Ecclesiae unitatis, cuius generis est episcoporum ordinatio per quam nempe sacramentaliter sustinetur apostolica successio. Quam ob rem talis inoboedientia - secum quae infert vera repudiatio Primatus Romani - actum schismaticum". E ancora: "Omnes scire debent formalem schismati adhaesionem gravem esse in Deum iniuriam atque excommunicationem prae se ferre lege Ecclesiae rite statutam". (Motu proprio Ecclesia Dei).  
Lefebvre, consacrando i Vescovi, ha compiuto un atto scismatico. Punto e basta!  

2. L'altra questione in gioco è il reale rischio di tornare al donatismo: se il tal prete, pedofilo, omosessuale, drogato e tutto quello che volete, celebra un sacramento con tutti i crismi della validità (s'intende!), quel sacramento è valido o no???  

3. Se qualche Vescovo ha qualcosa contro un altro Vescovo (tanto più se, almeno ufficialmente, è ancora in una posizione illegittima), si rivolge direttamente ai suoi superiori.  

4. C'era sempre una possibile variante: il Vescovo celebra, il prete predica. In tal modo si sarebbe superato qualsiasi pericolo”.

Infine la saggia, semplice ed esaustiva conclusione di un fedele :

La Fraternità San Pio X ha bisogno di Roma per essere fino in fondo cattolica, ma soprattutto noi abbiamo bisogno di un ritorno alla sana Tradizione teologica e liturgica. Doni che la Fraternità, se canonicamente inserita nella Chiesa, può portare con abbondanza.  
Andrea Carradori 

 

sabato 24 marzo 2012

MOIE: NUTRITA PRESENZA DI FEDELI ALLA CATECHESI DEL VESCOVO MONS.ROCCONI ORGANIZZATA DALLA CONFRATERNITA DEL SS.MO SACRAMENTO


Moie Tra le tante iniziative per prepararsi a celebrare degnamente la Pasqua la Confraternita del SS.mo Sacramento di Moie, in collaborazione con l’Azione Cattolica, ha organizzato presso i locali della chiesa Cristo Redentore ,in Moie, mercoledì 21 marzo ,alle ore 21,relatore il vescovo , Mons.  Gerardo Rocconi un conferenza sul tema “Il Vangelo della carità nella vita di tutti i giorni”. L’argomento ha evidenziato un problema sempre vivo nell’esperienza di fede del cristiano: la necessità ,cioè’, di tradurre in esperienza di vita quotidiana, il messaggio evangelico che è e rimane l’eredità  del ministero pubblico di Gesù e della natura stessa dell’Incarnazione del Verbo. La Conferenza è stata un modo per riflettere concretamente su temi che riguardano tutti noi, dal momento che tutti siamo chiamati a testimoniare la nostra fede e a darne testimonianza. Dopo l’incontro e’ avvenuta l’adorazione eucaristica in chiesa Cristo Redentore fino alle 24: in questo modo e’ iniziata nella parrocchia di Moie l’adorazione solenne delle “Quarant’ ore”. La Confraternita del Santissimo Sacramento di Moie è stata ufficialmente ricostituita l’8 settembre del 2008,nel giorno della festa patronale dedicata a Maria Santissima, Madre di Misericordia. Nel corso della Messa presieduta dal vescovo diocesano Mons. Gerardo Rocconi i Confratelli moiaroli hanno ricevuto la solenne benedizione ed hanno indossato l’abito caratteristico costituito dalla tunica bianca, dal mantello  azzurro e dalla medaglia distintiva. I confratelli si erano preparati a vivere questo momento con un incontro in parrocchia guidato da Alberto Fiorani, presidente del Coordinamento regionale delle Confraternite.

Fonte: Confraternita del SS. Sacramento Moie

Foto : un momento dell'affollata catechesi del Vescovo di Jesi S.E.R.Mons.Gerardo Rocconi.