venerdì 24 maggio 2013

Epitaffio di P.Maggi per don Gallo : “ la pace divina non fa per te, continua a rompere le scatole !”


Padre Alberto Maggi ( dei Servi di Maria) ha  salutato la dipartita da questa terra del Confratello nel Sacerdozio don Andrea Gallo con queste parole : “Caro don Andrea, per tutta la vita sei stato sempre un gran rompiscatole, sempre sopra le righe, hai disturbato tutti, sei stato l'avvocato delle cause perse, sempre dalla parte degli sfigati, dei perdenti. Per trovarti bastava cercare tra i rifiuti della società, e tu lì eri sempre presente. Ti prego, la pace divina non fa per te, continua a rompere le scatole, specialmente a quelli che con ancora il tuo cadavere caldo hanno già cominciato a imbalsamarti profumandoti d'incenso, tentando di trasformarti in un santino in più da aggiungere alle pie cianfrusaglie religiose. Amen
La prima parte dell’epitaffio maggiano è applicabile a milioni di Sacerdoti e di Religiosi di ogni epoca che per tutta la vita hanno servito, nell’umile nascondimento , Gesù nei fratelli più bisognosi e sofferenti.
Caro Don, Caro Padre : “per tutta la vita sei stato sempre un gran rompiscatole, sempre sopra le righe, hai disturbato tutti, sei stato l'avvocato delle cause perse, sempre dalla parte degli sfigati, dei perdenti. Per trovarti bastava cercare tra i rifiuti della società, e tu lì eri sempre presente” .
La frase è anche degna corona per coloro che hanno accettato il martirio a causa della fedeltà alla Dottrina e alla Liturgia Cattolica. Sofferenze inflitte dalle  lobby, mafiose clerical - laiciste (un coktail di istituzioni opposte unite in un perverso pactum sceleris ) .
Caro Padre, caro Reverendo, caro Monsignore, cara Eccellenza : “per tutta la vita sei stato sempre un gran rompiscatole, sempre sopra le righe, hai disturbato tutti, sei stato l'avvocato delle cause perse, sempre dalla parte degli sfigati, dei perdenti. Per trovarti bastava cercare tra i rifiuti della società, e tu lì eri sempre presente”.
Qualche devoto fedele ha già consegnato alla Storia i nomi degli Uomini di Chiesa morti a per la buona causa della fede e della liturgia : essi che combatterono con il Rosario in mano fino all’ ultimo respiro contro i pericoli di una chiesa che qualcuno voleva mondanizzata saranno ricordati in eterno nel Cuore Sacerdotale di Cristo Signore !
Quanto alla povertà , ad essere “rompiscatole” , a perseverare cocciutamente nella fedeltà all’ideale, contro ogni logica affaristica o carri eristica umana i tradizionalisti non sono secondi a nessuno tant’è che essi, votati preventivamente al martirio, sanno che ogni ipotesi di “carriera” o di ricevere un semplice sorriso episcopale , è bloccata “sine die” a causa delle loro scelte !
L’ultima parte dell’epitaffio di P.Maggi : “Ti prego, la pace divina non fa per te, continua a rompere le scatole…” mi inquieta un po’…
Com’ è recentemente avvenuto in occasione della morte di un grande uomo di chiesa mi preoccupano assai i “ fedeli seguaci” che come in un gioco da prestigio tirano fuori dal cappello gli scritti , ovviamente non controllabili nella loro autenticità, dei defunti …
Sull’esempio della vita semplice di don Gallo ci auguriamo che tante inutili e costose strutture curiali, vaticane o locali, cessino la loro inutile esistenza : non tanto le Diocesi italiane debbono essere ridotte, con sicuro danno della qualità della vita religiosa e delle vocazioni sacerdotali, quanto gli uffici e gli incarichi curiali debbono far posto all'esempio della feconda pastoralità dei Santi di ogni epoca !
Preghiamo infine per don Andrea Gallo perchè il Signore gli doni il riposo eterno !

Andrea Carradori



giovedì 23 maggio 2013

Una "femen" ha compreso "che il vescovo stava pregando per lei e per le sue amiche"


... intervistata a una radio francese una delle FEMEN ha dichiarato di essere rimasta sconcertata vedendo di fronte alla lora aggressività Mgr Leonard (Arcivescovo di Bruxelles, Belgio) mantenere la calma.
Sorpresa, la ragazza diceva di aver capito che il vescovo stava pregando per lei e per le sue amiche...
Il Vescovo di Bruxelles ha fortemente colpito tutte le persone del pubblico presenti all'incontro organizzato dall'Università Libera di Bruxelles (nota tralaltro per la sua ostilità contro la Chiesa.)

Costantino nell'arte medievale dell'Occidente


Lo studio delle fonti ha messo in luce come Costantino fosse un personaggio leggendario già al tempo del suo biografo, Eusebio. 
Nel Medioevo, però, oltre ad essere simbolo di potere e strumento di propaganda dell’immagine del Papa, diviene anche l’archetipo dell’ideologia imperiale, un modello imitato da Carlo Magno in poi. Se ne può trovare un esempio nel Triclinium Leonianum, a ridosso della Scala Santa, a Roma, dove sull’arco trionfale c’è una corrispondenza tra Pietro e Cristo, di cui è vicario, tra Leone III e Pietro, di cui è successore, e infine tra Carlo Magno e Costantino, evocato in un’ottica di continuazione del potere imperiale.
Restando sempre sul piano dell’arte figurativa, Gigliozzi fa notare che la vita dell’Imperatore viene sintetizzata in poche immagini chiave, riprodotte per secoli in formule iconografiche sostanzialmente fisse. 
Tra le iconografie simbolo: l’imperatore cristiano; l’imperatore che presiede il Concilio di Nicea; il santo, proprio dell’arte bizantina. Sono molto diffuse, soprattutto in Cappadocia, le immagini di Costantino e della madre Elena associate alla Santa Croce. 
I due compaiono su oggetti legati al culto della Croce, che la tradizione narra sia stata ritrovata da Elena: trittici, monete apotropaiche, reliquiari, come il famoso Trittico di Stavelot realizzato da Godefroid de Huy, alla metà del XII secolo, per l’abate Wibald.
Il cavaliere è un’altra immagine ricorrente. La versione equestre costantiniana viene abbinata spesso al tema della calcatio, cioè del cavaliere a cavallo mentre schiaccia il nemico, motivo che, in seguito, simboleggerà il tema più generico della vittoria del bene sul male.
La memoria che l’arte medievale conserva di Costantino è legata inoltre a due cicli narrativi principali: la Croce Santa, di cui già si è detto, e il mito del Battesimo dell’Imperatore da parte di Silvestro. Quest’ultima leggenda è narrata nell’Actus Silvestri, testo agiografico anonimo elaborato in un periodo di crisi dell’impero, il V secolo, segnato dalla progressiva sostituzione del potere papale a quello imperiale e dalle controversie cristologiche legate alla questione tra ariani e ortodossi.
Come ha fatto notare un dottorando dell’Università Gregoriana, don Stefano Perego, intervenuto nella discussione, accanto al Costantino della storia c’è sicuramente quello ortodosso, il “difensore della verità cristiana” di fronte agli scismi e alle eresie, quali l’arianesimo. 
C’è poi il Costantino “isoapostolo”, canonizzato dalla Chiesa orientale insieme ad Elena. 
Infine, il Costantino di Silvestro: il malato di lebbra, illuminato da un sogno prima di fare una nuova strage degli innocenti, battezzato poi da Silvestro, guarito quindi nel fisico e salvato nell’anima.
Sono questi alcuni dei molteplici volti di Costantino, molteplici come le risonanze che da lui si propagano lungo i secoli per attrarre, come magneti, gli sguardi degli studiosi di tutte le epoche.

martedì 21 maggio 2013

Il Beato Antonio da Amandola " : la chiusura dei conventi ha colpito anche lui"


Il Beato Antonio da Amandola
( Da : Santa Rita, in San Giacomo Maggiore a Bologna, Bollettino Aprile-Maggio 2013 )

E il Beato Antonio d'Amandola? 
Poverino, è stato abbandonato! 
Anzi, poveretti noi che siamo arrivati a tanto! 
Il progetto di chiusura dei conventi ha colpito anche questo importante centro di vita e di spiritualità agostiniani. 
Per qualcuno anche questa è una conquista! 
Ma per altri è una vera insipienza. Una storia che è cominciata nel 1358. 
Era il secolo dell' affermazione della grande santità di S. Nicola da Tolentino e, ad Amandola, sulle pendici dei monti Sibillini, un umile figlio di pastori e montagnoli che aveva avuto la prima istruzione dai Benedettini presenti all'Abbadia di Amandola, avvertito il fascino di Nicola da Tolentino, si fa agostiniano. 
Una lunga vita di preghiera, di silenzio e di penitenza, predicatore che frequenterà anche i conventi della Puglia (Nella chiesa di S. Agostino di Trani c'è ancora una sua immagine che ne ricorda il passaggio - in un alto rilievo - N.d.R), 12 anni a Tolentino, vicino al suo San Nicola come sacrista, e poi di nuovo in Amandola dove costruisce la chiesa, con ancora visibile l'elegante portale e lo svettante campanile, e ove muore, novantacinquenne, nel 1450. 
La sua santità emula di quella del taumaturgo di Tolentino lo rese famoso in tutte le Marche dove, quasi tutte le chiese agostiniane, ne avevano una effige venerata. 
Figura tra i primi santi pellegrini a Loreto e, recentemente, la sua immagine è stata collocata nel Santuario Mariano de l'Ambro. Anche nell'isola di Gozo-Malta c'è una sua immagine. 
Grazie a lui Amandola fu, ed è, un centro di spiritualità per tutta la zona dei monti Sibillini.
Una devozione popolare intensa e continuata fino ad oggi, come dimostrano le due affollate feste, quella invernale con la frequentata Novena e quella estiva di fine agosto.
Da qualche anno la premura dei Padri Agostiniani (specialmente del Padre Agostino Vita, col sostegno dei devoti amandolesi e l'intervento dei vari Conventi della Provincia Agostiniana Picena, gli ha dedicato una nuova e bella Cappella nella quale si conserva il suo venerato e incorrotto corpo.
La gente di Amandola, lungo le generazioni, racconta tanti fatti della loro devozione e della protezione ricevuta dal Beato (lu beatu Antoniu Santu come affettuosamente lo citano). 
Tutt'ora si fa la processione, a piedi, prima della festa estiva, al luogo che ricorda la sua casa natale sui Sibillini.
Attorno alla comunità è fiorita una ancor fervida confraternita iniziata dal B. Antonio e dedicata alla Madonna del Soccorso e a San Nicola da Tolentino.
Amandola ha dato sempre vocazioni agostiniane, negli ultimi settantanni tre confratelli e cinque monache di vita contemplativa che sono state la benedizione del Monastero Corpus Domini' di Cento (FÉ). 
Ad Amandola gli agostiniani fino a sessantanni fa vivevano l'esperienza della mendicità, andavano per le montagna tra contadini e pastori a raccogliere, grano, formaggio, lana.., e quando, quella buona gente, vedeva una tonaca agostiniana l'accoglieva dicendo: ecco lu beatu Antoniu santul 
E il P. Vita raccontava che, a volte, era accolto con la recita di una filastrocca popolare che narrava la storia del B. Antonio, dispiaciuto di non averla registrata. 
Negli anni 1889-90, nel rischio di mancanza di frati da inviare ad Amandola, intervenne direttamente il P. Generale Sebastiano Martinelli e, pur di salvare quella significativa presenza, inviò il celebre P. Nicola Concetti appena rientrato dall'Ecuador, temporaneamente occupato a Malta, e fu una scelta provvidenziale perché, nonostante che vi rimanesse per parecchio tempo solo, con il titolo di Priore (e gli amandolesi poi, anche quando i frati furono in più, li continuarono a chiamare li prio¬ri), inaugurò la più bella stagione della presenza agostinaiana ad Amandola fino ai tempi del P. Agostino Vita, anche lui molto benemerito per il convento e il culto al Beato.
Il P. Concetti, in quei tempi difficili della prima emigrazione dei marchigiani in America, aiutò molti poveri contadini ad emigrare con il de¬naro del B. Antonio raccomandandone la devozione. 
Nella seconda metà del secolo XIX il Provinciale Piceno P Luigi Mattioli, nei suoi documenti rivolti alla comunità di Amandola, parla sempre del "Santuario" di quel convento. Una storia insomma di tutto rispetto, per chi la conosce la sa anche valutare; molti di noi siamo testimoni oculari dell'inci-denza spirituale del Beato in Amandola e in tutta la zona dei Sibillini tanto che il Beato risulta il più popolare e venerato di tutti i Beati dell'Ordine. 
I tempi sono difficili e purtroppo si chiudono i conventi e alcune soluzioni, troppo affrettate, lascerebbero pretendere che chiudendo indiscriminatamente i conventi si salva l' Ordine. 
Così si è voluto chiudere anche il Convento-Santuario di Amandola. Ma nel caso di Amandola è sfuggita una cosa troppo importante. Sappiamo quanto è bello e significativo per un Ordine avere una beatificazione. Ma quando si chiude un Convento, che è anche Santuario riconosciuto, con la presenza molto venerata di un nostro riconosciuto esempio di santità, è come estromettere dall'Ordine tale testimo¬ne, come se a noi non ci interessasse più. Stando così le cose non so come potremo pretendere che il Signore ci mandi nuove vocazioni se quelle anti¬che, le meglio riuscite e che sono ancora per tutta la Chiesa un patrimonio e uno stimolo, noi le mettiamo fuori. Ci sarà il perdono di Dio e del Beato per questo grave errore? 
Noi, a Bologna, nella Chiesa di S. Giacomo Maggiore abbiamo, dal 1874, su un altare una venerata immagine del Beato; da parte nostra ci sentiamo ancor più impe-gnati a lasciare accesa questa lampada sul moggio perché faccia ancora luce. 
Abbiamo del Beato molte memorie nel nostro Archivio, tra l'altro il più antico santino a stampa. Ma oltre questo ci preme vivere e promuovere il nostro carisma onorando e riconoscendo tutti i nostri Santi e Beati che costituiscono la firma di Dio sulla nostra storia e la nostra spiritualità. ( Bollettino Agostiniano sopra citato )

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LA PROFANAZIONE DEL CORPO INCORROTTO AD OPERA DEI RIVOLUZIONARI FRANCESI
… nel 1785 che si fece una ricognizione canonica per coprire di nuove vesti il beato. In tale occa¬sione il corpo fu osservato e toccato con cura e venerazione in tutte le membra e il verbale ce lo descrive « pieno, carnoso, molle, cedente, contrattabile e tremulo... come in un corpo vivente ».
Ma l'incorruzione e la consistenza di quelle sacre spoglie fu sperimentata da una prova ben altrimenti macabra e drammatica in una profanazione perpetrata dai soldati francesi l'I 1 giugno 1798. Erano soldati esasperati nella lotta contro bande partigiane forse organizzate da preti ( i gloriosi Insorgenti Marchigiani !!! N.d.R.)
Concentratisi nelle alture, avevano sbaragliato i partigiani a Rustici. Questi ripararono dentro Amandola, ma anche i Francesi vi entrarono e fecero una feroce rap¬presaglia. Un gruppo di soldati del Generale Lahure si acquartierò nel convento agostiniano. 
La sera, forse anche fradici di vino, dopo aver fatto man bassa, com'eran soliti, di tutti gli oggetti di valore, spaccarono l'urna del beato, ne estrassero il corpo, lo spogliarono nudo e lo issarono faticosamente su un pulpito che era sulla sinistra; poi lo avvolsero di un manto rosso e lo insultarono sacrilegamente tra un baccano d'inferno, mentre l'organo strimpellava a tutto vapore la Marsigliese.
E' triste questa scena e mostra che nessun po¬polo ha vomitato del tutto la giungla da cui proveniamo.Ma l'abbiamo voluto ricordare per sottolineare quanto questo corpo sia ancora consistente nella sua incorruzione per un dono di Dio che vuole far risplendere la santità del beato Antonio. ( P.Federico Cruciani OSA . Il Beato Antonio da Amandola : profilo storico e di preghiera. Tolentino, 1975)

Il Responsorio per la Festa del Beato Antonio da Amandola
(La prima strofa cita il miracolo quando il frate Agostiniano fu assegnato al convento della sua patria nel 1400 – all’età di 45 anni – al suo apprestarsi tutte le campane della città suonarono da sole per festeggiare l’umilissimo e nascoso fraticello assente da Amandola da oltre dieci anni)

Antonium ab Amandula
Eja rogate populi
Quem sacra tintinnabula
Sponte sonora praedicant 

Hic vitae reddit mortuos
Hic praece fugat demones
Hic imperat languoribus
Hic fausta cuncta exibet

Antonium ab Amandula … 

Si tellus acquis indiget
Repente pluviam impetrat
Si solis radios exigit
Statim serenum promovet

Antonium ab Amandula … 

Ad hunc omnesconfugite
Qui dona coeli poscitis
Huius rogatu quilibet
Reportat quidquid flagitat

Antonium ab Amandula …
Gloria Patri et Filio Et Spiritui Sancto...

Per vedere il bel Santuario cliccare QUI

lunedì 20 maggio 2013

"Andare all’incontro con tutti, senza negoziare la nostra appartenenza" ( Papa Francesco 18-05-2013)


L’informazione “guidata”  impone sempre delle chimere, dei clichès, delle aspirazioni collettive che si insinuano nel cuore dell’uomo determinando i comportamenti sia dei singoli individui che delle masse.
Alcuni ( anziani ) chierici che non hanno fatto nulla per scongiurare le dimissioni di Benedetto XVI ( anzi …) cercano ora di fornire delle interpretazioni pittoresche tramite dei maschi e virili suggerimenti, di cui sono naturali portatori, ricorrendo alle fantasie più esasperate, alle calunnie che il Papa ha fortemente condannato : « Disinformazione, diffamazione e calunnia sono peccato... dire soltanto la metà che ci conviene», o raccontare per «rovinare la fama di una persona», o «dire cose che non sono vere»,  quindi «ammazzare il fratello» concetto che Benedetto XVI nel 2009 aveva direttamente girato alla riflessione dei Vescovi.
Per gli attivi chierici come per tutti noi – cristiani di strada lontani dalle performances vaticane - si abbatte sulle nostre coscienze l’inesauribile eloquio di Papa Francesco che determina un iper dosaggio adrenalitico, con conseguente aumento della frequenza cardiaca.
Essendo tutti peccatori abbiamo l'umana paura di sentirci coinvolti nella volontaria indefinitezza delle quotidiane battute papali tant’è che i prelati , colpiti da istantanee manifestazioni di iperidrosi, si asciugano frequentemente la fronte bagnata mentre preti e fedeli sprofondano, ma solo per qualche secondo, nel mutismo.
Quasi modo geniti infantes
E’ il nostro stesso ego, punzecchiato dalle provocazioni papali, a farci sentire bambini bisognosi di perdono .
Ci immedesimiamo negli Apostoli che l’un l’altro, durante l’ultima cena domandavano al Divin Maestro : “ sono forse io Signore?” in risposta alla terribile affermazione di Gesù : “ uno di voi mi tradirà”.
C’è la risposta concreta, alle quotidiane “provocazioni” di Papa Francesco oppure le parole del Pontefice hanno il solo scopo di scuotere le nostre coscienze per migliorarne la spiritualità?
E’ dato di assistere ad un fenomeno assai raro : la moltiplicazione ( la magia non c’entra nulla) degli sms, dei messaggi e delle email di tanti sacerdoti e fedeli che si chiedono “ A chi si riferisce il Papa ? Ce l’ha forse con noi o con il nostro gruppo ” ?
La speranza cristiana, che alberga nei nostri cuori ci dice che prima o poi il Papa dovrà lenire, in nomine caritatis, le ipertensioni dei Suoi sudditi, già duramente provati a causa dei recenti, indigeribili traumi ecclesiali stati provocati dai violenti giacobini .
Apprendiamo dalla stampa "guidata" che tal Beppe Grillo che, ignorando la storia di 2013 anni di cristianesimo, ha “scoperto”  che un Papa “è diventato qualunquista e un po' populista, - perchè -  dice di pensare agli ultimi e non alle banche” …
Noi , come credenti, continuiamo a confidare nella grazia che lo Spirito Santo effonde soprattutto sul Successore di Pietro che al pari dei Santi missionari ci esorta  : “Per annunciare il Vangelo sono necessarie due virtù: il coraggio e la pazienza. Loro [i cristiani che soffrono] sono nella Chiesa della pazienza. Loro soffrono e ci sono più martiri oggi che nei primi secoli della Chiesa; più martiri! Fratelli e sorelle nostri. Soffrono! Loro portano la fede fino al martirio. Ma il martirio non è mai una sconfitta; il martirio è il grado più alto della testimonianza che noi dobbiamo dare. 
Noi siamo in cammino verso il martirio, dei piccoli martìri: rinunciare a questo, fare questo… ma siamo in cammino. E loro, poveretti, danno la vita, ma la danno – come abbiamo sentito la situazione nel Pakistan – per amore a Gesù, testimoniando Gesù. Un cristiano deve sempre avere questo atteggiamento di mitezza, di umiltà, proprio l’atteggiamento che hanno loro, confidando in Gesù, affidandosi a Gesù. non dimenticate: niente di una Chiesa chiusa, ma una Chiesa che va fuori, che va alle periferie dell’esistenza. Che il Signore ci guidi laggiù.

Andrea Carradori






giovedì 16 maggio 2013

Papa Francesco, le “sovrastrutture” e il flash mob dei ragazzi russi

video

Ieri sull’ottimo Cantuale Antonianum ho letto un articolo dedicato al “ grande pianista e compositore russo Sergei Rachmaninoff nacque nel 1873 e morì nel 1943. Il 2013 segna perciò il 140° della sua nascita e il 70° della morte”.
Il post si concludeva con un video improvvisato : “Lo scorso aprile i ragazzi del Coro Accademico dell'Università di Petrozavodsk, in gita scolastica a Barcellona, stavano visitando il Museo Nazionale d'Arte di Catalogna (da consigliare, tra l'altro, per l'incredibile collezione di affreschi staccati da chiese romaniche). Arrivati nella grande sala con la cupola (quella dove ci si può riposare su comodissimi divani mentre si guarda in alto agli affreschi...), gli attenti studenti russi si sono accorti della splendida acustica e hanno improvvisato un flash mob con l'Ave Maria di Rachmaninoff”.
Prima ancora di addentrarmi in commosse e plaudenti considerazioni educativo- musicali sull’esecuzione mi è venuta in mente una frase che il Beato Giovanni Paolo II ha rivolto nel 1980 ( c'era ancora la dittatura comunista ) ai membri del Sinodo dei Vescovi Ucraini : « fedeltà alla propria fede, all' attaccamento al proprio rito, alle antiche tradizioni, in una parola alla propria identità spirituale ».
Tra i tanti irrinunciabili motivi che abbiamo di mantenerci fedeli alla Tradizione della Chiesa è che in essa noi troviamo e viviamo appieno la nostra identità religiosa e culturale.
Troppi sono stati gli attacchi alla nostra identità spirituale da parte del mondo secolarizzato, che ha il dio-danaro come unico padrone, e all'interno della Chiesa post-conciliare  dagli irresponsabili “novatori”  camuffati da “liturgisti”.
La disgregazione dell’identità tradizionale dei cattolici, e fra cui l’enorme patrimonio culturale e artistico , non può essere valutata neppure per le istituzioni civili e laiche come “ mors tua , vita mea”!
Quanti sono stati gli appelli, inascoltati, alla gerarchia all’unisono da parte dei credenti e degli onesti operatori culturali e sociali di non voler recidere la nostra spiritualità, la cultura e l’arte proscrivendo quella Liturgia che di esse è sorgente ed alimento !
La pesante responsabilità della gerarchia cattolica, che ha obiettivamente mancato di carità nei confronti dei fedeli che si rifiutavano di buttare , come fosse un inutile fardello, ogni residuo della Tradizione nel nome dell’« aggiornamento e della pastoralità » ha provocato anche l’impressionante caduta in basso della cultura e dell’educazione giovanile.
La fedeltà ai riti e alle antiche tradizioni costituisce la nostra « identità spirituale » : l’unica difesa
di fronte alle tante insidie presenti nel mondo odierno.
In tempo di crisi economica, provocata “ad hoc” dai soliti potentati, sono sempre più numerose le istituzioni “laiche” che apertamente confidano che la “ DIGA- CHIESA” possa tenere.
Ormai i più onesti spiriti “laici” sanno che non è più tempo di pensare alla “mors tua, vita mea”… perché è in gioco la sopravvivenza di larga parte dell’umanità.
Dobbiamo esprimere la nostra « identità spirituale » nella fedeltà alla fede, alle antiche tradizioni e ai riti trasmessici dai nostri padri come stanno facendo, in larga parte, le istituzioni religiose e civili russe.
Riflettiamo : all’interno di un Museo, durante una gita scolastica il Direttore e i ragazzi del Coro Accademico dell'Università di Petrozavodsk hanno “improvvisato” l’esecuzione di un capolavoro della musica sacra ortodossa .
Non è forse la splendida proclamazione della Fede e dell' « identità spirituale » nell'arte che vale più di tanti discorsi ?
Quando le parole tacciono, diceva un vero liturgista sopravvissutto agli scempi post-conciliari, parla la Liturgia !
I giovani russi hanno cantato la fede e l'eccelsa tradizione musicale legata alla Liturgia ! 
Non vogliamo neppure ipotizzare cosa avrebbero eseguito i nostri ragazzi, anche se allievi di un Conservatorio Statale di Musica … ( ammesso che fossero riusciti nell’intento : “No, cantiamo questo. No, cantiamo quello…) …
Papa Francesco pochi giorni fa ai Vescovi pugliesi ha detto : “che è importante che noi viviamo il rapporto con la liturgia e con la fede con semplicità e senza sovrastrutture”.
Per molti fedeli le “sovrastrutture” sono le costose kermesse che la Gerarchia impunemente propone ai giovani nelle Agorà, nei Congressi d’ogni tipo, nelle GMG facendoli ingozzare di banalità e di cretinerie “alla moda” con la vana speranza di poterli tenere uniti attorno alla Croce.
Cari Vescovi, cari “esperti” di comunicazioni sociali e di “nuova evangelizzazione” guardate e riguardate il video girato a Barcellona : non è forse  una mirabile testimonianza di fede ?

Andrea Carradori







martedì 14 maggio 2013

Il Pontificato di Papa Francesco consacrato alla Vergine di Fatima


Il Cardinale Patriarca di Lisbona, José Policarpo, ha consacrato ieri a Fatima il Pontificato di Papa Francesco alla Vergine Maria, secondo quanto richiesto dallo stesso Pontefice. 
Lo riferisce l’agenzia cattolica portoghese Ecclesia. 
All’avvenimento, nel 96.mo anniversario delle apparizioni della Madonna ai tre pastorelli, hanno preso parte quasi 300 mila fedeli. In un messaggio letto, nell’occasione, dal vescovo di Leiria-Fatima, mons. Antonio Marto, Papa Francesco ha espresso “la sua gratitudine per l’iniziativa e il suo profondo riconoscimento per l’esaudimento del suo desiderio”. 
Il Papa si è unito in preghiera con tutti i pellegrini di Fatima, “impartendo di tutto cuore la sua benedizione apostolica”. (A.G.)

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