martedì 15 maggio 2012

PAPA BENEDETTO XVI AD AREZZO: “SI VEDE CHE SIAMO NELLA PATRIA DI GUIDO D’AREZZO” COMMENTANDO LA BELLA ESECUZIONE DEI CORI DIRETTI DAL M° LORENZO DONATI

Stavo cercando in rete alcune foto della bella Messa di Papa Benedetto XVI  ad Arezzo quando mi sono imbattuto in articolo che inizia così : 
"Papa-Flop ad Arezzo. In una città spettrale, blindata e vuota, meno di un terzo delle 30.000 persone annunciate hanno partecipato alla Santa Messa di Papa Ratzinger ad Arezzo.
Indipendentemente da qualsiasi considerazione di carattere religioso, nelle speranze di tutti la visita del Papa nella nostra città sarebbe dovuta essere un grande biglietto da visita per un rilancio turistico.  …”
Non mi interessa sapere quanti fossero stati in realtà i fedeli presenti alla Messa del Papa ad Arezzo anche perchè non ho motivo di diffidare delle stime ufficiali fornite dalla stampa e dalle forze dell'ordine.
Mi dispiace   che l'articolo  di Angelo Rossi parla solo della Città di Arezzo transennata e vuota dimenticando di elogiare quanti han reso possibile l'allestimento della bella liturgia celebrata al campo sportivo di Arezzo.
Da un sito informativo locale mi sarei aspettato almeno  una lode particolare per il servizio musicale che, come va di moda oggi, ha confermato un'eccellenza nazionale, troppo spesso ignorata : la coralità, professionale o dilettantistica, che sopperisce alla cronica diseducazione musicale di cui soffre, dal secondo dopoguerra, il nostro bel Paese.
Tutti coloro che posseggono senso di obiettività hanno dato il  giusto riconoscimento, professionale ed umano, alle migliaia di professionisti e di volontari che hanno reso possibile quell'impegnativo evento.
Per fortuna ci ha pensato il Papa in primis a ringraziare i tanti angeli custodi che hanno preparato con ogni cura la Messa al campo sportivo. 
Ma il Papa ha fatto di più !
Da attento musicista e  cultore della buona musica ha esclamato : “SI VEDE CHE SIAMO NELLA PATRIA DI GUIDO D’AREZZO”.
Dalla ripresa televisiva ufficiale  abbiamo notato  che gli occhi del Papa brillavano di gioia nell'ascolto delle belle esecuzioni corali dirette dal Maestro Lorenzo Donati.
Ci viene quasi da supporre che il Papa sia informato preventivamente delle "belle sorprese", soprattutto musicali, che lo attendono durante i suoi viaggi pastorali e che la fonte proviene proprio da ambienti musicali ...
Diversi indizi ce lo fanno pensare ...
La particolarità dell’evento di domenica 13 maggio ci fa ammirare ancora una volta l'opera del Maestro delle Celebrazioni Liturgiche del Santo Padre Mons. Guido Marini, fedele interprete e traduttore del pensiero del Papa per la Liturgia che  ha voluto valorizzare le risorse corali locali a cui è stato affidato il compito di arricchire in modo preciso e stupendo la celebrazione papale.
Vorrei anche a queste mie parole seguisse un clik QUI per godere del video della Santa Messa di Papa Benedetto XVI ad Arezzo con le musiche dirette dal sullodato Maestro Donati.
Vi consiglio anche di leggere il breve articolo che accompagna il video che Cantuale Antonianum ha scelto per commentare un momento davvero commovente quando il Papa, finalmente libero dall'invadente Arcivescovo Riccardo Fontana, che lo ha pure afferrato per il braccio per mostrargli il  altare nuovo del Duomo,  quello, per intenderci, con l'orribile  sagoma della zanzara deforme ( come lo lo hanno appellato gli aretini),  ha potuto sostare in preghiera nella Cappella della Madonna del Conforto, ascoltando estasiato il soavissimo canto di  laude mariana, con parole del Petrarca, stupendamente eseguita da due cantori di 13 e 12 anni. 
Conoscendo l'indole dei chierici ci vien da pensare ad un antico adagio popolare : passata la festa , gabbato lo santo ...” 
Chissà se in quelle belle e storiche terre potranno avere trovare ancora ospitalità delle liturgie così curate ed arricchite da musiche corali  di alto livello ...
Mi auguro di poter postare a breve il programma musicale eseguito alla Messa Papale  che ha confermato ancora una volta la ricchezza artistica  del popolo toscano che ha effuso in tutto il mondo la cultura umanistica nata proprio in quelle belle e benedette terre.
Andrea Carradori









giovedì 10 maggio 2012

LE PROFEZIE DI FATIMA E I MOMENTI “SCONVOLGENTI E GRANDIOSI” CHE GESÙ HA RIVELATO A SUOR FAUSTINA KOWALSKA. IL BEATO GIOVANNI PAOLO II UN “PAPA ANNUNCIATO”. PER INVOCARE LA MISERICORDIA SUL MONDO INTERO.

«Tra i tanti ricordi che ho nella mia vita ce ne sono un paio che mi hanno in qualche modo colpito: il primo nel 1967, quando subito dopo la "guerra dei sei giorni" tra Israele e i Paesi arabi, (sul Corriere della Sera mi sembra), lessi in un trafiletto quella profezia di Gulleton sul ritorno degli Ebrei in Palestina, di cui ho scritto nel "Il debito e l'anticristo". Ero giovane e impressionabile, infatti stetti male per qualche tempo.

Il secondo fu quello che avvenne in Unione Sovietica nel 1984, dove si parlò di una inusitata esplosione in un non meglio identificato deposito militare. Sul momento non detti molta importanza all'avvenimento anche se ebbe molta risonanza, ma non lo dimenticai fino a quando non seppi, di recente, cosa fosse accaduto. Nella base missilistica di Severomosk nel mare del Nord ci fu un provvidenziale seppur spaventoso incidente: andò distrutto il potenziale militare sovietico sul fronte occidentale, che probabilmente ci risparmiò la terza guerra mondiale e la fine di questa nostra povera umanità. (Faccio presente che diverse notizie le riprendo da un articolo scritto da Antonio Socci diversi anni fa).

Orbene in una intervista televisiva di Carlos Evaristo l'11 ottobre 1992 suor Lucia, la veggente di Fatima, svelò, che in una apparizione della Madonna, nel 1985 sarebbe dovuta scoppiare una guerra atomica che avrebbe distrutto quasi tutto il mondo. Tutto ciò fu confermato dal cardinal Bertone: "Lucia ebbe una visione nel 1984, ultima di cui non si è mai parlato, durante la quale la Madonna la ringraziava della consacrazione nel suo nome chiesta da Lei e da quella mistica"

Infatti nel 1983/84 ci fu grande tensione in Europa tra Nato e Patto di Varsavia. Gli alleati istallarono gli euromissili, i Perhing e i Cruise per bilanciare gli SS20 sovietici già puntati sulle città europee.

Reagan portava avanti il progetto dello "scudo spaziale", costosissimo, che avrebbe sbilanciato le forze in campo a favore dell'Occidente. L'Unione Sovietica a quei tempi era impegnata in Afghanistan, al suo interno regnava una certa confusione con un Andropov malato tallonato per la successione da un ambizioso Cernenko, appartenente all'ala militare.

Quei frangenti ce li racconta bene una spia del KGB Oleg Gordievskij il quale rivelò al Sunday Telegraph che quando, fra il 2 e l'11 novembre 1983 la Nato realizzò una esercitazione segreta simulando un attacco nucleare, chiamato in codice "abile arciere", si scatenò un fortissimo allarme perché, nel frattempo, la Nato aveva cambiato improvvisamente i codici di comunicazione tanto che i sovietici presero in seria considerazione l'impiego di armi nucleari contro gli USA e tennero per vario tempo il dito sul grilletto.

In quell'occasione si evitò il peggio riuscendo ad avere informative più precise sull'esercitazione Nato, ma il pericolo si accentuò quando i sovietici, memori di quanto accaduto, approntarono la cosiddetta "macchina dell'apocalisse", cioè un sistema computerizzato di risposta automatica ad eventuali attacchi, (faccio notare che a quei tempi ci furono circa 120 falsi allarmi tanto per dare l’idea del pericolo che il mondo stava correndo) senza, in ultima analisi, l'intervento finale dell'uomo.

Il momento era estremamente delicato, tanto più che oramai, non potendo più reggere il ritmo degli armamenti americani, i dirigenti sovietici erano sempre più convinti dell' opzione militare, la sola che potesse il regime comunista: un attacco preventivo,
C'erano in campo 70.000 testate atomiche, più che sufficienti a ridurre il pianeta ad un ammasso di rovine.

E' in questo scenario apocalittico che Giovanni Paolo II in piazza S.Pietro il 25 marzo 1984, davanti alla Madonna di Fatima, in unione con i vescovi, in mondovisione consacra il mondo e la Russia alla Madre di Dio. Consacrazione che doveva esser fatta già nel 1960 dall'allora Papa Giovanni XXIII, seguito poi nell'inadempienza da Paolo VI.

Senza più quella base missilistica, a detta degli esperti, l'URSS non aveva più possibiltà di vincere.

L'incidente di Severomosk avvenne il 13 maggio 1984 festa della Madonna di Fatima (49 giorni dopo la consacrazione) e anniversario pure dell' attentato al Papa del 13 maggio 1981 anch'egli salvato dalla Madonna di Fatima.

Dopo la consacrazione del mondo e della Russia alla Madonna, oltre Severomosk, avviene, come d'incanto, un cambiamento radicale nelle politiche dell'URSS: morte di Cernenko, elezione di Gorbacev che tenta di salvare il salvabile e la mirabile funzione del papa polacco che favori il crollo di quei regimi in maniera pacifica, senza colpo ferire.

Data la natura del comunismo questo fu un evento che ha del miracoloso: è stata la sola rivoluzione politica della storia dove non è stata versata una sola goccia di sangue, l'unica dove un potere totalitario è stato vinto da uomini disarmati e non violenti.

Se ciò non bastasse a renderci perlomeno aperti a che ci fu un intervento dall'Alto possiamo ricordare altre date sconcertanti: 8 dicembre 1991 viene deciso lo smantellamento dell'URSS, giusto il giorno dell'Immacolata Concezione, a compimento di quel che disse a Fatima sul dilagare del comunismo: "Il mio cuore immacolato trionferà".

25 dicembre 1991, giorno del Natale di Nostro Signore si ammaina la bandiera rossa con falce e martello sopra il Cremlino, simbolo questo di un regime mostruoso che voleva cancellare il Cristianesimo.

Qui entra in scena papa Wojtyla che non è un papa qualunque, ma se possiamo dire, un papa annunciato.
Infatti Don Dolindo Ruotolo (“Servo di Dio, morto nel 1970 era un mistico come Padre Pio solamente molto meno conosciuto) riporta le parole della Madonna che ha ricevuto come locuzione interiore:
"Maria all'anima. Il mondo va verso la rovina, ma la Polonia, come ai tempi di (Giovanni) Sobieski, per la devozione, sarà oggi come i 20.000 che salvarono l'Europa e il mondo dalla tirannia turca (sotto le mura di Vienna nel 1683). Ora la Polonia libererà il mondo dalla più tremenda tirannia comunista. Sorge un nuovo Giovanni, che con marcia eroica spezzerà le catene, oltre i confini imposti dalla tirannide comunista. Ricordalo. Benedico la Polonia. Ti benedico. Beneditemi. Il povero - don Dolindo Ruotolo, Via Salvator Rosa, 58 Napoli "
Questo documento che è stato autenticato dal vescovo Pavel Hnilica (amico personale di Papa Giovanni Paolo II) è il retro di un'immagine della Madonna. Lo scritto è datato 2 luglio 1965 (24 anni prima della caduta del Muro) ed è indirizzato al polacco Vitold Laskowski.
La mistica polacca suor Faustina Kowalska (fattaci conoscere da papa Wojtyla) nel suo diario scrive: « Una volta che pregavo per la Polonia udii queste parole: "Amo la Polonia in modo particolare e se ubbidirà al mio volere l'innalzerò in potenza e santità. Da essa uscirà la scintilla che preparerà il mondo alla mia ultima venuta" (VI,93) ».
Di chi parla ? sembra proprio che la scintilla sia proprio papa Wojtyla. Come si fa a non pensarlo ? Dobbiamo supporre che il suo grandioso pontificato ci abbia preparato al ritorno di Gesù ? è un particolare questo che ci sconvolge anche se come dice la Scrittura i tempi di Dio non sono i nostri.
Si è sempre detto che questo papa ci ha traghettato nel 21° secolo. Mi domando: nel senso che ha preparato la nostra generazione a vivere tempi e prove mai viste nella storia dell’umanità ?
Può essere che noi vivremo quei momenti sconvolgenti e grandiosi che Gesù ha rivelato a suor Faustina parlando degli “ultimi tempi” con parole impressionanti ? che fanno cosi:
"Prima che giunga il giorno della giustizia sarà dato agli uomini questo segno in cielo. Si spegnerà ogni luce in Cielo, e vi sarà una grande oscurità su tutta la Terra. Allora apparirà in Cielo il Segno della Croce e dai fori dove furono inchiodati i piedi e le mani del Salvatore usciranno grandi luci che per qualche tempo illumineranno la Terra.
Ciò avverrà poco prima dell'ultimo giorno".

E' un’affermazione clamorosa, che invano cercheremo sull’Avvenire o sull’Osservatore Romano, attenti ad essere molte volte politicamente corretti e cattolicamente adulti restii ai miracolismi pegno da pagare alle potenti testate laiciste (Repubblica, Corriere, Stampa ecc).
Però all’interno della Chiesa qualcosa si muove; specialmente negli ultimi pontefici è diffusa la sensazione di vivere tempi apocalittici (non necessariamente “la fine dei tempi”, ma forse i tempi dell’Anticristo). Appare evidente dai loro pronunciamenti. Inoltre fa riflettere la Chiesa la grande messe di avvertimenti soprannaturali, quasi tutti coincidenti, di “rivelazioni private” da due e più secoli a questa parte ricevute da santi e mistici.
Tutto ciò rappresenta un motivo per comprendere bene la preoccupazione di tanti interventi pontifici, angosciati sia per le sorti della fede che per le sorti dell’umanità.
Quando era ancora cardinale, Wojtyla riteneva che i tempi che stiamo vivendo sono in qualche modo apocalittici, tanto che Il 9 settembre 1976 non lascia dubbi in proposito: "Ci troviamo oggi di fronte al più grande combattimento che l'umanità abbia mai visto. Non penso che la comunità cristiana l'abbia compreso totalmente. Siamo oggi davanti alla lotta finale tra la Chiesa e le anti-Chiesa, tra il Vangelo e gli anti-Vangelo".

Il cardinale Ivan Dias a Lourdes l'8 dicembre 2007, a 150 anni dalle apparizioni, ripropone in modo sorprendente questa frase del Papa del 1976 per capire il momento che stiamo vivendo. Il cardinale si è interrogato sul motivo e sul significato delle tantissime apparizioni della Madonna nei tempi moderni dalla Rue de Bac a Parigi (la medaglia miracolosa), passando per La Salette, Lourdes, Fatima fino a Medjugorje che evidentemente segnalano la speciale drammaticità e grandezza dell'epoca che viviamo.

La Madonna ha continuato a manifestare le sue vive preoccupazioni materne per la sorte dell'umanità in nuove apparizioni, in cui ha invitato sempre alla preghiera e alla penitenza, "perchè prevedeva la rovina spirituale di certi paesi, le sofferenze che il Santo Padre avrebbe subito, l'indebolimento della fede cristiana, le difficoltà della Chiesa, la venuta dell'Anticristo e i suoi tentativi per sostituire Dio nella vita degli uomini: tentativi che malgrado i loro successi splendenti, sono destinati tuttavia all'insuccesso".

Nelle apparizioni successive a Lourdes, dice il cardinale, la Madonna ha previsto" la venuta dell'Anticristo". Sembrerebbe sottinteso: nella nostra epoca (poichè i messaggi profetici della Madonna nelle apparizioni riguardano la nostra epoca).

Anche l’attuale papa Benedetto XVI evoca a sorpresa il personaggio inquietante e apocalittico nella recente enciclica “Spe salvi”: l’Anticristo. Lo chiama in causa attraverso una citazione di Immanuel Kant di cui ho parlato nel “debito e l’anticristo” che fa una certa impressione rileggere in questi tempi in cui l’Europa sembra in guerra contro la Chiesa, spesso strumentalizzando alcuni gruppi sociali (come gli immigrati musulmani o le donne o gli omosessuali) per sradicare le radici cristiane e per limitare la libertà dei cattolici e della Chiesa.

Il Papa sottolinea proprio questa possibilità apocalittica che viene affacciata da Kant secondo cui l’abbandono del cristianesimo e la guerra al cristianesimo potrebbero portare a una fine non naturale, “perversa”, dell’umanità, a una sorta di autodistruzione planetaria, sia in senso morale che in senso materiale (e un tale orrore, peraltro, è oggi nelle possibilità tecniche dell’umanità). Essendo l’enciclica un testo molto rigoroso e ponderato, è da escludere che Benedetto XVI abbia evocato l’Anticristo e la “fine dell’umanità” a caso.

Il suo pensiero peraltro è del tutto lontano da suggestioni millenaristiche, c’è dunque da credere che se richiama questi temi scorga veramente nel nostro tempo un confronto drammatico e mortale fra Bene e Male, come il suo predecessore.

Si può ricordare a questo proposito gli esercizi spirituali predicati al Papa dal cardinal Biffi qualche anno fa sulla profezia dell’Anticristo. Biffi ha citato infatti il “Racconto dell’Anticristo” di Vladimir Solovev scritto nella primavera 1900. In quelle pagine il personaggio apocalittico veniva eletto “Presidente degli Stati Uniti d’Europa” e poi acclamato imperatore romano.

L’esposizione di Solovev è sorprendente: non presenta l’anticristo come radicale oppositore e persecutore della Chiesa come i precedenti, provvisori anticristi tipo Napoleone, Hitler, Stalin. No, per lui l’anticristo sarà pacifista, ecologista, ecumenista”. Sarà un campione perfetto del politicamente corretto. Queste sono le sue parole: ”il nuovo padrone della terra era anzitutto un filantropo, pieno di compassione, non solo amico degli uomini, ma anche amico degli animali. Personalmente era vegetariano… Era un convinto spiritualista”, credeva nel bene e perfino in Dio, “ma non amava che se stesso”.

In sostanza questa figura si presenterebbe, secondo un’antica tradizione, con gli aspetti più seducenti, una contraffazione dei “valori cristiani”, in realtà rovesciati contro Gesù Cristo e contro la Chiesa, giusto quelli che oggi carezzano il senso comune, la mentalità odierna. L’anticristo oggi sarebbe accolto da una società molto scristianizzata, nichilista, politicamente corretta, falsamente libertaria, relativista; insomma, l’anticristo avrebbe un campo favorevolmente e diabolicamente già seminato perfettamente funzionale alla sua venuta e alla predicazione dei biblici 40 mesi, tempo concessogli.

In questo quadro si deve aggiungere un’aggravante in più: infatti il Papa non stigmatizza solo e semplicemente l’anticristianesimo dilagante a causa del laicismo, sebbene così aggressivo e pericoloso. C’è molto di più nei suoi pensieri. Egli esprime la consapevolezza che il pericolo non viene solo dall’esterno, da una cultura avversa e da forze anticristiane, ma anche dall’interno, da “un pensiero non cattolico” che dilaga nella stessa cristianità, come denunciò con parole drammatiche Paolo VI quando arrivò a parlare del “fumo di Satana” dentro il tempio di Dio, quando i nuovi teologi negli anni ’70 misero in dubbio le verità di fede e quando duecentomila religiosi in un arco di quindici, venti anni nel post-Concilio (un quarto dei religiosi di tutto il mondo) gettarono la tonaca “alle ortiche”.
Questi momenti cosi difficili sono stati percepiti anche da personalità laiche credenti e non-credenti.
Jean Guitton, filosofo cattolico e accademico di Francia ("Ogni giorno che Dio manda in terra" 1997 Mondadori) facendo un'analisi laica della situazione dell'umanità, perviene a questa conclusione: "Non possiamo nella nostra epoca prevedere il futuro. Ma possiamo supporre che nel prossimo secolo conosceremo eventi, cataclismi, catastrofi quali mai l'umanità ha vissuto nella sua tragica e lunghissima storia. Si avvicina un limite in cui l'umanità dovrà scegliere tra la sovversione e la conversione, non potendo più mantenere l'equilibrio in cui crede di potersi sistemare.

Lo pensava anche Pierre Teilhard de Chardin. Era anche l'ossessione del filosofo marxista Louis Althusser.

E’, in effetti l'opinione di tutti quelli che, soprattutto oggi, studiano i progressi della biologia, della genetica e aspettano quel quid che connoterà il XXI secolo.

Lapidario è Andrè Malraux scrittore e ministro al tempo di De Gaulle, non credente: "Il 21° secolo sarà religioso, altrimenti non sarà".

Analoga l'analisi del grande antropologo Renè Girard quello del “desiderio mimetico” e del “meccanismo del capro espiatorio”: "l'impressione è che l'intera umanità si stia recando ad una sorta di appuntamento planetario con la propria violenza".
Girard vede il dispiegarsi di un "vortice di violenze" che, dalle piccole "violenze che esplodono all'interno della famiglia" fino agli orrori dei tanti scenari bellici del pianeta, comprese le "guerre di sterminio contro le popolazioni civili", si congiungono come affluenti e si sommano in un'unica forza di devastazione che il filosofo definisce con il nome proprio di "Satana".

Anche il filosofo Nicola Abbagnano conferma: "La nuova Apocalisse, che poi è la sola che oggi temono gli uomini, è un evento tutto terreno. In pratica essa si prospetta come la distruzione dell'umanità da parte degli stessi uomini, i quali hanno strappato alla natura delle forze terribili che rischiano ormai di sfuggire al loro controllo. Sono infatti proprio queste forze che per tanto tempo hanno alimentato e giustificato il mito del progresso, che minacciano di ritorcersi su chi improvvisamente le ha scatenate, illudendosi che non potessero essere apportatrici che di bene.
La nuova apocalisse incombe sull'uomo con i bagliori dell'inferno della scienza assolutizzata".

S.Paolo dopo aver delineato il ritratto dell’Anticristo, spiegò ai Tessalonicesi che un ostacolo ritardava la venuta dell’uomo del peccato: “Voi sapete che sia quello che lo rattiene, affinchè sia manifestato a suo tempo”; poi aggiunge: “Che chi or lo rattiene, lo rattenga, fino che sia tolto di mezzo”.

S.Tommaso d’Aquino dice che risulta evidente dalle parole di San Paolo che esiste, contro l’apparizione dell’Anticristo, un ostacolo e qualcuno che trattiene l’ostacolo; vi è una barriera e una contro barriera. L’Anticristo non farà la sua apparizione se non quando, rigettato e messo da parte il custode dell’ostacolo, l’ostacolo stesso sarà tolto. Ora qual è quest’ostacolo, qual’è la barriera?

San Tommaso risponde che è l’unione e la sottomissione alla Chiesa Romana, sede e centro della fede cattolica. Finchè la società rimarrà fedele e sottomessa all’impero spirituale romano, trasformazione dell’antico impero temporale romano, l’Anticristo non potrà comparire. Questa è la barriera, questo è l’ostacolo. Ma, per beneficio di Dio, accanto a questo ostacolo, vi è un custode, incaricato di vegliare, incaricato di custodirlo; e questo custode è il Papa, Vicario di Gesù Cristo.

Finchè il custode sarà riconosciuto, rispettato, ubbidito, l’ostacolo sussisterà, la società rimarrà fedele all’impero spirituale romano e alla fede cattolica. Ma se questo custode, il Papa, viene ad essere disconosciuto, messo da parte, rigettato, con lui sparirà anche l’ostacolo e l’Anticristo sarà libero di comparire ».
F.V.

P.S. Confesso che sono stato per diverso tempo indeciso se scrivere questo articolo oppure no. Capisco che posso comunicare pessimismo, ansia e preoccupazione a chi legge e fare la cassandra non è mai popolare. 
La maggior parte della gente, anche se percepisce la gravità del momento forse preferisce metter la testa sotto la sabbia per non vedere e non sentire,
Personalmente constato che dopo l’11 Settembre il mondo occidentale (e non solo) è entrato nella fase finale escatologica, ossia anticristica. E poichè questa fase si caratterizza come l'Impero della Menzogna Totale e della Dissoluzione in consonanza con la natura del suo Principe, padre della Menzogna oltrechè omicida «fin dall’inizio», penso sia necessario documentare verità taciute e censurate, perchè pare che non molti lo fanno, affinchè si rafforzi nelle persone la decisione di perseguire il bene e non siano sviate dalle disinformazioni e perché gli avvertiti si rivolgano al Salvatore nella preghiera continua.

Per invocare la misericordia sul mondo intero F.V.


( Foto : Benozzo Gozzoli : La Cacciata dei Diavoli da Arezzo, affresco, chiesa di San Francesco, Montefalco )

mercoledì 9 maggio 2012

MONUMENTI NEGATI ( A PADRE MATTEO RICCI S.J.), MONUMENTI ( MASSONICI) CONTESTATI. TUTTO A MACERATA : CITTA' DI MARIA.


Il 30 aprile 1895 fu inaugurato il monumento a Giuseppe Garibaldi nella piazza omonima di Macerata.( v.foto 2)
Per l’occasione venne coniata una Medaglia d'argento .
12 anni prima, il 30 aprile 1883, a Macerata sempre in onore di Giuseppe Garibaldi si svolsero “sontuose cerimonie commemorative che coinvolsero l'intera Provincia. Alla grande solennità partecipò naturalmente la Loggia Massonica e tutte quelle Società ad essa collegate o collegabili quelle operaie e filodrammatiche. Di seguito si riporta quasi per intero, il resoconto che ne fece il giornale Vessillo delle Marche nel supplemento n° 16 del 3 maggio 1883.
“Scrivo coll''animo esaltato, commosso. Qui nella mente, ci ò tutta quanta la giornata di Lunedì, e nel cuore è restato un sentimento vago ed indefinibile di lutto, di entusiasmo. - Io intendo di scrivere per chi non potè essere il giorno 30 fra noi; che ghi altri non ne anno bisogno. La memoria e il cuore parlano ad essi assai più eloquentemente, di quello che non saprei far io con languide e disadorne parole. Fu una festa patriottica in sommo grado. Dinanzi all'Eroe che s'onorava, era sparita ogni differenza sociale, ogni dissidio, ogni malumore di partito, e i cuori che migliaia di persone che un Uomo solo ri avvicinava, battevano all'unisono nel ricordare la memoria di quest'Uomo; e in mezzo al dolore di averlo perduto, provarono ancora una volta i dolci entusiasmi dei giorni del nostro risorgimento.  Ad eccezione di quello in cui Lo potè aver tra le sue mura, Macerata non vide e non vedrà più un altro giorno sì bello; giacché Lui è morto, e d'uomini come Lui non ne verranno più. Lunedì Macerata era superba d'essere italiana, superba de' suoi cittadini, di sé, - ma più superba di Lui, che le aveva dato motivo di festeggiare un giorno, quale ben poche altre città d'Italia possono avere il vanto di ricordare. E s'era vestita a festa, e s'era coperta di corone, di trofei, di bandiere; ma agli allori aveva intrecciato i cipressi, ma ai lieti colori del vessillo italiano s'univa il nero - il color della morte! ... Intanto la gente affluiva dalla Provincia e da fuori; fin dal mattino si poteva notare un insolito movimento per le vie-, c'era una folla gaia e commossa ad \un tempo, che riguardava con compiacenza il maestoso apparato della città, e da esso si riprometteva una festa imponente, magnifica. Macerata ave preso un aspetto affatto nuovo; non era più la città quieta, monotona; i caffè e i negozi erano usciti dalla loro gelida atonia, e per le vie continuava sempre il rumore delle vetture che portavano nuovi forestieri. Era sembrato per un momento che la buona riuscita della festa potesse porsi in dubbio: Giove pluvio pareva adirato fin dal giorno innanzi, ed avea formato di sopra un padiglione di nuvolosi neri e gonfi, che faceva un brutto contrasto coli'apparato della città, e dava speranze niente affatto lusinghiere. Ma poi, o sia che quel burbero temesse qualche trascendenza da parte della popolazione provocata, o - come è più probabile - mosso da un riguardo per un Immortale come lui, seppe contenersi, e lasciò che la festa avesse il suo corso. E la festa riuscì come meglio non si sarebbe potuto desiderare.
Già fin dalle ore 9 si stavano riunendo in Via Crescimbeni le associazioni e rappresentanze che avrebbero preso parte al corteo cominciò a sfilare pel Corso Vittorio Emanuele, lento, grave, imponente.
Venivano prima alcune delle bande musicali della provincia; ad esse tenevano dietro circa 150 garibaldini in divisa - e dopo questi i reduci delle patrie battaglie chiudevano il primo gruppo.Venivano poi altre bande musicali, e dietro di esse tutte le autorità civili e militari della città e provincia, - le rappresentanze degli uffici amministrativi e della stampa. Aprivano il terzo gruppo altre bande, - poi i professori ad gli alunni di tutti gli istituti scolastici della città, non che una rappresentanza dei Studenti dell'Università di Camerino, - e le rappresentanze di altre istituzioni della città e provincia. - Nel quarto gruppo, ad altre bande musicali facevano seguito le Associazioni politiche; e cioè la Consociazione Democratica Provinciale - la Società 20 Settembre di Camerino - i nuclei democratici di Mogliano, Monte Cosaro, Tolentino, Recanati, S. Severino Marche Urbisaglia - il Circolo Giuseppe Garibaldi di Macerata - il Circolo anticlericale di Macerata e la Società atea di Venezia - il Circolo Nicolò Montenegro - il Circolo Cipriani - la Loggia Massonica: seguivano le associazioni di beneficenza - le rappresentanze delle Società operaie di Appianano, Apiro, Belforte, Caldarola, Civitanova, Colmurano, Cingoli, Camerino, Esanatoia, Ficano, Loro Piceno, Mogliano, M.S. Martino, M. Cassiano, M. Cosaro M. S. Giusto, Morrovalle, Muccia, Penna S. Giovanni, Pausala, Pollenza, Petriolo, Porto Recanati, Sarnano, S. Severino, Tolentino, Treia, Urbisaglia, Macerata, - le Società Artigiane di M. Cassiano, Recanati, Porto Recanati, la Società dei Tipografi e dei Bollettari di Macerata - la Società del buon umore di Pausala - la Società del viaggio di Tolentino - la Società dei buoni amici di Tolentino _ la Società Margherita di Tolentino - la Società filarmonica di Muccia e di Porto Recanati - la società del Casino di Macerata - la Società filarmonica di Macerata e la Società della Rondine pure di Macerata.
Si potevano contare ben quindici bande musicali, quasi tutte nelle rispettive divise, e che si diportarono tutte egregiamente, alternando l'inno dell'EROE variate e sceltissime marce funebri. Dal Corso Vittorio Emanuele il corteo fece sosta in piazza; ed ivi fu scoperta la lapide ove era incisa la lettera con cui il Generale dedicava nel 1849 a Macerata il primo fatto d'armi vittorioso della sua legione.
Ecco la lettera:
Ai Maceratesi !
Addio Maceratesi! Voi avete meritato che ci Dividiamo da' voi, commossi riconoscenti. Contristata l'anima nell'allontanarsi da Cittadini carissimi, noi vi dirigiamo la parola d'amore, di fratellanza - partiamo confortati dall'affetto vostro - da quello immenso, sublime, che voi nutrite per la sacra nostra redenzione; e noi vi contraccambiamo con la dedica del primo fatto d'armi, in cui potrà dirsi della Legione, che ha ben meritato della Patria. Addio.
Macerata 23 Gennaio 1848
G. Garibaldi
Una salva di applausi lunghi, fragorosi salutò quel marmo, che dovea tramandare e far rivivere nei più tardi nepoti la riconoscenza e l'affetto che noi Maceratesi dobbiamo a Lui, che di affetto e di benevolenza ci diede una prova sì grande. Le bande musicali intuonarono tutte ad un tempo l'Inno sacro all'EROE; e allora gli applausi si accrebbero, crebbe l'entusiasmo, la commozione.
Cessato l'Inno; il nostro egregio Sindaco ff. Cav. Ferdinando Giorgini, lesse un eloquente e forbito discorso… “ Simonetta Torresi : Un contributo al progresso
La Massoneria a Macerata e nel suo territorio (v.sotto)
1730-1918, pagine 390/393.
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Dopo un'arrogante campagna, condita da inusuali toni anti- clericali e anti- religiosi, contro la realizzazione del già finanziato monumento al grande Missionario ed Umanista Maceratese Padre Matteo Ricci, a cui il Vescovo Mons. Giuliodori era riuscito a ri-collocare il titolo ecclesiastico  persosi  nei corridoi universitari, a coronamento del 150 dell'unità d'Italia come d'incanto è approdata al Consiglio Comunale di Macerata la proposta di un monumento di chiara connotazione massonica.
Svegliatisi dal devastante torpore  post-conciliare il Clero ed i gruppi laicali Maceratesi, rivelatisi  SANI e EVANGELICAMENTE MOTIVATI, hanno affidato, ad perpetuam rei memoriam, un Comunicato che va meditato in tutta la sua interezza.
Memori di altri coraggiosi gesti analoghi compiuti per la salvezza delle anime dei proprio gregge dall'indimenticabile buon pastore Mons.Tarcisio Carboni siamo sicuri che, essendo mutati i rapporti di forza intra moenia,  i firmatari del comunicato non riceveranno gli umilianti  reprimenda che dovette sopportare il  defunto Vescovo. Ha perfettamente ragione quando sostiene che la simbologia conta. Infatti al primo piano di Palazzo Marefoschi dal 1980 c’era la sede della loggia “Helvia Recina”. Probabilmente in quella stanza di settanta metri quadrati, le cui finestre davano proprio sul busto di Mazzini, realizzarono una sorta di Tempio di Salomone, visto che c’erano due meravigliose colonne (Jachin e Boaz ?). Poi nel giugno del 1988 scoppiò un misterioso incendio e la loggia, come l’Araba Fenice, risorse dalle proprie ceneri in via Lauro Rossi. ) 
Il coraggioso  zelo pastorale dei Parroci  e dei rappresentanti dei gruppi ecclesiali maceratesi sarà scritto, con caratteri aurei, nella fulgida storia della fedelissima Diocesi di Macerata, Tolentino, Recanati, Cingoli, Treia.
Ecco l'audace intervento del Clero e delle associazioni laicali cattoliche di Macerata riguardo l'erezione del monumento massonico ai 150 anni dell'unità d'Italia :
" 150 ANNI DI UNITA' D'ITALIA - 
Comunicato dei Parroci e dei Responsabili delle principali aggregazioni laicali cattoliche presenti nel Comune di Macerata.

Molte persone ci hanno chiesto quale sia il punto di vista della comunità ecclesiale maceratese in relazione alla proposta inoltrata da unComitato per realizzare nella nostra Città un monumento in occasionedelle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.


Ritenendo doveroso e importante rispondere ad una tale richiesta, in comunione con il nostro Vescovo e per amore della verità, ci sentiamo di esprimere alcune considerazioni che ci auguriamo possano essere utili per aiutare i fedeli, i cittadini e gli amministratori ad un attento discernimento.

La ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia è un evento che merita la più ampia valorizzazione e un monumento può essere un segno importante se davvero esprime l’insieme dei valori del Popolo italiano e la sensibilità di tutti i maceratesi. Non sembra avere queste caratteristiche la proposta del monumento avanzata dal Comitato “Stringiamoci a coorte” che per la sua origine, i suoi contenuti e le sue finalità sembra avere piuttosto una chiara e inequivocabile matrice massonica.

Ovviamente ciascuno è libero di avere il suo punto di vista, ma non è accettabile che si proponga come monumento all’Unità d’Italia una rappresentazione che in realtà appare come un’esaltazione della massoneria e dei suoi principi, a meno che non si voglia far passare l’idea che l’Unità d’Italia sia sotto l’egida della massoneria e che i maceratesi si identificano con questa visione delle cose. 
Di fronte ad una tale proposta, pertanto, sentiamo di dover esprimere il nostro disagio perché non potremo mai sentirci rappresentati come cattolici, cittadini italiani e maceratesi, da un monumento ispirato ai principi della massoneria.

Pur nel rispetto di opinioni diverse e aperti al confronto con tutti, vadetto con chiarezza e libertà che la visione proposta dalla massoneria circa l’uomo e la società è inconciliabile con la visione cristiana della persona e della storia. 
Mentre nel pensiero propugnato dalla massoneria l’uomo fa di se stesso un assoluto avendo come obbiettivo il perseguimento degli
interessi condivisi dagli affiliati, nella visione cristiana l’uomo è creatura di Dio ed è chiamato a vivere nell’amore vicendevole avendo come ideale il dono sincero di sé e il fare ogni cosa a maggior gloria di Dio.

Appare inoltre forzato e fuori luogo ogni raffronto con la vicenda del monumento a P. Matteo Ricci. In quel caso l’iniziativa apparteneva al programma ufficiale del Comitato per le Celebrazioni del IV Centenario ed era stata condivisa, almeno fino alle note vicende, da tutte le istituzioni chene avevano affidato al Vescovo il coordinamento. Resta pertanto il rammarico che la Città non sia riuscita ancora ad onorare il suo più grande e illustre cittadino con un monumento di grande valore artistico e culturale.

Seguono le firme dei parroci delle parrocchie del Comune di Macerata:

(Mons. Enzo Bruschi, Don Egidio Tittarelli, Don Alberto Forconi, DonFranco Pranzetti, Don Gianluca Merlini, Don Giovanni Ilari, Don Adriano Dariozzi, Don Pietro Carnevali, Don Euro Giustozzi, Don Gennaro De Filippi, P. Aldo Marinelli, Don Franco Palmieri, Don Francesco Cocilova, Don Pietro Parisse, P. Arcangelo Colandrea, P. Dino Mascioni, Don Silvano Ilari).
e dei Responsabili delle aggregazioni laicali cattoliche:
Federico Canullo (Azione Cattolica); Ermanno Calzolaio (Comunione e Liberazione); Mauro Marconi (Cammino Neocatecumenale); Carla Domenella (Movimento dei Focolari); Luca Vitali (Rinnovamento nelloSpirito); Renato Lapponi (Acli); Enrico Leli (Corsi Cristianità); DebhoraDi Carlo (F.U.C.I.); Renato Sopranzetti (M.A.S.C.I.) Anna Maria Foresi (A.I.M.C.); Sergio Fattorillo (A.M.C.I.); Franco Moneta (Ass. Centrodi Ascolto e Accoglienza); Maria Chiaramoni (Ass. Mariana Reginadell’Amore); Graziella Cardinali (Movimento per la Vita); PierpaoloCampolungo (Centro di Aiuto alla Vita); Cristina Morbiducci (C.I.F.);Maurizio Montedoro (G.R.I.S.); Franco e M. Rosaria Berardi  (IstitutoSanta Famiglia)".

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Infine dal citato libro di Simonetta Torresi : Un contributo al progresso
La Massoneria a Macerata e nel suo territorio
1730-1918, pagine 304/312)
Il Programma Massonico adottato nel 1861 dal G.O.I. trascritto per le Logge Maceratesi

Da carte presenti nella Biblioteca Comunale di Macerata, tra i diversi documenti emanati a livello nazionale, di particolare interesse il programma massonico adottatto nel 1861 e riprodotto per le Logge maceratesi probabilmente dal fratello Lavinio Spinetti. In tale pro¬gramma si evidenziano i fondamenti della Massoneria Italiana ricostituitasi con l'unità d'Italia; il documento rappresenta la pietra d'angolo sulla quale si è costruita tutta la storia massonica successiva:
Programma Massonico
adottato
Dalla Mass.-. Ital.\ ricostituita presentato
al G.\ O.-. nella seduta dell'anno della V.-. L.\ 5861
dal G.-. Segr.-. D.-. L:.
La rivoluzione politica e nazionale, che sta per compiersi in Italia non potrà assicurare il suo trionfo, né completarsi, se al passo con essa non si promuoverà la riforma morale del popolo italiano. Questa riforma, o meglio diremo, la dire-zione morale, fisica, intellettuale dell'individuo e della Società è lo scopo che si propone con i suoi lavori la. Massoneria Italiana ricostituita.
A raggiungere questo intento è mestieri che il G.\ 0.\ sin d'ora stabilisca, i principi che esser devono di norma ai suoi lavori, i vari fini a cui esso mira, i mezzi da adoprarsi per raggiungerli.
Principi della nuova Massoneria. La Massoneria, non deve consistere in un simbolismo misterioso, in vane cerimonie, o aspirazioni indeterminate. Questo simbolismo già necessario quando i principii da lei idoleggiati suonavano un pericolo all'Ordine, o minaccia alla Società, è divenuto inutile ora che molti di essi divennero ormai fondamento al diritto pubblico, e furono adottati dalle Società civili e moderne.
Dirò che il G.\0.\I.\ dichiarando di adottare la grande formula che per in ogni tempo la divisa immortale scritta sopra la bandiera Massoneria, cioè Libertà, Uguaglianza e Fraternità, procurerà dare a questi principi, vaghi e spesso fraintesi, un significato concreto per tradurre ciascuno dei termini nel terreno politico e applicarlo alla ricetta della vita attraverso la triplice sfera della attività sociale, alle questioni politiche, alle economiche, alle morali. Egli è in questi tre punti che il G.\0.\L. deve fissare il suo programma.
Quistione politica Il G.\ 0.\ fedele alle vere tradizioni massoniche non si preoccupa della forma del Governo, ma tenderà soprattutto a promuovere il trionfo delle idee e dei principi. Però sotto qualsiasi reggimento che accetti o subisca la Nazione, esso promuoverà in ogni tempo:
All'interno. La causa della nazionalità, Indipendenza e Unità Italiana.
All'estero. La fratellanza dei popoli tra di loro, e il trionfo della libertà e della giustizia, credendo tutte le libertà, tutti i popoli solidarii fra di essi. Nell'ordinamento dello Stato prendendo per norma la formola Massoneria. Libertà, Uguaglianza e Fraternità, ne procaccerà lo svolgimento progressivo applicandola alla vita pratica, e presentandone a mano a mano i quesiti che le circostanze vanno suggerendo allo studio ed al libero esame delle loggie. Tuttavia credendo opportuno di dichiarare sin d'ora i principii che devono essere di norma alle Riforme che la Massoneria, tenterà promuovere nell'ordine sociale e politico il G.\ O.-. dichiara;
1° Che suo principale scopo è quello di promuovere il benessere delle varie classi sociali, mediante l'educazione morale, fisica, intellettuale del popolo; 2° Che mal si volle raggiungere tale scopo col fantasticare sistemi astratti di socialismo e vaghe teorie, le quali, ispirate da mistiche aspirazioni, o da passioni inferme, e tumultuose, non produssero per lo più che errori, delusioni e miserie più profonde;
3° Che lasciando le teorie astratte, esso procaccierà d'arrestarsi sulle questioni speciali e pratiche; facendo oggetto di discussione e di studio le quistioni che riguardano il lavoro, i rapporti degli operai coi padroni, i salari, le industrie da promuoversi e le riforme sociali che saranno reclamate dalle eterne norme della giustizia, come dal bisogno dei tempi;
4° Che sarà soggetto speciale di studio l'agricoltura, quale fondamento dell'industrie per migliorare le condizioni dei coloni nei campi, e dar lavoro agli operai nelle città, e aumentare la produzione degli oggetti di prima necessità; 5° Avversando ogni sorta di monopolio, e credendo le banche nazionali, quali sono al presente costituite, monopolio di pochi privilegiati, promuoverà lo stabilimento di sistemi di credito fondiario e industriale per mettere il capitale alla portata delle classi operaie e più numerose. 6° Promuoverà le associazioni operaie, così in uno scopo economico e industriale, come di amore, di moralità e solidarietà tra le moltitudini.

7° Come il lavoro è fondamentale alla Massoneria/, così procaccierà che divenga base e domma fondamentale della nuova Società Italiana; combattendo l'ozio con ogni mezzo e sotto qualsiasi manto esso si mostri, o sotto il blasone del patrizio, o sotto i cenci del lazzarone e del lemosinante. Principio cotesto che proclamavano le antiche repubbliche italiane quando imponevano il lavoro obbligatorio per tutti, e che ogni cittadino dovesse farsi iscrivere in alcune corporazioni delle arti.
Tali principi che saranno norma al G.\ O.-. nelle questioni che riguardano l'economia sociale, o l'esser collettivo, cioè la Nazione. Ma la Massoneria, intendendo a migliorare la Società per mezzo dell'educazione dell'individuo, deve pure fissare i principi che devono rischiarare l'uomo e guidarlo nella vita privata.
Ora l'uomo, come individuo, può essere considerato ne' suoi rapporti con Dio, coll'Universo, e co' suoi simili. Considerare l'individuo ne' suoi rapporti con Dio, implica la Questione Religiosa. La questione religiosa è quasi eliminata dalla Massoneria. Il sacrario della coscienza umana è per lei inviolabile; essa non si preoccupa di veruna delle religioni positive, le quali sogliono dividere la razza umana, ma rappresenta la religione stessa nella sua essenza. Fedele al suo principio di fraternità, predica la tolleranza di tutti i culti, nel suo rituale accoglie molti dei simboli sparsi nelle diverse religioni che popolano l'Oriente e l'Occidente, mentre nel suo ideale abbraccia e riassume i dommi principali su cui queste religioni stesse sono basate. E il suo domma li riassume nei tre articoli seguenti: 1° Esistenza di Dio, considerato siccome principio dell'Ordine Universale, e dell'armonia cosmica, ossia grande architetto dell'Universo;
2° Immortalità dell'anima, ossia indistruttibilità dell'essere umano dopo la morte; 3° Fraternità di tutti gli Uomini;
Ciò quanto all'ideale religioso, o al domma: Quanto al culto, ossia alla manifestazione esteriore dell'idea religiosa, che forma pure parte integrante delle religioni positive, la Massoneria, proclama la coscienza dell'individuo inviolabile, e dichiara libero l'uomo di seguitare circa la espressione estrinseca della religione, il culto, o le norme che meglio corrispondono ai suoi pensieri, le sue aspirazioni, ai suoi bisogni, purché nessuno di esso contraddica ai grandi principii della moralità e fraternità.
Se l'uomo considerato nei suoi rapporti con Dio, implica la quistione religiosa, se egli si considera nei rapporti con l'universo implica la Scienza. La scienza è il vero, l'antichissimo culto della Massoneria, essa non solo mette l'uomo in rapporto coll'Universo, ma lo conduce a studiarlo, a penetrare i segreti della natura per volgerne le forze a profitto dell'Umanità: È questo lo studio e lo intento dell'alta Massoneria, ossia della ermetica e cabalistica.
Nel fissare i rapporti dell'individuo co' suoi simili la Massoneria. non si limita a predicare la massima di non fare agli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi; ma impone di fare il bene, di opporsi al male, di non tollerare l'ingiustizia sotto qualsiasi manto essa si copra, impone la solidarietà sociale, per cui il male commesso verso il prossimo vuoisi riguardare come fatto a noi stessi; perocché tutto è legato nell'ordine morale, del pari che nell'ordine fisico, e, per quanto l'individuo moralmente sia libero, l'Umanità tuttavia è Una.
Fine della Massoneria. Il fine che la Massoneria, si propone è determinato dai principi che abbiamo esposti di sopra. Tuttavia avvisiamo sia conveniente riassumerli nell'ordine stesso in cui furono i prin-cipii esposti.
In Politica lo scopo che si propone si è: All'Interno costituire l'Italia libera ed una, All'Estero agevolare per mezzo delle L.\ e delle
Associazioni M.\ sparse nel mondo, i rapporti internazionali, facilitare i commerci, abbattere i pregiudizi che dividono popolo da popolo, razza da razza, preparare la vera fratellanza degli Uomini per mezzo di una grande Confederazione dei popoli civili uniti tra di loro.
Fine Sociale. - Santificare il lavoro, nobilitarlo, farlo amare, svellere il pauperismo, non per mezzo di vane teorie di socialismo, ma col condannare l'ozio, col avvezzare ogni classe al lavoro, rendere turpe, biasimevole l'elemosina umiliante e servile, agevolare gli istituti di credito, per fornire istrumenti e mezzi di lavoro ad ogni classe, fondare case di ricovero per vecchi, asili d'educazione per l'infanzia, scuole serali e tecniche per gli Operai; poderi modelli per contadini, e per tal modo spargere il benessere, l'amor della legge, del viver civile e sociale nelle classi sinora neglette ed oppresse, e rivendicare pacificamente i torti e le ingiustizie di cui fu segno per lunghi secoli l'operaio, scopo che si propone mai sempre la vera Mas/, come accenna la leggenda su cui riposano i suoi simboli e le sue cerimonie
Fine religioso. - Ricondurre la quistione religiosa, profanata dai preti delle varie religioni, ai suoi veri e più semplici termini, ai suoi principii più elevati, morali e Universali. Acciocché l'uomo creda meno alle diverse sette, che si dividono i popoli, più ai grandi, eterni principii della giustizia e dell'umanità, meno alle religioni, più a Dio, meno ai preti, più all'intimo della sua coscienza.
Fine morale. - La morale è il vero culto religioso Massonico. Uguaglianza Sociale in faccia alla legge e a Dio; lavoro, educazione intellettuale, fisica, morale; solidarietà degli individui come dei popoli; tolleranza e amore tra gli Uomini, tali i grandi principii su cui si fonda la morale, tali le fondamenta su cui si deve elevare il vasto tempio massonico. Ma quali sono i mezzi, di cui può disporre la Mas/, per rag-giungere tale intento, e preparare nel seno della Nazione una profonda riforma nell'educazione e nei costumi?
Mezzi È massima vetusta della Massoneria, che le grandi riforme sono tanto più durevoli quanto più lente a compiersi, e quando sono il prodotto, anziché della violenza e della forza, del¬l'educazione individuale, e d'un intimo convincimento. Egli è perciò che il G.\ 0.\ ripudia e condanna, come fune¬sti e perniciosi quei mezzi che vogliono suscitare violenti convulsioni tra i popoli, non riconosce per suoi adetti che uomini pacifici ed amanti della legge, non ammette al suo scopo che mezzi legali, aperti e leali. Questi mezzi si riducono a tre principali 1° Ordinamento Massoneria, e delle sue GEI 2° La stampa 3° L'educazione
La Massoneria, possiede una gerarchia, la quale senza sacrificare la libertà individuale, è pur mirabile di organizzazione e di forze. Il G.\ 0.\ procurerà quindi di stringere le diverse L.\ sparse intorno ad un centro, dare a questo organismo estensione, forza e unità. Per tal modo potrà stringere in una falange compatta gli amici del progresso e della luce, i fratelli dell'operaio e del popolano, per opporli alle antiche congreghe dell'oscurantismo e della reazione, che furono intenti sempre a immolare l'operaio dell'intelligenza e del lavoro, simboleggiato in Hiram, ai loro privilegi e alla loro libidine di potere.
Il G.\ 0.\ nominerà una commissione speciale composta dei membri dei vari capitoli per determinare il nuovo organi¬smo della Massoneria. L, fissarne le cerimonie, semplificarne il simbolismo.
La stampa è il secondo mezzo di cui il G.\ Ov. si servirà per diffondere le sue idee. Quindi si terrà a giorno delle migliori pubblicazioni che vedranno la luce in ogni parte del mondo, per farle tradurre e diffondere. Procaccierà di stabilire biblioteche, e fondare un giornale per propagare le sue idee.
Educazione. - La Massoneria, nei diversi gradi della sua gerarchia non è che una scuola morale dell'individuo. Ciascuno a qualsiasi classe appartenga, è appellato a percorrere i vari gradi della scienza M.\ per elevarsi alla luce. Però il suo lavoro non deve limitarsi all'interno della Loggia ma stendersi nella Società. A tal uopo il G.\ 0.\ e ciascun Massoneria, è in obbligo di promuovere istituti di educazione, scuole infantili, scuole serali per l'operaio, procacciare di mettere i suoi adetti alla direzione di queste scuole rimuovendone ogni spirito di casta, o di setta, senz'altro intento che della diffu¬sione della scienza nelle popolazioni. Educazione d'ambo i sessi per mezzo d'istituti, di riunioni, di scuole, onde arrivare colla scienza ad emancipare le menti dalla fede cieca, dalle credenze imposte, e secolarizzare la Società, tal che ogni individuo nel sacrario della sua coscienza trovi il suo sacerdote, nelle grandi leggi di giustizia e virtù la propria morale, e nel suo Dio la felicità e la propria salute.
Per tal modo la patria nostra unificata dalla vasta catena Massonica, formerà un solo tutto, avrà trovato il suo primo e più compatto nucleo d'unità. Liberata dallo straniero essa ormai ottenne l'indipendenza nazionale, ma solo mercè l'educazione potrà assicurare il trionfo della libertà, promuovere la riforma morale del popolo; acciocché possa creare i nuovi destini a cui per la terza volta nel mondo delle Nazioni sembrerà chiamata la patria Ital.-. dal G.\ A.-. D.\ U.\
Pel G.-.O.-.I.-.
Il G.-. Segr.-. D.-.1

Un affettuoso ringraziamento all'infaticabile ricercatrice Prof.ssa Simonetta Torresi e un  grato ricordo al caro, indimenticabile Giovanni Battistelli che ha promosso la pubblicazione del citato libro.

SIMONETTA TORRESI, laureata e specializzata in materie scientifiche è docente delle
stesse nelle Scuole Secondarie Statali. Dal 1994 si occupa di ricerca storica ed ha partecipato
come relatrice a numerosi congressi e convegni in diverse città come Macerata, Jesi, Ascoli
Piceno ecc.
Nella sua attività di ricercatrice storica ha pubblicato i propri lavori su diversi giornali e riviste
ed ha curato l'organizzazione di alcune Biblioteche private.
Insieme ad altri autori ha scritto un libro dal titolo "Santa Maria delle Vergini" e, come unica
autrice, i volumi di studi storici "La valle degli Imperatori", "Il tempio di Santa Maria delle
Vergini", "Castelsantangelo sul Nera" e "Società Filarmonico Drammatica".
Ha partecipato altresì, in qualità di esperto, a diverse trasmissioni televisive di carattere
storico artistico divulgativo, oltre ad una puntata maceratese di "Viaggio in Italia" trasmessa
da RAI 3 sulla rete nazionale.

lunedì 7 maggio 2012

POTENZA PICENA : LA FESTA DELLE CROCETTE, UNA LEZIONE DI BUON GUSTO LITURGICO E DEVOZIONALE. LA FESTA DEI BAMBINI E DELLA FEDE DELLE FAMIGLIE CRISTIANE













Nel ricordo dell’antica festa dell’Invenzione della Santa Croce, che nel calendario tradizionale si commemora il 3 maggio, a Potenza Picena ( antica Montesanto) si svolge la tradizionale processione per l’appunto detta delle “crocette”resa ancor più toccante e suggestiva per la presenza dei bambini che recano in mano una piccola croce in legno , con fiori ed immagini sacre; è una delle più antiche della Città ed è stata organizzata, per secoli, dalle Monache Benedettine del Monastero di S.Caterina.
Anche ora, grazie allo zelo pastorale e liturgico del giovane Parroco don Andrea Bezzini, vi partecipano le Confraternite locali, quelle limitrofe e soprattutto tantissimi bambini accompagnati dai genitori e dei nonni.
Per questo viene chiamata "la processione dei bambini".
La festa è sopravvissuta alla soppressione del Monastero Benedettino, poi rifiorito  quando le Monache riuscirono a comperare, dopo molte difficoltà, un palazzo appartenente al Conte Prospero Compagnoni Marefoschi .
Per questo fino a qualche anno fa, la processione partiva dall’attuale chiesa del Monastero Benedettino dedicata a San Sisto.  
Il sacro corteo terminava nella Chiesa di San Sisto dove il Sacerdote faceva una breve omelia impartendo la Benedizione con la Reliquia della S.Croce, appartenente alla Comunità delle Monache Benedettine.
Da alcuni anni la processione è stata traslata, sempre con grande afflusso di fedeli e di bambini, nella più capiente Insigne Collegiata di Santo Stefano  e spostata al sabato successivo al 3 maggio avvalendosi della organizzazione della Confraternita detta della Buona Morte che con l'occasione  invita anche le Confraternite limitrofe.
Il Parroco porta in processione, sotto il baldacchino rosso,  la Reliquia della Santa Croce   e si ferma per qualche minuto nella Chiesa di San Sisto benedicendo le Monache.
Altre soste vengono fatte nel Centro Storico per impartire la Benedizione alle quattro porte cittadine, al mare ed alla campagna che circonda la bella Città di Potenza Picena.
Uno studioso locale, Don Giovanni Cotognini, riguardo alla S. Croce e alla processione ha scritto dell’originaria Chiesa di Santa Caterina Vergine e Martire, confiscata, assieme al Monastero dopo l’unità d’Italia.
“Nella Chiesa vi erano tre altari. Uno centrale (maggiore) e due laterali. (...)
Gli altari laterali erano uno in cornu Evangelii, dedicato all'Annunziata e uno in cornu Epistole, dedicato a S.Lucia.
Nell'altare dell'Annunziata si conservavano le Reliquie di S. Benedetto, S. Caterina, S. Filippo Neri e la Reliquia della S. Croce, della Spina e del Panno della Madonna (6).
Alla nota n. 6 c'è scritto: La Croce, esposta ad immemorabili, alla venerazione e portata in processione il 3 maggio, aveva negli angoli le reliquie della S. Croce, della S. Spina, …
Sempre nello stesso paragrafo ma qualche frase più avanti, si parla delle feste che venivano celebrate nella Chiesa e c'è anche quella del 3 Maggio, festa della S. Croce ...La festa di S. Croce è una festa secolare. La memoria di un tanto giorno è stata sempre solennizzata nella Chiesa delle Benedettine. Al mattino celebrazione di Messe. Al pomeriggio, Processione. Partecipano alla processione: il Capitolo ( della Collegiata N.d.R.) ; l'uno e l'altro clero; le confraternite; tanti bambini con croci di canna abbellite con verdura, con immagini sacre.
La festa è a carico delle Benedettine. Avvenuta la soppressione, la Badessa, il 17-4-1861, si rivolse al Commissario della Cassa Ecclesiastica delle Marche (Ancona) per dire che la Comunità non poteva sostenere la spesa che si aggirava circa a 70 lire, e d'altra parte se si sospendeva la festa, la devozione del popolo di Monte Santo ne sarebbe rimasta offesa. Chiedeva la Badessa, Donna Maria Teresa Cervini, il contributo dello Stato. La risposta fu negativa, perchè la festa non si trovava nell' inventario fatto dall' inviato del Governo. ( La festa era annotata nel libro di amministrazione sotto il titolo: Culto ) ".
Nella Chiesa c’era anche un Organo con 7 registri andato purtroppo perduto.
La Chiesa di Santa Caterina è stata recentemente restaurata ed è tornata al primitivo splendore anche se è stata destinata a scopi profani mentre nell’ex Monastero è ospitata la Casa di Riposo per gli Anziani.
La processione e la Santa Messa conclusiva in Collegiata si svolgono in un clima di particolare dignità liturgica e di convinta devozione che fanno onore alla città di Potenza Picena e alla sue radici cattoliche .

Andrea Carradori

venerdì 4 maggio 2012

MEDJUGORJE : MADE IN MEDJUGORJE/ BENEDETTO A MEDJUGORJE/ ROSE DI MEDJUGORJE/CANTI DI MEDJUGORJE/CENE DI MEDJUGORJE/OFFERTE A MEDJUGORJE/FEDE DI MEDJUGORJE/VOCAZIONI DI MEDJUGORJE


Ho sempre evitato di riflettere sul cosiddetto “fenomeno di Medjugorje”. 
Lo faccio ora, a voce alta,  solo perchè ho ricevuto questo sms :
« Vi comunico che venerdì 4 maggio alle ore presso il ristorante … di …. ci sarà una cena con scopo benefico con la veggente di MEDJUGORJE MARIJA ( caratteri maiuscoli originali N.d-R.) Pavlovic Lunetti. 
Nel corso dell’incontro avremo la possibilità di ascoltare la sua testimonianza. 
Per prenotazioni e informazioni contattate …..
Il costo della cena è di euro 40,00 e quanto raccolto al di là della spesa viva della cena sarà devoluto per dare un aiuto alla realizzazione a Medjugorje del centro di spiritualità “MAGNIFICAT” »
Questo messaggio mi è stato spedito, alcuni giorni fa, da un caro amico membro di un’Istituzione primaria Nazionale.
Da tempo le locandine con le indicazioni di pellegrinaggi a Medjugorje e del “ Festival dei giovani” fanno parte  «dell’arredamento stabile» dei negozi, dei super mercati, degli incroci stradali e delle chiese della mia terra.
Si è nobilmente parlato dei pellegrinaggi a Medjugorje , sia pur in modo informale e privato, persino nelle riunioni degli Ordini Cavallereschi, del Sovrano Ordine di Malta ( SMOM ) e dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro.
Pare evidente che il “fenomeno Medjugorje” venga gestito quasi unicamente da zelanti laici che , sotto-sotto, non si curano ed anzi, diciamolo pure, non si fidano  dei loro Pastori ...
Per questo motivo sono contento che in alcuni incontri di preghiera, organizzati secondo lo "stile di preghiera di Medjugorje", con i “canti e le preghiere di Medjugorje" sono sempre presenti  Sacerdoti o religiosi a testimoniare l'assoluta comunione con la chiesa universale e locale anche se, l'enorme virtù dell'obbedienza pare che sia ancora sconosciuta in quelle terre ...
Io non voglio e non debbo avere una mia personale opinione  riguardo al fenomeno di Medjugorje  : è la Chiesa, attraverso i legittimi Pastori, che investiga , che decide e che indica la via da percorrere.
Mi lascia tuttavia perplesso apprendere che circa ottanta fedeli hanno rinunciato al loro diritto di voto nelle elezioni  comunali di domenica prossima, per recarsi in pellegrinaggio a Medjugorje; così come pure è inquietante venire a conoscenza della crescente “consapevolezza”, annidata nelle menti dei pellegrini, che fra breve , con la fine delle presunte e sempre programmate “apparizioni”, una specie di catastrofe  si abbatterà sul mondo allo scopo di punire l’umanità disobbediente al precetti evangelici.
Tutto questo sensazionalismo può anche ispirare il cammino per una vera conversione offerta in riparazione dei peccati commessi dall'umanità contro la legge di Dio.
La preghiera di riparazione è fondamentale nell'economia generale del Sacro Tesoro della Santa Chiesa, così come le pratiche sacramentali e devozionali che i pellegrini di ritorno da Medjugorje fanno ogni giorno  : la recita del Santo Rosario, l’assistenza  alla Santa Messa  e la riflessione biblica prima di coricarsi.
Non parliamo poi del Sacramento della Confessione frequente!
Mi ha detto un Parroco, trascinato  in pellegrinaggio a Mediugje da alcuni suoi zelanti parrocchiani “non importa cosa avvenga in quel luogo. Sono importanti gli abbondantissimi frutti di conversione che trovano compimento nella Confessione e nella Comunione”.
Trovo però un poco strano che i fedeli di Madjugorje, come anche quelli che aderiscono ai Gruppi di Preghiera di Padre Pio, non sentano anche bisogno di un "forte" supplemento di una preghiera, verticalmente perfetta, della Santa Messa nel venerabile Rito Tridentino, detta pure impropriamente "messa in latino" : la Messa di tutti i Santi e le Sante della storia della Chiesa ! 
Difatti tutti coloro che vogliono perfezionarsi spiritualmente approdano, prima o poi, con animo sincero e umile, per attingere a due mani a questo ricchissimo supplemento di grazia che il Magistero ha recentemente ri-attualizzato per la santificazione personale e della Chiesa tutta !
Termino questa piccola riflessione, ricordando che la storia della Chiesa ci insegna  che la Divina Provvidenza riesce a far nascere ( con i tempi e con i modi che gli sono propri )  uno splendido roseto fiorito anche in un letamaio, ribadisco quanto sopra è stato espresso : solo la Chiesa, attraverso i legittimi Pastori, investiga ,  decide ed indica la via da percorrere.

Andrea Carradori




















TOLENTINO, MESE DI MAGGIO 2012 NELLA CHIESA DEL SACRO CUORE, DETTA DEI SACCONI


 Giaculatorie del mese Mariano


Lasciate, o Vergine, - che anch'io vi onori:
Voi siete l'unica - gioia dei cuori.

1. Un dono io voglio - da Voi o Maria:
Salvate, pregovi, - quest'alma mia.
2. Il pie scioglietemi - dai lacci rei:
E luce fatevi - degli occhi miei.
3. Questa, mia carne, - questo mio cuore:
Purgate al fuoco - del vostro amore.
4. O Madre, datemi - un'alma pura:
Del Ciel mostratemi - la via sicura.
5. Lungi tenete - da questo seno:
Dell'atra colpa - il rio veleno.
6. Voi, che di Dio, - la Madre siete:
Potenti suppliche - per noi porgete.
7. Per l'ultima ora - de la mia vita:
Imploro, o Madre, - la vostra aita.
8. Del tuo Rosario - sfogliam le rose:
Proteggi, o Vergine, - l'alme amorose!
9. Nel giorno estremo, - giorno di pianto:
Maria copritemi - col vostro manto.
10. Dal cupo, orribile, - eterno esilio:
Maria, salvatemi: - son vostro figlio.
11. Se fra l'eterne - fiamme non sono:
Vergine eccelsa, - fu vostro dono.
12. Vita dolcissima, - speranza mia:
Salve, purissima - Vergin Maria.
13. Vorrei perdono - dei falli miei:
Dei falli altrui - perdon vorrei.
14. Per tutti i rei - pregale Iddio:
Son reo purtroppo, - o Madre, anch io.
15. Per queste a Voi - alme fedeli:
Pregate, o lucida - Porta dei cieli.
16. Siatemi fulgida - propizia stella:
Con Voi traetemi, - Vergine bella.
17. O luce amabile - degli occhi nostri:
Porgete suppliche - pei figli vostri.
18. A noi volgete, - o Madre, quelle:
Vostre pietose - tenere stelle.
19. Son vostro schiavo, - caro mio Bene:
O fortunate, - dolci catene!
20. A Voi, Giuseppe, - Gesù e Maria:
Dono il mio cuore - e l'alma mia.
21. Per noi pregate, - o fonte immensa:
Di quelle grazie - che Dio dispensa.
22. Salve, santissimo - Corpo divino:
Di pura Vergine - nato Bambino.
23. Voi del mio cuore - l'arbitra siete:
Deh! dunque, ditemi - quel che volete.
24. D' ogni mondatemi - macchia più lieve:
Fatemi candido - come la neve.
25. Voi, che potente - in Cielo siete:
Ferventi suppliche - per noi porgete.
26. Il Frutto amabile - del vostro seno:
Nel Ciel mostrateci, - o Madre, almeno.
27. So che Voi siete - Madre di Dio:
Ma per mia Madre - Vi voglio anch'io.
28. La lingua, sordida - d'atro veleno:
Madre, cingetemi - di doppio freno.
29. Madre, stampatemi - sin dentro al core:
Le piaghe amabili - del mio Signore.
30. Con Voi sul Golgota, - del Figlio accanto:
Fate che struggami - questi occhi in pianto
31. Inestinguibile - fiamma nel core:
Madre, accendetemi - pel mio Signore.

mercoledì 2 maggio 2012

MONS. RICHARD WILLIAMSON SCRIVE UNA POESIOLA. MARCO BONGI GLI RISPONDE CON UN SONETTO


S.E.R. Mons. Richard Williamson (uno dei quattro Vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X , N.d.R.) ha deciso di scrivere in versi il suo ultimo "commento eleison" ( che il Vescovo è solito affidare ad una sua email-list . per esternare i il suo pensiero, N.d.R).
Mi permetto una affettuosa e rispettosa risposta con un mio sonetto liberamente pubblicabile.
Marco BONGI




Con tragica fierezza ancor s'oppone
ad ogni accordo con il Vaticano
teme l'abbraccio, teme quella mano
che tende il Papa alla Tradizione

Ci schiacceranno a Roma i modernisti!
schiavi sarem di eretici e seguaci
dei liberal, ed altre idee rapaci
ci renderanno vuoti, muti e tristi.

Ma io La prego, caro Monsignore
sappiam che la battaglia sarà dura
sappiamo che la notte è ancora oscura

per questo io Le chiedo con il cuore:
con noi rimanga, illumini le menti
sarem più forti e fieri combattenti!


Marco BONGI


Aggiornamento

Il Blog cattolico, che si dedica soprattutto alle Vocazioni Religiose, Cordialiter ha scritto oggi questo articolo che mi pare possa essere riconducibile al sonetto pubblicato.