lunedì 14 ottobre 2013

L’«odio di Satana» contro la Chiesa Cattolica : “ oggi è anche peggio” !

Il 4 giugno scorso papa Francesco ha autorizzato il riconoscimento del martirio di 95 cattolici uccisi dai repubblicani durante la guerra civile spagnola. 
Fra loro si contano moltissimi sacerdoti e religiosi e anche diversi laici assassinati tra il 1936 e il 1939 in odio alla fede. I martiri dell’ondata anticattolica degli anni Trenta in Spagna, durante la quale anche il 70 per cento delle chiese subì devastazioni, sono migliaia. 
Già Giovanni Paolo II, tra il 1987 e il 2001, ne aveva beatificati 460. Tra il 2005 e il 2011 Benedetto XVI ne ha beatificati più di cinquecento. Con i 522 che saranno beatificati il 13 ottobre prossimo a Tarragona, la Chiesa avrà qualcosa come 1.500 beati martiri uccisi in Spagna negli anni Trenta, di cui alcuni già canonizzati.
«Ma questi rappresentano solo una piccola percentuale delle circa 10 mila persone morte per Cristo», spiega a tempi.it monsignor Vicente Cárcel Ortí, storico ed esperto dei rapporti Stato-Chiesa nella Spagna del XX secolo e autore di numerosi libri sui martiri di quel periodo.
Monsignor Cárcel Ortí, chi sono questi uomini e donne che morirono a causa delle loro fede?
Bisogna precisare che questi beati non sono propriamente martiri della guerra civile, perché la persecuzione è cominciata prima, con l’istituzione della Repubblica tramite il colpo di Stato del 1931, avvenuto per mano delle variegate anime della sinistra.

Fu un attentato alla Corona, che allora era naturalmente associata alla Chiesa, data la cattolicità della nazione spagnola. Combattere la monarchia equivaleva dunque ad attaccare la Chiesa.
Per questo i liberali erano anticlericali, e si opponevano alle leggi della Corona considerate cattoliche: cominciò una discriminazione nei fatti e legale, accompagnata da una campagna mediatica non anticlericale appunto, ma anticattolica.
Fu così che venne a mancare la libertà religiosa, mentre, giorno dopo giorno, si creava una mentalità per cui la Chiesa cominciò ad essere percepita come la responsabile di tutti i mali. Infine, dopo tre anni, nel 1934, cominciarono gli omicidi: nella Regione delle Asturie vennero uccisi mille civili e 34 religiosi, di cui 9 sono già stati canonizzati, mentre gli altri sono in via di beatificazione.
Non solo, furono distrutte anche la bellissima cattedrale della capitale, Oviedo, il seminario e gli edifici religiosi della città.
Questo sarebbe diventato il metodo della sinistra anticattolica: uccidere qualsiasi credente, profanare le chiese e distruggere qualsiasi simbolo, edificio o opera d’arte legati alla religione cattolica.
Come si arrivò a compiere atti pubblici tanto atroci, senza pensare di perdere il consenso della popolazione credente?
È difficile capire come si arrivò a un livello di violenza così feroce. Pio XII nel 1936 parlò di «odio di Satana».

Non trovo altre spiegazioni a tanto furore, che portò non solo all’omicidio di migliaia di uomini ma anche alla profanazione di tantissime chiese.
Perché la Chiesa cattolica era così invisa al potere?
L’ideologia marxista diceva che occorreva rispondere alla questione sociale tramite il metodo stalinista. 

Perfino alcuni illuminati, seppur liberali, riconobbero che la guerra civile era proprio il tentativo di ricreare i soviet di Stalin in Spagna.
La Chiesa non aveva mezzi per rispondere alle nuove istanze sociali. Così, quando nel 1936 ci fu un nuovo colpo di Stato contro la Repubblica, i militari vennero supportati dal popolo, ormai da anni istigato contro la Chiesa. 
Ma siccome questo popolo era in maggioranza cattolico lo scontro avveniva spesso tra fratelli, come sottolineò sempre Pio XII: fu l’emblema della Seconda guerra mondiale.
È in questo contesto che gli omicidi e gli atti dissacranti cominciarono a diventare sistema normale.
Prima si cominciò con la propaganda, che incolpava i cattolici retrogradi, e poi si arrivò a giustificare la violenza che si consumava quotidianamente per strada e nelle piazze. Non uccidendo solo preti e suore, ma intere famiglie di fronte a tutti, come si vede in un film uscito di recente. George Orwell, allora anarchico di sinistra e corrispondente di guerra, scrisse che in questa lotta non avevano pace nemmeno i morti. 

Anche i cimiteri venivano profanati, con i cadaveri riesumati e le tombe distrutte. 
Ma ripeto, prima ci furono cinque anni di campagna martellante e quotidiana contro i cattolici.
Anche oggi la Chiesa è accusata di non essere “al passo coi tempi”.
Ora è anche peggio, perché ci si accorge meno della violenza del potere. 

È più subdola, anche per il fatto che non si sa più chi sia il nemico, che allora riconoscevi con i fucili in mano. 
Non solo, la mentalità mondana sta entrando nel cervello di molti cattolici. Mentre allora la maggioranza aveva resistito.
Morirono non solo religiosi ma anche laici: giovani, padri e madri di famiglia.
Non si tratta di eroi, ma di persone normali che vivevano una fede per cui valeva la pena dare la vita.

E fu una sorpresa anche per la Chiesa: molti pensavano che la fede popolare degli spagnoli fosse insufficiente, folcloristica e sentimentale. Invece, davanti alla prova, emerse la sua forza semplice e cristallina, prima snobbata dagli intellettuali.
La cosa impressionante è che in ogni città, senza conoscersi né mettersi d’accordo, morirono tutti allo stesso modo: invitati ad abiurare in cambio della vita, rifiutarono e morirono pregando per i loro assassini e urlando: “Viva Cristo Re”.
Come accadeva anche in Messico o in Germania davanti alle SS di Hitler.
Vi furono casi di abiura?
Leggendo tutte le carte dei processi non si trova un solo caso di tradimento. Questo è miracoloso perché non è scontato che uno che ha fede non ceda o non tradisca.
Perché beatificarli proprio ora?
A cominciare fu Giovanni Paolo II, vissuto sia sotto il nazismo sia sotto il comunismo.

Nel Novecento si pensava ancora ai martiri cristiani come a quelli morti durante l’impero romano. Invece i martiri sono tornati con i totalitarismi e le dittature.
Il Papa voleva che ci si ricordasse di ciascuno di loro, che fosse mantenuta la memoria storica dei disastri provocati da un secolo che ha dimenticato Dio.
Per questo anche papa Benedetto ha continuato con le beatificazioni.
E non sembra che sia finita.
Papa Francesco non fa che parlare di martirio, che significa testimonianza. Il Papa invita i cattolici ad andare controcorrente e a non piegarsi alle leggi mondane. Lo ha fatto il 17 di giugno incontrando la curia romana. E continua a ripeterlo anche ai giovani. Voglio chiudere con le sue parole che spiegano perché il martirio sia così attuale.

Sono quelle dell’Angelus dello scorso 23 di giugno: «Che cosa significa “perdere la vita per causa di Gesù”? Questo può avvenire in due modi: esplicitamente confessando la fede o implicitamente difendendo la verità. (…) 
Quante persone pagano a caro prezzo l’impegno per la verità! 
Quanti uomini retti preferiscono andare controcorrente, pur di non rinnegare la voce della coscienza, la voce della verità! 
Persone rette, che non hanno paura di andare controcorrente! 
E noi, non dobbiamo avere paura! 
Fra voi ci sono tanti giovani. 
A voi giovani dico: non abbiate paura di andare controcorrente, quando ci vogliono rubare la speranza, quando ci propongono questi valori che sono avariati, valori come il pasto andato a male e quando un pasto è andato a male, ci fa male; questi valori ci fanno male. Dobbiamo andare controcorrente! 
E voi giovani, siate i primi: andate controcorrente e abbiate questa fierezza di andare proprio controcorrente!».

Fonte : Tempi
Perché papa Francesco beatifica 500 martiri spagnoli uccisi dai repubblicani. «E ora è anche peggio»

Leggere anche l'articolo seguente QUI

sabato 12 ottobre 2013

“ Quando resistere al Papa è un dovere” : chi si assume davanti a Dio ( e alla legge ) le responsabilità del “ fuoco amico” sulla fanteria tradizionalista?

" Se il mio nemico fa o dice una cosa giusta (e certamente accade) non diventa per questo mio amico, è e resta mio nemico, da combattere! .." un Lettore di MiL riferendosi al PAPA (cioè al  Successore di Pietro e Vicario di NSGS sulla terra ). Leggere sotto.

Un fedele , non potendone più delle derive protestanti e sedevacantiste del blog storico del tradizionalismo liturgico ( Messainlatino ) aveva scritto questo commento su MiL , che tutti i giorni deride il Papa :" Il cattolico fedele all’antica liturgia NON può essere confuso con coloro che insultano e criticano il Vicario di Cristo sulla terra :  Il fatto che la messa nell’antico rito faccia spesso da polo aggregatore per gruppi integralisti , fondamentalisti e dalle più scure e strane colorazioni è vero ! E’ necessario ed urgente che i cattolici si riappropino essi stessi della “ loro” Messa Vetus Ordo oppure questi estremisti ne decreteranno la fine ”. 

“Soprattutto va infatti sottolineato il danno enorme che questo sito arreca agli amanti della liturgia tridentina. E' per colpa vostra che i fedeli tradizionali vengono tacciati di superbia e indisciplina verso le gerarchie. 
Vorrei conoscere una realtà in cui l'amore per la liturgia antica, per il silenzio e per la lingua dei padri non sia accompagnato da un'invettiva costante verso tutto e tutti, ma da pace interiore”. ( Un Fedele ha così scritto dopo la pubblicazione di un post - dal sapore sedevantista – che sarebbe censurato pure in casa FSSPX – del giovane Mattia Rossi sul Foglio N.d.R. )

Ad ogni attacco contro il Papa su Messainlatino la   “ fanteria “, cioè coloro che stanno nelle trincee organizzando e gestendo i gruppi stabili, ricevono una fucilata alle spalle dal “ fuoco amico …”

Imperterrita nelle sue idee c’è chi pubblica giorno dopo giorno su MiL inverecondi articoli contro Papa Francesco .

CONSEGUENZA LOGICA :  un Lettore di MiL, nel post dedicato all’Omelia che il Papa ha recentemente pronunciato sul diavolo ha scritto : “ Perché avete postato questo articolo in stridente contrasto con tutti gli altri e senza nessuna introduzione o commento della redazione?? Lo ritenete un raro sussulto dello Spirito Santo in questo poco avveduto Pontefice o è una strategia cerchiobottista???
L'onestà non è cogliere episodicamente il buono ovunque o in chiunque (ovunque e in chiunque c'è bene e male), ma scegliere decisamente da che parte stare e resistere per combattere le proprie battaglie.
Se il mio nemico fa o dice una cosa giusta (e certamente accade) non diventa per questo mio amico, è e resta mio nemico, da combattere!
Anche voi vi state facendo crescere la coda di paglia, e questo mi dispiace!

  “ Roberto” della Redazione di MiL gli ha risposto prontamente : " 
Mi spiace non ha capito nulla di MiL.
Il papa non è nostro nemico!!!
Coda di paglia? Ma che va cianciando ????
A noi dispiace pubblicare articoli critici verso il vicario di Cristo.ma ci pare doveroso. 
E pubblicare le sue frasi ortodosse ci sembra normale e maggiormente doveroso. 
Almeno
Ci rassicurano e... scampato pericolo!
Se la deludiamo, non eravamo il blog per lei!
Noi siamo CUM PETRO nonostante le nostre frasi critiche!

Roba da pazzi …

Qualcuno si chiede se questa " manovra "  editoriale che dura da mesi su MiL può danneggiare la fanteria del tradizionalismo, cioè coloro che in piena armonia con la gerarchia organizza le Messe nell’antico rito ?
Si !
Si tratta purtroppo di  un danno enorme !!!

Qualcuno si chiede se l’equiparazione ovvia fra il sito Messainlatino e l’impegno liturgico di tanti fedeli possa portare ad un certo “imbarazzo” degli stessi quando i loro pastori leggono gli articoli contro il Papa ?
Si !
Il " fuoco amico " sta già colpendo i gruppi stabili   favorendo le correnti moderniste e progressiste !

Facciamo ora “ parlare” alcuni amici legati alla tradizione liturgica della Chiesa, ovviamente con qualche taglio ma solo per motivi di spazio .

“ Bisognerebbe chiarire entri quali limiti  può essere criticato un Papa. 
Si pensi a Dante, definito da Benedetto XV il più grande cantore (o panegirista? Perdonate la mia memoria) dell'ideale cristiano, eppure (A TORTO) criticò aspramente Bonifacio VIII è anche tanti altri papi defunti che piazzò all'inferno. 
Eppure non cessa di essere uno dei più grandi poeti cattolici, e un CATTOLICO VERO. 
Il Papa non è un Dio, non può fare quello che vuole. 
È questo il motivo più grande dello scisma persistente tra cattolicesimo e ortodossia: noi mettiamo davanti l'autorità alla tradizione. 
Un ortodosso non esiterebbe a criticare il patriarca (o il Papa se fossimo in piena comunione) se egli devia dalla tradizione, parla o si comporta in contrasto con essa.
Un ortodosso non esiterebbe a criticare il patriarca (o il Papa se fossimo in piena comunione) se egli devia dalla tradizione, parla o si comporta in contrasto con essa. 
Questo è ben mostrato da traditioliturgica.blogspot.it ottimo sito.
Quanto alla critica di Dante a Bonifacio, se può in qualche modo interessare, intendevo dire che il poeta criticò Bonifacio, a torto perché Bonifacio fu in realtà un grande pontefice, e criticò anche altri papi, non so se a torto o a ragione. 
Quello che va chiarito è fin dove ci si può spingere nel criticare un Papa. 
Leggo da alcune parti commenti molto papalini: "chi critica il Papa/un Papa non è cattolico", cui alcuni aggiungono "ma è un tradi-protestante/tradi-modernista gallicano". 
Ecco, ma forse tutte le critiche sono uguali? 
È forse uguale l'investimento piena di odio calunniatore, alla critica rispettosa e argomentata, e anche triste, dato che gli autori sarebbero felicissimi non ci fosse motivo per farla, di giornalisti cattolicissimi? È uguale una riflessione critica alle invettive di Martin Lutero, oppure ai suoi brindisi da ubriaco alla morte del Papa (tutto questo tra turpiloqui e rutti, come raccontano i suoi Discorsi a tavola)? 
È evidente che il Papa non è un essere divino, e sono in errore gli ultramontanisti estremi (ultrainfallibilisti) che ritenevano e ritengono che ogni gesto, ogni atto, ogni parola del Papa, non solo quelle dette solennemente ed ex cathedra, siano coperte da infallibilità e che quindi il Papa non sbagli mai. Io credo che il Papa possa sbagliare in tutto tranne quando insegna solennemente e nei gradi di infallibilità che ricapitolano anche Gleize e gli altri,e che voi tutti conoscete meglio di me. 
Tanti papi hanno sbagliato in tante cose. Se non mi sbaglio abbiamo anche avuto qualche papa filoariano e filomonotelita, abbiamo avuto papi simoniaci, papi concubini e filognostici, ma dal magistero cattolicissimo come il Borgia, anche papi demagoghi immagino. 
Mi chiedo: quanto può essere legittima la critica di chi afferma, seguendo la sua COSCIENZA e la sua RAGIONE, che Papa Francesco è un Demagogo?"

“Messa in Latino …. Non si occupa di pastorale in linea con la tradizione. 
E' diventato un' inutile piazza delle paranoie tradizionaliste. 
A mio avviso andrebbe o chiuso o riformato, riformato in senso "lefebvriano" ossia mostrando che alla bellezza del culto va sempre affiancata la cura delle anime e la pastorale. 
Altrimenti si scade negli errori che hanno fatto venire a noia la messa in latino ai vari novatores di inizo '900.
Chi non vuol sentir parlare di continuità sono sì i novatores, ma anche i tradizionalisti incapaci di vivere serenamente la sintesi, ingabbiati in questo gioco logico:
la messa nuova è brutta=
è eretica e voluta da massoni=
la Chiesa è nelle mani di una pattuglia di massoni eretici=
il Papa è l'anticristo=
noi siamo gli unici veri paladini della verità=

Così non si va da nessuna parte”.

"Di questo passo si finirà per prendere atto del completo fallimento della liberalizzazione della Messa gregoriana operata da Papa Ratzinger. 
La verità sarebbe che essa continua ad essere monopolizzata da gruppi e personaggi a vocazione scismatica e anticattolica. 
Avrebbe avuto ragione chi ha sempre pensato che la Messa anteriore alla riforma liturgica avviata dal Concilio Vaticano II è di fatto diventata incompatibile con la vita di Fede nella Chiesa Cattolica. 
L'unica speranza è che quel che si legge in questo sito, considerato - a torto? - uno dei più autorevoli punti di riferimento dei cattolici che amano la forma straordinaria del Rito Romano, sia solo espressione di una minoranza..."

Un Padre FFI : “ Quando dici che la Messa nell'antico rito fa da polo aggregatore per certi tipi di gruppi. 
Ma si può considerare come, sul fronte opposto, la S. Messa nella Forma Ordinaria pare faccia da aggregatore per altri tipi di gruppi e di ideologie. 
A questo punto è necessario che i cattolici si riapproprino non solo della "Messa Antica", ma anche della "Messa Nuova". 
P. Stefano Manelli ha insegnato a noi Frati ad amare la Messa Antica rispettando e obbedendo al Papa, e a celebrare bene la Messa Nuova nella fedeltà alla Tradizione Perenne della Chiesa. Secondo me è percorrendo questa strada che si aiuterà la Chiesa a superare le divisioni e a portare avanti un vero risanamento”.


“ E’ vero Padre ! Veramente questo è il ragionamento fatto da Papa Benedetto: il miglioramento della messa nuova attraverso la riscoperta di quella antica. 
E' quello che fanno al Brompton Oratory a Londra (dove c'è p. Lang)”


“ Il cattolico fedele all’antica liturgia NON può essere confuso con coloro che insultano e criticano il Vicario di Cristo sulla terra DITEGLIELO A LUI, CHE lui, per primo, ha il dovere di non deridere la funzione che svolge
IL "MODERNO" FIGLIOL PRODIGO
C'era una volta un padre che aveva due figli. 
Il più giovane un giorno gli
chiese la sua parte di eredità e partì per un paese lontano, dove si mise a
vivere da dissoluto. 
Il padre, affranto dal dolore per la partenza del
figlio, partì anche lui e andò a cercarlo nei bordelli, dove lo trovò mentre
fornicava con le prostitute. 
Allora si inginocchiò e piangendo gli disse "Tu
sei sempre mio figlio!". 
Questi allora rispose: "Benissimo, mi fa
piacere.... Adesso però mi lasci continuare per favore?". 
Il padre prima di
ripartire disse al figlio dissoluto: "Figlio mio, visto che stai seguendo la
tua coscienza di macho, eccoti un altro po' di soldi, sono quelli di quel
bacchettone di tuo fratello che è a lavorare nei campi... prendili tu e
pagaci le escort, che con quello che costano non vorrei restassi senza
liquidi!!! anzi, tieni, ti do anche il bancomat... sei sempre mio figlio,
no???
Allora il padre tornò a casa e, incontrato il figlio maggiore, tutto sudato
mentre lavorava nei campi, lo prese a sberle sgridandolo severamente:
"Sporco tradizionalista ! 
Perchè non sei venuto con me ad aiutare tuo
fratello, che aveva bisogno di soldi per pagarsi le escort? 
E tu saresti
cristiano? Sei solo un pelagiano!"

Noi italiani  tradizionalmente siamo  :

- Ognuno capitano della nazionale di calcio;
- Ognuno inistro dell’economia;
- Ognuno Presidente del Consiglio;
ormai si aggiunge anche la qualifica di essere : ognuno più papalino del papa !

E via !!! All’infinito !!!

venerdì 11 ottobre 2013

Fraternità Sacerdotale San Pio X : intervista a Don Enrico Doria ( M.Bongi)

" Dopo l'intervista a don Gabriele Davino ( QUI )  ho potuto dare la parola anche all'altro novello sacerdote italiano della FSSPX, ordinato ad Econe il 26 giugno 2013.
Come potrete ben vedere si tratta di una storia vocazionale molto diversa ma egualmente interessante. 
Don Gabriele ci aveva infatti delineato una crescita progressiva nella Fede a partire dalla tenera età.
Quella di don Enrico Doria è invece una vocazione adulta, giunta dopo un lungo periodo di lontananza dalla pratica religiosa.
...
Marco BONGI "


"Intervistiamo oggi uno dei due novelli sacerdoti italiani, ordinati quest'anno dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X. Riteniamo che questa rappresenti senza dubbio una importante testimonianza di Fede che può contribuire ad orientare la vita di molti giovani contemporanei, spesso incerti e confusi dalla società di oggi.

D. 1 - Rev. don Enrico, ci può brevemente raccontare come è nata la Sua vocazione sacerdotale? C'è qualche episodio particolare che ha contribuito ad orientar La verso questa decisione?

Avendo abbandonato come molti miei coetanei la pratica religiosa dopo la Cresima, fino ai 24 anni sono vissuto in una sorta d' indifferenza religiosa e d' ateismo pratico. Press' a poco a quell' età, cominciai ad ascoltare Radio Maria e trovai molto interessanti e persuasive certe catechesi che mi invogliarono a frequentare di nuovo la vicina parrocchia. Cosicché per un anno almeno mi sforzai di frequentare regolarmente i sacramenti, ma non ne ottenni alcun miglioramento morale e spirituale. Fu circa in quel periodo che conobbi un prete della FSSPX, il quale mi colpì favorevolmente fin dal primo incontro: indossava sempre la veste talare, parlava di Dio in modo franco e senza alcun rispetto umano e, soprattutto, celebrava la s. Messa di sempre. 
Sapevo che nella Chiesa ci fosse una grave crisi, ma compresi solo allora che c' è un vero e proprio stato di necessità per le anime e la FSSPX mi parve la sola istituzione che difendesse con coerenza la Tradizione e il sacerdozio cattolico per venire incontro a queste anime smarrite. 
Vittima del cattivo catechismo ricevuto da bambino, soltanto allora appresi che la s. Messa è un vero sacrificio e non il semplice ricordo dell' Ultima Cena. 
Iniziai così a frequentare la messa della Fraternità a Trieste e, su consiglio del sacerdote, nel 2003 – avevo 28 anni - andai a Montalenghe per fare gli esercizi di s. Ignazio, che considero l' inizio della mia effettiva conversione e il germe della mia vocazione. 
Fu in quell' occasione, infatti, che pensai seriamente per la prima volta alla vocazione sacerdotale: quando dovetti scegliere lo stato di vita che consideravo più adatto a me per servire Dio e meritare, con la sua grazia, il Paradiso, il sacerdozio mi parve infatti la scelta più prudente. 
Trascorsero tuttavia ancora diversi anni e altri due ritiri spirituali prima che, con l' accordo del sacerdote che mi seguiva allora e del superiore del Distretto italiano, prendessi infine la decisione di entrare in seminario. 
Lasciai così l’ albergo dove lavoravo come portiere di notte, la zia con cui vivevo, la famiglia, gli amici e le diverse occupazioni per andare nel seminario di Flavigny, in Francia, quando avevo già 32 anni compiuti.

D. 2 - Come ha reagito la Sua famiglia quando le ha comunicato l'intenzione di diventare Sacerdote?

In principio i genitori ed i fratelli erano piuttosto scettici, perché avrebbero preferito che entrassi nel seminario di Udine. 
Inoltre, non conoscendo della Fraternità che un solo sacerdote, il quale per di più a Trieste era costretto a celebrare la s. Messa nel laboratorio di un fotografo, credo che essi avessero una certa comprensibile diffidenza verso questa comunità di sacerdoti che conserva ancora oggi agli occhi di molti Italiani una parvenza negativa d' irregolarità e di clandestinità.

D. 3 - E gli amici? Si sono mostrati contenti, stupiti o inclini alla derisione?

Gli amici furono in gran parte contenti e non manifestarono stupore, poiché, come mi dissero, da diverso tempo se l' aspettavano. 
Solo pochi rimasero un po' perplessi non tanto riguardo al sacerdozio, quanto piuttosto riguardo alla Fraternità per gli stessi motivi detti poco fa.

D. 4 - Per quale motivo, una volta presa la decisione, si è rivolto alla FSSPX e non al seminario della Sua Diocesi?

Come ho detto prima, la mia vocazione è nata grazie alla conoscenza di un sacerdote della FSSPX e in seguito agli esercizi spirituali predicati dai preti della Fraternità. 
Non provavo nessun interesse per il sacerdozio moderno, la nuova messa e la nuova dottrina conciliare. Ascoltavo volentieri certe conferenze di Radio Maria proprio perché vi riconoscevo un insegnamento nuovo che non avevo mai sentito predicare dal pulpito la domenica e che corrisponde alla dottrina cattolica tradizionale: si parlava del Giudizio, dell' Inferno, della necessità della Grazia e così via.


D. 5 - Come è stato il primo impatto con il Seminario all'estero? Ha trovato difficoltà di integrazione o linguistiche? -
 
Il seminario di Flavigny è disperso nella campagna della Borgogna in un paesino molto bello ma quasi disabitato; è quindi molto isolato e il clima piovoso e umido possono rendere il soggiorno un po' penoso, specialmente per i temperamenti un po' malinconici. 
L' atmosfera spirituale invece che si incontra all' interno è eccellente: ciò che più mi colpì fu il silenzio che regna in tutto seminario e che è la condizione indispensabile per la preghiera e uno studio proficuo. Nel tempo libero tuttavia i seminaristi scherzano, discutono anche vivacemente e, soprattutto, come appresi subito, giocano a calcio in un piccolo campo non distante.
Le difficoltà linguistiche si superano in fretta, poiché non serve molto tempo per imparare il francese necessario a seguire i corsi; ciò che forse richiede più tempo e sicuramente molta pazienza è abituarsi alla mentalità francese, molto diversa dalla nostra. 
Ma anche questa è una difficoltà che prima o poi si supera.

D. 6 - Che ricordi conserva degli anni trascorsi in seminario? Ha dovuto superare momenti di crisi? Se sì... Chi l'ha maggiormente aiutata a superarli?

Sono stati degli anni molto belli e, soprattutto per chi viene da un mondo lontano dalla Tradizione come me, sono stati anni intensi e ricchi di molte esperienze nuove: ho potuto scoprire le bellezze della liturgia cattolica, che ignoravo fino ad allora, assistendo a tutte le bellissime cerimonie dell' anno liturgico; ho scoperto il tesoro della dottrina cattolica, specialmente nell' insegnamento dei Papi e della Somma Teologica di san Tommaso; ed, infine ho trovato nel direttore spirituale una guida sicura e un sostegno negli inevitabili momenti di crisi e di difficoltà, che lungo i sei anni di formazione ogni seminarista presto o tardi incontra. 
La compagnia degli altri seminaristi e i legami d' amicizia, che si instaurano grazie ad una frequentazione così lunga ed assidua, hanno contribuito a rendere piacevoli questi anni trascorsi all' estero.

D. 7 - Gli studi in seminario sono difficili? Può aspirare al sacerdozio anche un giovane che non possieda basi culturali molto profonde?
 
Entrato in seminario dopo un lungo intervallo dagli ultimi studi regolari fatti (dopo il liceo ho frequentato per alcuni anni la facoltà di filosofia, ma senza conseguire la laurea), ho trovato specialmente all' inizio non poche difficoltà a ricominciare a studiare; difficoltà che pian piano tuttavia si sono appianate. 
E credo che un giovane uscito da una scuola superiore o dall' università non abbia in generale grossi problemi di studio in seminario, sebbene poi materie come la filosofia tomista e la teologia richiedano comunque uno sforzo di comprensione che non sempre risulta facile.

D. 8 - Ha trovato comprensione negli insegnanti? Che rapporto si instaura fra i seminaristi e i superiori? Nel seminario si respira un clima di gioia o, come molti pensano, un'atmosfera di cupa severità? 

Gli insegnanti sono molto disponibili e cercano di venire incontro ai seminaristi in difficoltà, soprattutto verso coloro che non sono di lingua francese. 
I superiori sono affabili e sanno coniugare alla socievolezza un certo distacco, indispensabile per mantenere la giusta disciplina.

D. 9 - Oggi che è diventato Sacerdote: che effetto Le fa di poter finalmente celebrare il S. Sacrificio della Messa? Verso quale tipo di Apostolato si sente più attratto?

Certamente celebrare la santa Messa tutti i giorni è una gioia grandissima ma anche una grazia e un privilegio così grandi ed immeritati che non basterà l' eternità per ringraziarne il buon Dio. 
Dal giorno dell' ordinazione è proprio la gratitudine il mio stato d' animo abituale, accompagnata da una certa preoccupazione riguardo a tutti i doveri di stato che temo sempre di non riuscire a compiere come dovrei: le cose da fare sono molte e il tempo a disposizione è sempre troppo poco. 
Prego ogni giorno Dio di darmi la grazia di fare al meglio ciò che posso e affido tutto il resto alla sua misericordia.


D. 10 - In conclusione: che consiglio pratico si sente di dare ai giovani di oggi, spesso confusi ed indecisi sul tipo di vita da intraprendere? Esiste qualche criterio per conoscere il progetto di Dio nella propria vita?

Il consiglio che mi permetto di dare loro è di fare gli esercizi di s. Ignazio: non conosco mezzo più efficace per vedere con chiarezza quello che Dio attende da noi. 
Se credono poi che Dio li chiami al sacerdozio, è bene parlarne apertamente con un sacerdote esperto e, eventualmente, iscriversi al pre-seminario di Albano Laziale, dove possono vedere se la formazione sacerdotale tradizionale conviene a loro senza il disagio di andare in Francia per questo"

Foto : La prima Messa di don Enrico Doria 

mercoledì 9 ottobre 2013

I “ laudatores” di Papa Francesco e le liste di proscrizione

Abbiamo letto l’ Articolo del Professore Massimo Faggioli ( 1 ) : “ Le opposizioni a Papa Francesco ”.
Premettiamo subito che ’Articolo del Prof. Faggioli non merita neppure di essere commentato perché ci sembra un copia+incolla di tanti luoghi comuni , cari alle menti progressiste : roba fritta e rifritta tante e troppe volte per meritare anche la dignità di una contestazione diretta e specifica .
Se ci occupiamo del Professore Faggioli è perché la ruffiana “ captatio benevolentiae ” nei confronti del Prence ha fatto un passo avanti : si è occupata, cioè, di redigere una lista di proscrizione dei siti e blog cattolici che, a suo avviso, non sono stati abbastanza plaudenti nei confronti dell’attuale Pontefice e delle sue esternazioni .
Trovo strano che si facciano delle liste di proscrizione senza chiedersi perché nei tanti lustri di precedenti pontificati non si sia mai sollevato questo clamore e nemmeno i dubbi e lo sgomento che vengono dai credenti ( non da altri )   le perplessità e lo sconcerto in genere vengano da parte di chi ha sempre fatto affidamento sulla chiarezza e sulla difesa della fede che è il compito precipuo del Vicario di Cristo e Successore di Pietro .
Difatti la responsabile de “Il Blog di Raffaella. I Papi, il Vaticano e la Chiesa Cattolica” ha   commentato così l’iniziativa inquisitoria/censoria del Professore Faggioli :
Non trovo equo e nemmeno onesto compilare "liste" dei buoni e dei cattivi. Immaginiamo solo che cosa sarebbe accaduto se simili elenchi fossero stati scritti contro altri soggetti e in diverse circostanze…
L’Articolo parla spesso di “nostalgici” ( di Benedetto XVI e del suo Pontificato ) soffermandosi un bel po’ sul termine “nostalgia” ( per tutto ciò che esternamente, pizzi e merletti,  il Pontificato di Papa Benedetto poteva in superfice rappresentare quel recupero di dignità  ) per transitare poi ad “altro gruppo di sfavorevoli a papa Francesco in quanto “cattolicisti” – cattolici per cultura di adozione presso la quale si sono rifugiati, senza che siano stati mossi dal Vangelo di Gesù Cristo… ex comunisti, intellettuali blasé, ciellini, fini letterati, nobili di sangue (come Roberto de Mattei), “inquisitori” dei nuovi movimenti religiosi (Massimo Introvigne), affiliati del catto-fascismo di Alleanza Cattolica … il collettore più raffinato e ricercato di queste nostalgie ratzingeriane e sentimenti anti-bergogliani a matrice teologica è il vaticanista de L’Espresso, Sandro Magister”…
Ma quale linguaggio maleodorante di marxismo e di lotta di classe ... 
Povero e giovane Professore ! Davvero non  ha capito nulla : il Papa NON è marxista ( come pure qualche sedevacantista urla su internet ) e parliamoci molto chiaro : un VERO cattolico, che nutre in cuore la sorte salvifica del proprio gregge,  si dovrebbe comportare come ha fatto il Cardinale Bergoglio quando era Arcivescovo di Buenos Aires : con coerente e pregnante affetto nei confronti dei poveri e degli ultimi certamente vittime del Potere e del mondialismo capitalista.
Nel nome di Cristo mi sento di essere il primo contestatore dell'iniquo sistema politico/economico della globalizzazione mondiale . 
Per Cristo, con Cristo ed in Cristo mi debbo mettere in ginocchio davanti ai miei fratelli bisognosi :  con loro e per loro ( se fossi un Sacerdote ) desidererei  celebrare il Divin Sacrificio della Messa ( possibilmente nell'antico rito della Chiesa - che assicura una spinta più forte verticale e santificante - )  nei sobborghi abbandonati delle metropoli.

Un vero tradizionalista ha in disprezzo l'attuale sistema economico/politico mondialista e liberale mettendosi alla sequela dei poveri e degli emarginati .  
Per aiutare i bisognosi  per il bene supremo dell'anima e del corpo di essi è nccesssario, come insegnano i Santi,  pure intraprendere un dialogo  con il Potere tenendo sempre a mente che solo dalla Croce di Cristo viene la nostra salvezza !
Le “ laudi al Prence “ del Professore Faggioli  provengono dalla solita " parte " progressista ( anche se per essere più esatti dovremmo  dire dalla “ scuola bolognese ” ) mentre nella stragrande maggioranza i “laudatores”del Papa ora sono - guarda caso - i 'lontani' da sempre e i progressisti ad oltranza e compagnia bella...

Ma di cattolici smarriti ne conosco sempre di più : quando vedo persone di cui conosco la Fede forte e viva, cominciare ... a sentirsi disorientate e a disagio perchè non sono d`accordo con il Papa ... Quando vedo sempre più persone che hanno “sentito cum Ecclesia” tutta la loro vita domandarsi se c`è ancora posto per loro nella Chiesa … tutto questo è terribile !
Un’intellettuale autenticamente cattolica ha commentato : “Non solo oggi questi fedeli cattolici si sentono presi di mira dal Papa, e dai suoi cortigiani, ma lo sentono dire e lo vedono fare parole e gesti che contraddicono quel che ha orientato la loro vita.
Tutto ciò provoca in loro un profondo turbamento, mi son sbagliato finora? 
Sono un così cattivo cattolico? Non sento cum Ecclesia?
Sono un cattivo cattolico se non son d`accordo con il Papa?
Cattolici che hanno vissuto la loro Fede senza mettere in sordina la ragione, " La Fede e la Ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s' innalza verso la contemplazione della verità ", constatano lo tsunami di pathos che accompagna i passi del nuovo Papa e benchè il sentimento e l`emozione non fossero assenti nella loro vita di cattolici( senza che si esprimi in danze e abbracci),pur essendo nella Chiesa e come tali rispettosi del Papa e del suo messaggio, anche se non lo gridano sui tetti, non sono a loro agio, e non lo sono appunto perchè sono cattolici.
Non ho bisogno di insistere sul potere delle emozioni, su come è facile coinvolgere e manipolare accendendo il fuoco delle emozioni, su dove e che cosa vanno a toccare certe immagini che non possono lasciare indifferenti, ma quando vedo persone di cui conosco la Fede forte e viva, cominciare a dubitare, a sentirsi disorientate e a disagio perchè criticare il Papa, non essere d`accordo con il Papa, e non su punti secondari, non è nelle loro abitudini, quando vedo persone fare delle svolte, dei cambiamenti di rotta "radicali" sotto l`effetto delle emozioni, peggio ancora, quando vedo persone che hanno sentito cum Ecclesia tutta la loro vita domandarsi se c`è ancora posto per loro in questa nuova Chiesa, mi domando se il Papa si rende conto che in quella Chiesa che ha l`"umiltà" e l`ambizione di voler edificare, o ristrutturare, ci sono anche pecore che hanno forse un odore che non è interessato a prendere su di sé, o che non ama, ma quelle pecore esistono, si tratterebbe di prendere cura anche di loro".

Purtroppo, considerata l`abissale ignoranza radicata dopo 50 anni di post-concilio malamente vissuti, visto il relativismo e il soggettivismo imperanti, molti non trovano nulla da ridire alle parole del Papa dette troppo in libertà, ma di cattolici smarriti ne conosco
Trovo paradossale che siano proprio loro ad essere smarriti , mentre vedo altri "cattolici", che non vogliono sentir parlare di precetti, Dottrina, dogmi, sacralità della Liturgia, Tradizione   entusiasti, per  aver trovato il "loro" Papa !
Il loro entusiasmo dovrebbe preoccupare assai il Successore di Pietro.
 
Perché i laudatores di Papa Francesco cercano , come fa anche nell’articolo il Professore Faggioli e in maniera assai più rozza, e più scorretta, Dino Boffo, direttore di Tv2000 l’emittente dei vescovi italiani, di “ demolire “ Benedetto XVI e il suo pontificato/via crucis ?

Semplicemente perché Benedetto XVI ha accolto e applicato la riforma liturgica del Concilio Vaticano II e il suo massimo torto, per i tipi come Faggioli e Boffo, è di aver voluto ridare a quella Liturgia dignità e sacralità e, evidentemente, sommo suo crimine fu quello di aver liberalizzato la Messa Antica!

Se non ci fosse da temere per la dittatura del pensiero unico che si sta di nuovo delineando nella Chiesa potremmo ignorare la scorrettezza " laudatoria" del Professore Faggioli e della scuola iper-progressista da cui proviene ... ma siccome la Chiesa è anche casa nostra vogliamo denunciare si' vili provocazioni : oggi chi ha l`ardire e la presunzione di non "cadere in amore" della mediaticità che circonda il Papa diventa un "oppositore" da disprezzare, infangare e da zittire al più presto.!

Noi continuiamo a pregare per il Papa che ci conferma nella fede, come ha fatto oggi all’Udienza Generale in Piazza San Pietro : “ ...la Chiesa è cattolica perché è lo spazio, la casa in cui ci viene annunciata tutta intera la fede, in cui la salvezza che ci ha portato Cristo viene offerta a tutti. La Chiesa ci fa incontrare la misericordia di Dio che ci trasforma perché in essa è presente Gesù Cristo, che le dona la vera confessione di fede, la pienezza della vita sacramentale, l’autenticità del ministero ordinato. Nella Chiesa ognuno di noi trova quanto è necessario per credere, per vivere da cristiani, per diventare santi, per camminare in ogni luogo e in ogni epoca ”. 
Grazie Santo Padre !


del sito Radio Vaticana )

Andrea Carradori

Nota ( 1 )
Il Professore Massimo Faggioli insegna dal 2009 storia del cristianesimo alla University of St. Thomas a Minneapolis / St. Paul (USA); collabora con varie riviste e con il quotidiano “Europa” ed ha pubblicato : “Il vescovo e il concilio. Modello episcopale e aggiornamento al Vaticano II (Bologna: Il Mulino, 2005)” ; “ Breve storia dei movimenti cattolici (Roma: Carocci, 2008”; e “Vatican II”: The Battle for Meaning (New York: Paulist, 2012).

lunedì 7 ottobre 2013

“C'è molto da fare! Animo ! Cerchiamo di non finire come quei giapponesi nei fortini a guerra conclusa.”

Dal post " San Francesco d'Assisi " dello “ storico” blog Fides et forma, del Dott. Francesco Colafemmina, mai abbastanza lodato per i suoi splendidi e coraggiosi articoli e per le sue intelligenti riflessioni, prendiamo alcune frasi che, in questa santa giornata dedicata alla Madonna del Santo Rosario ( chiamata anche Regina della Vittoria, in ricordo della battaglia di Lepanto vinta nel 1571 dalle armi cristiane contro i Turchi ), ci infondono nuovo vigore per vivere sempre più coerentemente la nostra vita di cristiani valorizzando quanto la Provvidenza ha immesso nel nostro animo : l’amore per la Chiesa e particolarmente per la Santa Liturgia Cattolica.
La riflessione poi continua con le parole che un diciannovenne studente ha rivolto a noi inguaribili piagnoni “ tradizionalisti “ ed infine, tanto per ribadire il concetto espresso da Colafemmina che “… forse noi dovremmo salvare il Papa, questo Papa, dalla melensa retorica di coloro che vorrebbero appropriarsene…” sottoponiamo all'attenzione dei pazienti Lettori due incredibili frasi che appartengono allo stupidario retorico di cui è stato infarcito  questo Pontificato.


Christus vincit ! Semper !


"E forse noi dovremmo salvare il Papa, questo Papa, dalla melensa retorica di coloro che vorrebbero appropriarsene, dei tanti cattolici pasticceri (frati, preti, suore, vescovi e cardinali inclusi) che vorrebbero piegarlo alla loro "visione", quella coltivata e attesa negli ultimi 50 anni."
“ Semplicemente mi chiedo se anche noi non diventiamo spesso non tanto cattolici da pasticceria, ma da computer. 
La Chiesa è una realtà grande e complessa. Certo ci sono immani problemi, ma la vita cristiana si sostanzia anche in gesti spontanei e autentici. 
E in parole forti. 
Dire ad esempio che San Francesco non era un pacifista è come far entrare una ventata d'aria fresca! 
Dire che il problema della Chiesa è la mondanità spirituale è un'ulteriore ventata d'aria fresca”.

“Molti dubbi e problemi permangono ma permettimi di suggerire un approccio meno censorio. 
Sia perché non abbiamo ricevuto da nessuno il mandato di censurare persino il Papa, sia perché ci sono gesti di questo Papa assolutamente belli e pienamente cattolici”.

“Cerchiamo di non finire come quei giapponesi nei fortini a guerra conclusa. C'è molto da fare! Animo”!

E un giovanissimo studente sottolinea …

“ Fino a venerdì 4 ottobre passato il mondo cosiddetto “tradizionalista” è stato in ansia e financo subbuglio per ciò che si pensava sarebbe potuto accadere con il Papa ad Assisi.


I fatti hanno smentito ancora una volta quest’attitudine disfattista e pessimista.


Lo scrivo con dolore, perché mi rendo conto delle preoccupazioni - spesso condivise - dei miei “colleghi” tradizionalisti; nondimeno non posso che “condannare” quest’atteggiamento, principalmente per due motivi:


- - In primo luogo queste continue ansie, seppur dettate da certi accadimenti passati, non fanno che renderci tutti marionette al servizio di quelle macchine velenose che sono i media.


- - In secondo luogo ci mettono in cattiva luce davanti al resto della Chiesa, poiché ci fanno apparire come retrogradi ottusi malpensanti.


Chi, come me, è parte del settore tradizionalista della Chiesa Cattolica, sa bene che siamo persone non certo categorizzabili come ottuse.


Proprio per questo è impellente e strettamente necessario che cessino queste attitudini le quali, purtroppo, a volte scadono nel pettegolezzo più sordido.


Siamo in un momento difficile per la Chiesa, come tanti altri momenti da essa vissuti, e proprio per questo è necessario essere chiari sia con se stessi che con la Chiesa.


Lancio un appello già lanciato in passato: basta con l’allarmismo pseudo-tradizionalista!”

***

Infine due " perle nere " : due battute di lecchinaggio italiota che non hanno nulla a che vedere con la spiritualità o tanto meno con la necessaria devozione verso il Papa : 
1 ) L'ennesima "boffata" di Dino Boffo, Direttore di TV2000 – la tv dei vescovi italiani – del 4 ottobre 2013 :
Boffo : “ Per la prima volta abbiamo un Pastore che si e' dato tutto a tutti “


2) Il " messaggio " postato su una bacheca Fb di " Alba gay " il 4 ottobre scorso "...la chiesa vivra' e sara' autentica solo se si libera dal peccato mortale della mondanita'..." Papa Francesco da Assisi... un bel colpo alla corte pontificia, agli orpelli e all'estetismo della lobby omosessuale che gravitava intorno al precedente pontificato. Non ti accorgi che tutto è cambiato ? Non hai gli occhi per vedere ? ” 


La Dottrina della Chiesa, il Magistero ed il deposito della Fede non possono cambiare perché fondati sulla pietra angolare : 

Christus heri et hódie;
Princípium et Finis;
Alpha;
et Omega.
Ipsíus sunt témpora;
et sæcula.
Ipsi glória et impérium;
per univérsa æternitátis sæcula. Amen.


Andrea Carradori

domenica 6 ottobre 2013

Fraternità Sacerdotale San Pio X : Intervista a don Gabriele D’Avino

Sono già otto, e forse potrebbero ancora aumentare, gli aspiranti italiani al sacerdozio che hanno iniziato a frequentare, da martedì 1 ottobre, il Pre-Seminario di Albano Laziale della FSSPX.
Siamo di fronte a numeri inconsueti per il nostro paese che ci avvicinano, per la prima volta, quasi alla realtà francese.
Proponiamo pertanto, anche allo scopo di far conoscere le motivazioni che possono spingere un giovane d'oggi ad abbracciare la vita sacerdotale, un'intervista a don Gabriele Davino, novello sacerdote napoletano della FSSPX, ordinato ad Econe il 28 giugno 2013.
Seguirà prossimamente anche un'analoga intervista a don Enrico Doria.
Ringrazio don Gabriele per la disponibilità ed il Superiore del Distretto don Pierpaolo Petrucci per l'autorizzazione a realizzarla.

Marco BONGI

Intervista a don Gabriele D’Avino


D. 1 - Rev. don Gabriele, ci può brevemente raccontare come è nata la Sua vocazione sacerdotale? C'è qualche episodio particolare che ha contribuito ad orientarLa verso questa decisione?

1) Lo sbocciare di una vocazione sacerdotale resta, perfino per se stessi, un profondo mistero: è il segreto tra un’anima e Dio.
Tuttavia l’assidua frequenza alla santa Messa ed ai sacramenti, oltre che la presenza costante di sacerdoti nella vita di un giovane possono senza dubbio spiegare il desiderio di imitare un ideale di vita che si condivide e si conosce bene. Ma, appunto, ciò non basta: la vocazione è una “chiamata” che Dio fa conoscere alla persona attraverso tanti segni: desiderio di salvare le anime, amore per la Chiesa e la santa Messa, attitudine allo studio ed alla vita di preghiera, consigli di sacerdoti esperti…
Durante la mia adolescenza avevo notato tutto ciò, e ad un certo punto, nel corso della mia carriera da studente, ho capito più chiaramente cosa desiderasse Dio da me, come potessi consacrare a Dio la vita che gratuitamente Egli mi aveva elargito. 
Stabilii che non era più il momento di indugiare e con grande entusiasmo decisi di intraprendere questa strada; il tutto senza precisi avvenimenti, ma con un bagaglio di esperienze e di formazione dottrinale che di certo hanno contribuito a farmi maturare la scelta: non ultimi, gli Esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola.

D. 2 - Come ha reagito la Sua famiglia quando le ha comunicato l'intenzione di diventare Sacerdote?

2) Grazie a Dio ho trovato piena comprensione e totale appoggio dalla mia famiglia: non ne dubitavo, poiché è grazie all’educazione cristiana ricevuta dai miei genitori che è stata possibile da parte mia una generosa risposta alla chiamata del Signore; ma di certo questo appoggio che ho avuto è stato di fondamentale importanza sia all’inizio della mia formazione sia durante tutti gli anni del Seminario.

D. 3 - E gli amici? Si sono mostrati contenti, stupiti o inclini alla derisione?

3) Anche in questo caso sono stato fortunato: i miei amici più cari, con i quali ancora oggi sono in contatto, hanno approvato la mia scelta nonostante il naturale dispiacere della separazione; ho potuto constatare con gioia fino a che punto questi vincoli di amicizia fossero forti, poiché alcuni di essi sono stati presenti a tutte le “tappe” della mia formazione sacerdotale (vestizione, ordini minori, ordini maggiori) nonostante i mille chilometri che separano la mia città dal seminario di Ecône!

D. 4 - Per quale motivo, una volta presa la decisione, si è rivolto alla FSSPX e non al seminario della Sua Diocesi?

4) Non ho mai avuto altra prospettiva di formazione sacerdotale che i seminarî della Fraternità San Pio X: fin da piccolo infatti frequento la congregazione grazie alla scelta che fecero i miei genitori negli anni ’80 di seguire la Tradizione contro il dilagare degli errori moderni. 
Ho potuto di conseguenza constatare, durante tutta la mia infanzia e adolescenza, la profondità spirituale dei sacerdoti che ho conosciuto, la loro accurata preparazione dottrinale, la loro ineccepibile condotta morale: era naturale, dunque, che guardassi verso Ecône, baluardo della fede cattolica. 
Ero sicuro che, in questo periodo di profonda crisi all’interno della Chiesa, solo una formazione sacerdotale tradizionale quale quella che impartiscono i seminarî della Fraternità fosse degna di essere presa in considerazione al fine di far “sopravvivere” il sacerdozio cattolico che, a causa del modernismo, vive tuttora una grave crisi d’identità e non ha più come punto di riferimento la Rivelazione e il dogma.

D. 5 - Come è stato il primo impatto con il Seminario all'estero? Ha trovato difficoltà di integrazione o linguistiche?

5) Non ricordo di essermi mai sentito disorientato fin dal mio primo contatto con il seminario. Certo, il paese e la lingua stranieri, le persone di un’altra cultura, e soprattutto la prospettiva di passare sei anni lontano dalla propria terra rappresentano un sacrificio da affrontare: ma l’atmosfera cordiale dei confratelli, la disponibilità dei professori del seminario e in generale il clima di carità fraterna che regna in quest’ambiente “protetto” porta più ad unire che a dividere gli animi, e tutto sembra fatto apposta per eliminare qualsiasi difficoltà integrativa.

D. 6 - Che ricordi conserva degli anni trascorsi in seminario? Ha dovuto superare momenti di crisi? Se sì... Chi l'ha maggiormente aiutata a superarli?

6) Il ricordo degli anni passati in seminario è molto confortante, sia dal punto di vista spirituale, sia da quello intellettuale: la vita di unione a Dio a cui quotidianamente si tende e gli studî sempre interessanti creano un clima ideale per la formazione di un sacerdote: pur senza farne un paradiso terrestre (non esiste un contesto umano o un’esperienza che non presenti anche una minima difficoltà) ricorderò sempre con gioia i begli anni passati ad Ecône e le amicizie che vi ho stretto con i confratelli, molti dei quali sono oggi sacerdoti come me.

D. 7 - Gli studi in seminario sono difficili? Può aspirare al sacerdozio anche un giovane che non possieda basi culturali molto profonde?

7) Il livello degli studî in seminario è, come lo indica il nostro fondatore negli statuti, di tipo “quasi universitario”; pur essendoci una grande comprensione per la differenza di livello degli aspiranti al sacerdozio, i quali provengono dai più svariati contesti e con una grande diversità di bagaglio culturale, è chiaro che è richiesto un minimo di attitudine allo studio: il sacerdote è chiamato ad insegnare, vuoi la domenica dal pulpito, vuoi per il catechismo ai bambini ed agli adulti, vuoi per conferenze dottrinali che possono essergli richieste.
Le materie di studio spesso sono di per sé difficili: penso ad esempio ai trattati di teologia sulla Trinità o l’Eucaristia, o anche ai corsi di Metafisica ed Ecclesiologia; tuttavia si tiene sempre conto del livello di ciascuno e non si richiede necessariamente a tutti il massimo dell’approfondimento possibile!

D. 8 - Ha trovato comprensione negli insegnanti? Che rapporto si instaura fra i seminaristi e i superiori? Nel seminario si respira un clima di gioia o, come molti pensano, un'atmosfera di cupa severità?

8) Il rapporto tra gli insegnanti e i seminaristi è franco e cordiale, ma che mantiene un necessario distacco che eviti l’eccessiva familiarità, al fine di rendere ben chiara la distinzione dei ruoli. Ritengo che quest’aspetto sia indispensabile per la serietà ed anche la credibilità della formazione data. Tutto ciò, come dicevo anche prima, in un clima generale di serenità e di sana allegria: giusto il contrario dell’immagine che comunemente si dà degli ambienti religiosi del tipo “Il nome della rosa” che deriva, a mio avviso, da un banale pregiudizio…

D. 9 - Oggi che è diventato Sacerdote: che effetto Le fa di poter finalmente celebrare il S. Sacrificio della Messa? Verso quale tipo di Apostolato si sente più attratto?

9) Salire per la prima volta all’altare è un’emozione indescrivibile che il sacerdote porterà nel cuore per tutta la vita; è l’inizio di un’unione al Dio incarnato che si attua ormai fra le sue mani e che costituisce il mistero più grande della nostra fede, quello della Redenzione del genere umano, compiuto ogni giorno sugli altari.
L’apostolato che più mi attrae è quello che ho imparato a conoscere negli anni della mia gioventù attraverso i sacerdoti che ho frequentato: quello di tipo “parrocchiale” delle nostre cappelle e centri di Messa; un apostolato che, soprattutto in Italia dove la Fraternità è ancora in crescita, assomiglia a quello di San Paolo a causa dei numerosi viaggi e spostamenti; cosa che ho sempre trovato simpatica ed entusiasmante!

D. 10 - In conclusione: che consiglio pratico si sente di dare ai giovani di oggi, spesso confusi ed indecisi sul tipo di vita da intraprendere? Esiste qualche criterio per conoscere il progetto di Dio nella propria vita?

10) Discernere la propria vocazione, nonostante i preziosi consigli di persone esperte (soprattutto di sacerdoti) che certo vanno richiesti, riguarda in ultima analisi il singolo soggetto: a lui va la responsabilità integrale della scelta, a cui può effettivamente corrispondere la “chiamata” della Chiesa con l’appello del Vescovo nell’ordinazione. 
Tale scelta, lungi dall’essere avventata o sentimentale, deve essere matura, ragionevole, libera da ogni interesse di tipo temporale ma unicamente guidata dall’amore di Dio e della Chiesa.
Ma (e questo è un punto che ritengo fondamentale alla luce della mia ancor breve esperienza) la domanda sulla scelta del proprio stato di vita è senz’altro obbligatoria e non può essere saltata a piè pari. 
Esorto quindi i giovani cristiani ad aprire prima di tutto a se stessi il proprio cuore e a porsi sinceramente questa domanda, mettendo da parte un certo naturale egoismo: Cosa vuole Dio da me?

sabato 5 ottobre 2013

La beatificazione del Martire Rolando Rivi che preferì morire per «onorare e difendere la sua identità di seminarista»

«Non posso, non devo togliermi la veste. Io non ho paura, io sono orgoglioso di portarla.
Non posso nascondermi. Io sono del Signore». 













Il Video con parte dell'Omelia del Cardinale Amato.

L’omelia del cardinale Angelo Amato alla Messa per la beatificazione del giovane seminarista assassinato nel 1945 da partigiani «imbottiti di odio e indottrinati a combattere il cristianesimo»

Tratto dall’Osservatore Romano – Una delle più dolorose pagine della storia italiana recente, a pochi giorni dalla fine del secondo conflitto mondiale, fu la barbara uccisione del quattordicenne Rolando Rivi (1931-1945). 
Un ragazzo che preferì morire per «onorare e difendere la sua identità di seminarista». 
Per questo, il suo martirio per la fede è «una lezione di esistenza evangelica». 
All’odio dei suoi carnefici, infatti, rispose «con la mitezza dei martiri, che inermi offrono la vita perdonando e pregando per i loro persecutori». 
È quasi commosso il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, quando durante il rito di beatificazione del giovane Rivi – presieduto in rappresentanza di Papa Francesco, sabato pomeriggio, 5 ottobre, a Modena – racconta i drammatici e ultimi giorni di vita del nuovo beato.

«Era  troppo piccolo per avere nemici, erano gli altri che lo consideravano un nemico. 
Per lui tutti erano fratelli e sorelle. 
Egli non seguiva una ideologia di sangue e di morte, ma professava il Vangelo della vita e della carità». 
Nonostante fosse ancora un bambino, Rolando aveva già ben compreso il messaggio del Vangelo: «Amare non solo i genitori e i fratelli, ma anche i nemici, fare del bene a chi lo odiava e benedire chi lo malediceva». 
Celebrare il martirio del piccolo Rolando, ha detto il cardinale, è anche un’occasione per «gridare forte: mai più odio fratricida, perché il vero cristiano non odia nessuno, non combatte nessuno, non fa male a nessuno. 
L’unica legge del cristiano è l’amore di Dio e l’amore del prossimo». 
Infatti, le ideologie umane «crollano, ma il Vangelo dell’amore non tramonta mai perché è una buona notizia». 
E la beatificazione di Rivi è «una buona notizia per tutti. Di fronte alla sua bontà e alla sua gioia di vivere, siamo qui riuniti per piangere sì il suo sacrificio, ma soprattutto per celebrare la vittoria della vita sulla morte, del bene sul male, della carità sull’odio».

Fin da piccolo, Rolando aveva un sogno: quello di diventare sacerdote. 
A undici anni entrò in seminario, come ha ricordato il porporato, e come si usava allora, indossò la veste talare, che da quel giorno «diventò la sua divisa». 
La portava «con orgoglio. 
Era il segno visibile del suo amore sconfinato a Gesù e della sua totale appartenenza alla Chiesa. 
Non si vergognava della sua piccola talare.  Ne era fiero», tanto che la portava in seminario, in campagna, in casa. 
«Era il suo tesoro da custodire gelosamente era il distintivo della sua scelta di vita, che tutti potevano vedere e capire». 
A causa della guerra, molti consigliavano a Rolando di togliersi la talare, perché era pericoloso indossarla, visto il clima di odio contro il clero. 
Davanti ai timori anche dei familiari, Rolando rispondeva: «Non posso, non devo togliermi la veste. Io non ho paura, io sono orgoglioso di portarla.  Non posso nascondermi. Io sono del Signore». 
Ma il 10 aprile 1945, dei partigiani «imbottiti di odio e indottrinati a combattere il cristianesimo», catturarono Rolando. 
Il ragazzo, ha ricordato il porporato, venne «spogliato, insultato e seviziato con percosse e cinghiate per ottenere l’ammissione di una improbabile attività spionistica». 
Dopo tre giorni di sequestro, «con una procedura arbitraria e a insaputa dei capi, il 13 aprile 1945, il ragazzo fu prima barbaramente mutilato e poi assassinato con due colpi di pistola, uno alla tempia sinistra e l’altro al cuore». 
Dal sacrificio di Rolando, ha aggiunto il porporato, vengono quattro consegne per tutti noi: perdono, fortezza, servizio e pace. 
In modo particolare, ha concluso, egli «si rivolge ai seminaristi d’Italia e del mondo, esortandoli a rimanere fedeli a Gesù, a essere fieri della loro vocazione sacerdotale e a testimoniarla senza rispetto umano, con gioia, serenità e carità».