venerdì 16 gennaio 2015

“Inseguire il mondo non paga” Eppure c’è chi nel mondo cattolico propone con più o meno santa ingenuità le ricette ‘aperturiste’ non certo estranee a tale situazione, sempre più preoccupante

PROTESTANTESIMO STORICO EUROPEO: CIFRE ALLARMANTI - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org 
15 gennaio 2015

Alcuni dati statistici costringono (purtroppo) a chiedersi se il protestantesimo storico europeo (in particolare luterani e calvinisti) non rischi di diventare minoranza irrilevante.  
Analogo il caso anglicano. Eppure c’è chi nel mondo cattolico propone con più o meno santa ingenuità le ricette ‘aperturiste’ non certo estranee a tale situazione, sempre più preoccupante. ( Sottolineatura nostra N.d.R.)


Premessa: quando si cerca di quantificare il numero dei ‘protestanti’ in Europa (e anche nel resto del mondo), si presentano subito difficoltà non minime, derivate prima di tutto dal fatto che nel mondo originato dalla Riforma protestante del XVI secolo si muovono – oltre alle ‘sigle’ storiche connotate dal nome del loro fondatore (luterani, calvinisti) – le tante altre denominazioni nate in secoli successivi, come ad esempio i battisti, i metodisti, i mormoni.
Non solo: più recente è il diffondersi dei pentecostali e di tutta una miriade di sigle che si rifanno a un protestantesimo ‘libero’,‘evangelico’, di risveglio’. 
Sono del resto queste ultime che stanno dilagando in America latina, strappando milioni di fedeli al cattolicesimo. 
Ciò detto, i numeri che troverete nel prosieguo dell’articolo e che riguardano il protestantesimo europeo, sono riferiti sostanzialmente a luterani e calvinisti, con l’aggiunta – per l’Inghilterra – degli anglicani.
Negli ultimi anni (e negli ultimi mesi in particolare) si sono levate dall’area cattolica (o che tale si definisce) voci che – in riferimento soprattutto ai grandi temi antropologici dell’attualità – auspicano che la Chiesa di Roma si adegui al cosiddetto progresso internazionale in materia proprio come ha fatto buona parte del mondo protestante. 
E’ noto che la maggioranza dei luterani dell’Europa settentrionale (raggiunti negli ultimi mesi anche dagli anglicani della Chiesa d’Inghilterra) si è schierata in favore del riconoscimento dei cosiddetti “matrimoni omosessuali”.  
Del sacerdozio ed episcopato femminile. 
Dell’ordinazione di sacerdoti e vescovi omosessuali.  
Di tanti tra i ‘nuovi diritti’ in materia di inizio e fine vita. 
Ha subito senza fiatare l’imposizione dell’ideologia del gender  nelle scuole. 
Ma tale adeguarsi, tale piegarsi alle ‘esigenze’ della secolarizzazione più spinta ha forse comportato effetti positivi sulla vitalità del protestantesimo europeo?
Per rispondere ci serviamo dei numeri, attingendo ai dati statistici fornita in larga parte dalle stesse Chiese nazionali protestanti. 
Incominciamo dalla Germania, patria di Lutero. 
Dopo la riunificazione, nel 1990, i protestanti erano 29,4 milioni (il 36,9%) della popolazione; nel 2004 erano scesi a 26,2 milioni (31, 5%) e nel 2013 a 23,3 milioni (29%). 
Nel 1990 i cattolici erano 28,5 milioni (35,4%), nel 2013 24, 2 milioni (30%). 
Dal 2004 al 2013 i battesimi protestanti sono passati da 236mila a 187mila, le confirmazioni da 272mila a 227mila, i matrimoni da 59mila a 49mila. 
Nello stesso lasso di tempo la partecipazione al culto domenicale è scesa dal 4 al 3,5%.
Veniamo alla Svizzera di Zwingli, Calvino e Forel  (artefici della Riforma rispettivamente a Zurigo, Ginevra e Neuchatel). 
Nel 1970 i protestanti erano il 48,8 % della popolazione e superavano di un paio di punti i cattolici. 
Nel 2000 erano scesi al 33,9%, nel 2013 al 26,9%. 
Calo anche per i cattolici – ma in percentuale minore, pur se preoccupante -  passati dal 46,7% del 1970, al 42,3% nel 2000, al 38,2% del 2013. 
E’ anche interessante notare che ormai i protestanti non sono più al primo posto né a Zurigo né a Ginevra né a Basilea né a Losanna né a Neuchatel, sorpassati dai cattolici e/o dai non credenti. 
Altra constatazione statistica: nel 2012 il protestantesimo in Svizzera ha registrato più abbandoni del cattolicesimo (come del resto in Germania): un dato che si ritrova in tutta la Confederazione, ad eccezione del territorio corrispondente alla diocesi di Coira (che comprende Zurigo), dove la situazione in campo cattolico è assai conflittuale.
Un  caso molto significativo è quello dell’Olanda: lì i protestanti, che nel 1971 erano il 35,9% della popolazione, nel 2010 erano scesi al 15,6% (i cattolici dal 40,4 al 24,5%). 
Quando nel 2004 le tre principali denominazioni protestanti si unirono (calvinisti ortodossi, calvinisti moderati, luterani), il gregge comprendeva oltre 2.400.000 pecorelle. Oggi ne restano meno di 1.800.000. 
Da notare che l’Olanda è stata la prima nazione al mondo a riconoscere i cosiddetti “matrimoni gay”; ed è tristemente pure alla cosiddetta avanguardia in materia di fine vita, insieme con il Belgio, Paese ex-cattolico.
Andiamo adesso in Scandinavia
Lì troviamo altri avanguardisti in materia dei cosiddetti “nuovi diritti”. 
Come l’Olanda (però calvinista) anche Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia sono storicamente Paesi protestanti (perlopiù luterani). Formalmente sono tutti Paesi in cui il protestantesimo è ben radicato, con maggioranze ancora massicce, oltre l’80%. 
Tuttavia da inchieste demoscopiche recenti si scopre poi che in Svezia i non credenti raggiungono il 45% e in Norvegia il 33%. In Svezia e Norvegia già nel 2008/2009  il Parlamento ha riconosciuto i cosiddetti ‘matrimoni gay’, in Danimarca nel 2012, in Finlandia (il Paese scandinavo più ‘conservatore’) in questi mesi. 
E proprio in Finlandia la decisione parlamentare di riconoscere tali “matrimoni”, presa lo scorso 28 novembre con 102 voti contro 95, ha provocato una forte spaccatura all’interno del mondo luterano, il cui responsabile si è felicitato per il risultato. 
In pochi giorni oltre 13mila protestanti hanno abbandonato la loro comunità ecclesiale, senza contare che l’appoggio ufficiale del vertice luterano alla decisione ha complicato di molto il dialogo ecumenico con cattolici e ortodossi.
E gli anglicani
Partiamo dai numeri, crudi. In Gran Bretagna nel 1983 gli anglicani rappresentavano il 40% della popolazione britannica, nel 2012 il 20% (cattolici dal 10% al 9%). 
Piccolo ripasso di storia: nel 1993 viene introdotto il sacerdozio femminile, nel 2006 si decide che l’episcopato femminile è teologicamente giustificato. 
Come reazione, 3 vescovi e una cinquantina di sacerdoti anglicani, oltre a centinaia di fedeli, chiedono di aderire alla Chiesa cattolica, ciò che si concretizza nel 2011. 
E’ del luglio 2014 il ‘sì’ definitivo alle donne-vescovo da parte del Sinodo della Chiesa d’Inghilterra (confermato dai due rami del Parlamento britannico). 
Da anni poi nella Chiesa anglicana si discute dell’ordinazione di preti e vescovi omosessuali e della benedizione di coppie dello stesso sesso. 
Nel gennaio 2013 si annuncia la disponibilità a consacrare vescovi anche preti omosessuali. In un discorso del luglio seguente a York l’ arcivescovo anglicano di Canterbury, Justin Welby, evidenzia poi che “sarebbe assurdo e impossibile” ignorare i cambiamenti nella società. 
Perciò “bisogna aprirsi agli omosessuali”. 
Ciò non significa automaticamente essere favorevoli ai cosiddetti “matrimoni gay” (Welby si è sempre dichiarato piuttosto contrario) e tuttavia è doveroso che anche nelle cinquemila scuole cattoliche del Regno si introducano programmi “contro l’omofobia”. 
Nel novembre 2013 la Chiesa d’Inghilterra permette la benedizione di coppie omosessuali in chiesa. 
Intanto la partecipazione al culto domenicale è scesa  negli ultimi vent’anni da 1,2 milioni di fedeli a 800 mila, meno dei cattolici che abitualmente assistono alla santa messa.  
Dalla lettura delle cifre che abbiamo dato sorge prepotente una domanda: è proprio il caso di assecondare – come hanno fatto molte comunità ecclesiali del mondo protestante – il relativismo imperante di tipo ideologico-economico, snaturando la propria identità nel tentativo di recuperare i fedeli smarriti?  
Al di là di ogni altra considerazione ci sembra che le cifre parlino. 
Inequivocabilmente.
P.S. L’articolo appare in versione cartacea sul mensile cattolico “Il Timone” di gennaio 2015, sotto il titolo: “Inseguire il mondo non paga”. .

giovedì 15 gennaio 2015

" Nulla è troppo bello per Dio, che è la Bellezza infinita " Benedetto XVI

"La bellezza dei riti non sarà certamente mai abbastanza ricercata, abbastanza curata, abbastanza elaborata, poiché nulla è troppo bello per Dio, che è la Bellezza infinita.
Le nostre liturgie terrene non potranno essere che un pallido riflesso della liturgia, che si celebra nella Gerusalemme del cielo, punto d’arrivo del nostro pellegrinaggio sulla terra.
Possano tuttavia le nostre celebrazioni avvicinarsi ad essa il più possibile e farla pregustare!”

(Papa Benedetto XVI, Omelia ai religiosi, 12 settembre 2008)

mercoledì 14 gennaio 2015

Bombardata la Cattedrale Cattolica Armena di Aleppo ( Siria )

Non dimentichiamo i nostri fratelli cristiani in grave pericolo nel Medio Oriente e in diverse altre parti del mondo.

Tra il susseguirsi delle incredibili raccapriccianti notizie dalla Nigeria (dove si sono avute migliaia di morti e, in questo momento, 10.000 si sono rifugiati dal "Califfato" Boko Haram nella città di Maiduguri), ne giungono altre. 
La mano del Signore ha impedito un grande massacro nella città martire di Aleppo, Siria, in cui la cattedrale armena cattolica è stata bombardata il 9 gennaio scorso. 
"Se il bombardamento fosse avvenuto solo due ore più tardi, la Chiesa sarebbe stata piena di fedeli". 
Nessuno è rimasto ferito, grazie a Dio.
Nell'anno del centenario del genocidio armeno da parte dei musulmani  Turchi, continua implacabile la guerra dell'Islam contro i cristiani. 
Parce, Domine, parce populo tuo!  
 
[Immagine e fonte by Rorate caeli]

lunedì 12 gennaio 2015

Cosa abbiamo fatto di male per meritarci tanta indifferenza proprio dalla Chiesa, che storicamente è sempre stata la Madre della grande storia della musica? (Cit.)



Nella Basilica Vaticana, e non solo in quella, vige la “regola” che nelle Liturgie Papali : “non bisogna far aspettare il Papa ” .
Per questo l’Organista e il Maestro del Coro debbono sapere interrompere l' esecuzione per non far attendere il Santo Padre.

Nelle Liturgie nella Basilica di San Pietro i Cerimonieri hanno sempre curato, con ammirevole precisione, il ritmo celebrativo musica/liturgia in modo che non si fossero  degli accavallamenti .

L’Organo poi faceva la sua parte intercalando con improvvisazioni o brevi brani organistici fin quando c’era bisogno.


Un errore può accadere a tutti :  basta un non nulla per sbagliare. Anche in una festa importante come l'Epifania, Cappella Papale .

Dopo la novità, discussa e discutibile, dell’ Incarnatus della Messa in Do minore di Mozart, eseguito dal Soprano Chen Reiss e dall’Orchestra Sinfonica di Pittsburgh diretta Maestro Manfred Honeck , inserito nel Credo III della Messa “in nocte” del Santo Natale abbiamo notato, dietro opportuna e competente segnalazione, che nella Cappella Papale dell'Epifania il Santo Padre , come si può chiaramente vedere nel video QUI , non ha voluto aspettare due secondi in più  iniziando In nomine Patris …” sulle ultime note dell’accordo del complesso strumentale .


La manifesta impazienza papale tradotta può suonare così : "E dai, non fatela tanto lunga che mi son già rotto abbastanza di tutto sto’ suonare!"
D’accordo che Mons. Palombella possa aver esagerato, ma esiste una cosa che si chiama "rispetto"!

Quell'umile rispetto che più di una volta abbiamo visto nel viso sorridente ed ironico di San Giovanni Paolo II e del mite e ieratico Benedetto XVI  quando le esecuzioni musicali erano state un poco più lunghe e i Cerimonieri smaniavano...


Nella Messa Papale d'Epifania  terminato il canto introitale  non c’era bisogno di far suonare  gli Ottoni ritenendo più opportuno affidare quei pochissimi secondi  all’improvvisazione organistica del bravissimo Maestro Juan Paradell Solé (  che certamente non avrebbe fatto aspettare il Santo Padre ). 
Un errore tuttavia può e deve accadere a tutti per rivestirci di santa umiltà e per farci capire che nessuno di noi è un robot o un super uomo capace di prevedere tutto ...


Qualcuno però ci potrà mai spiegare perchè i Cantori della Sistina sono obbligati a cantare il Canto Gregoriano a “mezza voce” invece che proclamarlo con voce  festosamente piena ?


Essendo stato “obbligato” a vedere il video della Messa dell’Epifania ( il Papa ha ripetuto due volte l'Hanc Igitur, la seconda volta con il proprio pasquale ..) ho anche notato che il canto introitale non era pienamente consono alla festosità della celebrazione… ( uffa che noia ...) e l’Atto Penitenziale, così allungato nei tempi e nelle note finali, è stato davvero una penitenza …
Peccato ! 

Rinnoviamo però fiduciosi le sincere e ponderate congratulazioni che facemmo a suo tempo al Maestro Mons. Massimo Palombella per avere saputo valorizzare in più occasioni il repertorio della “scuola Polifonica romana” a cui facciamo seguire anche la cordiale raccomandazione di prendere un caffè in più … per accelerare i tempi corali, che  sono troppo soporiferi, cercando di esagerare con l'Organo piuttosto che dare troppa importanza al complesso degli Ottoni .

Andrea Carradori


Immagine : Foto di Carluccio Bonesso






domenica 11 gennaio 2015

Dobbiamo pregare di più e fare penitenza ! Le tentazioni di Satana e gli scandali del mondo per distruggere le anime

Falsificatori e corruttori delle anime

Quando l'anima si raccoglie tutta nella speranza soprannaturale per sfuggire alle insidie del demonio e del mondo, i falsificatori ed i corruttori […], cioè le tentazioni di Satana e gli scandali del mondo, tentano di strapparla alla dolce speranza del Cielo. Falsificatori e corruttori sono i piaceri del mondo, poiché falsano l'idea del vero bene e corrompono l'anima; falsificatori e corruttori sono i maestri dell'errore e dell'immoralità, la presentano nei libri, sulle scene, negli esempi tristi che danno. 
Questi falsificatori e corruttori sono i nemici più insidiosi, poiché attirano sulle anime la morte […], e le gettano nel fetido sepolcro dei vizi più turpi.

[Brano tratto da "La Sacra Scrittura", vol. V, di don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa.]

Fonte : Cordialiter

sabato 10 gennaio 2015

Diocesi di Albenga-Imperia. Ma Roma ha già dimenticato le parole del Papa sulle 15 malattie del Clero ?

Qualche giorno fa “Don Camillo” nel suo blog ha speso entusiastiche parole per il Discorso che il Papa ha rivolto alla Curia Romana il 22 dicembre scorso : “Papa Francesco e le 15 malattie del clero post-conciliare!
Discorso che a me ha fatto tanto bene! Mi domando se questo semplice elenco, che tutti conosciamo se fosse stato oggetto di approfondimento nei seminari, forse oggi non raccoglieremo i cocci di un clero senza identità, in cerca di dignità!” 


Che collegamento ci può essere fra quel coraggioso Discorso Papale ( elogiato, ma solo sottovoce, anche dal Clero più tradizionale ) e questo post che si occupa della nomina ( comunicata oggi ) di un nuovo Vescovo Coadiutore della piccola Diocesi di Albenga-Imperia ?


A nostro superficiale e umilissimo giudizio il provvedimento vaticano nei confronti della piccola Diocesi Ligure, condito dal solito, soporifero  linguaggio “curialese”, conferma l'esistenza di una patologia virale :  10 dei 15 mali elencati dal Santo Padre constatandone la sintomatologia ai numeri 3-4-5-7-8-9-10-11-14-15.



Per nessun motivo noi vogliamo aprioristicamente criticare la Santa Sede per un provvedimento che ( Dio ci perdoni) ci sembra un concentrato di quello stesso spirito “curialese” che è stato oggetto dei recenti rimproveri del Santo Padre.


La nostra propensione, più volte manifestata, di affetto umano e cristiano da riversare su TUTTI i Consacrati , specie se attaccati intra et extra ,  ci aveva già fatto occupare della vicenda della Diocesi di Albenga-Imperia QUI .


Abbiamo anche raccolto nell’Urbe, soprattutto fuori dallo stretto recinto del mondo della tradizione, delle  autorevolissime informazioni   che mettono in risalto TUTTE ED INDISTINTAMENTE  l’indiscussa bontà , l’assoluta dedizione e la competente azione pastorale dell’anziano Vescovo della piccola Diocesi di Albenga-Imperia S.E.R. Mons. Mario Oliveri .


Perché allora nella vicenda della piccola Diocesi Ligure , trattata con tanta energica sollecitudine dalla Santa Sede,   aleggia ancora stile “curialese” nonostante le chiare indicazioni di cui si fregia, in scriptis et in verbis, questo Pontificato ?


Ribadendo che  non vogliamo commentare ne' le questioni interne della piccola Diocesi di Albenga-Imperia ne' la nomina del Vescovo Coadiutore   non però possiamo impedire alla nostra mente di operare alcuni collegamenti con altre realtà diocesane, ben più complesse, che la stampa e le nostre dirette informazioni ci presentano come giacenti  in  uno stato comatoso  a causa di disastri pastorali continuati.
Tante grandi e, un tempo, fiorenti  Diocesi che non hanno tuttavia ricevuto un’adeguata assistenza “curiale” e, aimè, ci sono troppi Vescovi ed Arcivescovi  che non possono beneficiare del dono di un Vescovo Coadiutore capace di  sbrogliare la matassa dei loro molteplici insuccessi.


Noi possiamo e dobbiamo fare questi collegamenti iper testuali fra la rapida, tempestiva "soluzione" adottata per la piccola Diocesi di Albenga-Imperia e tante altre realtà Diocesane tuttora in coma farmacologico .


Qualcuno potrebbe pensare che questo nostro post sia di "parte" perchè il Vescovo di quella piccola Diocesi ha dimostrato di avere, una santa propensione  ( dovrebbe essere “naturale” per un Pastore di anime)  per la Liturgia “culmen et fons” della vita spirituale di una Comunità. 
Qualcun altro potrebbe ricercare in questo intervento una specie di "consorteria di parte " perchè il Vescovo di quella piccola Diocesi ha dimostrato, dopo il 7 luglio 2007,  una particolare devozione    verso l’antico Rito della Chiesa.    
Noi non facciamo degli  inutili e perniciosi “campanilismi” però diciamo : per favore non siano vanificate le parole che il Papa  ha detto con tanta energia e chiarezza alla Curia Romana il 22 dicembre scorso :  un monito paterno  esteso  a tutti i Consacrati che lavorano nella Vigna del Signore.


Per il supremo vincolo della  Carità nella Verità  ci auguriamo che nella Santa Chiesa ci siano dieci, cento, mille Diocesi di Albenga-Imperia  e che in tantissime altre Diocesi siano inviati per la perfezione spirituale del popolo santo di Dio dieci, cento, mille Vescovi Coadiutori che possano  aiutare  altrettanti Vescovi Diocesani che, secondo il giudizio della Suprema Autorità Apostolica ( e non secondo gli  umori e i rumori dei potentati dell’informazione guidata ) non ce la fanno a portare da soli la sempre più pesante croce del governo pastorale.


Fiduciosi nell'opera della Divina Provvidenza aspettiamo e preghiamo.

Andrea Carradori

Cristina Campo : la Scrittrice che "portò il peso e l'onore" del Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae



Cristina Campo



A cura del Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 3/15 del 10 gennaio 2015, Sant’Aldo

" Il 10 gennaio 1977 moriva Cristina Campo. Figura decisamente complessa, contribuì tuttavia alla difesa del rito cattolico della Messa minacciato dalla riforma liturgica. Nella stessa Roma di Paolo VI seppe riunire e coordinare un coraggioso gruppo di teologi e di liturgisti: il risultato più importante fu il “Breve esame critico del Novus Ordo Missæ” (aprile-maggio 1969), redatto principalmente da padre Guérard des Laurieres, o.p. Il testo fu sottoscritto dai cardinali Ottaviani e Bacci (settembre 1969) e presentato a Paolo VI. Il documento esprime il rifiuto cattolico di celebrare o di assistere al nuovo rito. La ricordiamo con le prime pagine del libro di don Francesco Ricossa, CRISTINA CAMPO, O L’AMBIGUITÀ DELLA TRADIZIONE (Centro Librario Sodalitium 2005).

Cristina Campo, o l’ambiguità della Tradizione 
“La tradizione per i tradizionali non è tanto ciò che il passato porge al presente, quanto ciò che l’eterno porge al temporale”

“Quando leggo il Catechismo del Concilio di Trento, mi sembra di non avere niente in comune con la religione che vi è esposta. 
Quando leggo il Nuovo Testamento, i mistici, la liturgia, quando vedo celebrare la messa, sento una specie di certezza che quella fede è la mia o, più esattamente, sarebbe la mia senza la distanza posta tra essa e me dalla mia imperfezione. 
Questo crea una situazione spirituale penosa”. 
Queste parole, con le quali inizia la sua Lettera a un religioso (scritta nel 1942, edita postuma nel 1951), sono di Simone Weil, ma avrebbero potuto essere state scritte da Cristina Campo [d’ora innanzi, C.], e descriverne l’animo travagliato (1). Di C. (nom de plume - il più noto di tanti - di Vittoria Guerrini) (2) ho già parlato sulla rivista Sodalitium (3) a proposito del Breve Esame Critico del Novus Ordo Missæ (n. 50, p. 71) mentre nell’articolo di Padre Torquemada sul tradizionalismo italiano (Costruiremo ancora cattedrali: l’esoterismo cristiano da Giovanni Cantoni a Massimo Introvigne) (4) si è parlato di Elémire Zolla e, più in generale, di quell’ambiente del quale Zolla e la stessa C. hanno fatto parte. 
Morta a 53 anni nel 1977 (5), di C. fu pubblicato ben poco durante la sua vita: “ha scritto poco - disse di sé - e le piacerebbe aver scritto meno” (6). 
La celebrità postuma è dovuta al suo amico di sempre, Roberto Calasso (7), responsabile della raffinata casa editrice neo-gnostica Adelphi (“bestia nera” - a giusto titolo - di autori come Vassallo e Blondet - sul quale van fatte però non poche riserve), che ne sta curando la pubblicazione delle Opere [vedi bibliografia]. 
Su di lei si sono svolti numerosi convegni: al Lyceum di Firenze, nel 1997, per i vent’anni dalla scomparsa, e l’anno seguente, il 19 aprile, al Monastero di Bose di Enzo Bianchi ..., per ultimo, un congresso vaticano dedicato agli scrittori cattolici contemporanei; di tutto ciò ha parlato ampiamente la stampa.
Nel luglio del 2000, il numero 51 della rivista che dirigo, Sodalitium, annunciava la prossima pubblicazione di questo mio saggio su C. (Cristina Campo: quale tradizione?, in Sodalitium, n. 51, p. 68). 
Esso era diretto anzitutto al lettore della rivista e agli amici del nostro piccolo Centro librario. Sodalitium infatti non può disinteressarsi di C. (figura in ogni caso di per sé affascinante) a due titoli, di per sé contraddittori: quello di personaggio di rilievo di quell’esoterismo cristiano che noi combattiamo e quello, invece, di una donna che volle (per usare una sua espressione) fare tutto il possibile per “salvare la messa romana” che noi amiamo: il Breve Esame Critico del Novus Ordo Missæ [BEC] presentato dai Cardinali Ottaviani e Bacci fu un “intervento il cui onore deve essere attribuito a colei [C.] che ne concepì il progetto, ne portò il peso e ne morì d’agonia” (Mons. M.-L. Guérard des Lauriers (9), nota al Breve esame critico del Novus Ordo Missæ edito dalle Editions Sainte Jeanne d’Arc, Villegenon, p. 5). 
Altri impegni e altri interessi mi fecero mettere da parte un opuscolo già quasi completato. I temi più importanti di questo mio scritto sono stati trattati nel frattempo da altri autori, più solerti e diligenti di me: nel 2002 Cristina De Stefano ha dato alle stampe la prima biografia di C., Belinda e il mostro (sempre per le edizioni Adelphi); lo stesso anno, e in risposta alla De Stefano, Gianni Rocca ha criticato su Studi Cattolici, l’esoterismo di C.; infine, nel 2004, don Claude Barthe e Alex Campo hanno tracciato la storia del Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae, che tanto deve a C.
Malgrado questi recenti interventi, sono convinto che valga ancora la pena di dare alle stampe anche il mio piccolo contributo su C.: giudicherà il lettore se ne valeva la pena. 
Non ho conosciuto personalmente C.; ho letto quasi tutto quello che è stato pubblicato da lei e su di lei, ed ho ritrovato anche alcuni inediti; ho interrogato infine alcuni di coloro che l’hanno conosciuta... 
Ciò nonostante errori e fraintendimenti sono sempre possibili: a Dio, come per tutti noi, il giudizio finale.
C. nacque a Bologna nel 1923 sulla collina di San Michele in Bosco, da un noto musicista e compositore, Guido Guerrini (10), e dalla sorella del professore Vittorio Putti, un luminare della medicina. “Da sempre era stata considerata fragilissima, per l’originario difetto cardiaco” (M., p. 403; cf BM pp. 25-26) che la condusse alla tomba e ne condizionò, con la sofferenza, la vita. 
Non è qui il caso di ritracciare una biografia che è già stata scritta… 
Trasferitasi prima a Parma, poi a Firenze e infine a Roma al seguito del padre, visse di poesia e letteratura, frequentando da vicino i più famosi scrittori italiani contemporanei. 
Leggendo le Lettere a Mita ad esempio, possiamo distinguere, nella vita intellettuale e spirituale di C., tre momenti principali: quello sotto l’influenza preponderante della lettura della Weil e di Hofmannsthal e della conoscenza di Zolla, quello della difesa della liturgia romana, quello infine della deriva russa. (…) "

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