lunedì 18 giugno 2012

Il Cardinale Tarcisio Bertone : la Chiesa è una roccia che resiste alle burrasche



BERTONE: SI CERCA DI DESTABILIZZARE LA CHIESA. MA E' UNA ROCCIA CHE RESISTE ALLE BURRASCHE

18 giugno 2012
Contro la Chiesa è in atto un tentativo di destabilizzazione, messo in atto da giornalisti che giocano a "fare l'imitazione di Dan Brown". Lo ha detto, in un'intervista a Famiglia Cristiana, il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano.
"È evidente quanto la Chiesa sia una roccia che resiste alle burrasche. E un punto di riferimento inequivocabile per innumerevoli persone e istituzioni in tutto il mondo. Per questo si cerca di destabilizzarla", ha detto Bertone, dopo l'arresto del maggiordomo del Papa Paolo Gabriele -- accusato del possesso di documenti privati di Benedetto XVI -- e la pubblicazione del libro di Gianluigi Nuzzi "Sua Santità" che raccoglie molti documenti privati sottratti dall'appartamento papale.

"In effetti molti giornalisti giocano a fare l'imitazione di Dan Brown (l'autore del "Codice da Vinci"). Si continua a inventare favole o a riproporre leggende", ha aggiunto Bertone, negando lotte interne al Vaticano. "Il Santo Padre ha provato dolore non soltanto per il tradimento di una persona di famiglia e perché sono stati trafugati dei documenti, ma anche perché la normale e legittima dialettica che deve esistere nella Chiesa assume il volto di una contrapposizione che sembra voler dividere fra amici e nemici. Il Papa stesso ci ha chiesto più volte, in maniera accorata, una spiegazione sulle motivazioni del gesto di Paolo Gabriele, da lui amato come un figlio".

"Ho vissuto un clima totalmente diverso dalle meschinità e dalle menzogne propalate in questi mesi" dalla stampa dopo l'esplodere del caso Vatileaks, ha continuato il cardinale Tarcisio Bertone nell'intervista.

"Personalmente - spiega il porporato -, non ho alcun segnale di coinvolgimento di cardinali o di lotte fra
personalità ecclesiastiche per la conquista di un fantomatico potere. Come ha detto anche il cardinale Sodano, nell'intervista all'Osservatore Romano, è logico che, discutendo nelle varie riunioni, ci possa essere diversità di opinioni. Lo documentano i verbali, dove si indicano le ipotesi proposte e i numeri di quanti concordano sulle singole opzioni. Il tutto, poi, viene inviato al Papa affinché, dopo matura riflessione e preghiera con l'assistenza dello Spirito Santo, possa trarre le conclusioni e stabilire il da farsi. La dialettica del confronto è una tradizione della Chiesa sin dal tempo degli apostoli, che certamente non si tiravano indietro nel sostenere le proprie idee. Senza, tuttavia, sbranarsi a vicenda, ma riconoscendo sempre il primato di Pietro".

Il segretario di Stato vaticano ammette che "ci troviamo in un momento faticoso. Nessuno di noi intende nascondere le ombre e i difetti della Chiesa. Il Santo Padre continua a invitarci tutti, a cominciare da quanti rivestono ruoli di responsabilità, alla conversione della vita. Non solo purificando i nostri comportamenti, ma anche aumentando la nostra dedizione alla causa del bene".

Per il porporato, è necessario "recuperare il senso della ricerca della verità. E anche il senso della proporzione dei fatti, soppesandone la reale consistenza". Bertone sottolinea che "la Chiesa, nel frattempo, continua ad andare avanti nel proprio luminoso cammino. Da una parte, annuncia la verità e i princìpi che hanno trasformato la storia di tanti Paesi e di tante popolazioni. Dall'altra, promuove un volume immenso di attività caritative, a sfondo socio-assistenziale ed educativo.


( Foto : Il Card.Bertone in visita a Macerata )

AGGIORNAMENTO DEL 2 LUGLIO 2012
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/letters/2012/documents/hf_ben-xvi_let_20120702_cardinale-bertone_it.html

LETTERA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
ALL’EM.MO CARD. TARCISIO BERTONE, SEGRETARIO DI STATO

Al Venerato e Caro Fratello
il Signor Cardinale Tarcisio Bertone
Alla vigilia della partenza per il soggiorno estivo a Castel Gandolfo, desidero esprimerLe profonda riconoscenza per la Sua discreta vicinanza e per il Suo illuminato consiglio, che ho trovato di particolare aiuto in questi ultimi mesi.
Avendo notato con rammarico le ingiuste critiche levatesi verso la Sua persona, intendo rinnovarLe l’attestazione della mia personale fiducia, che già ebbi modo di manifestarLe con la Lettera del 15 gennaio 2010, il cui contenuto rimane per me immutato.
Nell’affidare il Suo ministero alla materna intercessione della Beata Vergine Maria, Aiuto dei Cristiani, e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, mi è gradito inviarLe, insieme con il fraterno saluto, la Benedizione Apostolica, in pegno di ogni desiderato bene.
Dal Vaticano, 2 luglio 2012.

BENEDICTUS PP. XVI
        

mercoledì 13 giugno 2012

TOLENTINO, LA FESTA DEL SACRO CUORE DI GESU' 2012



A Tolentino la devozione verso il Sacro Cuore di Gesù fu introdotta  dal Vescovo Domenico Spinucci (1777-1796) che predispose che in ogni chiesa vi fosse un altare con l’immagine del Sacro Cuore.
Agli inizi del secolo XIX alcuni ecclesiastici e nobili si adoperarono per creare anche a Tolentino una Confraternita dedicata al Sacro Cuore di Gesù.
La Confraternita venne istituita il 14 giugno 1805 da Mons. Vincenzo Maria Strambi, vescovo di Macerata e Tolentino.
Il 21 giugno, Festa del Sacro Cuore, i Confratelli vestirono per la prima volta il sacco, uniformandosi nel titolo, nell’abito, nelle pratiche della povertà e del silenzio e negli altri esercizi di pietà e di penitenza, alle regole dell’Arciconfraternita di S. Teodoro di Roma, alla quale la confraternita tolentinate fu subito aggregata.
A causa delle soppressioni napoleoniche (8.VII. 1808) la Confraternita dovette cessare l'attività che riprese il 30 dicembre 1815; subito i Confratelli avanzarono una supplica al Papa Gregorio XVI perché volesse loro assegnare la chiesa di S. Benedetto da Norcia, abbandonata dai Monaci dopo la soppressione.
Il Pontefice, con Breve del 17 dicembre 1835, concesse in perpetuo la proprietà della chiesa e dei locali annessi alla Confraternita del Sacro Cuore di Gesù che fu poi ingrandita con progetto dell’Architetto Luigi Fontana che si occupò anche della decorazione interna ed esterna dell’edificio.
La Chiesa, che conserva anche il titolo originario di San Benedetto da Norcia, è rimasta chiusa per alcuni anni a causa del prolungarsi dei lavori di restauro.
Con l'elezione di Papa Benedetto XVI i restauri furono fortemente accellerati e la Chiesa potè essere finalmente riaperta  nella Solennità di Cristo Re dell’Universo il 24 Novembre 2006 da Sua Eminenza Rev.ma il Card. Francis Arinze, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, che ha consacrato l’Altare ( originale) ponendovi le Reliquie di San Raniero Martire, San Benedetto da Norcia, San Josè Maria Escrivà, Santa Giacinta Marescotti e Santa Rosa Venerini. 

La festa del Sacro Cuore dell’Anno del Signore 2012 avrà questi orari :

VENERDI' 15 GIUGNO

- Ore 17,00 esposizione del Santissimo Sacramento, coroncina del Sacro Cuore canto delle Litanie,
Ore 18,00 il Rev.do P. Giuseppe Ave, Oratoriano della chiesa monumentale di San Filippo Neri, reciterà l’Atto di Consacrazione e di Riparazione al Sacro Cuore e impartirà la Benedizione Eucaristica. -
Ore 18,30 Santa Messa celebrata da P.Giuseppe Ave; 
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Ore 21,00 arrivo delle Confraternite Cittadine e celebrazione della Santa Messa, in rito romano antico, celebrata dal Parroco don Andrea Leonesi.

martedì 12 giugno 2012

MITICO " SI, SI, NO, NO " ! UNA BELLISSIMA RIFLESSIONE DA INCORNICIARE !



“Mitico” Si, si, no, no ! Frequentavo il Ginnasio quando un pio, giovane e coraggioso Sacerdote di Macerata mi regalò una copia  di Si, si,no, no dicendomi di meditarlo attentamente.
Fece la stessa cosa con altri uno dei quali il quale, lo seppi poi, da allora non smise, fino alla morte, di assistere devotissimamente alla Santa Messa nell’antico rito tridentino.
Il Sacerdote fece anche un’offerta ( a nome mio) alla rivista perché io potessi ricevere il Quindicinale Cattolico, fondato dal teologo Don Francesco Maria Putti.
Da allora, pensate quanti anni fa … non ho mai smesso di leggere Si,si,no,no che puntualmente mi arriva anche se, a causa della mia sbadataggine, da diversi anni non invio l’offerta alle Reverende Suore che ne curano la pubblicazione.
Mitica pubblicazione !
Attento solo agli avvenimenti ecclesiali e all'analisi delle malefatte teologiche e/o ecclesiali il Quindicinale non è mai sceso a fare pettegolezzi  nei confronti dei Consacrati e delle loro debolezze umane. 
Si,si,no.no , secondo fonti ben informate dentro le Sacre Mura, è regolarmente letto  da Alti Prelati vaticani che, in diverse occasioni,  hanno tremato leggendo gli articoli sempre scritti con assoluta e intransigente lealtà.
Il Quindicinale ha riservato le sue attenzioni editoriali alle più assurde scelleratezze con cui gli uomini di Chiesa dopo il Sacrosanto Concilio Vaticano II hanno flagellato e offeso la Mistica Sposa di Cristo.
Io conservo la serie, dagli anni del mio ginnasio, di Si,si,no,no fatta eccezione di diversi numeri che mi furono richiesti, in gran segreto, da alcuni Vescovi, a ridosso di alcuni grandi avvenimenti ecclesiali, e non mi sono stati più restituiti, come costume degli ecclesiastici.
Si debbono tessere grandi e riconoscenti elogi a questo validissimo sussidio spirituale per la nostra vacillante fede che vien resa ancor più traballante dall’evidente mancanza di fede e di devozione di tanti Consacrati.
Su Internet possiamo leggere , nella versione
on line, questo stimato foglio “antimodernista” che raccomando soprattutto alle nuove generazioni di cattolici.
Andrea Carradori


DA SI , SI , NO, NO, ( nella forma cartacea ) ANNO XXVIII, n.9 HO SCANNERIZZATO QUESTA RIFLESSIONE (pagine 2 e 3) :

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Caro sì sì no no,
ascolta questa che è stata raccontata a me.
Un venerdì di quest'ultima quaresima, un buon parroco che crede ancora in Dio e nel Figlio Suo Gesù Cristo e nello Spirito Santo, qui ab utroque procedit, dopo la S. Messa delle nove in parrocchia, aveva iniziato la via Crucis con i suoi fedeli, un gruppo di donne, qualche bravo ometto e il sacrista. Giunti alla 3a stazione - la prima caduta di Gesù sotto la croce - arrivò trafelata la perpetua a dire al parroco che il tal dei tali era in fin di vita e che voleva subito il prete al suo capezzale. Il parroco interruppe la funzione, spiegando il perché, ma disse al sacrista: "Continua tu a dirigere la via Crucis; fa' quello che puoi, farò presto".
Ma il parroco rimase fuori molto tempo e, quando tornò, pensava che i suoi buoni fedeli, guidati dal sacrista nel pio esercizio della meditazione della passione del Signore, avessero finito da tempo e se ne fossero andati a casa. Invece, giunto sulla porta della Chiesa, sentì il suo sacrista che annunziava "la 27ma stazione: Gesù perseguitato a morte nei cristiani martiri dell'Unione sovietica". Esterrefatto, rimase ad ascoltare, prima di farsi vedere. Ebbene, il sacrista spiegava la "stazione" e poi cantava: "Adoramus Te, Christe, et benedicimus tibi, con quel che segue e poi "Santa Madre, deh voi fate..." e tutto il resto.
"Ohibò! - esclamò da solo - come ha fatto il mio sacrista ad avere un'idea così per prolungare la pre-ghiera?". Poi si infuriò: "Ma questo è contro il dialogo, anzi contro 1' ecumenismo, contro la bontà che dobbiamo avere con tutti. Vado ad interrompere subito questo abuso!". Ma ecco che già il sacrista annunciava: "La 28" stazione: Gesù dimenticato, oscurato e rinnegato da troppi preti dopo il concilio vaticano secondo".
Per poco il "don" stava per avere un infarto: era il colmo; che il suo sacrista osasse dire un'enormità simile mai l'avrebbe immaginato.
E poi che scandalo aveva provocato tra i suoi fedeli!
Stava per piombargli addosso, quando sentì il buon uomo che spiegava alla sua gente:
«Ma non abbiate paura, amici, perché neppure i preti riusciranno a eliminare Nostro Signore.
Lui è sempre il Vincitore che dice l'ultima parola su tutto. Ora noi lo preghiamo Gesù buono, e preghiamo la Madonna, e nostra Madre, così: "E mostraci, dopo questo concilio, Gesù il frutto benedetto del tuo seno, o Clemente, O dolce Vergine Maria"». parroco entrò in chiesa come fulmine:
"Ma cosa dici, disgraziato? Ti rendi conto della bestialità hai detto?".
"Signor Prevosto, lei mi ha detto di continuare la Via Crucis finché fosse di ritorno... e io obbedito.
Le 14 stazioni non bastavano e io che conosco un po' la storia della Chiesa - che è Gesù prolungato nei secoli - ne ho individuato altre 14, tutte vere e reali... e abbiamo pregato pregato per la Chiesa, il corpo mistico di Gesù... e abbiamo riparato".
Il "don" rimase senza parole.
"Già, lei lo sa - continuò il sacrista -che quel che ho detto è vero.
Non può sempre fare il tonto e raccontarci che questa del concilio è del postconcilio è una primavera.
Lei lo sa che avendo persino troppi preti tolto Gesù, il buio più fìtto è sceso sulla terra.
Apra gli occhi, Prevosto, e lo riconosca, che dopo quasi 50 anni è proprio ora di cambiare musica!”.
Non sappiamo come sia finita la giornata.
Il gruppo tornò a casa sua.
A chi mi ha raccontato questa storia, ho risposto che purtroppo la 28a stazione della via Crucis è la più dura, la più difficile da superare, ma, niente paura: i reverendi del si¬nedrio riuscirono a chiudere Gesù crocifisso in una tomba, ma il terzo giorno Lui era più vivo che mai.
Se i preti di oggi, alla scuola di Rahner e soci di eresia e di apostasia, oscurarono
Gesù Cristo per inventarsi una "religione dell'uomo", sappiano che non ci riusciranno.
Conosco dei ragazzi d'oggi, 15, 18, 20 anni, della razza di S. Luigi Gonzaga che vengono a dirmi: "Ma dove lo trovi un Dio come il nostro?
Gesù, l'incarnazione della. Verità e dell'Amore, Gesù morto in croce per nostro amore, Gesù vivo nella SS.ma Eucaristia, suo sacrifìcio perenne e nostro Pane di vita!". 
Certamente, è Lui, che, appeso al patibolo più infame, continua ad attrarre a Sé la gioventù e l'amore.
Comunque, è stato bravissimo quel sacrista, più di un "teologo" e di molti sedicenti teologi messi insieme.
I "modernacci" non sono riusciti a contarla a tutti! Evviva!

Lettera firmata

giovedì 7 giugno 2012

BENEDETTO XVI : OMELIA ( MONUMENTALE) NELLA FESTA DEL CORPUS DOMINI 2012. AD PERPETUAM REI MEMORIAM !



OMELIA DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
Basilica di San Giovanni in Laterano
Giovedì, 7 giugno 2012

Cari fratelli e sorelle!
Questa sera vorrei meditare con voi su due aspetti, tra loro connessi, del Mistero eucaristico: il culto dell’Eucaristia e la sua sacralità.
E’ importante riprenderli in considerazione per preservarli da visioni non complete del Mistero stesso, come quelle che si sono riscontrate nel recente passato.
Anzitutto, una riflessione sul valore del culto eucaristico, in particolare dell’adorazione del Santissimo Sacramento.
E’ l’esperienza che anche questa sera noi vivremo dopo la Messa, prima della processione, durante il suo svolgimento e al suo termine.
Una interpretazione unilaterale del Concilio Vaticano II aveva penalizzato questa dimensione, restringendo in pratica l’Eucaristia al momento celebrativo. In effetti, è stato molto importante riconoscere la centralità della celebrazione, in cui il Signore convoca il suo popolo, lo raduna intorno alla duplice mensa della Parola e del Pane di vita, lo nutre e lo unisce a Sé nell’offerta del Sacrificio.
Questa valorizzazione dell’assemblea liturgica, in cui il Signore opera e realizza il suo mistero di comunione, rimane ovviamente valida, ma essa va ricollocata nel giusto equilibrio. In effetti – come spesso avviene – per sottolineare un aspetto si finisce per sacrificarne un altro. In questo caso, l’accentuazione giusta posta sulla celebrazione dell’Eucaristia è andata a scapito dell’adorazione, come atto di fede e di preghiera rivolto al Signore Gesù, realmente presente nel Sacramento dell’altare.
Questo sbilanciamento ha avuto ripercussioni anche sulla vita spirituale dei fedeli.
Infatti, concentrando tutto il rapporto con Gesù Eucaristia nel solo momento della Santa Messa, si rischia di svuotare della sua presenza il resto del tempo e dello spazio esistenziali.
E così si percepisce meno il senso della presenza costante di Gesù in mezzo a noi e con noi, una presenza concreta, vicina, tra le nostre case, come «Cuore pulsante» della città, del paese, del territorio con le sue varie espressioni e attività. Il Sacramento della Carità di Cristo deve permeare tutta la vita quotidiana. In realtà, è sbagliato contrapporre la celebrazione e l’adorazione, come se fossero in concorrenza l’una con l’altra.
E’ proprio il contrario: il culto del Santissimo Sacramento costituisce come l’«ambiente» spirituale entro il quale la comunità può celebrare bene e in verità l’Eucaristia. Solo se è preceduta, accompagnata e seguita da questo atteggiamento interiore di fede e di adorazione, l’azione liturgica può esprimere il suo pieno significato e valore.
L’incontro con Gesù nella Santa Messa si attua veramente e pienamente quando la comunità è in grado di riconoscere che Egli, nel Sacramento, abita la sua casa, ci attende, ci invita alla sua mensa, e poi, dopo che l’assemblea si è sciolta, rimane con noi, con la sua presenza discreta e silenziosa, e ci accompagna con la sua intercessione, continuando a raccogliere i nostri sacrifici spirituali e ad offrirli al Padre.
A questo proposito, mi piace sottolineare l’esperienza che vivremo anche stasera insieme.
Nel momento dell’adorazione, noi siamo tutti sullo stesso piano, in ginocchio davanti al Sacramento dell’Amore.
Il sacerdozio comune e quello ministeriale si trovano accomunati nel culto eucaristico.
E’ un’esperienza molto bella e significativa, che abbiamo vissuto diverse volte nella Basilica di San Pietro, e anche nelle indimenticabili veglie con i giovani – ricordo ad esempio quelle di Colonia, Londra, Zagabria, Madrid.
E’ evidente a tutti che questi momenti di veglia eucaristica preparano la celebrazione della Santa Messa, preparano i cuori all’incontro, così che questo risulta anche più fruttuoso.
Stare tutti in silenzio prolungato davanti al Signore presente nel suo Sacramento, è una delle esperienze più autentiche del nostro essere Chiesa, che si accompagna in modo complementare con quella di celebrare l’Eucaristia, ascoltando la Parola di Dio, cantando, accostandosi insieme alla mensa del Pane di vita. Comunione e contemplazione non si possono separare, vanno insieme.
Per comunicare veramente con un’altra persona devo conoscerla, saper stare in silenzio vicino a lei, ascoltarla, guardarla con amore. Il vero amore e la vera amicizia vivono sempre di questa reciprocità di sguardi, di silenzi intensi, eloquenti, pieni di rispetto e di venerazione, così che l’incontro sia vissuto profondamente, in modo personale e non superficiale.
E purtroppo, se manca questa dimensione, anche la stessa comunione sacramentale può diventare, da parte nostra, un gesto superficiale. Invece, nella vera comunione, preparata dal colloquio della preghiera e della vita, noi possiamo dire al Signore parole di confidenza, come quelle risuonate poco fa nel Salmo responsoriale: «Io sono tuo servo, figlio della tua schiava: / tu hai spezzato le mie catene. / A te offrirò un sacrificio di ringraziamento / e invocherò il nome del Signore» (Sal 115,16-17). Ora vorrei passare brevemente al secondo aspetto: la sacralità dell’Eucaristia.
Anche qui abbiamo risentito nel passato recente di un certo fraintendimento del messaggio autentico della Sacra Scrittura.
La novità cristiana riguardo al culto è stata influenzata da una certa mentalità secolaristica degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. E’ vero, e rimane sempre valido, che il centro del culto ormai non sta più nei riti e nei sacrifici antichi, ma in Cristo stesso, nella sua persona, nella sua vita, nel suo mistero pasquale. E tuttavia da questa novità fondamentale non si deve concludere che il sacro non esista più, ma che esso ha trovato il suo compimento in Gesù Cristo, Amore divino incarnato.
La Lettera agli Ebrei, che abbiamo ascoltato questa sera nella seconda Lettura, ci parla proprio della novità del sacerdozio di Cristo, «sommo sacerdote dei beni futuri» (Eb 9,11), ma non dice che il sacerdozio sia finito.
Cristo «è mediatore di un’alleanza nuova» (Eb 9,15), stabilita nel suo sangue, che purifica «la nostra coscienza dalle opere di morte» (Eb 9,14). Egli non ha abolito il sacro, ma lo ha portato a compimento, inaugurando un nuovo culto, che è sì pienamente spirituale, ma che tuttavia, finché siamo in cammino nel tempo, si serve ancora di segni e di riti, che verranno meno solo alla fine, nella Gerusalemme celeste, dove non ci sarà più alcun tempio (cfr Ap 21,22).
Grazie a Cristo, la sacralità è più vera, più intensa, e, come avviene per i comandamenti, anche più esigente!
Non basta l’osservanza rituale, ma si richiede la purificazione del cuore e il coinvolgimento della vita.
Mi piace anche sottolineare che il sacro ha una funzione educativa, e la sua scomparsa inevitabilmente impoverisce la cultura, in particolare la formazione delle nuove generazioni.
Se, per esempio, in nome di una fede secolarizzata e non più bisognosa di segni sacri, venisse abolita questa processione cittadina del Corpus Domini, il profilo spirituale di Roma risulterebbe «appiattito», e la nostra coscienza personale e comunitaria ne resterebbe indebolita.
Oppure pensiamo a una mamma e a un papà che, in nome di una fede desacralizzata, privassero i loro figli di ogni ritualità religiosa: in realtà finirebbero per lasciare campo libero ai tanti surrogati presenti nella società dei consumi, ad altri riti e altri segni, che più facilmente potrebbero diventare idoli. Dio, nostro Padre, non ha fatto così con l’umanità: ha mandato il suo Figlio nel mondo non per abolire, ma per dare il compimento anche al sacro.
Al culmine di questa missione, nell’Ultima Cena, Gesù istituì il Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue, il Memoriale del suo Sacrificio pasquale. Così facendo Egli pose se stesso al posto dei sacrifici antichi, ma lo fece all’interno di un rito, che comandò agli Apostoli di perpetuare, quale segno supremo del vero Sacro, che è Lui stesso.
Con questa fede, cari fratelli e sorelle, noi celebriamo oggi e ogni giorno il Mistero eucaristico e lo adoriamo quale centro della nostra vita e cuore del mondo. Amen.

mercoledì 6 giugno 2012

LA FUNZIONE “MEDICINALE” DELLA CHIESA



Se si ama davvero il Papa e si riconosce la Sede Apostolica come il luogo da cui Pietro esercita il suo primato universale sulla Chiesa Cattolica , non si può non prendere le distanze dalle idee, dai comportamenti e da quel tipo di articoli estremisti e distruttivi che di fatto cercano di frantumare  il Magistero della Chiesa e l'unità dei credenti.
Benedetto XVI è sempre benignamente paterno.
Il Papa parla di “comunione spirituale “ anche a chi ha sofferto a causa di una promessa mancata e non ha la forza di vivere il resto della vita in solitudine .
Un dolore che può offrire in comunione al sacrificio di Gesù in croce, per la salvezza propria e dei fratelli. 
Anche questa è comunione.
Piena, senza rivendicazioni sindacali.
E con un gusto che se possibile sarà ancora più bello: anelare a Cristo, comunicandosi spiritualmente a Lui, adorandoLo, servendoLo, rendendogli grazie per il dono della vita.
L’ intervento del Santo Padre, ispirato dallo Spirito Santo, ci conferma nella dottrina di N.S. Gesù Cristo!
Il nesso tra il sacramento del matrimonio che i due sposi si conferiscono e il dono definitivo del Cristo al Suo Corpo, la Chiesa, è talmente intimo che il primo è icona del secondo che lo garantisce e che si realizza pienamente nel Sacrificio della Croce e dell’Altare.
La pastorale suggerita dal Santo Padre è delicata e realistica: i nostri fratelli, separati e tal volta civilmente risposati, fanno parte della Chiesa che soffre ma per i quali Cristo stesso è venuto: anche se, rimanendo in quello stato, non possono più ricevere l’assoluzione e la Santa Comunione ad essi vanno applicati i meriti del Cristo e quelli, di nessun valore, nostri in unione ai Suoi.
«I Vescovi sono ben consapevoli del dolore, della sofferenza e delle lacerazioni che tanti vivono», ha affermato il cardinale Scola. «E il Papa l’ha rimarcato e ripreso con grande forza. Sono una parte viva delle nostre comunità e possono partecipare alla vita della Chiesa con diverse modalità, anche se non possono accostarsi al sacramento».
Benedetto XVI si riferiva al valore della comunione spirituale, di cui già parlava San Tommaso e che S. Alfonso Maria de Liguori ha espresso bene in una preghiera.
Il cardinale Scola spera che «nelle nostre comunità e parrocchie cerchiamo tutti insieme di favorire la comprensione, con S. Alfonso de’ Liguori ha lasciato questa formula, insegnata a generazioni di cristiani: “Gesù mio, credo che voi siete nel SS. Sacramento. Vi amo sopra ogni cosa. Vi desidero nell’anima mia. Giacché ora non posso ricevervi sacramentalmente, venite almeno spiritualmente nel mio cuore… Come già venuto, Vi abbraccio e tutto mi unisco a Voi. Non permettete che io mi abbia mai a separare da voi”.
E’ un’unione di spirito, ma VERA, come è reale una lettera o una telefonata tra innamorati che non possono vedersi.
Viene da pensare, nello struggente ricordo, alle famiglie allora tragicamente separate dal muro di Berlino, ai Sacerdoti incarcerati una vita dai regimi, alla gente così povera da non potersi pagare un viaggio e che alimenta legami sensibilissimi con chi non può essere lì, “perché la anima vive più dove ama che dove vive” (S. Giovanni della Croce).
Il desiderio di fare una comunione spirituale si fonda sulla fede nella Presenza Reale di Gesù nel pane e nel vino consacrati.
Ma non opera quell’avanzare verso le specie eucaristiche, nel mezzo dei fratelli, alla luce del Vangelo e nella consapevolezza delle prescrizioni della Chiesa, che configurerebbe una disobbedienza comunitaria, che svaluta innanzitutto il valore del sacramento del matrimonio (sacramento contratto pubblicamente e non privatamente) e poi quello dell’Eucaristia come comunione pubblica (perchè nel segreto del cuore il Signore sa del nostro amore e ve lo contraccambia con abbondanza).
Ecco perchè la Comunione spirituale è particolarmente indicata durante la Santa Messa, essendo la Messa un’offerta della nostra vita, così come è, tanto da impedire di accostarsi fisicamente al Santissimo Sacramento (e quanti abusiamo della facoltà di farlo, in assenza di una adeguata frequenza alla Confessione, pur disponendone)
Una riflessione simile sul sito dei “piccoli figli della luce” che cita anche S. Caterina.
La Santa temeva che la Comunione spirituale non avesse nessun valore rispetto alla Comunione sacramentale. Gesù in visione le apparve con due calici in mano, e le disse: “In questo calice d’oro metto le tue Comunioni sacramentali; in questo calice d’argento metto le tue Comunioni spirituali. Questi due calici mi sono tanto graditi”.
E a S. Margherita Maria Alacoque, molto assidua a chiamare Gesù nel Tabernacolo, una volta Gesù disse: “Mi è talmente caro il desiderio di un’anima di ricevermi, che lo mi precipito in essa ogni volta che mi chiama con i suoi desideri”.
La Comunione spirituale soddisfa almeno in parte a quell’ansia di essere sempre “uno” con chi si ama. Gesù stesso ha detto: “Rimanete in Me e io rimarrò in voi” (Giov. 15, 4). E la Comunione spirituale aiuta a restare uniti a Gesù, sebbene lontani dalla sua dimora.
C’è da augurarsi che tanti santi confessori, educatori e catechisti la insegnino.
Confermando così la funzione “medicinale” della Chiesa».

Libera rielaborazione di scritti vari dal blog : Sacri Palazzi, di Andrea Tornielli

Inno alla Chiesa di Cristo

I tuoi servi portano vesti che non invecchiano
e il tuo linguaggio è come il metallo delle tue campane.
Le tue preghiere sono come querce millenarie
e i tuoi salmi hanno il respiro dei mari.
La tua dottrina è come fortezza su monti invincibili.
Quando tu accogli voti, essi risuonano fino alla fine dei tempi
e quando benedici costruisci dimore in cielo.
Le tue consacrazioni sono come grandi segni di fuoco sulla fronte,
nessuno può rimuoverle.
Perché la misura della tua fedeltà non è la fedeltà umana
e la misura dei tuoi anni non comprende autunno.
Tu sei come una fiamma costante sopra ceneri vorticose.
Tu sei come una torre in mezzo ad acque che scorrono.
Perciò tu taci così profondamente quando i giorni rumoreggiano,
perché alla sera essi cadono sempre sotto la tua misericordia.
Tu sei colei che prega sulle tombe!
Dove oggi fiorisce un giardino,
domani c'è una selva e dove prima abita un popolo,
in una notte dimora la rovina.
Tu sei l'unico segno dell'eterno su questa terra:
quello che tu non trasformi,
lo cambia la morte.
(G. von Le Fort, Inni alla Chiesa).

martedì 5 giugno 2012

Benedetto XVI : le lezioni di bella Liturgia. I Vescovi che voto meritano?



L'effetto del Gregoriano, un esempio dalla Messa del Papa a Milano
Una folla enorme assiepata attorno al "palco" allestito come un gigantesco abside basilicale e il canto dell'introito gregoriano accarezza le menti di tutti. 
Non esalta una "massa" a ritmare canzoni con battimani, non spinge a seguire il "beat", eppure unisce veramente le anime in una sola assemblea orante, radunata dalla Trinità, che viene invocata attraverso le voci della Schola. 
Fulvio Rampi e i suoi magnifici Cantori Gregoriani fanno ciò che devono: offrire il proprio ministero dell'intepretazione canora alla Parola ispirata che, per mezzo di loro, viene donata come preghiera e riverbera in tutti i presenti, segnando un'atmosfera sacra, costruendo una cattedrale spirituale lì dove poco prima c'era solo un prato formicolante di persone. 
La melodia e le parole, fuse nel canto gregoriano, pongono quiete nella folla elettrizzata e festante per la presenza del Papa, le bandiere sventolanti si fermano, gli striscioni si ripiegano, si apre una porta sul Mistero. Il Canto gregoriano, come suo principale effetto - e lo si vede bene nella celebrazione milanese di domenica scorsa - ha il merito di impedire che i sentimenti soggettivi abbiano il sopravvento, che si crei intorno alla persona del Pontefice la tensione tipica da concerto di una pop-star. 
No, il centro è il Signore: e il canto Gregoriano - che estranea dalla situazione presente, per trasportarti al cospetto della maestà divina - è lì per fare il suo dovere. 
Papa Benedetto lo sa, e per questo insiste per averlo: anche all'aperto, in mezzo al prato, anche con un milione di fedeli venuti apposta per lui.
 E lui cerca di portarli a Gesù. Anche con la musica.

Testo preso da: L'effetto del Gregoriano, un esempio dalla Messa del Papa a Milano http://www.cantualeantonianum.com/2012/06/leffetto-del-gregoriano-un-esempio.html#ixzz1wvHoHnp2
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venerdì 1 giugno 2012

Il fallimento della “via media”, nonostante la manipolazione mediatica una sala semi-vuota



Il fallimento della “via media” 
 ( da Messainlatino )

“Non fa differenza distruggere una vita già nata o disperderne una nascente: anche chi sarà uomo è già uomo”. Con queste scultoree parole Tertulliano, già nel III secolo, condannava l’aborto che definiva, senza indulgenza, homicidii festinatio, un omicidio anticipato. La legge 194 – nascondendosi dietro il dito del “minor malum” - è e rimane una legge assassina. Non giova a nessuno tacerlo.
Attraverso numerosi scritti e sermoni, il beato John Henry Newman fu a lungo il principale esponente del movimento di Oxford. 
La Chiesa d’Inghilterra rappresentava per lui una “via media” tra gli eccessi del cattolicesimo romano e gli errori del protestantesimo. 
Ma quando approdò ai Padri della Chiesa, entrò in una profonda crisi di coscienza. Studiando la crisi ariana del IV secolo comprese che l’ipotesi di una via intermedia non era una soluzione, ma un errore antico. 
Fu colpito, in particolare, da uno scritto in cui si paragonava la posizione dei donatisti africani al tempo di Agostino con quella degli anglicani. Newman non poteva più dimenticare il lemma del Vescovo d’Ippona: Securus iudicat orbem terrarum, che, nella traduzione dello stesso Newman, suona: “La Chiesa universale, nei suoi giudizi, è sicura della verità”. 
Egli capiva che nella Chiesa antica i conflitti dottrinali venivano risolti non soltanto in base al principio dell’antichità, ma anche in base alla cattolicità: il giudizio della Chiesa intera è decreto infallibile. 
Di conseguenza, “la teoria della via media era assolutamente polverizzata”. 
Egli aveva compreso che, per una “verità intera”, non poteva più accontentarsi di una “via media”, e che, di conseguenza, non poteva procrastinare il suo distacco definitivo, benché doloroso, dalla chiesa anglicana. Ma era rassicurato da una coscienza quanto mai retta e certa.
La lezione di Newman è d’un’attualità sorprendente ed è, in fondo, profondamente evangelica. Quando il Signore ha detto: “Sia il vostro parlare sì sì, no no, il resto viene dal maligno” (Mt 5,37) ha dichiarato – senza possibilità d’inganno – guerra al compromesso. La “via media” newmaniana non era che un compromesso e, nella rettitudine cristallina della sua coscienza, il Beato lo comprese. E reagì. Reagì con tanta forza al compromesso da approdare, nonostante lo sgomento di tutti, in seno all’unica vera madre, la Chiesa Cattolica.
Il “sensus fidei” – quello autentico! – di ogni cristiano avverte a priori il fallimento del compromesso. 
Nella storia della Chiesa, il popolo ha compreso per istinto soprannaturale la concezione immacolata della Vergine Santissima e la sua assunzione. 
Ancora Newman asserisce che “Fu proprio il popolo di Dio che, grazie alla Divina Provvidenza, sostenne Atanasio, Ilario, Eusebio di Vercelli e altri grandi e solitari confessori, i quali senza di esso sarebbero stati perdenti”.
Anche la lotta in difesa della vita ha una sua “via media”, che è quella di chi da un lato appoggia la vita e dall’altro appoggia uno Stato che, promulgando leggi contro la vita (in Italia la tristemente nota “legge 194”), diviene uno Stato assassino. 
I veri cristiani – quelli che, con Newman, hanno “polverizzato la via media” - non possono plaudire a ciò che la Chiesa condanna. E la Chiesa condanna tutto ciò che è contro la vita dal suo naturale concepimento alla sua legittima fine. 
La Marcia per la vita del 13 maggio scorso ha registrato un successo strepitoso perché non ha seguito la via media. Dal suo incipit, con una santa Messa in rito antico, al suo epilogo, nella Basilica di san Pietro, è stata realmente un inno alla vita.
Diverso il tenore del Life Day che si è tenuto una settimana dopo. Strano che, volendo commemorare la promulgazione della legge 194 – con lo sterminio di milioni d’innocenti – si sia dato spazio a balletti messicani, canti rap e musica leggera! 
Strano che per commemorare una legge assassina non si sia detta una parola contro l’aborto, che è e rimane – al dir di Tertulliano – homicidii festinatio, un omicidio anticipato. Strano che per plaudire all’iniziativa non sia mancato chi abbia fatto ricorso alla mitologia pagana di virgiliana memoria. 
Strano che – nell’ambito della mitologia greca – non si sia trovato di meglio che rifarsi ad Enea, il cui assai ambiguo e passionale concepimento da Anchise ed Afrodite non par molto intonato in un’assemblea che difende la vita. 
Anche questo inceder tra sacro e profano appare come una manifestazione della via media, che – ai nostri giorni – è il compromesso col mondo. Strano che, nonostante il coinvolgimento di potenze sociali ed economiche, l’aula Nervi – dove si è tenuto il Life Day – sia rimasta semi-vuota, malgrado Avvenire (21 maggio 2012) e Zenit (20 maggio 2012) – con evidente manipolazione mediatica – abbiano parlato di 18mila presenze! 
Evidentemente il popolo ha compreso che si trattava di una via media e che era destinata fatalmente all’insuccesso.
Sono lezioni di storia e di vita. Il fallimento del compromesso è stato dichiarato da Gesù stesso.

Maria Pia Ghislieri