venerdì 14 giugno 2013

I " nuovi " tradizionalisti guardano solo alla Croce ! Il " mea culpa" .

La lodata saggezza femminile (nel nostro caso un'apprezzata concertista, ovviamente di musica classica) fa da introduzione ( quale migliore "introduzione" ?)  ad un articolo che Cordialiter ha voluto dedicare ancora una volta alle “nuove generazioni” dei fedeli legati alla Tradizione della Chiesa.
Raccolgo e faccio mio, attraverso un profondo e contrito " MEA CULPA" , quanto Cordialiter ha raccolto per la nostra riflessione.
Andrea Carradori

“ L' antica messa è stata spogliata più o meno volutamente di passi e preghiere forse oggi più che mai, necessarie. 
Forse sarebbe bastata la traduzione in lingua italiana: ed invece c'è stata una spoliazione forse volontaria o architettata, che ha impoverito il rito.
Inoltre, a me personalmente, che sono una musicista attiva ed amo la cultura e lo studio della Storia e delle nostre radici che affondano nel passato, amo studiare, ascoltare ed eseguire le composizioni sacre antiche: ad esempio, sapevi che le composizioni per organo di Bach sono a disegno trinitario: quando ero ragazzina mi salvò la Fede un ascolto della Dorica di Bach. 
Sentii la potenza della Trinità. 
A me e a chi è musicista professionista, le chitarre del RnS (al quale faccio parte) non dicono nulla...
Per tal motivo, chi ama la cultura e NON VUOLE PERDERE LE RADICI di questa nostra GRANDE cultura, deve in qualche modo, SALVAGUARDARE senza dimenticare, un rito che ci ha seguito per secoli e ha costruito innumerevoli Santi. 
Perchè la nostra generazione non è la migliore in assoluto di quelle passate, che possiamo in tutti i settori, stravolgere ciò che sempre è stato, perchè anche noi abbiamo bisogno di quelle preghiere e passi nella Messa dei quali è stata impoverita. 
Si distrugge l'antico per inventare il "povero".
Un esempio? 
Le città italiane sono state massacrate dalla bruttura dell'edilizia anni 60 (era del concilio V2) peggio che se fossero state bombardate (vedere Porto san Giorgio, ex cittadina in totale stile liberty, ora rasa al suolo per palazzi cubici, spogli ed anonimi), l'arte moderna? 
Uno scempio di teschi e morte (abito a Venezia e sopporto la Biennale) e via dicendo. 
Stiamo distruggendo il Valore e la Preziosità,che fanno il "bello" per chi non è artista e dunque viene attratto inspiegabilmente, il quale è frutto faticoso di secoli di generazioni passate, per sostituire con il "povero" (perchè incapaci) anche le “tonache” delle suore, dopo il concilio, impoverite dai rosari e a volte dal velo (e con risultati deprimenti) e dalla tonaca stessa, o sostituite da divise-grembiulini corti e stretti, che fanno ben vedere le pancie e le vite allargate dalla menopausa e gambe con calze a 40 denari (orripilanti) e scarpe da pantaloni su gambe di anziane.....
Mentre i giovani corrono nelle nuove comunità con vesti lunghe, scapolari e veli (forse anche esagerati), lasciando vuoti o alle vocazioni di missioni le congregazioni adattate troppo alle "novità"
I seminari? Dopo il concilio, deserti. 
Per questo si tenta di provare la strada di quando le cose filavano meglio, anche se papa Francesco dice che non bisogna tornare al passato, ma andare avanti bene nel nuovo... (ma ci dicesse lui come....) ”

***
In passato pensavo che i migliori alleati dei modernisti fossero i massoni e i comunisti. Oggi invece penso che siano altri personaggi a cooperare indirettamente a frenare l'inesorabile avanzata del movimento tradizionale. A tal proposito pubblico la lettera di un gentile lettore e la mia risposta.

Ho avuto la grazia di partecipare ad una celebrazione domenicale nell’antico rito romano in un noto Santuario poco distante dalla mia Regione. I miei occhi, ancora assonnati, han visto tanti giovani devotamente inginocchiati nei banchi … Guardando meglio mi son chiesto “ Sogno o son desto? Ma qualcuno ne conosco".

Difatti ho detto loro : “ Come mai voi state qua? ” Essi mi hanno spiegato che quasi abitualmente partecipano a quella messa domenicale organizzandosi con due pulmini …

Allora ho detto loro : “ Ma anche nelle Marche ci sono alcune celebrazioni curate e regolari con questa Liturgia. Perché non ci aiutate ? Siete in tanti … “

Ma loro mi hanno risposto : “ La Messa tridentina sì, ma i gruppi tradizionalisti no ! 

Le loro parole scritte nei siti tradizionalisti sconfessano la santità del rito che vorrebbero difendere. Noi stiamo bene qui. “
Cosa ne pensi tu ?

Aff.mo
(lettera firmata)


Carissimo in Cristo,
purtroppo, anche io ho notato che tra i tradizionalisti ci sono alcune frange estremiste che col loro comportamento procurano un sacco di guai al movimento tradizionale, frenandone l'avanzata.
Non è coi discorsi cripto-sedevacantisti che si riportano le anime a Cristo.
Ti faccio un esempio concreto.
Tutti noi abbiamo l'opzione preferenziale per la Messa in rito romano antico.
Fin qui siamo d'accordo.
Il problema sorge al riguardo dell'atteggiamento che bisogna avere nei confronti del rito moderno promulgato da Paolo VI.
Io penso che sia certamente valido perché la Chiesa non può promulgare un rito invalido (seguito dal 99% dei cattolici), altrimenti non si avvererebbe la promessa di Cristo che le porte degli inferi non prevarranno mai sulla Chiesa.
Dico solamente che il Novus Ordo Missae andrebbe ritoccato in senso tradizionale, ad esempio proibendo la Comunione sulla mano, reintroducendo le antiche preghiere dell'Offertorio, rigirando gli altari “versus Deum” anziché “verso il popolo”, ripristinando la pratica del celebrante di recitare la preghiera eucaristica sottovoce, ripristinando la Comunione in ginocchio alla balaustra, ecc.

Invece i filo-sedevacantisti giungono addirittura a dire che la Messa di Paolo VI è invalida ( sinceramente non so quali siano : non mi è mai capitato di leggere una tale eresia su internet N.d.R.) e quindi in essa non avviene la transustanziazione.
Questa tesi assurda danneggia tutto il movimento tradizionale, perché ingenera tra i vescovi diffidenza nei confronti dei fedeli legati all'antica liturgia ( roba loro ... noi siamo distanti anni luce N.d.R.).
Insomma, con queste tesi estremiste fanno il gioco dei modernisti, i quali possono screditarci e condannarci in blocco all'ostracismo.

Pertanto, dobbiamo moltiplicare i nostri sforzi affinché le tesi dei cripto-sedevacantisti non prendano il sopravvento nel movimento tradizionale.
Inoltre bisogna far capire alle gerarchie ecclesiastiche che quelli che hanno idee estremiste sono solo una piccola minoranza del movimento, mentre la maggioranza è costituita da persone che desiderano di poter vivere in pace l'esperienza della Tradizione, praticando una vita cristiana fervorosa e devota, senza avere interesse per le chiassose e aggressive polemiche degli ambienti estremisti.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Gesù e Maria,

mercoledì 12 giugno 2013

Papa pubblico -Papa privato- Papa pubblico -Papa privato (ect.ect...)

“ Addolora vedere come agenzie e blogs rilancino le parole del Papa ai rappresentanti del CLAR.
Perchè si tratterebbe di parole assurde, incomprensibili.
Attendiamo la smentita e il chiarimento della Sala Stampa, visto che a parlare sarebbe il Papa (e non il sacrista di S. Anna).
Le ha dette o non le ha dette?
Se non le ha dette, chi ha partecipato all'incontro (privato), potrebbe passare a vendere aspirapolveri o enciclopedie a fascicoli.
Tanto ha già l'abbigliamento adatto.
Intanto preghiamo per il Santo Padre e per la Chiesa”.

" Non si puo' permettere che al Papa si attribuiscano parole o pensieri contro i fedeli legati al rito tradizionale o a favore di errori e di menefreghismo nei riguardi delle conseguenti azioni della Congregazione. Questo e' gravissimo! Pare che non si siano state smentite. Dire che si tratta di conversazioni private, sminuisce il ruolo del Santo Padre e rischia di rendere superficiali tutte le sue parole.
Attendiamo che la Santa Sede intervenga, e seriamente!
Intanto continuiamo a pregare per il Santo Padre e per la Chiesa " .

Qualcuno potrebbe cortesemente spiegare a P.Lombardi che non esiste : 
Papa pubblico -Papa privato- Papa pubblico -Papa privato- Papa pubblico -Papa privato- Papa pubblico -Papa privato- Papa pubblico -Papa privato- Papa pubblico -Papa privato- Papa pubblico -Papa privato- Papa pubblico -Papa privato- Papa pubblico -Papa privato- Papa pubblico -Papa privato- Papa pubblico -Papa privato- Papa pubblico -Papa privato- Papa pubblico -Papa privato- Papa pubblico -Papa privato- Papa pubblico -Papa privato- Papa pubblico -Papa privato- Papa pubblico -Papa privato- Papa pubblico -Papa privato… AD LIBITUM …

... non e' Papa Bergoglio a saper gestire i media. Sono i media che hanno interesse a gestire il personaggio Bergoglio. 
E' ormai chiaro che per i media Bergoglio e' "buono" perche' possiede quei tratti caratteriali e linguistici da narrativa di appendice popolare. 
Parlare bene di Bergoglio non costa niente perche' la sua figura e' considerata disgiunta dal corpo della Chiesa Cattolica. 
Lui e' buono malgrado sia papa, malgrado sia parte della chiesa cattolica, malgrado parli del demonio, malgrado parli in maniera ostile dell'aborto e via dicendo. 
All'interno della Chiesa Cattolica, la sua figura e' considerata rivoluzionaria da coloro che stanno sognando dai tempi del concilio vaticano II una chiesa-congregazione in cui il primato di Pietro deve essere sacrificato per ristabilire l'unita' con le comunita' protestanti e per far aderire alla riforma la dottrina cattolica. Bergoglio e' uno per cui al centro c'e' la carne dell'ammalato, del povero e poi tutto il resto. 
La figura ideale di papa-missionario (non Papa della Parola) che questi cercavano per abbattere non la curia ma il concetto stesso di Santa Sede, di ministero petrino. 
Benedetto era l'esatto contrario. 
Era tuttuno con il corpo della Chiesa cattolica: i media lo vedevano come il bersaglio ideale per concentrare e intensificare gli attacchi alla chiesa cattolica. colpendo lui, si colpiva la Chiesa. 
All'interno della chiesa, Benedetto era una vera e propria pietra tombale su tutte le aspirazioni di riformatori tardo-protestanti col gagliardetto da conciliarista matricolato. le sue dimissioni, a questi non bastano. 
Lo vogliono vedere morto, possibilmente seppellito fuori dalle mure vaticane. non lo tolleravano da vivo, non lo tollereranno da morto. faccio una previsione: la sua figura continuera' ad essere denigrata anche quando non ci sara' piu', come accadde a quel papa che venne diseppellito, messo sotto processo e condannato da cadavere. 
Mi chiedo perche' per certe persone sante il Calvario non ha mai fine mentre per altre alla fine c'e' almeno la magra consolazione della gloria degli altari. 
Quando a Benedetto sara' concesso l'onore almeno di un "GRAZIE", Signore? 
Non credi di chiedere troppo a un tuo figlio?  
( Una lettrice di  Raffaella blog )

“In risposta ad alcune domande” a proposito delle omelie mattutine di papa Francesco nella cappella del residence di Santa Marta, finora mai rese pubbliche per intero, padre Federico Lombardi ha diramato il 29 maggio la seguente nota:

*
Il grandissimo interesse suscitato dalle brevi omelie del papa nel corso delle messe celebrate al mattino nella cappella della Casa Santa Marta fa sì che si sia posta e si continui a porre spesso, da diverse parti, la domanda sulla possibilità di accedere a tale celebrazione o a tale omelia in modo completo e non solo tramite le sintesi pubblicate ogni giorno da Radio Vaticana e Osservatore Romano.

La domanda è comprensibile ed è stata più volte presa in considerazione e fatta oggetto di una riflessione approfondita, e merita una risposta chiara. Anzitutto, è necessario tener conto del carattere che il Santo Padre stesso attribuisce alla celebrazione mattutina della messa a Santa Marta.

Si tratta di una messa con la presenza di un gruppo non piccolo di fedeli (in genere oltre cinquanta persone), ma a cui il papa intende conservare un carattere di familiarità. Per questo, nonostante le richieste pervenute, egli ha esplicitamente desiderato che non venga trasmessa in diretta video o audio.

Quanto alle omelie, non sono pronunciate sulla base di un testo scritto, ma spontaneamente, in lingua italiana, lingua che il papa possiede molto bene, ma non è la sua lingua materna. Una pubblicazione “integrale” comporterebbe quindi necessariamente una trascrizione e una ristesura del testo in vari punti, dato che la forma scritta è differente da quella orale, che in questo caso è la forma originaria scelta intenzionalmente dal Santo Padre. Insomma, occorrerebbe una revisione del Santo Padre stesso, ma il risultato sarebbe chiaramente “un’altra cosa”, che non è quella che il Santo Padre intende fare ogni mattina.

Dopo attenta riflessione si è quindi considerato che il modo migliore per rendere accessibile a un largo pubblico la ricchezza delle omelie del papa senza alterarne la natura è quello di pubblicarne un’ampia sintesi, ricca anche di frasi originali virgolettate che riflettano il sapore genuino delle espressioni del papa. 
È quanto s’impegna a fare l’Osservatore Romano ogni giorno, mentre la Radio Vaticana, in base alla sua natura caratteristica, offre una sintesi più breve, ma corredata anche da alcuni brani dell’audio originale registrato, e il CTV offre una videoclip corrispondente a uno degli inserti audio pubblicati dalla Radio Vaticana.

Bisogna insistere sul fatto che, nell’insieme dell’attività del papa, va conservata con cura la differenza fra le diverse situazioni e celebrazioni, come pure il diverso livello di impegno dei suoi pronunciamenti. Così, in occasione delle celebrazioni o attività pubbliche del papa, trasmesse in diretta televisiva e radiofonica, le omelie o i discorsi vengono trascritti e pubblicati integralmente. In occasione di celebrazioni più familiari e private occorre rispettare il carattere specifico della situazione, della spontaneità e della familiarità delle espressioni del Santo Padre.

La soluzione prescelta rispetta quindi anzitutto la volontà del papa e la natura della celebrazione mattutina, e allo stesso tempo permette a un largo pubblico di accedere ai messaggi principali che il Santo Padre offre ai fedeli anche in tale circostanza.  ***

martedì 11 giugno 2013

Papa Francesco . Conservatori o tradizionalisti ? La cosa è assai diversa !

Trascriviamo, per ora, questa notizia, senza alcun approfondimento.

Il Papa avrebbe asserito: " ... "Una delle mie preoccupazioni è la corrente pelagiana che c'è nella Chiesa in questo momento. Ci sono alcuni gruppi di restauratori. Ne concosco alcuni, li ho pure ricevuti a Buenos Aires. E ti sembra di ritornare a 60 anni fa! Prima del Concilio... come se fossimo nel 1940... Un aneddoto, tanto per illustrare questa cosa, no, non è da ridere, lo prendo con rispetto, ma mi preoccupa. Quando mi hanno eletto, ho ricevuto una lettera da uno di questi gruppi e mi dicevano: 'Santità, vi offriamo questo tesoro spirituale: 3,525 rosari.' Ma perché non dicono 'preghiamo per lei, vi chiediamo...'? ma questa cosa di contare... E questi gruppi ritornano a pratiche e discipline che io ho vissuto - non voi, perché non siete vecchi - a discipline e cose che in quel momento esistevano, ma non ora, oggi non esistono più..." .

"Posto che questa indiscrezione corrisponda al vero, delle due l'una: o papa Bergoglio non ha ben presente in che cosa consista il pelagianesimo, o non ha ben presente che cosa siano i cattolici fedeli alla tradizione ..." ( Il  commento - a caldo -  di un autorevole studioso )

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Salviamo il giglio !

E' sempre più difficile trovare ed acquistare i gigli.
I fiorai, oramai, ci spingono a comperare un fiore della stessa famiglia ma piuttosto puzzolente: il Lilium.
Dov'è finito quel candido fiore, pieno di simbilismi, che abbiamo tanto apprezzato da ragazzini?
Dove possiamo ritrovare il suo profumo?
Adottiamo il giglio: chiediamolo fino alla noia ai fiorai. Costringiamoli a rimetterlo nell'assortimento del negozio.


Simbolismo religioso

Nella tradizione ebraica e cristiana, il giglio era sinonimo di gioventù, verginità e fertilità.
Con l’avvento del Cristianesimo, il fiore bianco ‘Lilium candidum’ – che sbocciava nella tarda primavera e fioriva in estate – diventò conosciuto come ‘giglio della Madonna’,
‘giglio di San Luigi’, o ‘giglio di Sant’Antonio’, sinonimo di castità, purezza e virtù, come testimoniano le scritture della letteratura e l’iconografia religiosa.
Fu quindi strettamente associato a numerosi Santi martiri, tra i quali Sant'Antonio da Padova, protettore del matrimonio e patrono della procreazione, rappresentato con questo fiore in mano in nome della sua purezza, nel corpo e nell'anima, e della battaglia che condusse contro il demone fin dall'infanzia.
San Giuseppe venne raffigurato tradizionalmente con Gesù Bambino in braccio, mentre teneva in mano un bastone da viandante dal quale sbocciavano dei gigli bianchi, l’unico fiorito miracolosamente tra quelli posti sull'altare, e quindi decisivo per designare lo sposo di Maria, secondo quanto tramandato dal Protovangelo di Giacomo.
I tre petali del giglio vennero anche ritenuti simbolici delle tre virtù – fede, speranza e carità – e quindi allusivi alla Sacra Trinità.
Simbolo della Passione di Cristo sulla croce e della Santa Rinascita nella primavera della Pasqua cristiana, il giglio fu considerato candido quanto era puro il Salvatore e simile alla tromba dell’Angelo Gabriele che gioioso annuncia la Resurrezione per la sua forma a cono.
I gigli rientrarono nel simbolismo religioso floreale delle piante e dei fiori che rappresentarono la vita e le virtù della Madonna nei ‘Giardini di Maria’ medievali.
In alcune opere d’arte religiosa di quest’epoca comparve anche il giglio nelle tonalità arancio acceso e rosso brillante che incarnavano l’amore di Dio, anche se talvolta la varietà in giallo venne identificata con la luce divina e quella in viola come sinonimo di umiltà e di castità.
Ma era comunque comunemente condivisa l’interpretazione secondo il linguaggio dei fiori: il giglio bianco – sinonimo di innocenza, purezza, rettitudine, fede, santità – venne inserito in numerosi quadri per rappresentare la Madonna e l'Angelo dell'Annunciazione nel tardo Medioevo e nel primo Rinascimento.
‘L'Annunciazione’ – tempera all'uovo su tavola a lunetta dipinta da Fra Filippo Lippi negli anni 1450-1453 – presentò le due figure di profilo.
Maria era seduta a testa china, in segno di umile accettazione, nel porticato di un giardino all’italiana recintato e raccolto, conosciuto come ‘hortus conclusus’ per pregare,
simbolo artistico della Sacra Verginità perpetua.
Un vaso con gigli bianchi, come quelli in mano all’Angelo Gabriele, si stagliava in primo piano sulla balaustra in pietra.
Al culmine del Rinascimento, Leonardo da Vinci dipinse ad olio e tempera l‘Annunciazione’ (ca. 1472-1475) dell’Angelo Gabriele che recava il messaggio divino in uno scenario all’aperto, reggendo un giglio bianco con la mano sinistra, simbolo di purezza, mentre con la destra benediceva la Vergine Maria.
Anche Sandro Botticelli raffigurò il giglio ne ‘L’Annunciazione’ (1489-1490), una tempera su tavola ambientata in uno spazio interno, seguendo la tradizione.
Pare che la Chiesa cattolica romana avesse adottato questo fiore per rappresentare la Beata Vergine Maria sia per il candore dei petali, indicativi di tanta purezza, sia per il colore dorato diffuso al loro interno, che rimandavano a valori supremi.
Ma, secondo un’altra versione, questo significato religioso conclamato del giglio in rapporto alla Madonna avrebbe compreso anche il profumo del fiore quale riferimento alla divinità,
lo stelo per la fede e le foglie per l’umiltà.

Leggende e usi

Una leggenda tramandava che inizialmente i gigli fossero gialli finché un giorno la Vergine Maria si chinò a raccoglierne uno che, al suo tocco, immediatamente cambiò colore e diventò bianco candido.
Del fiore del giglio rosso del Caucaso si narrava invece che fosse bianco puro in origine ma, di colpo, avesse mutato colore e avesse chinato il capo arrossendo dalla vergogna quando Cristo gli si era fermato davanti guardandolo con sorpresa e imbarazzo nel giardino del Getsemani: aveva peccato di presunzione e di orgoglio non inchinandosi a Lui in segno di riverenza, come tutti i suoi simili, proprio per farsi notare per la bellezza straordinaria e per l’intenso profumo.
Il giglio fu citato al primo posto in un elenco di 73 piante ritenute utili per le proprietà medicamentose in un ordine proclamato da Carlo Magno per i palazzi imperiali nell’anno 812.
I contadini ponevano i fiori freschi di giglio sotto spirito per ottenere una lozione efficace contro le contusioni.
Si preparavano anche delle acque distillate non profumate, visto che non si riusciva ad estrarre dal giglio l’olio essenziale dalla fragranza di mandorle.
Il bulbo inodore era impiegato per le proprietà assai emollienti e moderatamente astringenti: allo stato fresco risultava vantaggioso in caso di edemi; bollito in acqua o latte veniva utilizzato ad uso esterno come cataplasma emolliente su infiammazioni e ulcere; era l’ingrediente principale di unguenti disinfiammanti e di antidolorifici da applicare su scottature, ustioni e callosità, ma anche in caso di tendini contratti.
L’infusione ottenuta dalla radice del giglio bianco nel vino veniva data da bere per qualche giorno di seguito agli appestati.

A.M.


BENEDIZIONE DEI GIGLI NELLA FESTA DI SANT'ANTONIO DA PADOVA

Il Sacerdote indosserà la stola bianca.

C: Il nostro aiuto è nel nome del Signore.
T: Egli ha fatto cielo e terra.
C: Il Signore si con voi.
T: E con il tuo spirito.

C: Preghiamo. Breve pausa di silenzio
O Dio, creatore e salvatore del genere umano, amante della santa purezza, tu che dai ogni grazia spirituale ed elargisci l’eterna salvezza, effondi la tua santa bene+dizione su questi gigli che, in rendimento di grazie, presentiamo a te in onore di S. Antonio Confessore e Dottore della Chiesa, perché tu li benedica.
Per mezzo del segno di salvezza della santa + Croce infondi in questi gigli la tua celeste rugiada. Nella tua bontà li hai dati all’uomo perché li usasse come soave profumo e per allontanare le infermità, colmali della tua potenza e rendila forte in essi affinchè, adoperati contro qualsiasi infermità o conservati nelle case o portati con devozione, per intercessione del tuo servo Antonio, scaccino i demoni, inducano ad una santa castità, allontanino le malattie, e ottengano pace e grazia a tutti coloro che fedelmente ti servono. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.
T: Amen.

Quindi il sacerdote asperge i gigli con l’acqua benedetta dicendo sottovoce:

C: Aspergimi Signore con l’issopo e sarò mondato, lavami e sarò più bianco delle neve.

Poi : 

C: Prega per noi S. Antonio di Padova.
T: E saremo resi degni delle promesse di Cristo.

C: Preghiamo:
La devota e costante invocazione che rivolgiamo al Tuo insigne Confessore e Dottore S. Antonio, sostenga il tuo popolo, o Signore: essa ci renda degni delle tua grazia in questa vita e ci assicuri in futuro l’eterna felicità. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.
T: Amen.

A questo punto vengono distribuiti i gigli.






lunedì 10 giugno 2013

Festa del Sacro Cuore a Tolentino ( bis ) Messa di don Riccardo


Tolentino, Chiesa del Sacro Cuore venerdì 7 giugno 2013, Festa del Sacro Cuore di Gesù, Santa Messa Cantata celebrata dal Sacerdote novello don Riccardo Patalano, Diocesi di Ascoli Piceno
Confraternite di Petriolo, Urbisaglia ( Sacro Cuore e Carmine ) Tolentino ( Sacconi e Santa Maria ), Ministranti dei gruppi stabili di Pescara, Campocavallo e Perugia.
Foto di Bruno Fianchini, che ringraziamo

domenica 9 giugno 2013

Mons. Rifan da Papa Francesco


Il presidente della Federazione Internazionale Una Voce e della Latin Mass Society ha ricevuto questa informazione da S. E. mons. Fernando Arêas Rifan, vescovo dell’Amministrazione Apostolica di San Giovanni Maria Vianney, Campos.

Cari amici di LMS e UNA VOCE,

Vi mando le foto della mia ultima visita a papa Francesco il 22 maggio 2013. Mi sono presentato dicendo chi sono, e spiegando che sono il vescovo dell’amministrazione apostolica che conserva la messa nella forma straordinaria. Egli mi ha risposto: Lo so, perché parlo di questo con il card. Castrillón.

Con la mia benedizione e un buon ricordo

+ mons. Fernando Arêas Rifan, Campos Brasile

Non servono le parole. Ci vogliono i Riti !


"Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti...
Il rito è quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. 
Il piccolo principe ritornò l'indomani.
«Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora», disse la volpe. «Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti».
«Che cos'è un rito?» disse il piccolo principe.
«Anche questa, è una cosa da tempo dimenticata», disse la volpe. «È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza».
Così il piccolo principe addomesticò la volpe
.". (Antoine de Saint Exupery, Il Piccolo Principe)

Attraverso i Sacri Riti Dio addomestica la sua Chiesa. 
Attraverso i Sacri Riti la Chiesa prepara il suo Cuore a incontrare l'Amato. 
Sì, non servono le parole. Ci vogliono i Riti ".
********
Il caro amico Emanuele Fiocchi, instancabile “ lavoratore liturgico” nella Vigna del Signore ci ha donato oggi su facebook questa semplice riflessione avvalorata dalla foto che ho allegato .
Le parole di Emanuele mi fanno pensare ad una frase che un teologo pronuncia spesso riguardo la Liturgia “rinnovellata” dopo il Concilio Vaticano II : “ Nella Chiesa Cattolica non esiste più il rito. Come fa una comunità a progredire nella fede senza rito ? “
Si potrà rispondere, legittimamente, che la Comunità dei credenti può continuare a crescere grazie al nutrimento che riceve dalla “mensa della Parola di Dio” e dai Sacramenti che il Signore Gesù ha donato alla Sua Chiesa per la salvezza delle anime.
Ma, aimè, ci siamo accorti, a spese nostre  che la castrazione del rito ha portato alla conseguente infecondità della Liturgia !
Per ovviare all’impressionante vuoto rituale post conciliare i nostri fratelli Neocatecumenali come primo atto del loro cammino hanno creato, purtroppo con preoccupanti devianze, un  rito che si propone di rafforzare la loro concezione comunitaria.
Essi poi si sono talmente affezionati al "loro" rito tanto da chiedere con forza ( e con qualche lusingante escamotage) un “salvacondotto” per quella artificiale "liturgia" . 
Senza rendersene conto sono stati essi stessi i cantori  di uno dei tanti " requiem" per la controversa riforma liturgica post conciliare ( giudicata negativamente  anche dalle Chiese di Oriente). 
L'antico monumentale Rito romano è stato smantellato, pezzetto per pezzetto, quando, con l'ausilio dei potentati mass mediatici,  la retorica populista-marxista aveva ormai schiacciato l'  esperienza del Movimento Liturgico.
I cattolici per la tradizione dovuto farsi sentire  quando fu deciso di  abolire nella Messa il Salmo Judica me Deus e l'ultimo Vangelo ...
Ora  i cattolici che sono legati all’antica tradizione liturgica lamentandosi che non esiste più la sacra ritualità cattolica attraverso il quale “ Dio addomestica la sua Chiesa perché mediante i Sacri Riti la Chiesa prepara il suo Cuore a incontrare l'Amato” si appellano  alla Costituzione Conciliare sulla Sacra Liturgia Sacrosantum Concilium  per chiedere finalmente che dopo 50 anni venga attuata a beneficio della spiritualità .
La guerra contro la ritualità cattolica è stata sempre nei piani degli eresiarchi di ogni epoca. 
Lo spergiuro Arcivescovo di Canterbury Thomas Cranmer , ad esempio,  riuscì nel suo intento  di imporre in Inghilterra l'eresia protestante soltanto grazie all’astuta e subdola modifica del rituale cattolico tanto che “... ad un certo momento della sua storia, l’lnghilterra si trovò con una nuova religione al posto di quella tradizionale” ( Cifr. Hugh Ross Williamson - convertito nel 1955 dall’Anglicanesimo al Cattolicesimo - La Riforma anglicana di Cranmer ).
Vale la pena di riflettere che : «L’ultima pietra da aggiungere al tumulo sotto cui giaceva l’antica credenza nell’Eucarestia - scrive testualmente Philip Hughes - fu l’attacco contro l’uso di ricevere la Comunione in ginocchio. Che cos’era codesto inginocchiarsi, se non idolatria? Venne quindi inserita una rubrica nel nuovo Prayer Book 24, la quale spiegava che «ciò non significava fare o dover fare un atto di adorazione, sia del pane o del vino sacramentali ricevuti corporalmente, sia di una qualche presenza reale o essenziale della Carne e del Sangue di Cristo». 
Col passare del tempo, la tavola divenne sempre più una semplice tavola che veniva spostata a seconda delle necessità pratiche. Esplicite istruzioni prescrivevano che, in ogni chiesa, la santa tavola dovesse essere messa dove prima si trovava l’altare, eccetto al momento in cui si distribuiva la comunione: «Allora la si metta all'interno del coro, di modo che sia la preghiera, che il servizio del pastore possano essere seguiti più comodamente dai comunicandi e il ministro possa farsi meglio udire da questi, ed essi possano più agevolmente e in maggior numero comunicarsi insieme al pastore. Dopo la comunione, la santa tavola sia rimessa dov'era prima». Un secolo dopo toccò ai puritani di portare l’opera di Cranmer fino alla logica conclusione, non solo ricevendo la comunione seduti, ma anche utilizzando la tavola come il posto più indicato per deporre il cappello”. ( H.R. Williamson, op. cit. )

Nel Motu Proprio Summorum Pontificum di Papa Benedetto XVI la Chiesa ricorda che : “Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto “
“Attraverso i Sacri Riti Dio addomestica la sua Chiesa. 
Attraverso i Sacri Riti la Chiesa prepara il suo Cuore a incontrare l'Amato.
Sì, non servono le parole. 
Ci vogliono i Riti !!!”

Andrea Carradori