venerdì 17 aprile 2015

Grottammare 25 aprile : 3° Incontro Interregionale "Summorum Pontificum"

Grottammare, provincia di Ascoli Piceno - uscita casello Grottammare A 14
Sabato 25 Aprile 2015
3° Incontro Interregionale "Summorum Pontificum"
Città Alta , Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista (Piazza Peretti )

ore 11,00 Santa Messa Cantata in rito romano antico per la festa di San Marco Evangelista

Dopo la Santa Messa è possibile rimanere a pranzo in un locale nei pressi della parrocchia;
si parlerà anche dell'organizzazione del 3° Pellegrinaggio all'aurora della festa dell'Assunta ( 15 agosto 2015).

giovedì 16 aprile 2015

La "riflessione" di don Giancarlo Perego sui Cristiani annegati dai musulmani

16 aprile 2015 : " Proseguono in Italia gli sbarchi di migranti provenienti dal Nord Africa.
Due in particolare le notizie di cronaca di questa giornata: la denuncia della morte nel Canale di Sicilia, di altri 41 africani a bordo di un vecchio gommone: 4 i superstiti sbarcati nel porto di Trapani.
L’altra notizia ( una notiziola qualsiasi ...un'altra notizia - da notare come questa "notizia" è stata messa in secondo piano sulla Radio del Papa ;  si tratta dell'uccisione criminale di 12 o 13 giovani cristiani .. un'altra notizia... una notiziola che disturba il clima artificiale che si vorrebbe creare  attorno al fenomeno migratorio organizzato a tavolino dai potentati mondialisti  N.d.R) dà conto di una lite scoppiata su un barcone tra migranti musulmani e cristiani, finita con dodici cristiani gettati in mare. 
In base alle testimonianze dei sopravvissuti la Procura di Palermo ha disposto il fermo per 15 presunti colpevoli di omicidio. 
Un episodio triste, ma umano in cui non va esasperato l’odio religioso”, la riflessione di mons. Giancarlo Perego, direttore di Migrantes della CEI ( foto), un fatto che, continua, “sottolinea tutta la disperazione dei migranti per cui in uno spazio piccolo ognuno cerca di salvare la propria pelle". ( Radio Vaticana di oggi )

Perchè noi cattolici, finanzianti con il nostro 8x1000 le strutture della CEI, pretendiamo ostinatamente di trovare ancora  in questo settore clerico/impiegatizio  delle espressioni pubbliche di cristiana pietas , di preghiera e di suffragio a commento di una così tremenda notizia che riguarda, in questo specifico caso, 12 o 13 nostri fratelli nella Fede martirizzati per odio verso Cristo e la Sua Chiesa?
Certamente un  qualsiasi, semplice cristiano  avrebbe saputo almeno esprimere il senso di cristiana condivisione per i poveri giovani cristiani buttati a mare dopo essere stati accoltellati.
Certamente un qualsiasi, semplice cristiano avrebbe pubblicamente rivolto una prece  a suffragio di quei poveri ammazzati, nostri fratelli nel Battesimo.
Certamente un qualsiasi, semplice cristiano avrebbe rivolto subito un'Ave Maria alla Madonna Santissima perchè aiuti e sostenga le Famiglie affrante di quei poveretti trucidati con odio satanico contro Cristo e la Sua Chiesa . 
Tutto questo normalissimo modo di procedere di un qualsiasi, semplice cristiano non appartiene evidentemente all'impiegato CEI don Giancarlo Perego.


Quei giovani cristiani hanno raggiunto la raggiante schiera dei Martiri "che sono più numerosi che nei primi secoli della Chiesa" ( Papa Francesco, Lunedì dell'Angelo, Regina Coeli ) mentre quel Consacrato, che nell'intervista di Radio Vaticana non ha speso una sola parola di condivisione del dolore nei confronti dei suoi Fratelli cristiani,  troppo impegnato nel tatticismo "mondano", ha tentato di "giustificare l'ingiustificabile": per questo egli ha bisogno della nostra urgente preghiera .
I morti ammazzati hanno dimostrato di avere fede nel Cristo Risorto.
Paradossalmente anche i loro carnefici musulmani  hanno una loro forte "convinzione", non possiamo negarlo così come non possiamo negare la crescente preoccupazione  dei ceti più semplici della popolazione italiana ed europea per una difficile e forzata convivenza imposta dai potenti ( tanto loro se ne stanno ben protetti e lontani...).
Ci dispiace doverlo constatare  : qual'è la differenza  fra  la "riflessione" di un burocrate-politico  e quella di un Consacrato ( nel nostro caso di mons. Giancarlo Perego, direttore di Migrantes della CEI) ?
Aimè, nessuna !

I giovani cristiani accoltellati dagli islamici non sono caduti in mare perchè sono stati portati dagli Angeli al cospetto dell'Agnello che siede sul Trono, Colui che era, che è e che viene!
In mare sono invece caduti quei Consacrati appesantiti dalle parole  del mondo.

In mare è annegato anche un certo tipo di falso "ecumenismo" che il Papa domenica scorsa ha frantumato con la forza della sola Verità che viene da Dio.

E' nostro dovere di cristiani assicurare a don Giancarlo Perego, direttore di Migrantes della CEI, la nostra filiale e sincera preghiera.

"Il Lunedì dell’Angelo Papa Francesco è tornato a chiedere aiuto per quanti nel mondo sono «perseguitati, esiliati, uccisi, decapitati per il solo fatto di essere cristiani». 
«Loro sono i nostri martiri di oggi e sono tanti, possiamo dire che sono più numerosi che nei primi secoli» della Chiesa, ha detto nel Regina Coeli...
E poi l’invito alla comunità internazionale affinché «non assista muta e inerte di fronte a tale inaccettabile crimine, che costituisce una preoccupante deriva dei diritti umani più elementari». (Corriere della Sera )



Il Papa.Pietro risponde alle minacce del sommo sacerdote: “Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini”

Chi non sa dialogare non obbedisce a Dio e vuole far tacere quanti predicano la novità di Dio: è quanto ha affermato il Papa nella Messa del mattino celebrata nella Cappella di Casa Santa Marta.

Obbedire a Dio è il coraggio di cambiare strada
La liturgia del giorno ci parla dell’obbedienza. 
L’obbedienza – osserva il Papa – “tante volte ci porta per una strada che non è quella che io penso che deve essere, ce n’è un’altra”. Obbedire è “avere il coraggio di cambiare strada, quando il Signore ci chiede questo”. “Chi obbedisce ha la vita eterna”, mentre per “chi non obbedisce, l’ira di Dio rimane su di lui”. 
Così nella prima lettura tratta dagli Atti degli Apostoli, i sacerdoti e i capi ordinano ai discepoli di Gesù di non predicare più il Vangelo al popolo: si infuriano, sono “pieni di gelosia” perché alla loro presenza avvengono miracoli, il popolo li segue “e il numero dei credenti cresceva”.
Li mettono in carcere, ma di notte, l’Angelo di Dio li libera e tornano ad annunciare il Vangelo. 
Fermati e interrogati di nuovo, Pietro risponde alle minacce del sommo sacerdote: “Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini”. 
I sacerdoti non capivano: “Ma questi erano dottori, avevano studiato la storia del popolo, avevano studiato le profezie, avevano studiato la legge, conoscevano così tutta la teologia del popolo di Israele, la rivelazione di Dio, sapevano tutto, erano dottori, e sono stati incapaci di riconoscere la salvezza di Dio. Ma come mai questa durezza di cuore? Perché non è durezza di testa, non è una semplice testardaggine. E’ qui la durezza… E si può domandare: come è il percorso di questa testardaggine, ma totale, di testa e di cuore?”.

Chi non sa dialogare non obbedisce a Dio
“La storia di questa testardaggine, l’itinerario – sottolinea il Papa - è quello di chiudersi in se stessi, è quello di non dialogare, è la mancanza di dialogo”:

“Questi non sapevano dialogare, non sapevano dialogare con Dio, perché non sapevano pregare e sentire la voce del Signore, e non sapevano dialogare con gli altri. ‘Ma perché interpreti questo così?’. Soltanto interpretavano come era la legge per farla più precisa, ma erano chiusi ai segni di Dio nella storia, erano chiusi al suo popolo, al loro popolo. Erano chiusi, chiusi. E la mancanza di dialogo, questa chiusura del cuore, li ha portati a non obbedire a Dio. Questo è il dramma di questi dottori di Israele, di questi teologi del popolo di Dio: non sapevano ascoltare, non sapevano dialogare. Il dialogo si fa con Dio e con i fratelli”.

Chi non dialoga vuol far tacere quelli che predicano la novità di Dio
E il segno che rivela che una persona “non sa dialogare”, “non è aperta alla voce del Signore, ai segni che il Signore fa nel popolo” – afferma il Papa - è la “furia e la voglia di far tacere tutti quelli che predicano in questo caso la novità di Dio, cioè Gesù è risorto. 
Non hanno ragione, ma arrivano a questo. 
E’ un itinerario doloroso. Questi sono gli stessi che hanno pagato i custodi del sepolcro per dire che i discepoli avevano rubato il corpo di Gesù. 
Fanno di tutto per non aprirsi alla voce di Dio”:

“E in questa Messa preghiamo per i maestri, per i dottori, per quelli che insegnano al popolo di Dio, perché non si chiudano, perché dialoghino e così si salvino dall’ira di Dio che, se non cambiano atteggiamento, rimarrà su di loro”.

mercoledì 15 aprile 2015

L’uomo cerca di prendere il posto di Dio ... la liturgia diventa un semplice gioco umano


La Chiesa non deve parlare il linguaggio del mondo: «Se si crea un magistero instabile, si crea un dubbio permanente»
 

Marco Tosatti Roma

Il Prefetto della Congregazione per il Culto Divino, il Cardinale Robert Sarah, ha concesso una lunga intervista alla rivista bimestrale francese “L’Homme Nouveau”, in cui tocca numerosi temi: la fede, la liturgia, e l’Africa cattolica, con le sue forze e le sue debolezze. 
Il Porporato della Guinea ha sottolineato che la Chiesa deve avere un ruolo materno e paterno, di educatrice, ricordando l’enciclica «Mater et Magistra».

Si ha l’impressione che oggi non ci siano più frontiere definite fra chi è fuori e dentro la Chiesa, ha detto l’intervistatore. Il Cardinale ha risposto: «Credo che permettere a un prete o a un vescovo di dire delle cose che scuotano o rovinino il deposito della fede, senza chiedergliene ragione, è un grave errore. Al minimo bisogna chiamarlo e chiedere di spiegare le ragioni delle sue affermazioni,  senza esitare nel chiedergli di riformularle in maniera conforme alla dottrina e all’insegnamento secolare della Chiesa». 
Permettere alle persone di dire o scrivere quello che vogliono sulla dottrina e la morale «attualmente disorienta i cristiani e crea una grande confusione su ciò che Cristo e la Chiesa hanno sempre insegnato».

La Chiesa deve assumere un ruolo paterno e materno: «Un servizio umile per il bene dell’umanità. 
Soffriamo oggi di una mancanza di paternità. 
Se un padre di famiglia non dice nulla ai suoi figli sulla loro condotta, non agisce come un vero padre. 
Tradisce la sua ragione e la sua missione paterna». 
E il primo dovere di un vescovo verso i sacerdoti è analogo. «Sfortunatamente oggi l’autorità sovente tace per timore di essere definita intollerante, e di essere decapitata. 
Come se mostrare la verità a qualcuno volesse dire essere intolleranti o integralisti, mentre si tratta di un atto d’amore».

Sarah parla dell’Africa, della necessità di una maggiore esperienza e preparazione da parte dei sacerdoti, («abbiamo molte vocazioni, ma non abbastanza formatori solidi ed esperienza») e di quello che il continente può dare al cristianesimo: «Oggi nel contesto di crisi profonda che vede la fede stessa rimessa in causa, e i valori rigettati, credo che l’Africa possa portare, nella sua povertà e nella sua miseria i suoi beni più preziosi: la sua fedeltà a Dio, al Vangelo, il suo attaccamento alla famiglia, a alla vita, in un momento storico in cui l’Occidente dà l’impressione di voler imporre valori contrari».

Il porporato ha poi toccato il tema della liturgia. 
«Constatiamo sempre di più che l’uomo cerca di prendere il posto di Dio, che la liturgia diventa un semplice gioco umano», ha lamentato Sarah. 
«Se le celebrazioni eucaristiche si trasformano in luoghi di applicazione delle nostre ideologie pastorali e di opzioni politiche partigiane che non hanno nulla a che vedere con il culto spirituale di celebrare secondo il modo voluto da Dio, il pericolo è immenso». 
C’è bisogno di più cura e fervore nella formazione liturgica dei futuri preti la cui «vita interiore e fecondità del ministero dipenderanno dalla qualità della relazione con Dio, nel faccia a faccia quotidiano della liturgia». 
Sulla riforma e le polemiche relative il Prefetto del Culto Divino ha detto: «Benedetto XVI è stato chiaro sul fatto che la Chiesa non si costruisce a colpi di rotture, ma nella continuità. Sacrosanctum Concilium, il testo conciliare sulla santa liturgia, non sopprime il passato. Per esempio, non ha mai chiesto la soppressione del latino o la soppressione della messa di san Pio V».

L’intervistatore ha poi chiesto quale deve essere l’atteggiamento della Chiesa davanti alle pressioni del mondo e della cultura relativistica. «Se la Chiesa comincia a parlare come il mondo e ad adottare il linguaggio del mondo, dovrà accettare di cambiare il suo modo di giudizio morale, e di conseguenza dovrà abbandonare la sua pretesa di guidare e rischiarare le coscienze… rinunciare alla sua missione di essere per i popoli una luce di verità». 
Allora, sottolinea il Cardinale, «penso che il magistero deve restare fermo come una roccia. Se si crea un dubbio, se il magistero si situa in rapporto al momento in cui viviamo, la Chiesa non ha più il diritto di insegnare…. 
Il Vangelo resta lo stesso. 
Non si muove. 
Naturalmente dobbiamo trovare un lavoro di formulazione per raggiungere meglio le persone, ma non possiamo, sotto il pretesto che non ci ascoltano più, adattare la formulazione dell’insegnamento di Cristo e della Chiesa alle circostanze, alla storia, o alla sensibilità di ciascuno. 
Se si crea un magistero instabile, si crea un dubbio permanente. 
C’è un lavoro immenso da compiere: rendere percettibile l’insegnamento della Chiesa mantenendo intatto il nocciolo della dottrina. 
Ecco perché è inammissibile separare la pastorale dalla dottrina: una pastorale senza dottrina è una pastorale costruita sulla sabbia». 

Fonte : Vatican Insider

martedì 14 aprile 2015

Il Papa: "la Chiesa abbia il coraggio di parlare con franchezza"

Il cammino della Chiesa è quello della “franchezza”, “dire le cose, con libertà”. E’ quanto affermato da Papa Francesco alla Messa mattutina ( lunedì 13 aprile 2015) a Casa Santa Marta.
Il Pontefice ha quindi ribadito che, come sperimentarono gli Apostoli dopo la Risurrezione di Gesù, solo lo Spirito Santo è capace di cambiare il nostro atteggiamento, la storia della nostra vita e darci coraggio.

“Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato”.
Papa Francesco ha svolto la sua omelia, partendo da questa affermazione di Pietro e Giovanni, tratta dagli Atti degli Apostoli, nella Prima Lettura.

Parlare con franchezza, senza timore
Il Pontefice rammenta che Pietro e Giovanni, dopo aver compiuto un miracolo, erano stati messi in carcere e minacciati dai sacerdoti di non parlare più in nome di Gesù, ma loro vanno avanti e quando tornano dai fratelli li incoraggiano a proclamare la Parola di Dio “con franchezza”. E, chiedono al Signore di volgere “lo sguardo alle loro minacce” e concedere “ai suoi servi”, “non di fuggire”, “di proclamare con tutta franchezza” la Sua Parola:

“Anche oggi il messaggio della Chiesa è il messaggio del cammino della franchezza, del cammino del coraggio cristiano. Questi due, semplici – come dice la Bibbia – senza istruzione, hanno avuto il coraggio. Una parola che si può tradurre ‘coraggio’, ‘franchezza’, ‘libertà di parlare’, ‘non avere paura di dire le cose’ … E’ una parola che ha tanti significati, nell’originale. La parresìa, quella franchezza … E dal timore sono passati alla ‘franchezza’, a dire le cose con libertà”.

Francesco si è poi soffermato sul brano del Vangelo odierno che racconta il dialogo “un po’ misterioso fra Gesù e Nicodemo”, sulla “seconda nascita”, sull’“avere una nuova vita, diversa dalla prima”.

Annunciare Cristo, senza fare “pubblicità”
Il Papa sottolinea che anche in questa storia, “in questo itinerario della franchezza”, il “vero protagonista” è “proprio lo Spirito Santo”, “perché è Lui l’unico capace di darci questa grazia del coraggio di annunciare Gesù Cristo”:

“E questo coraggio dell’annuncio è quello che ci distingue dal semplice proselitismo. Noi non facciamo pubblicità, dice Gesù Cristo, per avere più ‘soci’ nella nostra ‘società spirituale’, no? Questo non serve. Non serve, non è cristiano. Quello che il cristiano fa è annunziare con coraggio e l’annuncio di Gesù Cristo provoca, mediante lo Spirito Santo, quello stupore che ci fa andare avanti”.

Il vero protagonista di tutto questo, ha ripreso, è lo Spirito Santo. Quando Gesù parla sul “nascere di nuovo”, ha detto, ci fa capire che è “lo Spirito che ci cambia, che viene da qualsiasi parte, come il vento: sentiamo la sua voce”. E, ha proseguito, “soltanto lo Spirito è capace di cambiarci l’atteggiamento”, di “cambiare la storia della nostra vita, cambiare la nostra appartenenza”.

Il coraggio, una grazia che viene dallo Spirito Santo
E’ lo Spirito, ha ripreso, “a dare questa forza a questi uomini semplici e senza istruzione” come Pietro e Giovanni, “questa forza di annunziare Gesù Cristo fino alla testimonianza finale: il martirio”:

“Il cammino del coraggio cristiano è una grazia che dà lo Spirito Santo. Ci sono tante strade che possiamo prendere, anche che ci danno un certo coraggio. ‘Ma guarda che coraggioso, la decisione che ha preso! E guarda questo, guarda come ha fatto bene questo piano, ha organizzato le cose, che bravo!’: questo aiuta, ma è strumento di un’altra cosa più grande: lo Spirito. Se non c’è lo Spirito, noi possiamo fare tante cose, tanto lavoro, ma non serve a niente”.

La Chiesa, ha soggiunto Francesco, dopo Pasqua “ci prepara a ricevere lo Spirito Santo”. Per questo, è stata la sua esortazione finale, adesso, “nella celebrazione del mistero della morte e della Risurrezione di Gesù, possiamo ricordare tutta la storia di Salvezza” e “chiedere la grazia di ricevere lo Spirito perché ci dia il vero coraggio per annunciare Gesù Cristo”.
(Da Radio Vaticana)

domenica 12 aprile 2015

Il Genocidio Armeno : 100 anni di silenzio

Il Genocidio Armeno: 100 anni di silenzio”, parlano gli ultimi sopravvissuti
Novità in libreria.

“Il genocidio Armeno: 100 anni di silenzio. Lo straordinario racconto degli ultimi sopravvissuti” (Arkadia Editore, 2015). 
Un libro di Alessandro Aramu, Gian Micalessin, Anna Mazzone. 
Foto di Romolo Eucalitto. 
Prefazione di Raimondo Schiavone. 
Scritti di Giancarlo Pagliarini, Suren Manukyan (vice direttore del Museo del Genocidio Armeno a Yerevan), Sargis Ghazaryan (ambasciatore della Repubblica di Armenia in Italia) e Hovakim Manukyan (Direttore dell’Ufficio per le questioni ecclesiastiche della Santa Sede di Etchmiadzin). 

Il libro uscirà in tutta Italia il prossimo 1 aprile ed è promosso dal Centro Italo Arabo Assadakah con la collaborazione dell’Ambasciata della Repubblica di Armenia in Italia e dall’agenzia di stampa nazionale Armenpress.

La notte del 24 aprile 1915 iniziava l’orrendo e sistematico sterminio del popolo armeno nei territori dell’Impero ottomano da parte dei turchi musulmani. 
In un solo mese, più di mille intellettuali, tra cui giornalisti, scrittori, poeti e perfino delegati al Parlamento furono deportati verso l’interno dell’Anatolia e massacrati lungo la strada. 
Nelle marce della morte, centinaia di migliaia morirono per fame, malattia o sfinimento. 
Alla fine gli armeni cristiani massacrati furono circa un milione e mezzo.

A distanza di 100 anni da quel genocidio, il primo del secolo scorso, un giornalista italiano, Alessandro Aramu, e un importante fotografo di cinema, Romolo Eucalitto, incontrano a Yerevan, la capitale armena, gli ultimi sopravvissuti di una tragedia che la Turchia ancora oggi si rifiuta di riconoscere. 
Una testimonianza straordinaria, con una ricca documentazione fotografica, da parte di chi ha vissuto in prima persona le persecuzioni, le violenze e l’esilio forzato, lontano dalla patria negata. 
Un reportage che dal passato arriva fino ai giorni nostri, per comprendere come l’Armenia contemporanea, attraverso le nuove generazioni, affronti la sfida della memoria condivisa come elemento di identità e di appartenenza a un popolo.

Oggi gli armeni rischiano di subire un nuovo genocidio in Medio Oriente da parte dei fondamentalisti islamici dell’ISIS. 
Nella seconda parte del volume, Gian Micalessin, inviato di guerra de Il Giornale, racconta la sua esperienza in Siria, con una serie di reportage dalle città di Aleppo e Qamishli dove i cristiani patiscono più di altri la furia di una violenza che ha radici lontane. 
Il saggio vede la partecipazione di giornalisti, storici e intellettuali italiani e armeni, tutti impegnati a raccontare un secolo di storia del genocidio dimenticato. 
Infine la contemporaneità del Nagorno Karabakh e le tensioni tra Armenia e Azerbaigian in uno scritto della giornalista Anna Mazzone.


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Centro studi Giuseppe Federici -  
Per una nuova insorgenza


sabato 11 aprile 2015

Gli Jihadisti e il Nuovo Ordine Mondiale insieme per favorire l’Anticristo

Gli jihadisti sanno bene che il Nuovo Ordine Mondiale è un’organizzazione anticristica ( a favore cioè dell'Anticristo e dei suoi adepti) per questo  dirigono i loro attacchi  esclusivamente contro i Cristiani.
Gli jihadisti tuttavia non sono riusciti a richiamare l'attenzione dell’opinione pubblica globale sulla recente strage all’Università di Garissa in Kenya. 
Per quell'orrendo massacro di giovani studenti cristiani infatti non sono riusciti a portare lo stesso sdegno massmediatico tra i leader occidentali come era invece avvenuto in occasione dell’omicidio dei vignettisti Charlie Hebdo. 
Per l'eccidio degli studenti in Kenia non è stata scatenata l'esplosione di grida e dei manifesti a cui gli intellettuali , sia di sinistra e di destra, ci avevano abituato; e nemmeno le  grandi proteste di massa con manifesti di solidarietà ("Je suis questo o quello") …
È probabile, invece, che nello stesso momento in cui giovani cristiani keniani venivano massacrati “La Metropolitana di Parigi” ordinava la rimozione dei manifesti di una normalissima pubblicità di un Concerto che questa volta aveva il grande torto di avere come protagonisti tre sacerdoti cattolici.
Si trattava difatti del celebre gruppo canoro Les Pretes ( se andiamo di questo passo dovrebbe essere censurato anche Antonio Vivaldi il prete rosso … N.d.R.) che si era nobilmente reso disponibile a destinare ai "cristiani d'Oriente"  i proventi del Concerto .
"Ovviamente" l’iniziativa è stata duramente cassata dai solerti dirigenti della “Metropolitana di Parigi” che ha fatto rimuovere tempestivamente i manifesti cercando di giustificare quell'atto con la fatua motivazione che sarebbe stata violata "laicità" [laicità]. Una scusa davvero demenziale, perché dare soldi a chi ne ha bisogno non significa fare una professione di fede né proselitismo.
Il provvedimento repressivo e antiliberale della Metropolitana di Parigi si commenta da se’ perchè la "laicità" è l' immagine eloquente dello spettro che tormenta tutti i neo-pagani occidentali.
Già … il mondo occidentale che riconosce un solo valore, al limite del ridicolo : la “laicità” della società.
Tutti gli attuali politici sono guardie fidate della laicità e delle povere marionette al servizio del Nuovo Ordine Mondiale il cui  vero nemico (come sempre) è il Cristianesimo. 
La distruzione del cristianesimo ( la caduta della Chiesa Cattolica)  deve essere raggiunta con l'ausilio di tutti i mezzi, compreso l'uso del terrore islamico, che può spingere molti verso l'apostasia per paura.
A soffrire per gli effetti del Nuovo Ordine Mondiale sono le masse dumbed-down: folle di pagani (nel doppio senso della parola) che hanno smesso di credere in Dio; mandrie di sempliciotti che il Nuovo Ordine Mondiale allatta  di imposte (al fine di finanziare la sua usura).
Queste mandrie di illusi, pensano che le religioni (al plurale) sono una calamità e che debbono essere ripudiate, in quanto impediscono l'avvento delle luci a gas di Lady Ragione e l’abbondante banchetto di Miss Democrazia, sua figlia licenziosa e beffarda.
Lasciateci inoltre ribadire che gli jihadisti - sono del tutto consapevoli del fatto che il Nuovo Ordine Mondiale è anticristico e anticristiano, per questo non dirigono i loro attacchi contro le organizzazioni e le autorità, ma contro i cristiani puntando le loro armi automatiche contro le chiese Cattoliche o Ortodosse, o le Università dove sanno studiano i cristiani . 
Con questo, si è ancora una volta chiarito che la follia jihadista ed occidentale hanno un’unica "equidistanza" , una strategia e un nemico comune: il cristianesimo, entrambi sono guidati dalla stessa “luce”, quella “luce” che, nelle parole di Chesterton : "has never darkened; a white fire clinging to that group like an unearthly phosphorescence, blazing its track through the twilights of history:... the halo of hatred around the Church of God".

Liberamente tratto dall’Articolo EQUIDISTANCE pubblicato su Rorate Caeli