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mercoledì 24 marzo 2021

Tolentino: la Settimana Santa 2021 nel rito romano antico (Summorum Pontificum)

Settimana Santa 2021 

secondo le indicazioni Liturgiche del Motu Proprio Summorum Pontificum


 

 - Giovedì Santo 1 aprile 2021, ore 16,30 Confessioni- Santo Rosario 

ore 17,00 Santa Messa Solenne in Coena Domini, reposizione del Santissimo Sacramento , adorazione eucaristica . Per disposizione dei Vescovi italiani NON si può

martedì 16 giugno 2020

Il passato è condizione comune a tutti: anche di quei sessantottardi impenitenti che oggi vivono la tragica realtà di essere sul viale del tramonto

Dai "commenti" in un post riferiti a un Sacerdote che ha "rovinato" con degli inopportuni commenti una bella festa ad un giovane e devoto chierico leggiamo:



"È il solito guardiano della rivoluzione di turno... patetico il tirare in ballo la solita anima sconcertata, evidentemente non

lunedì 25 maggio 2020

Il sondaggio vaticano sul Summorum Pontificum che ha infiammato il mondo tradizionale facilmente infiammabile

Un bellissimo articolo di una stimata e benemerita organizzazione liturgica tradizionale a cui va tutta la nostra attenzione e tutto il nostro plauso per i buoni e salutari sentimenti del "sentire cum Ecclesia" che contiene.

SONDAGGIO ROMANO SULLA MESSA TRADIZIONALE

Molto rumore

La Congregazione per la Dottrina della Fede, cui ormai fa direttamente capo il Motu Proprio Summorum Pontificum ed una sezione che svolge ora i compiti prima di competenza della Commissione Ecclesai Dei, ha inviato a tutti i presidenti delle Conferenze episcopali del mondo una lettera datata 7 marzo 2020, firmata dal cardinal Ladaria, Prefetto della Congregazione (e già presidente della Commissione Ecclesia Dei, in virtù della ristrutturazione voluta da Benedetto XVI), da trasmettere a tutti i Vescovi del mondo. Cui viene chiesto di rispondere ad un sondaggio in 9 domande circa l’applicazione del Motu Proprio Summorum

lunedì 24 ottobre 2016

Il Papa «Dietro la rigidità c’è sempre qualcosa di nascosto, in tanti casi una doppia vita…» Lobbies razziste che impongono rigidi comportamenti

Il Papa ha perfettamente ragione!
Nell’Omelia di ieri ( 24 ottobre) a Santa Marta il Santo Padre commentando il Vangelo del giorno (Gesù guarisce una donna di sabato provocando lo sdegno del capo della Sinagoga perché - dice - è stata violata la Legge del Signore) ha tralaltro detto: «Dietro la rigidità c’è sempre qualcosa di nascosto, in tanti casi una doppia vita; ma c’è anche qualcosa di malattia. Quanto soffrono i rigidi: quando sono sinceri e si accorgono di questo, soffrono! »


Ebbene si : il Santo Padre ha proprio ragione !

mercoledì 19 ottobre 2016

"Inammissibile il metodo sul piano intellettuale e inammissibile l’intento di separare i buoni dai cattivi tra i cattolici"

I tempi in cui viviamo sono sempre più intrisi di nuove forme di schiavitù .
Pur di avere in elemosina una misera "pagnotta" non si bada di ricorrere a modi scorretti quali  la diffusione di false notizie e di falsi dati pur di servire il padrone di turno, infischiandosene del dolore che può essere recato ai propri fratelli nella Fede.
Vanno invece lodati e ringraziati tutti coloro che dimostrano di possedere quelle onestà intellettuali ed umane che trovano fondamento nello splendore del Vangelo di Gesù.
L'onestà intellettuale fa rima con la coerenza evangelica e con l'anelito di giungere alla nostra mèta : il Regno dei Cieli anche a costo di persecuzioni da parte del Principe di questo mondo.
Per questo motivo e per la piena condivisibilità degli argomenti e delle proposizioni espresse postiamo una parte dell'Articolo di Simon de Cyrène (che abbiamo sempre stimato e "condiviso") sul sito Pellegrini della Verità .
L'Articolo si riferisce alla squallida vicenda di una risibile, ma pur

mercoledì 11 maggio 2016

Santa Messa tradizionale "per un'élite europea"??? La realtà dice ben altro

Ben lungi dal rallegrarci per questi dati statici, l'Europa ne esce maluccio... ribadiamo a TUTTI i nostri Pastori che l'approfondimento liturgico mediante ll'attuazione del Motu Proprio Summorum Pontificum è un bene per TUTTA la Chiesa e per la spiritualità di TUTTI i suoi figli!
La tabella"... tratta delle 10 città più rappresentate.
Fra aprile 2015 e aprile 2016, Roma rimane in prima posizione ma vede Rio de Janeiro effettuare un fortissimo balzo in avanti.

giovedì 28 gennaio 2016

Filippine,Cebu.Cardinale Zen:i giovani che partecipano alla Messa in latino scavano più profondamente nella fede cattolica

Al 51° Congresso eucaristico internazionale in corso a Cebu, nelle Filippine, sono state celebrate due Messe secondo la forma straordinaria del Rito antico, cioè la “Messa in latino”. 
Le celebrazioni sono state organizzate dalla Societas Ecclesia Dei Sancti Ioseph-Una Voce Philippines.


La prima è stata celebrata il 25 gennaio, memoria liturgica della conversione di san Paolo, nel santuario di San Pedro Calungsod. 
La seconda è stata una Messa votiva del Santissimo Sacramento celebrata il 26 gennaio dal cardinal Joseph Zen Ze-kiun, vescovo emerito di Hong Kong, che celebra regolarmente secondo in rito straordinario. 
È la prima Messa “antica” celebrata pubblicamente nelle Filippine da quando è stata varata la riforma liturgica nel 1970.


AsiaNews riferisce un’opinione del blogger cattolico Carlos Antonio Palad, membro della Fondazione Fidei Defensores, secondo il quale «nella mia esperienza i giovani che partecipano alla messa in latino trovano che essa li sfida a scavare più profondamente nella fede cattolica. 
Al giovane piace essere sfidato dopo tutto!». 
Palad aggiunge che il latino non frena chi non parla latino poiché «è stato parte della vita dei cattolici filippini per 450 anni. 
Anche quando la Messa era ancora in latino, i filippini partecipavano assiduamente». 
Per il blogger, il fedele trova nella messa in latino «una forma di culto nel quale la Chiesa non cerca di andare d'accordo con i tempi». 
C’è solo «l’adorazione e l'identità cattolica, senza tentativi di renderla più “alla moda” o più accettabile ai gusti moderni. 
Quando la Summorum Pontificum è stata promulgata nel 2007, c'erano solo tre luoghi nelle Filippine dove si celebrava con il permesso dei vescovi. 
Oggi ci sono 14 luoghi con la messa ogni domenica, più alcuni altri con messe mensili o nei giorni feriali». 
I partecipanti sono in gran parte «davvero giovani e entusiasti».

da «AsiaNews» tramite Il Timone

domenica 11 ottobre 2015

La distruzione dell'edificio cattolico strategia dell'invisibile: viene da Dio un sinodo per "definire" ciò che da Dio già possiede per definizione?

Ho trovato questo commento su uno stimato blog cattolico e lo propongo come riflessione serale al termine della XX Domenica dopo la Pentecoste (XXVIII del Tempo Ordinario ).
Mi spiace che non sia firmato ma questa forma di "anonimato" rende quelle parole come interamente offerte, come gesto d'amore, al Signore esattamente come fanno i Monaci Iconografi che omettono la loro firma nelle Icone perchè è Dio stesso a dipingerle  servendosi delle loro mani …  
Non potrebbero essere egualmente ispirate dall'Altissimo le sagge parole dell'Anonimo innamorato della Chiesa e del suo insostituibile ruolo salvifico?

***
Faccio precedere per questo quelle ispirate parole dalla lettura, a mo' di preghiera, delle parti "mobili" di questa XX Domenica dopo la Pentecoste .
L'Antifona d'Introito Dan. 3, 31, 29 et 35 - Omnia quæ fecísti nobis, Dómine, in vero iudício fecísti, quia peccávimus tibi, et mandátis tuis non obedívimus: sed da glóriam nómini tuo, et fac nobíscum secúndum multitúdinem misericórdiæ tuæ. Ps. 118, 1 - Beáti immaculáti in via: qui ámbulant in lege Dómini
Il GradualePs. 144, 15-16 - Oculi ómnium in te spérant, Dómine: et tu das illis escam in tempore opportúno.  
Aperis tu manum tuam: et imples omne ánimal benedictióne. 
Allelúia. Ps. 107, 2 - Parátum cor meum, Deus, parátum cor meum: cantábo, et psallam tibi, glória mea. Allelúia.
L'Antifona di OffertorioPs. 136, 1 - Super flúmina Babylónis illic sédimus, et flévimus: dum recordarémur tui, Sion.  
L'Antifona di Comunione :  Ps. 118, 49-50 - Meménto verbi tui servo tuo, Dómine, in quo mihi spem dedísti: hæc me consoláta est in humilitáte mea. 

***
 La decostruzione dell'edificio cattolico:  strategia dell'invisibile 

"Il vero dramma, la vera sfida è il tentativo, ormai nemmeno troppo velato, di imporre una religiosità che parla di Dio ma senza la verità della rivelazione di Cristo, perciò "vagamente cristiana", intrisa di tutte le derive mondane e mondialiste che sfigurano la cattolicità e giustificano il peccato con la fede, senza farsi trasformare dalla grazia, per di più con simpatie veterotestamentarie che renderebbero non così decisivo il ruolo di Cristo nella redenzione.

Di fatto questa "massoterapia" in cui eccelle la Chiesa  riduce il Divin Medico a massaggiatore, forse ad allenatore, magari a infermiere, ma quel che ti somministra è tisane e zuccherini e tutto si risolve in filantropia e umanitarismo che si regge sull'idea del progresso e del "ex pluribus unum"... in cui persino Dio è accettato solo se funzionale a questo uomo che (si) fa la storia, promettendo benessere, pace e sicurezza costruiti su leggi e potere tecnocratico.

L'AntiCristo potrebbe non essere necessariamente una singola persona, ma chiunque incarni questa idea di uomo, prometeico e negatore del peccato di origine, che si fa popolo sviato. 
E il FalsoProfeta è chi si fa strumento e artefice di quella religione (sedicente cristiana) che anzichè smascherare l'uomo che non ha bisogno di essere redento e che rifiuta la salvezza che viene dalla croce/resurrezione (anti il Cristo, negandoLo) addirittura in nome di Cristo (tradendoLo) lo propone come interlocutore con cui dialogare e andare d'accordo!

A questo punto gli innegabili e tragici fanatismi di altre religioni sono persino degli ottimi specchietti per allodole, ottimi argomenti per avere altre priorità, o addirittura per cercare alleati nelle schiere che stanno facendo il gioco sporco, quello sottotraccia, ritenendo compromessi e concessioni con certi "buoni" e "presentabili", necessari per fronteggiare il nemico visibile, come se non fosse un interesse di quello invisibile.

Al Sinodo non si sta solo parlando di "famiglie" e di "misericordia", ma si stanno parlando -mescolati tra loro, anche se vestiti con la stessa "casacca"- sia coloro che operano per conto del Falso Profeta, sia quelli che hanno tuttora il dono della vera profezia cristiana. 
Pertanto sia chi sta facendosi portavoce dell'Anticristo, sia chi annuncia la verità di Cristo.

Qualunque cosa accada ad ottobre, si sa già come andrà a finire:  sarà (ovviamente N.d.R.) il Signore a condurre la storia. 
Adesso ci tocca quel che abbiamo seminato. 
Giorni fa c'è stato chi ha invitato a leggere per intero il testo biblico del profeta Malachia. 
Davvero impressionante. 
Attuale.
All'inizio del testo del libro di Malachia, Dio ha un interlocutore "capace" di intendere: Israele (ish-ra-El: letteralmente l'uomo che vede Dio). 
Non sfugga che il comando di Dio al popolo è: "Shema Israel", ovvero, ascolta, "uomo che vede Dio". 
Quindi c'è una capacità di vedere, di accorgersi e a quel punto la necessità di stare a sentire la volontà di Dio.

Gesù diceva spesso la frase "chi ha orecchi per intendere intenda". E allo stesso tempo si propone come Luce del mondo, necessaria per vederci chiaro. Guarisce i ciechi e i sordi.

Il dono dello Spirito santo, l'intelletto, non consta solo della razionalità degli idolatri della dea ragione (che con calcoli e strategie ragionano secondo il mondo cercando di dominarlo), bensì consta della purezza del cuore (cioè di una spiritualità umana non farcita di mondo, in grado di accogliere la gratuita rivelazione di Dio) e perciò di "vedere Dio". 

Israele vede Dio. 
Giuda no. 
E' lo stesso popolo, ma ha occhi diversi.

Che cosa fa Lucifero? In quanto puro spirito egli è portatore di luce (non sua).
A un certo punto si crede padrone della luce. 

Non vede più di Dio, ma vuole rubargli la luce. E vende quella luce rubata agli uomini, dicendo di fare come lui, per "essere come Dio". 
Lucifero è già stato sconfitto "in Cielo" e precipitato "in terra".

L'uomo prometeico è luciferino. 

Effettivamente la sede dell'ONU ha scelto di celebrare questa "idealità". 
La Luce di Cristo (la vera luce) non è accolta. Inadatta...

Il problema è che tutti gli uomini (tutti, nessuno escluso) incontreranno la Luce di Cristo. 

Per chi ha cuore puro, occhi umili e ascolta Dio sarà occasione di vedere ogni cosa con una chiarezza sconosciuta e una pace immensa. 
Per gli altri quella luce farà ciò che la sprigiona: brucerà, quanto serve a una purificazione o eternamente.

L'uomo prometeico impersonifica benissimo una falsità: l'uomo che tiene in mano la fiamma si scotta. 

Fa luce, ma scotta. 
Evidentemente piace... 
Avremo ciò che avremo scelto. 
Il Signore (Lui sì) rispetta la libertà che ha dato in dono. 
Prometeo ti dona anche molto fosforo (bianco come la neve, ma tutt'altro che Puro") se non capisci bene i suoi messaggi... Interessante.  
Ma non si sa che cosa possa accadere fino a quel momento. 
Perciò bisogna aver chiaro che il dialogare con chi annacqua e gode della decostruzione dell'edificio cattolico non è un'opzione tra le tante, ma è una strategia dell'invisibile, che invita i meno saggi attraverso certe ben orchestrate e spinte manifestazioni del male visibile.."

venerdì 26 giugno 2015

Teramo : i nostri Fratelli che "si aggirano per il paese e non sanno che cosa fare"

Domenica 28 giugno i cari fratelli teramani, auto-concentrati nel piccolo paese montano di Faieto , celebreranno l'ultima Messa nell'antico rito romano ( la cosiddetta forma extraordinaria della Liturgia Cattolica) perchè anche il sacerdote, supplente da due anni dei commissariati Francescani dell'Immacolata che nel frattempo hanno   dovuto lasciare la bella Teramo, è stato esonerato da ogni incarico in Diocesi.
L'Antifona d'Introito della Messa della quinta domenica dopo la Pentecoste , che coincide appunto con il 28 giugno, inizia con uno dei versetti biblici più conosciuti dal popolo “Exaudi Domine, vocem meam(Ps 26,7.9.1).
Per fede noi sappiamo che “Dio scrive dritto anche sulle righe storte degli uomini” .
Prima o poi Egli rivolgerà il Suo sguardo misericordioso anche sui quei bravi fedeli teramani che hanno commesso, e forse lo stanno ancora facendo , errori su errori sia pur in buonissima fede.
Messainlatino ha proposto  un collage di post dedicati alla "questione" teramana.
Il nostro affetto (ed ammirazione) nei confronti dei "capi" del gruppo teramano non ci esonera tuttavia dalla critica per la gestione fallimentare e infruttuosa della loro vicenda "missa antiqua".
Come dei bambinetti essi si sono lasciati sedurre da alcune chimere volgendosi alle fiabe piuttosto che fissare lo sguardo sulla bella realtà del Magistero della Chiesa che  ai gruppi legati all'antica Liturgia dona   tre diamanti preziosi  : Summorum Pontificum- Universae Ecclesiae-Parrocchia .
Abbiamo più volte notato un'  abitudine tipica dei Francescani dell'Immacolata, prima del commissariamento :  cullare i loro fedeli più fedeli in una specie di limbo permanentemente fanciullesco senza farli crescere come uomini e donne liberi e responsabili " per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male" (Mt 5,38-42)
Ecco alcuni "risultati" di quell'impostazione:
- si bada più alla persona del Consacrato piuttosto che all'Ideale liturgico; 
- c'è un evidente incapacità di muoversi come adulti nell'ambito ecclesiastico con quella dignità di membri maturi della medesima ecclesia
- persiste un pre-adolescenziale disorientamento nell'impugnare d'istinto le armi della fede e del Magistero per la necessaria "praesidia militiae christianae".
Di quà l'errore più vistoso commesso dai fedeli/bambini teramani ( immessi, lo ripetiamo, dagli educatori  francescani dell'Immacolata nell' illogica condizione fanciullesca ) :  essi non hanno confidato appieno della forza del Magistero che si chiama Summorum Pontificum- Universae Ecclesiae-Parrocchia preferendo  i loro chimerici balletti.
Adunque prima ancora di augurarci che il Signore Onnipotente ascolti la voce di quei bravi fedeli ( “Exaudi Domine, vocem meam” ) vogliamo con  cuore di amici e di fratelli supplicare la Divina Provvidenza affinchè "illumini i loro cuori".
Il Papa ci esorta ci uscire dalla "cultura del provvisorio" scappando dalla " sabbia dei sentimenti che vanno e vengono" per ancorarci "sulla roccia dell’amore vero, l’amore che viene da Dio".
Confidiamo tutti nella materna protezione della Madonna Santissima, Madre della Chiesa, che ci indica sempre l'unica via da seguire : il Magistero con i suoi insegnamenti e i suoi decreti. Perchè " i precetti del Signore danno gioia" e " la legge del Signore è perfetta rinfranca l'anima" !
Buona maturazione a tutti : in primis a coloro che scrivono ed anche a coloro che leggono.

Andrea Carradori

sabato 21 marzo 2015

SETTIMANA SANTA TRADIZIONALE a Tolentino, Chiesa del Sacro Cuore ( dei sacconi)

Tolentino, Centro Storico, Chiesa del Sacro Cuore ( vulgo "dei sacconi", via Corridoni )
Per l'imminente Settimana Santa in rito romano antico   il nostro Parroco Don Andrea Leonesi ha stabilito i seguenti orari  :


Domenica delle Palme, 29 marzo 2015
a) ore 16,00 Benedizione e distribuzione delle palme; processione con le palme benedette; ecc ecc 
b) ore 17,10 Santa Messa solenne e Canto del Passio
***
(Martedì Santo 31 marzo 2015 Petriolo , vicino Tolentino, centro storico ore 21 Processione Eucaristica per la conclusione delle Quarantore)
***  
Giovedì Santo 2 aprile 2015 Chiesa Sacro Cuore Tolentino, apertura ore 16 per le Sante Confessioni; ore 16,30 , Messa solenne In Coena Domini 

 ***

Venerdì Santo 3 aprile 2015 Bas.Concattedrale di San Catervo Tolentino ore 13,30 TRE ORE di Agonia di N.S.G.C. 
 ***

Venerdì Santo 3 aprile 2015 Chiesa del Sacro Cuore Tolentino ore 16,30, Solenne Azione Liturgica , Canto del Passio, Adorazione della Croce.
 ***

Venerdì santo 3 aprile 2015 centro storico di Tolentino ore 20,00 processione detta del Cristo Morto
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Sabato Santo 4 aprile 2015 Chiesa del Sacro Cuore di Tolentino  
a) ore 18,30 Veglia Pasquale 
b) ore 19,45 Messa Solenne della Risurrezione
***

Domenica di Pasqua 5 aprile 2015 Chiesa del Sacro Cuore di Tolentino ore 17,00 Santa Messa Solenne


Chiesa riscaldata, spazi interni a disposizione delle Mamme per i bambini piccoli, ( a richiesta due Maestre d’asilo ) servizi efficienti.


Preparazione : L’Ufficio delle Tenebre del Mercoledì Santo nella Chiesa del Sacro Cuore; la Santa Messa vespertina della Domenica in Albis ( 12 aprile 2015)nella Chiesa del Sacro Cuore e la consueta celebrazione mattutina di Sabato 25 aprile 2015 a Grottammare nella Chiesa di San Giovanni Battista

Quest'anno avremo un motivo in più per ringraziare il Signore: la Provvidenza ha infatti disposto che per il  Sacro Triduo , di cui abbiamo fornito gli orari, avremo la presenza di tre giovani Sacerdoti che saranno disponibili anche per le Sante Confessioni prima e dopo le celebrazioni.

Preghiamo per la Chiesa, il Papa , i Consacrati e particolarmente per tutti i Seminari Cattolici.

sabato 5 ottobre 2013

La beatificazione del Martire Rolando Rivi che preferì morire per «onorare e difendere la sua identità di seminarista»

«Non posso, non devo togliermi la veste. Io non ho paura, io sono orgoglioso di portarla.
Non posso nascondermi. Io sono del Signore». 













Il Video con parte dell'Omelia del Cardinale Amato.

L’omelia del cardinale Angelo Amato alla Messa per la beatificazione del giovane seminarista assassinato nel 1945 da partigiani «imbottiti di odio e indottrinati a combattere il cristianesimo»

Tratto dall’Osservatore Romano – Una delle più dolorose pagine della storia italiana recente, a pochi giorni dalla fine del secondo conflitto mondiale, fu la barbara uccisione del quattordicenne Rolando Rivi (1931-1945). 
Un ragazzo che preferì morire per «onorare e difendere la sua identità di seminarista». 
Per questo, il suo martirio per la fede è «una lezione di esistenza evangelica». 
All’odio dei suoi carnefici, infatti, rispose «con la mitezza dei martiri, che inermi offrono la vita perdonando e pregando per i loro persecutori». 
È quasi commosso il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, quando durante il rito di beatificazione del giovane Rivi – presieduto in rappresentanza di Papa Francesco, sabato pomeriggio, 5 ottobre, a Modena – racconta i drammatici e ultimi giorni di vita del nuovo beato.

«Era  troppo piccolo per avere nemici, erano gli altri che lo consideravano un nemico. 
Per lui tutti erano fratelli e sorelle. 
Egli non seguiva una ideologia di sangue e di morte, ma professava il Vangelo della vita e della carità». 
Nonostante fosse ancora un bambino, Rolando aveva già ben compreso il messaggio del Vangelo: «Amare non solo i genitori e i fratelli, ma anche i nemici, fare del bene a chi lo odiava e benedire chi lo malediceva». 
Celebrare il martirio del piccolo Rolando, ha detto il cardinale, è anche un’occasione per «gridare forte: mai più odio fratricida, perché il vero cristiano non odia nessuno, non combatte nessuno, non fa male a nessuno. 
L’unica legge del cristiano è l’amore di Dio e l’amore del prossimo». 
Infatti, le ideologie umane «crollano, ma il Vangelo dell’amore non tramonta mai perché è una buona notizia». 
E la beatificazione di Rivi è «una buona notizia per tutti. Di fronte alla sua bontà e alla sua gioia di vivere, siamo qui riuniti per piangere sì il suo sacrificio, ma soprattutto per celebrare la vittoria della vita sulla morte, del bene sul male, della carità sull’odio».

Fin da piccolo, Rolando aveva un sogno: quello di diventare sacerdote. 
A undici anni entrò in seminario, come ha ricordato il porporato, e come si usava allora, indossò la veste talare, che da quel giorno «diventò la sua divisa». 
La portava «con orgoglio. 
Era il segno visibile del suo amore sconfinato a Gesù e della sua totale appartenenza alla Chiesa. 
Non si vergognava della sua piccola talare.  Ne era fiero», tanto che la portava in seminario, in campagna, in casa. 
«Era il suo tesoro da custodire gelosamente era il distintivo della sua scelta di vita, che tutti potevano vedere e capire». 
A causa della guerra, molti consigliavano a Rolando di togliersi la talare, perché era pericoloso indossarla, visto il clima di odio contro il clero. 
Davanti ai timori anche dei familiari, Rolando rispondeva: «Non posso, non devo togliermi la veste. Io non ho paura, io sono orgoglioso di portarla.  Non posso nascondermi. Io sono del Signore». 
Ma il 10 aprile 1945, dei partigiani «imbottiti di odio e indottrinati a combattere il cristianesimo», catturarono Rolando. 
Il ragazzo, ha ricordato il porporato, venne «spogliato, insultato e seviziato con percosse e cinghiate per ottenere l’ammissione di una improbabile attività spionistica». 
Dopo tre giorni di sequestro, «con una procedura arbitraria e a insaputa dei capi, il 13 aprile 1945, il ragazzo fu prima barbaramente mutilato e poi assassinato con due colpi di pistola, uno alla tempia sinistra e l’altro al cuore». 
Dal sacrificio di Rolando, ha aggiunto il porporato, vengono quattro consegne per tutti noi: perdono, fortezza, servizio e pace. 
In modo particolare, ha concluso, egli «si rivolge ai seminaristi d’Italia e del mondo, esortandoli a rimanere fedeli a Gesù, a essere fieri della loro vocazione sacerdotale e a testimoniarla senza rispetto umano, con gioia, serenità e carità».

sabato 28 settembre 2013

Con Benedetto XVI rimaniamo inchiodati alla Croce della Liturgia !

Assistiamo ogni giorno ad una sorta di opposizione dialettica tra i difensori del culto liturgico e i promotori dell’apertura verso il mondo che puntualmente hanno finito per ridurre la vita cristiana ai soli sforzi sociali.
Il combattimento contro il “ senso del sacro ” ( Beato Giovanni Paolo II ) , che ha antiche radici, ha provocato due feriti gravissimi : la Chiesa e il Sacerdote.
Il beato Giovanni Paolo II riferendosi alle sistematiche desacralizzazioni della liturgia le definì : pratiche non accettabili (Ecclesia de Eucharistia, n. 10) .
Benedetto XVI ha denunciato come “deformazioni al limite del sopportabile” (Lettera ai vescovi in occasione della pubblicazione del Motu proprio ‘Summorum Pontificum’) i continui attentati contro la Liturgia, sempre più intrisi di cultura secolarizzata del mondo circostante .
Ai Vescovi della Francia riuniti a Lourdes in Assemblea Plenaria straordinaria il 14 settembre 2008 Papa Benedetto XVI ha ricordato che : “Il culto liturgico è l’espressione suprema dell’esistenza sacerdotale ed episcopale … è tale da ricollocare l’adorazione al centro della vita del sacerdote e dei fedeli. Invece e al posto del “cristianesimo secolare” .
L’Esortazione Apostolica ‘Sacramentum Caritatis’ di Papa Benedetto XVI ha insegnato ai fedeli che l’azione liturgica deve riconciliare fede e vita consacrando “l’impegno dei cristiani nel mondo che il mondo stesso, sono chiamati a consacrarsi a Dio mediante la liturgia… fino a venire attirati nel dinamismo dell’offerta dell’amore di Cristo che ivi si rende presente”.
La liturgia è il luogo privilegiato per approfondire l’identità del Sacerdote, che è chiamato a “combattere la secolarizzazione” poiché, come il Signore Gesù dice nella sua preghiera sacerdotale: “Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. 
Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità” (Gv. 17, 15-17).
Per secoli la saggezza della Chiesa ha preservato attraverso le rubriche e la postura celebrativa il Sacerdote dal desiderio, anche inconscio, di attirare l’attenzione dei fedeli sulla sua persona.
Quando i fedeli sono lasciati all’arbitrarietà del celebrante, alle sue stranezze, alle sue idee personali od opinioni, alle sue stesse ferite la Liturgia è violentata !
L’obbedienza del sacerdote alle rubriche è infatti segno eloquente e silenzioso del suo amore per la Chiesa, della quale egli è ministro e servitore.
Se la “ partecipazione attiva “ – il principio più eclatante della pastoralità liturgica del Concilio Vaticano II – non si ammanta del naturale “senso soprannaturale della fede” la liturgia non è più l’opera di Cristo, ma degli uomini.
Ecco perché non ci rallegriamo per la formazione liturgica dei sacerdoti ormai ridotta ad una formazione puramente intellettuale dopo esser stata strappata dalla sua dimensione verticale che trascende la vita di ciascuno per fonderla con la vita di Cristo( Benedetto XVI ).
Non c’è bisogno di umanesimo, non c’è bisogno di promozione umana :   la stessa Liturgia  è capace di : “ rendere Dio presente in questo mondo e aprire agli uomini l’accesso a Dio ” ! ( Benedetto XVI )
Il venerando teologo passionista Padre Zoffoli diceva:” istruiamo come vuole il Concilio i fedeli alla partecipazione alla Messa, diamogli insegnamenti seri di dottrina e liturgia. Ma poi non vi lamentate se vedendo una liturgia neocatecumenale vanno a protestare dal Vescovo!
Un putiferio santo a motivo della corretta istruzione dei fedeli, della serie :  … hanno voluto, grazie al Concilio, istruire il popolo, ecco che contro il clero infedele si è scatenato il putiferio quando non celebra bene
E meditiamo anche, senza preconcetti, quanto,
riferendosi alla Liturgia, scrisse  Don Dolindo Ruotolo, morto in concetto di santità ( un santo prete che giustamente è  considerato  come una delle ultime dighe contro il modernismo e le manie post conciliari intrise di novità ) :  "Quanti tesori di esortazioni vive e rifulgenti di grazia e di Spirito Santo si perdono nella Chiesa perché il popolo non le intende!" ( Dal commento di Don Dolindo Ruotolo alla Prima  Lettera ai Corinzi, assai prima del Concilio Vaticano II).
Meravigliosamente grande è l’affermazione di Benedetto XVI : “ Quando il mondo nel suo insieme sarà diventato liturgia di Dio, quando nella sua realtà sarà diventato adorazione, allora avrà raggiunto la sua meta, allora sarà sano e salvo ”!
Il nostro martirio deve essere gloriosamente infisso nella Croce della Liturgia : la mano destra conficcata dai cosiddetti “ tradizionalisti” che ci rimproverano di occuparci solo dell’aspetto cultuale , quella sinistra inchiodata dai “ modernisti-novatori” che ci accusano di giocare ai pizzi e merletti non guardando al mondo che cambia e che ha bisogno di nuovi simboli e di nuovi segni liturgici e i nostri piedi saranno fissati dai nemici di Cristo per impedirci di piegare le ginocchia nell’atto di adorazione a Colui che è il Signore del tempo e della storia !


Andrea Carradori

martedì 3 settembre 2013

Qualcosa si muove nella galassia del tradizionalismo internetiano italiano?


Una fedele, dopo aver assistito per la prima volta ad una Messa celebrata con il Messale del ’62,  come prescritto dal Motu Proprio “Summorum Pontificum”, ha sentito il desiderio/dovere di scrivere queste considerazioni su un blog “ tradizionalista” ( in realtà è “solo” un sito cattolico sensibile alla Liturgia antica della Chiesa) :
" Ho partecipato per la prima volta ad una messa celebrata con il Vetus Ordo e volevo dirvi le prime impressioni. 
Devo dire che ci ho pensato tanto prima di scrivere perché non vorrei contribuire ad acuire un’atmosfera che mi sembra in questi ultimi tempi abbastanza tesa. ... 
Che dire non è stato semplice perché in realtà ho passato quasi tutto il tempo a seguire sul foglietto ciò che dovevo fare, dire e cosa diceva il celebrante. 
Come dite voi forse non basta una volta per entrare in questa atmosfera completamente diversa da quella della messa a cui sono abituata a partecipare e qui vi devo dare ragione è davvero diversa!!! 
I silenzi e il raccoglimento che si vivono nella messa Vetus Ordo sono molti di più ma non sono sicura che li apprezzo davvero tutti. 
Per esempio lo scoglio più duro è stato seguire ( partecipare non so come dire ) la parte in cui il celebrante parla da solo e dice tutto quello in cui sono abituata ad interagire in solitario, con noi che ascoltiamo solo la musica; ecco io li non sono proprio riuscita ad estraniarmi e cercare il raccoglimento ma ho cercato di capire cosa diceva il celebrante perdendomi un pò. 
Ma non si può usare almeno il microfono per sentire cosa dice ? 
Forse apprezzo di più il partecipare con il sacerdote e il pregare con lui, so che è la parte che voi contrastate di più nel NO.  ...
Ho portato con me mia madre anziana per vedere che effetto aveva su di lei ritornare ad assistere ad una messa che lei si ricordava ancora; beh lei sicuramente ha seguito di più e ad un certo punto andava a memoria. 
Mi ha detto che ha partecipato volentieri e che le piacerebbe ogni tanto ritornarci ma non lo farebbe sempre, il che dimostra che ormai la messa che viene ritenuta normale è il Novus Ordo mentre si vive l’altra come una bella liturgia da vivere in momenti particolari. 
Non so!! In questo momento è così che mi sento pure io, quello che ho vissuto è che sicuramente la messa Vetus Ordo porta ad una meditazione e ad un raccoglimento maggiore ma non so se lo vorrei ogni volta. 
Non ho trovato questa differenza che voi dite nel sentirmi di più vicino a Cristo nella liturgia V.O. ma come sempre ho sentito la messa come uno stare insieme a Lui, come tutte le altre domeniche. 
Forse devo perseverare!! 
Quello che so è che dovrei avere il diritto di parteciparvi come e quando mi piace senza restrizioni e su questo mi schiero con voi, mi differenzio ( per il momento ) sul fatto che la vedo come una liturgia da preservare come una cosa preziosa che ci viene dalla tradizione e che sicuramente non va perduta. 
Certo c’era davvero pochissima gente e di questo non mi spiego il perché, a quanto ho saputo sono anni che in questa chiesa si celebra questo rito, come è possibile che ci fossero si e no con noi 15 persone e non sottolineo l’età media!!! 
Voglio dire una cosa che qualcuno ha già detto prendendo astrali ma che ha un fondo di verità. 
Non è continuando a dire che la messa Novus Ordo non è buona ( ed uso un termine carino ) e non rappresenta la vera fede che farete passi avanti ma cercando di far conoscere a più tanta gente possibile, pur nelle mille difficoltà, la liturgia che amate e che come ho avuto modo di constatare di persona è un dono prezioso. 
Se lavorate su questo potrete avvicinare molte più persone di quello che credete, ma lo dovete fare con la ragione e non con lo scontro. 
Ma la vedo dura perché siete tanto divisi, c’è addirittura chi chiede di abrogare il Summorum Pontificum che mi sembra il vostro unico appiglio ora come ora per poter celebrare liberamente la messa invece di lottare per renderlo sempre più applicabile; perché mi sembra chiaro che arrivare a questo e ad uno scontro duro significa mettersi fuori dalla Chiesa ".
E poi come si fa?

Per ovviare alle problematiche descritte dalla fedele alcuni Parroci,  veramente animati da spirito " missionario " a favore dell'antica liturgia ( e che non si accontentano del piccolo gruppo di eletti ...),   per avvicinare " i fedeli alla Messa antica raccomandano di ricorrere alla  " gradualità " ( esattamente come avvenne, au contraire , dopo il Concilio Vaticano II per " disabituare " i fedeli alla concezione liturgica" tridentina ") . 
La riscoperta dell'antica  Liturgia dei nostri padri può esser fatta gradualmente attraverso l'ausilio delle forme artistiche che la Chiesa ha sempre genialmente usato alla maggior gloria di Dio per l'edificazione salutare delle anime. ( salus animarum) .

Ha osservato un Sacerdote : 
" Solo il biritualismo porterà i fedeli delle parrocchie a conoscere il VO e a preferirlo. 
Scelte radicali di contrapposizione non faranno altro che isolare ancor di più la tradizione e a nutrire pregiudizi. 
Penso ai parroci che hanno scelto in modo esclusivo il Vetus Ordo, ammirandone pure il coraggio, mi chiedo quante persone ostili o scettiche verso il VO hanno avvicinato in questo modo? 
La convivenza delle due forme, invece, favorisce l'avvicinamento e l'arricchimento reciproco senza pregiudizi e tensioni nel rispetto della fede altrui".


La scelta  che è stata fatta di “ optare ” per la " Messa cantata " nel Santuario di Campocavallo dal 2008 ha contribuito in modo determinante al “successo” delle celebrazioni domenicali nell’antico rito avvicinando diversi fedeli ad uno rito che , per motivi anagrafici e/o culturali, era a loro completamente sconosciuto .
E' stata preferita, in piena “incoscienza, ( senza cioè avere le basi di un discernimento concreto della differenza fra messa “ letta” e quella “ cantata” )  la Messa cantata ( con incenso )  intuendo che dopo 40 di sterilità minimalista liturgica il Canto Gregoriano, l’Organo, l’incenso, il folto gruppo dei ministranti avrebbero saziato quel legittimo desiderio di “sacro” che solo la Messa nell’antico rito avrebbe potuto soddisfare .
La tradizionale saggezza della Chiesa e l'esempio di pastorale liturgica di tanti Santi nella storia della Chiesa  ci insegnano che bisogna agire con prudenza , moderazione e avvalendoci di quanto legittimamente ammesso all'uso liturgico possa " eccitare " la religiosità e la devozione del popolo !
Se la fedele che ha postato le considerazioni che abbiamo trascritto fosse andata ad una Messa cantata (  ad una Messa con un coro polifonico oppure ad una Messa in cui si cantava l'ordinarium anche con la Messa VIII degli Angeli - avrebbe potuto facilmente aggiungere la sua voce a quella dei cantori - )   :  qualcosa già sarebbe stato per non sentirsi completamente estranea alla celebrazione.
L'aspirazione ( sacrosanta ) di San Pio X , di cui si è inaugurato il centenario della morte,  dell'actuosa partecipatio dei fedeli, tematica poi ripresa ed approfondita ad una sola voce dai Padri Conciliari del Sacrosanto Concilio Vaticano II , è ormai patrimonio genetico di tutti i cattolici - nessuno escluso !
Anche le Messe celebrate nell'antico rito della Chiesa risentono positivamente di questa duplice eredità di San Pio X e del Concilio Vaticano II !
E i "lefebvriani" ?  qualcuno si chiederà ...
Le comunità sbocciate grazie alla sensibilità liturgica e pastorale di Mons. Lefebvre hanno sempre sostenuto i fedeli  nell'actuosa partecipatio  alle sacre liturgie ! 
( QUI un celebre filmato  della Messa di una comunità della FSSPX ) .

Non mancherò ancora una volta di citare il meraviglioso scritto che Giacomo ci ha donato su un post di MiL : 
“ … I veri artefici e sostenitori della rottura sono i progressisti perchè sono i novatori a voler voluto una "nuova interpretazione" della Tradizione e della Chiesa alla luce di un presunto "spirito del Concilio Vaticano II ".
I "tradizionalisti" veri (salvo marginali frange estreme, ma si sa che gli estremi combaciano) devono sostenere la corretta ermeneutica perchè la Chiesa è una, come la fede che professa, ed essendo portatrice della Verità che è immutabile essa non può aver introdotto degli insegnamenti contrari alla dottrina autentica di sempre così come ci è stata rivelata da Gesù Cristo e trasmessa per mezzo degli apostoli e dai loro successori.
La battaglia è lunga e dura, si gioca su tanti piani, soprattutto su un piano "culturale" e la cultura oggi è dominata dal mondo progressista sia nei mass media che nelle pubblicazioni storiche e scientifiche.
I veri sostenitori della Tradizione sono marginalizzati e dovrebbero combattere meno per "sterili e puerili polemiche" ma per diffondere maggiormente e con più efficacia la vera ed autentica cultura cattolica.
Bisognerebbe anche maggiormente "sporcarsi le mani" nelle parrocchie, nella catechesi dei giovani, in politica (e questo è un tasto dolente!) nelle operità di carità sociale, ... perchè se lasciamo nelle mani dei progressisti tutti questi ambiti continueranno (pur invecchiando ed estinguendosi) a tenere loro in mano il pallino del gioco e noi staremo a guardare, al massimo a scrivere su qualche blog.
I documenti del CVII dicono una cosa, il postconcilio è andato da un'altra parte!
Grazie anche alle conferenze episcopali nazionali...
E' per questo che bisogna tornare ai documenti del concilio e di attuare l'ermeneutica della continuità!
Andiamo a S. Pietro con i forconi?
Con dolore ne prendiamo atto ma non possiamo cancellare un pezzo di storia e non possiamo metterci a fare una guerra aperta contro quella "intelligence oscura" che governa il Vaticano, come decise di intraprendere mons. Lefebvre (che, sia chiaro, ammiro e ringrazio).
Ma bisogna anche essere grati a Benedetto XVI perchè ha rimosso le scomuniche, ha promulgato il Motu Proprio, ha tirato fuori dalla cantina la Bellezza della Tradizione e l'ha fatta conoscere soprattutto ai giovani .
Pensi che lui non si sia reso conto dei gravi abusi commessi nel postconcilio (anche se le radici affondano a ben prima)? 
Ma non si può cambiare le cose dalla mattina alla sera, proprio come fecero i progressisti. 
Ci vuole tempo, pazienza, bisogna saper aspettare i tempi giusti per rimettere le cose al loro naturale posto.
Gli stessi modernisti hanno lavorato per quasi un secolo per attendere un nuovo concilio e introdurre nella prassi della Chiesa tante porcherie: chi crediamo di essere noi per rimettere tutto in ordine in meno tempo?
Bisogna far conoscere ai giovani nelle parrocchie e a tutte le persone di buona volontà, quelle che hanno la voglia di sapere come sono andate le cose, di conoscere la verità, e non sono accecate dalle ideologie progressiste, la Bellezza della Tradizione millenaria della Chiesa. 
La Bellezza della liturgia, del gregoriano, del latino, dei silenzi, delle candele (non i lumini da cimitero), dell'incenso, dei paramenti, della vera arte cattolica, dell'atmosfera del sacro, ...
Tutte cose necessarie al vero culto a Dio, ma non solo ovviamente: la Bellezza di una vita casta per i fedeli, nel rispetto dei principi non negoziabili, della preghiera profonda, dei sacramenti, ...
La liturgia è qualcosa di vivo e che (scusate l'aggettivo) è "elastico": può farsi sensibilmente influenzare dalla società, ma a sua volta influenza profondamente la vita della società.
Oggi, vista la decadenza della liturgia e della vita ecclesiastica, sarebbe già un successo tornare all'ordinario della messa in latino e alla comunione sulla lingua (non dico in ginocchio perchè sarebbe già troppo!) o al massimo alla croce al centro dell'altare!
Come possiamo pretendere di tornare al messale del 1965 o del 1962 dalla mattina alla sera? ( sottolineatura nostra n.d.r ).
La gente non capirebbe!
Già non si capisce più niente! 
Tutto è sclerotizzato! 
Ci vuole tempo e pazienza!”

Un cattolico ha scritto sul blog Chiesaepostconcilio ( i caratteri maiuscoli sono dell'Autore n.d.r.) :

" ... Io, ad esempio, sono straconvinto (e credo di averne anche riscontri reali!), che non è vero che il bi-ritualismo "strictu sensu" sia un danno alla Tradizione perenne, né tantomeno concordo con Augè riguardo il "litigio" inevitabile. Che i due "opposti" concordino nelle "conclusioni" non è affatto strano per me. Anzi.
Quello che trovo drammatico è il MURO oggettivamente costruito da TUTTI ormai, e credo ben piantato.
Allo stesso modo credo che sia NECESSARIO un "momento" di "convivenza" tra due pastorali antitetiche. Quella Tradizionale e quella "moderna". Una "convivenza" inevitabile SE si vuole "ri-portare" a "casa" i fedeli "modernizzati". Cercando di "ri-tradizionalizzarli".

Mi risulta IMPOSSIBILE sia comprendere che auspicare una SEPARAZIONE NETTA e/o una divisione "pastorale" per il "bene" della Tradizione.

Io infatti credo che lo strumento fornito dal SP NON SIA volto alla distruzione della Tradizione e alla sparizione del Rito di Sempre, ma al contrario. Non ritengo ogni pontificato riducibile all'unico denominatore modernistico e non credo affatto che quello di Benedetto XVI sia stato un mezzo per arrivare "de plano" al disorientamento totale attuale. A queste considerazioni ci sono arrivato sulla scorta di FATTI e non sulla base di "partigianerie".

Io sono convinto, fortemente, che il Rito Tradizionale, se vuole fecondare TUTTI, deve "calarsi" nelle parrocchie "moderne" PER "RI-PORTARLE" alla Tradizione! E per questo ci sarà bisogno che il Nom venga "tradizionalizzato", non per eliminare il VOM, ma per arrivare all'unicità del VOM! Il cammino percorribile che vedo davanti è SOLO questo. Perché SE (e ripeto SE) si vuole davvero che "i tesori della Tradizione" siano PER TUTTI, allora non si può, davvero, prescindere da questo "momento transitorio". Altrimenti c'è l'ARROCCO.

In coscienza, non lo condivido. Se ci dobbiamo arroccare e se dobbiamo "attaccare" (passatemi il termine), non ha più nessun senso essere Cristiani. Per ciò che significa".

Altri su MiL hanno osservato :

( Si scrivono ) “ delle enormi bischerate a proposito della Sacrosanctum Concilium:
- essa prevedeva la riforma della liturgia con cose semplici e possibili che non intaccavano la sostanza del rito, tipo le letture in lingua vernacola; questo poteva anche andare bene, ma la riforma di Bugnini è andata oltre, distruggendo l'edifico vecchio e utilizzandone i pezzi per edificare quello nuovo (non lo dico io, ma papa benedetto XVI); non è assolutamente vero che i "tradizionalisti" odino la Costituzione, anzi, la invocano spesso per chetare quelli che attribuiscono al concilio la volontà di introdurre una liturgia tutta in lingua volgare; la S. C. prevede infatti che «L'uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latini. » (art. 36, c.1)
***
- Non posso che condividere quanto ha scritto …
Io temo che le forze "migliori" della liturgia si polarizzino esclusivamente attorno alle oasi tridentine lasciando le parrocchie a quella che Prosperi chiamava la "messa bruttina". Personalmente ho un grosso debito verso chi si è impegnato e si impegna, nelle messe NO, a scegliere canti devoti e musicalmente degni, a indossare paramenti che esprimono la bellezza e il rispetto delle rubriche, a curare l'educazione dei piccoli ministranti.
- “ Finalmente ci sono nuovi post interessanti dove non si parla solo …
La vita va avanti, la Chiesa va a vanti! 
Voltiamo pagina! 
Sono contento di contributi come quello di Augé.
Un dibattito sereno e costruttivo. 
C'è tra le due forme, Vetus e Novus un arricchimento reciproco. 
Io ho visto comunque preti celebrare l forma straordinaria in modo indecoroso e preti celebrare la S. Messa in forma ordinaria con attenzione e devozione. 
Non dimentichiamoci anche di quest'aspetto soggettivo legato al celebrante”.

Qualcosa si muove nella galassia del tradizionalismo internetiano italiano? ( * ) Si ! Grazie a Dio e a Benedetto XVI : si !

A.C.

( * ) Titolo preso dal blog : http://pellegrininellaverita.wordpress.com/



giovedì 8 agosto 2013

“ Li boni frati”


Dal blog Messainlatino copio un intervento ( firmato) che è un inno al “sentire cum Ecclesia”.
Avrei voluto mantenere il nome e il cognome di quel bravo fedele ma, mancando la sua autorizzazione, per ora lo siglo soltanto.

Cari amici,

voglio raccontare la mia esperienza con i Francescani dell'Immacolata, che purtroppo ho conosciuto da poco.

Erano anni che desideravo partecipare ad una messa celebrata con la giusta devozione. Ero talmente sconfortato dal modo di celebrare di molti parroci che stavo meditando di partecipare alla messa Ortodossa. Poi, casualmente sono entrato in una chiesa vicino a dove lavoro, la chiesa di Ognissanti a Firenze.

C'era in corso la messa feriale, subito noto un'assenza: il tavolo-altare. Il celebrante usava il "vecchio" altare dando le spalle al popolo. La cerimonia, versione post-conciliare, nonostante i pochi presenti era molto curata: una suora cantava inni e preghiere con una voce stupenda suonando l'organo, il "chierichetto", stava devotamente in ginocchio su gradini dell'altare.

Sorpresa ancor più grande uscendo: domenica ore 12 e tutte le mattine alle 8, messa in latino. Incredulo ho chiesto ad un frate se si trattasse proprio del Vetus Ordo. Mi ha detto di sì, ma solo fino al 12 agosto... putroppo non potevo ancora sapere.

La domenica successiva, mi reco alla messa delle 12. Anche in questo caso, nonostante l'afa e i pochi fedeli, una messa stupenda, soavemente cantata... Erano anni che desideravo partecipare ad una messa Vetus Ordo e ce l'avevo a due passi da dove lavoro! La cosa che più mi ha colpito è stata la devozione con cui veniva celebrato il rito. Inoltre, i pochi (ma non pochissimi) fedeli partecipavano con grande devozione: niente cellulari, niente brusii, molto raccoglimento.

Da quel giorno, compatibilmente con il lavoro, cerco di partecipare alle messe feriali. Ho potuto così assistere sia alle celebrazioni in italiano che con il vecchio rito. Nessuna differenza di attenzione da parte dei celebranti e del popolo. Una volta sono rimasto anche per i Vespri e l'Adorazione Eucaristica: anche in questo caso ho notato una grande devozione ed attenzione... pensate che la suora all'organo, sbagliando una nota ha fatto un gesto di disappunto come se stesse cantando alla Scala... Si vede che aveva ben chiaro per Chi stava cantando quel salmo!

Per quel poco che ho potuto vedere, ho visto un gruppo di frati e suore provenienti da varie parti del mondo (ahimé, nessun italiano) che con semplicità adorano Cristo e servono la Chiesa. Sono molto disponibili, accompagnano i fedeli, si preoccupano di distribuire i libri dei canti e i messali a tutti.
Un sacerdote, è inoltre sempre disponibile per la confessione...
Inoltre, tengono aperta una delle più belle chiese di Firenze per molte ore, permettendo a fedeli e turisti di pregare e visitare. Entrando, subito si percepisce un senso di ordine e di raccoglimento.

Nonostante la loro umiltà, però che maestà nel celebrare! Quindi per mia esperienza, posso affermare che quotidianamente vengono celebrate sia messe con vecchio rito sia con il nuovo. Entrambe con grande attenzione ed impegno... mi pare che sia un grande dono per i fedeli che mi dispiace vada perso. Non ho visto né fretta né svogliatezza nel celebrare il rito latino, dubito che si sia trattata di un'imposizione.

Se potesse servire a qualcosa, sono pronto a testimoniare quello che ho visto in qualunque sede. Anzi, se fosse possibile gradirei avere un recapito per comunicare queste considerazione al Commissario dell'ordine.

E.C.

P.S.

Vorrei concludere questo lungo intervento con una considerazione personale. Credo che l'obbedienza al Santo Padre debba venire prima di tutto. Molti Santi hanno sofferto pene ingiuste (come scordare Padre Pio). Lo stesso San Francesco fu obbediente sempre. Il martirio a volte prende forme strane... ma Dio renderà gloria per i giusti meriti. E come Padre Pio è diventato un grande Santo, così non mancherà la gloria per questo ordine, quando Dio vorrà. Ricordiamo che il capo della Chiesa è Cristo e certo nessuno può opporsi alla sua volontà.

Quello che noi possiamo fare e pregare e dare testimonianza.


Aggiungo solo una mia piccola considerazione .

Ho paura ! So che la Provvidenza Divina prima o poi bacerà uno per uno " li boni frati " ma ho paura per il presente ! Il potere qualunque esso sia, laico o ecclesiastico, quando si accorge di aver fatto un’ingiustizia pur di non mettere in discussione la propria autorità aggiunge altri diabolici ingredienti : la truffa, l'inganno e la frode ! I poveri e boni frati sono INGENUI !!! Cosa potranno UMANAMENTE contro l'inganno, la frode e la truffa ? Per fortuna c’è la forza della preghiera che tutto può !