sabato 23 maggio 2015

Le Sentinelle in piedi a Tolentino ( 23 maggio 2015)

Tolentino ( MC ) Piazza della Libertà Sabato 23 maggio ore 17 

SENTINELLE IN PIEDI

Beata Vergine di Loreto, prega per noi.
San Nicola da Tolentino, prega per noi.



Foto : Traslazione della Santa Casa di Loreto con San Nicola da Tolentino

venerdì 22 maggio 2015

Pentecoste e testimonianza all'unica, vera fede : "i santi martiri messicani, che diedero la vita per non rinnegare Cristo"

Alla vigilia della Santissima Pentecoste, "rilanciamo" un Articolo de I Tempi di due giorni fa sulla memoria liturgica dei Santi Martiri Messicani, più conosciuti come Cristeros .


Oggi la Chiesa ricorda i santi martiri messicani, che diedero la vita per non rinnegare Cristo

di Emanuele Boffi

Si festeggiano oggi don Cristobal Magallanes Jara e altri suoi 25 compagni, fucilati dal governo massone nel 1927. Qui la storia dei cristeros


Oggi la Chiesa ricorda la figura di don Cristobal Magallanes Jara e di altri suoi 25 compagni, uccisi in Messico durante la persecuzione del governo contro i cristiani nei primi anni del Novecento.

Don Cristobal, nato a Totatiche il 30 luglio 1869, fu un semplice sacerdote e missionario tra gli indigeni “huichole” dove compì il suo apostolato, in particolare tra i giovani, suscitando innumerevoli vocazioni sacerdotali. Quando fu chiuso il seminario di Guadalajara, ne fondò uno nuovo non arrendendosi mai di fronte alle persecuzioni. Proprio per la sua ostinazione e fede fu fucilato il 25 maggio 1927. Giovanni Paolo II ha canonizzato lui e i suoi compagni nel 2000. I lettori di 
Tempi conoscono bene l’eroica storia dei cristeros messicani, di cui vi abbiamo parlato spesso, anche grazie al film Cristiada, portato in Italia anche grazie al nostro contributo.
Qui di seguito vi riproponiamo uno dei nostri articoli, in cui narravamo la storia dei cristeros.

Il grande merito di Cristiada (For Greater Glory) è quello di narrare un evento altrimenti sconosciuto come la rivolta del popolo cattolico contro le leggi del governo messicano negli anni Venti. In realtà, forti limitazioni del culto e della libertà religiosa erano iniziate nel 1914 quando l’esecutivo aveva già cominciato a perseguitare il clero e a limitare i riti. Fu però il 14 marzo 1926 che la repressione del governo guidato dal presidente Plutarco Elía Callés, detto “El turco”, insignito di prestigiose medaglie dalle logge massoniche, ebbe il suo apice. Callés, rivoluzionario filosovietico, in un paese in cui la percentuale dei cattolici era del 95 per cento, fece espellere i sacerdoti nati all’estero, chiuse le scuole, gli ospedali, gli ospizi, gli orfanotrofi cattolici, nonché i seminari i cui studenti furono deportati. Abolì molte diocesi e ogni manifestazione pubblica della fede (persino farsi il segno di croce era rischioso).
Il film di Dean Wright narra la vicenda a partire da questo momento e di ciò che accadde nel paese nei tre anni successivi. È la storia di come un’élite di intellettuali, sacerdoti e laici diede vita il 14 marzo 1925 alla Lega Nazionale per la Difesa religiosa che, dopo gli innumerevoli e vani tentativi di trovare un accordo col presidente, escogitò altri stratagemmi non violenti per opporsi alle sue leggi. Dapprima con una petizione, poi con un boicottaggio delle banche e di tutti i prodotti di Stato che ebbe notevoli effetti (la Banca di Tampico e la Banca inglese fallirono), ma che non fermò le violenze di Callés e dell’esercito.
Fu allora che il Messico insorse e accanto a quell’élite si schierò un popolo che chiedeva solo di poter continuare a professare la propria fede. Questo nel film è mostrato con dovizia di particolari storicamente documentati. Villani, contadini, artigiani equipaggiati inizialmente più di rastrelli che di fucili, riuscirono nell’insperata impresa di tenere testa a una forza governativa militarmente organizzata.
L’esercito dei cristeros era un ben strano esercito. Armati di pistole e croci, si lanciavano in battaglia all’urlo «Viva Cristo rey», parole che apparivano anche sul loro vessillo accanto all’immagine della Madonna di Guadalupe. Gli storici raccontano che questi zotici dalla fede granitica erano soliti organizzare Messe e confessioni tra una battaglia e l’altra, dandosi il cambio quando erano di vedetta in modo che ognuno potesse dedicare qualche ora all’adorazione eucaristica. I cristeros si facevano il segno della croce prima di ogni scontro e si salutavano così: «Preghiamo per noi e per essi».

Il più grande seminario del mondo

Questo è un particolare rivelatore dell’animo dei cristeros: non combattevano un regime per imporne un altro. La loro non fu una battaglia rivoluzionaria per rovesciare un potere e sostituirlo. La loro fu una guerra per poter continuare a professare pubblicamente quello che erano: cattolici. Tant’è vero che, quando nel 1929 si arrivò a un accordo per il cessate il fuoco, i cristeros, in obbedienza alla Chiesa di Roma, deposero malvolentieri le armi, ben sapendo, come poi accadde, che il governo avrebbe ricominciato a impiccarli ai pali delle luce.
Nella pellicola è mostrata la figura di José Luis Sánchez del Rio, che a 14 anni divenne portabandiera dei cristeros. Catturato e torturato, José si rifiutò di pronunciare la frase: «Muerte a Cristo rey». Ucciso il 10 febbraio 1928 mentre urlava «viva Cristo rey» è stato beatificato nel 2005 da papa Benedetto XVI. Il luogo in cui si tenne la cerimonia è Guadalajara, la città più perseguitata del Messico. Tertulliano ha scritto che «il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani». Oggi a Guadalajara c’è il più grande seminario del mondo, con oltre 1.200 seminaristi.

Fonte: Tempi, 21.5.2015
 

Tolentino (MC) Pentecoste "Veni Sancte Spiritus"

Volo dei petali di rosa durante il canto del Gloria

giovedì 21 maggio 2015

La caduta di Palmira : "preghiamo insieme ai santi in cielo nella stessa Messa cui erano abituati"

Uno studente svolvolto perchè l'antica città di Palmira è caduta nelle mani insanguinate del sedicente Califfato Islamico rivolge un ennesimo appello alla preghiera :" L'ISIS ha conquistato Palmira. Quando distrussero Hatra e Nimrud fui profondamente addolorato, eppure sapevo poco di quelle città. 
Palmira invece è importantissima. Palmira conquistò un impero. Non voglio succeda qualcosa. Noi che siamo i figli di Dio non potremmo chiedere a nostro padre di risparmiare Palmira. Si potrebbero organizzare preghiere etc. L'umanità sarà più povera senza quella città. 
Di tutte quelle persone che vi vissero, lottarono, amarono, vissero! non rimarrà più nulla sulla terra. 
Preghiamo! 
I buoni sacerdoti potrebbero offrire messe antiche per questo. 
Se fossi sacerdote lo farei. 
Ho pensato anche di fare qualche voto. 
Se abbiamo il privilegio della liturgia antica, di pregare insieme ai santi in cielo nella stessa Messa cui erano abituati, dobbiamo prenderci la responsabilità di pregare per gli altri. 
Per le persone e per quello che hanno costruito".

lunedì 18 maggio 2015

L'Aquila : fede, devozione e commozione alla Messa per gli Alpini

Alcuni Alpini avevano "sparso voce" che in occasione della loro 88^ Adunanza Nazionale a L'Aquila di Domenica 17 maggio, festa esterna dell'Ascensione di Nostro Signore, sarebbe stata celebrata una Messa in rito antiquior  nella Basilica di San Bernardino da Siena da poco riaperta dopo il terribile terremoto del 2009 .
Gli Aquilani del Gruppo locale "Summorum Pontificum" avevano fatto altrettanto.
Una Messa "fuori orario" alle 10 di mattino : divulgata solo dal passa-parola... ma quando don Ettore si è rivolto verso i fedeli per il Dominus vobiscum ed ha visto la Basilica strapiena con tanta gente in piedi ha avuto una particolare commozione che poi si è trasformata in pianto durante l'Omelia e durante il Canone al memento dei Defunti( il Sacerdote aveva perso da poco il padre).
Abbiamo doverosamente provveduto a postare su MiL alcune foto della Messa di ieri a L'Aquila ( articolo saggiamente ripreso da Chiesa e post Concilio ).
Per non fare inutili doppioni pubblichiamo ora alcune foto che non hanno potuto prendere posto per motivi di spazio su MiL accompagnate dall'intervento di un anonimo lettore.  Un'invocazione particolarmente efficace in questo mese di Maggio : " Ave Maria! Non dimentichiamoci di ringraziare per la Messa di ieri la Santissima Vergine, facciamolo con un' Ave Maria
Il Serafico Padre San Francesco, San Bernardino e tutti i Francescani hanno avuto una particolare devozione per la Madonna Santissima !
La Madre di Dio è anche Madre e custode della Liturgia : a Lei dobbiamo una particolare Lode. 
A Lei che è Mediatrice di tutte le grazie!"

Il Coro degli Alpini che ha eseguito l'Ordinarium ed alcuni devoti canti "alpini"

Don Ettore pronuncia la vibrante e commossa Omelia.

Lo splendido Altare Maggiore della Basilica che racchiude le Reliquie dei Santi opus di Donato Rocco di Ciccio consacrato nel 1773 dopo il ripristino della Basilica a seguito del terremoto del 1703.


Perchè è importantissimo celebrare il Santo Sacrificio nella forma antiquior della Chiesa sull'Altare consacrato ?
Non certo per una questione estetica!
Perchè , come nel caso della Basilica aquilana, in presbiterio c'è un unico Altare consacrato che conserva le Reliquie dei Santi. 
Davanti all'unico Altare  è stata posta una mensa "supplente" per le celebrazioni "pastorali" della liturgia rinnovata dopo il Concilio Vaticano II che, come avviene sempre più spesso all'estero QUI, QUI può - o deve - essere tranquillamente celebrata sull'Altare "ad Orientem" ( ma in Italia, si sa, tutto si tinge di fatua ideologia... e così  "tout à coup" ogni cosa diventa assai più difficile, più complicata ...).
Possiamo temerariamente dire che la "mensa supplente" è un prolungamento pastorale dell'unico Altare "ad Orientem".
In altri casi, penso alle celebrazioni in rito antico che ho veduto nelle Cattedrali di Parigi, di Reims o in diverse chiese austriache ecc. ecc.  dove c'è un Altare "nuovo" regolarmente consacrato, la Santa Messa more antiquo viene celebrata su quell'Altare "moderno" anche se piange il cuore non poter continuare ad offrire il Divin Sacrificio su quella sacra mensa dove hanno celebrato, spesso fra le tribolazioni, tanti Santi e tanti valorosi Uomini di Chiesa...
Dove  c'è il cosiddetto Altare Papale la celebrazione della Messa antica potrebbe anche essere rivolta "ad orientem" cioè , per capirci, verso il popolo.
E' giusto così.
L'Altare in presbiterio è unico. 



Il Motu Proprio "Summorum Pontificum" negli apprezzamenti dei fratelli Ortodossi

"Quando papa Benedetto XVI promulgò il motu proprio per la celebrazione della santa Messa tridentina il primo a fargli i complimenti fu il patriarca Aleksei di beata memoria il quale gli scrisse: "Durante la persecuzione la chiesa ortodossa russa è sopravvissuta grazie alla santa Tradizione e alla sua osservanza ci rallegriamo per la riscoperta della propria tradizione da parte della chiesa romano cattolica". 
Oggi ( sabato 16 maggio N.d.R.) alla Messa tridentina in san Pietro ( la Cattedrale di Bologna dove in occasione dell'annuale pellegrinaggio della Madonna di San Luca è stata celebrata a mezzogiorno la Messa nell'antico rito della Chiesa N.d.R.) servivano all'altare solo giovani e la percentuale di giovani nel coro era impressionante e così ho pensato al mio caro amico, confratello e concelebrante padre Dionisio quando mi disse: "Siamo tradizionali, ma non siamo pezzi da museo!" Vale per ortodossi e vale anche per romano cattolici..."
Un Parroco Ortodosso di Bologna ( ottimo predicatore ) ieri ( Domenica 17 maggio) su Facebook

sabato 16 maggio 2015

«Musulmana io? Mai! Sono figlia della Chiesa cattolica». Marie e Mariam testimoni della vera Fede

«La santità parla arabo». Domenica ( 17 maggio ) saranno canonizzate Marie e Mariam, «speranza per la Terra Santa»
Mariam venne perseguitata perché cristiana. 
Quando un musulmano le ordinò di convertirsi all’islam, rispose: «Musulmana io? Mai! Sono figlia della Chiesa cattolica». Lui la sgozzò ma lei non morì

Articolo di Leone Grotti

Domenica 17 maggio, a Roma, papa Francesco canonizzerà due sante provenienti dalla Palestina: la beata madre Marie Alphonsine e la beata Mariam Baouardy. Si tratta delle prime due persone di questa terra araba martoriata a diventare sante nell’era moderna. 
Il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, ha commentato entusiasta: «Mariam e Marie dimostrano che in questa terra straziata dalla violenza la santità è possibile. 
È come se, con il loro esempio, ci dicessero: sì, la Terra Santa può essere feconda e può dare frutti di santità».

DONNE ARABE. 
Entrambe sono vissute nella metà dell’Ottocento. Madre Marie Alphonsine è nata a Gerusalemme il 4 ottobre 1843. 
A 17 anni vestì l’abito delle suore di San Giuseppe ma a Betlemme le apparve la Madonna e le chiese di fondare una congregazione locale, con il nome di Suore del Rosario, riservata a donne arabe. La Congregazione, nata nel 1880, esiste ancora. 
La beata ha speso la sua vita per i poveri e per l’educazione.

RIFIUTO DELLE NOZZE
Mariam Baouardy è nata in un piccolo villaggio vicino a Nazaret il 5 gennaio 1846 e a 19 anni è entrata nel Carmelo di Pau, sui Pirenei francesi. 
Rimasta orfana, venne adottata da uno zio, che la portò con sé ad Alessandria d’Egitto, dove cercò di maritarla a 13 anni secondo l’usanza. 
Ma lei si ribellò e dopo aver litigato con un sacerdote e un vescovo, venne rinchiusa in casa dagli zii come una schiava, per punirla del suo rifiuto. 
Per cercare aiuto dal fratello, che viveva ancora in Palestina, si recò da un musulmano che sapeva in procinto di partire per Nazaret per consegnargli una lettera.

«MUSULMANA IO? MAI». 
Questo, dopo aver sentito il suo racconto, si irritò e le ordinò di convertirsi all’islam. 
Lei rispose: «Musulmana io? Mai! Sono figlia della Chiesa cattolica e spero di restare tale per tutta la vita». 
Innervosito dalla risposta, l’uomo le tagliò la gola con una scimitarra. 
Credendola morta, Mariam fu avvolta in un lenzuolo e depositata in un’oscura stradina. 
Cosa accadde poi, lo rivelò molti anni dopo lei stessa: come in un sogno le sembrò di essere in Paradiso, dove rivide i suoi genitori e dove una voce le disse: «Il tuo libro non è ancora tutto scritto».

«UN DIO CI DEVE ESSERE». 
Risvegliatasi, si era trovata in una grotta assistita e curata da una giovane donna, che come una suora portava un velo azzurro. 
Dopo circa quattro settimane, quella donna l’aveva condotta alla chiesa dei Francescani lasciandola lì. 
Maria Baouardy raccontò sempre che per lei era la Vergine che l’aveva curata e mostrava la lunga cicatrice che le attraversava il collo. 
In effetti, 16 anni dopo, un celebre medico non credente che l’aveva visitata, constatò che le mancavano alcuni anelli della trachea, e disse: «Un Dio ci deve essere, perché nessuno al mondo, senza un miracolo, potrebbe vivere dopo una simile ferita». Mariam tornò poi in Palestina, dove fondò il Carmelo di Betlemme, prima di morire a 32 anni.

«SANTITÀ PARLA ARABO». 
Uno dei miracoli attribuiti alla beata Mariam dopo la morte è la guarigione di un bambino di Siracusa. «Questo dimostra che le nuove sante intercedono non solo per la Terra Santa, ma per tutta la Chiesa», commenta a Aid to the Church in Need William Shomali, vescovo ausiliario responsabile per i territori palestinesi. «Queste due sante danno speranza a tutti i cristiani della Terra Santa. Soprattutto migliorano l’immagine del nostro popolo, mostrando che possiamo produrre anche santi, non solo terroristi». 
«La santità – conclude – parla arabo, sono arabe, ma sono sante per tutti. 
Andremo a Roma per celebrare ma anche per pregare perché si ricordino di noi, e lo faranno».
@LeoneGrotti


Fonte : I Tempi