lunedì 24 novembre 2014

Il Cardinale Robert Sarah : Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti

Nomina del Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti
In data 23 novembre 2014, il Santo Padre ha nominato Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti l’Em.mo Card. Robert Sarah, finora Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum".
[01899-01.01] [B0882-XX.01]


Ci congratuliamo, con animo umilmente filiale ,  con il nuovo Prefetto di uno dei più importanti Dicasteri Vaticani : fondamentale per la vita ecclesiale . 

Nella Sacra Liturgia  "culmen et fons" di ogni esperienza cristiana si sviluppa e si perfeziona quel dosaggio di santità indispensabile per lo sviluppo di tutte le forme  oranti e pastorali della Chiesa.


Noi confidiamo nell'opera che il Card. Robert Sarah con l'aiuto di Dio potrà fare : riportare  l'autorità di cui dispone ogni azione orante nella giusta dimensione "ad Crucem" .

Siamo felici che il Santo Padre nell'assegnare quell'importante incarico abbia parimenti valorizzato le fresche energie del Clero d'Africa : una classe sacerdotale "vergine" non intaccata cioè, lo si è visto anche in occasione dei recenti lavori sinodali, dagli acidi corrosivi  della vecchia , scristianizzata e mondana, Europa nonchè dei satelliti latino/americani che dai centri mondani del potere  europeo traggono i finanziamenti per esserne delle  copie sbiadite .



"Missione impossibile" ? 
Umanamente si.
Non ci facciamo illusioni che il nuovo Prefetto della Congregazione per il Culto Divino potrà a breve arginare  la tentazione , tanto invalsa nelle menti Vescovi e dei Preti, di sentirsi, soprattutto per la Liturgia, ciascuno "papa" nella propria diocesi o nella propria parrocchia.

Noi però sappiamo che " Nulla è impossibile a Dio" : per questo Gli assicuriamo la nostra quotidiana e filiale preghiera .

Andrea Carradori
***

Il Cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, già Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum", Arcivescovo emerito di Conakry (Guinea), è nato a Ourous, distretto di Koundara, nell’arcidiocesi di Conakry, il 15 giugno 1945. 
Figlio unico di una famiglia profondamente cattolica e devota, dopo le scuole primarie e medie è stato costretto nel 1957 a lasciare il Paese per continuare i suoi studi nel seminario minore di Bingerville, in Costa d'Avorio. Rientrato in Guinea dopo l'indipendenza, il 2 ottobre 1958, ha completato gli studi nel seminario minore a Dixinn nel 1960. 
Quando l'istituto venne requisito dal governo guineano, è dovuto tornare alla parrocchia Sainte Croix, a Kindia. 
Solo più tardi, quando è stato possibile edificare il nuovo seminario, dedicato a Giovanni XXIII, a circa 135 chilometri da Conakry, ha completato i suoi studi, conseguendo il baccalaureato nel 1964. 
Dopo un periodo trascorso a Nancy in Francia, ha studiato teologia a Sébikotane, in Sénégal, tra il 1968 e il 1969.

Ordinato sacerdote il 20 luglio 1969 nella cattedrale di Sainte Marie a Conakry, è stato poi inviato a Roma dove ha ottenuto la licenza in teologia alla Pontificia Università Gregoriana e ha arricchito la sua formazione culturale al Pontificio Istituto Biblicum, approfondendola successivamente con un periodo di studio all'Istituto Biblicum di Gerusalemme (1971-1972) dove si è licenziato in sacra scrittura.

Tornato in patria, è stato nominato parroco di Boké, dove è rimasto dal 1974 al 1976. Sono stati anni di duro lavoro, poiché ha dovuto spesso dividersi tra la sua e le parrocchie di Kataco, di Koundara e di Ourous. 
Le spiccate doti di formatore gli hanno valso la nomina a rettore del seminario minore Giovanni XXIII a Kindia. Incarico al quale ha dovuto rinunciare a malincuore quando è stato eletto arcivescovo di Conakry il 13 agosto 1979 e ordinato l'8 dicembre successivo. Giovanni Paolo II lo soprannominò «il vescovo bambino»: quando ricevette l'ordinazione episcopale, era il vescovo più giovane del mondo: aveva trentaquattro anni. 
La giovane età comunque non gli impedì di presentarsi subito come strenuo difensore dei diritti del suo popolo africano, ma allo stesso tempo severo fustigatore dell'Africa che si vende al migliore offerente. 
Per questo ha sempre mirato alla formazione di sacerdoti motivati e preparati che sapessero essere realmente guida per il popolo di Dio. È maturato in una terra difficile, segnata dalla sofferenza e dal martirio di tanti preti che hanno piantato l'albero della fede tra deserti materiali e deserti spirituali.

Si è dedicato con passione alla sua nuova missione, tanto che gli incarichi da assolvere si sono presto moltiplicati: amministratore apostolico di Kankan; presidente della Conferenza episcopale della Guinea; presidente della Conferenza episcopale regionale per l'Africa Occidentale francofona (Cerao), presidente del Catholic Biblical Centre for Africa and Madagascar (Bicam), consultore della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli.

Il 1° ottobre 2001 Giovanni Paolo II lo ha nominato segretario della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, ufficio che ha svolto per nove anni, fino al 7 ottobre 2010, quando Benedetto XVI lo ha designato presidente del Pontificio Consiglio «Cor Unum», incarico nel quale è succeduto al cardinale Paul Josef Cordes. In poco più di un mese è entrato nel vivo della nuova missione affidatagli dal Papa. 
Una missione, ha avuto a dire durante il suo primo incontro pubblico dopo la nomina, che «segue la rotta indicata dalla Deus caritas est. È l'espressione concreta dello slancio caritativo del cuore di Dio che si realizza tramite il cuore del Papa. Mostra che Dio non è mai lontano da chi soffre». 
Per questo motivo — ha spiegato — «le organizzazioni che svolgono attività caritative a nome e per conto della Chiesa non dovranno mai essere ispirate da ideologie ma dovranno lasciarsi guidare dalla fede. 
Da quella fede che si manifesta anche attraverso la carità. 
Questo è quello che ci spinge e ci porta verso i popoli sofferenti».

Da Benedetto XVI creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 20 novembre 2010, della Diaconia di San Giovanni Bosco in via Tuscolana.

Fonte : Santa Sede


domenica 23 novembre 2014

Prete indignato : " Il papa si scaglia -solo-contro noi poveri preti ?"

Un "presunto" Sacerdote ha replicato sul web alla forte esternazione che alcuni giorni fa il Papa ha pronunciato durante l'Omelia nella Cappella di Santa Marta ( prontissimamente ripresa da tutti i TG come se lo sapessero già... )   “Io penso allo scandalo che possiamo fare alla gente con il nostro atteggiamento  con le nostre abitudini non sacerdotali nel Tempio: lo scandalo del commercio, lo scandalo delle mondanità … 
Quante volte vediamo che entrando in una chiesa, ancora oggi, c’è lì la lista dei prezzi”.


Non sappiamo da quali fonti il Papa attinga le Sue informazioni : io ad esempio, pur frequentando tante chiese, NON ho mai visto esposta, ne' in Italia ne' all'estero, una “lista dei prezzi” dei Sacramenti ne' delle Messe votive.


Sono invece testimone di autentici e grandi gesti di quotidiana carità  che i Parroci NEL PIU' ASSOLUTO NASCONDIMENTO usano nei confronti di chi soffre veramente.
Ma qui mi fermo per non andare "fuori tema".


Su un social network  ho avuto modo di vedere la "foto" ( tra virgolette di una specie di "tariffario" dei Sacramenti in una presunta Parrocchia. 
Un giovane, aspirante religioso, mi aveva mandato in privato quella "foto" ( tra virgolette) per condividere assieme me la sua riprovazione.
"Logico" e condivisibile  il senso di ripugnanza che l' aspirante frate aveva provato nel vedere quella specie di "documento" che  dopo una veloce analisi   ad opera di un mio amico super esperto di informatica si è  rivelato una grossa bufala costruita per diffamare un'intera comunità parrocchiale.



Sul web vedo però che l’ANSA ( ed altre fonti informative italiane) aveva riportato : “ Il caso del parroco con le 'tariffe' per i sacramenti “ e la conseguente reazione di alcuni parrocchiani che : “presa carta e penna, hanno scritto a Papa Francesco per informarlo di quanto avviene e chiedergli se è in linea con le indicazioni che arrivano dal suo pontificato”.


Tralasciamo per un istante la bruttezza del gesto che si è consumato in quella comunità   ( noi insegnanti siamo abituati ...   va  infatti ormai di “moda” che i Genitori per contestare un Insegnante si rivolgono direttamente al Provveditorato, scavalcando il Dirigente Scolastico )  : perché i Parrocchiani non si sono rivolti al loro Vescovo o al Vicario Generale ?



Mi chiedo se il Papa prima di fare, Urbi et Orbi, quelle pur condivisibilissime osservazioni  fosse stato  informato dai Suoi collaboratori di Curia oppure se aveva attinto le notizie direttamente dai fedeli ...


Come avviene spesso in questo Pontificato il Papa esprime i concetti a metà e il Suo "menar" colpisce solo una parte dimenticando che esiste anche un'altra ( come guardare solo la piccola parte emergente dell'iceberg ... la parte più grande e temibile sta sotto l'acqua ... )




Alcune parole del Papa se avessero un effettivo fondamento nella realtà sarebbero condivisibilissime : "Quando quelli che sono nel Tempio – siano sacerdoti, laici, segretari, ma che hanno da gestire nel Tempio la pastorale del Tempio – divengono affaristi, il popolo si scandalizza. 
E noi siamo responsabili di questo. 
Anche i laici, eh? 
Tutti. 
Perché se io vedo che nella mia parrocchia si fa questo, devo avere il coraggio di dirlo in faccia al parroco. 
E la gente soffre quello scandalo. 
E’ curioso: il popolo di Dio sa perdonare i suoi preti, quando hanno una debolezza, scivolano su un peccato … sa perdonare. 
Ma ci sono due cose che il popolo di Dio non può perdonare: un prete attaccato ai soldi e un prete che maltratta la gente. 
Non ce la fa a perdonare! 
E lo scandalo, quando il Tempio, la Casa di Dio, diventa una casa di affari, come quel matrimonio: si affittava la chiesaspecialmente per quanto riguarda : “un prete che maltratta la gente” noi fedeli legati alla Tradizione della chiesa potremmo scrivere un libro/dossier
- maltrattati perché abbiamo suggerito la Croce sull’altare ( = leggasi tavolino); 
- maltrattati perché abbiamo chiesto delle tovaglie meno sudice;  
- maltrattati perché abbiamo chiesto meno chitarre e bonghetti;
- maltrattati per aver cercato, in qualche modo, di intronizzare la spodestata bellezza liturgica... ecc. ecc. ecc. ecc.ecc.ecc.ecc.


Anche se abbiamo a disposizione molto materiale, vecchio e nuovo, non scriveremo mai un dossier contro la classe sacerdotale che ha maltrattato, e continua a farlo, i fedeli tradizionali ( anche se diversi di questi lo meritano appieno … ) perchè siamo visceralmente uniti ai Sacerdoti ( anche a quelli che in buona fede sbagliano).
Siamo e saremo sempre dalla parte dei preti !


Tralasciamo per questo ogni considerazione sulle vere tariffe ecclesiali e sulle vere fonti di ricchezza  dei VIP/chierici attuali …



In modo assai ponderato il “presunto” prete indignato , anzi indignatissimo, contesta sul web  questa ennesima “picconatura” del Papa scrivendo  :
Il papa si scaglia contro noi poveri preti che in Italia ci facciamo in quattro per andare avanti con spese di ogni tipo per rendere le chiese accoglienti e degne.
Chi ci paga le nostre malattie? 
Nessuno! 
Chi ci aiuta se stiamo male ? 
Se uno non ha parenti, nessuno! 
Ma lui pontifica sparando nel mucchio, non solo ma offre la corda ai laicisti anticlericali per impiccarci.
Vergogna ,vergogna vergogna! 
Il Papa non dice una parola contro i vescovi tedeschi che incassano milioni di euro dal sistema cesaropapista tedesco, forse perché progressisti e finanziano argentini e brasiliani , i suoi compagni di merende al conclave?

Andrea Carradori

giovedì 20 novembre 2014

La Confraternita del Santissimo Sacramento di Moie ad Orvieto per la giornata del Miracolo Eucaristico

MOIE - Domenica 21 settembre 2014. La Confraternita del Santissimo Sacramento di Moie ha partecipato ad Orvieto alla giornata organizzata in occasione del Giubileo Eucaristico concesso dal Papa per la ricorrenza dei 750 anni del Miracolo eucaristico e dell’istituzione della festività del Corpus Domini. 
La manifestazione era programmata nell’ambito del Cammino Interregionale delle Confraternite di Lazio e Umbria e delle Confraternite del Santissimo Sacramento delle diocesi d’Italia. 
In mattinata S.E.R. Mons. Mauro Parmeggiani, vescovo di Tivoli ed assistente ecclesiastico delle confraternite italiane, ha tenuto la sua catechesi dinanzi ad un Duomo gremito. 
Nel pomeriggio è stata officiata la messa e si è svolta la processione eucaristica, un momento di altissima suggestione. 
Migliaia di confratelli e consorelle muniti dei loro stendardi e labari sono usciti dalla cattedrale al canto degli inni tradizionali, precedendo il baldacchino col SS. Sacramento recato da mons. Parmeggiani. 
I confratelli di Moie e le tante persone che hanno partecipato al pellegrinaggio sono rimaste favorevolmente impressionate dall’intensa esperienza spirituale e sono pronti a prendere parte a manifestazioni similari. 
La Confraternita del Santissimo Sacramento di Moie rappresentata dal Priore Gianni Cantarini, molto impegnato nella promozione delle varie attività dell’associazione, partecipa alle principali manifestazioni religiose che si svolgono a Moie e nei centri limitrofi. 
I confratelli si ritrovano periodicamente per programmare le loro attività e per raccogliersi in preghiera presso la sede ubicata nei locali attigui all’abbazia benedettina di Santa Maria di Moie.

Gianluca Fenucci


Il Santuario, nel Duomo di Orvieto, è legato al miracolo di Bolsena.
Il sacerdote boemo Pietro da Praga dubitava sulla verità della transustanziazione, cioè sulla mutazione del pane e del vino nel corpo e sangue di Cristo.
Un giorno dell’anno 1263, mentre celebrava la Messa presso la tomba di santa Cristina di Bolsena, vide delle gocce di sangue stillare dall’ostia consacrata; esse si posarono sul Corporale e sul pavimento.
Il sacerdote andò subito da papa Urbano IV, il quale si trovava ad Orvieto. Verificato il miracolo, l’anno successivo il Pontefice istituì la festa del Corpus Domini.
Nella città fu innalzato perciò un tempio sul luogo più alto (1290), al quale si aggiunse la cappella del Corporale (1350) e la Cappella Nuova (1408).
Il Duomo venne disegnato da Arnolfo di Cambio in forme tardo romaniche. I lavori proseguirono in stile gotico da Lorenzo Maitani.

"Chi loda sperticatamente la linea teologica di questo papa e non degli altri, sta di fatto pensando ad una Chiesa senza il Papa"

« All'interno della Chiesa sembrano tutti stupiti che il Papa abbia detto parole cattoliche sulla vita e sulla famiglia.
All'esterno, ovviamente, questi pronunciamenti non trovano accoglienza.
Nessuno, tuttavia, sembra indignarsi più di tanto se alcuni membri della Chiesa, tirando fuori dalla naftalina tutte idee già esposte cinquant'anni fa e strumentalizzando gli interventi del Papa, si diano da fare nel definire un nuovo cattolicesimo, simpaticamente mondano e falsamente umanitaristico.
Un cattolicesimo che non salva, insomma.
E la cosa è molto più seria di quanto non appaia dagli interventi, dalle sottigliezze, dai contributi, spesso ignorati per evitare di vedersi confinati tra quanti denigrano o fanno apparire superfluo il ministero petrino.
In realtà le cose sono al contrario: chi loda sperticatamente una linea teologica ravvisabile nel magistero del Papa (di questo papa e non degli altri), sta di fatto pensando ad una Chiesa senza il Papa.
Chi vivrà, vedrà! »

Un Teologo

Immagine : “Pietro, intanto, stava seduto fuori, nel cortile…” ( Passione di Nostro Signore Gesù Cristo )

mercoledì 19 novembre 2014

Il Papa : " La santità è un dono, è il dono che ci fa il Signore Gesù...ci rende come Lui "

PAPA FRANCESCO
UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoledì, 19 novembre 2014

La Chiesa - 14. Universale vocazione alla Santità

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

Un grande dono del Concilio Vaticano II è stato quello di aver recuperato una visione di Chiesa fondata sulla comunione, e di aver ricompreso anche il principio dell’autorità e della gerarchia in tale prospettiva.
Questo ci ha aiutato a capire meglio che tutti i cristiani, in quanto battezzati, hanno uguale dignità davanti al Signore e sono accomunati dalla stessa vocazione, che è quella alla santità (cfr Cost. Lumen gentium, 39-42).
Ora ci domandiamo: in che cosa consiste questa vocazione universale ad essere santi?
E come possiamo realizzarla?


1. Innanzitutto dobbiamo avere ben presente che la santità non è qualcosa che ci procuriamo noi, che otteniamo noi con le nostre qualità e le nostre capacità.
La santità è un dono, è il dono che ci fa il Signore Gesù, quando ci prende con sé e ci riveste di se stesso, ci rende come Lui. Nella Lettera agli Efesini, l’apostolo Paolo afferma che «Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa» (Ef 5,25-26). 
Ecco, davvero la santità è il volto più bello della Chiesa, il volto più bello: è riscoprirsi in comunione con Dio, nella pienezza della sua vita e del suo amore. 
Si capisce, allora, che la santità non è una prerogativa soltanto di alcuni: la santità è un dono che viene offerto a tutti, nessuno escluso, per cui costituisce il carattere distintivo di ogni cristiano.


2. Tutto questo ci fa comprendere che, per essere santi, non bisogna per forza essere vescovi, preti o religiosi: no, tutti siamo chiamati a diventare santi! 
Tante volte, poi, siamo tentati di pensare che la santità sia riservata soltanto a coloro che hanno la possibilità di staccarsi dalle faccende ordinarie, per dedicarsi esclusivamente alla preghiera. Ma non è così! Qualcuno pensa che la santità è chiudere gli occhi e fare la faccia da immaginetta. No! Non è questo la santità! La santità è qualcosa di più grande, di più profondo che ci dà Dio. Anzi, è proprio vivendo con amore e offrendo la propria testimonianza cristiana nelle occupazioni di ogni giorno che siamo chiamati a diventare santi. E ciascuno nelle condizioni e nello stato di vita in cui si trova. Ma tu sei consacrato, sei consacrata? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione e il tuo ministero. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un battezzato non sposato? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro e offrendo del tempo al servizio dei fratelli. “Ma, padre, io lavoro in una fabbrica; io lavoro come ragioniere, sempre con i numeri, ma lì non si può essere santo…” – “Sì, si può! Lì dove tu lavori tu puoi diventare santo. Dio ti dà la grazia di diventare santo. Dio si comunica a te”. Sempre in ogni posto si può diventare santo, cioè ci si può aprire a questa grazia che ci lavora dentro e ci porta alla santità. Sei genitore o nonno? Sii santo insegnando con passione ai figli o ai nipoti a conoscere e a seguire Gesù. E ci vuole tanta pazienza per questo, per essere un buon genitore, un buon nonno, una buona madre, una buona nonna, ci vuole tanta pazienza e in questa pazienza viene la santità: esercitando la pazienza. Sei catechista, educatore o volontario? Sii santo diventando segno visibile dell’amore di Dio e della sua presenza accanto a noi. 
Ecco: ogni stato di vita porta alla santità, sempre! 
A casa tua, sulla strada, al lavoro, in Chiesa, in quel momento e nel tuo stato di vita è stata aperta la strada verso la santità. 
Non scoraggiatevi di andare su questa strada. 
E’ proprio Dio che ci dà la grazia. Solo questo chiede il Signore: che noi siamo in comunione con Lui e al servizio dei fratelli.

3. A questo punto, ciascuno di noi può fare un po’ di esame di coscienza, adesso possiamo farlo, ognuno risponde a se stesso, dentro, in silenzio: come abbiamo risposto finora alla chiamata del Signore alla santità? 
Ho voglia di diventare un po’ migliore, di essere più cristiano, più cristiana? Questa è la strada della santità. Quando il Signore ci invita a diventare santi, non ci chiama a qualcosa di pesante, di triste… Tutt’altro! È l’invito a condividere la sua gioia, a vivere e a offrire con gioia ogni momento della nostra vita, facendolo diventare allo stesso tempo un dono d’amore per le persone che ci stanno accanto. Se comprendiamo questo, tutto cambia e acquista un significato nuovo, un significato bello, un significato a cominciare dalle piccole cose di ogni giorno. Un esempio. Una signora va al mercato a fare la spesa e trova una vicina e incominciano a parlare e poi vengono le chiacchiere e questa signora dice: “No, no, no io non sparlerò di nessuno.” Questo è un passo verso la santità, ti aiuta a diventare più santo. Poi, a casa tua, il figlio ti chiede di parlare un po’ delle sue cose fantasiose: “Oh, sono tanto stanco, ho lavorato tanto oggi…” – “Ma tu accomodati e ascolta tuo figlio, che ha bisogno!”. E tu ti accomodi, lo ascolti con pazienza: questo è un passo verso la santità. Poi finisce la giornata, siamo tutti stanchi, ma c’è la preghiera. Facciamo la preghiera: anche questo è un passo verso la santità. Poi arriva la domenica e andiamo a Messa, facciamo la comunione, a volte preceduta da una bella confessione che ci pulisca un po’. 
Questo è un passo verso la santità. 
Poi pensiamo alla Madonna, tanto buona, tanto bella, e prendiamo il rosario e la preghiamo. 
Questo è un passo verso la santità. 
Poi vado per strada, vedo un povero un bisognoso, mi fermo gli domando, gli do qualcosa: è un passo alla santità. 
Sono piccole cose, ma tanti piccoli passi verso la santità. 
Ogni passo verso la santità ci renderà delle persone migliori, libere dall’egoismo e dalla chiusura in se stesse, e aperte ai fratelli e alle loro necessità.


Cari amici, nella Prima Lettera di san Pietro ci viene rivolta questa esortazione: «Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio. Chi parla, lo faccia come con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo» (4,10-11). Ecco l’invito alla santità! 
Accogliamolo con gioia, e sosteniamoci gli uni gli altri, perché il cammino verso la santità non si percorre da soli, ognuno per conto proprio, ma si percorre insieme, in quell’unico corpo che è la Chiesa, amata e resa santa dal Signore Gesù Cristo. 
Andiamo avanti con coraggio, in questa strada della santità. 


Immagine : Voronet Monastery Bukovina Tra i Santi  presenti pure Platone, Aristotele ed altri sapienti della gentilità, giusti redenti da Cristo , Logos del Padre .

martedì 18 novembre 2014

I "Bergoglio" della mia vita

Spero di non mancare di rispetto al Santo Padre utilizzando per questo post una simpatica foto che ho pescato sul web.
Mi auguro soprattutto di non essere irriguardoso verso la Sua Sacra ed Augusta Persona se azzardo alcuni accostamenti  con alcuni Ecclesiastici ( sine nomine) che la Provvidenza ha posto sul mio cammino di vita.


Se ci fosse ombra di malizia in questo mio scritto ne risponderò al mio Confessore, che con tanta pazienza  sopporta di ascoltare i miei tanti peccati.


Anche oggi, 18 novembre ,  Festa della Dedicazione delle Basiliche dei santi Pietro e Paolo, Apostoli, ho ascoltato su Radio Maria   la "differita"  dell'Omelia quotidiana   che il Santo Padre Francesco ha donato nel corso della Santa Messa celebrata nella Cappella della Domus Sanctae Martae.



Quando ho ascoltato questo passo : " Ma, se tutto appare bene, non ho niente da rimproverarmi: ho una buona famiglia, la gente non sparla di me, ho tutto il necessario, sono sposato in chiesa … sono ‘in grazia di Dio’, sono tranquillo. Le apparenze! Cristiani di apparenza … Sono morti!" mi son chiesto d'impulso : ma questa predica l'ho già ascoltata !


Si ! L'avevo già udita quando, nei primi anni del post-concilio i giovani religiosi e i preti , aiutati dai nuovi microfoni, tuonavano spesso : "Ma, se tutto appare bene, non ho niente da rimproverarmi: ho una buona famiglia, la gente non sparla di me, ho tutto il necessario, sono sposato in chiesa … sono ‘in grazia di Dio’, sono tranquillo. Le apparenze! Cristiani di apparenza … Sono morti!".



Quante volte i "Bergoglio" della mia vita mi hanno fatto sentire questo tipo di omelie !
Preti e religiosi irreprensibili dal punto di vista personale ( nessuna accusa poteva essere scagliata contro di loro ) dedicarono la loro pastorale a questo particolare e particolaristico segmento  di vita ecclesiale.
Qualcuno interpretando radicalmente quel che predicava uscì dal proprio Ordine o dalla propria Diocesi facendosi ridurre allo stato laicale.
Altri mischiarono la religione con la politica generando dei mostri carnivori  catto-comunisti . 
Infine alcuni "Bergoglio" della mia vita accompagnarono la pastorale con le loro  capacità manageriali ( di vario stampo) che scoprirono di possedere nel sangue solo dopo il Concilio Vaticano II.


Tutti i "Bergoglio" della mia vita erano, lo ripeto,  irreprensibili così come sono, per giusta equazione, fortemente illiberali : qui comando io e qui si fa così !


I "Bergoglio" della mia vita sono stati e sono insofferenti di tutte quelle idee che non rientrano nei loro parametri ideologici.
Per camuffare abilmente la loro naturale propensione ai metodi fortemente autoritari ( anche nei confronti di se stessi ...) si auto-impostano la voce di almeno una quinta ascendente per aumentarne il timbro chiaro ( come fanno, ad esempio, anche i ministranti che cantano l'Epistola nelle Messe Tridentine :   pur essendo baritoni assumono un' innatuale vocalità super acuta, quasi da castrati, perchè son convinti che l'acutezza delle note sia sinonimo di purezza e di perfezione spirituale...così io che ho la voce di "basso", e me ne vanto, sono destinato a rimanere nel profondo  degli inferi e certamente indegno di cantare l'Epistola perchè non riesco ad imitare, anche a causa dell'età, l'altezza vocale dei tertulliani castrati ).


I "Bergoglio" della mia vita  parlano quindi tutti allo stesso modo : voce "super impostata", chiara , volutamente semplice :  priva degli armonici, che si trovano in qualsiasi voce veramente naturale ( sia tendente al tenorile che al  baritonale) e mentre stai facendo dentro di te questo genere di considerazione ... loro ti hanno già buggerato imponendoti "democraticamente" qualcosa che , al minimo, ti lacererà l'anima o non ti farà mangiare per giorni.
Come tutti gli illiberali, egoisti di stampo progressista  hanno l'icona della voce acuta senza vibrazioni , cioè, per dirla nel gergo musicale la  " voce fissa" .

Gli Illuministi predilissero la voce acuta " fissa, alla tedesca " per sottolineare le virtù ed i meriti umani nelle opere a sfondo moralistico concepite al modo "dei filosofi muratori".
Al contrario la voce "all'italiana, con gli armonici" è quella che più si colloca nell'ambito ecclesiale e cattolico.
Ovviamente dal post-concilio i "novatori" illiberali hanno assunto questo modo di parlare  confermato anche in una  sera del mese di marzo ...


I "Bergoglio" della mia vita odiano profondamente la Liturgia e i sacri riti  tollerando solo quelli più radicati nel popolo perchè non vogliono contraddire i fedeli di bassa estrazione sociale.
L'accento viene dunque spostato : da Dio agli uomini !

Mai a confessarsi dai "Bergoglio" che incontri nel tuo cammino di vita !
Se dovessero scoprire che appartieni ad una famiglia normalmente cattolica  raddoppieranno il senso di colpa dei peccati ( com'è accaduto ad un povero ragazzo più colpevole  di far parte di un ceto benestante che di essersi macchiato di un ricorrente peccato adolescenziale. Per convincerlo di ritornare in chiesa ... diversi chierici dovettero sudare non poco ...  ).  


Se poi si accorgono che sei un simpatizzante della tradizione cattolica un peccato contro il 6° comandamento, ad esempio, assumerà delle proporsioni talmente grandi tali da indurre il penitente, solo se tradizionalista però, di allontanarsi dalla pratica religiosa .



Il capolavoro del carattere illiberale , insofferente delle opinioni diverse e anche "socialmente" pericoloso dei "Bergoglio" che ho incontrato nel cammino della mia vita fu la pubblica dichiarazione di un Prete nei confronti di due adolescenti, parrocchiani, colpevolisimi di prediligere , in modo innato e del tutto naturale, la Tradizione : " Ci penseremo noi a rieducarli secondo la nostra pastorale".
All'epoca non c'era internet ... e i due adolescenti furono buttati nella fossa dei serpenti modernisti lontano dalla sacralità e dalla serietà liturgica ...

***


Questa è l'Omelia del Santo Padre Francesco del 18 novembre 2014 ( o del 1974 ??? non però del Beato Paolo VI che era un raffinato omelita ... ) nella Festa della Dedicazione delle Basiliche dei santi Pietro e Paolo, Apostoli.

Preghiamo per il Papa e per la Chiesa tutta !


"Convertirsi è una grazia, “è una visita di Dio”. 
Papa Francesco ha preso spunto dalla liturgia del giorno, un passo dell’Apocalisse di Giovanni e l’incontro tra Gesù e Zaccheo, per soffermarsi sul tema delle conversioni. 
Nella prima lettura, ha osservato, il Signore chiede ai cristiani di Laodicea di convertirsi perché sono caduti “nel tepore”. Vivono nella “spiritualità della comodità”. E pensano: “faccio le cose come posso, ma sono in pace che nessuno venga a disturbarmi con cose strane”. Chi vive così, ha affermato, pensa che non “manca niente: vado a Messa le domeniche, prego alcune volte, mi sento bene, sono in grazia di Dio, sono ricco” e “non ho bisogno di nulla, sto bene”. Questo “stato d’animo – ha avvertito – è uno stato di peccato: la comodità spirituale è uno stato di peccato”. 
E a questi, ha rammentato, il Signore “non risparmia parole” e gli dice: “Perché sei tiepido sto per vomitarti dalla mia bocca”. Tuttavia, ha proseguito, gli dà il consiglio di “vestirsi”, perché “i cristiani comodi sono nudi”.

Poi, ha soggiunto, “c’è una seconda chiamata” a “quelli che vivono delle apparenze, i cristiani delle apparenze”. Questi si credono vivi ma sono morti. E a loro il Signore chiede di essere vigilanti. “Le apparenze – ha detto il Papa – sono il sudario di questi cristiani: sono morti”. E il Signore li “chiama alla conversione”:

“Io sono di questi cristiani delle apparenze? Sono vivo dentro, ho una vita spirituale? Sento lo Spirito Santo, ascolto lo Spirito Santo, vado avanti, o …? Ma, se tutto appare bene, non ho niente da rimproverarmi: ho una buona famiglia, la gente non sparla di me, ho tutto il necessario, sono sposato in chiesa … sono ‘in grazia di Dio’, sono tranquillo. Le apparenze! Cristiani di apparenza … Sono morti! Ma, cercare qualcosa di vivo dentro e con la memoria e la vigilanza, rinvigorire questo perché vada avanti. Convertirsi: dalle apparenze alla realtà. Dal tepore al fervore”.

La terza chiamata alla conversione è con Zaccheo, “capo dei pubblicani e ricco”. “E’ un corrotto - ha detto il Papa - lavorava per gli stranieri, per i romani, tradiva la sua Patria”:

Era uno come tanti dirigenti che noi conosciamo: corrotti. Questi che, invece di servire il popolo, sfruttano il popolo per servire se stessi. Alcuni ci sono, nel mondo. E la gente non lo voleva. Questo, sì, non era tiepido; non era morto. Era in stato di putrefazione. Corrotto, proprio. Ma sentì qualcosa dentro: ma, questo guaritore, questo profeta che dicono che parli tanto bene, io vorrei vederlo, per curiosità. Lo Spirito Santo è furbo, eh! E ha seminato il seme della curiosità, e quell’uomo per vederlo anche fa un po’ il ridicolo. Pensate a un dirigente che sia importante, e anche che sia un corrotto, un capo dei dirigenti – questo era capo – ma, salire su un albero per guardare una processione: ma pensate questo. Che ridicolo!”

Zaccheo, ha detto, “non ha avuto vergogna”. Voleva vederlo e “dentro lavorava lo Spirito Santo”. E poi “la Parola di Dio è entrata in quel cuore e con la Parola, la gioia”. “Quelli della comodità e quelli dell’apparenza – ha sottolineato – avevano dimenticato cosa fosse la gioia; questo corrotto la riceve subito”, “il cuore cambia, si converte”. E così Zaccheo promette di restituire quattro volte quanto rubato:

“Quando la conversione arriva alle tasche, è sicura. Cristiani di cuore? Sì, tutti. Cristiani di anima? Tutti. Ma, cristiani di tasche, pochi, eh! Pochi. Ma, la conversione … e qui, è arrivata subito: la parola autentica. Si è convertito. Ma davanti a questa parola, l’altra parola, di quelli che non volevano la conversione, che non volevano convertirsi: ‘Vedendo ciò, mormoravano: ‘E’ entrato in casa di un peccatore!’: si è sporcato, ha perso la purezza. Deve purificarsi perché è entrato in casa di un peccatore’”.

Sono “tre chiamate alla conversione”, ha ribadito, che lo stesso Gesù fa “ai tiepidi, a quelli della comodità, a quelli dell’apparenza, a quelli che si credono ricchi ma sono poveri, non hanno niente, sono morti”. La Parola di Dio, ha detto il Papa, “è capace di cambiare tutto”, ma “non sempre abbiamo il coraggio di credere nella Parola di Dio, di ricevere quella Parola che ci guarisce dentro”. La Chiesa, ha concluso, vuole che in queste ultime settimane dell’Anno liturgico “pensiamo molto, molto seriamente alla nostra conversione, perché possiamo andare avanti nel cammino della nostra vita cristiana”. E ci dice di “ricordare la Parola di Dio, fa appello alla memoria, di custodirla, di vigilare e anche di obbedire alla Parola di Dio, perché noi incominciamo una vita nuova, convertita”.
(Da Radio Vaticana)

Andrea Carradori

lunedì 17 novembre 2014

" L’America latina sta perdendo la sua identità cattolica : dal 1970 in poi i cattolici sono calati del 25/100".


Serbatoio della cattolicità mondiale sì, ma con falle sempre più evidenti che non si riesce in alcun modo a tappare. 
L’America latina sta perdendo la sua identità cattolica, certifica l’autorevole Pew Research in un’indagine condotta in diciotto paesi che evidenzia come in quarant’anni (dal 1970 in poi) i cattolici siano calati del venticinque per cento.

Una tendenza che negli ultimi anni s’è acuita, con le chiese protestanti che nel frattempo hanno aperto le porte per accogliere chi volta le spalle a Roma: nello stesso periodo in cui i cattolici passavano dal novantadue per cento al sessantanove sul totale della popolazione, gli evangelici crescevano del quindici. 
Se i numeri raccontano una storia già nota da tempo, quel che non era ancora stato indagato in profondità era l’esodo massiccio di chi nasce cattolico verso le chiese protestanti, scrive il New York Times. 
Un esempio su tutti è dato dalla Colombia: qui, l’ottantaquattro per cento di chi si definisce protestante dice di essere battezzato come cattolico. 
Poi, con l’età adulta, si chiude con Roma e si guarda alla realtà pentecostale, magari dopo essere rimasti colpiti da qualche spot televisivo ben confezionato – in Brasile ogni giorno nascono nuove reti di proprietà delle comunità evangeliche – o perché incuriositi dalle masse che ogni domenica, costi quel che costi, si radunano in enormi chiese per il servizio liturgico.

Ed è proprio questa una delle ragioni che hanno determinato il declino del cattolicesimo in America latina, dicono gli intervistati: nelle chiese protestanti c’è più costanza nel partecipare ai riti, si prega di più e meglio e anche il contatto con Dio “appare più diretto”.
Papa Francesco con il pastore pentecostale Giovanni Traettino.

Francesco con il pastore pentecostale Giovanni Traettino.

E poi c’è chi spiega che almeno lì, in quelle chiese che spesso vengono chiamate sette – “è una tentazione dire io sono la chiesa tu sei la setta.  Ma siamo tutti fratelli”, ammoniva il Papa lo scorso luglio durante l’incontro a Caserta con la comunità pentecostale guidata dal pastore suo amico Giovanni Traettino – i princìpi fondamentali alla base della fede sono chiari, e anche sulla pastorale non c’è bisogno di tanti maquillage o adattamenti allo spirito del tempo, come dimostra la forte opposizione a ogni tipo d’apertura sulle unioni tra omosessuali. 
Il problema, sottolinea l’inchiesta, è che anche chi rimane cattolico – più o meno convinto – nutre dubbi, e spesso ammette di non conoscere la dottrina. 
Così, capita che in diversi paesi del continente la maggioranza dei cattolici dichiarati si dica favorevole al divorzio o all’uso dei contraccettivi. 
La gran parte dei cattolici in Brasile, Cile, Porto Rico e Uruguay, poi, non si capacita del perché Roma non dia il via libera all’ordinazione delle donne. 
Ancora di più sono quelli che auspicano la possibilità di vedere al più presto i preti a convolare a nozze.

Già nei mesi scorsi una ricerca del centro studi Latinobarómetro, ong specializzata in analisi sui mutamenti sociali in America, anticipava quanto rilevato da Pew Research, sottolineando in particolare la drammatica situazione dell’Honduras del cardinale primate Oscar Rodríguez Maradiaga, dove vent’anni fa si professava cattolico il settantasei per cento della popolazione e oggi solo il quarantasette. 
E se nel 1995 il distacco tra cattolici ed evangelici era di ben sessantaquattro punti percentuali, oggi la forbice s’è ridotta a sei.

Le cose non vanno meglio neppure tra gli ispanici degli Stati Uniti, dove gli abbandoni della Chiesa cattolica sono sempre più numerosi, nonostante i tentativi di parte dell’episcopato locale (su tutti il cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston) di guardare alla realtà ispanica per rivitalizzare un cattolicesimo che mai come ora appare in affanno.

© Foglio Quotidiano (14/11/2014)