martedì 23 agosto 2016

Don Morselli: "Bisognerebbe fare vescovo l’imam di Lecce, ha compreso lui più di tanti prelati nostrani"

Bene ha scritto Rodolfo de Mattei " L’Islam suona la sveglia all’Occidente mettendone a nudo le intrinseche fragilità ed evidenti contraddizioni
Negli ultimi mesi, l’Europa laica e liberale, di fronte all’intensificarsi dei tragici attentati, dei sempre più massicci flussi migratori provenienti dalle incendiarie coste libiche, in aggiunta agli impietosi dati statistici sul pesantissimo inverno demografico che attende il nostro continente, si è infatti trovata di fronte ad un’accesa e paradossale discussione in merito alla “tollerabilità” di alcuni diritti sociali costitutivi dell’Islam. 
Tra questi, in particolare, il diritto alla poligamia e il diritto ad indossare il cosiddetto “burkini” sulle spiagge europee."
***
Bene ha detto il Teologo don Morselli in una recente intervista che postiamo per intero :
Il teologo don Morselli: “Musulmani a messa? Come dare le perle ai porci”
di Bruno Volpe

Bisognerebbe fare vescovo l’imam di Lecce, ha compreso lui più di tanti prelati nostrani”. 
Lo dice con una punta di tristezza, don Alfredo Morselli, il teologo bolognese di fama, commentando la recente iniziativa che ha visto gli islamici partecipare alle messe cattoliche.

Don Morselli, che cosa ha significato questa iniziativa?

“ Da un punto di vista pragmatico, almeno nelle intenzioni, aveva un valore positivo, era anche comprensibile. 
Si prefiggeva lo scopo di scongiurare il radicamento di certe posizioni e magari smorzare i toni, ma dal punto di vista cattolico, non condivido”.


Perché?

“ Perché abbiamo profanato le messe e le abbiamo dissacrate. 
 Questo è accaduto specialmente dove dall’ambone è stato permesso a musulmani di leggere il Corano, qui siamo al sacrilegio. Come si fa a mettere assieme il vero, cioè la Sacra Scrittura, con quello che è falso per antonomasia, il Corano? 
L’ambone è il luogo deputato esclusivamente alla proclamazione della Parola di Dio. 
Del resto, la presenza di musulmani alla messa non ha senso alcuno perché loro non ci credono, è stato come, lo dico in senso biblico e senza voler offendere nessuno, dare le perle ai porci”.

L’ imam di Lecce non ha partecipato sostenendo che era una sceneggiata e che ci si poteva benissimo incontrare in luoghi diversi…

“ Sono del tutto d’accordo con lui, ha detto una cosa esatta. 
La Chiesa è dedicata con apposito rito alla liturgia cattolica e relativo culto e trovo impropri altri usi. Penso che quell’imam abbia capito molto più di tanti prelati cattolici italiani, bisognerebbe farlo vescovo. 
La possibilità del dialogo esiste sempre, ma senza imbastardirlo con la scelta di luoghi incompatibili e sbagliati”.

Gli islamici alle messe non si sono tolti il loro copricapo, mentre i pontefici in visita alle loro moschee hanno tolto le scarpe in segno di rispetto..

“ Trovo normale che ciò sia avvenuto. 
L’ islamico il berretto non se lo toglierà mai, men che meno in luogo cattolico, per non mostrare sottomissione al Dio che non accetta. 
Noi per loro siamo sempre infedeli da sottomettere costi quello che costi, roba da conquistare con le buone o le cattive”.

Come giudica l’ aver fatto entrare i musulmani alle messe?

“Improvvido e imprudente”.

Il Papa di ritorno da Cracovia sull’ aereo ha detto che anche i cattolici sono stati e talvolta sono violenti…

“ Quello di bacchettare i cristiani e il clero, è divenuto ormai lo sport nazionale e non ci possiamo fare niente. 
Io amo tantissimo questo Papa, sia chiaro. 
Però certe sue dichiarazioni in volo, in tutta onestà, mi lasciano molto perplesso e mi fanno piangere. 
Meglio evitarle”.

Fonte: La Fede Quotidiana

Foto : La Stampa. (Un Sacerdote, non sappiamo chi sia, che contamina la Liturgia in modo tanto mondano come può pensare minimamente di "conquistare" i cuori della sua gente e di "convertire" gli infedeli alla buona novella del Vangelo?)

domenica 21 agosto 2016

Il Papa "la nostra vita non è un videogioco o una telenovela; la nostra vita è seria e l’obiettivo da raggiungere è importante: la salvezza eterna"

PAPA FRANCESCO
ANGELUS
Piazza San Pietro
Domenica, 21 agosto 2016


 
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
L’odierna pagina evangelica ci esorta a meditare sul tema della salvezza. 
L’evangelista Luca racconta che Gesù è in viaggio verso Gerusalemme e durante il percorso viene avvicinato da un tale che gli pone questa domanda: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?» (Lc 13,23). 
Gesù non dà una risposta diretta, ma sposta il dibattito su un altro piano, con un linguaggio suggestivo, che all’inizio forse i discepoli non capiscono: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno» (v.24). 
Con l’immagine della porta, Egli vuol far capire ai suoi ascoltatori che non è questione di numero – quanti si salveranno - , non importa sapere quanti, ma è importante che tutti sappiano quale è il cammino che conduce alla salvezza.
Tale percorso prevede che si attraversi una porta. 
Ma, dov’è la porta? 
Com’è la porta? 
Chi è la porta? 
Gesù stesso è la porta. 
Lo dice Lui nel Vangelo di Giovanni; “Io sono la porta” (Gv 10,9). 
Lui ci conduce nella comunione con il Padre, dove troviamo amore, comprensione e protezione. 
Ma perché questa porta è stretta, si può domandare? 
Perché dice che è stretta? 
È una porta stretta non perché sia oppressiva, ma perché ci chiede di restringere e contenere il nostro orgoglio e la nostra paura, per aprirci con cuore umile e fiducioso a Lui, riconoscendoci peccatori, bisognosi del suo perdono. 
Per questo è stretta: per contenere il nostro orgoglio, che ci gonfia. La porta della misericordia di Dio è stretta ma sempre spalancata per tutti! 
Dio non fa preferenze, ma accoglie sempre tutti, senza distinzioni. 
Una porta stretta per restringere il nostro orgoglio e la nostra paura; una porta spalancata perché Dio ci accoglie senza distinzioni. 
E la salvezza che Egli ci dona è un flusso incessante di misericordia, che abbatte ogni barriera e apre sorprendenti prospettive di luce e di pace. 
La porta stretta ma sempre spalancata: non dimenticatevi di questo.
Gesù oggi ci rivolge, ancora una volta, un pressante invito ad andare da Lui, a varcare la porta della vita piena, riconciliata e felice. 
Egli aspetta ciascuno di noi, qualunque peccato abbiamo commesso, per abbracciarci, per offrirci il suo perdono. 
Lui solo può trasformare il nostro cuore, Lui solo può dare senso pieno alla nostra esistenza, donandoci la gioia vera. 
Entrando per la porta di Gesù, la porta della fede e del Vangelo, noi potremo uscire dagli atteggiamenti mondani, dalle cattive abitudini, dagli egoismi e dalle chiusure. 
Quando c’è il contatto con l’amore e la misericordia di Dio, c’è il cambiamento autentico. 
E la nostra vita è illuminata dalla luce dello Spirito Santo: una luce inestinguibile!
Vorrei farvi una proposta. 
Pensiamo adesso, in silenzio, per un attimo alle cose che abbiamo dentro di noi e che ci impediscono di attraversare la porta: il mio orgoglio, la mia superbia, i miei peccati. 
E poi, pensiamo all’altra porta, quella spalancata dalla misericordia di Dio che dall’altra parte ci aspetta per dare il perdono.
Il Signore ci offre tante occasioni per salvarci ed entrare attraverso la porta della salvezza. 
Questa porta è l’occasione che non va sprecata: non dobbiamo fare discorsi accademici sulla salvezza, come quel tale che si è rivolto a Gesù, ma dobbiamo cogliere le occasioni di salvezza. 
Perché a un certo momento «il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta» (v.25), come ci ha ricordato il Vangelo. 
Ma se Dio è buono e ci ama, perché chiuderà la porta a un certo punto? 
Perché la nostra vita non è un videogioco o una telenovela; la nostra vita è seria e l’obiettivo da raggiungere è importante: la salvezza eterna.
Alla Vergine Maria, Porta del Cielo, chiediamo di aiutarci a cogliere le occasioni che il Signore ci offre per varcare la porta della fede ed entrare così in una strada larga: è la strada della salvezza capace di accogliere tutti coloro che si lasciano coinvolgere dall’amore. 
È l’amore che salva, l’amore che già sulla terra è fonte di beatitudine di quanti, nella mitezza, nella pazienza e nella giustizia, si dimenticano di sé e si donano agli altri, specialmente ai più deboli.


Dopo l'Angelus:

Cari fratelli e sorelle,
mi ha raggiunto la triste notizia dell’attentato sanguinario che ieri ha colpito la cara Turchia. Preghiamo per le vittime, per i morti e i feriti e chiediamo il dono della pace per tutti.
Ave o Maria, …
Saluto cordialmente tutti i pellegrini romani e quelli provenienti da vari Paesi, in particolare i fedeli di Kalisz (Polonia), Gondomar (Portogallo); vorrei anche salutare in maniera particolare i nuovi seminaristi del Pontificio Collegio Nord Americano. Benvenuti a Roma!
Saluto l’Associazione Santissimo Redentore di Manfredonia, i motociclisti del Polesine, i fedeli di Delianuova e quelli di Verona che sono giunti in pellegrinaggio a piedi. Saluto i giovani di Padulle, venuti per un servizio alla mensa della Caritas di Roma.
A tutti auguro una buona domenica. 
E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. 
Buon pranzo e arrivederci!

Fonte : Sala Stampa Vaticana

giovedì 18 agosto 2016

Jesus Wept (Gesù pianse) nel vedere a quale livello è arrivata la società scristianizzata!

Riportiamo dall'autorevole sito Scuola Ecclesia Mater la testimonianza dei nostri fratelli in Cristo di Oklahoma City e di altre località degli USA: l'amore filiale a Nostro Signore Gesù Cristo e alla Sua amatissima Madre ha trionfato sulle forze delle tenebre.
Dalla nostra amata Patria dobbiamo registrare l'ennesimo atto profanante contro una sacra immagine importantissima anche dal punto di vista artistico c'è da chiedersi a quale livello di bestialità sono arrivati i nostri giovani.
Maria , aiuto dei Cristiani, prega per noi!
AC
" Deo gratias. 
L’empio e squallido gesto sacrilego ai danni della Santa Vergine, che doveva svolgersi ad Oklahoma City e per il quale il card. Burke era autorevolmente intervenuto chiedendo pubbliche messe e preghiere di riparazione (v. qui), è stato un flop totale.
Anzi, è riuscito proprio a coalizzare e mobilitare tutti i cristiani, cattolici e non, in una vera e propria “crociata” per pregare in riparazione degli oltraggi contro il Sacratissimo Cuore di Gesù ed in onore della festa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. “Quando si ha tutta la legione romana là fuori, nessuno viene a comprare i nostri biglietti!”, ha detto, in effetti, con disappunto e malcelata rabbia il leader satanista Adam Daniels, che si è trovato davanti al teatro e per tutte le vie della città migliaia di cattolici e cristiani di altre denominazioni.
Migliaia di cristiani (foto 2 ), provenienti da vari Stati americani, hanno marciato pacificamente e pregato nelle chiese con Messe di riparazione e per le vie della città di Oklahoma, riunendosi tutti attorno alla statua intitolata Jesus Wept (Gesù pianse) e portandosi la statua della Vergine di Fatima dinanzi al teatro civico della città dove si è svolto il rito dissacratorio con appena una decina di partecipanti di soliti satanisti invasati (cfr. Satanisti furiosi: l’evento ”messa nera” del 15 agosto è stato un completo flop. Migliaia di cristiani hanno partecipato alle processioni ed eventi di preghiera ad Oklahoma City, in Noalsatanismo,16.8.2016)".

Vicenza, spray su affresco scuola Giotto
Scritte nere vicino a Crocifissione del 1300 (v.foto 1 Ansa)

(ANSA) - VICENZA, 10 AGO - Un grave atto di vandalismo è stato compiuto su un affresco di scuola giottesca risalente al 1320, di autore anonimo, situato a Vicenza nel chiostro del Tempio di San Lorenzo. 
E' stato imbrattato da ignori, presumibilmente alcuni gironi fa, con scritte e simboli tracciati a vernice spray nera. 
Lo scempio interessa la muratura e marginalmente la superficie affrescata dell'opera, collocata in una nicchia alla sinistra della facciata del tempio. 
Il Comune di Vicenza ha presentato una denuncia contro ignoti.
L'affresco raffigura una Crocifissione ed è attribuito a un artista appartenente alla scuola del "giottismo vicentino", movimento di cui fecero parte un gran numero di pittori legati dall'insegnamento e dall'imitazione dei modelli di Giotto.



martedì 16 agosto 2016

Tutto è grazia.Persino lo strazio provocato da settori deviati di questa neo-chiesa pseudo-cattolica

Penso che queste parole che un Fedele ha scritto su un blog autenticamente cattolico non abbiano bisogno di commenti tant'è alto il livello di amore che traspare per la nostra Santa Madre Chiesa!
AC

"Tutto è grazia. Lo scrivo convintamente, senza ironie.

Persino lo strazio di questa neo-chiesa pseudo-cattolica: è necessario che gli scandali avvengano, anche se Gesù non risparmia un esplicito "guai" a chi li provoca.

Rileggiamoci Matteo 24,9-13 o anche 2 Tm 3,1-9 oppure ancora 2 Pt 2 ...

Ci tocca: Dio è paziente e noi, con la carità che è grazia di Dio e nostra comunione con Lui, dobbiamo renderci disponibili a portare il peso della croce, sulla via crucis della Chiesa.

Gesù non è una specie di befana su scopa o babbonatale su slitta , che porta dolciumi...
Gesù non lo si può festeggiare suonando il campanello e dicendo: "dolcetto o scherzetto?".

Gesù, e la Madonna lo sapeva dall'inizio, tanto da essere avvertita della "spada che le avrebbe trapassato l'anima, per corredimere, è "segno di contraddizione" (Lc 2,34-35).

Gesù, carità perfetta, con la grazia di Dio non copre i peccati, ma trasforma i peccatori!
Gesù, verità, smaschera gli inganni del principe del mondo e non lo serve, pur adulato.
Gesù è Dio: la santa messa è l'offerta di un sacrificio di lode, donando a Lui la nostra vita come Lui ha donato la Sua per noi; siamo lì per la comunione, non per "far comunella".

Perchè oggi il katechon non trattiene più questo spirito immondo che signoreggia il mondo?
Perchè chi dovrebbe esercitare il ruolo di katechon non istruisce più il gregge?

Forse perchè è stato tolto di mezzo: 2 Ts 2,6-12
Beh, in tal caso, pur con tutta l'amarezza e il dolore nel vedere devastata -almeno nelle strutture gerarchiche e nelle strutture catechetiche e liturgiche- la Chiesa, nostra madre che ci ha generati alla fede, ci resti il vangelo: non tutto vien per nuocere...

Alzate il capo, la vostra redenzione è vicina! (Lc 21,28).
Restiamo saldi in Cristo (Col 2,7): eu-charis-tici... pregando Dio con la ke-charitomene...

Tutto è grazia, anche se chi pecca e fa mercato del tempio è una dis-grazia..."

sabato 13 agosto 2016

Quarto Pellegrinaggio all'Aurora dell’Assunta a Grottammare Alta, preghiere di esorcismo per il sacrilegio satanico a Oklahoma City (USA)

Quarto Pellegrinaggio all'Aurora dell’Assunta a Grottammare Alta Città di Papa Sisto V. 

Preghiere di riparazione per l'orrendo sacrilegio satanico a Oklahoma City (USA) - v. QUI -

Dal 2013 è stata ripristinata l’antica tradizione del Pellegrinaggio e della Santa Messa all’alba dell’Assunta a Grottammare.
Un'antica usanza che le famiglie facevano, spesso a piedi, dai vari centri del territorio recandosi al Paese alto per poi assistere alla Santa Messa.
Anche quest'anno Lunedì 15 Agosto, Solennità della Santissima Madre di Dio Assunta in Cielo, si svolgerà la processione mariana dalla Chiesa di Sant'Agostino alla Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista in Piazza Peretti nel Vecchio Incasato di Grottammare Alta dove sarà celebrata la Santa Messa Cantata nel venerabile rito romano antico disciplinato dal Motu Proprio Summorum Pontificum in Canto Gregoriano e con i canti tradizionali mariani tanto cari ai fedeli. 
Orario ( Lunedì 15 agosto):
- Piazzale della Chiesa di Sant'Agostino ore 5,10 ritrovo, inizio della Processione Mariana , canto delle Litanie Lauretane .
- Chiesa di San Giovanni, piazza principale, ore 5,45 Santa Messa in canto nel venerabile rito antico preceduta dalle preghiere di riparazione per tutte le cattiverie e i peccati contro Dio ed in particolare per l'atto satanico a Oklahoma City .
Si ringrazia il Rev.do Don Giorgio Carini Parroco di Grottammare Alta, sempre generoso nell'accoglienza e nella carità, e l'Amministrazione Comunale di Grottammare nella persona del Sindaco Dott. Enrico Piergallini che ha concesso il Patrocinio per il Quarto Pellegrinaggio.

( Da MiL Messainlatino.it )

giovedì 11 agosto 2016

L'incenso "indica l’offerta del nostro cuore a Dio come soave sacrificio che ci solleva in adorazione al suo trono"

Postiamo un argomento liturgico molto caro ai Cattolici  : l'incensazione .
I testi rituali riprendono come espressione orante una frase salmodica stupendamente efficace " Dirigatur, Domine, oratio mea, sicut incensum in conspectu tuo. Salga la mia preghiera, Signore, come incenso al tuo cospetto (Salmo 140 [ 141 ] : 2 )".

Incenso come sacramentale della Devozione
di Peter Kwasniewski


San Tommaso d'Aquino, nel quarto libro del suo Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo, afferma: "Le figure che indicano quello che dovrebbe sempre essere fatto non devono cessare, come succede per esempio riguardo l’uso dell’incenso, che simboleggia la devozione [1]”. 
Nel testo citato, San Tommaso sta discorrendo del fatto che la circoncisione sarebbe dovuta cessare una volta che il battesimo subentrò al suo posto, ma quello che mi ha colpito qui è la sua dichiarazione, come dato di fatto, detto senza alcun timore di smentita, che l'uso dell’incenso è proprio uno dei quei segni che saranno sempre utilizzati nei nostri riti, che dovranno sempre essere presenti, dal momento che simboleggia la devozione.


A questo punto del testo, i curatori dell'edizione di Parma dell’Aquinate hanno deciso di inserire una lunga nota, il che è piuttosto insolito. 
Evidentemente hanno pensato che i lettori volessero
sapere quando e come l'incenso venne utilizzato per esprimere devozione:

“nell'antichità, in Italia, l'incenso non fu utilizzato nei riti sacri dei pagani. 
Ognuno era solito offrire agli dei quello che aveva a portata di mano: il miele, il vino, il latte, ma per lo più la frutta o le primizie dei frutti; in seguito divenne abitudine offrire quei prodotti derivanti dai cereali, come farro e Liba (dolci). Tuttavia, dopo che l’incenso cominciò a venire importato dall'Arabia in Grecia e in Italia, nonostante giungesse a Roma con grandi spese, le persone di ogni ceto, anche i più poveri, ne acquistavano facilmente un po' per usarlo come offerta. Il povero offriva tre grani di incenso con le tre dita. 
L'uso di incenso nel culto del vero Dio è estremamente antica. 
Perciò Henry Cannegieter [1691-1770] deve essere biasimato per aver sostenuto le seguenti proposizioni: 
1) I cristiani aborrivano l'uso dell'incenso nei Sacri Riti e nella Santa Messa; 
2) Non si usavano thymiamata (resine composte da incenso) nella Chiesa “primitiva” [2].



Se da una parte Henry Cannegieter mise in dubbio l'uso dell'incenso nella Chiesa antica e nella Santa Messa, considerandolo un abominio, dall’altra G. W. F. Hegel nella “Fenomenologia dello spirito” considerò tale uso un sintomo della "Coscienza Infelice", che, per lui, “è solo un avvicinamento al pensiero”, e così sarebbe la devozione. 
La sua visione al riguardo non consiste in altro che nel tintinnio caotico delle campane, o nube nella d'incenso fumante, o un discorso melodico che non raggiunge la Nozione (o Concetto), che rappresenta invece l'unica, obiettiva e immanente modalità del pensiero. 
Quello che abbiamo qui, dunque, lo definisce come movimento interiore del cuore puro verso sé stesso, ma come agonizzante essendo diviso in sé, ovvero movimento di un desiderio infinito. 
Allo stesso tempo, questa essenza sarebbe l'irraggiungibile, ciò che nell’atto di afferrarlo sfugge, o meglio è già volato via [3].


Secondo Hegel, la devozione indica un pensiero abortito, un tentativo tendente alla chiarezza concettuale, senza raggiungerla. 
Nella devozione il suono delle campane e le nuvole di incenso sostituiscono il pensiero rigoroso; ci si perde nella musica piuttosto che nella scienza. Quello che trovo così deliziosamente strano è che Hegel ha descritto non una imperfezione, ma, al contrario, una ragione importante per cui il cristiano è superiore a un mero logico o ad uno scienziato: il fatto che il cristiano sia in possesso di un desiderio infinito per il divino, e questo è un dono della grazia di Dio! Egli è agonizzante e combattuto in sé stesso, poiché si riconosce per la creatura decaduta che è effettivamente: vede sia lo spirito rinnovato che appartiene a Cristo sia il vecchio Adamo che si aggrappa tenacemente alla terra. 
Ed è proprio tramite la virtù della devozione che egli stesso si innalza ancora e ancora, come incenso, a Dio, come a Colui che non solo è ineffabile e inaccessibile, ma allo stesso tempo anche più vicino a me di quanto lo sia io stesso, presente in tutte le cose come Colui che le mantiene in essere e assegna loro forme, proprietà, forze e scopi. 
Solo per l’incredulo l'oggetto del culto sfugge o è già volato via, solo per lui è l’irraggiungibile al di là di tutto.


Il santo è diventato incenso che brucia salendo a Dio e, così facendo diffonde tra uomini il dolce profumo dei doni divini. Egli è la fiamma che nell'intensità del suo desiderio di mantenere la combustione e accendere altre fiamme, consuma tutto ciò che osa opporsi, cioè gli ultimi residui di preoccupazioni egoistiche e di preferenze. 
In sintonia con tutte le voci della tradizione cattolica, San Tommaso insegna che la santità - che in un luogo egli definisce come "la purezza consacrata a Dio" [4] - è giudicata rigorosamente in termini di carità, per cui un uomo è davvero sé stesso quando si consegna, si cede, si consacra interamente.


Possiamo imparare molto riflettendo sulla ristrettezza mentale di Cannegieter e Hegel. Cannegieter pensa che l'uso dell'incenso sia superficialità o idolatria; Hegel lo taccia come uso primitivo e prefilosofico. 
Per il primo è una forma di eccesso, per il secondo è un difetto o ritardo. Quello che entrambi non sembrano cogliere è il regno del simbolo come simbolo, e l'uomo come homo liturgicus il cui percorso tra la creazione e l'eternità è disseminato di segni che possono indirizzarlo o condurlo fuori strada. 
Non possiamo non essere immersi in un mondo di segni; la nostra unica scelta è di quali segni circondarci e cosa fare di loro. 
In definitiva, il risultato dell’iconoclastia e del minimalismo è la sensazione anti-trinitaria di vuoto, di freddo e di sterilità, come abbiamo visto e sentito in troppe chiese e in troppe liturgie moderne.


Per la gente degli anni sessanta e settanta era di moda parlare dei cattolici come “persone che erano cresciute" (o che dovevano crescere ... con un dito agitato verso chi ostinatamente si aggrappava alle vecchie abitudini), e, quindi, avevano superato la necessità di superstizioni medievali e fronzoli da barocco di corte. 
Ma questi discorsi tradiscono un modo del tutto superficiali di pensare, una fusione delle imbecillità di Cannegieter e Hegel. In realtà, l'uomo matura crescendo sia all’esterno della propria anima, tramite le cose che ama e i segni con cui comunica, sia all’interno, il che risulta più reale e più importante del mondo effimero e transitorio che ci circonda.


Questo è il tipo di cristiano educato (e creato, in un certo senso), dalla liturgia tradizionale. 
Tale liturgia, inoltre, si è sviluppata lungo vari secoli, espandendo la sua forma esteriore fino ad includere tutti i simboli che poteva raggiungere, e al contempo crescendo all’interno, sviluppando pienamente le sue potenzialità interiori, diventando così sempre più sé stessa [5]. 
Questa liturgia segna e forma l’uomo a sua immagine. 
La sua ricchezza di segni diviene, nel tempo, il nostro linguaggio di segni. 
Noi pensiamo e sentiamo con le immagini, le parole e i gesti che essa ci offre e che inculca in noi.

Rammentiamo, con S. Tommaso, il profondo simbolismo dell’incenso, che dovrebbe stare di fronte ai nostri occhi, riempendoci le narici, velando l’immaginazione e portando in raccoglimento la nostra mente. 
Il suo bruciare verso l’alto, sprigionando soffi di fumo e di fragranza, indica l’offerta del nostro cuore a Dio come soave sacrificio che ci solleva in adorazione al suo trono. Costituisce l’espressione esterna della nostra interiore devozione, e sebbene esso non compia ciò che simbolizza, nondimeno agisce su ciò che pervade.


Fonte e Note  : Messainlatino

Vedere anche : ORDO INCENSATIONIS JUXTA RUBRICAS MISSALIS ROMANI ORDO INCENSATIONIS ALTARIS

martedì 9 agosto 2016

Cremona. Don Franzini ai musulmani "Ci auguriamo che saremo sempre uniti nella fede”

Un Parroco della splendida Città di Cremona  si era distinto dal noioso coro massmediatico NON accogliendo nella sua chiesa parrocchiale nel giorno del Signore  la dissacrante propaganda di facciata islamico/illuminista imposta ai cattolici il 31 luglio scorso. ( Leggere tutta la vicenda di quel bravo pastore QUI )
La piece islamista  non  accolta dal parroco della chiesa di Sant’Imerio aveva poi trovato piena