venerdì 23 gennaio 2015

Sant'Emerenziana Vergine e Martire

23 GENNAIO 2015: SANT'EMERENZIANA, VERGINE E MARTIRE

Non sono ancora passati tre giorni dal martirio di sant'Agnese e la Liturgia, fedele nell'accogliere tutte le tradizioni, ci richiama alla sua tomba. 
Ecco che la Vergine Emerenziana, amica e sorella di latte della nostra tredicenne eroina, va a pregare e a piangere sul luogo dove riposa colei che le è stata così presto e così crudelmente rapita. Emerenziana non è ancora rigenerata nelle acque del Battesimo, segue ancora le istruzioni del catecumenato, ma il suo cuore appartiene già a Cristo per la fede e il desidero.

Mentre la giovinetta effonde il suo cordoglio e la sua ammirazione sulla tomba d'Agnese, giungono alcuni pagani. Deridono il suo dolore, e intendono impedire gli omaggi resi alla loro vittima. È allora che Emerenziana, bruciante per il desiderio di unirsi a Cristo e di essere presto fra le braccia della sua dolce sorella, si volge verso di essi e confessando Gesù Cristo e maledicendo gli idoli, li apostrofa per la loro atroce crudeltà di cui è stata vittima l'innocente Agnese.

La ferocia pagana si scatena allora nei cuori di quegli uomini asserviti al culto di Satana, e la giovinetta ha appena finito di parlare che cade sul sepolcro dell'amica, abbattuta dalle pietre mortali di coloro che ha osato sfidare. 
Battezzata nel proprio sangue, Emerenziana lascia sulla terra le sue sanguinanti spoglie, e la sua anima vola al seno dell'Emmanuele, nel gaudio eterno dei divini abbracci e nella dolce presenza di Agnese.

da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 364-366

Vedere anche : Santi e Beati 

mercoledì 21 gennaio 2015

Preoccupazione per Benedetto XVI


La nostra preoccupazione per Benedetto XVI  
(Raffaella)


 Avevo già "condiviso" il post di Raffaella quando su facebook un Musicista d'indole liturgica benedettiana mi ha scritto questa frase : " Benedetto XVI fortunatamente sta bene, qui alcune foto."  
Su facebook  ci sono difatti alcune foto scattate il 15 gennaio 2015 ritraenti il Trio Böhm e i Solisti di Eufonia durante il Concerto offerto quel giorno a Papa Benedetto  N.d.R.)
Lasciamo intatto però il post di Raffaella ringraziandoLa per le cortesissime informazioni su Benedetto XVI che puntualmente ci dona. 
Andrea Carradori 

Carissimi amici,
ho esitato un po' prima di decidermi a scrivere questa riflessione ma credo che sia arrivato il momento giusto.
Sono state proprio le riflessioni di Socci ma soprattutto quelle di Thompson, riportate anche da Beatrice (clicca qui), a farmi capire che non è opportuno tacere ancora.
E' inutile nascondere che siamo tutti molto preoccupati per Benedetto XVI. 

Da molto tempo non si hanno sue notizie e non vengono pubblicate sue foto.
Si sperava in qualche aggiornamento in seguito alla visita fatta da Mons. Georg Ratzinger in occasione del suo compleanno la settimana scorsa ma tutto tace.
Ci chiediamo come mai da un po' di tempo regni sovrano il silenzio su Papa Benedetto.
Speriamo che egli stia bene e che la mancanza di aggiornamenti non sia dovuta all'aggravarsi delle sue condizioni di salute.
In questo caso ci piacerebbe venire informati per stargli vicino anche solo con la preghiera.
Ci auguriamo però che questa sorta di "sparizione" non sia dovuta al timore di Papa Benedetto di generare "confusione" nei fedeli.
Dopo due anni il popolo di Dio non corre di certo il rischio di vedere una "diarchia" fra due Pontefici. 

Inoltre penso che ciascuno abbia maturato le proprie riflessioni ed avere notizie del Papa emerito nulla aggiunge e nulla toglie alle convinzioni di ciascuno.
Chi pensa che nella chiesa ci sia stato un'ondata di primavera continuerà ad andare avanti nella propria idea anche se venissero pubblicate foto di Benedetto XVI.
Chi si sente confuso e non capisce la ratio di certe decisioni non subirà uno choc se ci saranno aggiornamenti sul predecessore del Papa regnante. Anzi! Sapere che tutto procede bene per Benedetto sarebbe un sollievo per tutti coloro che gli hanno voluto e gli vogliono bene.
"Chi crede non è mai solo": proprio stamattina abbiamo riascoltato queste parole nel video che ci ha regalato Gemma.
Papa Benedetto ha fatto di questa frase l'intero motto della propria esistenza e tutti noi, parlo per me in particolare, ha tratto un profondo insegnamento da quelle poche parole.
E' vero: "Chi crede non è mai solo" ma spesso anche il fedele più attento e generoso corre il rischio di sentirsi solo. Ci si sente soli quando si devono fare scelte dolorose, ci si può sentire soli quando sembra che tutto intorno a noi proceda nel verso sbagliato, ci si sente soli ed abbandonati quando viene a mancare una persona cara o quando qualcuno a cui vogliamo bene decide (o altri decidono per lui) di non dare notizie.
Ecco...in questo momento probabilmente molti di noi si sentono soli.
Speriamo, quindi, di avere presto notizie su Papa Benedetto al quale manifestiamo nuovamente tutto il nostro affetto.
Raffaella

mercoledì 21 gennaio 2015

martedì 20 gennaio 2015

I Fratelli Ortodossi "la verità, la chiarezza, la piena conoscenza reciproca sono condizioni essenziali di un dialogo autentico"


Così vicini eppur così lontani. Ecco come l'ortodossia vede realmente il cattolicesimo
 «Nella nostra qualità di ortodossi italiani, ci siamo sentiti proporre più di una volta la domanda "ma in che cos'è che siete differenti dai cattolici?". Trattandosi di una domanda piuttosto generalizzata, talvolta ce la siamo sentita porre per mera curiosità, senza un reale desiderio di comprensione. Ma spesso, dietro questa richiesta apparentemente banale, si cela un cammino di ricerca e di vero struggimento interiore, alla scoperta di un cristianesimo più autentico e profondo». Così inizia un documento di grande interesse disponibile sul sito “Sicilia Ortodossa”, espressione dell'arcidiocesi di Palermo e di tutta l'Italia della Chiesa autocefala ortodossa ucraina. ( Pare che quella particolare Comunità non è però riconosciuta dal resto dell'Ortodossia. N.d.R.
Il testo, si legge, è «nato da una serie di discussioni e dibattiti avvenuti in seno alla comunità ortodossa torinese, ed è stato in diverse occasioni analizzato e riveduto a cura di sacerdoti ortodossi in varie parti d'Italia. Fino alla sua stesura definitiva nel 1997».
Si tratta in pratica di “99 differenze tra l’ortodossia e il cattolicesimo romano” che aiutano a porre in una giusta prospettiva il cammino ecumenico con il mondo ortodosso, spesso ridotto nella percezione di tanti al solo problema del primato di Pietro, e a cogliere il modo in cui l’Oriente cristiano guarda al cattolicesimo dal punto di vista teologico, liturgico, spirituale e della storia della Chiesa. Perché la verità, la chiarezza, la piena conoscenza reciproca sono condizioni essenziali di un dialogo autentico.

Fonte : Il Timone

Quelli che s'ispirano a Lutero


Verso una Chiesa cattolica sempre più protestantizzata?

Il cardinale Marx: riforme nel segno di Lutero. Ma la Chiesa non intende ispirarsi ai protestanti


Il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga, capo della Conferenza episcopale tedesca e coordinatore del Consiglio per l’economia istituito da Papa Francesco per rendere trasparenti le finanze vaticane, non ha dubbi: Lutero deve fare da ispiratore alle grandi riforme  – spirituali e di governo – che attendono la Chiesa nei prossimi anni. Una sorta di bussola che orienti la Chiesa, insomma. Così scrive il Foglio (15 gennaio).  Il 2017, per Marx, sarà l’anno della svolta, l’occasione per mettere Cristo ancor più al centro dell’attenzione, stimolando «una collaborazione sempre più stretta tra le confessioni cristiane» per far fronte alla «secolarizzazione della società».

LA DOMANDA SU DIO
Il cardinale svizzero Kurt Koch, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, partecipando lo scorso ottobre alla Conferenza della federazione luterana mondiale, aveva anticipato la presa di posizione di Marx, sostiene il quotidiano diretto da Giuliano Ferrara,  benché avesse sottolineato in tale circostanza che il contributo teologico fondamentale di Lutero è stato la sua «domanda su Dio».  Koch aveva ricordato le parole pronunciate da Benedetto XVI nel discorso tenuto a Erfurt, nel 2011, davanti al consiglio della chiesa evangelica di Germania: «Qual è la posizione di Dio nei miei confronti, come mi trovo io davanti a Dio? Questa scottante domanda di Lutero», disse Joseph Ratzinger, «deve diventare di nuovo, e certamente in forma nuova, anche la nostra domanda, non accademica, ma concreta».

LE MANCANZE DEI CRISTIANI
Benedetto XVI non si riferiva ad un ripiegamento della dottrina cattolica sul protestantesimo o trarre ispirazione da esso per le riforme del Magistero. ma di riattualizzare in chiave moderna un quesito utile al cristiano del terzo millennio. Come spiega Famiglia Cristiana (23 settembre 2011) il papa ad Erfurt ha spiegato che Lutero, ponendo il problema di un «Dio misericordioso» ha posto la domanda fondamentale, «forza motrice di tutto il suo cammino». Invece «chi oggi tra i cristiani si preoccupa di questo?». Essere misericordioso per Dio non significa ignorare le mancanze dell’uomo, anche quelle che si definiscono «piccole mancanze», che poi non lo sono. E’ piccola mancanza «la corruzione»? E «la droga», il «potere del denaro», l’«avidità del piacere» o la «violenza che non di rado si maschera con l’apparenza della religiosità?».

IN RISPOSTA ALL'ANNACQUAMENTO DELLA FEDE
E' in tal senso, rispondeva Benedetto XVI, che va riproposta la domanda di Martin Lutero: «Qual è la posizione di Dio, come mi trovo io davanti a Dio?». Nelle moderne società secolarizzate, é sempre forte per i cristiani la «pressione» a cedere a un «annacquamento della fede» per diventare più «moderni». E questa è una tentazione a cui non bisogna cedere perché oggi «la cosa più necessaria per l’ecumenismo» é non perdere «inavvertitamente le grandi cose che abbiamo in comune, che di per sé ci rendono cristiani e che ci sono restate come dono e compito: questo un compito ecumenico centrale».

INSIEME VERSO I 500 ANNI DELLA RIFORMA
La Chiesa di papa Francesco proseguirà nel dialogo con i luterani, in vista delle celebrazioni nel 2017 del 500esimo anniversario della riforma protestante, nel solco di due documenti ufficiali che ne hanno segnato un avvicinamento delle posizioni, senza vincitori, né vinti.  «Cinque imperativi ecumenici» sono contenuti nel documento congiunto della Chiesa cattolica e della Federazione luterana mondiale, intitolato "Dal Conflitto alla Comunione". Si tratta di un lungo e dettagliato testo, scritto dalla Commissione internazionale per l'unità cattolica-luterana che si pone come riferimento al fine di superare le incomprensioni reciproche e ribadire l'impegno alla comune testimonianza cristiana nel mondo.

CATTOLICI E LUTERO
Sul loro cammino comune, scriveva l'Osservatore Romano (23 gennaio 2014), luterani e cattolici sono riusciti ad avvicinarsi non soltanto alla persona di Lutero, ma anche alla sua teologia. Il fatto che siano pervenuti a una esposizione comune delle questioni non significa che i cattolici concordino con tutte le affermazioni di Lutero, ma che lo comprendono nel modo in cui il documento comune lo presenta. La sua teologia è inquadrata nel suo contesto, ma è anche descritta alla luce del dialogo ecumenico. A seguito del Concilio Vaticano II, la Chiesa cattolica è riuscita a lasciarsi alle spalle questo atteggiamento di dura demarcazione e a leggere i contenuti della fede cattolica in modo da non vedere più il suo messaggio positivo come un’opposizione polemica all’insegnamento protestante.

IL BATTESIMO CHE ACCOMUNA
Nel merito, all'interno del documento "Dal Conflitto alla Comunione", riporta sempre il quotidiano della Santa Sede, per luterani e cattolici, la commemorazione della Riforma è oggi motivo sia di gioia comune che di dolore condiviso. Con il battesimo, luterani e cattolici sono stati uniti nell’unico Corpo di Cristo. Secondo Paolo, tutte le membra di un corpo soffrono e gioiscono con ciascun membro (Cfr. 1 Corinzi, 12, 26). Molte delle conclusioni teologiche di Martin Lutero sono condivise anche dai cattolici, come ha mostrato il dialogo ecumenico. Di questo, cattolici e protestanti possono e devono rallegrarsi insieme.

I CINQUE IMPERATIVI
Insieme divengono sempre più consapevoli del fatto che i motivi all’origine delle reciproche accuse non sussistono più, seppure non sia ancora all’orizzonte un consenso su tutte le questioni dibattute. Così, il rapporto "Dal Conflitto alla Comunione" si conclude con quei "cinque imperativi" che esortano a proseguire sul cammino di una sempre più profonda comunione. «Primo imperativo: cattolici e luterani devono partire sempre dall’ottica dell’unità e non da quella della divisione, per rafforzare ciò che hanno in comune, anche se è molto più facile vedere e fare l’esperienza di quelle che sono le differenze». Secondo imperativo: «luterani e cattolici devono continuamente essere disposti a lasciarsi cambiare dall’incontro con l’altro e dalla rispettiva testimonianza di fede» Terzo imperativo: «devono individuare insieme quali passi concreti ciò comporta e devono mirare sempre in maniera rinnovata a questo obiettivo». Quarto imperativo: «luterani e cattolici devono riscoprire insieme la forza del Vangelo di Gesù Cristo per il nostro tempo». Quinto imperativo: «cattolici e luterani, nell’annuncio del Vangelo e nel servizio, devono rendere testimonianza insieme davanti al mondo della grazia di Dio».

DUE VISIONI DELLA GIUSTIFICAZIONE
Com questo documento si alimenta l'avvicinamento tra cattolici e protestanti introdotto con la "Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione" del 2000. La "giustificazione della fede" è il grande tema che divide i cristiani.  Per i luterani è esclusivamente Dio che salva, nella misura in cui, in quanto onnipotente, è in grado di trattare come giusto ciò che per sua natura è ingiusto. Dunque è solo la fede che salva dal peccato. La Chiesa cattolica, in merito al problema della giustificazione, crede nella necessità sia della grazia divina che della cooperazione umana, fatta di fede ed opere: l’uomo è sì corrotto dal peccato originale, ma il suo libero arbitrio non è completamente annullato, e dunque trova, con l’aiuto della grazia divina, la forza per risorgere. L'affermazione che per ottenere la salvezza sono necessarie, oltre alla fede, anche le opere di bene viene fondata su Matteo 25, 31-46 e Giovanni 2,14-16.

LA GRAZIA COME PUNTO DI INCONTRO
Con la Dichiarazione congiunta, già quindici anni fa, le due fedi provavano a colmare le distanze.  «Insieme crediamo che la giustificazione è opera di Dio uno e trino. Il Padre ha inviato il Figlio nel mondo per la salvezza dei peccatori. L’incarnazione, la morte e la resurrezione di Cristo sono il fondamento e il presupposto della giustificazione. Pertanto, la giustificazione significa che Cristo stesso è la nostra giustizia, alla quale partecipiamo, secondo la volontà del Padre, per mezzo dello Spirito Santo. Insieme confessiamo che non in base ai nostri meriti, ma soltanto per mezzo della grazia, e nella fede nell’opera salvifica di Cristo, noi siamo accettati da Dio e riceviamo lo Spirito Santo, il quale rinnova i nostri cuori, ci abilita e ci chiama a compiere le buone opere».

LA "COOPERAZIONE" DELL'UOMO
I punti 20 e 21 del documento certificano il compromesso sulla giustificazione. «Quando i cattolici affermano che l’uomo, predisponendosi alla giustificazione e alla sua accettazione, «coopera» con il suo assenso all’azione giustificante di Dio - sui legge al 20 - essi considerano tale personale assenso non come un’azione derivante dalle forze proprie dell’uomo, ma come un effetto della grazia».

Secondo la concezione luterana, aggiunge il 21, «l’uomo è incapace di cooperare alla propria salvezza, poiché, in quanto peccatore, egli si oppone attivamente a Dio e alla sua azione salvifica. I luterani non negano che l’uomo possa rifiutare l’azione della grazia. Quando essi sottolineano che l’uomo può solo ricevere la giustificazione mere passive, negano con ciò ogni possibilità di un contributo proprio dell’uomo alla sua giustificazione, senza negare tuttavia la sua personale e piena partecipazione nella fede, che è operata dalla stessa parola di Dio». 
Fonte : ALETEIA 

Leggere anche articolo QUI 

lunedì 19 gennaio 2015

Foto che fanno piangere : Loreto: il Tabernacolo di "servizio"

LA SANTA CASA COME E' ORA, PRIVATA DEL TABERNACOLO,
E SENZA PIU' LA PRESENZA DI GESU' EUCARISTIA,
"ESTROMESSO" DALLA SUA CASA OVE EGLI SI ERA INCARNATO IN MARIA VERGINE



DOVE E' STATO POSTO ORA GESU'
NEL NUOVO IRRIVERENTE E DISSACRANTE "TABERNACOLO DI SERVIZIO"
(come viene chiamato con un termine "irriverente" dagli addetti della Basilica Lauretana)
Ecco le conseguenze " logiche " QUI   e QUI




Quasi nessuno si è accorto di un altro tabernacolo spostato dall'arcivescovo di Loreto Mons. Tonucci e della sua nuova assurda posizione.
Infatti è stato tolto anche il tabernacolo dell’altare maggiore per spostarlo pochi metri più a destra,
in una posizione nascosta, fuori dell’area presbiteriale, dietro un pilone che sorregge la cupola.
Esattamente è di fronte allo spigolo nord-ovest del rivestimento marmoreo della Santa Casa,
in un armadietto che sembra la credenza di una cucina appeso sul muro tra un altoparlante e una campanella, con al posto della lampada del Santissimo una piccola spia rossa che sembra un’indicazione di pericolo!
Ma, cosa peggiore, al di sotto di questo pseudo tabernacolo c’è un mobile basso sul quale vengono collocati messali e pissidi con le ostie da consacrare e all’interno del quale oggetti ad uso dell’altare!

Il tabernacolo è perciò ora in uno dei punti più nascosti del santuario, che era stato scelto da tempo come piccola area di pronto intervento per le necessità dell’altare (proprio perché vicina all’area presbiteriale… ma nascosta!)

Togliendo il Tabernacolo e il Santissimo dalla Santa Casa ora esso è stato collocato nel "Tabernacolo di servizio" sopra illustrato (quasi che si tratti di un rispostiglio per riporvi e prendervi l'Eucaristia-DIO, come se l'Eucaristia-DIO sia come "una cosa", da "utilizzare" e "servirsene" con comodo!...)





Come possono i sacerdoti celebranti fare un atto di genuflessione passando davanti a questo "pseudo-tabernacolo" senza che vi sia anche solo un minimo spazio disponibile per una genuflessione?...


(sopra)
I PELLEGRINI PASSANO INDIFFERENTI AI LATI E DAVANTI AL "TABERNACOLO DI SERVIZIO"
DEL TUTTO IGNARI CHE IN QUEL "PSEUDO-TABERNACOLO"
C'E' LA REALE PRESENZA EUCARISTICA DI GESU'-DIO!...

(sotto)
LA NUOVA CAPPELLA DEL SANTISSIMO
E' BEN OCCULTATA DA UNA TENDA CHE LA CHIUDE INTERAMENTE
E PERCIO' DIVENTA INVISIBILE AI PELLEGRINI IGNARI CHE VI PASSANO DAVANTI,
I QUALI DA LONTANO NON POSSONO RIUSCIRE A LEGGERE
UN SEMPLICE PICCOLO CARTELLO INDICATORE POSTO DAVANTI ALLA TENDA.
I PELLEGRINI PASSANO PERCIO' DAVANTI ALLA CAPPELLA DEL SANTISSIMO
SENZA FARE ALCUN ATTO DI GENUFLESSIONE E DI ADORAZIONE E SENZA ENTRARVI
 PERCHE' DEL TUTTO IGNARI CHE LI'
- DIETRO LA TENDA -
C'E' REALMENTE GESU', C'E' REALMENTE DIO!...



DICEVA GESU' ALLA BEATA ALEXANDRINA MARIA DA COSTA
Oh, se fosse ben compreso il Tabernacolo! Il Tabernacolo è la vita, è l’amore, è la gioia, è la pace. Il Tabernacolo è luogo di dolore, di offese, di sofferenza: il Tabernacolo è disprezzato;
il Gesù del Tabernacolo non è compreso.

Un cardinale disse a Napoleone: “Ma come? Lei vuole distruggere la Chiesa? Non ci siamo riusciti noi dall’interno in quasi duemila anni e ce l’abbiamo messa tutta! Ci vuol riuscire lei dall’esterno?
 


(che visse gli ultimi 13 anni di vita della sola Comunione Eucaristica, senza alimentarsi con alcun altro cibo)

Figlia mia, fà che io sia amato, consolato e riparato nella mia Eucaristia.
Parla dell’Eucaristia, che è prova di amore infinito, che è l’alimento delle anime.
Di’ alle anime che mi amano, che vivano unite a me durante il loro lavoro;
nelle loro case, sia di giorno che di notte, si inginocchino spesso in spirito, e a capo chino dicano:
Gesù, ti adoro in ogni luogo dove abiti Sacramentato,
ti faccio compagnia per coloro che ti disprezzano, ti amo per coloro che non ti amano,
ti do’ sollievo per coloro che ti offendono. Gesù, vieni nel mio cuore!
Questi momenti saranno per me di grande gioia e consolazione.
Quali crimini si commettono contro di me nella Eucaristia!
“Venga ben predicata e ben propagata la devozione ai Tabernacoli,
perché per giorni e giorni  le anime non mi visitano, non mi amano, non riparano…
Non credono che Io abito là”:
“Voglio che si accenda nelle anime la devozione verso queste prigioni d’Amore…
Sono tanti coloro che, pur entrando nelle Chiese, neppure mi salutano e non si soffermano un momento ad adorarmi”.
“Lontano dal Cielo, lontano da Gesù sono tutti coloro che sono lontani dal Tabernacolo…
Oh, se fosse ben compreso il Tabernacolo! Il Tabernacolo è la vita, è l’amore, è la gioia, è la pace.
Il Tabernacolo è luogo di dolore, di offese, di sofferenza: il Tabernacolo è disprezzato; il Gesù del Tabernacolo non è compreso”.
“Io vorrei molte guardie fedeli, prostrate davanti ai Tabernacoli, per non lasciarvi accadere tanti e tanti crimini!”
Mi chiedano tutto quanto vogliono stando alla mia presenza, davanti al Tabernacolo: è da lì che viene il rimedio per tutti i mali”.

domenica 18 gennaio 2015

Summorum Pontificum a Tolentino : orari fino al 22 febbraio 2015

Celebrazioni stabilite dal Parroco Don Andrea Leonesi nell’antico rito della Chiesa, disciplinato dal Motu Proprio “Summorum Pontificum” a Tolentino (MC) nella Chiesa del Sacro Cuore ( detta dei sacconi) . 
Dal 25 gennaio al 22 febbraio 2015. 

Mese di Gennaio 2015
Domenica 25 gennaio 2015 ore 17,00 ( nella festa della Conversione di San Paolo Apostolo)
Mese di Febbraio 2015
- Lunedì 2 febbraio 2015 ore 19,30 Festa della Candelora ( Benedizione candele, processione e Santa Messa)
- Martedì 3 febbraio 2015 ore 18,30 Festa di San Biagio Vescovo e Martire ( S.Messa, benedizione della gola e dei panini di San Biagio)
- Domenica   15 febbraio 2015 Domenica di Quinquagesima chiusura delle Sante Quarantore Parrocchiali ore 17,00 ( Vespro coram Sanctissimo, Benedizione Eucaristica e Santa Messa)
- Mercoledì delle Ceneri 18 febbraio 2015 ore 19,30 imposizione delle Sante Ceneri e Santa Messa ( digiuno)
Domenica 22 febbraio 2015 Domenica Prima di Quaresima ore 17,00 Santa Messa.
***

Riflettiamo sempre sulle parole che Benedetto XVI scrisse in occasione della pubblicazione del Motu Proprio :“Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto.


La Liturgia antica è uno straordinario veicolo di perfezione spirituale e di santificazione : indispensabile antidoto per "cacciare via l'idolo della mondanità che ci porta a diventare nemici del Signore." (Papa Francesco, Omelia 6/6/2013)
La Liturgia antica è praticata dai nostri gruppi con grande spirito di  abnegazione: dall'autotassazione per sopperire alle spese di culto e per usare carità verso i bisognosi alle ingenti spese automobilistiche di "migranti liturgici "affrontate spesso settimanalmente.

Conoscendo abbastanza bene le diverse realtà ecclesiali debbo dire con orgoglio e fierezza che i nostri piccoli gruppi liturgici legati alla Liturgia antica della Chiesa sono un modello di devozione e di autentico volontariato liturgico nei vari carismi.



Da qualche giorno il nuovo Cardinale marchigiano Edoardo Menichelli, Arcivescovo Metropolita di Ancona-Osimo che il Santo Padre ha voluto annoverare fra i membri del Sacro Collegio, ricopre  la carica di Presidente della Conferenza Episcopale Marchigiana. 
Noi assicuriamo al Presidente della CEM ed a tutti gli altri Presuli Marchigiani la nostra filiale preghiera seguendo l'insegnamento degli “antenati” marchigiani che nel corso dei secoli hanno saputo testimoniare, anche in tempi difficili per la fede, a causa del diffondersi delle ideologie contrarie al Magistero e al Vangelo, un particolare legame con un cordone ombelicale tutto speciale, alla Sede Apostolica. 

Che la Santissima Vergine Lauretana ci faccia sempre più gustare quanto dovrebbe essere soave e dolce  collaborare, sia nelle situazioni  "cum laetitia cordis" sia nei momenti di sofferenza e di incomprensioni, con i nostri Pastori perchè abbiamo sempre a cuore lo scopo di salvaguardare urgentemente le nostre radici cristiane  per la ri-costruzione di quel che rimane della civiltà cattolica sempre più assediata da branchi di lupi famelici. 
Andrea Carradori









sabato 17 gennaio 2015

Sacrilegio : quando l’atto non è vandalico ma blasfemo…

( Il post si riferisce alla notizia di qualche giorno fa : " Perugia, gruppo di stranieri profana una statua della Madonna.
Un gruppetto di immigrati ha distrutto una statua della Vergine e ci ha urinato sopra. Ma il vescovo ammonisce: "Non è un atto di odio religioso". Come fa il nuovo Vescovo Ausiliare di Perugia Mons. Paolo Giulietti ad esserne così sicuro - più delle Forze dell'Ordine che stanno indagando ? Excusatio non petita, accusatio manifesta ...)

***


Perché di fronte all’iconoclastia che impera in Siria, in Iraq e in altre parti turbolente del mondo diciamo che è persecuzione contro i cristiani e i loro simboli e qui, invece, di fronte a fatti simili, diciamo che è “maleducazione”? 
Perché certi vescovi non chiamiamo più gli atti blasfemi con il loro nome? Attenzione: farsi “eunuchi per il Regno dei Cieli” non vuol dire perdere la virilità intesa come coraggio e fermezza.

Ciò che risulta indigesto è che il vescovo abbia parlato di “maleducazione”, come se per una persona analfabeta o cresciuta in ambienti difficili fosse normale accanirsi contro una persona inerme che sta pregando per la strada davanti ad una icona della Vergine Maria, e frantumandone l’immagine ci urinasse sopra.

No, questa non è semplice maleducazione, non è un caso di mala-educazione, è piuttosto una vera profanazione, un vero atto di accanimento anti-religioso che il vescovo si guarda bene dal dichiarare tale, trasformandolo in un atto quasi del tutto naturale…- se uno non è ben” educato”!

Ma “male-educato”, lo dice il termine stesso, significa che qualcuno non è stato bene-educato a vivere con gli altri. 
Di conseguenza, l’atto compiuto da questi profanatori avrebbe all’origine il coinvolgimento di altre persone che a loro volta avrebbero educato male questo gruppetto di “stranieri”. 
L’atto vandalo, ma maggiormente l’atto blasfemo, perciò, non verrebbe da un essere semplicemente ignaro di che cosa sia essere bene-educato, quanto piuttosto dall’aver appreso che scagliarsi contro la fede cattolica è un bene, o del tutto normale, al limite è solo “maleducazione”.

Quando l’atto non è vandalico ma blasfemo…


L’atto vandalico è ben diverso dall’oltraggio religioso, dalla profanazione, dalla blasfemia.
L’atto vandalico è associato infatti all’adolescenza, ad atti burleschi, a gesti irrazionali scaturiti da una ribellione sociale e culturale e da un eccesso di ormoni che ancora prevalgono, a quell’età, sui neuroni. 
Qui, però, siamo davanti a qualcosa di molto ben più grave e il vescovo in fondo lo dice: la statua è stata ricollocata nella sua postazione originaria e sul luogo della profanazione è stato recitato un Santo Rosario di riparazione. 
Dalla Diocesi è arrivata una ferma condanna dell’atto sacrilego…
Quindi o è un atto sacrilego o è un atto vandalico. La responsabilità e la gravità cambiano a seconda dell’atto e dell’intenzione.

Una vera autocastrazione


Il problema, diciamocelo francamente, sta nel fatto che molti, troppi, tra vescovi e preti, hanno confuso il celibato, il farsi eunuchi, con la rinuncia alla virilità (la quale non è affatto una cosa sessuale): il risultato è che si sono auto-castrati nell’anima e nella mente e pure nel cuore, a tal punto da non provare nulla davanti a simili atti – e questo tanto per dirlo in modo educato e per evitare una accusa di maleducazione – e così si arriva a scambiare un atto blasfemo e sacrilego per maleducazione, così tanto per non usare il termine peccato. 
Vedono cioè un atto vandalico quando invece si tratta di un atto peccaminoso proprio perchè blasfemo e sacrilego. 
Uno può anche essere cresciuto per la strada e non conoscere l’educazione, essere anche analfabeta, ma questo non c’entra nulla con atti simili.
E’ vero che l’eunuco era colui che, privato della virilità, sotto il patto della Legge, non poteva entrare a far parte della congregazione del popolo di Dio (Deut. 23,1), ma Gesù viene a capovolgerne il senso dandogli un nuovo significato (Mt. 19). Il termine diventerà proprio di colui che rinuncerà ai desideri carnali per il regno dei cieli, mantenendo però intatta la virilità, la quale non verrà usata per scopo procreativo o sessuale, ma per supportare virilmente-coraggiosamente il progetto di Dio nel mondo. 
Quelli di cui è detto che si sono fatti eunuchi a motivo del Regno esercitano padronanza di sé per potersi impegnare nel servizio di Dio. 
L’apostolo Paolo raccomanda la castità come condotta migliore per i cristiani che non sono infiammati dalla passione. 
Questi, dice Paolo, possono servire il Signore con più costanza, senza distrazione (1Cor. 7,9 e 29-38), tali eunuchi non sono individui che si siano menomati fisicamente o che siano stati evirati; sono persone che scelgono volontariamente di non sposarsi. 
I tanti Santi e Martiri – ma anche fra gli sposati – ce lo insegnano.

Mai attentare alla verità

 

Ora qui c’era un anziano, all’inizio del fatto, che stava pregando per la moglie morta: è questa immagine che il gruppetto selvaggio è andata a colpire per primo, ma il vescovo non dice nulla in difesa di questa persona, tace.
Siamo ad una svolta a riguardo del farsi  eunuchi per il regno di Dio, siamo agli “aucastrati” per il pensiero unico”
Siamo letteralmente invasi dai travisamenti e dalle menzogne: i cattolici in larga parte non se ne avvedono, quando addirittura non rifiutano di avvedersene. 
Se io vengo percosso sulla guancia destra, la perfezione evangelica mi propone di offrire la sinistra. 
Ma se si attenta alla verità, la stessa perfezione evangelica mi fa obbligo di adoperarmi a ristabilirla: perché, dove si estingue il rispetto della verità, comincia a precludersi per l’uomo ogni via di salvezza  (Card. G. Biffi).
Queste parole del cardinale Biffi ci portano a comprendere come i nostri Pastori, oggi, si stiano defilando davanti a fatti di gravissima portata contro la nostra fede, contro la verità, e il tutto in nome di una falsa tolleranza, di un falso rispetto che, oseremo dire, sotto la protezione dell’impalcatura del politicamente corretto, si usa per evitare discussioni ma anche la responsabilità della autentica educazione per il rispetto del sacro.

Facciamo un esempio concreto tanto per rimanere in tema: se due genitori avessero un figlio testardamente maleducato, che urinasse nel salotto degli ospiti, o rompesse tutto, come reagirebbero?

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Foto : San Vittore di Cingoli ( MC ) la profanazione avvenuta alcuni anni fa dell'edicola con il mosaico della Santissima Vergine Maria Theotókos collocata nei pressi dell'ex Monastero fondato dai Monaci Basiliani fuggiti dall'Oriente  e poi appartenuto ai Benedettini Silvestrini. Ci è stato detto che il mosaico è stato restaurato. Quando avvenne la profanazione per non turbare gli animi tutto si disse fuorchè scomodare la parola "sacrilegio". I Diritti di Dio non esistono più ! E neppure la "santa riparazione "...