venerdì 19 settembre 2014

Le parole di Papa Francesco da dire ai Vescovi quando contrastano l’applicazione del “Summorum Pontificum”

Papa Francesco nel discorso rivolto ieri ai Vescovi di recente nomina ( QUI tutto l’intervento del Santo Padre) ha anche esortato i nuovi Presuli a : “…non sprecate energie per contrapporsi e scontrarsi ma per costruire e amare”.


Speriamo che i Vescovi odoranti di  " ... olio dello Spirito versato sul vostro capo ancora profuma e al tempo stesso va scendendo sul corpo delle Chiese a voi affidate dal Signore" ricordino bene questa esortazione del Successore di Pietro soprattutto per evitare inutili e dannose divisioni soprattutto nella Santa Liturgia, dove si manifesta concretamente l’azione salvifica dello sguardo misericordioso di Dio nei confronti dell’uomo pentito ed orante. 


Il Papa ha esortato i Vescovi a dare prova di umiltà : “Vi prego inoltre di non lasciarvi illudere dalla tentazione di cambiare di popolo.
… anche al prezzo di veder cancellate tante vostre false immagini del volto divino o le fantasie che avete alimentato circa il modo di suscitare la sua comunione con Dio (cfr Es 32,30-31)”. 

Disconoscimento questo della fumosa  “nouvelle théologie” e dell’orgogliosa “teologia della liberazione” :  bocconi avvelenati che sicuramente i nuovi Vescovi hanno dovuto ingoiare negli anni dei loro studi in Seminario quando, ormai rotta la disciplina ecclesiastica, sono divenuti cavie di una serie infinita di contaminazioni con lo spirito del mondo.


A chi si sta rivolgendo il Papa ?
Ai nuovi Vescovi, anagraficamente "giovani" che hanno fatto gli studi  con dei programmi  esclusivamente intrisi del famoso " spirito del Concilio"  :  le sole parole " tradizione " o " liturgia antica" potevano esser motivo di cacciata immediata ( senza ritorno ) dal Seminario.
Provare per credere ... 

Il Papa ha parlato anche del   dono dell’umiltà virtù assente dalle menti altezzose  di tanti Vescovi che deve tornare ad albergare nel cuore almeno dei nuovi Prelati : “Imparate il potere umile ma irresistibile della sostituzione vicaria, che è la sola radice della redenzione.” … “per condurre il mondo a Cristo (cfr Gv 1,40-42). Penso a tante persone da portare a Lui.”


Usando le sole parole del Papa potremmo dire ai Vescovi che ci vogliono impedire di elevarci nella preghiera altamente santificante della Liturgia antica disciplinata dal Motu Proprio “ Summorum Pontificum” : “l’accoglienza sia per tutti senza discriminazione, offrendo la fermezza dell’autorità che fa crescere e la dolcezza della paternità che genera.
E, per favore, non cadete nella tentazione di sacrificare la vostra libertà circondandovi di corti, cordate o cori di consenso”.


Importantissimo passo che vogliamo riscrivere : “non cadete nella tentazione di sacrificare la vostra libertà circondandovi di corti, cordate o cori di consenso”.

Vogliamo ricodare alcune di queste " corti, cordate o cori di consenso" ?
 
- Le “corti” degli uffici liturgici fermi alla presunta “rivoluzione” degli anni ‘60/70 (li riconoscerete dai loro frutti ).
- Le “cordate” delle organizzazioni liturgiche ( palesi o furbescamente occulte ) che occupando i posti di comando impongono anche ai Vescovi una loro linea, un loro pensiero e una loro azione; le "cordate" delle riviste, delle pubblicazioni, dei mass media decisamente contrari ad ogni apertura verso la vera novità : il ritorno alla Tradizione ! 
- I “ cori di consenso” a cui i Vescovi, legittimamente perché sono uomini, sono sensibili perchè ricordano loro i successi umani e gli interessi mondani nei quali certe “cordate liturgiche” sono affossati.


Niente è più importante che introdurre le persone in Dio!”

“Quanto vorrei quindi che risuonasse, per mezzo di voi, in ogni Chiesa un messaggio di incoraggiamento” anche nei confronti, cari Vescovi, di quei figli, spesso anagraficamente giovani che non hanno avuto un  confronto diretto con il passato ma che si abbeverano alle fresche sorgenti della Liturgia di sempre rappresentata dal rito romano cosiddetto “antico”.

Quindi cari Vescovi “ non sprecate energie per contrapporsi e scontrarsi ma per costruire e amare.” 
Cosa c’è di più bello e di più costruttivo quando dei laici, anziani e giovani, Vi chiedono di poter pregare secondo la  forma straordinaria” della Liturgia


Siate umili e dimenticate, alla luce della realtà dei gruppi che stanno fiorendo in tutto il mondo soprattutto dopo il “Summorum Pontificum” quanto Vi hanno insegnato in maniera ossessivamente distorta nei Vostri Seminari , in modo che :
“… sentinelle, uomini capaci di curare i campi di Dio, pastori che camminano davanti, in mezzo e dietro al gregge, vi congedo, vi abbraccio, augurando fecondità, pazienza, umiltà e molta preghiera”. ( Sottolineatura nostra N.d.R.)


Ricordiamoci  queste parole del Santo Padre, cari Amici ed Amiche, dei gruppi stabili che spesso dovete soffrire per la testarda cocciutaggine dei Vescovi : stampatele per riferirle poi ai Vescovi, che siano di prima o di vecchia nomina . 
Il Papa va seguito in tutto e non solo per quello che fa comodo alle proprie idee ...
Un caro saluto in Cristo Signore.

Andrea Carradori


giovedì 18 settembre 2014

Il Santo Padre Francesco ai nuovi Vescovi nominati di recente

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI NUOVI VESCOVI NOMINATI NEL CORSO DELL'ANNO

Sala Clementina
Giovedì, 18 settembre 2014



Cari Fratelli,

sono lieto di incontrarvi ora personalmente, perché in verità devo dire che in qualche modo già vi conoscevo. 
Non tanto tempo fa siete stati presentati a me dalla Congregazione per i Vescovi o da quella per le Chiese Orientali. Siete i frutti di un lavoro assiduo e della instancabile preghiera della Chiesa che, quando deve scegliere i suoi Pastori, vuole attualizzare quell’intera notte passata dal Signore sul monte, alla presenza del Padre suo, prima di chiamare quelli che ha voluto per stare con Lui e per essere inviati nel mondo.



Ringrazio pertanto nelle persone dei Signori Cardinali Ouellet e Sandri tutti coloro che hanno contribuito a preparare la vostra scelta come Vescovi e si sono prodigati per organizzare queste giornate di incontro, sicuramente feconde, nelle quali si gusta la gioia di essere Vescovi non isolati ma in comunione, di sentire la corresponsabilità del ministero episcopale e la sollecitudine per l’intera Chiesa di Dio. 



Conosco il vostro curriculum e nutro grandi speranze nelle vostre potenzialità. 
Ora posso finalmente associare la prima conoscenza avuta dalle carte a dei volti, e dopo aver sentito parlare di voi, posso personalmente ascoltare il cuore di ciascuno e fissare lo sguardo su ciascuno per scorgere le tante speranze pastorali che Cristo e la sua Chiesa ripongono in voi. 
È bello veder rispecchiato nel volto il mistero di ciascuno e poter leggere quanto Cristo vi ha scritto. 
È consolante poter constatare che Dio non lascia mancare alla sua Sposa i Pastori secondo il suo cuore.



Cari Fratelli, il nostro incontro si svolge all’inizio del vostro cammino episcopale. 
È già passato lo stupore suscitato dalla vostra scelta; sono superate le prime paure, quando il vostro nome è stato pronunciato dal Signore; anche le emozioni vissute nella consacrazione ora si vanno gradualmente depositando nella memoria e il peso della responsabilità si adatta, in qualche modo, alle vostre pur fragili spalle. 
L’olio dello Spirito versato sul vostro capo ancora profuma e al tempo stesso va scendendo sul corpo delle Chiese a voi affidate dal Signore. 
Avete già sperimentato che il Vangelo aperto sul vostro capo è diventato casa dove si può abitare con il Verbo di Dio; e l’anello nella vostra mano destra, che alle volte stringe troppo o qualche volta rischia di scivolare, possiede comunque la forza di saldare la vostra vita a Cristo e alla sua Sposa.   

    

Nell’incontrarvi per la prima volta, vi prego principalmente di non dare mai per scontato il mistero che vi ha investito, di non perdere lo stupore di fronte al disegno di Dio, né il timore di camminare in coscienza alla sua presenza e alla presenza della Chiesa che è prima di tutto sua. 
In qualche parte di sé stessi bisogna conservare al riparo questo dono ricevuto, evitando che si logori, impedendo che sia reso vano.        

Ora consentitemi di parlarvi con semplicità su alcuni temi che mi stanno a cuore. 
Sento il dovere di ricordare ai Pastori della Chiesa l’inscindibile legame tra la stabile presenza del Vescovo e la crescita del gregge. 


Ogni riforma autentica della Chiesa di Cristo comincia dalla presenza, da quella di Cristo che non manca mai, ma anche da quella del Pastore che regge in nome di Cristo. 
E questa non è una pia raccomandazione. 
Quando latita il Pastore o non è reperibile, sono in gioco la cura pastorale e la salvezza delle anime (Decreto De reformatione del Concilio di Trento IX). Questo diceva il Concilio di Trento, con tanta ragione.

Infatti, nei Pastori che Cristo dona alla Chiesa, Egli stesso ama la sua Sposa e dona la sua vita per lei (cfr Ef 5,25-27). 
L’amore rende simili coloro che lo condividono, perciò tutto quanto è bello nella Chiesa viene da Cristo, ma è anche vero che l’umanità glorificata dello Sposo non ha disprezzato i nostri tratti. 
Dicono che dopo anni d’intensa comunione di vita e di fedeltà, anche nelle coppie umane le tracce della fisionomia degli sposi gradualmente si comunicano a vicenda ed entrambi finiscono per assomigliarsi.



Voi siete stati legati da un anello di fedeltà alla Chiesa che vi è stata affidata o che siete chiamati a servire. 
L’amore per la Sposa di Cristo gradualmente vi consente di imprimere traccia di voi nel suo volto e al tempo stesso di portare in voi i tratti della sua fisionomia. 
Perciò serve l’intimità, l’assiduità, la costanza, la pazienza.

Non servono Vescovi contenti in superficie; si deve scavare in profondità per rintracciare quanto lo Spirito continua a ispirare alla vostra Sposa. 
Per favore, non siate Vescovi con scadenza fissata, che hanno bisogno di cambiare sempre indirizzo, come medicine che perdono la capacità di guarire, o come quegli insipidi alimenti che sono da buttare perché oramai resi inutili (cfr Mt 5,13). È importante non bloccare la forza risanatrice che sgorga dall’intimo del dono che avete ricevuto, e questo vi difende dalla tentazione di andare e venire senza meta, perché “nessun vento è favorevole a chi non sa dove va”. 
E noi abbiamo imparato dove andiamo: andiamo sempre da Gesù. 
Siamo alla ricerca di conoscere «dove dimora», perché non si esaurisce mai la sua risposta data ai primi: «Venite e vedrete» (Gv 1,38-39).

Per abitare pienamente nelle vostre Chiese è necessario abitare sempre in Lui e da Lui non scappare: dimorare nella sua Parola, nella sua Eucaristia, nelle «cose del Padre suo» (cfr Lc 2,49), e soprattutto nella sua croce. Non fermarsi di passaggio, ma lungamente soggiornare! Come inestinguibile rimane accesa la lampada del Tabernacolo delle vostre maestose Cattedrali o umili Cappelle, così nel vostro sguardo il Gregge non manchi di incontrare la fiamma del Risorto. 
Pertanto, non Vescovi spenti o pessimisti, che, poggiati solo su sé stessi e quindi arresi all’oscurità del mondo o rassegnati all’apparente sconfitta del bene, ormai invano gridano che il fortino è assalito. 
La vostra vocazione non è di essere guardiani di una massa fallita, ma custodi dell’Evangelii gaudium, e pertanto non potete essere privi dell’unica ricchezza che veramente abbiamo da donare e che il mondo non può dare a sé stesso: la gioia dell’amore di Dio.



Vi prego inoltre di non lasciarvi illudere dalla tentazione di cambiare di popolo. 
Amate il popolo che Dio vi ha dato, anche quando loro avranno “commesso grandi peccati”, senza stancarvi di “salire dal Signore” per ottenere perdono e un nuovo inizio, anche al prezzo di veder cancellate tante vostre false immagini del volto divino o le fantasie che avete alimentato circa il modo di suscitare la sua comunione con Dio (cfr Es 32,30-31). 
Imparate il potere umile ma irresistibile della sostituzione vicaria, che è la sola radice della redenzione.

Anche la missione, resasi così urgente, nasce da quel «vedere dove dimora il Signore e rimanere con lui» (cfr Gv 1,39). 
Solo chi incontra, rimane e dimora acquisisce il fascino e l’autorevolezza per condurre il mondo a Cristo (cfr Gv 1,40-42). Penso a tante persone da portare a Lui. Ai vostri sacerdoti, in primis. Ce ne sono tanti che non cercano più dove Lui abita, o che dimorano in altre latitudini esistenziali, alcuni nei bassifondi. Altri, dimentichi della paternità episcopale o magari stanchi di cercarla invano, ora vivono come se non ci fossero più padri o si illudono di non aver bisogno di padri. Vi esorto a coltivare in voi, Padri e Pastori, un tempo interiore nel quale si possa trovare spazio per i vostri sacerdoti: riceverli, accoglierli, ascoltarli, guidarli. Vi vorrei Vescovi rintracciabili non per la quantità dei mezzi di comunicazione di cui disponete, ma per lo spazio interiore che offrite per accogliere le persone e i loro concreti bisogni, dando loro l’interezza e la larghezza dell’insegnamento della Chiesa, e non un catalogo di rimpianti. E l’accoglienza sia per tutti senza discriminazione, offrendo la fermezza dell’autorità che fa crescere e la dolcezza della paternità che genera. 
E, per favore, non cadete nella tentazione di sacrificare la vostra libertà circondandovi di corti, cordate o cori di consenso, poiché nelle labbra del Vescovo la Chiesa e il mondo hanno il diritto di trovare sempre il Vangelo che rende liberi.

Poi c’è il Popolo di Dio a voi affidato. Quando, nel momento della vostra consacrazione, il nome della vostra Chiesa è stato proclamato, si riverberava il volto di coloro che Dio vi stava donando. Questo Popolo ha bisogno della vostra pazienza per curarlo, per farlo crescere. So bene quanto si è reso deserto il nostro tempo. 
Serve, poi, imitare la pazienza di Mosè per guidare la vostra gente, senza paura di morire come esuli, ma consumando fino all’ultima energia vostra non per voi ma per far entrare in Dio coloro che guidate. 
Niente è più importante che introdurre le persone in Dio! 
Vi raccomando soprattutto i giovani e gli anziani. 
I primi perché sono le nostre ali, e i secondi perché sono le nostre radici. 
Ali e radici senza le quali non sappiamo che cosa siamo e nemmeno dove dovremo andare.   

Alla fine del nostro incontro, consentite al Successore di Pietro che vi guardi profondamente dall’alto del Mistero che ci unisce in modo irrevocabile. 
Oggi, vedendovi nelle vostre diverse fisionomie, che rispecchiano l’inesauribile ricchezza della Chiesa diffusa in tutta la terra, il Vescovo di Roma abbraccia la Cattolica. 
Non è necessario ricordare le singolari e drammatiche situazioni dei nostri giorni. 
Quanto vorrei quindi che risuonasse, per mezzo di voi, in ogni Chiesa un messaggio di incoraggiamento. 
Tornando alle vostre case, ovunque esse siano, portate per favore il saluto di affetto del Papa e assicurate alla gente che è sempre nel suo cuore.



Vedo in voi le sentinelle, capaci di svegliare le vostre Chiese, alzandovi prima dall’alba o in mezzo alla notte per ridestare la fede, la speranza, la carità; senza lasciarvi assopire o conformare con il lamento nostalgico di un passato fecondo ma ormai tramontato. 
Scavate ancora nelle vostre sorgenti, con il coraggio di rimuovere le incrostazioni che hanno coperto la bellezza e il vigore dei vostri antenati pellegrini e missionari che hanno impiantato Chiese e creato civiltà.



Vedo in voi uomini capaci di coltivare e di far maturare i campi di Dio, nei quali le giovani seminature attendono mani disposte ad annaffiare quotidianamente per sperare raccolti generosi.

Vedo infine in voi Pastori in grado di ricomporre l’unità, di tessere reti, di ricucire, di vincere la frammentarietà. 
Dialogate con rispetto con le grandi tradizioni nelle quali siete immersi, senza paura di perdervi e senza bisogno di difendere le vostre frontiere, perché l’identità della Chiesa è definita dall’amore di Cristo che non conosce frontiera. 
Pur custodendo gelosamente la passione per la verità, non sprecate energie per contrapporsi e scontrarsi ma per costruire e amare.

Così, sentinelle, uomini capaci di curare i campi di Dio, pastori che camminano davanti, in mezzo e dietro al gregge, vi congedo, vi abbraccio, augurando fecondità, pazienza, umiltà e molta preghiera. Grazie.






mercoledì 17 settembre 2014

Esorcismi in aumento e la decapitazione della Verità evangelica

Nel momento della massima audience televisiva al TG più seguito dalla gente normale ( = con minime cognizioni religiose – come ben sappiamo  il Credo è stato spesso sostituito  da un tipo di  sensazionalismo  importato dai gruppi  carismatici pentecostali nord-americani ) lo speaker/giornalista ha ghigliottinato cinque Cardinali di Santa Romana Chiesa, definiti “conservatori” rei di aver disobbedito alla legge di misericordia imposta da Papa Francesco.
Divorziati. 5 cardinali contro apertura papa.

Qual'è la colpa dei cinque ” ??? 
 
Quella di avere ribadito in un libro appena pubblicato ( v.sotto la nota bibliografica) l'impossibilità   di far accedere tout court alla Comunione Eucaristica le coppie che non sono in regola con le norme canoniche espresse dal Magistero della Chiesa, fondato sul Vangelo .  

Ne parlavo pochi giorni fa con un Sacerdote : con l’approssimarsi del Sinodo ( Sinodo mediatico ...) assisteremo impotenti al linciaggio  televisivo e giornalistico  di coloro che cercheranno di difendere la sana e vera Dottrina della Chiesa : saranno fatti affogare nelle putride ed infide acque dell’ignoranza, del populismo, del qualunquismo e della propaganda mondialista del poteri forti ( economici e ideologici ) che cercano in ogni modo di piegare la Chiesa di Cristo al volere del “principe di questo mondo”.


Difatti oggi Papa Francesco nel corso dell'Udienza genrale del Marcoledì ha detto : “3. Che cosa comporta, per le nostre comunità e per ciascuno di noi, far parte di una Chiesa che è cattolica e apostolica? 
Anzitutto, significa prendersi a cuore la salvezza di tutta l’umanità, non sentirsi indifferenti o estranei di fronte alla sorte di tanti nostri fratelli, ma aperti e solidali verso di loro. Significa inoltre avere il senso della pienezza, della completezza, dell’armonia della vita cristiana, respingendo sempre le posizioni parziali, unilaterali, che ci chiudono in noi stessi.

Nel servizio del TG di oggi queste parole  sono state forzatamente e furbescamente accostate  all’iniziativa editoriale dei Cinque Cardinali come una specie di risposta di  Papa Francesco alla pubblicazione del libro  . 
Ancora una volta si fa dire al Papa quel che i mass media vogliono ...
Peccato che lo  speaker/vaticanista non ha voluto inquadrare il libro  nella sua vera ed unica ottica ecclesiale del “sentire cum Ecclesia”.
Come mai  au contraire agli occhi dei compiacenti mass media le iniziative progressiste ( che spesso si basano più sulla demagogia che sulla verità evangelica ) sono presentate benevolmente anche se vanno vistosamente contro il Magistero della Chiesa ?



A tal proposito,  senza dare particolarmente importanza all’argomento, dobbiamo registrare  un aumento considerevole di esorcismi nei quali il demonio, prima di essere cacciato, si prende particolarmente beffa del Sacerdote , dell’alter Christus  nelle cui mani consacrate si concretizza sacramentalmente la “ tenerezza” misericordiosa di Dio.
Ritorneremo sull'argomento sempre nell'ottica dell'obbedienza e del  "sentire cum Ecclesia".


Ecco la breve scheda illustrativa del lavoro editoriale tanto odiato dai mass media allineati : "Rimanere nella verità di Cristo - Il matrimonio e la Comunione nella Chiesa Cattolica"),  curato da p. Robert Dodaro O.S.A. (Agostiniano, Preside dell'Istituto "Patristicum Agostinianum" di Roma), il testo raccoglie gli interventi di 5 Cardinali : Walter Brandmüller, Raymond Leo Burke, Carlo Caffarra, Velasio De Paolis, Gerhard Ludwig Müller e di 4 Studiosi (di cui due dello stesso ordine di Papa Francesco): p. Robert Dodaro, OSA, p. Paul Mankowski, S.J., Prof. John M. Rist e S. E. Mons Cyril Vasil, S.J. il cui intervento è molto significativo sulla disciplina orientale”.

Il libro (uscirà quasi in contemporanea in Italia, il 1° ottobre, editore Cantagalli, e negli Stati Uniti)


"NON POSSUMUS" DICONO CON FERMEZZA 5 CARDINALI . NON POSSUMUS, NON POSSIAMO PERCHE' SAREBBE ANDARE CONTRO LE LEGGI DI DIO: GESU' HA DETTO ALL'ADULTERA "VA' E NON PECCARE PIU'..."

Da Corriere della Sera del 17/09/14 pag.12
«No alla comunione ai divorziati» Cinque cardinali contro le aperture
Presa di distanza da Kasper, incaricato dal Papa di fare la relazione al Concistoro 
Müller (ex Sant’Uffizio): «Misericordia non è dispensa dai comandamenti»
di M. Antonietta Calabrò

«Comunione ai divorziati, non si può» Il libro di 5 cardinali contro le aperture.
ROMA — «Non possumus», la celebre risposta di papa Clemente VII a Enrico VIII, all’origine dello scisma della Chiesa anglicana, quando il Pontefice non assecondò la richiesta di scioglimento di un singolo matrimonio, sia pure reale e nonostante le conseguenze, riecheggia più volte in un volume molto atteso in vista del prossimo Sinodo dei vescovi sulla famiglia....  (Continua QUI )

Andrea Carradori

martedì 16 settembre 2014

La certezza del Card. Martino : al Sinodo sarà « riaffermato ciò che la Chiesa ha sempre detto sulla famiglia»

Martino: «Il Sinodo non può tradire la dottrina» di Di Riccardo Cascioli
«Al Sinodo ci saranno sicuramente espressioni e interventi che non collimeranno con la dottrina della Chiesa, ma alla fine non potrà che essere riaffermato ciò che la Chiesa ha sempre detto sulla famiglia»
Il cardinale Renato Raffaele Martino, un “veterano” delle battaglie alle Nazioni Unite sulla famiglia, è tranquillo sull’esito del Sinodo straordinario che inizierà il prossimo 5 ottobre. 
Tranquillo e sicuro perché – dice - «la Chiesa non può cambiare ciò che ha sempre proclamato».


Il cardinale Martino, 82 anni, è stato recentemente nominato protodiacono - colui che annunzia il nuovo Papa -, dopo una vita passata a diffondere e difendere la dottrina sociale della Chiesa. 
È stato infatti nunzio apostolico alle Nazioni Unite per ben 16 anni, dal 1986 al 2002, guidando la delegazione vaticana a tutte le Conferenze internazionali dell’Onu negli anni ’90, e poi è stato presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace. Per il suo ruolo ha girato tutto il mondo («Ho visitato 195 paesi sui 205 esistenti, non c’è cardinale che abbia fatto di più») ricevendo anche 34 onorificenze e 14 lauree honoris causa («14 come le operazioni chirurgiche che ho dovuto affrontare», dice ridendo). Negli anni passati alle Nazioni Unite ha dovuto ergersi a paladino per la difesa della famiglia e del diritto alla vita, oggetto di un attacco senza precedenti, che peraltro prosegue tutt’ora. E sicuramente la battaglia più grande, lo scontro più terribile lo ha vissuto al Cairo, alla Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo che si chiudeva proprio in questi giorni venti anni fa. 
Allora il tema dominante era la sovrappopolazione e quindi Stati Uniti e Unione Europea spingevano per imporre qualsiasi mezzo per il controllo delle nascite, soprattutto rivendicavano il diritto all’aborto. 


Cardinal Martino, l’opposizione decisa della Santa Sede diede vita a uno scontro furioso che per giorni occupò le prime pagine dei giornali di tutto il mondo.Solo io, aiutato dai delegati africani e latinoamericani, proponevo che l’aborto non fosse preso in considerazione come metodo di pianificazione familiare. 
Grazie a questo intervento nel Programma di Azione uscito dal Cairo si legge al paragrafo 8.25: «In nessun caso l’aborto può essere invocato come metodo di pianificazione familiare». 
Fu una vittoria strepitosa che gli europei, favorevoli all’aborto, non hanno mai digerito. 
Cosa importante, quella formulazione non è mai più stata revocata in nessun documento delle Nazioni Unite, malgrado ci provino in continuazione. 
Il primo tentativo di cancellare quel divieto fu a Pechino pochi mesi dopo, nel 1995, alla Conferenza dedicata alla donna. 
Tutti i paesi che erano stati sconfitti al Cairo si unirono a Pechino e tentarono ogni cosa per togliere questa affermazione, e invece non ci riuscirono.


Gli Stati Uniti – allora c’era l’amministrazione Clinton - erano particolarmente determinati a ottenere il diritto all’aborto. 
La battaglia fu senza esclusione di colpi, lei fu trattato duramente dal capo-delegazione statunitense, l’allora sottosegretario al Dipartimento di Stato Timothy Wirth. Cosa avvenne?Fui convocato da Wirth, mi chiese seccamente «Perché hai fatto questo?». 
Io gli risposi che noi difendiamo la dignità dell’uomo, di ogni uomo. 
Allora replicò: «Tu sei solo Osservatore, non puoi fare questo», riferendosi anche al fatto che intorno alla Santa Sede si era coagulata una coalizione di paesi africani e latino-americani. 
Allora io gli ho ricordato che alle Nazioni Unite è vero che la Santa Sede è Osservatore ma quando si convocano queste conferenze la Santa Sede partecipa a eguale titolo di stato come tutti gli altri e quindi può intervenire come crede opportuno. 
Il colloquio finì lì.


Al Cairo fu respinto anche il tentativo di ridefinire il concetto di famiglia, lo si voleva sostituire con “famiglie”, aprendo all’identità di genere. Alla fine rimase al singolare.Un’altra vittoria importante, anche su questo punto lottammo sempre con questa grande coalizione di paesi africani e latino-americani.


Perché questi paesi vi seguirono? Perché erano le vittime designate di queste politiche di imperialismo contraccettivo, ma anche perché corrispondeva alle politiche vigenti in tutti questi paesi.


Nelle formulazioni avete sicuramente ottenuto qualche importante successo, ma non si può negare che dopo la Conferenza del Cairo i fondi a disposizione per politiche di controllo delle nascite nei paesi poveri si sono più che moltiplicate. Ah sì, questo è vero purtroppo, perché i Paesi ricchi non hanno cessato di intervenire e di propagandare queste politiche.


Prima della Conferenza del Cairo Giovanni Paolo II è intervenuto molte volte proprio per evitare che passassero certe posizioni anti-famiglia e anti-vita. Scrisse anche a tutti i capi di governo, ma soprattutto per settimane all’Angelus fece una vera e propria catechesi su famiglia, vita, diritto naturale. Un diritto naturale che sembra dimenticato, anche nella Chiesa.Giovanni Paolo II era informatissimo su tutto quel che succedeva all’Onu. 
Ogni volta che venivo a Roma lui mi invitava a pranzo in Vaticano e durante tutto il tempo che eravamo insieme si informava precisamente su tutto quello di cui si discuteva all’Onu e dei lavori preparatori delle varie Conferenze internazionali. 
C’era una grande consonanza fra ciò che lui diceva e ciò che io facevo a New York. Ecco perché nel 1992 si oppose al mio trasferimento dall’Onu.
Come andò?La segreteria di Stato mi aveva proposto per la nunziatura in Brasile, ma Giovanni Paolo II bloccò tutto. 
Disse: “Martino resta alle Nazioni Unite". 
Ci sono rimasto altri dieci anni. Lui era al corrente di tutto, nel 1992 già si iniziava a preparare la Conferenza del Cairo, io stavo lavorando per questo, e quella dichiarazione sull’aborto era in fieri, e quindi il Papa disse “No. Resta”. 
Nel 2002 mi chiamò di nuovo e mi disse “Adesso basta all’Onu, vieni a Roma a fare il presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e pace”. 
E così fu. 
E poi nel 2003 mi fece cardinale.


A Giustizia e Pace lei fu l’artefice della pubblicazione del Compendio di dottrina sociale della Chiesa.Il Papa Giovanni Paolo II aveva ricevuto dai vescovi latinoamericani già nel 1998 la richiesta di un documento sulla dottrina sociale. Quando andai nel 2002 al Pontificio Consiglio Giustizia e Pace il Papa mi raccomandò di portare a termine questo Compendio. 
In quel momento c’era una bozza, ma non era finita; sull’ambiente ad esempio c’era solo un paragrafetto, io ne ho fatto un capitolo intero, il decimo. Ci misi due anni, poi nell’ottobre del 2004 fu pubblicato il Compendio. Subito dopo la conferenza di presentazione in Sala Stampa, andai a pranzo da Giovanni Paolo II con il libro in mano. Il papa disse una sola parola: “Finalmente”. Poi durante il pranzo non faceva altro che scorrere l’indice e quindi andare al paragrafo di riferimento. Il maggiordomo ogni tanto gli toglieva il libro di mano per mettergli davanti il piatto. 
Lui mangiava qualcosa, poi spostava il piatto e riprendeva il libro. 
Alla fine del pranzo quest’altra bella frase: “Ma è davvero un bel libro”. Sono cose che mi sono rimaste impresse.


Giovanni Paolo II insisteva moltissimo su famiglia e vita, aveva la coscienza chiarissima che su questi punti si giocava il futuro dell’umanità. Per questo li spiegava con il diritto naturale. Oggi sembra che questa pagina sia dimenticata… Forse non se ne discute alla stessa maniera, ma questi restano i princìpi fondamentali che segue la Chiesa.
Con diverse modalità e con altri argomenti, ma l’attacco alla famiglia continua. Come può rispondere la Chiesa? Non ci sono conferenze internazionali…Credo che il Sinodo sarà un’occasione per rilanciare la sfida, metterà in chiaro la dottrina tradizionale della Chiesa sulla famiglia. 
La discussione farà sì che ci saranno anche espressioni e interventi che non collimeranno con la dottrina della Chiesa, ma alla fine non potrà che essere riaffermato ciò che la Chiesa ha sempre detto sulla famiglia.


C’è chi sostiene apertamente che la dottrina è una cosa ma la pastorale è un’altra.La pastorale deve tener conto di tutte le situazioni specifiche che si trovano nei vari paesi e nei diversi ambienti, ma la Chiesa non potrà cambiare ciò che ha sempre proclamato.


Lei conosce bene anche papa Francesco.Lo conosco da quando era arcivescovo in Argentina, l’ho incontrato a Buenos Aires durante i miei viaggi, e poi anche a Roma dopo l’elezione a Papa. 


Trova delle somiglianze con Giovanni Paolo II?Ogni papa è a sé, ha le proprie caratteristiche. 
Però aldilà dell’aspetto esteriore, io credo che Francesco somigli molto a Giovanni Paolo II, nella fedeltà alla dottrina della Chiesa. 
Anche per Francesco la famiglia è una cosa fondamentale. 
Del resto un Papa non può fare cose nuove, mai sentite. 
È solo lo stile che cambia, ma la dottrina è quella che è e il Papa la deve proclamare.

lunedì 15 settembre 2014

Preghiamo per il Papa e per la Chiesa !

 «Papa Francesco nel mirino dell'Isis»: l'allarme dell'ambasciatore dell'Iraq presso il Vaticano
di Franca Giansoldati
CITTA’ DEL VATICANO «L’Isis è un tumore che si ramifica per metastasi, possiede cellule impazzite che potrebbero colpire anche al fuori dall’area del Califfato». 
Anche in Vaticano. «Il Papa del resto è un bersaglio e la strategia dell’Isis punta sul clamore mediatico; basta vedere le immagini raccapriccianti delle decapitazioni veicolate con lo scopo di fare paura, fare parlare, fare scalpore». 
L’ambasciatore iracheno presso la Santa Sede, Habeeb Al Sadr racconta quello che accade nel suo Paese e non mostra dubbi sul fatto che Francesco resta tra i possibili target dei terroristi di Al Bagdadi.

«I nostri analisti, la nostra intelligence fanno ipotesi in tal senso. Sappiamo bene come ragionano questi terroristi. I loro obiettivi sono riconosciuti. Io non escluderei che l’Isis arrivi a colpirlo».

Ha avvertito il Vaticano di questi suoi timori?
«Ho parlato con i responsabili della Santa Sede. Loro sanno bene quale sia la pericolosità di questi gruppi terroristici. Il Vaticano appoggia il governo iracheno negli sforzi che sono in atto per fermare l’Isis».

Perché l’esercito iracheno in questi anni, visto che l’Isis non spunta come un fungo, non lo ha combattuto e fermato prima che la violenza sfociasse così brutale?
«Purtroppo alcuni gruppi, soprattutto a Mosul, hanno intravisto nell’Isis uno strumento per trarne vantaggio e hanno simpatizzato. Pensavano che potesse riportare tanti comandanti sunniti a ricoprire le cariche che avevano in passato, prima della guerra, quando c’era il Baath. Ed è così che, per effetto di una certa propaganda, abbiamo assistito a fuoriuscite dalle forze dell’ordine molto gravi. Circa 30 mila poliziotti si sono come volatilizzati al momento di fermare l’Isis a Mosul».

Un tradimento che verrà punito?
«Chi si è macchiato di questa colpa verrà punito e già sono state istituite commissioni di inchiesta».

Perché i cristiani e le altre minoranze non sono state difese? Si è parlato di genocidio. Persone che hanno dovuto lasciare tutto, case, lavoro, amici per fuggire e non farsi ammazzare..
«L’Isis è responsabile di crimini enormi. Noi stiamo cercando di riprenderci tante zone. Già l’esercito iracheno ha liberato alcuni villaggi nella piana di Ninive».

I cristiani torneranno nelle loro case?
«Credo di sì. Più di 100 mila cristiani sono stati costretti a lasciare tutto, ma il nuovo governo iracheno ha firmato un documento che si impegna in questa direzione. I cristiani verranno anche risarciti per i danni subiti. Io parlo dei cristiani nella piana di Ninive. Stiamo anche pensando di realizzare una specie di cintura di sicurezza in quella zona per garantire maggiormente i cristiani. 
Lo abbiamo fatto sapere alla Santa Sede».

E per i cristiani che abitavano a Mosul?
«Erano circa 8 mila, ora non ce ne sono più. Il loro ritorno dipende dalla liberazione di quella città».

Perché l’Isis è così potente?
«Perché nessuno ha ancora seccato le sue fonti finanziarie».

Oltre al Qatar chi c’è dietro?
«Preferisco non dire».

Il Papa tornando dalla Corea ha detto che se fosse necessario non esiterebbe ad andare tra i profughi per manifestare loro vicinanza. Che ne pensa?
«Noi abbiamo invitato Papa Francesco a venire in Iraq. Potrebbe visitare anceh Ur dei Caldei, il sogno irrealizzato di Papa Wojtyla ai tempi di Saddam. 
Mi ha detto che accettava volentieri l’invito senza però precisare altro. 
Dipende dalla sua volontà politica e dalla sua agenda, ma noi siamo pronti ad accoglierlo come un padre». 
 
Fonte : IL MESSAGGERO 

sabato 13 settembre 2014

Grazie all'imam Bilal Bosnic per averci avvertito!

L'Imam Bilal Bosnic: "IN ITALIA ARRUOLO
MUSULMANI ALLA GUERRA SANTA".
"PRENDEREMO ANCHE IL VATICANO"

«Parlo ai musulmani italiani perché un giorno possano conquistare il Vaticano".
L'Imam Bilal Bosnic, dopo aver detto la sua al Corriere della Sera sulle due ragazze italiane rapite in Siria, disegna su Repubblica uno scenario inquietante su cosa si sta muovendo nelle città italiane tra moschee e centri islamici. Più politica che religione, più reclutamento di potenziali terroristi che proselitismo. 
Fede sì, ma nella Guerra Santa.
"Sono stato a Roma e Bergamo, tornerò nel vostro Paese per cercare finanziamenti", spiega Bosnic, oggi di stanza in Bosnia, nel cuore di quei Balcani che da tempo sono il centro nevralgico del fanatismo musulmano in Europa.
Il sospetto dei servizi segreti internazionali è che l'Imam sia un "cacciatore di teste" per conto dell'Isis: cercherebbe cioè giovani combattenti da spedire in Medio Oriente, tra Iraq, Siria e Libia, per sostenere militarmente la causa dello Stato Islamico del califfo Al Baghdadi.
"In Italia ho visitato i centri islamici, ho predicato, ho parlato alla nostra comunità", a Bergamo, a Cremona, a Roma.
"Per noi siete un Paese molto importante", ammette Bosnic, secondo cui "è dovere di ogni buon islamico essere coinvolto in qualche modo nella jihad, combattendo, aiutando, dando assistenza ognuno secondo le proprie possibilità, finanziandoci anche".
L'obiettivo è chiaro: 
"Noi musulmani crediamo che un giorno il mondo intero sarà uno Stato islamico. 
Anche il Vaticano sarà musulmano. 
Forse io non riuscirò a vederlo, ma quel momento arriverà, così è scritto. 
E' questo che spiego ai ragazzi.

giovedì 11 settembre 2014

Loreto Basilica Santa Casa : S.CONFESSIONI IN OGNI MOMENTO !

Scrivo poche parole perchè mi voglio recare nel Santuario Pontificio Internazionale della Santa Casa di Loreto per confessarmi.
In ogni momento difatti  posso trovare un Religioso Cappuccino che mi confessa sia in Basilica che, in futuro,  nelle nuove cappelle per le confessioni sotto il colonnato (IN VIA DI ULTIMAZIONE :  un esempio per tutti i Santuari ! ) .
La Delegazione del Santuario per meglio facilitare il flusso dei penitenti che desiderano confessarsi sta creando infatti SOTTO IL COLONNATO UNA NUOVA PENITENZIERIA per aumentare il numero dei confessori sia in Basilica che fuori.
Capita spesso di aspettare il proprio turno anche nei giorni feriali :   i venti confessori che ( nei giorni non festivi ) sono a disposizione in Basilica hanno una bella fila di fedeli ... 
c'è da aspettare pregando e recitando il Santo Rosario.
Grazie ai Padri Cappuccini che non fanno mai mancare le Confessioni in Basilica e nelle Cappelline sotto il colonnato !
Virgo Lauretana , ora pro nobis !