domenica 12 aprile 2015

Il Genocidio Armeno : 100 anni di silenzio

“Il Genocidio Armeno: 100 anni di silenzio”, parlano gli ultimi sopravvissuti
Novità in libreria.

“Il genocidio Armeno: 100 anni di silenzio. Lo straordinario racconto degli ultimi sopravvissuti” (Arkadia Editore, 2015). 
Un libro di Alessandro Aramu, Gian Micalessin, Anna Mazzone. 
Foto di Romolo Eucalitto. 
Prefazione di Raimondo Schiavone. 
Scritti di Giancarlo Pagliarini, Suren Manukyan (vice direttore del Museo del Genocidio Armeno a Yerevan), Sargis Ghazaryan (ambasciatore della Repubblica di Armenia in Italia) e Hovakim Manukyan (Direttore dell’Ufficio per le questioni ecclesiastiche della Santa Sede di Etchmiadzin). 

Il libro uscirà in tutta Italia il prossimo 1 aprile ed è promosso dal Centro Italo Arabo Assadakah con la collaborazione dell’Ambasciata della Repubblica di Armenia in Italia e dall’agenzia di stampa nazionale Armenpress.

La notte del 24 aprile 1915 iniziava l’orrendo e sistematico sterminio del popolo armeno nei territori dell’Impero ottomano da parte dei turchi musulmani. 
In un solo mese, più di mille intellettuali, tra cui giornalisti, scrittori, poeti e perfino delegati al Parlamento furono deportati verso l’interno dell’Anatolia e massacrati lungo la strada. 
Nelle marce della morte, centinaia di migliaia morirono per fame, malattia o sfinimento. 
Alla fine gli armeni cristiani massacrati furono circa un milione e mezzo.

A distanza di 100 anni da quel genocidio, il primo del secolo scorso, un giornalista italiano, Alessandro Aramu, e un importante fotografo di cinema, Romolo Eucalitto, incontrano a Yerevan, la capitale armena, gli ultimi sopravvissuti di una tragedia che la Turchia ancora oggi si rifiuta di riconoscere. 
Una testimonianza straordinaria, con una ricca documentazione fotografica, da parte di chi ha vissuto in prima persona le persecuzioni, le violenze e l’esilio forzato, lontano dalla patria negata. 
Un reportage che dal passato arriva fino ai giorni nostri, per comprendere come l’Armenia contemporanea, attraverso le nuove generazioni, affronti la sfida della memoria condivisa come elemento di identità e di appartenenza a un popolo.

Oggi gli armeni rischiano di subire un nuovo genocidio in Medio Oriente da parte dei fondamentalisti islamici dell’ISIS. 
Nella seconda parte del volume, Gian Micalessin, inviato di guerra de Il Giornale, racconta la sua esperienza in Siria, con una serie di reportage dalle città di Aleppo e Qamishli dove i cristiani patiscono più di altri la furia di una violenza che ha radici lontane. 
Il saggio vede la partecipazione di giornalisti, storici e intellettuali italiani e armeni, tutti impegnati a raccontare un secolo di storia del genocidio dimenticato. 
Infine la contemporaneità del Nagorno Karabakh e le tensioni tra Armenia e Azerbaigian in uno scritto della giornalista Anna Mazzone.


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Centro studi Giuseppe Federici -  
Per una nuova insorgenza


sabato 11 aprile 2015

Gli Jihadisti e il Nuovo Ordine Mondiale insieme per favorire l’Anticristo

Gli jihadisti sanno bene che il Nuovo Ordine Mondiale è un’organizzazione anticristica ( a favore cioè dell'Anticristo e dei suoi adepti) per questo  dirigono i loro attacchi  esclusivamente contro i Cristiani.
Gli jihadisti tuttavia non sono riusciti a richiamare l'attenzione dell’opinione pubblica globale sulla recente strage all’Università di Garissa in Kenya. 
Per quell'orrendo massacro di giovani studenti cristiani infatti non sono riusciti a portare lo stesso sdegno massmediatico tra i leader occidentali come era invece avvenuto in occasione dell’omicidio dei vignettisti Charlie Hebdo. 
Per l'eccidio degli studenti in Kenia non è stata scatenata l'esplosione di grida e dei manifesti a cui gli intellettuali , sia di sinistra e di destra, ci avevano abituato; e nemmeno le  grandi proteste di massa con manifesti di solidarietà ("Je suis questo o quello") …
È probabile, invece, che nello stesso momento in cui giovani cristiani keniani venivano massacrati “La Metropolitana di Parigi” ordinava la rimozione dei manifesti di una normalissima pubblicità di un Concerto che questa volta aveva il grande torto di avere come protagonisti tre sacerdoti cattolici.
Si trattava difatti del celebre gruppo canoro Les Pretes ( se andiamo di questo passo dovrebbe essere censurato anche Antonio Vivaldi il prete rosso … N.d.R.) che si era nobilmente reso disponibile a destinare ai "cristiani d'Oriente"  i proventi del Concerto .
"Ovviamente" l’iniziativa è stata duramente cassata dai solerti dirigenti della “Metropolitana di Parigi” che ha fatto rimuovere tempestivamente i manifesti cercando di giustificare quell'atto con la fatua motivazione che sarebbe stata violata "laicità" [laicità]. Una scusa davvero demenziale, perché dare soldi a chi ne ha bisogno non significa fare una professione di fede né proselitismo.
Il provvedimento repressivo e antiliberale della Metropolitana di Parigi si commenta da se’ perchè la "laicità" è l' immagine eloquente dello spettro che tormenta tutti i neo-pagani occidentali.
Già … il mondo occidentale che riconosce un solo valore, al limite del ridicolo : la “laicità” della società.
Tutti gli attuali politici sono guardie fidate della laicità e delle povere marionette al servizio del Nuovo Ordine Mondiale il cui  vero nemico (come sempre) è il Cristianesimo. 
La distruzione del cristianesimo ( la caduta della Chiesa Cattolica)  deve essere raggiunta con l'ausilio di tutti i mezzi, compreso l'uso del terrore islamico, che può spingere molti verso l'apostasia per paura.
A soffrire per gli effetti del Nuovo Ordine Mondiale sono le masse dumbed-down: folle di pagani (nel doppio senso della parola) che hanno smesso di credere in Dio; mandrie di sempliciotti che il Nuovo Ordine Mondiale allatta  di imposte (al fine di finanziare la sua usura).
Queste mandrie di illusi, pensano che le religioni (al plurale) sono una calamità e che debbono essere ripudiate, in quanto impediscono l'avvento delle luci a gas di Lady Ragione e l’abbondante banchetto di Miss Democrazia, sua figlia licenziosa e beffarda.
Lasciateci inoltre ribadire che gli jihadisti - sono del tutto consapevoli del fatto che il Nuovo Ordine Mondiale è anticristico e anticristiano, per questo non dirigono i loro attacchi contro le organizzazioni e le autorità, ma contro i cristiani puntando le loro armi automatiche contro le chiese Cattoliche o Ortodosse, o le Università dove sanno studiano i cristiani . 
Con questo, si è ancora una volta chiarito che la follia jihadista ed occidentale hanno un’unica "equidistanza" , una strategia e un nemico comune: il cristianesimo, entrambi sono guidati dalla stessa “luce”, quella “luce” che, nelle parole di Chesterton : "has never darkened; a white fire clinging to that group like an unearthly phosphorescence, blazing its track through the twilights of history:... the halo of hatred around the Church of God".

Liberamente tratto dall’Articolo EQUIDISTANCE pubblicato su Rorate Caeli

Ogni singola ferita, in quel corpo assunto da Dio come suo corpo, testimonia la grandezza di questo amore di Dio per noi.

Adorazione della Croce
Venerdì santo
Venerdì 3 aprile 2015 – Cattedrale San Giuliano - Macerata
Omelia del Vescovo
S. E. Mons. Nazzareno Marconi
La celebrazione del Venerdì Santo è dominata dal vangelo della Passione e dall’immagine della croce.
Siamo chiamati ad adorare piuttosto che a fare riflessioni e l’ampiezza delle letture: il IV° canto del Servo del Signore di Isaia e l’intera Passione secondo Giovanni, richiedono più che un commento un ascolto capace di trattenere una parola, un’immagine, da portare nel cuore.
Soprattutto l’adorazione della croce, centrale nella liturgia di oggi, può essere nutrita da un bellissimo commento di S. Ireneo di Lione che dice: «Infatti, poiché lo perdemmo per mezzo del legno, per mezzo del legno è divenuto visibile a tutti, mostrando in se stesso l’altezza, la lunghezza, la larghezza e la profondità e, come disse uno degli anziani, riunendo i due popoli in uno per mezzo dell’estensione delle braccia». (Ireneo di Lione, Adversus Haereses, V, 17,4).
Ireneo ci invita con queste dense parole, a contemplare l’albero della croce. 
Come per il frutto dell’albero del Paradiso terrestre, cioè per il peccato, perdemmo la comunione con Dio, ora questa comunione, questa vicinanza, questo amore di Dio sempre disponibile, ci è offerto come frutto dall’albero della croce. Il corpo di Gesù, appeso alla croce, quasi come un frutto che pende dal legno, è tutto intero il segno della offerta di amore del Padre. 
Ogni singola ferita, in quel corpo assunto da Dio come suo corpo, testimonia la grandezza di questo amore di Dio per noi. Non c’è amore più grande di questo: dare la vita. 
Gesù sulla croce è la rivelazione di questo amore smisurato, che giunge a dare la vita fino all’ultima goccia.
La forma della croce, continua nella sua contemplazione S. Ireneo, ci fa conoscere: l’altezza, la lunghezza, la larghezza e la profondità dell’amore Cristo.
Ireneo cita infatti Efesini 3,17-19. “Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio”.
La croce infatti ha una parte che si protende verso l’alto ed indica la direzione ed il significato dell’offerta che Cristo fa di sé. 
La croce indica la direzione del cielo e dà ad ogni dolore sofferto ed offerto in unione con Cristo, il significato di una invocazione pura che sale al Padre.
La croce ha una lunghezza, che sostiene tutto il corpo del Signore. 
Ad indicare la concretezza dell’incarnazione, il suo avere accolto in pienezza la nostra condizione umana facendosi in tutto nostro compagno di viaggio. 
La lunghezza poi che scorre sotto i piedi del Cristo, indica che la croce è cammino, è il lungo percorso di una vita vissuta per il Signore, giorno dopo giorno e passo dopo passo.
La croce ha poi una larghezza, che sostiene le mani del Cristo. 
Mani aperte ad accogliere tutto il mondo e tese a riunire tutti in un solo abbraccio. La croce è amore che chiama all’unione i figli di Dio che erano dispersi. Come dice Paolo, “l’anziano” citato da Ireneo: “Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimicizia”. (Ef 2,14).
La croce ha infine una profondità. 
Una parte infissa nel terreno, che non si vede, ma che sostiene tutto il resto e che altrove Ireneo definisce “la grazia divina che ci è liberamente donata”. 
Non si può portare la croce, né tantomeno offrirla senza la grazia, cioè la forza che ci è liberamente donata da Dio. 
Il rischio di ogni discorso sulla croce è dimenticare questa “parte nascosta” e caratterizzare la spiritualità della croce come dolorismo o volontarismo. 
Una retorica dell’eroismo, che vede al suo centro un grande protagonismo umano. 
Un discorso cristiano sulla croce invece non può prescindere dal tema della grazia, dal fatto che la salvezza ci è donata da Dio, non per i nostri meriti o i nostri sforzi, ma per la grandezza dalla sua misericordia.
Solo così la meditazione sulla croce può approfondirsi, legando le nostre sofferenze a quelle di Cristo. 
Il vangelo della passione ci fa conoscere le sofferenze della agonia di Cristo per farci capire che dobbiamo accettare e non fuggire anche le nostre sofferenze, le nostre croci.

venerdì 10 aprile 2015

Eutanasia del cattolicesimo : verso la propria estinzione

Con il “DIALOGO” ad ogni costo i Cattolici stanno preparando la propria estinzione


” Dobbiamo salvare l’identità della Nazione dall’annichilamento dei più alti valori della nostra civiltà (..) Io non ho nessuna paura dell’ Islam, ho paura della straordinaria imprevidenza dei responsabili della nostra vita pubblica. Ho paura dell’inconsistenza dei nostri opinionisti. (…) Sorprendente che gli opinionisti laici non si accorgano di questi pericoli.(…) Ho paura soprattutto dell’insipienza di molti cattolici.(…) I cristiani devono piantarla di dire che bisogna andare d’accordo con tutte le idee.(…) Il mio compito è di evangelizzare i musulmani. È un gravissimo errore rinunciare all’evangelizzazione. (…)
“Oggi è in atto una delle più gravi e ampie aggressioni al cristianesimo che la storia ricordi. Tutta l’eredità del Vangelo viene progressivamente ripudiata dalle legislazioni, irrisa dai ” signori dell’opinione “, scalzata dalle coscienze specialmente giovanili. Di tale ostilità, a volte violenta a volte subdola, non abbiamo ragione di stupirci nè di aver troppa paura, dal momento che il Signore ce lo ha ripetutamente preannunciato: “Non meravigliatevi se il mondo vi odia”. Ci si può meravigliare invece degli uomini di Chiesa che non sanno o vogliono prenderne atto.(…)
” L’Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana. Ciò che mi pare senza avvenire è la ” cultura del niente”, della libertà senza limiti e senza contenuti, dello scetticismo vantato come conquista intellettuale.
” Questa cultura del niente non sarà in grado di reggere all’assalto ideologico dell’Islam, che non mancherà. Solo la riscoperta dell’avvenimento cristiano come l’unica salvezza per l’uomo – e quindi solo una decisa risurrezione dell’antica anima dell’ Europa – potrà offrire un esito diverso a questo inevitabile confronto.
”Purtroppo nè i “laici” nè i “cattolici” pare si siano resi conto del dramma che si sta profilando.
I “laici”, osteggiando in tutti i modi la Chiesa, non si accorgono di combattere l’ispiratrice più forte e la difesa più valida della civiltà occidentale e dei suoi valori di razionalità. I ” cattolici”, lasciando sbiadire in se stessi la consapevolezza della verità posseduta, e sostituendo all’ansia apostolica il puro e semplice “dialogo” ad ogni costo, inconsciamente preparano la propria estinzione”.

(Card. Giacomo Biffi, lettera pastorale” La città di S.Petronio nel terzo millennio”, ottobre 2000 )

mercoledì 8 aprile 2015

Confessare pienamente la fede significa continuare a celebrare la Messa di sempre

È utile smascherare gli stratagemmi dei modernisti, far vedere che questi eretici mentono quando pretendono di non toccare la Chiesa, ma di aiutarla soltanto a rinnovarsi e ad espandersi. In realtà la tradiscono, vogliono farla morire, perché le strappano ipocritamente ciò che è necessario alla sua vita, per sostituirvi ciò che dovrebbe farla morire se non avesse la promessa divina di superare qualsiasi disastro. In effetti alla Chiesa, che è maestra di verità, i modernisti pretendono di imporre un modo di dire e un tipo di magistero che la muterebbero in una pseudo-profetessa diabolica, che impartisce al mondo una dottrina infinitamente fluida in una fraseologia vagamente cristiana. 
Alla Chiesa che dispensa la grazia di Dio tramite i sette Sacramenti e che offre al Signore l'unico vero Sacrificio, pretendono di imporre un altro Messale ed un altro rituale che generalizzerebbero l'invalidità sacramentale o il sacrilegio e trasformerebbero la liturgia in una misera impresa di rappresentazioni sedicenti religiose.

La tara essenziale dei modernisti è la menzogna: mentono e vorrebbero trasformare la Chiesa nella perfetta istituzione della menzogna universale. 
A questo scopo si applicano a spogliarla di tutto ciò che la fa vera. 
Vogliono toglierle tutti i mezzi indispensabili e tradizionali che la fanno essere vera: il potere di giurisdizione e anche il potere d'ordine sono minacciati nella loro efficienza dalla collegialità; la Messa è esposta all'invalidità per l'alterazione dei riti; il dogma scompare per l'abbandono sistematico delle formule irreformabili; la santità infine si dissolve in fantasticherie umanitarie in forza dello pseudo messianismo.


Avendo dunque il modernismo fatto entrare la Chiesa in agonia, ne consegue che non è sufficiente una meditazione, anche se pia ed apologetica, sulla natura della Chiesa per tenersi all'altezza della prova che l'opprime. Bisogna anche, e ciò è molto urgente, vegliare presso il Signore Gesù che è in agonia nella Sua Chiesa. Egli sarà in agonia nella Sua Chiesa fino alla fine del mondo, innanzitutto nel senso che continuerà a soffrire nei Suoi membri già provati e che, per il Suo amore, si offrono volentieri o almeno non si rifiutano ai tormenti della malattia, alle persecuzioni dei nemici esterni, alle rinunce anche crudelissime, che esige la fedeltà assoluta alla legge della grazia. 
Tuttavia, in alcuni periodi particolarmente terribili – e noi siamo in uno di questi periodi – Gesù è in agonia nella Sua Chiesa in un altro modo, che non fa che aggiungersi al precedente; è in agonia perché la Sua Chiesa è ostacolata, beffeggiata, contrariata, combattuta dall'interno nel suo compito essenziale di dispensatrice della Redenzione.

Non che essa stia per sparire, perché le porte degli inferi non prevarranno, ma i suoi propri figli, e, tra i suoi figli, alcuni capi della gerarchia, la maltrattano con tanta villania e cattiveria che avanza soltanto ricadendo ad ogni passo, sfinita e languente. 

Apriamo gli occhi e guardiamo. 
Senza che sia mai stata abolita la Messa tradizionale, diventa sempre più frequente che la Messa venga celebrata nell'equivoco e profanata nel sacrilegio.


Senza che mai taccia la predicazione della sana dottrina, avviene tuttavia che spesso la predicazione sia resa incerta dagli pseudo-profeti e dai teologi della menzogna.


E similmente, benchè la santità permanga zampillante e pura, non è raro che venga travestita e caricaturizzata da contraffazioni vilissime.


Questa è una delle forme che prende l'agonia del Signore nella Sua Chiesa ai nostri giorni. 
Non bisogna dormire durante questo tempo. 
Ma come vegliare e tenerGli compagnia?

Innanzitutto raddoppiare la preghiera in pace e amore. 
Poi, constatando che è ormai impossibile partecipare alla vita della Chiesa senza esporsi ad ogni genere di noie, non retrocedere davanti a questa sofferenza, ma sopportarla in unione con la Chiesa, anch'essa sofferente e oppressa. Vogliamo qualche esempio? Dobbiamo a qualsiasi costo perseverare nello studio delle Sacre Scritture, mentre si moltiplicano gli ostacoli per impedire di approfondirle e nutrircene. Non dobbiamo esitare ad affrontare dei disagi per andare saggiamente in aiuto di quei sacerdoti che celebrano la Messa di sempre. 
Ugualmente non dobbiamo esitare, malgrado l'umiliazione che forse ci attende, ad elevare verso un'autorità ecclesiastica, che spesso ci deride, la nostra rispettosa, ma instancabile richiesta per farci restituire la Scrittura, il catechismo e la Messa. 
Dobbiamo ancoira e soprattutto far la fatica di cercare, in questa Santa Chiesa che i modernisti vogliono de-spiritualizzare, i mezzi che non le mancheranno mai per conservare il primato della preghiera e della contemplazione.


Attraverso questi esempi possiamo intravedere ciò che significa vegliare con Gesù che è in agonia nella Chiesa.

[…] Restando più che mai uniti alla Chiesa in questa situazione eccezionalmente crudele, noi confessiamo così la nostra fede nella Chiesa. 
In questi tempi di persecuzione incruenta, questa velia durante l'agonia è la forma che riveste la nostra confessione di Fede.


Consideriamo da più vicino i caratteri particolari che essa presenta.


Il modernismo non attacca apertamente, ma subdolamente e dissimulatamente, introducendo ovunque l'equivoco. 
Perciò confessare la Fede di fronte ad autorità moderniste significa rifiutare ogni equivoco sia nei riti che nella dottrina.

Significa attenersi alla Tradizione perché essa, sia nelle definizioni dogmatiche che nell'ordinamento rituale è precisa, leale e irreprensibile.

Principalmente per i riti della Messa, possiamo ben vedere che non confesseremo pienamente la Fede della Chiesa nella messa, che non rifiuteremo categoricamente la mortale ambiguità modernista se non conserveremo nella celebrazione stessa il rito tradizionale più che millenario e che non offre nessuna presa all'eresia.

Accettare i nuovi riti, pur mettendo nella loro celebrazione una reale pietà, pur predicando rettamente sulla Messa, non è certo una confessione di Fede che non lascia aditi all'eresia modernista né un rifiuto sufficiente dell'eresia nella sua forma attuale. Infatti, se noi accettiamo la nuova celebrazione polivalente, eccoci impegnati, in forza di questo cedimento, sul cammino del rinnegamento in atto.


Che cosa possono fare allora le attestazioni verbali o i gesti pii? 
Non saranno altro che una contraddizione aggiunta all'equivoco.


Di fronte a delle autorità che vogliono imporre la menzogna sotto la sua forma peggiore – la forma modernista – e in mezzo ad un popolo cristiano sconcertato da questa impostura senza precedenti, ci rendiamo subito conto che confessare pienamente la fede nella Chiesa custode della vera Messa significa innanzi tutto continuare a celebrare la Messa di sempre. 
Se è vero che ciò non avviene senza sofferenza, non è meno vero che la Chiesa della quale celebriamo la vera Messa, ci dà, proprio attraverso questo, la forza per sopportare questa pena con coraggio e agevolmente.

Padre R.T. Calmel


Fonte : La Corsia dei Servi


martedì 7 aprile 2015

Lo "stato di necessità" attuale nella Chiesa impone di "permanere nella verità"

Sappiamo che è  poco pio  ricorrere ad un rapido raffronto fotografico fra la Benedizione Urbi et Orbi della Pasqua 2010 ( regnante Benedetto XVI - diluviava, quasi una tempesta ) e quella di due giorni fa con Papa Francesco ( pioggia primaverile) con lo scopo di dimostrare ancora una volta che taluni organi d'informazione internazionali mentono, sapendo di mentire, quando vogliono imporci, a mo' di lavaggio del cervello, che SOLO l'attuale Papa riuscirebbe, secondo loro, a riempire piazza San Pietro.
Non è certamente cristiano ( tantomeno cattolico ) azzardare un paragone fra un Pontificato e l'altro perchè ogni Papa è espressione dello Spirito Santo e della Divina Provvidenza.
Abbiamo letto e riletto non solo dalle fonti informative laiciste questo tipo di idiozie ideologicamente propagandistiche tanto che non occorre citare o linkare tali fonti.
Si tratta di un tassello dell'imperante dittatura del pensiero unico mass-mediaticamente imposto e di cui la prima grande vittima potrebbe essere lo stesso Papa.
Un "fenomeno", grandemente rilevato anche nell'ultima parte del Pontificato di San Giovanni Paolo II che in buona sostanza fa "dire" al Papa quel che gli organi d'informazione vogliono.
Già bastano , come nel caso del regnante Pontefice, le battute "in libertà" , a "braccio" del Papa, che rischiano di far prendere il classico "colpo" non solo all'addetto Stampa vaticano sempre più iper-teso... ma anche ai Vescovi -sempre più scontenti e inquieti- delle periferie della Chiesa in uscita... per non parlare dei preti, la fanteria della Chiesa...
Non creiamo altri problemi con questa super enfatizzazione mediatica del Papa ...

Ci troviamo tuttavia in un permanente " stato di necessità " ( o evangelica vigilanza virginale ) generato dalle sopraffazioni colpevoli dei mass media, sempre più ingerenti, che non disdegnano a raccontare frottole colossali sull'attuale Pontificato.
"I Bergoglio-dipendenti ed i giornali laicisti scambiano i desideri per la realtà.La gente è incuriosita dal Papa per il suo comportamento ...strano ma visto una volta la curiosità finisce .Inoltre le trovate ,mi vien da dire pubblicitarie, ad un certo punto si esauriscono e c'è il rischio molto serio di scadere nel ridicolo. Purtroppo ,ho notato che anche le chiese sono meno piene di prima."
In uno "stato di necessità"( o evangelica vigilanza virginale ),  la Chiesa e lo stesso Papa sono assediati quotidianamente dai vampireschi potentati mass-mediatici, ogni minima , puerile ed ingenua piccola iniezione di Veritas ( che viene da Dio, mentre la menzogna ... si sa di chi è figlia ...) può far bene almeno alle anime elette e devote.
Provate a chiedere alla gente da quella "semplice"  a quella più "informata", un commento sull'attuale Papa.
Vi diranno che :
- il Papa sta riformando l'apparato interno della Curia, corrotta e corruttibile ( risum teneatis ...);
- il Papa, in questa primavera della Chiesa, sta richiamando tante pecorelle che prima erano smarrite ( risum teneatis ... le chiese, come i Seminari, si stanno svuotando);
- il Papa concederà la Comunione ai divorziati-risposati ( qui c'è poco da ridere ... ma c'è molto da riflettere su quel che VERAMENTE il Successore di Pietro ha detto sperando che non sia una mossa tattica bergogliosamente efficace :"Con questo non si risolve nulla", ha detto papa Francesco riguardo all'idea di dare la comunione ai divorziati risposati. Tanto meno se loro la "vogliono", la pretendono. Perché la comunione non è "una coccarda, una onorificenza. No". Nella sua ultima grande intervista Jorge Mario Bergoglio ha gelato le aspettative di sostanziale cambiamento nella dottrina e nella cura pastorale del matrimonio cattolico che lui stesso aveva indirettamente alimentato: "Aspettative smisurate", le ha definite. Senza più fare un cenno alle tesi innovative del cardinale Walter Kasper, da lui in passato più volte magnificato, ma dal quale sembra ora aver preso le distanze".
Una devota fedele ha commentato su un blog questa foto : " È la corte bergogliana - di laici e di chierici N.d.R.-  che da due anni non cessa di enfatizzare i numeri stratosferici legati al successo planetario di papa Bergoglio, a suscitare certi paragoni.
Già dal primo istante sul balcone di San Pietro i paragoni con i predecessori si è imposto, in effetti dal primo minuto Bergoglio ha fatto tutto diversamente, ha voluto imporre il suo stile, la sua personalità, la sua volontà, e questi cambiamenti son stati accolti con entusiasmo e una piaggeria adulatoria che non ha cessato di crescere nel tempo.
I numeri partecipavano alla esaltazione idolatrica dei commentatori, mentre ai tempi di Benedetto XVI erano riportati in modo spesso errato, e sempre al ribasso, con papa Bergoglio prendevano il volo verso vette mai viste prima.
E così a Pasqua abbiamo ascoltato quei commentatori perdersi in giustificazioni per tentare di spiegare quei buchi fin troppo visibili fra i fedeli presenti in Piazza San Pietro, ma no, guardate, a lato sono moltissimi, e poi c`è la pioggia e fa freddo, e poi anche il papa ha dovuto mettere il mantello...
Sono pietosamente ridicoli nella loro piaggeria, il gonfiare i numeri, il non commentare quel che è visibile a chi ha occhi per vedere e cioè che le folle non sono più, sempre e comunque, presenti e strette come sardine, sono solo un aspetto del lecchinaggio mediatico di cui "gode" papa Bergoglio, in ogni caso ce la mettono tutta per mantenere vivo il mito. ...
"
Adunque continuiamo a pregare la Santissima Vergine, apparsa a Fatima nel 1917, affinchè protegga il Papa, la Chiesa Cattolica e li preservi dalle macchinazioni dei vampireschi potentati mass-mediatici.

Andrea Carradori

Foto : Facebook

L'Alleluja di Georg Friedrich Händel: un inno pasquale!

La celebrazione pasquale è legata al musicista settecentesco, di origine tedesca, divenuto poi inglese, Georg Friedrich Händel per almeno due ordini di ragioni.
La sigla, notissima agli sportivi, in effetti, con cui si trasmettono le partite di Champions League è nientemeno che una composizione corale del nostro musicista. 
Sebbene di fede anglicana, tumulato, come da sua volontà, nell’abbazia di Westminster, egli fu autore del famoso Alleluja nell’oratorio Messiah, completato il 13 aprile della settimana santa del 1742, peraltro scritto in ringraziamento per essere guarito da un colpo aplopettico proprio quell'anno.
Dunque, il suo pezzo Alleluja ha una valenza schiettamente pasquale, sebbene presso gli anglicani questo brano sia utilizzato per lo più a Natale.
Händel aveva una profonda fede. 
L’11 aprile 1759, dal letto della sua casa londinese al n. 25 di Brook Street, ora museo a lui dedicato, sentendo che non si sarebbe più rialzato, fece la seguente dichiarazione: «Vorrei morire di Venerdì Santo, nella speranza di riunirmi a Dio, il mio dolce Signore e Salvatore, il giorno della sua Resurrezione». 
Lo mancò di poche ore poiché si spense, pacificamente, alle otto del 14 aprile, un Sabato Santo. 
Ecco, dunque, il secondo motivo per il quale è legato alla celebrazione pasquale.



Fonte : Scuola Ecclesia Mater