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martedì 20 ottobre 2015

Flash mob di poveri frati per far desiderare che gli spazi pubblici siano ancor più "laici"

Sul web "spopola" il flash mob dei Frati Minori Francescani (OFM) in Piazza della Signoria di Firenze :  cuore e  scrigno della Città d'Arte più amata ed ammirata del mondo.
Firenzetoday informa che il " Flash mob dei frati francescani in Piazza della Signoria: il video diventa virale.
Migliaia di visualizzazioni su Facebook per il video – girato domenica scorsa - in cui i frati minori di San Francesco Stimmatizzato, insieme ai giovani della Diocesi fiorentina, si esibiscono in Piazza della Signoria in vista della prossima missione pastorale. Un messaggio rivolto ai giovani con tanto di hashtag “#Liberiperamare”
Purtroppo fra quelle "migliaia di visualizzazioni" su Facebook c'è stata anche la mia, fugacemente fatta dopo esser  stato "taggato" da un amico  con  simpatico intento provocatorio.
Non me la prendo però con i Frati e i loro Superiori  accecati  dall'idea, tutta mondana, che per "attirare" i sempre più latitanti giovani  bisogna ricorrere a queste specie di pagliacciate che riescono a  "bucare la notizia" solo  perchè si vedono i frati  ballare con il saio.
La cosa finisce veramente così e non c'è seguito di alcun genere.
I giovani rimarranno sempre più attratti dalle "cose del mondo" , propinate loro in dosi massicce, senza potersi almeno aggrappare all'ancòra dell'alternatività evangelica.  
La Chiesa dei selfie e delle banalizzazioni mediatiche  è goffamente interpretata da questi poveri frati francescani alla velocità ... della tartaruga.
Una vecchia tartaruga  sorpassata migliaia di volte da altre realtà culturali e di spettacolo, anch'esse in preda a crisi d'identità e di proselitismo, che ricorrono pure agli spettacoli di flash mob ma di tutto rispetto ( su youtube ce ne sono di altissimo pregio artistico e di messaggio) che contemporamente, attraverso l'effetto maraviglia, valorizzano anche i luoghi dove vengono realizzati.
Quando la tartaruga, rispettabile per la dignità che racchiude, si mette a competere con l'agile e giovane Achille mostra tutta la sua ampiezza d'età.
Chi mai noterebbe che la tartaruga è vecchia e rugosa se non dopo la sconfitta nella gara di velocità?
Se non volesse competere con la veloce e dannosa modernità la tartaruga potrebbe essere icona di avvedutezza rimanendo avvolta di quel "timor reverentialis" della sacra e rispettabile pacatezza contemplazione dell'eternità.
Mi chiedo se i Frati abbiano avuto il permesso del Comune di Firenze per realizzare in Piazza della Signoria quel povero flash mob con quel tipo di  casse acustiche ...
Per quale motivo un Insegnante, in visita culturale o d'istruzione a  piazza della Signoria con gli alunni, dovrebbe all'improvviso subire la violenza di un ridicolo flash mob con musiche iper-commerciali e discutibili e ancor più con discutibilissime "danze" ?
Gli insegnanti virtuosi che hanno veramente a cuore la crescita dei loro alunni cercano di evitare accuratamente  tutto ciò che è pericolosamente legato alle "mode"... che vanno tanto di moda...
Per quale motivo i giovani dovrebbero esser fagocitati dalle  discutibili mode proprio in una delle più belle piazze del mondo che riluce di arte e di cultura?
Sorge quindi spontaneamente l'appello tutto "laico" di preservare gli spazi artistici delle Città d'Arte da questo tipo di ridicolaggini.
Sarebbe stato assai più edificante se i Frati Francescani avessero realizzato il loro flash mob utilizzando  giovani Artisti dei Conservatori e delle Scuole di Musica per proporre l'esibizione di brani musicali della tradizione francescana, ad esempio il quasi sconosciuto Laudario di Cortona : melodie stupende, facili al primo ascolto e degne dell'accoglienza  nella nobile Piazza della Signoria. 
Iniziativa bipartisan, religiosa e laica, nella Piazza che ispira armoniosità e bellezza, per valorizzare coristi e  giovani strumentisti che , nonostante la crisi , dedicano seriamente la loro esistenza allo studio della musica.
In tal modo il flash mob sarebbe potuto essere LA provocazione artistica dal grande significato religioso sicuramente recepita , in tono laudativo, anche dai passanti più distratti...
La Chiesa "in uscita" deve valutare saggiamente e valorizzare, senza cadere nella trappola del consumismo più becero, massificatore e livellante, gli spazi e le risorse di cui dispone. 
La Chiesa Cattolica ha sempre veicolato l'Arte per innalzare spiritualmente i propri figli. 
Questa caratteristica "cattolica" è stata sempre apprezzata anche dai lontani, dai cosiddetti "laici" e questa valenza sarà il porto di salvezza futura della Fede  immersa nell'oceano in tempesta.
La "favola" che l'illuminista Voltaire si sia tolto una volta il cappello mentre passava un Prete con il Viatico, vera o inventata, dimostra che anche il più irreligioso degli uomini prova rispetto per il Sacro dignitosamente e coerentemente manifestato.
I Frati hanno voluto farsi notare bucando la notizia e ci sono riusciti ma a quale prezzo?
Cosa avranno pensato nell'intimo del proprio ego i Fiorentini che sono  maestri insuperati d'arguzia?

AGGIUNTA

Il Giornalista Massimo Gramellini de La Stampa si è occupato  di un'altra recente "invasione di campo" ( QUI )

Andrea Carradori


Foto (e video) : Il Fatto Quotidiano











lunedì 13 agosto 2012

SAN MASSIMILIANO MARIA KOLBE : FRANCESCANO DELL'IMMACOLATA


14 Agosto SAN MASSIMILIANO MARIA KOLBE SACERDOTE E MARTIRE

Zdunska-Wola, Polonia, 8 gennaio 1894 - Auschwitz, 14 agosto 1941

Martirologio Romano: Memoria di san Massimiliano Maria (Raimondo) Kolbe, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori
Conventuali e martire, che, fondatore della Milizia di Maria Immacolata, fu deportato in diversi luoghi di prigionia e, giunto infine nel campo di sterminio di Auschwitz vicino a Cracovia in Polonia, si consegnò ai carnefici al posto di un compagno di prigionia, offrendo il suo ministero come olocausto di carità e modello di fedeltà a Dio e agli uomini.

Se non è il primo è senz’altro fra i primi ad essere stato beatificato e poi canonizzato fra le vittime dei campi di concentramento tedeschi. 
Il papa Giovanni Paolo II ha detto di lui, che con il suo martirio egli ha riportato “la vittoria mediante l’amore e la fede, in un luogo costruito per la negazione della fede in Dio e nell’uomo”.
Massimiliano Kolbe nacque il 7 gennaio 1894 a Zdunska-Wola in Polonia, da genitori ferventi cristiani; il suo nome al battesimo fu quello di Raimondo. Papà Giulio, operaio tessile era un patriota che non sopportava la divisione della Polonia di allora in tre parti, dominate da Russia, Germania ed Austria; dei cinque figli avuti, rimasero in vita ai Kolbe solo tre, Francesco, Raimondo e Giuseppe.
A causa delle scarse risorse finanziarie solo il primogenito poté frequentare la scuola, mentre Raimondo cercò di imparare qualcosa tramite un prete e poi con il farmacista del paese; nella zona austriaca, a Leopoli, si stabilirono i francescani, i quali conosciuti i Kolbe, proposero ai genitori di accogliere nel loro collegio i primi due fratelli più grandi; essi consci che nella zona russa dove risiedevano non avrebbero potuto dare un indirizzo e una formazione intellettuale e cristiana ai propri figli, a causa del regime imperante, accondiscesero; anzi liberi ormai della cura dei figli, il 9 luglio 1908, decisero di entrare loro stessi in convento, Giulio nei Terziari francescani di Cracovia, ma morì ucciso non si sa bene se dai tedeschi o dai russi, per il suo patriottismo, mentre la madre Maria divenne francescana a Leopoli.
Anche il terzo figlio Giuseppe dopo un periodo in un pensionamento benedettino, entrò fra i francescani. 
I due fratelli Francesco e Raimondo dal collegio passarono entrambi nel noviziato francescano, ma il primo, in seguito ne uscì dedicandosi alla carriera militare, prendendo parte alla Prima Guerra Mondiale e scomparendo in un campo di concentramento.
Raimondo divenuto Massimiliano, dopo il noviziato fu inviato a Roma, dove restò sei anni, laureandosi in filosofia all’Università Gregoriana e in teologia al Collegio Serafico, venendo ordinato sacerdote il 28 aprile 1918. 
Nel suo soggiorno romano avvennero due fatti particolari, uno riguardo la sua salute, un giorno mentre giocava a palla in aperta campagna, cominciò a perdere sangue dalla bocca, fu l’inizio di una malattia che con alti e bassi l’accompagnò per tutta la vita.
Poi in quei tempi influenzati dal Modernismo e forieri di totalitarismi sia di destra che di sinistra, che avanzavano a grandi passi, mentre l’Europa si avviava ad un secondo conflitto mondiale, Massimiliano Kolbe non ancora sacerdote, fondava con il permesso dei superiori la “Milizia dell’Immacolata”, associazione religiosa per la conversione di tutti gli uomini per mezzo di Maria.
Ritornato in Polonia a Cracovia, pur essendo laureato a pieni voti, a causa della malferma salute, era praticamente inutilizzabile nell’insegnamento o nella predicazione, non potendo parlare a lungo; per cui con i permessi dei superiori e del vescovo, si dedicò a quella sua invenzione di devozione mariana, la “Milizia dell’Immacolata”, raccogliendo numerose adesioni fra i religiosi del suo Ordine, professori e studenti dell’Università, professionisti e contadini.
Alternando periodi di riposo a causa della tubercolosi che avanzava, padre Kolbe fondò a Cracovia verso il Natale del 1921, un giornale di poche pagine “Il Cavaliere dell’Immacolata” per alimentare lo spirito e la diffusione della “Milizia”.
A Grodno a 600 km da Cracovia, dove era stato trasferito, impiantò l’officina per la stampa del giornale, con vecchi macchinari, ma che con stupore attirava molti giovani, desiderosi di condividere quella vita francescana e nel contempo la tiratura della stampa aumentava sempre più. A Varsavia con la donazione di un terreno da parte del conte Lubecki, fondò “Niepokalanow”, la ‘Città di Maria’; quello che avvenne negli anni successivi, ha del miracoloso, dalle prime capanne si passò ad edifici in mattoni, dalla vecchia stampatrice, si passò alle moderne tecniche di stampa e composizione, dai pochi operai ai 762 religiosi di dieci anni dopo, il “Cavaliere dell’Immacolata” raggiunse la tiratura di milioni di copie, a cui si aggiunsero altri sette periodici.
Con il suo ardente desiderio di espandere il suo Movimento mariano oltre i confini polacchi, sempre con il permesso dei superiori si recò in Giappone, dove dopo le prime incertezze, poté fondare la “Città di Maria” a Nagasaki; il 24 maggio 1930 aveva già una tipografia e si spedivano le prime diecimila copie de “Il Cavaliere” in lingua giapponese.
In questa città si rifugeranno gli orfani di Nagasaki, dopo l’esplosione della prima bomba atomica; collaborando con ebrei, protestanti, buddisti, era alla ricerca del fondo di verità esistente in ogni religione; aprì una Casa anche ad Ernakulam in India sulla costa occidentale. 
Per poterlo curare della malattia, fu richiamato in Polonia a Niepokalanow, che era diventata nel frattempo una vera cittadina operosa intorno alla stampa dei vari periodici, tutti di elevata tiratura, con i 762 religiosi, vi erano anche 127 seminaristi.
Ma ormai la Seconda Guerra Mondiale era alle porte e padre Kolbe, presagiva la sua fine e quella della sua Opera, preparando per questo i suoi confratelli; infatti dopo l’invasione del 1° settembre 1939, i nazisti ordinarono lo scioglimento di Niepokalanow; a tutti i religiosi che partivano spargendosi per il mondo, egli raccomandava “Non dimenticate l’amore”, rimasero circa 40 frati, che trasformarono la ‘Città’ in un luogo di accoglienza per feriti, ammalati e profughi.
Il 19 settembre 1939, i tedeschi prelevarono padre Kolbe e gli altri frati, portandoli in un campo di concentramento, da dove furono inaspettatamente liberati l’8 dicembre; ritornati a Niepokalanow, ripresero la loro attività di assistenza per circa 3500 rifugiati di cui 1500 erano ebrei, ma durò solo qualche mese, poi i rifugiati furono dispersi o catturati e lo stesso Kolbe, dopo un rifiuto di prendere la cittadinanza tedesca per salvarsi, visto l’origine del suo cognome, il 17 febbraio 1941 insieme a quattro frati, venne imprigionato.
Dopo aver subito maltrattamenti dalle guardie del carcere, indossò un abito civile, perché il saio francescano li adirava moltissimo. 
Il 28 maggio fu trasferito ad Auschwitz, tristemente famoso come campo di sterminio, i suoi quattro confratelli l’avevano preceduto un mese prima; fu messo insieme agli ebrei perché sacerdote, con il numero 16670 e addetto ai lavori più umilianti come il trasporto dei cadaveri al crematorio.
La sua dignità di sacerdote e uomo retto primeggiava fra i prigionieri, un testimone disse: “Kolbe era un principe in mezzo a noi”. 
Alla fine di luglio fu trasferito al Blocco 14, dove i prigionieri erano addetti alla mietitura nei campi; uno di loro riuscì a fuggire e secondo l’inesorabile legge del campo, dieci prigionieri vennero destinati al bunker della morte. Padre Kolbe si offrì in cambio di uno dei prescelti, un padre di famiglia, suo compagno di prigionia.
La disperazione che s’impadronì di quei poveri disgraziati, venne attenuata e trasformata in preghiera comune, guidata da padre Kolbe e un po’ alla volta essi si rassegnarono alla loro sorte; morirono man mano e le loro voci oranti si ridussero ad un sussurro; dopo 14 giorni non tutti erano morti, rimanevano solo quattro ancora in vita, fra cui padre Massimiliano, allora le SS decisero, che giacché la cosa andava troppo per le lunghe, di abbreviare la loro fine con una iniezione di acido fenico; il francescano martire volontario, tese il braccio dicendo “Ave Maria”, furono le sue ultime parole, era il 14 agosto 1941.
Le sue ceneri si mescolarono insieme a quelle di tanti altri condannati, nel forno crematorio; così finiva la vita terrena di una delle più belle figure del francescanesimo della Chiesa polacca. 
Il suo fulgido martirio gli ha aperto la strada della beatificazione, avvenuta il 17 ottobre 1971 con papa Paolo VI e poi è stato canonizzato il 10 ottobre 1982 da papa Giovanni Paolo II, suo concittadino.


Spunti bibliografici su San Kolbe Massimiliano a cura di LibreriadelSanto.it