domenica 21 luglio 2013

Invocazioni in tempo di calamità

Preghiere in ogni tempo, specie quando si attraversano periodi
di meritate prove
INVOCAZIONI IN TEMPO DI CALAMITA
'Misericordia del mio DIO, abbracciateci e liberateci da qualunque flagello
Gloria Patri
Eterno Padre, segnateci con il sangue dell'Agnello, come segnaste le case del vostro popolo.
Gloria Patri
Sangue Preziosissimo di Gesù nostro amore gridate al vostro divin Padre
misericordia per noi e liberateci.
Gloria Patri
Piaghe del mio Gesù, bocche di misericordia, parlate propizio per noi alvostro celeste Padre, nascondeteci in voi e liberateci.
Gloria Patri.
Eterno Padre, Gesù è nostro e pur nostro è il suo Sangue ed i suoi meritiinfiniti: noi a Voi offriamo tutto, dunque, se lo amate, e se vi è caro untal dono, dovrete liberarci e senza dubbio noi lo speriamo
Gloria Patri
Eterno Padre, Voi non volete la morte del peccatore, ma che si converta eviva. 
Fate per misericordia che noi viviamo e siamo vostri. Amen.
Gloria Patri
SALVA NOS, CHRISTE SALVATOR, PER VIRTUTEM SANCTAE CRUCIS, QUI SALVASTI PETRUM IN MARI, Miserere nobis.
Maria, nostra avvocata, parlate per noi e saremo salvi.
Ave MariaMaria, nostra avvocata, parlate per noi e saremo liberi 
Ave Maria
Il Signore giustamente ci flagella per i nostri peccati, ma voi, o Maria,scusateci perchè siete nostra Madre pietosissima.
Ave Maria
Maria, nel vostro Gesù ed in Voi abbiamo posto le nostre speranze, non fate,no, che restiamo confusi
Salve Regina.
Sanctus Deus- Sanctus Fortis- Sanctus Immortalis miserere nobis.
Potentia Dei Patris,
Sapientia Dei Filii, 
Virtus Spiritus Sancti, liberet meab omni incursione, infestatione, tentatione spiritum infernorum. Amen
Christus vincit, Christus Regnat, Christus Imperat+. 
Christus me ab omnifruaude diabolica liberet.
Amen.
Ecce Crucem Domini + Vicit Leo de Tribu Juda, Radix David. Alleluja,Alleluja, Alleluja.Benedictio Dei omnipotentis Patris + et Filii + et Spiritus Sancti+descendat super me et maneat semperEterno
Padre, in nome di Gesù misericordiaAmantissime Iesu fiat a me, in me et super me gratissima voluntas tua.Sancta Trinitas unus Deus parce nobis DominePater,
Ave, Gloria e Credo
Sancta Trinitas unus Deus miserere nobis.Pater, 
Ave, Gloria e Credo
Sancta Trinitas unus Deus exaudi nos Domine.Pater, 
Ave, Gloria e Credo

Respice, Domine Sanctae Pater, de sanctuario tuo, et de excelso coelorumhabitaculo, et vide hanc sacrosantam hostiam quam tibi affert magnus> Pontifex noster sanctus, innocentes dilectus Filus tuus Dominus Noster JesusChristus, pro peccatis fratrum suorum, et esto placabilis supermultitudinem malitiae mundi.
Ecce, vox sanguinis fratris nostris Primogeniti Jesuclamat ad Te de Cruce. 
Exaudi Domine, placare Domini, attende et fac. 
Nèmorerispropter Temetipsum Deus, noster, quia Nomen sanctum tuum invacatum est super domum et civitatem istam, et super universum populum tuum et facnobiscumsecundum infinitam misericordiam tuam. Per eundem Christum Domunum nostrum.
Amen.
v) Ut ad veram poenitentiam nos perducere digneris,
r) Te rogamus audi nos
v) Ut domum, civitatem istam et universum populum tuum, Domine, defendere, pacificare, custodire, conservare et piissima misericorda tuarespiceredigneris.
r)Te rogamus audi nos.
v) Per scrosantam humanae Redemptionis mysteria.
r) Cito anticipent nos, Domine, misericordiae tuae et parce populo tuo.
v) Per merita et intercessionem beatissime Genitricis tuae, et omnuim Angelorum atque Sanctorum.
r) Cito anticipent nos, Domine, misericordiae tuae et parce populo tuo.
v) Sancta Maria, sine labe originali concepta, et omnes Angeli et Sancti,intercedite pro nobis ad Dominum.
r) Ut cito anticipient nos misericordiae Domini, et parcat populo suo: utomnes cum ipso gaudere possimus in saecula saeculorum.
Amen.
OMNIPOTENS et MISERICORS DEUS, fiat semper et in omnibus, sanctissimavoluntas tua secundum infinitam et aeternam misericordam tua. 
Per ChiristumDominum Nostrum. Amen.
Benedictio sit sancta et Conceptio purissima immaculatae B. Virginis Mariae.
Amen.

PROPRIO DELLA MESSA IN OCCASIONE DI TERREMOTO
Orazione:
-O DIO Onnipotente ed Eterno, che riguardi la terra e la fai tremare,perdona a coloro che ti temono, usa misericordia con chi ti supplica,affinchè, come temiamo la tua ira scuotendo le fondamenta della terra, così sperimentiamo sempre la tua clemenza, nel ripararne le rovine.
Per N.Signore Gesù Cristo.

Segreta- O DIO, che hai fondata stabile la terra, accogli le offerte e le preghieredel tuo popolo e, rimossi del tutto i pericoli del terremoto, trasforma ilterrore della tua divina collera in rimedio di salute, affinchè quelli chediterra son fatti ed in terra dovranno risolversi, godano di potere, con unasanta condotta, divenire celesti.
Per N. Signore Gesù Cristo.

Postcommunio" Onnipotente Sempiterno Iddio, assesta la terra che vedemmo tremare a causa delle nostre iniquità, affinché i cuori dei mortali conoscano che simili flagelli provengono dalla tua ira e cessanoper la tua misericordia. Per Cristo Nostro Signore Figlio tuo, che vive e regna con Te nell'unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli ". 


Sant'Emidio Vescovo e Martire allontana da noi il flagello del terremoto.
  

Ringraziamo l'Amico che su facebook ha postato queste preghiere

venerdì 19 luglio 2013

Ancona : il Sasso di Santo Stefano

ANCON DORICA CIVITAS FIDEI
ANCONA CITTA’ DELLA FEDE
DAL LIBRO :
" LA VERIDICITA’ STORICA DELLA MIRACOLOSA TRASLAZIONE
DELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO "
del Prof. Giorgio Nicolini


IL SASSO DI SANTO STEFANO
Proprio Ancona fu tra le primissime città al mondo a ricevere l’annuncio della Fede Cristiana,
proprio “immediatamente” “dopo” la stessa Morte in Croce e Risurrezione di Cristo.
Da Ancona, infatti, si diffuse il cristianesimo nell’Italia Centrale, a motivo soprattutto di una “miracolosa reliquia” (tutt’oggi esistente) di un “sasso che colpì il protomartire Santo Stefano” (cfr. At.7,54-60) e che fu portato in Ancona da un marinaio ebreo ed ivi lasciato in obbedienza ad “una rivelazione divina ricevuta” (“una rivelazione divina ha voluto che fosse lasciato in Ancona!...) e che veniva conservato in un Santuario risalente all’epoca costantiniana e divenuto celebre in tutto il Mediterraneo per i miracoli che vi avvenivano.
La documentazione più antica sulla presenza di un Santuario di Santo Stefano in Ancona è fornita da Sant’Agostino ed appartiene alle omelie che egli recitò nella Cattedrale di Ippona, nella prima metà del secolo V. E’ importantissima non solo sotto l’aspetto religioso, ma anche nei riguardi della vita civica di Ancona, perché attesta che la città era conosciuta, in quei tempi, per tutto il Mediterraneo. 
Nell’Opera Omnia di Sant’Agostino è riportata una relazione compilata da un certo Paolo, che aveva peregrinato per i Santuari più famosi del tempo per impetrare la sua guarigione e quella dei suoi fratelli e sorelle. 
Egli ricorda, in tale relazione, che dopo essere stato a San Lorenzo presso Ravenna, dove guarì il maggiore tra i fratelli, diresse i suoi passi in Ancona, che era illustre per i miracoli al di sopra degli altri luoghi di culto: “…Sed ut de ceteris celeberrimis sanctorum locis taceam, etiam ad Anconam, Italiae civitatem ubi per gloriosissimum Martyrem Stephanum multa miracula Dominus operatur, eadem circuitione perveni”.
Dopo la lettura della relazione, nella Cattedrale di Ippona, Sant’Agostino tiene la sua omelia e, dopo aver ammonito i genitori a non maledire i figli - Paolo ed i suoi fratelli, infatti, si erano ammalati dopo essere stati maledetti dalla madre - spiega i motivi della notorietà del Santuario di Ancona, indicando anche come esso ebbe origine.
Questo il testo (in una traduzione dal latino): “Sanno molti quanti miracoli avvengono in questa città (Ancona) per l’intercessione del beatissimo Stefano. Ma ascoltate ciò che vi farà stupire: colà vi era una memoria antica ed ancora vi è (ed ancor oggi, nel 2005!) . 
Ma se, per caso, mi si dice: se ancora il corpo (di Santo Stefano) non era stato trovato, come poteva esservi una memoria? Ne mancherebbe il motivo. Ma ciò che la fama ci ha fatto conoscere, non lo tacerò alla vostra carità. Quando lapidavano Santo Stefano (cfr. Atti 7,54-60), vi erano intorno anche innocenti e soprattutto quelli che già credevano in Cristo: dicono che un sasso lo colpì su un gomito (= “ankon”) e, rimbalzando, cadde davanti ad un certo uomo pio. 
Questi lo prese e lo conservò. Costui era un navigante e quando a causa dei suoi viaggi toccò il porto di Ancona (= “gomito”), gli fu rivelato che ivi doveva lasciare il sasso. 
Egli obbedì alla rivelazione e fece quanto gli era stato ordinato: da quel momento cominciò ad esservi la Memoria di Santo Stefano e si diceva che vi era un braccio di Santo Stefano, non conoscendosi esattamente di ciò che si trattava”.
In Ancona, dunque (cioè, come a dire, nella città di “Gomito”), vi fu portato un sasso che colpì proprio “il gomito” del “braccio” di Santo Stefano… Per “volontà e rivelazione divina” fu lasciato in Ancona (cioè, in “Gomito”, che richiama nella sua configurazione geografica come un braccio materno ripiegato a gomito), ove vi fu costruito un Santuario divenuto “illustre per i miracoli al di sopra degli altri luoghi di culto”; dunque, all’epoca, forse al di sopra di Roma stessa! da essere conosciuto anche in Africa! e da farvi confluire pellegrini da tutto il Mediterraneo… 
Quante “coincidenze” “misteriose”!… Ma nei “piani di Dio” sono forse “coincidenze” “senza un significato”?… Quante riflessioni si potrebbero fare!!!… 
Non per nulla nello stemma comunale del Comune di Ancona è riportato ancora oggi: “Ancon Dorica Civitas Fidei”, “Ancona dorica città della fede”! 
Saranno degni gli anconitani del Terzo Millennio delle proprie millenarie “radici cristiane”, della fede ricevuta dai propri “gloriosi” e “santi” antenati, e dei tanti “doni” e “privilegi” ricevuti da Dio?… elargiti per un “piano di salvezza” “nella storia” del “futuro”?... “doni” davvero “unici”, al punto da essere stata identificata (con il suo stesso stemma comunale) come “Città della Fede”?…
SAN CIRIACO
Vescovo e Martire
Patrono di Ancona
Fece ritrovare la Croce di Gesù sul Monte Calvario
Del Vescovo Ciriaco si conosce qualche notizia e precisamente la data della morte, avvenuta il 4 maggio del 363, a seguito del martirio sopportato nell'anno secondo dell'imperatore Giuliano detto l'Apostata. L'attribuzione della Cattedra Anconitana a San Ciriaco è fondata sulla costante tradizione e sulla mancata rivendicazione da parte di altre Chiese Orientali od Occidentali; più certa è la sua dignità vescovile, affermata, oltre che dai martirologi e dagli Atti anche da un testo della prima metà del sec.VI, in cui è riconosciuto come pastore ottimo di popoli cristiani. 
Testo che era conosciuto a Costantinopoli ed usato nella liturgia del Venerdì Santo o in quella della festa della Croce che si celebrava nella Quaresima, composto da Romano il Melode, diacono della stessa Chiesa.
San Ciriaco era un rabbino ebreo, che si convertì al cristianesimo quando, facendo ritrovare a Sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino, la croce di Gesù sepolta sul Calvario, avvenne il miracolo della risurrezione di un morto adagiato sulla croce di Gesù da Sant'Elena, che chiedeva al Signore quale delle tre croci ritrovate fosse quella di Gesù (le altre due erano dei due ladroni).
Appena convertitosi, probabilmente per sottrarsi all'ostilità dei suoi vecchi correligionari, Giuda, assunto il nome di Ciriaco in occasione del battesimo, avrebbe abbandonato la Palestina per stabilirsi in Italia, approdando finalmente ad Ancona. 
Qui fu eletto vescovo, in un'epoca di straordinaria fioritura del cristianesimo, da poco uscito dalla clandestinità con l'editto di Milano. 
Dopo un lungo episcopato, Ciriaco, carico di meriti, volle compiere un ultimo pellegrinaggio nella Terrasanta, per rivedere il paese di Gesù e della sua stessa giovinezza. 
Qui lo avrebbe atteso la spada dell'ultimo persecutore romano, Giuliano l'Apostata, e il santo vegliando colse la palma del martirio il 4 maggio del 363.
San Ciriaco morì a Gerusalemme dove si era recato per visitare i Luoghi Santi. 
Si cercò prima di convincerlo ad aderire al paganesimo; di fronte alla sua costanza nella Fede si tentò di piegarlo inutilmente con diversi tormenti, sino a versargli piombo fuso in bocca ed essendo a questi sopravvissuto, ebbe la morte percuotendo il suo capo con un ferro, forse una roncola, procurandogli una frattura cranica. 
Questi tormenti sono stati accertati dagli esami radiologici e chimici eseguiti nella ricognizione delle spoglie, avvenuta nel 1979.
Con San Ciriaco furono martirizzati la madre, Anna, e un incantatore di serpenti, Ammonio.
La salma del Martire fu sepolta a Gerusalemme, in una grotta del Monte Calvario; fu traslata in Ancona, probabilmente nel 433 o 435, a cura e per interessamento di Galla Placidia in sostituzione delle reliquie di Santo Stefano – richieste dagli anconitani - e deposta nella Chiesa che la stessa Augusta aveva fatto erigere in onore del Protomartire, la seconda con questo titolo. In questa basilica rimase sino al Mille, quando, in occasione della donazione alla Chiesa Anconitana della basilica palatina di San Lorenzo, che era nel recinto dell'acropoli, vi fu traslato unitamente alla Cattedra ed in questa Chiesa, oggi intitolata a San Ciriaco, ancora riposa.
Il corpo di San Ciriaco è incorrotto da 1700 anni. 


IL MARTIRIO DI SAN CIRIACO
Comincia la storia e la passione del Santo Ciriaco, Vescovo e Martire, Celeste Patrono della Città di Ancona, ricostruita da Francesco Scalamonti, Giacomo Gualtieruzzi e Giacomo Marchetti, scrupolosissimi curatori. Anno 1550.
Dopo la fine del beato Costantino Imperatore, l’empio Giuliano, succedendo nel regno, subito andò in guerra contro i Persiani. Ma poiché aveva udito la fama del Santo Ciriaco, si recò nella Santa città di Gerusalemme, e lo fece cercare assieme a sua Madre Anna e ordinò che essi fossero portati dinnanzi a lui, dicendo: “Ricchezze offro a voi, e grande onore. Datemi dunque ascolto e sacrificate al grande Dio Giove”.
Il Santo Ciriaco Vescovo rispose: “Io invece sacrifico al grande Dio mio Gesù Cristo, Re di tutti i secoli, e anzi offro ogni giorno vittime incontaminate e sacrifici”. 
Giuliano disse: “Anch’io molto praticai siffatte vanità, e non mi giovarono affatto”. 
Il Santo Ciriaco Patriarca rispose: “Bene hai detto che non ti giovarono affatto: perché, pur essendo tu a parte delle Divine Scritture, avendo conoscenza di tutte loro, le disprezzasti, e trascurasti gli scritti divini. E tuttavia, benché tu ne fossi indegno, Dio misericordioso ti concesse di diventare re: ma tu non solo esercitasti empiamente que-sto potere, divenendo col tempo crudelmente apostata verso la divinità, ma anche prendesti a perseguitare coloro che praticano la devozione. Pertanto, presto ti sarà tolta l’empia superbia dell’anima tua”.
Irato allora Giuliano, ordinò che gli fosse tagliata la mano destra, dicendo: “Con questa mano, molte volte, scrivendo lettere, molti hai distolto dai sacrifici agli Dei”. 
Il Santo Ciriaco rispose: “Ma tu non sai, insensato, quale favore mi ha fatto! Io invece non lo ignoro, poiché prima di conoscere il vero Signore Gesù Cristo, io ero uno che scriveva alla sinagoga dei Giudei, che nessuno credesse in Cristo. Tagliando via la vergogna del mio corpo, tu mi hai procurato la vita eterna, e per questo io disprezzo i tuoi tormenti, per sfuggire al fuoco eterno e all’ira che verrà”. 
Giuliano disse: “Se veramente tu non temi il fuoco, lo giudicherò da come sopporterai i tormenti, così da consumare non solo il corpo tuo, ma anche l’anima”.
Quindi ordinò il crudele tiranno, l’empio Giuliano, di far fondere piombo in un bacile, e che venisse fatto distendere il beato Ciriaco Vescovo, e che con una tenaglia di ferro venisse tenuta aperta la sua bocca, e che gli venisse versato dentro il piombo, così da fargli ardere le viscere. 
Ma il Santo Ciriaco, subendo tanto crudele e scellerata pena, restando in silenzio, guardava il cielo. 
Ed essendo trascorse due ore, e pensando tutti che il beato Ciriaco fosse ormai morto, ecco che invece egli levò alta la sua voce, e disse forte: “Cristo, luce eterna, inestinguibile splendore, riscatto dei peccatori, che riconduci gli erranti sulla retta via, e Signore, che condannasti con sentenza gli avversari dei tuoi amici, e per coloro che patiscono la tempesta sei porto tranquillo, manda quaggiù Michele, Arcangelo della tua Luce, e liberami da costui che è veramente operatore malvagio, perché non abbia ragione di me la sua superbia, e invece dammi forza con l’esempio della tua sopportazione, perché tu sei colui che è glorificato nei secoli dei secoli, amen”.
E come il Santo Ciriaco ebbe compiuto la sua preghiera, Giuliano disse: “Nessuno che mi abbia contraddetto uscì vivo dalle mie mani, a meno che non mi abbia dato ascolto ed abbia sacrificato. Però, per riguardo alla tua folle ostinazione non ho fatto mettere una statua; basta che tu sacrifichi, senza che nessuno veda, e di’ soltanto: ‘Un grande Dio è Giove’”. 
Il Santo Ciriaco rispose: “Io ho riposto la mia fede in colui che è il vero Dio, che ti farà precipitare da questa tua superbia”.
Allora adirato Giuliano fece portare un graticcio di rame a maglie fitte, e su di esso fece distendere il Santo Ciriaco Vescovo, e sotto fece mettere carboni ardenti, e lo fece spalmare di sale e di grasso [e da sopra a battere con le verghe], così che il suo ventre e le sue viscere venissero completamente arrostiti. Allora il beatissimo Ciriaco, facendo sentire alta la sua voce, diceva in lingua ebraica: “Vieni, Signore, in questa prova, e allontana da me la moltitudine dei dolori: ecco infatti che per il nome santo tuo, io patisco queste pene”.
Mentre dunque tali cose diceva il beato Ciriaco, si stupiva il tiranno per la sua eccezionale resistenza, e ordinò di tenerlo rinchiuso in una certa dimora, per avere tempo di pensare, di quale morte farlo perire. Essendo quindi trascorsi due giorni, la beata Anna, madre del Santo Ciriaco, si recò da lui e gli disse: “Bene hai lottato, figlio mio, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo. Ricordati anche del defunto padre tuo Simone, che è morto nella fede giudaica: riscatta, figlio, i peccati dei padri tuoi, divenendo martire assieme al Protomartire Stefano, fratello tuo; ricordati anche di me, la madre tua, che ti ho generato: nel giorno di domani, figlio mio, a questa ora, si compirà la tua vicenda e tu sarai posto nella gloria beata”. E così avvenne.
Le guardie riferirono di lei a Giuliano, ed egli la fece condurre davanti a sé, e dice: “Anna, ti sei decisa a sacrificare, perché almeno tu viva? 
L’insensato figlio tuo, invece, ha preferito morire”. Ma Anna rispose: “Bramando piuttosto la vita celeste, egli non sacrificò ai demoni, dato che questa vita è cosa effimera”. Giuliano disse: “Insomma, cosa vuoi dire? Neanche tu vuoi sacrificare e vivere?”. 
Anna rispose: “Principe di ogni iniquità, senza Dio, e disumanissimo, non mi toccano le tue parole: perché, se il Signore nostro Gesù Cristo versò per noi il suo proprio sangue, per riscattare il mondo da ogni iniquità, quanto più dunque siamo tenuto noi peccatori a morire per lui?”. 
Irato allora il tiranno empio Giuliano, ordinò che venisse appesa per i capelli e torturata con gli uncini. Quando ormai erano quasi tre ore che veniva così torturata, e straziata in ogni modo, Giuliano disse: “E allora Anna, ti hanno rimesso bene a posto, gli uncini?”. Anna rispose: “Stupido cane, e operatore di ogni iniquità, come hai potuto non capire che io non ho sentito affatto dolore? Sù, se hai maggiori tormenti, adoperali: tanto io sono preparata a combattere contro il padre tuo il Diavolo, che spero di sconfiggere con le mie forze, avendo come soccorritore Dio, a confortarmi”. 
L’empio Giuliano, di fronte a queste parole, ordinò di porre sui suoi fianchi grandi fiaccole dalla fiamma ardente. Ma la beata Anna subito disse, levando alta la sua voce: “Signore, ascolta me peccatrice, fa’ che io entri nel tuo talamo, assieme al Santo Ciriaco figlio mio”. E così dicendo, la beatissima Anna spirò.
Fattala portare in altro luogo, Giuliano ordinò che gli fosse condotto il Santo Ciriaco, il quale aveva il volto ancora sereno; per cui, stupitosi dal suo aspetto, dice: “Con incantesimi tu ci hai raggirato, non sentendo dolore; e però, se non vuoi sacrificare, di’: ‘Io non sono Cristiano’ “. 
Il Santo Ciriaco rispose: “Tu sei caduto, allontanandoti dalla verità, e vuoi indurre in errore anche me; ma non te ne sarà data la possibilità, di poter mai prevalere: io sono infatti certo che di qui a non molti giorni tu sarai percosso da un colpo celeste, quando, muovendo contro i Persiani, non proseguirai più nel tuo cammino, perché tu hai suscitato la collera del Dio vivo”. Il beato Ciriaco rispose a Giuliano: “Io sacrifico al Re mio Gesù Cristo e a Dio; ai demoni non offro incenso; ogni giorno offro a lui un sacrificio di lode, e immacolato”.
Subito allora Giuliano ordinò di scavare una fossa profonda, e chiamò moltissimi incantatori di serpenti, perché, mostrandone un infinito numero, mettessero i più feroci, e quelli velenosi e i più pericolosi nella fossa, e in mezzo ad essi il Santo Ciriaco Vescovo, che pregava rivolto al Signore e diceva: “Fammi ora, Signore, questo dono del tuo affetto: che si plachino questi serpenti feroci, perché non dica il mio nemico: ‘Ho prevalso su di lui’ “. 
E così dicendo, il Santo Ciriaco fu messo nella fossa: e allora i serpenti, percossi da mano angelica, restarono morti. 
E allora il beato Ciriaco diceva esultante: “Ora so per certo, Signore, che dai tuoi servi tu non ti allontani mai: ‘ecco infatti che io camminerò sopra le aspidi, e calpesterò il Leone ed il Dragone’”. Mentre subito il beato Ciriaco usciva dalla fossa, Giuliano ordinò che le bestie feroci venissero bruciate. E allora Ammonio, il più autorevole degli incantatori, credendo in Cristo, fu condannato alla decapitazione, e mentre vi veniva sottoposto, protese il collo dicendo: “Signore Gesù Cristo di Ciriaco Vescovo, accogli in pace lo spirito mio”. 
E concluse la vita nel Signore.
Poco dopo, chiamando il Santo Ciriaco, l’empio Giuliano gli disse: “Basta che tu rinneghi il Crocifisso, e ti lascio andare subito”. Il Santo Ciriaco rispose: “O corpo perverso, essere che ha perduto i sentimenti! Tu mi esorti a rinnegare il mio Dio, perché io diventi simile a te, empio ed iniquo?”.
Irato il Tiranno ordinò di riempire d’olio una grande pentola, e di farla scaldare: così bollente addirittura divenne la pentola, che i servi del diavolo che le stavano accanto non potevano sopportarne le vampate. Allora ordinò di metterlo nella pentola; ma mentre i carnefici si avvicinavano, disse loro il beato Ciriaco: “Figlioli miei allontanatevi, figli miei allontanatevi perché nessuno di voi resti bruciato dalle vampe; entrerò da me, da solo”. 
E facendosi in fronte il segno della Santa Croce, entrò nella pentola, pregando e dicendo: “Signore Gesù Cristo, che santificasti il Giordano, e il precursore tuo Giovanni empisti di saggezza, e mi donasti il battesimo dell’acqua di vita eterna: ebbene, che ora io sia battezzato per virtù tua nell’olio; ed ho già il terzo battesimo, quello di sangue, a compimento del martirio, che aspetto da te da molto tempo”.
E avendo egli detto queste cose in faccia al tiranno Giuliano, questi, pieno di furore, ordinò di colpirlo al petto. E dopo essere stato colpito, il Beato Ciriaco emise una voce, invocando il suo Signore Cristo re, e chiedendogli di poter rapidamente lasciare questo mondo. 
E così finì, nel Signore, dopo aver combattuto buona battaglia; fu assunto in gloria nel giorno di sabato, all’ora ottava, cioè il quattro di Maggio.
E subito dopo, quell’imperatore Giuliano, proseguendo nel suo cammino, rese Giovanni e Paolo martiri di Cristo andando in Persia, dove, sconfitto in guerra, viene tenuto prigioniero dal Re dei Persiani, vivo, ma spellato dalla punta del capo fino alle unghie dei piedi, e la sua pelle fu tinta di rosso, e su di lui esultarono sette Re dei Persiani, per aver avuto pace. 
Dopo di ciò la carne del suo corpo fu portata a Costantinopoli, e ne fu sepolta fuori, come esempio per i malfattori: da essa continuano a scaturire fino ad oggi, pece e zolfo, secondo la profezia del Beatissimo Ciriaco.
Il corpo del Santissimo Ciriaco fu invece sepolto ai piedi del monte Calvario, là dove egli aveva trovato la Croce di Cristo, da uomini timorati, i quali lo cosparsero di aromi e gli resero onori con inni e lodi. Ed ivi il suo sepolcro è tenuto in massimo rispetto dagli abitanti di quel luogo, a lode e gloria del Signore nostro Gesù Cristo, al quale spettano onore e gloria per i secoli dei secoli. Amen.
Per mandato del Reverendissimo Padre in Cristo, Pasquale da Varese, Ministro generale dell’Ordine dei Minori, io sottoscritto Segretario Generale ho visto e controllato che gli atti qui dietro scritti, ovvero “Storia e Passione del Santo Ciriaco Vescovo e Martire, celeste Patrono della Città di Ancona”, in tutto e parola per parola corrispondono al loro originale, che si trova conservato a Roma, nella Biblioteca Vallicelliana, e dal quale è stata fedelmente ed esattamente trascritta la qui presente “Storia e Passione ecc.”. Che così sia io attesto, e questa mia attestazione della veridicità della cosa ho garantito col piccolo sigillo del mio ufficio.
Per il Sigillo
Roma, Ara Coeli, 16 aprile 1787
Frate Giovanni Antonio, Notaio Papale e Segretario Generale dell’ Ordine
I quali Atti, ovvero storia ecc., io, Canonico Vincenzo Baroni, Penitenziere della Cattedrale di San Ciriaco, trascrissi in Ancona di mia propria mano dalla medesima copia autentica, presso il Signor Camillo Albertini, e con essa, fatto il riscontro parola per parola, quest’ultima copia concorda perfettamente ecc. Così è.
Il suddetto Canonico Vincenzo Baroni ecc.

LEGGERE QUI LA STORIA DELLA CHIESA DI ANCONA di cui è Patrono San Ciriaco

TUTTA LA DOCUMENTAZIONE STORICA DELLA VITA, DEL MARTIRIO E DELLE RICOGNIZIONI SCIENTIFICHE ESEGUITE RECENTEMENTE SUL SUO CORPO (INCORROTTO DA 1700 ANNI) E' PUBBLICATA IN UN LIBRO.
Per eventuali richieste, scrivere al Prof. Giorgio Nicolini : giorgio.nicolini@poste.it

I misteri del Vaticano. La Roma dei Papi

Una mia devotissima Zia, che lasciò tutto il suo patrimonio in eredità ad un novello Ordine Religioso Femminile, che ebbe molto a cuore, volle ricordarsi di me ( all'epoca bambino delle scuole elementari ) facendomi erede della sua biblioteca essendo convinta che sarei divenuto Vescovo o addirittura Cardinale.
Quella pia donna, nella sua bontà non aveva previsto che il Concilio Vaticano II, da poco concluso, mi sarebbe stato letale ...
Inutile dire che in pieno Stato Pontificio al prematuro orfano di padre Andrea, cioè io, della ricca biblioteca arrivò solo una parte dei volumi custoditi perché gli esecutori testamentari, le suore dell’Ordine tanto caro alla Zia, nel frattempo avevano “ regalato” un bel po’ di libri, anche antichi, a Prelati locali e romani per ingraziarsi i loro favori …
Chi scrive ricorda benissimo di aver veduto, malgrado la tenera età, alcuni dei volumi , che de jure gli appartenevano, in alcuni studi di Sacerdoti.
La “consuetudine” da parte dei Religiosi, soprattutto femminili, di conservare come “souvenir” quel che spettava ai legittimi proprietari testamentari è piuttosto lunga e raggiunge l’apoteosi con delle fin troppo furbe Suore che, nominate eredi parziali di una Famiglia marchionale, ricevettero la “visita di cortesia” di un esasperato  nipote dei defunti Marchesi che portava casualmente sulle spalle un bellissimo quanto mai funzionante fucile …
Il nipote dei Marchesi  potè ricevere quanto gli apparteneva ma il giorno dopo le Suore vendettero ad un rigattiere non solo la Cappella del palazzo ereditato ( venduto poi anche quello) ma anche le Reliquie Insigni e persino gli arredi personali di un Papa che faceva parte della Famiglia …
Le Suore cercarono di mitigare gli “orrori” dicendo che la vendita di tali preziosi reperti storici e artistici avrebbe giovato alla sussistenza dei bambini che l’Ordine assisteva in alcune parti del terzo mondo.
Speriamo che sia stato così…

Ritornando ai superstiti libri avuti in eredità alla zia nei notai due, che ovviamente le Suore pensarono di non regalare ai Prelati, mai veduti dalla zia ( forse li teneva nascosti perchè appartenuti ad alcuni parenti in odore di massoneria ) .
I due libri sono di Franco Mistrali : I Misteri del Vaticano, la Roma dei Papi ( Fratelli Borroni Ed. Milano 1866 ) .
L’Autore, che pur si dice cristiano, sfodera tutta la sua passione di garibaldino e di “cospiratore carbonaro” per infondere nel Lettore contemporaneamente l’amore per il ritorno al cristianesimo dei “primi tempi” e il disprezzo per il Papato che egli giudica , in modo assai pesante, come sempre corrotto e distaccato da ogni forma di spiritualità.
Il Papato e il Cattolicesimo vennero " trattati " sempre come espressioni di potere , come poi fecero i marxisti.
I due libri furono prontamente nascosti dalla mia devota madre : era sconveniente che un pre-adolescente potesse leggere delle storie anche miste a morbosità sessuali e squallide storie di potere …
Ma io li lessi egualmente … ponendoli poi , quasi ne me vergognassi, nel punto più remoto della mia libreria …
Li ho ripresi dopo aver letto alcune squallidissime storie clericali , inimmaginabili persino ad una mente “laica”, e dopo aver saputo dagli amici dell’Urbe di una recentissima vicenda curial-finanziaria che fa rabbrividire!
Capisco ora come ci sia bisogno di coltivare il mito del superman – smacchia-tutto- almeno per avere l’illusione che “Tout Va Très Bien (Madame La Marquise) “ …
Bene ha scritto su un blog cattolico un fedele :
" Forse è meglio stare nell'austero,riservato, Appartamento Pontificio, dove il"genius loci" informa il suo abitatore del momento, del carico e della Maestà dell'Ufficio ricoperto,piuttosto che vivere la quotidiana caciara e informalità di un albergo...meta di galoppini, traffichini, questuanti e gentuzza da due soldi.  
Mezza Roma è andata a mangiare lì...e non per venerare il Vicario di Cristo, ma a farsi gli affari propri col Vaticano.  Basta conoscere qualcuno lì dentro.
Una nomina ha fatto, una l'ha toppata. 
Umiltà vera Sancte Pater! Sic transit gloria mundi! "
Scrisse nel 1866 l’anticlericale Mistrali nell’Introduzione ALL’ITALIA : « … e quando Tomaso d'Aquino (un santo) vide il papa che si compiaceva lui presente a numerar milioni di monete, è noto come osservasse al pontefice « Padre santo, il principe degli apostoli avea differenti occupazioni! » 
E invero questa religione, ammirevolmente democratica e liberale, che gli umili, i poveri, i tribolati elegge — religione di pace e di perdono — debbe molto offendersi delle pompe e delle ricchezze smoderate, se pur non tocchiam le lascivie, che la corrotta sua rappresentanza padroneggiano.
Nè mancarono acerbi frutti alla mala pianta. 
Le semplici e virtuose popolazioni settentrionali, educate alla maravigliosa semplicità del Vangelo, prime si levarono contro difformità del clero. Se Roma non avesse fin d'allora la prova di una colpevole durezza, certo tanti milioni popoli non avrebbero rotto l'accordo mirabile delle genti cattoliche. 
Sappiamo quante tergiversazioni ci vollero prima che fosse acconsentito un concilio generale della Chiesa,che pur tanto fervorosamente invocava tutta la cristianità;e sappiamo come alla fine adunatosi il concesso tridentino , l’opera sua attraversata da innumerevoli difficoltà fosse tarda. … 
Ridare nelle mani del papato i sudditi mancipati, non sarebbe egli lo stesso che rinnovare le stragi.... i giudizii statarii di sangue.... le confische.... le prigioni.... gli esigli— i tormenti...?  e il comune, raziocinio a ciò pensando, ricorda le miti e umane leggi di Cristo!... 
Guardi il pontefice, guardi la Chiesa a ciò, lo ripetiamo, e forse verranno persuasi che a tempo convien sacrificar di due, una corona.
E il papato sacrifichi quella che ebbe dagli uomini per conservar quella che Iddio gli affidò: e l'Italia maravigliosamente risorta, posando quella corona di re sulla nobile fronte dell'eroe di Palestro, risplenderà nella gloria intera del suo primato ; possente per la spada valorosa del suo re, possente per la venerata supremazia del pontefice.
E veramente ci pare degno di altissima meditazione pei sacerdoti ministri della Chiesa il solenne discorso proferito da quel potente imperatore che pur si gloria di essere il figlio primogenito della Chiesa. — Non è a passioni ardenti che si deve far appello — ma a buone intenzioni ; il fuoco di quelle divora e distrugge, la calma di queste seconda ed acquieta.
Semele innamorò Giove; e trasfigurato, come a uomo gli si donò; ma Giunone atrocemente gelosa seppe far della rivale atroce vendetta: sotto mentite spoglie con in¬fernale consiglio eccitò la debole creatura a voler fra le braccia accogliere il dio nella sua maestà. — Negli amorosi abbracciamenti ebbe Semele un'irrevocabile promessa — formulò il desiderio, l'ottenne ; ma fu incenerita. 
Cosi narra una mitologica tradizione, ed io me ne servo di parabola. 
Gelosi e nemici autori di perfidi consigli non fallano; le ardenti passioni di cui parla l'imperatore e che le incenerirebbero chi ne attizzasse la vampa, pur troppo le sappiamo e le conosciamo. 
Il clero faccia tesoro del consiglio. Pensi se vuole alla nostra parabola, e ricordi ancora come oggi convenga attutire gli sdegni non provocarli, calmare e non suscitare, avvegnaché l’ onda sovversiva una volta scatenata possa seco trascinare ogni ordine civile, rovesciare ogni barriera.
E il capo di questa nobile religione di giustizia e d'amore domandi egli pure a Dio e lume e consiglio, perchè dietro alle armi che si allontaneranno da lui non sorga l’anarchia e il terrore, ma rinasca veramente quella pace che — agli uomini di buona volontà — prometteva il banditore dell'era nuova, il rinnovatore dei tempi.
Ripetiamo che noi non vogliamo scismi. 
Lo scisma è il male, non rimedio. Cattolici perchè italiani, noi domandiamo conservato all'Italia questo primato eterno ed universale che le fa vassalli trecento milioni di genti sorelle.
Domandiamo non la rinnovazione della Chiesa, ma il suo ritorno alle vergini e sante ispirazioni dei primi tempi.
Che cosa erano infatti le prime comunità cristiane se non l’istituzione che più si accosti a quella splendida utopia della repubblica di Pia ione?
Quelle comunità evangeliche non erano forse la vera democrazia applicata al reggimento delle società umane ? 
Non erano esse il socialismo nel suo senso non anarchico, ma civile e ordinato, che è la carità trionfante — l'amore ?
Toccando a grandi tratti questa nostra fatica, oh! ci sarà ben dolce conforto il consacrare qualche pagina alla ricordanza di quei primi tempi benedetti, regno della fratellanza e della uguaglianza comune.
Ci sarà pur bello il ricordar le sublimi virtù di quei confessori augusti, che per la fede loro sagrifìcavano ogni più caro bene che quaggiù sia e per insino la vita: e in verità che io non so poema più grande di quelli che sono le mille vergini martiri volonterose di una religione d'amore e di speranza, dei mille intrepidi legionarii provocati ai cimenti di tante battaglie, eppur capaci dell'eroismo insigne di lasciarsi trucidare senza resistere ai manigoldi. 
Ma rapidamente passarono i bei tempi della Chiesa.
Federico Barbarossa, il distruttore di Milano, trovò nel capo della cristianità, già per lunga consuetudine costituito capo del municipio romano, il più efficace aiutatore della sua ambizione, poiché la sete avida di potere tanta era nel nordico predone quanto nel competitore ingordo di frate Arnaldo, il martire di Brescia.
Il forte monaco avea osato di porsi contro al papato da potenza a potenza;  la umile cocolla di Arnaldo assunse in quella gran lotta le gigantesche forme del popolo, che
rappresentava contro la tirannide rappresentata da Adriano.
E la tirannide papale vinse : vinse colle armi eloquenti di san Bernardo, vinse colle crudeli dell'imperatore svevo. 
Fu giorno fatale per la Chiesa quello che dai merli di Castel Sant'Angio lo penzolava sul rogo il cadavere di Arnaldo strozzato, mentre da Tivoli il pontefice, méssa in capo a Federigo la consacrata corona, protendeva le mani a benedire e ad assolvere i luridi e ladri lanzichenecchi dell'eccidio di Roma,
Ma quivi non finì col mostruoso connubio di Barbarossa e di Adriano la scissura dello Impero e della Chiesa: troppo, eia un lato come dall'altro, le ambiziose idee rassomigliavano per poter camminare concordi; Guelfi e Ghibellini, papa e imperatori volevano dominare; libidine di regno ogni altro senso facea muto.
Lotta gigante che non è risolta e che non potrà risolversi mai insino a tanto che duri il dominio confuso delle cose terrene e spirituali.
Torni il cattolicisimo -alle pure sue fonti: dalla porpora principesca tornino i sacerdoti alle candide e umili vesti dei primi leviti, Tornino cogli esempi ad avvalorare la parola evangelica, e il primato civile delle nazioni sarà riconfermato alla Roma dei papi, e la madre antica del genio col morale impero stenderà il suo regno di pace su tutto l'universo .» (pagg.11-12-13-14-15)

( A.C.)


lunedì 15 luglio 2013

La devozione liturgica infastidisce Satana

Dedichiamo questo Post alla devozione liturgica ed eucaristica : indispensabili per la santificazione personale e della comunità, sia ecclesiastica  che civile.
Lo facciamo attraverso le parole che due nostri fratelli nella fede hanno scritto  su facebook .
Come “introduzione” postiamo la “cronaca” di un episodio di blasfema intolleranza liturgica che avvenne nella Città di San Francesco nel 1982 perchè è idealmente collegato con quanto descritto nel primo intervento.
Ce lo descrive  Carlo Belli  nel suo ultimo libro “ Altare deserto " ( Giovanni Volpe Editore, 1983, pagg. 111 e 112 ) :  « ... Veramente Giovanni Paolo II il coraggio ce l'avrebbe, a giudicare da quello che ha detto in un documento indirizzato a tutti i Vescovi della Chiesa: egli " ha chiesto perdono, in nome suo e di tutti i venerati e cari fratelli dell'Episcopato — per tutto ciò, per qualsiasi debolezza umana, impazienza, negligenza, in sèguito anche all'applicazione talora parziale, unilaterale, erronea delle prescrizioni del Concilio Vaticano II, che possono aver suscitato scandalo e disagio circa l'interpretazione della dottrina e la venerazione dovuta al grande Sacramento dell'Eucarestia" (Dominicae Coenae. Versione italiana, tipografia Poliglotta Vaticana, 1980). Ciò significa avere almeno il coraggio delle proprie responsabilità.
Ha perfino ammesso il diritto di celebrare, per chi lo desideri, il Rito antico.
Ma tutto è rimasto come prima. Anzi, peggio.
Il 21 agosto del 1982, (l'anno scorso!) un missionario, alla guida di un gruppo giovanile, stava celebrando sulla tomba di San Francesco ad Assisi, alle ore 11. 
Un frate villano, addetto alla basilica, appena si accorge che il missionario sta celebrando secondo il rito di San Pio V, interrompe la Messa già iniziata, per intimare al sacerdote di celebrare la cosidetta messa riformata, o conciliare.
Proseguendo imperterrito il missionario a celebrare la Messa tradizionale, il frate lo colpisce con insulti, gridandogli: Lefebvrìano! Lefebvriano!
Un secondo frate, non meno energumeno, interviene per comunicare al celebrante di smetterla che così ordina il Vescovo.
Ma il valoroso missionario non desiste.
Si giunge al ludibrio sacrilego: giunto il momento della Comunione, i due frati tangheri, cercano di impedire al celebrante di distribuire la particole da lui consacrate e impon¬gono le pissidi che si sono affrettati a portare. 
La lotta si svolge con forti spintoni prodotti dai due frati contro la ressa di giovani che vogliono accostarsi alla mensa. Fanno cadere una ragazza. 
Trambusto. Esacrazione unanime. 
Tutto ciò nella santa città di Assisi, sulla tomba di S. Francesco!
Su quella stessa tomba, pochi minuti prima della Messa celebrata dal buon missionario, si era inscenata una concelebrazione presieduta da un vescovo francescano, con chitarre e pifferi e canzonette cantate a squarciagola anche in quelle parti della S. Messa riservate al solo celebrante. …
Dirgli sepolcri imbiancati a questi estensori, sarebbe poco. 
L'arroganza dei persecutori contro i fedeli alla Tradizione, che è il deposito della Fede, mascherata in Curia da perfide ipocrisie, sbotta trionfante nel basso clero, ubriaco di populismo e di novità. 
Abbiamo appena visto che cosa è accaduto ad Assisi, sulla tomba del Santo! »
A.C.

“A me capitò un fatto molto triste. 
Da un po' di tempo avevo preso l'abitudine di inginocchiarmi per la comunione. 
Non essendoci la balaustra ormai in nessuna chiesa, mi inginocchiavo per terra ma devo dire che molti preti non fanno problemi, anche se si vede che non gradiscono.
Tuttavia ero convinto in coscienza che quell'atto di adorazione era dovuto anzi più che dovuto per il Signore.
Un giorno però quando mi inginocchiai alla comunione, il frate (cappuccino) mi rimproverò davanti a tutti dicendo "Alzati, questa è tutta scena! Non serve mettersi in ginocchio". 
E non voleva darmi la comunione.
Se mi fossi alzato, gli avrei dato ragione, per cui sono rimasto fermo in ginocchio e lo guardavo. 
Al che, spazientito e innervosito, mi diede sgarbatamente l'ostia consacrata e mi fece cenno di andare... a quel paese...
Ora mi chiedo: è possibile? Cos'avrò fatto di così male?
Nota bene: non c'erano 300 persone a far la comunione (uno potrebbe pensare che ho intralciato il traffico)... ce ne saranno state 20 ed io ero l'ultimo. Che fastidio ho provocato?
Volete sapere cosa penso? HO DATO FASTIDIO A SATANA”.

“Quando un catto-progressista parla del rito romano in vetus ordo, pone generalmente la sua attenzione ai paramenti sacri fatti di pizzi e merletti ed tutti gli accessori che fanno da contorno alla messa in rito antico. 
Nella realtà chi guarda meno superficialmente si accorge che non si tratta di pizzi e merletti ma di una ecclesiologia differente, un modo di concepire la chiesa in modo teocentrica rispetto a quella conciliare che è marcatamente antropocentrica. 
Gli abusi liturgici che soventemente constatiamo non sarebbero esistiti se avessimo mantenuto la liturgia antica perchè il rito romano antico non dà la possibilità di sperimentazioni liturgiche. 
Soprattutto un pregio della liturgia antica è quello di spazzare via i personalismi perchè il protagonista della messa è Gesù Cristo. Partecipando alle varie celebrazioni non ho mai focalizzato ai paramenti liturgici del prete che celebra la mia attenzione è sempre andato al Sacrificio Eucaristico e al silenzio meditativo che reca con se la celebrazione liturgica. 
Come possiamo convertirci se attorno a noi non abbiamo il silenzio per ascoltare? 
Non saranno sicuramente lo schiamazzo delle chitarre della messa moderna che ci farà convertire..”


sabato 13 luglio 2013

Siamo già nella nuova era anticristica ? Nessuna inquietudine per il primato petrino?

Penso che nessuno possa negare il profondo sentimento che pervade i gesti che significativamente compie Papa Francesco. 
Ripetiamo, fino allo sfinimento, che ogni nota intrisa di spirito polemico è rivolta solo nei confronti dei poteri massmediatici  che stranamente ( e ipocritamente) plaudono sempre all’attuale Successore di Pietro mentre … per quasi otto anni hanno crocifisso Colui che pure lo ( stesso ) Spirito Santo aveva designato nell’Alto Ministero Petrino.
" Qui non si tratta di "far tacere le voci della coscienza", come qualcuno può pensare. 
Si tratta soltanto di rendersi conto di che genere di "mezzo" stiamo usando per esprimere le nostre, pur legittime, opinioni. 
E certi luoghi su internet non sono assolutamente adatti a coltivare il dibattito teologico ( che non faremo MAI perchè non ne siamo assolutamente capaci n.d.r.) non di teologia, o quantomeno di teologia di un certo livello".

Preghiamo per il Papa e per la Chiesa !


Questo post ha un titolo  forte ma  " basta guardare a cosa sono intenti i governi europei " per aumentare la nostra dose di preghiera e di penitenza per la salvezza delle nostre anime e per la salvaguardia della Civiltà Cristiana : faro di luce, di amore e di misericordia per tutti i popoli !

Continuiamo dunque nell'osservazione, asettica, delle bufale spacciate dai mass media come notizie ecclesiali :
« IL SOPRALLUOGO - Il Papa ha dichiarato guerra alle auto lussuose del Vaticano. Prima ha attaccato gli sprechi, sottolineando che «a me fa male quando vedo un prete o una suora con un'auto di ultimo modello». Poi, pochi giorni dopo, ha messo in pratica quanto affermato nell'incontro con i seminaristi: mercoledì ha fatto un sopralluogo al parco macchine del Vaticano. Non è la prima volta - già nei giorni scorsi Papa Francesco, andando a pranzo da un amico cardinale, ha fatto una visita nel luogo in cui solitamente parcheggiano alcuni cardinali. … 11 luglio 2013 | 19:28 »
“… sopralluogo al parco macchine del Vaticano...” risum teneatis !
Difatti i romani, e non solo,  si son presi il mal di stomaco a forza di ridere dopo aver letto l’articolo del Corriere ...

Neppure nel ventennio fascista il Corrierone nazionale fu tanto prono nei confronti dei potentati...
I mass media esaltano alcuni gesti di questo pontificato :  « apostrofare gli sfruttatori e predicare mansuetudine presso gli sfruttati »   .
Un mio "illuminato" amico ha prontamente spiegato che è in atto il desiderio di   "  fare della fede una sorta di carta assorbente delle frustrazioni sociali create dalla crisi economica ". 
Il tutto in funzione dell'affermazione di una nuova governance mondiale di cui uno dei primi passi è lo smantellamento del Primato Petrino a favore della collegialità .
Pare che mediaticamente sta ritornando il Potere Temporale  intronizzato dalle stesse mani  che lo frantumarono il 20 settembre 1870 nella " breccia di Porta Pia : «ci sarà chi si dichiarerà entusiasta del tanto invocato rinnovamento ecclesiastico» ammonisce in un articolo un Giornalista oltre Oceano ma da quanto in quà alla Chiesa, che racchiude il deposito della Verità tutta intera, interessano le opioni transeunte della gente istigata e manovrata dai mass media ?
In un' interessante ed equilibrata analisi dell'attuale Pontificato Don Mauro Tranquillo, liturgista e stimato storico del Papato, scrive : " … Papa Francesco vuole distinguersi per povertà, sobrietà, semplicità. 
Niente paramenti antichi, niente insegne (ma la maggior parte delle insegne papali è scomparsa sotto Paolo VI). 
Si sottolinea il fatto che non abiti nel Palazzo ma sia rimasto in una suite d’albergo, che abbracci i bambini e accarezzi i cani, che dica “buongiorno”, che usi l’argento invece dell’oro, etc. 
Si sottolinea, lo abbiamo accennato, il contrasto –tutto relativo e spesso artefatto– con Benedetto sotto questi aspetti. Parla dei poveri e di una Chiesa per i poveri, lontana da ogni tipo di potere. 
La stessa struttura giuridica della Chiesa è minimizzata se non disprezzata: non solo gli eccessi di questa (il “burocratismo”), ma il fatto in se stesso. 
La Chiesa, dice Bergoglio, non è «una struttura ben organizzata» egli respinge ogni immagine di autorità e l’idea della societas perfecta; evita di sedere sul trono, non ama gli omaggi, né il cerimoniale. 
Dal fioretto edificante si slitta rapidamente all’immagine di una Chiesa non più strutturata come società visibile, ma come una comunione, una “carità” (opposta a società cui presiede il Vescovo di Roma)."

Accentuano il desiderio di  "collegialità" le recenti dichiarazioni   del   Cardinale  Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga, perennemente e fortemente "sponsorizzato" dal TG2,  Coordinatore degli otto Cardinali scelti dal Papa per consigliarlo nel governo della Chiesa e per studiare un progetto di riforma della Curia Romana.
In un’intervista ha difatti dichiarato :« Sarebbe auspicabile, e penso che lo si farà, che ci potesse essere uno sviluppo della struttura sinodale, che ne cambiasse la metodologia di lavoro per renderla un momento che, senza essere imponente – non è necessario –, abbia una funzione non solo consultiva bensì anche decisionale. … sto invitando i diversi membri della commissione a fare dei sondaggi nei loro continenti, a raccogliere proposte intorno a quelle ipotesi che già si erano presentate nelle congregazioni generali prima del Conclave, e sto trovando una grande convergenza su molti argomenti. 
Quando arriveremo alla prima riunione, all’inizio di ottobre, ci troveremo veramente a un punto di partenza molto buono. Ho molta speranza ».

“Qual’ è – gli risponde una lucida Intellettuale cattolica - la" sensibilità" di certi, se non tutti, i membri di quella commissione ? A che genere di convergenza pensiamo possano arrivare?
Tutto è talmente prevedibile che potrebbero risparmiarsi la fatica, potremmo scrivergliele noi quelle conclusioni!
Vedremo se quei porporati si stanno raccontando delle favolette, cullandosi di illusioni o se sapranno raggiungere i loro fini. 
Chi conosce Papa Bergoglio dice che non ama la collegialità, che ascolta tutti ma poi decide da solo, che non ama delegare.
Quella commissione ha il compito di "masticagli il lavoro", un lavoro per il quale ha detto di non essere dotato.
Vedremo se le conclusioni di quella Commissione coincideranno con la volontà e le idee di Papa Bergoglio”.
Torniamo alle pacatissime  parole di Don Mauro Tranquillo : “ … Si tratta unicamente di un’operazione mediatica, o vedremo altri radicali cambiamenti all’interno della Chiesa? 
Teniamo presente che, in un mondo come questo, quanto è mediaticamente rilevante sembra avere molto più peso di quanto è realmente, e in questo senso il passo in avanti c’è già stato. 
Chi ne è cosciente attore, chi pedina, chi vittima? 
A queste domande non sta a noi rispondere, né lo potremmo facilmente. A noi basta sapere che ci si vuole far entrare in una nuova epoca della vita della Chiesa, e contemporaneamente sprofondarci in una nuova era anticristica (basta guardare a cosa sono intenti i governi europei) e tenerci saldi alla dottrina definita”.

Oremus pro Pontifice nostro et pro Ecclesia Catholica !
Christus vincit !

Andrea Carradori



giovedì 11 luglio 2013

Il dovere dei Cattolici !

Tranquillizziamo alcuni nostri Lettori che scorgono nel nostro blog alcune note critiche all’attuale Pontificato :  giammai !
Utilizziamo per questo le sagge parole che una nostra Amica ha scritto su facebook.
Da parte nostra ripetiamo, fino allo sfinimento, che ogni nota che potrebbe apparire “critica” è rivolta nei confronti  del potere massmediatico a che stranamente ( e ipocritamente) plaude sempre all’attuale Successore di Pietro mentre … per quasi otto anni ha crocifisso Colui che pure lo ( stesso ) Spirito Santo aveva designato nell’Alto Ministero Petrino.
Abbiamo cercato di svelare nei precedenti post l’origine e i mandanti della Via Crucis percorsa da Benedetto XVI fin dai primi istanti del Suo Pontificato.
C' un solo modo, cristianamente perfetto, per dimostrare amore vero per il Papa : pregare per Lui ! 
Anche il non cedere, con spirito di ruffianante lecchineria , alla tentazione di avallare certe scelte che di liturgico non hanno nulla, perché sono espressione evidente di vuota demagogia popolar-populista, è un modo per dimostrarci amanti del Papa e della Verità.
Ci dispiace, infine, che nel suo intervento la nostra Amica, che ha scritto le belle parole che postiamo, sia incorsa in alcune celebrazioni maleodoranti di “abusi liturgici”.
Ci auguriamo che anche l’attuale Pontefice voglia continuare ad “investire” sulla Liturgia come ha fatto il Suo mite e fin troppo buono Predecessore.
Oh! come sarebbe bello e santo se Papa Francesco, con l’energia che gli è propria, volesse sguainare la spada per recidere le mostruose creature post conciliari che affliggono i Fedeli con una serie di diabolici “abusi liturgici” !
Oremus pro Pontifice nostro.
Andrea Carradori


« Nessuno dovrebbe giudicare il Santo Padre, neanche io l'ho fatto e ne mi permetto è Pietro ed è il Vicario di Cristo. 
Con la mia sottolineatura volevo precisare il pericolo in cui si cade volendo guardare all'eccessivo abuso che si fa dell'ostentazione del Santo Padre alla sobrietà. 
Purtroppo, e lo dobbiamo dire ed ammettere, perchè andiamo a Messa tutti ... parecchi sacerdoti ormai (sempre in nome della sobrietà - che hanno frainteso e distorto a loro piacimento e favore) si spogliano sempre di più dei paramenti sacri durante le celebrazioni ed ostentano nelle chiese orpelli che poco c'entrano con la casa di Dio...per non parlare di noi fedeli, che in chiesa siamo al mercato del pesce quando si fanno le aste d'acquisto....che entriamo in pantaloncini, ciabatte e canotte - quando va bene - o con pantaloni talmente bassi da far vedere gli indumenti intimi, non curanti del luogo dove siamo, sia che siamo all'aperto (stadio o campi scuola) sia che siamo al chiuso, la Messa è Messa ed il Sacrificio della Croce con Cristo inchiodato da noi e per noi è lo stesso e quindi ordine e decenza!. 
Se fossimo chiamati in un'aula di tribunale per difendere noi stessi o qualcun altro davanti ad un magistrato ci vestiremmo così, no di certo! 
Rischieremmo una condanna per vilipendio alla Corte...e allora davanti a Dio dovremmo strisciare con la faccia a terra e completamente coperti per la vergogna. 
Ma se la vuoi sapere tutta, la mia paura e che stiamo andando verso bicchieri di plastica usati come Calici, piattini di plastica piccoli da dolce usati come Patene e contenitori di plastica con coperchio(quelli da mettere in frigo per gli avanzi) usati come Pissidi nei Tabernacoli (che ormai per trovarli o gli fai la video chiamata o cerchi delle porte chiuse con delle luci elettriche rosse esterne - come quelle che trovi fuori dalle sale di radiologia che ne indicano la presenza e l'esecuzione di un esame - Del resto nelle chiese sono già entrate le luci da discoteca, i palloncini, i nasi da clown....e tanto altro, che ci vuole il passo e breve. …
Saremo giudicati non sulla sola Carità e Solidarietà Cristiana praticata, ma sulla TESTIMONIANZA DELLA VERA VERITA' DI DIO E SULLA DIFESA DELLA STESSA. 
Il caro Papa Francesco non deve dimenticare ciò che disse il Poverello di Assisi del quale porta il nome...la vera povertà la usava per se stesso, la voleva per i propri fratelli e frati, ma tuonava ed urlava se per le cose di Dio c'era sciatteria o superficialità. 
A DIO l'oro e lo sfarzo da lui erano pretesi, come la devota pompa durante le celebrazioni delle Sante Messe ».

mercoledì 10 luglio 2013

A San Michele Arcangelo gli chiediamo che ci difenda dal Maligno e che lo getti fuori ( Papa Francesco)

«Nel consacrare lo Stato Città del Vaticano a San Michele Arcangelo, gli chiediamo che ci difenda dal Maligno e che lo getti fuori». Papa Francesco 5 luglio 2013.
Come non pensare alla famosa omelia in cui esplicitamente il Servo di Dio Papa Paolo VI parlò che « da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio » ?
Con il Santo Battesimo la Chiesa ci ha chiesto di rinunciare a Satana (Abrenúntias sátanæ? ) e a tutte le sue opere e vanità (Et ómnibus opéribus ejus? Et ómnibus pompis ejus? ).
Subito dopo l’atto di rinuncia al peccato c’è l’unzione con l’Olio dei Catecumeni e il Sacerdote, rivestita la stola bianca, ci chiede l'adesione nella fede della Chiesa Cattolica :
“Credis in Deum Patrem omnipoténtem, Creatórem cæli et terræ? Credis in Jesum Christum, Fílium ejus únicum, Dóminum nostrum, natum, et passum? Credis et in Spíritum Sanctum, sanctam Ecclésiam cathólicam, Sanctórum communiónem, remissiónem peccatórum, carnis resurrectiónem, et vitam ætérnam?”
Diversi Amici, i cui suggerimenti teniamo sempre nel cuore e della mente, ci hanno biasimato perché nel precedente post abbiamo criticato la foggia  di alcuni "arredi" liturgici presenti  nell’ormai “famosa” Messa che il Santo Padre Francesco ha celebrato nell’Isola di Lampedusa.
Ecco il testo sotto accusa : “Con le parole di Papa Francesco cerchiamo - di resistere alle pressioni del mondo o si rende «ridicolo» - esattamente come è stato fatto oggi introducendo nella Liturgia Papale alcuni elementi che fanno parte della vuota demagogia del mondo”.
Confermiamo quanto abbiamo scritto a sola lode di Dio, senza ruffianerie o ridicole pseudo giustificazioni, che aggravano ancor più la risibilità di alcune scelte più demagogiche-propagandische che liturgiche. 

“Guai a voi quando tutti gli uomini diranno bene di voi, perché in tal modo agivano i vostri padri verso i falsi profeti” (Lc. 6, 26).
 
Alleghiamo la Professione di Fede nella Chiesa Cattolica composta e messa in rete da un giovane , che ringraziamo scusandoci per un piccolo taglio… dovuto a motivi di spazio .
A.C.


« Ci insegnarono che la Chiesa è Una, Santa, Cattolica e di origini Apostoliche.  Ci elargirono con rigore pratico che il reggitore di questa divina ecclesia terrestre, è il Papa. Su questa enorme quanto eloquente immagine visibile, ci imposero massima e devota obbedienza, poichè le tante assise cattoliche adunate, le tante filosofiche e teologiche ricerche, ci plasmarono l'intelletto che Lui è il re dei re, il principe degli apostoli, Vicario di Cristo e reggitore dell'orbe terrestre. Ci insegnarono che la Santa Messa è l'incruento sacrificio della vittima redentrice, e quasi ci imposero il timore, la devozione verso la sacralità del rito. Sì, ci insegnarono che Dio è bellezza, e che lo sfarzo del bello, doveva essere dedicata a Lui, separarono l'Altare di Dio, rendendolo inaccessibile, non per tenerci lontani, ma perchè ci fecero capire che il sacro, aveva un altro linguaggio, opposto al mondo e che la separazione nella sacralità, evidendenziava l'avvicinamento del cuore e dello spirito e non perchè "il popolo" era escluso dalla vita liturgica della Chiesa. Ci insegnarono il catechismo e ci rivelarono che la verità della cristiana religione sussisteva nella Chiesa Cattolica e fuori da essa salvezza non esisteva, ma eterna dannazione sussisteva. Ci fecero pure intimorire i Papi della storia, poichè fortemente a loro volta, credenti come noi ci dissero che l'evangelo doveva essere trasmesso, poichè la divina religione non è statica, ma dinamica, affichè tutte le genti conoscessero la verità. Ci imposero, la conversione dei diversi, facendoci comprendere che abbracciavano religioni false e opprimenti, suggerendoci che la verità, rendeva liberi e apriva gli orizzonti spirituali alla salvezza. La Chiesa, per mezzo del suo terreno ma prescelto successore di Lui, condannò come male pure l'ecumenismo dialogo, giustificandone pure le ragioni. Ci resero cattolici in tutto :  amanti del Sacro e della Tradizione, devoti del Papa e sottomessi al Vescovo. … 
Come potete ora pretendere che il Cattolico, possa conformarsi a Voi, nell'incresciosa babele di una chiesa che loda i non cristiani e butta fuori i cristiani, accusandoli, poichè devoti al papa, al sacro , al sacrificio e alla bellezza del sacro? Siete stati Voi, mediante l'esperienza plurisecolare a renderci cosi come siamo, "d'inciampo" oserei dire, e cosi rimarremo.  
Voi stessi con tristezza da parte nostra, ci considerate una "razza retrograta" perchè crediamo in ciò che per secoli ci avete trasmesso e che coincide con la fede dei padri. Si, lo dico con triste rammarico, rimarremo d'inciampo anche per Voi, si per Voi, che ci delutete ogni giorno con le vostre bruttezze e sociologie laiche, con le vostre aperture al mondo, "voltando le spalle" agli Altari, e alla Chiesa militante, disprezzata e umiliata non dal nemico, ma dai voi stessi, che pur siete stati da Lei nutriti e allattati, rammentantovi, che avete dimenticato la ragione stessa della vostra esistenza. Siete stati voi a renderci così mediante il “deposito della fede” e così rimarremo »