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giovedì 27 giugno 2013

Il successo mediatico di Papa Francesco : tranquilli non sta succedendo niente !

" Il successo mediatico di cui gode ( Papa n.d.r.) Francesco ha un motivo e un costo: il suo silenzio sulle questioni politiche cruciali dell'aborto, dell'eutanasia, del matrimonio omosessuale ". (S.Magister)

Ho letto telefonicamente una parte dell’articolo di Sandro Magister ad un illuminato, onestissimo personaggio, che mi onora della sua amicizia,   "sostenitore" dell’operazione mediatica “Francesco-Bergoglio” .
E’ rimasto in silenzio per qualche secondo.
Poi ha detto pochissime parole : “ LA CHIESA DEVE TENERE !”
Io ho aggiunto : “ SI, LA CHIESA CON L’AIUTO DELLO SPIRITO SANTO TERRA' PER  SALVARE LE ANIME !”

I primi “cento giorni” di pontificato di Papa Francesco  hanno infastidito  per la continua banalizzazione che il potere massmediatico ne sta facendo  : pare proprio che il “successo” di un Papa e di un pontificato dipenda dall'andare da solo alla macchinetta del caffè , nel risidere a santa Marta ed altre questioni simili della medesima "alta elevatura" che vengono ripetute a martello pneumatico da tutti i commentatori ogni 8 ore come per la somministrazione di un antibiotico ... 
Ci vuole una bella ingenuità a credere che bastino...
E difatti non sono bastati !
Abbiamo l’ardire di accostare le foto dei sempre più frequenti sconvolgimenti atmosferici al crescente abbandono del "sensus ecclesiae" e della dimensione verticale e escatologica della Fede da parte di noi cattolici.
Le parole che copiosamente il Successore di Pietro offre alla nostra riflessione sono condivisibili sia dal punto di vista  cristiano ed umano.
Ci piace  l'attentissima austerità militare del Papa così ripiena di autorità e decisionismo personale.
Ci piace l'evidente mancanza di una costruita umiltà del Successore di Pietro. ( Dopo una breve preghiera, Papa Francesco ha donato al Papa emerito Benedetto l’icona della Madonna “Guarda all’umiltà”, che il 20 marzo, al termine di una udienza privata, il presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, metropolita Hilarion, aveva regalato al pontefice a nome del Patriarca di Mosca e di tutta la della Rus’ Kirill. “I primi passi della Santità Vostra, dopo l’elezione, sono stati caratterizzati dall’umiltà”, aveva detto allora il metropolita Hilarion. E il Pontefice aveva risposto: “Io non ho umiltà, e vi chiedo di pregare perché il Signore me la doni”).
Non ci piace la manovra, intra ed extra ecclesia, di ridurre la Chiesa ad un'organizzazione sociale, rischio più volte denunciato dallo stesso Papa incominciando dalla prima Omelia pronunciata nella Messa alla Cappella Sistina subito dopo la Sua elezione al soglio Pontificio :
"Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore."
Se poi pensiamo alla futura intronizzazione di alcune Commissioni ecclesiali internazionali , utili dal punto di vista umano , ma paventate come preludio alla distruzione del Primato papale di giurisdizione, che ovviamente, more modernistico, verrà operata in modo indiretto, soft, promuovendo la collegialità episcopale e conferendo al Sinodo dei vescovi facoltà anche deliberative ... non possiamo fare a meno di interrogarci : non verrà più espresso il MUNUS DOCENDI del Successore di Pietro ?
Per ora preferiamo pensare che un effettivo restauro della Chiesa Cattolica dovrà avvenire attraverso la rimozione delle incrostazioni tossiche e mondane che si sono accumulate  dopo il Concilio Vaticano II : un misto fra sacro-profano-lecito-illecito che ha fatto sprofondare in una discarica per rifiuti altamente nocivi  l’immagine della Santa Sede, il cuore della Chiesa universale .

Per questo, come cattolici e come fedeli, dobbiamo pregare  lo Spirito Santo perchè illumini il Papa sperando che possa imitare il mai troppo invocato Sisto V nell'urgente opera di risanamento della Chiesa .

Il costante riferimento alla vera Tradizione Cattolica continua ad essere la scelta obbligata per continuare a  tenere bene aperti i nostri occhi di fronte alle follie che caratterizzano la Chiesa degli ultimi cinquant'anni di sragionamenti progressisti ( grazie a Dio i pochi prelati prossimi al mondo tradizionale non hanno mai soggiornato nella “stanza bottoni” della curia… )

Il problema è capire quanti, al giorno d'oggi, siano ancora in grado di ragionare con la propria testa, senza farsi trascinare dai miti post-conciliari e dalla malafede dei mezzi di informazione che ci hanno presentato la chiesa dei primi 100 giorni del pontificato di Bergoglio , quella che "va bene tutto" :  dal comunitarismo al vogliamoci bene; dalla contestazione alle congregazioni romane al mondialismo ; dal cristianesimo arcobaleno al principe rinascimentale …

San Francesco di Sales, testimone coraggioso presso i protestanti ginevrini della vera Fede , della Presenza Reale della Santissima Eucaristia e del Primato petrino prega per il Papa e per la Santa Chiesa Cattolica !

Andrea Carradori 




Tranquilli. Non sta succedendo niente... (Rimini, 25/6/2013) 



Tranquilli. Non sta succedendo niente... (Parigi, tempesta del 17/6/2013)

AGGIUNTA PER UNA SERIA E PACATA RIFLESSIONE.

Un amico, intellettuale finissimo dalla limpida e sofferta fede, in riferimento alla mia professione di fiducia nei confronti del Santo Padre ha scritto :  " Ora, se la formazione umanistica e la frequentazione dei classici non mi sia andata in fumo a causa del colesterolo, mi sembra di capire, esemplando:
A- Teresa verra' sottoposta a radioterapia per decisione del Primario che guida i medici dell'Ospedale di Ancona
B- Ma noi crediamo che il ristabilimento di Teresa possa esser conseguito,semmai,in via chirurgica e non a mezzo di radioterapia,che le sara' fatale
C- Per questo(!!!)confidiamo nel Primario che guida lo staff medico dell'Ospedale di Ancona!!!!!!!!!
Caro Andrea Carradori, te lo dico con tutto l'affetto che ti meriti, sono ormai anni che assisto a questa recita della "Fedora" di Giordano (quella di "amor ti vieta" per intenderci).
TUTTE, ripeto TUTTE, e ribadisco TUTTE le novita', le grandi e le piccine, che tu giustamente riprovi, sono o VOLUTE o PERMESSE dal Romano Pontefice: dalla comunione sulle mani alla legittimazione dei Neocatecumenali.
Simul stabunt vel simul cadent.
E' meritorio per l'intento, ma inutile,oltre che offensivo alla Verita' e dannoso per la tua, e nostra, salute mentale, scindere il CHI dal COSA.
E' poi sommamente ridicolo e,soprattutto,NON REGGE!!!"

giovedì 8 novembre 2012

RICHARD WILLIAMSON ESPULSO DALLA FSSPX : LA RIFLESSIONE DI MARCO BONGI


In questo clima arroventato di polemiche, spesso sterili e preconcette, appare davvero difficile tentare un'analisi equilibrata della recente esclusione di mons. Richard Williamson dalla FSSPX.
Chi parla di più, e in un certo senso ciò è comprensibile, sono i sostenitori del vescovo inglese il quale tuttavia, al di là dei suoi "fedelissimi", non moltissimi in verità, può comunque contare su una diffusa simpatia anche fra i "lefebvriani" comuni, soprattutto laici, che ne hanno sempre ammirato il coraggio, la determinazione e, ancor di più, la capacità di rivolgersi direttamente ai fedeli, senza eccessive mediazioni ecclesiastiche.
Per valutare tuttavia la fondatezza delle proteste di tutti costoro occorre dare una risposta, chiara e non semplicemente allusiva, ad una semplice domanda: La Fraternità San Pio X, dal 2000 in avanti, ha modificato la propria posizione dottrinale?
Solo se la risposta fosse positiva e dimostrata avrebbe un senso paragonare mons. Williamson a mons. Lefebvre, come lui stesso fa: il fondatore, in altre parole, sarebbe stato scomunicato perchè rifiutava di obbedire ad ordini contrari alla Fede di sempre, così oggi Williamson sarebbe escluso perchè si oppone al possibile accordo con la Roma modernista.
Questa similitudine mi pare francamente azzardata o comunque priva di fondamento almeno fino a quando non si dimostrerà inequivocabilmente il mutamento dottrinale degli attuali dirigenti della FSSPX.
E in effetti, se si scandagliano attentamente le prese di posizione dei "Williamsoniani", si nota facilmente che le "prove" da loro portate in tal senso appaiono davvero fragili ed inconsistenti: l'aver accettato un invito a pranzo da parte di un Cardinale nel 2000..., l'affermazione, slegata dal contesto, che il Concilio Vaticano II sarebbe buono al 95%, l'essere andati a Roma a discutere conla CDF, poche citazioni, stiracchiate per i capelli, di "portavoci" o sacrestani di qualche cappella..., quasi nulla, in verità, se si prescinde dal legittimo e cattolicissimo desiderio di giungere, prima o poi, ma senza alcun compromesso sulla Fede, al riconoscimento canonico a cui la FSSPX ha indubbiamente diritto.

Ciò che probabilmente è cambiato ultimamente, in taluni esponenti della Fraternità, è lo stile comunicativo. Tale mutamento di linguaggio, se effettivamente c'è stato, è però sicuramente un bene ed anzi potrà solo produrre effetti positivi nella battaglia della Tradizione..
In altre parole: un uomo o una donna che,senza magari aver vissuto l'epoca del Concilio e frequenti, in assoluta buona fede, la propria Parrocchia, come potrebbe reagire sentendosi apostrofare, come purtroppo ancora avviene su molti sitio periodici sedicenti "tradizionalisti" con epiteti del tipo: "assassino della Fede", "membro della cricca vaticansecondista", "seguace del conciliabolo massonico" ecc. ecc.? Fuggirebbe inorridito, e a ragione, rifiutandosi anche di approfondire le vere motivazioni che stanno alla base dell'attuale situazione.
Senza contare, e su questo punto mi sono già pronunciato con chiarezza più volte, che non è cattolico, e non lo sarà mai in nessuna occasione, rivolgersi al Pontefice, di cui si riconosce l'autorità, con espressioni irrispettose, irridenti, insolenti, sarcastiche, ironicamente amare e addirittura offensive. Tutti costoro, se intendono proseguire lungo questa strada, debbono almeno avere il coraggio di dichiararsi apertamente "sedevacantisti", con tutto ciò che questa decisione comporta.

I comportamenti di mons. Williamson, che, in questa prospettiva, potremmo invece eufemisticamente definire "esuberanti" e sicuramente imprudenti, sono davvero innumerevoli. Non mi sembra il caso di tornare sulle improvvide dichiarazioni del 2008 ma coloro che accusano mons. Fellay di voler distruggere la FSSPX dovrebbero ricordare che la medesima ha rischiato serissimamente di essere soppressa in tutta la Germania. E per cosa? Per questioni storico-politiche assolutamente avulse dalla Fede.
Molti ricordano inoltre una famosa omelia, pronunciata da mons. Williamson a Saint Nicholas du Chardonnet, nella quale assumeva le difese, forse per puro spirito di contraddizione, dell'abbè Laguerie finito poi, come tutti sanno, nell'accordismo pratico del Istituto Buon Pastore.
Un altro episodio ci può illuminare circa l'atteggiamento altalenante di mons. Williamson. Oggi, vedi Commenti Eleison n. 277, egli invita i sacerdoti a "volare basso" ed a mantenersi all'interno della FSSPX. Non più che qualche mese fa invece, nel corso di un viaggio in Asia, su invito del Superiore di tale distretto che, giustamente a mio parere, cercava di "recuperare" l'apostolato episcopale di mons. Williamson, il presule invitava apertamente alcuni sacerdoti a lasciare la Fraternità. Quelli che improvvidamente lo hanno ascoltato si trovano oggi soli, cornuti e mazziati mentre il loro "mentore" invita i confratelli a "volare basso".
E' legittimo dunque sospettare che..., in fondo questa vicenda non nasconda nulla di dottrinale ma solo, o soprattutto, astii personali, piccoli risentimenti e ripicche che sempre, anche purtroppo prima del Concilio, hanno condizionato l'operato di non pochi uomini di Chiesa.
A conferma di ciò vorrei ancora ricordare come lo stesso abbè de Caqueray, superiore del distretto di Francia e non certo accusabile di "accordismo", da moltissimi anni non invitava più mons. Williamson sul territorio di sua competenza. Ne temeva probabilmente proprio l'imprudenza e la capacità di creare confusione laddove invece era quanto mai necessario l'ordine e il buon senso.
E' verissimo quindi che, come dice il nostro Vescovo, il bene della Verità è più importante di quello dell'unità. E' altrettanto vero tuttavia che l'unità è di gran lunga più importante dei contrasti personali e delle beghe di sacrestia.

Ciò detto e ribadito però mi chiedo: l'allontanamento del Vescovo inglese era davvero l'unica soluzione praticabile? Era proprio necessario, in questo momento delicato, dare in pasto, ai modernisti ed ai mass-media, un boccone così "prelibato" come la divisione fra i Vescovi ordinati nel 1988 da mons. Lefebvre?
Certo nessuno di noi può conoscere la vicenda nelle sue reali proporzioni; il Superiore Generale avrà avuto a disposizione elementi di giudizio più approfonditi dei nostri. Penso comunque che sia legittimo, per un fedele, chiedersi se, vista la spiritualità, il clima di preghiera e la possibilità di discutere tranquillamente "guardandosi negli occhi" instauratesi nel Capitolo Generale, non sia stato un errore strategico privare mons. Williamson di questa opportunità di confronto con i confratelli.
Forse si aveva il timore della possibile divulgazione di segreti? Forse si paventava un eccessivo condizionamento sui capitolanti?
Probabilmente non lo sapremo mai. Sta di fatto però che il Capitolo ha contribuito non poco a rasserenare e ricompattare la Fraternità ed anche altri suoi esponenti di rillievo hanno potuto fugare molti dei dubbi che li attanagliavano prima. Perchè a mons. Williamson non è stata data questa possibilità?

E infine..., anche se proprio non si intravvedeva alcuna concreta possibilità di soluzione, perchè non è stata seguita la strada che, il medesimo mons. Williamson, con l'innegabile senso dell'umorismo, tutto inglese, che lo contraddistingue, ha indicato nel suo commento "Eleison" n. 276?

" Se il problema fosse stato la persona, non ci sarebbero state serie conseguenze. Si tratta infatti di un 72enne ("più o meno rimbambito") con ancora non tanti anni di attività davanti a sé.
Egli avrebbe potuto essere tranquillamente ignorato o ulteriormente screditato se necessario, lasciato a sbraitare e a farneticare nel suo isolato ritiro".

Questa è stata, in fin dei conti, la via seguita almeno da cinque o sei anni a questa parte. Era proprio necessario cambiare rotta oggi?
Al termine di queste mie semplici considerazioni, del tutto personali, mi permetto quindi, al di là di ogni umana speranza, di invitare gli amici alla preghiera affinchè, al termine di questo periodo travagliato, i quattro Vescovi della FSSPX possano, sia pur avendo idee diverse su alcuni fatti contingenti, almeno festeggiare insieme, il 29 giugno 2013, il Giubileo della loro ordinazione episcopale. Sarebbe almeno un segno di rispetto di fronte alla memoria di mons. Marcel Lefebvre.


Marco BONGI