lunedì 11 maggio 2015

Il triduum delle litanie penitenziali prima della festa dell’Ascensione

“Exaudívit de templo sancto suo vocem meam, allelúja: et clamor meus in conspectu ejus, introívit in aures ejus, allelúja, allelúja” (Ps. 17, 7 – Intr.) - IN LITANIIS MINORIBUS
"A fulgure et tempestate, libera nos Domine"

Il triduum delle litanie penitenziali prima della festa dell’Ascensione fu istituito a Vienne da san Mamerto verso il 470, ed importavano anche la cessazione dai lavori servili e il digiuno. L’uso si estese con rapidità e divenne assai popolare. 
Siccome tuttavia un periodo di lutto e di penitenza nel bel mezzo del tempo pasquale a Roma sembrava un controsenso affatto inopportuno, così la liturgia romana non l’adottò che assai tardi, nel periodo cioè franco, sotto Leone III, e questo solo in via eccezionale e non come un’istituzione stabile da rinnovarsi annualmente. 
In seguito, la consuetudine delle Chiese gallicane finì per accordarsi definitivamente con Roma, in grazia però di un compromesso; il digiuno venne abolito, e fu solo conservata la processione triduana di san Mamerto con la messa, che però è quella stessa che si celebrava nell’Urbe nelle Litanie maggiori. 
È da notarsi del resto che queste Rogazioni franche solo assai tardi entrarono a far parte del rituale ufficiale di Roma, giacché gli Ordini Romani le ignorano completamente.
La chiesa stazionale di Santa Maria Maggiore per il primo giorno rievoca il ricordo dell’antica litania septiformis o processione di penitenza istituita da san Gregorio Magno, per ottenere la cessazione della peste.
Il ricordo del primo miracolo operato da Gesù alle nozze di Cana, grazie all’intercessione della Vergine, sua Madre, la cui sola preghiera poté far decidere il suo divin Figlio a precedere il tempo fissato da Lui per manifestarsi al mondo per mezzo di prodigi, deve ispirarci una grande fiducia nel potente patronato di Maria. 
Quante volte la divina Madre non formula lei non ancora, in nostro favore, la preghiera che fece per gli sposi di Cana: Vinum non habent, Non hanno più vino! 
E noi, allora, ci sentiamo ebbri del santo amore di Dio, e noi ripetiamo, con l’architriclinio, ordinatore del festino: Tu autem servasti bonum vinum usque adhuc, Tu, però, hai custodito il buono vino per la fine!
La processione e la messa si regolano secondo lo stesso rito degli Ambarvali romani del 25 aprile.
Nella processione, tuttavia, secondo alcuni autori, abbiamo un ultimo residuo dell’antica processione stazionale che i primi cristiani facevano volentieri, quasi ogni giorno, durante la Quaresima e nella settimana di Pasqua. 
Si radunavano in una chiesa, chiamata chiesa di riunione (ecclesia collecta: è da lì che viene il nome dell’orazione detta, appunto, colletta). 
Da lì, si recavano in processione col vescovo ed il clero in un’altra chiesa. 
Durante il tragitto, cantavano le litanie dei santi ed il Kyrie eleison. L’altra chiesa si chiamava chiesa della stazione o stazionale. 
Lì si celebrava la santa messa. 
I quattro giorni di preghiere ci hanno conservati quest’antico e venerabile uso che deve esserci sempre assai caro. 
Non dobbiamo pregare difatti, solamente insistentemente, ma pure in comunità. 
A questa preghiera pressante e comune il Cristo ha promesso la forza ed il successo. 
Alla processione, si cantano le antiche litanie dei santi, nelle quali imploriamo, per tutti i nostri bisogni, l’intercessione di tutta la Chiesa trionfante. 
Le orazioni terminali di queste litanie sono molto belle e molto edificanti a questo riguardo.

domenica 10 maggio 2015

"O reddito di spiritualità e sacralità o tutti a casa ( del diavolo)"

E' Parola di Dio : "Mi prostrai in adorazione ai piedi dell'angelo che me le aveva mostrate. Ma egli mi disse: "Guardati dal farlo! Io sono un servo di Dio come te e i tuoi fratelli, i profeti, e come coloro che custodiscono le parole di questo libro. E' Dio che devi adorare" (Apocalisse 22, 8-9)
La deriva cattolica è iniziata  quando l'uomo è stato messo al centro non solo nelle parole di questo o quel prelato, ma perfino nella liturgia quindi nella simbologia cattolica . 

Ma, si sa, il diavolo è un raffinato teologo: come si poteva ad esempio ridurre l'azione liturgica , verticalmente congetturata, appiattendola e scolorendola  senza una conoscenza profondissima dei misteri stessi della Liturgia?
Certamente , dobbiamo riconoscerlo : quella rivoluzione di portata immensa è stata effettuata  da personaggi , che godendo di considerevoli appoggi economici delle organizzazioni  nemiche di Cristo e della Sua Chiesa, hanno dimostrato di avere  un coraggio e una costanza preternaturali necessari per poter attendere il grande progetto della distruzione della Chiesa "dal di dentro"  partendo dalla Liturgia.
Organizzatissimi da decenni, con coraggio e costanza essi hanno infatti stravolto quella Divina Liturgia che irradia  nel cuore dell'uomo  la grande pace interiore, la grande armonia e il grande messaggio di speranza e di salvezza nella Chiesa Cattolica. 


C'è legittimamente da chiedersi :  l'attuale leadership clericale ( "figlia" dei ricchi rivoluzionari radical post conciliari ) riesce ad assicurare il reddito di spiritualità e di sacralità nel giusto dosaggio indispensabile per la buona salute spirituale del credente? 
Nei casi delle crescenti assurdità curialesche ( che si stanno moltiplicando durante questo pontificato) anziché far del baccano online, basterebbe affamarli negando loro le necessarie offerte: questo è lo strumento più efficace di protesta in mano al cattolico nei confronti  di coloro che fanno gli interessi dei nemici di Cristo e della Sua Chiesa, tanto aperti ma anche tanto sensibili ai soldini ...
L'8/1000 che dobbiamo doverosamente elargire alla Chiesa Cattolica in Italia DEVE tuttavia rimanere intatto; noi però allo stesso tempo dobbiamo puntare ogni nostra energia sulla Liturgia e sull'enorme tesoro che racchiude  per realizzare, nel nome del Magistero immutabile della Chiesa, la sfida  contro l'attuale globalizzazione che vive di un' involuzione continua di valori.
Gustando la teologia che la Liturgia, con i suoi ritmi millenari espande nel cuore dell'uomo, meditiamo sul nostro compito, sulla nostra missione di "servi inutili dell'Ideale" e sull'immensa responsabilità che tutti abbiamo di sentirci come "sentinelle del mattino", i fiori di un giardino suscitato e curato dal Signore, l'annuncio post notturno del nuovo giorno e della luce del sole che dissolverà i sollazzi, i complotti, le cospirazioni e le tossiche mescolanze con lo spirito del mondo e del suo principe . 

Anche la società civile, la gente normale, sarà favorita dall'umile e semplice ritorno alla fede dei nostri padri decongestionata dagli inquinamenti sofferti negli ultimi decenni di "aperture al mondo " perchè "quando si è lontani da una seria pratica religiosa cristiana; meglio quando si ha di questa solo una conoscenza intellettuale senza che questa innervi la propria vita, non si ha nemmeno un elementare rispetto per il prossimo, ridotto ad una sorta di balocco col quale giocare e permettersi praticamente di tutto. E' davvero avvilente vedere come si trattino le persone. Eppure sono tutti buonisti..."

  
In questi confusi tempi dobbiamo anche contrare con la forza della preghiera anche l'inversione satanica dell'oggetto dell'adorazione da strisciante che era si fa sempre più evidente e sostanziale tanto da togliere al centro della scena persino l'Uomo, inteso in senso filosofico, per esaltare l'inesaltabile cioè il "servus servorum Dei"  che , al contrario, deve essere sostenuto solo dalla  preghiera dei fedeli.

Voglio terminare  con una riflessione del Servo di Dio Mons. Fulton Sheen : “Se io non fossi cattolico e volessi trovare quale sia oggi, nel mondo, la vera Chiesa, andrei in cerca dell’unica Chiesa che non va d’accordo con il mondo. Andrei in cerca della Chiesa che è odiata dal mondo. Infatti, se oggi nel mondo Cristo è in qualche Chiesa, Egli dev’essere tuttora odiato come quando viveva sulla terra. Se dunque oggi vuoi trovare Cristo, trova la Chiesa che non va d’accordo con il mondo… Cerca quella Chiesa che i mondani vogliono distruggere in nome di Dio come crocifissero Cristo. 
Cerca quella Chiesa che il mondo rifiuta, come gli uomini rifiutarono di accogliere Cristo”. Fulton SHEEN (1957)

Preghiamo per la Chiesa, il Papa e la salute di noi poveri peccatori fiduciosi nell'infinita misericordia di Dio !

Foto : esempio di assurdo indottrinamento ideologico dei bambini in occasione dell'Udienza Generale del mercoledì di Papa Francesco, particolare di una foto "ufficiale" di un gruppo di bambini con le loro insegnanti



giovedì 7 maggio 2015

Il suicidio della Chiesa Cattolica Svizzera

Mentre nel pomeriggio di ieri giuravano in Vaticano 32 nuove Guardie svizzere, la Conferenza episcopale elvetica metteva online la sintesi delle risposte arrivate al questionario in preparazione del prossimo Sinodo. Di seguito il resoconto che ne ha fatto l’agenzia Sir.
di Maria Chiara Biagioni

Si allarga il fossato tra i fedeli cattolici svizzeri e il Sinodo sulla famiglia. 
Nel Rapporto che la Chiesa svizzera ha stilato (consultabile sul sito della Conferenza episcopale svizzera - www.ivescovi.ch) presentando ai padri sinodali le risposte al questionario, si parla addirittura di un “dialogo tra sordi”, a voler sottolineare quanto i presupposti dottrinali e le realtà vissute siano distanti. 
Il percorso sinodale ha trovato larga eco in Svizzera e in 6mila hanno partecipato ai dibattiti presinodali organizzati dalle chiese locali per rispondere al questionario proposto dal Sinodo. 
Ma la critica verso “Roma” è totale e i punti critici presenti nel testo dei Lineamenta sono numerosi e condivisi praticamente dalla stragrande maggioranza dei cattolici svizzeri. 
Nel Rapporto si fa notare che esiste una minoranza che chiede alla Chiesa fedeltà alla tradizione, ma si fa subito notare che questi raggruppamenti appartengono piuttosto alle cerchie tradizionaliste della Chiesa. 
Alcuni addirittura aderiscono alla Fraternità sacerdotale San Pio X e cioè ai lefebvriani. 
Dunque, la maggioranza dei cattolici in Svizzera dissente e si posiziona su un fronte di pensiero e prassi familiare molto distanti da quelli delineati e pensati dai padri sinodali.

La critica parte dal presupposto e cioè dal “modello della Santa Famiglia” che i Lineamenta propongono alle famiglie contemporanee. Per la maggior parte dei fedeli svizzeri, si tratta di un punto di partenza e di riferimento troppo alto che non tiene conto del “proprio ambito di esperienza e percezione soggettiva”. È questa “forte divergenza fra ideale e realtà” a rendere poco comprensibile “il linguaggio utilizzato dai Lineamenta per descrivere le realtà familiari”. 
Le critiche si riferiscono soprattutto “a passi del testo ritenuti incomprensibili, offensivi, arroganti e presuntuosi”. Sono soprattutto le “argomentazioni fondamentali orientate alla teologia e al diritto naturale” ad incontrare maggiore “incomprensione”. Spesso sono considerate “complicate, incomprensibili, idealiste e senza alcun rapporto con le esperienze reali fatte dai fedeli”. 
“Netto” è anche il rifiuto di quelle affermazioni che la Chiesa fa su di sé, “definendosi esperta in umanità o maestra e madre” anche perché molti fedeli sono dell’avviso, che “la Chiesa e la sua dottrina non mostrino affatto la loro vicinanza alle persone”. 
Nel loro Rapporto scritto per i padri sinodali, i cattolici svizzeri ricordano che le realtà familiari “vanno al di là del modello di famiglia costruito sul matrimonio sacramentale” e parlano di famiglie “patchwork”, “monoparentali”, divorziati risposati, “famiglie arcobaleno”, e “matrimoni non celebrati in chiesa”, ecc. “Riconoscere questa realtà, e quindi apprezzarla e rispettarla senza definirla semplicemente deficitaria, irregolare, debole o ferita, è un desiderio fortemente nutrito dai fedeli nei confronti della Chiesa e del Sinodo”.

In Svizzera cade un tassello fondamentale, quello della fedeltà al vincolo matrimoniale: i cattolici svizzeri non la considerano “come un valore assoluto, anzi, in determinate circostanze - si legge nel Rapporto - vi scorgono anche il pericolo della falsità, dell’ipocrisia o della permanenza in una situazione di vita indegna della persona umana. 
La rottura della fedeltà al vincolo matrimoniale è spesso considerata come un male minore”. 
Questa la premessa che conduce i fedeli svizzeri a chiedere che il diritto canonico possa essere rinnovato “in modo tale da tener maggiormente conto delle esperienze pastorali e delle realtà vissute dalle persone”. 
Ciò dovrebbe riguardare in modo particolare anche il discorso canonico sull’indissolubilità del matrimonio chiedendo “una visione pastorale del matrimonio, in cui si possa mostrare la sua inconfutabile distruzione (la sua fine)”.

Nessun dubbio invece ed unanimità nel chiedere al sinodo di “metter fine all’esclusione dei divorziati risposati dai sacramenti”. Si tratta di “una norma ufficiale” che nel Rapporto i cattolici svizzeri “rifiutano” e giudicano addirittura “scandalosa”. 
Anche la proposta di una “comunione spirituale” viene ritenuta “incomprensibile” e “improponibile” perché comporterebbe “il rischio” di discriminare le persone colpite “allontanandole definitivamente dalle celebrazioni eucaristiche”. 
Anche sulla pastorale verso le persone con tendenza omosessuale, i fedeli si mostrano “in stragrande maggioranza contrariati rispetto alle affermazioni fatte nei Lineamenta”. 
Si osserva come il testo sinodale “non prenda sul serio” e “sminuisca” le persone omosessuali. 
La maggior parte dei fedeli svizzeri considera inoltre “legittimo” il desiderio delle persone omossessuali di avere dei rapporti e delle relazioni di coppia e non capisce perché “questo desiderio non possa essere vissuto in una coppia. 
La pretesa che le persone omosessuali vivano castamente viene respinta perché considerata ingiusta e inumana”. 
Al di là delle Alpi, la percezione della famiglia è questa. 
Ma il mondo è grande e le realtà sono estremamente variegate. 
Ai padri sinodali la sfida di una sintesi che non metta a disagio e non escluda nessuno e, piuttosto, accolga tutti.

Fonte : Il Timone

Pace, pace mio Dio !

Una riflessione che per me è un sincero "mea culpa".
Che tipo di cristiani siamo quando, interrompendo la normalità pomeridiana, ce ne stiamo davanti al computer, appiccicati al telefonino per ore per "speculare"  se una persona, un Consacrato, un Unto del Signore, è vivo o morto?
Eppure la sana tradizione, e l'educazione spirituale, di cui ci gloriamo  essere i depositari, ci insegna che dovremmo pregare per la persona sofferente.  
Se poi si tratta di un Consacrato, un Unto del Signore la preghiera diventa obbligatoriamente duplice o triplice .
Ma il nostro cuore è diventato di pietra !
Ti preghiamo o Signore di riportarlo nella primiera condizione in cui Tu l'hai creato :   un cuore di carne attento  e docile alla Tua Parola di vita e di amore !  
Ti supplichiamo o Signore di cancellare l'onta dell' indegna speculazione umana di cui ci siamo macchiati!
Fratelli in Cristo, a nostra parziale discolpa, dobbiamo però riflettere anche in che "tipo" di società ecclesiale noi stiamo vivendo. 
Che tipo di società ecclesiale è questa che ha utilizzato un Consacrato, un Unto del Signore per degli scopi distanti anni luce dalla propria vocazione?
Che tipo di società ecclesiale è questa che ha stressatto un Consacrato, un Unto del Signore  fino a provocargli il forte disagio fisico ?
Che tipo di società ecclesiale è quella in cui è dato vedere come un servo obbediente, un Consacrato, un Unto del Signore è stato trattato nel momento del bisogno : pur di tener nascoste le condizioni del suo malore non sono state chieste per lui nemmeno le necessarie preghiere...
E' così che tratta un Consacrato, un Unto del Signore che viene ripagato con l'abbandono degli "amici" ?
Che tipo di società ecclesiale è questa che non scruta amorevolmente i cuori, che calpesta gli affetti, che ignora le apprensioni e le umane istanze ma predilige le sopraffazioni e favorisce le vittorie degli uni contro gli altri armati ?
No.
No.
No.
Non è questa la società ecclesiale che sappiamo  godere dell'assistenza dello Spirito Santo .
Non è questa la società ecclesiale che vanta il primato dell'amore.
Domani avrò un motivo in più per accelerare la confessione settimanale.
Siamo dei servi inutili dell'Ideale  non dei barbari armati di clave !
Che il Signore abbia pietà di noi e ci benedica .
Andrea Carradori

AGGIORNAMENTO
Ho letto ora il  Comunicato di MiL che sottoscrivo sottolineandone il nobile carattere del "sentire cum Ecclesia"di cui è pervaso.

martedì 5 maggio 2015

La santità - nascosta- degli Uomini di Chiesa "non diamo ai poveri la vecchia, ma la nuova… Ma non dica niente alle mie suore"


PioXII_21_ok copia"In un monastero di suore a Monaco, il Nunzio ( Eugenio Pacelli N.d.R) rimase più di qualche giorno per la vestizione e professione di duecento suore. Avevamo provveduto a far pervenire al Monastero la biancheria per il cambio, ma, siccome questa era usata e rammendata, la suora addetta al guardaroba la mise da parte e ne provvide della nuova. 
Non mancò di far notare al Nunzio che non gli si addiceva quella biancheria che a stento avrebbe potuto portare un povero. 
Al che il Nunzio replicò: «Stia tranquilla, non diamo ai poveri la vecchia, ma la nuova… Ma non dica niente alle mie suore, poiché, per questo, abbiamo sempre guerra in casa».

Testimonianza di Suor Pascalina Lehnert,
governante di Papa Pio XII dal 1923 fino alla morte.

Ogni riferimento agli atti di "procurato" e "ostentato" pauperismo da mostrare nelle TV e nei rotocalchi con abilissima e studiata regia è casuale.

domenica 3 maggio 2015

Basilica Imperiale della Santa Croce. La celebrazione dei monaci benedettini di Norcia "perché le radici profonde non gelano mai"


Dopo sette secoli, a Santa Croce celebrano i Benedettini.
Da Lotario e Imelda a Tolkien

“Non tutto quel ch’è oro brilla
Né gli erranti sono perduti;
Il vecchio ch’è forte non s’aggrinza
E le radici profonde non gelano.
Dalle ceneri rinascerà un fuoco,
L’ombra sprigionerà una scintilla,
Nuova la lama ora rotta,
E re quei ch’è senza corona”.


E’ la poesia che Tolkien fa scrivere a Bilbo per Aragorn.

Leggerla in un bosco, su una cima di monte, in riva ad un lago spopolato, in un silenzio d’attesa, ha un “sapore” particolare. Ascoltarla in una chiesa fa strano sull’inizio. Poi, fa bene. Rompe schemi, unisce fili, lega ambiti diversi, tocca profondità come solo la poesia può. E prima di essa la parola del Vangelo.

Età contemporanea, fuori: auto accatastate lungo la via. Società liquida dove c’era terraferma, segatura dove c’era legno…

Un’altra età, dentro la Basilica Imperiale di Santa Croce al Chienti, a due passi da Casette d’Ete e Montecosaro scalo.


Sette secoli dopo, i Monaci Benedettini calcano di nuovo quel tempio. 
Entrano in chiesa, fanno processione, salgono verso l’altare.

Profumo d’incenso, inchini, paramenti sacri dal color rosso vivo e cappucci bianchi messi e tolti alla bisogna, alla bisogna del rispetto.

Un altare voltato, tre celebranti che danno le spalle al popolo di Dio, non per irriverenza ma perché ponti verso l’est dove nacque quel Bimbetto insignificante che diede significato e cambiò la storia del mondo.

Dopo sette secoli, una Messa, in latino.

Dopo sette secoli il canto gregoriano, che è unità, umiltà, devozione, torna ad alzarsi verso il cielo.

Il monastero non c’è più, i famigli non ci sono più, neppure la calzoleria, la cuoieria, l’orto dei semplici, la farmacia e tutto quello che la cittadella monastica portava con sè. Ma la chiesa è rinata dopo secoli d’abbandono.


Da Norcia, dal luogo dove Benedetto mosse i primi passi accompagnato dalla sua “nursina severitas”, sono arrivati in tredici: monaci/sacerdoti, monaci semplici, novizi. Li ha chiamati l’Associazione Santa Croce, hanno accettato di celebrare laddove la dimenticanza delle origini stava ingurgitando ogni cosa.

Tempio gremito. Chi avesse cercato solo anziani, ne avrebbe trovati, sì, ma molti meno rispetto a visi giovani e compunti, a veli posati delicatamente sul capo.

Chi avesse guardato labbra per coglierne l’immobilità per un latino scordato e sepolto, avrebbe visto bocche articolarsi nelle preghiere antiche, nella lingua universale della chiesa.

Cerimonia lunga, cerimonia emozionante, dove il senso del sacro cresce con il procedere degli attimi. Non è forma. La sostanza si dipana, scende dall’altare sopraelevato e coglie i fedeli, li avvolge, li accarezza, ne riempie il cuore. “Facci lieti, liberaci dal male, cambiaci il cuore di pietra in cuore di carne”.


Chi fosse tornato in quel luogo, la notte di ieri, dopo la chiusura delle porte, dopo la partenza dei monaci, dopo lo sciogliersi di una comunità ancora incredula, avrebbe udito anche altro.

Non più i lamenti di chi il monastero e la chiesa costruì nel Novecento e ne vide più tardi l’abbandono, non più i gemiti di quanti invano cercarono di tenere fede ad una idea, ma il silenzio pieno di voci della letizia di un Lotario immaginario, di una Imelda immaginaria, di sbandati e di irregolari che, in quella landa, vicina al fiume, espiarono pene e conquistarono dignità e senso del vivere, inchinandosi, ma non proni, al padre Benedetto, lavorando e pregando, pregando e lavorando.

Quando la leggenda si fa storia e la storia si fa cronaca… perché le radici profonde non gelano mai.












Foto di Giovanni Sagripanti
Testo : Terra di Marca

giovedì 30 aprile 2015

Casette d'Ete ( Sant'Elpidio a Mare) Messa Solenne 2 maggio Basilica Imperiale della Santa Croce

Sabato 2 Maggio 2015 ore 17,00 Missa Sollemnis in Inventione Sanctae Crucis nella Chiesa  della Santa Croce ( Basilica Imperiale della Santa Croce al Chienti ) Casette D'Ete ( Comune di Sant'Elpidio a Mare QUI   per le indicazioni stradali ).
Dopo sette secoli ritorneranno i Monaci Benedettini, questa volta del Monastero di Norcia  , per celebrare la Santa Messa Solenne ( in terzo ) nella Festa dell'Invenzione della Santa Croce ( titolare della chiesa e dell'omonima Frazione )   in uno dei luoghi più importanti della storia dell'evangelizzazione e della civilizzazione della terra picena (la chiesa fu consacrata nell'887).
La celebrazione sarà impreziosita dal Canto Gregoriano del Proprium e dell'Ordinarium : “la musica per la vita monastica è una parte essenziale delle nostre preghiere – hanno detto i Monaci  - Il canto fa parte dell’aria che respiriamo e data la frequenza con cui lo pratichiamo, per noi è naturale”.
Questa  semplice e bella iniziativa, innestata sulla fresca spiritualità benedettina,  è stata promossa dall’Associazione Santa Croce, con la fattiva ed esemplare collaborazione della Comunità Parrocchiale di Casette d'Ete, della Famiglia proprietaria dell'immobile ( restaurato di recente) e di alcuni volontari del posto.
Per l'occasione sarà esposta alla venerazione dei fedeli la Reliquia della Santa Croce : un gesto devozionale altamente significativo per invocare la Celeste protezione   sulle campagne e  sulle Famiglie danneggiate dalla crisi economica.
La recita del Santo Rosario e delle Litanie Lauretane, prima della celebrazione della Santa Messa, preparerà spiritualmente gli animi dei fedeli volgendo i cuori verso la Madre del Redentore e Madre della Chiesa : "ad Jesum per Mariam".


  "Niente anteporre all'amore di Cristo!"

San Benedetto da Norcia, prega per noi.
Santa Scolastica, prega per noi.

Da : MiL