giovedì 13 dicembre 2012

NAPOLI : FESTA DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE. SANTA MESSA DI MONS.MARCO AGOSTINI, CERIMONIERE PONTIFICIO






Mons. Marco Agostini, Cerimoniere Pontificio e Officiale della Segreteria di Stato, ha celebrato, nella forma solenne in terzo,  il Santo Sacrificio della Messa nel venerabile rito romano antico nella bellissima chiesa del Purgatorio di Napoli per la festa dell'Immacolata Concezione.
Il coro delle Suore Francescane dell'Immacolata  è stato diretto  dal M° Suor Cecilia Maria Manelli. 
Il servizio liturgico è stato curato dai Frati Francescani dell'Immacolata e da alcuni giovani ministranti locali.
Un particolare ringraziamento va tributato di cuore ai meravigliosi  Amici partenopei che stanno testimoniando con abnegazione e generosità la devozione nei confronti dell'antica Liturgia disciplinata dal Motu Proprio Summorum Pontificum del regnante Pontefice Benedetto XVI .
E' stata assai  apprezzata la presenza di  Mons. Agostini, stimato liturgista, Cerimoniere Pontificio, e Cerimoniere personale dei Cardinali Raymond Leo Burke, Angelo Amato e Albert Malcom Ranjith Patabendige Don .
In Corde Matris .

martedì 11 dicembre 2012

LA MIA PRIMA MESSA ANTICA : "TORNATE ALL'ANTICO E SARA' PROGRESSO " (Giuseppe Verdi)

Da facebook ho preso questa mirabile ed edificante testimonianza di un giovane fedele :

"Son passati quasi dieci anni dalla prima messa antica a cui partecipai. 
Fu una messa dal sapore catacombale, celebrata a casa di alcune mitiche sorelle, indefesse e coraggiose apostole del rito di sempre. Provenivo da oltre 30 anni di Novus Ordo e della messa antica sapevo poco e nulla. 
Quella prima messa però, nonostante il mio grande interesse.....non mi piacque proprio. 
Stessa impressione alle messe successive: la messa antica non mi piaceva, la vedevo come un rito freddo, distante, chiuso, quasi ammuffito, ermetico, che escludeva i fedeli.
Mi fermai a riflettere e capii che essendo nato e cresciuto nel Novus Ordo....da questo ero condizionato. Compresi che non potevo usare la copia, il derivato, cioè il Novus Ordo, per valutare l'archetipo, cioè la messa di sempre. Intuii che dovevo rimboccarmi le maniche e mettermi a studiare la liturgia antica sia nella sua genesi storica che nel suo aspetto rubricale. 
Per poter capire qualcosa, bisogna conoscerlo. I primi libri di storia liturgica che mi capitarono per le mani erano di origine progressista e pertanto più che far conoscere la storia della liturgia antica.... la denigravano e ridicolizzavano esaltando la riforma liturgica postconciliare. 
Gli autori di quei testi più che far conoscere la liturgia antica, facevano conoscere il loro sentimento di disprezzo verso la liturgia, definita sprezzantemente preconciliare. 
Quei libri li buttai nel fuoco. E mi misi a ricercarne di più obiettivi, che grazie a Dio trovai presto. 
E fu così che man mano che approfondivo la conoscenza della storia della liturgia ne apprezzavo la profondità teologica, la grandezza spirituale e pure la bellezza estetica. 
Pian piano quel rito che sulle prime non mi piacque finì per conquistarmi completamente. 
Per poter apprezzare il rito antico, per poterne cogliere tutte le sfumature teologiche, per poter vivere di tutti i momenti mistici che esso offre.... è necessario averne una certa conoscenza. 
Detto in parole povere, il rito antico è come un forziere che non rivela lo splendore dei tesori che contiene se non a chi ha la chiave per aprirlo. 
Ecco perché molti non apprezzano il rito antico: non lo capiscono ( e non mi riferisco all'aspetto linguistico, cioè al latino, bensì all'aspetto rituale; un rito fatto in maggioranza di silenzio è chiaro che non viene compreso da un cattolicesimo malato di chiasso.
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Il sentimento di "rabbia" per esser stato defraudato della messa antica a me è venuto dopo, man mano che ne approfondivo la conoscenza. 
Piuttosto io avvertivo, da adolescente, uno stranissimo senso di vuoto nel partecipare alla messa nuova; mi sentivo letteralmente "riempire di vuoto". 
Eppure non ho dovuto subire abitualmente abusi liturgici. 
Le messe della mia parrocchia procedevano sempre allo stesso modo, nella più completa banalità, con gli stessi canterelli insulsi, senza un briciolo di sacralità, ma anche senza abusi. 
Solo una volta un novello gruppo parrocchiale organizzò una messa più "spinta" con tamburelli e battimani ed in quella occasione ricordo che nell'ascoltare quei canti ritmati col battimano mi sentii il sangue ribollire nelle vene e subito dopo il vangelo presi il mio turibolo (meno male che non lo diedi in testa a nessuno) e me ne andai in sacrestia sbattendo talmente forte la porta che la gente pensò ad una bomba. 
All'offertorio il parroco mandò a chiamarmi dicendo di portare il turibolo per l'incensazione e gli feci rispondere che se voleva il fuoco doveva venire lui a prenderlo perché io non glielo preparavo di certo. 
A parte questo unico episodio, per decenni ho partecipato a messe nuove "normali" nella loro mediocrità.
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... a me la Messa tradizionale é sempre piaciuta, anche senza che la conoscessi... 
La prima ed unica Messa tradizionale alla quale ho avuto la grazia di partecipare era letta, e mi é andata benissimo così... forse perché in fondo avevo già leggiucchiato qualcosa sulla liturgia e sapevo più o meno cosa aspettarmi, oltretutto, mi ha colpito il grande SILENZIO, finalmente! 
Se fossi stato al tuo posto, altro che la porta avrei sbattuto...
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Ciò che condiziona, e pure molto, è che i due riti, quello antico e quello nuovo, (oggi più che di due riti si dovrebbe parlare di due forme del medesimo rito) hanno due metodologie comunicative diametralmente opposte tra loro. 
Il rito nuovo è essenzialmente verbale, talmente verbale da esser verboso: per comunicare cioè usa in maniera quasi esclusiva la parola. 
E' vero che la comunicazione verbale è esclusiva umana, ma questo non significa che tra gli esseri umani la comunicazione verbale sia l'unica o la più alta. Indubbiamente è una forma alta, molto alta di comunicazione, ma ci sono altre forme addirittura più dirette ed eloquenti. 
Uno sguardo, un gesto anche impercettibile, parlano spesso più di mille parole! 
Il rito nuovo cioè si limita ad usare uno solo dei molti modi di comunicazione, ed è per questo motivo un rito molto povero, mentre il rito antico usa una pluralità di mezzi comunicativi, caratterizzandosi quindi per tale sua ricchezza. Il silenzio, i gesti, le posizioni del corpo sono mezzi comunicativi ampiamente usati nel rito antico e sono molto eloquenti, spesso lo sono molto più delle parole. 
Nel rito nuovo è certamente previsto anche qualche momento di silenzio, ma anche a mettere in pratica i pochi momenti di silenzio espressamente previsti....inseriti come sono in un oceano di parole, praticamente finiscono per essere inespressivi. In più il silenzio previsto nel rito nuovo è di tipo passivo, cioè ci si ferma e si "fa" silenzio, mentre nel rito antico il silenzio è di tipo attivo, cioè non ci si ferma, ma il rito prosegue cambiando solo linguaggio. 
Nel valutare il rito antico siamo quindi troppo spesso condizionati, anche a livello di inconscio, dal rito nuovo".

Non sempre serve solo capire ( da Il Tempo )


Da : http://muniatintrantes.blogspot.it/2012/12/divina-liturgia.html

C'era un raggio di sole che dritto come un dardo illuminava i libriccini poggiati sui banchi di legno, una freccia di luce che penetrava dal cortile antico, mentre risuonavano le campane del mezzogiorno ...
di Lidia Lombardi

Ravvivava il rosa, il verde, il giallo dei marmi. Aumentava il tripudio dei candelieri, dei putti dorati nel legno e di quelli affrescati nella volta, angioletti che volano in gloria excelsis Deo.
«Te igitur, clementissime Pater, per Iesum Christum Filium tuum Dominum nostrum, supplices rogamus...». Te dunque, Padre clementissimo, per Gesù Cristo tuo Figlio e nostro Signore supplichiamo ....

Come in un miracolo, quel raggio di sole ha rubato cielo alle nuvole, ieri a mezzogiorno. E nel momento che non poteva che essere «quel» momento ha reso splendenti le parole stampate nei libriccini. Trecento libriccini di una Messa speciale, la più speciale che Roma abbia avuto da decenni.

«Dominica I Adventus - Missa Solemnis» sul frontespizio. Già, la prima domenica di Avvento, l'avvio dell'attesa, del mondo assorto nella speranza di rigenerazione e di senso. Trecento libriccini.
«In nomine Patri et Filii et Spiritus Sancti», sussurrano i trecento riuniti sotto la volta con gli angioletti del Paradiso e nella sala attigua, dove troneggia il nobile camino.
Trecento persone che ieri hanno vissuto una piccola grande rinascita: nella chiesa della Madonna della Clemenza e di Sant'Aniceto, dentro Palazzo Altemps, il cardinale che nel '600 volle edificio e cappella, si è svolta per loro (l'ingresso era libero) la celebrazione liturgica in rito antico accompagnata dalle musiche che Giovanni Angelo Altemps compose e fece comporre.

Se ne stavano col fiato sospeso, quelle persone. Il respiro non poteva interrompere la concentrazione, la riscoperta di senso, la memoria di come parliamo e di come preghiamo.
Il latino del messale era come la nenia della balia, che nutre e culla, non distrae con gli orpelli, punta dritto al vero e all'utile.
Utile e vero per l'anima di chi crede, utile e vero per la mente di chi si inchina alla conoscenza, alla Storia, alle radici. In una parola, alla nostra civiltà.

Certo, il Vaticano II - pensavano, chissà, molte di quelle persone, e c'erano tanti giovani, con la camicia e il maglione, o con la felpa e i jeans - ha attuato la più grande rivoluzione nella Messa, parlata nella lingua viva di tutti, rivolta a tutti, come la faccia del sacerdote girata non più verso l'altare ma verso i credenti.
Certo, la Messa postconciliare è diventata democratica. E però la democrazia qualche volta sfiora la demagogia, e allora si svuota di significato. Dimentica da dove viene e dove vuole andare.
Sostituisce rituali al rito. Divaga e annacqua.

E allora ritrovare per una volta gli accenti antichi, la lentezza del canto, l'austerità del gesto non è levare, ma dare.
Certo, ai fedeli si richiede impegno, gusto, pazienza nel decifrare il canto e le parole e nel rinunciare al troppo facile.
Un celebrante ieratico, come il diacono e il suddiacono; un manipolo di officianti all'unisono nei gesti e nella genuflessione, oppure ciascuno intento al turibolo dell'incenso, al cero ai piedi dell'altare, al pallio che purifica durante la lettura del Vangelo stratificano significati che avevamo dimenticato.
Per esempio, che nel momento in cui celebra, il Sacerdote è Cristo.
E infatti i Ministri entrano in chiesa col capo coperto, lo scoprono officiando, lo ricoprono subito dopo il «Ite, missa est».
Anche all'omelia, le parole ai fedeli extraliturgia, il celebrante indossa il copricapo.

E l'omelia di ieri a Palazzo Altemps ha ricongiunto fede, arte, musica, rievocando il costume della nobiltà capitolina, degli ottimati di Santa Romana Chiesa: «In questi spazi la bellezza è al servizio di Dio, la Verità è nella raffinatezza della musica, nella magnificenza di pitture e architetture, è omaggio al mistero di Dio, presente nella Santa Messa. Qui c'è ciò che l'uomo riceve da Dio, fa per Dio e fa con Dio».
Poi il sacerdote è ritornato all'altare, ha sussurrato il latino del messale, ha consacrato il pane e il vino, ha impartito Comunione e Benedizione. Le musiche dei seicenteschi Bartei, Allegri, Giovannelli, suonate e cantate dall'ensemble Festina Lente, modulavano Kyrie, Gloria, Credo.

All'uscita da Palazzo Altemps - sede del Museo Nazionale Romano che ha eccezionalmente aperto la chiesa di Sant'Aniceto - Roma era di nuovo grigia di nuvole. Ma la Messa in latino aveva rimestato nella memoria di chi l'aveva ascoltata.
Non sempre serve solo capire. Non capivano il latino i due viandanti poveri e sporchi dipinti da Caravaggio per la pala d'altare nella vicina chiesa di Sant'Agostino. Però dialogavano con la Madonna dei Pellegrini. Misteriosa, eppure quanto vera.

Il Tempo.it, 03/12/2012
http://www.iltempo.it/2012/12/03/1378730-lidia_lombardi.shtml?refresh_ce

venerdì 7 dicembre 2012

Monsignor Georg Gaenswein, nuovo Prefetto della Casa Pontificia, Arcivescovo titolare di Urbisaglia.


Nel giorno dedicato alla memoria liturgia di Sant'Ambrogio , Vescovo e Dottore della Chiesa,
il Santo Padre Benedetto XVI Papa ha nominato come nuovo Prefetto della Casa Pontificia Monsignor Georg Gaenswein, suo segretario particolare, elevandolo in pari tempo alla sede titolare di Urbisaglia, con dignita' di Arcivescovo.

mercoledì 5 dicembre 2012

FERRANDINA : MISSA RORATE, CELEBRATA DAL PARROCO DON LUCIANO MICHELI. DEO GRATIAS !













FOTO DI ROCCO SCATTINO CENTRO RICERCHE IMMAGINI

Ferrandina : "MISSA RORATE" celebrata dal Rev.do Parroco don Luciano Micheli .
Ecco la vera "actuosa partecipatio" voluta da San Pio X e dai Padri Conciliari !
Nessuna parola di commento : le immagini parlano da sole !

"Te, Sancte, fide quæsumus,
ventúre iudex sæculi,
consérva nos in témpore
hostis a telo pérfidi".

martedì 4 dicembre 2012

" Il dialogo cristiano oggi in famiglia" Conferenza a Moie ( AN )


Dalla Confraternita del Santissimo Sacramento di Moie, riceviamo e pubblichiamo.

Moie: il 6 dicembre alle 21 con la Confraternita del Santissimo Sacramento di Moie
Il dialogo cristiano oggi in famiglia

Moie La Confraternita del Santissimo Sacramento di Moie, in collaborazione con l’azione cattolica moiarola, promuove un incontro di formazione nella serata di giovedì 6 dicembre alle 21 nel salone della chiesa Cristo Redentore. 
Il teologo Diego Mecenero terrà una relazione sul tema: “il dialogo cristiano in famiglia oggi” soffermandosi sulla necessità della nuova evangelizzazione e sulla riscoperta del catechismo della Chiesa Cattolica. La serata si colloca nell’ambito dell’Anno della Fede e tra le iniziative a ricordo del 50° anniversario del Concilio Vaticano II, eventi che spingono a rileggere i temi centrali della fede in chiave odierna e a ripensare il modo in cui si vive e si trasmette oggi Dio. 
Particolare attenzione sarà data all’ambito “familiare” della fede: chi opera pastoralmente in prima linea nella Chiesa già da tempo, ma come è la situazione all’interno della famiglia ,definita “Chiesa domestica”?
Il relatore sarà introdotto dal priore della Confraternita moiarola Gianni Cantarini.

Foto : Il teologo Diego Mecenero ( da  http://www.diegomecenero.it/mecenero.htm )

sabato 1 dicembre 2012

PAPA BENEDETTO XVI CHIUDE E CORREGGE “ I CORTILI-LAGER DELLA FEDE" : "COME IN EDIFICI DI CEMENTO SENZA FINESTRE..."

Nella nostra pochezza, animati però  da quel buon senso che solo la fede riesce ad imprimere in coloro che come me sono poveri di cultura, avevo postato questo appello QUI .
E’ bello , soprattutto in questo tempo di Avvento, esaltare Colui che mediante l’Incarnazione nel seno purissimo della Beata Vergine Maria, ha nobilitato la nostra condizione umana e che nutre, con amore di padre, l’uomo che confida nel Signore : “ per l'abbondanza del latte che faranno,si mangerà la panna; di panna e miele si ciberà"I lattanti giocheranno presso nidi di serpenti, e se un bambino metterà la mano nella tana di una vipera non correrà alcun pericolo.
Nessuno farà azioni malvagie o ingiuste su tutto il monte santo del Signore. Come l'acqua riempie il mare, così la conoscenza del Signore riempirà tutta la terra”.
Non manchiamo dunque  di affetto verso l'umanità, costituita dai figli dello stesso Padre, se in ogni circostanza e dai crocicchi della strada proclamiamo che Gesù Cristo è il solo Salvatore dell'uomo  : “Non abbiate paura di andare per le strade e nei luoghi pubblici, come i primi Apostoli che hanno predicato Cristo e la Buona Novella della salvezza nelle piazze della città dei centri e dei villaggi. Non è tempo di vergognarsi del Vangelo (cf. Rm 1, 16). È tempo di predicarlo dai tetti (cf. Mt 10, 7). Non abbiate paura di rompere con i comodi e abituali modi di vivere, al fine di raccogliere la sfida di far conoscere Cristo nella moderna "metropoli". Dovete essere voi ad andare "ai crocicchi delle strade" (Mt 22, ) e a invitare tutti quelli che incontrate al banchetto che Dio ha apparecchiato per il suo popolo. Il Vangelo non deve essere tenuto nascosto per paura o indifferenza. Non è stato concepito per essere custodito in privato. Deve essere messo sopra un podio cosicché il popolo possa vedere la sua luce e rendere lode al nostro Padre celeste”. ( Beato Giovanni Paolo II, Omelia del 15 agosto 1993).
Apprendiamo QUI,  che il Successore di Pietro, a cui spetta per divino mandato di aprire e di chiudere la porta, ha già chiuso i cortili-lagher della fedeorridi edifici di cemento senza finestre” facendovi penetrare la vivifica luce di Colui che risorgendo ha donato a noi  la vita .


"COME IN EDIFICI DI CEMENTO SENZA FINESTRE..."
di Benedetto XVI


Cari amici,

con viva gratitudine e con affetto, saluto tutti i partecipanti al "Cortile dei gentili", che s’inaugura in Portogallo il 16 e 17 novembre 2012 e che riunisce credenti e non credenti attorno all’aspirazione comune di affermare il valore della vita umana sulla crescente ondata della cultura della morte.

In realtà, la consapevolezza della sacralità della vita che ci è stata affidata, non come qualcosa di cui si possa disporre liberamente, ma come un dono da custodire fedelmente, appartiene all’eredità morale dell’umanità. "Pur tra difficoltà e incertezze, ogni uomo sinceramente aperto alla verità e al bene, con la luce della ragione e non senza il segreto influsso della grazia, può arrivare a riconoscere nella legge naturale scritta nel cuore (cfr. Rm 2, 14-15) il valore sacro della vita umana dal primo inizio fino al suo termine" (Enciclica "Evangelium vitae", n. 2). Non siamo un prodotto casuale dell’evoluzione, ma ognuno di noi è frutto di un pensiero di Dio: siamo amati da Lui.

Però, se la ragione può cogliere questo valore della vita, perché chiamare in causa Dio? Rispondo citando un’esperienza umana. La morte della persona amata è, per chi l’ama, l’evento più assurdo che si possa immaginare: lei è incondizionatamente degna di vivere, è buono e bello che esista (l’essere, il bene, il bello, come direbbe un metafisico, si equivalgono trascendentalmente). Parimenti, la morte di questa stessa persona appare, agli occhi di chi non ama, come un evento naturale, logico (non assurdo). Chi ha ragione? Colui che ama ("la morte di questa persona è assurda") o colui che non ama ("la morte di questa persona è logica")?

La prima posizione è difendibile solo se ogni persona è amata da un Potere infinito; e questo è il motivo per cui è stato necessario appellarsi a Dio. Di fatto, chi ama non vuole che la persona amata muoia; e, se potesse, lo impedirebbe sempre. Se potesse... L’amore finito è impotente; l’Amore infinito è onnipotente. Ebbene, è questa la certezza che la Chiesa annuncia: "Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Gv 3, 16). Sì! Dio ama ogni persona che, perciò, è incondizionatamente degna di vivere. "Il sangue di Cristo, mentre rivela la grandezza dell’amore del Padre, manifesta come l’uomo sia prezioso agli occhi di Dio e come sia inestimabile il valore della sua vita". (Enciclica "Evangelium vitae", n. 25).

Nell’epoca moderna, l’uomo ha però voluto sottrarsi allo sguardo creatore e redentore del Padre (cfr. Gv 4, 14), fondandosi su se stesso e non sul Potere divino. Quasi come succede negli edifici di cemento armato senza finestre, dove è l’uomo che provvede all’areazione e alla luce; e, ugualmente, persino in un tale mondo auto-costruito, si attinge alle "risorse" di Dio, che sono trasformate in nostri prodotti. Che dire allora? È necessario riaprire le finestre, vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra, e imparare a usare tutto ciò in modo giusto.

Di fatto, il valore della vita diventa evidente solo se Dio esiste. Perciò, sarebbe bello se i non credenti volessero vivere "come se Dio esistesse". Sebbene non abbiano la forza per credere, dovrebbero vivere in base a questa ipotesi; in caso contrario, il mondo non funziona. Ci sono tanti problemi che devono essere risolti, ma non lo saranno mai del tutto, se Dio non sarà posto al centro, se Dio non diventerà di nuovo visibile nel mondo e determinante nella nostra vita. Colui che si apre a Dio non si allontana dal mondo e dagli uomini, ma trova fratelli: in Dio cadono i nostri muri di separazione, siamo tutti fratelli, facciamo parte gli uni degli altri.

Amici miei, vorrei concludere con queste parole del concilio Vaticano II agli uomini di pensiero e di scienza: "Felici coloro che, possedendo la verità, la continuano a cercare per rinnovarla, per approfondirla, per donarla agli altri" (Messaggio, 8 dicembre 1965). Questi sono lo spirito e la ragion d’essere del "Cortile dei gentili". A voi impegnati in diversi modi in questa significativa iniziativa, esprimo il mio sostegno e rivolgo il mio più sentito incoraggiamento. Il mio affetto e la mia benedizione vi accompagnino oggi e in futuro.

BENEDICTUS PP XVI

Dal Vaticano, 13 novembre 2012

L'immagine allegata si ispira all'Antifona Maggiore della Novena del Santo Natale :

O Clavis David, et sceptrum domus Israel;
qui aperis, et nemo claudit;
claudis, et nemo aperit:
veni, et educ vinctum de domo carceris,
sedentem in tenebris, et umbra mortis.
Che possiamo ascoltare nel mirabile Canto Gregoriano.