giovedì 20 novembre 2014

La Confraternita del Santissimo Sacramento di Moie ad Orvieto per la giornata del Miracolo Eucaristico

MOIE - Domenica 21 settembre 2014. La Confraternita del Santissimo Sacramento di Moie ha partecipato ad Orvieto alla giornata organizzata in occasione del Giubileo Eucaristico concesso dal Papa per la ricorrenza dei 750 anni del Miracolo eucaristico e dell’istituzione della festività del Corpus Domini. 
La manifestazione era programmata nell’ambito del Cammino Interregionale delle Confraternite di Lazio e Umbria e delle Confraternite del Santissimo Sacramento delle diocesi d’Italia. 
In mattinata S.E.R. Mons. Mauro Parmeggiani, vescovo di Tivoli ed assistente ecclesiastico delle confraternite italiane, ha tenuto la sua catechesi dinanzi ad un Duomo gremito. 
Nel pomeriggio è stata officiata la messa e si è svolta la processione eucaristica, un momento di altissima suggestione. 
Migliaia di confratelli e consorelle muniti dei loro stendardi e labari sono usciti dalla cattedrale al canto degli inni tradizionali, precedendo il baldacchino col SS. Sacramento recato da mons. Parmeggiani. 
I confratelli di Moie e le tante persone che hanno partecipato al pellegrinaggio sono rimaste favorevolmente impressionate dall’intensa esperienza spirituale e sono pronti a prendere parte a manifestazioni similari. 
La Confraternita del Santissimo Sacramento di Moie rappresentata dal Priore Gianni Cantarini, molto impegnato nella promozione delle varie attività dell’associazione, partecipa alle principali manifestazioni religiose che si svolgono a Moie e nei centri limitrofi. 
I confratelli si ritrovano periodicamente per programmare le loro attività e per raccogliersi in preghiera presso la sede ubicata nei locali attigui all’abbazia benedettina di Santa Maria di Moie.

Gianluca Fenucci


Il Santuario, nel Duomo di Orvieto, è legato al miracolo di Bolsena.
Il sacerdote boemo Pietro da Praga dubitava sulla verità della transustanziazione, cioè sulla mutazione del pane e del vino nel corpo e sangue di Cristo.
Un giorno dell’anno 1263, mentre celebrava la Messa presso la tomba di santa Cristina di Bolsena, vide delle gocce di sangue stillare dall’ostia consacrata; esse si posarono sul Corporale e sul pavimento.
Il sacerdote andò subito da papa Urbano IV, il quale si trovava ad Orvieto. Verificato il miracolo, l’anno successivo il Pontefice istituì la festa del Corpus Domini.
Nella città fu innalzato perciò un tempio sul luogo più alto (1290), al quale si aggiunse la cappella del Corporale (1350) e la Cappella Nuova (1408).
Il Duomo venne disegnato da Arnolfo di Cambio in forme tardo romaniche. I lavori proseguirono in stile gotico da Lorenzo Maitani.

"Chi loda sperticatamente la linea teologica di questo papa e non degli altri, sta di fatto pensando ad una Chiesa senza il Papa"

« All'interno della Chiesa sembrano tutti stupiti che il Papa abbia detto parole cattoliche sulla vita e sulla famiglia.
All'esterno, ovviamente, questi pronunciamenti non trovano accoglienza.
Nessuno, tuttavia, sembra indignarsi più di tanto se alcuni membri della Chiesa, tirando fuori dalla naftalina tutte idee già esposte cinquant'anni fa e strumentalizzando gli interventi del Papa, si diano da fare nel definire un nuovo cattolicesimo, simpaticamente mondano e falsamente umanitaristico.
Un cattolicesimo che non salva, insomma.
E la cosa è molto più seria di quanto non appaia dagli interventi, dalle sottigliezze, dai contributi, spesso ignorati per evitare di vedersi confinati tra quanti denigrano o fanno apparire superfluo il ministero petrino.
In realtà le cose sono al contrario: chi loda sperticatamente una linea teologica ravvisabile nel magistero del Papa (di questo papa e non degli altri), sta di fatto pensando ad una Chiesa senza il Papa.
Chi vivrà, vedrà! »

Un Teologo

Immagine : “Pietro, intanto, stava seduto fuori, nel cortile…” ( Passione di Nostro Signore Gesù Cristo )

mercoledì 19 novembre 2014

Il Papa : " La santità è un dono, è il dono che ci fa il Signore Gesù...ci rende come Lui "

PAPA FRANCESCO
UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoledì, 19 novembre 2014

La Chiesa - 14. Universale vocazione alla Santità

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

Un grande dono del Concilio Vaticano II è stato quello di aver recuperato una visione di Chiesa fondata sulla comunione, e di aver ricompreso anche il principio dell’autorità e della gerarchia in tale prospettiva.
Questo ci ha aiutato a capire meglio che tutti i cristiani, in quanto battezzati, hanno uguale dignità davanti al Signore e sono accomunati dalla stessa vocazione, che è quella alla santità (cfr Cost. Lumen gentium, 39-42).
Ora ci domandiamo: in che cosa consiste questa vocazione universale ad essere santi?
E come possiamo realizzarla?


1. Innanzitutto dobbiamo avere ben presente che la santità non è qualcosa che ci procuriamo noi, che otteniamo noi con le nostre qualità e le nostre capacità.
La santità è un dono, è il dono che ci fa il Signore Gesù, quando ci prende con sé e ci riveste di se stesso, ci rende come Lui. Nella Lettera agli Efesini, l’apostolo Paolo afferma che «Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa» (Ef 5,25-26). 
Ecco, davvero la santità è il volto più bello della Chiesa, il volto più bello: è riscoprirsi in comunione con Dio, nella pienezza della sua vita e del suo amore. 
Si capisce, allora, che la santità non è una prerogativa soltanto di alcuni: la santità è un dono che viene offerto a tutti, nessuno escluso, per cui costituisce il carattere distintivo di ogni cristiano.


2. Tutto questo ci fa comprendere che, per essere santi, non bisogna per forza essere vescovi, preti o religiosi: no, tutti siamo chiamati a diventare santi! 
Tante volte, poi, siamo tentati di pensare che la santità sia riservata soltanto a coloro che hanno la possibilità di staccarsi dalle faccende ordinarie, per dedicarsi esclusivamente alla preghiera. Ma non è così! Qualcuno pensa che la santità è chiudere gli occhi e fare la faccia da immaginetta. No! Non è questo la santità! La santità è qualcosa di più grande, di più profondo che ci dà Dio. Anzi, è proprio vivendo con amore e offrendo la propria testimonianza cristiana nelle occupazioni di ogni giorno che siamo chiamati a diventare santi. E ciascuno nelle condizioni e nello stato di vita in cui si trova. Ma tu sei consacrato, sei consacrata? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione e il tuo ministero. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un battezzato non sposato? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro e offrendo del tempo al servizio dei fratelli. “Ma, padre, io lavoro in una fabbrica; io lavoro come ragioniere, sempre con i numeri, ma lì non si può essere santo…” – “Sì, si può! Lì dove tu lavori tu puoi diventare santo. Dio ti dà la grazia di diventare santo. Dio si comunica a te”. Sempre in ogni posto si può diventare santo, cioè ci si può aprire a questa grazia che ci lavora dentro e ci porta alla santità. Sei genitore o nonno? Sii santo insegnando con passione ai figli o ai nipoti a conoscere e a seguire Gesù. E ci vuole tanta pazienza per questo, per essere un buon genitore, un buon nonno, una buona madre, una buona nonna, ci vuole tanta pazienza e in questa pazienza viene la santità: esercitando la pazienza. Sei catechista, educatore o volontario? Sii santo diventando segno visibile dell’amore di Dio e della sua presenza accanto a noi. 
Ecco: ogni stato di vita porta alla santità, sempre! 
A casa tua, sulla strada, al lavoro, in Chiesa, in quel momento e nel tuo stato di vita è stata aperta la strada verso la santità. 
Non scoraggiatevi di andare su questa strada. 
E’ proprio Dio che ci dà la grazia. Solo questo chiede il Signore: che noi siamo in comunione con Lui e al servizio dei fratelli.

3. A questo punto, ciascuno di noi può fare un po’ di esame di coscienza, adesso possiamo farlo, ognuno risponde a se stesso, dentro, in silenzio: come abbiamo risposto finora alla chiamata del Signore alla santità? 
Ho voglia di diventare un po’ migliore, di essere più cristiano, più cristiana? Questa è la strada della santità. Quando il Signore ci invita a diventare santi, non ci chiama a qualcosa di pesante, di triste… Tutt’altro! È l’invito a condividere la sua gioia, a vivere e a offrire con gioia ogni momento della nostra vita, facendolo diventare allo stesso tempo un dono d’amore per le persone che ci stanno accanto. Se comprendiamo questo, tutto cambia e acquista un significato nuovo, un significato bello, un significato a cominciare dalle piccole cose di ogni giorno. Un esempio. Una signora va al mercato a fare la spesa e trova una vicina e incominciano a parlare e poi vengono le chiacchiere e questa signora dice: “No, no, no io non sparlerò di nessuno.” Questo è un passo verso la santità, ti aiuta a diventare più santo. Poi, a casa tua, il figlio ti chiede di parlare un po’ delle sue cose fantasiose: “Oh, sono tanto stanco, ho lavorato tanto oggi…” – “Ma tu accomodati e ascolta tuo figlio, che ha bisogno!”. E tu ti accomodi, lo ascolti con pazienza: questo è un passo verso la santità. Poi finisce la giornata, siamo tutti stanchi, ma c’è la preghiera. Facciamo la preghiera: anche questo è un passo verso la santità. Poi arriva la domenica e andiamo a Messa, facciamo la comunione, a volte preceduta da una bella confessione che ci pulisca un po’. 
Questo è un passo verso la santità. 
Poi pensiamo alla Madonna, tanto buona, tanto bella, e prendiamo il rosario e la preghiamo. 
Questo è un passo verso la santità. 
Poi vado per strada, vedo un povero un bisognoso, mi fermo gli domando, gli do qualcosa: è un passo alla santità. 
Sono piccole cose, ma tanti piccoli passi verso la santità. 
Ogni passo verso la santità ci renderà delle persone migliori, libere dall’egoismo e dalla chiusura in se stesse, e aperte ai fratelli e alle loro necessità.


Cari amici, nella Prima Lettera di san Pietro ci viene rivolta questa esortazione: «Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio. Chi parla, lo faccia come con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo» (4,10-11). Ecco l’invito alla santità! 
Accogliamolo con gioia, e sosteniamoci gli uni gli altri, perché il cammino verso la santità non si percorre da soli, ognuno per conto proprio, ma si percorre insieme, in quell’unico corpo che è la Chiesa, amata e resa santa dal Signore Gesù Cristo. 
Andiamo avanti con coraggio, in questa strada della santità. 


Immagine : Voronet Monastery Bukovina Tra i Santi  presenti pure Platone, Aristotele ed altri sapienti della gentilità, giusti redenti da Cristo , Logos del Padre .

martedì 18 novembre 2014

I "Bergoglio" della mia vita

Spero di non mancare di rispetto al Santo Padre utilizzando per questo post una simpatica foto che ho pescato sul web.
Mi auguro soprattutto di non essere irriguardoso verso la Sua Sacra ed Augusta Persona se azzardo alcuni accostamenti  con alcuni Ecclesiastici ( sine nomine) che la Provvidenza ha posto sul mio cammino di vita.


Se ci fosse ombra di malizia in questo mio scritto ne risponderò al mio Confessore, che con tanta pazienza  sopporta di ascoltare i miei tanti peccati.


Anche oggi, 18 novembre ,  Festa della Dedicazione delle Basiliche dei santi Pietro e Paolo, Apostoli, ho ascoltato su Radio Maria   la "differita"  dell'Omelia quotidiana   che il Santo Padre Francesco ha donato nel corso della Santa Messa celebrata nella Cappella della Domus Sanctae Martae.



Quando ho ascoltato questo passo : " Ma, se tutto appare bene, non ho niente da rimproverarmi: ho una buona famiglia, la gente non sparla di me, ho tutto il necessario, sono sposato in chiesa … sono ‘in grazia di Dio’, sono tranquillo. Le apparenze! Cristiani di apparenza … Sono morti!" mi son chiesto d'impulso : ma questa predica l'ho già ascoltata !


Si ! L'avevo già udita quando, nei primi anni del post-concilio i giovani religiosi e i preti , aiutati dai nuovi microfoni, tuonavano spesso : "Ma, se tutto appare bene, non ho niente da rimproverarmi: ho una buona famiglia, la gente non sparla di me, ho tutto il necessario, sono sposato in chiesa … sono ‘in grazia di Dio’, sono tranquillo. Le apparenze! Cristiani di apparenza … Sono morti!".



Quante volte i "Bergoglio" della mia vita mi hanno fatto sentire questo tipo di omelie !
Preti e religiosi irreprensibili dal punto di vista personale ( nessuna accusa poteva essere scagliata contro di loro ) dedicarono la loro pastorale a questo particolare e particolaristico segmento  di vita ecclesiale.
Qualcuno interpretando radicalmente quel che predicava uscì dal proprio Ordine o dalla propria Diocesi facendosi ridurre allo stato laicale.
Altri mischiarono la religione con la politica generando dei mostri carnivori  catto-comunisti . 
Infine alcuni "Bergoglio" della mia vita accompagnarono la pastorale con le loro  capacità manageriali ( di vario stampo) che scoprirono di possedere nel sangue solo dopo il Concilio Vaticano II.


Tutti i "Bergoglio" della mia vita erano, lo ripeto,  irreprensibili così come sono, per giusta equazione, fortemente illiberali : qui comando io e qui si fa così !


I "Bergoglio" della mia vita sono stati e sono insofferenti di tutte quelle idee che non rientrano nei loro parametri ideologici.
Per camuffare abilmente la loro naturale propensione ai metodi fortemente autoritari ( anche nei confronti di se stessi ...) si auto-impostano la voce di almeno una quinta ascendente per aumentarne il timbro chiaro ( come fanno, ad esempio, anche i ministranti che cantano l'Epistola nelle Messe Tridentine :   pur essendo baritoni assumono un' innatuale vocalità super acuta, quasi da castrati, perchè son convinti che l'acutezza delle note sia sinonimo di purezza e di perfezione spirituale...così io che ho la voce di "basso", e me ne vanto, sono destinato a rimanere nel profondo  degli inferi e certamente indegno di cantare l'Epistola perchè non riesco ad imitare, anche a causa dell'età, l'altezza vocale dei tertulliani castrati ).


I "Bergoglio" della mia vita  parlano quindi tutti allo stesso modo : voce "super impostata", chiara , volutamente semplice :  priva degli armonici, che si trovano in qualsiasi voce veramente naturale ( sia tendente al tenorile che al  baritonale) e mentre stai facendo dentro di te questo genere di considerazione ... loro ti hanno già buggerato imponendoti "democraticamente" qualcosa che , al minimo, ti lacererà l'anima o non ti farà mangiare per giorni.
Come tutti gli illiberali, egoisti di stampo progressista  hanno l'icona della voce acuta senza vibrazioni , cioè, nel gergo musicale,  "la voce fissa" .

Gli Illuministi predilissero la voce acuta " fissa, alla tedesca " per sottolineare le virtù ed i meriti umani nelle opere a sfondo moralistico concepite al modo "dei filosofi muratori".
Al contrario la voce "all'italiana, con gli armonici" è quella che più si colloca nell'ambito ecclesiale e cattolico.
Ovviamente dal post-concilio i "novatori" illiberali hanno assunto questo modo di parlare  confermato anche in una  sera del mese di marzo ...


I "Bergoglio" della mia vita odiano profondamente la Liturgia e i sacri riti  tollerando solo quelli più radicati nel popolo perchè non vogliono contraddire i fedeli di bassa estrazione sociale.
L'accento viene dunque spostato : da Dio agli uomini !

Mai a confessarsi dai "Bergoglio" che incontri nel tuo cammino di vita !
Se dovessero scoprire che appartieni ad una famiglia agiata  raddoppieranno il senso di colpa dei peccati ( com'è accaduto ad un povero ragazzo più colpevole  di appartenere ad un ceto benestante che dell'effettivo peccato adolescenziale  ).  


Se poi si accorgono che sei un simpatizzante della tradizione cattolica il peccato contro il 6° comandamento, ad esempio, assumerà delle proporsioni talmente grandi tali da indurre il penitente, solo se tradizionalista però, di allontanarsi dalla pratica religiosa .



Il capolavoro del carattere illiberale , insofferente delle opinioni diverse e anche "socialmente" pericoloso dei "Bergoglio" che ho incontrato nel cammino della mia vita fu la pubblica dichiarazione di un Prete nei confronti di due adolescenti, parrocchiani, colpevolisimi di prediligere , in modo innato e del tutto naturale, la Tradizione : " Ci penseremo noi a rieducarli secondo la nostra pastorale".
All'epoca non c'era internet ... e i due adolescenti furono buttati nella fossa dei serpenti modernisti lontano dalla sacralità e dalla serietà liturgica ...

***


Questa è l'Omelia del Santo Padre Francesco del 18 novembre 2014 ( o del 1974 ??? non però del Beato Paolo VI che era un raffinato omelita ... ) nella Festa della Dedicazione delle Basiliche dei santi Pietro e Paolo, Apostoli.

Preghiamo per il Papa e per la Chiesa tutta !


"Convertirsi è una grazia, “è una visita di Dio”. 
Papa Francesco ha preso spunto dalla liturgia del giorno, un passo dell’Apocalisse di Giovanni e l’incontro tra Gesù e Zaccheo, per soffermarsi sul tema delle conversioni. 
Nella prima lettura, ha osservato, il Signore chiede ai cristiani di Laodicea di convertirsi perché sono caduti “nel tepore”. Vivono nella “spiritualità della comodità”. E pensano: “faccio le cose come posso, ma sono in pace che nessuno venga a disturbarmi con cose strane”. Chi vive così, ha affermato, pensa che non “manca niente: vado a Messa le domeniche, prego alcune volte, mi sento bene, sono in grazia di Dio, sono ricco” e “non ho bisogno di nulla, sto bene”. Questo “stato d’animo – ha avvertito – è uno stato di peccato: la comodità spirituale è uno stato di peccato”. 
E a questi, ha rammentato, il Signore “non risparmia parole” e gli dice: “Perché sei tiepido sto per vomitarti dalla mia bocca”. Tuttavia, ha proseguito, gli dà il consiglio di “vestirsi”, perché “i cristiani comodi sono nudi”.

Poi, ha soggiunto, “c’è una seconda chiamata” a “quelli che vivono delle apparenze, i cristiani delle apparenze”. Questi si credono vivi ma sono morti. E a loro il Signore chiede di essere vigilanti. “Le apparenze – ha detto il Papa – sono il sudario di questi cristiani: sono morti”. E il Signore li “chiama alla conversione”:

“Io sono di questi cristiani delle apparenze? Sono vivo dentro, ho una vita spirituale? Sento lo Spirito Santo, ascolto lo Spirito Santo, vado avanti, o …? Ma, se tutto appare bene, non ho niente da rimproverarmi: ho una buona famiglia, la gente non sparla di me, ho tutto il necessario, sono sposato in chiesa … sono ‘in grazia di Dio’, sono tranquillo. Le apparenze! Cristiani di apparenza … Sono morti! Ma, cercare qualcosa di vivo dentro e con la memoria e la vigilanza, rinvigorire questo perché vada avanti. Convertirsi: dalle apparenze alla realtà. Dal tepore al fervore”.

La terza chiamata alla conversione è con Zaccheo, “capo dei pubblicani e ricco”. “E’ un corrotto - ha detto il Papa - lavorava per gli stranieri, per i romani, tradiva la sua Patria”:

Era uno come tanti dirigenti che noi conosciamo: corrotti. Questi che, invece di servire il popolo, sfruttano il popolo per servire se stessi. Alcuni ci sono, nel mondo. E la gente non lo voleva. Questo, sì, non era tiepido; non era morto. Era in stato di putrefazione. Corrotto, proprio. Ma sentì qualcosa dentro: ma, questo guaritore, questo profeta che dicono che parli tanto bene, io vorrei vederlo, per curiosità. Lo Spirito Santo è furbo, eh! E ha seminato il seme della curiosità, e quell’uomo per vederlo anche fa un po’ il ridicolo. Pensate a un dirigente che sia importante, e anche che sia un corrotto, un capo dei dirigenti – questo era capo – ma, salire su un albero per guardare una processione: ma pensate questo. Che ridicolo!”

Zaccheo, ha detto, “non ha avuto vergogna”. Voleva vederlo e “dentro lavorava lo Spirito Santo”. E poi “la Parola di Dio è entrata in quel cuore e con la Parola, la gioia”. “Quelli della comodità e quelli dell’apparenza – ha sottolineato – avevano dimenticato cosa fosse la gioia; questo corrotto la riceve subito”, “il cuore cambia, si converte”. E così Zaccheo promette di restituire quattro volte quanto rubato:

“Quando la conversione arriva alle tasche, è sicura. Cristiani di cuore? Sì, tutti. Cristiani di anima? Tutti. Ma, cristiani di tasche, pochi, eh! Pochi. Ma, la conversione … e qui, è arrivata subito: la parola autentica. Si è convertito. Ma davanti a questa parola, l’altra parola, di quelli che non volevano la conversione, che non volevano convertirsi: ‘Vedendo ciò, mormoravano: ‘E’ entrato in casa di un peccatore!’: si è sporcato, ha perso la purezza. Deve purificarsi perché è entrato in casa di un peccatore’”.

Sono “tre chiamate alla conversione”, ha ribadito, che lo stesso Gesù fa “ai tiepidi, a quelli della comodità, a quelli dell’apparenza, a quelli che si credono ricchi ma sono poveri, non hanno niente, sono morti”. La Parola di Dio, ha detto il Papa, “è capace di cambiare tutto”, ma “non sempre abbiamo il coraggio di credere nella Parola di Dio, di ricevere quella Parola che ci guarisce dentro”. La Chiesa, ha concluso, vuole che in queste ultime settimane dell’Anno liturgico “pensiamo molto, molto seriamente alla nostra conversione, perché possiamo andare avanti nel cammino della nostra vita cristiana”. E ci dice di “ricordare la Parola di Dio, fa appello alla memoria, di custodirla, di vigilare e anche di obbedire alla Parola di Dio, perché noi incominciamo una vita nuova, convertita”.
(Da Radio Vaticana)

Andrea Carradori

lunedì 17 novembre 2014

" L’America latina sta perdendo la sua identità cattolica : dal 1970 in poi i cattolici sono calati del 25/100".


Serbatoio della cattolicità mondiale sì, ma con falle sempre più evidenti che non si riesce in alcun modo a tappare. 
L’America latina sta perdendo la sua identità cattolica, certifica l’autorevole Pew Research in un’indagine condotta in diciotto paesi che evidenzia come in quarant’anni (dal 1970 in poi) i cattolici siano calati del venticinque per cento.

Una tendenza che negli ultimi anni s’è acuita, con le chiese protestanti che nel frattempo hanno aperto le porte per accogliere chi volta le spalle a Roma: nello stesso periodo in cui i cattolici passavano dal novantadue per cento al sessantanove sul totale della popolazione, gli evangelici crescevano del quindici. 
Se i numeri raccontano una storia già nota da tempo, quel che non era ancora stato indagato in profondità era l’esodo massiccio di chi nasce cattolico verso le chiese protestanti, scrive il New York Times. 
Un esempio su tutti è dato dalla Colombia: qui, l’ottantaquattro per cento di chi si definisce protestante dice di essere battezzato come cattolico. 
Poi, con l’età adulta, si chiude con Roma e si guarda alla realtà pentecostale, magari dopo essere rimasti colpiti da qualche spot televisivo ben confezionato – in Brasile ogni giorno nascono nuove reti di proprietà delle comunità evangeliche – o perché incuriositi dalle masse che ogni domenica, costi quel che costi, si radunano in enormi chiese per il servizio liturgico.

Ed è proprio questa una delle ragioni che hanno determinato il declino del cattolicesimo in America latina, dicono gli intervistati: nelle chiese protestanti c’è più costanza nel partecipare ai riti, si prega di più e meglio e anche il contatto con Dio “appare più diretto”.
Papa Francesco con il pastore pentecostale Giovanni Traettino.

Francesco con il pastore pentecostale Giovanni Traettino.

E poi c’è chi spiega che almeno lì, in quelle chiese che spesso vengono chiamate sette – “è una tentazione dire io sono la chiesa tu sei la setta.  Ma siamo tutti fratelli”, ammoniva il Papa lo scorso luglio durante l’incontro a Caserta con la comunità pentecostale guidata dal pastore suo amico Giovanni Traettino – i princìpi fondamentali alla base della fede sono chiari, e anche sulla pastorale non c’è bisogno di tanti maquillage o adattamenti allo spirito del tempo, come dimostra la forte opposizione a ogni tipo d’apertura sulle unioni tra omosessuali. 
Il problema, sottolinea l’inchiesta, è che anche chi rimane cattolico – più o meno convinto – nutre dubbi, e spesso ammette di non conoscere la dottrina. 
Così, capita che in diversi paesi del continente la maggioranza dei cattolici dichiarati si dica favorevole al divorzio o all’uso dei contraccettivi. 
La gran parte dei cattolici in Brasile, Cile, Porto Rico e Uruguay, poi, non si capacita del perché Roma non dia il via libera all’ordinazione delle donne. 
Ancora di più sono quelli che auspicano la possibilità di vedere al più presto i preti a convolare a nozze.

Già nei mesi scorsi una ricerca del centro studi Latinobarómetro, ong specializzata in analisi sui mutamenti sociali in America, anticipava quanto rilevato da Pew Research, sottolineando in particolare la drammatica situazione dell’Honduras del cardinale primate Oscar Rodríguez Maradiaga, dove vent’anni fa si professava cattolico il settantasei per cento della popolazione e oggi solo il quarantasette. 
E se nel 1995 il distacco tra cattolici ed evangelici era di ben sessantaquattro punti percentuali, oggi la forbice s’è ridotta a sei.

Le cose non vanno meglio neppure tra gli ispanici degli Stati Uniti, dove gli abbandoni della Chiesa cattolica sono sempre più numerosi, nonostante i tentativi di parte dell’episcopato locale (su tutti il cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston) di guardare alla realtà ispanica per rivitalizzare un cattolicesimo che mai come ora appare in affanno.

© Foglio Quotidiano (14/11/2014)

sabato 15 novembre 2014

Pietro ha parlato chiaramente su su aborto, eutanasia, procreazione artificiale


Udienza all’Associazione Medici Cattolici Italiani, 15.11.2014

Alle ore 12.30 di oggi, nell’Aula Paolo VI, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i membri dell’Associazione Medici Cattolici Italiani in occasione del 70° anniversario di fondazione.


Discorso del Santo Padre



Buongiorno!
Vi ringrazio della presenza e anche per l’augurio: il Signore mi conceda vita e salute! 
Ma questo dipende anche dai medici, che aiutino il Signore! 
In particolare, voglio salutare l’Assistente ecclesiastico, Mons. Edoardo Menichelli, il Cardinale Tettamanzi, che è stato il vostro primo assistente, e anche un pensiero al Cardinale Fiorenzo Angelini, che per decenni ha seguito la vita dell’Associazione e che è tanto ammalato ed è stato ricoverato in questi giorni, no? come pure ringrazio il Presidente, anche per quel bell’augurio, grazie.


Non c’è dubbio che, ai nostri giorni, a motivo dei progressi scientifici e tecnici, sono notevolmente aumentate le possibilità di guarigione fisica; e tuttavia, per alcuni aspetti sembra diminuire la capacità di "prendersi cura" della persona, soprattutto quando è sofferente, fragile e indifesa. 
In effetti, le conquiste della scienza e della medicina possono contribuire al miglioramento della vita umana nella misura in cui non si allontanano dalla radice etica di tali discipline. 
Per questa ragione, voi medici cattolici vi impegnate a vivere la vostra professione come una missione umana e spirituale, come un vero e proprio apostolato laicale.


L’attenzione alla vita umana, particolarmente a quella maggiormente in difficoltà, cioè all’ammalato, all’anziano, al bambino, coinvolge profondamente la missione della Chiesa. 
Essa si sente chiamata anche a partecipare al dibattito che ha per oggetto la vita umana, presentando la propria proposta fondata sul Vangelo. 
Da molte parti, la qualità della vita è legata prevalentemente alle possibilità economiche, al "benessere", alla bellezza e al godimento della vita fisica, dimenticando altre dimensioni più profonde – relazionali, spirituali e religiose – dell’esistenza. 
In realtà, alla luce della fede e della retta ragione, la vita umana è sempre sacra e sempre "di qualità". 
Non esiste una vita umana più sacra di un’altra: ogni vita umana è sacra! 
Come non c’è una vita umana qualitativamente più significativa di un’altra, solo in virtù di mezzi, diritti, opportunità economiche e sociali maggiori.


Questo è ciò che voi, medici cattolici, cercate di affermare, prima di tutto con il vostro stile professionale. 
La vostra opera vuole testimoniare con la parola e con l’esempio che la vita umana è sempre sacra, valida ed inviolabile, e come tale va amata, difesa e curata. 
Questa vostra professionalità, arricchita con lo spirito di fede, è un motivo in più per collaborare con quanti – anche a partire da differenti prospettive religiose o di pensiero – riconoscono la dignità della persona umana quale criterio della loro attività. 
Infatti, se il giuramento di Ippocrate vi impegna ad essere sempre servitori della vita, il Vangelo vi spinge oltre: ad amarla sempre e comunque, soprattutto quando necessita di particolari attenzioni e cure. 
Così hanno fatto i componenti della vostra Associazione nel corso di settant’anni di benemerita attività. 
Vi esorto a proseguire con umiltà e fiducia su questa strada, sforzandovi di perseguire le vostre finalità statutarie che recepiscono l’insegnamento del Magistero della Chiesa nel campo medico-morale.


Il pensiero dominante propone a volte una "falsa compassione": quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto, un atto di dignità procurare l’eutanasia, una conquista scientifica "produrre" un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono; o usare vite umane come cavie di laboratorio per salvarne presumibilmente altre. 
La compassione evangelica invece è quella che accompagna nel momento del bisogno, cioè quella del Buon Samaritano, che "vede", "ha compassione", si avvicina e offre aiuto concreto (cfr Lc 10,33). 
La vostra missione di medici vi mette a quotidiano contatto con tante forme di sofferenza: vi incoraggio a farvene carico come "buoni samaritani", avendo cura in modo particolare degli anziani, degli infermi e dei disabili. 
La fedeltà al Vangelo della vita e al rispetto di essa come dono di Dio, a volte richiede scelte coraggiose e controcorrente che, in particolari circostanze, possono giungere all’obiezione di coscienza. 
E a tante conseguenze sociali che tale fedeltà comporta. 
Noi stiamo vivendo un tempo di sperimentazioni con la vita. 
Ma uno sperimentare male. 
Fare figli invece di accoglierli come dono, come ho detto. 
Giocare con la vita. 
Siate attenti, perché questo è un peccato contro il Creatore: contro Dio Creatore, che ha creato le cose così. 
Quando tante volte nella mia vita di sacerdote ho sentito obiezioni. "Ma, dimmi, perché la Chiesa si oppone all’aborto, per esempio? E’ un problema religioso?" – 
"No, no. Non è un problema religioso" – 
"E’ un problema filosofico?" – 
"No, non è un problema filosofico". 
E’ un problema scientifico, perché lì c’è una vita umana e non è lecito fare fuori una vita umana per risolvere un problema. 
"Ma no, il pensiero moderno…" – 
"Ma, senti, nel pensiero antico e nel pensiero moderno, la parola uccidere significa lo stesso!". 

Lo stesso vale per l’eutanasia: tutti sappiamo che con tanti anziani, in questa cultura dello scarto, si fa questa eutanasia nascosta. 
Ma, anche c’è l’altra. 
E questo è dire a Dio: "No, la fine della vita la faccio io, come io voglio". 
Peccato contro Dio Creatore. 
Pensate bene a questo.


Vi auguro che i settant’anni di vita della vostra Associazione stimolino un ulteriore cammino di crescita e di maturazione. Possiate collaborare in modo costruttivo con tutte le persone e le istituzioni che con voi condividono l’amore alla vita e si adoperano per servirla nella sua dignità, sacralità e inviolabilità. 
San Camillo de Lellis, nel suggerire il metodo più efficace nella cura dell’ammalato, diceva semplicemente: «Mettete più cuore in quelle mani». 
Mettete più cuore in quelle mani. 
È questo anche il mio auspicio. 
La Vergine Santa, la Salus infirmorum, sostenga i propositi con i quali intendete proseguire la vostra azione. 
Vi chiedo per favore di pregare per me e di cuore vi benedico. Grazie.

venerdì 14 novembre 2014

La "strategia" di Papa Francesco : "Cose che a volte sfuggono agli uomini : questione di fisiologia celebrale". ( Cit.)


Sicuramente c'è chi si approfitta della popolarissima immagine di Papa Francesco per tirar acqua al proprio mulino ( spesso commerciale... ).
 Per carità è già avvenuto ( pensiamo ad esempio la strumentalizzazione del grande San Giovanni XXIII ad opera soprattutto delle organizzatissime forze marxiste dell'epoca ) e sempre avverrà anche nella Santa Chiesa ad opera degli inquilini dei sacri spazi e dei forestieri desiderosi di avere qualche spicciolo in più in tasca.
Tutto questo va bene specie  in questi  " chiari di luna" in tempo di crisi ... così tassisti, negozianti e baristi dintorno al Vaticano possono tirare un sospiro di sollievo : W er Papa !


Ora si sta davvero esagerando anche se a  nessuno viene la voglia di intervenire.
A farne le spese ,  al solito, sono i fedeli che a causa del dilagante spirito circense buttato dentro i sacri recinti vaticani ,  perdono la bussola aggirandosi per il paese, assieme ai loro sacerdoti, non sapendo cosa fare...


Una notizia d'agenzia giornalistica riferisce che ad una cantante pop, che  non conosco quindi non  posso parlarne in alcun modo, sarebbe stato negato  l'uso di una Basilica nella Città di Napoli perchè i suoi canti sarebbero "blasfemi" .


Nulla di strano : i bravi Partenopei si sono attenuti alle regole dettate , oltre che dal buon senso, anche dai Vescovi della CEI .
Esiste davvero la regolamentazione dei sacri spazi al di fuori della Liturgia per concerti o altre manifestazioni culturali.
Tutti sono tenuti a rispettare queste norme.

 

Eppure succede il "miracolo" all'inverso :  i Cattolici che hanno espresso a Napoli la volontà di chiudere una Basilica per il concerto della cantante , obbedendo così ai dettati della CEI, hanno appreso che la pop star sarebbe stata chiamata a cantare in un concerto natalizio ... nella vicina Capitale addirittura dallo stesso Papa ...
Gli "sconfitti" cioè coloro che a Napoli erano favorevoli all'esibizione in chiesa della cantante hanno riaperto il caso facendosi scudo del presunto invito pontificio a Roma della cantante ... 
Immaginiamo come andrà a finire ...

Secondo un grande Maestro di Musica il lancio d'agenzia con la notizia che il Papa in persona avrebbe invitato a cantare a Roma la pop star  sarebbe" Uso strumentale delle notizie: il Papa non c'entra nulla e il concerto è organizzato da un'agenzia.. Tra l'altro non si tiene più nemmeno all'aula Paolo VI se non ho inteso male..."
Il Maestro ha perfettamente ragione.


Un'Intellettuale Cattolica la pensa diversamente (  non disdegnando pure di mettere un pizzico di orgoglio femminile ...) : " Ma che uso strumentale delle notizie.... 
Francesco e' ben informato su chi sia stata la star in questione. 
Pensi che i suoi trascorsi di hippy e sostenitrice dell'amore libero e varie.... sia stato annullato dalla ''nata" spiritualità? 
No, no ..Francesco ha la sua strategia, accoglie....i nemici se li fa amici e "perdona" i peccatori. 
Ahhhh.... le donne intuiscono cose che a volte sfuggono agli uomini (questione di fisiologia celebrale).
Francesco ha deciso la sua strategia , quindi non c'è da stupirsi... bada bene , altra comunicazione: in un Auditorium in via della Conciliazione...".


L'amaro commento di un Musicista, impegnato nella Musica Sacra, quindi affranto e ... disoccupato come tanti altri ... " Ma un bel concerto di musica classica per far suonare gente bravissima che ha studiato una vita e non arriva a fine mese invece di chiamare chi non ha bisogno?....farebbe bene a tutti, ai cuori, alle anime, all'Italia alle sue bellezze e alle sue eccellenze....mah ! "

Foto : Tatuaggi ispirati a Papa Francesco : QUI la visione più completa ma non più edificante ...