giovedì 11 febbraio 2016

Tre anni che sembrano trecento... 11 febbraio 2013-11 febbraio 2016

Coloro che sentono sempre in cuore che l'11 febbraio di tre anni le "dimissioni" di Papa Benedetto XVI sono state un tremendo vulnus per la Santa Chiesa Cattolica sono pervasi da occulti interessi personali?
Cosa hanno da guadagnare  quelli che testardamente continuano a ritenere che il candelabro sarà inesorabilmente rimosso dall'illuminazione di  una chiesa che, dimenticando i princìpi evangelici, continua a flirtare col lo spirito del mondo perdendo "ipso facto" la sua costitutiva forza missionaria?
Hanno forse dei conflitti d'interesse coloro che lamentano, contro le mode imperanti, che una chiesa di celluloide , iper mediatica e furbescamente improntata sui calcoli umani  non potrà reggere "umanamente" la battaglia con il Principe di questo mondo?
Per fortuna ci sarà il Divino soccorso!
Non è certamente con il consolidamento delle proposizioni moderniste,  presenti in quasi tutti gli atti pubblici ecclesiale da almeno 50 anni, che potrà avvenire quella necessaria purificazione della Chiesa che tutti con il santo rosario in mano auspichiamo.
Il modernismo, il progressimo e il protestantesimo carismatico sono i virus che hanno infettato da 50 anni la Santa Chiesa di Cristo.
La contaminazione c'è stata.
Il nostro cuore  di battezzati, ardenti di umile amore per la mistica Sposa di Cristo, ci dice che le crude sofferenze, acuite  negli ultimi anni (oportet ut veniant scandala),  dovevano avvenire "affinché siano svelati i pensieri di molti cuori ".
Noi non facciamo difatti tifo per gli atti umani di questo o per quel Papa che, in virtù della Divina Provvidenza, siede sul trono petrino : i Papi passano ma il messaggio evangelico di Cristo Signore nel Magistero immutabile della Chiesa rimane!
In virtù della saggezza della Chiesa possiamo però discernere gli atti dei "dominatori di questo mondo, i quali stanno per essere annientati".
Nell'assoluta certezza che il Cuore Immacolato di Maria trionferà sui nemici del Suo Divin Figlio continuiamo a pregare e a fare penitenza.

          VENI SANCTE SPIRITUS VENI PER MARIAM
 



martedì 9 febbraio 2016

Tolentino : Mercoledì delle Ceneri 10 febbraio 2016


Tolentino, chiesa del Sacro Cuore ( detta dei "sacconi")
Mercoledì delle Ceneri 10 febbraio 2016
ore 18
Santa Messa in rito romano antico 
in canto gregoriano
celebrata dal Parroco don Andrea Leonesi

lunedì 8 febbraio 2016

Le bergoglionate e «l’epoca dello scatascio» (San Pio)

Una pia tradizione  ama  accostare affettuosamente  i Sacerdoti agli Angeli.

Per fortuna ci sono gli angeli/sacerdoti che hanno la bontà di consolarmi ogni qualvolta, al pari dei miei fratelli nella fede cattolica, vengo trafitto e ferito dalle "bergoglionate" quasi quotidiane, amplificate e falsamente osannate dalla stampa mondana e mondialista
Gli angeli sacerdotali consolatori hanno pure la bontà di elevare il  cuore e la  mente dei confusi e feriti fedeli alle cose celesti mediante l'invito a perseverare nella speranza e nella preghiera .
Ieri dall'estero dove si trova  un angelo/sacerdote dopo aver appreso la devastante bergoglionata quotidiana contenuta nell'intervista al Corriere della Sera (che non linko) mi ha prontamente chiamato dicendomi: "Coraggio, la Madonna aiuterà la Chiesa ad uscire da questa situazione. Bisogna pregare!"
Sono sicuro che tanti altri angeli/sacerdoti assistono con celestiale premura anche i loro Confratelli, gli Unti del Signore nel sacro Ministero dell'Ordine Sacro :  Sacerdoti, Vescovi e Cardinali  apparentemente silenti ma assai attivi nella sofferta preghiera.
Dalla Basilica Vaticana dove sono esposti i corpi dei Santi Cappuccini Pio da Pietrelcina e Leopoldo da Castelnuovo il Papa il 6 febbraio scorso ha esortato i fedeli a perseverare nella preghiera che è «la più grande forza della Chiesa», che mai va lasciata. 

Altrimenti «si rischia di appoggiarsi altrove: sui mezzi, sui soldi, sul potere; poi l’evangelizzazione svanisce e la gioia si spegne». 
La preghiera, «come amava dire Padre Pio, è “la migliore arma che abbiamo, una chiave che apre il cuore di Dio”»
Gli innamorati della Chiesa  lacerati dalle bergoglionate quotidiane hanno difatti imparato la lezione raddoppiando, triplicando e quintuplicando il dosaggio della loro preghiera personale.
"Coraggio, la Madonna aiuterà la Chiesa ad uscire da questa situazione. Bisogna pregare!" 
Una cara amica, che darebbe la vita per la Chiesa, ha poi scritto:
"Santità, l’abbiamo chiamata di proposito con il suo cognome perché le sue parole nell’intervista al Corriere di oggi, non ci rappresentano affatto, né non sono magistero cattolico, perciò preferiamo dissociare le sue parole dal suo supremo magistero ecclesiale, anche perché sono per noi offensive....

E NON SI DICA CHE NON C'è RISPETTO PER IL PAPA confesso che mi sento offesa ad avere come TESTIMONIAL la Bonino.

Il testo dell'intervista non è comparso neppure nei siti ufficiali del Vaticano e c'è silenzio di ghiaccio su tutti i fronti ufficiali....
è evidente che questa intervista non è buona..." (Aspetta prima di affermare questo cara , generosa ed addolorata amica N.d.R.)
***

La bergoglionata è frutto di svista????
E' generata da parziale ed incompleta informazione (=disinformazione) ???
E' provocata da abbagli ???

Poco ci interessa la genesi dell'abbaglio ma ci preoccupano invece i conseguenti danni.

Preghiamo per il Papa, la Santa Chiesa Cattolica e soprattutto per le vocazioni . 
Maria, Madre della Chiesa, prega per noi! 

domenica 7 febbraio 2016

Il Generale Giuseppe La Hoz e l'Insorgenza cattolica a difesa della vera Fede

Insorgenze antigiacobine: la tomba del gen. La Hoz a Loreto

Articolo de “Il Messaggio della Santa Casa", rivista della basilica di Loreto, sulla tomba di Giuseppe La Hoz, che da generale giacobino divenne comandante degli insorgenti. 
Il gen. La Hoz fu uno dei protagonisti delle gloriose insorgenze antigiacobine e antinapoleoniche (1796-1814), che videro la popolazione cattolica di tutta la Penisola insorgere contro la rivoluzione liberale e massonica.

La tomba di Giuseppe La Hoz nel santuario di Loreto

Giuseppe La Hoz (1776 – 1799), di antica famiglia spagnola del Milanese, fu il più rinomato uomo d’armi transitato a Loreto alla fine del secolo XVIII, dopo Napoleone.

L’uomo d’armi
Nel 1795 abbandonò l’esercito austriaco per passare a quello francese e, quale aiutante del Bonaparte, si distinse nel reprimere i moti antifrancesi nel Veneto e nell’organizzare le sollevazioni in Piemonte nel 1797. 
Nominato comandante della Piazza di Milano, si rivelò un fiero giacobino. 
Quando nel 1797 fu inviato a Parigi per protestare contro l’atteggiamento del Direttorio nei riguardi dell’Italia, fu destituito dal suo grado militare. 
Dopo essere stato reintegrato, nel 1799 tentò invano di creare un’ amministrazione autonoma del Dipartimento del Rubicone, del quale era comandante militare. 
Nuovamente destituito, si unì agli insorti italiani del 1799 e passò all’armata austro-russa, scesa in Italia in quello stesso anno. Guidò l’insorgenza nelle Marche e morì sotto le mura di Ancona, difesa dai francesi, nel settembre 1799. 
Figura enigmatica, il La Hoz è stato sottoposto a giudizi contrastanti: chi lo ha visto come un invidioso antagonista di Napoleone e chi come un coraggioso pioniere della liberazione d’Italia (interpretazione che i nazionalisti diedero agli insorgenti, visti come precursori del “risorgimento”. In realtà le insorgenze furono a difesa della Chiesa e della religione – e dei legittimi sovrani, anche se alcune corti non erano immuni dallo spirito rivoluzionario -, mentre il risorgimento continuò l’azione rivoluzionaria anticristiana e antipapale, ndr). 
Monaldo Leopardi, nella sua Autobiografia scrive: «lo ritengo per certo che La Hoz aveva il genio e i pensieri del Bonaparte e che solo le circostanze gli hanno resi dissimili ».

Il passaggio a Loreto
La presenza del La Hoz a Loreto si ricollega ai movimenti insurrezionali nelle Marche scoppiati contro l’invasione francese, dei quali egli, il 17 giugno 1799, assunse la guida. I primi di agosto entrò a Recanati con circa duemila uomini, silenziosi e disciplinati, con quaranta cavalli, sei cannoni e qualche carriaggio. 
Si accampò a mezza via tra Recanati e Loreto, in un terreno dell’amministrazione del santuario. Il 4 agosto entrò a Loreto e i francesi abbandonarono definitivamente la città mariana che fu sottoposta alla Reggenza imperiale-reale pontificia, costituita già l11 luglio precedente per la Marca di Ancona e di Fermo. 
Giuseppe La Hoz cadde in battaglia ad Ancona alla fine di settembre e, il giorno dopo la morte il suo corpo fu trasportato nella basilica di Loreto e seppellito con grandi onori nella cripta cimiteriale, ora Cripta del Crocifisso.

Ricognizione del cadavere
Il 25 marzo 1941, su invito di padre Bernardino Tassotti da Lapedona, a quel tempo rettore del santuario di Loreto, Domenico Spadoni, presidente del Comitato di Macerata del Regio istituto del risorgimento italiano e autore di un’apprezzata monografia sul La Hoz, con Amedeo Ricci, facente funzioni di segretario del detto Comitato, e con Anton Maria Grasselli, giornalista de «Il Messaggero», procedette alla ricognizione della tomba del La Hoz situata presso la finestra, a destra di chi osserva l’abside. 
L’ubicazione corrispondeva alle indicazioni lasciate dallo storico del santuario don Vincenzo Murri (1753 – 1839) nei suoi «Annali» manoscritti. 
Rimossi i mattoni del pavimento che copriva la tomba, alla profondità di circa cm. 50, fu trovata una duplice cassa di abete i cui coperchi furono schiodati. 
Da questo punto si trascrive il testo del «Verbale della ricognizione ed identificazione della salma del Generale Giuseppe La Hoz », custodito nell’ Archivio Storico della Santa Casa.
«Sul primo coperchio di legno è dipinta in nero una lunga Croce e all’altezza del braccio trasversale di essa si legge la seguente scritta: G. G. La Hoz. Sopra la detta tavola si vedono i resti di nove sigilli in cera lacca rossa con l’impronta dell’aquila bicipite e intorno la scritta: Comandante militare di Loreto, e di un nastro di seta , parimenti rosso, col quale fu legata e quindi sigillata la duplice cassa. 
Sollevato il coperchio, appare il secondo su cui è una Croce e la data 1799. 
Rimosso anche il secondo coperchio, appare la salma, abbastanza conservata, di un uomo in posizione supina, della statura di m. 1,70 circa e di stretto torace, con la mano destra distesa sull’inguine. 
Il corpo è parzialmente coperto da un panno bianco, che si reputa un lenzuolo, ma che potrebbe essere anche un mantello. 
Al tatto si sfalda e appare di leggere trama. 
La salma indossa una giubba corta, di colore difficilmente identificabile, ma tende al bigio. 
Essa è a un petto, con bottoni di metallo e col bavero molto aperto sul collo, il quale è avvolto da un’alta cravatta. 
Detta giubba viene identificata con la marsina militare in uso verso la fine del sec. XVIII. 
Inoltre si vedono i pantaloni aderenti, di colore difficilmente definibile, retti da una cintura di cuoio, e gli stivaloni bassi terminanti a curva ricurva. 
Il volto è coperto da un fazzoletto che aderisce e ne dissimila i lineamenti; la testa appare piccola e inclinata a destra. 
Non si vedono capelli». 
Il verbale prosegue con le considerazioni dello Spadoni, che non esitò a indentificare la salma con quella del La Hoz, notando, oltre al resto, che «la testa è piccola, quale appare nell’unico ritratto che di lui è stato tramandato e si conserva nel Museo del risorgimento di Macerata». 
Dopo la chiusura del sepolcro, i ricognitori stabilirono di porre subito una lapide, la quale è tuttora in sede con la seguente scritta: «Gen. Giuseppe La Hoz – Caduto sotto Ancona nel 1799 – Il Comitato Maceratese dell’istituto Storico del Risorgimento – Nel 1941 – XIX Pose». Lo Spadoni, il Ricci e padre Tassotti firmarono il verbale. 
Nel gennaio – febbraio 1995, quando furono alcuni lavori di restauro nella Cripta del Crocifisso, compreso il pavimento, la tomba fu nuovamente aperta e la salma del generale La Hoz fu ancora vista da alcuni con comprensibile stupore. 
Peccato che in quella circostanza non sia stata fatta neppure una foto!

Da “Il Messaggio della Santa Casa”, n. 8, settembre-ottobre 2015.

giovedì 4 febbraio 2016

La canonizzazione del beato José Luis Sánchez del Río vittima della persecuzione anti-cattolica in Messico

Il 22 gennaio Papa Francesco ha firmato il decreto che riconosce un miracolo al beato José Luis Sánchez del Río (1913-1928), autorizzandone così la canonizzazione. 
È il giovane che appare in una delle scene madri (romanzata) del famoso film Cristiada di Dean Wright, interpretato dal messicano Maurico Kuri, nato nel 1997, e ambientato durante la guerra civile che tra il 1926 e il 1929 oppose i cattolici all’ideologia socialista e nazional-massonica del governo messicano. 
Il despota Plutarco Elías Calles (1877-1945), fondatore del Partito Nazionale Rivoluzionario (ribattezzato poi Partito Rivoluzionario Istituzionale) che ha governato il Messico dal 1929 al 2000, aveva dichiarato guerra alla Chiesa Cattolica, facendo della persecuzione antireligiosa una pratica quotidiana, e così i cattolici insorsero in armi al grido di «Viva Cristo Re!», da cui il nomignolo (in origine dispregiativo) di cristeros. Indispensabile è lo studio di Mario Arturo Iannaccone, Cristiada. 
L’epopea dei Cristeros in Messico (Lindau, Torino 2013).
"Joselito" fu torturato e ucciso barbaramente per essersi rifiutato di abiurare la fede. 
Aveva solo 14 anni.
Continua QUI

Fonte : Il Timone

domenica 31 gennaio 2016

Il tradimento dei chierici e il “fumo di Satana” di montiniana memoria

C’è senza dubbio tanta provocazione, voluta, in questo titolo e che comprenderete nel finale, ma anche tanta amarezza che condividiamo e preleviamo dall’articolo di Antonio Socci: Un retroscena sconcertante.
Ad un certo punto Socci fa sapere di un fatto che ha davvero del diabolico e del perverso e scrive:
“Lo dico con dolore e inquietudine. 
Ma questa precisa sensazione mi è venuta quando ho saputo un fatto, finora sconosciuto, che purtroppo permette di capire molte cose. 
Com’è noto, nella Basilica di San Pietro ogni mattina si celebrano molte messe e sono tanti i gruppi che, prenotandosi, le fanno celebrare.

Dunque nei giorni scorsi un gruppo di persone che dovevano venire al Family day avevano prenotato una Messa alle 7 del sabato mattina. 
Tutto a posto, tutto normale, come sempre.
Ma all’ultimo momento  è arrivata una comunicazione sconcertante: annullate tutte le messe.
All’insistente richiesta di spiegazioni alla fine è stato risposto – a quanto mi riferiscono – che per coloro che partecipavano al “Family day” non era ritenuto opportuno celebrare messe…
Siamo dunque a questo punto. 
Credo che ogni commento sia inutile. 
Questo sarebbe il Vaticano oggi? 
Dov’è la paternità? 
Qual è mai quel padre cattolico che per punire i figli (rei di vivere la fede con coraggio e generosità) arriva a privarli della Messa?
Com’è possibile arrivare a consumare così sciocche e meschine vendette? 
Questa sarebbe l’epoca della “misericordia”?
C’è una cosa urgente da fare: pregare per coloro che oggi dovrebbero fare i pastori del gregge, per coloro che sarebbero “pastori”…
Pregare oggi più che mai. 
Pregare davvero con tutto il cuore per la nostra povera Chiesa”.
Dirsi sconcertati o senza parole, è poco! 
Qui siamo di fronte a quel “fumo di Satana” di montiniana memoria che, è evidente, sta oscurando del tutto la vera memoria della Chiesa. 
E di quale memoria parliamo?

Fonte : QUI

sabato 30 gennaio 2016

Ecco gli italiani: oggi, a Roma, al Circo Massimo, c'era l'Italia!

Ecco gli italiani.
Sono coloro che si battono per i loro figli e per tutti i figli delle decine di milioni di persone che si "disinteressano", pensando di essere furbe e all'avanguardia...
Ecco gli italiani.
Sono coloro che si battono anche per i figli di chi vuole dare i loro figli in pasto agli orchi.
Ecco gli italiani.
Famiglie serene, ridenti, ordinate, ma anche ferme e decise.
Ecco gli italiani.
Nessun disordine, nessun negozio spaccato, nessun cassonetto incendiato, nessun agente aggredito.
Ecco gli italiani.
Sono coloro che fanno il dovere al posto di chi dovrebbe fare il proprio dovere.
Questi sono gli italiani.
Tutto il resto... non è Italia. 
In certi casi, non è neanche più "umanità", nel senso più completo del concetto.
Oggi è stata una vittoria degli italiani, della famiglia naturale, del Bene.
Oggi, a Roma, al Circo Massimo, c'era l'Italia. 
Quella vera.
Grazie a tutti.
Sappiate, però, che questa manifestazione non è la fine di niente, ma deve essere l'inizio di tutto. La guerra continua, purtroppo lo sappiamo bene. 
Ma gli italiani, oggi, si sono alzati in piedi. 
Ora non bisogna abbassare la guardia.
Per i figli degli italiani, per i figli dei non più italiani, per tutti i figli del mondo.
Massimo Viglione