giovedì 29 gennaio 2015

La modifica della consegna del Pallio ai nuovi Arcivescovi Metropoliti

Durante i Pontificati di San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI ho avuto più volte la grazia di assistere nella Basilica Vaticana   alla Messa Papale per la Solennità dei Santi Pietro e Paolo : una  liturgia che prevedeva  la lunga, interminabile consegna dei Palli ai nuovi Arcivescovi Metropoliti nominati negli ultimi 12 mesi.
Questo particolare "simbolo di unità e segno di comunione con la Sede Apostolica" soprattutto nelle Arcidiocesi di “recente” costituzione è rimasto  intatto nel suo significato  di particolare  dignità perchè nei  Paesi geograficamente lontani dall’Urbe eterna i Chierici e i Fedeli hanno molto a cuore il " segno della potestà di Metropolita ", " a decoro delle Sedi " affidato ai loro nuovi Arcivescovi.
Un entusiasmo che nella Messa Papale nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo si concretizzava in gesti di spontaneo affetto  tributato “ad personam” dai  fedeli africani o americani presenti  verso i loro Pastori insigniti di tanto onore.
La scarsa attenzione ( per non dire, realisticamente, disinteresse) per l'imposizione del "Pallio, segno del dolce giogo di Cristo ... e segno del vincolo di comunione con questa Sede Apostolica" appartiene, al contrario, alle nostre stanche e dormienti realtà ecclesiali del vecchio continente.  
Un "impiccio" in più per le Curie che debbono organizzare i pullman per i fedeli e  non sanno cosa inventarsi per convincerli ad andare a Roma a patire tre ore di caldo nella Basilica Vaticana per vedere il loro Arcivescovo mentre  riceve il Pallio dal Papa.
Nei pullman gli "animatori" raccomandavano al proprio gruppo di applaudire forte  al loro arcivescovo quando si sarebbe trovato al cospetto del Papa : “ Bisogna farsi sentire : la nostra Diocesi si deve far notare!
Una questione di stile : il tifo da stadio, vuoto e sterile con cui i fedeli italiani o ispanici hanno spesso accompagnato il momento dell'imposizione del Pallio al loro Arcivescovo  ricorda sia l'iniziale Hosanna che il susseguente Crucifige della Passione di Nostro Signore.
Perchè far finta di non sapere che nelle nostre realtà ecclesiali gli Arcivescovi Metropoliti ( tranne quelli insigniti della Porpora Cardinalizia) sono costantemente ignorati dagli stessi  Vescovi Suffraganei ?
Accade difatti assai troppo spesso che nelle Consacrazioni Episcopali, la cui presidenza spetterebbe in primis al Metropolita territoriale,si preferisce invece invitare un Cardinale ( estraneo) come primo Consacratore.
La notizia del cambiamento radicale della cerimonia papale di consegna dei Sacri Palli ( QUI ) è comparsa in una fredda giornata  riuscendo tuttavia a ravvivare le sonnacchiose “discussioni” nei social network
La comunicazione del Maestro delle Cerimonie Liturgiche del Sommo Pontefice mi trova d’accordo soprattutto per un particolare che mette bene in evidenza il ruolo, ora sopito, del Metropolita : “L’imposizione ( del Pallio N.d.R)  poi, si effettuerà nelle loro diocesi di appartenenza, e dunque in un secondo momento, alla presenza della Chiesa locale e in particolare dei vescovi delle diocesi suffraganee accompagnati dai loro fedeli.”
Immagino che questo mio placet a questa decisione del Papa sarà fortemente criticato da coloro che, a differenza di me che sono un babbeo idealista,  riescono invece a captare in questo Papale provvedimento delle linee, dei presagi, delle avvisaglie di ulteriore distruzione, di adesione a dottrine e ideologie  iper collegiali, protestantiche ecc ecc invece che cogliere al contrario la ventata di fresca genuità al ritorno alla vera tradizione dell'imposizione del Pallio, confermata nel suo primiero significato.
Perchè anche il significato dell' "imposizione" del Sacro Pallio rimane intatto e con esso  la "realtà della cura pastorale" , "di riconoscersi come Pastori del ... gregge e di tradurre nella vita la realtà significata nel nome".
"Ad omnipotentis Dei gloriam atque ad laudem beatae Mariae semper Virginis et beatorum Apostolorum Petri et Pauli, ad decorem Sedium vobis commissarum".


Andrea Carradori

NB. Le frasi virgolettate in corsivo sono tratte dal rituale della Benedizione e Imposizione dei Palli (Ed.Vaticana)

Prima del Concilio Vaticano II l'imposizione del Pallio avveniva in forma privata.
Dopo il Concilio fino ad oggi il Pallio, tessuto di lana d'agnello a forma di doppia Y, veniva imposto ai nuovi Arcivescovi Metropoliti nominati nei dodici mesi precedenti nel corso della messa celebrata dal Pontefice in San Pietro il giorno della festa dei santi Pietro e Paolo, il 29 giugno.
La regola aveva qualche eccezione: nel caso l'Arcivescovo fosse impossibilitato per qualche motivo ad essere a Roma, il Pallio gli veniva imposto dal Nunzio o da un altro Vescovo delegato.
In qualche altro caso particolare, il Papa stesso lo imponeva privatamente anche al di fuori della cerimonia di giugno, com'è avvenuto ad esempio per gli ultimi due Arcivescovi di Milano, il Card.Dionigi Tettamanzi e il Card.Angelo Scola, che l'hanno ricevuto singolarmente dalle mani di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI.

martedì 27 gennaio 2015

Una Chiesa che impedisce ai propri figli di inginocchiarsi di fronte a Dio (Eucaristia) è ormai sterile

" Immagine di un tempo oramai tramontato dove tra gli uomini regnava il Timore di Dio... speriamo che qualcuno ricominci ha riflettere, laici e clero... (*)
Un sacerdote, vestito con la talare e la bianca cotta, attraversa le strade fangose recando con sé le ostie consacrate, Carne e Sangue di Cristo da portare a malati e moribondi; al suo passaggio gli uomini si inginocchiano incuranti del fango, perché è Cristo che passa davanti a loro. 
Per secoli è stato così, ma oggi una immagine del genere fa un po’ sorridere; sono bastati pochi decenni, e l’arma decisiva si è trovata introducendo una nuova messa progettata a tavolino, in cui il divieto di inginocchiarsi durante la comunione è diventato il nuovo imperativo dominante. Si resta in piedi di fronte a Lui, come in ufficio, come all’osteria. E chi chiede di potersi inginocchiare, ne viene impedito e guardato come uno squilibrato. Ciò che gli uomini hanno voluto è accaduto; la fede nella Presenza Reale è svanita, persa, e nessuno crede più veramente che in quelle piccole ostie ci sia Lui, in Carne, Sangue, Anima e Divinità. Ed è così che, entrando nelle chiese, ci si trova magari a fare il giro fra statue e dipinti di Santi e Madonne, e solo alla fine(se accade),si finisce col gettare uno sguardo verso il Tabernacolo( se ancora c’è), lì dove Cristo Sacramentato è presente Realmente. 
Perché meravigliarsi di quanto accaduto nella messa papale a Manila, con le ostie che volavano di mano in mano, finendo anche per terra schiacciate dalla folla nel fango! 
Continuate a fare i vostri Sinodi, continuate cari Vescovi a fare i vostri incontri per la nuova Evangelizzazione: una Chiesa che impedisce ai propri figli di inginocchiarsi di fronte a Dio, è ormai sterile, moribonda".
(*) Il Clero, assonnato, narcotizzato e depresso, se ne accorgerà quando sarà troppo tardi quando  il "candelabro sarà stato rimosso", il gregge disperso e la Vigna del Signore devastata dai cinghiali e dagli animali rapaci.
Solo dopo questa purificazione che sarà stata inflitta dal giusto Giudice agli uomini di Chiesa che hanno flirtato per decenni con il mondo e con il Principe di questo mondo i Chierici, resi umili dalla povertà e dall'abbandono dei fedeli, ritorneranno a volgere il loro sguardo a "Colui che è stato trafitto" tornando ad offrire alla Divina Maestà l'Oblatio munda nella devota, santificante Liturgia dei nostri Padri della Fede. ( N.d.R.)


Salmo 79

Hai divelto una vite dall'Egitto,

per trapiantarla hai espulso i popoli.

Ha esteso i suoi tralci fino al mare

e arrivavano al fiume i suoi germogli.



Perché hai abbattuto la sua cinta

e ogni viandante ne fa vendemmia?

La devasta il cinghiale del bosco

e se ne pasce l'animale selvatico.



Dio degli eserciti, volgiti,

guarda dal cielo e vedi

e visita questa vigna,

proteggi il ceppo che la tua destra ha piantato,

il germoglio che ti sei coltivato.



Da te più non ci allontaneremo,

ci farai vivere e invocheremo il tuo nome.

Rialzaci, Signore, Dio degli eserciti,

fa' splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

domenica 25 gennaio 2015

Il Papa "nel cuore di Cristo si incontrano la sete umana e la sete divina"


PAPA FRANCESCO

ANGELUS

Piazza San Pietro
Domenica, 25 gennaio 2015





Cari fratelli e sorelle buongiorno,
il Vangelo di oggi ci presenta l’inizio della predicazione di Gesù in Galilea. San Marco sottolinea che Gesù cominciò a predicare «dopo che Giovanni [il Battista] fu arrestato» (1,14). 
Proprio nel momento in cui la voce profetica del Battezzatore, che annunciava la venuta del Regno di Dio, viene messa a tacere da Erode, Gesù inizia a percorrere le strade della sua terra per portare a tutti, specialmente ai poveri, «il Vangelo di Dio» (ibid.). L’annuncio di Gesù è simile a quello di Giovanni, con la differenza sostanziale che Gesù non indica più un altro che deve venire: Gesù è Lui stesso il compimento delle promesse; è Lui stesso la “buona notizia” da credere, da accogliere e da comunicare agli uomini e alle donne di tutti i tempi, affinché anch’essi affidino a Lui la loro esistenza. 
Gesù Cristo in persona è la Parola vivente e operante nella storia: chi lo ascolta e segue entra nel Regno di Dio.

Gesù è il compimento delle promesse divine perché è Colui che dona all’uomo lo Spirito Santo, l’“acqua viva” che disseta il nostro cuore inquieto, assetato di vita, di amore, di libertà, di pace: assetato di Dio. 
Quante volte sentiamo, o abbiamo sentito il nostro cuore assetato! 
Lo ha rivelato Egli stesso alla donna samaritana, incontrata presso il pozzo di Giacobbe, alla quale disse: «Dammi da bere» (Gv 4,7). Proprio queste parole di Cristo, rivolte alla Samaritana, hanno costituito il tema dell’annuale Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che oggi si conclude. 
Questa sera, con i fedeli della diocesi di Roma e con i rappresentanti delle diverse Chiese e Comunità ecclesiali, ci riuniremo nella Basilica di San Paolo fuori le mura per pregare intensamente il Signore, affinché rafforzi il nostro impegno per la piena unità di tutti i cristiani. 
E’ una cosa brutta che i cristiani siano divisi! Gesù ci vuole uniti: un solo corpo. 
I nostri peccati, la storia, ci hanno divisi e per questo dobbiamo pregare tanto perché sia lo stesso Spirito Santo ad unirci di nuovo.

Dio, facendosi uomo, ha fatto propria la nostra sete, non solo dell’acqua materiale, ma soprattutto la sete di una vita piena, di una vita libera dalla schiavitù del male e della morte. 
Nello stesso tempo, con la sua incarnazione Dio ha posto la sua sete – perché anche Dio ha sete - nel cuore di un uomo: Gesù di Nazaret. Dio ha sete di noi, dei nostri cuori, del nostro amore, e ha messo questa sete nel cuore di Gesù. 
Dunque, nel cuore di Cristo si incontrano la sete umana e la sete divina. 
E il desiderio dell’unità dei suoi discepoli appartiene a questa sete. Lo troviamo espresso nella preghiera elevata al Padre prima della Passione: «Perché tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21). 
Quello che voleva Gesù: l’unità di tutti! 
Il diavolo - lo sappiamo - è il padre delle divisioni, è uno che sempre divide, che sempre fa guerre, fa tanto male.

Che questa sete di Gesù diventi sempre più anche la nostra sete! Continuiamo, pertanto, a pregare e ad impegnarci per la piena unità dei discepoli di Cristo, nella certezza che Egli stesso è al nostro fianco e ci sostiene con la forza del suo Spirito affinché tale meta si avvicini. 
E affidiamo questa nostra preghiera alla materna intercessione di Maria Vergine, Madre di Cristo, Madre della Chiesa, perché Lei ci unisca tutti come una buona madre.

"L'esame di coscienza è una delle pratiche della vita interiore" San Giovanni Paolo II

L'esame di coscienza è una delle pratiche della vita interiore. 
Esso non può essere una specie di resoconto delle azioni cattive e dei peccati, perché in questo modo esso facilmente si trasforma in una specie di autotormento inconsapevole che genera tristezza ed anche disperazione. 
L'esame di coscienza è soprattutto preghiera, quindi incontro personale con Dio in un'atmosfera di attenzione amorosa reciproca, è il constatare la sua attenzione amorosa su di me. In un esame di coscienza così inteso, notiamo prima di tutto che Dio è presente nella nostra vita quotidiana. La profondità della sua misericordia si apre per noi e ci chiama a unirci a Lui. 
L'uomo, vedendosi al centro dell'attenzione amorosa di Dio, cessa di concentrare tutta la sua attenzione sul peccato e la concentra sopratutto sulla presenza affettuosa di Dio e sui raggi della sua misericordia nei quali soltanto conosce sé stesso, i propri peccati e le proprie imperfezioni. 
Quindi l'esame di coscienza dovrebbe contribuire a farci conoscere noi stessi sotto i raggi di questa presenza.

Parole usate da Giovanni Paolo II

sabato 24 gennaio 2015

Bicentenario nascita S.Giovanni Bosco a Verona, Santa Messa Solenne 31 gennaio


Cari Amici,
il prossimo 31 gennaio ricorre la festa di San Giovanni Bosco, quest'anno "speciale" perché nel 2015 cade il bicentenario della sua nascita (www.bicentenario.donboscoitalia.it).

Grazie alla generosa accoglienza dei Padri Salesiani,
Sabato 31 alle ore 11:00, Chiesa dell'Istituto Don Bosco
a Verona in Via Provolo n.16

sarà celebrata una Santa Messa solenne nella forma straordinaria del rito romano, in latino: una Messa, quindi, "come la celebrava Don Bosco", curata da una piccola associazione liturgica in cui gli ex-allievi sono ben rappresentati e che annovera il maestro della gioventù tra i suoi protettori (http://www.sanremigioverona.org).
Sarà una Messa solenne, cantata in gregoriano e accompagnata dall'organo. 
Chi di voi, in particolare, avesse apprezzato la Messa "in rito antico" celebrata alla fine del 2012 in occasione del passaggio a Verona della reliquia di S. Giovanni Bosco, di certo non dovrebbe mancare alla prossima Messa del 31 gennaio, con la quale onoreremo il nostro Don Bosco con intensità e commozione.

Sarà possibile seguire la S. Messa con sussidi per i fedeli in italiano e latino appositamente predisposti. 

​Coetus Fidelium San Remigio Vescovo
____________________________________
(ampio cortile interno per il parcheggio auto):

-celebrante: Mons. Marco Agostini, Cerimoniere Pontificio
-diacono: Padre Massimo Malfer CO
-suddiacono: Don Francesco Marini
-gregorianista: M.o Letizia Butterin
-organista: Prof. Marcello Rossi
-schola cantorum: Coro Popolare Gregoriano, diretto da p. Marco Repeto C.O.
-servizio all'altare: Coetus Fidelium S. Remigio Vescovo 

venerdì 23 gennaio 2015

Sant'Emerenziana Vergine e Martire

23 GENNAIO 2015: SANT'EMERENZIANA, VERGINE E MARTIRE

Non sono ancora passati tre giorni dal martirio di sant'Agnese e la Liturgia, fedele nell'accogliere tutte le tradizioni, ci richiama alla sua tomba. 
Ecco che la Vergine Emerenziana, amica e sorella di latte della nostra tredicenne eroina, va a pregare e a piangere sul luogo dove riposa colei che le è stata così presto e così crudelmente rapita. Emerenziana non è ancora rigenerata nelle acque del Battesimo, segue ancora le istruzioni del catecumenato, ma il suo cuore appartiene già a Cristo per la fede e il desidero.

Mentre la giovinetta effonde il suo cordoglio e la sua ammirazione sulla tomba d'Agnese, giungono alcuni pagani. Deridono il suo dolore, e intendono impedire gli omaggi resi alla loro vittima. È allora che Emerenziana, bruciante per il desiderio di unirsi a Cristo e di essere presto fra le braccia della sua dolce sorella, si volge verso di essi e confessando Gesù Cristo e maledicendo gli idoli, li apostrofa per la loro atroce crudeltà di cui è stata vittima l'innocente Agnese.

La ferocia pagana si scatena allora nei cuori di quegli uomini asserviti al culto di Satana, e la giovinetta ha appena finito di parlare che cade sul sepolcro dell'amica, abbattuta dalle pietre mortali di coloro che ha osato sfidare. 
Battezzata nel proprio sangue, Emerenziana lascia sulla terra le sue sanguinanti spoglie, e la sua anima vola al seno dell'Emmanuele, nel gaudio eterno dei divini abbracci e nella dolce presenza di Agnese.

da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 364-366

Vedere anche : Santi e Beati 

mercoledì 21 gennaio 2015

Preoccupazione per Benedetto XVI


La nostra preoccupazione per Benedetto XVI  
(Raffaella)


 Avevo già "condiviso" il post di Raffaella quando su facebook un Musicista d'indole liturgica benedettiana mi ha scritto questa frase : " Benedetto XVI fortunatamente sta bene, qui alcune foto."  
Su facebook  ci sono difatti alcune foto scattate il 15 gennaio 2015 ritraenti il Trio Böhm e i Solisti di Eufonia durante il Concerto offerto quel giorno a Papa Benedetto  N.d.R.)
Lasciamo intatto però il post di Raffaella ringraziandoLa per le cortesissime informazioni su Benedetto XVI che puntualmente ci dona. 
Andrea Carradori 

Carissimi amici,
ho esitato un po' prima di decidermi a scrivere questa riflessione ma credo che sia arrivato il momento giusto.
Sono state proprio le riflessioni di Socci ma soprattutto quelle di Thompson, riportate anche da Beatrice (clicca qui), a farmi capire che non è opportuno tacere ancora.
E' inutile nascondere che siamo tutti molto preoccupati per Benedetto XVI. 

Da molto tempo non si hanno sue notizie e non vengono pubblicate sue foto.
Si sperava in qualche aggiornamento in seguito alla visita fatta da Mons. Georg Ratzinger in occasione del suo compleanno la settimana scorsa ma tutto tace.
Ci chiediamo come mai da un po' di tempo regni sovrano il silenzio su Papa Benedetto.
Speriamo che egli stia bene e che la mancanza di aggiornamenti non sia dovuta all'aggravarsi delle sue condizioni di salute.
In questo caso ci piacerebbe venire informati per stargli vicino anche solo con la preghiera.
Ci auguriamo però che questa sorta di "sparizione" non sia dovuta al timore di Papa Benedetto di generare "confusione" nei fedeli.
Dopo due anni il popolo di Dio non corre di certo il rischio di vedere una "diarchia" fra due Pontefici. 

Inoltre penso che ciascuno abbia maturato le proprie riflessioni ed avere notizie del Papa emerito nulla aggiunge e nulla toglie alle convinzioni di ciascuno.
Chi pensa che nella chiesa ci sia stato un'ondata di primavera continuerà ad andare avanti nella propria idea anche se venissero pubblicate foto di Benedetto XVI.
Chi si sente confuso e non capisce la ratio di certe decisioni non subirà uno choc se ci saranno aggiornamenti sul predecessore del Papa regnante. Anzi! Sapere che tutto procede bene per Benedetto sarebbe un sollievo per tutti coloro che gli hanno voluto e gli vogliono bene.
"Chi crede non è mai solo": proprio stamattina abbiamo riascoltato queste parole nel video che ci ha regalato Gemma.
Papa Benedetto ha fatto di questa frase l'intero motto della propria esistenza e tutti noi, parlo per me in particolare, ha tratto un profondo insegnamento da quelle poche parole.
E' vero: "Chi crede non è mai solo" ma spesso anche il fedele più attento e generoso corre il rischio di sentirsi solo. Ci si sente soli quando si devono fare scelte dolorose, ci si può sentire soli quando sembra che tutto intorno a noi proceda nel verso sbagliato, ci si sente soli ed abbandonati quando viene a mancare una persona cara o quando qualcuno a cui vogliamo bene decide (o altri decidono per lui) di non dare notizie.
Ecco...in questo momento probabilmente molti di noi si sentono soli.
Speriamo, quindi, di avere presto notizie su Papa Benedetto al quale manifestiamo nuovamente tutto il nostro affetto.
Raffaella

mercoledì 21 gennaio 2015