lunedì 31 agosto 2015

Il Papa "Chiediamo al Signore, per intercessione della Vergine Santa, di donarci un cuore puro, libero da ogni ipocrisia"

PAPA FRANCESCO

ANGELUS

Piazza San Pietro
Domenica, 30 agosto 2015




Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
il Vangelo di questa domenica presenta una disputa tra Gesù e alcuni farisei e scribi. 
La discussione riguarda il valore della «tradizione degli antichi» (Mc 7,3) che Gesù, rifacendosi al profeta Isaia, definisce «precetti di uomini» (v. 7) e che non deve mai prendere il posto del «comandamento di Dio» (v. 8). 
Le antiche prescrizioni in questione comprendevano non solo i precetti di Dio rivelati a Mosè, ma una serie di dettami che specificavano le indicazioni della legge mosaica. 
Gli interlocutori applicavano tali norme in modo assai scrupoloso e le presentavano come espressione di autentica religiosità. 
Pertanto, rimproverano a Gesù e ai suoi discepoli la trasgressione di esse, in particolare di quelle riferite alla purificazione esteriore del corpo (cfr v. 5). 
La risposta di Gesù ha la forza di un pronunciamento profetico: «Trascurando il comandamento di Dio – dice – voi osservate la tradizione degli uomini» (v. 8). 
Sono parole che ci riempiono di ammirazione per il nostro Maestro: sentiamo che in Lui c’è la verità e che la sua sapienza ci libera dai pregiudizi.
Ma attenzione! 
Con queste parole, Gesù vuole mettere in guardia anche noi, oggi, dal ritenere che l’osservanza esteriore della legge sia sufficiente per essere dei buoni cristiani. 
Come allora per i farisei, esiste anche per noi il pericolo di considerarci a posto o, peggio, migliori degli altri per il solo fatto di osservare delle regole, delle usanze, anche se non amiamo il prossimo, siamo duri di cuore, siamo superbi, orgogliosi. 
L’osservanza letterale dei precetti è qualcosa di sterile se non cambia il cuore e non si traduce in atteggiamenti concreti: aprirsi all’incontro con Dio e alla sua Parola nella preghiera, ricercare la giustizia e la pace, soccorrere i poveri, i deboli, gli oppressi. 
Tutti sappiamo, nelle nostre comunità, nelle nostre parrocchie, nei nostri quartieri, quanto male fanno alla Chiesa e danno scandalo quelle persone che si dicono molto cattoliche e vanno spesso in chiesa ma dopo, nella loro vita quotidiana, trascurano la famiglia, parlano male degli altri e così via. 
Questo è quello che Gesù condanna, perché questa è una contro-testimonianza cristiana.
Proseguendo nella sua esortazione, Gesù focalizza l’attenzione su un aspetto più profondo e afferma: «Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro» (v. 15). 
In questo modo sottolinea il primato dell’interiorità, cioè il primato del “cuore”: non sono le cose esteriori che ci fanno santi o non santi, ma è il cuore che esprime le nostre intenzioni, le nostre scelte e il desiderio di fare tutto per amore di Dio. 
Gli atteggiamenti esteriori sono la conseguenza di quanto abbiamo deciso nel cuore, ma non il contrario: con l’atteggiamento esteriore, se il cuore non cambia, non siamo veri cristiani. 
La frontiera tra bene e male non passa fuori di noi ma piuttosto dentro di noi. 
Possiamo domandarci: dov’è il mio cuore? 
Gesù diceva: “Dov’è il tuo tesoro, là è il tuo cuore”. 
Qual è il mio tesoro? 
E’ Gesù, è la sua dottrina? 
Allora il cuore è buono. 
O il tesoro è un’altra cosa? 
Pertanto, è il cuore che dev’essere purificato e convertirsi. 
Senza un cuore purificato, non si possono avere mani veramente pulite e labbra che pronunciano parole sincere di amore - tutto è doppio, una doppia vita -, labbra che pronunciano parole di misericordia, di perdono. 
Questo lo può fare solo il cuore sincero e purificato.
Chiediamo al Signore, per intercessione della Vergine Santa, di donarci un cuore puro, libero da ogni ipocrisia. 
Questo è l’aggettivo che Gesù dice ai farisei: “ipocriti”, perché dicono una cosa e ne fanno un’altra. 
Un cuore libero da ogni ipocrisia, così che siamo capaci di vivere secondo lo spirito della legge e giungere al suo fine, che è l’amore.



Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
ieri, ad Harissa, in Libano, è stato proclamato Beato il Vescovo siro-cattolico Flaviano Michele Melki, martire. 
Nel contesto di una tremenda persecuzione contro i cristiani, egli fu difensore instancabile dei diritti del suo popolo, esortando tutti a rimanere saldi nella fede. 
Anche oggi, cari fratelli e sorelle, in Medio Oriente e in altre parti del mondo, i cristiani sono perseguitati. 
Ci sono più martiri che non nei primi secoli. 
La beatificazione di questo Vescovo martire infonda in loro consolazione, coraggio e speranza, ma sia anche di stimolo ai legislatori e ai governanti perché ovunque sia assicurata la libertà religiosa. 
E alla comunità internazionale chiedo di fare qualcosa perché si ponga fine alle violenze e ai soprusi.
Purtroppo anche nei giorni scorsi numerosi migranti hanno perso la vita nei loro terribili viaggi. 
Per tutti questi fratelli e sorelle, prego e invito a pregare. In particolare, mi unisco al Cardinale Schönborn – che oggi è qui presente – e a tutta la Chiesa in Austria nella preghiera per le settantuno vittime, tra cui quattro bambini, trovate in un camion sull’autostrada Budapest-Vienna. 
Affidiamo ciascuna di esse alla misericordia di Dio; e a Lui chiediamo di aiutarci a cooperare con efficacia per impedire questi crimini, che offendono l’intera famiglia umana. Preghiamo in silenzio per tutti i migranti che soffrono e per quelli che hanno perso la vita.
Saluto i pellegrini provenienti dall’Italia e da tante parti del mondo, in particolare gli scout di Lisbona e i fedeli di Zara (Croazia). Saluto i fedeli di Verona e Bagnolo di Nogarole; i giovani della diocesi di Vicenza, quelli di Rovato e quelli della parrocchia San Galdino a Milano; i bambini di Salzano e di Arconate.
A tutti auguro una buona domenica. 
E, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. 
Buon pranzo e arrivederci!

venerdì 28 agosto 2015

Ennesimo caso di nebbia fitta : Francesca Pardi e "l'incoraggiamento" presunto del Papa

Dichiarazione del Vice Direttore della Sala Stampa, P. Ciro Benedettini, C.P., 28.08.2015



Rispondendo a domande dei giornalisti, il Vice Direttore della Sala Stampa della Santa Sede ha rilasciato questa mattina la seguente dichiarazione:
In risposta ad una lettera al Santo Padre di Francesca Pardi, dai toni educati e rispettosi, la Segreteria di Stato ha accusato ricezione della medesima con uno stile semplice e pastorale, precisando in seguito che si trattava di una risposta privata e quindi non destinata alla pubblicazione (cosa che purtroppo è avvenuta).
In nessun modo la lettera della Segreteria di Stato intende avallare comportamenti e insegnamenti non consoni al Vangelo, anzi auspica “una sempre più proficua attività al servizio delle giovani generazioni e della diffusione degli autentici valori umani e cristiani”.  

La benedizione del Papa nella chiusa della lettera è alla persona e non a eventuali insegnamenti non in linea con la dottrina della Chiesa sulla teoria del gender, che non è minimamente cambiata, come più volte ha ribadito anche recentemente il Santo Padre. Quindi è del tutto fuori luogo una strumentalizzazione del contenuto della lettera.
[01376-IT.01] [Testo originale: Italiano]
[B0630-XX.01]

Un nostro semplice commento : 

Ci fa piacere che c'è stata questa dichiarazione/smentita della Sala Stampa Vaticana nella quale ...
" ... è confermato che il "vai avanti" non esiste nel testo della missiva ed è solo una arbitraria interpretazione della benedizione finale del Pontefice all'autrice, benedizione che, come precisa il padre , non è all'opera o ai suoi contenuti bensì alla persona in quanto tale."
...
***
"Non smentisce che la lettera vi fu e con quel contenuto.
Semmai dà una chiave di lettura particolare - che si assume diversa - rispetto a quella della Pardi. (v.sotto la precisazione della Scrittrice)
Tuttavia, al di là di tutto vorrei far riflettere su due punti.
Il primo è l'incoraggiamento per la proficua attività della scrittrice.
Ora, considerato che questa aveva inviato i suoi libri, l'incoraggiamento per la proficua attività a favore delle giovani generazioni fa riflettere non poco.
Il secondo punto è che la benedizione sarebbe alla sua persona e non già alla sua ideologia, ma si dimentica che la persona è una totalità e non si può astrarre una persona dalle sue idee.
Sarebbe come dire "benedico xxx ma non l'ideologia da questi professata".
E' un sofisma".

Ci affidiamo ora all'articolo di Luigi Amicone su Tempi

"Francesca Pardi, autrice di Piccolo uovo, dice al corriere.it di essere stata incoraggiata da Bergoglio. 
La smentita: «È da escludere che nel cortese invito ad “andare avanti” ci sia un incoraggiamento alla teoria Lgbt»

Ormai non passa giorno in cui la macchina della propaganda Lgbt non si inventi un “nemico” da abbattere nel segno dell’anti omofobia e una storiella da bulli del mainstream per saturare l’aria del solito messaggio intollerante, esibizionista e aggressivo.

Ma questa mattina, 28 agosto, vigilia dell’ultimo week-end vacanziero, la macchina ha puntato al bersaglio grosso e ha indotto il Corriere della Sera (versione online) a un titolo da bufala dell’anno: «Papa Francesco scrive all’autrice dei libri gender. “Vai avanti”».
Non si tarda a capire che la notizia ha il sapore dell’imboscata: serve a colpire il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, colpevole di avere le sue idee sul gay pride (“carnevale”) e, soprattutto, di non aver accettato di confermare la linea della precedente amministrazione di sinistra che aveva imposto nella città lagunare la “letteratura” gender nelle scuole per l’infanzia.
Ecco allora la presunta notizia bomba: una delle autrici di Piccolo uovo, improbabile apologo di una coppia di pinguini gay che adottano un pinguinetto rimasto orfano, dice di aver ricevuto dal Papa una missiva in cui la signorina autrice della favoletta Lgbt ci ha visto un incoraggiamento alla diffusione dell’ideologia gender.

Scrive infatti il Corriere.it: «Il Papa, in una lettera firmata per suo conto da monsignor Peter B. Wells, a Pardi ha detto: “Auspico che tu vada avanti”
Particolare toccante, “alla vista della lettera, la scrittrice, che con la sua compagna Maria Silvia Fiengo ha fondato la casa editrice per l’infanzia Lo Stampatello, si è sorpresa ed emozionata per le parole del Papa. “Mi ha auspicato ad andare avanti e mi ha impartito la benedizione” ».

La comunicazione allineata del corriere.it prosegue con una virata verso la sponda del sindaco di Venezia («L’augurio del Papa non farà probabilmente cambiare idea a Brugnaro») e si conclude con la citazione dell’orchestra internazionale solidale con gli insulti che Elton John rivolse qualche settimana orsono all’indirizzo del sindaco “bifolco” e “ignorante”.

Insomma, il solito film dell’imbeccata confezionata per lo scaldaletto di giornata. 
Peccato che dalla sala stampa vaticana venga una secca smentita alla signorina Pardi&C da parte di padre Ciro, numero due di padre Federico Lombardi, che così dice a tempi.it: «Come è noto, non è affatto singolare e, anzi, è di prammatica che la segreteria di Stato risponda alle missive inviate al Papa. 
È un adempimento di routine, ma è da escludere che nel cortese invito ad “andare avanti” ci sia un incoraggiamento alla teoria Lgbt. 
Tra l’altro, nella lettera si invita – testuale – “alla diffusione degli autentici valori umani e cristiani”. 
Aggiungo che il Santo Padre ne ha parlato chiaramente e diffusamente in più occasioni e il suo giudizio, a quanto ci risulta, resta immutato. 
Cito dal discorso del 15 aprile scorso all’udienza generale in piazza san Pietro: “Per esempio mi domando, se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa. 
Sì, rischiamo di fare un passo indietro”. 
E ancora: “La rimozione della differenza è il problema, non la soluzione. Per risolvere i loro problemi di relazione, l’uomo e la donna devono invece parlarsi di più, ascoltarsi di più, conoscersi di più, volersi bene di più. 
Devono trattarsi con rispetto e cooperare con amicizia. 
Con queste basi umane, sostenute dalla grazia di Dio, è possibile progettare l’unione matrimoniale e familiare per tutta la vita. 
Il legame matrimoniale e familiare è una cosa seria, e lo è per tutti, non solo per i credenti”. 
E in conclusione: “Dio ha affidato la terra all’alleanza dell’uomo e della donna: il suo fallimento inaridisce il mondo degli affetti e oscura il cielo della speranza. I segnali sono già preoccupanti, e li vediamo”. 
Ripeto: non è vero niente dell’interpretazione della lettera messa in circolazione. 
E quanto alla benedizione impartita mi sembra inutile che le ricordi che è data alla persona non a una teoria».

Dopo di che, come direbbe Woody Allen, “Provaci ancora Sam”. 
E raccontatene un’altra Pardi&C. " ( Cfr. TEMPI )

AGGIORNAMENTO

Con nobile onestà d'animo la scrittrice Francesca Pardi con una sua nota ( QUI )  sottolinea  "
«Papa Francesco non mi ha scritto "Vai avanti". 
La sua risposta non è un'apertura alle famiglie omogenitoriali. 
Ma è sicuramente un cambiamento di tono nel confronto. 
Ci restituisce il rispetto che meritiamo, come persone e come famiglia. E' da un anno che siamo attaccati in maniera denigratoria per i libri che pubblichiamo con la casa editrice "Lo Stampatello". Attacchi aggressivi, aspri».

Sgombra il campo dagli equivoci mediatici Francesca Pardi, scrittrice e direttrice de "Lo Stampatello", che nel mese di giugno aveva inviato al Santo Padre una missiva per denunciare i ripetuti attacchi ricevuti con la compagna Maria Silvia Fiengo dal comitato “Difendiamo i nostri figli”, sostenuto da La Manif Pour Tous, per la pubblicazione di "fiabe anti-discriminazione" edite dalla sua casa editrice." ( l'articolo continua )


mercoledì 26 agosto 2015

Lord Weidenfeld,sopravvissuto all’Olocausto, aiuta i Cristiani del Medio Oriente

L’ebreo Weidenfeld aiuta i cristiani

Un lord britannico, Lord Weidenfeld, sopravvissuto all’Olocausto,editore,ha stanziato 390 mila dollari per aiutare cristiani dell’Oriente che sfuggono dalla persecuzione.

Lo ha fatto perchè dice di avere un “debito da pagare“: negli anni Trenta, infatti, migliaia di ebrei, soprattutto donne e bambini, furono aiutati dai cristiani di varie denominazioni che si sobbarcarono enormi rischi personali per salvarli da morte.


Fonte : Da Francesco Agnoli Libertà e Persona

lunedì 24 agosto 2015

In Europa le suore ( e diversi Ordini religiosi) tra poco si estingueranno?

Che strano, c'è qualcosa che non mi convince...
L'Eminentissimo Cardinale João Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, lamenta che in breve tempo alcuni (già) importanti Ordini Religiosi si estingueranno a causa di "sorella morte corporale" e soprattutto per non essere stati "rimpiazzati" (v.articolo sotto).
Eppure le cronache statistiche avevano registrato che esisteva un Ordine religioso ( maschile e femminile) che stava rimpiazzando i religiosi e le religiosi d'età avanzata.
Quell'Ordine si chiamava Francescani (ne) dell'Immacolata.
Ne abbiamo tessuto gli elogi tante volte così come ne abbiamo umilmente criticato alcuni aspetti del tutto marginali.
I Francescani e le Francescane dell'Immacolata, che costituivano il più florido ramo del Francescanesimo, albero sempre vivo che produce continuamente dei nuovi germogli, potevano essere una risposta alla crescente secolarizzazione della società.
Il Vangelo ci insegna che «dai frutti giudicherete l'albero».
I rami  dei Francescani (ne) dell'Immacolata erano pieni di buoni frutti fra  i quali, occorre sottolinearlo in questo periodo che trabocca di retorica populista, il buon frutto della "Madonna de claritade. Signora de povertade"...
Improvvisamente alcuni Consacrati, che dovrebbero seguire fedelmente l'insegnamento dell'Apostolo delle Genti «Non vogliate contristare lo Spirito santo di Dìo, nel quale siete segnati», si sono messi a perseguitare durissimamente quell'Ordine così ricco di buoni frutti senza neppure fornire un capo d'accusa.
Anche noi, semplici e sperduti fedeli, abbiamo tante volte girato la stessa domanda che Pilato rivolse ai Giudei che chiedevano la morte di Nostro Signore : «Quam accusationem affertis adversus hominem hunc?».
Di cosa sono accusati questi Frati ?
Nessuna risposta. 
La persecuzione scagliata contro i Francescani e le Francescane dell'Immacolata ha automaticamente decretato la 
- chiusura di antichi Conventi, ripristinati e restaurati a spese loro; 
- chiusura di Chiese, riaperte al culto dopo decenni a spese loro;  
- la perdita per tanti fedeli di una devota e sicura guida spirituale, genuinamente cattolica.
In questo tremendo periodo della storia della Chiesa nessuno ha in mano una bacchetta magica, però quell'andare "contro corrente" e contro lo "spirito del mondo" dei Francescani (ne) dell'Immacolata ci era sembrato un modo evangelicamente efficace per dare una "risposta" alla sterilità che ha colpito gli Ordini Religiosi soprattutto nel vecchio continente.
Cosa fanno ora i Consacrati, membri della Curia Romana, di fronte all'ammonimento divino che si mostra visibile a tutti noi attraverso il disseccamento rapido  di diversi Ordini Religiosi ? 
Stanno ravvedendosi questi uomini di Chiesa ?
Si stanno mettendo umilmente in ascolto dell'insegnamento del Santo Vangelo, di "Mosè e i Profeti" e del Magistero immutabile della Chiesa?
Purtroppo no.  
Gli uomini di Chiesa, posti dalla Provvidenza come sentinelle della Chiesa, continuano invece a deambulare "laicamente" fra lo spirito del mondo : "neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi"...
Non vorremmo stare al loro posto di quegli Uomini di Chiesa perchè :  «dai frutti giudicherete l'albero» ...
In un'azienda o in una fondazione o associazione se un amministratore si dimostrasse incapace di fronteggiare la crisi della ditta, perchè non ricorre neppure nella consultazione dei propri statuti costitutivi, sarebbe licenziato senza tanti preavvisi.
Dio non voglia che quando avremo preso atto dell'insegnamento evangelico  «dai frutti giudicherete l'albero» sarà troppo tardi e la crisi della Chiesa sarà già in metastasi avanzata.

Preghiamo per la Chiesa, il Papa, i Consacrati e tutti gli Ordini religiosi.
Maria Madre della Chiesa, prega per noi !

  
Crisi dei religiosi, la Chiesa ne perde 2.000 all'anno.
Braz de Aviz: provare con comunità miste

La Chiesa cattolica perde ogni anno 2.000 religiosi, uomini e donne, in tutti i continenti ma soprattutto in Europa. 
Lo ha detto lo scorso 19 agosto il cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, in un incontro con i religiosi nella Cattedrale di San Paolo, in Brasile.

«L’età media delle suore in Europa è di 85 anni, il che vuol dire che tra poco moriranno senza essere rimpiazzate» ha fatto presente il porporato focolarino. 
Ovvero si estingueranno.
Un crollo che non ha precedenti nella storia della Chiesa.

Il portale governativo dello Stato di Minas Gerais ha riportato alcuni nodi che secondo Braz de Aviz andrebbero sciolti.

Per quanto riguarda il voto di povertà, molti ordini posseggano patrimoni milionari, lo dimostra anche il fatto che il 50% dei depositi dello IOR sono appunto di religiosi.

Il cardinale ha denunciato un modo spesso oppressivo di vivere l’obbedienza all’interno delle comunità – l'obbedienza è necessaria, ha detto, ma deve essere esercitata tra fratelli – e uno scarso “turn over” dei superiori.

Ha quindi citato il caso di una superiora, provinciale di una congregazione di suore, che ha chiesto la dispensa dai voti all’età di 80 anni per seguire il suo ideale di maternità: è uscita e ha adottato un bebé di tre mesi. 
È necessario alimentare un clima di famiglia all’interno delle comunità, ha sottolineato Braz de Aviz, indicando una via possibile, ossia quella di favorire la nascita di comunità miste, superando ataviche apprensioni al riguardo: «Nel passato abbiamo avuto difficoltà per quanto riguarda la convivenza, perché si diceva che bisognava fare attenzione, perché la donna è un pericolo, perché l’uomo è un pericolo…». 
Tuttavia, ha specificato sempre il cardinale, «non consiglierei molto di formare comunità miste nella stessa casa» ricordando che il voto di castità non è stato abolito.

Fonte : Il Timone

venerdì 21 agosto 2015

Un eroe sconosciuto : l'archeologo Khaled Asaad, direttore del museo di Palmira

Aveva dedicato tutta la vita allo studio e alla conservazione del tesoro archeologico di Palmira. L’altro ieri i miliziani dell’Isis hanno appeso a una colonna romana il suo corpo senza testa, dopo una barbara esecuzione in pubblico. 
E’ la drammatica fine di un eroe sconosciuto, l’82enne Khaled Asaad, direttore del museo di Palmira, autore di numerosi saggi su riviste di archeologia siriane e straniere, guida di spedizioni archeologiche internazionali.
Asaad non ha abbandonato la sua città nemmeno all’arrivo dei jihadisti, il maggio scorso, neppure quando si combatteva strada per strada nella città moderna. "
Qui sono nato e qui resterò" aveva laconicamente risposto al direttore del museo di Palmira che gli suggeriva la fuga. 
Asaad aveva dedicato quarant’anni della sua vita alla direzione del museo di Palmira, poi, una volta in pensione, nel 2003, aveva proseguito la sua opera in qualità di esperto presso il Dipartimento dei musei e delle antichità. 
Asaad sapeva che fine avevano fatto Ninive e Mosul, una volta che erano state occupate dai jihadisti. Aveva capito di che natura fosse la furia iconoclasta con cui gli uomini dell’autoproclamato Califfo avevano minato e fatto saltare in aria interi templi pluri-millenari, spaccato sistematicamente a martellate statue dell’antica Babilonia. Per questo motivo non aveva abbandonato Palmira, patrimonio mondiale dell’umanità, e aveva contribuito a mettere in sicurezza e nascondere in luoghi sicuri centinaia di reperti. 
Non è riuscito a nascondere se stesso a lungo. 
Un mese fa è stato arrestato dagli uomini di Al Baghdadi, imprigionato e torturato a lungo. 
Non si conoscono gli interrogatori a cui è stato sottoposto, ma probabilmente gli jihadisti volevano carpire il suo unico vero segreto: dove avesse nascosto il tesoro archeologico, ricco di statue e reperti di civiltà pre-islamiche. 
E’ stato decapitato in pubblica piazza l’altro ieri, di fronte a decine di spettatori, secondo l’Osservatorio per i Diritti umani in Siria. Successivamente, secondo quanto riferisce l’ex collega di Asaad, Maamoun Abdulkarim (attuale direttore delle Antichità e dei musei siriani) il suo corpo senza vita è stato trascinato fino al suo amato sito, per essere simbolicamente appeso, come monito, ad una delle più antiche colonne di Palmira.
Sul suo corpo è stato appeso il cartello con i capi di accusa, fra cui il “collaborazionismo” con il regime di Damasco e soprattutto il “sostegno all’idolatria” e la “collaborazione con studiosi cristiani”. 
C’entra poco la “collaborazione” con il regime di Assad, per il quale l’archeologo lavorava come tutti i dipendenti pubblici siriani. L’azione vigliacca dell’Isis, la decapitazione di un anziano signore di 82 anni, disarmato e indifeso, è piuttosto una manifestazione della guerra contro l’arte non-islamica. 
Per l’Isis non deve più esistere nulla al di fuori dell’interpretazione conforme ai dettami dell’islam sunnita da loro predicato e praticato e da loro imposto con la forza. 
Qualunque manifestazione artistica, reperto archeologico, statua o tempio pre-islamico è per loro una traccia di pratiche “idolatre” che devono essere spazzate via dalla storia, così come viene distrutta qualsiasi attuale chiesa, croce o tomba cristiana, qualunque moschea o santuario sciita, qualunque moschea o reliquiario sunnita che venga considerato non conforme al “vero islam”. 
Il musulmano che protegge questa arte “idolatra” è egli stesso condannato. 
Alla fine, questa furia iconoclasta produce la totale distruzione dell’arte nel suo complesso. 
Nello Stato Islamico sono infatti vietati la musica e gli strumenti musicali (che vengono bruciati in piazza), il disegno e le matite colorate, tutti i libri che non siano il Corano o i manuali ideologici, scritti e divulgati dall’Isis per insegnare a vivere nella nuova società. 
Il Califfo sta riuscendo a realizzare una società totalitaria, dove religione, ideologia e governo controllano ogni singola manifestazione del pensiero, arrivando a risultati che nemmeno nazismo e comunismo (forse con l’unica eccezione di Pol Pot in Cambogia) erano riusciti a conseguire.
La barbarica uccisione di Khaled Asaad è un oscuro presagio di ciò che potrebbe accadere al sito di Palmira. 
Finora, contrariamente a Ninive e Mosul, l’Isis non ha proceduto alla sua sistematica distruzione, come si teme da mesi. 
Non l’ha distrutta, ma l’ha minata, come si apprende da fonti siriane sin dallo scorso 20 giugno. 
Probabilmente sta tenendo il sito archeologico come un unico, immenso, ostaggio internazionale. 
In caso di contrattacco siriano o di incursioni della Coalizione, i templi e le vestigia della città romana potrebbero saltare in aria.

Fonte : La nuova Bussola quotidiana

martedì 18 agosto 2015

Cina. «Quando una croce viene rimossa, verranno costruite un milione di croci»

«Pronti a tutto, anche alla morte, per fare ciò che è giusto», perché dove viene demolita una croce «là ne sorgeranno a milioni». Sono le parole di una missiva firmata da tutti i sacerdoti cattolici della diocesi cinese di Wenzhou, che a fine maggio avevano dato inizio alla protesta pacifica per fermare la campagna di demolizione delle croci, condotta dai funzionari comunisti della provincia di Zhejiang. 
La protesta, proseguita fino ad oggi nonostante il crescente inasprirsi delle persecuzioni, ha unito cattolici e protestanti che giovedì hanno manifestato insieme di fronte al Liaison Office (l’ufficio della Cina ad Hong Kong) raccogliendo 1740 firme contro la distruzione delle croci. Mentre ieri, in preparazione alla festa dell’Assunzione di Maria, i fedeli cinesi hanno digiunato e quelli di Hong Kong hanno celebrato la Messa vigilare presieduta dal cardinale Joseph Zen, che ha predicato sull’importanza della difesa della Croce.
«QUALSIASI SACRIFICIO». Di fronte alla protesta e alla determinazione dei cristiani, il governo della provincia locale aveva reagito permettendo l’escalation dell’abbattimento di un numero sempre crescente di croci, motivo per cui a fine luglio il clero cattolico aveva scritto la lettera indirizzandola al governo e a tutti i cristiani e cittadini cinesi. Il testo denunciava l’aggressività di chi percepisce come «un nemico mortale» quello che è «un simbolo dell’amore universale», spiegando che «se continuano a colpire la croce come se fosse una malattia grave, allora la Cina (…) verrà gettata in una nuova calamità», perché «i cristiani della Cina portano dentro un senso di missione, onorando il Signore e facendo il bene nei confronti del prossimo». Per lo stesso motivo, nonostante gli esisti negativi della battaglia, il clero cinese aveva deciso di proseguire, spiegando che «prenderemo ancora di più su di noi la grande responsabilità di ringiovanire il popolo cinese e crederemo con sempre più fermezza che anche noi siamo la spina dorsale e la benedizione della nazione cinese. (…) Useremo con saggezza e con attenzione ogni metodo disponibile per erigere di nuovo le croci». Perché «quando una croce viene rimossa, verranno costruite un milione di croci: nel cuore di ogni uomo, lungo i viali e nei vicoli e nella casa di ogni famiglia». Perciò i pastori avevano supplicato «ardentemente la misericordia del Signore, che ci conceda il coraggio di morire per ciò che è giusto, per la pace della nazione, per la vera crescita della nazione cinese, pronti a fare qualsiasi sacrificio venga richiesto».
LE OFFERTE PER I FRATELLI. Alla missiva avevano risposto i fedeli protestanti e cattolici unendosi nelle proteste e nella raccolta firme contro la demolizione delle croci. Giovedì scorso, poi, il cardinal Tong ha diffuso un altro «appello urgente» dal titolo “Le sofferenze della Croce”, chiedendo al governo centrale cinese e alle autorità di investigare e bloccare tutti i gesti illegali di distruzione delle croci, obbedendo al principio della «supremazia della costituzione e dello Stato di diritto». Tong si è quindi rivolto ai fedeli di tutto il paese chiedendo loro «una forma di penitenza, come il digiuno o l’astinenza», pregando «in modo speciale per la libertà religiosa, la dignità della fede e condividano le sofferenze dei loro fratelli e sorelle del Zhejiang». Infatti, se «la croce è il segno più rappresentativo della fede cristiana. Come cristiani, dobbiamo seguire il Cristo» e «ciò richiede di portare la croce insieme con Gesù Cristo». Anche la Messa celebrata ieri sera dal cardinal Zen per «salvaguardare la fede e salvaguardare la Croce» e la giornata di digiuno, organizzata dalla Commissione diocesana di giustizia e pace e dal Gruppo per gli affari sociali della parrocchia di sant’Andrea a Hong Kong, sono stati offerti per le sofferenze dei cattolici della provincia di Zhejiang.
Redazione Papaboys 

(Fonte www.tempi.it/Benedetta Frigerio)

domenica 16 agosto 2015

Morto il Vescovo emerito di Ciudad del Este (Paraguay) Mons. Rogelio Livieres Plano

Invitiamo a leggere QUESTO sito dedicato al fedele lavoratore nella Vigna del Signore il Defunto Vescovo Mons. Rogelio Livieres Plano.
Alcuni commenti, che esprimono il più genuino sensus ecclesiae, di cui il Defunto Vescovo, fu umile ed ardente servitore, sono stati presi da QUESTO  post di Messainlatino.

 ***
"Mons. Livieres può aiutarci dal Paradiso: invochiamo la sua intercessione in difesa della Fede, della famiglia...., della Tradizione, quindi della Santa Chiesa Cattolica . 
Avendo sofferto tanto da innocente ha "completato" nella sua persona ciò che "manca.." ai patimenti del Corpo Mistico di Cristo quindi ha, in un certo senso, corredento: se mi salverò dovrò anche a lui, ed a tanti santi sconosciuti sofferenti martirizati "innocenti" , alle loro preghiere.., la vita della mia anima. Preghiamo tutti la Santa Vergine e San Giuseppe nostro protettore e che gli angeli buoni contrastino l'opera malefica demoni contro la Chiesa militante, e perché i cattivi si pentano in tempo"

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"Se il Papa avesse voluto aiutare il vescovo gravemente ammalato, non lo avrebbe rimosso: gli avrebbe affiancato un ausiliare, magari con diritto di successione. 
Invece l'ha rimosso, prendendo in considerazione l'ostilità dei vescovi che non potevano sopportare il fiorire di vocazioni nel seminario di mons. Rogelio, mentre i loro erano e sono pressoché vuoti. 
Con molta dignità il defunto presule ha difeso il suo operato e dimostrato come la misericordia si offre a parole a tutti ma non ad un vescovo che chiede di chiarire e, se del caso, di essere punito per reali mancanze e non per pettegolezzi o per qualche inganno tramato a sua insaputa. 
Umile e forte, "Senza intento di inutili lamentele" esprime il suo dolore per l'ingiusto ed irrituale procedere dell'autorità, ma conferma la sua obbedienza.
Non mi sembra che tanta umiltà e obbedienza venga posta in essere dai vari modernisti, prelati o fedeli, che infestano la Santa Chiesa".
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"Mons. Livieres è morto in piena Comunione con la Chiesa di Dio I torti,le ingiustizie subite e le sofferenze patite sono state da Lui umilmente offerte - come già capitò San Pio da Pietrelcina - a maggior Dei gloria, da vero discepolo, fedele servo di Dio.
Se poi qualcuno a Roma o in Paraguay ha commesso ingiustizie nei suoi riguardi, sarà giudicato- come da sua citazione diretta secondo quanto scritto in Ezechiele 33, 7-9
"7 O figlio dell'uomo, io ti ho costituito sentinella per gli Israeliti; ascolterai una parola dalla mia bocca e tu li avvertirai da parte mia. 
8 Se io dico all'empio: Empio tu morirai, e tu non parli per distoglier l'empio dalla sua condotta, egli, l'empio, morirà per la sua iniquità; ma della sua morte chiederò conto a te.
9 Ma se tu avrai ammonito l'empio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte, egli morirà per la sua iniquità. Tu invece sarai salvo."
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"La statura morale ed spirituale di mons. Livieres è inversamente proporzionale alla pochezza e meschinità dei suoi persecutori. 
Che Dio lo ricompensi in abbondanza per tutti i torti che ha subito. R.I.P."

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(RV) Son éviction, il y a un an, avait été un coup de tonnerre pour l’Église en Amérique du Sud. Mgr Rogelio Ricardo Livieres Plano, l’ancien évêque de Ciudad del Este, dans l’est du pays, est mort vendredi 14 août dans un hôpital argentin où il était soigné depuis plusieurs mois.

Cet évêque issu de l’Opus Dei avait 69 ans. Il souffrait d’une maladie cardiaque.

Il avait été démis de ses fonctions le 25 septembre 2014, après une décennie à la tête de ce diocèse frontalier avec le Brésil et l’Argentine. Son ministère épsicopal avait été marqué par une progression spectaculaire du nombre de prêtres diocésains, passés de seulement 12 en 2006 à 62 en 2013. Mais il lui avait été reproché des problèmes de gestion, une formation des séminaristes trop rapide, qui ne correspondaient pas aux règles canoniques, et la nomination d’un vicaire général suspecté d’abus sexuels.

Certains catholiques paraguayens avaient cependant jugé son éviction très brutale, car ce type de décision, sans démission formelle de l’évêque, est rarissime.

Un processus de réconciliation s’est toutefois produit lors de sa fin de vie. Mgr Livieres Plano a écrit au Pape à l’occasion de la visite de François au Paraguay, en juillet dernier. Il avait reçu peu après la visite son chevet de l’archevêque d’Asuncion, la capitale paraguayenne, Mgr Valenzuela, et de son successeur à Ciudad del Este, Mgr Steckling.